Approfondimenti

Hermès Arceau L’heure de la lune. Sostanza dietro all’apparenza

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Un po’ romantico e sognatore? Tutt’altro. L’ultimo complicato di Hermès è un modello consistente, con il suo bel perché anche sul fronte della tecnica

alcuni. Ed Hermès naturalmente. Già, ma cosa ha fatto per Hermès? Ha studiato un modulo che consentisse a due contatori (uno per ore e minuti, l’altro per la data) di “orbitare” attorno al quadrante per simulare l’effetto dell’ombra proiettata dalla terra sul suolo lunare, in modo da riprodurne le fasi su due dischi in madreperla posti sul quadrante principale. Per farlo ha prima dovuto trovare un movimento di partenza sottile a sufficienza da poter sostenere l’altezza del modulo entro ingombri accettabili. Scelta ricaduta sul calibro automatico H1837 (Vaucher, di cui Hermès possiede il 25% delle quote) e sui suoi 3,7 mm di spessore. Poi si è messo al lavoro per costruire sopra di esso, al di là del quadrante, la propria “giostra”, facendo ricorso ad ingranaggi planetari.

Ingranaggi disposti in linea, in modo da collegare il pignone calzante centrale, tramite opportune derivazioni, con i contatori di ore e minuti e della data. Ma anche con una cremagliera circolare nascosta sotto al réhaut, “binario guida” per l’orbita dei contatori stessi (per comprenderne l’architettura consigliamo di fare ricorso alle immagini della gallery sovrastante), “trucco” alla base delle fasi lunari, elemento centrale dell’Arceau L’heure de la lune. Il tutto alimentato dall’energia di un unico bariletto. Un sistema energeticamente dispendioso. Specie a mezzanotte, quando ore, minuti e data scattano contemporaneamente, mentre i dischi sono chiamati ad avanzare di uno dei 59 scatti (circa 6°) che consentono loro di fare un giro completo del quadrante in altrettanti giorni, pari circa a due mesi lunari. Motivo per cui proprio l’avanzamento dei due contatori è stato posticipato alle 2.30 AM, per evitare picchi di richiesta energetica difficilmente gestibili.

Un altro mistero ufficialmente non svelato riguarda poi la posizione invertita della visualizzazione della luna dai due emisferi. Quella osservata dall’emisfero nord sta a sud del quadrante, e viceversa. Inusuale, al punto da aver richiesto un’apposita inscrizione chiarificatrice sulle stesse. Anche qui (nonostante la chiave di lettura fornita dalla maison: “Un ribaltamento che invita a perdere l’orientamento”) il perché è presto detto. Nell’emisfero nord la luna si oscura da destra a sinistra. In quello sud da sinistra a destra. Un dato di fatto che, unito all’esigenza di far orbitare i contatori in senso orario, ha portato all’adozione di questa soluzione obbligata. Insomma, dietro alla magia di un quadrante in avventurina o in meteorite, dietro alla fantasia di un Pegaso disegnato da Dimitri Rybaltchenko, dietro alla favola di una cassa con anse asimmetriche concepita da Henri d’Origny nel 1978, c’è molto molto di più. Dettagli qualificanti che, se spiegati, per l’Arceau L’heure de la lune, di sicuro pagherebbero i dividendi molto più di un’onirica fiaba fine a se stessa.

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