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Tag: Breguet

  • Breguet No. 160 Maria-Antonietta: le disavventure dell’orologio della Regina

    Breguet No. 160 Maria-Antonietta: le disavventure dell’orologio della Regina

    Sotto il sole di metà estate, il frinire regolare delle cicale invita tutti al relax. Perfino gli appassionati di orologi tendono a spegnere la mente e a distrarsi dalla loro mania. Eppure, la storia della misurazione del tempo non ha nulla di rilassante: è un archivio di ossessioni, passioni, rivoluzioni e crimini che rasentano la genialità. Se esiste un esemplare capace di condensare il legame tra ingegno estremo e tragico destino, è il Breguet No. 160 Maria-Antonietta. Per tutti, semplicemente, il Maria-Antonietta. Un orologio dalle vicende così assurde da sembrare inventate. Ma la sua non è una leggenda da spiaggia, tutt’altro: è una via di mezzo tra un romanzo storico e una cronaca nera che attraversa due secoli, svanisce nel nulla e poi riemerge dall’oblio.

    Intrighi e sommosse a Parigi

    Parigi, 1783. La bottega di Abraham-Louis Breguet si trova sul Quai des Horlogers, dove la Senna abbraccia l’Île de la Cité. Più che un semplice laboratorio, è il centro nevralgico della micro-meccanica europea. Breguet è il Maestro, il demiurgo dell’orologeria: sarà lui a inventare, fra l’altro, il tourbillon, il sistema antiurto pare-chute, i timbri delle complicazioni sonore e la spirale del bilanciere che porta il suo nome.

    Quell’anno, un emissario varca la soglia dell’atelier con un ordine segreto. Il committente è un fantomatico ufficiale delle Guardie della Regina, in cui gli storici riconoscono il Conte Axel von Fersen, nobile svedese legato alla regina Maria Antonietta da un sentimento tanto profondo quanto pericoloso. La richiesta è perentoria e non ammette compromessi: realizzare per la sovrana di Francia l’orologio più complesso, prezioso e perfetto mai concepito al mondo. Deve contenere ogni complicazione conosciuta e montare, dove possibile, componenti in oro; per questo la produzione non prevede limiti di tempo né di spesa. Breguet accetta e si mette subito al lavoro per creare un esemplare con platine in oro massiccio e quadrante in cristallo di rocca a mostrare il movimento.

    La Storia però si mette di mezzo: nel 1789 la Rivoluzione travolge Parigi. Quattro anni dopo, la Regina sale i gradini del patibolo senza aver mai visto quel regalo. Breguet stesso è costretto a fuggire in Svizzera per scampare al Terrore giacobino. Solo quando le acque si calmano, rientra in Francia e riprende il lavoro. Ma non riesce a finirlo: il Maestro muore nel 1823 e lascia l’opera incompiuta. Sarà il figlio Antoine-Louis a serrare l’ultima vite nel 1827, a 44 anni dalla prima commissione e 34 anni dopo l’esecuzione di Maria Antonietta.

    Il risultato è quel mirabile esempio di micro-ingegneria che oggi conosciamo come Breguet No. 160 Maria-Antonietta. Ha un sistema di carica automatica “Perpétuelle” con massa oscillante in oro, la ripetizione minuti su timbri temprati, un calendario perpetuo completo e persino un’equazione del tempo per calcolare lo scarto tra l’ora solare reale e quella media, affiancata da un termometro bimetallico. Il tutto è racchiuso in una cassa d’oro a 18 carati.

    Il furto del secolo

    Dopo un lungo percorso tra i salotti della finanza e dell’aristocrazia del XIX secolo, in cui il prezioso orologio passa di mano in mano, alla fine approda nella pregiatissima raccolta di Sir David Lionel Salomons, un ingegnere e industriale britannico con un’autentica ossessione per l’orologeria di Breguet. Alla sua morte, la figlia Vera ne rispetta il lascito testamentario e destina i pezzi più importanti al L.A. Mayer Museum for Islamic Art di Gerusalemme. Lì, il capolavoro resta al sicuro, protetto da allarmi e vetri blindati, fino alla notte tra il 15 e il 16 aprile 1983.

    Allora si consuma quello che le cronache definiranno il “furto d’arte del secolo”, di sicuro il più clamoroso della storia israeliana. Nessun commando armato, nessuna esplosione. Un uomo solo si infiltra e taglia le sbarre di un condotto d’aerazione con un seghetto chirurgico. Si tratta di Naaman Diller, il “ladro gentiluomo” che tiene sotto scacco la polizia locale grazie a una conoscenza millimetrica dei sistemi di sicurezza. Diller svuota le teche e porta via 106 orologi storici, pezzi unici di inestimabile valore. Il Breguet No. 160 Maria-Antonietta, avvolto in vecchi stracci, sparisce nei canali della ricettazione internazionale. Scotland Yard, l’Interpol e il Mossad brancolano nel buio per una ventina d’anni. L’orologio sembra inghiottito dal nulla.

    Il clone e il colpo di scena

    Nel 2004 entra in scena Nicolas G. Hayek senior, il patron di Swatch Group che ha rilevato il marchio Breguet. Logorato dal vuoto nei registri storici della Maison, Hayek lancia ai progettisti della Vallée de Joux una sfida ai limiti del possibile: ricostruire il Breguet No. 160 Maria-Antonietta da zero, solo con l’ausilio degli schizzi e delle note d’archivio dell’epoca, conservati nel piccolo Musée di place Vendôme, a Parigi. Per dare maggior coerenza al clone, battezzato No. 1160, Hayek acquista il legno della quercia preferita da Maria Antonietta a Versailles, ormai abbattuta, con cui fa realizzare il cofanetto per il nuovo orologio.

    Mentre gli artigiani svizzeri lavorano sulla replica, a Tel Aviv succede l’impensabile. In quello stesso 2004, Naaman Diller muore di cancro negli Stati Uniti. Prima di spirare, però, rivela alla moglie Nili Shamir il nascondiglio del bottino del Museo di Gerusalemme, così da assicurarle la sicurezza economica a vita. Gli orologi di Breguet non sono mai stati venduti e giacciono in cassette di sicurezza disseminate tra Israele, la Svizzera e gli Stati Uniti.

    La svolta arriva nel 2006, quando la vedova cerca di imbastire una trattativa anonima di restituzione tramite un perito d’arte di Tel Aviv. Alla vista dei pezzi di Breguet, però, l’esperto capisce tutto e lancia l’allarme: la polizia israeliana recupera l’intera collezione. Il Breguet No. 160 Maria-Antonietta originale è intatto, conservato con una cura quasi feticistica dal suo stesso predatore.

    L’atto finale va in scena nel 2008 a Baselworld, quando Nicolas Hayek presenta alla stampa il nuovo modello 1160. Un evento memorabile per tutti i giornalisti presenti. Ma, dietro le quinte, in un incontro blindato con la dirigenza del Museo Mayer, Mr. Hayek prova l’emozione unica di stringere tra le mani l’originale commissionato nel 1783. Due secoli dopo i primi schizzi sul Quai des Horlogers, il cerchio si chiude. Oggi il Breguet No. 160 Maria-Antonietta è tornato a Gerusalemme, protetto da migliori sistemi di sicurezza. La morale di tutta la storia? I regimi cadono, i sovrani muoiono (come i ladri), ma l’arte meccanica resta immune ai secoli.

  • Breguet Classique Tourbillon 7357: l’evoluzione della specie

    Breguet Classique Tourbillon 7357: l’evoluzione della specie

    Il mondo delle lancette quest’anno ha celebrato un’importante ricorrenza: il 225° anniversario del brevetto d’invenzione del tourbillon, depositato da Abraham-Louis Breguet il 26 giugno 1801 – il 7 Messidoro dell’Anno IX, secondo il calendario rivoluzionario francese allora in voga. Per l’occasione, la Maison Breguet ha presentato sei nuovi modelli dedicati alla complicazione regina. Tra le novità abbiamo scelto il Breguet Classique Tourbillon 7357, che inserisce lo storico dispositivo in un contesto tecnico e stilistico contemporaneo. Ma prima di addentrarci nell’esame di questo esemplare, rivediamo i retroscena del tourbillon, una delle principali invenzioni nella storia dell’orologeria.

    Come la gravità influisce sulla precisione

    Qualsiasi oggetto dotato di massa subisce l’effetto dell’attrazione gravitazionale terrestre. Una forza ineliminabile che agisce sempre verso il centro della Terra, introducendo un’asimmetria tra le varie sollecitazioni che operano sulle componenti meccaniche di un orologio e influenzando, in particolare, l’isocronismo del gruppo bilanciere-spirale.

    Quando l’orologio da tasca viene indossato, trascorre la maggior parte del tempo in posizione verticale: in questo assetto, la forza di gravità esercita sul bilanciere un’attrazione costante verso il basso. L’effetto varia continuamente a ogni movimento di chi lo indossa, compromettendo l’uniformità e la simmetria delle oscillazioni e creando inevitabili variazioni sulla marcia dell’orologio. Al contrario, se si adagia l’orologio in orizzontale su un tavolo, la gravità agisce parallelamente all’asse di rotazione, senza provocare disturbi o perturbazioni sulla costanza di marcia.

    L’intuizione di Abraham-Louis Breguet: la nascita del tourbillon

    L’idea di Breguet, maturata nel corso di anni, fu quella di compensare gli scarti di marcia legati alla gravità mettendo in movimento l’intero scappamento. Racchiudendo l’organo regolatore all’interno di una gabbia mobile in continua rotazione, l’asse del bilanciere varia costantemente orientamento, annullando – per sommatoria statistica – gli errori di posizione. Un’idea straordinaria, figlia di un puro genio.

    Cessato il periodo di copertura del brevetto, la realizzazione di questa complicazione è diventata un banco di prova per i maggiori maestri dell’orologeria. Eppure, da sempre, il concetto di tourbillon rimane indissolubilmente legato al nome di Breguet.

    Breguet Classique Tourbillon 7357 e il calibro 187B

    Il Breguet Classique Tourbillon 7357 è l’evoluzione di un esemplare storico: la ref. 3350 del 1989, il primo tourbillon da polso moderno della Maison. La diretta discendenza è evidente anche nel movimento: l’orologio è animato infatti dal calibro 187B, a carica manuale, versione ottimizzata e aggiornata del celebre calibro 558 dell’epoca. Fornito di indicatore dell’autonomia (che si attesta sulle 60 ore), vanta finiture d’alta orologeria ed è certificato dal punzone Breguet.

    La cassa del Breguet Classique Tourbillon 7357 è declinata in due versioni: in platino e in oro Breguet, una lega esclusiva che si distingue per la peculiare tonalità. Ma la rivisitazione dello storico Tourbillon anni ’80 va oltre il semplice omaggio a quello che è un modello ormai entrato nella galleria dei classici senza tempo.

    Nel rispetto della modernità quasi futuristica che fu la vera firma estetica del grande Abraham-Louis Breguet, troviamo dettagli inediti. Come le anse ridisegnate, la cui curvatura delicata rende l’orologio ancora più confortevole al polso. La rigidità geometrica della Ref. 3350 lascia così il posto a un’estetica essenziale ma più “morbida”, in linea con i canoni stilistici introdotti per il 250° della Maison Breguet, festeggiato lo scorso anno.

    Il quadrante: lavorazione Clous de Paris e blu Breguet

    La visualizzazione oraria, decentrata verso l’alto, mostra le classiche cifre arabe Breguet, elegantissime, su una decorazione a Clou de Paris. Subito sotto, leggermente sovrapposto, l’arco dei piccoli secondi – mostrati dalla lancetta azzurrata a tre bracci – sormonta la grande finestra del tourbillon, che compie appunto una rivoluzione completa in un minuto.

    Le lancette à pomme evidée, le cifre orarie e le viti di fissaggio del ponte del tourbillon sfoggiano il blue de France, così come dello stesso blu sono le scritte identificative dell’esemplare. Si tratta di una gradazione di blu brillante e satura, che rappresenta la Francia fin dal XII secolo, e rimanda alle radici parigine dell’atelier di Abraham-Louis Breguet. A fare da cornice alla coreografia meccanica, una finitura a grain d’orge decora il resto della superficie.

    Fondello, cinturino, prezzo

    Sul lato fondello, il Breguet Classique Tourbillon 7357 colpisce per l’essenzialità della platina posteriore, una rigorosa pulizia geometrica impreziosita da una lavorazione dai rilievi geometrici su base triangolare. L’apertura posteriore del tourbillon fa risaltare la trasparenza e contribuisce al senso di mistero tipico della complicazione. Riguardo al cinturino, la scelta è caduta sulla pelle di vitello: grigio ardesia con interno blu Breguet per la versione in platino, color champagne con interno blu per il modello in oro.

    Il Breguet Classique Tourbillon 7357 si inserisce nella collezione permanente a un prezzo perfettamente proporzionato al segmento d’eccellenza in cui opera la Manifattura. Vale a dire: 166.500 euro per la versione in oro, e 183.100 euro per quella in platino.

  • Latest: i nuovi orologi usciti tra giugno e luglio

    Latest: i nuovi orologi usciti tra giugno e luglio

    Ben arrivato su Latest, la rubrica quindicinale de Il Giornale degli Orologi dedicata alle novità di prodotto più interessanti del mercato. In questo spazio, in continuo aggiornamento, analizziamo i lanci più importanti delle ultime settimane – in questo caso gli esemplari usciti fra l’ultima di giugno e la prima di luglio -, completi di specifiche tecniche e prezzi ufficiali. Scopri insieme a noi i nuovi modelli, a partire dalle ultime novità di Breguet e di Eberhard & Co.

    Latest oltre 50mila euro

    BREGUET Tradition Tourbillon 7047
    È uno degli esemplari lanciati per celebrare il 225° anniversario del tourbillon, brevettato da Abraham-Louis Breguet il 26 giugno 1801. E ci ha colpito per l’estetica modernissima, giocata nei toni dell’azzurro e del blu, che convive con le tecniche della tradizione, dal dispositivo fuso-catena al quadrante in smalto Grand Feu. In più il calibro 569 ha la spirale in silicio e l’indicazione dell’autonomia residua brevettata. La cassa di 41 mm è in platino. 292.500 euro.

    CORUM Heritage Coin Collection
    Il ritorno di un grande classico, realizzato per festeggiare i 250 anni dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Una serie limitata di 50 modelli differenti, uno per ogni Stato dell’Unione e ciascuno prodotto in una tiratura limitatissima di 5 esemplari. Il quadrante uguale per tutti celebra l’anniversario, il fondello invece racconta la storia e l’identità di ogni territorio attraverso simboli, paesaggi o monumenti significativi. La cassa in oro giallo misura 39 mm, il movimento automatico è il calibro CO082. Rigorosamente per i collezionisti (soprattutto americani). 49.000 franchi svizzeri (Iva esclusa).

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Sport Chronograph Ultra-Cermet Come si evince dal nome, ha la cassa di 42,5 mm realizzata in Ultra-Cermet: un materiale composito avanzato, mix di ceramica e titanio, con una durezza di 1450 Vickers, straordinariamente resistente ma piacevole al tatto e con sfumature cangianti, dall’antracite al nero profondo. Il quadrante satinato è in Blackor con contatori Mineral Blue, mentre il movimento è il calibro PF070, a carica automatica, ad alta frequenza (36.000 alternanze/ora) e con 65 ore di autonomia, certificato cronometro dal Cosc. 40.400 franchi svizzeri (Iva esclusa).

    Latest oltre 10mila euro

    IWC Ingenieur Automatic 35 Pool
    Versione estiva del celebre “solo tempo”, acquista una nuova sfumatura di quadrante che ricorda la tonalità di una piscina sotto il sole. La cassa no gender, ispirata come sempre al design di Gérald Genta, misura 35 mm di diametro. Monta un movimento automatico, calibro 47110 (base Cartier 1847 MC personalizzato, a detta di Monochrome). Il quadrante con il caratteristico motivo a griglia interagisce con la luce, mentre il bracciale integrato ha le maglie ad H. 11.400 euro.

    Latest a meno di 10mila euro

    TAG HEUER Formula 1 Automatic Chronograph x Gulf
    I colori sono quelli celeberrimi della scuderia attiva fra gli anni ’60 e ’70, noti per aver “vestito” una storica versione del Monaco. Ma per la prima volta la livrea azzurra e arancione entra in questa linea e la converte alla meccanica. Realizzato interamente in titanio grado 2 sabbiato, il nuovo cronografo ha la cassa di 44 mm, impermeabile fino a 20 atm, e la lunetta in carbonio forgiato con scala tachimetrica. Monta un movimento automatico, il calibro 16, che riprende la configurazione e la robustezza del Valjoux 7750. In 1000 esemplari, 6.300 euro.

    Latest a meno di 5mila euro

    BELL & ROSS BR-03 Helipad
    La collezione di Flight Instrument si amplia con un esemplare che trasforma il quadrante in una pista di atterraggio per elicotteri in miniatura. Un disco rotante con la grande H indica le ore, la fusoliera segna i minuti e le pale del rotore in moto continuo tracciano i secondi. La cassa carré da 41 mm in ceramica nera microbillé è impermeabile fino a 10 atm. Il movimento automatico è il calibro BR-CAL.327 (base Sellita SW300-1). Oltre alla massima leggibilità notturna grazie ai dettagli in Super-LumiNova, da segnalare il cinturino in caucciù giallo, intercambiabile con un altro in tessuto sintetico nero. In 500 esemplari, 4.700 euro.

    EBERHARD & CO. Scafograf 200 MCMLIX
    Presentato a Watches and Wonders la scorsa primavera, è la rilettura contemporanea dello Scafograf 100, il primo modello della collezione uscito appunto nel 1959. La cassa in acciaio misura 39 mm di diametro, è impermeabile fino a 20 atm e ha la valvola di decompressione. Il movimento automatico è il calibro Sellita SW200-1. Esiste in 4 versioni: con quadrante nero o blu, ciascuno full color o sfumato. Si allaccia al polso con un cinturino in pelle idrorepellente, effetto vintage; con un bracciale Chassis in acciaio oppure in maglia milanese. In arrivo nei negozi, da 2.950 euro.

    ORIS Diver Date Olive
    Nuova versione di una delle collezioni più rappresentative della Casa di Hölstein, ispirata allo storico Divers Sixty-Five. La novità sta nel colore del quadrante – verde oliva -, per il resto tutto resta com’era. La cassa misura 39 mm di diametro ed è impermeabile fino a 20 atm, il movimento automatico è il calibro 733 (base Sellita Sw200-1), il bracciale in acciaio a tre file ha un sistema di sostituzione rapida del cinturino. In dotazione un secondo cinturino in caucciù. 2.450 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Classics Runabout Automatic GMT Nasce dalla collaborazione con Riva Historical Society e rende omaggio ai celebri motoscafi simbolo del jet-set internazionale fra gli anni ’50 e ’60. La cassa in acciaio lucido misura 41 mm di diametro, il quadrante ricorda il paiolato in doghe di teak. Il movimento automatico, calibro FC 350 (base Sellita SW200) è dotato di un modulo di manifattura che fornisce l’indicazione di un secondo fuso orario. Esiste anche con quadrante marrone e ciascuna versione è in serie limitata di 888 esemplari. 1.995 euro.

    Latest a meno di 500 euro

    CASIO Edifice EFK-200
    Debutta anche in Europa la terza generazione di automatici del Marchio giapponese. Segni particolari: la cassa da 38 mm con la lunetta a cuscino, e il calibro 5766 a carica automatica, con funzione stop secondi per una messa all’ora di precisione. Tra le tante versioni, al top c’è quella con cassa e quadrante in carbonio, iperleggera: pesa solo 81 grammi contro i 143 delle referenze in acciaio. Da 299 euro.

    p.s. Questo appuntamento con le Latest si arricchisce costantemente per includere tutte le novità dell’orologeria di questo periodo. Torna a a visitare la pagina nei prossimi giorni per non perdere i nuovi aggiornamenti. E raccontaci sui nostri social qual è il tuo modello preferito.

  • Breguet Expérimentale 1, tra passato e futuro

    Breguet Expérimentale 1, tra passato e futuro

    Il nuovo Breguet Expérimentale 1 è uno di quegli orologi di cui Monsieur Abraham-Louis sarebbe fiero, se fosse in vita. Anzi, probabilmente è un orologio che lui stesso avrebbe saputo creare se fosse stato in possesso delle conoscenze tecnologiche e dei materiali che l’industria, in particolare quella orologiera, ha oggi a disposizione. 

    Questa nuova referenza arriva in coda a un 2025 straordinario per Breguet, nel quale i festeggiamenti per i 250 anni dalla fondazione sono stati segnati dall’uscita di una serie di pezzi memorabili: dal Classique Souscription 2025, presentato a Parigi ad aprile, ai Type XX Chronographe, dal Tradition Seconde Rétrograde 7035 fino al recentissimo Expérimentale 1, appunto. Un orologio che dimostra ciò che Breguet è in grado di fare in termini di ricerca e sviluppo. Una collezione che, in un certo senso, anticipa ciò che sarà l’orologeria del Brand in un futuro nemmeno troppo lontano.

    La ricerca dell’alta frequenza

    Il Breguet Expérimentale 1 è prima di tutto lo stadio più recente nell’evoluzione di una ricerca ingegneristica e tecnologica, quella che la Manifattura svizzera ha intrapreso sul magnetismo. Un percorso iniziato nel 2013 con lo sviluppo e la presentazione del Classique Chronométrie 7727 e perfezionato con il Classique 7225, svelato poche settimane fa.

    Giusto per andare dritti al sodo, ciò che caratterizza da un punto di vista ingegneristico e orologiero il Breguet Expérimentale 1 è il tourbillon ad alta frequenza da 10 Hz con scappamento magnetico a forza costante. Una soluzione tecnica che si avvale di quanto Breguet aveva già applicato nel Classique Chronométrie 7727 e nel Classique 7225 e che trasforma uno dei nemici giurati dell’orologeria meccanica, il magnetismo, in un alleato insospettabile nella ricerca della precisione.

    Il Calibro 7250 che anima l’orologio ospita uno speciale perno, già visto nel 7727 e nel 7225, nel quale due micro-magneti, ciascuno inserito in una pietra terminale, generano campi magnetici opposti per mantenere il bilanciere perfettamente centrato ed eliminare quasi del tutto gli errori di posizione. Questo sistema, inoltre, migliora la resistenza agli urti e, grazie al magnetismo, riduce l’attrito tra le parti meccaniche minimizzando l’usura dei componenti.

    Sviluppando ulteriormente la soluzione del perno magnetico, il Breguet Expérimentale 1 introduce il magnetismo controllato nello scappamento, per rendere l’orologio ancora più preciso. Il nuovo sistema al cuore di questa referenza è composto da un tourbillon ad alta frequenza e da uno scappamento magnetico a forza costante: l’orologeria tradizionale incontra la ricerca tecnologica.

    Breguet Expérimentale 1 e il magnetismo

    Grazie al tourbillon a 10 Hz con scappamento magnetico a forza costante, il Breguet Expérimentale 1 affronta e risolve tre grandi problemi che influenzano la precisione e la costanza di marcia: l‘ampiezza non costante del bilanciere, gli urti e l’effetto negativo della gravità sull’organo regolatore, spirale e bilanciere. Impiegando le proprietà del magnetismo, questo sistema dà un impulso stabile al bilanciere per tutta la durata della riserva di carica e disaccoppia la funzione di impulso dalla rotazione della ruota di scappamento, della gabbia del tourbillon e dell’intero sistema delle ruote.

    Il dispositivo ideato da Breguet prevede due ruote di scappamento, ciascuna dotata di un binario magnetico al centro del quale si trova una leva con àncore magnetiche. Questo sistema si ispira agli scappamenti a forza costante; al di sotto di una certa coppia, il tourbillon si ferma rapidamente, al di sopra il bilanciere oscilla alla sua massima ampiezza. Grazie al nuovo scappamento, è anche possibile disaccoppiare dalla rotazione della ruota di scappamento, e quindi dal resto del treno del tempo, gli impulsi trasmessi al bilanciere.

    Una ruota di arresto intermedia, posizionata tra le due ruote di scappamento con binario magnetico, preserva il sistema da salti indesiderati. La maggior parte degli altri componenti del tourbillon, poi, non è magnetica: così non si creano interferenze che rischiano di compromettere il regolare funzionamento del sistema.

    In tutta questa tecnologia, osservando attentamente la struttura dell’intero sistema, si nota la presenza di componenti tradizionali. Per esempio l’àncora, azionata dall’impulso magnetico che, eliminando ogni tipo di contatto, riduce attrito e usura: motivo per cui Breguet non ha dovuto inserire un remontoire d’égalité come dispositivo di forza costante. È infatti il sistema stesso a generarla, non subendo attriti e non essendo influenzato dallo stato di carica né dalla coppia del bariletto.

    L’estetica del Breguet Expérimentale 1

    Per quanto riguarda l’estetica del Breguet Expérimentale 1, vi si nota una ispirazione alla collezione Marine, modernizzata da un design più contemporaneo mescolato ai tratti della tradizione che distinguono questa linea storica del catalogo della Maison. Allo stesso modo, l’orologio si distanzia dal look “filologico” dei Classique Chronométrie 7727 e Classique 7225, tanto per restare nel mondo dell’alta frequenza di Breguet.

    La cassa è in oro Breguet 18 carati, che abbiamo già visto in altri pezzi della Manifattura. Misura 43,5 mm di diametro e 13,30 mm di spessore e ha forme decise e definite. Le anse sono traforate e, così come la cassa, sono lavorate con finiture sabbiate, satinate e azzurrate. La carrure ha il classico elemento distintivo di Breguet, la scanalatura “a moneta” che in questo orologio è rielaborata con un tocco più contemporaneo.

    Chi conosce un minimo la storia di Breguet, vedrà nell’Expérimentale 1 l’estetica dell’orologio da tasca n. 3448 con visualizzazione delle ore in stile regolatore. Le affinità con il modello antico però finiscono qui, perché il quadrante anziché essere in smalto è in un modernissimo zaffiro. La distribuzione dei contatori è all’insegna dell’equilibrio estetico, con la parte alta in cui spicca il tourbillon, bilanciato dal contatore delle ore nella parte bassa. A destra e a sinistra si vedono i bariletti gemelli del Calibro 7250, montati in serie.

    I secondi sono visualizzati sulla gabbia del tourbillon; il contrappeso della lancetta in titanio è a forma di àncora, richiamo evidente alla collezione Marine. Su un grande anello bianco spostato verso il basso sono visualizzati i minuti; l’anello interseca il tourbillon in alto e, sotto, sfiora il contatore delle ore. Tutto il quadrante poggia su quattro pilastri in oro e, come da tradizione, ospita la firma segreta Breguet: qui si trova a ore 11 e a ore 1.

    Punzone Breguet ed edizione limitata

    Prima di lasciarvi ai dettagli nelle didascalie, segnalo che anche il Breguet Expérimentale 1 è certificato dal Punzone Breguet. Come altri simili dell’alta orologeria svizzera, il Punzone Breguet è in sostanza un sigillo che la Maison appone sulla cassa dell’orologio finito e sulla fibbia, a garanzia della qualità dei componenti, delle prestazioni dell’orologio e dell’etica costruttiva. Si riferisce non solo alle finiture, ma anche al modo in cui sono state ottenute e alla coerenza del design dell’orologio. Tutto questo è sottoposto a un disciplinare interno e supervisionato da un apposito comitato, che certifica l’eccellenza. Inoltre, il Punzone Breguet garantisce che tutti i componenti degli orologi sono stati fabbricati in Svizzera secondo i più alti standard orologieri.

    Grazie al Punzone Breguet – associato a ciascun orologio e identificato da un numero individuale – la Maison può verificare le prestazioni di ogni pezzo e classificarlo all’interno di tre categorie, in base alla precisione giornaliera. Abbiamo quindi l’orologio “Scientifico” (+/- 1 secondo al giorno), “Civile & Sport” (+/- 2) oppure “Sera & Gioielleria” (-2/+6).

    Detto che la modernità del Breguet Expérimentale 1 è confermata dalla scelta di un cinturino in caucciù blu (non in pelle) con fibbia ad ardiglione in oro Breguet 18 carati, chiudo segnalando che la collezione Expérimentale, per come è concepita, è destinata ai pochi collezionisti che avranno l’opportunità di mettersi al polso in anteprima orologi di altissima fattura, in edizione limitata. Il contenuto scientifico di questi pezzi sarà sviluppato nelle altre collezioni della manifattura. A proposito di limitazione, l’Expérimentale 1 sarà realizzato in 75 esemplari e ha un prezzo su richiesta. L’eccellenza non è per tutti, oggi come 250 anni fa.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/11/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/11/2025

    Consueto appuntamento con le Cronache dell’orologeria. Sotto i riflettori, questa settimana, prima di tutto l’imminente Watches of Italy, per cui è partito il conto alla rovescia: per noi che siamo media partner, era impossibile non informarvi sulle ultime iniziative. Sempre a proposito di saloni, da Milano andiamo a Dubai, dove prossimamente si sposta il baricentro dell’industria del tempo… Quindi le nostre Cronache dell’orologeria toccano Ginevra, per un’asta importante e per un concorso dedicato ai talenti emergenti, per poi far ritorno a Milano con un’altra curiosità tra lo sportivo e il mondano. Perché il mondo delle lancette non si ferma mai. Buona lettura!

    WOI 6: aggiornamenti

    A pochi giorni dall’apertura della 6a edizione di Watches of Italy, ecco qualche importante novità. Prima di tutto: chiuse le iscrizioni, si contano una cinquantina di espositori. Mica male. Poi, oltre alla conferenza del professor Pancani, sabato 8 si terrà anche la presentazione del nuovo esemplare di Inceptum, Epsilon, nato dalla penna del designer Carmelo Amalfi (Bludimelo) e animato dal calibro di manifattura I-02 (alle 14.30, sempre in sala conferenze). Ma soprattutto è stata annunciata la presenza del Maestro Vincent Calabrese (accanto). Il grande orologiaio di origini italiane, famoso per le collaborazioni con le maggiori maison elvetiche, nel pomeriggio di domenica racconterà di sé e della propria visione orologiera, e mostrerà alcune sue creazioni. Da non perdere. L’ingresso è libero, previa registrazione. Per chi non l’avesse ancora fatto, basta cliccare sui banner in alto o in homepage.

    Trasferta negli Emirati

    Decima edizione della Dubai Watch Week. Dal 19 al 23 novembre prossimi, al Dubai Mall e al Burj Park (accanto), si daranno appuntamento oltre 90 marchi internazionali: non solo le principalicase svizzere, ma anche brand indipendenti provenienti da tutto il mondo. Tra lanci di nuovi nomi e di edizioni limitate create ad hoc per l’occasione, si terranno anche una cinquantina di panel, incontri, tavole rotonde. E poi laboratori, conferenze interattive e masterclass gestiti dal forum House of Horology. Non una “ormale” fiera dell’orologeria, dunque, ma anche un summit di settore e un palcoscenico dell’evoluzione orologiera. Che merita il viaggio…

    Pezzi unici all’asta

    Finalmente è online il catalogo completo dell’asta organizzata da Sotheby’s per i 250 anni di Breguet. Non a caso definita come “la più importante vendita dedicata al marchio degli ultimi trent’anni”, riunisce ben 73 pezzi, storici e contemporanei, da tasca, da polso e da appoggio (quali pendulette e perfino cronometri da marina). Tanti gli highlight, difficile scegliere. Qui citiamo almeno il N. 1890, un tourbillon a 4 minuti con scappamento naturale e i secondi da osservazione, realizzato tra il 1801 e il 1809 (simile al N.1176 citato qui). E il primo Classique Souscription 2025 (accanto), che lo scorso aprile ha inaugurato le celebrazioni dell’Anniversario…

    Per gli orologiai di domani

    Alexis Fruhauff, vincitore dello Young Talent Competition 2025

    Sono aperte fino a febbraio le iscrizioni al Concorso per Giovani Talenti di F.P.Journe. Organizzato ogni anno dal 2015 con il supporto di The Hour Glass, mira a “sostenere gli studenti di orologeria e i neolaureati affinché si facciano strada nel mondo dell’orologeria indipendente”. Aperto ai giovani dai 18 ai 30 anni, anche autodidatti, ne valuta i progetti secondo criteri di originalità creativa, complessità tecnica, design e finiture, qualità artigianale. Il vincitore non solo guadagnerà in notorietà, ma riceverà anche 50mila franchi svizzeri per sviluppare il proprio progetto. Chi fosse interessato, compili il modulo online sul sito ufficiale del Marchio. In bocca al lupo!

    A casa dell’Official Timekeeper

    Per la prima volta in assoluto, Omega aprirà l’Omega House anche per i Giochi Olimpici Invernali. Dal 7 al 21 febbraio prossimi, in occasione di Milano-Cortina 2026, trasformerà infatti il Ristorante Cracco – nel cuore della città lombarda, in Galleria Vittorio Emanuele II – nell’esclusivo spazio dedicato agli atleti e agli ospiti del Circo bianco. Al pianterreno, l’Omega Café by Cracco rinnoverà l’ambiente ma continuerà a essere gestito dallo staff dello Chef. I piani superiori, invece, diventeranno un vero e proprio ritrovo olimpico: dove, la sera, si svolgeranno eventi e momenti speciali in cui si incontreranno anche gli amici e gli ambasciatori della Casa. Sportivi e non.

    Grande Ago!

    Era ora. Finalmente l’orologeria si è accorta di un mito italiano delle due ruote negli anni ’60/’70: Giacomo Agostini. A rendergli omaggio è Hautlence, che gli dedica il Linear Giacomo Agostini. Un’edizione limitata di 28 esemplari, definita dalla Casa “un bolide da polso”: cassa XL in acciaio, quadrante multilivello e movimento automatico (sviluppato con Agenhor) dotato di 3 giorni di autonomia, doppia spirale e tourbillon, oltre alla tipica ora saltante lineare retrograda. Un tripudio di rosso con accenti di giallo – i “suoi” colori -, dominato dal n° 15, a ricordare i titoli iridati del grande campione. Speriamo che presto si celebrino anche le 122 vittorie nel MotoGP…

    Troupe di talento

    Si è tenuto il 5 novembre l’ormai tradizionale Hamilton Behind the Camera Awards. Giunto alla 14a edizione, il premio celebra le maestranze e i professionisti che lavorano dietro le quinte e contribuiscono a creare la magia del cinema – anche se spesso restano sconosciuti al grande pubblico. L’ambito riconoscimento quest’anno è andato per esempio al regista Benny Safdie (per il film The Smashing Machine), che ha ricevuto il premio dalle mani di Dwayne Johnson (accanto); il creatore di effetti speciali Mike Hill (per Frankestein), premiato da Guillermo del Toro; la costumista Colleen Atwood (per Una battaglia dopo l’altra), premiata da Teyana Taylor…

    p.s. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/10/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/10/2025

    Tornano le Cronache dell’orologeria, per ora concentrate su aste, mostre-mercato, sport… e destinata come sempre ad ampliarsi nelle prossime ore. Ma è soprattutto una curiosità ad averci colpito: la notizia degli orologi Trump. La trovate subito qui sotto, in apertura. E poco importa che – basta guardare il video fino alla fine – gli orologi Trump non siano “progettati, posseduti, gestiti o controllati da Donal J. Trump né dalla Trump Organization...“. Anche il fatto che il Presidente dia in licenza il proprio nome e si presti a fare da testimonial ci lascia sconcertati… Quanto è diversa la mentalità americana?! Buona lettura.

    Commercial… reali

    Lo spot in cui Donal Trump promuove la propria linea di orologi, la scorsa settimana, ha fatto il giro del mondo. Uno scherzo? No, no: è proprio vero. A dire la verità, la collezione che porta il suo nome è stata lanciata a settembre 2024, però si era in campagna elettorale e c’era altro cui pensare. Ma evidentemente il Presidente ci tiene: e manda in onda sui notiziari via cavo nuovi commercial in cui è protagonista. Se date un’occhiata al sito ufficiale, troverete il solo tempo Fight Fight Fight! da 499 dollari o il simil GMT-Master da 799 dollari con movimenti giapponesi, ma anche il tourbillon Swiss made da 100mila… Robe da matti.

    Cronache dell’orologeria… all’incanto – 1

    Segnatevi in agenda il 9 novembre: a Ginevra, Sotheby’s organizza A Celebration of Breguet’s 250th Anniversary, la più grande asta di orologi Breguet degli ultimi 30 anni. E non solo: anche la prima curata insieme alla Maison, in collaborazione con il Direttore del Patrimonio Emmanuel Breguet, discendente del fondatore. Sotto il martelletto finiranno orologi da polso ma soprattutto da tasca, alcuni dei quali hanno fatto la storia dell’orologeria. Come il Perpetuelle à Tact datato 1827 e appartenuto a Giorgio IV di Hannover, re del Regno Unito, il cui monogramma decora il fondello (accanto). Di sicuro, ne riparleremo.

    Cronache dell’orologeria… all’incanto – 2

    È ufficiale: il 6/7 dicembre prossimi, Phillips New York metterà all’asta il prototipo dell’F.P.Journe FCC, donato dallo stesso Journe a Francis Ford Coppola, come frutto della loro “artistica” collaborazione. Si tratta di uno dei tre esemplari assemblati direttamente dal Maestro -un altro è conservato nel Museo F.P.Journe, e l’ultimo (in versione blu) è andato in beneficenza a Only Watch 2021 – ed è stimato dalla Casa d’Aste oltre un milione di franchi svizzeri. Il grande regista disperde infatti 7 esemplari della propria collezione – un Chronomètre à Resonance sempre di Journe, e poi due Patek, un Breguet, un Blancpain e un IWC – per finanziare la propria arte. Mah…

    Cronache dell’orologeria… all’incanto – 3

    Sempre da Sotheby’s, lo stesso giorno, e sempre a Ginevra, si svolgerà anche Important Watches. Un’altra asta di cimeli storici, tra cui vanno ricordati almeno la pendulette mystérieuse Portico di Cartier appartenuta a Gunter Sachs, e il Rolex Oyster di proprietà di Mercedes Gleitze (accanto). Siamo curiosi di vedere quali cifre spunteranno… E merita un cenno anche Exceptional Discoveries: The Olmsted Complications Collection, prevista per dicembre a New York. Che disperderà la raccolta di complicatissimi Patek Philippe riunita dal collezionista e filantropo americano Robert Olmsted nell’arco di 60 anni. Ne riparleremo, bis.

    Un tassello di storia

    Il 10 ottobre scorso, Eberhard & Co. ha festeggiato il World Watch Day con una nuova acquisizione, che sarà esposta al Museo aziendale a La Chaux-de-Fonds: un bel cronografo da polso, datato 1941. Con la cassa di 40 mm di diametro e il quadrante con doppia scala (tachimetrica lungo il perimetro e telemetrica al centro), l’esemplare è animato dal calibro EB 1600: un 16 linee a carica manuale con funzione flyback. Testimone della prima stagione dei cronografi prodotti dalla Maison de l’Aigle, iniziata negli anni Trenta, è l’espressione della vocazione tecnico-sportiva avviata fin dagli albori dal fondatore, Georges-Lucien Eberhard”. Una new entry ricca di fascino.

    Passione vintage

    Si tiene a Bologna nei prossimi giorni, dal 23 al 26 ottobre, Time on Show. Vale a dire la terza edizione italiana del Salone del “secondo polso”, organizzato da tre eminenze grigie del settore: Pier Luigi Santi, Auro Montanari (alias John Goldberg) e Paolo Borgomanero, che selezionano personalmente gli espositori. Una vetrina per pezzi rari e pregiati che attira grandi collezionisti e appassionati newbie. Ma non un semplice evento commerciale: piuttosto, un salotto in cui è possibile coltivare la cultura dell’orologeria vintage. Da visitare.

    Orologiai per un giorno

    La location è un vero e proprio gioiello d’arte e d’architettura: Villa Casati Stampa di Soncino, a Cinisello Balsamo. Ed è la cornice perfetta per le attività di Orologiko Mania, la mostra-mercato allestita dall’omonimo forum nel weekend dell’1 e 2 novembre. Come la Conversazione a sorpresa sulla storia dell’orologeria con “la nostra” Marisa Addomine. O il Corso di avvicinamento tecnico in collaborazione con la Scuola Orologiai Torino, la più antica in Italia. Un evento da non perdere – come sempre a ingresso libero, dalle 10 alle 16.30 (dalle 9 per i soci). Per iscriversi alla sessione tecnica: orologikoaps@gmail.com

    Nati per correre

    Roma in festa per la corsa più smart dell’anno! Lo scorso weekend, alla Wizz Air Rome Half Marathon, Sir Mo Farah ha infiammato il Villaggio con un warm-up esplosivo firmato Huawei. Protagonista al polso della leggenda somalo-britannica – 4 ori olimpici e 6 mondiali – c’era il nuovo Watch GT 6. Trenta i fortunati che hanno corso al suo fianco, dopo aver partecipato a una challenge sull’app Huawei Health. Fra tecnologia, emozione e selfie con il campione, la Città Eterna ha così celebrato in grande stile l’inizio della stagione delle maratone. Fabio Parri

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  • Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Cosa c’è di nuovo sul mercato? Ecco una selezione di pezzi lanciati nell’ultimo periodo dai marchi di orologeria – elvetica, soprattutto, ma anche giapponese. Come sempre, le Latest di oggi vi vogliono solo tener informati, senza scendere troppo nel dettaglio… impossibile in così poco spazio. Per ciascun orologio, le nostre Latest vi presentano in breve le principali caratteristiche, per incuriosirvi un po’. Poi, nel caso fosse interessati a qualche pezzo in particolare, sta a voi approfondire il discorso – magari sul sito ufficiale.

    Latest… solo per pochi

    BREGUET Marine Hora Mundi 5555
    Quinto capitolo della saga per il 250° anniversario dalla fondazione, veste le “ore del mondo” della Casa con un nuovo look. La cassa da 43,9 mm per la prima volta è in oro Breguet, mentre il quadrante si ispira al Black Marble della Nasa, che rappresenta la visione notturna della Terra. Per questo è composto da due livelli: l’inferiore in oro guilloché blu sfumato, il superiore in vetro zaffiro dipinto a mano con smalto Grand Feu luminescente. Il movimento automatico è il calibro 77F1, con doppio fuso orario, indicazione giorno/notte e datario. Edizione limitata di 50 esemplari, personalizzabile nel nome della città.

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Calendario Perpetuo Automatico
    Realizzato in occasione del 150° anniversario della Manifattura, segna l’ingresso di un nuovo movimento automatico nella celebre collezione. Protetto da tre brevetti, il Calibro 7136 è improntato sulla facilità d’uso (permette di regolare tutte le funzioni per mezzo della corona) e sull’ergonomia (integra tutte le funzioni su un unico livello). La cassa in acciaio presenta nuove dimensioni – 38 mm di diametro x 9,4 mm di spessore – ed è come di consueto corredata del bracciale integrato. Edizione limitata di 150 esemplari, 106.900 euro.

    ARMIN STROM System 78 Tribute Green 1
    Una delle collezioni più emblematiche del Marchio, nella classica configurazione a tre lancette, si arricchisce con questo nuovo dress watch in un colore di tendenza. La cassa di 38 mm in acciaio ospita come sempre il quadrante con lo sfondo satinato e l’indicazione decentrata di ore e minuti, decorata a mano con un motivo guilloché grain d’orge. Il movimento meccanico a carica manuale è il calibro AMW21 di manifattura, dotato di un bariletto brevettato che garantisce un’impressionante autonomia di 100 ore (oltre 4 giorni). Edizione limitata di 50 esemplari, 22.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Latest da 10mila a 1000 euro…

    BELL & ROSS BR-X3
    Esordio di un’inedita collezione, dall’ispirazione aeronautica e dall’impronta professionale. Che ha come segno distintivo la particolare costruzione a sandwich della cassa, composta da diversi materiali. Due le versioni: in titanio grado 2 (nella foto) con quadrante nero opaco; oppure in acciaio con quadrante blu. La lunetta è sempre in alluminio. Il movimento, prodotto in esclusiva da Kenissi, è il Calibro BR-CAL323, che riporta l’indicazione dell’autonomia di 3 giorni e il datario. Questa versione costa 8.400 euro.

    MAURICE LACROIX Aikonic Automatic 43 mm
    Pronipote dell’Aikon, lanciato nel 2016, acquista nel nome il suffisso ic – che sta per innovative craftsmanship (artigianato innovativo), in riferimento ai materiali della cassa, alla meccanica e al sistema brevettato (ML Easy Change) per la sostituzione del cinturino. Infatti la cassa di 43 mm ha la lunetta (e la corona) in ceramica, e il quadrante in carbonio, con le fibre disposte in verticale. Ospita un movimento automatico sviluppato con Soprod: il calibro ML1000, con 60 ore di autonomia e uno scarto medio giornaliero di +/- 4 secondi. Esiste in acciaio, in quattro varianti di colore, oppure in titanio Dlc nero. Da 3.450 euro.

    FERRAGAMO Gancini Twisted
    Prende nome dall’effetto attorcigliato della cassa, che reinterpreta il celebre motivo inventato negli anni ’70 dalla figlia del fondatore, Fiamma. Ma il dettaglio più eclatante è il quadrante in pietra dura – occhio di tigre, ma anche malachite oppure avventurina – che lo rende a tutti gli effetti un esemplare-gioiello. Non a caso si allaccia al polso con un bel bracciale a catena, una gourmette dalla larghe maglie, molto chic. Interamente in acciaio dorato, ha una taglia “da signora” (28 mm di diametro) e un movimento al quarzo (Ronda 772.3). 1.250 euro.

    VERSACE Tolomeo
    La Casa della Medusa si fa interprete di un nuovo stile sport-chic, essenziale ma tutt’altro che minimal, ricco com’è di dettagli simbolici. La cassa tonneau di 40 mm di diametro, in acciaio, è sovrastata dalla lunetta svasata, fissata da 4 viti e decorata sul profilo dalla Greca. E lo stesso fregio si ritrova sulle maglie alternate del bel bracciale rastremato, con link ad H e finiture lucido-opache. Il quadrante soleil riporta i piccoli secondi, il movimento è al quarzo (Ronda 6004D). 1.260 euro.

    … e sotto i 1000 euro

    SEIKO Prospex Speedtimer Mechanical
    La collezione bestseller del Marchio giapponese si amplia con due nuovi modelli a tre lancette (e un cronografo). I due solo tempo dichiarano la tradizionale vocazione sportiva nel conto alla rovescia sul réhaut girevole. Entrambi hanno un’estetica vintage, la cassa di 39,5 mm, impermeabile fino a 20 bar, il quadrante argenté o nero, il bracciale in acciaio. E montano lo stesso movimento automatico, calibro 6R55, con 3 giorni di autonomia. 990 euro.

    CITIZEN Promaster Sky U830
    Un orologio da aviatore super-tecnologico. Introduce il nuovo calibro EcoDrive U830, a carica luminosa: un multifunzione con orario radiocontrollato, 3 anni di autonomia (in modalità risparmio energetico) e uno scarto inferiore a +/-15 secondi al mese. In più l’orologio è dotato di display Memory-in-Pixel, dall’elevata risoluzione e dalla perfetta visibilità anche sotto la luce diretta del sole, che indica il livello di luminosità e visualizza fino a 7 giorni di generazione dell’energia. In acciaio, in tre versioni, con la cassa di 43 mm impermeabile fino a 20 bar. Da 599 euro.

    BULOVA Goddess of Time
    In occasione del 150° anniversario, la Maison americana celebra il proprio passato e riporta in catalogo un esemplare femminile degli anni ’70. Fedele al modello originario, rende omaggio al savoir-faire da gioielliere di Joseph Bulova nel bracciale in maglia milanese, oggi come allora morbido e flessibile come un tessuto. In più, il quadrante è ora realizzato in pietra dura: occhio di tigre, sodalite o malachite. Interamente realizzato in acciaio anche Ip oro giallo o rosa, nella cassa lady size – 17 x 21,5 mm – racchiude un movimento al quarzo. Da 329 euro.

    SWATCH Neon Collection
    Il mood è quello degli anni ’80/’90: linee bold, vibranti contrasti di colore e diretta ispirazione a certi (indimenticabili) esemplari d’epoca. Però ognuno dei sei modelli lo sviluppa a modo proprio: in chiave crono, solo tempo e day-date. Ciascuno con la cassa da 34 a 47 mm in plastica, anche biosourced, il cinturino in silicone o in materiale di origine biologica, ma tutti con movimento al quarzo Swiss made. Da 75 a 160 euro.

  • Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Il 26 giugno scorso, Breguet ha presentato il nuovo Classique Tourbillon Sidéral 7255. Non un giorno qualsiasi, ma il 224° anniversario del brevetto del “regolatore a tourbillon”, depositato da Abraham-Louis Breguet proprio il 26 giugno 1801 (o meglio il 7 Messidoro dell’anno IX, secondo il calendario repubblicano allora in vigore). E non un orologio qualsiasi, ma il quarto esemplare lanciato dalla Maison per celebrare il 250° anniversario dalla fondazione – dopo il Type XX Chronograph 2075, il Tradition Seconde Rétrograde 7035 e il Classique Souscription (qui elencati a ritroso, dal più recente in poi).

    Quindi ecco arrivato il tanto atteso tourbillon – quello che tutti si aspettavano, su cui tutti favoleggiavano. Anche se è probabile che non sarà l’unico in quest’anno di celebrazioni… Ma, al di là delle scommesse sul futuro, il nuovo Classique Tourbillon Sidéral colpisce per come è stato sviluppato. Non solo – secondo me – in modo superiore alle aspettative, ma diverso da qualsiasi altro tourbillon prodotto finora da Breguet. Spiazzante, direi, senza accezioni negative. Perché è un tourbillon volante, misterioso e siderale, appunto. Cerchiamo di capire cosa vuol dire tutto questo.

    Il tourbillon…

    Cosa sia un tourbillon lo sanno tutti, ma vale sempre la pena ricordare con parole semplici di cosa si tratta. In pratica è un dispositivo inventato per compensare gli errori e le fluttuazioni di funzionamento di un orologio. Provocati dalla forza di gravità che esercita influssi negativi sul bilanciere, ne compromettono la regolarità di marcia. Discorso valido soprattutto per gli esemplari da tasca, generalmente posti in posizione verticale. Il problema sta nella messa a punto e nella perfetta equilibratura del tourbillon, che fa lievitare i costi di realizzazione.

    Inventato proprio da Abraham-Louis Breguet, al cui nome resta indissolubilmente legato, il tourbillon consiste nel montare l’organo regolatore (intero scappamento più sistema bilanciere/spirale) in una piattaforma mobile, chiamata “gabbia” in gergo tecnico, che compie una completa rotazione su sé stessa in un determinato periodo di tempo (di solito un minuto, ma anche di più). Gli errori, che si riproducono regolarmente in modo ciclico, si annullano l’un l’altro a ogni rotazione completa. Gli orologi con tourbillon quindi sono teoricamente più precisi.

    …volante

    Chi ci segue costantemente dovrebbe sapere anche cos’è un tourbillon volante. Un’invenzione che non risale ad Abraham-Louis Breguet ma è molto più recente: è stata ideata poco più di un secolo fa, nel 1920, dall’orologiaio tedesco Alfred Helwig, docente della scuola di orologeria di Glashütte. In pratica è un’evoluzione del tourbillon, da cui si differenzia perché ha la gabbia fissata solo alla base, sulla platina.

    Privo del ponte superiore, permette la visione completa del moto rotatorio del tourbillon stesso, che sembra quasi librarsi nell’aria – da qui l’aggettivo volante. In questo modo, però, la costruzione del tourbillon (già di suo difficile da realizzare) si fa ancora più complessa, perché pone problemi di bilanciamento e di “costituzione” della gabbia stessa, che deve essere comunque robusta, leggera e finemente regolabile. Insomma, un virtuosismo dal mero scopo estetico.

    …misterioso e siderale

    In orologeria si chiamano misteriosi quegli esemplari in cui alcuni componenti “strategici” rimangono invisibili, così che non si capisca – anzi sembri proprio inspiegabile – come il moto del calibro possa essere trasmetto agli organi in questione. Celebri, per esempio, le pendulette mystérieuse di Cartier in cui le lancette sembrano fluttuare nel vuoto – mentre in realtà sono fissate a un disco in cristallo di rocca, a sua volta collegato al movimento posto nella base, tramite un asse verticale.

    Nel Classique Tourbillon Sidéral 7255 di Breguet, invece, a essere misterioso è il tourbillon. Nel senso che il ponte della gabbia del tourbillon, così come la base su cui è fissata, sono in vetro zaffiro, reso ancora più invisibile da un rivestimento di superficie. E, poiché il punto di contatto con il treno del tempo è sfalsato rispetto all’apertura del tourbillon e rimane nascosto dal quadrante, l’effetto di sospensione nel nulla risulta ancora più riuscito.

    L’ultimo aggettivo, quel siderale che appare anche nel nome, richiama invece un contesto astronomico evocato anche dallo splendido quadrante in smalto avventurina – di cui parleremo poi. In realtà, come spiega la letteratura ufficiale, il rimando agli astri ha anche un valore semantico. In francese, tourbillon vuol dire turbine, vortice. Fu Blaise Pascal – il grande filosofo/matematico vissuto fra il 1623 e il 1662 – a definirlo “sistema materiale animato da un moto rotatorio”. Da qui, per estensione, il concetto passa ai sistemi planetari e quindi all’intera astronomia.

    L’estetica del Classique Tourbillon Sidéral 7255

    Bene. Fatte le indispensabili spiegazioni, passo finalmente alla descrizione dell’orologio. Il Classique Tourbillon Sidéral 7255 ha la cassa di 38 mm di diametro realizzata, come quella degli altri esemplari dell’anniversario, in oro Breguet. Una lega – ne abbiamo scritto più volte – composta al 75% da oro e per l’altro 25% da argento, rame e palladio. Più calda dell’oro giallo ma più delicata (dal punto di vista cromatico) dell’oro rosso, prende ispirazione dal colore del metallo prezioso utilizzato proprio all’epoca di Abraham-Louis Breguet. Ed è quindi un ulteriore omaggio all’epoca di fondazione della Casa.

    Ma quello che colpisce esteticamente è il quadrante, un frammento di cielo notturno riprodotto con l’antica tecnica dello smalto Grand Feu. Quindi, anche se in apparenza sembra una lastra di pietra avventurina (una varietà di quarzo ricca di inclusioni di mica), in realtà è un disco fatto sempre di oro Breguet e rivestito di vetro. Il vetro avventurina, secondo la leggenda, prende nome dalla casualità dell’invenzione, capitata “per ventura“. Si racconta, infatti, che nella Venezia del XVII secolo un vetraio di Murano fece cadere per errore nella pasta vitra in lavorazione delle pagliuzze di rame, scarti di limatura. E il risultato fu proprio un tipo di vetro simile alla volta celeste trapunta di stelle.

    Il quadrante in smalto avventurina

    Nel caso del quadrante del Classique Tradition Sidéral 7255, il vetro avventurina è utilizzato come smalto, con un processo artigianale lungo e laborioso che prevede numerosi passaggi. Prima il vetro deve essere ridotto in polvere – ma la polvere deve essere composta da grandi più grandi del solito. Dopo di che la polvere è miscelata con acqua fino a diventare pasta, che viene stesa a mano sulla base metallica, con un pennellino.

    Poi il quadrante subisce un primo passaggio in forno, a una temperatura superiore a 800°C. E l’operazione è ripetuta fino a cinque volte, per ottenere l’intensità cromatica desiderata. Ma ogni volta è rischiosa, perché la cottura dello smalto non è mai scontata e il risultato finale è sempre un’incognita. Se qualcosa va storto, l’intero lavoro è vanificato: il quadrante va gettato via e si deve ricominciare tutto daccapo.

    Il Calibro 187M1

    Per passare alla meccanica, il Classique Tradition Sidéral 7255 monta un movimento che prende ispirazione da quello montato nel primo orologio da polso con tourbillon realizzato da Breguet nel 1988, il Classique 3350. Stessa carica manuale, stessa architettura “a pieno ponte”, stesso metodo di decorazione artigianale. Il nuovo Calibro 187M1, mostrato attraverso il grande oblò in vetro zaffiro sul fondello, rivela però il diverso guillochage, che qui è il motivo Quai de l’Horloge, inventato appositamente per l’anniversario. Da notare sul retro l’apertura del tourbillon: perché anche qui il vetro zaffiro che circonda la base in oro – anch’essa guilloché – fa sì che davvero il dispositivo sembri sospeso nel vuoto…

    Merita un cenno anche l’architettura del movimento, interamente incentrata sul tourbillon, messo in risalto anche dalla posizione sopraelevata. Il tourbillon appare infatti sollevato rispetto alla platina: sporge da quest’ultima di 2,2 mm e di 0,9 mm dal quadrante. Lo spessore del tourbillon raggiunge i 7 mm e definisce il volume dell’intero movimento. E quindi lo spessore della cassa, che è di 10,2 mm.
    Elenco le principali caratteristiche meccaniche nelle didascalie. Vale la pena però citare almeno due dati. La frequenza “lenta” e costante del bilanciere: 18.000 alternanze orarie, che richiamano gli orologi da tasca d’antan. E la spirale in Nivachron™: brevettata, antimagnetica, colorata di blu così da spiccare maggiormente all’interno del bilanciere.

