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Tag: Patek Philippe

  • WAGE Milano 2026: l’omaggio di Patek Philippe all’Italia

    WAGE Milano 2026: l’omaggio di Patek Philippe all’Italia

    Peccato non potervi raccontare nel dettaglio la magnificenza della Watch Art Grand Exhibition Milano 2026. La mostra che Patek Philippe apre al pubblico domani, al Palazzo delle Scintille – oggi CityOval – è una delle più sontuose e complete che abbia mai visto. E non lo dico per piaggeria. Nella WAGE Milano 2026 (chiamiamola così per comodità), la Maison ha dato il meglio di sé per portare la propria anima ginevrina nel capoluogo lombardo. E ha ricostruito scorci e suggestioni della città sul Lemano, insieme ai propri luoghi del cuore – complice anche l’enorme cupola dell’edificio Liberty appena restaurato, che amplifica le suggestioni.

    Quindi sì, peccato non potervi descrivere nel dettaglio la scenografia dell’intera esposizione. Nel grande atrio ovale, Patek ha ricreato la celeberrima spirale della manifattura di Plans-les-Ouates; ha ricostruito la facciata della sede storica di rue du Rhône e riprodotto le atmosfere ovattate di quelle sale vista lago. E con una miriade di gocce di cristallo (prodotte da vetrai italiani con forme irregolari, quasi biomorfe), ha evocato il famoso Jet d’Eau – che però, visto dal lato posteriore, sembra quasi il tacco a stiletto di una femminilissima décolleté.

    Il che, a ben guardare, rimanda all’artigianalità, al buon gusto e alla moda che fanno parte del Dna del nostro Paese. E quindi prefigura l’omaggio all’Italia che è il tema conduttore della stessa mostra. Ma no, noi non siamo un giornale di design, quindi lasciamo perdere il curatissimo allestimento della WAGE Milano 2026 per parlare finalmente di orologi. Avevo già spiegato la struttura del percorso espositivo nella presentazione che ho scritto qualche settimana fa. Fra gli oltre trecento pezzi esposti, qui di seguito mi concentro sui sette modelli della Milano Special Collection: la serie di edizioni limitate realizzate apposta per questa mostra. Che vi racconto brevemente, in ordine di tiratura limitata, dai numeri più elevati (si fa per dire) a quelli più piccoli.

    1. Aquanaut 5167A

    Versione iper-sportiva del modello introdotto nel 2007 per il 10° anniversario dell’omonima collezione, ha un’estetica giocata sui contrasti cromatici. Il quadrante soleil, dal ben noto motivo goffrato (“a granata” per i collezionisti) sfuma dal blu centrale al nero periferico, su cui spicca la minuteria stampata in rosso. La cassa è in acciaio (per la gioia degli appassionati) e blu anche il cinturino in materiale composito dal tipico decoro Aquanaut. Il movimento automatico è il calibro 26-330 S C: un concentrato di innovazioni che include due brevetti, presentato nel 2019. Per scoprirne genesi e novità, vi rimando al pezzo scritto da Augusto Veroni per il Calatrava Calendario Settimanale Ref. 5212A. La tiratura di questo orologio è limitata a 250 esemplari.

    2. Calatrava 7007G

    Si basa sul Calatrava 6007G, lanciato dalla Maison nel 2020 per festeggiare l’inaugurazione della nuova manifattura di Plans-les-Ouates e poi entrato in collezione  nel 2023. La nuova referenza si distingue per il total look bianco, immacolato, coerente nei diversi materiali: la cassa in oro bianco, il quadrante laccato decorato dal caratteristico pattern a fibra di carbonio (realizzato direttamente nella lacca), il cinturino in pelle di alligatore lucido. È animato sempre dal calibro 26-330 S C con secondi centrali e funzione stop secondi per una rimessa all’ora di precisione. Una particolarità che lo accomuna agli altri esemplari della Milano Special Collection sono le impunture bianco-rosso-e-verde della bandiera nazionale vicino alla fibbia. E sempre il Tricolore è di ritorno se si affianca questo Calatrava ad altri due della stessa collezione, che vedremo poi. L’edizione è limitata a 200 esemplari.

    3. Grande Complicazione 5978P

    In assoluto è la novità più importante della WAGE Milano 2026. Per la prima volta Patek Philippe abbina la funzione del cronografo al calendario perpetuo istantaneo. Nella cassa in platino, stile Calatrava, monta il calibro CH-535 PS QI che integra il movimento cronografico a carica manuale della Manifattura – dall’architettura tradizionale, dotata di ruota a colonne a innesto orizzontale (con ruote dentate), ma arricchito da sei brevetti – al modulo del calendario perpetuo istantaneo protetto da altri due brevetti. Che non solo vanta la capacità di visualizzare tutte le informazioni del calendario perpetuo tramite finestrelle, ma effettua un salto delle indicazioni in 30 millisecondi.

    La supercomplicazione merita sicuramente un approfondimento futuro per la sapiente gestione dell’energia in grado di governare un simile exploit tecnico. Ad ampliarne l’appeal, l’estetica modernissima. I colori sono quelli dell’Aquanaut di cui sopra, mentre il quadrante ha una texture materica e tocchi di colore rosso per la cronografia (nella lancetta centrale dei secondi e in quella del contatore dei 30 minuti) che lo rendono decisamente sportivo. All’interno dei contatori si trovano anche le finestrelle della funzione giorno/notte e degli anni bisestili. Altri dettagli: la lunetta concava, le anse scanalate e il piccolo diamante taglio brillante a ore 6 – segno distintivo per la produzione in platino della Casa. L’orologio è realizzato in una tiratura di 120 esemplari.

    4. Calendario Perpetuo 7147G

    Nuova veste per un altro “classico” per eccellenza della Manifattura ginevrina. Anche questo prende ispirazione dal Calatrava Ref. 6007 del 2020, creato in edizione limitata in acciaio, poi entrato in collezione tre anni dopo in oro bianco. E ha sempre la cassa in oro bianco, rigorosamente lucidato a mano, che va a spezzare la monocromia verde dominante. Sul quadrante laccato, al centro, spicca quindi il motivo fibra di carbonio, mentre nel contatore dei giorni della settimana si trova l’indicazione delle 24 ore, a creare una perfetta simmetria con l’anno bisestile nel contatore dei mesi. È equipaggiato dal calibro 240 Q, a carica automatica, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct che ne garantisce la sottigliezza (3,88 mm) a dispetto delle complicazioni. Insieme alle Ref. 7007G descritta sopra, e 7047G, di cui ci occuperemo dopo, forma la triade dedicata al Tricolore. Edizione limitata a 100 esemplari.

    5 e 6. Grande Complicazione 5531G

    Un modello, anzi due, in cui la Ripetizione minuti – rinomata specialità Patek Philippe – è abbinata alle Ore universali. La referenza è stata presentata per la prima volta alla  WAGE New York 2017 ed è entrata in collezione l’anno dopo. Ma qui è personalizzata dallo smalto Grand Feu cloisonné che riproduce la mappa del centro storico di Milano, vista di giorno oppure di notte. Incredibili i dettagli, come la pianta del Duomo in smalto pailloné o il verde del Parco Sempione. La cassa in oro bianco ha le anse traforate, la carrure e il cursore decorati a Clou de Paris. Racchiude il calibro R27 HU, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct, un movimento automatico in grado di suonare l’ora locale. Vale a dire, quella del fuso orario selezionato in corrispondenza della città a ore 12 (da notare il nome di Milano in rosso). Ciascun modello è realizzato in 5 esemplari.

    7. Ripetizione Minuti 7047G

    Infine, l’ultimo orologio “del Tricolore”, cui accennavo prima, è un modello presentato a Watches and Wonders Geneva e reinterpretato in esclusiva per la WAGE Milano 2026. Lo stile grafico, attualissimo, qui assume un look interamente rosso, con il centro del quadrante effetto fibra di carbonio – anche in questo caso realizzato nella lacca -, mentre la luminescenza delle lancette e dei numeri arabi a rilievo, applicati, ne conferma la vocazione sportiva. La cassa in oro bianco ospita il calibro R27 PS, un automatico con micro-rotore decentrato in oro 22 ct, dalla lavorazione guilloché. La ripetizione minuti, a due timbri classici, batte le ore con tonalità grave, i quarti con una doppia tonalità grave-acuta e i minuti con tonalità acuta. Anche questa edizione è di 5 esemplari al mondo.

    Per concludere

    Ok, la Milano Special Edition è solo un assaggio di quello che si può vedere alla WAGE Milano 2026, se andrete a visitarla nei prossimi giorni. Ma rende già l’idea di quello che Patek Philippe è riuscita a fare con questa mostra. Vale a dire, mettere in scena un grande spettacolo in cui rivela la propria essenza: il carico della lunga storia, le capacità di restare fedele ai canoni della tradizione, di eccellere in determinate complicazioni, di perpetuare le tecniche dell’alto artigianato… E allo stesso tempo costruire meccaniche d’avanguardia, interpretare l’alta orologeria per renderla sempre più attuale, perfino di innovare i mestieri d’arte. Ma di questi parleremo in un’altra occasione.

  • Watch Art Grand Exhibition: un viaggio nel Dna Patek Philippe

    Watch Art Grand Exhibition: un viaggio nel Dna Patek Philippe

    In ottobre Milano sarà “la” destinazione per i collezionisti e gli appassionati di Alta Orologeria. L’obiettivo è la mostra Watch Art Grand Exhibition di Patek Philippe, che tocca per la prima volta l’Italia. E per un paio di settimane, in ottobre, trasforma lo storico Palazzo delle Scintille – ora chiamato CityOval, nel cuore del modernissimo quartiere di CityLife – in un percorso sensoriale ed emozionale unico.

    Sotto la monumentale cupola alta 30 metri dell’edificio Liberty, l’ultima Manifattura ginevrina indipendente mette in scena infatti la più imponente manifestazione mai organizzata, ancora più grande di quella di Tokyo di tre anni fa. Sì, perché il format è lo stesso: e risponde all’idea di quelle “Grandi Esposizioni, a ingresso gratuito e aperte al pubblico, destinate a far conoscere meglio le creazioni, il retaggio, la filosofia e i savoir-faire della Maison”, come dichiarano da Patek Philippe.

    Così, dopo le esposizioni di Dubai nel 2012, Monaco di Baviera nel 2013, Londra nel 2015, New York nel 2017, Singapore nel 2019 e, appunto, Tokyo nel 2023, ecco ora la settima Watch Art Grand Exhibition di Milano. La mostra riunisce 500 esemplari, del passato e del presente, lungo un percorso espositivo di 2.900 metri quadri, che si snoda in 15 sale tematiche a rappresentare gli spazi simbolo della Casa: dai salotti di rue du Rhône a Ginevra ai laboratori di Plans-les-Ouates, fino ai tesori del Patek Philippe Museum.

    L’Alto Artigianato e le edizioni dedicate all’Italia

    C’è da dire che per la Manifattura ginevrina l’Italia rappresenta uno dei mercati più storicamente consolidati e colti, un bacino di intenditori in grado di apprezzare tanto il design curatissimo degli orologi quanto il rigore costruttivo dei calibri. Proprio per il pubblico italiano, o meglio per i collezionisti più preparati, Patek Philippe ha creato una serie di 27 pezzi unici ad hoc per la Watch Art Grand Exhibition milanese.

    Si tratta probabilmente del fulcro culturale della mostra. In questa sezione si trovano infatti pendulette Dôme, modelli da tasca e da polso, realizzati con i mestieri rari della Maison: tutti i tipi di smalto – dalla pittura miniata al cloisonné -, l’incisione a mano, il microintarsio in legno e naturalmente il guillochage. Ben poco si sa per ora di questa produzione esclusiva: si conoscono solo i due esemplari presentati in anteprima.

    Vale a dire, l’orologio da tasca “Burano” (Ref. 992/193J-001). Un omaggio all’isola della Laguna veneziana, decorato con le tecniche dello smalto cloisonné, flinqué, paillonné e dell’incisione a mano. E poi la pendoletta Dôme “Oranges de Sicile” (Ref. 20179M-001). In smalto cloisonné Grand Feu, celebra i frutti più famosi della Sicilia e la città di Palermo attraverso prospettive su più piani. Chi vuole saperne di più, dia un’occhiata alle didascalie in alto…

    I tesori del Patek Philippe Museum

    La Watch Art Grand Exhibition ospita anche una novantina di pezzi d’epoca provenienti direttamente dalle raccolte museali di Ginevra, suddivisi tra la collezione antica e la produzione d’antan della Manifattura. Tra i tanti pezzi notevoli selezionati dai curatori, meritano almeno un cenno tre reperti di profondo interesse per il pubblico italiano.

    L’orologio da tasca di Umberto I di Savoia, del 1897. Un modello tipo découverte (cioè con quadrante a vista), decorato con lo stemma del Re d’Italia in smalto e diamanti. Il quadrante in smalto bianco presenta una doppia scala oraria: cifre romane nere per il giorno e cifre arabe rosse per la notte.

    Un altro orologio da tasca realizzato nel 1830 circa per il mercato nazionale. Sul retro, lo smalto champlevé riproduce fedelmente una mappa geografica dell’Italia centro-settentrionale.

    Quindi una celeberrima Ora Universale Ref. 1415 HU datata 1948. Un orologio da polso in oro rosa con lunetta girevole incisa per conoscere simultaneamente tutti i fusi orari di 41 località mondiali. Il quadrante in smalto cloisonné raffigura l’emisfero orientale, circondato da un disco delle 24 ore per la funzione giorno/notte.

    La Manifattura a 360°

    Da segnalare, nella Sala delle Super Complicazioni, anche alcune pietre miliari nella produzione Patek Philippe. Come il Calibre 89, l’esemplare “portatile” realizzato per il 150° anniversario dalla fondazione. Lo Star Caliber 2000, il “tasca” uscito per festeggiare il nuovo Millennio. E il Grandmaster Chime Ref. 5175R-001, il modello da polso creato per i 175 anni della Manifattura. Tre orologi che qualcuno ha definito autentici “saggi enciclopedici di micromeccanica”.

    All’interno della sala denominata Master of Sound, si troveranno invece altre grandi specialità della Maison: gli orologi con suoneria. Risultato di una tradizione secolare ininterrotta, di un’ossessione per la perfezione acustica e di una continua innovazione tecnica che sono propri di Patek Philippe.

    Un altro spazio presenterà poi l’ampia collezione di movimenti interamente progettati e realizzati in-house, con un’area dedicata alle diverse fasi di produzione dei componenti e un’altra riservata alla ricerca e sviluppo.

    Alla Watch Art Grand Exhibition sarà esposta anche l’intera collezione corrente della Maison, incluse tutte le novità 2026. Come nelle precedenti edizioni, la mostra sarà accompagnata dal lancio di diverse serie limitate dedicate all’occasione. I visitatori avranno inoltre l’opportunità di assistere a dimostrazioni pratiche da parte degli artigiani specializzati della Manifattura, al lavoro sui loro banchi.

