Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: Patek Philippe Cubitus

  • Cubitus 7128 e il consenso unanime ai nuovi Patek Philippe

    Cubitus 7128 e il consenso unanime ai nuovi Patek Philippe

    A un anno di distanza dal lancio del Cubitus, l’animosità verso la collezione sembra essersi placata. Forse perché la scorsa primavera, a Watches and Wonders, era stata annunciata l’uscita del Patek Philippe Cubitus 7128, una versione più piccola delle precedenti: due nuove referenze, in oro rosa oppure bianco, arrivate sul mercato proprio nei giorni scorsi. Ma davvero è bastato solo ridurre le dimensioni della cassa per farlo digerire anche ai detrattori più accaniti? Possibile che pochi millimetri siano sufficienti per raccogliere solo consensi e giudizi positivi? Non è che invece ormai tutti ci siamo “fatti l’occhio” sulle linee e sul design del cosiddetto “Nautilus quadrato” e, ora che è diventato familiare, non possiamo far altro che apprezzarlo?

    Noi del Giornale degli Orologi, a suo tempo, abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere, esprimerci e descrivere il Patek Philippe Cubitus. Volevamo che la persone si fermassero a riflettere, andassero oltre il giudizio affrettato del “mi piace/non mi piace” del tutto inutile e fine a se stesso. E fossero invece in grado di cogliere gli aspetti tecnici e progettuali che facevano e fanno di questa nuova serie di orologi un insieme di referenze di assoluto prestigio e qualità. Oggi, un anno dopo l’uscita di quei tre modelli “divisivi”, in quanto capaci di creare opinioni opposte, sembrano tutti d’accordo. E il merito è proprio delle due new entry di cui sono qui parlarvi. Ossia, dei Cubitus 7128/1G e 7128/1R. Non a caso, più piccoli.

    Da 45 a 40 mm

    Il pensiero più banale che possa insinuarsi nella mente di chi ha seguito le discussioni al lancio del Patek Philippe Cubitus, è che la Casa ginevrina abbia voluto accontentare quella parte di pubblico che ne aveva criticato le dimensioni. In realtà non è così: perché era già tutto previsto, fin dall’inizio. Tant’è che, in più occasioni, il Presidente Thierry Stern aveva avuto modo di rassicurare che successivamente sarebbero stati presentati modelli più contenuti e adatti a un maggior numero di clienti. Eccoli qui.

    Di fatto, la diagonale di cassa passa da 45 mm a 40 mm. Una riduzione di oltre il 10%, che permette agli amanti delle taglie S di indossare con disinvoltura il Cubitus 7128. Vale a dire gli uomini dai polsi sottili, orientali ma non solo, e anche le donne. Chi segue il mercato dell’orologeria, sa tuttavia che quella di ridurre le dimensioni della cassa è una tendenza in atto da un paio d’anni a questa parte.

    Ora, non vi sarà sfuggito che nel citare le nuove (e le vecchie) dimensioni della cassa, non ho parlato di diametro ma di diagonale. Ebbene sì, Patek Philippe, nelle schede tecniche dei suoi Cubitus, esprime la diagonale della cassa da ore 10 a ore 4. D’altronde, ci sta. La forma del Cubitus è quadrata con vertici smussati a ricordare un ottagono. Il diametro, invece, è una grandezza della circonferenza, quindi adatto a descrivere le dimensioni di una cassa di forma circolare.

    E se la diagonale si assimila all’ipotenusa dei due triangoli rettangoli in cui la cassa del Cubitus resta divisa, con una semplice operazione matematica (basata sul Teorema di Pitagora) se ne deduce il lato: 28,3 mm circa. Contro i 31,8 mm circa delle precedenti referenze: 3,5 mm che fanno la differenza. Soprattutto per i sedicenti esperti (sbugiardati però dai propri passi falsi).

