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Prix de Diane Longines: cavalli (e cappelli) in gara a Chantilly

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Si è tenuto lo scorso weekend, non lontano da Parigi, lo storico concorso ippico. Celebre non solo per le corse equestri, ma anche per la competizione di eleganza fra signore. Come dire? Chapeau!

Ci sono un luogo e un’occasione particolari, in cui ogni anno migliaia di donne concentrano tutta la loro femminilità ed estro in un unico accessorio. Il luogo è Chantilly, 50 km a nord di Parigi, l’occasione il Prix de Diane Longines e l’accessorio è il cappello. Una ricorrenza che si ripete da ben 170 anni, precisamente dal 1849, e negli ultimi 9 ha avuto come title partner e cronometrista ufficiale Longines, che con l’equitazione ha un rapporto secolare (il primo cronografo con inciso un cavallo e un fantino è del 1878). Per nostra fortuna, lo scorso weekend il Giornale degli Orologi era in primissima fila – cappello sul capo incluso, come da dress code – per raccontarvi una doppia competizione molto particolare.

Ma andiamo con ordine, e diamo giusto qualche coordinata storica e geografica per contestualizzare al meglio l’evento. Il Prix de Diane è la più importante corsa equestre di puledre e si tiene ogni anno, a metà giugno, appena fuori Parigi. Nove corse si svolgono durante la giornata, tra cui la principale – anche per il milione di euro in palio – è l’omonimo “Prix de Diane Longines”. A vincerlo quest’anno Channel e il suo fantino Pierre-Charles Boudot. Accanto alle gare combattute sul tracciato dell’ippodromo, però, ne esiste un’altra, un po’ meno rumorosa ma altrettanto rilevante. In lizza  le signore, che si fronteggiano a suon di piume e organze per il cappello più elegante. Il migliore si aggiudica il premio “Mademoiselle Diane by Longines”.

A vincerlo quest’anno Abigail Lopez-Cruz, che insieme ai sorrisi di soddisfazione ha potuto indossare un Longines Record, un orologio dallo chic intramontabile. Estratto da una collezione qui celebrata da due ambasciatori d’eleganza della Maison: Kate Winslet (Premio Oscar per “The Reader”) e Simon Baker (protagonista della serie tv “The Mentalist”). Entrambi volti del ricco universo Record, declinato in referenze da uomo e da donna, in diversi metalli (acciaio, oro rosa, bicolore) e in quattro taglie (26, 30, 38,5 e 40 mm di diametro).

Ma torniamo alla gara. Il Prix de Diane Longines è molto, molto di più di una semplice corsa: è un evento senza tempo, prima di tutto. Per un weekend, infatti, la cittadina famosa per l’omonima crema si toglie il cappello da pasticcere di Francia per vestirne uno ben più fantasioso. E che sia un fascinator (si chiamano così i modelli da cocktail di varie fogge) o a tesa larga poco importa… L’importante è rispettare la tradizione.

E così succede, attraverso lo stile prima di tutto: se le donne esibiscono cappelli strepitosi – ho visto sfilare riproduzioni di vascelli, lampadari, animali da compagnia e altro, portati con una naturalezza che nemmeno il tacco tre comporta -, dal canto loro gli uomini rispolverano look da perfetti gentleman, con tanto di cilindro, panciotto e monocolo. Dress code d’altri tempi, ma non solo. Perché il Prix de Diane Longines è una macchina perfettamente oleata che sfodera tutta un’organizzazione a tema: ovunque spuntano infatti corner dove abbellire il proprio cappello e banchetti con scatole per riporlo accuratamente senza rovinarlo.

Il risultato di tutto questo è un rapporto simbiotico fra tradizione, eleganza e folklore. In cui si fatica a vederne i confini ma in cui è inevitabile sentirsi travolti e inebriati. Perché, se come me non si è passata l’infanzia tra ippodromi e maneggi, lo spaesamento e la sorpresa iniziale lasceranno senza fiato, certo. Ma poi, inesorabile, arriverà il rischio di finire come Julia Roberts in “Pretty Woman” alla partita di polo. Un po’ fuori luogo sì, ma terribilmente entusiasta: perché in fondo la trance agonistica è sempre concessa. Anche con un fascinator perfettamente indossato.