    Watch Art Grand Exhibition: informazioni pratiche

    La Watch Art Grand Exhibition Milano 2026 si terrà dal 2 al 18 ottobre prossimi e sarà aperta tutti i giorni: dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 19; dal venerdì alla domenica, dalle 10 alle 22. L’ultimo giorno, domenica 18 ottobre, dalle 10 alle 20. L’ingresso è gratuito, ma con prenotazione obbligatoria. Per registrarsi, basta collegarsi al sito ufficiale, direttamente a questo link. Noi del Giornale degli Orologi la visiteremo sicuramente. Poi vi racconteremo com’è andata.

  • Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Ci sono orologi che per tradizione, eleganza e quantità di complicazioni non risentono del tempo che passa. Patek Philippe, per esempio, ne ha diversi in collezione. La referenza di cui vi parlo in questo articolo, grazie alla maestria riposta nella realizzazione del calibro CH 28-520 C FUS a carica automatica, è tanto attuale oggi quanto lo sarà negli anni a venire. È il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph. Il nome, di per sé, ne anticipa il fascino: identifica l’orologio come Calatrava e lo colloca quindi in una delle collezioni storiche più apprezzate e riconosciute della Manifattura ginevrina. Ma svela anche di più: il termine Pilot lo riporta ai modelli del 2015 ispirati agli orologi per aviatori che la stessa Patek ha introdotto negli anni Trenta del secolo scorso. Gli ingredienti per fare del Patek Philippe 5924G un complicato senza tempo, quindi, ci sono tutti. Vediamo perché.

    Complicazioni ed estetica in stile Patek

    La Referenza 5924G, che a catalogo identifica il Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph – ed è declinata nelle due varianti “-010”, con quadrante blu-grigio soleil, e “-001”, con quadrante laccato verde kaki -, è la prima della collezione a integrare un cronografo. Non un cronografo qualsiasi, ma un cronografo flyback (o, come dicono i francesi, retour en vol). Che, nel caso dell’esemplare in questione, affianca il doppio fuso orario, l’indicazione giorno/notte per le ore di casa e locali, oltre al datario a lancetta a ore 6. Caratteristiche ricercate da chi, orologio al polso, si sposta continuamente da un lato all’altro del mondo.

    Noto subito, mettendo a confronto questo modello con quello del 2018 (Ref. 5524R-001), senza cronografo e con cassa in oro rosa, che la Manifattura ha sostituito i due pulsanti di sinistra deputati alla regolazione dell’ora locale con due correttori inseriti nella carrure che scompaiono alla vista. Una soluzione che preserva l’armonia estetica dell’orologio, vista la presenza dei due pulsanti a destra del cronografo flyback.

    Cos’è e a cosa serve il cronografo flyback

    Prima di spiegarvi in cosa consiste un cronografo flyback, riporto quanto Patek Philippe suggerisce nel manuale di istruzioni dell’orologio. E cioè che il cronografo può restare sempre in funzione senza inficiare sull’autonomia, che complessivamente si attesta fra 45 e 55 ore. A patto che l’orologio sia indossato regolarmente e caricato a fondo, mantenendo la molla nel suo range di funzionamento ottimale. Tenere il cronografo sempre attivo significa far sì che la lancetta centrale dei secondi cronografici funga da “normale” lancetta dei secondi. In questo modo Patek accontenta chiunque voglia vedere qualcosa muoversi ogni volta che punta gli occhi sul quadrante dell’orologio.

    Ma torniamo al cronografo flyback e vediamo cosa lo differenzia da un cronografo tradizionale. O, per meglio dire,” semplice”. In genere, il cronografo si attiva e si arresta con il pulsante a ore 2. Dopo che è stato fermato, il pulsante a ore 4 riporta a zero le lancette crono. Premere il pulsante di azzeramento senza che il cronometraggio sia stato arrestato può addirittura danneggiare il calibro. Tutto questo in un cronografo flyback non succede. Mentre il pulsante al 2 avvia e arresta il cronografo, quello al 4 azzera e fa ripartire istantaneamente il cronografo a ogni pressione. Il che permette di misurare intervalli di tempo in sequenza e senza sosta, agendo su un solo pulsante. Anche infinite volte, senza rischiare di danneggiare l’orologio.

    La funzione flyback affonda le origini nei primi decenni del secolo scorso, quando la navigazione aerea dipendeva esclusivamente da mappe cartacee, bussole e orologi da rilevamento. Questa complicazione permetteva gli aviatori di cronometrare singole tratte di volo o virate senza perdere quei secondi necessari ad arrestare e azzerare continuamente le misurazioni. Forse, oggi, un cronografo simile non serve a tutti, ma in termini di capacità realizzative si colloca nell’olimpo dell’alta orologeria.

    Come funziona la funzione Travel Time di Patek Philippe

    Introdotta proprio con la serie Pilot, la funzione Travel Time si traduce nella presenza di due distinte lancette delle ore. La prima, quella traforata, indica l’ora di casa, cioè del luogo di partenza, quello in cui si vive di solito, ed è intesa come punto di riferimento. La seconda lancetta, piena e rivestita di materiale luminescente (come quella dei minuti), indica invece l’ora locale, ossia l’ora del luogo in cui, per piacere o per lavoro, ci si trova. È evidente quanto la funzione Travel Time sia dedicata a chi viaggia.

    Non solo. È anche estremamente facile da regolare, in accordo con la filosofia della Maison che ha fatto della “semplicità d’uso” delle complicazioni un proprio mantra. Se ci si sposta verso ovest, rispetto alla propria residenza, occorre premere il correttore contrassegnato dal simbolo “-” (a ore 10) tante volte quante sono le ore di differenza fra i due fusi. Se si viaggia verso est, si deve agire sul correttore “+” (ore 8) per avanzare in senso orario del numero di ore necessarie. La lancetta delle ore locali è saltante, nel senso che scatta di un’ora esatta alla pressione del correttore. Quando si torna a casa, basta riportare la lancetta dell’ora locale sotto quella dell’ora di casa: la sovrapposizione è perfetta al punto di farla scomparire.

    Ma come sapere, quando si è in viaggio, se ci si riferisce a un orario prima o dopo mezzogiorno? Il dubbio dell’AM (ante meridiem) o PM (post meridiem) è importante soprattutto per stabilire che ore sono “a casa” (perché per l’ora locale basterebbe guardar fuori dalla finestra). Ma per amor di simmetria, Patek fornisce la risposta per entrambi i fusi orari. Sempre in modo semplice, affidata com’è alle due piccole finestrelle rotonde contrassegnate rispettivamente dalle scritte “local” e “home”. Il blu indica la notte, il bianco il dì.

    E la data?

    In un orologio pensato per garantire una perfetta collocazione temporale a ognuna delle nostre azioni, non poteva certo mancare il datario, sempre riferito all’ora locale. Patek Philippe, nella collezione Calatrava Pilot Travel Time, lo ha concepito a lancetta e lo ha collocato in un contatore a ore 12, con lo stesso diametro di quello dei minuti cronografici. Il numero 1 è di colore rosso. Non vi è una ragione particolare: semplicemente, gli orologiai di Patek hanno voluto far risaltare visivamente il primo giorno del mese.

    A parte questo, il datario non è in grado di correggersi autonomamente nel passare da un mese di 30 giorni a uno di 31, tantomeno nel passaggio da febbraio a marzo. Ricordiamoci che non siamo di fronte a un calendario annuale, né a un calendario perpetuo, che aggiungerebbero complicazioni alla complicazione. La correzione quindi deve essere effettuata manualmente, cinque volte l’anno, alla fine dei mesi con meno di 31 giorni, con una piccola pressione sul correttore invisibile posto sulla carrure tra le ore 12 e le ore 1. Importante: come in tutti gli orologi meccanici, la correzione non va fatta in corrispondenza del cambio effettivo di data, quindi tra le ore 22 e le 2 del mattino seguente.

    Il prezzo del Patek Philippe 5924G

    Sarà che quando scrivo di un orologio finisco per innamorarmene, sarà che alla Manifattura svizzera per eccellenza concediamo quasi tutto, ma gli 84.229 euro necessari per comprare il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph non mi sembrano poi così tanti, considerata “la sostanza” dell’orologio.

    Il prezzo è lo stesso per entrambe le versioni ed è almeno in parte giustificato dalla notevole quantità di oro utilizzata per costruirlo. Sono infatti realizzati in oro bianco la cassa da 42 mm di diametro per 13,05 mm di spessore, le lancette e gli indici delle ore, i pulsanti crono, la corona e la fibbia ad ardiglione. In più il prezioso metallo si ritrova anche nel rotore di carica, in oro giallo 21 carati (con tanto di Croce di Calatrava).

    Tutto il resto lo fanno le complicazioni a bordo. Il movimento CH 28-520 C FUS, rigorosamente ideato e costruito in-house, integra un cronografo flyback di ultima generazione. Lo si ritrova anche nel Nautilus Ref. 5990, ma non è il caso di parlarne qui. Lascio la descrizione dettagliata alle didascalie delle immagini nella galleria in alto.

    In sintesi

    CaratteristicheSpecifiche del Patek Philippe 5924G
    NomeCalatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph
    Referenza5924G-001 verde kaki / 5924G-010 blu-grigio
    CassaOro bianco, 42 mm di diametro x 13,05 mm di spessore
    CalibroCH 28-520 C FUS a carica automatica
    FunzioniOre, minuti, cronografo flyback, secondo fuso orario con doppia funzione giorno/notte, datario
    Autonomia55 ore
    Prezzo84.229 euro

  • Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001: Patek Philippe indossa il jeans

    Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001: Patek Philippe indossa il jeans

    Un jeans e una maglietta. Non è solo il titolo di un musicarello anni ’80 in salsa partenopea con l’ineffabile Nino D’Angelo, ma è anche una delle tenute più casual che si possono indossare. Proprio con un jeans e una maglietta starebbero bene al polso i Patek Philippe 4946G-001 e 4947/1A-001, due tra i calendari annuali più sportivi della Maison ginevrina. Hanno un quadrante blu con una trama “shantung” – una satinatura verticale e una orizzontale che si incrociano a 90 gradi – che ricorda quella di un jeans e dà all’orologio un tocco fresco e disinvolto.

    Lo so, l’ho presa forse un po’ alla lontana, ma il periodo estivo e le mise disimpegnate rendono questo il momento ideale per parlare dei due orologi, che sono una sorta di “separati alla nascita”. Sostanzialmente identici nell’estetica e nella meccanica, il 4946G-001 è stato presentato quest’anno a Watches and Wonders Geneva, mentre il 4947/1A-001 risale al 2021.

    La cassa delle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001

    Parto dalla cassa. Sono 38 mm di solido oro bianco nel 4946G-001 e di acciaio nel 4947/1A-001, per uno spessore tutto sommato contenuto per un calendario annuale: 11 mm circa. La cassa è completamente lucida, un incubo per gli ossessivo-compulsivi come me che non amano le ditate, ma una prova di eccellenza per gli artigiani di Patek Philippe. Le proporzioni e la forma sono le classiche Calatrava, il che significa purezza delle linee e pulizia. Vanno in questa direzione i quattro pulsanti correttori integrati nella carrure, in modo che solo la corona con la croce di Calatrava interrompa l’armonia dei contorni.

    Cassa Calatrava significa anse non particolarmente lunghe e leggermente curvate, a facilitare l’indossabilità dell’orologio, che nel caso del 4946G-001 e del 4947/1A-001 è un requisito fondamentale, data la natura casual. 

    Il quadrante delle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001

    Il punto di forza di entrambi gli orologi, al di là della meccanica, è sicuramente il quadrante. In Patek Philippe lo chiamano shantung dial, perché ricorda la trama dell’omonimo tessuto di seta tipico delle culture orientali. Il colore blu scelto per queste due referenze lo avvicina indiscutibilmente al jeans.

    Il quadrante shantung di Patek Philippe è realizzato attraverso un preciso processo di satinatura verticale e orizzontale, studiato per riprodurre l’aspetto testurizzato e intrecciato della seta grezza. La base del quadrante (solitamente in ottone o in oro) è sottoposta a un processo che prevede da 50 a 110 fasi distinte, caratterizzate da finiture microstriate eseguite da artigiani altamente specializzati. Utilizzano abrasivi fini e spazzole particolari per levigare il quadrante. Attraverso movimenti di spazzolatura verticali e orizzontali, creano il motivo irregolare, striato e finemente intrecciato. 

    Il metallo striato è colorato tramite galvanizzazione o rivestito con strati di vernice. Tra i colori più diffusi per i quadranti in shantung figurano il marrone (come nella Ref. 4946R-001), il bianco-grigio e, appunto il blu. I numeri e gli indici sono applicati con cura, mentre il testo viene trasferito litograficamente utilizzando tamponi in silicone, secondo la tecnica denominata décalque.

    Look moderno, layout classico

    Se la texture rende il 4946G-001 e il 4947/1A-001 giovani e attuali, il layout del quadrante è esattamente ciò che ci si aspetta da un calendario annuale di Patek Philippe. Intanto, giusto per ricordare, a differenza di altri tipi di calendari come il perpetuo o il settimanale, l’annuale indica mese, giorno del mese e giorno della settimana. A queste informazioni, Patek Philippe aggiunge nelle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001 l’indicazione delle fasi lunari.

    La disposizione dei contatori è classica: a ore 10 i giorni della settimana, a ore 2 i mesi, a ore 12 la finestrella del datario, con il disco data bianco, sovrastata dalla finestra delle fasi lunari. I numeri arabi sono in oro bianco, applicati, sia nella referenza con cassa in oro bianco sia in quella in acciaio, così come le lancette a foglia. Un generosa rivestimento di materiale luminescente garantisce la leggibilità al buio.

    Come ho scritto all’inizio, la meccanica dei due orologi è la stessa: il calibro automatico 26-330 S QA LU. Come sa chi apprezza Patek Philippe, QA sta per quantième annuel, ossia calendario annuale, LU indica le fasi lunari. Per i dettagli tecnici rimando alle didascalie, così come per alcune finezze che riguardano l’estetica del quadrante.

    Prezzi e conclusioni

    Se dunque le Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001 sono sostanzialmente identiche, oltre al materiale della cassa che cosa le differenzia? Il fatto che nella 4947/1A-001 del 2021, la cassa in acciaio fa il paio con il bracciale integrato a cinque file nello stesso materiale, con fibbia a farfalla brevettata. Nella nuova 4946G-001, il bracciale è sostituito da un bel cinturino in pelle di vitello il cui colore e la cui texture richiamano quelle del quadrante e danno all’orologio un aspetto ancora più sbarazzino. Aiutato da una fibbia ad ardiglione (grazie, Patek!) in oro bianco.

    I prezzi? 58.093 euro per la versione in oro bianco, 55.004 euro per quella in acciaio. Personalmente, per 3.000 euro di differenza opterei per la referenza in oro bianco. Per quanto può valere il mio punto di vista…

    In sostanza, quindi, la Ref. 4946G-001 e la meno recente 4947/1A-001 dimostrano come Patek Philippe abbia trovato un buon equilibrio nelle collezioni tra calendari “semplici” e perpetui, fin dalla introduzione del calendario annuale nel 1996. Se questa complicazione, che richiede una sola correzione all’anno a fine febbraio, è stata da allora proposta in diverse versioni – dalla classica 5146 alla più moderna 5205 -, la referenza 4946G-001, ancor più della 4947/1A-001, si afferma come un’interpretazione equilibrata e contemporanea.