    Spessore e ottimale vestibilità

    Chi si aspettava un Cubitus più piccolo è stato quindi accontentato. Dovrà però prendere atto del fatto che i nuovi modelli non utilizzano l’acciaio come materiale, ma due metalli nobili – come scrivevo sopra l’oro bianco e l’oro rosa – con tutto ciò che questa scelta comporta in termini di prezzo. Ma del prezzo e dell’oro vi parlerò un po’ più avanti. Qui voglio soffermarmi sullo spessore delle nuove referenze. Nei primi tre modelli di Cubitus, lo spessore era 9,6 mm per il complicato 5822P-001 e 8,3 mm per i “solo tempo” 5821/1A e 5821/1AR. Non male, anzi.

    Gli orologi sottili, va detto, sono eleganti e confortevoli con ogni outfit. Possono scomparire sotto la camicia, sotto l’abito e, più in generale, sotto qualsiasi manica lunga. I due nuovi Cubitus 7128 mantengono invariato lo spessore dei due precedenti modelli “solo tempo”, anzi lo aumentano curiosamente di due decimi di millimetro: da 8,3 mm a 8,5 mm. Un incremento davvero impercettibile, sia chiaro, che garantisce comunque un’indossabilità apprezzabile da chiunque. E che riguarda proprio qualche modifica meccanica, che resta per ora a noi ignota, per la quale lo spessore del movimento passa dai 3,32 mm dello scorso anno agli attuali 3,59 mm.

    Il calibro 26-330 S C

    Già, perché il movimento montato all’interno della cassa è lo stesso utilizzato nei modelli solo tempo del 2024. Vale a dire, il calibro automatico 26-330 S C: ore, minuti e secondi al centro, più un datario a finestrella a ore 3. La bellezza del movimento di manifattura è evidente non appena si osservano i due Cubitus 7128 attraverso il fondello trasparente in zaffiro sintetico. Fondello che è parte integrante della cassa la quale, come per i Cubitus precedenti, è monoblocco. Per intenderci, il movimento viene alloggiato (o rimosso) inserendolo (o disinserendolo) dall’alto.

    La carica automatica è affidata a una massa oscillante in oro 21 carati sulla quale viene riproposto lo stesso motivo orizzontale che, del Cubitus (e del Nautilus), caratterizza il quadrante. L’autonomia è quella consueta di 45 ore. Fra le sue peculiarità, lo “stop secondi”. Estraendo la corona in posizione 2, quella più esterna per intenderci, la lancetta dei secondi si arresta per consentire una messa all’ora estremamente precisa. Superlative le finiture, secondo gli standard del Sigillo Patek Philippe.

    Nel rimandarvi alle didascalie che accompagnano le immagini della galleria che trovate sopra, per approfondire le caratteristiche tecniche e costruttive del 26-330 S C, faccio qui notare come in entrambi i nuovi modelli, l’oro la faccia da padrone.

    L’oro del Cubitus 7128

    Con le due new-entry, la collezione Cubitus può oggi contare su cinque referenze. Di queste, la più “complicata” resta ancora la 5822P, con le sue fasi lunari e il giorno della settimana coassiali, la data grande a doppia cifra e i piccoli secondi. Un orologio, lo abbiamo ricordato nelle nostre precedenti analisi, che fonda su una serie di brevetti e sul cambio istantaneo (in soli 18 millisecondi) delle indicazioni inerenti il calendario.

    I nuovi Cubitus 7128 non presentano funzioni particolari ma, oltre a ridurre in modo significativo le dimensioni della cassa, percorrono la “via dell’oro”. L’oro bianco per la referenza 7128/1G, l’oro rosa per la 7128/1R. Non solo per la cassa e il bracciale integrato, ma anche per i dettagli sul quadrante: le lancette a bastone, gli indici applicati (sempre a bastone), perfino il riquadro della finestrella della data sono nel metallo nobile per eccellenza. Coordinati nel colore al resto dell’abbigliamento, a creare un bel contrasto con lo sfondo del quadrante soleil, bruno o grigio-blu.

