Approfondimenti

L’Overseas Automatico Ultrapiatto e il calibro 2550 di Vacheron Constantin

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Gli Overseas, declinati in più varianti, “solo tempo” o complicate (otto referenze vantano un calendario perpetuo), sono gli orologi “sporty-chic” di Vacheron Constantin. La definizione ne descrive il carattere sportivo ma al tempo stesso elegante, che in modo più o meno accentuato rende i vari esemplari fruibili tanto negli ambienti casual quanto in quelli formali. La fusione perfetta dei due stili, in tutta la famiglia di orologi, è una costante per il reparto R&D della Casa ginevrina. Lo dimostra l’ultimo modello arrivato in collezione, l’Overseas Automatico Ultrapiatto (ref. 2500V/210P-H208): assoluta novità di questo salone di Watches and Wonders, è in grado di associare l’aspetto sportivo tipico della linea con una sottigliezza fuori dal comune. Merito del nuovo Calibro 2550 di manifattura, che stupisce non solo per lo spessore ridotto, ma anche perché include soluzioni tecniche e costruttive degne di attenzione. Prima di vederlo più da vicino, però, è necessaria una breve digressione storica.

La tradizione secolare di Vacheron Constantin

Vacheron Constantin non è nuova alla presentazione di calibri ultra-piatti. I primi risalgono addirittura alla fine del XVIII secolo, quando l’evoluzione della moda richiedeva abiti più aderenti al corpo. Per evitare l’antiestetico rigonfiamento dell’orologio infilato in tasca, gli orologiai furono così obbligati a immaginare meccanismi sempre più piatti. La tendenza si ripete ancora negli anni ’20 e ’30 del Novecento, tempi in cui gli orologi trovano posto più nei taschini che al polso dei proprietari.

Nel 1931, per esempio, Vacheron Constantin si distingue per una creazione in platino che raggiunge addirittura un incredibile spessore di 0,94 mm. Ma lasciamo perdere i precisissimi “tasca” d’antan. E concentriamoci invece sugli sforzi compiuti per produrre movimenti non solo in grado di essere ospitati nei pochi centimetri cubici di un orologio da polso, ma anche capaci di marciare con un’accettabile costanza, almeno per gli standard cronometrici dell’epoca.

Correva infatti l’anno 1955 quando la Maison ginevrina, in occasione del 200° anniversario dalla fondazione, presentava il calibro 1003, a carica manuale e sottile appena 1,64 mm. Un capolavoro di miniaturizzazione che allora non lasciò certo il pubblico indifferente. Tredici anni dopo – e siamo nel 1968 – fu la volta del calibro 1120, di 2,45 mm di spessore e a carica automatica, che rappresentò per la Manifattura il movimento ultrapiatto di riferimento per molti anni a venire. Oggi, a distanza di quasi sei decenni, lo scenario cambia ancora.

Il nuovo calibro 2550: 80 ore di autonomia in 2,4 mm di spessore

Il nuovo calibro 2550, anch’esso a carica automatica, è ultrasottile: misura 2,4 mm di spessore. E vanta, oltre a un’impressionante cura costruttiva, un’autonomia di ben 80 ore e un micro-rotore decentrato, realizzato in platino, che gli permette di caricarsi ogni volta che s’indossa l’orologio al polso. A essere sinceri, da un calibro ultrapiatto come il 2550 una riserva di carica così mica te l’aspetti. Dove avranno alloggiato un bariletto capace di così tanta energia in un movimento spesso quanto una moneta da mezzo euro? È questa la domanda che mi sono posto quando ne ho letto per la prima volta le specifiche.

La risposta arriva dai 7 anni che Vacheron Constantin ha impiegato per sviluppare il nuovo calibro 2550. E il segreto di un’autonomia così lunga sta nella presenza non di un singolo bariletto, ma di due bariletti sovrapposti e “sospesi”. Ruotano cioè intorno a un unico perno e sono in grado di funzionare in serie, tramite i rispettivi alberi, e di rinunciare al rocchetto. Soluzioni ingegneristiche indispensabili per ridurre al massimo l’ingombro complessivo senza comprometterne, anzi aumentandone, l’efficienza. L’architettura del doppio bariletto vi risulterà più chiara dopo aver osservato le relative immagini nella gallery sopra.