    Non dimentichiamo che Patek Philippe ha esplorato texture sia blu sia ispirate al denim in diverse collezioni, dai Nautilus agli Aquanaut, fino a recenti esempi di World Time. La Ref. 4946G-001 segue con eleganza la stessa direzione e aggiunge alle collezioni della Manifattura un complicato dal carattere disinvolto, in sintonia con i gusti di oggi. Per una Maison spesso considerata conservatrice, non è cosa da poco.

  • Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Tra i tanti pregi della collezione Calatrava di Patek Philippe ce n’è uno che, forse, non tutti percepiscono: la versatilità. Intesa non tanto come possibilità di indossare l’orologio in diversi contesti, di adattarlo al proprio umore, di scegliere la referenza in base a come ci si sente quando si scende dal letto alla mattina. Lasciamo queste amenità ai maestri del marketing. Per il Calatrava, versatilità è cambiare pelle senza cambiare anima.

    Negli ultimi anni, Patek Philippe ha continuamente ridefinito quello che è sempre stato – e ancora è – il più classico dei dress watch, trasformandolo in qualcosa di più ricco di finiture, più casual e, se vogliamo, più pratico. Oltre a nuove funzioni, la Manifattura ha introdotto un nuovo linguaggio stilistico, fatto di quadranti grené, numeri arabi ben evidenti, carrure con guilloché Clous de Paris.

    Il nuovo Calatrava Alarm 5322G è esattamente figlio di questa trasformazione. Riprende il complesso meccanismo di sveglia presentato per la prima volta nella Ref. 5520 in stile Pilot, ma elimina la funzione di fuso orario. Nessun riferimento al mondo dell’aviazione, nemmeno la presenza delle corone e dei pulsanti che davano al 5520 un aspetto insolito per un Patek Philippe. Qui ci sono solo ora, data e una sveglia con formato 24 ore, presentati in una sobria cassa Calatrava. Basta poco, come vedete, per creare una delle grandi complicazioni più coerenti del catalogo del marchio.

    Il quadrante del Calatrava Alarm 5322G

    Parto dal quadrante. Riprende l’estetica introdotta con le Ref. 5326 e 5226, ma il Calatrava Alarm 5322G aggiunge un tocco di colore. Il verde intenso ha una superficie laccata con texture grené e una sfumatura nera alla periferia. Al variare della luce, il quadrante passa da opaco a quasi lucido, con la sfumatura che conferisce profondità all’insieme.

    Il layout bilancia complessità e essenzialità, in modo che ci troviamo di fronte a un quadrante tecnico che si presenta come se fosse semplice. Nella parte superiore spicca l’indicatore della sveglia a 24 ore. Una doppia finestrella mostra l’ora programmata con incrementi di 15 minuti, mentre una piccola apertura circolare sottostante permette all’indicatore di distinguere tra l’impostazione diurna e notturna.

    In corrispondenza del 12, una finestrella a forma di campana indica se la sveglia è attiva: bianca per accesa, nera per spenta. La metà inferiore del quadrante è occupata dal datario a lancetta a ore 6, con indicazioni in bianco e il numero 1 in rosso.

    La scala dei minuti e dei secondi, bianca, corre lungo il perimetro del quadrante, impreziosito da numeri arabi in oro bianco applicati e da lancette a forma di siringa, rivestite di materiale luminescente. La lancetta dei secondi centrale e quella della data sono entrambe bianche.

    Una cassa riconoscibile

    Il Calatrava Alarm 5322G si presenta molto diverso dalla Ref. 5520, a partire dall’abbigliamento. Questa cassa Calatrava, in oro bianco da 41 mm, ha proporzioni decisamente più classiche ma non convenzionali. Infatti, la decorazione guilloché Clous de Paris ricopre l’intera carrure, anziché limitarsi alla lunetta, come nei modelli precedenti. Le anse sono traforate e fissate al fondello anziché alla carrure: in questo modo, il guilloché Clous de Paris scorre ininterrottamente attorno alla cassa.

    L’orologio ha il vetro zaffiro sia sul quadrante, sia sul fondello e, nonostante questo, la cassa è impermeabile fino a 3 bar. Un valore che per gli standard della Casa, specialmente per una referenza con suoneria, è tutt’altro che disprezzabile: il Calatrava Alarm 5322G è infatti l’unico esemplare impermeabile con suoneria nell’attuale catalogo di Patek Philippe.

    Lo spessore di 12,22 mm rende l’orologio piuttosto compatto per essere una referenza con suoneria. Per esempio, la Ref. 5520 aveva uno spessore di 11,6 mm ma un diametro maggiore, con i pulsanti che la rendevano meno confortevole. Qui, oltre alla corona a ore 4, c’è un unico pulsante rettangolare di attivazione della sveglia a ore 2, la cui parte superiore riprende la decorazione a Clous de Paris della carrure. 

    Il cuore meccanico del Calatrava Alarm 5322G

    Nella cassa del Patek Philippe Calatrava Alarm 5322G lavora il nuovo calibro automatico AL 30-660 S C, un’evoluzione del calibro AL 30-660 S C FUS introdotto nella Ref. 5520. Dei suoi 524 componenti, quasi la metà è destinata al meccanismo di sveglia, preciso entro 10 secondi dall’ora programmata, meglio rispetto ai 30 secondi della Ref. 5220. Ottime anche le prestazioni cronometriche: 28.800 alternanze/ora, autonomia compresa tra 42 e 52 ore (in base all’impiego o meno della suoneria), precisione di -1/+2 secondi al giorno certificata dal Sigillo Patek Philippe.

    A differenza della maggior parte delle sveglie meccaniche, che generano una vibrazione ronzante, quella del Calatrava Alarm 5322G utilizza un martello che colpisce un gong a spirale, come se fosse una ripetizione minuti. Il risultato è un suono chiaro e raffinato. La sequenza di rintocchi dura circa 35 secondi e i rintocchi stessi sono emessi a un ritmo costante, controllato da un regolatore inerziale posto all’estremità del treno di ruote della sveglia.

    Nello sviluppare calibro e orologio, la manifattura ha puntato molto sulla facilità d’uso, creando un sistema dall’impiego intuitivo. Tutto viene controllato tramite la corona e l’unico pulsante. Con la corona premuta, si carica il movimento ruotando in senso antiorario, o la sveglia ruotando in senso orario. Tirando la corona in posizione 1 si imposta l’ora della sveglia, da attivare premendo il pulsante a ore 2. Tirando la corona nella posizione successiva si imposta l’ora. La data si regola tramite un correttore posto sulla carrure tra le anse inferiori. La sveglia non può essere attivata se l’orologio non è completamente caricato e si disattiva automaticamente una volta esaurita l’energia, mentre il suono può essere interrotto in qualsiasi momento.

    Conclusioni

    In sostanza, il Calatrava Alarm 5322G è una grande complicazione – lo dimostra anche il prezzo di 263.000 euro circa – che però si atteggia a orologio da portare tutti i giorni, complice anche il doppio cinturino, in pelle di alligatore coordinato al quadrante o in pelle di vitello con finitura nabuk. E quella di indossare i complicati nella quotidianità è una tendenza che si sta affermando sempre di più tra le grandi maison. In questo caso l’orologio è leggibile, comodo, intuitivo ma anche discreto. 

    Per come la vedo io, è un bel passo avanti verso complicazioni che non sono solo impressionanti per la loro tecnicità, ma anche pratiche e utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Se posso permettermi una critica, per piccola che sia, mi accodo a quanti ritengono sconveniente che la campanella dell’attivazione sveglia tagli l’indice a ore 12. Di sicuro, però, ripulendo in un certo senso lo schema estetico della Ref. 5220 e arrivando a un risultato tecnico più raffinato, Patek Philippe ha dimostrato ancora una volta di saper ascoltare mercato e appassionati, in barba ai rigidi legami che può imporre la tradizione. Questo, oggi, può fare la differenza tra un ottimo orologio e un successo commerciale: averlo capito, non è banale.

  • Calatrava 7200, l’Officier al femminile di Patek Philippe

    Calatrava 7200, l’Officier al femminile di Patek Philippe

    Sobria ed essenziale, la collezione Calatrava lo è per “natura”. Da quando è nata, nel 1932, è sempre stata la quintessenza della “classicità” e dell’eleganza secondo Patek Philippe. Eppure nel tempo ha dimostrato di essere capace di evolversi, di modificarsi per seguire i cambiamenti di gusto – da non confondersi con la moda e le tendenze, mi raccomando -, di assumere estetiche diverse, senza tradire la propria identità storica, il proprio carattere. E lo sa fare a volte in modo molto sottile, altre più radicale. Come nel caso dei nuovi esemplari da signora lanciati a Ginevra, alla scorsa edizione di Watches & Wonders. Due inediti Calatrava 7200 che rivisitano la versione presentata nel 2013 e la vestono di nuovi colori. Basta dare un’occhiata alla line-up della famiglia di orologi sul sito ufficiale – 11 referenze in tutto -, per notare quanto questi modelli femminili si discostino dagli altri.

    La differenza sta tutta nel design della cassa, che qui assume le forme dello stile Officier. Rigoroso, minimale, ma tutt’altro che spoglio. Al contrario: sontuoso, grazie alla scelta di precise tonalità e alle finiture. Il nuovo Calatrava 7200 è declinato in due monocromie: color sabbia e azzurro ghiaccio, sfumature che assumono effetti di luce cangianti grazie alla lavorazione soleil del quadrante, e sono messi in risalto dall’oro bianco lucido della cassa. Quanto al resto, nessuna decorazione, nessun diamante incastonato. Un puro “solo tempo” che mostra ore e minuti, privo perfino della lancetta dei secondi. Per chi desidera le pietre preziose, i concessionari di Patek Philippe hanno a disposizione altri Calatrava da donna: le referenze 4997, espressione di un’altra femminilità. I Calatrava 7200 hanno invece un valore e un significato storico ben preciso, che vale la pena di ricordare.

    I primi orologi da polso

    Anche chi non conosce il francese, intuisce che il termine officier vuol dire “ufficiale“, inteso come figura della gerarchia militare. E rimanda a un pezzo di storia dell’orologeria, all’esordio degli esemplari da polso. Si racconta infatti che alla fine dell’Ottocento furono i graduati dell’esercito i primi a indossare al polso gli orologi, consapevoli di quanto fossero infinitamente più comodi rispetto ai modelli da tasca durante le azioni sul campo. Per questo adottarono cinturini improvvisati – custodie in cuoio tipo polsiera in cui inserire la cassa, oppure strisce di pelle fatte scorrere in barrette metalliche posticce, profilate a U e saldate a ore 12 e a ore 6 -, così da poter appunto adattare al braccio i “tasca” più piccoli.

    Fino ad allora gli orologi da polso erano considerati “roba da donne”, di qualunque tipo fossero. Preziosi bracciali gioiello in oro, gemme o smalti sfoggiati con grazia dalle signore dell’alta società – come quello della contessa ungherese Koscowicz, realizzato proprio da Patek Philippe nel 1868 e considerato il primo orologio svizzero della storia. O pratici esemplari in metallo che le bambinaie legavano al polso con un nastro: messi in sicurezza, dopo che manine infantili vogliose e maldestre avevano provato a distruggere i delicati esemplari appesi al petto con una spilla… Si trattava comunque di accessori che nessun uomo si sarebbe mai sognato di portare, per non scalfire la propria immagine virile.

    Lo stile Officier

    A un certo punto però la funzionalità ebbe la meglio sui pregiudizi. Le prime testimonianze sull’utilizzo degli orologi al polso da parte degli ufficiali risalgono agli anni ’80 dell’Ottocento, quando Girard-Perregaux fece una fornitura alla Marina tedesca. Ma più ancora durante la Seconda guerra anglo-boera (1899/1902), che vide contrapposti l’esercito britannico e i coloni sudafricani di origine olandese. Si dice che furono proprio gli inglesi a vincere, grazie agli attacchi ben pianificati e coordinati con i loro segnatempo – non a caso chiamati wristlet. Successivamente, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l’affermarsi dell’aviazione, gli orologi da polso conobbero una diffusione sempre maggiore.

    E fu proprio nei primi decenni del secolo scorso che fu codificata la cassa Officier. Doveva essere necessariamente semplice e priva di fronzoli, di forma rotonda, compatta e con le anse “a filo”, dritte e accuratamente saldate alla carrure. Uno standard per una certa tipologia di field watch, poi entrata (e rimasta) a far parte dell’uso comune. Patek Philippe la riscoprì con una nuova generazione di officier nel 1989, in occasione del 150° anniversario, nella leggendaria Referenza 3960, realizzata in un’edizione limitata di 2200 esemplari sempre all’interno della collezione Calatrava. Va da sé che nella storia dell’orologeria da tasca e da appoggio il termine Officier rimanda a tutt’altro significato.

    Il Calatrava 7200 e il Calibro 240

    Spiegata la questione della cassa officier del nuovo Calatrava 7200, merita almeno qualche riga la meccanica che lo anima: il Calibro 240. Uno dei movimenti automatici più famosi, iconici e longevi nella storia dell’alta orologeria. Creato nel 1977, in piena crisi del quarzo, nacque con il preciso obiettivo di dimostrare che la meccanica poteva battere l’elettronica sul terreno dell’eleganza e della sottigliezza. Creato dal progettista di Patek Philippe Gérard Berret, aveva uno spessore di 2,3 mm grazie al micro-rotore decentrato, inserito direttamente nell’architettura dei ponti. Oggi come allora, il piccolo dispositivo riesce a generare inerzia per caricare la molla del bariletto, a dispetto delle dimensioni ridotte, perché è realizzato in oro 22 carati. Una lega metallica densa e pesante, capace di garantire un’eccellente efficienza a ogni minimo gesto del polso.

    Nel tempo, chiaramente, il Calibro 240 ha dimostrato tutta la propria validità. Si è rivelato una straordinaria piattaforma su cui montare diversi moduli delle complicazioni, senza mai perdere la proverbiale sottigliezza. E poi si è evoluto con l’acquisizione di sempre nuovi componenti e tecnologie, mirati a garantire un’ottimale costanza di marcia. Come la spirale Spiromax® in Silinvar®, un derivato del silicio che non necessita di lubrificazione, è del tutto insensibile ai campi magnetici e alle variazioni di temperatura. Tant’è che Patek Philippe continua a utilizzare il Calibro 240 nei modelli più prestigiosi in catalogo: non solo nei Calatrava, ma anche negli esemplari dell’Ellipse d’Or o della linea Nautilus – come i nuovi, ambitissimi Nautilus del 50° anniversario, festeggiato quest’anno. Senza dimenticare i molti orologi ricchi di smalti delle ricorrenti collezioni di Alto Artigianato.

