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“More than just the time”: complicazioni da leggere

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Un volumetto scritto da Monika Leonhardt presenta alcuni tesori del Museo Internazionale di Orologeria di La Chaux-de-Fonds. E racconta le complicazioni attraverso la loro storia e il loro legame con il presente

Cronografo, ripetizione minuti, tourbillon, secondo fuso orario… Sono solo alcune delle complicazioni che possono arricchire gli orologi: ne sviluppano il carattere e la vocazione, e allo stesso tempo ne aumentano il valore commerciale. Ma che origini hanno queste funzioni? E soprattutto che legame hanno con i moderni orologi da polso?

È quanto ha voluto raccontare Monika Leonhardt nel libro “More than just the time”, pubblicato qualche mese fa in tre lingue (inglese, francese o tedesco) per le edizioni Alphil e il Musée Internationale d’Horlogerie di La Chaux-de-Fonds. Un prodotto editoriale nato dalla partnership tra il Museo di orologeria più importante al mondo e Les Ambassadeurs, siglata nel 2014, in occasione del cinquantesimo anniversario della boutique ginevrina.

“Si tratta di una nuova offerta del museo”, racconta Régis Huguenin, Curatore e Direttore del Mih: “Questa pubblicazione completa il nostro catalogo di opere scelte. L’obiettivo era quello di presentare alcuni dei pezzi acquisiti dal museo a partire dal 2000. E di sintetizzarne le complicazioni in una guida pratica e con un linguaggio accessibile”.

Otto le complicazioni spiegate e otto i capitoli attraverso i quali il libro svela la storia di ciò che anima questi gioielli meccanici, antenati degli attuali esemplari da polso. “More than just the time” è infatti un manualetto di poco meno di cento pagine esteticamente accattivanti. Pensate non solo per un pubblico di addetti ai lavori, ma anche per gli appassionati di storia e di strumenti del tempo.

Una sintesi di una ventina di esemplari da tasca scelti per il loro legame con il presente e per la ricchezza di dettagli che nascondono nei loro movimenti. Piccole macchine “pensanti” dal cuore prezioso. Come la Montre de poche astronomique ovale realizzata all’inizio del 1600, a pochi anni dalla riforma del calendario voluta da Papa Gregorio XIII. Che ha segnato profondamente non solo la storia dell’orologeria ma dell’intera civiltà occidentale.

“Sono molti gli aneddoti e le storie raccontate in questo piccolo volume”, conclude Monsieur Huguenin. “Ma, al di là della loro storia tecnica, questi oggetti hanno conosciuto una vita propria”. Che continua tuttora. Oltre la spiegazione delle complicazioni, oltre l’analisi di ogni esemplare, in effetti, il volumetto ha un merito particolare. Ci fa capire che il patrimonio del museo è lì per noi. Ed è un po’ di tutti noi.

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