Approfondimenti

Il calibro L.U.C 98.01-L di Chopard e l’eccellenza del L.U.C Quattro

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Il movimento della manifattura ginevrina riunisce caratteristiche costruttive di rilievo – come i 4 bariletti, appunto. E fornisce una lezione di tecnica in cui tutto parla di qualità

La prima versione del “manuale” di Chopard viene presentata nel 2000. Stupisce i tecnici per il rapporto fra lo spessore molto contenuto (3,7 millimetri) e l’autonomia eccezionale: 196 ore, che nelle successive versioni saliranno a 216. Nove giorni tondi. Bene, ti domanderai, a cosa serve tanta autonomia? A due cose, fondamentalmente. Primo, ad avere una marcia costante per più tempo rispetto a un orologio con minore autonomia. Secondo, a montare moduli addizionali con complicazioni senza avere troppe influenze negative sulla costanza di marcia o sull’autonomia stessa.

Ma – tu obietterai – sbattete nel bariletto una molla di incomparabile potenza e smettetela di far tante storie, no? No, purtroppo. Una molla di incomparabile potenza deve essere “dura” per accumulare tanta energia. Deve opporre molta resistenza allo stringere le spire intorno all’asse centrale. Al punto che, in alcuni esperimenti, non soltanto non bastava l’automatismo di ricarica (che è il primo a non farcela), ma bisognava addirittura ricorrere ad un “avvolgitore” elettrico perché la mano non riusciva a far ruotare la corona.

La “debolezza” dell’automatismo di ricarica costituisce un limite pressoché obbligato all’autonomia degli orologi. Il rotore è soggetto ad un dimensionamento obbligato che, pur in relazione al peso specifico alto dei metalli con cui viene realizzato, sviluppa una forza necessariamente superiore a quella che può cedere alla molla. Fosse il contrario, la molla non si muoverebbe nemmeno. E se si è costretti a montare una molla di carica di una determinata forza, beh, l’autonomia complessiva difficilmente può superare certi limiti.

Chiedendo scusa ai tecnici veri per questa spiegazione empirica, vorrei far notare che il calibro L.U.C 98.01-L di Chopard adotta fondamentalmente due accorgimenti di grande valore tecnico, per garantire un forte accumulo d’energia (grande autonomia), un basso consumo e soprattutto una cessione regolare dell’energia. Da un lato un sistema con quattro bariletti collegati in serie e montati in due coppie verticali. Dall’altro una quantità impressionante di perni montati su rubini proprio per diminuire gli attriti e quindi i consumi, garantendo anche una cessione regolare dell’energia.

I 39 rubini di questo calibro a carica manuale vanno messi in relazione ai circa 30 di un ottimo movimento a carica automatica. È chiaro che i progettisti hanno privilegiato il calcolo dell’energia disponibile e di quella consumata, ottenendo risultati più che eccellenti. E, proprio grazie a questo attento studio (e in relazione allo spessore contenuto del L.U.C 98.01-L), nel tempo è stato possibile aggiungere moduli con complicazioni senza comunque ridurre l’autonomia sotto la settimana.

In pratica, il fortunato possessore di un qualunque orologio Chopard con calibro L.U.C 98.01-L dovrà caricare il movimento solo alla fine della settimana per vederlo lavorare sempre al meglio, indipendentemente dal fatto che siano o meno presenti complicazioni aggiuntive. Per “lavorare al

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