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Iconic Hours: 100 anni di orologi al cinema e in tv

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Nel cinema, ogni dettaglio contribuisce alla costruzione del protagonista e del suo universo narrativo. Anche un orologio − spesso percepito come semplice accessorio − può rivelarsi un elemento decisivo, capace di suggerire stile, status sociale, epoca e perfino tratti psicologici. Da James Bond a Pulp Fiction, il cinema ha trasformato alcuni esemplari in simboli culturali, rendendoli inseparabili dai protagonisti che li hanno indossati sul grande schermo. Con Iconic Hours, l’autore appassionato e collezionista John Galt, in collaborazione con Michele Rosa, firma il primo volume enciclopedico dedicato agli orologi nel cinema e nelle serie tv.

Un progetto nato dalla passione e sviluppato attraverso quattro anni di ricerche, analisi delle pellicole, confronto con archivi, studio dei fotogrammi e dialogo con esperti e protagonisti del settore. Il risultato è un’opera che intreccia cultura cinematografica e orologeria, offrendo una nuova prospettiva sul ruolo degli oggetti di scena e sulla loro capacità di contribuire alla costruzione narrativa di un personaggio. Il Giornale degli Orologi ha intervistato John Galt per approfondire il lavoro sotteso al libro Iconic Hours (uscito il 6 giugno anche su Amazon), il concetto di “orologio iconico” e il rapporto tra cinema, identità visiva e misurazione del tempo.

Il progetto e la ricerca

Da dove nasce l’idea di Iconic Hours? Cosa l’ha spinta a indagare il ruolo dell’orologio nel cinema, un elemento spesso considerato secondario ma in realtà molto narrativo?
«Non ho praticamente mai portato un orologio fino ai 35 anni, quando ho iniziato a indossare quello di mio nonno, fotografato anche nella prefazione del libro. È stato il primo vero contatto con questo mondo: mi colpirono la qualità delle lavorazioni, il quadrante, l’attenzione ai dettagli che oggi si ritrova sempre più raramente. Da lì è nato l’interesse per l’orologeria, ma anche la consapevolezza che un esemplare, per me, dovesse avere una storia e non essere una scelta casuale.

Come appassionato anche di manifesti d’epoca, mi sono avvicinato agli orologi di James Bond e, successivamente, a quelli presenti nel cinema e nelle serie tv. L’interesse si è poi concentrato sui cosiddetti perfect match, cioè l’identificazione precisa dei modelli indossati dai personaggi. Oggi, a seconda dell’umore o dell’occasione, posso sentirmi un po’ Fox Mulder con un Casio anni ’90… Come pure il protagonista di Ronin con un Jardur Bezelmeter animato da un Valjoux 72, lo stesso movimento dei primi Rolex Daytona».

Iconic Hours è il risultato di quattro anni di lavoro: quali sono stati gli aspetti più complessi della ricerca? E su quali fonti si è basato maggiormente tra visione diretta dei film, archivi e contatti con l’industria?
«La passione si è trasformata prima in collezione e solo successivamente in libro. All’inizio mi sono concentrato sui film e sulle serie tv che avevano un significato personale o che avevo particolarmente apprezzato, verificando la presenza di orologi interessanti indossati dai protagonisti o dagli antagonisti. Con il tempo mi sono reso conto che una delle parti più affascinanti era riscoprire marchi sconosciuti, non più commercializzati o addirittura scomparsi.

Ho quindi deciso di dare spazio anche a questi esemplari, perfettamente inseriti nella loro epoca e ancora oggi interessanti sia dal punto di vista estetico sia tecnico. Il web è stato uno strumento fondamentale, anche se alcuni modelli li ho identificati personalmente analizzando fotogrammi durante la visione dei film. La parte più impegnativa, però, è stata la ricerca del perfect match: tra marketplace vintage, alert automatici e strumenti come Google Lens, in alcuni casi ci sono voluti mesi − se non anni − per individuare e acquistare gli esemplari poi fotografati nel volume».

L’impostazione di Iconic Hours

Cosa intende esattamente per “iconico” in questo contesto?
«Utilizzo il termine in modo molto selettivo. Non significa semplicemente famoso o riconoscibile. Un esemplare diventa iconico quando crea un legame indissolubile con il personaggio o con il film in cui compare, al punto che l’uno richiama immediatamente l’altro. Il Submariner 6538 di James Bond ne è un esempio perfetto. Ma anche l’Adventure Watch di Deadpool, eroe della Marvel interpretato al cinema da Ryan Reynolds, che riflette alla perfezione il tono ironico e irriverente del personaggio.

Ognuno ha una risposta diversa. C’è chi cita il Rolex 6538 indossato da Sean Connery nei primi 007, considerandolo l’orologio cinematografico per eccellenza. Per me però non esiste un modello più importante di un altro. Il bello è proprio poter indossare, a seconda del momento, il pezzo legato a un determinato personaggio o immaginario. Magari una mattina mi viene voglia di mettere l’orologio di Fox Mulder di The X-Files perché mi sento più “investigatore”, oppure scelgo un diver particolare legato a un film con Jean Reno».

