Ormai è una tradizione. Da una decina d’anni, la mostra sui mestieri rari di Patek Philippe è un appuntamento fisso della primavera ginevrina, organizzata in occasione dei grandi saloni dell’orologeria – il SIHH prima e Watches and Wonders poi. Così, eccola, puntuale anche quest’anno: l’esposizione Alto Artigianato 2026 è aperta fino al 9 maggio, come sempre nei Salons Patek Philippe di rue du Rhône 41.
Un tempio dell’orologeria svizzera
Non un indirizzo qualsiasi, né una semplice boutique, vale la pena ricordarlo. Piuttosto, un autentico monumento all’orologeria elvetica: la sede storica di Patek Philippe da quasi due secoli. La Maison infatti vi trasferì la manifattura nel 1853, per far fronte alle mutate esigenze di spazio. Questi ambienti ospitarono dunque i banchi di lavoro degli orologiai fino al 1996, quando fu inaugurato il più moderno stabilimento di Plans-les-Ouates. E qui perciò vide la luce tutta la produzione di Patek Philippe, inclusi gli esemplari più celebri: come il Packard nel 1927, il Graves nel ’33, o il leggendario Calibro 89, creato per i 150° anniversario della Marca.
Dopo il trasferimento degli atelier produttivi, l’edificio conobbe un paio d’anni di accurato restauro e fu inaugurato nel 2006 come sede dei Salons, appunto – a metà fra luogo di rappresentanza, boutique esclusiva e flagship store. Oggi, gli interni arredati in stile Napoleone III, con carta da parati goffrata, enormi lampadari in cristallo di rocca e raffinate boiserie, espongono l’intero catalogo di Patek, mentre i piani superiori accolgono sale private con vista panoramica sul lago di Ginevra, proprio di fronte al Jet d’Eau e sopra l’Horloge Fleuri. La cornice ideale, insomma, in cui esporre modelli realizzati con i mestieri d’arte, da sempre patrimonio della Maison.
La collezione di Alto Artigianato 2026
La mostra Alto Artigianato 2026 riunisce 65 esemplari, tra pezzi unici ed edizioni limitate: 23 pendolette Dôme, 10 orologi da tasca e 32 orologi da polso, suddivisi fra le linee Calatrava e Golden Ellipse. Una collezione composita, per tema e soggetto, ma proprio per questo in grado di esprimere allo stesso tempo creatività senza limiti e maestria tecnica. Ciascun modello è infatti un concentrato di tecniche diverse, dimostrazione di un savoir-faire capace di affiancare antichi metodi di decorazione ad altri più innovativi.
Negli esemplari di Alto Artigianato 2026, infatti, lo sguardo più attento potrà cogliere quadranti realizzati con lo smalto Grand Feu cloisonné, lo smalto grisaille, lo smalto flinqué, lo smalto paillonné, gli smalti di Fauré, ma anche con la pittura in miniatura, l’incisione a mano, il guillochage o l’incastonatura, tipici della tradizione orologiera. Mentre in altri quadranti si notano il micro-intarsio in legno, gli smalti di Longwy su porcellana e gli smalti grisaille su bianco di Limoges, di più recente adozione nel mondo delle lancette.
In ogni caso, sono sempre mestieri rari che richiedono un “saper fare” altamente specializzato: non a caso rientrano nel campo delle “arti applicate” – definizione che solo in parte rende loro giustizia. Ma la mostra Alto Artigianato 2026 non offre solo l’opportunità di vederli tradotti in pratica in esemplari di altissimo livello qualitativo. Permette anche di conoscere di persona i maestri artigiani esperti nei vari tipi di decorazione e di assistere a dimostrazioni pratiche, supportate da video e dall’esposizione dei loro strumenti del mestiere.
Qualche highlight
Difficile scegliere gli esemplari più rappresentativi esposti nelle teche di Alto Artigianato 2026. Al massimo posso raccontare i pezzi che mi hanno colpito di più – perché come giornalista ho avuto la fortuna di vedere la mostra in anteprima, con qualche giorno di anticipo rispetto all’inaugurazione ufficiale. Ma si tratta quindi di scelte personali – ci tengo a sottolinearlo -, di una selezione dettata da criteri soggettivi e del tutto arbitrari.
A cominciare dalla pendulette Dôme che illustra anche la locandina dell’eposizione: intitolata Les Aras, ritrae appunto un variopinto gruppo di pappagalli ara ed è realizzata in smalto Grand Feu cloisonné, impreziosito da pittura in miniatura, pavé di diamanti serti neige sul giro delle ore e altre gemme di colore incastonate agli indici e lungo i profili dell’orologio da tavolo.
Tra i miei preferiti anche l’orologio da tasca Perles, un riccio di mare in smalto cloisonné, champlevé e flinqué, arricchito di perle e diamanti. Mentre, fra gli orologi da polso, impossibile dimenticaer la complicazione sonora del Calatrava Chitarra Elettrica: un ripetizione minuti con il quadrante in marqueterie di legno, impressionante per il realismo con cui è riprodotto lo strumento rock per eccellenza. Ma per farvi un’idea un po’ più completa degli orologi esposti, potete visitare il sito ufficiale.
Informazioni di servizio
Sempre sul sito ufficiale oltretutto troverete anche il modulo in cui registrarvi per poter accedere fisicamente all’esposizione Alto Artigianato 2026. Ricordo infatti che l’ingresso è libero, ma la prenotazione obbligatoria. E, nel caso vi sia possibile andare a Ginevra, vale la pena davvero di andarla a visitare, visto che ci sono ancora posti disponibili.
Poco importa se nessuno di noi comuni mortali potrà mai acquistare anche solo un esemplare di questo tipo. La mostra è comunque un’occasione da non perdere: perché è raro avere la possibilità di vedere una simile raccolta d’arte orologiera, per numero di pezzi e qualità tecnica. Ma, al di là di tanta bellezza e bravura, la mostra offre anche la possibilità di approfondire la propria cultura in tema di mestieri rari applicati al mondo dell’orologeria.
E penso sia proprio una questione di cultura, anche per Patek Philippe. La Manifattura infatti coltiva le diverse tecniche decorative dell’artigianato d’arte per salvaguardare la tradizione, per tramandare alle generazioni future antichi saperi. Che non solo meritano di essere perpetuati, ma anche di progredire, di arricchirsi con l’acquisizione e la contaminazione di nuove metodologie. E in fondo credo sia questa la chiave di lettura dell’intera mostra Alto Artigianato 2026, proprio questa la lezione di Patek Philippe sui mestieri rari.
