Approfondimenti

Al Museo Eberhard & Co. vetrine cariche di storia

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Da visitare a La Chaux-de-Fonds, il Museo Eberhard & Co. illustra la storia secolare dell’azienda attraverso i suoi esemplari più rappresentativi. Qui presentati da Giampiero Negretti, guida d’eccezione nella raccolta della Maison de l’Aigle

L’aquila di Eberhard è tornata al nido e con essa i suoi aquilotti. È quanto accaduto l’estate scorsa a La Chaux-de-Fonds (lo abbiamo visto qui). Dove una storica aquila di bronzo è riapparsa sulla cupola di un famoso edificio, in Avenue Leopold-Robert; un palazzo costruito oltre 130 anni fa da Georges-Lucien Eberhard, il quale vi stabilì l’impresa orologiera che da lui prese nome. Un edificio talmente particolare, soprattutto per via di quelle ali spiegate che ne dominavano la cupola, da essere noto come la Maison de l’Aigle e diventare un simbolo della cittadina svizzera.

Un ritorno a casa in grande stile non solo per l’aquila restaurata, ma anche per la stessa marca, che al terzo piano ha riunito le testimonianze del proprio passato. Nel museo Eberhard & Co. infatti si ripercorre la storia della Maison attraverso una serie di vetrine in cui sono esposti circa cento dei modelli più significativi. Figli del proprio tempo o precursori di tendenze, si ritrovano diversi orologi espressamente concepiti per determinate attività o sport: gare automobilistiche, regate veliche, acrobazie aeree. Un viaggio plurisecolare che comincia con un esemplare del 1894 – uno dei primissimi, visto che la Casa è stata fondata nel 1887 – e che termina nel 2019, lasciando però ulteriore spazio per nuovi arrivi.

Il primo orologio esposto al museo Eberhard & Co., andando in ordine temporale, è un modello da tasca con scappamento a cilindro e funzione di sveglia; la cassa si apre per formare una sorta di piedistallo, così da appoggiare l’orologio sul comodino. Il primo “complicato” da polso è invece il cronografo monopulsante del 1919 con cassa (già di 40 mm) in oro, quadrante in smalto, scala telemetrica esterna e tachimetrica interna a chiocciola.

Sempre monopulsante è poi il cronografo del 1920, con cassa in ottone placcato dalle anse mobili e depositario di due brevetti; con le indicazioni di ore e minuti digitali, è sicuramente un antesignano nel suo genere. Stile militare e dimensioni molto più ridotte (28,8 mm), invece, per il Patrouille del 1921: doppia cassa in argento con calotta a vite (sistema di impermeabilizzazione brevettato) e quadrante in smalto nero con numeri fosforescenti. Tra i modelli femminili spicca l’orologio rettangolare degli anni Venti, con cassa in oro a cerniera e decorazioni in smalti policromi.

Saltando al 1935, ecco l’antesignano dei moderni Extra-fort: un cronografo con cassa (39 mm) in oro rosa e lunetta a cerniera; due i pulsanti, con quello in basso che ferma e fa ripartire il conteggio. Di quattro anni più tardi è il cronografo rattrapante a due contatori, con cassa (40 mm) in acciaio, pulsante in corona e quadrante in smalto bianco. Da questo modello deriveranno, come si può vedere nelle vetrine successive, molte altre varianti, anche a tre contatori. Il 1943 è la volta del primo Extra-fort: cassa in oro di 39,5 mm, quadrante argentato e tre contatori; anch’esso, negli anni seguenti, darà vita a una lunga serie di versioni sino ai giorni nostri.