    Classique Tourbillon Sidéral: conclusioni

    Le cose da dire sul Classique Tourbillon Sidéral 7255 sarebbero ancora parecchie, ma mi fermo qui con le ultime informazioni necessarie. La complessità di costruzione del movimento e le difficoltà di fabbricazione del quadrante portano necessariamente la Maison a produrre pochi esemplari: solo 50, per l’intera distribuzione mondiale. Oltre che dal numero ridotto, l’esclusività è sottolineata dal prezzo: 225.900 euro.

    Ci troviamo di fronte a uno di quegli orologi che meriterebbero davvero di essere visti dal vivo: ammirato, toccato e provato, proprio per capire cos’è l’alta orologeria. Ma la tiratura limitata impedisce di farlo: in ciascuna boutique della Casa, a livello globale, arriveranno prossimamente pochi, pochissimi pezzi. Ciò non toglie che i fortunati italiani interessati all’acquisto possano comunque rivolgersi alla boutique di via Montenapoleone 19, a Milano. A noi comuni mortali non resta che visitare il sito ufficiale. E rosicare…

  • Type XX Chronographe 2075: due flyback per i 250 anni di Breguet

    Type XX Chronographe 2075: due flyback per i 250 anni di Breguet

    Il 2025 è un anno di importanti novità per Breguet. È l’anno del 250° anniversario della Casa che – prima a Parigi con il Classique Souscription, poi a Shanghai con il Tradition Seconde Rétrograde 7035 – amplia il catalogo con modelli celebrativi, pensati per ripercorrere le principali tappe della propria storia. Il terzo lancio, quello di giugno, si è tenuto a New York e ha introdotto due varianti del nuovo Breguet Type XX Chronographe 2075 – quinta generazione dell’omonima linea nata nei primi anni ‘50. Entrambi cronografi con funzione flyback, si ispirano fortemente alla collezione del 2023, apportando novità inerenti i materiali impiegati, i calibri e i diametri della cassa. Le due nuove referenze si distinguono nei quadranti, nel contatore dei minuti cronografici posto a ore 3 e, anche se di poco, nel movimento meccanico a carica manuale.

    Breguet e il volo, un rapporto non soltanto commerciale

    Tutt’e due gli orologi sono di chiara ispirazione aeronautica. D’altronde, il legame dell’azienda svizzera con il volo aereo è noto – e non è solo di tipo commerciale. Come Abraham-Louis Breguet ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo delle lancette, suo nipote Louis Charles Breguet (1880/1955) lo ha fatto nel settore dell’aviazione. Ingegnere aeronautico, fondò nel 1911 la Breguet Aviation, azienda dalla quale uscirono biblani e monoplani d’avanguardia: uno dei quali era il Breguet 19, bombardiere da ricognizione utilizzato per voli a lunga distanza.

    Tant’è che due aviatori francesi – Dieudonné Costes e Maurice Bellonte – nel 1930 se ne servirono per attraversare l’Atlantico ed effettuare la tratta Parigi-New York senza scalo. Un’impresa in risposta alla traversata in solitario di Charles Lindbergh di tre anni prima sulla stessa rotta ma in direzione opposta. Tenetelo a mente perché ne riparleremo dopo.

    Per darvi un’idea della capacità produttiva di quell’azienda, sappiate che la Breguet Aviation costruì per l’aviazione francese, durante la Prima Guerra Mondiale, circa 55mila velivoli. E fu per la stessa aviazione che, nei primi anni ’50, Breguet propose i Type XX. I quali, attraverso quattro successive generazioni (gli anni di presentazione sono stati rispettivamente il 1971, il 1995 e il 2023) ci portano ai nostri giorni. E ai due esemplari oggetto di questo articolo, che adesso vi descrivo un po’ più nel dettaglio.

    L’estetica dei Type XX Chronographe 2075

    Il primo dei due nuovi orologi, la referenza 2075BH/99/398, ricorda assai da vicino il Type XX del 1955. Ha il quadrante nero in alluminio anodizzato, o meglio in Duralluminio, una lega di alluminio temprata. Segni particolari: il contatore dei 15 minuti cronografici al 3 più grande di quello dei secondi al 9 e la relativa lancetta a foglia. Personalmente trovo che il quadrante “big-eye” dei 15 minuti con la lancetta dalla forma differente rappresentino elementi estetici molto efficaci.

    Il secondo orologio, la referenza 2075BH/G9/398, è in edizione limitata a 250 esemplari (numerati sulla lunetta posteriore). Esibisce un quadrante in argento spazzolato, con contatori dei piccoli secondi e dei 30 minuti cronografici (anziché 15) simmetrici e di uguali dimensioni. A ore 6 si legge la scritta in corsivo retour en vol che ne sottolinea la funzione specifica, mentre la scala tachimetrica sul réhaut rimanda al calcolo della velocità.

    Tutt’e due gli esemplari vantano cassa, pulsanti, lancette e fibbia ad ardiglione in oro Breguet: una lega d’oro a 18 carati che la Casa de L’Abbaye ha sviluppato apposta per celebrare i 250 anni dalla fondazione. Oltre all’elemento chimico oro, presente per il 75%, l’oro Breguet contiene anche argento, rame e palladio. Ne deriva una lucentezza e una colorazione metallica unica.

    E tutt’e due hanno poi la cassa di 38,5 mm di diametro, a conferma della tendenza degli ultimi tempi a contenerne l’ampiezza. A giovare di questa caratteristica non saranno solo gli uomini dal polso sottile, ma anche quelle signore attratte dai cronografi in stile militare. La corona non è avvitata e questo spiega la limitata impermeabilità all’acqua: 5 bar per tutt’e due i modelli. Per approfondire gli aspetti estetici e costruttivi, vi suggerisco di leggere le didascalie a corredo della galleria di immagini soprastante.

    Il Breguet Type XX Chronographe 2075 e i calibri 7279 e 7278

    E siamo ai due calibri alloggiati all’interno della cassa, il cui spessore è in ambedue i casi di 13,2 mm. I movimenti derivano dal Breguet 728 del 2023 e differiscono fra loro di un solo componente. Il calibro 7279 dell’esemplare con quadrante nero conta 258 componenti, il calibro 7278 di quello con quadrante argento 257. Che evidentemente riguarda il diverso conteggio dei contatore dei minuti crono.

    Nell’aspetto sono pressoché identici: tutt’e due sfoggiano, attraverso il vetro zaffiro sul fondello, decorazioni e incisioni realizzate a mano nei laboratori della Manifattura. Si tratta, per essere precisi, del bombardiere da ricognizione Breguet 19 cui accennavo prima, del percorso di volo seguito nell’andare dall’Europa all’America, e di parte delle coste dei due continenti. In quanto ad artigianalità e capacità creative, Breguet ha ben poco da imparare.

    Come ho già fatto notare nell’introduzione, i due calibri sono a carica manuale: il che, secondo me, ne accresce il fascino. E tutt’e due dispongono della funzione flyback che per un orologio nato per gli aviatori è, anzi era più di mezzo secolo fa, una complicazione irrinunciabile. Basata su una ruota a colonne (visibile osservando il movimento lato fondello), la funzione flyback permette di azzerare il cronografo e farlo ripartire istantaneamente premendo il pulsante a ore 4.

    Una complicazione assai raffinata e di non facile realizzazione, ma di effettiva utilità. Permette, nel caso in cui debbano essere misurati intervalli di tempo parziali in serie, di non fermare, azzerare e far ripartire il cronografo per pressioni successive dei due pulsanti. Chiudo con un riferimento alla (alta) frequenza di funzionamento: 5 Hz, pari a 36.000 alternanze l’ora. Una soluzione tecnica che assicura un movimento estremamente fluido alle lancette dei secondi e una precisione cronografica superiore.

    Conclusioni e prezzi

    Non sappiamo cos’altro ci riserverà il 2025 di Breguet. Finora abbiamo assistito al lancio di modelli di pregio indiscutibile, in grado di coniugare storia, tradizione e capacità di rivisitare entrambe in chiave attuale. I due Breguet Type XX Chronographe 2075, grazie all’uso di materiali “nobili” (l’oro Breguet, l’alluminio e l’argento) e di calibri dotati della complicazione flyback, sono un’ulteriore conferma.

    I prezzi sono quindi allineati al blasone, alla qualità delle lavorazioni artigianali, al prestigio che la collezione Type XX mantiene invariato da 70 anni. Cioè 43.400 euro per il Type XX Chronographe 2075 con quadrante nero; 45.200 euro per il Type XX Chronographe 2075 con quadrante argento. Il lieve incremento di prezzo che si riscontra in quest’ultimo è ampiamente giustificato sia dal diverso materiale del quadrante sia dal valore collezionistico che l’orologio in tiratura limitata può assumere nel tempo.

  • Tradition Seconde Rétrograde 7035, Breguet continua a far festa

    Tradition Seconde Rétrograde 7035, Breguet continua a far festa

    Un traguardo importante quello dei 250 anni. Lo festeggia in questo 2025 Breguet, che fino a dicembre continuerà a lanciare esemplari dedicati appunto all’anniversario. Il primo è stato il Classique Souscription, presentato il mese scorso. Ora è la volta del Tradition Seconde Rétrograde 7035, che di quel precente è un po’ il seguito ideale, come vedremo poi. E già fin d’ora sembra logico ipotizzare che tutti gli orologi celebrativi in uscita vorranno ripercorrere la storia della Casa. Rendere omaggio ad Abraham-Louis Breguet e alle sue invenzioni, ma anche al passato più recente della Maison da lui fondata. In un modo o nell’altro, per tappe, senza seguire un ordine cronologico quanto piuttosto logico. O almeno, così mi sembra di intuire.

    La collezione Tradition

    Uscita vent’anni fa, la collezione Tradition prende dichiaratamente ispirazione dagli “orologi da sottoscrizione” – proprio come il Classique Souscription. Erano esemplari da tasca dall’architettura semplice, privi di complicazioni: costruiti dal Maestro negli anni Novanta del ‘700, furono promossi nel 1796 con un dépliant pubblicitario ante litteram, che ne spiegava il sistema di pre-vendita tramite acconto (per usare parole di oggi). Poi, nel 1799, la stessa costruzione meccanica servì come base per i cosiddetti “orologi a tatto“, che permettevano di conoscere l’orario toccando una lancetta a freccia posta all’esterno della cassa e gli indici sulla carrure.

    Mix di questi due tipologie storiche, la collezione Tradition fin dagli esordi si distingue proprio per come è fatta: sposta la visualizzazione di ore e minuti in un piccolo quadrante decentrato per mettere in mostra i principali componenti del movimento ben in vista sulla platina. Il primo modello, del 2005, ha la cassa in oro giallo e il movimento meccanico a carica manuale con indicazione dell’autonomia residua (referenza 7027). Mentre l’anno dopo esce con la cassa in oro bianco e il movimento automatico con la stessa piccola complicazione (ref. 7037). Così, la collezione rivela subito grandi doti di trasformismo – e nel corso degli anni acquisisce diverse funzioni. Via via ecco dunque il Tradition con doppio fuso orario, con tourbillon, in versione cronografo, con datario retrogrado…

    Tradition Seconde Rétrograde: due modelli a confronto

    Risale al 2015 la referenza 7097, tuttora in produzione. Un modello con la lancetta dei secondi ad andamento retrogrado, che si può considerare a pieno diritto il predecessore dell’attuale Tradition Seconde Rétrograde 7035. Anche se i due esemplari hanno molteplici differenze. A cominciare dalla cassa: realizzata in oro bianco con un diametro di 40 mm nel 7097, nel 7035 misura 38 mm ed è in oro Breguet. Una lega esclusiva, sviluppata appositamente per il 250° anniversario: già apparsa nel Classique Souscription, è composta per il 75% di oro e per l’altro 25% di argento, rame e palladio.

    Diverso è anche il quadrante decentrato, che nella ref. 7097 è semplicemente in oro argentato e decorato a mano con un guilloché a Clou de Paris. Nella ref. 7035 invece presenta una decorazione personalizzata, un tipo di guillochage chiamato Quai de l’Horloge, in omaggio alla strada parigina in cui si trovava l’atelier del fondatore, aperto nel 1775 sull’Ile de la Cité. Il motivo – fanno sapere dalla Casa Madre – prende ispirazione dai bracci della Senna così come risultano dal Plan de Turgot, una celebre mappa della Città creata proprio nel XVIII secolo e oggi conservata al Louvre. Si tratta di una veduta prospettica commissionata dal Capo della municipalità parigina Michel-Etienne Turgot (1690/1751) a un artista, il maestro incisore Louis de Bretez, e che oggi è considerata una delle più belle mappe di Parigi mai eseguite.

    Del resto, va detto che il guillochage è uno dei mestieri d’arte di cui la Maison Breguet va più fiera. Ma oltre a essere finemente inciso a mano, il quadrante del Tradition Seconde Rétrograde 7035 è anche rivestito di smalto Grand Feu traslucido blu. Blu Breguet, naturalmente: quella specifica sfumatura che contraddistingue gli esemplari della Casa, diventata nel tempo uno dei codici stilistici più emblematici. Una tonalità che qui assume riflessi più o meno profondi proprio grazie all’incisione sottostante. Il blu comunque tinge anche la sottile lancetta a bastone dei secondi retrogradi, posta a ore 10. E le viti del movimento: tutte in acciaio azzurrato alla fiamma, nel rispetto della grande orologeria di tradizione.

    Il calibro 505SR

    A proposito della meccanica, il nuovo Tradition Seconde Rétrograde 7035 condivide con la ref. 7097 il movimento: il calibro 505SR. Emblematica della particolare architettura è anche la massa oscillante che presiede la carica automatica, dall’insolita forma a scudo – o a mezzaluna, come la definisce il comunicato ufficiale. Un retaggio degli orologi “perpetui” inventati da Abraham-Louis Breguet, antesignani dei moderni automatici. Nella ref. 7097 la massa oscillante è in oro, nella ref. 7035 è invece in platino – un metallo dal peso specifico elevato, che ne ottimizza le prestazioni. Ma, soprattutto, il calibro 505SR di ultima generazione ha la platina e i ponti interamente in oro Breguet. La finitura grenaillé della platina era già presente nell’altro esemplare, invece i ponti e il coperchio del bariletto ora sono spazzolati.

    E poi c’è la questione della spirale, antimagnetica in entrambi i casi: mentre nel 7097 è in silicio (come i corni dell’àncora, dalla costruzione invertita), nel 7035 è in Nivachron™. Una scelta che dipende certo dal progredire della ricerca (la spirale in Nivachron™ è un’invenzione recente). Ma anche, con buone probabilità, dalla volontà di adottare componenti in materiali tradizionali, come il “caro, vecchio metallo” – per citare Augusto Veroni. Il titanio di base alla spirale in Nivachron™ supera le incognite future poste dal silicio ed è di gran lunga da preferire in un orologio con velleità eterne – com’è questo dell’anniversario. Per le altre caratteristiche tecniche, vi rimando alle didascalie.

    Ultimi dettagli del Tradition Seconde Rétrograde 7035

    Non mi resta che concludere, come sempre, con il prezzo al pubblico. Per avere il Tradition Seconde Rétrograde 7035 ci vogliono 51.200 euro, contro i 43.300 della Ref. 7097. Differenza di prezzo che deve tener conto dell’oro in quantità maggiore, della presenza del platino, dello smalto Grand Feu e di quanto vi ho raccontato finora. Merita un cenno anche il packaging: un astuccio in pelle rossa come quello del Classique Souscription. Ispirato alle scatole in marocchino dei tempi di Breguet, evidentemente sarà una costante degli esemplari anniversario.

  • Classique Souscription, il primo Breguet per l’anniversario

    Classique Souscription, il primo Breguet per l’anniversario

    C’è chi lo chiama il Leonardo da Vinci dell’orologeria. Perché Abraham-Louis Breguet – vissuto fra il 1747 e il 1823 – è famoso per gli innumerevoli dispositivi che hanno cambiato per sempre il volto e la tecnica degli strumenti meccanici per la misura del tempo: dal tourbillon alla molla sonora degli orologi a ripetizione (ovvero il gong), tanto per citarne un paio. In realtà non fu solo il geniale inventore che tutti conoscono. Fu anche uno straordinario imprenditore, un uomo di marketing ante litteram. Lo dimostra il nuovo Classique Souscription, riedizione in formato da polso di un particolare genere di “tasca” da lui creato.

    Devo sottolineare però che si tratta anche del primo esemplare lanciato dalla Maison Breguet per festeggiare i 250 anni dalla fondazione. Le celebrazioni proseguiranno per tutto questo 2025 con altri modelli, magari complicati (volete che non ci sia un tourbillon dell’anniversario?). Ma che per ora rimangono top-secret: quindi, concentriamoci su questo.

    La nascita dell’orologio da sottoscrizione

    Nel 1796, Abraham-Louis Breguet presentò una novità assoluta: il cosiddetto “orologio da sottoscrizione”. Come scrive Emmanuel Breguet nella monografia sui suoi avi pubblicata due secoli dopo, “si trattava di un orologio semplice da costruire, robusto, perfettamente affidabile e poco costoso, di grande diametro e dotato di un’unica lancetta”. Perché si chiamasse così lo spiegava il Maestro nell’opuscolo promozionale stampato ad hoc: “Il prezzo (…) sarà di 600 franchi. Un quarto della somma verrà pagato all’atto della sottoscrizione. La fabbricazione non subirà ritardi e la consegna rispetterà l’ordine di sottoscrizione”.

    L’esistenza e i contenuti della stessa brochure sono emblematici delle doti imprenditoriali di Abraham-Louis Breguet. Prima di tutto perché era una forma di materiale pubblicitario che, all’epoca, doveva avere ben pochi equivalenti. E poi perché, nel testo, spiegava che il denaro versato in anticipo sarebbe servito “per acquistare i pezzi occorrenti a quella che sembra quasi una produzione in serie”. In pratica il grande orologiaio in questo modo non solo si procurava la somma necessaria per coprire le prime spese, per esempio i costi dei materiali, ma soprattutto iniziava la produzione con la certezza della vendita e rischi limitati. In pratica produceva solo ciò che aveva già venduto (o sarebbe stato venduto a breve: noi oggi diremmo “in pre-ordine”). Sarà un azzardo, ma mi sembra che Breguet seguisse in nuce ciò che gli economisti contemporanei definiscono logica pull.

    I precedenti

    Come si legge in quello stesso volume, l’idea di realizzare orologi semplici e meno costosi, quindi accessibili a un pubblico più vasto, in realtà covava nella mente di Breguet da diverso tempo. I registri d’archivio riferiscono di un orologio “semplice a una lancetta”, il n. 188, venduto nel 1792 “all’ex vescovo di Autun, Monsieur de Talleyrand” (ennesimo cliente celebre!), e altri tre simili negli anni successivi. Il termine “sottoscrizione” appare per la prima volta a proposito dell’orologio n. 96, iniziato nel 1794 e venduto due anni dopo a tale Monsieur Coquille. Un altro esemplare, sperimentale, fu venduto nel ’97. Poi, la brochure pubblicitaria lanciò l’orologio da sottoscrizione su più larga scala.

    Il nuovo Classique Souscription ovviamente non segue le regole della sottoscrizione del passato, ma si rifà a quei precedenti – 700 in tutto, realizzati nell’arco di un ventennio – sia nell’estetica sia nella tecnica. Ne sono una prova gli esemplari riuniti nel Museo Breguet, a Parigi, «acquistati nel corso degli anni all’asta», come racconta sempre Emmanuel Breguet, Responsabile del patrimonio della Maison, «in argento e in oro, tra cui si trovano gli orologi n. 246, n. 324, n. 383, n. 1576 e n. 3424, straordinariamente ben conservati». Per inciso, gli orologi da sottoscrizione furono la base per lo sviluppo degli esemplari “a tatto”, che permettevano di conoscere l’ora semplicemente toccandoli: un’altra invenzione del grande orologiaio. Ma non divaghiamo…

    Il quadrante del Classique Souscription 2025

    Le affinità fra gli antichi predecessori e l’attuale Classique Souscription sono evidenti già nell’aspetto. A cominciare dal quadrante: oggi come allora in smalto bianco, con un’uniformità cromatica e una “pastosità” che solo la tecnica à Grand Feu può conferire. Scandito da una minuteria chemin de fer e dai numeri arabi Breguet – realizzati sempre in smalto, questa volta Petit Feu (quindi sottoposto a passaggi in forno a una temperatura più bassa degli 800°C richiesti dal Grand Feu) -, è dominato dall’unica lancetta centrale. Una lancetta particolare: dalla punta allungata e arcuata per meglio indicare ore e minuti insieme, sebbene come di consueto à pomme evidée e in acciaio azzurrato alla fiamma, per spiccare meglio sullo sfondo immacolato.

    Sotto la luce radente, fra il perno della lancetta e le ore 6, si legge poi la firma segreta, invisibile se non nelle giuste condizioni e a patto di conoscerne la presenza. Come tutti ricorderanno, nacque come vero e proprio sistema anticontraffazione: adottato da Breguet attorno al 1795 e generalizzato proprio con gli orologi da sottoscrizione, serviva a identificare gli esemplari autentici dalle copie, numerose già allora. La firma segreta, effettuata con un pantografo a punta secca e seguita sempre dal numero individuale dell’esemplare, nei pezzi d’antan con quadrante in smalto appare in genere incisa sotto il numero 12. Nel caso del nuovo Classique è accompagnata anche dalla scritta Souscription, a ribadirne l’identità.

    La cassa in oro Breguet

    Quindi la cassa. Rotonda, semplice, con la lunetta sottile e le anse arcuate, si differenzia dai modelli d’epoca in primis per le dimensioni ridotte: 40 mm di diametro anziché 61 – ovviamente per la trasposizione al polso. Ma si distingue soprattutto per il materiale. Il Classique Souscription 2025 è infatti realizzato in oro Breguet, una lega esclusiva, concepita e sviluppata “in casa”. Si tratta naturalmente di una lega a 18K, come vuole la legislazione attuale: e unisce al 75 per cento di oro altri metalli quali l’argento, il rame e il palladio (in percentuali non dichiarate).

    La tonalità unica, calda e leggermente rosata, prende ispirazione da quella del nobile metallo utilizzato nel XVIII secolo, ai tempi del fondatore della Maison. Oltre a offrire una maggiore fedeltà storica agli orologi d’epoca, almeno dal punto di vista cromatico, l’inedito oro Breguet rivela il savoir-faire orafo dei tecnici della Manifattura. E allo stesso tempo la volontà di innovare, di intraprendere nuovi percorsi: con coerenza, seguendo le orme di Abrahams-Louis Breguet.

    Il movimento “all’antica”

    Le similitudini fra gli orologi da sottoscrizione d’antan e il Classique Souscription di oggi continuano anche nella meccanica. Se si guarda attraverso il fondello in vetro zaffiro, si vede il nuovo calibro VS00, la cui architettura riprende proprio quella degli orologi da sottoscrizione, nella forma definitiva. I fan di Breguet e i conoscitori più appassionati della Maison non potranno non notare la netta somiglianza con i movimenti della collezione Tradition, che in effetti prende come modello proprio gli orologi da sottoscrizione (anche se con i componenti “a vista”, trasferiti sul lato quadrante).

    Oggi come allora si tratta di un calibro essenziale, robusto, facile da costruire, improntato su un estremo rigore ed equilibrio formale. La struttura simmetrica vede i ponti a gradino fissati sulla platina tramite viti, il treno del tempo e l’organo regolatore nella parte alta del movimento. Al centro invece si trova il grande bariletto, con la ruota a cricchetto decorata, incisa con una scritta in corsivo. Perfino la finitura finemente sabbiata di platina e ponti si ispira ai movimenti storici. A ben guardare, però, presenta un mix di “vecchio” e “nuovo” – com’è giusto che sia: sarebbe assurdo non applicare le tecnologie più attuali… Così, al tipico paracadute, il dispositivo antiurto inventato da Breguet nel 1790, fa da contraltare la spirale in Nivachron™, antimagnetica. Mentre l’autonomia raggiunge i 4 giorni, per rispondere alle esigenze del pubblico contemporaneo, ormai abituato ad avere orologi “a prova di weekend”.

    Packaging e prezzo

    Riporto come sempre ulteriori informazioni, più dettagliate, nelle didascalie. Qui concludo con le ultime, necessarie informazioni. I primi esemplari del Classique Souscription arriveranno a breve, già nei prossimi giorni, nelle boutique Breguet, e saranno in vendita a 53.600 euro. Considerato quanto ho scritto fin qui (la lega “di proprietà”, il quadrante in smalto, il nuovo movimento, le lavorazioni artigianali) mi sembra un prezzo corretto. Alto, è vero, ma non dimentichiamo che siamo nel contesto dell’alta orologeria. Ma merita un cenno anche la speciale confezione che racchiude l’orologio: un astuccio in marocchino rosso, la pregiata pelle a concia vegetale dalla grana fine e irregolare. Ispirato alle custodie utilizzate da Abraham-Louis Breguet, è fregiato da scritte in oro impresse a caldo, a sottolineare l’anniversario e l’esclusività della creazione.

  • 7 orologi di San Valentino. Anche per la GenZ

    7 orologi di San Valentino. Anche per la GenZ

    Fra due giorni è il 14 febbraio, la festa degli innamorati. Un’occasione per regalare un orologio alla propria amata, come sempre. Certo, andrebbe bene qualsiasi orologio – purché rispetti i suoi gusti e le sue preferenze (anche il nostro portafoglio). Ma qui prendiamo in esame solo gli esemplari creati appositamente, con l’intera panoplia di decori e cliché del caso: i cuori, le frecce di Cupido, il rosso (ma va bene anche il bianco), lo scintillio delle pietre. E che siano gemme preziose o semplici cristalli, poco importa. Si tratta infatti di un fenomeno comune a tutti i segmenti del mercato, dall’entry level all’alto di gamma… Ecco allora 7 orologi di San Valentino modulati su diversi budget di spesa, tra i modelli più sontuosi ed esclusivi, spesso in tiratura limitata, e quelli pop o di tendenza. Comunque romantici, a detta di tanti (o ad alta concentrazione di melassa, secondo alcuni).

    San Valentino, no grazie…

    «Ma San Valentino è una cosa da vecchi!», ha replicato il figlio della nostra amica Margherita. Lui, non ancora ventenne, appartiene a quella GenZ che mette in discussione il giorno degli innamorati, visto come festa consumistica da contestare. Un evento che crea un’ingiusta (e ingiustificata) pressione sociale ed economica. Uno stress dannoso sia se si è in coppia, per il peso delle aspettative del partner, sia se si è single, perché accresce il senso di solitudine. E poi, così com’è concepito per tradizione, San Valentino alimenta gli stereotipi di genere, perché esclude chi non è binario, non rientra nell’archetipo uomo/donna.

    Non è meglio piuttosto essere inclusivi, e festeggiare con gli amici e le persone care, in senso lato? O tirar fuori un po’ di sano egoismo e celebrare l’amore per sé stessi, la propria unicità e la propria individualità? Così, per far felice la GenZ, al posto della festa degli innamorati sono già nati altri eventi, a livello globale. Prima di tutto la festa dei single – che in Italia coincide con il 15 febbraio, giorno di San Faustino, eletto a furor di popolo “patrono dei single”. Mentre i social già promuovono la festa degli amici, il Galentine’s day, che guarda caso ricorre il 13 febbraio. Quindi se non volete festeggiare il 14 febbraio, potete optare per il giorno prima o il giorno dopo. A voi la scelta.

    … o anche sì?

    Eppure… eppure pare proprio che siano i nati fra il 1997 e il 2010 a spendere di più per i regali di San Valentino. Sì, perché la presa di posizione della GenZ è già stata oggetto di analisi, sondaggi e ricerche di mercato, da parte delle istituzioni come degli uffici marketing. Molti brand hanno studiato la cosa e trovato risposte a livelli diversi, pur di piacere ai nuovi acquirenti. A cominciare dalla comunicazione, puntata più sulla celebrazione dell’amore che sulla festa degli innamorati. Per passare all’uso di materiali che rispettano la sostenibilità e l’attenzione all’ambiente. Fino all’offerta di plus che rendano l’esperienza d’acquisto più gratificante.

    Lo si vede anche nei nostri 7 orologi di San Valentino. Che, a questo punto, possono essere visti nell’ottica del regalo per sé stesse (al femminile, anche in senso fluido o transgender) o per la propria “persona del cuore” (in senso lato), incluso qualsiasi legame affettivo o di sangue, dalla miglior amica in poi. Chiaro, questi discorsi valgono soprattutto per i ragazzi giovani o giovanissimi, quelli della GenZ e tutt’al più i Millennials. Quelli “diversamente giovani” – e intendiamo Boomer e GenX – magari apprezzano gli orologi per San Valentino semplicemente per quello che sono. Messaggi simbolici, un modo diverso per dire “ti voglio bene” da indossare al polso.

    7 orologi di San Valentino, in ordine di prezzo

    HARRY WINSTON Premier Valentine’s Day Automatic 36mm
    Un pezzo di alta gioielleria, strepitoso per il taglio a cuore dei diamanti agli indici, di dimensioni dégradé, e il grande rubino a ore 12, tagliato a mano e circondato da rami di rosa in oro, con tanto di spine (perché bisogna proteggere ciò che ci è caro…). Ad alta caratura la cassa (36 mm) in oro rosa: con un giro di diamanti e piccoli rubini sparsi sul quadrante in madreperla, altri diamanti taglio brillante sulla lunetta, la corona, le anse e perfino le barre d’attacco del cinturino, per un totale di 3.69 carati. Il movimento è automatico. Edizione limitata di 14 esemplari, prezzo non disponibile.

    BREGUET Reine de Naples 9915 San Valentino 2025
    Come sempre, la Maison presenta una creazione dedicata. Quella di quest’anno si distingue per il quadrante eccezionale: improntato sul décor a forma di cuore, fatto con rubini e zaffiri in dégradé incastonati (con una difficile operazione) nella madreperla di altissima qualità, fino a sfumare nei diamanti sul réhaut. Altri diamanti si trovano sulla lunetta svasata e, serti neige, sull’ansa a boule, mentre la corona è sormontata di un rubino cabochon (2.72 ct circa in totale). Il movimento automatico, calibro 537/3 di manifattura) ha la spirale e l’ancora in silicio. Edizione limitata di 28 esemplari, 57.100 euro.

    BLANCPAIN Ladybird Sainty-Valentine 2025
    Ricorrente è anche la special edition prodotta per l’occasione dalla Manifattura di Le Brassus. In questo caso la personalizzazione sta nel colore rosso diffuso, nella trotteuse a forma di freccia che trafigge un cuore e negli altri cuoricini che circondano le vezzose fasi di Luna. La cassa (34,9 mm) in oro bianco e il quadrante in madreperla sono ornati di diamanti taglio brillante (2.22 ct. in totale). Mentre il movimento automatico, calibro 1153L di manifattura (con 100 ore di autonomia), ha la massa oscillante scheletrata e decorata da un cuore. Edizione limitata di 14 esemplari, 40.300 euro.

    CHOPARD Happy Hearts
    Un grande classico, con i diamanti mobili “incamiciati” in oro. Ma questa versione diventa speciale per la presenza dei due cuori – uno in madreperla e l’altro con pavé di brillanti -, anch’essi liberi di scorrere sul quadrante, sempre in madreperla. La cassa (36 mm) in acciaio ospita un movimento al quarzo Swiss made con datario. A impreziosire ulteriormente il tutto, la lunetta e altri dettagli in oro rosa etico. 11mila euro.

    PHILIPP PLEIN Plein Valentine
    Fa parte di un’intera parure, che comprende anche orecchini, anelli, ciondoli a tema. Tant’è che l’orologio è venduto in un gift set, con bangle coordinato. La cassa (38 mm) in acciaio Ip oro giallo è decorata da cristalli baguette sulla lunetta, il quadrante soleil da un cuore smaltato in rilievo – lo stesso del bracciale -, in pendant col cinturino in pelle. Il movimento al quarzo è di fabbricazione giapponese. 550 euro.

    SWATCH Purest Love
    Un Original che esprime pura e candida passione, condita con ironia e originalità. Nella monocromia bianca spicca il quadrante soleil, con le frecce di Cupido come lancette e il lettering al posto degli indici, con tanto di cuore a ore 12. La cassa (34 mm) in plastica biosourced racchiude un movimento al quarzo Swiss made, il cinturino è in silicone. 75 euro.

    HIP HOP Love Me Yes
    È realizzato in collaborazione con La Methode, Marchio italiano che ha fatto della sostenibilità la propria bandiera: produce filati con fibre naturali di tessuti recuperati e scarti industriali. Il cinturino, con copricassa integrato, è in cotone Supima riciclato, fuso con il silicone eco-friendly attraverso la tecnica RPL (Rubber Pressing Layer). Così grafica e colori restano immutati nel tempo. La cassa (32 mm) è in policarbonato, il movimento al quarzo di fabbricazione giapponese. 45 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/02/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/02/2025

    Una serie di notizie di marketing di recente diffusione. Ecco le Cronache dell’orologeria di questa settimana, che si dispiegano soprattutto fra arte e sport: eventi, partnership, testimonial… Ma non solo: in questo pot-pourri di informazioni, ci sono anche un paio di curiosità, che gettano un ponte fra il passato e il futuro. Del resto il bello dell’orologeria è proprio questo: attraversare le epoche con nonchalance. Buona lettura!

    The Flying Dutchman

    Un nuovo ciclista entra nel team Richard Mille: Mathieu van der Poel. Classe 1995, figlio d’arte (il padre è Adrie van der Poel, il nonno era Raymond Poulidor), è considerato un autentico fenomeno delle due ruote. Sia perché ha vinto di tutto, sia per il talento polivalente: è un campione del mondo su strada, di ciclocross e di mountain bike. Non a caso lo chiamano “l’Olandese volante”. Mentre punta al Mondiale di Mbt, si è messo al polso un RM 67-02 Automatico Extrapiatto in Quartz Tpt®. Leggerissimo, per volare meglio…

    Time out

    Tissot è partner dell’NBA dal 2015. Tutt’altro che paga, rinnova ed estende l’accordo per altri 10 anni: l’annuncio è stato dato pochi giorni fa agli NBA Paris Game 2025. La collaborazione (ampliata) include un sistema di cronometraggio evoluto, uno shot clock aggiornato e un nuovo orologio dedicato: l’NBA Supersport 2025 Special Edition, in vendita per ora solo nelle boutique monomarca in Francia e negli States, oltre che sull’e-commerce ufficiale. In Italia lo avremo in marzo: dobbiamo aspettare.

    Cronache dell’orologeria… artistica – 1

    Si è svolta nei giorni scorsi anche la 13a edizione di Art Genève. La celebre fiera di arte contemporanea ha visto tra l’altro l’assegnazione del Prix Solo Art Genève – FPJourne, ambìto riconoscimento per la miglior mostra personale dedicata da una galleria a un singolo artista all’interno del proprio stand. Il premio è andato alla Richard Saltoun Gallery (Londra e Roma) per le coloratissime opere dell’artista tunisino Baya (1931/’98). FPJourne ne ha acquistata una (accanto), destinata al MAMCO di Ginevra. Quando si dice “sostenere la cultura”…

    Cronache dell’orologeria… artistica – 2

    Vacheron Constantin ha aperto una nuova boutique a Roma, la terza in Italia. In via Condotti 29, nel cortile interno di un palazzo storico, è uno spazio di 200 metri quadri organizzato su due livelli, fatto con materiali locali (leggi travertino) e toni caldi che giocano con la luce. Per celebrare la nuova apertura, fra gli arredi di Fornasetti e i simboli della Maison ha trovato luogo una grande scultura: Momenti (accanto), opera site-specific ideata dall’artista Denis Di Luca (Di Luca Ceramics). Che sigla un’inedita collaborazione.

    Tra romani ci si intende

    Damiano David è il nuovo volto di Bulgari. Che lo affianca a Zendaya per mirare dritto al cuore della Gen Z. Del resto, da quando ha intrapreso la carriera solista, l’ex frontman dei Måneskin ha lasciato i look Bdsm per adottare uno stile sartoriale, più adatto agli orologi e ai gioielli della Maison romana. Tant’è: il neo Global Pr Ambassador è già stato immortalato con l’intera parure Serpenti Viper e un bel Bvlgari Bvlgari al polso, ben evidenti sulla pelle tatuata. Scommettiamo che a Sanremo lo vedremo carico di diamanti?

    Tradizione rinnovata

    Da sinistra. Jörg Delecate, azionista di Tutima, e il nuovo Ceo Matthias Stotz.

    Importanti novità in casa Tutima. Da gennaio, il Marchio indipendente a conduzione familiare ha alle spalle una nuova società: la Tutima Glashütte GmbH & Co. KG, che già nel nome sottolinea il legame con la tradizione orologiera sassone. Ma non solo. Ha visto anche la nomina di un nuovo Ceo, Matthias Stotz, manager di lunga data (tra l’altro è stato al timone di Junghans per più di 16 anni), nonché maestro orologiaio (di quarta generazione!). Con queste premesse, ci aspettiamo grandi cose… Buon lavoro!

    Super-anteprima

    Sotheby’s sta organizzando la più grande asta di orologi Breguet del Nuovo Millennio. In occasione del 250° anniversario della Maison, saranno battuti esemplari da appoggio, da tasca e da polso che ne ripercorrono la storia secolare, dalla fondazione da parte del Leonardo da Vinci dell’orologeria, fino ai nostri giorni. Tra gli highlight ci sarà la Montre Perpétuelle à Tact realizzata per re Giorgio IV nel 1827. La vendita è prevista per il 9 novembre prossimo, ma solo a primavera ne sapremo di più. Ne riparleremo…

    Un successo annunciato

    Chi l’avrebbe detto? Eric Migicovsky, il vulcanico fondatore di Pebble, ha annunciato per il 2025 il ritorno del suo “bambino prodigio”. Lo smartwatch che ha fatto battere il cuore dei tech-addicted torna con lo stesso Dna ribelle: display e-paper sempre acceso, batteria che dura una vita e i mitici pulsanti fisici. Grazie a Google, che ha reso open source PebbleOS, il revival promette scintille. Migicovsky gioca la carta della sostenibilità: niente mega-team, solo passione. Un ritorno che guarda al futuro! Quando? Stay tuned! Fabio Parri

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • L’anno del Serpente di Legno: 18 orologi per il Capodanno cinese

    L’anno del Serpente di Legno: 18 orologi per il Capodanno cinese

    Quest’anno l’orologeria parla serpentese. Se non conoscete Harry Potter, poco male: ve lo spieghiamo in altro modo. Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio si apre il Capodanno cinese. E inizia ufficialmente l’anno del Serpente di Legno – secondo il calendario luni-solare del Celeste Impero, che identifica il segno zodiacale e l’elemento dominante all’interno di un ciclo di 60 anni. Ed ecco quindi, come succede ormai d’abitudine, che tante marche si sono mosse per tempo e hanno creato orologi dedicati. Così hanno trasformato il settore in una specie di rettilario prezioso.

    Sì, perché gli esemplari per l’anno del Serpente sono sempre stati pezzi di alta orologeria, costosi ed esclusivi. Del resto, lo stesso era capitato per l’anno del Drago e per tutti gli animali precedenti: tigri, conigli, bufali eccetera, in una tendenza sempre più diffusa da almeno un decennio a questa parte, se non di più… Cioè da quando il mercato cinese è diventato importante per la Svizzera delle lancette. Ma non pensiamo che il fenomeno sia rivolto solo a un pubblico localizzato: ha ormai contagiato i collezionisti di tutto il mondo. E lo dimostrano proprio gli orologi per questo anno del Serpente, mai così numerosi a dispetto delle percentuali negative delle esportazioni elvetiche verso la Cina e i dintorni.

    Tant’è: l’anno del Serpente ha dato vita a innumerevoli esemplari, più o meno realistici o astratti, in certi casi davvero impressionanti, sempre scenografici. In genere si tratta di creazioni in tiratura limitata, realizzate con i tradizionali mestieri d’arte dell’orologeria – tipo lo smalto o l’incisione, spesso combinati tra loro. Certo, l’approccio dei brand è ogni volta diverso. C’è chi utilizza sempre lo stesso format, con pochissime modifiche ogni anno – tipo il colore del quadrante. Chi relega il soggetto solo al fondello. Chi invece sviluppa ex novo il tema e perfino chi offre la possibilità di personalizzare il proprio orologio per renderlo, di fatto un pezzo unico. Qualcuno coinvolge la meccanica e realizza addirittura la complicazione del calendario cinese.

    Sta di fatto che qui abbiamo riunito una serie di orologi per l’anno del Serpente di vario genere e tipologia. Perché è d’obbligo aggiungere che di recente hanno sposato l’idea anche parecchie marche del segmento medio del mercato, i cui esemplari hanno prezzi più accessibili – se non proprio alla portata di tutti. Segno che la tendenza sta diventando sempre più popolare e mira a un pubblicoo ampio, non solo alla nicchia dei collezionisti più facoltosi. Trovate la nostra selezione, rigorosamente in ordine alfabetico, nella gallery in alto. Fateci sapere cosa ne pensate sui nostri social…

  • L’Oroscopo del 2025. Previsioni e orologi, segno per segno

    L’Oroscopo del 2025. Previsioni e orologi, segno per segno

    Buon anno a tutti! Questa volta ci lanceremo, sempre con una punta di ironia, a esplorare l’Oroscopo del 2025. Dall’Ariete ai Pesci, vedremo cosa le stelle riservino e consiglino a ogni segno. Ovviamente, ci permetteremo di suggerire quale orologio sia il più idoneo a ciascuno e alle previsioni che lo riguardano, sia di celebri case dell’establishment sia di piccoli artigiani indipendenti – ma sempre alto di gamma. A cominciare dall’esemplare nella foto qui sopra, rappresentazione fisica e simbolica del Cielo: il nuovo planetario di Christiaan van der Klaauw, che riporta sul quadrante le orbite di otto pianeti del sistema solare e sul perimetro i dodici segni zodiacali. Ma bando alle chiacchiere: scopriamo cosa il 2025 abbia in serbo per tutti noi.

    Ariete

    Cominciamo bene: per voi l’Oroscopo del 2025 vedrà ben due transizioni importanti. Saturno, l’Organizzatore, rientrerà nel segno dopo lunga assenza: mancava dal 1998. E risale addirittura al 1875 la presenza di Nettuno, che porta con sé carisma e una ventata di immaginazione creativa. È tempo allora di rimboccarsi le maniche e di esternare senza false modestie le vostre doti di leadership in tutti i campi. Le relazioni sentimentali potrebbero ravvivarsi grazie a Urano e Nettuno in Gemelli, ma siate cauti in marzo, con Venere e Mercurio retrogradi proprio nel vostro segno. A luglio Giove entrerà in Cancro: sarà un momento perfetto per costruire un nuovo nido d’amore o anche solo per rendere più accoglienti gli spazi della vostra vita sentimentale. Verso fine anno sarà possibile un salto qualitativo nella sfera lavorativa o magari della crescita personale. Festeggiatevi con un esemplare da vero connoisseur.

    H. MOSER & CIE Endeavour Centre Seconds Concept Lime Green
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 200, con doppia spirale e autonomia di 3 giorni. Quadrante in smalto Grand Feu, martellato e sfumato, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di kudu. 25.000 franchi svizzeri.

    Toro

    Finalmente, Urano che vi aveva complicato la vita per ben sette anni passerà nel segno dei Gemelli, che riceveranno sino al 7 giugno anche la benefica presenza di Giove. Dal 9 luglio in poi le due energie si sommeranno per dare un forte impulso alle vostre attività economiche e finanziarie. Attenzione ai facili entusiasmi: il periodo prospero non vi dovrà far deflettere da una gestione accorta dei risparmi. Accumulate e siate oculati. L’aspetto più interessante dell’influsso di questi pianeti lenti sarà una sinergia sul piano creativo e artistico. In più l’Oroscopo del 2025 ci rivela ben due superlune nel vostro segno: la prima, del 27 aprile, marcherà l’inizio di un momento favorevole che durerà sino alla seconda, il 25 novembre. Dopo questa data, se avrete lavorato bene, un ricco raccolto vi ricompenserà. Un buon calendario vi potrebbe essere utile.

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Bathyscaphe Quantième Complet Phases de Lune
    Cassa (43 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6654P di manifattura, con autonomia di 3 giorni, calendario completo e fasi lunari. Quadrante sfumato soleil, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica e indici in Ceragold, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in tela vela. 37.200 euro.

    Gemelli

    Oltre a segnalarvi la presenza di Urano e Giove, è utile tenere presente che il 2025 sarà per voi un anno di profondi cambiamenti. In breve tempo potrebbero mutare le vostre abitudini di vita, che siano semplici e piccoli rituali quotidiani, oppure in scala molto maggiore relazioni date per scontate, case e situazioni in cui sentivate di aver messo per sempre radici. Starà a voi, al vostro atteggiamento mentale, volgere questi cambiamenti al positivo. Quest’anno, “tutto scorre” sembrerà essere il vostro mantra. Giove nel vostro segno vi permetterà di esprimere il meglio di voi: scoprirete punti di forza che, forse, non immaginavate neppure di avere. La dirompente forza di Urano sarà, nel vostro caso, liberatoria. Verso la fine dell’anno, altre grandi trasformazioni in vista. Preparatevi, anche mettendo al polso un orologio diverso dal solito.

    CYRUS Klepcys GMT Royal Purple
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CYR 708 di manifattura, con autonomia di 55 ore, secondo fuso orario con lancetta retrograda per l’ora di casa. Quadrante multilivello scheletrato, lancette luminescenti, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, bracciale in acciaio. 29.850 euro.

    Cancro

    Vi attende un anno particolare. Quel vostro lato umbratile, solitario, bisognoso di introspezione sembrerà chiedere molto di più. Il primo plenilunio dell’anno, il 13 gennaio, cade proprio nel vostro segno: coglietene le preziose energie e mettete a segno un obiettivo che da tempo tenevate nascosto. È il momento opportuno, l’energia del Cosmo vi è favorevole. Fino al 23 febbraio, tenete d’occhio un Marte retrogrado che potrebbe cercare di ostacolare i vostri progetti. Siate cauti. Marte passerà ben presto nel Leone, fornendo preziose energie alle vostre iniziative e ai vostri sforzi, che prima dell’estate saranno coronati da successo. Saturno e Nettuno passeranno in Ariete, segnando l’inizio di un periodo di positività e di meritato riscontro a tutti gli impegni profusi nei mesi precedenti. Per ricordarvi che gutta cavat lapidem, come dicevano i latini (“la goccia scava la pietra”), scegliete un orologio a tema.

    CZAPEK Promenade Goutte d’Eau
    Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SXH5.1 di manifattura, con autonomia di 60 ore e piccoli secondi. Quadrante in smalto Grand Feu, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle. Edizione limitata di 100 esemplari, 23.400 euro circa.

    Leone

    Sembra strano esordire con il vostro lato sentimentale. Voi così forti, così dominanti, stando alle stelle dovrete dedicare molte energie alla gestione degli affetti. Che si tratti di una nuova love story, che rischia di diventare più importante di quanto pensavate, o che si debba trovare la forza di chiudere una vicenda che non aveva più senso, anche per voi l’Oroscopo del 2025 segnala un anno di cambiamento. In compenso, le attività lavorative – soprattutto quelle a forte contenuto creativo, come la scrittura, la pittura, la composizione musicale – troveranno apprezzamenti anche ad alto livello. Non siate timidi (anche se la timidezza non è proprio la vostra caratteristica primaria…): sarà un’ottima occasione per farvi valere e vedere riconosciuto il vostro valore. Mettete al polso un orologio che sia una dichiarazione: di stile, di gusto, di cultura…

    CARTIER Tank Américaine
    Cassa (44,4 x 24,4 mm, 8,6 mm di spessore) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1899 MC di manifattura. Quadrante spazzolato e mat, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro in zaffiro, corona con rubino, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. 26.000 euro.

    Vergine

    L’Oroscopo del 2025 prevede un primo semestre in cui tutte le vostre scelte saranno all’insegna del successo. Finalmente. Dopo una lunga gestazione, tutto coopera perché i vostri desideri diventino realtà. Dato che più eventi potrebbero sovrapporsi, non dimenticate di prendervi cura di voi stessi, dal punto di vista fisico e da quello spirituale. Avrete bisogno di tutte, ma davvero tutte le vostre energie per tenere testa al tourbillon di eventi, proposte, mutamenti che il 2025 vi presenterà. Se c’è una parola d’ordine per questo nuovo anno, sarà “reinventarsi”. Dovrete accogliere il nuovo che si evolve in meglio, rassegnandovi – ma senza rimpianti – a lasciare perdere quelle parti di voi che non erano neppure veramente vostre. Spazio al cambiamento. Dimostratelo con un orologio fuori dall’ordinario, tanto nel nome quanto nell’estetica.

    ANTON SUHANOV Cronotope
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Su200.10 (base Eta 2824 rielaborato) realizzato in esclusiva, con rotore periferico, indicazione retrograda del giorno della settimana con camma a chiocciola sul quadrante e datario; certificato dal Punzone di Ginevra. Quadrante satinato e martellato, lancette con rubini, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 33 esemplari, 30.780 franchi svizzeri.

    Bilancia

    Per voi l’Oroscopo del 2025 preannuncia un anno di viaggi, di avventure. In tutti i sensi: in luoghi geograficamente lontani, verso mete del tutto inattese o – addirittura – verso il più misterioso dei mondi, quello del vostro Io interiore. Sarà un anno in cui vi verranno proposte, quasi per sincronicità, diverse possibilità di crescita e di analisi del profondo. Guardarsi dentro fa sempre un po’ paura, ma è il momento giusto per farlo. Pensate sempre, come nella novella di Kafka, che la porta è là perché voi la apriate: varcatela e si scioglieranno molti nodi. Scoprirete che tante delle vostre paure erano solo frutto delle vostre proiezioni mentali. Che viaggiate su piste sabbiose o tra remoti paesaggi orientali, oppure solo seguiate le parole di un Maestro vero, cogliete questo viaggio come una grande opportunità. Ne ritornerete più saggi e più felici. Premunitevi comunque di un bel Gmt…

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Dual Time
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5110 DT/2 di manifattura, con autonomia di 60 ore, doppio fuso orario con funzione giorno/notte, e datario. Quadrante laccato, lancette in oro, quelle di ore e minuti luminescenti, indici applicati, vetro in zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile. Il packaging comprende anche due cinturini, in pelle e in caucciù. 34.400 euro.

    Scorpione

    Sempre complessi, ma affascinanti, quest’anno dovrete necessariamente rivedere tutta la vostra strategia, o anche solo l’atteggiamento nei confronti delle relazioni con gli altri. Spesso non proprio estroversi, e un po’ temuti per la codina velenosa, nel 2024 avete cercato di smussare, un po’ controvoglia, la vostra tendenza a starvene appartati, più osservatori che protagonisti. È tempo di bilanci. Da qualche relazione, da qualche conoscenza, è nato qualcosa di buono: ottimo, tesaurizzate e coltivate. Altre si sono rivelate inutili, addirittura dannose: fidatevi del vostro sesto senso e tagliate, senza paura, senza strascichi inutili. Con cortesia, ma troncate. L’ultimo trimestre dell’anno vi porterà nuove conoscenze: che sia un affetto, un collega, un socio in affari. Con la cautela che vi contraddistingue, prendetelo in considerazione: potrebbe rivelarsi un tesoro. Sfrondate gli eccessi e puntate sull’essenzialità più preziosa.

    ANDERSEN GENEVE Art & Culture Jumping Hours Black Jade Stone
    Cassa (38 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Frédéric Piguet 11.50 più modulo di manifattura, con autonomia di 3 giorni, indicazione saltante delle ore e decentrata dei minuti. Quadrante in giada nera e lacca applicata a mano, corona in oro rosa, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle. Edizione limitata di 50 esemplari, 52.800 franchi svizzeri.

    Sagittario

    Il vostro Oroscopo del 2025 prevede un anno complicato, anche se complessivamente positivo. La vostra natura libera, poco incline alle regole e ai recinti, dovrà trovare un punto di equilibrio con quelle che sono le innegabili esigenze di lavoro e famiglia. Avrete picchi di creatività, in cui la quotidianità vi sembrerà un giogo insopportabile: cercate di lavorare su voi stessi, di trovare il modo per ottenere una quadratura del cerchio. Il che non significa annullare la propria personalità artistica o le proprie ambizioni: si tratta di scegliere oculatamente quelle che veramente meritano anche qualche sacrificio. Pensate bene a ciò che state per intraprendere, il sacrificio potrebbe coinvolgere anche a chi vi sta vicino. Il massimo successo si paleserà a primavera e resterà all’apice fino a novembre. Gestite le diverse situazioni con saggezza, ricordandovi sempre che tutto scorre. Un buon cronografo vi aiuterà a gestire meglio i tempi.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Chronograph
    Cassa (29,9 x 49,4 mm) reversibile in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 860 di manifattura e di forma, cronografo con contatore dei 30 minuti. Quadrante principale blu soleil, secondario scheletrato, indici applicati, due vetri in zaffiro, cinturino in tela e pelle, intercambiabile. Il packaging include un secondo cinturino in pelle, entrambi forniti da Casa Fagliano. 27.500 euro.

    Capricorno

    Anno dalle molteplici sfaccettature, questo 2025. Cambiamenti, in tutti i sensi, anche per voi: soprattutto tra quanti vi circondano, in ambito lavorativo, con momenti di meritata libertà e al tempo stesso qualche picco di solitudine. È tempo di riorganizzazione. Il passato è alle spalle, fate tesoro dell’esperienza. Non lasciatevi prendere dall’effetto “fuochi d’artificio”: procedete con regolarità, studiando territorio, strategia, obiettivi, senza mai sottovalutare chi potrebbe o vorrebbe ostacolarvi. I segnali sono positivi, ma il percorso è irto di ostacoli. Non sarà una passeggiata, insomma. Le stelle però vi sono propizie. Valutate pro e contro di ogni vostra scelta, non lasciate al nemico la minima apertura. Giorno dopo giorno, le nubi si diraderanno: complimentatevi con voi stessi per ogni obiettivo raggiunto. Gratificatevi con un esemplare di classe, che vi ricordi quanto valete.

    ROLEX Perpetual 1908
    Cassa (39 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7140 di manifattura, con spirale Siloxi in silicio, autonomia di 66 ore e piccoli secondi. Quadrante guilloché, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Esemplare certificato Cronometro Superlativo. 31.700 euro.

    Acquario

    Plutone per tutto l’anno sarà nel vostro segno: lentissimo com’è, non potete aspettarvi di non subirne gli influssi. Visti gli altri pianeti, dovrete necessariamente attendervi grandi cambiamenti – addirittura rivoluzionari. L’Oroscopo del 2025 vi prospetta non solo viaggi e trasferimenti in luoghi molto lontani, ma anche modifiche epocali in una routine che credevate consolidata. Vi potreste trovare in situazioni affettive del tutto diverse, inattese. Siate aperti, curiosi: diffidate dai vecchi amici che potrebbero rifarsi vivi proprio nel momento in cui la vostra buona stella rifulge! Anche la situazione economica potrebbe avere mutamenti importanti. Un insieme di fattori positivi iniziano a diventare evidenti verso febbraio, proprio sul fronte dei guadagni, delle finanze e dei risparmi. A ogni buon evento, ricordatevi di tesaurizzare senza scialacquare, naturalmente in proporzione alle vostre possibilità. Concedetevi però un buon investimento.

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ref. 5712/1A
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 PS IRM C LU di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro, indicazione dell’autonomia residua, fasi di luna, datario a lancetta e piccoli secondi. Quadrante sfumato con rilievi orizzontali, lancette e indici applicati luminescenti, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, bracciale in acciaio. 52.270 euro.

    Pesci

    Secondo l’Oroscopo del 2025, sarà un anno estremamente importante. Anche per voi, tanti cambiamenti o possibilità di cambiamento, compresa l’immancabile tensione di chi si trova di fronte al classico bivio. In arrivo una specie di occasione unica: la possibilità di rigenerarvi, di abbandonare una serie di maschere e costumi che da troppi anni vi caratterizzavano, per mostrare, alla fine, la vostra vera natura. Da una parte può sembrare bellissimo, liberatorio. Ma per tanto tempo avete fatto credere a chi vi circonda di essere diversi: siate pronti ad affrontare reazioni che potrebbero essere anche di delusione. Attenzione a chi pensava di approfittarsi ancora di voi e vede sfuggire quella che considerava una preda già conquistata. La seconda metà dell’anno vi sarà particolarmente favorevole in termini di visibilità e notorietà: cogliete quest’occasione di palcoscenico mediatico e volgetela a vostro favore. Mette al polso un esemplare scenografico.

