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Subacquei da donna, tecnica formato ridotto

Gli esemplari da immersione dedicati alle signore si distinguono dai loro corrispettivi maschili solo per il diametro della cassa. E in parte per i colori: fluo oppure all white

Sul mercato non ci sono molti orologi subacquei da donna. Tant’è che, insieme alle novità presentate quest’anno, per fare la gallery qui sotto siamo andati a recuperare anche esemplari usciti qualche stagione fa. Poco male, l’importante è che siano ancora in vendita. Anzi, forse meglio: in teoria dovrebbe essere più facile trovarli in negozio. Ma il fatto è che sono pochi perché di solito sono prodotti solo dalle case con una lunga tradizione negli strumenti subacquei. Le altre, care signore, se ne fregano che vogliate fare immersioni con un orologio adeguato.

Una forma di misoginia residua? La solita solfa sull’accessorio esclusivo appannaggio dell’uomo? Proprio no: l’industria delle lancette, negli ultimi decenni, si è dimostrata sempre più attenta al pubblico femminile. Il motivo, perciò, sta altrove. Chiariamo subito che l’unica differenza fra i subacquei da donna e i modelli maschili sta nelle dimensioni – solo in parte nei colori. Con le dovute eccezioni, il polso muliebre raramente supporta un diametro superiore ai 40 mm, oltre i quali la cassa risulta troppo grande. Scomoda e ingombrante, a volte può creare anche antiestetici effetti al cinturino, che si “solleva” sulle anse.

Per il resto, le caratteristiche sono identiche in entrambi i casi: impermeabilità varia, dalle 10 alle 30 atmosfere (e oltre); struttura robusta, per resistere alle pressioni elevate dell’acqua; ghiera girevole unidirezionale per calcolare i tempi (soprattutto) di decompressione; lancette e indici luminescenti, ben visibili anche al buio delle profondità; bracciale o cinturino da adattare sopra la muta; presenza (in certi casi) di valvola per l’elio.

Ma, qualcuno potrebbe obiettare, se è solo una questione di grandezza, basta acquistare un modello piccolo “da uomo”, ed eventualmente sostituire il cinturino con uno colorato. E qui sta il punto: oggi anche i subacquei da uomo piccoli sono rari, se non rarissimi. Con un diametro inferiore ai 40 mm ricordiamo solo qualche Oris e qualche Tudor (potremmo anche sbagliare, ma mica di molto). E si tratta sempre di marche tradizionalmente impegnate nel segmento dei subacquei, appunto.

Dov’è il problema? Il problema sta prima di tutto nel movimento: storicamente i movimenti piccoli sono meno precisi di quelli più grandi. Realizzare un buon movimento preciso e al tempo stesso di diametro ridotto costa molto. Ma non si possono accettare compromessi, soprattutto in caso di immersioni impegnative: si sa quanto l’affidabilità e la costanza di marcia siano importanti nei subacquei. In secondo luogo c’è la questione tecnica del miglior rapporto fra robustezza e tenuta stagna: la cassa massiccia risulta tendenzialmente più sicura, e (di nuovo) più affidabile di quella piccola. Non tanto riguardo alla pressione dell’acqua, quanto piuttosto agli urti accidentali. Ecco perché solo le case “specializzate” sono in grado di realizzare esemplari dedicati, studiati nelle proporzioni e nella meccanica. E poi – diciamolo – alle donne piace l’idea che si faccia qualcosa solo per loro.

Indispensabili a questo punto alcune considerazioni estetiche. Nella scelta dei subacquei da donna, in questa gallery abbiamo voluto privilegiare l’aspetto tecnico su quello prezioso. Abbiamo cioè volutamente scartato gli esemplari incastonati dai diamanti, quando la loro presenza andava a scapito di pratiche funzionalità. Per esempio, a una lunetta tempestata di pietre ne abbiamo preferito una dotata di scala sessagesimale. Infine, un’ultima nota sul colore: noi abbiamo voluto ampliare la gamma cromatica, ma quasi tutti i modelli qui rappresentati hanno in collezione anche una variante all white. Sembra quasi che il total look bianco sia il prediletto dai subacquei da donna. Forse perché spicca sulla pelle abbronzata?

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