Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: Torino Film Festival

  • Ieri, oggi, domani: Hamilton al Torino Film Festival

    Ieri, oggi, domani: Hamilton al Torino Film Festival

    Confezionare una pellicola cinematografica di successo presuppone il rispetto, a monte, di un articolato decalogo codificato nel tempo. Composto, a grandi linee, di tre momenti fondamentali: la pre-produzione, la produzione, la post-produzione. Al centro di tutto, il regista. La mente pensante, il coordinatore, la figura chiamata a trasformare in azione, in poesia visiva, un copione in forma scritta. Cruciale, tanto quanto il protagonista, a sua volta al centro di quel processo creativo orchestrato dal regista stesso. Che le due figure vadano a collimare è un’eventualità che capita assai di rado. Ma, quando accade, allora l’illusione diventa perfetta.

    Da oltre 80 anni Hamilton respira l’aria delle grandi produzioni cinematografiche. Perché sin dal 1932, sin dal bianco e nero, ha calcato le scene di alcune delle più celebri pellicole hollywoodiane. Dapprima ricoprendo il ruolo di semplice oggetto di scena, poi di comparsa, in seguito di co-protagonista, infine addirittura di protagonista. In tempi recenti Hamilton ha iniziato però anche a cimentarsi in una propria ideale forma di regia. Ha smesso cioè i panni di attore (che periodicamente continua comunque ancora a vestire) per trasformarsi in un certo senso in produttore, in promoter. In regista alla direzione di una sceneggiatura in costante divenire.

    Hamilton ha iniziato cioè a supportare quella stessa industria del cinema che nel tempo gli ha assicurato notorietà. Dapprima rendendo tributo con gli Hamilton Behind the Camera Awards a quelle figure imprescindibili, seppur invisibili, al lavoro dietro ad una macchina da presa. Poi legandosi alle più importanti rassegne internazionali di settore in qualità di partner. Infine contribuendo a garantire un futuro al cinema di domani, chiudendo idealmente un cerchio tra passato, presente e futuro. Un percorso perfettamente riassunto all’interno del Torino Film Festival, rassegna giunta quest’anno alla 37esima edizione. La seconda supportata dalla marca.

    Un festival atipico per formula ed approccio, sottotraccia dal punto dell’esposizione mediatica, ma di grande spessore a livello di contenuto. Poca forma, insomma, ma tanta sostanza. E dunque perfetto complemento dei ben più “sbrilluccicanti” e ben frequentati Nastri d’Argento di Taormina, altra kermesse custodita sotto l’ala protettrice del brand. Un appuntamento, il Torino Film Festival, incentrato sul supporto delle nuove generazioni di cineasti. Siano essi alla prima, seconda o terza esperienza alla direzione, quanto letteralmente alle prime armi. E dunque alla ricerca di un mecenate (capace di intuirne il talento a scatola chiusa) disposto a credere in loro.

    Presente e futuro. Perfetto complemento di un passato certificato e celebrato. Orizzonti temporali a completamento della “sceneggiatura originale” di Hamilton. Che a Torino, sul finire di novembre 2019, ha premiato il regista inglese Brian Welsh – ed il suo lungometraggio “Beats” – con l’Hamilton Behind the Camera Award – Torino Film Festival. Ma ha soprattutto dato credito con l’Hamilton Behind the Camera Award – Talent for the Future, al futuro lavoro di Bayu Prihantoro Filemon, 35enne regista autodidatta indonesiano. Già capace di emergere nei “corti” ed atteso ora al grande salto. Talentuoso al punto da essere selezionato nella ristretta cerchia (circa una ventina su migliaia di candidature) dei giovani ammessi allo ScriptLab, laboratorio di formazione propedeutico allo sviluppo di sceneggiature di lungometraggi. Attività di punta del TorinoFilmLab, dal 2008 contorno di spessore del Torino Film Festival.