    BREGUET Tradition Quantième Rétrograde 5797
    Cassa (40 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 505Q di manifattura, con spirale in silicio e datario a lancetta, ad andamento retrogrado. Quadrante decentrato guilloché, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 46.500 euro.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 9/12/2024

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 9/12/2024

    Siamo ormai sotto Natale. E, come sempre, le case di orologeria hanno invaso il mercato con le loro proposte per uno dei periodi più importanti dell’anno in termini di vendite. Ecco quindi una selezione degli ultimi lanci – latest, appunto – per tenervi aggiornati su quanto potete trovare online e nei negozi. Qui mostrati in ordine di prezzo, dal top di gamma all’entry level, così da permettervi di individuare più facilmente il vostro budget di spesa. Del resto regalare (o regalarsi ) un orologio non sarà il massimo dell’originalità, ma ha sempre il suo perché… e non solo per gli appassionati.

    Latest… solo per pochi

    BREGUET Tradition Chronographe Indépendant 7077
    S’ispira, come tutta la collezione, agli orologi da sottoscrizione ideati da A.L. Breguet, ed è una versione nuova solo nell’estetica, per la scelta cromatica blu. Quanto alla meccanica, monta sempre l’originalissimo calibro 580 DR di manifattura, giocato sulla simmetria. Con doppio bilanciere e due ruotismi indipendenti: uno per il cronografo, l’altro per ore e minuti, così che l’attivazione del primo non influisca sulla costanza di marcia. Le lancette ad andamento retrogrado indicano l’autonomia e i minuti crono. La cassa (44 mm) è in oro bianco. 102.900 euro.

    Latest da 20mila a 10mila

    RESSENCE Type 9 Aqua
    Colpisce per il colore, un inedito turchese. Ma la vera novità sta nell’indicazione dei minuti, riportata per la prima volta sulla lunetta. E nella cassa più piccola (39 mm) realizzata in titanio grado 5, per cui risulta estremamente leggero: 39 g, cinturino compreso. Per il resto, conserva il modulo brevettato di visualizzazione Rocs (Ressence Orbital Convex System) basato sull’Eta 2892-2, con la tipica rotazione dell’intero quadrante. Per averlo, però, si dovrà aspettare febbraio. Adesso è disponibile solo in versione Grey. Circa 16.500 euro.

    GIRARD-PERREGAUX Laureato 38 mm Sage Green
    In attesa del 50° anniversario della collezione (lanciata nel 1975), la Manifattura declina nei colori del 42 mm – verde salvia oppure blu notte – la versione più piccola, da 38 mm. Il design è sempre quello del 2017, con la lunetta più importante rispetto al passato e il bracciale rastremato H-link. Superlative come al solito le finiture, sia dell’habillage interamente in acciaio, sia del movimento, il ben noto calibro 03300 a carica automatica. Un tocco speciale, i dettagli dorati sul quadrante a clou de Paris. 15.700 euro.

    IWC Ingenieur Automatic 40
    È un grande classico della Casa di Sciaffusa e non ha bisogno di presentazioni. Dopo il restyling dello scorso anno – direttamente ispirato al modello di Gérald Genta, con la lunetta fissata da 5 viti a brugola e il bracciale rastremato -, ora ritorna rinnovato nel colore. Con il tipico quadrante dal motivo stampato in un bel blu “pieno”, che va ad affiancare il nero, l’argenté e il verde già in catalogo. Il movimento è sempre il calibro automatico 32111 con 5 giorni di autonomia. 13.000 euro.

    OMEGA Seamaster Diver 300M
    Estetica vintage per un’altra variazione sul tema del Diver 007. Che stavolta torna in versione titanio grado 2 e Bronze Gold – l’esclusiva lega (brevettata) di bronzo con oro 9 kt, palladio e argento, il cui colore si colloca a metà strada fra l’oro Moonshine™ e l’oro Sedna™. La cassa (42 mm), dotata di valvola di decompressione, ospita il calibro Co-Axial Master Chronometer 8806. La lunetta è in alluminio, il vetro zaffiro bombato, il bracciale in maglia milanese. 12.000 euro.

    Da 10mila a 1000 euro

    BELL & ROSS BR-05 Artic Blue
    La particolarità è evidente a colpo d’occhio: il quadrante sembra scheggiato, quasi fosse scolpito in un blocco di ghiaccio che sta per frantumarsi. In realtà è realizzato in vetro colorato, con le crepe riprodotte tramite incisione al laser e tampografia, e gli indici a bastone che sembrano sospesi. La cassa (40 mm) e il bracciale rastremato sono in acciaio, il movimento scheletrato è il calibro automatico BR-CAL-322-1. L’edizione limitata di 250 esemplari è in vendita online o nelle boutique monomarca. 8.300 euro.

    SEIKO Astron GPS Solar Dual Time
    In occasione del centenario dal primo orologio da polso con il nome del Marchio, sono uscite 4 nuove referenze (fra cui una serie limitata) del celebre cronografo multifunzione. Realizzato in titanio grado 2 (cassa di 42 mm), è dotato di un movimento a carica solare, calibro 5X83, che si connette al Gps due volte al giorno per garantire una perfetta regolazione dell’ora e del fuso orario. In più, basta premere contemporaneamente i due pulsanti per invertire la posizione dell’ora locale e di quella “di casa”. 2.600 euro.

    MIDO Multifort Mechanical Limited Edition
    Realizzato per festeggiare i 90 anni della collezione, si distingue per il quadrante che riproduce i componenti del movimento. Non solo. Bariletto, bilanciere, ruote & Co. risultano ben visibili anche al buio, perché tratteggiati in Super-LumiNova, arancione e blu (come le lancette). Realizzato in acciaio, nella cassa XL (44 mm) monta un movimento meccanico a carica manuale (base Eta), decorato a Côtes de Genève, con un grande e lento bilanciere (18.000 A/h). In vendita con 2 cinturini aggiuntivi. Edizione limitata di 999 esemplari, 1.590 euro.

    Latest a meno di 1.000 euro

    UNIMATIC x South Park UT4-SP
    Per la seconda collaborazione con la serie animata più irriverente della tv, il Marchio ha scelto il Modello 4. Con la cassa (40 mm) in acciaio 316L spazzolato e il movimento al quarzo, si distingue per i coloratissimi personaggi che spiccano a ore 6. Cui sono ispirati anche altrettanti cinturini in dotazione nel packaging speciale: Nato in nylon arancione o in Cordura turchese, in pelle cioccolato, in poliuretano termoplastico verde (oltre al classico Nato in nylon nero montato di serie). Edizione limitata di 200 esemplari, 660 euro.

    BREIL Sport Titanium
    Prosegue la collaborazione fra il Marchio milanese e la Polizia di Stato, sfociata ora in questo nuovo cronografo. Con la cassa (43 mm) in titanio grado 2 e il movimento al quarzo, presenta numerosi riferimenti alla Forza di pubblica sicurezza: i colori ufficiali, blu e grigio; il logo Polizia Sportswear con la Pantera stilizzata a ore 12; il Tricolore agli indici… Il quadrante in fibra di carbonio è protetto da un vetro zaffiro, il fondello è personalizzato. 379 euro.

    CALVIN KLEIN Iconic Automatic
    Lo stile minimal è quello tipico del Brand. Ma le linee pulite sono aggiornate da un dettaglio: la C sul quadrante soleil, al posto della minuteria. Con cassa (40 mm) e bracciale in acciaio, è animato da un movimento automatico di produzione giapponese, mostrato dal fondello trasparente. Esiste anche con quadrante nero, 279 euro.

    N.B. La nostra pagina di Latest sarà via via riaggiornata. Tornate a vederla prossimamente per restare informati…

  • Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Orologio che vince non si cambia. Per parlare del Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 prendo in prestito un’espressione classica del mondo dello sport e sostituisco la parola “squadra” con “orologio”. Perché con la referenza 5887 la Maison ha creato un oggetto capace di evolvere senza cambiare, di mantenere un’identità estetica e tecnica riconoscibile che ha bisogno di aggiornamenti misurati, limitati principalmente al metallo della cassa e al colore del quadrante. L’equilibrio complessivo dell’orologio è infatti così preciso da non necessitare di stravolgimenti. Basta a se stesso e piace ai collezionisti. That’s it, direbbero a Londra.

    In effetti il Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 fu lanciato da Breguet a Baselworld nel 2017. Un battito di ciglia se rapportato ai tempi dell’orologeria, un’era geologica fa se si pensa a che cosa è accaduto dall’uscita di Swatch Group da Basilea a oggi, tra saloni defunti, pandemie, mercati impazziti e quasi rinsaviti. Eppure il nostro orologio è sempre lì. Sette anni fa, quello che è il modello di punta della collezione Marine fu presentato in due versioni, una in oro rosa 18 carati con quadrante argentato e l’altra in platino con quadrante blu.

    Nel 2020, in occasione del 220° anniversario del tourbillon, Breguet aggiunse un’altra versione in oro rosa e quadrante marrone, per allargare l’offerta a un colore che, allora come oggi, era molto apprezzato. Oggi tocca al quadrante nero e, di nuovo, alla cassa in platino. Orologio che vince non si cambia, appunto. Specialmente per quello che riguarda la complicazione regina che ospita, ossia l’equazione del tempo.

    Il Breguet Marine e l’equazione del tempo

    Per spiegare in breve in che cosa consiste, possiamo dire che l’equazione del tempo indica la differenza tra l’ora solare e l’ora civile media. Ossia lo scostamento, durante il corso dell’anno, tra il tempo indicato da un orologio solare e quello indicato dall’orologio che comunemente usiamo. Due tempi che non coincidono, perché questo scostamento può variare, in un anno, da un massimo di 16 minuti e 25 secondi tra il 31 ottobre e il 1° novembre, a un minimo di -14 minuti e 15 secondi tra l’11 e il 12 febbraio.

    Entrando un filino più nel dettaglio, questo scostamento è dovuto all’azione combinata tra l’inclinazione dell’asse terrestre (pari a 23 gradi e 27 primi) e l’eccentricità dell’orbita ellittica della Terra, ossia il rapporto fra la distanza di un fuoco dal centro dell’ellisse e la lunghezza del semiasse maggiore dell’orbita. Quanto maggiore è il valore dell’eccentricità (quello dell’orbita terrestre è pari a 0,017), tanto più allungata è l’ellisse.

    Non c’è bisogno di spiegazioni più approfondite, sia perché non sono Margherita Hack, sia perché credo che a pochi di voi interessi. Quanto scritto sopra dovrebbe far capire due cose: che l’equazione del tempo è fondamentalmente una complicazione priva di utilità pratica, ma un virtuosismo meccanico e matematico di altissima fattura; e che poche sono le manifatture a possedere le capacità tecniche per realizzarla e racchiuderla in un orologio da polso.

    In particolare, l’equazione del tempo nel Breguet Marine Tourbillon è chiamata “marciante” proprio perché è leggibile in modo istantaneo grazie alla presenza di due lancette dei minuti in continuo movimento: una di tipo Breguet à pomme che indica l’ora civile; e l’altra, la cui estremità reca un anello dorato, diamantato e plissettato, per la lettura dell’ora solare.

    Ingegneria e astronomia

    Tanto la lettura è immediata sul Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, quanto il meccanismo che la consente è complesso. Esso è controllato dal tourbillon e da una camma a forma di fagiolo, entrambi visibili a ore 5 perché posizionati sotto un disco di zaffiro su cui sono riportate le iniziali dei mesi dell’anno. In questo modo è possibile seguire il funzionamento della camma rotante, il cui fagiolo è in realtà una forma di analemma. Vale a dire un diagramma grazie al quale è possibile leggere la differenza tra il mezzogiorno vero e il mezzogiorno medio nelle varie parti del mondo, in qualsiasi giorno dell’anno.

    Questa camma, la cui progettazione ha richiesto calcoli molto precisi basati sul moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole, compie un giro completo intorno al proprio asse nell’arco di un anno. Un tastatore, a sua volta collegato a un rastrello, legge sulla camma le informazioni in essa contenute e le trasmette alla lancetta dei minuti dell’equazione marciante. Grazie a un differenziale si corregge la marcia della seconda lancetta dei minuti in base alle informazioni trasmesse dal tastatore, così che indichi correttamente il tempo solare. I calcoli alla base della complicazione sono stati elaborati in rapporto al meridiano di Greenwich, in modo da consentire la lettura della differenza fra tempo medio e tempo solare, qualunque sia il meridiano cui ci si riferisce.

    Un virtuosismo tecnico che fa quasi scomparire un’altra complessità del Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, ossia il tourbillon. Che a casa Breguet è il pane quotidiano e che, come l’equazione del tempo, qui non è una funzione che definiremmo pratica, visto che è più utile su un orologio da tasca o da tavolo che su uno da polso. Ma Breguet non è un brand “pratico” e non dovrebbe diventarlo, se vuole restare Breguet.

    Il calendario perpetuo del Breguet Marine

    Mi viene da sorridere a pensare che l’altra grande complicazione dell’orologio, il calendario perpetuo con indicazione retrograda del datario, possa essere quasi derubricata a un dettaglio di routine. La si vede distribuita nella metà superiore del quadrante e strutturata con due finestrelle, rispettivamente a ore 10:30 e 1:30, nelle quali compaiono il giorno della settimana e il mese, quest’ultimo con a fianco l’eventuale anno bisestile. A ciò si abbina un indicatore ad arco per la data, individuata da una lancetta retrograda a forma di àncora, giusto per ricordare in quale collezione di Breguet ci troviamo.

    Completa la serie delle informazioni presenti sul quadrante un discreto indicatore dell’autonomia residua. Ha la forma di un piccolo arco posizionato da ore 7 a ore 8, tra il cerchio delle ore e la parte centrale del quadrante. Quando il Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 è al massimo della propria carica, l’indicatore e completamente blu e si “svuota” man mano che l’autonomia diminuisce.

    L’architettura meccanica dell’orologio è sorretta dal calibro di manifattura a carica automatica 581DPE, lo stesso che equipaggiava le precedenti referenze del Marine Tourbillon Équation Marchante. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un solo bariletto, capace però di erogare potenza per una carica di circa 80 ore.

    Estetica codificata

    Tutto questo ben di Dio è al servizio dell’estetica propria della collezione Marine, specialmente per ciò che riguarda il quadrante. È in oro bianco con finitura nera e si struttura in quattro settori. Il più interno è un disco nero decorato manualmente a guilloché, con il classico motivo a onde del Marine. C’è poi il giro delle ore color argento, lavorato con una satinatura circolare, sul quale spiccano i numeri romani neri in oro, applicati. Segue un altro cerchio, nero, che riporta gli indici piramidali in oro trattati con Super-LumiNova. Più all’esterno il réhaut, decorato con un motivo ondulato.

    Una geometria piuttosto articolata, come si vede, che tuttavia è ben bilanciata esteticamente. Forse un po’ “importanti” le presenze del tourbillon e della camma, ma si può capire: sono il cuore meccanico dell’orologio, hanno una struttura non banale ed è giusto che si prendano il proprio spazio, anche visuale. Il tutto è racchiuso nella classica cassa da 43,9 mm di diametro del Marine Tourbillon Équation Marchante, qui in platino. Lo spessore di 11,8 mm è di tutto rispetto se si considera le complicazioni che ospita.

    Come sempre, prima di lasciarvi alle didascalie chiudo con il prezzo: 297.000 euro. E con una notazione. La storia della collezione Breguet Marine ha origini lontane, poiché il suo nome deriva dal titolo di “horloger de la Marine Royale” di cui Abraham-Louis Breguet fu insignito nel 1815. Il nome di Breguet sarà legato alla Marina reale francese per decenni, poiché anche il figlio e il nipote le fornirono cronometri. Nel 1990, la Maison cavalcò questa storia per presentare la collezione Marine, ispirata proprio all’aspetto classico e alla grandezza tecnica dei cronometri da marina. La linea, rinfrescata nel 2018, è tuttora uno dei pilastri della Maison. Di fronte a un orologio come questo si capisce il perché.

  • Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Ci sono orologi che si riconoscono subito, fin dalla prima occhiata. Quelli che, appena li guardi, sai benissimo chi li ha fatti e a quale collezione appartengono. Perché presentano una combinazione di caratteristiche che ne dichiarano apertamente l’identità. Ancora più facili da identificare, poi, quando presentano stilemi codificati da secoli. Come nel caso degli ultimi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, inconfondibilmente Breguet. Non cloni o repliche di pezzi già esistenti o esistiti, appena ritoccati nelle proporzioni o in dettagli infinitesimali – piuttosto evoluzioni, variazioni sul tema sviluppate in una rinnovata estetica, filtrate con il gusto più attuale. E per questo ben riusciti. Quasi come in un cocktail, in cui ingredienti noti ma dosati in diverse proporzioni sono mixati fino a ottenere un sapore del tutto nuovo.

    Un po’ è merito della collezione Classique, che per impostazione riflette con fedeltà le regole tecniche, i canoni artistici e i valori tipici della Maison Breguet. “Una sublimazione della storia e delle peculiarità di Breguet”, la definiva giustamente un vecchio catalogo. Così, in questi e in altri modelli, si incontrano i materiali pregiati usati anche in passato con i segni distintivi caratteristici della Casa. Ma un po’ di merito va anche alle stesse referenze 5177 e 7787, in produzione almeno dagli anni Dieci del nuovo Millennio (se non ancor prima), e diventati punti di riferimento per i collezionisti e i fan della Marca.

    Tratti inconfondibili

    Ecco allora che i nuovi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase presentano elementi costruttivi comuni, molto significativi. A cominciare dalla cassa in platino, metallo nobile per eccellenza adottato per la prima volta dai due esemplari. Ricco di qualità, è lucente e prezioso, molto duttile e malleabile, resistente alla corrosione, inattaccabile dall’ossidazione e perfettamente biocompatibile… La anse dritte e saldate, la carrure scanalata sono invece ricorrenti nella collezione. Poi il quadrante in smalto Grand Feu, dalla bellezza incorruttibile in grado di attraversare i secoli. Tecnica ancestrale, autentica sfida densa di incognite, si serve di pigmenti minerali e temperature elevate (fra gli 800 e i 1200 °C) per ottenere una profondita cromatica senza eguali.

    Celeberrime le lancette à pomme evidée, qui in acciaio rodiato per questioni di leggibilità (di solito sono invece azzurrate alla fiamma, come vuole la tradizione) e le cifre Breguet, color argento cipriato, che appaiono in rilievo grazie al delicato décalque in polvere finissima. Quindi la firma segreta, del tutto invisibile a meno che non si guardi il quadrante con luce radente, in determinate inclinazioni. Un sistema anticontraffazione utilizzato da Abraham-Louis Breguet a partire dal 1795 circa – i falsi erano una iattura anche all’epoca – e realizzato con un pantografo a punta secca. Nel Classique 5177 la si riscontra tra il centro e le ore 6, mentre nel Classique 7787 Moonphase fra il centro e le ore 3. Il carattere tipografico, corsivo, riprende la stessa calligrafia voluta dal fondatore dela Casa.

    Il Classique 5177

    Più nel dettaglio, si tratta di un orologio sottile (se non proprio extra-piatto), elegantissimo. Da sera, anzi da gran sera, sarebbe perfetto anche con uno smoking e perfino con un tight. La cassa misura 38 mm di diametro ed è sottile solo 8,8 mm. Il total look nero ben interpreta lo stile essenziale – verrebbe da dire neoclassico – e la purezza delle linee derivata direttamente dagli esemplari da tasca di Abraham-Louis Breguet. Se mi guardo indietro nel tempo, ne ricordo almeno due precedenti, sempre con il quadrante in smalto Grand Feu: bianco, uscito nel 2012, e blu, nel 2019. Senza contare quelli degli anni 2012/13 con il quadrante guilloché – che sembrano provenire da un’altra famiglia, tanto sono diversi.

    Dal punto di vista meccanico, è animato dal calibro 777Q. A carica automatica, fornito di funzioni semplici come i secondi al centro e il datario a ore 3, coniuga tecnologia e tradizione. È dotato infatti di 55 ore di autonomia e di componenti in silicio (spirale piatta, àncora e ruota di scappamento), che ne aumentano l’affidabilità cronometrica. Ma vanta anche elementi estetici d’antan: come il profilo di alcune ruote, ripreso da certi Breguet della fine del XVIII secolo, o la massa oscillante in oro guilloché, con un motivo definito dalla Maison “a mosaico stellato”. Voglio ricordare infatti che la rabescatura effettuata rigorosamente a mano con gli antichi torni, è una specialità della Manifattura Breguet.

    Concludo con un’osservazione: le finiture di tutti i componenti (Côtes de Genève, perlage, anglage) creano un bel contrasto con la sobria semplicità del quadrante… Infine il prezzo al pubblico: 43.800 euro. E passo all’altro esemplare.

    Il Classique 7787 Moonphase

    Altrettanto elegante, ma più complicato, il Classique 7787 Moonphase presenta appunto le fasi e l’età della Luna a ore 12, e l’indicazione dell’autonomia residua a ore 6. Prende ispirazione da un celebre “tasca” di Abraham-Louis Breguet, il N°5: un perpetuelle venduto – secondo gli archivi della Casa – a Monsieur Journiac Saint-Méard nel 1794. Le funzioni in effetti sono le stesse, anche se nell’esemplare moderno hanno una diversa collocazione – e quello antico aveva pure una ripetizione quarti “à toc”. Nella collezione contemporanea, il Classique 7787 Moonphase ha esordito nel 2011 in due formati di cassa: da 39 e da 36 mm di diametro (quest’ultimo con diamanti), entrambi con quadrante guilloché a Clous de Genève. L’anno successivo è uscito anche con quadrante bianco in smalto Grand Feu e cassa in oro rosa – declinato poi, nel 2019, con cassa in oro bianco.

    Ad accomunare tutte le referenze (anche quelle non più in produzione) è il movimento, meccanico a carica automatica: il calibro 591 DRL. Anch’esso con componenti in silicio (gli stessi del precedente: spirale piatta, ancora e ruota di scappamento), ha un’autonomia di 38 ore, come riporta appunto sul quadrante. Il che è oggettivamente un po’ poco per gli standard attuali. In compenso però possiede fasi lunari astronomiche, che devono essere corrette di un giorno ogni 348,7 anni. Grazie all’aggiunta di un pignone sul disco delle fasi di luna, calcola un mese sinodico di 29,5303498 giorni invece dei consueti 29,5 giorni proposti di solito. Con un’approssimazione migliore rispetto ai 29,53058888 giorni effettivi della rivoluzione lunare attorno alla Terra.

    Anche in questo caso, il movimento presenta le lavorazioni tipiche dell’alta orologeria: massa oscillante decorata a chicchi d’orzo, ponti a Côtes de Genève, perlage altrove e anglage dove necessario. Mentre il prezzo al pubblico raggiunge i 52.100 euro. Non poco in assoluto, ma coerente con gli altri esemplari complicati in catalogo.

  • Type XX Chronographe 2067, in volo con Breguet

    Type XX Chronographe 2067, in volo con Breguet

    Presentata al pubblico poco più di un anno fa, la nuova linea dei Breguet derivati dai modelli nati per il mondo dell’aviazione si amplia con il Type XX Chronographe 2067, mix di stile e azione. Già a prima vista il contrasto tra il blu vibrante del quadrante e l’oro rosa della cassa, che potrebbe sembrare un accostamento azzardato, si rivela essere una combinazione straordinaria. L’eleganza e il coraggio nelle scelte estetiche sono da sempre nel Dna della Maison – il cui fondatore, Abraham-Louis Breguet, aveva precorso di oltre un secolo con i propri quadranti essenziali l’Art Déco.

    Dietro a una sigla

    Se Abraham-Louis ha rivoluzionato l’universo dell’orologeria, i suoi discendenti hanno indissolubilmente legato il nome di Breguet al mondo dell’aviazione, in qualità di produttori di velivoli militari. Come abbiamo già ricordato in un precedente articolo, a partire dai primi anni ’50 l’aviazione francese decise di dotare i piloti di cronografi con caratteristiche di qualità, precisione, robustezza e semplicità di utilizzo.

    Fu Breguet ad aggiudicarsi l’appalto, creando una famiglia di cronografi, i Type 20, riservati ai militari. Ma nel contempo ottenne anche l’autorizzazione per produrre modelli analoghi destinati all’uso civile, designati con la sigla Type XX.
    Nell’arco di settant’anni, periodicamente, la Casa della Vallée de Joux ha rivisitato questi esemplari, dalla spiccata personalità. L’ultimo nato, nella quarta linea Type XX, adotta e coniuga oro e ceramica, pur restando fedele a quei tratti che la rendono inconfondibile.

    Il colore della notte

    Il Type XX Chronographe 2067 presenta per la prima volta, in questa famiglia di orologi, un quadrante blu soleil su cui sono collocati i contatori dei 15 minuti a ore 3, quello delle 12 ore a ore 6 e quello dei secondi continui, a ore 9, di diametro diverso – un classico dell’estetica della collezione Type XX. A tutt’e tre la decorazione azuré conferisce un senso di profondità. Tra ore 4 e ore 5, si colloca la finestrella per l’indicazione della data, che tanto ha fatto discutere gli appassionati. Cifre orarie e lancette in oro sono evidenziate da un trattamento luminescente di colore bianco, che ne esalta la leggibilità.

    Per racchiudere il quadrante, una lunetta in ceramica: altra grande première del Type XX Chronographe 2067. La lunetta a contrasto era stata adottata fin dagli anni ’70, con la seconda generazione dei Type XX. La novità è invece nell’adozione del materiale ceramico, di colore blu, su cui sono tracciati i numeri in oro. I diversi toni di blu di lunetta, quadrante e totalizzatori si fondono sapientemente, esaltati dalla luminosità della cassa.

    Type XX Chronographe 2067: la tradizione rinnovata

    Dopo i modelli Type XX e Type 20 in acciaio, della quarta generazione – disponibili anche nella versione con bracciale -, la scelta dell’oro rosa per il Type XX Chronographe 2067 potrebbe sembrare quasi una concessione edonistica, per un orologio dal carattere militare. Si tratta, invece, di una sapiente rivisitazione di un’idea presente fin dai primissimi modelli, anche se solo in forma embrionale.

    Nella collezione del Museo Breguet, infatti, si conserva uno dei soli tre esemplari di questa famiglia che negli anni ’50 furono dotati di cassa in oro. Due di essi erano dei Type 20 e uno un Type XX. Considerati sperimentali, non furono mai commercializzati.
    Sarà con la terza generazione che l’oro – nelle tre versioni bianco, giallo e rosa – verrà proposto per questi cronografi, insieme al platino. Dobbiamo però riconoscere che, in questo nuovo modello, l’abbinamento tra la cassa in oro rosa e l’effetto notte di quadrante e lunetta è assolutamente impareggiabile.

    Il Type XX Chronographe 2067 è consegnato con due cinturini che, grazie al sistema di intercambiabilità adottato, possono essere facilmente sostituiti senza richiedere attrezzatura. Per le occasioni più eleganti, un cinturino in alligatore blu notte; per le situazioni meno formali, un cinturino Nato dai profili bianchi, molto meno impegnativo. Per entrambi, chiusura logata in oro rosa, ad ardiglione.

    Raffinatezza meccanica

    Dopo le considerazioni di carattere estetico, passiamo all’analisi del movimento di questo crono. Breguet ha ideato, progettato e realizzato completamente al proprio interno il calibro 728, presentato sul mercato per la prima volta nel 2023 e adottato anche da questo modello.

    È un cronografo dalla costruzione integrata e con funzione flyback, a tre registri, innovativo sia per le soluzioni che garantiscono una maggior robustezza anche in condizioni di utilizzo intenso, in termini di sollecitazioni meccaniche, sia per aver semplificato la funzionalità del flyback. Che permette – credo sia opportuno ricordarlo – di azzerare il cronometraggio in corso e riavviare all’istante un’altra misurazione, così da monitorare uno o più eventi brevi in successione.

    La scelta di un bariletto importante e di una molla di carica ad alta densità energetica ha consentito di portare l’autonomia del Type XX Chronographe 2067 a 60 ore. Altre caratteristiche degne di nota: componenti in silicio, che rendono il movimento insensibile ai campi magnetici e agli sbalzi di temperatura; un bilanciere che lavora ad alta frequenza (36mila alternanze orarie); nonché la ruota a colonne, il dispositivo più raffinato per lo smistamento delle funzioni cronografiche.

    Impeccabili, come sempre quando parliamo di Breguet, le finiture. L’uso sapiente delle lavorazioni, l’anglage, il perlage, le lavorazioni soleil e a spirale sono immediatamente apprezzabili attraverso il fondello trasparente in vetro zaffiro. Risaltano all’interno del movimento sia la ruota a colonne dal colore nero creato dal trattamento superficiale, che migliora le caratteristiche di accoppiamento in termini di attrito, sia la massa oscillante, in oro brunito, la cui forma ricorda il profilo di un’ala. Un’altra citazione del mondo dell’aeronautica per cui queste serie sono nate.

    Il Type XX Chronographe 2067 in sintesi

    Un concentrato di eleganza, savoir-faire, meccanica di alta classe e personalità. Il Type XX Chronographe 2067 in oro rosa non passa certo inosservato, pur rimanendo fedele a una sobrietà che da sempre contraddistingue Breguet e chi sceglie le sue creazioni. Vale a dire un pubblico di grande cultura orologiera e altospendente, come conferma anche il prezzo di questo esemplare: 41.700 euro.

  • Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Parigi porta con sé un immaginario di luoghi famosi, angoli incantevoli e storia. Ma, parlando di storia, forse non tutti conoscono un indirizzo che ha dato vita a un percorso irripetibile e a meravigliose creazioni nel mondo dell’alta orologeria: Quai de l’Horloge, 39. Abraham-Louis Breguet fissò qui la dimora del suo laboratorio e oggi la Maison ripropone un omaggio agli inizi, omaggio per il quale trovare aggettivi è davvero arduo. Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”, questo il nome completo dell’orologio, non è un inedito. Ma, come si conviene a una quotidiana e maniacale ricerca dell’eccellenza, rappresenta l’evoluzione di un esemplare che risale a quattro anni or sono.

    Tecnica, savoir-faire, arte, perfezione (per quanto consentito dalle mani dell’uomo): c’è più o meno tutto questo nella nuova creazione che ha a lungo impegnato artigiani e designer nella Vallée de Joux. Nel 1801 Abraham-Louis Breguet mise in pratica una delle sue idee più rivoluzionarie, dando vita a una complicazione che – ancora ai giorni nostri, sebbene non abbia più la valenza dell’epoca – è una delle più iconiche. E genera ancora espressioni di stupore.

    Un’invenzione rivoluzionaria

    Il tourbillon nacque per contrastare la forza di gravità negli orologi da tasca che si “annoiavano” rimanendo nella stessa posizione per lungo tempo e mettendo così in difficoltà l’organo regolatore, quando la molla di carica perdeva forza. Breguet pensò allora di far ruotare su sé stesso l’intero organo regolatore proprio per questo motivo. Oggi, su un orologio da polso, di fatto non ha più senso parlare di perdita di precisione come quella che derivava dal giacere nelle tasche dei panciotti di chi si poteva permettere una creazione del genio di Neuchâtel. Eppure…

    Ancora oggi, il tourbillon rappresenta una sfida tecnologica di rilievo e, più di altre complicazioni altrettanto prestigiose, un tratto distintivo fra i più apprezzati per chi ama l’alta orologeria. E allora, se proprio ci si vuole distinguere, perché invece di uno, non introdurne due nello stesso meccanismo? Con il Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge” di fatto è la terza volta che la Maison si cimenta in questa complicazione. A distanza di 18 anni dalla prima, sembra impossibile che l’asticella continui ad alzarsi. Ma la sfida è parte integrante del Dna Breguet e qui si può dire che l’ennesima sia stata vinta.

    Diamo un po’ di numeri per iniziare: il calibro di manifattura 588N2 conta una tale quantità di componenti – ben 740 – che, anche senza avere davanti l’orologio, ci dice molto dei suoi contenuti. La cassa atta a contenere tutto ciò ha, inevitabilmente, dimensioni importanti: il diametro è di 46 millimetri e lo spessore di 16,8, il tutto proposto in oro rosa. Se mai avrete la possibilità di avere davanti agli occhi questa meraviglia, vi consiglio di dotarvi di una lente: perché esplorare il Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge 5345 nei minimi dettagli è un’esperienza davvero incredibile.

    Il Classique Double Tourbillon 5345: la vista lato quadrante…

    È arduo persino decidere da che lato osservare l’orologio. Perché, se il quadrante è un notevole esempio di tecnologia e savoir-faire, quest’ultimo aspetto è preponderante anche nel fondello che, come vedremo, regala a sua volta emozioni. Scelgo allora come punto di partenza il quadrante. Le due “B” in oro rosa, oltre a rappresentare il logo della Maison, fungono da ponte dei due bariletti di carica, che alimentano separatamente i due tourbillon. Ognuno indipendente, ognuno con il proprio ipnotico movimento.

    Una platina centrale collega i due regolatori e – attraverso un complesso sistema di ruotismi, tra i quali un differenziale centrale – tutto l’insieme esegue una rotazione in 12 ore. Per questo motivo, nella barra che collega i due tourbillon, è stata integrata la lancetta delle ore, in acciaio azzurrato e nella tipica foggia à pomme evidée. Normale farsi rapire da questa “danza”, ma – come dicevo poc’anzi – l’esperienza di addentrarsi, con l’ausilio di una lente, in ogni singolo dettaglio del quadrante, è impagabile.

    Difficile trovare un punto di partenza per questa osservazione. Però soffermiamoci innanzitutto su minuteria e cifre: i numeri romani sembrano sospesi sopra al meccanismo, in realtà sono incisi al laser su di un disco in vetro zaffiro e poi colorati in tinta blu. Ma non è finita qui. Per completare l’effetto, i numeri sono riportati in colore nero anche sulla carrure e attraverso queste “ombre” la levitazione diventa ancor più realistica.

    Arti da tramandare

    Nella parte sottostante, sulla platina in oro rosa che ruota con tutto il meccanismo, ma anche sul ponte sotto di essa, troviamo un nuovo tipo di lavorazione a guillochage, definita flinqué a raggiera. Questa vera e propria forma d’arte consente di riproporre, su una superficie metallica, linee ripetitive e regolari. Ma non facciamoci ingannare: questa simil perfezione è possibile solamente perché a manovrare i cosiddetti torni a guillochage sono mani estremamente esperte, in grado di generare la pressione corretta in ogni singolo punto della decorazione.

    Fu proprio Breguet ad introdurre questa forma d’arte sui quadranti già alla fine del XVIII secolo. E ancora oggi le creazioni della Manifattura hanno nel guillochage un forte tratto distintivo. L’impegno a perpetuare queste lavorazioni è concreto e quotidiano, con maestri continuamente formati e una vera e propria officina specializzata che costruisce nuove macchine e restaura esemplari d’epoca in disuso.

    Proseguendo nel nostro viaggio (ricordate la lente!), ci addentriamo nei singoli componenti, ognuno dei quali gode di una decorazione che mette in rilievo il savoir-faire della Casa: lucidatura a specchio, cerclage, perlage, finitura soleil e a spirale. Ovunque si posi lo sguardo, si scorge un esempio di eccezionale artigianalità, vero e proprio patrimonio che Breguet custodisce, sviluppa e tramanda.

    A tal proposito, un capitolo a parte lo merita l’arte dell’anglage, ossia il complesso insieme di operazioni che consentono, tramite strumenti semplici ma operazioni quanto mai delicate e “sapienti”, di togliere gli spigoli vivi dai componenti ed evidenziarne, tramite adeguata lucidatura, i contorni così ottenuti. Ogni singolo componente di un orologio Breguet gode di questo “trattamento di bellezza”. Potrebbe essere sufficiente ciò che ho descritto sin qui per riempire occhi e cuori di tutti gli appassionati, ma un altro piatto forte è ancora da servire.

    La vista dal lato fondello

    È sufficiente girare l’orologio lato fondello per essere proiettati nella Parigi di fine ‘700. Se nella precedente versione era rappresentata la facciata del primo laboratorio aperto da Abraham-Louis Breguet nella Ville Lumière, qui si è voluto riproporre una vista dall’alto di Quai de l’Horloge e del quartiere limitrofo, con edifici “fotografati” in ogni singolo dettaglio e con tanto di ponte sulla Senna percorsa da un paio di imbarcazioni. Lavoretto da nulla, se si pensa che per la decorazione occorrono oltre cento ore.

    Già, perché incidere una lastra d’oro avendo gli strumenti adeguati può essere anche piuttosto semplice. Ma farlo ricreando una prospettiva assolutamente realistica attraverso la tecnica del bassorilievo… è tutta un’altra storia. Per arricchire ulteriormente di dettagli la scena, gli artigiani hanno utilizzato punte da ricalco e anche rodio bianco e nero, al fine di creare le sfumature di grigio e fornire la corretta colorazione ai ponti tramite un trattamento galvanico.

    In un mondo che si occupa sempre più di intelligenza artificiale, il preservare e sviluppare mestieri antichi che possono portare alla meraviglia solo attraverso le mani dell’uomo, senza bit né byte a occupare la scena, è qualcosa che ci commuove. E ci porta a ringraziare Maison come Breguet che, oltre a regalarci creazioni eccezionali, si preoccupano che questo percorso di continua ricerca e di avvicinamento alla perfezione non si fermi.

    Cosa dite? Ah, ci siamo dimenticati del prezzo del Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”? Ma secondo voi chi si può permettere di “bussare alla porta” del laboratorio Breguet, si preoccupa di questo?

  • Gli orologi per il mercato ottomano, meraviglie da Mille e una notte

    Gli orologi per il mercato ottomano, meraviglie da Mille e una notte

    Per secoli potenza fondamentale nello scacchiere euroasiatico, l’Impero che aveva per capitale Costantinopoli seppe esprimere autentici capolavori di arte e scienza. Guerrieri indomabili, navigatori esperti, mercanti abilissimi, gli Ottomani divennero molto ricchi. Ambiziosi e colti, furono clienti ideali per quegli esemplari che oggi definiamo proprio orologi per il mercato ottomano.

    Ma come si riconoscono gli orologi per il mercato ottomano? La prima, fondamentale caratteristica è la presenza, sul quadrante, di una numerazione particolare: espressa non in cifre romane (I, II, III…), né in quelle cosiddette arabe (1, 2, 3…), ma secondo il sistema di notazione islamico. Il numero più facilmente riconoscibile è il 5, che assomiglia a un chicco di grano aperto in mezzo, quasi un nostro “zero”.

    L’argomento è vasto: ci si potrebbe scrivere un volume. Farò quindi una breve carrellata e mi limiterò alle diverse tipologie degli orologi da tasca per il mercato ottomano.

    Un po’ di storia

    Orologi domestici e da persona di grande qualità erano stati da sempre uno dei doni di Stato più apprezzati: ne sono testimonianza i magnifici esemplari, oggi conservati nel Museo del Palazzo del Topkapi di Istanbul. Cose da sovrani: forse, indulgenti a una ricchezza e a uno sfarzo che appartenevano più all’Oriente idealizzato dagli Occidentali che a un vero gusto locale. Erano, comunque, pezzi meravigliosi e divennero simbolo di lusso e di perfezione meccanica.

    Non immaginiamoci di aver stupito, nel XVII secolo, dei guerrieri incolti con i nostri orologi da portare addosso: la lavorazione dei metalli, la tecnologia e la scienza ottomane erano di tutto rispetto. Risale infatti al XVI secolo un trattato di orologeria meccanica, scritto in turco ottomano, in cui si descrivono esemplari di grandi e piccole dimensioni, compresi quelli da portare in saccoccia. Proprio per questi, il sapiente orologiaio autore del trattato raccomanda di usare sempre, per le molle, l’acciaio di Venezia! L’uso di orologi da indossare non è descritto nel testo come novità o stranezza. Erano oggetti costosi, per pochi, ma ben noti e molto ben costruiti.

    I mercati cambiano

    Le guerre che dilaniarono l’Europa tra ‘500 e ‘600 obbligarono i costruttori di orologi a cercare altri mercati: così avvenne. Esistono esemplari seicenteschi, realizzati in Inghilterra con il tipico quadrante “turco” – come si diceva allora –, ben prima che il bilanciere fosse dotato di molla e che la conoide avvolgesse una catena, dato che si usava ancora il budello.

    Alcuni produttori occidentali, notando la grande perizia delle maestranze locali, aprirono filiali nell’Impero. Talvolta, facevano costruire i pezzi completamente in loco; altre volte inviavano il movimento, che era poi decorato e dotato di cassa con ornamenti e decorazioni graditi ai compratori del posto. Si tratta di una storia ancora tutta da studiare.

    Tra i pezzi che non è difficile reperire sul mercato antiquario, vi sono gli orologi inglesi prodotti tra la fine del ‘700 e il 1840 soprattutto da due atelier: George Prior e Markwick Markham. Sostanzialmente erano classici “solo tempo”, con il quadrante in cifre turche e la cassa in argento, ma dotati di un’ulteriore cassa esterna di protezione, quasi sempre in tartaruga. Talvolta, le casse erano persino quattro! Gli orologi più comuni, pur essendo ottimi pezzi, ben costruiti, generalmente sono sobri e non presentano complicazioni di sorta.

    Arriva Breguet

    La grande svolta estetica nella produzione di orologi per il mercato ottomano avvenne con l’incontro a Parigi tra Abraham-Louis Breguet ed Esseid Ali Effendi, ambasciatore del Sultano in Francia. Effendi, uomo di cultura raffinata, decise che il Sultano e la cerchia dei suoi fedelissimi dovessero poter esibire orologi di Breguet. Incantato dalla bellezza, dalla qualità e capace di apprezzare la complessità meccanica, Effendi di fatto spalancò a Breguet la porta dell’Impero.

    Il vero punto di svolta fu quando, nel 1804, Effendi commissionò a Breguet, per conto del Sultano Selim III, un orologio a ripetizione superlativo, tanto stupefacente che il sultano scrisse di proprio pugno una lettera di complimenti al grande orologiaio. Nella lettera, gli comunicava che il nome di Breguet a Costantinopoli era diventato mitico e che ogni principe avrebbe desiderato un suo orologio. Breguet iniziò a ricevere tali e tanti ordini da dover stabilire, a partire dal 1811, un proprio ufficio a Costantinopoli, che affidò all’allievo Leroy.

    Per il Sultano e i suoi protetti Breguet realizzò importantissime “pendole simpatiche” e orologi da tasca impreziositi dai migliori smalti che gli artisti ginevrini potessero offrire. Si tratta di esemplari che attualmente sono in buona parte musealizzati. Quei pochi che appartengono a collezioni private, se ritornano sul mercato antiquario, raggiungono cifre da capogiro.

    La fine dell’Impero

    La produzione di pezzi destinati alla Sublime Porta proseguì fino agli inizi del XX secolo, soprattutto attraverso atelier svizzeri che continuavano, pur seguendo le evoluzioni del gusto, a incantare i compratori con smalti raffinatissimi. Molto rari tuttavia sono gli orologi per il mercato ottomano che presentano caratteristiche meccaniche significative, per esempio di tipo astronomico.

    Quello che per secoli era stato un impero potente cessò di esistere nel 1922. L’opera di modernizzazione su modello occidentale voluta da Kemal Atatürk cambiò completamente le secolari tradizioni locali, imponendo, fra l’altro, l’uso dell’alfabeto e dei numeri occidentali. Ma quegli esemplari rimasero come indelebile testimonianza. Se passate da Istanbul, dedicate una giornata alla visita del Museo del Topkapi. Un luogo di rara bellezza, colmo di tesori: come essere in una fiaba delle Mille e una notte.

  • La collezione Marine di Breguet si veste di oro e diamanti

    La collezione Marine di Breguet si veste di oro e diamanti

    Oro e diamanti sono sempre stati simbolo di ricchezza e potere, anche in orologeria. Per tutto il secolo scorso, però, le pietre preziose sono state una prerogativa quasi assoluta degli esemplari femminili. Il discrimine è caduto attorno agli anni Dieci del nuovo Millennio, quando anche gli orologi maschili hanno cominciato a sfoggiare diamanti taglio baguette. E, di questi tempi che vogliono annullare le differenze di genere, la tendenza è ormai assodata. Lo dimostrano anche i due nuovi modelli che ampliano la collezione Marine di Breguet.

    Il Breguet Marine 9518, dedicato alle signore, è un “solo tempo” con datario, con cassa e quadrante impreziositi da diamanti. Il Breguet Marine Chronographe 5529 punta invece al cuore dell’uomo che, nell’abbinamento di un movimento cronografico con oro e pietre preziose, individua il modo migliore per esprimere la propria personalità.

    Sono due esemplari importanti, di alta orologeria, entrambi con movimento di manifattura e radici profonde nello spirito creativo della Maison di L’Abbaye. La collezione Marine di Breguet, nata nel 1990, esprime infatti, attraverso le tante complicazioni a catalogo, tutto il know-how che Abraham-Louis Breguet, fondatore della Manifattura e padre del tourbillon, mette a disposizione di chi naviga e ama il mare.

    Il Breguet Marine in versione lady

    Il Breguet Marine 9518 è disponibile in due varianti: l’una con quadrante blu, l’altra argenté, ambedue con effetto a raggi di sole (finitura soleil). Per il resto le due referenze (9518ST/YD/S80/D001 e 9518ST/1D/S80/D001) sono identiche. Fondano su una cassa da 33,8 mm di diametro, una lunetta impreziosita da 50 diamanti taglio brillante, per un totale di 1,16 carati, e un bracciale in acciaio. Altri otto diamanti, sempre taglio brillante, fanno da indici, per ulteriori 0,09 carati.

    A ore 12, 3 e 9 ci sono invece i numeri romani applicati, coerenti allo stile della famiglia Marine, riempiti di materiale luminescente per poter leggere l’ora anche al buio. Lo stesso che riempie i cerchi tipici delle lancette à pòmme evidée, universalmente conosciute come “lancette Breguet”. A ore 6 si trova invece il datario a finestrella, con numeri bianchi su sfondo blu (per la variante con quadrante blu) e neri su sfondo bianco (per la versione con quadrante argenté). Da notare che il contrappeso della lancetta centrale dei secondi riporta il simbolo B (Bravo) dell’alfabeto fonetico della nautica.

    Capovolgendo l’orologio si scorge infine il movimento a vista, con il rotore di carica in oro bianco 18 carati lavorato a mano. Trattasi del calibro di manifattura Breguet 591A, composto da 188 elementi e 25 rubini. Con il silicio a farla da padrone per quanto riguarda la spirale del bilanciere, l’àncora e la ruota di scappamento (in casa Breguet raramente si fa eccezione), lavora a 28.800 alternanze l’ora (4 Hz). Il fondello, in zaffiro sintetico come il vetro anteriore, è fissato alla cassa da sette viti, l’impermeabilità è di 5 atmosfere.

    Un magnifico gioco di colori

    L’eleganza del Breguet Marine 9518 è evidente sin dal primo sguardo. Occupano un ruolo di primo piano i diamanti con taglio brillante della lunetta, i quali – grazie anche alla finitura soleil del quadrante – sembrano un tutt’uno con quelli applicati agli indici. A dare armonia alla vista d’insieme ci pensano poi le spallette della corona di carica, asimmetriche e a forma d’onda marina. La carrure dell’orologio riprende le scanalature tipiche del mondo Breguet, che da un lato rendono il Marine 9518 più dinamico, dall’altro ne esaltano la manifattura.

    Tenendolo fra le dita e guardandolo nelle giuste condizioni di luce, si apprezza il “fuoco” di ciascun diamante. Ossia quel magnifico gioco di colori prodotto dall’elevato indice di dispersione che caratterizza la preziosa gemma. La luce bianca infatti, attraversando ogni pietra, viene scissa nelle diverse lunghezze d’onda che la compongono (ciascuna corrispondente a un colore dello spettro visibile), restituendo un effetto ottico unico. Più di tante parole, sarebbe opportuno verificarlo con i propri occhi: e andare da un concessionario Breguet, se non direttamente nella boutique milanese. Il prezzo, per chi fosse interessato, è di 29.800 euro.

    Il Breguet Marine Chronographe 5529

    Con il modello 5529, declinato a sua volta in quattro varianti, si entra di diritto nell’Olimpo dell’orologeria. I nuovi Marine Chronographe 5529 arricchiscono l’offerta dei cronografi della collezione Marine di Breguet riprendendo i codici tipici della Manifattura. L’oro – bianco (per le referenze 5529BB/YD/5WV/D0 e 5529BB/YD/9WV/D0, che si differenziano per il materiale del cinturino), o rosa (per le 5529BR/YD/5WV/D0 e 5529BR/YD/9WV/D0, idem) – regna sovrano. Rappresenta infatti il materiale con cui sono realizzate la cassa, i quadranti, le lancette e la massa oscillante del movimento meccanico a carica automatica.

    A queste si abbinano cinturini in caucciù di colore blu scuro, oltre a quelli “classici” in pelle di alligatore, quasi a voler ricordare che si tratta comunque di orologi dal carattere sportivo. Lo sottolineo perché, pur rivolgendosi al pubblico maschile (il diametro cassa di 42,3 mm non tradisce), la presenza massiccia di diamanti con taglio baguette eleva i nuovi Marine Chronographe al mondo dell’eleganza e della preziosità.

    Qui si trovano infatti ben 90 diamanti sulla lunetta, per un peso complessivo di 3,62 carati, accanto agli 8 applicati agli indici (0,24 carati). Le spallette della corona a vite, a forma d’onda, viste sul Breguet Marine 9518, qui fanno posto ai due pulsanti del cronografo: quello superiore convesso, quello inferiore concavo. Ancora una volta l’intento è quello di ricordare le onde del mare.

    Onde marine stilizzate appaiono anche nella parte centrale del quadrante e nei tre contatori (ore e minuti crono, secondi continui). La lavorazione guilloché dell’oro è naturalmente artigianale. Le lancette centrali riprendono in toto gli stilemi del Breguet Marine 9518. Il datario è tra le 4 e le 5.

    Un movimento con rotore a forma di timone

    ll calibro Breguet 582QA è invece più complesso. Con 346 componenti e 28 rubini, si avvale di uno scappamento ad àncora in linea inversa con anse e spirale in silicio. Bellissima infine la massa oscillante a forma di timone (con quattro razze), trattata nelle parti periferica e centrale con Dlc nero (Diamond Like Carbon). Si tratta di un rivestimento in carbonio amorfo che riproduce al tempo stesso la durezza del diamante e la facilità di scorrimento della grafite.

    Senza addentrarci in questioni di cristallografia, vi ricordo che il diamante e la grafite sono due varianti polimorfe dello stesso elemento chimico: il carbonio. Sono in pratica due minerali con la stessa composizione chimica, ma differente struttura cristallina (sistema cubico per il primo, esagonale per la seconda). Il prezzo delle quattro referenze del Breguet Marine Chronographe 5529 non è alla portata di tutti: 142.700 euro. 

    Qualcosa in più

    È un approfondimento a mio avviso utile, visto che per entrambe le new-entry della collezione Marine di Breguet ho parlato di oro e diamanti, citando i carati. Oro 18k, oro 22k, diamante da 0,6 ct e via dicendo. Ma cos’è il carato? È bene fare chiarezza perché il significato del termine cambia drasticamente se usato in riferimento all’oro (o più in generale ai metalli preziosi) o alle pietre preziose.

    Nel primo caso, indica la purezza della lega d’oro su una scala 24/24 (oro puro). In gioielleria infatti l’oro non è usato allo stato puro, ma in abbinamento, in proporzioni variabili, ad altri metalli. La quantità di oro presente nelle leghe si esprime appunto in carati. L’oro 18k prevede per esempio 750 grammi d’oro su 1.000 grammi di lega complessiva. L’oro 22k invece 916,667 grammi d’oro su 1.000 grammi di lega complessiva.

    Quando invece il carato è chiamato a definire una pietra preziosa, di quest’ultima indica il peso. Un carato è infatti pari a un quinto di grammo (0,2 grammi). Un diamante quindi da mezzo carato è un diamante che pesa 0,1 grammi. Uno da cinque carati pesa un grammo (1 g). Perciò la lunetta del nostro Breguet Marine 9518 esibisce 50 diamanti per un peso complessivo di 1,16 carati ossia 0,232 grammi. Sembra poco ma non lo è.

    Una considerazione storica

    La scritta – Horloger de la Marine – che invece campeggia sui fondelli dei due nuovi modelli (e dell’intera collezione Marine) ci dà la misura dell’importanza che Abraham-Louis Breguet e la Manifattura da lui fondata rivestono a livello storico. Date le sue straordinarie capacità di orologiaio, innovatore e inventore, il 27 ottobre 1815, Abraham-Louis Breguet riceveva da Luigi XVIII di Francia il titolo di Horloger de la Marine Royale, il più prestigioso che un orologiaio potesse a quei tempi conseguire. Stava a significare che alla Maison Breguet era riconosciuto il ruolo di fornitore ufficiale di orologi per la Marina Militare del Regno di Francia (Marine Royale). In pochi possono vantare così tanto.    

  • Only Watch 2024: un successo, malgrado tutto

    Only Watch 2024: un successo, malgrado tutto

    Se ce l’avessero detto lo scorso autunno, non ci avremmo mai creduto. Only Watch 2024 ha raccolto quasi 29 milioni di euro, di cui più della metà provenienti dal Patek Philippe. Numeri allineati con il passato, che confermano la rinnovata fiducia del pubblico verso l’asta – biennale – di beneficenza, impegnata fin dal 2005 nella raccolta fondi a favore della ricerca scientifica contro la distrofia muscolare Duchenne. Un ottimo risultato soprattutto se si pensa a come si erano messe le cose.

    I problemi di Only Watch 2024

    Breve rewind per chi si fosse perso le puntate precedenti. La X edizione di Only Watch era prevista per il 5 novembre scorso. Poi però alcuni collezionisti avevano sollevato perplessità sulla gestione dei capitali ricavati dall’asta (all’epoca un centinaio di milioni di euro). A quel punto celebri marchi come Audemars Piguet e Tudor avevano fatto un passo indietro e ritirato gli esemplari donati. Al contrario, però, molti altri – per esempio F.P.Journe in prima persona – avevano espresso apertamente tutta la propria solidarietà e il proprio sostegno a Luc Pettavino e al suo team. Ma la campagna mediatica negativa, manifestata soprattutto sui social media, aveva creato un brutto clima di sospetto. Insostenibile per gli organizzatori, che avevano deciso quindi di posticipare l’evento a data da definirsi.

    Sono trascorsi i mesi. All’inizio di aprile, l’annuncio ufficiale: Only Watch si sarebbe tenuta il 10 maggio, sotto il martelletto di Christie’s. L’Association Monégasque contre les Myopathies, l’organizzazione no-profit cui fa capo l’asta, nel frattempo ha eseguito un audit e pubblicato il relativo report all’insegna della trasparenza, per fugare ogni dubbio e insinuazione. Ha anche rivisto la propria struttura e la propria governance, sempre all’insegna della trasparenza. Molto ha contato anche la confermata presenza di Patek Philippe e dei marchi di Lvmh, che hanno fatto da traino per gli indecisi. Sta di fatto che la vendita all’incanto ha avuto luogo venerdì scorso, e ha disperso 47 orologi (su 63 originari). A dispetto del sito e dell’app di Christie’s, down fin dal giovedì: non si sa bene perché, se hackerato o cosa… Ma mentre stiamo scrivendo è ancora offline.

    Only Watch 2023: i primi 5

    Dicevamo dunque del successo finale di Only Watch 2024, dovuto interamente alle offerte in sala, al Centro Congressi del Palexpo di Ginevra, o giunte per telefono (come si faceva una volta). La vendita è andata in streaming per due ore e mezza sul canale You Tube, dove è ancora visibile, e sul feed di Instagram di Only Watch, con un’audience notevole. Secondo i dati ufficiali, tutti gli orologi sono stati venduti – senza premio per l’acquirente, com’è consuetudine nelle charity auction. Il valore totale della vendita ha raggiunto i 28.320.000 franchi svizzeri, pari a 28.999.680 euro.

