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Ore saltanti e minuti continui: 5 esemplari “à guichet”

Il Time Jumper di Czapek con ore saltanti

La tendenza del momento? Una complicazione fra le più antiche: le ore saltanti. Accompagnata dai minuti (talvolta anche dai secondi) continui, con ciascuna indicazione racchiusa in un’apposita finestrella – guichet, in francese – e l’assenza del quadrante, nel senso tradizionale del termine. In pratica un display digitale ante litteram. Che non si serve né di led né di cristalli liquidi, ma di tradizionali dischi rotanti stampati con i numeri arabi.

In pratica si tratta di un dispositivo che fa “saltare” il disco delle ore alla posizione successiva, quando si sono raggiunti i 60 minuti. Il cuore del sistema è una ruota a stella, o una camma a chiocciola, sincronizzata con la ruota dei minuti e che interagisce per mezzo di una leva con il disco delle ore. Il meccanismo, molto più complesso di come lo descriviamo noi, è naturalmente energivoro, in particolare al momento dello scatto istantaneo. Per questo è provvisto di una molla dedicata, che accumula energia nei 59 minuti precedenti il “salto”.

Indietro nel tempo

La particolare affissione delle ore saltanti apparve per la prima volta 300 anni fa, attorno al 1720. Quando l’orologiaio inglese Richard Colston realizzò un esemplare da tasca con una grande apertura a ore 12, in cui il disco delle ore ruotava lentamente. Anche se nessuno conosce il nome dell’inventore delle ore saltanti, uno dei primi esemplari che le riporta è oggi conservato al Museo Patek Philippe di Ginevra: il Flèche d’Amour. Soprannominato così per la lancetta dei minuti a freccia e per gli amorini decorativi, è datato 1815 circa ed è siglato Perrin Frères, un negoziante della regione di Neuchâtel.

Furono comunque numerosi gli orologiai che lavorarono sulle ore saltanti. Fra i tanti, merita almeno un cenno Jean-François Bautte di Ginevra, che fece un passo ulteriore e applicò l’idea anche ai minuti. Un altro esempio, stavolta monumentale, è l’Orologio dei Cinque Minuti dell’Opera di Dresda: chiamato così perché, oltre alle ore, ha anche i 5 minuti saltanti. Fu commissionato alla fine degli anni 30 dell’Ottocento a Johann Friedrich Gutkaes, che lo realizzò insieme all’allievo Ferdinand Adolph Lange, fondatore della storica Manifattura di Glashütte. Tant’è che l’esemplare del Teatro è stato fonte di ispirazione sia per la Grande Date di A.Lange & Soehne, sia per il successivo Zeitwerk. Ma non divaghiamo…

Mezzo secolo dopo, nel 1883, l’orologiaio austriaco Josef Pallweber brevettò il dispositivo delle ore saltanti, acquisito poi in licenza da IWC. Mentre nell’86, fu Gédéon Thommen – il padre dell’industria orologiera nella città svizzera di Waldenburg – a depositare il brevetto negli Stati Uniti. Nonostante l’iniziale popolarità, comunque, il successo degli orologi con il sistema Pallweber o Thommen ebbe vita breve. Negli anni Novanta la produzione cessò, forse per il design troppo “futuristico” per quei tempi. I cosiddetti “saltarelli” tornarono in auge negli anni Venti/Trenta del Novecento, quando divennero un fenomeno di moda negli esemplari da polso – memorabile l’Audemars Piguet del 1921 – come simbolo di modernità e stile.

Le ore saltanti di oggi

Riapparsi diffusamente negli anni Ottanta/Novanta – basti pensare ai Patek Philippe o ai Vacheron Constantin dell’epoca -, nel Nuovo Millennio le ore saltanti hanno conosciuto una rinnovata età dell’oro. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli. A cominciare dal Vagabondage di F.P.Journe, uscito per la prima volta nel 2004 e poi ancora nel 2010, nel 2017 e nel 2022. Oltre al già citato Lange Zeitwerk, apparso nel 2009, ricordiamo anche il Monsieur de Chanel, lanciato nel 2016, l’IWC Tribute to Pallweber del 2018, e il più recente L.U.C Quattro Spirit 25 di Chopard. C’è perfino chi, come il Maestro Sven Anderson, ha fatto del saltarello la propria “firma” distintiva nell’industria orologiera. E senza dimenticare l’uso innovativo che ne hanno fatto marchi come MB&F o Urwerk

