Finalmente è arrivato. Sono lieta di annunciare che – in occasione dei Geneva Watch Days – Frederique Constant presenta il Classics Moneta Handwinding. Ed è proprio l’entusiasmo a spingermi a pubblicarlo subito: l’embargo scadeva oggi, alla vigilia dell’inaugurazione delle giornate ginevrine, e io non potevo aspettare di condividerlo con voi, anche se non l’ho ancora visto fisicamente. Non mi segui? Ti faccio un breve reminder.
Ricordi l’articolo di qualche mese fa sulle nostre pagine, quando la collega Aldina Lange invitava i lettori – non senza una punta di provocazione – a “prendere come un gioco” il movimento al quarzo del Classics Moneta Moonphase? L’argomentazione era solida: per salvare silhouette extra-piatta, complicazione poetica e lusso accessibile, la pila da 1,5V restava l’unico compromesso possibile. Ma i puristi della meccanica (e un po’ anch’io, devo essere sincera) avevano comunque arricciato il naso.
Ora, sembra proprio che a Ginevra qualcuno ci abbia davvero ascoltato. In realtà, lo sappiamo tutti, la cosa era pianificata da chissà quanto tempo. Ma la risposta supera le aspettative. Con il nuovo Classics Moneta Handwinding, la Manifattura non solo ha tolto la batteria, ma ha restituito agli appassionati il più nobile e intimo dei rituali quotidiani: quello della carica manuale.
Il fascino vintage della meccanica
La prima versione si era fatta notare per quell’insolito e riuscito réhaut interno simile alla zigrinatura del bordo di una moneta. Il nuovo Classics Moneta Handwinding ne eredita il codice genetico vincente ma ne evolve a fondo la sostanza. La cassa cresce leggermente e passa dai 37 mm del quarzo a un diametro inedito di 38,5 mm. Il profilo rimane comunque abbastanza sottile (poco più di 10 mm) ed evoca il fascino pulito degli anni Cinquanta.
Sotto il vetro zaffiro, il quadrante abbandona la finitura soleil precedente per far spazio a un’estetica squisitamente neo-rétro: un bell’effetto degradé color salmone che sfuma nel nero lungo il perimetro. La tonalità scura mette in risalto gli indici applicati e lucidati a specchio per una leggibilità ottimale. Al centro si stagliano le classiche lancette dauphine, mentre lo spazio a ore 6 – in passato dedicato alle fasi lunari – ospita ora il contatore dei piccoli secondi. Un omaggio perfetto alla purezza formale del secolo scorso.
Sotto il vestito, la sinergia di gruppo
Il movimento che prima faceva discutere i collezionisti si trasforma ora in puro orgoglio meccanico. Il fondello in vetro zaffiro mette in mostra un calibro a carica manuale di alta fattura, sviluppato da La Joux-Perret (storica manifattura di La Chaux-de-Fonds) e personalizzato in esclusiva per Frederique Constant. Una sinergia tutta interna, resa possibile dall’appartenenza di entrambe le realtà al gruppo Citizen.
Il calibro FC-435 mette in scena infatti un piccolo spettacolo visivo e tecnico. Un bariletto di generose dimensioni assicura un’autonomia importante, di 63 ore. Il movimento, libero dalla massa oscillante, permette di apprezzare le finiture di livello, industriali ma curate, con i ponti decorati a Côtes de Genève – omaggio all’eredità ginevrina della Casa marchio – e lo stemma inciso al centro, fedele al disegno del 1988. Ovviamente, preserva anche lo spessore ridotto della cassa.
Un manifesto di lusso accessibile
Il modello al quarzo puntava ai grandi numeri. Con il Classics Moneta Handwinding, invece, Frederique Constant decide di coccolare i collezionisti con una formula esclusiva: un’edizione limitata di 999 esemplari al mondo. Il prezzo? Rimane fedele alla filosofia della Maison, che fa della qualità Swiss Made a costi accessibili il proprio cavallo di battaglia. Il listino si attesta infatti a meno di 2.000 euro (1.995, per l’esattezza). Un posizionamento decisamente competitivo sul mercato attuale per un pezzo di manifattura, in serie limitata, con queste credenziali.
Cara Aldina, avevi ragione: il Moneta Moonphase era un bel gioco. Con il Classics Moneta Handwinding, però, Frederique Constant dimostra che si può fare sul serio senza perdere un briciolo di poesia. E i puristi, questa volta, non possono che essere contenti. Chapeau.