    Il che è coerente con la tradizione dell’orologeria, che da sempre tende a presentare le nuove collezioni nei metalli più pregiati, in particolare per i lanci iniziali. Semmai, nel caso del Cubitus, faceva strano che accanto all’esemplare complicato in platino, fossero usciti subito un modello in acciaio e oro e un altro tutto in acciaio. I quali, lo ribadisco, in tempi passati avrebbero visto la luce anni dopo il debutto della famiglia di orologi.

    Per tornare ai nuovi Cubitus 7128, se in futuro ci sarà un terzo modello in acciaio, al momento non è dato saperlo. Ma, conoscendo la filosofia seguita negli ultimi decenni da Patek Philippe, ne dubito fortemente (anche se mi piacerebbe poter essere smentito). Lo abbiamo visto per esempio con l’avvicendarsi degli ultimi modelli di Nautilus. Un modo per sottolineare l’esclusività della collezione e, insieme, limitare le speculazioni che gli esemplari in acciaio tendono invece ad alimentare, proprio per il costo più accessibile.

    A proposito di prezzi, entrambi i modelli di Cubitus 7128 costano 77.219 euro. Quasi il doppio della versione in acciaio da 45 mm, appunto…       

  • Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Watches and Wonders Geneva si avvicina. In attesa di vedere finalmente svelate le novità dei brand espositori, si fanno ipotesi e supposizioni al riguardo – plausibili o meno, spesso più proiezioni del desiderio che concrete possibilità. Ma l’aspettativa è alta soprattutto nei confronti di certi nomi. A cominciare da un marchio simbolo dell’intera industria orologiera elvetica: Patek Philippe. Che oltretutto quest’anno festeggia il centenario dall’introduzione del primo calendario perpetuo da polso prodotto in casa. Un anniversario importante, secondo gli “esperti delle Totonews”, anche se nessuno ha la certezza che sarà effettivamente celebrato. Più sicuri sono invece gli sviluppi del Cubitus, già preannunciati dal Presidente Thierry Stern. Andiamo allora a recuperare la collezione là dove l’avevamo lasciata, nelle tre referenze presentate lo scorso ottobre: il Cubitus 5821/1A e 1AR, solo tempo, e il Cubitus 5822P complicato.

    Non credo ci sia bisogno di ricordare lo scalpore provocato al momento del lancio dalla nuova linea, che definire “divisiva” è un eufemismo. Tralascio le sterili polemiche sul design del “Nautilus quadrato” e presto fede alle motivazioni dichiarate dal Presidente in diverse interviste. Si tratta di un linguaggio stilistico, proprio di Patek, smontato e rielaborato. Di un vocabolario personale, decostruito così da poter riutilizzare le stesse parole in altro modo. Quanto alle critiche mosse alla meccanica, l’uso di movimenti rotondi permette di avere una maggiore libertà di dimensioni: la presenza di calibri “di forma” avrebbe condizionato troppo le misure degli esemplari, soprattutto se si vuole avere proporzionalità fra cassa e movimento. Del resto, proprio la speranza di vedere nuovi Cubitus di formato ridotto – o almeno più piccolo rispetto ai modelli attuali – è una delle più sentite per il prossimo Watches and Wonders.

    La cassa del Cubitus 5822P

    Mentre aspettiamo di scoprire le novità 2025, quindi, credo sia opportuno rinfrescarci la memoria su quanto è in catalogo. Cercherò di essere più sintetica possibile, per i dettagli vi rimando alle didascalie. Facciamo il punto in particolare sul Cubitus 5822P, a mio parere il più rappresentativo della collezione. Un esemplare con grande datario, fasi di luna e giorno della settimana “a salto istantaneo” – poi vedremo cosa vuol dire. Per ora concentriamoci sul design, tanto vituperato ma in realtà risultato di 4 anni di studi (e perfino registrato). La cassa ha una forma estremamente complessa, geometrica, dalle linee nette e decise, sviluppata a partire dal quadrato ma dalla struttura ottagonale e con qualche accenno al cerchio. Caratteristica per le alette laterali aggettanti, gli angoli stondati e le anse centrali.