Faccio notare che 80 ore di riserva di carica sono già tante per un movimento dallo spessore standard, figuriamoci per un ultrapiatto come quello di cui vi sto parlando. Fino a pochi anni fa, per esempio, l’autonomia media di un corposo diver a carica automatica era di circa 35, 40 ore. Ancora oggi l’orologeria più popolare e meno ambiziosa mantiene queste caratteristiche. C’è però una nuova generazione di esemplari (e non necessariamente di alta orologeria) che cerca di alzare sempre di più l’asticella della durata della carica, fino ai tre giorni e oltre. E Vacheron Constantin raggiunge le 80 ore in uno spessore da record.

Il micro-rotore in platino e il ruotismo riprogettato in ottica mignon

Fatta questa precisazione, torniamo alla lezione di tecnica impartita dall’Overseas Automatico Ultrapiatto. Si sa che il compito di avvolgere continuamente la molla di carica, mantenendola in tensione e accumulando l’energia nel bariletto, spetta al rotore. Nel caso del calibro 2550 è necessario parlare di micro-rotore, dato che è completamente “immerso” nella platina principale – così da non influire sullo spessore complessivo -, e ha un diametro di soli 15,5 mm. Per dare a un rotore così piccolo un peso adeguato a ruotare intorno al proprio asse (quando sollecitato dai gesti del polso), è necessario realizzarlo in metallo pesante. Qui si tratta di platino 950: la formulazione più densa, oltre che resistente alla corrosione, del prestigioso metallo. Con un peso specifico di circa 21 g/cm3, il platino è più pesante dell’oro e dell’argento.

Messi a punto il doppio bariletto ad architettura sovrapposta e sospesa, e il micro-rotore in platino 950, i tecnici della Manifattura si sono dovuti occupare del treno del tempo. Lo spazio (in senso orizzontale) e il volume (in senso verticale) limitati imponevano dei vincoli strettismi. Le ruote dovevano necessariamente essere piccole e disposte praticamente su un unico livello. Anche qui è stata fondamentale quindi la riprogettazione completa del ruotismo: il risultato è una sequenza composta da cinque elementi di cui due montati su cuscinetti a sfera. La costruzione, più snella e compatta del solito, da un lato garantisce un’efficienza ottimale dei componenti, e dall’altro rafforza la robustezza del movimento stesso. Per tutte le altre informazioni relative al calibro 2550 – rubini, frequenza, finiture – rimando sempre alle immagini e alle didascalie in alto.

L’Overseas Automatico Ultrapiatto in sintesi

Quando fai tanto per assottigliare al massimo un calibro fino a 2,4 mm, puoi permetterti anche di ridisegnare la cassa dell’orologio che andrà ad ospitarlo. È ciò che ha fatto la Manifattura ginevrina, che ha così progettato l’Overseas più sottile di sempre. L’Overseas Automatico Ultrapiatto, con i suoi 7,35 mm di spessore, batte in sottigliezza tutte le referenze precedenti, complicate e non. C’è da dire però che è un “solo tempo assoluto”, nel senso che rinuncia perfino alla lancetta dei secondi. E ovviamente al datario, con buona pace di quanti vedono queste due caratteristiche imprescindibili in un orologio da polso. Il che comunque va a tutto vantaggio dell’eleganza, prerogativa della collezione.

Per restare in tema di “abbigliamento”, l’Overseas Automatico Ultrapiatto ha la cassa di 39,5 mm di diametro – che accentua le proporzioni slanciate del design. Ed è interamente realizzato in platino – bracciale compreso -, anche in questo caso con titolo 950, utilizzato nella gioielleria e orologeria di qualità. In questo caso, però, non solo una componente del 5% è affidata al rame e al gallio, ma anche un trattamento termico di tempra hanno permesso di ottenere una lega particolarmente resistente agli urti e ai graffi, oltre che alla corrosione chimica.

Il bianco algido del platino infine ben si sposa al quadrante laccato color salmone, di grande tendenza negli ultimi anni. Anche questa scelta cromatica rimanda alla tradizione di Vacheron Constantin, e in particolare a certi esemplari degli anni ’40 del secolo scorso. Mentre la presenza nel packaging di due cinturini intercambiabili, in alternativa al bracciale in platino, è una consuetudine della collezione Overseas.

Senza dimenticare che l’orologio è certificato dal Punzone di Ginevra, “sigillo di qualità” rilasciato da un ente indipendente – Timelab – che ne garantisce l’origine ginevrina, l’affidabilità tecnica e le finiture d’eccellenza. Concludo ricordando che l’Overseas Automatico Ultrapiatto è realizzato in un’edizione limitata di 255 esemplari, che sarà in vendita solo nelle boutique monomarca. Queste ultime informazioni confermano – semmai ce ne fosse bisogno – l’esclusività della creazione.


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