    Conclusioni

    Concludo con le ultime, necessarie informazioni. Il prezzo, prima di tutto: il Calatrava 7200, in entrambe le referenze, costa 35.759 euro, in linea con gli altri modelli maschili della collezione – con i quali però non si possono fare paragoni diretti, visto che quelli hanno un peso maggiore in oro, diverse lavorazioni e diversi movimenti. Ma credo che sia importante fare alcune considerazioni. Certo, il prezzo ci fa capire che Patek Philippe, con il Calatrava 7200, si rivolge a un tipo di donna quanto meno benestante. Ma soprattutto una donna con una certa cultura orologiera, che conosca lo stile Officier tanto quanto il calibro 240, che sappia di cosa stiamo parlando e sia consapevole di quello che sta acquistando. E, per fortuna, di donne così ce ne sono sempre di più, almeno a livello internazionale.

  • 7 ultrapiatti presentati a Watches and Wonders 2026

    7 ultrapiatti presentati a Watches and Wonders 2026

    È vero. La maggior parte di questi orologi li abbiamo già pubblicati, nelle precedenti vetrine sulla (nostra) top ten di W&W e sulle anteprime dello stesso Salone. Eppure era necessario ripubblicarli di nuovo, in questa occasione, perché appartengono a uno dei generi più amati all’ultima edizione di Watches and Wonders: quello degli ultrapiatti – o extrapiatti che dir si voglia (non esistono differenze sostanziali fra le due definizioni). Ecco quindi 7 ultrapiatti esposti quest’anno a Ginevra e subito diventati protagonisti dei discorsi e dei reportage post-fiera.

    Esemplari degni di nota in assoluto, gli ultrapiatti sono semplici solo in apparenza: in realtà gli esperti li considerano alla stregua dei complicati, per le difficoltà intrinseche alla loro costruzione. Non a caso li realizzano marche che vantano una più o meno lunga specializzazione al riguardo, perché non ci si improvvisa produttori di movimenti sottili, se non sottilissimi. Basta guardare chi ha prodotto questi 7 ultrapiatti, per avere conferma che si tratta sempre di nomi con una dimostrata esperienza nel settore: Bvlgari, Cartier, Chopard, Jaeger-LeCoultre, Patek Philippe, Piaget, Vacheron Constantin – rigorosamente in ordine alfabetico.

    Un genere, dicevamo, che negli ultimi tempi ha visto un rincorrersi di record e conseguenti tentativi di infrangerli. Ma i nuovi 7 ultrapiatti presentati al Salone non colpiscono tanto per l’eliminazione di un ulteriore decimo di millimetro, quanto perché sono dotati di bracciale integrato. Che introduce un altro elemento di difficoltà nella realizzazione, in quanto deve rispondere contemporaneamente alle esigenze di comodità e di sicurezza che un simile design comporta. E quando ci si riesce, come in questi casi, il risultato è da applausi.

    C’è da dire che in questo modo gli ultrapiatti perdono la loro tipica estetica elegante per assumere una connotazione decisamente sport-chic. Prova ne siano i 6 ultrapiatti riuniti qui sotto, cui ne aggiungiamo un altro simile nello stile ma con il cinturino in pelle, presentato da Chopard. A fare da trait-d’union, c’è il Vacheron Constantin: che – come tutti gli esemplari della collezione cui appartiene – è fornito di bracciale intercambiabile con due cinturini (in pelle e in caucciù) inclusi nel packaging. Emblematico di quanto possa essere versatile l’ultima generazione di ultrapiatti…

    6 ultrapiatti con bracciale integrato

    BVLGARI Octo Finissimo 37 mm
    Ha fatto felici tanti appassionati della Maison romana perché introduce finalmente la cassa in un formato ridotto. Ai 37 mm di lato corrisponde però uno spessore leggermente maggiore rispetto al passato: 6,45 mm contro i 5,45 del 40 mm precedente. Il motivo sta nel nuovo movimento automatico, calibro BVF 100, sottile 2,35 mm e con micro-rotore decentrato in platino, in grado di fornire ben 3 giorni di autonomia . Esiste in titanio, interamente satinato o con finiture lucido-satinate, oppure in oro giallo. Da 17.700 euro.

    CARTIER Santos-Dumont
    Risponde a una scelta di design ben precisa, che fa della sottigliezza il proprio elemento distintivo. La cassa misura 31,4 x 43,5 mm (anse comprese) e ha uno spessore di 7,3 mm. Racchiude un movimento meccanico a carica manuale, calibro 430 C (di derivazione Piaget). Sottile anche il nuovo bracciale – le maglie misurano 1,15 mm di spessore: estremamente flessibile, prende ispirazione da quelli sviluppati su misura dalla Maison a partire dagli anni ’20 del Novecento. Esiste in due referenze in oro giallo, oppure in platino (accanto). Quest’ultima versione costa 62.000 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Master Control Chronomètre Date
    Fa parte di una riuscitissima collezione, universalmente apprezzata – al Salone e non solo. Realizzato in acciaio, ha la cassa di 38 mm di diametro per 8,4 mm di spessore, e si allaccia al polso con un inedito bracciale dal design unico e originalie. È equipaggiato da un movimento automatico, calibro J-LC 899, sottile 3,43 mm, con massa oscillante in oro rosa e autonomia di 70 ore. Che non solo è certificato cronometro dal Cosc ma anche dal sigillo HPG della Manifattura stessa, che simula le reali condizioni di utilizzo. 14.900 euro.

    PATEK PHILIPPE Nautilus 5810/1G-001
    Eccolo, finalmente. L’adorato modello con quadrante blu, uscito di produzione qualche anno fa (e ora si capisce perché), ritorna per il 50° anniversario nella versione più essenziale: in oro bianco, con indicazione di ore e minuti, il design rivisitato. La cassa misura 41 mm di diametro per 6,9 mm di spessore e ospita il celebre calibro 240: un movimento automatico sottile solo 2,53 mm, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct, bilanciere Gyromax® e spirale Spiromax®. In 2000 esemplari, fregiati dal Sigillo Patek Philippe, 89.099 euro.

    PIAGET Polo 79 Two-Tone
    Interamente realizzato in oro bianco e oro giallo, richiama l’estetica del modello originale, uscito proprio nel 1979. La cassa misura 38 mm di diametro per 7,45 mm di spessore, e monta un movimento automatico sottile 2,35 mm, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct. Si tratta del calibro 1200P1, versione aggiornata dell’omonimo movimento lanciato nel 2010, a sua volta erede della lunga tradizione di ultra-piatti della Maison. 96.500 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Automatico Ultrapiatto 2500V Riassumiamo quanto abbiamo scritto nell’approfondimento dedicato. È il primo esemplare dell’omonima collezione a essere realizzato interamente in platino. ha la cassa di 39,5 mm di diametro per 7,35 mm di spessore, e un inedito movimento: il calibro 2550. A carica automatica, vanta un micro-rotore decentrato in platino, due bariletti sovrapposti (privi di coperchio e di rocchetto), che assicurano un’autonomia di 80 ore, e un treno del tempo ridisegnato. Edizione limitata di 250 esemplari, 120mila euro.

    Più uno con il cinturino

    CHOPARD L.U.C XPS Prussian Blue
    Prende nome dal colore del quadrante, che rende omaggio alla storia di Neuchâtel, fra Sette e Ottocento parte del Regno di Prussia. Ma a noi interessa per la cassa in Lucent Steel, l’esclusivo acciaio della Casa, che misura 40 mm di diametro per 7,2 mm di spessore. Il merito è del calibro L.U.C 96.12 L, diretto erede del primo movimento prodotto in-house nel 1996. Sottile solo 3,3 mm, a dispetto della carica automatica, integra un micro-rotore decentrato in oro 22 carati e due bariletti sovrapposti (tecnologia Chopard Twin), che garantiscono 65 ore di autonomia. È certificato cronometro dal Cosc. 12.900 euro.

  • Alto Artigianato 2026: i mestieri rari di Patek Philippe in mostra

    Alto Artigianato 2026: i mestieri rari di Patek Philippe in mostra

    Ormai è una tradizione. Da una decina d’anni, la mostra sui mestieri rari di Patek Philippe è un appuntamento fisso della primavera ginevrina, organizzata in occasione dei grandi saloni dell’orologeria – il SIHH prima e Watches and Wonders poi. Così, eccola, puntuale anche quest’anno: l’esposizione Alto Artigianato 2026 è aperta fino al 9 maggio, come sempre nei Salons Patek Philippe di rue du Rhône 41.

    Un tempio dell’orologeria svizzera

    Non un indirizzo qualsiasi, né una semplice boutique, vale la pena ricordarlo. Piuttosto, un autentico monumento all’orologeria elvetica: la sede storica di Patek Philippe da quasi due secoli. La Maison infatti vi trasferì la manifattura nel 1853, per far fronte alle mutate esigenze di spazio. Questi ambienti ospitarono dunque i banchi di lavoro degli orologiai fino al 1996, quando fu inaugurato il più moderno stabilimento di Plans-les-Ouates. E qui perciò vide la luce tutta la produzione di Patek Philippe, inclusi gli esemplari più celebri: come il Packard nel 1927, il Graves nel ’33, o il leggendario Calibro 89, creato per i 150° anniversario della Marca.

    Dopo il trasferimento degli atelier produttivi, l’edificio conobbe un paio d’anni di accurato restauro e fu inaugurato nel 2006 come sede dei Salons, appunto – a metà fra luogo di rappresentanza, boutique esclusiva e flagship store. Oggi, gli interni arredati in stile Napoleone III, con carta da parati goffrata, enormi lampadari in cristallo di rocca e raffinate boiserie, espongono l’intero catalogo di Patek, mentre i piani superiori accolgono sale private con vista panoramica sul lago di Ginevra, proprio di fronte al Jet d’Eau e sopra l’Horloge Fleuri. La cornice ideale, insomma, in cui esporre modelli realizzati con i mestieri d’arte, da sempre patrimonio della Maison.

    La collezione di Alto Artigianato 2026

    La mostra Alto Artigianato 2026 riunisce 65 esemplari, tra pezzi unici ed edizioni limitate: 23 pendolette Dôme, 10 orologi da tasca e 32 orologi da polso, suddivisi fra le linee Calatrava e Golden Ellipse. Una collezione composita, per tema e soggetto, ma proprio per questo in grado di esprimere allo stesso tempo creatività senza limiti e maestria tecnica. Ciascun modello è infatti un concentrato di tecniche diverse, dimostrazione di un savoir-faire capace di affiancare antichi metodi di decorazione ad altri più innovativi.

    Negli esemplari di Alto Artigianato 2026, infatti, lo sguardo più attento potrà cogliere quadranti realizzati con lo smalto Grand Feu cloisonné, lo smalto grisaille, lo smalto flinqué, lo smalto paillonné, gli smalti di Fauré, ma anche con la pittura in miniatura, l’incisione a mano, il guillochage o l’incastonatura, tipici della tradizione orologiera. Mentre in altri quadranti si notano il micro-intarsio in legno, gli smalti di Longwy su porcellana e gli smalti grisaille su bianco di Limoges, di più recente adozione nel mondo delle lancette.

    In ogni caso, sono sempre mestieri rari che richiedono un “saper fare” altamente specializzato: non a caso rientrano nel campo delle “arti applicate” – definizione che solo in parte rende loro giustizia. Ma la mostra Alto Artigianato 2026 non offre solo l’opportunità di vederli tradotti in pratica in esemplari di altissimo livello qualitativo. Permette anche di conoscere di persona i maestri artigiani esperti nei vari tipi di decorazione e di assistere a dimostrazioni pratiche, supportate da video e dall’esposizione dei loro strumenti del mestiere.

    Qualche highlight

    Difficile scegliere gli esemplari più rappresentativi esposti nelle teche di Alto Artigianato 2026. Al massimo posso raccontare i pezzi che mi hanno colpito di più – perché come giornalista ho avuto la fortuna di vedere la mostra in anteprima, con qualche giorno di anticipo rispetto all’inaugurazione ufficiale. Ma si tratta quindi di scelte personali – ci tengo a sottolinearlo -, di una selezione dettata da criteri soggettivi e del tutto arbitrari.

    A cominciare dalla pendulette Dôme che illustra anche la locandina dell’eposizione: intitolata Les Aras, ritrae appunto un variopinto gruppo di pappagalli ara ed è realizzata in smalto Grand Feu cloisonné, impreziosito da pittura in miniatura, pavé di diamanti serti neige sul giro delle ore e altre gemme di colore incastonate agli indici e lungo i profili dell’orologio da tavolo.

    Tra i miei preferiti anche l’orologio da tasca Perles, un riccio di mare in smalto cloisonné, champlevé e flinqué, arricchito di perle e diamanti. Mentre, fra gli orologi da polso, impossibile dimenticaer la complicazione sonora del Calatrava Chitarra Elettrica: un ripetizione minuti con il quadrante in marqueterie di legno, impressionante per il realismo con cui è riprodotto lo strumento rock per eccellenza. Ma per farvi un’idea un po’ più completa degli orologi esposti, potete visitare il sito ufficiale.

    Informazioni di servizio

    Sempre sul sito ufficiale oltretutto troverete anche il modulo in cui registrarvi per poter accedere fisicamente all’esposizione Alto Artigianato 2026. Ricordo infatti che l’ingresso è libero, ma la prenotazione obbligatoria. E, nel caso vi sia possibile andare a Ginevra, vale la pena davvero di andarla a visitare, visto che ci sono ancora posti disponibili.

    Poco importa se nessuno di noi comuni mortali potrà mai acquistare anche solo un esemplare di questo tipo. La mostra è comunque un’occasione da non perdere: perché è raro avere la possibilità di vedere una simile raccolta d’arte orologiera, per numero di pezzi e qualità tecnica. Ma, al di là di tanta bellezza e bravura, la mostra offre anche la possibilità di approfondire la propria cultura in tema di mestieri rari applicati al mondo dell’orologeria.

    E penso sia proprio una questione di cultura, anche per Patek Philippe. La Manifattura infatti coltiva le diverse tecniche decorative dell’artigianato d’arte per salvaguardare la tradizione, per tramandare alle generazioni future antichi saperi. Che non solo meritano di essere perpetuati, ma anche di progredire, di arricchirsi con l’acquisizione e la contaminazione di nuove metodologie. E in fondo credo sia questa la chiave di lettura dell’intera mostra Alto Artigianato 2026, proprio questa la lezione di Patek Philippe sui mestieri rari.

  • La top ten di W&W26: le nostre novità preferite

    La top ten di W&W26: le nostre novità preferite

    Il Salone di Ginevra si è concluso, ed è tempo di bilanci. Non a livello di dati, comunicati ufficialmente qualche giorno fa dalla Fondazione, ma riguardo a ciò che abbiamo visto all’interno degli stand. Le novità che ci hanno più colpito o che ci sono piaciute di più. Gli orologi che sono rimasti impressi nella nostra memoria, quelli che ricorderemo anche in futuro come i più rappresentativi di questa edizione. Una top ten di W&W26, insomma, che riunisce il meglio della produzione esposta al Palexpo. Per estetica, importanza, virtuosismo tecnico. Secondo noi.