    La cassa, poi, è realizzata in platino, un metallo estremamente duttile, ma con una durezza di 3.5 nella scala di Mohs (quindi un po’ più duro dell’oro e dell’argento, che si attestano sui 2,5/3). Ed è impreziosito da superfici lucide, satinate, spazzolate. Il livello delle finiture è maniacale, come sempre da Patek Philippe e, insieme alla forma, conferma il savoir-faire raggiunto dagli artigiani della Manifattura nella lavorazione dei metalli nobili. Non c’è da stupirsi che il Presidente, in una delle tante interviste, abbia affermato di non voler adottare né ora né in futuro altri materiali, come quelli high-tech. Niente titanio, niente ceramica o carbonio… È comprensibile, viste le capacità raggiunte nei materiali della tradizione: acciaio, oro e platino, appunto.

    Il mistero delle dimensioni

    Passiamo alla questione spinosa delle dimensioni. Da più parti ho letto “Diametro: 45 mm“. A parte il fatto che parlare di diametro in un esemplare “di forma” non mi sembra sensato, semmai sarebbe più importante sapere la misura del “lato”… Comunque, basta consultare la cartella stampa per chiarirsi le idee: i 45 mm si riferiscono alla diagonale, da ore 10 a ore 4. Ma in geometria la diagonale divide il quadrato in due triangoli rettangoli, che hanno come cateti i due lati e come ipotenusa la diagonale. Dai, il Teorema di Pitagora lo abbiamo studiato tutti, alle elementari: ed è ovvio che l’ipotenusa è più lunga di ciascun lato. E se ne ha conferma anche dagli altri dati dichiarati da Patek. La larghezza della cassa è di 44,9 mm, misurata da ore 9 a ore 3, ma con la corona inclusa (oltre che le alette sporgenti). Per avere la misura del lato, dobbiamo perciò togliere i millimetri di sporgenza della corona.

    Ancora, la lunghezza, da ansa ad ansa, è di 44,4 mm: e come lug-to-lug non mi sembra poi esagerato. Quindi per conoscere il lato in verticale dovremmo sottrarre quei 4/6 mm complessivi delle anse. Con questo non voglio sminuire l’importanza della cassa – fosse anche solo 40 mm di lato, sarebbe comunque una bella bestia – ma dire semplicemente che non è così grande come tutti la descrivono. Non so se questa eccessiva percezione sia solo un’interpretazione sbagliata di chi finora ha fatto “informazione”, o se – come sembrerebbe – Patek abbia volutamente confuso un po’ le acque per suscitare clamore. Di certo mi prendo l’impegno di fornire le misure precise dei lati della cassa appena mi capiterà fisicamente in mano un Cubitus 5822P.

    Il movimento automatico complicato

    E passiamo al movimento, meccanico a carica automatica. Il Cubitus 5822P monta il calibro 240 PS CI J LU, uno sviluppo del celebre 240 ultrapiatto ma che ha richiesto sei anni di elaborazione per la messa a punto del modulo della complicazione. Ovvero: grande datario e fasi di luna coassiali al giorno della settimana. Indicazioni che, a mezzanotte, scattano in avanti velocemente – ecco cosa significa ” a salto istantaneo”. Molto velocemente: in appena 18 millisecondi, a quanto dichiara la Manifattura (e non abbiamo motivo per dubitarne: se raccontasse frottole, sarebbe immediatamente sbugiardata). Si tratta dunque di un sistema che, al momento dello scatto, ha bisogno di una grande quantità di energia, per poter far avanzare non solo la lancetta dei giorni della settimana e il disco delle fasi di luna, ma soprattutto la Grande Date.