    Impossibile per noi riportare qui tutti i lotti con i loro risultati. Ci limitiamo dunque a pubblicare i primi 5, in ordine di prezzo di aggiudicazione. Per il resto vi rimandiamo alle fonti ufficiali. Ricordiamo solo che la particolarità di questi orologi sta nel fatto che sono tutti pezzi unici, creati ad hoc e irripetibili. Ecco perché fanno gola ai grandi collezionisti…

    Lotto 32 – PATEK PHILIPPE Ref. 6301A-010 Grande and Petite Sonnerie, Minute Repeater. Rare Handcrafts. Cassa in acciaio, quadrante in smalto Grand Feu flinqué, guilloché a mano, e con diamanti taglio baguette (0.45 ct). Movimento meccanico a carica manuale, calibro GS 36-750 PS IRM, con grande e piccola suoneria, ripetizione minuti, piccoli secondi saltanti alle ore 6, doppia indicazione dell’autonomia (di 3 giorni per il movimento, di un giorno per la suoneria). La stima iniziale era 1.500.000/1.800.000 franchi svizzeri, ma le offerte si sono aperte a 5 milioni (non si sa perché). Alla fine è stato venduto per l’esorbitante cifra di 15,7 milioni di franchi svizzeri. Si conosce perfino l’acquirente, Zach Lu: attore di origine taiwanese, nonché uno dei principali collezionisti orientali.

    Lotto 38 RICHARD MILLE RMS14 Talisman Origin. Cassa in titanio grado 5 con lunetta e fondello in oro rosso inciso a mano, quadrante scheletrato in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CRMT5 scheletrato, con tourbillon a un minuto; collana in radica svizzera, oro, titanio e rodonite, infilata su cordino di metallo e caucciù. Stimato fra i 600 e gli 800mila franchi svizzeri, ha raggiunto i 2.380.000 franchi svizzeri. Notevole, al di là del prezzo spuntato, per la storia divertente che gli aleggia attorno: e lo vuole come manufatto, dal valore sciamanico, di un’antica tribù svizzera… 😂

    Lotto 37 – REXHEP REXHEPI Chronomètre Antimagnétique. Cassa in acciaio, realizzata dall’atelier di Jean-Pierre Hagmann (JHP), quadrante in smalto Grand Feu, doppio fondello (chiuso quello esterno, a vista quello interno). Movimento meccanico a carica manuale con costruzione e materiali specifici per la resistenza al magnetismo (ruotismi e ancora in oro, altri componenti in acciaio inox), racchiuso in un anello d’acciaio. La valutazione iniziale si aggirava attorno ai 100/150mila franchi svizzeri, ma l’orologio ha raggiunto 2.100.000 franchi svizzeri.

    Lotto 13 – F.P.JOURNE Chronomètre Bleu Furtif. Cassa e bracciale in tantalio, quadrante in smalto Grand Feu blu traslucido. Movimento meccanico a carica manuale in oro rosa, calibro 1522, con secondi centrali diretti, indicazione dell’autonomia (52 ore) e fasi di luna riportati sul lato fondello. Partito da una stima di 2/4mila franchi svizzeri, è stato acquistato per 2 milioni di franchi svizzeri.

    Lotto 27 – LOUIS VUITTON Tambour Einstein Automata Only Watch 2023. Cassa in acciaio; quadrante in oro bianco inciso a mano da Dick Steenman, smaltato con pittura in miniatura e grisaille da Nicolas Doublel. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LV 525 La Fabrique du Temps LV, con ponti in oro, indicazione dell’autonomia (100 ore), ore saltanti, minuti retrogradi e 4 animazioni. Contro una valutazione iniziale di 340/440mila franchi svizzeri, l’orologio ha raggiunto i 700mila franchi svizzeri.

    Altri esemplari di Only Watch 2024

    Concludiamo la rassegna di Only Watch 2024 con una selezione di esemplari che ci sono piaciuti, o comunque ci hanno in qualche modo colpito, al di là delle quotazioni ottenute. Anche questi li elenchiamo in ordine decrescente, dal valore più alto a quello più basso.

    Lotto 18 – H.MOSER X MB&F Streamliner Pandamonium. Cassa in acciaio, quadrante soleil fumé con miniatura tridimensionale di panda Dj in oro, scolpito e decorato a mano. Movimento meccanico a carica manuale, pezzo unico realizzato in esclusiva, con bilanciere centrale sospeso e ripetizione minuti. Stimato 300/400 mila franchi svizzeri, venduto per 380mila.

    Lotto 14 – FREDERIQUE CONSTANT X CHRISTIAAN VAN DER KLAAUV Tourbillon Planetarium Only Watch 2024. Cassa in platino, quadrante in avventurina. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-988, con tourbillon a un minuto, calendario perpetuo e planetario in miniatura con indicazione dell’orbita di Mercurio (88 giorni), Venere (225 giorni), Terra (365), Marte (687), Giove (12 anni) e Saturno (29 anni). Stimato 80/120mila franchi svizzeri, venduto per 85mila.

    Lotto 9 – BREGUET Marine Hora Mundi 5555. Cassa in oro rosa e quadrante composto da una base in oro guilloché e, sovrapposto, un disco in vetro zaffiro con continenti incisi. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 77F1, con ore del mondo e funzione giorno/notte. Stimato 70/80mila franchi svizzeri, venduto per 75mila.

    Lotto 11 – CHANEL Mademoiselle J12 La Pausa Only Watch. Cassa e bracciale in ceramica ad alta resistenza, bianca o nera; quadrante laccato con silhouette di Mademoiselle Coco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 12.1. La coppia di esemplari, stimata 40/50mila franchi svizzeri, è stata battuta per 65mila.

    Lotto 40 – SPEAKE MARIN Ripples Bleu Royal. Cassa La City e bracciale in acciaio, quadrante con motivo Ripples. Movimento mecanico a carica automatica, calibro SMA03-T20, con piccoli secondi. Stimato 35/65mila franchi svizzeri, venduto per 45mila.

  • Breguet Reine de Naples 8918, delicate cromie al femminile

    Breguet Reine de Naples 8918, delicate cromie al femminile

    La Festa della Mamma è solo una scusa, così come la primavera ormai avanzata. Sta di fatto che il Reine de Naples, il femminile per eccellenza di Breguet, negli ultimi tempi ha adottato una serie di look colorati, perfetti per i trend e le ricorrenze di stagione. Una palette cromatica modernissima e sofisticata, lontana anni luce dal pacato binomio bianco e nero in collezione fino a qualche anno fa. Un’evoluzione che interpreta lo spirito dei tempi, certo. Ma anche la dimostrazione di quanto un design potente e ben riuscito sia in grado di cambiare senza perdere nulla della propria personalità. Lo si vede proprio nel Breguet Reine de Naples 8918, capace di trasformarsi, di giocare con i materiali, le lavorazioni o, appunto, i colori, e tuttavia restare sempre uguale a se stesso.  

    Un po’ di storia

    Fin dall’esordio, nel 2002, la collezione presenta codici di stile ben definiti: la forma ovale della cassa, una sola ansa a boule sulla carrure al 6, la corona al 4, l’indicazione di ore e minuti decentrata, con le piccole lancette à pomme evidée. I progettisti di L’Abbaye dichiarano di essersi liberamente ispirati al primo orologio da polso prodotto da Abraham-Louis Breguet per Carolina Murat, sorella di Napoleone e moglie del re di Napoli Gioacchino Murat. Da lei commissionato al Maestro nel 1810, e consegnato nel ’12, purtroppo andò perduto. Ma il suo ricordo è arrivato fino a noi perché fu minuziosamente descritto nei registri d’archivio della Maison, tuttora conservati nel Museo di place Vendôme, a Parigi.

    Certo non è il caso di ripercorrere qui tutta la storia della collezione, che negli anni ha conosciuto innumerevoli varianti, anche complicate e di gioielleria. Mi limiterò a citare la Referenza 8918, datata 2013 e rimasta a far da base agli esemplari attuali. Un “solo tempo” essenziale ma estremamente chic. La cassa in oro rosa o bianco racchiude un quadrante in madreperla bianca, scandito da numeri arabi neri in décalque di varie dimensioni, a scalare: più grandi al 12 e via via più piccoli verso il 6, dove la cifra è sostituita da un bel diamante a goccia (di quasi 10 punti). L’indicazione di ore e minuti decentrata è riportata su un disco in oro argentato guilloché, e altri diamanti taglio brillante sono incastonati sul réhaut e sulla lunetta, mentre sulla corona spicca un taglio briolette (per un totale di un carato circa).  

    I nuovi Breguet Reine de Naples 8918 colorati: dal menta…

    Da quei precedenti, tuttora in catalogo, nascono i nuovi Breguet Reine de Naples 8918 oggetto di queste righe. Che si distinguono fra le 18 referenze in collezione proprio per il colore: verde menta, rosa o grigio. Seguito ideale del modello azzurro, con quadrante in smalto Grand Feu, uscito nel 2020, sono stati presentati nell’ultimo anno come variazioni sul tema, peraltro riuscitissime, molto amate dalle signore. Comincio dall’ultimo, lanciato lo scorso marzo e caratterizzato proprio dalla particolare sfumatura di verde che accomuna i numeri arabi e il cinturino in pelle di alligatore.  

    In questo caso il quadrante è in madreperla, mentre il contatore decentrato delle ore e dei minuti è in oro argenté tempestato da diamanti taglio brillante serti neige (0.24 carati). Un tipo di incastonatura, vale la pena ricordarlo, realizzata solo dagli artigiani più esperti, capaci di montare le gemme di diverse carature una accanto all’altra, il più vicino possibile, con un apparente disordine (ma in realtà con posizioni perfettamente studiate ad arte). Il risultato è una superficie fitta di pietre preziose, che risplendono di bagliori proprio come un manto di neve luccica sotto i raggi del sole.

    …al rosa e al grigio

    Per tornare alle sfumature cromatiche, l’anno scorso sono uscite due versioni del Breguet Reine de Naples 8918 definite dalle tonalità del rosa e del grigio. Entrambe con la cassa in oro rosa e il quadrante in smalto Grand Feu, si differenziano sostanzialmente per un piccolo dettaglio. Ovvero i numeri arabi, che nel primo caso sono dorati, coordinati alle lancette Breguet, mentre nel secondo sono bianchi. Per il resto i due esemplari sono identici e devono molto del loro fascino proprio allo smalto Grand Feu, materiale fragile ma incorruttibile, immune allo scorrere del tempo e destinato quindi a rimanere immutato nei secoli.

    Merita almeno un cenno infine il movimento di manifattura, comune ai diversi Breguet Reine de Naples 8918, colorati e non. Si tratta del calibro 537/3, a carica automatica, di piccole dimensioni e con ottime prestazioni, grazie a certe particolarità meccaniche e costruttive. Come i componenti in silicio, che contribuiscono alla costanza di marcia e quindi alla precisione. O la massa oscillante in platino, un metallo pesante dall’elevata inerzia. Per ulteriori informazioni tecniche, rimando alle didascalie. Concludo solo con un cenno alle finiture, ben visibili attraverso il vetro zaffiro del fondello. Maniacali, caratteristiche di tutti i Breguet.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 06/05/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 06/05/2024

    Tornano, come di consueto, le Cronache dell’orologeria. Che questa settimana si muovono tra il mondo dello spettacolo e quello dello sport, con una puntata nel circuito dell’arte. Come sempre, presentiamo le notizie in modo sintetico, per non annoiarvi. Ma per saperne di più e approfondire le diverse news, vi rimandiamo ai vari social e siti ufficiali delle diverse marche qui citate. Buona lettura!

    So chic!

    Lo scorso 27 aprile, a Los Angeles, Nicole Kidman ha ricevuto l’Afi Life Achievement Award, il premio alla carriera istituito dall’American Film Institute per quanti contribuiscono ad arricchire la cultura negli States. Ambasciatrice Omega fin dal 2005, l’attrice australiana in quell’occasione ha sfoggiato anche un orologio creato ad hoc dalla Maison di Biel: un meritatissimo De Ville Mini Trésor da 26 mm in Moonshine™ Gold. Che oltretutto si abbinava alla perfezione con l’abito Balenciaga fatto interamente di paillettes d’oro.

    Stravaganza in vetta

    Sempre a Los Angeles, Montblanc ha organizzato un megaparty per presentare la nuova campagna video dedicata ai 100 anni della penna Meisterstück (ma, tra gli accessori, ci sono anche i nuovi Iced Sea Automatic Date). Tante le celebrities presenti: Adrien Brody, Bianca Balti, Callum Turner, e ancora Rupert Friend, Jason Schwartzman, Wes Anderson… Proprio questi ultimi sono i protagonisti del divertente “corto” (diretto dallo stesso Anderson), ambientato in un’ipotetica sede della Maison sul Monte Bianco. Da vedere, qui.

    Il tempo secondo Kate

    Da una prima donna a un’altra. Kate Winslet ha fatto da madrina per il lancio del nuovo Longines Mini DolceVita con cinturino a triplo giro. Ambasciatrice d’eleganza dal 2010, l’attrice britannica è protagonista della nuova campagna, firmata dal fotografo/regista Greg Williams con un suggestivo bianco e nero. Girata in una giornata brumosa, fra casali di campagna e solitarie scogliere, mette in evidenza il suo rapporto con gli elementi naturali, il vento, il mare. «Time to think, time to just… be», recita – più intensa che mai.

    Cronache dell’orologeria… artistica

    Partner di Frieze Art Fair anche per il 2024, Breguet ha iniziato una nuova collaborazione con Jenn Ellis, curatrice artistica indipendente svizzero-colombiana. Con cui ha avviato, nell’edizione newyorkese della Fiera appena conclusa, un progetto annuale sul tema dell’evoluzione. La mostra inaugurale, intitolata An Atlas of US, ha esposto le opere dell’artista di Singapore Dawn Ng: grandi blocchi di ghiaccio composti da strati di pigmenti colorati, che nel tempo si sciolgono. E si prestano a vari livelli di lettura. Fate vobis…

    Eleganza in mare

    Dal 2 al 15 giugno prossimi, si terrà la 2a edizione della Richard Mille Cup. Organizzata sotto il guidone di quattro prestigiosi yacht club, vedrà sfidarsi fra regate e passage races (anche notturne) una dozzina di scafi d’epoca, da Falmouth a Le Havre, nel canale della Manica. Aperta a schooner e cutter costruiti tra la fine dell’Ottocento e la fine degli anni Trenta, in lizza per il trofeo in argento firmato dal gioielliere della Corona, Garrand, conta anche la presenza di celebri signore del mare come le Moonbeam III e IV dei cantieri Fife. Magnifiche…

    Grand Tour

    Nuovo friend of the Brand per Seiko Italia: Ivan Basso. Leggenda vivente del ciclismo, negli anni Duemila ha vinto due edizioni del Giro d’Italia ed è salito due volte sul podio al Tour de France. Anche se non corre più, non ha certo appeso la bici al chiodo: oggi ha una sua squadra, il Team Polti Kometa, fondata con Alberto Contador. Entrato nella nutrita community del marchio giapponese, Ivan il Terribile ha scelto di mettere al polso un Prospex Speedtimer e uno speciale Astron Gps Solar realizzato per Medici senza Frontiere. Bene!

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Type XX con bracciale: la nuova estetica dei cronografi Breguet

    Type XX con bracciale: la nuova estetica dei cronografi Breguet

    L’orologio è sostanzialmente lo stesso. O forse dovrei dire gli orologi, visto che si tratta di due esemplari: il Type XX e il Type 20. Una differente grafia che corrisponde alla doppia destinazione d’uso dei cronografi Breguet: civile e militare. Anche se qui di seguito per comodità scriverò sempre il nome con i numeri romani, mi riferirò a entrambi – chiusa la parentesi. Gemelli diversi, ugualmente eredi di una lunga tradizione aeronautica che risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, usciti l’estate scorsa ciascuno con una propria configurazione, un proprio quadrante. E ora riproposti in nuove versioni che nulla cambiano nella loro essenza eppure li trasformano completamente. Vi presento dunque i nuovi Type XX con bracciale in acciaio o con cinturini Nato.

    Nelle prossime righe eviterò quindi di ripercorrere la storia dei Type di Breguet e di analizzarli dal punto di vista tecnico. Chi volesse approfondire questi aspetti, o rinfrescarsi la memoria, può sempre andare a vedere l’ampio spazio dedicato sul sito ufficiale oppure leggere l’esauriente articolo scritto da Davide Passoni al momento del lancio. Preferisco invece concentrarmi proprio sui Type XX con bracciale, o meglio sul bracciale dei Type XX, per almeno due motivi. Uno, perché si tratta di un bracciale inedito per Breguet. E, due, per sottolineare quanto un diverso abbigliamento – habillage, direbbero i francesi – sia in grado di incidere sulla personalità di un orologio.

    I Type XX con bracciale, una questione di stile

    Parto proprio da questo secondo punto, consapevole che è un po’ come la scoperta dell’acqua calda, ma che a volte è necessario ribadire il concetto. I Type XX con bracciale sembrano orologi del tutto nuovi. Non solo acquistano una connotazione più sportiva, come sempre càpita in qualsiasi esemplare adotti il bracciale in metallo. Ma diventano più incisivi, più impattanti al polso – dal punto di vista estetico, s’intende. Come se fossero nati per avere il bracciale in metallo, quasi così potessero esprimere al meglio il proprio carattere tecnico. La propria vocazione di strumento robusto, costruito con determinate specifiche.

    E poi c’è l’effetto fisico offerto dal bracciale in metallo: elemento che di per sé – come in questo caso – può avere un certo peso. Il bracciale in acciaio “si sente” addosso, si percepisce in qualsiasi momento, anche se poi è una presenza cui ci si abitua. Suscita una piacevole sensazione di completezza, come se si fosse davvero vestiti soltanto quando lo si indossa. Diventa una questione di stile personale. A patto che sia regolato alla perfezione sul proprio polso, in modo tale che sia avvolgente ma non stretto, né al contrario troppo largo da far sballottare la cassa a ogni gesto. E questo indipendentemente dai gusti personali, dal fatto che possa piacere o meno: cosa che è del tutto ininfluente ai fini della mia recensione.

    Com’è fatto il bracciale

    Il che mi riporta al punto uno: la costruzione del bracciale del Type XX. Doppiamente importante perché è un bracciale dalla forma inedita, studiata appositamente per questo esemplare. Del resto, mancava nell’offerta del nuovo Type XX, finora equipaggiato da un cinturino in pelle intercambiabile con un Nato in tessuto. Ricordo invece, in passato, diversi cronografi della linea Type XX dotati di bracciale: dal Transatlantique all’Aéronavale, dal Type XXI al Type XXII ad alta frequenza. Ma si deve andare indietro nel tempo, almeno al decennio scorso. Con il rilancio della collezione Type XX, in quel de L’Abbaye dev’essere sembrato giustamente opportuno mettere a punto anche un bracciale all’altezza delle nuove versioni.

    Ecco quindi il nuovo bracciale a tre file, ben integrato nell’attacco alla cassa in modo da risultare non solo efficace dal punto di vista del design, ma anche ben saldo e sicuro, aderente al polso. Leggermente rastremato, è formato da link laterali a parallelepipedo con angoli smussati, mentre quelli centrali sono sviluppati orizzontalmente. Grazie a questa particolare architettura, risulta ben articolato: basta passare un dito all’interno del bracciale stesso e farlo scorrere lunghe le maglie per percepire quanto possa essere confortevole – oltre che ben equilibrato nel peso rispetto alla cassa. Si allaccia con una fibbia déployante.

    Impeccabile la realizzazione, in linea con la filosofia Breguet. Tutte le superfici sono spazzolate, così da attenuare qualsiasi fastidioso riflesso e ottenere una connotazione più tecnica. Lucidi, invece i profili: sia quelli in prossimità degli interstizi fra le maglie, sia quelli lungo i bordi esterni. L’alternanza di finiture alleggerisce l’insieme e ne sottolinea la struttura. Un’ultima informazione riguardo al Type XX con bracciale, a questo punto indispensabile, è il prezzo al pubblico: 24.500 euro per entrambi gli esemplari.

    I cinturini Nato

    A onor di cronaca, però, devo aggiungere che oltre al Type XX con bracciale esiste anche un’altra versione dall’impronta sportiva, appena accennata all’inizio del testo. Breguet ha infatti corredato i nuovi cronografi anche di cinturini Nato. Al plurale, perché sono declinati in tre colori: khaki, verde e grigio. Tre tonalità militari che si abbinano bene allo spirito della collezione. E che donano agli orologi quel certo non so che di informale e giovane, rispetto alla variante nera già esistente.

    Questi tre accessori si possono adattare alla versione con il cinturino in pelle di entrambi i Type. Che, è opportuno ricordarlo, è dotata di un bel pulsante robusto fra le anse, sul retro, che ne permette la sostituzione rapida e “fai da te”, cioè senza ricorrere ad attrezzi di alcun tipo. Intanto che ci sono, fornisco anche un aggiornamento sul prezzo dell’orologio, che ora costa 21.000 euro.

  • Latest. Le novità più recenti – 14/03/2024

    Latest. Le novità più recenti – 14/03/2024

    Ed eccoci con il nostro aggiornamento sulle novità presentate nelle scorse settimane: latest, appunto. Riprendiamo il discorso là dove lo avevamo lasciato alla fine di febbraio: e diciamo subito che questi ultimi quindici giorni sono stati, tutto sommato, un periodo ricco di nuovi lanci. Più del previsto, almeno per quanti si aspettavano la calma piatta in vista del boom di Watches and Wonders (o al limite delle uscite note solo agli addetti ai lavoro ma protette da embargo, quindi non divulgabili fino al salone).

    Ed è proprio da Watches and Wonders che arriva in anticipo il pezzo del momento, l’orologio che più farà parlare di sé nei prossimi giorni. E per questo gli dedichiamo la foto di apertura: lo trovate qui sotto, al quarto posto nella lista. A proposito, organizziamo gli esemplari di queste Latest news in ordine di prezzo, per dare un’idea immediata dello spettro di possibilità offerte dall’orologeria… Per tutte le tasche.

    BREGUET Reine de Naples Mint 8918

    Lanciato l’8 marzo per festeggiare tutte le donne, il nuovo esemplare della storica collezione si veste di verde menta. Ma mantiene il consueto movimento automatico con componenti in silicio e soprattutto il caratteristico stile: cassa ovoidale in oro bianco, diamanti sulla lunetta, sulla corona, sul réahut e sul contatore decentrato di ore e minuti, piccole lancette a pomme evidée, e quadrante in madreperla con numeri digradanti, a tono con il cinturino in pelle di alligatore nacré. Très chic. 54.600 euro.

    AUDEMARS PIGUET Code 11.59 by Audemars Piguet
    Tra le news del primo semestre della Manifattura di Le Brassus, c’è anche un’estensione di linea della collezione lanciata cinque anni fa. Sette le nuove referenze, tutte con la cassa in oro rosa (due da 38 mm di diametro e cinque da 41 mm) e tutte riconducibili alla tendenza “full color“, o meglio alle declinazioni in monocromia: azzurro, blu e verde per i “solo tempo”, blu, verde e nero per i cronografi flyback. Ovunque movimenti di manifattura e quadranti dall’esclusivo motivo guilloché. Da 34.600 euro.

    GIRARD-PERREGAUX Laureato Copper Diamonds
    Il modello con quadrante color rame, uscito due anni fa, si arricchisce di diamanti. Ma non si tratta del solito “giro” di pietre sulla lunetta: qui le gemme hanno dimensioni (e carature) diverse, e sono incastonate con ordine e simmetria sugli otto lati, a creare un insolito gioco di bagliori. Per il resto, tutto resta immutato: la cassa di 38 mm di diametro con bracciale integrato e rastremato, l’acciaio dalle finiture lucido-satinate, il movimento automatico di manifattura, il quadrante a Clous de Paris. 21.200 euro.

    BULGARI Octo Finissimo Sketch
    Super-anteprima di Watches and Wonders, un inedito trompe-l’œil presentato dalla Maison romana. Che, non paga di aver declinato la collezione in innumerevoli varianti, anche col quadrante “disegnato”, ora la interpreta in modo del tutto originale. Con il bozzetto del calibro ultrapiatto Bvl 138, realizzato dalla penna di Fabrizio Buonamassa Stigliani, riprodotto sul quadrante laccato – quasi un avatar di ciò che appare sul fondello. Tre le referenze, in tiratura limitata: 70 esemplari in oro rosa, 280 esemplari in acciaio e 140 della versione Cronografo GMT (in cui però il calibro è il Bvl 318). Da 17.800 euro.

    RADO Anatom
    Versione riveduta e corretta del DiaStar di 40 anni fa, prende nome dall’ergonomia che da sempre gli appartiene. La cassa (32,5 x 46,3 mm) in acciaio Pvd nero, leggermente convessa, colpisce per il vetro zaffiro dalla doppia curvatura (interna ed esterna), ben evidente quando la si guarda di profilo. Ora poi adotta una lunetta in ceramica e un cinturino in caucciù che rendono l’orologio più leggero. Il movimento automatico è antimagnetico e ha 3 giorni di autonomia. Il quadrante è declinato in tre colori, ma esiste anche in edizione limitata, all black. 3.800 euro.

    TISSOT T-Race MotoGP Automatic Chronograph
    Festa doppia in quel di Le Locle: per i 75 anni della MotoGP e per i 25 anni di sodalizio come cronometrista ufficiale. Per l’occasione il Brand ha quindi realizzato sette nuovi esemplari, fra estensioni di linea e modelli speciali. Al top (per noi) questo cronografo con cassa da 45 mm in acciaio, lunetta in Pvd e quadrante trasparente che rivela parte dei componenti del movimento automatico, con 60 ore di autonomia. Oltretutto ricco di dettagli che rimandano alle due ruote: cercate di individuarli… Edizione limitata di 2024 esemplari, 2.245 euro.

    VERSACE Chrono Master
    Fra le novità presentate dalla Casa della Medusa per la spring-summer, uno dei pezzi più emblematici è questo maschilissimo cronografo. Interamente in acciaio, con la cassa di 44 mm di diametro, ha la lunetta, la corona, i pulsanti e i link centrali del bracciale a cinque file con trattamento Ip oro giallo. Il quadrante stampato è un susseguirsi di lavorazioni: sullo sfondo decorato dal lettering del logo spiccano i contatori a cerchi concentrici, dai profili dorati lucidi. Movimento al quarzo Swiss made. 1.320 euro.

    PHILIP WATCH Caribe Diving Automatic
    La storica collezione del Brand italiano si amplia di diverse referenze, tra cui spicca questo bel subacqueo in acciaio. La cassa di 42 mm di diametro è impermeabile fino a 20 bar e ospita un movimento automatico calibro Sellita Sw200. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in ceramica bicolore, il quadrante opaco è ben visibile anche al buio grazie alle lancette e agli indici puntiformi luminescenti, ed è protetto da un vetro zaffiro. In più, il bracciale facilmente intercambiabile si può sostituire con il cinturino in silicone incluso nel packaging. 1.190 euro.

    FERRAGAMO Crystal
    È uno dei femminili di punta fra le novità primavera-estate della Maison. Di forma, dal design minimale e complesso allo stesso tempo, nel nome fa riferimento al vetro zaffiro sagomato, dal taglio smeraldo. La cassa ottagonale (26 x 33 mm) ha la carrure scandita da una sequenza di piani sovrapposti, il quadrante essenziale, cioè privo di numeri o indici, è decorato da una leggera finitura soleil, il cinturino in pelle stampa cocco crea un contrasto cromatico audace con l’acciaio Ip oro rosa. 1.100 euro.

    Latest – Sotto i 1.000 euro

    BOSS Skytraveller
    Un cronografo bicompax dall’aspirazione aeronautica. La cassa misura 44 mm e ospita un movimento al quarzo che riporta i contatori dei minuti crono, dei secondi continui e il datario in un’insolita posizione al 9. Due le versioni: in acciaio, con quadrante blu soleil e bracciale mesh; oppure in acciaio Ip canna di fucile con quadrante antracite soleil e bracciale a 5 file. Entrambe con logo, lancette e indici dorati. Da 349 euro.

    D1 MILANO Square Bracelet – Caribbean Sea
    Dichiarato omaggio all’orologeria vintage, interpretata però con gusto attuale, la nuova collezione Square si distingue per la cassa a tv (37 mm) con il bracciale integrato. Ma è articolata in 5 referenze, diverse sia per il colore sia per l’affissione e la meccanica. Qui abbiamo scelto una versione “basic”, con quadrante soleil dagli indici a bastone e movimento al quarzo (Miyota); ma esiste anche con un total look blu o nero e quadrante anni ’30, che mixa numeri arabi e romani; e perfino in chiave Skeleton con movimento automatico (Seiko SII NH70). Da 335 euro.

    ROSEFIELD Studio Edition 01
    Un esemplare gioiello dallo spiccato gusto anni ’70, con l’orologio come charm. Interamente in acciaio Ip oro giallo, ha il bracciale a catena con i link quadrati, simili alla cassa di formato mini (15 x 18,5 mm x 7,5 mm di spessore). Sul quadrante soleil appare la scritta AMS-NYC, che rimanda a un ideale collegamento fra Amsterdam e New York: cioè fra la città olandese sede del Brand e la capitale mondiale della moda. La chiusura a T è regolabile sulla misura del polso, il movimento è al quarzo. 159 euro.

    CALVIN KLEIN Ascend
    Un fashion watch che conferma l’impronta minimalista che ha reso famoso il Brand. Cassa di 43 mm di diametro in acciaio e movimento al quarzo, presenta il display scandito ai quarti da numeri romani o indici a bastone. Null’altro se non il logo. Anche qui, due le versioni: con quadrante verde soleil sfumato nero e cinturino in pelle: oppure con quadrante soleil blu sfumato nero e bracciale mesh, vagamente rétro. Da 139 euro.

    L’appuntamento con le Latest news torna fra due settimane. Restate sintonizzati…

  • Gli orologi dell’anno del Drago. Talismani o forme d’arte?

    Gli orologi dell’anno del Drago. Talismani o forme d’arte?

    Quest’anno hanno davvero esagerato. Va bene che il mercato cinese va riconquistato, va bene che il soggetto si presta alle interpretazioni più fantasiose, ma le marche elvetiche di orologeria si sono davvero fatte prendere la mano. E hanno sfornato una quantità incredibile di orologi dell’anno del Drago. Di cui vogliamo darvi un assaggio.

    Già: domani, 10 febbraio, è il Capodanno cinese – Festa di primavera o Capodanno lunare che dir si voglia -, che avvia 15 giorni di sentitissimi festeggiamenti in tutta la Great China come nelle comunità espatriate dal Paese di Mezzo, diffuse in tutto il mondo. E l’industria delle lancette si è data da fare per celebrare come si deve l’anno del Drago di legno: il segno di turno in questo 2024, parte del complesso sistema zodiacale in cui non solo si alternano 12 animali con cicli di 12 anni, ma sono anche coinvolti i 12 rami terrestri, i 10 tronchi celesti, i 5 elementi, lo Yin e lo Yan…

    In effetti sono ormai mesi che siti, blog e magazine specializzati pubblicano alla spicciolata gli orologi dell’anno del Drago. Noi abbiamo aspettato proprio l’ultimo giorno per presentarli tutti insieme, così come abbiamo fatto per l’anno del topo, per quello del bue, della tigre, del coniglio… Sì, perché sono ormai 12 anni che assistiamo a questo spettacolo di arte varia puntualmente messo in atto dall’orologeria. Quest’anno il ciclo si chiude, i grandi collezioni posseggono già l’intero Zodiaco, ma poco importa: si ricomincia da capo con un nuovo segno, con un nuovo animale, in una periodicità che sembra infinita – altroché dodecennale…

    Esemplari pregiati… anziché no

    E vederli tutti insieme, gli orologi dell’anno del Drago, dobbiamo ammettere che fa una certa impressione. Con tutte queste ali spiegate, questi artigli letali, queste fauci spalancate, sembra proprio di essere tornati ai tempi di Casa Targaryan, all’antico regno di Raenyra in House of the Dragon. Ma con la naturale differenza che le bestiole raffigurate sugli orologi dell’anno del Drago non hanno le fattezze delle saghe fantasy, ma quelle tramandate dalla tradizione cinese, più viva che mai in quel di Hong Kong. Si tratta del Loong, creatura leggendaria del folklore dell’ex Celeste Impero: che non sputa fuoco e non rappresenta il Male, ma è invece simbolo di prosperità, latore di fortuna e buoni auspici. Addirittura incarnazione dell’imperatore, emblema di potere e saggezza.

    Del resto l’orologeria è sempre stata determinata nel ritrarre i draghi, per arrivare al cuore e al portafoglio degli amanti del genere (soprattutto se con gli occhi a mandorla). Anche in tempi non sospetti: prova ne sia la vetrina fatta da noi qualche anno fa, intitolata proprio Draghi, dragoni & Co. (cui vi rimandiamo per conoscere fattezze e leggende a tema), in un 2021 dedicato a tutt’altro animale. Figuriamoci ora che lo Zodiaco cinese serve l’occasione su un piatto d’argento… Pare proprio che le marche si siano messe d’accordo per invadere il mercato con gli orologi dell’anno del drago. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, come si può vedere qui sotto. Venghino, signori, venghino…

    A dire il vero, sembra quasi che nell’alto di gamma le case abbiano fatto a gara per creare l’orologio più scenografico, più straordinario. Con il ricorso – come sempre – ai mestieri d’arte, alle tecniche ancestrali più rare e mirabili, ma anche agli automi e alla meccanica spettacolo. Nella nostra vetrina troverete infatti diversi pezzi unici, oltre che edizioni limitatissime o comunque millesimate (in cui appare quasi sempre il numero 8, altro simbolo portafortuna). Ma non dimenticate di dare un’occhiata anche alla gallery qui sopra. I draghi sono onnipotenti, si sa: e, non paghi di dominare i polsi, invadono perfino le scrivanie, dove assumono sembianze 3D e diventano ancora più forti, ancora più intriganti, capaci di incantare quanti li guardano. Altro che la mitica Medusa o il Basilisco di Harry Potter: dilettanti, in confronto. Perché, non dimentichiamolo: gli orologi dell’anno del Drago possono essere autentici capolavori. Che ci piaccia o no.

    Gli orologi dell’anno del Drago di legno

    BAUME&MERCIER Riviera Dragon Edition 10743 Cassa (33 mm) in acciaio lucido e satinato, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante in madreperla decorata, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta con diamanti, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro decorato da un dragone, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 150 esemplari, 3.550 euro.

    BAUME&MERCIER Riviera Baumatic Moonphase Dragon Edition 10744 Cassa (43 mm) in acciaio lucido e satinato, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic, con autonomia di 5 giorni, fasi di luna con dragone e datario a lancetta. Quadrante soleil, lancette e numeri romani applicati e indici luminescenti, vetro zaffiro, lunetta con viti in acciaio Adlc, fondello con vetro zaffiro decorato da un dragone, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 150 esemplari, 5.750 euro.

    BELL & ROSS BR 05 Artline Dragon
    Cassa (40 mm) in acciaio lucido e satinato, inciso al laser, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro BR-CAL 321, con autonomia di 54 ore e datario. Quadrante in ciso, lancette rodiate e dipinte di lacca nera, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, bracciale in acciaio inciso al laser. 8.200 euro.

    BLANCPAIN Villeret Calendrier Chinoise Traditionnel
    Cassa (45 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3638 di manifattura, con autonomia di 7 giorni, calendario completo gregoriano con fasi di luna, calendario cinese con ora doppia, data, mese, segni zodiacali, 5 elementi, mesi intercalari e tronchi celesti. Quadrante in smalto Grand Feu, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 50 esemplari, 75.400 euro.

    BOVET Récital 26 Chapter Two Golden Dragon
    Cassa Dimier (45 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 17DM06-DT di manifattura (3 brevetti), con autonomia di 5 giorni, tourbillon volante double-face, fasi lunari con luna in madreperla, ore del mondo con indicazione delle città su display emisferico. Quadrante convesso in quarzo blu, indicazione decentrata di ore e minuti con lancette luminescenti, drago in oro rosso scolpito a mano, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 12 esemplari (4 con quadrante in avventurina e altrettanti con quadrante guilloché blu), prezzo non disponibile.

    BREGUET Classique Dragon 7145
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 502.3, con spirale e anse dell’ancora in silicio. Quadrante in smalto Grand Feu, drago in oro rosso inciso a mano con sfera in madreperla, lancette a pomme evidée in oro, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari, 84mila euro.

    BREGUET Classique Double Tourbillon Dragon 5345PT Cassa (46 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 588N di manifattura, interamente inciso a mano, con ponti del bariletto in oro, due tourbillon indipendenti e rotanti (fissati sulla platina che compie un giro completo in 12 ore). Platina guilloché incisa a mano, giro delle ore su anello in vetro zaffiro, drago in oro rosso inciso a mano con sfera in madreperla, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Prezzo non disponibile.

    CHOPARD L.U.C XP Urushi Year of the Dragon
    Cassa (39,5 mm) in oro rosa etico, sottile solo 6,8 mm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.17L di manifattura, con due bariletti sovrapposti (tecnologia Chopard Twin), autonomia di 65 ore, micro-rotore decentrato in oro. Quadrante realizzato a mano in Giappone secondo la tecnica della lacca Urushi , vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 30.200 euro.

    CORUM Bubble 47 Dragon
    Cassa (47 mm) in acciaio Pdv nero, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CO 082. Quadrante soleil laccato, con drago applicato e luna in madreperla; vetro zaffiro a cupola, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 88 esemplari, 7mila franchi svizzeri.

    CORUM Bubble 47 Dragon Eye
    Cassa (47 mm) in acciaio Pdv nero, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CO 082. Quadrante laccato e dorato, vetro zaffiro a cupola, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 88 esemplari, 7mila franchi svizzeri.

    GENUS Dragons
    Cassa (43 mm) in oro bianco (ma disponibile anche in oro rosa, in titanio grado 5 o in titanio damascato). Movimento meccanico a carica manuale, calibro 160W-1.2 di manifattura, con platina e ponti in oro 18 kt, autonomia di 50 ore, indicazione satellitare delle ore mediante indice fisso (a ore 9), indicazione dei 10 minuti tramite la testa del drago, il cui corpo in oro inciso a mano e segmentato (11 elementi) striscia fra due contatori, indicazione dei minuti su disco rotante (a ore 9). Indicatori e numeri luminescenti, vetro zaffiro glassbox, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Esemplare interamente personalizzabile, a partire da 140.650 franchi svizzeri, tasse escluse.

    HAMILTON Ventura Elvis80 Skeleton Dragon
    Cassa (42,5 x 44,6 mm) in acciaio Pvd nero, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H-10-S realizzato in esclusiva, con riserva di carica di 80 ore e spirale in Nivachron. Quadrante traforato a forma di muso di drago, lancette luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in caucciù effetto squame. Esiste anche con la cassa color oro. 2.175 euro.

    HARRY WINSTON Chinese New Year Automatic Dragon Cassa (36 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HW2010, realizzato in esclusiva. Quadrante in oro con madreperla bianca incisa, drago laccato, indicazione di ore e minuti circoscritta da diamanti, lunetta con diamanti taglio brillante, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore (fibbia con diamanti). Diamanti pari a 2 carati in totale. Edizione limitata di 8 esemplari, prezzo non disponibile.

    HUBLOT Spirit of Big Bang Titanium Dragon
    Cassa (42 mm) in titanio lucido e satinato, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB 1710 di manifattura, con autonomia di 50 ore. Quadrante multilivello effetto 3D realizzato con applique, vetro zaffiro, cinturino in caucciù vulcanizzato effetto scaglie. In vendita con un secondo cinturino in tessuto grigio. Edizione limitata di 88 esemplari, 30.800 euro.

    IWC Portugieser Chronograph Year of the Dragon Cassa (41 mm) in acciaio lucido. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 69355 di manifattura, con massa oscillante in oro rosa a forma di drago, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Quadrante su due livelli, contatori azuré, numeri applicati, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. In vendita con un secondo cinturino in caucciù. Edizione limitata di 100 esemplari, 10.200 euro.

    JACOBS & CO. The Mystery Tourbillon Twin Dragons Cassa (50 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro JCAM32 di manifattura, autonomia di 60 ore, con due tourbillon volanti centrali, collegati da un differenziale, su tre assi (la gabbia di quello sul primo asse ruota in un minuto, le altre due ruotano ciascuna in due minuti). Quadrante con due draghi in oro rosa, scolpiti e dipinti a mano, che ruotano su due anelli per indicare ore e minuti tramite le sfere di diamanti taglio Jacobs (288 faccette, indici di diamanti taglio baguette (1.49 ct), carrure e anse tempestati di diamanti baguette (12.41 ct in totale), vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cintueino in pelle di alligatore. Pezzo unico, prezzo non disponibile.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Enamel “Dragon” Cassa reversibile (27,4 x 45,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro J-LC 822 di manifattura. Quadrante in smalto Grand Feu, lancette e indici applicati in oro rosa, vetro zaffiro, fondello in smalto Grand Feu con drago inciso a mano, cinturino in pelle di alligatore. Disponibile su commissione, circa 100mila euro.

    JAQUET DROZ Imperial Dragon Automaton
    Cassa (43 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JD 6150 realizzato in esclusiva, con spirale e anse dell’ancora in silicio, rotore in oro rosso laccato nero; automa con animazione delle diverse parti del corpo del drago. Quadrante in cuprite dipinto a mano con indicazione decentrata di ore e minuti, lancette in oro. Applique drago in oro giallo, incisa e dipinta a mano, con occhio e lingua in acciaio dipinto a mano, sfera in diaspro rosso decorata a mano con polvere d’oro. Vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Pezzo unico, completamente personalizzabile. Prezzo non disponibile.

    LONGINES Flagship Heritage Year of the Dragon
    Cassa (38,5 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L-899 realizzato in esclusiva, con spirale in silicio, autonomia di 3 giorni, fasi di luna e datario a lancetta. Quadrante bombato e sfumato, lancette luminescenti, vetro zaffiro, fondello personalizzato dal muso del drago, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 888 esemplari, 3.450 euro.

    PIAGET Altiplano Dragon Zodiac High Jewellery Watch Cassa (41 mm) in oro bianco e oro rosa, ultrapiatta (8,3 mm di spessore). Movimento meccanico a carica manuale, calibro 830P di manifattura, ultrapiatto. Quadrante in smalto pailloné realizzato da Anita Porchet, drago in oro inciso a mano, sfera in opale; lunetta e anse con diamanti taglio baguette, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari, parte di una collezione dedicata al Dragone e alla Fenice e composta da orologi e gioielli. Prezzo non disponibile.

    ROGER DUBUIS Excalibur Monotourbillon Dragon
    Cassa (42 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro RD512SQ di manifattura, scheletrato, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante (cassa in cromo-cobalto e titanio), drago integrato fra i componenti, realizzato in oro rosa scolpito a mano, e composto da 27 pezzi disposti su 25 livelli. Lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. Fregiato del Punzone di Ginevra. Edizione limitata di 28 esemplari, prezzo non disponibile.

    SWATCH Collezione Anno Del Drago – Dragon in Wind Pay! Cassa New Gent (41 mm) in materiale di origine biologica. Movimento al quarzo Swiss made con funzione SwatchPay per effettuare pagamenti contactless. Quadrante stampato, vetro in materiale di origine biologica, cinturino in silicone. Fa parte di una collezione composta da 5 modelli (vedi gallery), 110 euro.

    ULYSSE NARDIN Blast Tourbillon Dragon
    Cassa (45 mm) in oro roso 5N satinato. Movimento meccanico a carica automatico, calibro UN-172 di manifattura, scheletrato, con autonomia di 3 giorni, micro-rotore decentrato in platino, bilanciere, spirale, ancora e ruota di scappamento in silicio, tourbillon volante con semisfera in madreperla posta sulla gabbia; drago integrato al ponte ad X superiore, realizzato in oro rosso 5N, inciso e dipinto a mano. Lancette e indici luminescenti, carrure e lunetta in titanio Dlc nero, vetro zaffiro glassbox, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 102.650 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Métiers d’Art La Légende du Zodiacque Chinois – Anno del Drago Cassa (40 mm) in oro rosa (ma esiste anche in platino). Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 G4 di manifattura, con indicazioni di ore, minuti, datario e giorno della settimana su dischi rotanti. Quadrante in oro con smalto Grand Feu e applique in rilievo di drago in oro rosa (oppure in platino) cesellato a mano; vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 25 esemplari per tipo di metallo, certificati dal Punzone di Ginevra, in vendita solo nelle boutique monomarca, da 139mila euro.

  • Oroscopo di gennaio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di gennaio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Ed eccoci, reduci dai festeggiamenti del Capodanno, a leggere nelle stelle l’oroscopo di gennaio comprensivo dell’ormai tradizionale carrellata di orologi.
    Un oroscopo di gennaio che è particolarmente simbolico, dato che in molte tradizioni l’apertura dell’anno nuovo è un condensato di quello che i mesi seguenti porteranno.
    Sempre attenti agli eventi celesti con un tocco di leggerezza, per prima cosa andiamo ad analizzare, su base astronomica, cosa succede lassù in questo mese.

    Ma prima di guardare in cielo, una piccola divagazione per gli appassionati di numerologia. Se si sommano le cifre che compongono 2024, si ottiene 8, un numero che nella tradizione antica aveva un significato importante. Al numero 8 erano associati il concetto di infinito – si pensi al simbolo matematico, che assomiglia a un 8 sdraiato –, di eternità, di rinascita. Gli antichi fonti battesimali cristiani erano ottagonali, proprio per indicare questa nuova vita e il passaggio a una dimensione superiore. Almeno sotto il profilo numerologico, possiamo quindi dire che l’inizio è molto promettente. Ma l’oroscopo di gennaio vero e proprio ci chiede di guardare agli astri.

    I transiti planetari

    Il Sole è nel segno del Capricorno e vi resterà fino al giorno 20, quando entrerà nel segno dell’Acquario. Il giorno 1 coincide con la fine del moto retrogrado di Mercurio, che torna in traiettoria diretta e si farà ben sentire sul piano della comunicazione, delle notizie, delle novità. Luna Nuova l’11 con Marte particolarmente propizio e interessanti configurazioni nei giorni immediatamente seguenti. Il 12, Giove e Marte saranno in trigono. Lo stesso Giove, sempre potentemente influente nelle configurazioni, sarà trigono con il leggero ma versatilissimo Mercurio il 19.

    Il giorno 20 Plutone, lentissimo nei propri moti, entrerà in Acquario nuovamente dopo oltre duecento anni di assenza. Plenilunio in Leone il 26 e non solo: dopo sei mesi, lo stesso giorno anche Urano cesserà il proprio moto retrogrado, tornando diretto.
    Il 28, Mercurio sarà trigono con Giove, mentre il 29 vedrà Marte trigono con Urano.
    Cielo complesso, movimentato, quindi. E ora, come di consueto, passiamo all’oroscopo di gennaio, che spiega come tutto questo possa riflettersi per i nati nei dodici segni dello Zodiaco.

    L’oroscopo di gennaio

    Ariete

    Con Marte che lascia il Sagittario per entrare in Capricorno, gennaio per gli Ariete inizia con un forte segnale positivo. È il mese in cui tanti progetti, tante idee, tante aspirazioni (soprattutto in ambito professionale e di realizzazione personale) potranno trovare le energie necessarie e la complicità degli astri per decollare. Il Novilunio in Capricorno sarà un altro momento di svolta positivo, rinforzato verso la fine del mese dal rientro di Urano in moto diretto. Non è più tempo di teorizzare, è il momento di passare ai fatti: sappiate che tutto l’universo congiura per il vostro successo. Celebratelo indossando il cielo al polso.

    PATEK PHILIPPE Celestial 6102P
    Cassa (44 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 LU CL C di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro, mappa celeste, fasi lunari e orbita della Luna, tempo del passaggio sul meridiano di Sirio e della Luna, datario a lancetta. Quadrante formato da tre dischi in vetro zaffiro metallizzato (l’ellisse delimita la porzione di cielo visibile da Ginevra), lancette in oro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 357.720 euro.

    Toro

    I nati sotto il segno del Toro iniziano l’anno con Giove diretto proprio nel loro segno: doppia energia, tanta positività. L’anno si apre all’insegna della forza, in particolar modo per voi. Anche il Novilunio sarà in ottima sintonia con il vostro segno, aiutandovi a una maggiore concentrazione, a un’evoluzione benevola dei vostri aspetti migliori arricchita da maggiore consapevolezza e una preziosa disciplina interiore. Il Plenilunio in Leone potrebbe significare l’emergere dal recente passato di situazioni celate, o volutamente accantonate: fatevi forza, affrontate le cose con sincerità e tutto si risolverà. Tenete d’occhio le fasi lunari con un esemplare apposito.

    ARNOLD & SON Luna Magna Red Gold Blue Meteorite
    Cassa (44 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A&S1021 di manifattura, con autonomia di 90 ore, fasi di luna astronomiche (da correggere ogni 122 anni), fasi ed età della Luna anche sul lato fondello. Quadrante in meteorite Pdv blu, sfera della Luna in 3D (12 mm di diametro) in opale e meteorite, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 38 esemplari, 59mila franchi svizzeri.

    Gemelli

    Per voi Gemelli, legati a Mercurio, il ritorno del vostro pianeta in moto diretto porterà effetti importanti e benefici nei rapporti interpersonali, nella comunicazione, nella creatività. L’energia del Capricorno, presente per i primi venti giorni del mese, sarà un ulteriore aiuto. Tutto è propizio per nuove esperienze, sempre calibrando le energie e senza mai perdere la consapevolezza dei nuovi impegni, facendo attenzione alla salute, fisica e psicologica. Il vostro oroscopo di gennaio segnala una sorpresa positiva a fine mese. Venere in Sagittario avrà una forte valenza emotiva e sentimentale: non cedete, però, all’impazienza. Un classico calendario perpetuo potrebbe aiutarvi a seguire il giusto ordine del tempo.

    BREGUET Classique Quantième Perpétuel 7327
    Cassa (39 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 502.3.P di manifattura, con spirale in silicio, calendario perpetuo con indicazione retrograda del mese, fasi ed età della Luna. Quadrante in oro argentato guilloché, lancette azzurrate alla fiamma, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 86.600 euro.

    Cancro

    Sole e Marte in Capricorno vi caricheranno positivamente sul fronte sentimentale. Dal 20, il Sole e Plutone in Acquario giocheranno un ruolo importante sul piano più intimo della vostra vita e vi aiuteranno a raggiungere un certo distacco da situazioni troppo coinvolgenti, che da tempo vi creavano difficoltà. Luna piena in Leone assolutamente favorevole: siate pronti a coglierne gli effetti, che si protrarranno anche in futuro. Mese di svolte e di sfide: potranno concretizzarsi progetti che l’anno scorso vi hanno assorbito molte energie. Operate in silenzio, finché i frutti non saranno maturi: non divulgate i vostri piani e puntate all’obiettivo. Parola d’ordine: discrezione. E, al polso, lusso nascosto.

    H. MOSER & CIE. Endeavour Perpetual Calendar
    Cassa (42 mm) in tantalio e acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro HMC 800 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 7 giorni, calendario perpetuo integrato, piccoli secondi. Quadrante in oro grené con smalto Grand Feu sfumato, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di kudu. 75mila franchi svizzeri.

    Leone

    Con i pianeti che via via tornano tutti al moto diretto e il Plenilunio proprio nel segno del Leone, difficile trovare tanti segnali positivi tutti insieme in altri momenti dell’anno. Voi del Leone sarete pronti, con la vostra consueta carica di energia interiore, a trarre il meglio dalle configurazioni astrali. Anche per voi è tempo di realizzazioni, con il consiglio di tagliare con il passato: rivangare non serve a nulla e non aiuta. L’esperienza deve farsi tesoro, ma non deve mai impedire di guardare al futuro con ottimismo. Unica nota: l’entusiasmo non vi induca a eccessi che vanificherebbero parte del potenziale positivo del mese. Ricordatevi chi siete con un esemplare personalizzato dalla vostra effigie.

    CHANEL Monsieur de Chanel Tourbillon Metéorite
    Cassa (42 mm) in ceramica mat. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 5,1 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante (con gabbia decorata da una testa di leone in rilievo su disco in titanio inciso al laser), piccoli secondi. Quadrante in meteorite ajouré, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in nylon foderato in pelle di vitello. Edizione limitata di 55 esemplari, 120mila euro.

    Vergine

    Il vostro pianeta di riferimento, Mercurio, vi permette di iniziare l’anno con una ventata di cambiamenti positivi. Il 4 Marte entrerà in Capricorno e fornirà impulso ed energia alle attività di ogni genere. L’ultima decade potrebbe far mutare situazioni importanti che ritenevate consolidate: avere timore è naturale, però la dinamica della vita impone che si sappia evolvere, anche se ogni trasformazione richiede energia. Attenzione a qualcuno che potrebbe allettarvi con finalità non sincere. Siate estremamente cauti, ma non lasciate cadere le opportunità inaspettate che si presenteranno, specie con il Plenilunio. Precisione ed equilibrio vi facciano da guida: lasciatevi ispirare da un cronografo de luxe.

    BREITLING Top Time B21 Shelby Cobra
    Cassa (44 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B21 realizzato in collaborazione con La Joux-Perret, con dispositivo tourbillon, cronografo con ruota a colonne; certificato cronometro dal Cosc. Lancette e indici luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di vitello. 45mila euro.

    Bilancia

    Venere è il pianeta di riferimento della Bilancia: la vostra indole sarà propensa a intraprendere nuove relazioni, di amicizia o sentimentali. Non sottovalutate, però, la presenza antagonista di Marte in Capricorno, che non faciliterà i vostri piani. Secondo l’oroscopo di gennaio, dunque, dovrete fare attenzione agli eccessivi slanci di entusiasmo: calibrate le forze e valutate se l’impegno profuso valga effettivamente il risultato. Il passaggio di Plutone in Acquario vi aiuterà a trovare un equilibrio più stabile, più consono alla natura intrinseca del vostro segno. Positive novità sul fronte professionale intorno al Plenilunio. Contate sull’ausilio di un’utile complicazione astronomica.

    GLASHÜTTE ORIGINAL PanoMaticCalendar
    Cassa (42 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 92-09 di manifattura, con spirale in silicio, autonomia di oltre 4 giorni (100 ore), calendario annuale con indicazione retrograda del mese e grande datario, fasi ed età della Luna, piccoli secondi. Quadrante opalino argenté, in parte azuré, lancette luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore scamosciata. 33.400 euro.

    Scorpione

    Per voi l’anno nuovo inizia con Marte che entra in Capricorno il 4: è tempo di lasciare alle spalle l’atteggiamento vacanziero delle feste appena trascorse per giocare le vostre migliori carte. Anticipate colleghi o concorrenti sul piano dell’azione, godendo della protezione del vostro pianeta. Le vostre giuste ambizioni di miglioramento economico saranno ancora un po’ ostacolate dagli ultimi giorni di Plutone in Capricorno, poi il passaggio del lontanissimo pianeta in Acquario scioglierà diversi nodi. Ugualmente, trattandosi di temi delicati e ad alto impatto familiare, l’attenzione e le verifiche non saranno mai troppe. Esprimete rigore e sobrietà perfino al polso.

    VACHERON CONSTANTIN Patrimony Automatico
    Cassa (40 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2450 Q6/3 di manifattura, con massa oscillante scheletrata in oro rosa e datario. Quadrante opalino, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 35.300 euro.

    Sagittario

    Governato dal pianeta Venere, che per la maggior parte del mese sarà nel vostro segno, il Sagittario godrà di significativi influssi sinergici. Venere e l’influente Giove vi garantiranno quella sicurezza in voi stessi che nell’ultimo periodo sembrava avervi abbandonato. L’oroscopo di gennaio vi consiglia di usare arco e frecce per colpire da lontano: è il momento di agire senza rivelare del tutto il vostro coinvolgimento, soprattutto con i colleghi di lavoro. Se in più sommate l’ingresso di Marte in Capricorno, che darà felice esito ai vostri sforzi, potrete davvero dire che l’anno si apre sotto i migliori auspici. Indossare un calendario perpetuo potrebbe essere propiziatorio.

    JAEGER-LECOULTRE Polaris Perpetual Calendar
    Cassa (42 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 868 di manifattura, con autonomia di 70 ore, calendario perpetuo con giorno della settimana, fasi ed età della Luna (indicazione retrograda per l’emisfero australe). Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut rotante, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in caucciù (il packaging include un secondo cinturino in pelle di alligatore nero). 57.500 euro.

    Capricorno

    Il Sole è nel vostro segno per le prime due decadi e così pure Marte e Plutone: il pianeta rosso darà la forza necessaria alle decisioni e alle azioni che intraprenderete. Plutone, dal passo grave e lento, farà sì che le ripercussioni di queste azioni siano molto durature nel tempo. È quindi necessario prestare attenzione alle proprie strategie, evitando atteggiamenti miopi o considerazioni solo di breve termine. Il 20 Plutone lascerà il vostro segno: da un lato, sarete alleggeriti, dall’altro si apriranno nuove opportunità. Mese importante, per posare solide basi e per affrontare nuove sfide con fiducia e responsabilità. Procedete con fermezza, costanza e precisione, proprio come il vostro orologio.

    FERDINAND BERTHOUD Chronomètre FB 3SPC
    Cassa (42,3 mm) in oro bianco etico. Movimento meccanico a carica manuale, calibro FB-SPC di manifattura, con spirale cilindrica (visibile da un oblò sulla carrure), autonomia di 3 giorni, piccoli secondi; certificato cronometro dal Cosc. Quadrante parziale, sabbiato, lancette in oro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Produzione limitata di 25 esemplari l’anno. 140mila franchi svizzeri.

