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Hublot e-warranty, ovvero l’autocertificazione elettronica dell’orologio

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“Essere primi, unici, diversi” è il mantra di Hublot. In tutti i campi. Una visione che spinge la casa svizzera verso nuovi terreni tecnologici per soddisfare i propri clienti ed estimatori, ma soprattutto per garantire al massimo i loro acquisti. Sia in caso di furto, sia per non farli cadere in truffe che comportino l’acquisto di esemplari contraffatti. La novità la spiega direttamente il Ceo di Hublot, Ricardo Guadalupe: «Dopo essere stata una delle prime aziende al mondo a dotare i suoi orologi di una garanzia elettronica nel 2009, la maison elvetica presenta Hublot e-warranty: un passaporto e una garanzia elettronici, assimilabili al riconoscimento facciale basato sull’unicità dei materiali di cui sono composti i suoi orologi».

Passaporto digitale

Del resto ogni Hublot è unico. Due orologi dello stesso modello che escono dalla manifattura si differenziano nella singolarità della microstruttura; e la capacità di “annotare” ogni singola microdifferenza strutturale sta alla base dell’Hublot e-warranty, che diventa quindi “il passaporto” dell’orologio. Così «basta semplicemente scattare una foto con il telefono per attivare la garanzia», conclude Ricardo Guadalupe, «poi accedere al sito e controllare l’autenticità dell’orologio. Sebbene la tecnologia sviluppata in partnership con KerQuest si serva di algoritmi complessi, il suo utilizzo è semplice e user friendly. Una perfetta fusione di complessità tecnologica e semplicità di utilizzo».

Come funziona l’Hublot e-warranty

Poco prima di essere messo in commercio, l’orologio Hublot è ripreso da lettori ottici appositamente progettati, che ne creano l’immagine e ricostruiscono ad altissima definizione la realtà di ogni pezzo in tutti i suoi dettagli. In fase di vendita, quindi, il negozio ne attiva la garanzia tramite l’app Hublot-e-warranty che scatta una foto della cassa dell’orologio allineandola con una maschera visualizzata sullo schermo. Le foto sono trasmesse all’infrastruttura informatica che le elabora e – se riconosce quel singolo esemplare – attiva automaticamente la garanzia. Dopo che l’orologio è stato riconosciuto e autenticato, il cliente riceve la Hublot e-warranty attraverso un canale a scelta fra sms, e-mail, WhatsApp, WeChat, Instagram, Messenger…

Sul nuovo e soprattutto sull’usato

La nuova iniziativa di Hublot è qualcosa che va ben oltre il presente e guarda all’intera vita dell’orologio. Il tracciamento nel tempo di ogni singolo esemplare comporta infatti implicazioni di notevole importanza. Ad esempio in caso di furto: se rubano un orologio, e questo prima o poi viene riacquistato, le informazioni dell’Hublot e-warranty ne permettono il riconoscimento, con conseguenze anche legali; l’acquirente potrebbe essere infatti obbligato a restituirlo al legittimo proprietario, per non rischiare l’accusa di ricettazione e il pagamento di eventuali penali. Il che vuol dire una gestione più chiara e onesta del mercato del secondo polso. Sempre nel caso dell’usato, le informazioni archiviate permettono anche di sapere se l’orologio è stato correttamente manutenuto. Il produttore potrebbe avere una conoscenza immediata degli eventuali pezzi di ricambio corretti, nel caso qualcosa dovesse essere sostituito.

Scenari futuri

Ma l’Hublot e-warranty va ben oltre i rapporti con il consumatore: consente anche un tracciamento dell’orologio per conoscere meglio e combattere il fenomeno del mercato parallelo. Sempre se la marca voglia combattere questo fenomeno, sia chiaro: ma sembrerebbe proprio di sì, vista l’iniziativa adottata. Non solo. L’Hublot e-warranty potrebbe offrire anche informazioni statistiche. Tipo: se troppi esemplari di una serie dovessero aver bisogno di riparazioni in garanzia, sarebbe evidente che qualcosa non ha funzionato nella produzione di quella serie. Insomma, tenendo conto di quanto sia lunga la vita di un orologio al giorno d’oggi, è chiaro che si tratta di un’innovazione concreta e efficace. Che, del resto, la stessa Hublot deve avere a lungo studiato. Resta solo un ovvio problema di stoccaggio e sicurezza dei dati, ma questo vale davvero per tutto il mondo digitale.