    Non sappiamo di cosa sia fatto il grande datario, solo che è formato da due dischi complanari di grandi dimensioni. Se anche fosse di un materiale più leggero del consueto ottone (ma la scheda tecnica lo dichiarerebbe), il dispositivo di scatto resterebbe comunque energivoro, soprattutto quando – nel corso del mese – si cambia la decina. Ecco allora che per la gestione dell’energia i tecnici della Manifattura hanno dovuto trovare una nuova soluzione tecnica, oggetto di brevetto. A dir la verità le domande di brevetto che riguardano le modifiche apportate a questo movimento sono ben cinque, cui si aggiungono altri due brevetti depositati nel 2021. Credo che tutto questo già di per sé risponda a quanti accusavano Patek Philippe di non aver sviluppato un movimento appositamente per la nuova collezione. Di fatto, il calibro 240 PS CI J LU è come se lo fosse, un nuovo movimento…

    Brevetti del Cubitus 5822P e conclusioni

    Queste innovazioni garantiscono in particolare (e cito direttamente il materiale fornito dalla Manifattura) “il perfetto allineamento della grande data all’interno delle due finestrelle in qualsiasi momento, l’assenza del doppio salto delle decine in fase di passaggio della data da 31 allo 01 o in caso di urto, e la possibilità di correggere tutte le indicazioni (comprese l’ora e il giorno della settimana) in qualsiasi momento della giornata, senza correre il rischio di danneggiare il movimento o di sregolare le informazioni”. Per chi volesse approfondire e conoscere esattamente quali componenti del calibro siano coinvolti nei diversi dispositivi, rimando direttamente al sito di Patek Philippe, che esplicita perfino il numero della domanda di brevetto depositata.

    Trovate ulteriori informazioni nelle didascalie. Qui mi limito ad aggiungere il prezzo al pubblico del Cubitus 5822P: 89.100 euro. Un prezzo élitario, come sempre nel caso degli esemplari in platino della Maison, siamo tutti d’accordo. Ma che va rapportato al pubblico di riferimento non solo della collezione, ma dell’alta orologeria in generale. Per quanto mi riguarda, non credo che riuscirò mai a comprarmi la Referenza 5822P né gli altri esemplari a tema (anche se dicono “mai dire mai”, ci credo poco). Ma la cosa non vuol dire che non mi interessi saperne di più, capire cosa è stato fatto, cosa c’è dietro o dentro… Al di là dei gusti personali, penso che chiunque sia un vero appassionato possa condividere questa considerazione.

  • Il Cubitus, lettera aperta sull’affaire Patek Philippe

    Il Cubitus, lettera aperta sull’affaire Patek Philippe

    Lo confesso. Anch’io, appena ho visto il nuovo Cubitus, ho pensato: «Toh, Patek ha fatto il Nautilus quadrato». Poi però l’ho guardato meglio e ho notato che la lunetta non era quadrata ma ottagonale – come l’intera cassa, del resto. E man mano che osservavo com’è fatto, ho capito che è uno di quegli orologi che si scoprono a poco a poco, per come è costruito, per quanto è complessa l’architettura, per quanti dettagli nasconda… E ho (affettuosamente) invidiato un ipotetico proprietario, che ha la fortuna di trovarsi fra le mani qualcosa di cui difficilmente potrà stancarsi – tanto è ricco di particolari che si impara a percepire in modo graduale.

    Perché il Cubitus, ora?

    Ed è un po’ il motivo per cui ne scrivo adesso, settimane dopo il lancio. Per metterne in evidenza le peculiarità, che non si colgono a botta calda. Per parlarne in modo lucido e dopo averci pensato su. E andare oltre il “mi piace/non mi piace”, che ha spaccato il pubblico a metà, e che francamente penso sia una considerazione del tutto inutile. Non perché non sia importante che un orologio piaccia, ma perché i gusti sono soggettivi (l’ho scritto infinite volte). E se a qualcuno una cosa non piace, beh… ci sarà qualcun altro che invece l’adora: chi dei due ha ragione? Oltretutto sono anche mutevoli, i gusti personali: una cosa nuova può non piacere perché la troviamo insolita, strana, non convenzionale. Perché non siamo abituati a vederla – ma, quando ci siamo fatti l’occhio, l’apprezziamo eccome…

    E poi tutti sappiamo quanto l’ambiente dell’orologeria sia “conservatore”, soprattutto in senso estetico. Quanto sia restio ad accettare le novità, ad uscire dalla propria comfort zone di forme e di modelli. Ma non mi riferisco tanto alla gente comune, ai leoni da tastiera, agli hater a prescindere – che lasciano il tempo che trovano. Il fatto che i detrattori urlino più forte degli altri non vuol dire nulla.