    Acquario

    Se le prime due decadi vedono Sole, Marte e Plutone contemporaneamente in Capricorno, quindi non del tutto a voi favorevoli, le cose miglioreranno nell’ultima parte del mese. Sole e Plutone in Acquario dal 20 conferiranno un potente influsso positivo, soprattutto per decisioni importanti per gli anni a venire. Approfittando delle energie del Plenilunio noterete un maggiore apprezzamento delle vostre qualità in quanti vi circondano. L’oroscopo di gennaio consiglia di lasciar emergere i vostri lati migliori: non abbiate timore di assumere nuove responsabilità. Favorite la vostra buona stella con un esemplare dalla speciale costruzione.

    ROGER DUBUIS Excalibur Monobalancier Titanium
    Cassa ((42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RD720SQ di manifattura, scheletrato, con ponti a forma di stella, micro-rotore decentrato, autonomia di 3 giorni. Flangia in titanio, indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in titanio grado 5, intercambiabile. Certificato dal Punzone di Ginevra. 72.500 euro.

    Pesci

    L’ingresso di Giove in Toro, pianeta che governa il vostro segno e massima divinità dell’Olimpo, rappresenta un fattore favorevole per mostrare le vostre vere ambizioni. È il momento opportuno per portare alla luce i vostri sogni. Le energie astrali, ben indirizzate, faranno emergere temi che da tempo disturbavano un po’ il vostro mondo mentale. Una nuova chiarezza vi mostrerà quali strade intraprendere: siate saggi, ma mantenete il cuore lieve. Un vecchio amico sarà per voi prezioso. Sole e Plutone in Acquario potrebbero farvi intraprendere un lavoro interiore, di ricerca filosofica, religiosa o spirituale. Assecondateli con un orologio che sveli la meccanica interna.

    MONTBLANC Unveiled Secret Minerva Monopusher Chronograph 
    Cassa (43 mm) in acciaio effetto anticato. Movimento meccanico a carica manuale, calibro MB M16.26 di manifattura, dalla costruzione ribaltata per mostrare i componenti lato quadrante, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Lancette e indici luminescenti, lunetta scanalata in oro bianco, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 41mila euro.

  • Marine Tourbillon 5577, Breguet tra sport ed eleganza

    Marine Tourbillon 5577, Breguet tra sport ed eleganza

    L’impianto ricorda quello del Marine Tourbillon Equation Marchante 5887, presentato da Breguet nel 2017. E in effetti il nuovo Marine Tourbillon 5577 riprende quel precedente tanto nell’estetica quanto nella meccanica. È infatti simile nell’impostazione del quadrante, con le indicazioni di ore e minuti leggermente decentrate e con l’apertura sul tourbillon a ore 5. E monta anche lo stesso movimento, sebbene in versione semplificata, cioè privo dei componenti delle complicazioni integrate (equazione del tempo e calendario perpetuo).

    Un movimento notevole, sotto vari punti di vista, lo stesso che animava il Classique Tourbillon Extra Plat Anniversaire 5365. Ed è proprio per questo che inizio eccezionalmente da qui, dalla meccanica, nella descrizione del Marine Tourbillon 5577.

    Il calibro 581

    Si tratta di un movimento meccanico di manifattura (ovviamente) e dalla costruzione ultrapiatta. Sottile solo 3 mm, a dispetto della presenza di due dispositivi relativamente ingombranti: il tourbillon, ma più ancora la carica automatica. Il Calibro 581 è infatti equipaggiato da una massa oscillante periferica, un segmento in platino che ruota lungo un anello dentato ai margini esterni del calibro stesso. Una soluzione tecnica raffinatissima per risolvere il problema dello spessore altrimenti imposto dal rotore centrale. Personalmente la trovo affascinante e perfino un po’ ludica: passerei delle ore a far roteare lentamente l’orologio per vederla in quel moto continuo, quasi fosse un gioco.

    Poi c’è il tourbillon, appunto. Inventato dal fondatore della Casa, brevettato nel 1801, dà a Breguet una sorta di naturale legittimazione a utilizzarlo, più di qualsiasi altra marca. Un tourbillon dall’architettura consueta, la cui gabbia compie una rotazione completa su sé stessa in un minuto, con un solido ed essenziale ponte centrale. In realtà un tourbillon di ultima generazione: con la gabbia in titanio, quindi leggerissima, la spirale in silicio e la ruota di scappamento trattata al silicio (materiale dalle infinite proprietà, sebbene non amato da tutti), con tutti i vantaggi sulla costanza di marcia che queste comportano.   

    Da citare anche la ragguardevole autonomia di 80 ore, altra caratteristica che influisce sulle prestazioni cronometriche, ma soprattutto le finiture. Che non sono solo impeccabili e curatissime, come richiede l’alta orologeria. Sono del tutto personalizzate, secondo le abitudini della Casa: sul tamburo del bariletto è incisa una rosa dei venti, i ponti tipo Côtes de Genève ricordano il paiolato di una barca, il rotore periferico è decorato con il tipico motivo a onde. Il tutto riconduce all’ispirazione marinara della famiglia di orologi cui appartiene questo esemplare. E ricorda la maestria nel guillochage degli artigiani in quel de L’Abbaye.

    L’estetica del Marine Tourbillon 5577

    Per passare finalmente all’habillage, la cassa è realizzata in platino oppure in oro rosa, metalli nobili che sottolineano l’importanza del Marine Tourbillon 5577 nel catalogo della Maison. Riguardo alle dimensioni, la cassa misura 42,5 mm di diametro e risulta forse un po’ grande, per il polso di alcuni. Abbastanza insolita (almeno per un tourbillon) è poi l’impermeabilità, garantita fino a 10 atmosfere. Ma entrambe queste caratteristiche sono in linea con la vocazione sportiva della collezione Marine, che rende omaggio agli storici esemplari nautici prodotti dalla Maison e al passato prestigioso di Abraham-Louis Breguet, nominato orologiaio della Marina del Re di Francia nel 1815.

    Due parole sul quadrante in oro, nei toni del blu navy o dell’ardesia a seconda della versione di cassa. Bella la lavorazione soleil nella zona centrale, i cui raggi hanno origine dal tourbillon, a contrasto con lo sfondo opaco del giro delle ore. La leggibilità certo non difetta al Marine Tourbillon 5577. I grandi numeri romani applicati sono anch’essi tipici della collezione, e sono rivestiti di materiale luminescente come gli indici e le lancette à pomme (non più evidé, evidentemente, ma piene). Da notare infine che la lavorazione soleil continua anche sul bordo asimmetrico esterno alla minuteria, sempre incentrata sul tourbillon ma con un orientamento differente rispetto al resto.

    Infine, il Marine Tourbillon 5577 si allaccia al polso con un cinturino in caucciù, declinato in blu o in nero. Esiste però anche con il cinturino in pelle di alligatore, sempre coordinato al colore del quadrante e sempre con la chiusura pieghevole sottolineata da una fibbia che ha la forma di un timone. In alternativa, l’orologio è disponibile anche con il bracciale in oro rosa oppure in platino – il che influisce notevolmente sul peso, oltre che sul prezzo.

    Conclusioni

    A proposito di prezzi, ci vogliono 180.200 euro per il Marine Tourbillon 5577 in platino e 163.600 euro per la versione in oro rosa. Cifre importanti, in linea con gli esemplari complicati della Maison. Ma con qualcosa in più dato dallo stile, capace di fondere l’inclinazione per lo sport insieme a quella per l’eleganza. Che poi sia più uno chic sportivo piuttosto che una sportività chic, la decisione spetta a voi…

  • Quadranti cioccolato, una tendenza di ritorno

    Quadranti cioccolato, una tendenza di ritorno

    Qualcuno è stato presentato a Watches and Wonders, la scorsa primavera. Altri sono appena usciti, tra le novità di quest’ultimo trimestre. In ogni caso, la tendenza è forte e chiara, e non può essere sfuggita ai più attenti osservatori del settore: sono tornati gli orologi con quadrante color cioccolato. Sono tornati perché andavano di moda all’inizio del nuovo Millennio, attorno al 2006 per essere precisi, anche se solo il pubblico più agé se li può ricordare. Corsi e ricorsi dell’orologeria… Proprio come in passato, oltretutto, i quadranti cioccolato in realtà conoscono infinite sfumature di marrone: dal nocciola all’avana, dall’ocra scura al terra di Siena, dal castagna al cappuccino – solo per citarne alcune.

    Allo stesso modo, la varietà si riscontra anche nella tipologia di esemplari. I quadranti cioccolato sono un fenomeno trasversale alle funzioni (si ritrovano nei solo tempo come nei complicati) e ai segmenti di mercato (piacciono all’entry level come all’alto di gamma). Per questo qui sotto trovate modelli tanto diversi per genere e per prezzo: il chocotime è contagioso… Certo, il marrone non è un colore facile, c’è chi lo ama e chi lo detesta (lungi da noi l’intenzione di convincere chiunque a farselo piacere). Ma è indubbio che al polso attira l’attenzione, soprattutto se accostato ai toni più caldi dell’oro, in particolare all’oro rosa o rosso (vero o riprodotto con trattamenti di superficie).

    Ecco allora le nostre scelte in fatto di quadranti cioccolato. Di seguito abbiamo riunito le tante nuove uscite dell’anno, arricchite da qualche pezzo “classico”. Li abbiamo suddivisi per fasce di prezzo, e ordinati in modo decrescente, così da rendere più facile la consultazione in riferimento al proprio budget. Come sempre la nostra vetrina non vuole essere esaustiva di tutti gli orologi a tema disponibili sul mercato, ma solo “un assaggio” dei pezzi in vendita. Se a qualcuno ne venissero in mente altri, comunque, può sempre segnalarceli sui nostri social…

    Quadranti cioccolato oltre i 50mila euro

    BREGUET Marine Tourbillon
    Cassa (42,5 mm) in oro rosa, impermabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 581 di manifattura, con autonomia di 80 ore e dispositivo tourbillon. Quadrante soleil, lancette e numeri romani applicati in oro e luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 163.600 euro.

    PATEK PHILIPPE Aquanaut Chronograph Ref. 5968R
    Cassa (42,2 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CH 28‑520 C di manifattura, cronografo con funzione e datario. Quadrante soleil con motivo Aquanaut inciso, lancette, indici e numeri in oro, applicati e luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù a rilievo. 76.300 euro.

    Dai 50mila ai 10mila euro

    GERALD CHARLES Maestro 2.0 Ultra-Thin
    Cassa (39 x 41 mm; 8,7 mm di spessore) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro GCA 3002 realizzato in esclusiva da Vaucher Fleurier, sottile 3,7 mm. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma vulcanizzata. 33.800 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Fiftysix
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1326 di manifattura, con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, applicati come i numeri, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di vitello. 28.300 euro.

    BREITLING Top Time B01
    Cassa (41 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B01 di manifattura, con autonomia di 70 ore, cronografo con ruota a colonne e secondi continui; certificato cronometro dal Cosc. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle stile racing. 19.200 euro.

    ROLEX Datejust
    Cassa (41 mm) in acciaio Oystersteel, impermabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3235 di manifattura, con spirale paramagnetica, autonomia di 70 ore e datario istantaneo. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta in oro Everose, vetro zaffiro, bracciale Oyster in acciaio Oysterlsteel e oro Everose. Orologio personalizzabile, certificato Cronometro Superlativo. 14.150 euro.

    Quadranti cioccolato dai 10mila ai 1.000 euro

    OMEGA Seamaster Aqua Terra Shades
    Cassa (38 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Co-Axial Master Chronometer 8800, con datario; certificato dal Metas. Quadrante soleil, lancette e indici apllicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. 7.400 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Highlife Worldtimer Manufacture Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-718 di manifattura, con ore del mondo, funzione giorno/notte e datario a lancetta. Quadrante soleil con il globo in rilievo, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. Il packaging include un bracciale in acciaio. 4.295 euro.

    BAUME&MERCIER Clifton 10713
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic di manifattura, con ruota di scappamento in silicio, autonomia di 5 giorni e datario; antimagnetico fino a 1.500 gauss e con certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Quadrante sfumato con “mirino”, lunetta rivestita in oro rosa, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle dalla patina vintage. 4.200 euro.

    BELL & ROSS BR03 Golden Heritage
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatic, calibro BR 302, con autonomia di 54 ore e datario. Quadrante soleil, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in pelle. Il packaging include un secondo cinturino in tessuto nero ultraresistente. 3.990 euro.

    TUDOR Royal
    Cassa (38 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro T601, con datario. Quadrante soleil, lancette luminescenti, numeri romani applicati, lunetta scanalata in oro giallo,vetro zaffiro, bracciale in acciaio con link rivestiti di oro giallo. 3.710 euro.

    NOMOS GLASHÜTTE Club Sport neomatik 39 Tabac
    Cassa (39,5 mm, 8,7 mm di spessore) in acciaio, impermeabile fino a 20 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro DUW 3001 di manifattura, con scappamento proprietario (Swingh System Nomos) e piccoli secondi. Quadrante soleil, lancette, indici e numeri apllicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello personalizzabile, bracciale in acciaio. 2.820 euro.

    Quadranti cioccolato sotto i 1.000 euro

    POLICE Malawi
    Cassa (45 mm) in acciaio Ip brown, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo multifunzione. Quadrante mat, indici luminescenti, cinturino in pelle. 199 euro.

    DANIEL WELLINGTON St. Mawes Amber
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L con doppia placcatura in oro orsa. Movimento al quarzo. Quadrante soleil, cinturino in nappa. 189 euro.

    FOSSIL Cronografo Neutra
    Cassa (44 mm) in acciaio Ip oro rosa, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante soleil, cinturino in pelle. 169 euro.

    TIMBERLAND Ocean Plastic
    Cassa (44 mm) in plastica riciclata recuperata dagli oceani, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, cinturino in pelle con logo impresso. 99 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News and previews 15/09/2023

    Cronache dell’orologeria. News and previews 15/09/2023

    Aste, mostre, corse d’auto, inaugurazioni di negozi… Al centro delle Cronache dell’orologeria di questa settimana ci sono gli eventi, selezionati per voi fra una serie di notizie e comunicati che confermano la vitalità del settore. Unica eccezione una curiosità, apparsa su Instagram e poi rimbalzata sui giornali, troppo ghiotta per essere tralasciata: se si avverasse, potrebbe essere the next big thing del prossimo futuro. Le Cronache dell’orologeria in fondo servono anche a farvi conoscere i pettegolezzi che girano nell’ambiente… Buona lettura.

    Imagine…

    Poco prima di morire, per il suo 40° compleanno, John Lennon ricevette in regalo da Joko Ono un Patek Philippe 2499 Cronografo con calendario perpetuo. Poi l’orologio sparì, pare rubato dall’autista turco, per riapparire nel 2014 nelle mani di un collezionista italiano di base a Hong Kong, che lo voleva far stimare da una casa d’aste di Ginevra. Dall’indagine sulla provenienza si risalì a Yoko Ono, che iniziò una battaglia legale contro il collezionista…

    – il quale dichiarò di averlo acquistato in buona fede da una casa d’aste tedesca (ora chiusa). Lo scorso 7 giugno, il Tribunale di Ginevra ne attribuisce la proprietà a Yoko Ono. La sentenza è pubblicata una settimana fa sul profilo Instagram di Arthur Touchot, manager di Phillips Auctioneer, il primo a ricicciare la faccenda. Vi immaginate cosa accadrebbe se il Patek di John Lennon fosse di nuovo messo all’asta? Potrebbe essere battuto per una cifra da capogiro, potrebbe battere il record del Rolex Paul Newman… Immaginate…

    Orologi giramondo

    FPJourne x Only Watch Chronomètre Furtif Blue

    Il 6 settembre è partito da Los Angeles il tour mondiale di Only Watch 2023. Che toccherà le maggiori capitali internazionali, dall’America all’Europa attraverso l’Asia e il Medio Oriente: New York (dove la collezione è esposta in questi giorni), quindi Hong Kong, Bangkok, Singapore, Dubai, e infine Ginevra, per l’asta di Christie’s del 5 novembre. Ma la tappa più vicino a noi è Montecarlo, dal 27 al 30 settembre, durante il Monaco Yacht Show. Se siete collezionisti, andateci: l’eccezionale raccolta di 62 prototipi e pezzi unici vi farà venire l’acquolina in bocca…

    Duplice impegno

    Un weekend impegnativo, questo, per Locman. Che, in veste di partner e cronometrista ufficiale, si deve sdoppiare su due fronti: il Gran Premio Nuvolari da un lato e dall’altro il Rallye Elba Storico. Come avevamo preannunciato, infatti, esordisce alla 33a edizione della gara di auto d’epoca mantovana, dove premierà l’equipaggio vincitore con un Montecristo Cronografo Automatico. Mentre, al 35° Trofeo cui presta il nome, riconferma il legame con il territorio e offre un esemplare personalizzato in edizione limitata. Mica male…

    Rarità storiche

    Foto Sotheby’s courtesy Science Museum London

    Il Clockmakers’ Museum del Science Museum di Londra ha inaugurato un nuovo programma di esposizioni annuali con la mostra Abraham-Louis Breguet: The English Connection, aperta fino all’8 settembre 2024. Realizzata in occasione del bicentenario della morte del genio dell’orologeria, che ricorre proprio nel 2023, ne racconta i rapporti con la clientela inglese altolocata e l’amicizia con John Arnold. Una ventina i capolavori esposti, fra cui l’esemplare n° 1297 (nella foto), un tourbillon a 4 minuti venduto nel 1808 a re Giorgio III. Da vedere.

    Meraviglie subacquee

    Sono stati annunciati ieri, con molto anticipo rispetto al consueto calendario, gli Ocean Photography Awards 2023. Che vedono Blancpain nel ruolo di partner – ormai è una tradizione – nonché di title partner di un premio in particolare. Vincitrice del primo premio è la fotografa cinese Jailin Cai, che ha ritratto un Nautilus di carta alla deriva su un bastone di legno (nella foto, un dettaglio). Mentre il Female Fifty Fathoms Awards è stato assegnato alla fotografa spagnola Merche Llobera. In gara immagini mozzafiato, come sempre. Da vedere

    Pezzi d’arte

    La collezione Serpenti quest’anno spegne 75 candeline. E Bulgari la celebra con la mostra 75 Years of Infinite Tales, che ne ripercorre la storia. Unica tappa europea: Milano, dall’11 ottobre al 19 novembre. Dove saranno esposti sia pezzi notevoli del passato, provenienti dagli archivi della Casa e da raccolte private, sia creazioni contemporanee e perfino modelli inediti. Non solo. Nella Serpenti Factory si troveranno le opere a tema realizzate da artisti di fama internazionale. N.B. La visita si può prenotare da oggi sul sito ufficiale. Organizzatevi, merita…

    Shopping sotto la Madonnina

    Si è svolta ieri l’inaugurazione ufficiale della nuova boutique milanese di Tudor. Aperta lo scorso giugno con la Gioielleria Ronchi, partner di lunga data del Brand ginevrino, si trova in via Manzoni 23, all’interno del famoso Quadrilatero della moda. Ed è uno spazio su tre piani, con tanto di zona lounge e minibar interno, che riflette negli arredi e nei colori (nero, bianco e rosso) l’identità Tudor. Durante l’evento è stato anche presentato il nuovo Pelagos FXD, che rende omaggio agli esemplari d’epoca per la US Navy. Ma questa è un’altra storia.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità…

  • Classique Répétition Minutes 7637, la quintessenza di Breguet

    Classique Répétition Minutes 7637, la quintessenza di Breguet

    Di fronte a certi orologi faccio fatica a essere oggettiva. E il Breguet Classique Répétition Minutes 7637 è uno di quelli che mi fanno letteralmente perdere la testa: per l’estetica pura, per il quadrante in smalto, per la complicazione dal suono cristallino. Ah, se solo fossi ricca… Ma cercherò di placare l’entusiasmo – non vorrei essere accusata di piaggeria – e di raccontare le cose come stanno. Del resto non è che se piace a me deve per forza piacere anche agli altri. E poi non devo convincere nessuno ad acquistarlo, hai voglia di star lì a tentare di persuadere: costa quasi 270mila euro, chiaro che è destinato solo a pochi fortunati intenditori. Ma ci sarà un motivo, anzi più d’uno, se ha un prezzo simile. Ecco, cercherò di spiegare questi perché. Che poi vuol dire puntare all’essenza, a ciò che distingue l’Alta orologeria.

    Un aspetto semplice, anzi no: ricco

    Forme purissime, stile pulito ed essenziale, il Classique Répétition Minutes 7637 allo stesso tempo è prezioso, molto prezioso. Cassa in oro rosa oppure bianco, con finiture eseguite a mano e tutti i segni identificativi della Maison – che da parte loro meriterebbero un approfondimento in quanto a storia e savoir-faire. Qui però mi limito ad accennare a un unico impercettibile dettaglio: la firma segreta. Visibile soltanto a luce radente, è incisa con un pantografo a punta secca: ad adottarla per primo fu lo stesso Abraham-Louis Breguet attorno al 1795. Falsi e falsari esistevano anche allora.

    Indiscutibilmente Breguet, fin dal primo sguardo, il Classique Répétition Minutes 7637 ricorda tanto certi esemplari da tasca del passato che celavano, dietro un’apparente semplicità formale, il massimo della complessità meccanica. Proprio come in questo caso, ma ci arriveremo… Esattamente come quei precedenti, soprattutto, l’orologio ha il quadrante in smalto Grand Feu. Un’alchimia di colori e materiali che richiede settimane di lavoro da parte di un tecnico specializzato, il maestro smaltatore. E i cui procedimenti – li trovate qui – sono ancora oggi eseguiti rigorosamente a mano.

    Certo la tecnologia aiuta, il controllo elettronico della temperatura del forno è utile, ma non supplisce né all’intervento né all’esperienza dell’artigiano, e tanto meno evita rischi e imprevisti del mestiere. Basta poco per buttare via tutto. Di contro, il risultato finale non è paragonabile a niente altro per bellezza, inalterabilità, resistenza al trascorrere del tempo. Un quadrante in smalto è per sempre, come un diamante. Il che rimanda alla vocazione dell’alta orologeria: costruire macchine in grado di sfidare i secoli, l’avvicendarsi delle generazioni, per mirare all’eterno. Sembra retorica, ma è la verità.

    La ripetizione minuti

    E poi c’è la meccanica. Poche marche possono vantare diritti sulla ripetizione minuti come Breguet. Fu proprio il fondatore della Casa, sempre lui, a inventare la molla sonora, nel 1783: quel filo metallico che negli orologi a ripetizione subisce la percussione di uno o più martelletti per emettere i rintocchi. La molla andava a sostituire la tradizionale campanella e permetteva non solo di ridurre notevolmente lo spazio necessario, e quindi lo spessore della cassa degli esemplari a suoneria, ma anche di fornire suoni diversi. Concepita in un primo momento di forma rettilinea e montata sulla platina in modo trasversale, in seguito è avvolta a spirale attorno al movimento, così da migliorare il suono. Fu una vera svolta nella storia dell’orologeria.

    Ma devo ancora affrontare il discorso sulla ripetizione minuti. La chiamano la regina delle complicazioni e non a caso: è quanto di più complesso si possa immaginare, un autentico capolavoro di microingegneria. In genere conta più di un centinaio di minuscoli componenti – un intricato sistema di rastrelli, chiocciole, leve, camme, ruote e viti – ognuno dei quali è inserito con tolleranze minime all’interno del movimento. Tanto per capirci, l’assemblaggio di una ripetizione arriva a richiedere 200/300 ore di lavoro da parte di un maître horloger fatto e finito, che cioè vanti una solida preparazione e decenni di esperienza alle spalle.

    Perché ci vuole orecchio

    Ma non si tratta solo di abilità manuale. Una volta sistemati tutti i componenti nella giusta collocazione, il sistema deve essere accordato, quasi fosse uno strumento musicale. E lì è questione di orecchio fine, esercitato a cogliere ogni minimo scarto di altezza (acustica). Nel caso i timbri – o gong anulari, chiamateli come volete: sono gli eredi delle molle sonore di Breguet – non emettano un suono pressoché perfetto, vengono smontati, ritoccati con la lima o leggermente incurvati con ritocchi infinitesimali, rimontati e di nuovo riprovati.

    Ma devono essere perfettamente regolate anche le molle che controllano i martelletti, per far sì che la forza d’urto della percussione sia dosata al punto giusto. E ancora, si deve considerare il ritmo dei rintocchi: la loro sequenza, dettata dalla velocità con cui i martelletti colpiscono i timbri. La precisa e costante successione è affidata a un regolatore centrifugo, che dev’essere anche silenzioso per non provocare il fastidioso fruscio di fondo fra un ritocco e l’altro. Insomma, tutto il sistema deve essere calibrato alla perfezione. E le operazioni di messa a punto possono ripetersi più e più volte, per giorni interi e perfino settimane.

    Il calibro del Classique Répétition Minutes 7637

    Tutto questo si riscontra anche nel movimento del Classique Répétition Minutes 7637, il calibro 567.2 a carica manuale. Che rispetto al solito, però, vanta una peculiarità costruttiva, anzi due. I timbri sono modellati in oro, che di per sé e una lega facile da lavorare e armoniosa, ricca di sfumature sonore. In più, anziché essere montati come di consueto sulla platina di base, sono fissati direttamente sulla carrure. La continuità materica fra la cassa e i timbri migliora la qualità e la trasmissione del suono.

    Il risultato si può ascoltare nella pagina dedicata all’interno del sito ufficiale – almeno in attesa che l’orologio arrivi fisicamente nei negozi. Ma che la cosa funzioni è un fatto, suffragato dalla richiesta di brevetto depositata dalla Maison. Per le caratteristiche tecniche del movimento vi rimando alle didascalie.

    Qui concludo con un’ultima osservazione. Tanto per non farsi mancare nulla, i componenti portanti del movimento sono interamente cesellati a mano. E il contrasto fra l’aspetto sobrio e discreto del quadrante e l’opulenza lato fondello a me ha colpito molto. La decorazione è un’ennesima prova di savoir-faire dei maestri incisori della Casa, certo, ma non solo. È anche un ulteriore modo per sottolineare l’importanza della creazione, se mai ce ne fosse bisogno…

  • Oroscopo di agosto. Previsioni e orologi segno per segno

    Oroscopo di agosto. Previsioni e orologi segno per segno

    Eccoci nuovamente a scrutare il cielo con il nostro oroscopo di agosto. Per cercare di capire – sempre con un po’ di ironia – cosa ci riserva il mese, che si apre sotto il segno del Leone per poi passare le consegne al segno della Vergine.

    Astronomicamente parlando, per prima cosa notiamo che agosto inizia – il giorno 1 – e si chiude – il giorno 31 – con un plenilunio. Il 23 il Sole entrerà nel segno della Vergine. Il 27 sarà la volta di Marte, che entrerà in Bilancia. Il cielo vede ben sette pianeti retrogradi, il che lascia presagire che una certa lentezza contrassegnerà emozioni ed azioni.

    Vediamo ora, segno per segno, come tutto questo si rifletterà, naturalmente nelle sue linee principali, nella vita reale. E quali orologi si prestano meglio a interpretare l’oroscopo di agosto di ciascuno.

    Ariete

    Agosto è davvero favorevole per i nati sotto il segno dell’Ariete: Marte in Vergine rinforzerà le vostre scelte e le vostre iniziative. È il mese perfetto per dedicarsi alla cura di sé, al benessere e alla forma fisica. Mercurio retrogrado a partire dal 23 aggiungerà ulteriore energia, e verso la fine del mese potrebbero esserci piacevoli sorprese sul fronte finanziario. Festeggiate con un orologio che vi faccia sentire, se non proprio un supereroe, almeno un superatleta.

    BREITLING Endurance Pro IRONMAN® World Championship
    Cassa (44 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento Superquartz termocompensato, calibro B82, cronografo con secondi continui e datario; certificato cronometro dal Cosc. Quadrante mat, lancette, numeri e indici luminescenti, réhaut con scala pulsometrica, vetro zaffiro, ghiera girevole bidirezionale con punti cardinali, fondello inciso, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 250 esemplari. 3.950 euro.

    Toro

    La luna piena del 1° agosto porterà novità interessanti e positive in ambito professionale. Il pianeta associato al Toro, cioè Venere, sarà retrogrado per tutto il mese e questo comporta un aumento della vostra tendenza all’introspezione. Sarà la Luna nuova del giorno 16 a segnare il punto di svolta: presentimenti e intuizioni troveranno visione chiara. Per voi l’oroscopo di agosto prevede la possibilità di nuovi incontri verso fine mese, e qualche freccia di Cupido in arrivo. Preparatevi con un esemplare nel colore della passione.

    ARTYA Diver Red Carbon
    Cassa (41 mm) in carbonio grezzo, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, realizzato in esclusiva, con datario. Quadrante in carbonio grezzo, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. 12.900 franchi svizzeri.

    Gemelli

    In agosto voi Gemelli, che avete Saturno retrogrado nella casa del lavoro e delle attività, dovrete pazientemente tollerare ritardi e lentezze dovuti a fattori esterni. Ma volendo leggere queste difficoltà in chiave di opportunità, potrete dedicare parte del tempo dell’attesa a voi stessi, soprattutto sul fronte della crescita personale e della consapevolezza. Questo porterà anche a un mutamento nella vostra comunicazione con gli altri, che andrete a riscontrare già nell’ultima parte dell’anno. Un “orologio da meditazione” potrebbe fare al caso vostro…

    KUDOKE Kudoke 3
    Cassa (39 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 1-24H di manifattura con ponte inciso a mano, indicazione delle ore su tre scale (il 2, 6 e 10 si ripetono e sono mostrate con due lancette), periferica dei minuti. Quadrante su due livelli, rodiato e argenté, lancette azzurrate alla fiamma, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 9.350 euro (tasse escluse).

    Cancro

    Segno lunare, il Cancro in questo mese stretto tra due pleniluni vedrà, con la complicità di Venere retrograda, una forte tendenza alla spesa, anche voluttuaria. Concedersi degli sfizi è piacevole, ma attenzione a mantenere sempre l’equilibrio. Il Sole in Vergine dal 23 sarà elemento di tranquillità e vi indurrà ad una corretta riconsiderazione del rapporto tra entrate ed uscite. Mercurio retrogrado nella casa della comunicazione suggerisce di prestare molta attenzione a tutto quello che direte o – in questi tempi di social – pubblicherete. Mantenete un basso profilo (state schisci, direbbero i milanesi): postate solo le foto del vostro orologio, purché sia “estivo” e non eccessivamente caro…

    MAURICE LACROIX Pontos S Diver
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante grené, lancette e indici luminescenti, réhaut unidirezionale girevole, cinturino in gomma con sistema di intercambiabilità. 2.100 euro.

    Leone

    Il vostro oroscopo di Agosto registra che l’inizio del mese porterà, sul fronte sentimentale o su quello degli affari, un incontro e una conversazione importanti, i cui risultati dovrebbero palesarsi molto presto. È tempo di mutamenti e di trasformazioni per i nativi del Leone, su cui agirà in particolar modo Venere retrograda per tutto il mese. La Luna nuova del giorno 16 porterà novità anche inattese: a voi scegliere se cogliere le opportunità e salpare verso nuove avventure. Per ogni evenienza procuratevi un cronografo pronto alla navigazione. Anche dei viaggi cosmici…

    LOUIS MOINET Space One
    Cassa (46 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LM30 (base Valjoux 7750 modificato), cronografo monopulsante con secondi continui e indicatore di funzione. Quadrante argenté soleil con decoro mappamondo, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 28 esemplari, 21.500 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Vergine

    Agosto vedrà notizie ed eventi giungere a voi in modo insolito verso l’ultima decade, quando il Sole entra nel vostro segno. Si tratterà di affrontare tutto mettendo a frutto il riposo e il recupero di energie che avrete accumulato nella prima parte del mese. Venere e Mercurio retrogradi vi aiuteranno e vi condurranno a un esito importante che si manifesterà con il plenilunio del 31. Nelle prime settimane lasciate un poco da parte la vostra tendenza ad avere tutto sotto controllo. Rilassatevi. E dimostratelo con un orologio che “sa” di vacanza fin dal primo sguardo.

    NORQAIN The Wild One Skeleton
    Cassa (42 mm) in Norteq, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, base Sellita SW200-1 S c, scheletrato. Quadrante assente, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. 5.250 euro.

    Bilancia

    Venere retrograda sarà particolarmente influente sui nati sotto il segno della Bilancia, che in questo mese avranno esperienze romantiche o sul piano delle amicizie, inaspettate ed intense. Mercurio retrogrado vi aiuterà nel processo di ricerca del vostro io più intimo. Non temete di apparire talvolta egoisti: state solo dedicando a voi stessi le vostre energie, in una fase che vi vedrà pronti ad affrontare l’autunno con maggiore consapevolezza. Celebratevi con un bel regalo: un orologio ridisegnato ex novo.

    LOUIS VUITTON Tambour Automatic
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LFT023 di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro rosa e piccoli secondi; certificato cronometro dal Geneva Chronometric Observatory. Quadrante satinato, lancette e numeri applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. 19.500 euro.

    Scorpione

    Questo è stato un anno di mutamenti: per alcuni sul fronte delle relazioni e del lavoro, per altri sul piano interiore. Il mese vi offre l’occasione di fermarvi per metabolizzare i cambiamenti avvenuti e quelli ancora in corso. L’oroscopo di agosto registra comunicazioni possibili intorno alla Luna Nuova del giorno 16. Non prendete decisioni importanti: sarà Settembre il mese delle svolte. Tergiversate pensando al meglio: volate alto con uno strumento che ha fatto la storia dell’aviazione.

    BREGUET Type XX 2057
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7281 di manifattura, ad alta frequenza, con spirale in silicio, cronografo con funzione flyback, secondi continui e datario. Quadrante opaco, lancette e numeri luminescenti, ghiera girevole bidirezionale, vetro zaffiro anche sul fondello, due cinturini intercambiabili: in vitello o Nato in tessuto. 19.400 euro.

    Sagittario

    Marte è propizio per lavoro e carriera, ma tutti i pianeti retrogradi finiscono per rallentare accadimenti e decisioni. Armatevi di pazienza: siete giustamente desiderosi ed ambiziosi, ma le componenti in gioco sono molte e non tutte nelle vostre mani. Buone notizie sul fronte familiare con l’avvicinarsi del plenilunio di fine mese. Mercurio retrogrado sarà invece di aiuto per mettere a fuoco problemi e situazioni, e vi permetterà di analizzarli per affrontarli e risolverli nel modo migliore. Potenziate le vostre capacità di logica con un esemplare dall’impostazione razionale.

    SCHWARZ ETIENNE Geometry
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro ASE 200.02 di manifattura, con micro-rotore decentrato e 86 ore di autonomia. Quadrante in oro argentato e guilloché, “destrutturato” in 4 motivi, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 100 esemplari. 23mila euro.

    Capricorno

    Mese un poco complicato sul fronte dello studio, della carriera, del lavoro. Quelli che sembreranno problemi vi porteranno in realtà a svolte e vi porranno di fronte a scelte che influenzeranno gli anni a venire. Con l’entrata del Sole in Vergine e Mercurio retrogrado dal 23 il cielo sarà propizio per intraprendere corsi, formazione, percorsi di miglioramento e approfondimento che vi sveleranno temi finora trascurati. Caricatevi con un’altra full immersion, questa volta nelle profondità marine, da affrontare con l’archetipo dei diver al polso.

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Automatique
    Cassa (45 mm) in titanio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1315 di manifattura, con spirale in silicio, 5 giorni di autonomia e datario. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro, cinturino Nato in tessuto. 17.200 euro.

    Acquario

    La settimana centrale del mese porterà alla luce situazioni interpersonali – affettive o di amicizia – che dovrete affrontare con l’aiuto di Mercurio e di Marte. È indispensabile fare chiarezza e non lasciare niente in sospeso. Urano retrogrado è il responsabile delle tante occasioni in cui è emersa ultimamente la vostra incertezza: ma la sua influenza andrà scemando verso la fine dell’anno e con l’anno nuovo potrete contare su una stabilità molto maggiore, nei diversi ambiti della vostra vita. Nel frattempo dotatevi di un bel calendario perpetuo in grado di sottolineare il trascorrere dei giorni.

    FREDERIQUE CONSTANT Slimline Perpetual Calendar Manufacture Cassa (42 mm) in acciaio Pdv oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC775 di manifattura, con calendario perpetuo e fasi di luna. Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro, fondello trasparente, cinturino in pelle di alligatore. 8.490 euro.

    Pesci

    Anche se preferite vivere tranquilli e magari fingere di ignorare situazioni o persone sgradevoli, Saturno retrogrado nel vostro segno porterà alla luce vecchie storie, che non potrete esimervi dal prendere in considerazione. L’oroscopo di agosto segnala che importanti comunicazioni sul piano del lavoro o dello studio potranno giungere verso fine mese. Persone con cui avete rapporti da tempo potrebbero stupirvi con comportamenti o atteggiamenti inaspettati. Siate cauti. Distraete gli individui più insidiosi con un conversation piece che faccia loro perdere la testa.

    TRILOBE Nuit Fantastique Dune
    Cassa (38,5 mm) in titanio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro X-Centric realizzato in esclusiva, con indicazioni tramite dischi rotanti (visualizzazione brevettata). Quadrante grené, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 10.800 euro.

  • Breguet Type XX: ritorno al futuro

    Breguet Type XX: ritorno al futuro

    Parigi val bene un Breguet Type XX. E anche un Type 20. No, non sto dando i numeri romani né arabi. Perché la scorsa settimana la Maison ha scelto la capitale francese per presentare i nuovi cronografi dedicati al mondo dell’aviazione. Chi conosce la storia di questo orologio conosce la distinzione tra i due modelli: Type 20 è la versione militare, Type XX indica la specifica civile. 

    A Parigi io c’ero e ho potuto essere tra i primi a toccare e indossare gli orologi, al termine della cena di gala che ha concluso un grandioso evento di tre giorni dedicato a stampa e clienti. A dire il vero, il tempo in cui li ho potuti tenere tra le mani è stato un po’ poco per farmi un’idea precisa dei nuovi Breguet Type XX e Type 20, ma qualcosa posso comunque condividere con voi. Prima, però, farei un passo indietro.

    Le origini del Breguet Type XX

    Solo per ricordare che il legame che unisce la famiglia Breguet al mondo dell’aeronautica è antico. La Société des Ateliers d’Aviation Louis Bréguet, o Bréguet Aviation, è stata un’importante azienda produttrice di aeromobili, fondata da Louis Charles Breguet nel 1911. Quando la Francia entrò nella Prima Guerra Mondiale, possedeva 120 aerei. Alla fine del conflitto, l’azienda di Louis Breguet aveva contribuito a costruire buona parte dei 55mila apparecchi e dei 110mila motori prodotti nel periodo bellico. Quarant’anni dopo l’inizio della Grande Guerra, Montres Breguet creò il Type 20, cronografo a due contatori per specifiche militari, e il Type XX a tre contatori. 

    L’origine dei due cronografi risale ai primi anni ’50. In quel periodo Breguet apprende che l’Aeronautica Militare francese vuoi fornire ai propri piloti cronografi da polso con requisiti ben precisi. I classici, diremmo: quadrante nero con numeri e lancette luminescenti, movimento capace di resistere alle variazioni di pressione e alle forti accelerazioni, lunetta girevole, funzione flyback o “retour en vol”, alla francese. Il Ministero dell’Aeronautica chiama Type XX questo orologio.

    Sono molte le manifatture che si aggiudicano l’appalto, con la possibilità di vendere gli orologi anche ai clienti privati, motivo per cui abbiamo i Type XX e i Type 20. Breguet presenta i propri prototipi nel 1952. Omologati nel 1953 dal Service technique de l’aéronautique, nel 1954 vengono commissionati 1100 Type 20 militari. Orologi oggi ricercatissimi, non hanno la firma sul quadrante, si distinguono per il contatore dei 30 minuti e sul fondello riportano l’iscrizione BREGUET – TYPE 20 – 5101/54.

    Tocca poi al Centre d’Essais en Vol (CEV), che riunisce l’élite dei piloti collaudatori, ordinare 80 pezzi consegnati tra il 1956 e il 1957. Hanno il totalizzatore dei 15 minuti e 50 di essi anche un contatore delle 12 ore a ore 6. Sul retro appare l’incisione CEV e un numero identificativo da 1 a 80. Nel 1958 la Marine Nationale commissiona 500 esemplari per i piloti e i naviganti della propria compagine aerea, l’Aéronautique Navale, consegnati nel 1960. Hanno il contatore dei 15 minuti in un cerchio dal diametro ingrandito e finalmente compare la firma Breguet sul quadrante.

    Detto che nel 1963 il movimento Valjoux 14 linee è sostituito da un più moderno 13 linee e che la seconda e terza generazione del Breguet Type XX arrivano nel 1971 e nel 1995, non vi voglio annoiare oltre e arrivo alle due novità. 

    Breguet Type 20 Chronographe 2057

    E parto subito. Il Breguet Type XX Chronographe 2067 è la versione civile a tre contatori, il Type 20 Chronographe 2057 è quella militare a due contatori. Che, metto le mani avanti, mi ha convinto di più. Perché lo trovo più pulito ed equilibrato, nonostante di solito ami di più le versioni a tre contatori. Il quadrante nero, liscio, ospita il contatore dei secondi continui a ore 9 e quello dei 30 minuti a ore 3, dal diametro maggiore in una configurazione chiamata anche “Big-Eye”. Stop. Sono leggermente abbassati rispetto al piano del quadrante e nessuna finitura li distingue da quest’ultimo. Omogeneità totale.

    Le lancette di ore, minuti e piccoli secondi sono a daga, quelle dei secondi cronografici e dei 30 minuti a goccia. Una distinzione di forma che distingue anche le due funzioni dell’orologio, misura del tempo e cronografia. Tutte le lancette e i grandi numeri arabi hanno una colorazione luminescente verde menta ripresa anche dal triangolo sulla lunetta a ore 12. Lunetta che, per inciso, è bidirezionale non graduata e scanalata, come nei pezzi d’epoca per i piloti delle forze aeree militari.

    E in effetti la vocazione vintage del nuovo Breguet Type XX, ispirato al modello del 1953, è evidente proprio dai dettagli, come la grande corona zigrinata a pera, con la firma Breguet. Indossati, i 42 mm della cassa in acciaio si appoggiano comodi anche a un polso magro come il mio; le anse non proprio corte hanno infatti una curvatura intelligente, che agevola la vestibilità dell’orologio. Molto bella, dal vivo, l’alternanza tra lavorazione lucida della lunetta e dei pulsanti e quella satinata della cassa, con lo smusso lucido delle anse a dare preziosità al tutto.

    Breguet Type XX Chronographe 2067

    Anche la configurazione civile ha una forte estetica vintage e si rifà ai modelli usciti dal 1957 in poi. In questo caso i contatori delle 12 ore a ore 6 e quello dei secondi continui a ore 9 sono lavorati con un motivo concentrico che li distingue dal resto del quadrante e dal contatore dei 15 minuti a ore 3. Quest’ultimo ancora nella versione “Big-Eye”.

    Il lume di lancette, indici e triangolo al 12 questa volta è avorio. Anche in questa referenza la cassa da 42 mm di diametro e 14 di spessore, satinata, contrasta con la lunetta lucidata a specchio. Anch’essa bidirezionale come nel Type 20, è però graduata e ha una zigrinatura meno accentuata. La corona non è oversize ma più piatta e senza logo, mentre i pulsanti a pompa del crono sono gli stessi dell’altra versione.

    I calibri

    Come ho scritto all’inizio, la terza generazione del Breguet Type XX è apparsa nel 1995 e da lì in avanti, salvo diverse evoluzioni e l’introduzione del Type XXI e del Type XXII nel 2004 e nel 2010, è arrivata fino ai giorni nostri. Ecco perché, per le nuove referenze, è stato necessario fare un grande lavoro anche sul movimento.

    Un lavoro di sviluppo durato quattro anni che ha portato alla nascita del calibro 7281 (due contatori) e 728 (tre contatori). Calibri che a Parigi abbiamo avuto tra le mani, singolarmente, prima di poter conoscere l’orologio, grazie a un workshop pomeridiano con gli orologiai di Breguet.

    Si tratta di movimenti cronografici flyback: chi non ricordasse le loro specifiche, può dare una lettura a questo articolo. Le caratteristiche principali del calibro 728 sono: ruota a colonne a innesto verticale, frequenza di 5 Hz, spirale, ruota di scappamento e anse dell’ancora in silicio, autonomia di 60 ore.

    Poiché sia il Breguet Type XX sia il Type 20 hanno il fondello in vetro zaffiro, la Maison ha usato un occhio di riguardo per la decorazione del calibro. Visto dal vivo, anche attraverso il microscopio, confermo l’alta qualità del lavoro. Alle lavorazioni soleil, a spirale, all’anglage e al perlage si affianca il trattamento Dlc nero della ruota a colonne, che richiama la brunitura della massa oscillante in oro. L’effetto d’insieme è molto elegante. Molto Breguet.

    La questione del datario

    Ho lasciato volutamente in fondo all’articolo il punto che ha suscitato più perplessità in me e in tanti alla vista dei nuovi Breguet Type XX. Il datario a ore 4:30, sottolineato dalla scritta Swiss Made tra la finestrella e il giro della minuteria che lo rende ancora più visibile. Lo sapete, non sono un fan del datario. E se proprio ci deve essere, lo tollero al 6 e anche a 3. Al 4:30 no.

    Detto questo, però, ho provato ad andare oltre l’ego e a ragionare in modo oggettivo e non soggettivo. E mi sono chiesto il perché di questa scelta, alla luce del fatto che nelle versioni cui si ispira l’orologio il datario non c’era.

    Per farmi aiutare, mi sono letto delle dichiarazioni rilasciate dal Ceo di Breguet, Lionel a Marca, a Hodinkee. Che suonano più o meno così: «Se non avessi incluso il calendario, alcuni ne avrebbero chiesto uno. Non puoi mai accontentare tutti. Viviamo ora nel XXI secolo e, viste le tendenze del momento, un orologio che non presenta un calendario non sarebbe molto apprezzato dai clienti. Quindi è quasi una necessità oggi».

    E ancora, sulla posizione del datario nel Breguet Type XX: «Se avessimo posizionato la data nel contatore alle 6, avremmo perso il 6. Sarebbe stato un peccato. Lo stesso se la avessimo messa al 3. Quindi ci abbiamo pensato molto e abbiamo ritenuto che il miglior posizionamento fosse tra il 4 e il 5, e mantenendo il 4, il 5 e il 6».

    In conclusione

    Alla luce di questo, capisco che da un lato le ricerche di mercato fatte da Breguet evidenziano che si vendono meglio orologi con il datario. Dall’altro, che i designer ritengono quella posizione la migliore per preservare la pulizia del quadrante. Si può condividere o meno, ma ammetto che così la scelta ha un senso. Magari, avendo presentato due referenze, avrebbero potuto riservare il datario a una sola di esse, ma sono cavilli: probabilmente il mercato darà ragione ad a Marca.

    Un mercato sul quale i due orologi arrivano con lo stesso prezzo: 19.400 euro. E nel quale, è evidente, puntano a due diversi tipi di appassionato. La versione civile è più mirata a un pubblico di consumatori “generalista”, mentre la versione militare parla ai collezionisti più puristi. Ora la parola passa al mercato, il giudice supremo. Al di là di datari, lancette e nuovi calibri.

  • Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Italo Calvino scrisse una volta che «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Una frase che vale anche per l’orologeria, specialmente se applicata alla collezione Breguet Classique. Che, secondo me, è una delle più ricche di suggestioni tra quelle di tutti i marchi e che, con il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327, rimane nella tradizione ma con un lampo di modernità. Una modernità che parte dai dettagli e che arriva a definire l’orologio nella sua interezza. Vediamo di capire in che modo.

    Un aspetto più contemporaneo

    Il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327 prende il posto della ref. 5327, in catalogo da quasi vent’anni. Conserva lo stile tradizionale che definisce il Marchio, pur con una delicata modernizzazione nel design che rimane però Breguet fino al midollo. Come definire altrimenti il quadrante ordinato ma asimmetrico rifinito a guilloché, le lancette a “pomme évidée” e la cassa sottile con la carrure scanalata?

    Il quadrante è leggermente più pulito degli orologi cui il Marchio ci ha abituati, spesso fin troppo elaborati. Ma a differenza del restyling che il Brand ha operato sulla ref. 7337, per alcuni eccessivamente moderno, questo Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 rimane ancora classico. Secondo me, l’esempio di questo lavoro sulla modernità nella tradizione è l’aggiunta del mese retrogrado a ore 11. Dà al quadrante un carattere in puro stile Breguet e ne rompe la simmetria, ma in modo armonico, come avveniva negli orologi da tasca del XIX secolo.

    Più contemporaneo è l’indicatore delle fasi lunari tra ore 1 e 2, dal quale scompaiono le nuvole e il volto sorridente della luna che si trovavano sulla ref. 5327. Qui, il nostro satellite è lavorato con un motivo martellato che ne accentua l’artigianalità. Allo stesso modo, la lavorazione clous de Paris del quadrante ha una grana molto più fine rispetto a quella del modello precedente. Così fine che la si ritrova all’interno dell’indicatore del giorno della settimana.

    La discendenza del Breguet Classique

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 continua la tradizione del Marchio di trarre ispirazione dai propri esemplari da tasca del XVIII e XIX secolo per creare orologi da polso dal design classico. Come gli altri pezzi della collezione Classique, la ref. 7327 prende infatti spunto dai precedenti calendari perpetui ref. 3310 e 5327, a loro volta ispirati a modelli da tasca. Introdotta a metà degli anni ‘80, la ref. 3310 era all’epoca uno dei calendari perpetui più complessi di Breguet: comprendeva le indicazioni di giorno, data, mese e anno bisestile, fasi lunari e autonomia residua.

    Nel 2004, Breguet ha introdotto la ref. 5327, versione aggiornata della 3310, mantenendo la stessa disposizione del quadrante e del movimento ma con una misura di cassa più contemporanea: 39 mm contro i 36 della ref. 3310. Quei 3 mm in più hanno dato origine a un quadrante più ampio con una leggibilità leggermente migliore, pur mantenendo nel complesso un design simile. La ref. 5327 era anche più pratica, grazie al correttore di data che rendeva semplice impostare il calendario. 

    Come successore di questa genealogia, la ref. 7327 continua il lavoro distintivo e raffinato operato da Breguet, preservandone lo stile e le dimensioni: la cassa da 39 mm aiuta la leggibilità delle tante informazioni presenti sul quadrante.

    Il quadrante, una scuola di pulizia

    Sia il quadrante della ref. 3310 sia quello della 5327 avevano un aspetto piuttosto affollato a causa delle molte indicazioni presenti. Un’estetica tipica del marchio, molto affascinante ma non particolarmente pratica in termini di leggibilità. Al contrario, il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 ha una leggerezza visiva grazie al design che ha affinato sia i dettagli del quadrante, sia la complicazione stessa del calendario perpetuo.

    Quello che in precedenza era l’indicatore dell’autonomia residua, a forma di ventaglio tra le 10 e le 11, nel nuovo orologio è diventato l’indicatore retrogrado dei mesi. È più largo di prima, si apre dalle 9 alle 12 e, oltre a migliorare la leggibilità, è anche un elemento di design a tutti gli effetti.

    In posizione speculare si trova la finestra delle fasi lunari. Anch’essa ha subito un restyling importante, poiché è stata ingrandita per creare una grande apertura che contiene un nuovo disco lunare. È laccato e cosparso di particelle di alluminio e ossido di silicio, che gli conferiscono una finitura scintillante evocativa del cielo notturno. Sul disco si trova una luna in oro bianco massiccio, delicatamente martellata per dare l’impressione della superficie lunare piena di crateri.

    Anche l’indicatore della data a ore 6 è stato ingrandito. In questo modo è più facile da leggere e dà al quadrante un bilanciamento migliore. L’aumento delle imensioni fa sembrare più piccoli gli indicatori dell’anno bisestile e del giorno della settimana, che lo toccano nella parte alta, rendendo così il quadrante ancora più leggero. 

    Guillochage e finiture

    Come tutti i quadranti di Breguet lavorati a guilloché, anche questo è in oro massiccio argentato rifinito a mano utilizzando appositi macchinari. C’è da dire che, mentre la maison utilizzava storicamente diversi tipi di guilloché sullo stesso quadrante, quello del Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è rifinito interamente a Clous de Paris. Breguet ha motivato la scelta come un ritorno alle specifiche originali che il fondatore applicava ai quadranti nel XVIII secolo. 

    Questa lavorazione a guilloché così fine comporta anche un piccolo ma significativo cambiamento sui bordi dei registri e degli indicatori. A differenza di quanto accadeva nei precedenti calendari perpetui della Casa, gli indicatori della ref. 7327 non hanno bordi zigrinati, caratteristica tipica in presenza di una lavorazione a guilloché. Ciascun indicatore (persino il logo!) è incorniciato da bordi netti e scanalati che rendono l’insieme del quadrante più pulito. Dettaglio fighissimo e finissimo: la doppia firma segreta Breguet ai lati dell’indice delle 12.

    La cassa da 39 mm ha uno spessore di 9,13 mm, poco più alta di quella della ref. 5327 principalmente perché il meccanismo del calendario perpetuo è stato in parte ridisegnato. È disponibile in oro bianco o rosa, ha i fianchi scanalati e le anse dritte, saldate a mano. Elegante e sottile, è resa ancora più leggera dalla lunetta estremamente fine. Il fondello in vetro zaffiro consente la visione del calibro 502.3.P, sul quale vale la pena spendere qualche parola.

    Il calibro 502.3.P

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è animato dal calibro 502.3.P, un movimento automatico ultrasottile combinato con la variante di un modulo calendario perpetuo esistente. L’architettura di base di questo modulo è riconoscibile in ogni calendario perpetuo Breguet. Da un punto di vista meccanico, l’orologio più vicino alla ref. 7327 è la ref. 5447 del 2007, che ha la stessa disposizione del quadrante ma in più una ripetizione minuti. 

    Sotto al calendario perpetuo c’è il calibro 502 derivato dal Frederic Piguet calibro 70 introdotto nel 1970, che rimane ancora oggi un eccelso movimento di fascia alta grazie al fatto di essere uno tra i più piatti sul mercato. Ha uno spessore limitato di 4,5 mm, soprattutto grazie al calibro di base, sottile solo 2,4 mm. Tra i numerosi aggiornamenti che ha subito ci sono la spirale in silicio e un bilanciere a spirale libera. Oscilla alla frequenza di 3 Hz e ha un’autonomia di 45 ore.

    Invece l’architettura del modulo del calendario perpetuo senza indicazione retrograda, come qui, si trova nella ref. 5327 del 2004. Là, la disposizione dei contatori era ricca ma non proprio ordinata e spiccavano l’indicatore dell’autonomina residua alle 11 e quello del mese al centro del quadrante. Come ho scritto sopra, la scelta di rinunciare all’indicatore dell’autonomia a favore di un indicatore del mese retrogrado ripulisce non poco il layout del nuovo calendario perpetuo.

    Ingegno retrogrado

    Il meccanismo del calendario perpetuo utilizza una soluzione tradizionale con una grande leva che si sposta a distanze diverse in base alla lunghezza del mese. Questa è registrata attraverso una ruota a 48 denti che codifica i 48 mesi su un ciclo di quattro anni. La regolazione del calendario viene effettuata utilizzando i pulsanti incorporati sul lato cassa.

    Ciò che è nuovo, in questo modulo, è la visualizzazione retrograda dei mesi che esprime il sofisticato approccio di Breguet alla costruzione del movimento. Il meccanismo ha una leva retrograda che consente di leggere meccanicamente i mesi innestandosi su un’apposita camma. La quale ha quattro bracci ricurvi ed è montata sulla ruota a 48 denti che compie un giro ogni quattro anni, corrispondente a un ciclo completo dell’anno bisestile.

    Raggiunto l’apice della curvatura, ciascun braccio diventa poi dritto: quando la leva retrograda “cade” dall’apice verso il perno lungo questa parte dritta e verticale, si ha il passaggio da dicembre a gennaio e la visualizzazione retrograda sul quadrante salta all’indietro.

    Una soluzione complessa e ingegnosa, che conta anche su alcuni ingranaggi tensionatori. Non è infatti possibile utilizzare una molla di tensione a spirale a causa dei vincoli di spazio dati dal fatto che il pignone del mese si trova alla periferia del movimento.

