Vetrine

Teschi sul quadrante. Il lato macabro (ma anche ironico) della moda

Il primo ad avere l’idea è stato Severin Wundermann, all’inizio degli anni 2000: all’epoca proprietario di Corum, cominciò a decorare teschi sui quadranti dei Bubble e dei Classic con smalti policromi e intarsi di pietra dura. Per lui, uomo colto e collezionista d’arte, avevano un significato positivo: “Tempus fugit, carpe diem” (Il tempo vola, cogli l’attimo), cioè goditi il presente, vivi appieno la vita con gioia. Ma vedere orbite vuote e chiostre di denti fu uno shock per l’orologeria – più incline piuttosto a ricordare i precedenti del Cinque/Seicento: con la cassa a forma di cranio, indossati come anello o appesi al petto dagli ecclesiastici e dalle nobildonne più attempate, facevano da monito per la caducità dell’esistenza. “Tempus fugit, memento mori” (Il tempo vola, ricordati che devi morire). Ogni gesto scaramantico, a questo punto, sarebbe lecito…

Eppure, a distanza di anni, si può dare ragione al visionario imprenditore: i teschi sono diventati un’autentica mania, una presenza costante nel catalogo di molte case, immune dal susseguirsi delle mode. Riproposti in innumerevoli esemplari, si ritrovano nei modelli basic come in quelli più preziosi, nei “solo tempo” come nei complicati – automi compresi. Vengono stampati o realizzati in 3D, perfino con le tecniche dell’alto artigianato: scultura o incisione a mano, composizione a mosaico, incastonatura di pietre preziose… E presentano infinite forme e ispirazioni, ricche di significati diversi: dalla Jolly Rogers (la bandiera dei pirati) allo stile manga, dall’effetto Halloween alle suggestioni horror, passando per le valenze punk, dark o neo-gotiche. In una Danza Macabra da polso.

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