Approfondimenti

Il silicio, Patek Philippe e l’orologeria del futuro

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La storia recente rivela quanto la maison ginevrina, considerata la più tradizionale in assoluto, non sia affatto tradizionalista. Anzi… Un background che fa da premessa al nuovo Calendario annuale Regolatore 5235. Di cui parleremo presto

La tradizione, certo. Non si tocca, la tradizione di Patek Philippe. Ma tutto sommato se ti limiti alla tradizione sei una specie di copista: uno, magari bravissimo, che sa copiare meravigliosamente bene se stesso, ma senza mai superarsi. Fermo. Statico. Immobile come un mammut surgelato nel permafrost siberiano.

Patek no, Patek sa annusare, individuare e far propria l’innovazione, quando è il caso. Parliamo dell’uso del silicio, ad esempio, introdotto in orologeria da Ulysse Nardin, ma subito dopo oggetto di un curioso accordo di ricerca fra Patek Philippe, appunto, Rolex e Breguet, marchio appartenente a Swatch Group. La cosa partì bene e si sviluppò in tre spirali in silicio, ben diverse fra loro (ogni marca ha soluzioni proprie, che ritiene migliori), ma prodotte su un solo wafer di silicio per poter fare economia di scala. Il “wafer” è una sorta di cialda di silicio sulla quale viene stampato l’elemento desiderato. Elemento di spessore molto contenuto per motivi strettamente connessi al tipo di tecnologia. Peccato che l’accordo durò poco, ma intanto era nata la spirale Spiromax di Patek Philippe, antimagnetica e più robusta di quanto la stessa Patek sospettasse.

Nel 2005 Patek usa il silicio anche per la ruota di scappamento, abbinata ad un’àncora d’impostazione tradizionale, con le classiche palette regolabili, ossia i due lunghi rubini che interagiscono con la ruota di scappamento. Nello stesso anno, incidentalmente, Patek introduce il cuscinetto a sfere per la massa oscillante con sfere in zirconio. L’anno dopo esordisce una nuova versione della Spiromax con la parte centrale, quella che viene montata sull’asse del bilanciere, costituita da un triangolo che di fatto rende autocentrante la spirale stessa. Una caratteristica ripresa dalla ruota di scappamento dell’anno precedente e presente in seguito negli sviluppi successivi.

Nel 2008 arriva un’evoluzione concettualmente definitiva: alla spirale Spiromax, ad una nuova versione della ruota di scappamento si aggiunge un’àncora interamente in silicio. Perché se i due elementi che interagiscono in modo così “vivace” sono realizzati nello stesso materiale avranno pari durata e pari resistenza. Il problema del nuovo scappamento, denominato Pulsomax, è che lo scarsissimo spessore degli elementi richiede un montaggio di straordinaria precisione in senso verticale.

Nel 2011 Patek Philippe presenta alla fiera di Basilea la rivoluzione totale nel calendario perpetuo 5550P: una versione più raffinata della Spiromax, cui si aggiungono uno scappamento Pulsomax totalmente rivisitato e persino un futuristico bilanciere a inerzia variabile con base in silicio e masse fisse e mobili in oro (quattro delle quali destinate a variare il momento d’inerzia del bilanciere stesso per regolare al meglio il ritardo e l’anticipo del movimento). Il balzo in avanti è frutto di un accordo a lungo termine con il CSEM, Centre Suisse d’Electronique et de Microtechnique. In più Patek Philippe istituisce una Cattedra (Micro e nanotecnologie applicate all’orologeria) presso l’Ecole polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL), un Politecnico considerato nel mondo come una delle poche istituzioni scientifiche in grado di dialogare con il celeberrimo MIT, il Massachusetts Institute of Technology.

Bene, mi dirai, ma perché diavolo mi fai una testa tanto con le allegre avventure di Patek nell’affascinante mondo del silicio? Per due ragioni: primo per ricordare come la marca considerata più tradizionale in assoluto non sia affatto tradizionalista. Al contrario, sa bene che tradizione deve far rima con innovazione, evoluzione e così via.

Secondo, perché quest’anno Patek Philippe ha presentato a Basilea un orologio del cui valore tecnico solo pochi si sono resi conto. Parlo del Calendario annuale Regolatore 5235, di cui torneremo a parlare presto. Mi serve ancora un po’ di tempo per scovare e leggere una documentazione che Patek Philippe fornisce spesso mimetizzata sotto una coltre di serena soddisfazione personale, della quale poi devi scovare i dettagli e metterli in relazione – come sempre – alle scelte del passato. Perché si possa capire che anche qui, in Patek Philippe, si fa l’orologeria del futuro.

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