Detto questo, ci concentriamo sugli ultimi modelli usciti quest’anno con le caratteristiche elencate sopra. Sostanzialmente: ore saltanti e minuti continui, o a trascinamento. Niente lancette, niente minuti retrogradi, piuttosto un’estetica d’antan. Ma il bello è che gli esemplari con questa impostazione oggi sono trasversali ai segmenti di mercato. Beato chi può permettersi certe cifre, ma ormai non c’è bisogno di spendere un occhio della testa per aggiudicarsene uno. Le ore saltanti sono diventate “democratiche”. Vedere, per credere, le posizioni più in basso fra i cinque orologi riportati qui sotto, rigorosamente in ordine di prezzo.

5 novità con le ore saltanti

CZAPEK & CIE. Time Jumper
Realizzato per celebrare il X anniversario dalla rinascita del Marchio, prende ispirazione dai modelli da tasca creati nel XIX secolo da François Czapek (socio in affari di Norbert de Patek). La cassa di 40,5 mm ha un coperchio dalla lavorazione guilloché con lente d’ingrandimento che evidenzia le ore saltanti, mentre i minuti si trovano a ore 6. Monta il Calibro 10, un movimento automatico di manifattura, scheletrato, con 60 ore di autonomia, il cui dispositivo delle ore saltanti (su scala 24) è in attesa di brevetto. Due le edizioni limitate: 30 esemplari in oro giallo e 100 in acciaio e oro bianco. Da 42.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

CARTIER Tank à guichets
Fedele riedizione di un modello datato 1928, ha la cassa in oro rosa, giallo o platino che misura 24,8 x 37,6 mm e solo 6 mm di spessore. Di nuova concezione, però, il movimento di manifattura: è animato dal calibro 9755, MC, a carica manuale, sviluppato ad hoc. Presentato in anteprima a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera, esisteva anche in una special edition in platino con le finestrelle oblique: ma i 200 esemplari ormai sono andati esauriti. Da 52.500 euro.

CHRONOSWISS Neo Digiteur
Il precedente è il modello Montre sans Aiguilles lanciato da Gerd-Rüdiger Lang nel 2005. Ma se il mood è simile, in realtà, l’orologio è stato completamente riprogettato. Cassa in acciaio dalle proporzioni attuali, 40 x 30 mm, e movimento meccanico a carica manuale, calibro C.85757, sviluppato su base Peseux, che riporta anche i secondi continui. Due le versioni, con lo sfondo del quadrante color granito oppure sabbia, ciascuno in edizione limitata di 99 esemplari. 13.800 euro.

BREMONT Terra Nova Jumping Hour
Dopo il bronzo in edizione limitata (ormai sold out), ecco l’acciaio “di serie”. Come il precedente prende ispirazione dagli orologi militari d’antan, nella cassa a cuscino di 38 mm di lato con il coperchio protettivo sul quadrante. Visualizza le ore saltanti nella finestrella a ore 12, i secondi al centro con il logo della bussola Wayfinder e i minuti continui a ore 12. Monta un movimento automatico, calibro BC634, sviluppato ad hoc da Sellita e personalizzato. 5.050 euro con cinturino in pelle o 5.350 con bracciale.

OOO – OUT OF ORDER Forma Venti Jumphour
Frutto della ricerca formale intrapresa di recente dal Brand, reinterpreta con spirito attuale l’estetica di un secolo fa (come si evince dal nome). La cassa in acciaio misura 30,5 x 41 mm e ha i brancard dalle estremità arrotondate. Il movimento meccanico a carica automatica è il calibro Seagull ST1721 di fabbricazione cinese. Un tocco attuale il Super-LumiNova dei guichet, a emissione azzurra per le ore e verde per i minuti e i secondi. La prima produzione si è volatilizzata: ora l’orologio è in pre-ordine, con consegne previste a partire da marzo 2026. 650 euro.