Attualità

Scientigraf Chrono o la coerenza di Eberhard & Co.

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La versione inedita di un esemplare storico fa sempre un certo scalpore. Ancora di più se si tratta di un orologio amato dal pubblico e che adotta per la prima volta una funzione altrettanto amata dal pubblico: la misurazione dei tempi brevi. Mi riferisco – tanto per essere chiari – allo Scientigraf Chrono, un grande classico rivisitato di Eberhard & Co., davanti al quale è difficile restare indifferenti. Annunciato lo scorso settembre, già in consegna a dicembre, è ora protagonista anche sui social della Casa. Ed è quindi arrivato finalmente il momento di parlarne.

 Un po’ di storia

Lo Scientigraf nasce nel 1961 e fa parte di quegli esemplari creati per rispondere a specifiche esigenze pratiche. Nella società del tempo, in piena evoluzione, si erano infatti diffusi sempre più gli elettrodomestici, grandi e piccoli. Quindi le persone comuni erano circondate nelle proprie case da tante apparecchiature elettriche che spesso avevano il motore schermato male. E la cosa andava a scapito del loro orologio da polso: che, già di suo, non brillava certo per la precisione, ma a quel punto sballava alla grande e talvolta si fermava del tutto.

Proprio a metà del secolo scorso, gli studi condotti dall’industria orologiera avevano dimostrato l’influenza nefasta del magnetismo sulla costanza di marcia dei movimenti meccanici. E la prima efficace soluzione trovata al problema fu quella della gabbia di Faraday, dal nome del geniale scienziato inglese che l’aveva inventata un secolo prima. In pratica, una struttura in un materiale magneticamente conduttivo come il ferro dolce (cioè a basso tenore di carbonio), inserita all’interno della cassa e capace di impedire alle onde elettromagnetiche di raggiungere il movimento.

Nacquero così esemplari come il Rolex Milgauss, l’IWC Ingenieur, l’Omega Railmaster e l’Eberhard Scientigraf, appunto, in grado di resistere a campi magnetici di una certa entità. Che conquistarono anche il plauso della comunità scientificia, di tecnici, ingegneri, medici, ricercatori e di quanti lavoravano in particolari ambienti soggetti al magnetismo. Da qui i nomi peculiari di quei modelli. Di fatto, la capsula interna in ferro dolce è rimasta una costante fino ai nostri giorni: oggi è perfino disegnata ad hoc per i diversi esemplari. Come nel caso dello Scientigraf.

Il senso di continuità

Tra l’altro, appena ho visto la nuova versione cronografo, è stato per me spontaneo pensare allo Scientigraf “solo tempo”, uscito qualche anno fa e tuttora in collezione. E la prima cosa che mi è venuta in mente è il termine “coerenza”. Così come quel solo tempo era a sua volta coerente con la referenza originaria, che ormai ha più di 60 anni. Potete vedere entrambi nella foto riportata in questo link, che mette in evidenza il senso di continuità fra l’uno e l’altro.

Animato dallo stesso spirito modern-rétro, o neo-vintage che dir si voglia, il nuovo Scientigraf Chrono riprende l’estetica del precedente e la sviluppa con piccole variazioni sul tema. La cassa in acciaio, dalle belle finiture lucido-satinate, misura sempre 41 mm di diametro e ha uno spessore di poco superiore al “3 lancette”, comunque limitato: 13,55 mm invece di 11,2. Cosa che si spiega ovviamente con la presenza del diverso movimento, che ora appunto è un cronografo (modulare, come vedremo poi). Il dato dello spessore rimane comunque significativo, considerata appunto l’esistenza della cassa interna in ferro dolce…

Il quadrante dello Scientigraf Chrono

Le somiglianze si fanno ancor più accentuate sul quadrante, dove l’unica differenza palese è l’effetto sfumato, che passa dal nero pieno della zona perimetrale al grigio più chiaro di quella centrale. In questo modo, oltretutto, la configurazione bicompax sembra acquistare un maggiore rilievo. Non solo appaiono più visibili i due contatori, ma a guadagnarci è l’intero equilibrio del quadrante, che dà l’impressione di essere più “mosso” e meno “piatto”.

Immutate restano invece le lancette (con la tipica punta triangolare quella delle ore, a bastone quella dei minuti) e gli indici (anch’essi triangolari) più grandi al 12 e al 6, dove convivono con i numeri arabi. Identico è anche il lettering: il logo e la definizione “automatic” in corsivo, in alto, mentre in basso si legge “Scientigraf Chrono” in maiuscolo e su due righe. Attributo, fra l’altro, che qualcuno ha definito pleonastico. A mio parere invece tutt’altro che inutile, quasi necessario: non tanto per la completezza delle informazioni, quanto per creare simmetria con le scritte superiori.

Anche lo Scientigraf Chrono, come il “solo tempo”, è declinato in due referenze. Che si distinguono per il colore del materiale luminescente applicato sulle indicazioni: avorio effetto vintage (c’è però chi lo chiama con la suggestiva definizione di “vecchio radio”) e arancione. Da notare come quest’ultima tonalità sia in grado di donare un brio inatteso alla tradizionale impostazione del quadrante.

La meccanica

Se si guarda la cassa di profilo, si nota che i pulsanti crono non sono perfettamente allineati con la corona. Segno inequivocabile della presenza di un movimento modulare, in cui cioè il modulo della complicazione – in questo caso il cronografo – è montato sopra il movimento di base. Eberhard & Co. del resto non possiede movimenti cronografici integrati, prodotti “in casa”. Avrebbe prezzi di gran lunga superiori alla fascia di prezzo cui appartiene, per tradizione e per scelta.

Ad ogni modo, si tratta di un movimento meccanico a carica automatica di provata affidabilità: il celebre calibro Eta 2894-2. Un evergreen con le consuete caratteristiche di sempre – autonomia di 42 ore, frequenza di 28.800 A/h – e qualcosa in più nelle finiture. Curate dalla Maison de l’Aigle secondo un’abitudine che le è propria, e nonostante il movimento stesso sia nascosto dal fondello pieno. Del resto, la cassa interna in ferro dolce avrebbe privato la vista della meccanica anche in presenza di un eventuale oblò in vetro zaffiro.

Ulteriori informazioni

Concludo con qualche altro dettaglio. Il fondello “chiuso”, dicevo, è personalizzato da un’incisione che evoca i campi magnetici, realizzata per il primo esemplare del 1961 e ricorrente in quelli successivi, decorato al centro con la E di Eberhard. In più riporta la scritta “Tested magnetic resistant” a sottolineare la resistenza ai campi magnetici fino a 4800 ampere/metro, secondo la norma ISO 764.

Lo Scientigraf Chrono, poi, è dotato del tipico bracciale Chassis in acciaio. Ben fatto, non solo risulta integrato alla cassa, solido e resistente; ma anche estremamente flessibile e comodo al polso, articolato in maglie fissate l’una all’altra con viti a perno, dalle belle finiture lucido-satinate. Si allaccia con una fibbia 2Click a due pulsanti, che offre il vantaggio di risultare invisibile quando è chiusa, se non fosse per l’emblematico scudo con la E che ne sottolinea il punto di congiunzione.

Infine il prezzo al pubblico: lo Scientigraf Chrono costa 4.360 euro, quindi è in linea con gli altri cronografi in catalogo. E conferma l’ottimo rapporto qualità/prezzo per cui la Maison è famosa. Come dicevo: coerenza, appunto.