    Una top ten di W&W26 da intendersi però non come classifica o come gerarchia, che stabilisce un ordine fra i “primi dieci” esemplari del Salone. Piuttosto, un elenco di best of in cui ciascun orologio merita la stessa attenzione o considerazione, per le caratteristiche e le peculiarità che gli appartengono. Una top ten di W&W26, quindi, organizzata in ordine alfabetico, per marca, in cui si incontrano modelli diversi, dai solo tempo ai complicati. Tra i quali i più esperti possono cogliere tendenze e categorie: anniversari, complicazioni ripensate, tradizioni rinnovate…

    Va detto che ciascun orologio incluso in questa top ten di W&W26 andrebbe sicuramente sviscerato in un apposito approfondimento. Le poche righe in cui abbiamo cercato di sintetizzarne l’essenza non sono certo esaustive né della costruzione né del valore (anche in senso storico o culturale) dei singoli esemplari. Servono semplicemente a suscitare un po’ di curiosità nei nostri lettori. Chi volesse saperne di più può visitare i siti ufficiali dei brand qui elencati, mentre aspetta di leggere le nostre recensioni. A proposito, fateci sapere sui nostri social quale orologio vorreste approfondire: sarete accontentati.

    La nostra top ten di W&W26

    A.LANGE & SOHNE Lange 1 Tourbillon Perpetual Calendar “Lumen” In apparenza è un Lange 1 con il quadrante in vetro zaffiro fumé. Al buio però rivela molte indicazioni luminescenti: la Grande Date, le lancette di ore e minuti, quella retrograda dei giorni della settimana, l’anno bisestile e le fasi lunari, con integrata la funzione giorno/notte. In più, la cassa in platino di 41,9 mm ospita un nuovo movimento automatico, calibro L255.1: con autonomia di 50 ore, tourbillon a un minuto con stop secondi, calendario perpetuo con fasi di luna astronomiche – decorato con tutti i sacri crismi dell’orologeria sassone. In 50 esemplari, 550mila euro.

    CARTIER Santos Dumont
    Un autentico cult reinterpretato con un nuovo bracciale: estremamente flessibile, quasi “morbido”, garantisce massimo confort al polso grazie ai 394 link (ciascuno spesso 1,15 mm), organizzati su 15 file, lavorati e assemblati “in casa”. In oro giallo (oppure in platino), nella versione più preziosa adotta anche un quadrante in ossidiana dorata (di 0,3 mm di spessore). Perfetta espressione della tradizione orafa della Maison parigina, nella cassa di 31,4 x 43,5 (sottile appena 7,3 mm), monta un movimento meccanico a carica manuale, il calibro 430 MC. Circa 46.700 euro.

    IWC Pilot’s Venturer Vertical Drive
    Un orologio esplicitamente progettato per lo Spazio. Realizzato in collaborazione con Vast, azienda statunitense pionieristica nella progettazione delle stazioni spaziali commerciali di futura generazione, è stato pensato per le esigenze degli astronauti in microgravità. La cassa in ceramica misura 44,4 mm di diametro ed è priva di corona: permette infatti tutte le regolazioni tramite la lunetta rotante in Ceratanium®. Il movimento automatico, calibro 32722, è fornito di 5 giorni di autonomia e di funzione Gmt, che visualizza l’ora di riferimento in missione su una scala di 24 ore posta sul réhaut. 29.000 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Master Control Chronometre Date Power Reserve Tre nuovi, riuscitissimi esemplari arricchiscono la storica collezione con proporzioni rinnovate e un inedito bracciale integrato. Il nostro preferito è questo: in acciaio, ha la cassa di 39 mm per 9,2 mm di spessore, e il quadrante grigio-blu in omaggio al Futurematic del 1951. Monta il calibro 738, a carica automatica, con 70 ore di autonomia e scappamento in silicio. Certificato cronometro dal Cosc, ha superato anche i test del nuovo protocollo HGP (High-Precision Guarantee), che simula l’uso nella vita reale. 18mila euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Chronographe Mystérieux
    A prima vista sembra un normale “solo tempo” a tre lancette: in acciaio, con cassa di 40 mm e lunetta zigrinata in platino – coerente con la collezione. In realtà è un cronografo privo di contatori. Quando si preme il pulsante a ore 7.30 sulla carrure, appaiono due lancette in oro rosa a indicare il tempo corrente, mentre quelle rodiate avviano la misurazione dei tempi brevi. Una seconda pressione del pulsante le ferma, una terza le azzera e le fa “sparire” di nuovo (in pratica le lancette tornano a sovrapporsi). Il merito va al calibro PF053 (creato ad hoc), con 60 ore di autonomia e uno spessore di appena 6,9 mm. Disponibile da giugno, 36.900 franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Nautilus 5810/1G
    Eccolo, finalmente, l’attesissimo esemplare dell’anniversario. Rivisitato ad hoc da un leggero restyling, torna in oro bianco con l’iconico quadrante blu dai rilievi orizzontali. Cassa ultrapiatta di 41 mm per 6,9 di spessore e bracciale con sistema di microregolazione, è equipaggiato dal calibro 240: celebre movimento automatico, sottile solo 2,53 mm, il cui micro-rotore decentrato in oro 22 carati qui è personalizzato dall’incisione dei 50 anni. Edizione limitata di 2mila esemplari, 89.099 euro. Esiste anche con cinturino in gomma, in mille esemplari, oppure interamente in platino, sempre in 2mila esemplari.

    ROLEX Oyster Perpetual 41
    A proposito di anniversari, la Casa della Corona celebra i 100 anni della cassa Oyster con questo esemplare, realizzato in acciaio Oystersteel con lunetta e corona in oro giallo (metallo che ricorda il modello del 1926). Sul quadrante ardesia spiccano in verde il logo Rolex e gli indici dei 5 minuti, a ore 6 appare la scritta “100 Years” invece del canonico “Swiss made”, un altro 100 in rilievo sulla corona di carica. A animarlo c’è il calibro 3230, a carica automatica, con scappamento Chronergy, spirale Parachrom, 70 ore di autonomia. Certificato Cronometro Superlativo, 9.500 euro.

    TAG Heuer Monaco Evergraph
    Il cronografo riprogettato. Niente più camme o ruota a colonne, ma un sistema fatto di elementi flessibili, realizzati con la tecnologia Liga, che attivano le funzioni crono. Realizzato in collaborazione con la Vaucher Manufacture Fleurier in 5 anni di sviluppo, il calibro TH80-00 ha una costruzione invertita, che permette di vedere i componenti principali attraverso il quadrante trasparente. A carica automatica, di forma, vanta un’autonomia di 70 ore, il nuovo oscillatore TH-Carbonspring (resistente ai campi magnetici), una frequenza di 36.000 A/h e il certificato di cronometro del Cosc. La cassa in titanio (anche Dlc nero) misura 40 mm di lato. 25.000 euro.

    ULYSSE NARDIN [Super] Freak
    La creazione di Ludwig Oechslin festeggia 25 anni con una nuova evoluzione. Basata sui 35 brevetti del Freak, è un complicatissimo “solo tempo”, costruito su 7 livelli e sviluppato in 4 anni. Sul ponte centrale che funge da lancetta dei minuti monta due tourbillon inclinati di 10° e rotanti in direzioni opposte, con differenziale e indicazione cilindrica dei secondi su giunto cardanico. La cassa in oro bianco misura 44 mm di diametro, il disco rotante delle ore in Nanosital blu (materiale policristallino trasparente) permette di vedere parte del movimento automatico, calibro UN-252. 350.980 euro.

    VAN CLEEF & ARPELS Midnight Jour Nuit Phase de Lune
    Lanciata nel 2008 come parte delle Complications Poétiques, poi aggiornata nel 2024, la collezione che visualizza l’alternarsi del giorno e della notte sull’intero display si amplia con una nuova complicazione astronomica. La cassa di 42 mm in oro bianco ospita un disco in vetro avventurina di Murano (nero) che simula il cielo stellato, su cui si staglia il Sole in oro giallo guilloché, mentre un altro disco in madreperla bianca riporta le fasi di luna – anche su richiesta. Il modulo aggiuntivo del movimento automatico ha richiesto 4 anni di sviluppo. 159mila euro.

  • News orologi: fatti, volti ed eventi – 23/03/2026

    News orologi: fatti, volti ed eventi – 23/03/2026

    Venti giorni. Tanto è passato dalle ultime News orologi, il nostro rotocalco digitale che racconta cosa è successo nel mondo delle lancette. Il palinsensto del Giornale degli Orologi in realtà lo avrebbe previsto per lunedì scorso, ma la serata degli Oscar ha catalizzato tutte le attenzioni e fatto saltare la normale programmazione. Le News orologi di oggi devono dunque recuperare le notizie di (quasi) tre settimane: un periodo particolarmente ricco di novità soprattutto riguardo alle celebrities che hanno dominato la scena dell’orologeria. Accanto agli ambasciatori, però, dobbiamo registrare anche alcune novità a tema corporate: nuovi lanci, inaugurazioni ufficiali, curiosità. Mettetevi comodi: vi aspetta una panoramica completa sull’attualità dell’orologeria. Buona lettura!

    Valori umani

    Bvlgari ha nominato Jake Gyllenhall come nuovo Global Brand Ambassador. L’attore statunitense, premiato ai Bafta per I segreti di Brokeback Mountain (2005) e più volte candidato ai maggiori premi internazionali (dai Golden Globes agli Oscar), è noto tanto per i ruoli sul grande schermo quanto per l’impegno in progetti di promozione dei diritti universali, della non violenza e della difesa dell’ambiente. La stessa Bvlgari dichiara di averlo scelto perché incarna un’idea di lusso fatta di valori umani, cultura e relazioni autentiche. Sta di fatto che nella nuova campagna gli ha messo al polso un paio di versioni dell’Octo Finissimo Skeleton 8 Days. Fortunato…

    Salviamo il Sole

    Avete presente L’Ultima Missione: Project Hail Mary? Il nuovo film con Ryan Gosling (diretto da Phil Lord e Christopher Miller), appena uscito nelle sale, vede l’attore sfoggiare al polso per tutte le due ore e mezza di proiezione un TAG Heuer Connected Calibre E5. Uno smartwatch di nuova generazione, con la cassa in titanio grado 2 Dlc nero e il cinturino rosso in gomma, che vuole “fare da ponte fra tecnologia e determinazione umana”, per citare il comunicato ufficiale. Di sicuro ben interpreta le atmosfere fantascientifiche della vicenda, compagno ideale del protagonista impegnato in una missione solitaria per la salvezza della Terra. Anche se non sarà l’unico…

    Al polso di Miss Francia

    Festina ha un legame storico con il concorso di Miss Francia: da anni è partner della manifestazione e a ogni edizione sceglie la vincitrice come propria ambassador. Eletta Miss Francia 2026, Hinaupoko Devèze è quindi protagonista della nuova campagna del Brand: originaria di Thaiti, ha portato un tocco esotico sul set. I primi visual la vedono ritratta da un lato immersa nella vegetazione rigorosa della Polinesia francese, e dall’altro all’interno di un atelier d’artista, fra statue e bozzetti. La doppia ambientazione rimanda a due collezioni specifiche: Festina Ceramic e Festina Mademoiselle (accanto), che riassumono l’idea di femminilità del Marchio.

    Cronometro in volo

    Foto Tomas Sisk / Photonews via Getty Images courtesy Omega

    Il campione olimpico Armand “Mondo” Duplantis, detentore del record del mondo di salto con l’asta (6,31 metri) nonché ambasciatore di Omega, il 21 marzo scorso ha vinto la medaglia d’oro ai Campionati Mondiali Indoor di atletica leggera a Torun, in Polonia. Così è diventato il primo atleta a vincere quattro titoli mondiali consecutivi di salto con l’asta indoor e ha stabilito un nuovo record dei campionati con la vertiginosa altezza di 6,25 metri. Per la cronaca, durante la gara l’atleta indossava il suo Seamaster Aqua Terra Ultra-Light, realizzato interamente in titanio e derivati. A dimostrazione che con l’orologio al polso si può anche volare.

    Giorno di festa

    Foto Artur Widak/NurPhoto courtesy IWC

    Domenica 14 marzo, Kimi Antonelli è entrato nella storia della Formula 1 conquistando la sua prima vittoria iridata al Gran Premio di Cina. Il pilota del Mercedes-AMG Petronas Formula One Team si è imposto sul circuito di Shanghai ed è diventato così il secondo vincitore più giovane di sempre in un gran premio. Ma non è finita qui. La Scuderia tedesca, di cui IWC è partner, ha festeggiato la doppietta grazie al secondo posto di George Russell. Per la cronaca: sul podio, Antonelli ha indossato un Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun Oceana, mentre Russell il Pilot’s Watch Automatic 41 che porta il suo nome.

    In diretta tv

    I telesapettatori più attenti lo avranno sicuramente notato. Domenica 8 marzo, durante la diretta tv dell’attesissimo derby Milan-Inter, trasmessa su sette cnali sportivi, Alexandre Pato aveva al polso un Maestro 2.0 Meteorite di Gérald Charles, inconfondibile per la forma della cassa. Se lo indossasse a titolo privato o con un accordo one spot, nulla si sa al riguardo: attualmente non risultano collaborazioni ufficiali o contratti di testimonial tra l’ex attaccante del Milan e il marchio di orologi. Resta il fatto comunque che questo momento abbia dato una grande visibilità al Brand a livello internazionale.

    Redini in rosa

    Ancora a proposito di TAG Heuer, dal prossimo 1° maggio il Brand avrà un nuovo Ceo: Béatrice Goasglas. Lo ha annunciato Stéphan Bianchi, AD della divisione Watches and Jewelry di LVMH Group, definendo la nomina nel segno della continuità strategica. Entrata in azienda nel 2018, Goasglas ha rivestito ruoli chiave nei mercati dell’Asia Pacifico e delle Americhe, e ha contribuito allo sviluppo internazionale del Marchio. Nel suo nuovo incarico guiderà TAG Heuer puntando su innovazione, valorizzazione del patrimonio e partnership, in particolare quella con la Formula 1. Le auguriamo buon lavoro!

    L’espansione continua

    Non bastava Le Brassus. Audemars Piguet ha inaugurato un’altra manifattura a Meyrin, dedicata alla produzione dell’habillage (casse, bracciali) e allo sviluppo tecnologico. Ricavata dal restauro di un edificio anni Sessanta e ampliata con ulteriori costruzioni, la nuova sede raggiunge 9mila metri quadri e può accogliere fino a 350 dipendenti. Gli spazi sono progettati per favorire collaborazione, flessibilità e benessere, con aree modulari e tanta luce naturale. La struttura adotta soluzioni sostenibili, e vanta certificazioni Minergie, pannelli solari, recupero delle acque piovane e sistemi integgigenti di gestione energetica. Ottimo.

    Rarità all’asta. E in mostra

    Phillips, in associazione con Bacs and Russo, batterà all’asta un rarissimo Patek Philippe World Time Ref. 2523 del 1953. Con la cassa di 36 mm in oro giallo e il quadrante in smalto cloisonné che riproduce la mappa del Sud America, è uno dei due esemplari noti con questa configurazione e l’unico a essere mai stato offerto pubblicamente. Un autentico capolavoro di tecnica e alto artigianato che sarà il principale highlight della Geneva Watch Auction XXIII, in programma per il 9 e 10 maggio prossimi. La vendita si preannuncia già come “da record”: l’orologio ha una stima iniziale superiore ai 5 milioni di franchi svizzeri. Staremo a vedere.