Che impostazione ha dato al volume: enciclopedica, narrativa o ibrida? E quale criterio guida il lettore: cronologico, tematico o legato a film e personaggi?
«Iconic Hours vuole essere soprattutto un viaggio. Non a caso, nell’indice iniziale compaiono sezioni come Gli incontri e Alcune delle scoperte. Gli incontri raccolgono nove interviste a persone conosciute durante questo percorso: esperti, collezionisti e professionisti con cui ho approfondito temi molto diversi, dalla riparazione degli Heuer Chronosplit dei primi anni ’70 alla storia di Panerai raccontata da chi l’ha vissuta direttamente in azienda. Le scoperte, invece, sono dedicate a marchi e modelli dimenticati o poco conosciuti che, a mio avviso, meritano di essere rivalutati.
Per praticità il volume è organizzato seguendo la cronologia dei film e delle serie tv. Ma nelle ultime pagine sono presenti anche indici dedicati ai titoli cinematografici e ai modelli, così da permettere una consultazione più immediata e trasversale».

Le sfide e gli esperti

Nel tracciare una mappatura così dettagliata, quali difficoltà ha incontrato nell’identificazione degli orologi e nella verifica delle informazioni? E come ha gestito eventuali incongruenze tra le fonti?
«Alcuni modelli restano ancora oggi un mistero e, proprio per questo, non sono stati inseriti nel libro. In altri casi, invece, molte informazioni diffuse online non sono corrette. Spesso identificazioni plausibili effettuate prima dell’uscita delle versioni in alta definizione dei film si sono sedimentate sul web fino a diventare “verità” condivise.
Analizzando fotogrammi provenienti da Blu-ray, alcune attribuzioni risultano però difficilmente sostenibili. Mi è capitato persino di segnalare a case d’asta che le indicazioni fornite nei loro cataloghi non fossero corrette. Detto questo, ciò che conta davvero è la passione. Quando un orologio ha una storia interessante da raccontare, il confronto resta sempre stimolante».

In Iconic Hours compaiono nove personalità del mondo dell’orologeria legate non solo al grande schermo (da Edward Coffrini Dell’Orto all’opera con James Bond & 007, a Mario Paci per Panerai): che ruolo hanno nel racconto e in che modo le loro testimonianze arricchiscono la ricerca?
«I contributi presenti nel libro non sono semplici interviste decorative. Ho scelto persone con competenze, esperienze e storie molto specifiche. Anche dal punto di vista geografico rappresentano realtà differenti e coprono quasi tutto il mondo. La parte più bella è stata creare connessioni tra appassionati che vivono in Paesi diversi, ma condividono la stessa attenzione per questi temi. E dare spazio alle loro esperienze all’interno del libro».

Dalla chiave narrativa alla caratterizzazione del personaggio

Ci sono film in cui un orologio non è soltanto un accessorio ma una vera chiave narrativa? Qual è, secondo lei, l’esempio più emblematico?
«Dal punto di vista narrativo, il caso cinematografico per eccellenza resta probabilmente l’orologio da tasca di Pulp Fiction. Tarantino costruisce un’intera sequenza attorno a quell’oggetto, attribuendogli una storia familiare, un peso morale e una dimensione quasi simbolica. In quel momento non è semplicemente un oggetto presente nel film: è il centro stesso della scena.
Il monologo di Christopher Walken è una straordinaria lezione di scrittura tragicomica. Inoltre l’esemplare utilizzato è un Lancet “da trincea”, che risale davvero al periodo della Prima guerra mondiale ed è quindi dotato anche di una precisa rilevanza storica. Posso dire che il suo ticchettio, appoggiato sul comodino, ha ancora oggi un fascino particolare.

Quando non si tratta di product placement, come vengono scelti gli orologi destinati ai personaggi? Quanto incidono fattori come epoca, stile e costruzione psicologica del ruolo?
«Quando non interviene il product placement, i costume designer hanno maggiore libertà creativa e spesso dimostrano una competenza sorprendente nella scelta dei modelli. Soprattutto nelle produzioni americane esistono figure dedicate esclusivamente a questo aspetto: ogni dettaglio contribuisce alla credibilità del personaggio.

La scelta parte innanzitutto dalla classe sociale e dalla professione: un detective operativo indosserà qualcosa di molto diverso rispetto a un banchiere svizzero. Ma conta anche la psicologia del personaggio: una figura ossessiva e precisa tenderà verso cronografi e complicazioni tecniche, mentre un personaggio più istintivo potrebbe portare qualcosa di essenziale e meccanicamente semplice.
Anche un dettaglio apparentemente minimo può influire sulla percezione dello spettatore. Un modello cronologicamente sbagliato o esteticamente incoerente rischia di compromettere la credibilità del personaggio quasi a livello inconscio. Basti pensare al perfetto binomio Panerai/Stallone, oppure alle produzioni crime ambientate negli anni ’70 in cui compaiono autentici orologi Led e Lcd dell’epoca. Sono dettagli che fanno la differenza».

Sviluppi ed estensioni di Iconic Hours

Dopo questo primo volume, sta già pensando a un seguito o ad altri sviluppi del progetto?
«C’è molto materiale che non è entrato nel libro, anche se al momento sono soddisfatto del risultato raggiunto. Stiamo però lavorando per rendere parte della ricerca accessibile gratuitamente online.
Nel volume sono presenti fotografie completamente inedite, realizzate appositamente per il progetto, oltre a materiale coevo e identico a quello utilizzato nei film e nelle serie tv, così da contestualizzare meglio gli orologi all’interno delle rispettive produzioni.
Nelle ultime settimane stiamo inoltre sviluppando il sito iconichours.com che raccoglierà tutti gli orologi identificati finora e includerà anche indicazioni di street price. L’idea è permettere agli appassionati di effettuare ricerche per film, attore, marchio o fascia di prezzo. Servirà ancora qualche mese di lavoro per completarlo, ma nel frattempo il libro con le immagini in alta risoluzione restano il cuore del progetto». 


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