    Il movimento ha un’altra caratteristica interessante: il bariletto aperto, che rende visibile la spirale principale. Da una parte, l’eliminazione del coperchio riduce ancora lo spessore del movimento, poiché il ponte del bariletto può trovarsi sopra alla molla di carica. Dall’altra la molla stessa, visibile, funziona come indicatore dell’autonomia residua: quando completamente carico, l’orologio avrà quasi tutte le spire avvolte attorno al perno centrale. 

    Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327: perché è un sì

    Ho cercato di non entrare troppo nell’aspetto tecnico per non annoiarvi, ma spero di avervi fatto capire perché il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è un pezzo di indiscutibile valore tecnico ed estetico per la Maison.

    Valore anche economico, indubbiamente. Entrambe le referenze, oro bianco e oro rosa, costano 86.600 euro, poco più della referenza precedente nelle versioni con cinturino. Ovvio, non è un orologio per tutti, ma come per ogni prodotto è necessario andare al di là del costo (influenzato non solo dai materiali, ma da numerose altre variabili) e dare un’occhiata anche a ciò che propone la concorrenza nel medesimo segmento.

    Un segmento per pochi quello degli orologi con calendario perpetuo di fascia alta, ma che annovera pezzi di altri marchi a prezzi più alti, anche del 20%. Non vi dico quali, fate un esercizio e cercateli voi. E, una volta trovati, provate a capire se il loro prezzo più alto rispetto a quello del Breguet si traduce anche in una maggiore qualità complessiva. Io non ne sono così convinto. E, come scriveva Calvino, resto in ascolto di ciò che questo classico dell’orologeria ha ancora da dirmi.

  • Watches on stage. News & previews – 20/02/2023

    Watches on stage. News & previews – 20/02/2023

    Ancora una volta, riflettori puntati sugli orologi, protagonisti di eventi mondani, artistici, sportivi, commerciali. Watches on stage fra scenografie e celebrità internazionali. Watches on stage per sottolineare le numerose occasioni in cui il mondo delle lancette ha calcato le scene dell’attualità, in una miscellanea di notizie internazionale vasta e diversificata. Come sempre noi ne abbiamo selezionate solo alcune, per non annoiarvi troppo… Ma avremmo potuto continuare. Del resto Watches on stage potrebbe essere il titolo di una soap opera sempiterna. Quasi quasi la scriviamo…

    Uno sguardo alle stelle

    Ke Huy Quan e Michelle Yeoh

    Si è tenuta ieri la premiazione dei Bafta, con il solito concorso di star “super-accessoriate”. Tanti gli orologi che hanno sfilato sul red carpet e sul palco, subito riconosciuti dagli occhi di falco del pubblico. Come il prezioso Richard Mille al polso di Michelle Yeoh, gli Omega indossati da Barry Kehogan, Eddie Redmayne, Brendan Fraser e Ke Huy Quan, il Cartier di Rami Malek, il Longines di Regé-Jean Page. Da citare anche Anya Ellie Goulding con gioielli Bulgari. La Maison romana del resto ha sponsorizzato anche il party delle nomination…

    Arte al quadrato

    Si è conclusa ieri, al Santa Monica Airport, Frieze Los Angeles. Dove la lounge di Breguet spiccava grazie alla scenografica carta da parati di Pablo Bronstein, che ha trasformato in uno scenario post-apocalittico lo spazio rappresentativo del mondo della Maison. Quarto e ultimo capitolo dell’opera commissionata ad hoc all’artista argentino (ma londinese d’adozione), l’installazione segue gli omonimi eventi di New York, Seul e Londra. Considerato che la partnership con la fiera d’arte prosegue fino al 2024, chissà cosa ci riserba in futuro…

    Tutti in Baviera

    Dal 24 al 27 febbraio si terrà Inhorgenta Munich. Il consueto appuntamento in terra tedesca con gli orologi, i gioielli e le pietre preziose avrà luogo come sempre al Trade Fair Center Messe di Monaco, organizzato quest’anno in sei padiglioni per accogliere circa 800 espositori provenienti da tutto il mondo (Italia compresa). In programma, al Trendfactory, anche una serie di manifestazioni collaterali, fra tavole rotonde e incontri con esperti del settore, per approfondire diversi temi di attualità: dalla contraffazione alla sostenibilità, fino all’A.I.

    Errata corrige

    Posticipa all’autunno prossimo SwissReLux. Prevista in origine per aprile, la prima edizione della mostra-mercato dedicata al secondo polso, nei giorni scorsi, ha ufficializzato le nuove date: 12/15 ottobre, sempre al Centro Esposizioni di Lugano. In contemporanea si svolgerà anche LuganoLife Style, ormai per tradizione un evento che richiama un vasto pubblico. Prosegue quindi da parte degli organizzatori la raccolta di adesioni con utleriori partner e la messa a punto di un calendario ricco di appuntamenti con rivenditori e influencer.

    Il tempo del calcio

    Dopo il Ballon d’Or e l’AS Monaco, Purnell mette a segno un altro goal: e diventa partner del Paris Saint-Germain. L’accordo, valido fino a dicembre 2025, vedrà dunque la presenza del Marchio guidato da Maurizio Mazzocchi nel leggendario Parc des Prince Stadium. E porterà alla realizzazione di varie edizioni limitate a tema: c’è da supporre che vedremo presto l’ormai noto tourbillon su tre assi nei colori della squadra francese, indossato anche da Messi, Neymar & Co. E Mbappé come farà? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Draco & Co. sulla neve

    Sono ormai trascorse quasi due settimane, ma l’evento è stato troppo spassoso per passare inosservato. A Sankt Moritz, durante i Campionati mondiali di bob, Omega ha cronometrato anche un’esclusiva discesa al cardiopalma di un team molto speciale: quello dei suoi ospiti. A lanciarsi nell’Olimpia Bob Run c’erano infatti attori e performers del calibro di Chase Stokes, Alexander Ludwig, Tom Felton, Hero Fiennes Tiffin, Kat Graham, Debby Ryan, Felix Mallard. Che fra slitte e igloo si sono divertiti come matti… O almeno così sembra.

  • Gli orologi per San Valentino. Come da manuale

    Gli orologi per San Valentino. Come da manuale

    A una settimana (o poco più) dal 14 febbraio, focus su due orologi per San Valentino. Che ci fanno capire come le grandi Maison sappiano interpretare l’immaginario della Festa degli innamorati senza esagerare con gli stereotipi. Ciascuna a modo proprio

    Gli orologi per San Valentino sono ormai una tradizione. In tutti i segmenti di mercato, infatti, da decenni le case dedicano alla Festa degli innamorati uno o più esemplari. Alcune pescano semplicemente dal loro catalogo un modello adatto – magari con il cinturino rosso o rosa – e lo ripropongono per l’occasione. Altre invece (in genere nell’alto di gamma) creano qualcosa di specifico. Rielaborano quindi un loro bestseller, lo arricchiscono con motivi a tema – cuori, perlopiù –, lo vestono con i materiali e i colori più appropriati – gemme purpuree o rosate, per esempio – e realizzano edizioni limitate super-esclusive. Quindi ad alto tasso di desiderio. Come nel caso degli orologi per San Valentino di Blancpain e Breguet, illustrati qui di seguito.

    Un Fifty Fathoms romantico

    Comincio proprio con la Manifattura di Le Brassus, che da più di vent’anni celebra il 14 febbraio con esemplari ad hoc. Finora però aveva sempre declinato gli orologi per San Valentino nelle collezioni più “classiche”: come i Villeret, in passato i Léman o più di recente i Ladybird. Quest’anno invece per la prima volta trasforma in chiave romantica un esemplare tecnico come il Fifty Fathoms Bathyscaphe. Il comunicato ufficiale giustifica la scelta con un richiamo alla passione: gli innamorati, quando sono insieme, perdono la nozione del tempo proprio come i sub durante le immersioni. Quale che sia l’attinenza, poco importa. Il Fifty Fathoms Bathyscaphe “San Valentino 2023” rivela un aspetto del celebre subacqueo mai visto prima.

    Non fraintendetemi: l’estetica e le caratteristiche sono le stesse di sempre. La cassa in acciaio satinato come al solito misura 38 mm di diametro ed è impermeabile fino a 30 atmosfere. Neppure la monocromia bianca è nuova, visto che era già in produzione. La vera novità sta piuttosto nei dettagli, discreti eppure significativi. Mi riferisco alla presenza del simbolo dell’amore e di piccoli tocchi di rosa, richiamo a una femminilità evidente e consapevole. Sono rosa infatti i profili degli indici luminescenti e del cuore (anch’esso luminescente) che decora la lancetta centrale dei secondi; ed è scritto in rosa anche nel nome della collezione a ore 6.

    Un altro cuore ritorna poi sulla massa oscillante, inciso sopra la “i” di Blancpain, ed è visibile quindi solo dal fondello in vetro zaffiro. Ci tengo a dire che il calibro 1150 mantiene inalterate le peculiarità per cui è famoso: la robustezza costruttiva, l’aspetto solido ma curatissimo, la spirale in silicio, l’autonomia di 100 ore. Doti che rimandano all’affidabilità, all’antimagnetismo, alla costanza di marcia… Concludo con l’indicazione della tiratura limitata – 99 esemplari – e il prezzo: 10.450 euro.

    Un Classique appassionato

    Ancora più sottile l’approccio di Breguet. Che crea un’edizione speciale del Classique Phase de Lune capace di rendere omaggio al giorno di Cupido senza riferimenti diretti, ma solo attraverso cromie evocative. Lanciato nel 2016, con la cassa in oro bianco di 30 mm di diametro incastonata (su lunetta e anse) da diamanti taglio brillante, l’esemplare si basa su una delle complicazioni più poetiche dell’orologeria, spesso associata alla femminilità. Ma le fasi di luna qui sono interpretate in una nuova veste, con accenti rossi che ne modificano il carattere. Il quadrante in madreperla guilloché – nel più puro stile della Maison – è infatti punteggiato da indici di rubini, che si alternano alle tipiche cifre in corsivo.

    Ma l’elemento decisivo è il cinturino, in pelle di alligatore dalla tonalità rosso fuoco, che dona all’orologio un twist più impetuoso e travolgente, se non perfino appassionato. Per la cronaca, il cinturino è intercambiabile. E il packaging comprende anche un secondo cinturino, sempre in pelle di alligatore ma bianco dall’effetto madreperla, per potere cambiare look senza difficoltà.

    Per il resto, il Classique Phase de Lune 9085 Edizione San Valentino conserva intatti i segni distintivi della Casa. Come la carrure scanalata, le lancette à pomme azzurrate alla fiamma, il numero individuale, le anse saldate (con barrette fissate tramite viti e non telescopiche)… Per non ripetermi riguardo ai numeri Breguet e al quadrante guilloché, cui accennavo sopra. Anche il movimento rimane lo stesso – il calibro 537L a carica automatica, con ruota di scappamento e spirale in silicio, dalle ben note proprietà. Termino con le informazioni “di servizio”: l’edizione limitata in questo caso è di 28 esemplari, il prezzo al pubblico di 39.400 euro.

  • L’anno del Coniglio è in arrivo. E l’orologeria ziga, ziga*…

    L’anno del Coniglio è in arrivo. E l’orologeria ziga, ziga*…

    Ci risiamo. Domenica prossima, il 22 gennaio, sarà il Capodanno cinese – Capodanno lunare o Festa di Primavera che dir si voglia. E, anche quest’anno, le case di orologeria sono già pronte a celebrarlo in grande stile. Cioè con esemplari dedicati all’anno del Coniglio, il segno zodiacale che governerà i prossimi 12 mesi secondo la millenaria tradizione dell’ex Celeste Impero. L’anno del Coniglio d’Acqua, per essere più precisi – considerato anche l’elemento associato in questo 2023… Ma è meglio lasciar perdere il calendario cinese, che per noi occidentali è un gran casino anche solo da comprendere, figuriamoci da spiegare. Andatevi a leggere il pezzo sul Tonda PF Xiali di Parmigiani Fleurier per farvene un’idea.

    E lasciamo perdere pure i significati dell’anno del Coniglio: la Rete è invasa di descrizioni, previsioni e congetture, mica c’è bisogno che ne parliamo anche noi. Piuttosto, è curioso che il Coniglio – o la Lepre, espressione del quarto Ramo Terrestre (mao 卯) – faccia riferimento a un’antica leggenda taoista. Secondo questa storia, la bestiola abita sulla Luna, dove con mortaio e pestello frantuma cinnamomo ed erbe varie per produrre l’elisir di lunga vita. Ed è il motivo per cui si dice che possa vivere fino a mille anni, ed è quindi collegato all’idea di longevità. Sempre che non finisca prima in pentola, s’intende.

    Comunque, concentriamoci sugli orologi per l’anno del Coniglio. Che sono tanti, ma tanti, di gran lunga più numerosi di quelli che si sono avvicendati per gli altri segni degli scorsi anni (come l’anno della Tigre, l’anno del Bufalo o l’anno del Topo). Dipenderà dalla platea della Great China, sempre più importante per il mercato delle lancette? O dal fatto che i collezionisti e gli amatori del genere si sono moltiplicati? O forse dall’animale, così tenero e carino da ispirare i designer delle grandi marche? Sta di fatto che l’orologeria sembra dedita alla coniglicoltura più di un allevamento intensivo.

    E comunque, non c’è da stupirsi: si sa che i conigli si riproducono velocemente e in quantità. Del resto, non si dice proprio “figliare come conigli?”… Ciò che colpisce, piuttosto, è la varietà dei soggetti. E anche la capacità di svincolarli del tutto da un contesto pasquale, un rischio che poteva incombere sulla fantasia dei progettisti. Soprattutto se condizionati dalla tradizione dell’Easter Bunny o dell’Osterhase, come lo chiamano sul confine tedesco… E invece no: gli orologi per l’anno del coniglio sono multiformi, originali, hanno aspetti e atteggiamenti sempre diversi. Gli animaletti qua saltellano e corrono in cerchio, lì scorrazzano in mezzo alla natura… C’è chi li immagina soffici e giocosi, chi ne valorizza il senso di libertà, chi sembra ispirarsi ai cartoon (sembra proprio che Roger Rabbit abbia fatto scuola). E c’è perfino chi li ritrae durante la copula, chissà se per voyeurismo o trasgressione…

    Trasversali ai generi e ai segmenti di mercato, gli orologi per l’anno del coniglio presentano come sempre un’estrema varietà anche nelle tecniche di decorazione (leggete le didascalie della gallery qui sopra). E fanno di tutto per piacere agli appassionati, per conquistare un posto nel loro cuore e al loro polso. A tal punto che per qualcuno l’esemplare di turno con relativo leporide potrebbe diventare un inseparabile compagno di vita, proprio come il coniglio gigante di certi film. L’importante è che assomigli più all’Harvey di James Stewart (1950) che al Frank di Donnie Darko…

    *Voce del verbo zigare, che in italiano indica il verso del coniglio

    Gli orologi dell’anno del Coniglio

    ARNOLD & SON Perpetual Moon “Year of the Rabbit”
    Cassa (41,5 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A&S1512 di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 90 ore, fasi di luna astronomiche (e secondo indicatore delle fasi lunari sul lato fondello). Quadrante in avventurina, lepre in oro rosa incisa a mano, paesaggio e costellazioni dipinte a mano anche con polvere d’oro e Super-LuminNova, luna in madreperla; lancette luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari. 57mila franchi svizzeri (Iva esclusa).

    BAUME & MERCIER Riviera Capodanno Cinese – Edizione Coniglio Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic BM13, con autonomia di 5 giorni e datario. Quadrante in vetro zaffiro fumé decorato con un motivo a onde e con l’immagine del coniglio (a ore 8), lancette, numeri e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro personalizzato, bracciale in acciaio, intercambiabile con un cinturino in caucciù (compreso nel packaging). 4.700 euro.

    BLANCPAIN Villeret Calendrier Chinois Traditionnel Cassa (45 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3638 di manifattura, con autonomia di 7 giorni, calendario completo gregoriano con fasi di luna, calendario tradizionale cinese con ora doppia, data, mese, segni zodiacali, 5 elementi, tronchi celesti e mesi intercalari. Quadrante in smalto Grand Feu, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 50 esemplari, 90.850 euro.

    BREGUET Classique 9075 – 2023 Chinese New Year Edition Cassa (33,4 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 591C di manifattura, con scappamentoi e spirale in silicio. Quadrante in smalto Granf Feu con conigli champlevé, lunetta e anse con diamanti taglio brillante, carrure scanalata, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari riservata al Sud-Est asiatico, 63.300 dollari di Singapore.

    CHOPARD Happy Sport Year of the Rabbit Cassa (33 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Chopard 09.01-C di manifattura. Quadrante in madreperla con onde traslucide e e decoro dorato, lunetta in oro rosa etico don diamanti taglio brillante (1. 49 carati in totale), vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 20.500 euro.

    CHOPARD L.U.C XP Urushi Year of the Rabbit Cassa (40 mm) in oro rosa etico. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.17-L di manifattura, ultrapiatto (3,3 mm di spessore), con due bariletti coassiali (tecnologia Twin, brevettata) e autonomia di 65 ore. Quadrante in oro, decorato a mano in Giappone con la tecnica della lacca Urushi, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 28.500 euro.  

    DIOR Grand Bal Year of the Rabbit Cassa (36 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica. Quadrante in avventurina con soggetti in madreperla e oro giallo, lancette in oro rosa, lunetta in oro rosa con diamanti taglio brillante (1.3 carati in totale), vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in raso dalla fibbia con diamanti (0.18 ct). Edizione limitata di 88 esemplari, 34mila euro.

    FOSSIL Lunar New Year Jacqueline Cassa ribaltabile (34 mm) in acciaio Ip oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo. Quadrante argenté, doppia lunetta con cristalli, fondello smaltato e decorato, cinturino in ecopelle. 168 euro.

    FOSSIL Lunar New Year Townsman Cassa (44 mm) in acciaio Ip oro giallo, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica di fabbricazione cinese. Quadrante in vetro minerale decorato, fondello trasparente, bracciale mesh in acciaio Ip oro giallo. 299 euro.

    #FR2NCK MULLER Vanguard Cassa (41 x 49,95 mm) in materiale composito di carbonio e fibra di vetro. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MVT FM 800-DT con datario. Quadrante mat con conigli luminescenti, lancette scheletrate e indici luminescenti, grandi numeri applicati Pvd nero, vetro zaffiro, cinturino in nylon stampato. Edizione limitata di 800 esemplari, in vendita solo nel Sud-Est asiatico e in Australia. 15.800 dollari di Singapore.

    HARRY WINSTON Premier Chinese New Year Automatic 36mm Cassa (36 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HW2014, con autonomia di 68 ore e spirale in silicio. Quadrante in madreperla con applicazioni in oro giallo e diamanti taglio brillante, marquise e smeraldo, lunetta, anse, barrette d’attacco del cinturino e corona con diamanti taglio brillante (2.66 carati in totale), vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari, prezzo non dichiarato.

    IWC Portugieser Automatic 40 “Chinese New Year” Edition Cassa (40,4 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 8220 di manifattura, con sistema di ricarica Pellaton, autonomia di 60 ore, massa oscillante personalizzata e piccoli secondi. Quadrante smaltato, indici e numeri applicati, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. Edizione limitata di 500 esemplari, 8.800 euro.

    PIAGET Altiplano Zodiac Cassa (38 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 430P di manifattura, ultrapiatto (2,1 mm di spesore). Quadrante in smalto Grand Feu cloisonné, lunetta con diamanti taglio brillante (0.71 carati in totale), vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 38 esemplari. 68mila euro.

    SWATCH Chinese New Year Special – Year of the Rabbit Cassa (41 mm) in Bioceramic. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante stampato, lancette luminescenti a orecchie di coniglio, cinturino in silicone e passante con orecchie di coniglio. 105 euro.

    TAG HEUER Carrera Year of the Rabbit Cassa (44 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Heuer 02 di manifattura, con autonomia di 80 ore, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante decorato, indici applicati, lunetta in ceramica con scala tachimetrica, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro personalizzato, cinturino in pelle. Edizione limitata di 500 esemplari, 6.750 euro.

    ULYSSE NARDIN Classico Rabbit Cassa (40 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN-815 di manifattura. Quadrante in oro rosa con smalto cloisonné e conigli in champlevé, vetro zaffiro, fondello con oblò in vero zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 46.600 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Métiers d’Art – La légende du zodiaque chinois – Anno del Coniglio Cassa (40 mm) in platino. Movimento meccanico a carica aurtomatica, calibro 2460 G4 di manifattura, con indicazioni a finestrella per ore, minuti, datario e giorno della settimana. Quadrante in oro con smalto Grand Feu e con coniglio applicato in rilievo, cesellato a mano; vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Orologio certificato dal Punzone di Ginevra. Edizione limitata di 9 esemplari, in vendita esclusivamente nelle boutique monomarca, prezzo non dichiarato.

    VERSACE Icon Active Lunar New Year Cassa (41 mm) in policarbonato trasparente. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante con Coniglio Versace stampato, lunetta con Greca e logo incisi, top ring in acciaio Ip viola, vetro zaffiro, cinturino in silicone trasparente con passante a Greca in acciaio Ip viola. In vendita dal 18 gennaio solo su Versace.com, 840 euro.

  • Reine de Naples 9838 e 9835: Breguet e la poesia della meccanica

    Reine de Naples 9838 e 9835: Breguet e la poesia della meccanica

    Non c’erano alternative: la lancetta “a cuore” di Breguet doveva avere un seguito. Quella forma insolita in continuo mutamento – quel suo allungarsi, comprimersi e modificarsi con la rotazione – ha una tale capacità magnetica da lasciare incantati, senza parole, chi la guarda. No, non poteva restare certo un episodio isolato… Oltretutto deve essere costata anni di studi e ricerche, aver impiegato tempo ed energie di fior di tecnici, e quei capitali investiti nello sviluppo in qualche modo vanno ripagati. Ecco quindi che dopo il lancio del Reine de Naples Coeur, per San Valentino dello scorso anno, ora ritorna in due nuovi modelli della stessa collezione: il Reine de Naples 9838, “di serie” (anche se probabilmente in produzione millesimata); e il Reine de Naples 9835, in edizione limitata di 20 esemplari.

    Cuore brevettato

    Quando è uscito il Reine de Naples Coeur, Augusto Veroni in queste pagine aveva già fornito una spiegazione tecnica. Ma ora torno sull’argomento. In pratica la lancetta dei minuti a forma di cuore è composta da due segmenti arrotondati, uniti all’estremità da un indice triangolare (rosso) che gira lungo l’ovale del quadrante. Imperniati sullo stesso asse, i due bracci sono però tra loro indipendenti. Collegati a una camma di forma ovoidale, ruotano con ritmi alternati e velocità differenti.

    Durante la rotazione, uno trascina l’altro e così deforma la silhouette del cuore, che assume quindi una figura diversa a seconda della posizione. E diventa più lunga e stretta man mano che si avvicina al 12, più tonda e piatta verso il 6. Ovviamente questa descrizione empirica semplifica il dispositivo che governa la lancetta a cuore. In realtà si tratta di un meccanismo ben più complesso, protetto da quattro brevetti.

    Poesia e precisione

    Particolare è anche l’indicazione delle ore. Posta su un disco rotante (che compie ovviamente un’intera rotazione su se stesso in 12 ore), è visualizzata attraverso una finestrella ad arco di cerchio. Mentre il cuore dei minuti si allunga o si comprime, dunque, il lento procedere delle ore si mostra nella successione dei numeri arabi, dal carattere tipografico che ricorda un corsivo scritto a mano. A mio parere, l’animazione del quadrante tocca livelli di romanticismo raramente raggiunti in orologeria.

    Il tutto fa parte drl calibro 78A0. Anch’esso di forma, come la cassa, monta alcuni componenti in silicio (ovvero la spirale e la ruota di scappamento, ad ancora svizzera). Ricordo che questo materiale ha una serie di qualità: non ha bisogno di lubrificazione, è insensibile ai campi magnetici e agli sbalzi di temperatura, è resistente all’usura e alla corrosione. Il che influisce in modo positivo sulla costanza di marcia del movimento. Tanto per gradire, insomma, in questo caso la poesia va di pari passo con la precisione.

    Le caratteristiche del Reine de Naples 9838 (e 9835)

    Se la meccanica del Reine de Naples 9838 è la stessa del Coeur, diverso però è l’habillage. Il nuovo esemplare si distingue per l’estetica giocata nei toni del bianco e del blu, eccetto per i piccoli indicatori delle ore e dei minuti laccati di rosso. La cassa in oro bianco ha la lunetta e il réhaut decorati da zaffiri blu, di diverso formato ma tutti taglio brillante; sulla corona è incastonato un altro zaffiro briolette. Infine il quadrante è laccato bianco con numeri in dégradé e indici blu.

    La variante in tiratura limitata invece sceglie la monocromia blu, appena profilata di bianco. Spettacolare è la madreperla del quadrante, che ricorda un cielo notturno trapunto di nubi. La lunetta, il réhaut e la caratteristica ansa a boule sono interamente tempestati di diamanti taglio brillante, sulla corona spicca un altro diamante briolette. Il totale è di 2.25 carati, comprese le pietre presenti sulla fibbia déployante. A proposito, entrambe le referenze si indossano al polso con un identico cinturino in pelle di alligatore, sempre nel colore della notte. Cambiano (anche se di poco) i prezzi. Il Reine de Naples 9838 costa 51.400 euro, il 9835 57mila. Del resto la poesia è preziosa già di suo…

  • Classique Calendrier 7337. Breguet e l’importanza dei dettagli

    Classique Calendrier 7337. Breguet e l’importanza dei dettagli

    Il lavoro di un designer di orologi a volte ricorda quello di un chirurgo plastico. Di un bravo chirurgo plastico, capace di ringiovanire l’aspetto di un volto senza cambiarne l’identità. Di rinnovare l’immagine attraverso “ritocchini” e trattamenti mini-invasivi, per donare freschezza ma non stravolgere i connotati. Cosa ancora più difficile nell’orologeria da polso, dove tutto è concentrato in pochi centimetri quadrati. E dove spesso ci si confronta con segni stilistici codificati, che devono essere rispettati senza riserve. Un esempio? La collezione Classique di Breguet, dal nome così eloquente da non aver bisogno di spiegazioni. Che di recente ha conosciuto un ottimo intervento estetico nel Classique Calendrier 7337, reinterpretato in chiave attuale eppure sempre uguale a se stesso.

    Una storia lunga due secoli

    Come molti modelli del catalogo contemporaneo della Maison Breguet, anche il Classique Calendrier 7337 prende ispirazione dal passato, dagli esemplari realizzati da Abraham-Louis Breguet e oggi conservati nella boutique di place Vendôme a Parigi. In questo caso l’originale è un orologio da tasca, il N° 3833, venduto – secondo i registri della Maison – per 5mila franchi a Mr. Thomas Hawley il 12 maggio 1823, pochi mesi prima della morte del Maestro. Un “complicato” con ripetizione quarti, indicazione della data e dei giorni della settimana in due finestrelle simmetriche rispetto alle fasi di luna, quadrante di ore e minuti decentrato (verso il basso) e con contatore dei piccoli secondi inscritto a ore 8.

    Negli anni ‘90 del Novecento, il N° 3833 diede vita a un altro orologio, simile nell’impostazione grafica ma da polso: la Referenza 3337. Con un diametro da 35 mm, montava il Calibro 502, a carica automatica, che conservava solo le indicazioni del calendario ed era privo della ripetizione. Poi, nel 2009, la Referenza 3337 fu a sua volta oggetto di un restyling: nacque così la Referenza 7337, con la cassa di 39 mm di diametro. Da allora, il Classique Calendrier 7337 ha conosciuto diverse varianti, tutte con la stessa disposizione delle informazioni sul lay-out e le caratteristiche distintive che le rendono inequivocabilmente Breguet, fin dal primo sguardo.

    Ecco, rispetto alle ultime versioni, uscite nel 2020, il Classique Calendrier 7337 presenta piccoli cambiamenti, semplici ritocchi che mantengono immutata l’estetica ma ne rinnovano profondamente l’aspetto. E questo proprio grazie alla capacità dei designer di saper svecchiare, o meglio rendere più attuale l’orologio, senza stravolgerlo. Vi invito quindi a fare con me un diretto paragone fra i modelli di oggi e quelli di due anni fa (che avevamo approfondito qui, ma li vedete anche nella gallery qui sopra). Un confronto tipo “trova le differenze”, un po’ come il gioco che si trova sulla Settimana Enigmistica. Con l’intento però non di passare il tempo, ma di allenare la vista e il cervello a cogliere quei dettagli che – seppur minimi – sono sostanziali nella composizione.

    Il Classique Calendrier 7337

    Cominciamo quindi dai segni distintivi che identificano i Breguet. In primis il guillochage, ovvero l’arte di decorare il quadrante con un’incisione realizzata a mano, attraverso antiche macchine tipo pantografo. Non mi soffermo oltre, ne abbiamo già scritto più volte, al limite vi invito a leggere qui per saperne di più… Bene. Lo sfondo a grain d’orge circolare è lo stesso, così come il fine Clous de Paris sotto le consuete lancette “a pomme evidée”. Diverso è invece il contatore dei piccoli secondi, ora a Clous de Paris in continuità con il quadrante attorno, mentre due anni fa era a damier. Appena accennati gli indici che scandiscono i secondi, impressi a décalque e intervallati dai numeri arabi 15/30/45/60.

    Più evidenti le differenze delle finestrelle con l’indicazione della data e dei giorni della settimana. La forma ora è più geometrica, definita da settori circolari con un indice sulla “corda” (in geometria il segmento orizzontale), e soprattutto con lo sfondo dei dischi blu con i caratteri stampati in bianco. In precedenza invece le aperture erano bilobate (un po’ come certe foglie o certi petali) e le scritte nere sul fondo argenté. Ancora, diversa è la collocazione del logo e del numero di serie, ora riportati in due cartigli simmetrici al centro del quadrante, prima in un unico arco a ore 12. Infine, le fasi di luna: il disco della luna in oro bianco martellato adesso è più grande; le nuvole sono sabbiate e non più incise; e il cielo è rivestito di lacca blu con piccole pagliuzze dorate a rievocare le stelle.  

    Per altri dettagli vi rimando alle didascalie. Qui concludo dicendo che il risultato è più essenziale, puro, e in quanto tale più elegante. Indubbiamente più moderno. Il che vale sia per la referenza con cassa in oro rosa, che si allaccia al polso con un cinturino in pelle di alligatore marrone; sia per quella con cassa in oro bianco, accompagnata dal cinturino blu. Preferire una all’altra è come sempre una scelta soggettiva, quindi non mi sbilancio. Oltretutto il prezzo è identico – 46.500 euro – quindi è solo una questione di gusti personali. A me preme ribadire come pochi dettagli possano cambiare totalmente la percezione. Perché l’orologeria (tutta l’orologeria, sempre) è giocata proprio nei dettagli.

  • Eventi sportivi, di tutto un po’. News & previews 04/08/22

    Eventi sportivi, di tutto un po’. News & previews 04/08/22

    Non è una novità che il marketing orologiero sia molto attivo nello sport. In tutti gli sport, a dire il vero, per raggiungere una platea più vasta possibile cui far conoscere il proprio nome e i propri prodotti. Noi, del resto, ve ne abbiamo già parlato in abbondanza, ma ora vi aggiorniamo sugli eventi sportivi dell’ultimo mese. Non quelli più famosi, che hanno avuto risonanza internazionale: chiunque segua la Formula 1 vede campeggiare ovunque il nome di Rolex (apparso anche al Torneo di Wimbledon), così come quello di Tissot in MotoGP. Siamo andati invece alla ricerca di eventi sportivi più “di nicchia”, frequentati soprattutto dagli appassionati, un po’ come avevamo fatto all’inizio di luglio. Perché le case di orologeria si muovono a tutti i livelli, e accanto alle grandi manifestazioni sponsorizzano anche eventi sportivi – diciamo così – alternativi. Ecco quindi la nostra selezione, che spazia fra le discipline e riguarda diversi appuntamenti internazionali meno noti. Ad eccezione del Tour de France (ed ecco Tissot che ritorna): ma il ciclismo è una “fissa” del nostro Direttore, chiediamo venia. Che volete farci? Ubi maior…

    Nazioni in gioco

    Avevamo anticipato la notizia nella recensione del Longines HydroConquest XXII Commonwealth Games. E ora ci siamo: dal 27 luglio e fino al 7 agosto, Birmingham ospita la 22a edizione dei Giochi dell’ex Impero britannico, inaugurati dal Principe Carlo. Ma oltre che nel ruolo di partner e cronometrista ufficiale, Longines partecipa anche con un proprio team di atleti. Di cui fanno parte tra gli altri il mezzofondista scozzese Josh Kerr, l’australiano Peter Bol e la ginnasta Alice Kinsella, che ha già vinto l’oro con il Team England. Applausi.

    Tu chiamale se vuoi emozioni…

    Dal 22 al 24 luglio, sul circuito Marco Simoncelli di Misano e sulle spiagge della riviera romagnola, appuntamento con la World Ducati Week: il raduno che da 11 anni richiama decine di migliaia di ducatisti da ogni dove. A scandire gli eventi di questa “tre giorni” adrenalinica c’era Locman, che ha in catalogo una collezione dedicata fin dal 2017. E qui ha anche cronometrato la Lenovo Race of Champions: la sfida fra tutti i piloti Ducati (dei diversi campionati) in sella alle Panigale V4S e Panigale V2 preparate ad hoc. Gara vinta, per inciso, da Pecco Bagnaia.

    Dalle Alpi ai Pirenei

    Lo sanno tutti: dal 1° al 24 luglio si è svolto il Tour de France, con Tissot nel ruolo di cronometrista ufficiale. La Casa di Le Locle, del resto, ha quasi il monopolio del cronometraggio nelle corse in bici: è timekeeper non solo dei tre più grandi eventi sulle due ruote (oltre al Tour, anche il Giro d’Italia e la Vuelta in Spagna), ma anche di tutti i campionati mondiali di ciclismo su strada, su pista, di mountain bike e BMX (in quanto partner dell’Uci). Da segnalare che per la Grande Boucle è uscito anche uno speciale Tissot T-Race Cycling a tema…

    Vecchie signore in pista

    Foto courtesy @richardmille/IG

    Dal 30 giugno al 3 luglio scorso è andata in scena la X edizione della Le Mans Classic. L’evento, dedicato alle auto da corsa storiche, quest’anno ha permesso al pubblico di ammirare 8.500 vetture, fra quelle iscritte alla gara (suddivise per categorie) o alle competizioni speciali (Jaguar, Porsche…), e quelle in mostra nei raduni o nelle esibizioni. Organizzata dal 2002 da Peter Auto, fin dall’inizio ha sempre visto Richard Mille nel ruolo di Main sponsor e Official timekeeper. A ribadire l’amore per le quattro ruote, se mai ce ne fosse stato bisogno.

    Parco auto de luxe

    Un garden party automobilistico nel cuore della City di Londra. Ecco il London Concours, che si è tenuto dal 28 al 30 giugno nei suggestivi giardini della Honourable Artillery Company (HAC). E ha riunito un’ottantina di vetture eccezionali sotto l’egida di Breguet. Se vi chiedete che ci azzecca la Maison con il mondo delle quattro ruote più esclusive, beh, sappiate che già nel 1932 Ettore Bugatti acquistò un Breguet Tachymètre, che poi fu prodotto in nove esemplari da installare nel cruscotto delle Bugatti Royal, al centro del volante. Fate vobis…

  • Tradition Tourbillon 7047, a lezione di Storia dell’orologeria da Breguet

    Tradition Tourbillon 7047, a lezione di Storia dell’orologeria da Breguet

    Una lezione di orologeria: ecco come ho sempre considerato il Breguet Tradition. Perché mostra in modo palese come funziona un orologio, grazie al trasferimento sul lato quadrante dei principali componenti del movimento. E credo che la definizione sia ancora più azzeccata per il nuovo Tradition Tourbillon 7047, presentato lo scorso giugno in occasione del 221° anniversario del regolatore di Breguet.

    Anche se questa volta la costruzione semplice e robusta, codificata secondo i canoni degli orologi da sottoscrizione, è diversa: del tutto rinnovata dalla presenza del tourbillon, collocato all’1. Una posizione insolita non solo nella produzione della Maison, ma nell’intero settore, perfino per le marche specializzate nello studio di questo dispositivo. La cosa strana, però, è che l’inedito tourbillon all’1 stravolge sì completamente la “classica” architettura della collezione, ma ne rispetta il gusto per la simmetria, ne mantiene l’armonia formale. Permette di identificarlo fin dalla prima occhiata come un Tradition… E ti lascia di stucco: cattura fin da subito lo sguardo e ti assorbe totalmente nella visione ipnotica, quasi magica, del moto meccanico. Pochissimi orologi hanno mai avuto questo effetto su di me. Ed è una fascinazione che in parte deriva, lo ammetto, dalla Storia stessa dell’orologeria.

    I precedenti storici

    Se non sbaglio il Tradition Tourbillon 7047 è il primo tourbillon all’interno della collezione, nata nel 2005 e finora arricchita di altre (diverse) complicazioni – vedi il recente Quantième Rétrograde da noi già recensito. Come si intuisce dal nome, è una collezione ispirata al passato, alla grande orologeria di tradizione e alle creazioni del fondatore della Maison. In particolare, come dicevo, agli orologi da sottoscrizione e a quelli “a tatto”.

    Gli orologi da sottoscrizione rivelano il genio commerciale di Abraham-Louis Breguet. Erano esemplari realizzati su prenotazione, per i quali il cliente era tenuto a pagare un quarto del valore al momento dell’ordine. In questo modo l’atelier produceva solo il venduto ed eliminava i rischi d’impresa. Gli esemplari a tatto, commercializzati dal 1799, rappresentano invece la soluzione a un problema pratico, oltre che un’astuzia per sfidare le convenzioni. Permettevano infatti di conoscere l’orario anche al buio, alla “cieca”, semplicemente toccando l’orologio (grazie alla lancetta a freccia e agli indici in rilievo). Risultavano utili quindi dopo il tramonto (se non si aveva a portata di mano una candela) e nei momenti di mondanità (quando guardare l’ora era inopportuno).

    Il calibro degli orologi da sottoscrizione, poi ripreso in quelli a tatto, era semplice, robusto e privo di complicazioni, sia per ridurre i costi di produzione sia per rendere più facile la manutenzione. Ed era un movimento dalla composizione simmetrica: al centro il grande bariletto; da un lato il bilanciere e il treno del tempo, sorretti da ponti uguali e speculari; dalla parte opposta il quadrante decentrato. Questa costruzione – pressoché identica, sebbene ribaltata – si ritrova ai nostri giorni negli orologi della collezione Tradition.

    Le pecularità tecniche

    Ovvio che i progettisti di Breguet, nel concepire la collezione Tradition, non si sono limitati ad adottare l’architettura dei modelli d’antan e ad adattarla ai moderni esemplari da polso, in modo acritico. L’hanno anche interpretata con tecnologie e materiali attuali: primo fra tutti il silicio, le cui ben note qualità contribuiscono a rendere gli orologi adeguati alle esigenze di oggi. E credo che sia proprio la commistione di presente e passato la chiave del successo della collezione.

    Del resto, il mix di elementi contemporanei e d’epoca si riscontra anche nel nuovo Tradition Tourbillon 7047. Che oltretutto presenta un altro dispositivo dell’antica tradizione orologiera: la trasmissione fuso-catena. Un’invenzione che risale addirittura al XV secolo e che fu studiata anche da Leonardo da Vinci, come dimostrano alcuni schizzi del Codice Atlantico. In pratica si tratta di un sistema che garantisce forza costante perché elimina la perdita di coppia.

    Il sistema di trasmissione a catena con vite perpetua, per esser più precisi, è formato da un elemento a cono, scavato dalla larga base fino al vertice con una scanalatura a spirale. Il conoide (o fuso, chiamatelo come volete) è collegato al bariletto con una catena del tutto simile a quella di una bicicletta, ma dalle dimensioni infinitamente più piccole. Il funzionamento è ben spiegato nella cartella stampa dell’orologio: “Quando il bariletto è completamente carico trasmette il massimo della forza. La catena agisce dunque sulla parte alta del fuso, ovvero quella dalla circonferenza minore. A mano a mano che la catena si svolge, la coppia diminuisce ma agisce parallelamente sulla parte più ampia del fuso, la base. In questo modo la forza rilasciata è costante”.  

    Il Tradition Tourbillon 7047 in sintesi

    Consideriamo quindi tutti gli elementi del movimento: il calibro 569, ovviamente a carica manuale. All’1 spicca appunto il grande tourbillon, con spirale Breguet in silicio e scappamento ad àncora (in linea invertita) con le anse sempre in silicio. Il regolatore da solo catalizza tutta l’attenzione, mentre ruota su se stesso in un minuto. Al 9 c’è il bariletto, al 5 il conoide: entrambi fissati con un ponte identico e speculare, sono collegati dalla piccola catena, ben visibile nel suo lento svolgersi e avvolgersi. Al 7, invece, il quadrante decentrato con l’indicazione delle ore e dei minuti. Simmetrico al tourbillon, è anch’esso quindi in posizione insolita. Ma presenta i segni distintivi della Maison: il guilloché a Clous de Paris e le lancette à pomme evidée.

    La suggestione estetica del Tradition Tourbillon 7047 però dipende anche dal contrasto cromatico blu/antracite – un po’ come nel Quantième Rétrograde di cui sopra. I componenti rodiati del movimento fanno risaltare con particolare efficacia i dettagli blu: il quadrante in oro e la gabbia in titanio del tourbillon, colorati con un procedimento galvanico; e le minuscole maglie della catena, trattate termicamente. A mio parere – per quanto poco valgano le considerazioni personali del “mi piace/non mi piace” – è questa la versione più riuscita dell’orologio. La più elegante, la più attuale. Ma de gustibus…

    Il Tradition Tourbillon 7047 esiste infatti in quattro versioni. Due hanno la cassa in platino, il movimento antracite, il quadrante blu oppure argenté; e due la cassa in oro rosa, il quadrante nero, il movimento antracite oppure color oro rosa. La scelta del metallo influisce com’è logico sul prezzo: le referenze in platino costano ambedue 196.900 euro, quelle in oro rosa 182.300 euro. Più del mio appartamento, è vero, tant’è che io – come molti di voi – non potrò mai permettermi l’acquisto (a meno che non vinca una lotteria). Ma non vuol dire che non possa apprezzarlo. E poi, chi mi può impedire di sognare?

  • Lionel a Marca racconta il Breguet Marine Hora Mundi

    Lionel a Marca racconta il Breguet Marine Hora Mundi

    «Possiamo dire che questo orologio rappresenta davvero ciò che vogliamo proporre: complicazioni di alto livello alla portata degli amanti dell’alta orologeria». L’orologio in questione è uno dei pezzi più sorprendenti presentati finora nel 2022, il Breguet Marine Hora Mundi. A definirlo in modo efficace è colui che ne ha seguito da vicino la genesi: il Ceo del marchio Lionel a Marca.

    Alla guida di Breguet dall’agosto dello scorso anno, Lionel a Marca è attivo per la Maison già dal 2019, dopo essere entrato in Swatch Group nel 1992. È un manager di lungo corso, con il vantaggio competitivo di avere una formazione tecnica.

    In una recente intervista a Monochrome, raccontava così di sé: «Ho una formazione da orologiaio e mi sono diplomato alla scuola di orologeria di Porrentruy. Da lì sono andato a lavorare da Mercier SA a Les Breuleux, dove assemblavamo tutti i tipi di movimenti, e poi da Frédéric Piguet a Le Noirmont. Ho anche lavorato a stretto contatto con ETA, in particolare sullo sviluppo dell’Omega Central Tourbillon, rifinendo e assemblando questo superbo movimento, e poi su diversi progetti di complicazioni». Chi meglio di lui può parlarci del Marine Hora Mundi?

    Ci può raccontare il nuovo orologio da un punto di vista strettamente tecnico?
    «Il Marine Hora Mundi incorpora una funzione di memoria GMT con doppio fuso orario istantaneo. Il sistema di memoria a cambio istantaneo è stata la nostra vera sfida in questo pezzo. Un’impresa tecnica resa possibile attraverso l’utilizzo del pulsante e della corona. Infatti, dopo aver definito la prima città, l’ora e la data, è sufficiente che chi indossa l’orologio imposti solo la seconda città. Il meccanismo dell’orologio calcola quindi l’ora e la data utilizzando un sistema intelligente di camme, martelli e un differenziale integrato. Il calibro di questo nuovo orologio è il 77F1, il suo pregio sta proprio nei moduli aggiuntivi brevettati: complessi da sviluppare, ma facili da usare per chi possiede l’orologio».

    Tre anni di sviluppo, quattro brevetti e un doppio fuso orario a cambio istantaneo che è semplicemente straordinario: nell’Hora Mundi c’è davvero tutto il savoir-faire di Breguet?
    «Abraham-Louis Breguet, fondatore di Breguet, è stato un eccezionale tecnico, inventore e designer che ha contribuito con un gran numero di invenzioni allo sviluppo dell’orologeria. Innovazioni ancora rilevanti 200 anni dopo la loro creazione. Il nostro obiettivo è perpetuarne l’eredità mentre costruiamo l’orologeria di domani. Per questo motivo, e dall’acquisizione del marchio da parte di Swatch Group nel 1999, abbiamo investito molto nel reparto Ricerca & Sviluppo e continuiamo ad innovare: penso ad esempio al Pivot Magnétique o all’Alta Frequenza».

    E per quanto riguarda l’estetica, che cosa ha guidato la realizzazione dell’orologio?
    «Il nostro obiettivo nel nuovo Hora Mundi era quello di creare un effetto 3D, una profondità sul quadrante. Al di là del realismo, volevamo anche essere in grado di offrire una grande leggibilità. Per farlo, abbiamo quindi giocato sulla sovrapposizione di piani diversi. Il primo, in oro, è composto da onde lavorate a mano a guilloché mentre esibisce un quadrante con lavorazione soleil, il cui effetto dà la sensazione del movimento delle onde stesse. Quindi, un’ulteriore platina in zaffiro compone i meridiani. I continenti sono stati lavorati con un trattamento satinato orizzontale e le coste sono sottolineate leggermente con un bordo turchese metallizzato. Infine, il réhaut esterno racchiude tutti i vari elementi presentati sul quadrante. Un risultato le cui dimensioni e superfici sono perfettamente eseguite, grazie a vari trattamenti che hanno richiesto diverse settimane di lavoro. È questo sapiente mix di prospettive e dettagli che rende l’orologio così speciale».

    Perché avete scelto di far entrare l’Hora Mundi all’interno della collezione Marine?
    «Per noi, l’integrazione di un doppio fuso orario con la memoria istantanea aveva davvero senso all’interno della collezione Marine, che rappresenta il mondo del viaggio e dell’esplorazione. A riprova di ciò, Abraham-Louis Breguet è stato il primo orologiaio a introdurre l’equazione del tempo che scorre sul quadrante di un orologio. Questa complicazione, che permette di orientarsi rispetto al sole, indica l’ora civile e l’ora reale mediante due lancette. Abraham-Louis Breguet condusse ricerche approfondite sull’orientamento in mare. Fu membro del Bureau des Longitudes e fu nominato orologiaio della Marine Royale da re Luigi XVIII».

    Crede che il suo background da tecnico orologiaio le faccia avvicinare in modo diverso il processo di sviluppo e creazione dei nuovi prodotti? Penso all’Hora Mundi, ma non solo. 
    «Questo “doppio cappello”, per così dire, mi permette di avere una visione globale sia in termini di sviluppo di nuovi prodotti sia delle difficoltà che si possono incontrare nella loro commercializzazione. Dall’inizio della mia carriera ho infatti percorso tutte le fasi del prodotto, dal design del movimento all’organizzazione della produzione, gestendo non solo la coerenza delle collezioni, ma anche i team. Un altro aspetto molto stimolante per me è aver potuto lavorare a fianco di Marc A. Hayek per 20 anni. La sua conoscenza dei prodotti, della tecnica e la sua visione rafforzano giorno dopo giorno le mie conoscenze, per le quali gli sono grato. Oggi, il mio obiettivo è utilizzare tutto questo know-how per perpetuare l’eredità di Abraham-Louis Breguet nell’insieme del suo lavoro».

  • I quadranti Breguet e l’arte del guillochage

    I quadranti Breguet e l’arte del guillochage

    I collezionisti lo sanno bene: per diventare “immortale” un orologio deve essere unico, unico anche nei dettagli. E gli orologi Breguet, sotto questo punto di vista, sono da sempre una vera e propria lezione per tutti. Non solo da un punto di vista tecnico, ma anche da quello estetico. Ancor oggi si parla di “lancette Breguet”, di “cifre Breguet” e, in generale, di “quadranti Breguet”… Intendendo in questo senso una particolare combinazione fra le incisioni decorative (ottenute con la tecnica del guillochage) e la disposizione delle informazioni sul quadrante.

    Abbiamo raccontato più di una volta come Breguet esegue, con l’ausilio di antiche macchine, le incisioni sul quadrante, ma questa volta vorrei entrare un po’ più nel dettaglio. Con l’intenzione di far capire meglio perché si ricorre a questa tecnica lenta e costosa per creare orologi che sono una straordinaria sintesi di tradizione (soprattutto estetica) e attualità tecnica.

    I quadranti Breguet nascono insieme agli orologi

    Al momento di iniziare la progettazione di un orologio si parte, ovviamente dal movimento. Quali saranno le indicazioni che dovrà fornire e quali eventualmente, le complicazioni. Ma negli orologi Breguet c’è sempre anche la ricerca del posizionamento sul quadrante di lancette, finestrelle e quant’altro. Si cerca un’impostazione estetica armonica anche nelle intenzionali asimmetrie, e al tempo stesso si cerca di razionalizzare il tutto per rendere più facile la lettura. Sembra una cosa relativamente facile, ma siamo di fronte a piccoli capolavori di architettura, le cui origini affondano nella storia del Rinascimento. Firenze, insomma, e poi un movimento architettonico destinato a conquistare il mondo ancor oggi.

    Viene quindi eseguito un primo disegno del quadrante per scegliere e valutare forma, grandezza e disposizione delle lancette. È solo l’inizio, però, perché subito dopo tecnici e disegnatori passano a ipotizzare quanti e quali tipi di decorazione dovranno essere eseguiti sul quadrante inciso. L’obiettivo, ancora, non è solo estetico, ma anche funzionale: come rendere la lettura dell’orologio più facile e immediata. Si realizza allora una lunga serie di disegni che abbozzano le soluzioni ritenute migliori. Partendo prima dalle differenze più macroscopiche, per poi passare a disegni che differiscono fra loro essenzialmente per i dettagli. E a questo punto la parola definitiva passa al Maître guillocheur.

    Il verdetto del Maître guillocheur

    Chi è? Semplicemente il Direttore del reparto incisione, il reparto guillochage. La sua esperienza è indispensabile per capire cosa si può fare e cosa no; ma anche per preventivare i tempi di produzione, l’ordine di esecuzione per le diverse trame e infine per decidere a chi affidare il lavoro.

    Qualche numero. Secondo stime non ufficiali, Breguet produce meno di 6mila orologi l’anno. In media, quindi circa 15 al giorno. Peccato che – l’ultima volta che ho parlato con i “piani alti” di Breguet – non si riesca a produrre più di una decina di quadranti guilloché al giorno. E mi riferisco a quelli classificati nei primi due livelli di difficoltà. Per certi quadranti non è sufficiente una giornata di lavoro. E qui si capisce come i quadranti possano essere uno strettissimo “collo di bottiglia” nella produzione di certi orologi, che però sono quelli più apprezzati dai collezionisti. Ecco, incidentalmente, perché certi orologi Breguet vengono presentati al pubblico, sì, ma consegnati in tempi lunghi. E i ritardi dipendono appunto anche dalla difficoltà di produrre i quadranti.

    Il Maître guillocheur, insomma, arriva nella stanza in cui si trovano riuniti i disegni e comincia a dire: “Questo no, questo nemmeno, questo uno ogni due giorni”, e così via. I tecnici rabbrividiscono e il Ceo ancor di più. Se è già difficile far tornare i conti di una fabbrica che fa pochi orologi, ancor di più lo è scontrarsi con i tempi e i costi per la realizzazione dei quadranti.

    Ma non esistono alternative?

    In teoria sì. C’è innanzitutto la stampa: un controtipo pressato sul quadrante realizza il disegno. Ma viene considerato un trucco di bassa lega. Non ostante la stampa dei quadranti abbia fatto registrare passi da gigante sotto il profilo qualitativo, la differenza è ancora tale da far rabbrividire un collezionista esperto, che individuerà a prima vista la differenza.

    E poi c’è l’incisione “automatica” eseguita da una macchina asservita ad un computer. Anche in questo caso, però, la differenza viene facilmente rilevata dai collezionisti, che la “perdoneranno” solo in orologi non troppo costosi e dalla trama d’incisione (il pattern) relativamente semplice e ripetitivo. Si è provato a migliorare queste macchine moderne, ma – raccontano alla Breguet – si è ancora ben lontani dal “calore umano” di un guillochage eseguito secondo tradizione. E con l’aiuto di macchine a pantografo che hanno un’età media di un secolo.

    Certo, nel tempo queste macchine sono state sottoposte a restauri e aggiornamenti (aggiungendo per alcune operazioni dei motorini elettrici), ma restano ancor oggi insuperabili, da un punto di vista qualitativo. L’unica soluzione trovata è stata quella di smontare pezzo per pezzo una macchina antica e rifarla uguale, “nuova, ma antica”. Il problema è che i tempi di lavorazione restano quelli, anche se con più macchine e più specialisti la produzione aumenta un po’.

    La preparazione

    Una volta scelto il disegno definitivo, il Maître guillocheur passa alle ultime fasi preparatorie. La creazione di un modello di base, del diametro di circa una trentina di centimetri, da cui si ricaveranno i controtipi definitivi da usare per la lavorazione. Ne serve più d’uno, perché durante il lavoro i controtipi (una volta erano in gesso, oggi in resina o metallo) si consumano, sia pure lentamente.

    Infine, si passa alla realizzazione (fatta “in casa”, manualmente) delle punte d’incisione, dei bulini delle giuste dimensioni e della forma desiderata. Anche in questo caso bisogna realizzarne parecchi perché si consumano. Parecchi, intendo, per ogni tipo di incisione si voglia eseguire. Nei quadranti più pregiati si arriva ad oltre dieci tipi di bulini. A questo punto si possono realizzare i primi quadranti di prova e se tutto va bene si passa alla produzione.

    L’incisione dei quadranti Breguet

    Una volta calibrata la macchina per ottenere il risultato migliore, si comincia ad eseguire le incisioni. Un sensore “legge” la traccia sul controtipo e la riproduce sul quadrante (un disco d’oro) tramite una sorta di pantografo, di cui il tecnico deve controllare il verso, la velocità (bisogna evitare che il metallo si scaldi troppo), la profondità e altri parametri ancora. Vietato fermarsi se non in punti prestabiliti: ad esempio, alla fine di una riga del pattern centrale. I piccoli errori verranno eventualmente corretti da una decorazione perimetrale che serve proprio a questo, oltre che ad arricchire l’estetica.

    Finito questo lunghissimo lavoro, il quadrante deve essere spazzolato accuratamente per eliminare sfridi di lavorazione; poi si interviene per correggere eventuali difetti pressoché invisibili (ma considerati dai tecnici come un peccato mortale) e infine lavati. Dopodiché sui quadranti Breguet viene apposta la “firma segreta” – che serve (un po’) a proteggere dai falsi, che erano già in agguato ai tempi di Abraham-Louis Breguet. E infine il tutto è argentato tramite un procedimento galvanico.

    Argentare l’oro? E perché, mi dirai tu. Perché l’oro è pressoché stabile nel tempo e resiste quindi alle impurità dell’aria. L’argento no. Benché il quadrante sia ben protetto, nella cassa, si potrà quindi facilmente eliminare e rifare l’argentatura, ripristinando alla perfezione le condizioni del quadrante. Senza contare che il bianco dell’argento consente di leggere meglio il nero degli indici e il blu delle lancette.

    Infine, si procede alla laccatura degli indici incisi, usando strati di lacca nera, lucida. Un esame finale e il capolavoro è pronto. Certo, costa da solo quanto un orologio di alta qualità, ma per chi ama l’orologeria tradizionale e la miglior qualità possibile, ne vale la pena. Detto fra noi, ho provato mille volte a chiedere un quadrante, anche difettoso, da usare per un gioiello. Mi hanno sempre risposto che nessun quadrante difettoso varcherà mai la soglia della fabbrica (lo si rifonde per riutilizzare l’oro) e che quelli perfetti servono a loro per diminuire le lunghe liste d’attesa…

  • Gli orologi con i cuori. Lettera aperta (agli uomini) per San Valentino

    Gli orologi con i cuori. Lettera aperta (agli uomini) per San Valentino

    Cari Signori Uomini*
    si avvicina il 14 febbraio, la Festa degli innamorati. La ricorrenza giusta per dimostrare alla vostra donna tutto l’amore che provate per lei. Poco importa che sia moglie, fidanzata, compagna, amante, partner, convivente (suvvia, basta con le etichette)… Regalatele un orologio. Va bene anche uno qualsiasi, purché siate certi che le piaccia, che sia il più adatto a lei. Meglio ancora se è realizzato proprio per San Valentino, nei toni del rosso e del rosa (i colori del momento). Magari uno di quelli che ho riunito in questa gallery apposta per voi. Che sono tutti orologi con i cuori.