  • Ciak, si gira! Hamilton di scena al Torino Film Festival

    Ciak, si gira! Hamilton di scena al Torino Film Festival

    Nuova partnership di Hamilton con il Torino Film Festival. Una collaborazione più che naturale, visto il passato cinematografico del Brand…

    Per riassumere il background di Hamilton con il mondo del cinema non basterebbe un lungometraggio. Ed è strano che il Brand, oggi svizzero ma di origini statunitensi, non ci abbia ancora pensato. La buttiamo lì, tanto più che – vista la mole di materiale d’archivio – il risultato finale sarebbe sicuramente di grande interesse. Così come lo sarebbe ripercorrere le tappe che, dal 1932 ai giorni nostri, hanno dato vita a una delle collaborazioni più longeve e spontanee del panorama dell’orologeria. Quelle di una storia a puntate, con una sceneggiatura non scritta. Perché di scriverla non ce ne sarebbe stato bisogno.

    Hamilton negli Usa è sempre stato un’istituzione, un orgoglio, e quando ad Hollywood serviva un orologio per un film, era più che naturale inviare una richiesta a Lancaster, Pennsylvania. Sicuri che quell’orologio sarebbe arrivato sul set con la massima puntualità, persino conforme alle richieste, spesso bizzarre, dei trovarobe di turno. Veder girare un Hamilton sulle scene è così sempre stato un fatto più che naturale, persino scontato. A dimostrarlo, oltre 500 “ciak”, che hanno visto nei relativi cast proprio il piccolo oggetto meccanico, co-protagonista ma a volte persino protagonista di pellicole di grande successo.

    In tempi più recenti, quasi per emanazione, il ruolo di Hamilton è andato però oltre quello di semplice fornitore di “oggetti di scena”. L’essere ormai a proprio agio con un mondo frequentato attivamente da oltre 80 anni ha portato infatti la marca ad avvertire il desiderio di un coinvolgimento più diretto. Che potesse in qualche modo contribuire a restituire al cinema e al suo mondo parte di ciò che quello stesso cinema gli aveva portato (in termini di notorietà) negli anni. In quest’ottica Hamilton ha iniziato così a frequentare, legandosi in partnership, le maggiori rassegne mondiali di settore. Ma anche a fare gli onori di casa di kermesse a marchio proprio. Come gli Hamilton Behind the Camera Awards, istituiti a partire dal 2006 a Los Angeles per omaggiare i talenti impegnati dietro le quinte. E poi replicati in seguito anche in Cina.

    In Italia, Paese in cui il cinema ha sempre avuto (per via di credenziali storico paesaggistiche, registi, industria di settore) un ruolo di sicuro peso, Hamilton ha trovato terreno fertile. E dal momento che, per giunta, proprio l’Italia ha storicamente rivestito per la marca un ruolo di roccaforte in termini di apprezzamento di prodotto e di fatturati, l’ingresso nel mondo della settima arte “nostrana” è parso inevitabile. Dapprima in quel di Taormina, con l’Hamilton Behind the Camera – Nastri d’Argento, e dal 2018 per la prima volta anche attraverso il supporto al Torino Film Festival, giunto quest’anno alla 36a edizione. Una rassegna atipica perché di valore, ma non strillata. Con tanto contenuto in termini di cultura, insomma, ma pochi lustrini e paillettes. Come un appuntamento dedicato al cinema dovrebbe essere.

    E proprio a Torino Hamilton ha trovato la sua dimensione. Passata, presente e futura. Passata perché durante lo svolgimento della rassegna ha scelto la Mole Antonelliana e il Museo Nazionale del Cinema in essa ospitato per allestire una mostra capace di mettere in primo piano la propria storia. Presente in quanto ha subito inaugurato la collaborazione con la manifestazione piemontese introducendo l’Hamilton Behind the Camera Award – Torino Film Festival, riconoscimento andato al giovane regista Marco Proserpio, autore del documentario The Man Who Stole Banksy (nelle sale l’11 e 12 dicembre prossimi). Futuro, infine, grazie al secondo premio speciale attribuito dalla marca durante il Festival, ovvero l’Hamilton Behind the Camera Award – Talent for the Future, iniziativa realizzata in partnership con il TorinoFilmLab e volta a sostenere i giovani talenti di domani.