    Ce l’ho, piuttosto, con i sedicenti influencer, blogger e youtuber, che si arrogano il diritto di sparare giudizi in nome di chissà quale autorità e senza avere alcuna competenza, forti solo del loro gregge di follower (il che non depone bene per gli appassionati del settore). Novelli Petronius dell’ultim’ora che si atteggiano ad arbiter elegantiarum, ma che assomigliano più al Marchese del Grillo che a Lord Brummel. Aveva davvero ragione Umberto Eco quando diceva che internet ha dato parola a legioni di imbecilli? Meglio lasciar perdere…

    Saper aspettare

    Cerchiamo piuttosto di fare un minimo di commento critico (nel senso più profondo del termine) che finora in pochi hanno fatto. Certo non chi si è preoccupato di buttar giù in fretta e furia una recensione che scopiazza la cartella stampa, preso dall’ansia di pubblicare in tempo reale, ma senza soffermarsi sulle cose realmente importanti. Credo invece che sia stato utile aspettare, per poter scrivere qualcosa di sensato sulla base di quello che è successo in queste settimane. È uscito solo ieri per esempio il video della campagna del Cubitus Grand Date 5822, in cui il messaggio sotteso alla collezione è espresso chiaramente. Così come il target di riferimento. E nelle scorse settimane tutti abbiamo avuto modo di leggere le interviste rilasciate dal Presidente Thierry Stern, che si è assunto tutte le responsabilità del “fattaccio” e ha spiegato il punto di vista dell’azienda.

    Ancora, abbiamo visto come il Cubitus è stato accolto dal mercato. Perché, al di là dei commenti più o meno negativi, contano i numeri. I primi pezzi della collezione sono arrivati nei negozi dei rivenditori e si sono letteralmente volatilizzati – alla faccia di chi lo definiva un flop. A richiederlo (ancora prima che fosse distribuito) chiunque abbia anche solo una piccola collezione di Patek Philippe, così come quelli che riconoscono lo “status” della Manifattura. Uno per tutti, Mark Walhberg: che lo indossava già pochi giorni dopo il lancio (anzi, se lo toglieva per entrare in sauna) e lo sfoggiava su Instagram – agli antipodi dalla politica di riservatezza sempre seguita dall’azienda ginevrina. Intanto però ha mostrato al pubblico “come sta” veramente al polso l’orologio – a dispetto del refrain «ma è trooooppo grande!» proclamato da tanti.

    Chiaro, tra quanti sono riusciti ad accaparrarsene uno, ci sono stati anche gli speculatori. Che hanno fatto schizzare in alto, perfino quintuplicare, il prezzo del Cubitus Ref. 5821 (quello in acciaio con quadrante verde). Passato, su un noto sito di secondo polso, dai 41mila e qualcosa euro originari a oltre 200mila. Cosa che personalmente trovo scandalosa, non solo per i filibustieri che lo vendono ma anche per i polli disposti a comprarlo. Eppure – ne prendo atto – è un fenomeno che caratterizza l’orologeria di oggi, e si riscontra puntualmente, quando esce un nuovo esemplare che fa scalpore. Una brutta deriva per chi ama davvero gli orologi, e per chi – naïf e ingenuo come me – pensa ancora che gli orologi andrebbero comprati perché piacciono e non per farci il business. E del tutto fuori controllo dalla volontà di Patek.

