Approfondimenti

Breguet: un po’ di storia (recente) e perché è così raro

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L’analisi del Breguet Classique Tourbillon Extra-Plat Automatique 5367. E, come premessa, gli ultimi 30 anni della casa raccontati da chi c’era, insieme a qualche considerazione sul mercato

È una strategia che Nicolas G. Hayek porta avanti con convinzione assumendo lui stesso la guida di Breguet. Da un lato la riporta agli antichi fasti estetici con tecniche talvolta antiche (ad esempio i quadranti incisi manualmente con l’aiuto di un pantografo e quelli in smalto), dall’altro lato aderendo anche con una certa audacia a nuove tecnologie come quella del silicio, investendo molto in ricerca e sviluppo di nuovi materiali e nuovi metodi di produzione. Sotto questo punto di vista il figlio Nick si rivelerà ancor più incisivo: finita la fase espansionistica, gli investimenti in ricerca e sviluppo si fanno sempre più importanti e stanno letteralmente rivoluzionando l’orologeria svizzera. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Tornando a Breguet, Hayek Senior punta alla massima qualità, anche dell’innovazione. Essere intransigenti sul piano qualitativo costringe però a limitare il numero di orologi prodotti, per non scendere a compromessi. Anche questa è una strategia che proseguirà dopo la morte di Senior, quando Breguet viene affidata al nipote Marc Hayek. Marc ha già dato bella prova di sé con Blancpain: pragmatico come ogni sportivo vero, sostenuto da una seria competenza tecnica, prima risolve alcuni problemi tecnici di Blancpain e poi rilancia quasi sottovoce l’evoluzione tecnica di Breguet.

Non sono mai stato un collezionista, ma se avessi la possibilità non mi lascerei sfuggire modelli come quello in cui il bilanciere è sostenuto da un campo magnetico o questo straordinario tourbillon. Nel quale i motivi d’interesse – tecnico, appunto – sono i materiali dell’organo regolatore (molto silicio e gabbia del tourbillon realizzata in titanio) e la tecnologia del quadrante. Una tecnologia antica, quella dello smalto Grand Feu, resa moderna dalla necessità di regolare con precisione elettronica il raffreddamento dello smalto a causa di quel foro che rende quasi incontrollabili le linee di tensione di una superficie che viene cotta più volte alla temperatura di oltre 800°C.

Certo, c’è il rovescio della medaglia: la cronica penuria di orologi. In un mercato compatto, ma comunque in grado di assorbire più Breguet (e Blancpain) di quanti non se ne producano, questo vuol dire lasciar il passo a marche un po’ più aggressive anche a livello di marketing. E però fateci caso: sul mercato dell’usato l’offerta di orologi Breguet è davvero minima, segno che chi ne ha uno se lo tiene ben stretto. Per non parlare poi del cosiddetto “mercato parallelo”. Cos’è? In estrema sintesi, i produttori vendono gli orologi ai negozianti che cercano a loro volta di rivenderli ai “clienti finali”. Ma se un modello non tira o se l’offerta supera la richiesta il negoziante, per liberare le risorse economiche da destinare a nuovi acquisti, deve vendere a persone o organizzazioni che si comportano in un certo senso da outlet. Il che rischia di corrompere il mercato facendo nascere mille diffidenze nei compratori. Perché la maggior parte di questi operatori è formata da persone che agiscono, soprattutto sul web, con serietà. Ma c’è una pericolosissima minoranza che vende orologi usati sui quali non si capisce chi offre uno straccio di garanzia; orologi falsi o “taroccati” in modi talvolta anche raffinati; e persino orologi rubati chissà dove e chissà a chi.

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