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Cronografi. Regali di Natale, a meno di 500 euro

Regali di Natale – parte II. Anche i cronografi sono un dono perfetto, per sé e per gli altri. Perché fanno sognare…

Si dice che i cronografi siano gli orologi più amati dal pubblico maschile. Forse per il loro aspetto, con i due o tre contatori in bella vista che alludono alle competenze/conoscenze tecniche di chi li indossa (in modo da lanciare un messaggio subliminale, tipo: “Guarda quanto me ne intendo…”). O forse per le funzionalità, che evocano le discipline sportive, i record da abbattere. E fanno leva sul senso della competizione insito in ognuno di noi (della serie: “Noi siamo i migliori…”).

Sta di fatto che i cronografi piacciono, anzi ci piacciono – sia meccanici sia al quarzo (che oltretutto sono di gran lunga più precisi e più economici). Poco importa poi se lo sport è un’attività che pratichiamo solo in poltrona, mentre guardiamo le gare o le partite alla tivù. E se gli unici tempi che misuriamo sono in autostrada, per vedere quanto ci mettiamo da casello a casello. Portare un cronografo ci fa sentire bene, soprattutto se è un esemplare potente, vistoso e di grandi dimensioni.

Sì, perché se è vero che l’occhio vuole la sua parte, anche il polso reclama attenzioni. Quindi va bene qualche concessione alla moda, l’estetica rétro che oggi va per la maggiore – evidente per esempio nei dettagli dorati o nella maglia milanese di alcuni modelli. Ma i cronografi “di sostanza” sono quelli classici, con la cassa massiccia, il quadrante monocromatico, il bracciale metallico. E magari qualche funzione aggiuntiva come la scala tachimetrica o il regolo calcolatore.

No, non si tratta di semplici indicazioni in più. Piuttosto di specifiche informazioni che implicano altro: il calcolo della velocità nel primo caso, le operazioni utili durante il volo aereo nel secondo. In pratica, si riferiscono a qualcosa di diverso dalla vita di tutti i giorni, all’adrenalina di quando si va veloci o all’emozione di quando si viaggia tra le nuvole. Ecco, i cronografi, tutti i cronografi ci piacciono proprio per questo: perché rimandano all’avventura, a mondi lontani, possibili anche se immaginari. I cronografi ci fanno sognare.

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