Singolare l’Index mobile del 1950, il cosiddetto rattrapante dei poveri in quanto la seconda lancetta cronografica poteva effettuare il conteggio solo fino a un minuto. Del 1960 è il cronografo Contograf, con cassa (38 mm) impermeabile in acciaio, due contatori e datario. Passano due anni ed ecco apparire il primo modello subacqueo a carica automatica del museo Eberhard & Co: è lo Scafograf, con cassa (42,5 mm) in acciaio impermeabile fino a 20 bar e datario. Anch’esso sarà il capostipite di una dinastia ancora viva e che vedrà, nel 1969, la nascita del modello femminile Miniscaf (32 mm).

Nel 1974, quando c’è la rincorsa alla precisione dopo l’avvento dei movimenti al quarzo, ecco la nascita dell’Automatico ad alta frequenza; ha l’indicazione di giorno e data e il bracciale integrato nella cassa rettangolare (39 x 35 mm) in acciaio. Con il cronografo Marina del 1982, la Eberhard & Co. riscopre, in anticipo rispetto ad altre Case, il vintage; e presenta un modello con cassa (38 mm) in argento, quadrante in smalto e scala tachimetrica bicolore, ispirato agli orologi da polso del primo Novecento.

E, sulla scia del Marina e dell’interesse suscitato dalla barca italiana impegnata nella Coppa America, nasce nel 1983 Azzurra: un modello automatico, con cassa (38 mm) in acciaio impermeabile fino a 100 metri, e visualizzazione a finestrelle dei minuti precedenti l’avvio delle regate. Dal mare al cielo. Nel 1986, viene presentato il Frecce Tricolori: chiaramente dedicato alla nostra pattuglia acrobatica, è un cronografo in acciaio con movimento elettromeccanico e misurazione fino al 1000° di secondo.

Nel 1989 è la volta del Contograf, un crono manuale a due contatori con cassa in acciaio e lunetta in oro. In acciaio placcato, ma “nobilitato” da un magnifico quadrante nero con tripla scala (tachimetrica, telemetrica e pulsometrica), è il Magie Noire del 1990; a tre contatori, è a carica manuale (e misura 40 mm di diametro). Altro sguardo al mare nel 1992, con il Champion Mareoscope: un cronografo automatico a tre contatori, con cassa in oro e visualizzazione delle maree in rapporto alle fasi lunari.

Nello stesso anno, un omaggio alla velocità e al grande Nivola con il Tazio Nuvolari, naturalmente un cronografo con cassa (39,5 mm) in acciaio, due contatori e tartarughina (il simbolo del pilota) impressa sul quadrante nero. Nel 1997 un’altra novità che precorre i tempi. È infatti la volta del modello 8 Giorni, a carica manuale con un modulo esclusivo brevettato; nella cassa (39,4 mm) in acciaio, ha la visualizzazione a lancetta dei giorni residui di carica. Altro brevetto è quello del Chrono 4 Automatico del 2001: con cassa (40 mm) in acciaio, ha la caratteristica dei quattro contatori disposti in linea sul quadrante.

Con un salto di diversi anni – nei quali sono stati presentati molti modelli derivati da quelli già citati ed esemplari femminili quali il Gingi e il Gilda – arriviamo ai giorni nostri con la presentazione del calibro di manifattura EB 140. Si tratta di un movimento a carica manuale, con 40 ore di autonomia, bilanciere a 28.800 alternanze orarie e ponti rifiniti a perlage e a onde circolari. Il nuovo calibro equipaggia il modello 1887: un orologio solo tempo e molto classico che, presentato il 25 settembre scorso, tra breve troverà posto anch’esso al museo Eberhard & Co. Ma ne riparleremo.

p.s. Il Museo Eberhard & Co. fa parte del circuito “Manifatture aperte” nel corso della 9a “Biennale  du Patrimoine Horloger” in programma per il prossimo novembre. Una manifestazione di grande richiamo per chi desidera vivere da vicino, anche se solo per un giorno, il sogno della Bella Orologeria. Dopo novembre il Museo sarà visitabile su appuntamento l’ultimo giovedì del mese. Per informazioni sulle visite museali: https://www.eberhard-co-watches.ch/museo/

 

Condividi l'articolo