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Tag: cronografi Journe

  • I cronografi F.P.Journe: una storia al contrario

    I cronografi F.P.Journe: una storia al contrario

    Una lezione di pura meccanica. Ecco come ho sempre considerato le creazioni di François-Paul Journe. Ma non si tratta delle solite banalità del marketing né della trita retorica da cartella stampa. Journe non copia, non si adegua alle convenzioni. Mai, nemmeno quando decide di misurare i tempi brevi. E la storia dei cronografi F.P.Journe lo dimostra perfettamente.

    Perché anche in questo caso il Maestro segue una strada personale, che sovverte perfino la normale successione delle complicazioni. Non parte da un cronografo semplice per arrivare, con il tempo, a costruzioni sempre più sofisticate. Fa esattamente il contrario. Prima il flyback automatico, poi i centesimi di secondo, quindi il rattrapante. Solo oggi, nella collezione classica, compare il cronografo nella forma più tradizionale.

    Basta ripercorrere l’evoluzione dei cronografi F.P.Journe per rendersene conto. Con una precisazione: lasceremo da parte la collezione LineSport, nata secondo logiche diverse, per concentrarci sull’anima classica, intellettuale e “purista” della Maison. Vediamoli.

    Il paradosso d’inizio Millennio: l’Octa Chronographe

    Per capire da dove nasce questa storia bisogna però tornare indietro, a quando la F.P. Journe era ancora molto lontana dal diventare la Marca celebre che conosciamo oggi. Torniamo a un François-Paul Journe degli esordi che Augusto Veroni aveva conosciuto di persona: e ne aveva raccontato carattere, idee e orologi in un Amarcord che vale la pena rileggere.

    Quindi, all’epoca, tutto comincia non con un “normale” tre contatori a carica manuale, dal quale poi derivano versioni più complicate. No, al contrario. La produzione dei cronografi F.P.Journe debutta nel 2001 direttamente con la funzione flyback, all’interno del calibro automatico Octa 1300. Nasce l’Octa Chronographe.

    Anche l’estetica rompe le consuetudini: si basa su un design asimmetrico. Il quadrante presenta le ore e i minuti decentrati, i piccoli secondi a ore 6, la grande data tipica della collezione, la lancetta centrale dei secondi cronografici e il contatore dei minuti crono a ore 9.

    Un millimetro per le complicazioni

    Ma la parte più interessante è quella che non si vede. Journe aveva concepito il calibro 1300 con uno spazio supplementare di circa un millimetro sotto il quadrante, destinato ad accogliere future complicazioni. Del resto per F.P.Journe il rapporto fra il quadrante e il movimento è da sempre strettissimo, come abbiamo raccontato a proposito dell’estetica degli orologi del Maestro.

    Se scelta si lasciare il millimetro vuoto permetteva di aggiungere nuove funzioni senza aumentare le dimensioni di base del movimento, lo spazio a disposizione per il cronografo era però ridottissimo. Journe dovette quindi “appiattire” la tradizionale ruota a colonne fino a trasformarla, di fatto, in una ruota a camme. Una costruzione che rende difficile perfino stabilire dove finisca il movimento di base e dove cominci il modulo cronografico.

    L’autonomia resta quella eccezionale dell’architettura Octa. Nel calibro 1300 originale raggiunge 160 ± 12 ore, quindi oltre sei giorni e mezzo, grazie anche alla particolare costruzione del bariletto. Il movimento lavora a 21.600 alternanze/ora e utilizza un rotore decentrato per la ricarica automatica.

    E qui vale la pena essere precisi anche sui numeri. Dell’Octa Chronographe furono prodotti appena 313 esemplari fra il 2001 e il 2008. Una quantità che spiega almeno in parte l’interesse dei collezionisti e le rare apparizioni del modello nelle aste internazionali.

    Non mi soffermo sulle numerose varianti. Chi volesse approfondire l’argomento può consultare l’esauriente guida di Shawn Metha, fondatore del retailer di Singapore Watch4Moi. Qui mi limito a elencare le diverse generazioni del movimento. Prima il calibro 1300 in ottone. Poi, nel 2004, il 1300.2 in oro rosa. Infine il 1300.3, con rotore unidirezionale al posto di quello bidirezionale. Nel 2008 l’Octa Chronographe esce di scena.

    Gli estremi del tempo frazionato: il Centigraphe Souverain

    Nel 2007, intanto, Journe presenta un nuovo capitolo nella storia dei cronografi F.P.Journe: il Centigraphe Souverain. La produzione vera e propria inizierà nel 2008 e proseguirà fino al 2018. L’idea nasce da una conversazione con Jean Todt, allora alla guida della Ferrari, sul cronografo ideale per il mondo delle corse automobilistiche.

    La cassa resta quella classica della Maison, ma il calibro 1506, meccanico a carica manuale, porta il concetto di cronografo su un terreno completamente diverso. Misura intervalli compresi tra un centesimo di secondo e dieci minuti attraverso tre contatori.

    La lancetta del contatore a ore 10 compie un giro in un secondo su una scala graduata al centesimo. Quella a ore 2 completa il giro in 20 secondi, mentre la lancetta a ore 6 misura fino a dieci minuti. Le relative scale tachimetriche trasformano il tempo in velocità: da 6 km/h, il passo di una persona, fino ai 36.000 km/h indicati sul quadrante.