    Chi fosse interessato a vedere fisicamente il Patek Philippe World Time Ref. 2523 e le altre rarità in vendita da Phillips, potrà farlo nei prossimi giorni a Milano, da Verga 1947. Martedì 31 marzo e mercoledì 1° aprile, infatti, lo storico retailer ospiterà gli highlight dell’asta nella boutique multimarca di via Vincenzo Capelli 4, sotto i grattacieli di Porta Nuova. Sarà l’unica possibilità per ammirare questi straordinari esemplari in Italia: l’esposizione fa parte di un tour che in aprile toccherà soltanto le principali capitali internazionali. Un’occasione da non perdere.

    Latest, aggiornamenti del 26-03-2026

    Fuori dal ring

    Foto @odieuxboby courtesy Richard Mille

    La famiglia di Richard Mille si allarga, ancora. E con “l’adozione” di Ilia Topuria si apre per la prima volta agli sport da combattimento. Nato in Germania, l’atleta georgiano-spagnolo – cintura nera di jiu-jitsu brasiliano e di wrestling, nonché pugile di alto rango – è campione imbattuto UFC (Ultimate Fighting Championship, l’organizzazione Usa di arti marziali miste) nei pesi piuma e nei pesi leggeri, con un record di 17 vittorie consecutive, molte delle quali conquistate per KO al primo round. Non a caso lo chiamano El Matador! Al polso, il Brand gli ha messo un leggerissimo l’RM 67-02 Automatic Extra-Flat, super-efficiente e aggressivo. Come lui.

    Talenti emergenti

    La 2a edizione del Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives ha un vincitore. Anzi, due: Hazemann & Monnin (accanto). Un nuovo Marchio fondato da un duo di orologiai, Victor Monnin e Alexander Hazemann, che ha aperto il proprio atelier in Svizzera nel 2024 (ma è frutto di un’amicizia più lunga, iniziata ai tempi del corso di orologeria frequentato da entrambi al Liceo Faure di Morteau, in Francia). A colpire la giuria di celebri addetti ai lavori è stato il loro School Watch, con indicazione istantanea delle ore saltanti e suoneria al passaggio, premiato durante una cerimonia che si è svolta a Parigi lo scorso 24 marzo. Ne risentiremo parlare presto, scommettiamo?

    p.s. Le News orologi non finiscono qui: sono spesso riaggiornate durante la settimana. Nei prossimi giorni, torna ancora su questa pagina per restare informato sulle novità del mondo delle lancette…

  • Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: l’empireo di Patek Philippe

    Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: l’empireo di Patek Philippe

    Quando è stato presentato a Watches and Wonders 2025, il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione è stata una delle superstar del salone. Un orologio talmente complesso che ci siamo presi quasi un anno per parlarne su queste pagine. Un po’ perché ci sono state altre novità che, mese dopo mese, hanno preso la scena, un po’ perché si tratta di un pezzo talmente alto che, come si suol dire, aveva bisogno dei suoi tempi.

    La cosa certa è che il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione è la traduzione materiale del modo in cui il Presidente Thierry Stern intende il futuro del Marchio. Un futuro che si era cominciato a intravedere nel 2023, quando era stata presentata in anteprima mondiale in serie limitata, in occasione della Grande Esposizione Patek Philippe “Watch Art” di Tokyo, la Ref. 5308P-010 con cassa in platino. Ora, da anteprima, la Ref. 5308 è diventata parte della collezione corrente di Patek Philippe. Anticipo subito che dedicherò le didascalie a una parte dei dettagli tecnici dell’orologio, altrimenti questo pezzo rischierebbe di diventare lungo come una quaresima.

    Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: il calibro

    Però, per parlare del Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione, mi è utile partire dal calibro, o meglio, dal suo nome che spiega la quadrupla complicazione. Nel calibro R CHR 27 PS QI troviamo infatti la ripetizione minuti (R), il cronografo (CH) che è rattrapante (R, ricordiamo che Patek considera la funzione rattrapante una complicazione distinta dal cronografo) e il calendario perpetuo istantaneo (QI). Per completezza, 27 e PS indicano il fatto che il calibro è basato sul movimento originale da 27 mm con piccoli secondi.

    La maggior parte dei componenti tecnici è nascosta sotto al quadrante. Dal fondello trasparente è possibile vedere il micro-rotore con lavorazione guilloché e i martelli lucidi della ripetizione minuti, oltre al regolatore per la ripetizione nascosto sotto la croce di Calatrava in oro, simbolo della Casa. Sotto al quadrante si trova il modulo del calendario perpetuo, mentre il lavoro fatto sul cronografo ha richiesto agli ingegneri di Patek Philippe una importante serie di modifiche che ha portato anche a due brevetti.

    Il primo è una ruota di innesto a recupero di gioco, che consente di evitare qualsiasi sfarfallio della lancetta dei secondi del cronografo, eliminare l’attrito della ruota del cronografo e consentire così un risparmio di energia. Il secondo è un meccanismo che permette di sollevare la leva della lancetta rattrapante quando quest’ultima è arrestata, invece di farla correre attorno al “cuore” del cronografo, riducendo così il consumo di energia. Sforzi tecnici tesi ad aumentare l’autonomia del Patek Philippe Ref. 5308G-001 Quadrupla Complicazione, che rimane comunque contenuta: 38 ore con il cronografo in funzione, che diventano 48 quando non lo si usa. Il movimento, contraddistinto dal sigillo Patek Philippe, è dotato di bilanciere Gyromax a inerzia variabile, con spirale in silicio Spiromax, che lavora a 21.600 alternanze/ora.

    Dal salmone al ghiaccio

    Se il quadrante della Ref. 5308P-010 aveva una tonalità salmone, il 5308G-001 è un’esperienza visiva inedita per Patek Philippe. Il quadrante blu ghiaccio con finitura soleil è intriso di elementi blu: le lancette di ore e minuti, il giro della minuteria, le cornici del calendario perpetuo, la minuteria dei contatori, il cielo delle fasi lunari. Una coerenza cromatica che stempera la presenza imponente dei due contatori cronografici dei 60 minuti (a ore 3) e delle 12 ore (a ore 9).

    Il calendario perpetuo istantaneo con visualizzazioni a finestrelle impiega lo stesso meccanismo che ha dato luogo al deposito di due brevetti, introdotto nel 2008 nella Ref. 5207 e ripreso nel 2011 nella Ref. 5208. Il sistema è complesso: dei 799 componenti del calibro, ne conta da solo ben 220. Le indicazioni saltano in 30 millisecondi all’interno delle quattro finestrelle di giorno della settimana, data, mese e anno bisestile, anche quando la riserva di carica scende a dieci ore. I dischi impiegati per la visualizzazione della data hanno una massa superiore a quella delle indicazioni a lancetta e ciò sottolinea ancora di più l’importanza del lavoro sul movimento. La visualizzazione istantanea richiede infatti la padronanza dell’energia per trattenere i dischi e rilasciarli contemporaneamente con uno scatto fulmineo.

    La cassa in oro bianco è imponente, non tanto per il diametro (42 mm), quanto per lo spessore, che sfiora i 18 mm (17,71). La lunghezza da ansa ad ansa è di 52,11 mm, ma per la Ref. 5308G-001 Quadrupla Complicazione la Maison si è impegnata sul fronte della vestibilità e dell’impatto visivo. Le anse allungate e il cinturino agganciato quasi alla loro estremità provano a mitigare al polso l’altezza e il peso della cassa; la traforatura delle anse stesse e la lunetta concava vogliono alleggerire all’occhio la struttura dell’orologio.

    Gli antenati del Ref. 5308G Quadrupla Complicazione

    Detto che il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione costa, tasse incluse, ben 1.297.279 euro, lascio come detto il resto dei dettagli alle didascalie e chiudo con un breve excursus sui principali predecessori di questo orologio. Giusto per far capire quanto un simile pezzo non sia spuntato come un fungo dalla sera alla mattina, ma sia il frutto più recente di una lunga evoluzione preparatoria.

    Per circa quindici anni, la Ref. 5016 è stata il Patek più ambito a unire calendario perpetuo, ripetizione minuti e tourbillon. All’inizio degli anni 2000, gli appassionati iniziarono a volere orologi più grandi, moderni e più consistenti al polso. Nel 2008, Patek Philippe lanciò il primo calendario perpetuo istantaneo, la Ref. 5207P – con finestrelle per il giorno, la data e il mese disposte radialmente nella parte superiore del quadrante -, abbinato a una ripetizione minuti e a un tourbillon. 

    Nel 2011 fu la volta della Ref. 5208. Eliminando il tourbillon ma inserendo un cronografo monopulsante, Patek aggiunse un micro-rotore al movimento, rendendolo automatico. A differenza della maggior parte dei cronografi di Patek, la massa di leve e ponti era nascosta sotto il ponte di carica e il meccanismo di ripetizione.

    La Ref. 5308P-010 della Patek Philippe Watch Art Grand Exhibition di Tokyo 2023, infine, fu la naturale “evoluzione della specie” iniziata con il lancio del 5207 nel 2008. Cassa in platino, quadrante salmone e lancette e indici anneriti, fu una creazione di altissimo livello, ma limitata a 15 esemplari. Oggi, con la quadrupla combinazione, le cose cambiano. Certo, il prezzo non è per tutti, ma esclusività non ha mai fatto rima con disponibilità.

  • Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Più volte negli ultimi anni abbiamo visto Patek Philippe reinterpretare i propri “classici” in chiave contemporanea. Penso per esempio al Calatrava 6007G del 2023, oppure al Calatrava 5226G del 2022, che in modo diverso trasformavano la collezione simbolo dell’eleganza in qualcosa di totalmente inedito (e difficile da definire: dire “sport-chic”, a mio parere, è riduttivo…). Con il Patek Philippe 6159G, però, l’esercizio di stile della Maison ginevrina si spinge oltre. Perché in questo caso si entra nel regno supremo dell’arte orologiera, quelle Grandi Complicazioni che nell’immaginario dei collezionisti sono indissolubilmente legate a un’estetica tradizionale.

    La difficoltà qui stava nel rinfrescare un mostro sacro come il Calendario Perpetuo Retrogrado senza tradirne l’essenza storica. Operazione resa ancora più complessa dall’immediato precedente dello stesso orologio, tuttora in catalogo: la Ref. 5160R, uscita nel 2013 nella collezione Rare Handcrafts. Un esemplare con la cassa Officier – un modello di cassa nato all’epoca della Prima Guerra Mondiale, con il fondello protetto da un coperchio a cerniera, e le anse a vite -, in oro rosa, interamente incisa a mano con motivi a volute. Bene, la Manifattura è riuscita nell’intento con una soluzione semplice ma inaspettata. Il Patek Philippe Ref. 6159G abbina infatti alla cassa Calatrava in oro bianco, con tanto di lunetta Clous de Paris (quintessenza dello stile Patek), un cristallo in zaffiro fumé. Modernissimo.

    Il calendario perpetuo retrogrado

    Del resto, credo sia importante sottolineare quanto il Calendario Perpetuo Retrogrado faccia parte dell’heritage della Casa. Se Patek ha introdotto sul mercato il primo (in assoluto) calendario perpetuo da polso nel 1925, la Ref. 97975, non ha atteso molto per aggiungere la complicazione alla complicazione. Era il 1937 quando ha presentato la Ref. 96 con Calendario perpetuo retrogrado: un pezzo unico con cassa Calatrava in oro giallo e un movimento di 11 linee, a carica manuale, basato su un’ébauche Victorin Piguet. Il particolare display mostrava l’indicazione del datario tramite la lancetta centrale ad andamento retrogrado in progressione su un arco di cerchio di 240°, al cui interno erano inscritte due finestrelle per il giorno della settimana e del mese. In aggiunta, a ore 6, rappresentava le fasi di luna.

    Questa specifica visualizzazione rimase come modello anche negli esemplari successivi, dai movimenti via via più evoluti ma con il lay-out sostanzialmente identico, o quasi. Riapparve infatti anche nella prima produzione di serie, del 1993: la Ref. 5050, in catalogo fino al 2002. Cassa da 35 mm in oro o in platino e quadrante in vari colori, mostrava solo un dettaglio diverso: il calibro automatico 315 S QR riportava le finestrelle di mese e giorno della settimana all’esterno della data retrograda, mentre all’interno, a ore 12, compariva l’anno bisestile. Nel 1999 la Ref. 5050 fu affiancata dalla Ref. 5059, con lo stesso movimento ma con la cassa Officier di 36 mm, in oro o platino. Nel 2006, quest’ultima fu sostituita dalla Ref. 5159, sempre con la cassa Officier ma da 38 mm, in oro giallo o bianco, e il calibro automatico 324 S QR. L’antesignana della 5160 citata sopra.

    L’habillage del nuovo Patek Philippe 6159G

    Come accennavo sopra, quindi, il Calendario Perpetuo Retrogrado di Patek Philippe versione 2026 si inscrive nel solco della tradizione per la cassa Calatrava, tipicamente decorata con due giri di guillochage a Clou de Paris sulla lunetta (e anche sul fondello). In oro bianco, di 39,5 mm di diametro, crea un accostamento insolito ma per nulla stonato con il gusto attualissimo del quadrante in zaffiro fumé, che lascia intravvedere il movimento sottostante. Ed è solo la seconda volta che un Patek adotta lo zaffiro per il quadrante di un orologio: nel 2023 c’era stata un’altra Grande Complicazione, la Ref. 5316, una versione ancora più complicata del Calendario Perpetuo Retrogrado con in più la ripetizione minuti e il tourbillon.

    In entrambi i casi, la superficie trasparente, metallizzata grigia – secondo la definizione ufficiale -, nella zona periferica sfuma verso il nero. E crea così un netto contrasto con le lancette e gli indici sfaccettati, la cui leggibilità è ulteriormente accentuata dal materiale luminescente. Un dettaglio quest’ultimo che ha fatto arricciare il naso ad alcuni puristi dell’orologeria perché troppo sportivo. Secondo me invece è tutt’altro che azzardato: contribuisce a dare all’orologio un carattere più incisivo ed energico. Alla stregua del cinturino, del resto: in materiale composito nero effetto tessuto, con cuciture contrasto, sembra riflettere una vocazione più attiva e quotidiana, lontana dall’idea di “oggetto da tenere in cassaforte”.

    Un calibro conosciuto

    Il nuovo Patek Philippe 6159G monta un movimento arci-noto: il calibro 26-330 S QR, discendente diretto del calibro 324 S QR, oggi non più in produzione, e ovviamente rinnovato rispetto a quel predecessore da una serie di caratteristiche. Riguardo alle sigle, vale la pena ricordare che QR sta ovviamente per Quantième (calendario, in francese) Rétrograde, mentre S sta per secondi centrali. Già, perché i calendari perpetui retrogradi di Patek sono tra i pochi (se non perfino gli unici) calendari perpetui a mantenere la lancetta dei secondi al centro. Oltretutto apprezzabile proprio per la configurazione a finestrelle, che lascia il quadrante “pulito” e non sovraccarico di informazioni. Ma non divaghiamo.

