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Prix Gaïa 2022, tre vincitori geniali

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Si è svolta ieri, al Musée International d’Horlogerie (Mih) di La Chaux-de-Fonds, la consegna dei Prix Gaïa 2022. Una cerimonia organizzata dal 1993 in ogni equinozio d’autunno, e ogni volta fonte di forti emozioni ed enorme soddisfazione. Perché, nel mondo delle lancette, ricevere un Premio Gaïa è un po’ come vedersi attribuire un Nobel. Un’onorificenza di valore internazionale conferita alle personalità che si sono distinte in un determinato settore. In questo caso, che hanno contribuito a elevare l’orologeria, dal punto di vista storico, tecnico e industriale. Un riconoscimento per il proprio lavoro che in genere va a coronare l’impegno di una vita.

È il caso – evidente – dei vincitori del Prix Gaïa 2022: Laurent Barotte, premiato per la categoria “Artigianato, creazione“; Nico de Rooij, premiato per la categoria “Storia, ricerca“; ed Edouard Meylan, premiato per la categoria “Spirito d’impresa“. Personaggi famosi per gli addetti ai lavori, meno noti dal grande pubblico – nonostante meriterebbero una maggiore notorietà. Ai quali intendiamo rendere omaggio con queste poche righe, che non sono certo esaustive del loro operato ma cercano almeno di restituire quell’immagine di autorevolezza conquistata con dedizione e serietà.

Uno studioso fra studenti

“Per la sua competenza nel campo del restauro in pendoleria, per la sua passione comunicativa e per l’ambizione dei progetti condotti con i suoi studenti e gli studiosi, a profitto della valorizzazione dell’orologeria monumentale nello spazio pubblico”. Così recita la motivazione fornita dal Mih a proposito del conferimento del Prix Gaïa 2022 a Laurent Barotte. Docente all’École Technique de Porrentruy dal 1995, in parallelo all’insegnamento da sempre si dedica al restauro di antichi orologi a pendolo, conservati nelle raccolte pubbliche come nelle collezioni private. E interseca le due attività con passione e ingegno.

Tra i suoi trascorsi, per esempio, vale la pena di citare il restauro dell’orologio a sfera semovente del XVIII secolo, di proprietà del Museo Kunstkamera di San Pietroburgo, realizzato nel 2004/6 in collaborazione con il Liceo Edgar Faure di Morteau e costato 4mila ore di lavoro. Oppure gli interventi sulle imponenti meccaniche settecentesche degli orologi della Berbatte a St-Ursanne, nel 2010/11, e dell’Hôtel de Ville de Porrentruy nel 2016, effettuati sempre con i suoi studenti. Fino al modernissimo orologio “portafortuna” di Quebec City, opera collettiva grandiosa cui hanno partecipato non solo i ragazzi dell’istituto tecnico di Porrentruy e dell’Haute Ecole Arc di Neuchâtel ma anche Richard Mille (Guenat SA – Montres Valgine). Un lavoro durato 6 anni, dal 2008 al 2014, omaggio del Canton Jura alla città canadese.

Lo scienziato che ha cambiato l’orologeria

“La giuria del Prix Gaïa premia Nico de Rooij per la sua eccezionale carriera dedicata alla ricerca nella microtecnologia, il suo ruolo pionieristico nei processi di produzione di sensori e attuatori miniaturizzati in silicio e il suo contributo nella condivisione di queste tecnologie con l’industria dell’orologeria”. In cattedra nei maggiori centri universitari svizzeri – dall’Università di Neuchâtel all’École polytechnique
fédérale de Zurich (EPFZ) fino all’École polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL) -, poi Vicepresidente del Csem (il Centre Suisse d’Electronique et de Microtechnique), autore di innumerevoli pubblicazioni e oggi – che è in pensione – Presidente del Consiglio di amministrazione del Cosc, Nico de Rooij è stato davvero capace di costruire solidi ponti fra ricerca e industria.

Per farla breve: nei suoi laboratori, nel 1996, è stata sviluppata la tecnologia Drie (Deep Reactive Ion Etching, incisione profonda del silicio monocristallino). Che ha cambiato del tutto l’orologeria, perché ha permesso il diffondersi dei componenti in silicio (e la creazione di start-up dedicate). Una piccola rivoluzione che ha rinnovato completamente la micromeccanica e di cui in questa occasione si possono solo citare alcuni esempi. La prima assoluta del silicio, nello scappamento con due ruote dell’ancora ideato da Ludwig Oechslin e commercializzato da Ulysse Nardin nel Freak all’inizio degli anni 2000. La messa a punto della spirale Spiroxy, dello scappamento Pulsomax e degli altri componenti di Patek Philippe, nel 2008/11. E, sempre nel 2008, lo scappamento a forza costante “a farfalla”, inventato da Nicola Dehon per Girard-Perregaux.

Un Ceo di ultima generazione

“Per la sua carriera audace e l’approccio imprenditoriale che ha adottato con il marchio H. Moser & Cie. difendendo l’alta orologeria meccanica ed esercitando una completa indipendenza nello sviluppo e nella comunicazione di componenti e prodotti”. Questa, infine, la spiegazione data dal Mih a proposito del Prix Gaïa 2022 assegnato a Edouard Meylan. Giovane Ceo dell’azienda di Neuhausen am Rheinfall, acquisita nel 2013 dalla sua famiglia, infonde alla Marca una nuova e fresca energia. E in pochi anni riesce a metterla al centro della scena orologiera con esemplari originali, di altissimo livello.

Grazie alla propria indipendenza, e all’appoggio della società sorella Precision Engineering specializzata in organi regolatori (spirali, bilancieri, scappamenti), H. Moser & Cie. finora è riuscita a dar vita a 15 calibri di manifattura, con una produzione di oltre 1500 esemplari annui. E a raggiungere la notorietà con un’identità precisa e una qualità impeccabile, oltre che con la creazione di autentici “talking piece” talvolta legati a temi di attualità e perfino irriverenti. Un successo ottenuto anche grazie a una forma di comunicazione immediata, giovane e diretta, seguita da Edouard Meylan in prima persona. Più volte sul Giornale degli Orologi ci siamo occupati degli orologi di H. Moser & Cie.: per saperne di più, vi rimandiamo dunque ad altri approfondimenti su questo sito.

Ancora due parole sul Prix Gaïa 2022

L’attendibilità delle scelte effettuate dal Mih nell’assegnazione dei Prix Gaïa sta nei criteri di selezione. Nessuno si può auto-candidare in una o più categorie, non esistono iscrizioni a pagamento né pre-selezioni sponsorizzate (come avviene invece in occasione di altri celebri premi dell’orologeria elvetica). Terze parti, libere e indipendenti, propongono rose di candidati in dossier ad hoc, vagliati poi dai membri della giuria. Quest’ultima è composta da personalità internazionali, provenienti da ambienti diversi, con differenti competenze culturali, giornalistiche, scientifiche, tecniche o economiche, la cui libertà è garantita dal Presidente della giuria stessa, il Conservatore del Museo Régis Huguenin. Ne va del buon nome del Mih, una vera e propria istituzione nella Svizzera degli orologi.