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PRX Automatic Chronograph, la soluzione di Tissot

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Prima il solo tempo, poi il cronografo – come vuole la consuetudine. Tissot arricchisce di nuovi esemplari la collezione PRX, protagonista lo scorso anno di un rilancio che ha trasformato un classico degli anni Settanta in un bestseller di oggi. Uscito dapprima con un movimento al quarzo e in un secondo momento equipaggiato da un Powermatic 80, il “tre lancette” è ora seguito dal nuovo PRX Automatic Chronograph, alimentato da un calibro Valjoux. Un orologio che dalla sua concentra una serie di plus cui è difficile resistere. Vediamoli.

La cassa del PRX Automatic Chronograph…

Partiamo dall’estetica: stilosa, piacevole, rassicurante. Il design è d’epoca: la cassa tonneau si rifà all’esemplare del 1978, che si chiamava Seastar e a sua volta prendeva ispirazione da quella del PR 516 del 1956. A proposito: PR stava per “particolarmente robusto”, secondo la storica Estelle Fallet, autrice della monografia sui 150 anni del Marchio. Alla sigla, a un certo punto, si è aggiunta anche una X finale, intesa non come lettera ma come numero romano, in riferimento all’impermeabilità fino a 10 atmosfere.

Per entrare nel dettaglio, il nuovo PRX Automatic Chronograph è più grande della versione solo tempo: la cassa misura 42 mm di diametro (contro i 40 della precedente), e ha uno spessore che raggiunge i 14,5 mm (comunque non eccessivo, per un cronografo meccanico). Realizzata in acciaio, si caratterizza per la lunetta lucida e sottile, dal profilo obliquo, per i pulsanti piatti, ben integrati lungo il profilo della carrure, e per tutte le superfici spazzolate, su cui si alternano gli smussi lucidi. Al di là del progetto ben studiato, dunque, le finiture industriali molto curate contribuiscono all’immagine di un orologio di valore.

…e il bracciale integrato

Ma se il tonneau è una forma “classica”, a renderla più sportiva interviene il bracciale dalla costruzione integrata. Anch’esso tipico dei Seventies – si pensi ai vari Nautilus e Royal Oak, per citare due mostri sacri di quel periodo –, è tornato di gran moda negli ultimi anni con la tendenza neo-vintage. Ecco perché definivo il design rassicurante: si tratta di una forma conosciuta e apprezzata ormai da decenni. Del resto, Tissot (come tutte le maison che hanno una lunga storia cui rifarsi) non è nuova nel recuperare pezzi del proprio passato: pensiamo per esempio al cronografo Heritage 1973 o alla riedizione del Memphis disegnato da Ettore Sottsass… Ma non divaghiamo.

Il bracciale in acciaio, dicevo, è rastremato, cioè si assottiglia man mano che si procede dalle anse alla fibbia (quasi invisibile: a farfalla, con pulsanti). Anche questa caratteristica conferma l’attenzione al dettaglio nell’architettura del PRX Automatic Chronograph. Da notare poi la struttura del bracciale, che in apparenza sembra composto dall’accostamento di tre maglie differenti; mentre in realtà è formato dall’allineamento di maglie singole, ciascuna sagomata a U con linee geometriche nette, sia sul bordo superiore sia su quello inferiore. Una piccola goduria per gli occhi sono poi le sottili sfaccettature lucide all’interno dei link… Come se non bastasse, il bracciale è anche dotato di un sistema di sgancio rapido, che permette di sostituirlo con un cinturino (magari in caucciù).

Il quadrante

Due (almeno per ora) le versioni di quadrante, entrambe con una finitura spazzolata verticale ed entrambe improntate allo stile rétro. La prima: “panda”, creata dallo sfondo argenté su cui spiccano i contatori neri; la seconda: “reverse panda”, in tonalità blu con i contatori bianchi. Due look – rispettivamente più chic o più sportivo – che rimandano appunto ai cronografi del passato, e sono ricorrenti anche in altre collezioni Tissot, come l’Heritage 1973 citata sopra. Da segnalare poi, nella referenza “panda”, i profili dorati degli indici e delle lancette, che donano un tocco di preziosità e accentuano la vocazione elegante del cronografo.  

A proposito, le lancette centrali a bastone sono rivestite di materiale luminescente, così come i lunghi indici – sempre a bastone – applicati (e non incollati). Un ulteriore dettaglio qualificante è quindi la decorazione azuré (cioè a cerchi concentrici) che sottolinea la minuteria sul réhaut e il profilo dei tre contatori, in cui crea un bel contrasto con il display opaco. Tra il 4 e il 5 si trova poi la finestrella della data, dallo sfondo bianco (quindi più evidente sul quadrante blu). Il tutto, infine, è protetto da un vetro zaffiro con trattamento antiriflesso. Chiaro indice – di nuovo – della volontà di Tissot di non andare al risparmio, ma di scegliere il meglio nella costruzione del PRX Automatic Cronograph.

Il movimento

Ed è proprio nella meccanica che quest’affermazione trova massima conferma. Come scrivevo all’inizio del testo, il PRX Automatic Cronograph monta un Valjoux A05 H31. Ovvero un adattamento del celebre Valjoux 7753: come quello prodotto da Eta e come quello già stra-collaudato all’interno di altri cronografi – della stessa Casa di Le Locle e di altre marche del Gruppo Swatch (cui appartengono sia Tissot sia la Eta). Per essere più precisi si tratta di una modifica esclusiva fatta proprio per i marchi del gruppo, che rivela quanto sia vantaggioso in certi casi far parte di una holding

In sintesi, il Valjoux A05 H31 è un calibro a carica automatica più evoluto del suo noto predecessore, soprattutto per l’autonomia più estesa, che qui arriva alle 60 ore rispetto alle solite 54. Ha un bilanciere che lavora a 28.800 alternanze orarie e un sistema a camme per lo smistamento delle funzioni cronografiche (una ruota a colonne ne avrebbe alzato notevolmente i costi). Anch’esso è ben curato esteticamente: e lo si può vedere attraverso il fondello trasparente, che mostra la massa oscillante traforata, color grigio scuro, in primo piano sui ponti a perlage, ovviamente lavorati a macchina.

Ultime considerazioni sul PRX Automatic Chronograph

Presentato in anteprima lo scorso marzo, il cronografo è stato consegnato ai rivenditori autorizzati nelle ultime settimane. Ed è il motivo per cui ne parliamo proprio oggi: gli interessati possono già trovarlo nei negozi, toccarlo con mano, provarlo al polso. E soprattutto valutare il rapporto fra prezzo e qualità: il cronografo costa 1.795 euro. Certo, una cifra più elevata rispetto alle versioni del solo tempo, ma se siete arrivati a leggere fin qui il motivo vi sarà ormai chiaro. Comunque è una cifra accessibile ai più (se non per tutti, almeno per tanti). Non mi stupirei se il PRX Automatic Chronograph diventasse l’unico punto di riferimento sul mercato per quanti cercano un buon orologio sportivo, con movimento meccanico e con bracciale integrato, senza spendere un capitale. Le premesse ci sono tutte…