    C’è da dire che il calibro 26-330 S QR è un calibro di ultima generazione, che presenta le migliori tecnologie della Manifattura, come la spirale Spiromax®, in silicio. Ed è fornito anche di un dispositivo brevettato per la lancetta del datario. Come tutti sanno, infatti, quando la lancetta raggiunge l’ultimo giorno del mese (quale che sia: 28, 29, 30 o 31), con un salto istantaneo ritorna alla posizione di inizio mese. Un sistema esclusivo disinnesta la lancetta durante il moto retrogrado per impedire eventuali rimbalzi sul 2 o sul 3, inaccettabili per Patek Philippe. Una piccola accortezza che la dice lunga sulla meticolosità con cui sono costruiti gli esemplari della Casa.

    In pratica, il ritorno istantaneo della lancetta ad andamento retrogrado della data è assicurato da una piccola molla a spirale. Non si tratta di una vera e propria molla motrice, beninteso, ma di un semplice elemento del sistema di richiamo, che accumula energia durante la fase di avanzamento lento e la rilascia istantaneamente per il ritorno. Al di sopra è montata la ruota della data, dotata di una leva di blocco retrogrado, che isola il cricchetto retrogrado della ruota della data e impedisce quindi ogni errore di indicazione. Negli altri giorni del mese, il cricchetto retrogrado posiziona correttamente la ruota del calendario retrogrado.

    Il prezzo del Patek Philippe 6159G

    Riguardo al calibro 26-330 S QR ci sarebbe ancora tanto da dire, ma non voglio approfittare della pazienza di chi legge. Chi volesse conoscere ulteriori informazioni, può trovarle nelle didascalie in alto, a corredo delle immagini. Qui concludo come sempre con il prezzo al pubblico, che nel caso del Patek Philippe 6159G è di 123.551 euro. Di per sé non eccessivo, anzi in limea con gli altri calendari perpetui della Maison. Ricordiamoci sempre che siamo nel segmento dell’alta orologeria…

  • Nautilus Ladies: i nuovi Patek Philippe 7010 all’insegna del colore

    Nautilus Ladies: i nuovi Patek Philippe 7010 all’insegna del colore

    Il Patek Philippe Nautilus non ha certo bisogno di presentazioni. Gli sono già stati dedicati fiumi di inchiostro, e io non ho intenzione di ripetere quanto scritto altrove in innumerevoli occasioni. Mi concentro invece sulle vicende meno note della versione femminile: il Nautilus Ladies. Definizione di comodo che utilizzo per distinguerlo dal più celebre predecessore, anche se – lo ammetto – è ufficiosa: la Manifattura ginevrina lo ha sempre chiamato semplicemente Nautilus. Come ha fatto anche quest’anno a Watches and Wonders Geneva, quando ha presentato i nuovi Nautilus 7010G-013 e 7010/1G-013. Entrambi appunto “da signora”, ci offrono l’opportunità di raccontare qualcosa sul “fratellino minore” – sia per età sia per dimensioni – della creazione di Gérald Genta.

    Le origini del Nautilus Ladies

    Gli esordi del Nautilus Ladies risalgono ai primi anni Ottanta. Nel 1981 Patek Philippe aveva fatto uscire sul mercato un modello di taglia media (Ref. 3800), il cui diametro di 37,5 mm aveva conquistato un numero crescente di polsi femminili. Si trattava di un formato più piccolo rispetto agli “enormi” (per l’epoca) 42 mm dell’esemplare originale, datato 1976.

    Poi, nel 1982, la Maison ginevrina creò una versione espressamente “da donna”, la Referenza 4700: in acciaio, con la cassa di 28,5 mm di diametro, era animata da un movimento al quarzo, il calibro E19 (poi E19C). Rispetto all’omologo maschile, quel modello da signora si distingueva per l’impermeabilità fino a 6 atmosfere (anziché 12) e un diamante incastonato nella corona.

    Soprattutto, il Nautilus Ladies riscosse subito un grande successo. Il pubblico femminile non esitò ad amarlo fin dal momento del lancio, diversamente dagli uomini che avevano accolto l’orologio più tiepidamente. Tant’è che, come raccontava all’epoca l’allora Presidente Philippe Stern, «la richiesta di Nautilus rimase moderata sino all’inizio degli anni ’80».

    Le signore ne apprezzarono il design puro e pulito, perfetto anche in situazioni formali, e allo stesso tempo la robustezza, che permetteva di indossarlo con disinvoltura. Il Nautilus Ladies era l’emblema di uno stile sport-chic, lussuoso ma funzionale, ribadito anche dalla presenza del datario (era l’unico Patek da donna con datario).

    … e l’evoluzione

    C’è da dire che anche il Nautilus Ladies si dimostrò estremamente versatile e fu declinato in molteplici varianti. Con l’andar del tempo conobbe modelli two-tone, in acciaio e oro, oppure interamente in oro giallo, e perfino di gioielleria, incastonati di pietre preziose, diamanti, rubini o smeraldi. La ricca collezione rimase quindi in catalogo fino al 2004, quando smise di essere prodotta.

    Successivamente, nel 2009, Patek Philippe la riportò in vita in tre nuove versioni, in oro rosa o bianco, per un totale di sei referenze (chiamate 7010 o 7011). Tutte con la cassa di 32 mm, la lunetta spazzolata o tempestata di diamanti, il quadrante argentato o antracite e il movimento al quarzo, calibro E23 SC. Ma soprattutto con una rinnovata architettura, derivata dalla collezione del 2006.

    In occasione del 30° anniversario del Nautilus, infatti, la Manifattura ginevrina aveva fermato la produzione precedente per sostituirla con una linea del tutto nuova, opportunamente rivisitata da un lieve ma deciso restyling. In acciaio, con la cassa da 43 (Ref. 5711/1A) o da 38,4 mm (Ref. 5800/1A, quest’ultima particolarmente apprezzata dalle donne), il nuovo Nautilus assume proporzioni diverse e forme più dolci.

    La cassa non è più monoblocco come in passato, ma presenta la “classica” costruzione tripartita, con il vetro zaffiro sul fondello a mostrare il movimento. Le “cerniere” incurvate, le lancette e gli indici a bastone ingranditi, le maglie del bracciale sottilmente modificate, tutto concorre a modernizzare l’estetica e a migliorare le prestazioni, pur nel rispetto dei tratti distintivi dell’originale.

    Il nuovo Nautilus 7010G

    Gli anni successivi portano ulteriori sviluppi. La collezione si articola in esemplari di 33,6 o 35,2 mm, anche con movimento automatico e cinturino in pelle di alligatore, ma sempre con il display in sobrie tonalità. Poi, nel 2023, la svolta, dettata dal mutato gusto per il colore diffuso nell’orologeria contemporanea, non solo femminile. Così il Nautilus Ladies adotta un quadrante in un vivacissimo rosa porpora, che spicca nell’habillage in oro rosa (Ref. 7010/1R-013) e tinge anche il cinturino effetto tessuto (Ref. 7010R-013).

    E sono proprio questi gli immediati precedenti delle novità di quest’anno, che puntano di nuovo sul colore ma in una cromia complementare: azzurro ceruleo. La particolare sfumatura crea un bel contrasto con la cassa e il bracciale in oro bianco (Ref. 7010/1G-013) e un’efficace monocromia con il cinturino effetto tessuto (Ref. 7010G-013).

    Entrambe le versioni hanno la cassa di 32 mm di diametro, ornata da quasi un carato di diamanti taglio brillante e da un’alternanza di lavorazioni lucido-satinate. Ed entrambe sono animate da un movimento al quarzo, calibro E23-250 SC, realizzato “in casa”. Ricordo che anche ai “quarzi” la Manifattura ginevrina applica la stessa cura per le finiture dei calibri meccanici. In questo caso l’intera superficie del movimento è decorata a perlage, côté cadran, e a Côtes de Genève, côté fond.

    Prezzi e conclusioni

    Lascio alle didascalie il compito di fornire informazioni più dettagliate. Qui mi limito ad aggiungere i prezzi: 42.649 euro (per la referenza con il cinturino) e 60.469 euro (per quella con bracciale, la cui presenza ovviamente incide sui costi). E una breve considerazione finale. I valori trasmessi dai nuovi Nautilus Ladies 7010 sono sempre gli stessi e si rifanno a quello che è considerato a tutti gli effetti “l’orologio sportivo ma elegante” per eccellenza, fin dal 1976. Ed è ormai diventato un riconosciuto status symbol, oltre che una forma di investimento. Al quale però il tocco di colore infonde una speciale originalità, squisitamente femminile, che lo aggiorna senza tradirne l’essenza.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/12/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/12/2025

    Il mondo delle lancette non si ferma mai. Anche questo mese, nonostante le vacanze natalizie ormai imminenti, sono stati numerosi gli annunci e le notizie arrivati in redazione, puntualmente registrati in queste Cronache dell’orologeria. A volte si tratta di progetti a lunga scadenza, che lasciano intuire la proverbiale organizzazione svizzera… Altre volte di fatti ormai acquisiti, di cui possiamo solo prendere atto, in attesa di sviluppi futuri. Fateci sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

    Le discese ardite

    Dopo Alexis Pinturault, Ester Ledecká, Johannes Bø, Tomoka Takeuchi, Richard Mille presidia ancora una volta il mondo dello sci con un nuovo ambasciatore: Arthur de Villaucourt. Esperto di freestyle, il ventiduenne francese è specializzato in “gobbe” (moguls, in inglese)*. Una disciplina in cui intende classificarsi tra i primi 30 al mondo, con l’immediato e ambizioso obiettivo di qualificarsi ai prossimi Giochi olimpici invernali di Milano/Cortina 2026. Il suo orologio? L’RM 67-02 Automatic Extra Flat con cassa in Quartz Tpt® bianco e Carbon Tpt®, con il calibro CRMA7 scheletrato e dal peso piuma: solo 32 grammi. Per non appesantirlo e permettergli di “volare” meglio…

    *È definita “gobbe”, in inglese moguls, quella specialità dello sci. Prevede spericolati percorsi disseminati di dossi, fatti di cumuli di neve, che gli sciatori devono affrontare il più velocemente possibile. Durante la prova eseguono salti, manovre aeree e figure acrobatiche.

    Creativi in lizza

    Annunciati i 5 finalisti della 2a edizione del Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives. Si tratta del Beauties of Nature, realizzato da Daizoh Makihara (Giappone); del Möbius di Xinyan Dai/Fam Al Hut (Cina); School Watch di Victor Monnin e Alexandre Hazemann (Svizzera); CIC 39 mm Racing Green di Bernard Lederer; e Fading Hours di Norifumi Seki (Giappone). Presentati anche i 5 giudici dell’ultima selezione, tra cui si incontrano “vecchie” conoscenze come Carole Forestier-Kasapi (Direttrice strategia e movimenti TAG Heuer), Kari Voutilainen e Matthieu Hegi (Art Director La Fabrique du Temps L.V.). Il vincitore sarà svelato con una cerimonia il 24 marzo prossimo.

    Cronache dell’orologeria… milanese – 1

    CityOval in un frame del teaser Patek.

    Invece Patek Philippe ha annunciato che, dal 2 al 18 ottobre 2026, Milano sarà sede dell’ormai celebre Watch Art Grand Exhibition. Giunta alla 7a edizione, avrà luogo nell’ex Palazzo delle Scintille, un tempo Padiglione 3 della Fiera Campionaria e oggi diventato CityOval, nel cuore di CityLife. Dove, sotto una cupola alta 30 metri, la mostra occuperà 2.540 metri quadri dei 4mila disponibili. Suddivisa in aree tematiche, vedrà esposti circa 500 orologi: l’intera collezione in corso, pezzi storici del Museo Patek, esemplari di alto artigianato ed edizioni limitate create ad hoc. In pratica la più grande e spettacolare mostra mai organizzata dalla Maison. Ne riparleremo.

    Cronache dell’orologeria… milanese – 2

    Skyline di Milano (foto courtesy Gregory Smirnov/Unsplash).

    Sempre Milano ospiterà anche la 7a edizione della LVMH Watch Week. Dal 19 al 21 gennaio prossimi, dunque, nella capitale della moda italiana (dove non si sa ancora), l’ormai celebre kermesse internazionale farà da vetrina alle 9 marche orologiere del Gruppo francese. In ordine alfabetico: Bvlgari, Daniel Roth, Gérald Genta, Hublot, L’Epée 1839, Louis Vuitton, TAG Heuer, Tiffany & Co. e Zenith. Che presenteranno le loro ultime creazioni per una platea di addetti ai lavori: rivenditori, giornalisti, clienti finali. All’elenco degli espositori mancano però altri marchi (di moda e gioielleria) del Gruppo che hanno comunque orologi in catalogo. Che ne è di Dior, Fendi, Chaumet?

    Shopping in montagna

    Foto Elettra Gallone courtesy Rocca

    L’avvio della stagione invernale ha visto l’inaugurazione di un nuovo store Rocca a Courmayeur. Posto in via Roma, la via dello shopping del borgo valdostano, si trova accanto alle boutique delle più rinomate marche internazionali del lusso. Gli interni sono stati progettatati ad hoc, con un concept che utilizza colori naturali e materiali tipici dell’architettura locale – legno e pietra -, per ricreare un’atmosfera calda ma chic. Oltre alle creazioni dei marchi del Gruppo Damiani, vi si possono trovare anche gli orologi di brand selezionati, come Omega, IWC, Chanel. E un’area dedicata alle proposte di Rocca Certified Pre-Owned, vale a dire esemplari di secondo polso certificati.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Patek Philippe 4946R-001 e 4947/1A-001: gemelli diversi

    Patek Philippe 4946R-001 e 4947/1A-001: gemelli diversi

    Mettendo mano a questo articolo sul nuovo Patek Philippe 4946R-001 e sul suo fratello maggiore 4947/1A-001, ho ripensato a un passaggio di una conversazione che ho avuto di recente con il grande Aurel Bacs, consulente della casa d’aste Phillips e tra i massimi esperti di orologeria al mondo. Perché, tra i molti argomenti toccati, abbiamo parlato anche di che cosa, tra gli orologi, può essere considerato “un classico”. Secondo lui, classico non significa per forza “datato”: è in realtà un concetto molto soggettivo che si applica anche – e soprattutto, dico io – a pezzi moderni o contemporanei. Ed ecco il perché della lampadina che si è accesa.

    All’ultimo Watches and Wonders, il Patek Philippe 4946R-001 ha rivitalizzato il celebre Calendario Annuale, inventato e brevettato dalla Manifattura nel 1996 con la Ref. 5035J. Un orologio che non solo a mio parere (modesto e irrilevante), ma anche per come la vedono gli esperti, gli appassionati e quelli che ci capiscono sul serio, è davvero “un classico”, nonostante compirà solo 30 anni nel 2026. Un classico che nel 2021 Patek Philippe aveva vestito di blu e di acciaio e che la scorsa primavera, nei padiglioni ginevrini, ha indossato un abito marrone e oro rosa. 

