A sette anni da Rolex 1905-1960, Marco Strazzi torna in libreria con il seguito ideale di quel primo volume. S’intitola Rolex 1961-2025 ed è un lavoro ampio, documentato, che attraversa oltre sessant’anni di evoluzione tecnica, industriale e strategica di Rolex, fino ai giorni nostri. Abbiamo intervistato l’autore per approfondire contenuti, scelte editoriali e prospettive future del Brand più iconico dell’orologeria contemporanea.
Rolex 1961-2025 amplia un percorso già avviato. In cosa si differenziano i due volumi e cosa l’ha spinta a scrivere un seguito?
Il primo libro raccontava la storia del Marchio dalle origini fino al 1960, anno della scomparsa del fondatore, Hans Wilsdorf. Questo secondo volume parte dal 1961 e arriva ai giorni nostri. È, a tutti gli effetti, il completamento naturale del progetto. Per anni molti lettori mi hanno chiesto perché non avessi ancora scritto il seguito. La verità è che il periodo più recente è stato anche il più difficile da affrontare: dagli anni 2000 in poi Rolex ha vissuto una fase di straordinario dinamismo. Il rischio di “invecchiare” il libro già in fase di stampa era concreto.
Dal 2001 al 2025 conto 33 eventi fondamentali, contro gli 11 del periodo 1981-2000. Una crescita impressionante. Tuttavia, aggiornare il volume al 2025 significa chiudere simbolicamente il primo quarto del XXI secolo, pur sapendo che le novità non sono certo finite – né sul piano dei prodotti né su quello societario. Basti pensare alla progressiva fusione tra le entità di Ginevra e Bienne, completata dopo il 2004, che ha ridisegnato l’assetto del gruppo.
La formula di Rolex 1961-2025 riprende quella del primo volume, pubblicato sette anni fa. Ce la può raccontare?
La struttura è la stessa, perché si è rivelata efficace. Ogni capitolo si apre con un calendario degli eventi principali dell’anno o del periodo trattato, seguito dalla presentazione dei nuovi movimenti. C’è poi una galleria fotografica con schede dedicate agli orologi – in particolare alle novità – una selezione di campagne pubblicitarie commentate, una rassegna di brevetti e infine una raccolta di documenti d’epoca, tratti dalla stampa specializzata e generalista. Fa eccezione l’ultimo capitolo, dedicato al periodo 2001-2025: qui ho scelto una narrazione lineare, in cui tutti questi elementi si intrecciano in un racconto unico e continuo. Mi sembrava il modo più adatto per restituire la complessità e la velocità dell’ultimo quarto di secolo.
Ci sono temi che ha voluto approfondire in modo particolare?
Alcuni argomenti emergono quasi da soli. Ho dedicato, per esempio, spazio al rapporto tra Rolex e il quarzo: un tema spesso trascurato, anche perché gli Oysterquartz non hanno avuto un enorme successo commerciale, ma sono tecnicamente molto interessanti. Un altro capitolo importante è quello sul Daytona automatico, prima con movimento Zenith e poi con calibro di manifattura Rolex. In generale, il libro mette in luce come certi periodi apparentemente “immobili” – penso agli anni ’90 – siano stati in realtà fasi di consolidamento industriale. In quel decennio venne presentato solo lo Yacht-Master, ma l’azienda stava acquisendo fornitori strategici e rafforzando la propria struttura produttiva, preparando il terreno alla grande espansione degli anni 2000.
Dal punto di vista storico, qual è l’evoluzione più significativa tra la Rolex degli anni ’60 e quella attuale?
La parola chiave è continuità. Rolex ha sviluppato e perfezionato le intuizioni del suo fondatore, che fin dall’inizio credette nell’orologio da polso come strumento autonomo, preciso, impermeabile e dotato di carica automatica. Tre pilastri che ancora oggi definiscono l’identità del Marchio.
Ciò che è cambiato maggiormente riguarda la distribuzione e la struttura societaria. Nel 2022 è stato lanciato il programma Certified Pre-Owned e nel 2023 Rolex ha acquisito la storica catena Bucherer, rafforzando ulteriormente il controllo sulla rete distributiva. Non tutti sanno che Rolex è nelle mani di una fondazione, inattaccabile dal punto di vista commerciale, con risorse economiche straordinarie e un importante patrimonio immobiliare, in particolare a Ginevra. Inoltre, la costruzione del nuovo polo produttivo nel Canton Friburgo, operativo dal 2029, porterà a 15.000 il numero complessivo di dipendenti in Svizzera. Numeri che non hanno paragoni nel settore.
Rolex è sinonimo di lusso. Come è cambiata questa percezione nel tempo?
L’immagine di Rolex è il frutto di una strategia di comunicazione lungimirante. Storica la collaborazione con l’agenzia americana J. Walter Thompson, che contribuì a costruire il mito del “Rolex per persone importanti”. Celebre la campagna con lo slogan: “Gli uomini che presiedono al destino del mondo portano orologi Rolex”. Un messaggio potente, che associava il marchio a leader, ufficiali, protagonisti della scena internazionale. Emblematico anche il caso di Dwight D. Eisenhower, fotografato con un Datejust in oro al polso. Negli anni il Marchio ha poi legato il proprio nome ai campioni dello sport e agli eventi più prestigiosi, dalla Formula 1 al tennis, consolidando l’idea che i vincenti scelgano Rolex. Sempre con un posizionamento chiaro: non artigianato romantico, ma eccellenza industriale, precisione, affidabilità e robustezza.
Qual è stata la difficoltà maggiore nel raccontare una storia così complessa?
Rolex comunica solo attraverso canali ufficiali e non risponde a richieste di approfondimento. Oggi pubblica anche volumi sui propri modelli iconici, il che rende il lavoro del ricercatore indipendente ancora più sfidante. Per questo è fondamentale disporre di un archivio storico solido, di fonti diversificate e di un patrimonio fotografico adeguato.
Ci sono episodi che l’hanno sorpresa durante la ricerca?
Sì. Penso alla vicenda di Mercedes Gleitze, prima donna britannica ad attraversare a nuoto la Manica nel 1927. Quando il suo record fu messo in discussione, tentò nuovamente l’impresa indossando un Rolex: nacque così una delle prime, straordinarie operazioni di comunicazione del Marchio. Un altro episodio significativo risale al 1977: in piena crisi dell’orologeria svizzera, travolta dal quarzo asiatico, Rolex acquistò il grattacielo della propria sede americana sulla Fifth Avenue di New York. Un segnale di forza e fiducia nel futuro.
Che futuro immagina per Rolex?
In un mondo segnato dall’incertezza, credo che il divario tra Rolex e il resto del mercato tenderà ad ampliarsi. Quando il contesto è instabile, il pubblico si orienta verso valori percepiti come solidi e sicuri. E Rolex, in quest’ottica, continua a rappresentare un punto di riferimento unico.