    A proposito dell’estetica

    Detto questo, diamo un’occhiata veloce alle tanto vituperate caratteristiche del Cubitus. Poi, in futuro, faremo un’analisi tecnica più approfondita dei due modelli usciti finora. Qui mi limito ad accennare a certe questioni di rilievo. Come le dimensioni, appunto: quei 45 mm in diagonale visti come un’enormità – manco avessimo tutti dimenticato i tanti 47 mm che andavano per la maggiore anche solo una decina di anni fa. Patek, si sa, è sempre andato in contro-tendenza: all’epoca dei “tegamini” si ostinava a realizzare i suoi classici 37/38 mm. Oggi, da bravo bastian contrario, va avanti per la propria strada e propone un oversize, anche se sono tornati di moda i diametri contenuti. Oddio, che Patek vada oltre le mode? Che non segua pedissequamente il marketing comune? Che rivelazione! E comunque, con buona pace di chi ha il polso piccolo, ha già dichiarato che usciranno altri formati, altre dimensioni.

    Parliamo della cassa. Che è grande, appunto, ma è estremamente sottile: 8,3 mm il solo tempo, 9,6 il complicato – a tutto vantaggio della vestibilità. Poi, la costruzione monoblocco: bipartita, con il fondello che è tutt’uno con la carrure e la lunetta separata. L’incassatura del movimento quindi avviene dall’alto, con le “cerniere” laterali serrate da quattro viti. Ogni riferimento al Nautilus è voluto e non è affatto casuale, anche riguardo al quadrante. Diretta ripresa di un successo riconosciuto e riconoscibile, firma distintiva di una collezione celeberrima. Del resto è un design che appartiene alla storia della Casa, e che funziona. Non trovo sia stupido volerlo riproporre in chiave nuova. E poi ci sono quelle finiture pazzesche, tipiche di Patek Philippe, che in questo caso hanno avuto bisogno di qualcosa come 55 operazioni manuali per ogni orologio (bracciale compreso).

    Le meccaniche del Cubitus

    Un tasto dolente per molti, quello dei movimenti. C’è chi contesta il fatto che il Cubitus complicato monti il ben noto 240 e non un calibro del tutto nuovo. Magari non ha considerato che presenta inedite indicazioni – gran data, giorno della settimana e fasi di luna, tutto istantaneo – per le quali Patek ha depositato sei domande di brevetto (sei, non due, che già sarebbero tante). Basti dire che una riguarda “la gestione dell’energia necessaria alle diverse visualizzazioni e al loro salto simultaneo in 18 millisecondi” (cito letteralmente la cartella stampa). Scusatemi se è poco. E poi qualcuno ha la sfera di cristallo? Qualcuno sa con certezza cosa ci riserverà il futuro, se la collezione è destinata ad avere ulteriori complicazioni o calibri sviluppati ad hoc? Sappiamo solo che altri esemplari sono in cantiere – lo ha detto il Presidente – e la pianificazione dei movimenti Patek è definita fino al 2039.

    Il che risponde anche all’altra critica: i solo tempo sono equipaggiati dal calibro 26-330 S C, che deriva dal suo omonimo del 2019. Lanciato quindi l’altro ieri, né obsoleto né superato. Non vedo perché se si ha in casa un movimento funzionale a uno scopo non lo si possa utilizzare. Lo scandalo è che è piccolo e non “di forma”, come la cassa? Ma avete idea di quanto costi – in termini di tempo, risorse, investimenti – progettare e realizzare un nuovo movimento? Quanti anni ed esemplari servano per ammortizzare la spesa? Magari si può ipotizzare che il gioco non valesse la candela, nel senso che il Cubitus non è che una parte della produzione di Patek e i modelli XL una parte ancora più ridotta.

    La mia sensazione è che tutti si siano precipitati a esprimere giudizi per lucidarsi il proprio ego. Senza avere alcuna idea dell’intero progetto, senza averci ragionato su granché. Senza neppure aver visto il Cubitus fisicamente…