    La meccanica del centesimo di secondo

    Un dato che merita una precisazione. Al momento del lancio F.P. Journe dichiarava una “velocità” teorica di 360.000 km/h, quella che corrisponde a un chilometro percorso in un centesimo di secondo. Il calibro 1506 lavora però a 3 Hz e la lancetta foudroyante non avanza per cento scatti al secondo: compie un giro al secondo e può essere arrestata anche fra due impulsi dello scappamento. La scala tachimetrica effettivamente riportata sul quadrante arriva quindi a 36.000 km/h, valore che corrisponde a un decimo di secondo.

    Del resto è proprio la meccanica a rendere il Centigraphe davvero particolare. Journe elimina i tradizionali pulsanti a pompa e li sostituisce con una leva a bascula sulla carrure, a ore 2. Con un unico comando le funzioni cronografiche si avviano, si arrestano e si azzerano. La soluzione tecnica, insieme all’architettura del cronografo, è protetta da brevetto.

    C’è poi un altro dettaglio, forse ancora più interessante. Il treno del cronografo è separato da quello del tempo ed è alimentato direttamente dalla molla motrice. In questo modo l’attivazione della funzione non altera l’ampiezza del bilanciere.

    L’autonomia è di 80 ± 2 ore a misurazioni ferme, ma scende a 24 ± 2 ore quando il cronografo rimane costantemente in funzione. Una differenza notevole, che si spiega proprio con la quantità di energia richiesta dalla complicazione.

    Del Centigraphe esiste anche una rara versione F, riservata alle boutique e disponibile su richiesta fra il 2008 e il 2017. Si distingue soprattutto per il quadrante rosso cromato, le lancette gialle e i tre contatori in oro annerito. Poi, nel 2018, il Centigraphe Souverain esce dalla collezione classica.

    La storia della complicazione, però, non finisce qui: in seguito il Centigraphe troverà posto nella LineSport, che – come scrivevo sopra – ho volutamente escluso da questa ricostruzione. L’architettura resta fedele ai principi del calibro 1506, compresi il treno cronografico separato e le 80/24 ore di autonomia.

    Lo sdoppiante “isolato” fra i cronografi F.P.Journe

    Nel 2017, tra i cronografi F.P.Journe, compare il Chronographe Monopoussoir Rattrapante Bleu, creato come pezzo unico per l’asta benefica Only Watch.

    La cassa in tantalio ospita il calibro 1517, a carica manuale e realizzato in oro rosa. Il movimento dispone di due ruote a colonne e offre 80 ore di autonomia, sufficienti per utilizzare cronografo e funzione sdoppiante anche dopo due giorni al polso.

    Quel cronografo monopulsante segue i canoni della grande tradizione orologiera, ma rimane un’eccezione nella produzione classica. In seguito Journe riserverà infatti anche la declinazione di serie del rattrapante alla collezione LineSport.

    Bisogna aspettare il 2024 per incontrare un altro episodio nella storia dei cronografi F.P.Journe. È il Chronographe FB, una serie limitata di 200 esemplari nata per celebrare i vent’anni della boutique monomarca di Tokyo.

    Il Maestro torna alla carica manuale con il calibro 1518.2, ma conserva la funzione flyback e la abbina alla grande data. Il movimento in oro rosa lavora a 21.600 alternanze/ora e dispone di 80 ore di autonomia.

    Anche l’estetica dell’orologio merita qualche parola. La cassa da 40 mm è in titanio lucidato, mentre corona e pulsanti sono in oro 6N. Il quadrante guilloché in argento riceve un rivestimento in rutenio; i contatori sono in zaffiro e i numeri arabi arancioni introducono una nota decisamente più sportiva.

    La tiratura si ferma a 200 esemplari. Ma non si tratta soltanto un’edizione celebrativa: il Chronographe FB chiude il ciclo delle Limited Series nate per gli anniversari della boutique di Tokyo.

    Finalmente il cronografo “puro”

    Ed eccoci ai giorni nostri. Dopo il flyback automatico, il Centigraphe e il monopulsante rattrapante, Journe arriva finalmente al cronografo nella forma più classica: carica manuale, due contatori e nessuna funzione cronografica aggiuntiva.

    All’inizio di settembre 2026, infatti, la Maison annuncia il Chronographe Fondation Prince Albert II de Monaco, un altro pezzo unico destinato a fini benefici. Ed è la stessa Casa a sottolineare la particolarità dell’operazione: è il primo cronografo “puro” mai realizzato da François-Paul Journe.

    Per l’occasione il Maestro elimina la funzione flyback dal movimento a carica manuale. Nasce così il calibro 1518.3, sempre in oro rosa, con ruota a colonne e 80 ore di autonomia.

    Il quadrante riprende l’impostazione tradizionale del cronografo: scala tachimetrica esterna, contatore dei 30 minuti a ore 3 e piccoli secondi a ore 9. A ore 6 compare la grande data, ormai una presenza familiare nelle creazioni della Maison.

    La cassa misura 42 mm e combina platino e oro 6N, utilizzato per carrure, corona e pulsanti. Il quadrante laccato bordeaux ospita contatori in zaffiro grigio e una scala tachimetrica argenté. Al posto dei consueti numeri compaiono le “ossa oracolari”, la più antica forma conosciuta di scrittura cinese.

    L’orologio sarà battuto da Phillips il 25 novembre 2026 a Singapore e il ricavato sarà interamente devoluto alla Fondation Prince Albert II de Monaco.

    Per concludere

    Resta una domanda. Il Chronographe Fondation Prince Albert II de Monaco rimarrà davvero un caso isolato oppure anticipa qualcosa che vedremo in futuro nella produzione dei cronografi F.P.Journe?

    Difficile dirlo. Ma forse è proprio questo il punto. Journe ha impiegato venticinque anni per arrivare al cronografo più semplice della storia della Marca, e per farlo è partito dal più complicato. Può sempre stupirci.