    Sì, perché il cuore – oltre ad essere un simbolo universale di amore, sentimenti ed emozioni – è un soggetto amato da buona parte del pubblico femminile. Un’autentica mania, comune a molte. Al di là dell’età, del titolo di studio, della professione, del ceto sociale, perfino della personalità (non crediate che piaccia solo alle più timide e sensibili) … Ci sono donne (tante donne, più di quante potreste immaginare) che vanno letteralmente matte per i cuori. Li scelgono come pattern ogni volta sia possibile, li collezionano sotto qualsiasi forma, li indossano come bracciali e come collane. Potete giurarci che metterebbero anche gli orologi con i cuori, se solo li avessero…

    E no, non si tratta di banale paccottiglia cinese (non ve la caverete con poco). Sono invece esemplari di alta orologeria, con l’aspetto di un gioiello e il movimento fatto come tradizione comanda. Dai nomi altisonanti: Blancpain, Breguet, Chopard, Glashuette Original, Harry Winston. Ok, forse a voi gli orologi con i cuori non piacciono dal punto di vista estetico, ma hanno una meccanica che conquisterebbe perfino i più esigenti. Cosa dite? Costano? Certo che costano! Da quando l’alta orologeria è a buon mercato? E poi dovete aggiungere anche i carati di diamanti: che hanno un certo peso, in tutti i sensi.

    Su dai, Signori Uomini*, non lesinate e mettete mano al portafoglio (se le vostre finanze lo permettono, ovvio). Non ditemi che il vostro amore per Lei non merita la spesa! Consapevoli di tutte le implicazioni che il gesto comporta, non vergognatevi e tirate fuori il vostro lato romantico: regalatele uno degli orologi con i cuori che vedete in questa pagina. La vostra amata lo apprezzerà e di voi dirà che avete proprio “un cuore d’oro”.

    Ma no: non vale nemmeno l’obiezione “Lei non sa niente di orologi”. Ne siete proprio sicuri? Soprattutto se state insieme da tanto tempo, potrebbe stupirvi. E se proprio non distingue un quarzo da un meccanico, siate gentili: datele una mano a capire di cosa stiamo parlando. Iscrivetela alla newsletter del Giornale degli Orologi, consigliatele di leggere i nostri articoli – soprattutto quelli che parlano di orologeria al femminile – e a poco a poco vedrete che si farà una cultura. Chissà, a lungo andare potrebbe condividere la vostra stessa passione. E la cosa potrebbe unirvi ancora di più.

    Ma c’è un altro buon motivo per regalarle uno degli orologi con i cuori. Se lo fate, la prossima volta che comprerete per voi stessi un esemplare di un certo tipo – che so, un bel complicato o il pezzo raro di un artigiano – non avrà nulla, ma proprio nulla da ridire sul fatto che abbiate speso tanto. Scommettiamo?

    * Qui mi riferisco agli eterosessuali maschi, per brevità e comodità. Ma il discorso vale ugualmente per tutte le persone che sono innamorate di una donna – o di qualcuno che si sente tale – indipendentemente dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Purché ami anche gli orologi, chiaro.

  • Breguet Tradition 7035. L’erede degli orologi del ‘700 in versione gioiello

    Breguet Tradition 7035. L’erede degli orologi del ‘700 in versione gioiello

    Ho sempre considerato il Tradition di Breguet una specie di “lezione di orologeria” da indossare al polso. Un po’ perché permette di vedere come lavora un movimento meccanico, dato che mostra interamente i componenti funzionali. E un po’ perché riesce a far convivere le soluzioni tecniche inventate un paio di secoli fa da Abraham-Louis Breguet con i materiali e i dispositivi di moderna concezione. Non nascondo quindi che sono rimasta stupita quando ho visto il nuovo, preziosissimo Breguet Tradition 7035. Che smentisce quanti – come me – lo consideravano un orologio troppo tecnico per poter essere trasformato in un esemplare di alta gioielleria.

    Gli orologi “da sottoscrizione”

    A mia discolpa, posso dire che quest’opinione deriva in parte dalle origini del Tradition. La collezione, lanciata nel 2005, è infatti l’erede diretta dei cosiddetti “orologi da sottoscrizione”, un successo commerciale di fine Settecento realizzato da Abraham-Louis Breguet. Si trattava di orologi dalla costruzione semplice e robusta: solo tempo con un’unica lancetta, avevano la cassa particolarmente solida, di grandi dimensioni (61/62 mm di diametro), e il quadrante in smalto. E un prezzo relativamente abbordabile: costavano 600 franchi, contro gli oltre 1000 (1088, per essere precisi) necessari di media per un Breguet. E allargavano la clientela dell’atelier verso un pubblico che altrimenti non avrebbe potuto ambire a tanto.

    All’epoca possedere un Breguet era prerogativa delle classi più elevate: alta borghesia, grande nobiltà, perfino famiglie reali. Gli esemplari del Maestro rappresentavano quindi uno status sociale cui aspirava il ceto medio. Imprenditore acuto oltre che geniale orologiaio, Abraham-Louis Breguet nel 1796 inventò così il sistema di vendita della sottoscrizione; che rendeva più accessibile l’acquisto di questi oggetti del desiderio perché ne dilazionava il pagamento; (in pratica, al momento dell’ordine l’acquirente doveva lasciare una caparra pari a un quarto del prezzo). E, per promuoverli, Breguet realizzò addirittura un opuscolo pubblicitario, stampato nel ’97 e distribuito in tutta Parigi.

    L’operazione commerciale riuscì alla grande (in totale la bottega di Quai de l’Horloge realizzò circa 700 esemplari, con la cassa d’oro o d’argento). Anche perché si finanziava da sola: il denaro raccolto in anticipo serviva per pagare le spese relative alle materie prime e ai componenti. Ma il risultato fu raggiunto soprattutto grazie alla semplicità costruttiva, che aveva come conseguenza anche una maggiore affidabilità. Il punto di forza stava insomma nella meccanica, che poi fu utilizzata da Breguet come base per sviluppare i primi “orologi a tatto”. (Ma non è il caso di approfondirli qui: ne riparleremo un’altra volta). E, in tempi più recenti, dai progettisti della maison de L’Abbey, quando hanno dato vita alla collezione Tradition.

    Il Breguet Tradition 7035

    Anche nel caso del nuovo Breguet Tradition 7035, il calibro 505J s’ispira al movimento degli “orologi da sottoscrizione”: l’architettura riprende l’essenzialità, l’equilibrio, il rigore formale di quello storico antenato. Se si guarda il lato quadrante, si vede che nella parte bassa della platina sono montati in modo simmetrico (con i relativi ponti) il treno del tempo da un lato, e dall’altro lo scappamento e l’organo regolatore; mentre al centro si trova il grande bariletto e in alto l’indicazione di ore e minuti. Sul lato fondello, invece, spicca la massa oscillante a scudo, la cui forma ricorda quella degli orologi “perpetui” – come Breguet chiamava gli esemplari a carica automatica.

    Rispetto ai precedenti dell’omonima collezione, però, il Breguet Tradition 7035 ha un diverso dettaglio (non da poco): platina e ponti interamente tempestati di diamanti snow setting. Ne abbiamo già parlato altrove, sempre a proposito di un Breguet – il Reine de Naples 8938 –, ma credo valga la pena di ricordarlo in breve. L’incastonatura “a neve” è una particolare tecnica che prevede l’uso di gemme di dimensioni diverse, accostate vicinissime l’una all’altra, così da rivestire interamente la superficie sottostante e ottenere un risultato di straordinaria luminosità. La disposizione in apparenza casuale, quasi disordinata, è però frutto di estrema maestria del maître sertisseur, in grado di creare una composizione il più omogenea possibile.

    Nel caso del Breguet Tradition 7035 l’incastonatore ha adoperato 367 pietre preziose, per un totale di oltre 1.7 carati. Le ha ha montate rigorosamente a mano, una per una. E le ha poste sul movimento, sul quadrante decentrato, sulla lunetta, perfino sulla fibbia ad ardiglione del cinturino (incluso pure il rubino cabochon sulla corona). Purtroppo la maison non dichiara i tempi di esecuzione, ma si tratta probabilmente di giornate di lavoro. Da notare che, per far risaltare l’indicazione settoriale dei piccoli secondi, l’artigiano ha utilizzato gemme di colore: zaffiri e rubini in varie sfumature, a creare un effetto dégradé.

    Per evitare di rendere questo testo insopportabilmente lungo, per le altre caratteristiche vi rimando alle didascalie. Concludo invece con un paio di informazioni “di servizio”, che danno l’idea dell’esclusività del Breguet Tradition 7035. Uno: l’edizione (comprensibilmente) limitata a 88 esemplari. E due, il prezzo: 70mila euro.

  • Reine de Naples 8938: l’alta gioielleria del Breguet trasformista

    Reine de Naples 8938: l’alta gioielleria del Breguet trasformista

    Se c’è una cosa che mi ha sempre colpito nel femminile più famoso di Breguet è la capacità di trasformarsi. Ne ho avuto (l’ennesima) conferma appena ho visto il Reine de Naples 8938, l’ultima versione gioiello uscita la settimana scorsa. Molto diversa da tutte le altre referenze di gioielleria che si sono susseguite nel tempo, da quando è stato presentato al pubblico, nel 2002. Eppure così inconfondibile, così… “lui”, senza ombra di dubbio, da lasciare senza parole.  

    Vent’anni (quasi) di Reine de Naples

    In effetti non so come spiegarmi. In questi decenni ho visto il Reine de Naples declinato in tantissimi modelli. Realizzati in metalli nobili o in semplice acciaio; di taglia media, grande, piccola; solo tempo o complicati: con fasi di luna, funzione giorno/notte, con suoneria al passaggio, perfino con lancetta “mutevole”. Con quadranti essenziali (comunque elegantissimi) in smalto, oppure più preziosi: arricchiti di intarsi di madreperla, incisi da cammei floreali, incastonati di pietre preziose, diamanti o gemme policrome. E ogni volta sembra un orologio diverso.

    Per capirci, date un’occhiata al sito ufficiale: troverete solo gli esemplari in collezione (in passato ce ne sono stati altri, ormai fuori catalogo), ma il concetto vi sarà subito chiaro. Il Reine de Naples può essere ornato di fiocchi, piume, alghe, petali: cambia aspetto, vocazione, mood, ma risulta sempre, in tutti i casi, ben riconoscibile. Fin dalla prima occhiata. Merito certo di quella forma particolare, unica: la cassa ovale, fissata al cinturino con una sola ansa semisferica, la corona al 4, le piccole lancette decentrate…

    Un orologio “di carattere”

    Potenza del design. Di un design ben riuscito, capace di infondere carattere – lo stesso carattere – a ogni referenza, al di là delle proporzioni, dei materiali e dello stile adottato. Che sa di eleganza ricercata e mai banale, di inclinazione per il lusso più autentico, di classe condita con un pizzico di eccentricità, tipica di certe donne. Mi piace immaginare che così fosse la Regina di Napoli, quella Carolina Bonaparte in Murat cui la collezione è dedicata.

    Un’indole che si ritrova anche nel nuovo esemplare, il Reine de Naples 8938. Anzi, nei nuovi esemplari, perché in realtà sono due: la cassa, di medie dimensioni, è in oro bianco oppure rosa, e si allaccia al polso con un cinturino in pelle di alligatore azzurro o arancione. Colori opposti, che però emanano un’identica energia “estiva”: perché uno richiama il mare e il cielo limpido, l’altro ricorda il sole e la frutta più dolce e succosa. E poi credo che entrambi risaltino alla grande sulla pelle abbronzata.

    Il quadrante serti neige

    La caratteristica principale dei Reine de Naples 8938 è comunque il quadrante interamente tempestato di diamanti, che rivestono tutta la superficie dell’oro – eccetto il disco decentrato delle ore in madreperla e l’ovale del logo, sempre in madreperla. A renderlo ancora più speciale però è la particolare tecnica di “montaggio” delle pietre: l’incastonatura “a neve” (se siete appassionate di alta gioielleria, forse serti neige o snow setting potrebbero essere definizioni più familiari).

    In pratica si tratta di rivestire con le pietre preziose, collocate in modo irregolare, l’intero supporto, così da coprire il più possibile il metallo e renderlo del tutto invisibile. Per questo si adoperano pietre di dimensioni diverse – alcune più piccole altre più grandi -, che sono montate vicinissime tra loro, accostate l’una all’altra con un apparente disordine. In effetti però solo i maestri incastonatori più esperti sono in grado di creare questa sorta di “tappeto” di pietre, che sprigiona bagliori proprio come una coltre di neve al sole.  

    Nel quadrante del Reine de Naple 8938 si contano qualcosa come 384 diamanti, che hanno richiesto ore di paziente lavoro artigiano perché ciascuno è (ovviamente e rigorosamente) montato a mano. Ma più importante del numero delle gemme è la loro caratura: qui ci sono 0.94 ct (quasi un carato) solo sul quadrante, cui si devono aggiungere i diamanti incastonati sul réhaut, sulla lunetta e sull’ansa, il diamante briolette sulla corona e infine quelli sulla fibbia. In totale oltre 3 carati di diamanti (3.18, per essere precisi) impreziosiscono l’orologio.

    Il movimento del Reine del Naples 8938

    Nulla da eccepire anche a proposito della meccanica. Il Reine de Naples 8938 racchiude un movimento a carica automatica già noto, perché ricorrente in molti esemplari Breguet: non solo nella stessa collezione ma anche in altri femminili, per esempio della linea Classique. Si tratta del calibro 537/3, realizzato “in casa”: di piccole dimensioni (8 linee ¾), proporzionate a quelle della cassa, e con ottime prestazioni, grazie alle peculiarità costruttive che lo distinguono.

    Il calibro 537/3 può contare infatti su componenti in silicio – spirale, ruota di scappamento e àncora svizzera (in linea) -, che contribuiscono a garantire una costanza di marcia ottimale, immune agli scarti termici e ai campi magnetici. Quindi la massa oscillante in platino, un metallo pesante dall’inerzia elevata, che assicura un’autonomia di 45 ore. E l’(abbastanza) insolita frequenza del bilanciere, che lavora a 25.200 alternanze/ora (3,5 Herz): una relativa “lentezza” che va intesa come conseguenza della miniaturizzazione del movimento. Impeccabili infine le decorazioni, visibili dall’oblò in vetro zaffiro sul fondello.

    E il prezzo al pubblico?

    Mixate il tutto – prestigio della Casa, alta caratura, meccanica sopraffina, qualità ineccepibile – e troverete la motivazione del prezzo. Ci vogliono 50.100 euro per il Reine de Naples 8938 in oro bianco, mille in meno per la versione in oro rosa. D’accordo, non sono pochi, ma non crediate che per questo non abbia mercato. So per certo di un negoziante italiano che ne ha ordinati 8 in un colpo solo. E un po’, vi dico la verità, l’invidia mi rode. Almeno fino alla prossima versione: il Reine de Naples è trasformista, ricordiamolo…

  • Il Type XXI 3815 e l’epopea di Breguet in aviazione

    Il Type XXI 3815 e l’epopea di Breguet in aviazione

    Il lato più sportivo di Breguet come non lo si vedeva da anni. Ma, visto il risultato, valeva davvero la pena aspettare. Mi riferisco al nuovo Type XXI 3815, evoluzione dello storico cronografo per l’aviazione Type XX. Il precedente è stato nel 2016, quando è uscito il Type XXI 3817, dall’estetica vintage: sicuramente un ottimo orologio, simile per caratteristiche meccaniche all’attuale. Ma questo, questo nuovo Type XXI 3815 è tutta un’altra cosa. Molto più potente. Saranno i flash di colore, sarà l’insolita asimmetria dei contatori, ha un certo non so che… Qualcosa di indefinito, che però mi ha fatto perdere la testa. E non sono l’unica a pensarla così.

    Un secolo di storia

    Aviazione? Breguet? Se la cosa vi lascia perplessi, vi racconto una storia: una di quelle che non sono in molti a conoscere*. Con un bel salto indietro nel tempo, torniamo al 1870. Quando Louis-Clement Breguet – il pronipote di Abraham-Louis, più interessato all’elettricità che all’orologeria – vende l’azienda di famiglia a un proprio dipendente, Edward Brown: un orologiaio inglese assunto più o meno attorno al 1845 e diventato responsabile dei laboratori. I Brown – Edward prima, poi i due figli Edward Jr ed Henry, infine il nipote Georges – terranno le redini della marca fino al 1970. Quando la venderanno a Chaumet. E in quei cent’anni ne vedono di tutti i colori: la Belle Epoque, la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa, la crisi del ’29, la Seconda guerra mondiale…

    Fra periodi duri e altri più favorevoli, riescono comunque a tenere alto il nome di Breguet, a mantenerne “l’aura mondana” e il prestigio presso la clientela più nobile e facoltosa. Cambiano sede più volte ma rimangono sempre a Parigi. E soprattutto non interrompono mai la produzione, che in quell’arco di tempo conosce una grande varietà di modelli. La maison Breguet infatti contribuisce allo sviluppo degli orologi da polso, ma continua a realizzare anche esemplari da tasca; brevetta modelli con ore a scatto e quadrante girevole, crea orologi con cassa quadrata e numeri “cubisti”, esemplari-gioiello ornati di pietre preziose, orologi da viaggio in stile Art Déco…

    La famiglia Breguet

    E gli eredi Breguet, invece? I discendenti del fondatore della casa, Louis Charles e Jacques, nipoti del Louis-Clément che ha venduto l’azienda, si dedicano a tutt’altra attività: l’aviazione. Fin dal 1907 i due cominciano a concepire il “giroplano”, un velivolo con ali flessibili tipo elicottero ante litteram, poi presentato all’Accademia delle Scienze. Due anni dopo Louis costituisce la Societé anonyme des ateliers d’aviation Louis Breguet e costruisce il suo primo aereo, che nel 1911 riesce a battere il record di velocità su una distanza di 10 chilometri; l’anno dopo fabbrica il suo primo idrovolante.

    Non solo pilota, Louis Breguet è anche imprenditore. Durante la Prima guerra mondiale diventa fornitore ufficiale dell’Aeronautica militare francese e americana, per le quali realizza il biplano Breguet Bre 14, utilizzato come ricognitore e come bombardiere. Ancora, è tra i fondatori di quella che diventerà l’Air France ed è anche il primo a costruire un aereo interamente in alluminio. In tutto questo Louis Breguet mantiene buoni rapporti con la casa di orologi che porta il suo nome ma è diretta dai Brown, cui elargisce anche consulenze e consigli.

    Fra gli anni Trenta e Cinquanta

    A partire dagli anni Trenta, infatti, la Maison Breguet diventa a sua volta fornitrice ufficiale dell’Aeronautica francese. Del resto era da tempo anche al servizio della Marina francese, alla quale in quell’epoca consegna orologi per siluri. Ma ora amplia la produzione con cronografi da cruscotto per l’Air France e per altre società aeronautiche, fra cui proprio la Società aerea di Louis Breguet. Realizza pure siderometri (ossia cronometri che indicano il tempo siderale di Greenwich, con quadranti “ad angolo orario”) per l’aviazione militare. E perfino contatori-tachimetri da cruscotto per le neonate automobili, ad esempio la Royale di Ettore Bugatti – grande amico ed estimatore della marca…

    La produzione per l’aeronautica prosegue anche al termine della Seconda guerra mondiale, quando la Maison Breguet ottiene una serie di commesse statali che le danno una boccata d’ossigeno a livello economico, in un periodo di ristrettezze ben poco favorevole ai beni di lusso. E sono proprio gli orologi “militari” destinati all’aeronautica ad aumentare la produzione, che arriva a sfiorare i 1.000 esemplari all’anno. Non male se si pensa che, due decenni prima, la media annua delle vendite si aggirava attorno ai 250 esemplari.

    Il Type XX e il Type 20

    In particolare, la Maison Breguet realizza il Type XI e Type XII da cruscotto, cioè per i cockpit degli aerei, venduti non solo in patria ma in una quindicina di Paesi nel mondo. Mentre per l’Aviazione navale e l’Aviazione militare francese produce un cronografo da polso dotato di funzione Retour en Vol: il Type XX. Progenitore degli attuali Type XXI, è già fornito della complicazione che consente di rimettere a zero le lancette del cronografo e far ripartire la misurazione con la sola pressione del pulsante inferiore. Il che semplifica notevolmente le operazioni di cronometraggio e permette di prendere i tempi di diversi eventi in successione. Vi ricorda qualcosa? Sì, certo: Retour en Vol è un altro modo di chiamare la funzione Flyback.

    Anche se, per essere pignoli, va fatta una precisazione. I cronografi prodotti per il Ministero della Difesa francese, nel contratto siglato nel 1954 che prevedeva l’acquisto di un grande quantitativo di esemplari, sono chiamati Type 20. Quegli orologi fanno parte dell’equipaggiamento degli aviatori, che li ricevono in dotazione; ma sono a tutti gli effetti di proprietà dello Stato, che si prende in carico la loro manutenzione, e li cede ai piloti a titolo personale solo in casi eccezionali. Visto il loro successo e la grande richiesta da parte del pubblico, la Maison Breguet inizia quindi a produrne una versione con le stesse specifiche, ma rivolta ai civili. Che chiamerà con un nome simile ma non uguale: Type XX. Di cui è erede “il nostro” Type XXI 3815.

    Il Type XXI 3815

    Eccoci, finalmente, all’orologio che ci fa battere il cuore. La discendenza dal Type XX originario è evidente: il quadrante con i due contatori asimmetrici proviene da lì, così come i grandi numeri arabi Breguet, ben leggibili anche al buio. E il gioco dei rimandi prosegue anche in altri dettagli: la fine scanalatura della carrure tipica della Maison, i pulsanti a pompa, le lancette a bastone per ore e minuti… Ok, i due esemplari hanno anche caratteristiche diverse: le proporzioni della cassa, la corona, la lunetta girevole (lì zigrinata, qui graduata), il colore del materiale luminescente…

    Anche se la differenza sostanziale sta nella meccanica. Non so cosa ci fosse all’interno del Type XX, ma la tecnologia dell’epoca non era minimamente paragonabile a quella di oggi. Né per precisione né per affidabilità. Comunque, quel che è certo è che il Type XXI 3815 monta il calibro 584Q/A (già presente, anche se in un’altra versione, nel Type XXI 3817 di quattro anni fa). Un movimento a carica automatica di nuova concezione, con spirale in silicio e corni dell’ancora sempre in silicio. Quindi praticamente insensibile ai campi magnetici – come si confà alla tradizione degli orologi da aviatore. Ma oggi come allora fornito della funzione Retour en Vol.

    Per ulteriori informazioni tecniche vi rimando alle didascalie. Qui voglio invece sottolineare la riuscita del design vintage reinterpretato col gusto di oggi. Perché il Type XXI 3815 ha rivisitato lo stile, ha aggiornato l’estetica di quell’antenato, ma mantiene immutato lo spirito da aviatore. E dev’essere stato proprio il fascino dell’orologio d’epoca ad avermi colpito, potenziato per assurdo da quei tocchi di arancione e verde sulle lancette e sui numeri arabi, impensabili in passato. A proposito, i diversi colori distinguono le due serie limitate, ciascuna di 250 esemplari numerati. Il prezzo invece è identico: 14.700 euro. Non poco come valore assoluto, ma nemmeno troppo – considerata anche la storia che ci sta dietro.

    Nota a margine

    *Le informazioni e i dati qui riportati provengono in gran parte dal libro “Breguet. Maestri orologiai dal 1775” di Emmanuel Breguet (pubblicato da Alain de Gourcouff éditeur e Breguet, Parigi, 1997). Una bibbia per gli appassionati della Casa.

  • Abraham-Louis Breguet e Napoleone. “Ei fu. Siccome immobile…”

    Abraham-Louis Breguet e Napoleone. “Ei fu. Siccome immobile…”

    A dirla tutta, Abraham-Louis Breguet deve aver dato un bel sospiro di sollievo al “mortal sospiro” (Manzoni dixit) di Napoleone. Perché fra i due non c’erano mai stati grandi rapporti. Napoleone probabilmente rimproverava a Breguet la sua indole monarchica, prima, e rivoluzionaria, poi.

    Beh, a quei tempi in realtà era piuttosto difficile cavarsela in un tourbillon (battutaccia!) di eventi che hanno cambiato il mondo nel giro di un decennio, fra il 1789 e il 1799, quando Napoleone dichiarò conclusa la fase rivoluzionaria. Periodo seguito, poi, dal decennio dell’Impero napoleonico (1804-1814) e culminato infine dalla restaurazione della monarchia dei Borboni (1814). Abraham-Louis Breguet, nato nel 1747 e morto nel 1823, è stato travolto in pieno da tutti questi avvenimenti. E dalle loro conseguenze.

    Breguet e i potenti del suo tempo

    L’apice della carriera di Breguet si chiama Maria Antonietta. Nello specifico parliamo dell’orologio che una misteriosa persona ordinò alla Breguet (senza limiti di spesa: bastava fosse il meglio del meglio) per farne dono alla Regina di Francia. Il gossip dice che l’ordine provenisse da un presunto amante o spasimante (forse il conte Hans Axel von Fersen) di Maria Antonietta. Che era grande estimatrice ed acquirente di Breguet. Sta di fatto che l’orologio venne purtroppo completato molti anni dopo che la Regina aveva perso la testa nella ghigliottina rivoluzionaria. Ma Breguet lo tenne sempre da parte per Maria Antonietta.

    Alla Rivoluzione Abraham-Louis Breguet era piuttosto favorevole, anche a causa della propria amicizia con Jean-Paul Marat, la cui sorella Albertine produceva lancette per gli orologi Breguet. Non solo: Jean-Paul Marat, di origini sarde, veniva da una famiglia emigrata in Svizzera, a Boudry – 8 km da Neuchâtel, dove Abraham-Louis Breguet era nato. Erano “compaesani”, insomma. E fu proprio Breguet a salvare Marat dalla folla inferocita che voleva ucciderlo (lo fece travestire da vecchietta e lo portò in salvo tenendolo sottobraccio). E più tardi fu proprio Marat a fornire poi a Breguet il salvacondotto che gli consentì di rifugiarsi in Svizzera, mentre lo stesso Marat finì accoltellato da Charlotte Corday.

    Breguet, insomma, seppe barcamenarsi in tempi grami e pericolosi, ma non si interessò mai più di tanto di politica. Non a caso anche in piena Rivoluzione conservò ottimi rapporti con l’aristocrazia di mezzo mondo, pur se questo lo costrinse a tornare in Svizzera, nel 1793 dopo la morte dell’amico Marat. Solo nel 1795, dopo la caduta di Robespierre, il nuovo governo gli consentì di rientrare nel suo laboratorio, devastato nel 1794, durante il periodo del Terrore.

    Il primo incontro fra un membro della famiglia Bonaparte e Breguet avvenne nel 1797, quando il generale Charles-Victor-Emmanuel Leclerc, che di lì a poco sposerà Paolina Bonaparte, aprì le danze. E con ogni probabilità fu proprio lui a segnalare Breguet a Napoleone.

    Napoleone d’Egitto e il Breguet insabbiato

    Abraham-Louis Breguet, a primo coronamento di una carriera che aveva resistito alla caduta della monarchia e agli anni più sanguinosi della Rivoluzione francese, ottenne una menzione d’onore, allora massimo riconoscimento, alla prima Esposizione nazionale dei prodotti dell’industria francese di Parigi, al Champ-de-Mars, dal 17 al 21 settembre 1798.

    In quello stesso 1798 Napoleone era un personaggio molto amato in Francia. La sua crescente popolarità rendeva però diffidente il Direttorio, che decise di spedirlo in Egitto per toglierselo dai piedi e per bloccare agli inglesi l’accesso all’India. Prima di partire, Napoleone – che sapeva ben gestire la propria immagine – comprò tre orologi Breguet. Erano gli assoluti status symbol dell’epoca e quindi la sua immagine ne guadagnava. Ma erano anche orologi eccezionalmente robusti, precisi ed affidabili. Gli strumenti di cui Napoleone aveva bisogno.

    Gli acquisti? Il tasca con ripetizione n. 38, definito “segnatempo con scappamento isolato”; la pendola da viaggio n. 178 con calendario e ripetizione; e l’orologio perpetuo (ossia a ricarica automatica) a ripetizione n. 216. Per un totale di circa 7mila franchi. Il Breguet 216 sarà stizzosamente restituito a Breguet, nel 1801, perché non funzionante. Certo che portare con sé un ripetizione minuti nelle sabbie d’Egitto non era una grande idea. O forse è un indizio di quanto il generale Bonaparte avesse sottovalutato le difficoltà dell’impresa.

    E infatti da un punto di vista militare la spedizione fu un deciso insuccesso. E l’anno dopo Napoleone tornò in Francia, quasi di nascosto, prima che il suo prestigio ne soffrisse. Sbarcò a Frejus, a metà strada fra Cannes e Saint-Tropez, e di lì iniziò un percorso trionfale verso Parigi, dove con il decisivo aiuto del fratello Luciano evitò di essere dichiarato traditore e quindi ghigliottinato. Perché il Bonaparte stava per fare il colpo grosso. E infatti pochi giorni dopo, il 18 Brumaio 1799, il colpo di Stato era compiuto. Tre Consoli assumevano su di sé pieni poteri: Roger Ducos, Sieyès e Napoleone, appunto, che più tardi si fece nominare Console a vita e, infine (18 maggio 1804), Imperatore dei francesi.

    A Napoleone Abraham-Louis Breguet sta sullo stomaco

    Sta di fatto che quei tre orologi d’Egitto furono l’unico acquisto che Napoleone fece da Breguet. Molte prove dimostrano che Napoleone lo avesse in decisa antipatia. Né si pensa Napoleone abbia gradito l’idea che il suo ripetizione minuti guasto venisse – secondo i gossip dell’epoca – ripulito, riparato e rivenduto da Abraham-Louis Breguet. Genio della meccanica, ottimo industriale e commerciante assennato, ma poco, molto poco diplomatico. Cosa pericolosa, quando di fronte hai un uomo come Bonaparte.

    E allora Napoleone non muoverà un dito per far entrare Breguet nell’Accademia delle Scienze. Non gli farà mai avere la Legion d’Onore, che pure Breguet avrebbe meritato per i numerosi premi ottenuti alle esposizioni internazionali, portando alla Francia un prestigio di cui l’Impero aveva bisogno. Napoleone non gli darà il brevetto di Fornitore di corte né nominerà mai Breguet Orologiaio della Marina, preferendogli nel 1802 Ferdinand Berthoud. E arriverà poi ad osteggiarlo apertamente, imponendo alla propria famiglia di non comprare i suoi pur ambitissimi orologi. Perché?

    Probabilmente la causa non fu tanto il trionfale passato di Breguet con la Corte di Luigi XVI. Napoleone, piuttosto, deve essersi fatto saltare la mosca al naso per i suoi stretti legami con l’Inghilterra e la sua amicizia con lo Zar Alessandro I, che verrà a trovarlo a Parigi e nel 1808 nominerà Breguet Orologiaio di Corte e della Marina, fin quando le sanzioni contro la Francia non bloccheranno le esportazioni.

    Clienti sì, clienti no

    All’inizio l’atteggiamento della famiglia Bonaparte nei confronti di Breguet è entusiastico. Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie (Giuseppina di Beauharnais), moglie di Napoleone, compra da lui alcuni orologi nel 1798 e nel 1800; Luigi e Luciano Bonaparte (fratelli) comprano nel 1800 e nel 1801; Giuseppe Bonaparte (fratello) nel 1801 e il generale Leclerc (primo marito di Maria Paola Bonaparte, sorella) comprerà, fra il 1798 e il 1801, la bellezza di 19 orologi.

    Poi, dopo la restituzione del ripetizione minuti, nel 1801, sembra che i Bonaparte diventino allergici agli orologi Breguet. Più nessuna vendita a Napoleone e nemmeno ai parenti. E la cosa andò avanti fin dopo l’incoronazione ad Imperatore, nel 1804. Come se qualcuno avesse espressamente vietato alla propria famiglia di comprare orologi Breguet. Peggio ancora, la voce sembrò spargersi e le vendite in patria calarono proprio in un periodo particolarmente propizio per la vendita di oggetti di lusso. Fra l’incoronazione di Napoleone e la nuova ricchezza della Francia le occasioni per soddisfare la propria vanità non mancavano certo.

    Fortunatamente, se calavano quella in patria, le vendite all’estero di Breguet migliorano in continuazione, insieme alla sua fama. E forse anche per questo la famiglia Bonaparte (piuttosto avida di onori e ricchezze) finisce per cedere. E torna ad aprire i cordoni della borsa.

    Napoleone Bonaparte e il “tengo famiglia”

    Nepotismo? Necessità di piazzare persone fidate nei posti chiave dell’Impero? Sta di fatto che Napoleone trattò piuttosto bene i quattro fratelli e le tre sorelle.

    Giuseppe, il maggiore, fu Re di Napoli dal 1806 al 1808 e Re di Spagna dal 1808 al 1813.

    Luciano, che pure gli aveva salvato la vita (davanti al Direttorio che accusava Napoleone sguainò la spada dicendo che se solo avesse sospettato un tradimento sarebbe stato il primo ad uccidere suo fratello) fu solo Ministro. Sposò Alexandrine de Bleschamp, vedova del banchiere Jouberthon, e questo non piacque a Napoleone, che voleva usarlo per stringere alleanze. Luciano, insomma, fu l’unico ad esser trattato come la pecora nera della famiglia.

    Luigi diventò Re d’Olanda. Sposò la figlia di Giuseppina di Beauharnais, Ortensia, e loro figlio Napoleone III fu l’ultimo Re di Francia.

    Girolamo fu prima Re di Vestfalia, poi Principe di Montfort e infine Maresciallo di Francia.

    Elisa sposò, contro il volere del fratello, il capitano Felice Baciocchi, membro della nobiltà corsa. Non ostante il disappunto, Napoleone creò e assegnò a Felice il principato di Lucca e Piombino. L’anno dopo (proteste della sorella?) Napoleone aggiunse il ducato di Massa e Carrara. Di fatto, a governare era quel peperino di Elisa Bonaparte, che poi ottenere di riunificare il tutto in un unico governo insediato a Firenze. Messo da parte il marito, la nuova struttura venne affidata ad Elisa, dichiarata Granduchessa di Toscana.

    A Napoli venne insediato Gioacchino Murat, vecchio amico e collega di Napoleone nonché marito della sorella Carolina Bonaparte, che divenne Regina di Napoli.

    E infine la bellissima Maria Paola Buonaparte, per gli amici Paolina, prima moglie e poi vedova del generale Victor Emanuel Leclerc, amico di Napoleone. Il quale, dopo un anno di vedovanza, la fece sposare con il Principe Camillo Borghese. Venne nominata dal fratello Principessa di Guastalla.

    Dopo l’incoronazione di Napoleone, la famiglia Bonaparte si scatena: e compra, compra orologi Breguet. Comincia nel 1805 Gerolamo, che nel periodo fino al 1809 comprerà ben 12 Breguet. Meglio di lui fa Carolina Murat, che collezionerà almeno 34 Breguet, fra cui il progenitore degli orologi da polso, da cui discenderà l’attuale Reine de Naples. E così via. Complessivamente, tra il 1797 e il 1814 la famiglia di Napoleone comprerà circa cento Breguet. Equivalenti all’intera produzione di un anno “ricco” come il 1798.

    Abraham-Louis Breguet, le vacche magre e la lettera a Napoleone

    Ma gli anni di vacche magre arrivano con l’isolamento della Francia dal resto d’Europa. Non ostante gli acquisti fatti da militari e politici francesi, alla fine Abraham-Louis Breguet si vede costretto a scrivere a Napoleone (1811) per lamentare la propria situazione economica, disastrosa. Breguet ricorda a Napoleone che il 90 per cento della sua produzione veniva esportata. E ora le esportazioni sono bloccate. Un tantino esagerato – in realtà Breguet vendeva all’estero percentuali che salgono, tra il 1798 e il 1811, dal 30 al 65 per cento. Ma si sa che queste cose vanno così. Breguet conclude la lettera chiedendo a Napoleone di far acquistare alla Francia orologi per una somma fra i 12mila e i 15mila franchi al mese per un anno e mezzo.

    Napoleone si limita a passare la lettera alle autorità della Marina, che però lasciano cadere la richiesta. La motivazione? Breguet non è in grado di produrre i cronometri da Marina economici di cui loro hanno bisogno.

    Ma dopo qualche mese Napoleone comprende che far fallire Breguet non conviene alla propria immagine, e fa ordini per 250mila franchi in due anni. Più di 130 orologi al prezzo medio di 1.900 franchi ciascuno. L’equivalente del fatturato di un anno ottimo come il 1805.

    Per capirci meglio sulle monete, fino ai tempi di Luigi XVI la moneta ufficiale francese era la livre tournois (livre di Tours o lire tornesi) e una famiglia nobile poteva dirsi ricca se aveva una rendita di 100, 150mila livres all’anno. Ma in provincia te la cavavi benissimo anche con 10mila. Il re Luigi XVI nel 1774 concesse al fratello Luigi Stanislao (che in seguito sarebbe a sua volta diventato re con il nome di Luigi XVIII) il ducato di Alençon, che generava rendite per circa 300mila livres l’anno. Nel 1795 il governo rivoluzionario sostituì la livre tournois con il franco francese, che aveva un valore quasi equivalente, solo leggermente superiore.

    Per Breguet saranno comunque tre anni neri. E però anche la stella di Napoleone si sta spegnendo. Nel 1814 i Borboni tornano re e Napoleone cerca in ogni modo di reagire. Poi l’esilio all’Elba, il ritorno in Francia, i 100 giorni, la caduta definitiva e infine Sant’Elena, dove muore il 5 maggio 1821. Esattamente 200 anni fa.

    Morto Napoleone, le vendite in patria e all’estero s’impenneranno. Un sospiro di sollievo… E Luigi Stanislao Saverio di Borbone-Francia (ossia il Re Luigi XVIII di Francia, fratello minore del decapitato Luigi XVI) sarà uno dei massimi estimatori di Abraham-Louis Breguet.

    Ah, e non è affatto vero che Napoleone fosse di bassa statura. Gli inglesi ne misurarono l’altezza in un metro e settanta, che all’epoca era superiore alla media.

  • Reine de Naples Coeur. Quando Breguet fa rima con Monet

    Reine de Naples Coeur. Quando Breguet fa rima con Monet

    Va bene. Ora che abbiamo visto confermato persino dall’Unesco come l’orologeria meccanica possa essere una forma d’arte, proviamo ad osservarla meglio secondo questo punto di vista. Breguet, ad esempio, per lo scorso San Valentino proponeva il Reine de Naples Coeur. Realizzato in una serie di soli 28 esemplari (ovviamente numerati), e destinato a un pubblico piuttosto ricco: 45.600 euro, disponibile solo in poche boutique del marchio.

    Da un punto di vista tecnico si tratta di un orologio per donna con indicazione digitale delle ore, in una finestrella sagomata. E fin qui siamo nell’eccellenza, certo, ma l’eccellenza di Breguet già la conosciamo bene. E da un pezzo. Quel che cambia totalmente le carte in tavola nel Reine de Naples Coeur è la lancetta dei minuti, a forma di cuore e con un altro cuore rosso a far da punta della lancetta. Un cuore al quadrato? Due cuori e una villa da favola? Scegliete voi.

    La tecnica del Reine de Naples Coeur

    Ma il cuore non si limita a girare sul proprio asse. Grazie ad una bella “invenzione” tecnica, cambia forma per far sì che la punta rossa sia in grado di seguire man mano le indicazioni sul perimetro del quadrante ovale, come ovale è la cassa. La nuova lancetta del Reine de Naples Coeur, cioè, si allunga e si dilata continuamente, ogni istante, grazie ad un sistema a doppio ingranaggio.

    In pratica, il cuore/lancetta è costituito da un anello a forma di cuore con le due estremità imperniate al centro, come una normale lancetta. Una estremità si limita a girare sul proprio asse, trascinando anche l’altra estremità. Che però è imperniata su un secondo asse. Cavo e concentrico. Girando, un sistema a doppio ingranaggio muta l’inclinazione, l’orientamento della seconda estremità, allargando o restringendo l’angolo fra le due parti terminali.

    Ciò modifica in modo programmato la forma del cuore (realizzato per elettroformatura, ma poi trattato in oro rosa, chiaramente), per tenere la punta rossa il più vicino possibile ai numeri sul quadrante.
    Al di là della descrizione tecnica, appare chiaro come la micromeccanica di precisione venga qui utilizzata per aggiungere un senso poetico a un orologio artistico. I più esperti appassionati d’orologeria, però, fanno subito un paragone. Il funzionamento del Breguet ricorda tanto quello di un Parmigiani Fleurier!

    Un confronto diretto

    Si tratta, più precisamente, dell’Ovale Pantographe presentato nel 2017 e prodotto in 50 esemplari. Un orologio del quale Michel Parmigiani mostrava a pochi amici il prototipo già nel 2011. È vero o falso che il Reine de Naples Coeur “abbia copiato” l’Ovale Pantographe? È falso, ovviamente. Ma la storia è molto, molto più interessante. E vale la pena di seguirla per capire come l’arte dell’orologeria si sviluppi nei secoli, passando di genio in genio. Sempre arricchendosi di valori e significati.

    Michel Parmigiani “nasce” nell’orologeria come restauratore. Un grande restauratore. È uno dei pochi, insieme a François-Paul Journe, a saper rimettere in sesto le “magiche” Pendule Sympathique di Breguet. Quegli orologi da tavolo nella cui sommità era inserito un orologio da tasca, che si ricaricava e si sincronizzava con il più grande e preciso cronometro da tavolo. Una delle diaboliche invenzioni – risale al 1793 – di Abraham-Louis Breguet, nei confronti del quale gran parte dell’orologeria attuale ha debiti immensi.

    Indietro nel tempo, alla fine del ’700

    In quello stesso periodo, così fervido d’idee ma anche di scambi culturali, Vardon & Stedman, gioiellieri londinesi con sede in Bond Street, inventavano un orologio da tasca ovale con lancette per ore e minuti a pantografo (avete presente quelli sulle locomotive elettriche?). Cioè che si allungavano o si accorciavano per seguire il perimetro esterno della cassa. Il tutto comandato da una guida ovale, che riprendeva in piccolo la forma del quadrante; e da due ingranaggi sovrapposti, con i quali si poteva allargare o restringere l’angolo della lancetta. Ovviamente nell’orologio c’era un dispositivo per ciascuna lancetta.

    L’orologio, restaurato da Michel Parmigiani nel 1997, reca il numero progressivo 1609 e risale ad una data compresa fra il 1796 e il 1798. Non si ha però certezza di chi ne avesse realizzato il movimento. Parmigiani ha ripreso il principio di funzionamento, lo ha modificato e adattato per poter essere usato in un orologio da polso. L’Ovale Pantographe, appunto, che nel 2017 costava circa 58.000 euro.

    Nel Reine de Naples Coeur i tecnici di Breguet non solo si sono spinti verso un’ulteriore miniaturizzazione, ma hanno anche fatto una sintesi tecnica del dispositivo. Una sola lancetta, con una sola parte mobile per allargare o restringere l’angolo e quindi la lunghezza, per fornire maggiore affidabilità, prezzo più contenuto e un senso poetico che… Ecco: ora parliamo di quest’ultimo e dell’accostamento con Monet, pittore francese. Tanto per chiudere il cerchio.

    Monet e l’espressione poetica

    Cito da Wikipedia (che è preziosa e vi prego di aiutare economicamente, quando lo chiede). “Oscar-Claude Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 5 dicembre 1926) è stato un pittore francese, considerato uno dei fondatori dell’Impressionismo francese e certamente il più coerente e prolifico del movimento. I suoi lavori si distinguono per la rappresentazione della sua immediata percezione dei soggetti, in modo particolare per quanto riguarda la paesaggistica e la pittura en plein air”.

    Per 27 anni, fino alla sua morte, Claude Monet dipinse le ninfee del proprio giardino in tutte le sfumature, 250 volte. Ma nessun quadro è simile al precedente, anche se molti elementi ricorrono, come il “ponte giapponese” nel giardino “orientale” della sua casa di Giverny, in Normandia. Tele immense, anche di quattro metri, nelle quali ripercorre le infinite variazioni cromatiche e di luce che creano nell’artista “impressioni” forti. Di cui non è mai sazio.

    Il percorso non è però casuale: c’è un’evoluzione storica e tecnica che porta Monet, quasi cieco, ad esprimersi in una sintesi che, secondo alcuni critici, traghetta infine la sua pittura dall’Impressionismo ad una forma primaria di Astrattismo. Un percorso che, sia pure diluito in un arco temporale molto più ampio, ricorda il passaggio dal “tasca” di Vardon & Stedman al Reine de Naples Cœur di Breguet. In un’evoluzione che trasforma una splendida invenzione tecnica iniziale nell’espressione poetica di Breguet.

    Orologeria e arte. Breguet e Monet. La tecnica come espressione poetica, in definitiva.

  • Breguet Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge. A casa del genio

    Breguet Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge. A casa del genio

    Siamo abituati ad associare il concetto di opera d’arte a forme quali la pittura, la scultura, la fotografia. Ma il talento dell’uomo, la capacità di emozionare attraverso la creatività e l’ingegno si manifestano in modi e in mondi differenti. È il caso del Breguet Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge: francamente è difficile pensare che sia “solo” un orologio e non, a pieno diritto, un’opera d’arte.

    L’invenzione del tourbillon

    Era la fine del XVIII secolo e gli esemplari da tasca andavano per la maggiore; e vivevano, per gran parte del loro tempo, nella stessa posizione verticale, adagiati nei taschini di giacche e panciotti. Il problema era proprio questo, con la forza di gravità che, quando le energie della molla di carica si indebolivano, “infastidiva” l’organo regolatore andandone a compromettere la già precaria precisione.

    In realtà la ricerca di maggior precisione era qualcosa che interessava ambiti ben più ampi, dalla geografia all’astronomia. A quell’epoca in molti conducevano studi a riguardo. Però fu proprio Abraham-Louis Breguet, come spesso capitava, a trovare una soluzione (geniale) al problema. Solamente una delle sue numerose invenzioni, ma di gran lunga quella che, solo a nominarla, ancora oggi “trasuda” alta orologeria da ogni componente: il regolatore a tourbillon.

    Nel 1801, dalla sede di Quai de l’Horloge – nel contesto parigino della splendida Île de la Cité -, è depositato il brevetto di qualcosa di rivoluzionario, legato al nome del genio di Neuchâtel e complicazione per antonomasia. L’idea per contrastare la gravità era “semplice”: fare in modo che l’organo regolatore non fosse mai nella stessa posizione anche se l’orologio era immobile; e, per ottenere ciò, altrettanto semplicemente bastava farlo ruotare su se stesso.

    Double Tourbillon, quando uno non basta

    Ovviamente di semplice non c’è nulla: perfino ai nostri tempi, costruire un meccanismo di questo tipo è una sfida complessa ed affascinante. Nei moderni orologi da polso, che non hanno più i problemi dei loro avi da tasca, il tourbillon non ha forse più lo scopo originario; ma rimane un assoluto protagonista tra le realizzazioni più prestigiose delle varie manifatture. La domanda che sorge, o per meglio dire sorgeva, spontanea è se si potesse andare oltre a quanto già fatto e se questa complicazione avesse altro da proporre.

    Beh, la risposta ce la dà proprio Breguet, e non poteva essere altrimenti. Cosa c’è di più e di meglio di un tourbillon? Se qualcuno, pensando di fare una battuta di spirito, dicesse “due tourbillon”, ci avrebbe azzeccato in pieno. Non è la prima volta che Breguet propone questa complicazione (lo aveva già fatto nel 2006); ma ci sia permesso di dire che qui il livello si è alzato ancora.

    Questioni di savoir-faire

    Difficile trovare il punto di partenza per descrivere quanto ci troviamo davanti agli occhi se osserviamo il Classique Double Tourbillon. L’imponente cassa in platino (ben 46 millimetri di diametro) contiene un vero e proprio labirinto di componenti, tutti rigorosamente a vista, nel quale è quanto mai piacevole perdere lo sguardo.

    Altrettanto difficile risulta ridurre a una descrizione le caratteristiche meccaniche del calibro di manifattura denominato 588N. Ci proviamo: la carica è manuale (autonomia di circa 50 ore) con sistema dinamometrico per evitare il sovraccarico della molla. I bariletti sono due e giacciono sotto due ponti che ripropongono la riconoscibile “B” corsiva che ogni Breguet si porta in dote. Ogni bariletto alimenta uno dei due tourbillon, entrambi costruiti in modo simile alla realizzazione originale.

    Le spirali in acciaio hanno curva terminale in grado di far estendere la molla concentricamente (invenzione dello stesso Abraham-Louis Breguet – e di chi, se no?). I due tourbillon compiono una rotazione completa in un minuto e sono collegati tra loro da ruotismi e da un differenziale centrale che ne determina la media di marcia. E consente all’intero insieme di ruotare su se stesso in un periodo di 12 ore, trascinando il ponte a barretta che unisce i due tourbillon; e che, con geniale intuizione, funge anche da lancetta delle ore.

    Tale spettacolo rischia di relegare in secondo piano la maestria delle lavorazioni: dal guilloché alla smussatura, fino alla lucidatura a specchio,  tutte naturalmente eseguite a mano. Un ennesimo esempio del livello eccelso del savoir-faire della Casa. Il quadrante è assente, per non nascondere nulla del favoloso mondo sottostante: è sostituito da un disco di vetro zaffiro che riporta il giro delle ore in numeri romani. In trasparenza è possibile vedere, come in una sorta di gioco di ombre, gli stessi numeri, incisi a mano nella parte interna della carrure.

    Classique Double Tourbillon, ok. Ma perché Quai de l’Horloge?

    Del Double Tourbillon abbiamo parlato, ma a questo punto è lecito domandarsi a cosa si riferisca la seconda parte del nome di questo modello. È presto detto. Basta voltarlo e osservare il fondello per trovarsi proiettati nella Parigi di fine Settecento: in quella Quai de l’Horloge, per la precisione al civico 39, dove tutto è avvenuto. L’incisione (su oro bianco) che ripropone la Maison du Quai è talmente dettagliata da risultare davvero indescrivibile. Impressionante.

    In poco più di 40 millimetri c’è ogni singola pietra della facciata dell’epoca: le finestre (attraverso le quali si possono vedere i ruotismi dorati), i tipici lucernari parigini, sino all’insegna Breguet. Non manca davvero nulla in questo microcosmo, eccezionale testimonianza dell’artigianalità, di quei Métiers d’art che le grandi manifatture preservano e valorizzano.

    Il prezzo preciso del ClassiqueDouble Tourbillon Quai de l’Horloge si può scoprire prendendo un appuntamento presso le boutiques Breguet; ma in rete si parla di oltre 600.000 euro. Cifra di certo considerevole, ma credo sia in linea con la possibilità di indossare un pezzo di storia. Di avere al polso un’eccezionale testimonianza di ciò che l’uomo, con la sua genialità, con il suo lavoro, con le sue mani, riesce a creare.

     

  • Breguet mecenate del Museé National de la Marine di Parigi. Ancora

    Breguet mecenate del Museé National de la Marine di Parigi. Ancora

    Mecenate (69/8 a.C.) era un cavaliere dell’antica Roma, amico e consigliere dell’imperatore Augusto. Ministro della cultura, promosse e favorì le scienze e le arti; e sostenne in modo concreto un’intera generazione di poeti, studiosi e letterati, come Virgilio, Orazio, Ovidio, Tito Livio… Entrato a far parte del linguaggio comune, il termine “mecenate” ancora ai nostri giorni è sinonimo di protettore di artisti e scienziati. E ben si adatta anche a certe case di orologeria, quando finanziano azioni culturalmente rilevanti. Per esempio Breguet, che (come è stato annunciato ieri) è diventato mecenate del Musée National de la Marine di Parigi.

    Una partnership quanto mai propizia per la storica istituzione, da anni interessata da importanti lavori di ristrutturazione. Anche se non si conoscono né i termini precisi né l’esatta entità dell’impegno preso da Breguet, si sa che la maison contribuirà in modo specifico alla creazione di una sala destinata agli strumenti scientifici per la navigazione attraverso i secoli. Come del resto aveva già fatto nel 2010, in occasione del 100° anniversario dell’Aéronavale (la componente aerea della Marina militare francese). Allora aveva permesso la nascita di una nuova sezione all’interno del museo stesso, 90 metri quadri dedicati proprio all’Aeronautica Navale.

    Sarebbe quindi più corretto dire che Breguet rinnova il sodalizio con il Musée National de la Marine di Parigi. Un museo prestigioso, ricco di una lunga storia e di collezioni uniche al mondo, che ripercorrono quasi 300 anni di marineria. Istituito formalmente al Louvre nel 1827, vede però il nucleo originario delle raccolte già costituito nel 1748. Oggi conta sette sedi dislocate in tutto il territorio francese; quella principale, inaugurata nel 1943, si trova naturalmente a Parigi, al Palais de Chaillot, al Trocadero. Che a fine marzo 2017 ha chiuso le porte al pubblico, appunto, per lasciar spazio a un totale restauro affidato allo studio parigino H2O Architectes in associazione con quello norvegese Snøhetta.

    Mentre i lavori in cantiere proseguono (li si può seguire sul blog ufficiale), i rendering e i disegni disponibili danno un’idea di come saranno gli interni del Musée National de la Marine alla riapertura, prevista per il 2022. Compresa la sala realizzata con il sostegno di Breguet: 150 metri quadrati, in cui saranno esposti alcuni highlight delle collezioni del museo. Modellini navali di epoche e popoli diversi, antichi strumenti di navigazione, moderne apparecchiature elettroniche, ottiche di fari e altro ancora. Tra i pezzi notevoli, il cronometro da marina N°5072 realizzato da Abraham-Louis Breguet tra il 1817 e il 1818.

    Un esemplare tra i tanti prodotti in passato dal Maestro e dal suo atelier, ma che ben rappresenta lo storico legame fra la maison e la Marina francese. Il Giornale degli Orologi si è già occupato altrove di queste vicende, quindi non è necessario ripeterle di nuovo. Va però almeno ricordato che i cronometri da marina, nei secoli scorsi e fino all’avvento dell’elettronica, erano indispensabili alla navigazione. Presenza necessaria a bordo delle navi, servivano infatti per calcolare la longitudine in mare aperto, e quindi conoscere l’esatta posizione durante le traversate e tracciare la giusta rotta. Perciò dovevano essere il più possibile precisi.

    Se il problema della longitudine meriterebbe da solo una lunga trattazione, qui merita almeno un cenno il fatto che, nel 1814, Abraham-Louis Breguet è nominato membro dell’Ufficio delle Longitudini di Parigi. Un organismo teso al progresso scientifico, alle ricerche nel campo dell’astronomia, della geografia, della navigazione e della fisica terrestre, di cui faceva parte solo il milieu intellettuale dell’epoca. In pratica, “l’ingresso solenne di Breguet nella comunità dei dotti” (come scrive Emmanuel Breguet nella monografia uscita per il centenario della nascita del grande orologiaio). E che fu seguito da un ulteriore riconoscimento l’anno successivo, con la nomina di Horloger-mécanicien de la Marine. Titolo conferito ad personam e a vita, aprì la strada alle forniture ufficiali alla Marina Reale, da cui forse proviene l’orologio esposto.  

     

  • Breguet Tradition 7597: tecnicamente estetico, oggettivamente bellissimo

    Breguet Tradition 7597: tecnicamente estetico, oggettivamente bellissimo

    Come al solito io non sono quanto di meglio si possa sperare, per le informazioni didascaliche. Ma se non ricordo male il primo Breguet Tradition, il 7027, viene presentato nel 2005; l’anno dopo è seguito dal 7037, a carica automatica anziché manuale e con lancetta retrograda dei secondi. Si tratta di modelli molto importanti perché questi Breguet Tradition sono stati i primi orologi da polso con il movimento progettato per mostrare, attraverso il quadrante, tutte le principali componenti dinamiche.

    Il Breguet Tradition del 2005 è quindi il capostipite di una collezione che ha fatto scuola. E ha dimostrato ancora una volta come Nicolas G. Hayek fosse un geniale precursore delle mode, anche di quelle tecniche. I Breguet Tradition, dal 2005, si sono moltiplicati fino a diventare una collezione completa, con molte varianti e complicazioni di grande qualità. Ma sempre con un catalogo relativamente snello, che ha reso parecchi modelli del passato appetibili per i collezionisti non appena uscivano di produzione.

