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Illustrazione e illustratori: torna la magia della grafica

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Le case di orologeria riscoprono l’illustrazione. Ieri come oggi, forma d’arte privilegiata per una comunicazione efficace e del tutto personale. E insieme un modo per intrattenere il proprio pubblico. Con leggerezza

L’orologeria ha riscoperto l’illustrazione. Una vera e propria forma d’arte in grado di creare mondi immaginari e suscitare emozioni. Non un semplice mestiere, ma l’opera di persone un po’ speciali, che nel proprio portfolio hanno talento artistico e forza espressiva, cultura enciclopedica e capacità di sintesi. Al di là delle tecniche preferite (matita, china, acquarello, acrilico, ma anche aerografo o computer graphic) e dei mezzi utilizzati (fumetti, caricature, poster, storyboard)…

Certo, non una novità nell’industria elvetica delle lancette, che si è sempre servita dell’illustrazione per realizzare una personale ed efficace comunicazione. Basti pensare alle réclame disegnate sui giornali di fine Otto/inizio Novecento, o ai manifesti firmati dai famosi cartellonisti nei decenni successivi. Omega, per esempio, collaborò con grandi artisti come il francese Paul Helleau (1859/1927), lo svizzero Jules-Ami Courvoisier (1884/1936, nato a La Chaux-de-Fonds e figlio di un commerciante di orologi) o il tedesco Carl Moos (1878/1959). Ma anche con i “nostri” Leonetto Cappiello (1875/1942), Mario Gros (1888/1977), e il celeberrimo René Gruau (1909/2004, italianissimo a dispetto del nome: si chiamava Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate e aveva adottato come pseudonimo il cognome della madre).

In effetti la tradizione non è mai stata dimenticata, anche in tempi più recenti. Ricordo che Cartier, per il lancio del Ballon Bleu, nel 2007, divenne editore di uno splendido volumetto di comic inediti, creati da Moebius, Charles Burns, Lorenzo Mattotti, Floc’h e Jirō Tanigushi (tra gli altri). Idea poi ripresa sette anni dopo, sempre per il Ballon Bleu ma al femminile, e sviluppata con altri fumettisti e mangaka internazionali come Posy Simmonds, Kan Takahama o Rébecca Dautremer (prestata dall’illustrazione per ragazzi). E meritano almeno un cenno anche le “strisce” di Dominique Bertail per Linde Werdelin, utilizzate nel 2009 per promuovere gli strumenti da immersione o da montagna del marchio inglese.

Ultimamente però il ricorso all’illustrazione si è così diffuso da sembrare una tendenza ben definita. Tutto è (ri)cominciato con Pisa Orologeria, che nell’ottobre 2017 uscì con la nuova campagna “Time is”, curata dall’architetto Vittorio Carena e realizzata dall’artista francese Thomas Dantony. Quattro tavole a colori dichiaratamente ispirate a Dudovich (1878/1972) e allo stile dei suoi manifesti di primo Novecento. Sarà un caso, ma da allora diverse maison hanno affidato parte della comunicazione (e dell’intrattenimento) a illustratori più o meno noti.

A cominciare proprio da Cartier: che l’anno scorso, per presentare il Santos al Salone del Mobile, ha coinvolto Gio Pastori, specializzato nella tecnica del collage. Apprezzatissimo nel mondo della moda, in quell’occasione il giovane illustratore ha realizzato cinque paper-cut saturi di colori e di immediatezza, capaci di evocare la storia dell’orologio e non solo le sue forme. Del resto, la bravura di Pastori sta proprio nell’immortalare persone o cose con carta e bisturi, in pochi minuti: saperne cogliere le caratteristiche peculiari, tradurli in dettagli significativi e catturarne l’essenza. L’ho visto all’opera un paio d’anni fa, a una presentazione Bulova: per un giorno intero ha fatto i ritratti dei giornalisti presenti, senza mai sbagliarne uno.

Conosciuta nell’ambiente fashion è anche l’illustratrice tedesca Kera Till, scelta da Ebel per il suo stile fresco e ricco di glamour. Nei suoi tableau s’incontrano giovani donne simili a lei, frizzanti e autoironiche, che sembrano le tipiche ragazze della porta accanto con il pallino per la moda – quindi perfette per la nuova immagine della marca improntata all’universo femminile.

A proposito di femminilità, Patek Philippe ha fatto ampio ricorso all’illustrazione per lanciare il Twenty-4 Automatic, lo scorso autunno. Ha infatti commissionato un breve film d’animazione alla designer francese Sophie Griotto: un piccolo capolavoro di garbo ed eleganza, che ritrae una donna di oggi nella semplicità della vita di tutti i giorni, da mattina a sera. La Griotto – inserita anche nel libro d’arte “100 illustrators”, edito da Taschen, come una dei 100 più importanti illustratori del momento  – ha partecipato anche all’evento internazionale organizzato a Milano con sessioni di live drawing (vedi Le Cronache di PDV). Accanto a lei, quella sera, c’era pure un’altra illustratrice italiana, Alessandra Scandella (avvistata anche in altre occasioni chez Patek). E due artisti come l’iraniano (ma parigino d’adozione) Hossein Borojeni e il giapponese Ohgushi, sempre impegnati in azioni di live painting. Entrambi molto in vista nel mondo del lusso, per mille intuibili ragioni.

Per passare a tutt’altro genere, vanno almeno citate le campagne di Zannetti, disegnate con ironia dallo stesso Riccardo Zannetti. E la presentazione della nuova collezione Pilot’s di IWC, che (come ci ha raccontato qui Diego Tamone) per il progetto Spitfire si è rivolta a Romain Hugault, un’autorità nell’illustrazione a tema aeronautico soprattutto fra le due guerre mondiali.

Un discorso a parte riguardano infine le partnership “orologiere”, nel senso letterale del termine. Come quella fra G-Shock e i Gorillaz, la band britannica fondata dal musicista Damon Albarn e dal fumettista Jamie Hewlett, ma composta da quattro performer virtuali – 2D, Murdoc Niccals, Noodle e Russel Hobbs. A ognuno dei personaggi è stato dedicato un particolare modello in tiratura limitata, accompagnato per forza di cose dall’episodio di un divertente anime.

O ancora la collaborazione di Hublot con Shepard Fairy: attivo nella street art e celebre soprattutto per il ritratto “Hope” di Obama, l’artista americano è diventato ambasciatore del marchio e ha anche contribuito all’ideazione di un Big Bang Meca-10 che porta il suo nome. Due referenze con la cassa in Texalium dal tipico motivo floreale/tribale, con tanto di logo “Star Gear”. Ma non è tutto. Martedì prossimo, al SIHH, Ulysse Nardin presenterà una serie di 10 esemplari disegnati da Milo Manara, con quadranti ad alto tasso erotico. Presto su questi schermi.

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