    Ricordo ancora il mio immediato innamoramento per quel primo Breguet Tradition. Mi colpiva per la sua capacità di coniugare il passato (discende dai Souscription lanciati con una vera campagna pubblicitaria nel 1797) con il futuro. E mi colpiva per l’architettura meccanica che invertiva la posizione di gran parte dell’organo regolatore, nell’intento di mettere in bella mostra persino àncora e scappamento, che di solito finiscono nascosti. Grande amore anche per il bilanciere, ad inerzia variabile e quindi modernissimo. Ma al tempo stesso realizzato dal punto di vista estetico come probabilmente lo avrebbe voluto lo stesso Abraham-Louis Breguet.

    Il Tradition era e rimane un orologio in qualche modo “magico” per chiunque sappia apprezzare la bellezza di una meccanica curata nei minimi dettagli. Un orologio per veri intenditori raffinati. Ieri come oggi. E oggi arriva una variante relativamente “economica” (37.400 euro con cassa in oro rosa e 38.200 in oro bianco) nella quale la caratteristica più appariscente è il datario retrogrado. Si chiama Breguet Tradition 7597.

    Cominciamo proprio dal datario. Le cifre sono riportate su una fascia piuttosto ampia, che sembra sospesa in aria; in realtà è applicata nella parte inferiore dell’orologio. La data è indicata da una lunga lancetta che parte dal centro del movimento, dove è posto il bariletto. La lancetta del datario è “scalinata” (nelle foto qui sopra è ben visibile) per poter passare sopra l’organo regolatore e gli ingranaggi che portano alla ruota mediana. Una soluzione abbastanza elegante che consente di evitare impossibili rimescolamenti di parti essenziali del movimento (Calibro 505Q, variante del Calibro Breguet 505SR1), mantenendone l’ipnotica struttura.

    Ipnotica perché troviamo in basso a destra il bilanciere ad inerzia variabile, dal design asciutto e geometrico. Ma costruito con l’accortezza di spostare le viti di regolazione verso il baricentro: sia per evitare problemi aerodinamici, sia per diminuire quelli di equilibratura. La spirale è in silicio con la tradizionale curva di compensazione Breguet. E in silicio è anche l’àncora (sia pure con le classiche palette in rubino): e ciò garantisce una notevole indifferenza agli effetti negativi dei campi magnetici. L’organo regolatore, insomma, sembra ben congegnato per garantire una lunga affidabilità.

    Sul pignone della ruota di scappamento (pignone che si sviluppa verso l’alto, contrariamente a quanto avviene di solito) si collegano la ruota mediana e il bariletto centrale, che garantisce circa 50 ore di autonomia. Sulla carrure, al 10, troviamo il pulsante per la correzione rapida della data, dotato di una sicura a vite per evitare involontari azionamenti. Spostandoci verso il quadrante per ore e minuti si mostrano ai due lati, parzialmente, i sistemi per la gestione del datario e della sincronizzazione. Quel che vediamo, in realtà, è la parte terminale, dal momento che il resto nasce nella parte inferiore della platina, ossia della base su cui vengono montati i componenti.

    In pratica, invece della solita architettura in cui nella parte inferiore della platina c’è ben poco, in questo caso la platina è operativa su entrambi i lati. Come al solito sintetizzo al massimo la descrizione per non annoiare troppo chi è meno sensibile alla tecnica; cercando però comunque un intento divulgativo necessario per comprendere gli aspetti più interessanti di un movimento che, come dicevo, ha fatto scuola. Una vera e propria fonte di ispirazione per altri produttori.

    Nella parte posteriore della platina, infine, è montato il sistema di ricarica automatica, caratterizzato da una massa oscillante che riprende con buona fedeltà la forma di quella montata degli orologi “perpetui” prodotti da Abraham-Louis Breguet dal 1780. Va notato che Breguet non si è mai attribuito il merito dell’invenzione (si dice vada allo svizzero Abraham-Louis Perrelet, ma la cosa non è poi così certa). Sta di fatto che il sistema da lui adottato e fatto evolvere ha dimostrato affidabilità ed efficienza superiori agli altri orologi dello stesso periodo.

    Una curiosità. In origine l’automatismo di ricarica è un vero e proprio controsenso, per orologi abitualmente conservati al sicuro in una tasca del panciotto. A meno di non essere acrobati in perenne esercizio, o maestri di capriole seriali, la ricarica “perpetua” – nome poi ripreso da Rolex – sembra davvero una barzelletta; una di quelle che Gigi Proietti avrebbe saputo raccontare come nessun altro. Beh, Proietti sarebbe stato felice di sapere che in realtà si trattava di sistemi a corsa breve, azionati dai saltelli piuttosto bruschi generati dal mezzo di locomozione dell’epoca: il cavallo. E non a caso venivano appunto definiti “orologi da cavalieri”. Provate a immaginare in quale epica scenetta Gigi Proietti avrebbe trasformato questa storia…

  • Reine de Naples 8918, un Breguet regale

    Reine de Naples 8918, un Breguet regale

    Da quando è uscito, nel 2002, il Reine de Naples di Breguet mi ha sempre entusiasmato. Perché fa leva su due mie passioni personali: la storia e la gioielleria (che a dire il vero interessa la maggior parte delle donne). Però il nuovo Reine de Naples 8918 con quadrante in smalto Grand Feu, non appena l’ho visto, mi ha acceso subito la fantasia. Forse perché mi ha suggerito che il modello originale, alla base della collezione, avrebbe potuto benissimo essere simile a questo. Sia chiaro, le mie sono solo congetture, ipotesi, supposizioni. Comunque verosimili, se si considera il background storico.

    Siamo all’inizio dell’Ottocento. Carolina Murat è una delle donne più ricche d’Europa. Il suo cognome di famiglia è Bonaparte: è la sorella minore di Napoleone, a quel tempo all’apice del potere come Imperatore dei francesi e Re d’Italia. Non solo: è sposata anche con Gioacchino Murat, da un paio d’anni re di Napoli. Oltretutto è una delle migliori clienti di Abraham-Louis Breguet. Si dice che dal 1808 al ’14 abbia comprato da lui 34 esemplari, fra pendole e orologi “da persona” – in un’epoca in cui un solo esemplare poteva costare quanto i ricavi di una vita. Sta di fatto che l’8 giugno 1810 la sovrana commissiona al Maestro un pezzo molto particolare. Uno dei primi modelli da polso nella storia dell’orologeria.

    È il Breguet n° 2639: un “ripetizione, di forma oblunga, per braccialetto”, lo definiscono i documenti d’archivio (che riportano anche la data in cui fu ultimato, 22 dicembre 1812, ossia a due anni e mezzo dall’ordine). Aveva la cassa in oro rabescata, ovoidale ed estremamente piatta, nonostante le complicazioni: il movimento a ripetizione (quarti o semiquarti) con scappamento ad àncora, era munito anche di termometro. E si allacciava al polso con un bracciale composto da fili d’oro intrecciati a capelli; ok, la cosa oggi può farci un po’ impressione, ma duecento anni fa era abbastanza comune.

    Quell’esemplare purtroppo non è giunto fino a noi, ma i registri della maison lo descrivono nei dettagli. Aveva il quadrante in argento rabescato, con le cifre arabe e il giro delle ore “eccentrico”. Proprio come il nuovo Reine de Naples 8918, anche se questo ha il quadrante in smalto: un materiale che però era molto diffuso all’epoca e utilizzato spesso pure da Breguet. Tant’è che i suoi quadranti più tipici, famosi per la sobrietà, di solito erano smaltati di bianco o appunto rabescati. Ecco il motivo per cui il Reine de Naples 8918 mi ha così colpito: perché è perfettamente coerente con la produzione originaria.

    Ne abbiamo già parlato altrove in modo approfondito, ma credo sia opportuno riassumere il discorso. Lo smalto Grand Feu prevede uno strato di miscela infiammabile sul disco in oro del quadrante, prima dell’applicazione dello smalto in polvere. Così, durante la cottura ad altissime temperature (superiori agli 800°C), il quadrante prende letteralmente fuoco e lo smalto si fonde con il metallo. Diversi passaggi in forno assicurano un colore uniforme, pastoso e intenso. Talmente splendente da non aver bisogno di nessuna lucidatura finale.

    Sul bianco immacolato e profondo, fragile sì ma inalterabile nei secoli, l’artigiano traccia poi le cifre arabe, che nel Reine de Naples 8918 sono in smalto blu (il che prevede un altro passaggio in forno), dal formato dégradé sui due lati, dall’alto al basso. Della stessa tonalità la minuteria decentrata, scandita da punti, losanghe e gigli stilizzati; e perfino le piccole lancette Breguet, a pomme evidée, azzurrate alla fiamma. Il tutto è reso più prezioso da un carato e mezzo di diamanti: distribuiti in sequenza sulla lunetta e il réhaut (di taglio brillante), e singolarmente incastonati a ore 6 (di taglio a goccia) e sulla corona (briolette), cui si aggiungono altri brillanti sulla fibbia déployante.

    Completato con il cinturino in pelle di alligatore azzurro pastello, il Reine de Naples 8918 risulta particolarmente chic, con quei tocchi di colore che donano un’inattesa freschezza all’insieme. Sarò anacronistica, ma mi sembra perfino ben coordinato alla parure con pietre cabochon indossata da Carolina Murat nel dipinto di François Gérard – forse l’immagine più famosa della grande dame, ritratta con i figli. La mia immaginazione corre, ma – visto il suo amore per gioielli e orologi – voglio credere che il Reine de Naples 8918 le sarebbe piaciuto. Oltretutto porta anche il suo nome. 

     

  • Il Classique 7337 di Breguet e la sua famiglia

    Il Classique 7337 di Breguet e la sua famiglia

    Capitolo primo – L’eredità Breguet

    Promettendo di occuparmi un giorno della vera storia di Breguet – al netto dell’agiografia compiacente –, comincio con un assaggio d’attualità. Che si può sintetizzare così: ogni orologio Breguet attuale è frutto di un procedimento che spinge molte persone, dal progettista a chi fa il controllo finale, a fare il proprio lavoro continuando a chiedersi: «Ma come lo farebbe Abraham-Louis Breguet?». La risposta in certi casi è più facile, in altri meno. Prendiamo i due Breguet oggetto di questo articolo: il Classique 7337 e il Classique 7137.

    Basta guardare le immagini per rendersi conto che la disposizione delle informazioni sul quadrante è uguale o comunque coerente con i modelli del passato. Le differenze sono dovute più che altro alla necessità di utilizzare come base un movimento già esistente per evidenti ragioni commerciali: nemmeno Breguet e l’Alta Orologeria in generale possono esagerare con i prezzi. Ai tempi di Abraham-Louis i prezzi erano folli, ma in compenso era possibile “personalizzare” ogni orologio prodotto, se la cosa veniva richiesta. Oggi è possibile farlo, ma di solito comporta l’uso di moduli specializzati che non solo costano cari, ma per giunta aumentano lo spessore.

    Un esempio? Mettiamo a confronto il Breguet Classique 7337 con il suo “antenato”, un orologio da tasca del 1823. Nel nuovo Classique 7337 è diversa la posizione del quadrantino dei secondi continui; e sulla sinistra non troviamo il misuratore graduato, ma l’indicazione del giorno della settimana. Ciò è dovuto appunto alla volontà di diminuire al massimo le modifiche. Oltretutto spostare i secondi continui dall’altra parte sarebbe stato sì possibile, ma avrebbe interferito con l’indicazione del giorno della settimana.

    Vi chiederei anche di osservare quanto siano più eleganti le lancette attuali, più in linea con i colori, rispetto al pur splendido modello del passato. E vi chiederei – ancora – di osservare la superiore qualità delle decorazioni applicate alle fasi di luna; e (in generale, sempre tenendo conto che stiamo confrontando parametri nelle dimensioni di un “tasca” a fianco di un “polso”) quella del guilloché sul quadrante, dei pattern incisi manualmente. Il che porta l’amato lettore al…


    Capitolo secondo – Il quadrante

    Cambia poco: dirà qualcuno. Errore, vi risponderò io.
    È vero: si parte comunque da una lamina d’oro, incisa a mano usando una complessa macchina. La macchina consiste in un “credenzone” collegato ad un essere umano, un artigiano paziente, esperto e con la mano ferma. L’artigiano sostanzialmente deve seguire, con una specie di penna, il disegno tracciato su un modello di dimensioni ben più grandi. Una roba ben complessa, dal momento che il “processore” di questo computer grafico ante litteram è un essere umano. Che deve gestire contemporaneamente il moto diretto con cui la mano segue il disegno, ma anche alcune “sfumature” tracciate con servomotori e persino un pedale, un po’ come fanno anche gli organisti.

    Se mi chiedete perché l’oro, la risposta non è “spreco”. Non è come in una vecchia splendida canzone di Paul Simon (“Diamonds on the Sole of Her Shoes”, l’album era “Graceland” del 1986), in cui una ragazza è così ricca da avere diamanti persino sulle suole delle proprie scarpe… Ma sto divagando. Non è spreco, no, ma il fatto che l’oro è “morbido” da incidere, è pressoché inossidabile – e quindi pur argentato tende a non invecchiare. È perfetto per un super orologio come sono quasi sempre stati i Breguet. Certo: pattern come quelli che trovi sul quadrante di un Breguet puoi farli anche stampando una lamina di ottone. Ma non avrai mai quella qualità, non avrai mai quella profondità di incisione che porta ancor oggi Breguet ed altre poche marche a preferire il lavoro con macchine specifiche.

    Che però creano un grosso problema. I quadranti guilloché degli orologi Breguet sono forse la parte più lenta da produrre. Attenti: questo incide relativamente poco sulla produzione degli orologi complicati e sulle serie limitate, che comunque richiedono tempi lunghi. Qui la cosa peggiore è si allungano i tempi di produzione e consegna degli orologi relativamente più facili da produrre e commercializzare. E questo è un problema serio perché vuol dire ritardi che fanno arrabbiare tutta la catena commerciale, compratori finali compresi.

    Marc Hayek – responsabile delle marche d’alta orologeria appartenenti (come Breguet) a Swatch Group – è una persona molto pratica, per cui si rimbocca le maniche e ramazza sul mercato tutte le macchine “antiche” per incidere i quadranti come si deve. Le paga un occhio della testa perché ce ne sono poche e i marchi contendenti sono anch’essi di gran peso. Il tutto finisce in una gara al rialzo che consente a Breguet di respirare – direi – un poco, ma per poco.

    Il problema quindi si ripropone e Marc, secondo una leggenda che appare piuttosto concreta, affida ad una ditta specializzata progettazione e realizzazione di una macchina in grado di eseguire i migliori guilloché possibili. La ditta progetta, crea prototipi, ma Marc Hayek non è soddisfatto. Dopo una lunga serie di tentativi appare chiaro che le vecchie macchine, i vecchi torni “à guillocher” restano imbattibili. E allora Marc cambia strada. Prende una preziosissima macchina antica e dice: «Ora me la rifate così, pezzo per pezzo, introducendo novità solo quando è strettamente necessario e non peggiora la qualità dei quadranti».

    Non al primo colpo, sembra, ma la cosa funziona. E si riesce a realizzare una macchina per il guilloché che non è antica, perché di antiche non ce ne sono più manco a pagarle a peso d’oro; ma funziona come una antica, pur dovendola pagare quasi a peso d’oro. Dire che il problema sia risolto è un’utopica speranza, perché comunque poi bisogna allenare le persone in grado di usarla, quella macchina, ma sempre meglio di un calcio negli stinchi. Tutto risolto? Nemmeno per sogno! E questo porta me e lo stimato lettore verso il conclusivo…

    Capitolo terzo – Il movimento

    Bene: con il Classique 7337 (e 7137) abbiamo uno splendido progetto storico trasformato in un progetto moderno, contemporaneo; (secondo me altrettanto splendido se non di più: ma decidete voi perché di gusti personali non m’impiccio). E abbiamo un quadrante… Beh, come sopra. Ma non basta. Per fare un orologio serve una cassa (ne accenno nelle didascalie) che ospiti un movimento. Nel caso del Classique 7337, un movimento di qualità pari alla fama di Breguet, alla genialità di Abraham-Louis, alla qualità e genialità del quadrante, e così via. Di fatto (ma il discorso vale più o meno per tutte le marche di Alta Orologeria) si tratta di un altro “imbuto”, un’altra difficoltà che impedisce una produzione in più vasta scala a costi “umani” – come direbbe il ragionier Fracchia.

    Nicolas G. Hayek comprò Breguet più che per la marca in sé, per La Nouvelle Lemania, fabbrica di movimenti “annessa”. Acquistare La Nouvelle Lemania per Hayek voleva dire riprendersi la fabbrica che produceva il movimento del Moonwatch di Omega, mica pizza e fichi. Era in grado di produrre anche altri buoni movimenti, ma per Breguet (la faccio breve) si poteva e si doveva fare di più. Fu quindi trasformata in una manifattura per i movimenti complicati integrati, per alcuni moduli specializzati e per le modifiche ad alcuni movimenti prodotti da fabbriche dello stesso Swatch Group, ma altamente personalizzati.

    Ecco arrivare quello che originariamente era il Calibro 71 di Frédéric Piguet. Che, in buona sostanza, vuol dire Blancpain (i legami fra Frédéric Piguet e Blancpain sono un’altra bella storia). Originariamente è un calibro nato nel 1988, figlio del precedente Calibro 70. La stragrande maggioranza dei tecnici considera ancora oggi il Calibro 71 (riconoscibile per il rotore decentrato) come uno dei migliori movimenti solo tempo. E questo per la sua qualità in rapporto alla capacità di trasformarsi, grazie all’aggiunta di moduli specializzati e a lavorazioni particolari come la scheletratura. Il Fregoli dell’orologeria moderna. (Leopoldo Fregoli era un attore trasformista diventato mitico negli anni a cavallo fra l’800 e il ‘900; il bisnonno di Arturo Brachetti).

    Brevemente: all’interno del Classique 7337 c’è il Calibro 502.3 QSE1, un movimento meccanico a carica automatica. 12 linee, con i suoi 3,80 mm di spessore può essere definito un movimento extra-piatto; come il Calibro 71 da cui deriva, che ha uno spessore di 2,4 millimetri. È montato su 35 rubini, conta 236 componenti ed ha un’autonomia di 45 ore. Il rotore di carica (massa oscillante) è realizzato in oro e inciso a mano con le stesse macchine usate per il quadrante.

    La modifica più importante, rispetto al calibro di derivazione, è la sostituzione dell’organo regolatore. Che è composto da un esclusivo bilanciere a inerzia variabile; da una molla a spirale piatta in silicio (Breguet è stata una delle prime marche d’Alta Orologeria ad adottare la spirale in silicio) con curva finale altrettanto esclusiva; e un proprio scappamento ad àncora invertita con componenti in silicio. Un movimento che molti tecnici amano per la sua qualità complessiva, ma soprattutto per il suo saper coniugare passato prossimo e futuro. Il tutto condito da una prelibata salsa al passato remoto: questo è Breguet, signori!

  • Fridays for Future: l’impegno di Breguet nella Race for Water Odyssey

    Fridays for Future: l’impegno di Breguet nella Race for Water Odyssey

    Il tema delle plastiche generate dai rifiuti è ormai da anni un hot topic di cui si discute nei centri di ricerca, nelle aule politiche ma anche (e aggiungerei “fortunatamente”) nella vita privata. È così che Marco Simeoni,  imprenditore svizzero, ha creato nel 2010 la Race for Water Foundation, a supporto della conservazione degli oceani e contro l’inquinamento da plastica. La fondazione, nel 2015, ha lanciato una prima spedizione scientifica e ambientale, la Race for Water Odyssey, per effettuare una valutazione globale delle reali condizioni delle acque oceaniche.

    Esperienza ripetuta una seconda volta nel 2017 con una nuova odissea, sponsorizzata da Breguet, che si concluderà il prossimo anno. Questo sito ne ha già parlato in un’altra occasione, quindi evitiamo di ripeterci. Dirò solo, per chi non lo ricorda, che in missione c’è un enorme trimarano alimentato solo con energie pulite e rinnovabili: sole, vento e idrogeno. Un’eco-nave con emissioni di carbonio pari a zero, e un equipaggio affiatato di attivisti fermamente convinti di ciò che fanno. E che intendono “sensibilizzare, identificare, promuovere e diffondere soluzioni locali per trasformare i rifiuti di plastica in energia”.

    Un’impresa davvero maestosa, questa nuova Race for Water Odyssey. Non una semplice spedizione di analisi in un singolo posto, ma un viaggio attorno al mondo lungo 5 anni per scrivere “la mappa delle plastiche negli oceani”. La prima conclusione, cui si è giunti già nel 2015, è che non esistono solo “isole di plastica” ma anche “zuppe di microplastica”. Alla luce di questa scoperta, Race for Water si adopera per impedire l’inquinamento delle acque, sviluppando modelli sociali e di business che diano valore ai rifiuti di plastica e quindi ne incoraggiano la raccolta. Come? Attraverso il programma “Learn – Share – Act”. Ovvero, imparare, condividere, agire…

    Learn: riunire la comunità scientifica per comprendere l’impatto dell’inquinamento da plastica contribuendo così al progresso delle conoscenze scientifiche sull’inquinamento dell’acqua.
    Share: coinvolgere i decision-makers, sensibilizzare l’opinione pubblica ed educare le giovani generazioni.
    Act: agire attraverso attività concrete che apportino in fretta benessere agli oceani e alla comunità.
    Ma vediamo alcune attività di questo programma. In primo piano le giovani generazioni. Un pacchetto educativo proposto a scuole ed enti locali per insegnare ai ragazzi che salvaguardare l’acqua è senza dubbio il modo di garantire la sostenibilità del nostro pianeta.

    Il connubio fra attività di ricerca e workshop con operatori locali ha fatto sì che si arrivasse allo sviluppo di Biogreen®, realizzato in partnership con il gruppo francese Etia. Cioè un processo innovativo e brevettato per la conversione termochimica (pirolisi) continua di biomassa e altri rifiuti come la plastica. In pratica una tecnologia che estrae l’alto potere calorifico da questi materiali e li trasforma in gas di sintesi, quindi in elettricità. Queste unità installate in container possono essere schierate vicino ad aree abitate, consentendo di acquisire autonomia nella gestione dei propri rifiuti e nella produzione di energia. Una soluzione realistica che, se dispiegata su larga scala, può fermare la maggior parte della contaminazione degli oceani dai rifiuti di plastica.

    Sempre per sensibilizzare opinione pubblica e amministratori, la Race for Water Odyssey presenzierà alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020 e all’Esposizione universale di Dubai nel 2021. Eventi di portata mondiale dove tutte le culture si fondono con lo scopo nobile della condivisione. Non solo. Poco più di tre mesi fa ha lanciato una nuova serie di documentari “Toxic Bomb” sul proprio canale You Tube. Video immediati in cui si mostra quello che l’uomo sta facendo al nostro pianeta. In ultima, in occasione del decimo anniversario della fondazione, è stato lanciato il libro “L’odyssée du Plastique” edito da La Maison Favre. Una ricca raccolta di immagini che descrive la crociata della Race for Water Odyssey contro l’inquinamento della plastica.

    Nel momento in cui scriviamo la Race for Water Odyssey è ferma in porto a Okinoerabu Island. Sta navigando da 304 giorni, ha fatto 22 stopover e ha percorso 26.190 miglia. Alla prossima scoperta!

  • Breguet 5395, Classique Tourbillon Extra-Plat Squelette

    Breguet 5395, Classique Tourbillon Extra-Plat Squelette

    La scelta dell’orologio di cui parlare – quando un giornalista ha questa libertà – varia secondo parecchi parametri. La sua rappresentatività nella storia del marchio o, al contrario, l’innovazione portata. Innovazione che può essere tecnica o solo estetica. La sua effettiva presenza nei negozi: mi hanno un po’ rotto le “anteprime” a tutti i costi. A parte che sono “anteprime autorizzate” di dominio comune al massimo nel giro di una settimana. Ma poi che senso ha parlare di un orologio di cui però il lettore non può verificare di persona se quanto detto da chi scrive è un copia/incolla della cartella stampa o è farina del suo sacco?

    Nel caso di Breguet, questo Classique Tourbillon Extra-Plat Squelette 5395 – presentato qualche mese fa e solo ora in arrivo nei negozi – riassume in sé quasi tutti i parametri cui mi riferivo. La cassa e l’importazione estetica in generale si riallacciano alla tradizione del marchio, ma il movimento – pur partendo dall’illustre storia di Abraham-Louis Breguet, si proietta con grande gioia verso il futuro. Il consiglio, come sempre, è quello di munirsi di una lente e cercare un concessionario nel quale poterlo vedere.

    L’acquisto è riservato a pochissimi fortunati. Vi dico subito che del Breguet 5395 vengono prodotti pochi esemplari a prezzi da brivido: 222.700 euro per la versione con cassa in oro rosa e 237.800 per quella con cassa in platino. Non solo: i pochi esemplari in arrivo nei negozi sono destinati ad uscirne presto, perché sembra che le richieste siano superiori all’offerta. Ma, proprio per questo, consiglio di cercare in qualche modo il Breguet 5395 per esaminarlo, perché è un orologio che fa cultura. Indipendentemente dal prezzo, da chi lo comprerà e da perché lo comprerà.

    A dominare è il movimento, il Calibro 581SQ, che in realtà avevamo già visto un paio d’anni fa (non scheletrato) nel 5377 con cassa in platino. Casse così preziose vengono sempre riservate a movimenti superlativi, che nessuno sarebbe in grado di produrre in ampia scala. Poi c’è stato il 5367, versione in oro rosa con quadrante in smalto Grand Feu. Oggi arriva, in più, la scheletratura. Dico subito di sentirmi un po’ tiepido di fronte alle scheletrature non funzionali. Mi piacciono poco i salti mortali senza rete.

    La scheletratura consiste nel traforare come un merletto ponti e platine, togliendo quanto più materiale è possibile. Un esercizio di bravura che somiglia appunto a un salto mortale senza rete, proprio perché la bravura del tecnico specialista in scheletratura sta proprio nello spingersi vicino ai limiti, oltre i quali il ponte o la platina si spacca, per eccesso d’intervento. A quel punto il tecnico osserva dove si è verificata la rottura e fa un piccolo passo indietro per restituire un po’ di robustezza alla parte eccessivamente traforata.

    Resta comunque chiaro che ogni orologio scheletrato è intrinsecamente meno robusto e affidabile di uno che non lo è. La scheletratura è – e vuole essere, si badi bene – una esasperazione che somiglia a quella di certe automobili. Se uno vuol fare il fuoristrada con una Bugatti e la Bugatti di rompe, la colpa è di chi ha usato impropriamente la vettura, non della vettura. E così la scheletratura è destinata ad orologi da collezione; o comunque “da sera”, da indossare in occasioni “calme”, ben lontane da qualunque attività sportiva.

    Nel caso di questo Breguet 5395 c’è comunque da dire che, osservando con attenzione il movimento, si nota una coerenza estetica che serve anche a limitare l’intrinseca fragilità. Perché si è individuato lo spessore “di sicurezza” per la parte più debole e lo si è applicato all’intera operazione di scheletratura. In questo modo c’è una specie di tratto sempre uguale, sempre coerente, che diventa un motivo grafico; ma che, al contempo, conferisce una resistenza anch’essa coerente all’intero movimento. Lo si noterà, in particolare, in corrispondenza delle viti e dei rubini, che vengono montati a pressione e sono quindi punti relativamente deboli; mentre sul bariletto finisce per assumere un ruolo preponderante di motivo estetico.

    Un altro motivo di grande interesse tecnico è (ed era già nel precedente modello) il montaggio della gabbia del tourbillon, che fa a meno di un tradizionale pignone ingombrante in senso verticale. Eliminato (come in pochissimi altri tourbillon ultrasottili) per ridurre lo spessore. Il fatto è che ciò costringe ad un maggior uso di ingranaggi “lunghi” che assorbono molta energia. Il problema è stato risolto con l’adozione, nel bariletto, di una molla maggiorata in grado di garantire una autonomia di ben 80 ore.

    Di solito, però, la scelta di eliminare il pignone e usare una molla maggiorata impedisce di inserire il dispositivo per la ricarica automatica, che occupa uno spazio verticale insopportabile per un orologio ultrasottile. Né si può far ricorso alla soluzione di un piccolo rotore di carica decentrato: mal si concilia con una molla maggiorata e quindi più “dura” da caricare. Ma anche in questo caso i tecnici Breguet hanno trovato la soluzione: una massa oscillante periferica, già vista negli scorsi anni in alcuni orologi (Audemars Piguet, Vacheron Constantin, ad esempio) quasi sperimentali.

    Quella del rotore periferico è una gran bella tecnologia perché non nasconde mai alcuna parte del movimento e perché è in grado appunto di ricaricare anche molle di grande “capienza”. Ma ha il difetto di essere una tecnologia ancora relativamente giovane. Sì, nel passato in molti hanno cercato di imboccare questa via, ma si sono sempre scontrati con problemi di efficienza e di affidabilità: una massa periferica può reagire male a fronte di urti come, ad esempio, un semplice applauso.

    Ancora una volta i tecnici Breguet sembrano aver trovato una soluzione. Che forse potrebbe non essere ancora definitiva, ma che di certo costituisce un notevole passo avanti rispetto a quanto tentato da altri marchi. Cioè cinque minuscoli cuscinetti a sfera, quattro dei quali destinati ad aumentare l’efficienza e la robustezza del dispositivo; mentre il quinto rende più facile il trasferimento di energia alla molla. Con il risultato di diminuire lo spessore (che non è né vuol essere da record) e aumentare l’efficienza. Davvero ben fatto. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma alcune delle soluzioni escogitate dai tecnici Breguet saranno un giorno “di serie”. O quasi…

    Spettacolare, come sempre, la costruzione e la realizzazione della cassa; da applausi a scena aperta il “quadrante” in vetro zaffiro opalino. E da standing ovation la decorazione di quel che resta dei ponti. Un inchino deferente all’equilibrio tecnico ed estetico di Breguet.

  • Tourbillon Day: compie 218 anni l’invenzione di A.-L. Breguet

    Tourbillon Day: compie 218 anni l’invenzione di A.-L. Breguet

    “Diavolo di un Breguet” è un’espressione che venne usata spesso mentre Abraham-Louis Breguet era ancora in vita. Tradotta oggi suonerebbe come un “quel figlio di buona donna d’un Breguet”, intesa nell’accezione positiva dell’espressione, usata anche per tributare grande ammirazione condita con un pizzico d’invidia. Perché proprio Breguet, visto che c’erano ai suoi tempi anche altri orologiai bravissimi? Perché Breguet ha una marcia in più e annovera, fra le sue tante invenzioni, il marketing, la capacità di vendere al meglio le proprie invenzioni. Invenzioni – oltretutto – spesso ben sviluppate per richiamare un immediato stupore. Basti pensare al tourbillon. Brevettato il 26 giugno 1801 (ecco perché parliamo di Tourbillon Day), questo nuovo tipo di organo regolatore venne messo in commercio solo qualche anno dopo, nel 1805.

    Partiamo da alcune considerazioni tecniche. Facili, giuro. A quei tempi gli orologi da tasca passavano l’intera giornata in posizione verticale. Spesso rimanevano in posizione verticale anche la notte, appesi a piccole colonnine munite di un uncino che agganciava l’occhiello metallico superiore. Ora immaginate il movimento del bilanciere: mezza rotazione in senso orario e mezza in senso antiorario. Quando gira in senso orario la forza di gravità rende più veloce il moto. Quando il bilanciere rincula e deve ruotare in senso antiorario la forza di gravità rallenta il suo moto, rendendo difficile – se non inutile – la regolazione dell’anticipo e del ritardo. E la cosa si complica se l’orologio, poi, passa la notte in posizione orizzontale.

    Il problema, si badi bene, non è di quelli da cui dipende la vita: a quei tempi la precisione davvero necessaria era piuttosto permissiva. Ma non era affatto approssimativo il neonato amore per la tecnologia, per le scienze di precisione, ben innestate su una tradizione di “il mio orologio è meglio del tuo”. Tradizione tuttora vivissima e che non va liquidata come una vana ricerca di show off. È una cosa più complessa, di solito. Un mix in cui c’è vanità, amore per l’ingegno umano, virile passione per la meccanica e tanto altro ancora… Perché l’orologeria spettacolo non è fatta di pietre preziose e ostentazione immediata, ma di un sottofondo tecnico che di tanto in tanto affiora, dando appunto spettacolo. Un musicista lo definirebbe un bordone, una nota continua non sempre bene percepita, ma caratterizzante.

    Abraham-Louis Breguet sa bene di possedere un piccolo patrimonio di collezionisti disposti a spendere molti soldi per far proprie le sue invenzioni. Breguet sa che queste invenzioni devono avere un fine sensato, anche se magari esageratamente proiettato nel futuro, come – oggi – certe supercar. E allora inventa la tecnologia-spettacolo. L’organo regolatore a tourbillon consiste nel montare l’insieme bilanciere/scappamento in una gabbia che compie un giro ogni minuto. In questo modo tutti, ma proprio tutti i rallentamenti e le accelerazioni del bilanciere si compensano per sommatoria e alla fine l’errore si annulla. Beh, quasi, come si scoprirà molto tempo dopo.

    Ma sta di fatto che la precisione ne guadagna molto. E soprattutto hai sotto agli occhi lo spettacolo di questa minuscola gabbia che ruota, ruota incessantemente. Un moto continuo e affascinante come le fiamme nel caminetto o le onde del mare. Tecnologia spettacolo, appunto. In questa fascinazione sta il “diavolo di un Breguet”, il “Grande figlio di puttana”, come cantavano gli Stadio nel 1981, “ma che amico per me” …

    E oggi, rinascesse, Breguet sarebbe ben felice di ammirare quel che hanno fatto i suoi successori e gli eredi dei suoi tecnici. Certo, oggi la rotazione del tourbillon non è più una sorpresa, ma osservare in quanti modi può essere declinato questo dispositivo, osservare l’incredibile lavoro di miniaturizzazione stupirebbe Breguet stesso. Che poi, subito dopo, passerebbe a trovar miracolosi materiali come il silicio di cui sono fatte alcune parti dell’organo regolatore. Il consiglio, ancora una volta, è quello di provare a sentirvi un po’ Breguet e andare da un concessionario per esaminare con una lente uno dei tanti Breguet attuali, così diversi eppure così riconoscibili nell’invenzione che Abraham-Louis Breguet brevettò il 26 giugno 1801. Oltre due secoli fa.

  • Breguet o il flusso della Storia: da Abraham-Louis a oggi

    Breguet o il flusso della Storia: da Abraham-Louis a oggi

    Si trattasse “solo” di far buoni orologi, la cosa sarebbe quasi facile. L’orologeria, però, è molto di più che un buon orologio. Se ci pensiamo per pochi minuti, la cosa appare in tutta la sua evidenza. Pensate ad esempio a quante marche usano movimenti più o meno standard, come gli ETA e i Valjoux: buoni movimenti con i quali è (quasi) facile fare buoni orologi. L’estetica, dite? Sì, certo, è importante. Importantissima.

    Ma provate a pensare ad una marca che fa un bellissimo orologio classico e poi un bellissimo orologio proiettato nel futuro e poi un cronografo sportivissimo… Ciascuno di loro può essere, come abbiamo visto, sia di ottima qualità che bellissimo, ma non basta. Serve un senso, serve un carattere. La marca, per essere tale, deve avere carattere e personalità propri, originali e riconoscibili. E qui torniamo, inevitabilmente, al genio di Abraham-Louis Breguet. Che non è solo uno straordinario inventore di dispositivi micromeccanici, ma molto, molto di più.

    Cercherò di riassumere al massimo, ma non è possibile comprendere Breguet se non lo si inserisce nella sua epoca: il Settecento, il Secolo dei Lumi, l’era dell’Illuminismo. Scienza, certo, ma anche una forma di risveglio del popolo che scoppierà, alla fine, con la Rivoluzione francese. E poi Napoleone, poi la Restaurazione… Ma è anche il tentativo di rendere belli e poco costosi gli orologi che spinge Breguet a perfezionare o inventare canoni estetici propri – che poi diventeranno così caratteristici da decretare il successo della marca.

    Un successo così forte da far gola ai falsari, costringendo Breguet ad inventare la minuscola “firma segreta” che ieri come oggi caratterizza i suoi orologi. Ma Breguet è anche un “povero svizzero” proveniente da un paesino lacustre elvetico venuto in Francia per imparare l’orologeria vera. Perché, a quei tempi, gli orologi di qualità erano solo francesi o inglesi. Gli svizzeri, nell’orologeria dell’epoca, venivano considerati una mezza schifezza.

    Breguet manda anche uno dei figli, Antoine-Louis, a studiare da John Arnold, eminente orologiaio inglese che a suo tempo era venuto a Parigi per lavorare a fianco di Breguet stesso. L’atmosfera era quella di collaborazione, amicizia e condivisione della scienza orologiera. Fantastico, vero? E parte di questa sapienza tornò certamente in Svizzera quando Abraham-Louis Breguet vi trovò riparo dalla fase più cruenta della Rivoluzione Francese, dalla quale lui, fornitore della Corte, difficilmente si sarebbe salvato. Mi sono spesso chiesto se il successivo trionfo dell’orologeria svizzera, dovuto all’invenzione, per così dire, del buon rapporto fra prezzo e qualità, non sia in qualche modo germogliato da un seme piantato da Abraham-Louis Breguet.

    Sta di fatto che il marchio Breguet continua a produrre orologi anche quando i figli vendono la fabbrica, che poi passerà al gioielliere francese Chaumet e infine ad un fondo d’investimento mediorientale, l’Investcorp. E continua a produrli – anche quando la qualità non è poi così elevata – proprio perché Breguet ha carattere, Breguet ha una propria estetica, ha una propria personalità inconfondibile.

    Nel 1999 il marchio Breguet, una piccolissima fabbrica a Le Brassus, confine con la Francia, Giura svizzero, viene comprato da Nicolas Hayek, da Swatch Group. Hayek, più che Breguet, ha nel mirino la Lemania, la fabbrica che produce il leggendario movimento cronografico dello Speedmaster di Omega, l’orologio andato sulla Luna. Si riappropria in pieno di un orologio fondamentale per la corazzata Omega, che insieme a Longines costituisce lo zoccolo duro, il solido basamento di Swatch Group. E poi, mentre gradualmente lascia al figlio Nick le redini del gruppo di famiglia, Nicolas Hayek prende su di sé la responsabilità di Breguet.

    Una volta, parecchi anni fa, parlando di Breguet mi disse che tutto sommato era facile capire la strada: bastava osservare a lungo un prototipo, scorrere la storia di Breguet e chiedersi cosa avrebbe fatto Abraham-Louis Breguet, come avrebbe giudicato il prototipo. Perché – diceva Hayek – il sentiero aperto da Breguet è così chiaro, è ancora così ben segnato che bisogna solo seguirlo lasciandosi andare con fiducia.

    E così Breguet rinasce sia da un punto di vista estetico sia da quello tecnico, anche se il massimo viene raggiunto quando, alla morte del nonno, Breguet passa (come Blancpain, del resto, marchio con cui s’era fatto le ossa) al taciturno Marc Hayek. La sua passione per i motori (è un ottimo pilota sportivo) aggiunge al pensiero del nonno una semplice, ma fondamentale constatazione: bisogna che un orologio, innanzitutto, funzioni bene, funzioni sempre, funzioni senza problemi. E qual è il primo requisito per produrre orologi di qualità? Una fabbrica in grado di produrre orologi di qualità.

    Un giorno faremo un discorso serio, serissimo, su quanto Swatch Group abbia investito in tecnologie e materiali per l’orologeria. Qui mi limito a notare come la fabbrica Breguet sia – a ben vedere – proprio la fabbrica che Abraham-Louis Breguet vorrebbe, se fosse vivo oggi. C’è il fiume della storia, simboleggiato dalla macchina per realizzare i quadranti: una lastra d’oro incisa a mano da un artigiano specializzato (oggi come allora) ma con l’aiuto di una macchina a pantografo che rende più facile la produzione (più che altro limita gli errori e quindi gli scarti) senza però snaturare l’operazione o renderla alla portata di chiunque.

    Altrettanto avviene per le altre fasi di lavorazione: ovunque sia possibile avvalersi delle tecnologie moderne per migliorare la qualità finale ci si aiuta con queste tecnologie; ovunque la mano umana si riveli migliore delle tecnologie (in certi casi anche perché un pur costosissimo tecnico specializzato costa meno di una macchina progettata e realizzata per la produzione di un numero limitato di parti d’orologio), allora si continua a preferire la mano umana.

    Se Abraham-Louis Breguet entrasse oggi nella fabbrica Breguet avrebbe un iniziale senso di disorientamento. Ma subito dopo sarebbe in grado di riconoscere il proprio modo di lavorare apprezzando le tecnologie impiegate per migliorarlo. E poi passerebbe a studiarle, queste tecnologie, per migliorarle ancora.

    Perché ho rotto tanto con questa storia, per parlare, tutto sommato, solo di una fabbrica d’orologi? Perché prenderla così alla lontana, quando il punto è una officina micromeccanica? Perché c’è molto di più, lo ripeto. Perché quando sogno un Breguet sogno tutta la posta in palio, sogno la storia, sogno il genio, il precursore, sogno l’inventore della lancetta, l’inventore del marketing. Sogno non soltanto l’orologio, ma anche la sua personalità. È questa la grande orologeria: nasce dal passato e scorre verso il futuro, nel continuo, ininterrotto fiume della storia. Generazione dopo generazione. Per questo è bello, molto bello, sognare certi orologi.

  • San Valentino, un orologio come pegno d’amore

    San Valentino, un orologio come pegno d’amore

    Se un gesto vale più di mille parole, certi gesti possono avere infiniti significati: come regalare “a Lei” un orologio per San Valentino. Un’azione ad alto tasso simbolico. E non solo perché Lei penserà a voi ogni volta che leggerà l’ora, ogni volta che si guarderà il polso. Non ve la caverete con così poco. Se è un’inguaribile romantica, potrebbe credere che il vostro dono alluda a qualcos’altro, nasconda implicitamente diversi messaggi. Noi donne abbiamo una mente complessa, i fatti ci portano a chiedere perché, le associazioni di idee ci vengono spontanee.

    Rifletteteci. L’orologio è un oggetto simbolo: l’emblema del tempo. Regalare un orologio allora potrebbe voler dire “regalare il tempo”. Il proprio tempo. Quasi una promessa, che trascende l’idea di passato-presente-futuro. Perché rimanda ai momenti felici trascorsi insieme, al voler condividere il “qui e ora”, al desiderio di restarle vicino nei giorni che verranno. Una sorta di impegno per un legame inscindibile. Occhio, potrebbe essere inteso suppergiù come un anello di fidanzamento. Forse meno conclamato, ma altrettanto eloquente.

    E poi c’è la questione del ticchettio. State regalando un oggetto meccanico dall’intrinseca magia, capace di scandire un istante dietro l’altro grazie a chissà quali, misteriosi, ingranaggi. Dotato di “vita propria”, espressa con un suono preciso, puntuale, pulsante. Tic-tac tic-tac, attimo dopo attimo dopo attimo. Cosa vi ricorda? Un cuore, certo, che batte solo per Lei, e che Lei potrebbe considerare simbolo del vostro. Impossibile resistere alla forza evocatrice di questa immagine: se volevate conquistarla, ce l’avete fatta.

    Non è un caso, infatti, che gli orologi per San Valentino (almeno quelli femminili) siano spesso decorati proprio dal cuore. Cuore-amore non è solo una rima poetica: è una combinazione vincente, l’unione di forma e contenuto, una potente allegoria. Un “segno”, direbbe Saussure (che non per niente era svizzero). Sempre più irresistibile quanto più prezioso: mai sottovalutare il potere dei gioielli.

    Lo sanno bene le case di orologeria, che ormai da anni per San Valentino realizzano specifici esemplari, con tutti gli stereotipi del caso. A cominciare dalla scelta cromatica: rosso, perlopiù (il colore dell’amore) o al limite rosa (il colore femminile per eccellenza). Che riguarda il cinturino, le pietre incastonate, perfino le sfumature dell’oro o della madreperla. Del resto, non dimentichiamolo, la festa degli innamorati ha anche un enorme valore commerciale (non bisogna essere cinici per riconoscerlo). Soprattutto nei paesi dell’Estremo Oriente.

    Tra le novità uscite quest’anno per San Valentino, quindi, meritano una segnalazione gli orologi dei marchi alto di gamma di Swatch Group. Perché interpretano con fedeltà il tema, ma meno pedissequamente di altri. Rispettano cioè l’immaginario comune, però lo rivedono con una buona dose di creatività, di originalità. In chiave personale, secondo la sensibilità della marca (tant’è che nascono sempre all’interno di collezioni già esistenti). Oggetti da sogno per noi comuni mortali. Resi ancora più esclusivi, quindi desiderabili, dalla produzione in piccole serie limitate.

    Blancpain, per esempio, nel Villeret Quantième Phases de Lune introduce due piccoli/grandi dettagli: la lancetta centrale dei secondi (trotteuse) fatta come una freccia di Cupido, con tanto di contrappeso a forma di piume; e un micro-cuore laccato di rosso per l’indicazione della data. Tanto basta per dare un’allure romantica all’intero orologio.

    Breguet, invece, rielabora il Reine de Naples in senso cromatico, con un’estetica giocata sulla tonalità malva. Dal cinturino in pelle di alligatore allo zaffiro cabochon sulla corona, dalle sfumature della madreperla fino al cielo trapunto di stelle (nelle fasi di luna), ovunque ritorna la stessa monocromia. Inequivocabilmente femminile, tutt’altro che banale.

    Mentre Glashütte Original crea un Lady Serenade che stempera il rigido perfezionismo teutonico con un raffinatissimo look rosso fuoco. Merito della lunetta tempestata di rubini (52, uno per ogni settimana dell’anno, per un totale di 1.22 carati), dalla tonalità calda e profonda. Da notare anche il simbolo dell’infinito sul contrappeso della lancetta centrale dei secondi, dall’ovvio significato.

    Quindi Jaquet Droz, che declina un Lady 8 Petite in versione “Ruby”. Fatto cioè con radice di rubino (una variante opaca della gemma), tagliata ad hoc per il quadrante, la sfera a ore 12, in grado di ruotare su se stessa, e il cabochon della corona. Ludico come sempre, ma di grande effetto – grazie anche al perfetto accordo con il colore del cinturino.

    Un cenno infine sulla meccanica. Questi quattro orologi montano tutti movimenti di manifattura. Diversi per caratteristiche tecniche, ma costruiti con lo stesso intento, tipico della grande orologeria di tradizione: sfidare il trascorrere del tempo, funzionare il più a lungo possibile, nei secoli. Una dichiarazione di eternità che si trasmette anche al vostro regalo di San Valentino e lo carica di significato. Perché un orologio è per sempre, proprio come il vostro amore. E su questo ogni dubbio è vietato di default. Almeno nella sua mente…

  • Race for Water: dal Jura con vista oceano

    Race for Water: dal Jura con vista oceano

    I dati sono allarmanti, per non dire allucinanti. Ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti di plastica si riversano nei mari. Galleggiano, stazionano a mezz’acqua, si depositano sul fondo. Non si biodegradano se non in centinaia o addirittura migliaia di anni, e mai completamente. Perché si frammentano in particelle non percepibili all’occhio umano, le micro plastiche. Invisibili ma non per questo inoffensive, dal momento che entrando indirettamente nella catena alimentare finiscono per essere ingerite dagli esseri viventi, uomo compreso.

    Quello della plastica è un problema globale e nessun Paese può ritenersi esente da colpe o responsabilità. Ma è anche vero che, secondo studi di organizzazioni accreditate, la metà dei rifiuti di plastica convogliati verso i mari provengono da soli cinque nazioni, in via di sviluppo. In cui, oltre alla coscienza ecologica, manca anche la mentalità al riciclo nonché le strutture per metterlo in pratica. Interessante. Ma cosa c’entra tutto questo con l’orologeria? C’entra eccome. Perché negli ultimi tempi, in Svizzera e non solo, sono stati in molti, all’interno dell’industria del tempo, ad avvicinarsi al problema. Ognuno con un approccio differente.

    Se, oltre alla vocazione al lavoro, l’etica calvinista abbia portato negli anni anche quella, lodevole, all’ambientalismo è difficile sapersi. Fatto sta che, questo è acclarato, nelle valli elvetiche si è iniziato a guardare con interesse e preoccupazione allo stato di salute delle acque. Va da sé che oggi mostrarsi attenti alle problematiche ambientali fa notizia, piace, e l’impegno è quindi spesso anche strumentalizzato in chiave di marketing. Ma è altrettanto innegabile che i cospicui investimenti sostenuti dai brand orologieri finiscono sovente per giocare un ruolo di grande importanza – se non addirittura vitale – nel sostentamento di fondazioni no profit in prima linea nella lotta al problema. E poi, in fondo, se l’obiettivo è quello di produrre un oggetto destinato a sopravvivere all’eternità

  • Breguet: un po’ di storia (recente) e perché è così raro

    Breguet: un po’ di storia (recente) e perché è così raro

    Prima di scrivere un articolo su Breguet passo sempre un paio di giorni infernali. Il mio problema è da un lato mettere in luce uno dei tanti aspetti interessanti del capostipite e della sua famiglia (dall’elettricità all’aviazione i Breguet hanno dimostrato che il genio può essere ereditario) e dall’altro focalizzarmi sugli orologi, ovviamente. Solo che non mi è facile essere algidamente obiettivo e forse è il caso di spiegare perché.

    Nel 1987 il fondo d’investimento Investcorp, un gigante con sede nel Bahrein, compra Breguet dal gioielliere francese Chaumet. In Svizzera la cosa viene vissuta come uno scandalo, ma in realtà è il primo passo verso la rinascita di una stella. Investcorp rilancia Breguet acquistando nel 1992 la Nouvelle Lemania, fabbrica anche lei situata nella classica Vallée de Joux, specializzata nella produzione di movimenti cronografici di alta qualità. Investcorp usa la Nouvelle Lemania per creare altri calibri che pian piano fanno tornare il marchio francese ai piani alti dell’orologeria svizzera. La svolta definitiva è del 1999, quando Nicolas G. Hayek compra Breguet per una cifra considerevole, aggiungendola al proprio portafoglio di marche in seno a Swatch Group.

    In molti si chiedono perché Hayek si interessi all’alta orologeria: un segmento di mercato ricco di soddisfazioni prestigiose, ma economicamente poco appetibile per un gruppo delle dimensioni di Swatch Group. In realtà il primo interesse, per Hayek, è riunire Lemania e Nouvelle Lemania, tornando a essere proprietario della fabbrica che produce il movimento dello Speedmaster di Omega, che infatti verrà rilanciato con grande successo. In più appare subito evidente come Hayek più che nomi altisonanti voglia marchi con una forte capacità di progettazione e produzione dei movimenti. La dimostrazione arriva poco dopo, quando Swatch Group compra anche Blancpain, marca direttamente collegata a Frédéric Piguet, una delle più grandi fabbriche di movimenti qualitativamente ai massimi livelli. Anche lei operante nella ristretta area della Vallée de Joux, il Giura svizzero. Come a dire: va bene il prestigio del nome, ma serve anche sostanza.

    È una strategia che Nicolas G. Hayek porta avanti con convinzione assumendo lui stesso la guida di Breguet. Da un lato la riporta agli antichi fasti estetici con tecniche talvolta antiche (ad esempio i quadranti incisi manualmente con l’aiuto di un pantografo e quelli in smalto), dall’altro lato aderendo anche con una certa audacia a nuove tecnologie come quella del silicio, investendo molto in ricerca e sviluppo di nuovi materiali e nuovi metodi di produzione. Sotto questo punto di vista il figlio Nick si rivelerà ancor più incisivo: finita la fase espansionistica, gli investimenti in ricerca e sviluppo si fanno sempre più importanti e stanno letteralmente rivoluzionando l’orologeria svizzera. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

    Tornando a Breguet, Hayek Senior punta alla massima qualità, anche dell’innovazione. Essere intransigenti sul piano qualitativo costringe però a limitare il numero di orologi prodotti, per non scendere a compromessi. Anche questa è una strategia che proseguirà dopo la morte di Senior, quando Breguet viene affidata al nipote Marc Hayek. Marc ha già dato bella prova di sé con Blancpain: pragmatico come ogni sportivo vero, sostenuto da una seria competenza tecnica, prima risolve alcuni problemi tecnici di Blancpain e poi rilancia quasi sottovoce l’evoluzione tecnica di Breguet.

    Non sono mai stato un collezionista, ma se avessi la possibilità non mi lascerei sfuggire modelli come quello in cui il bilanciere è sostenuto da un campo magnetico o questo straordinario tourbillon. Nel quale i motivi d’interesse – tecnico, appunto – sono i materiali dell’organo regolatore (molto silicio e gabbia del tourbillon realizzata in titanio) e la tecnologia del quadrante. Una tecnologia antica, quella dello smalto Grand Feu, resa moderna dalla necessità di regolare con precisione elettronica il raffreddamento dello smalto a causa di quel foro che rende quasi incontrollabili le linee di tensione di una superficie che viene cotta più volte alla temperatura di oltre 800°C.

    Certo, c’è il rovescio della medaglia: la cronica penuria di orologi. In un mercato compatto, ma comunque in grado di assorbire più Breguet (e Blancpain) di quanti non se ne producano, questo vuol dire lasciar il passo a marche un po’ più aggressive anche a livello di marketing. E però fateci caso: sul mercato dell’usato l’offerta di orologi Breguet è davvero minima, segno che chi ne ha uno se lo tiene ben stretto. Per non parlare poi del cosiddetto “mercato parallelo”. Cos’è? In estrema sintesi, i produttori vendono gli orologi ai negozianti che cercano a loro volta di rivenderli ai “clienti finali”. Ma se un modello non tira o se l’offerta supera la richiesta il negoziante, per liberare le risorse economiche da destinare a nuovi acquisti, deve vendere a persone o organizzazioni che si comportano in un certo senso da outlet. Il che rischia di corrompere il mercato facendo nascere mille diffidenze nei compratori. Perché la maggior parte di questi operatori è formata da persone che agiscono, soprattutto sul web, con serietà. Ma c’è una pericolosissima minoranza che vende orologi usati sui quali non si capisce chi offre uno straccio di garanzia; orologi falsi o “taroccati” in modi talvolta anche raffinati; e persino orologi rubati chissà dove e chissà a chi.

    In questi casi il rischio non è solo della necessità di spendere altri soldi per una corretta riparazione. No: il rischio è quello del sequestro e della denuncia per incauto acquisto o addirittura ricettazione, dal momento che ormai da parecchi anni le marche di maggior pregio hanno l’elenco degli esemplari rubati e al momento di un intervento tecnico la provenienza di ogni orologio viene sempre verificata. Anche di questo argomento parleremo ancora, ma sta di fatto che ci sono sostanzialmente due soli metodi per comprare sul web con sicurezza: dal sito del produttore (alcuni stanno anche per lanciare il commercio di orologi usati, ma con garanzia ufficiale) o su quello di un concessionario ufficiale. Il primo ha da perdere la buona reputazione faticosamente conquistata, il secondo rischia di perdere reputazione e concessione. Per il resto, è come pescare una caramella in un contenitore che ne contiene un migliaio, tutte buone e una al cianuro: chi se la sente di correre il rischio?

    E poi, ovviamente, c’è il prezzo. Un Breguet costa caro, carissimo. Per chi (come me) non può permettersene uno c’è comunque la possibilità di ammirarne uno (come faccio io) presso un concessionario. Meglio se con l’ausilio di una lente d’ingrandimento di quelle potenti. Nel caso del Classique Ultrapiatto Tourbillon Automatico con quadrante in smalto consiglio ovviamente di osservare bene la gabbia del tourbillon realizzata in titanio e la ruota di scappamento in silicio; la qualità incredibile del quadrante anche e soprattutto in corrispondenza dell’apertura per la gabbia del tourbillon; il fissaggio “misterioso” del ponte del tourbillon; la minuscola firma segreta anti-contraffazione incisa sul quadrante (operazione delicatissima: una forza eccessiva rischia di rendere inutilizzabile uno dei pochi quadranti perfetti ottenuti nelle difficili fasi di lavorazione precedenti); la finitura del movimento, della massa oscillante anulare nonché quella della carrure, la parte mediana della cassa, ornata con una lavorazione “cannelé” decisamente difficile da lucidare. E tante altre sorprese perché un Breguet è tanta roba, tanta sostanza, tanta arte. Oggi come ieri Breguet è un mondo a parte per persone che, indipendentemente dalle possibilità economiche, appartengono ad un club in cui predominano i valori alti.