    Nelle prossime righe parlerò sostanzialmente del più recente arrivato, il Patek Philippe 4946R-001, ma, senza che diventiate strabici, è come se parlassi anche del 4947/1A-001. Tra i due c’è solo, si fa per dire, un cambio d’abito.

    Il Patek Philippe 4946R-001 e l’arte del tessuto

    Il Patek Philippe 4946R-001 è l’esempio perfetto di ciò che accade quando si parla di orologi di alta gamma: il bello sta fuori e sta dentro, c’è chi apprezza l’estetica, chi la meccanica e chi non si accontenta e non concepisce l’una staccata dall’altra. Nel caso di questo orologio, l’estetica parla di un abbinamento cromatico tra marrone e oro rosa che è molto contemporaneo, almeno quanto lo era quattro anni fa quello tra l’acciaio e il blu del 4947/1A-001. A unire le due referenze c’è la particolare lavorazione del quadrante, che Patek Philippe chiama “shantung”.

    Io che sono ignorante in materia mi sono rivolto a mia moglie, molto più esperta di me in termini di tessuti e filati: mi ha spiegato esattamente ciò che trovate su Google inserendo la parola shantung. Ossia che si tratta di un tessuto di seta selvaggia, in tinta unita, con una superficie ruvida e irregolare, dall’aspetto grezzo. Per quelli che, come ho scritto sopra, prediligono l’estetica, questa lavorazione del quadrante è il pezzo forte del Patek Philippe 4946R-001. Guardandolo da vicino a Watches and Wonders, la doppia satinatura orizzontale e verticale mi ha dato proprio l’impressione plastica della trama e dell’ordito.

    Qualcuno vi parlerà, come al solito, dei riflessi cangianti della luce che lo colpisce. Lasciate dire, è marketing. Ciò che conta è la realizzazione sopraffina che trasforma davvero il quadrante in un tessuto. E pazienza se non è fatto a mano da ineffabili artigiani certosini: il risultato materico unito al caldo del marrone rendono questo orologio unico nel suo genere. Anche perché il marrone prosegue nel cinturino in vitello con motivo denim e cuciture a contrasto color crema, che dà coerenza all’intero orologio. 

    Chiaro e pulito

    Naturalmente il quadrante non è solo colore e finitura. È principalmente leggibilità, come da sempre è il Calendario Annuale di Patek Philippe. Le lancette delle ore e dei minuti – a forma di foglia, in oro rosa e con materiale luminescente – dialogano con una scala delle ore caratterizzata da numeri arabi applicati anch’essi in oro rosa. La sottile lancetta dei secondi centrali si estende ben oltre la scala delle ore e fluttua sopra uno chemin de fer di grande classicità.

    I contatori nella parte superiore del quadrante indicano il giorno della settimana (a ore 9) e il mese (a ore 3). L’indicazione del giorno del mese è lasciata a una finestrella a ore 6 con il disco data bianco. I puristi diranno che il bianco stacca troppo rispetto al resto del quadrante; io dico che farlo tono su tono avrebbe “annegato” il giorno del mese rendendolo illeggibile. Un non senso per un Patek Philippe. 

    Il bilanciamento della disposizione dei contatori si chiude con la finestra delle fasi lunari a ore 6, dove c’era il contatore delle 24 ore nella Ref. 5035J del 1996. La manifattura sviluppò il primo orologio con fasi lunari nel 1925, noto come Perpetual Calendar 97975. Il Patek Philippe 4946R-001 combina il design originale della complicazione delle fasi lunari con eleganti innovazioni e con la facilità d’uso tipica delle referenze della Maison ginevrina. Infatti, supponendo che l’orologio sia sempre carico, la data dovrà essere regolata solo una volta all’anno, il 1° marzo, non avendo lo scatto automatico dal 28 febbraio. L’indicatore delle fasi lunari presenta uno scarto di un solo giorno ogni 122 anni rispetto al vero ciclo lunare. Quattro correttori posizionati sulla cassa, due per lato, facilitano la regolazione dei contatori tramite uno stilo apposito.

    Oro e marrone

    A proposito di cassa, ho anticipato sopra il materiale, oro rosa. Chi si ricorda del 4947/1A-001 avrà capito che parliamo di un diametro di 38 mm, misura perfetta per inquadrare il Patek Philippe 4946R-001 tra gli orologi che fuggono dall’apparenza e dall’ostentazione. Sia nella precedente versione in acciaio sia in questa, la cassa è splendidamente rifinita e sinuosa. La impreziosiscono molti dettagli sottili che arricchiscono l’aspetto generale dell’orologio.

    Ad esempio, il vetro zaffiro ha un bordo smussato che si assottiglia verso la lunetta, un particolare che può sembrare insignificante, ma se considerato insieme a numerosi altri piccoli dettagli, arricchisce l’esperienza al polso. Nonostante il carattere sobrio, la cassa è interamente lucidata a specchio, un trattamento che Patek Philippe ha eseguito alla perfezione e che non tutti gli orologi sono in grado di portare. Un po’ come un abito: blu o marrone, solo il Calendario Annuale di Patek Philippe è capace di indossarlo senza mai sfigurare.

    Il calibro del Patek Philippe 4946R-001

    Detto che la cassa è completata da un fondello a vista, arriviamo a ciò che da quel fondello si vede: il calibro automatico di manifattura 324S QA LU, splendidamente rifinito. I ponti sono decorati con motivo Côtes de Genève verticale e hanno i bordi smussati e lucidati. Il perlage impreziosisce la platina e abbondano le scritte dorate. La massa oscillante è realizzata in oro giallo 21 carati ed è impreziosita da Côtes de Genève circolari e dall’emblema della Maison, la croce di Calatrava.

    Oltre alla finitura eccellente del movimento, sono presenti numerose raffinatezze tecniche. Lasciando i dettagli alle didascalie, per esempio, il calibro 324S QA LU è dotato del bilanciere Gyromax® di Patek, che è sostanzialmente un tipo di bilanciere a inerzia variabile in cui la lunghezza della molla del bilanciere rimane fissa. I quattro pesi a forma di C, fissati ai raggi del bilanciere, si possono ruotare in senso orario o antiorario per regolare il momento di inerzia, rendendo il movimento più veloce o più lento.

    Il bilanciere Gyromax® è superiore al più diffuso bilanciere con indice regolato, poiché la molla è meno soggetta a errori di posizione. Anche la stabilità della frequenza è superiore. Patek Philippe ha posizionato i pesi inerziali sui raggi del bilanciere invece di adottare l’approccio tradizionale che prevede il fissaggio di viti al bordo esterno. Grazie a questo accorgimento, il bilanciere Gyromax® genera meno turbolenze d’aria, favorendo così la precisione di marcia del calibro.

    Andare oltre il prezzo

    Chiudo con il prezzo, che per la versione in oro rosa è di 55.836 euro, qualcosa meno per quella in acciaio: 52.866. E con una considerazione finale, prima di lasciarti alle didascalie. In linea con i prodotti di alta gamma, sotto la superficie di ciascun orologio della Maison si nasconde una grande sostanza. Infatti, Patek Philippe 4946R-001 non è solo bello all’esterno, ma possiede anche un’anima meravigliosa, il calibro 324S QA LU un combinato disposto che va oltre il mero valore commerciale.

    Certo è che quando si parla di Patek Philippe, e in particolar modo di una collezione come la Nautilus, il tema degli investimenti, della rivalutazione dell’orologio e dei rendimenti spesso travalica il dato di fatto di avere tra le mani un orologio raffinato. Mi auguro che sia il Patek Philippe 4946R-001 sia il 4947/1A-001 non conoscano lo stesso loop del Nautilus e possano finire nelle mani di proprietari che ne apprezzano il vero valore, al di là della speculazione. È anche da questo che si riconosce un classico.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 30/10/2025

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 30/10/2025

    Tornano le Latest, con le novità di prodotto uscite nell’ultimo periodo. Questa volta però ci siamo volutamente concentrati su una fascia di prezzo accessibile quasi per tutti. Date un’occhiata alle Latest qui sotto: su una decina di esemplari presentati, ce ne sono cinque che costano meno di 7mila euro e altri quattro che costano meno di 2mila. Perché va bene sognare, va bene guardare ai marchi di lusso senza rosicare, ma ogni tanto è importante anche togliersi lo soddisfazione di comprare qualcosa. Un solo consiglio: se vedete un orologio che vi piace, non limitatevi a guardare le foto e a leggere la nostra recensione. Andate sul sito ufficiale del marchio che vi interessa e trovere sicuramente delle alternative. A voi la scelta.

    BREGUET Reine de Naples 8925
    Un nuovo esemplare-gioiello va ad arricchire la storica collezione. Realizzato per la prima volta in oro Breguet, esibisce un inedito bracciale a boule, che richiama la forma della tipica ansa centrale. La cassa misura 25 x 33 mm ed è ornata di diamanti, il quadrante soleil presenta il giro delle ore decentrato e guilloché (ma esiste anche in madreperla o in avventurina, e il classico diamante a goccia a ore 12. Monta il calibro 586/1, un piccolo movimento automatico con spirale in silicio. 83.300 euro

    PATEK PHILIPPE Gondolo Serata “Zèbres”
    Il femminilissimo orologio da sera d’ispirazione Art Déco torna in una preziosa versione “illustrata”. Ma non si tratta del “solito” (seppur pregevole) smalto. Piuttosto di una tecnica innovativa: il quadrante in cristallo zaffiro è inciso e rivestito di inchiostro su entrambi i lati, quindi metallizzato nero e rivestito di vernice bianca sul retro, così da creare profondità e volume. La cassa cambré in oro rosa misura 28,6 x 40,85 mm ed è impreziosita da oltre 2 carati di spessartiti taglio brillante in doppio dégradé, dal cognac al mandarino. Movimento al quarzo Swiss made. 43.124 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Micro-Rotor Steel & Rose Gold Nuova referenza della riuscitissima collezione, affianca all’abbinamento acciaio & oro rosa un quadrante Stone Blue, vibrante di riflessi grazie al guilloché Grain d’Orge. Quanto al resto, tutto rimane com’era: la cassa di 40 mm di diametro, sottile 7,8 mm, la lunetta zigrinata, il bel bracciale rastremato… Il movimento è sempre il calibro PF703, di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro rosa e finiture superlative. 28.200 franchi svizzeri.

    Latest sotto i 10mila euro

    OMEGA Speedmaster Milano-Cortina 2026
    Uscito ieri, a 100 giorni esatti dall’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, è il primo della serie dedicata alla manifestazione in cui il Marchio sarà – come sempre – cronometrista ufficiale. In acciaio, ha la cassa di 38 mm con lunetta in ceramica, il quadrante laccato effetto ghiaccio, il fondello personalizzato e il bracciale con sistema brevettato di regolazione fine. Il movimento è il calibro Co-Axial 3330 con ruota a colonne, spirale in silicio, secondi continui e certificato ufficiale di cronometro del Cosc. Nel datario si trova il logo dell’evento. 6.800 euro.

    BELL & ROSS BR-03 Gmt Compass
    Una bussola da polso, con tanto di gradi e punti cardinali, leggibile tramite la lancetta rossa delle ore. Ma anche un secondo fuso orario, grazie alla lunetta girevole bidirezionale con le 24 ore e la funzione giorno/notte. La cassa carré misura 42 mm di lato ed è impermeabile fino a 10 bar, il movimento automatico è il calibro BR-CAL. 303 (base Eta 2893 o Sellita equivalente), il cinturino in caucciù. In pratica, un orologio “da navigazione”, in senso lato. Edizione limitata di 500 esemplari, 4.900 euro.

    CUERVO y SOBRINOS Historiador Tradición
    Primo esemplare con certificazione Cosc del Marchio svizzero-cubano, è animato da un movimento automatico, calibro Soprod Newton P092. Ma mantiene la tipica ispirazione vintage della collezione: la cassa di 40 mm in acciaio, priva di lunetta, con vetro zaffiro glass box e lunghe anse aggettanti, riprende i modelli della Casa degli anni 50. Il quadrante, decorato à frappage e con il doppio cartiglio, è disponibile in tre versioni: argenté, champagne e bordeaux. Edizione limitata di 282 esemplari per colore, 3.400 euro.

    ORIS Aquis Pro 1000M
    Sviluppato in collaborazione con i diver professionisti, reinterpreta l’esemplare più tecnico della Casa di Holstein lanciato nel 2023. La cassa di 47,9 mm di diametro, in titanio Pvd grigio, è impermeabile fino a 100 bar ed è dotata del Rotation Safety System brevettato che impedisce qualsiasi manomissione accidentale della lunetta durante le immersioni. Il movimento automatico è il calibro Oris 733. Il cinturino in caucciù è fornito di un sistema di allungamento. In vendita con un secondo cinturino in caucciù nero. 3.400 euro.

    LEBOIS & Co. Heritage Small Seconds
    L’estetica è quella degli esemplari originali prodotti dal Marchio negli anni ’40/’50 del secolo scorso: cassa in acciaio di 37,8 mm di diametro, quadrante soleil con piccoli secondi e vetro zaffiro bombato. Ma i tre modelli – Baton, Numeral e Script – montano tutti un movimento automatico di nuova concezione, calibro LC-350, certificato cronometro dal Cosc. Un Founder’s launch di 100 pezzi, ciascuno accompagnato da un bracciale Flexi e da un maglione in regalo. In prevendita fino al 28 novembre, consegna dalla prossima primavera, 2.200 euro.

    Latest sotto i 2000 euro

    YEMA Navygraf Pearl CMM.20
    Lo storico modello torna in versione sofisticata, con il quadrante e la lunetta (girevole unidirezionale) in madreperla naturale, nei toni dell’azzurro o del nero. La cassa in acciaio 316L misura 39 mm di diametro ed è impermeabile fino a 20 bar. È equipaggiato dal calibro CMM.20 di manifattura, sottile 3,7 mm di spessore grazie al micro-rotore decentrato in tungsteno, con ponti anneriti e decorati, autonomia di 70 ore e uno scarto di marcia (-3/+7) non lontano dai criteri del Cosc. Edizione limitata di 200 esemplari, da 1.990 euro.

    MIDO Multifort Chronometer1 Racer
    L’ispirazione sportiva, al mondo delle corse, è solo estetica. Ma è comunque efficace, concentrata com’è nei colori azzurro e arancione presenti sul quadrante – a Côtes de Genève annerite – e nel cinturino (intercambiabile) in pelle stampata. La cassa in acciaio Pvd nero misura 42 mm di diametro, mentre il movimento è il celebre Calibro 80: a carica automatica, con autonomia di 80 ore e spirale in silicio, qui nell’allestimento con funzione day-date e certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. In vendita con un secondo cinturino traforato in pelle nera, stile racing. 1.590 euro.

    ORIENT STAR M34 F7 Semi Skeleton
    Un eclettico dress watch – anzi, due – che punta tutto sul lay-out multilivello, in cui spiccano l’apertura sul bilanciere e le indicazioni dei piccoli secondi e dell’autonomia residua. Realizzato in acciaio, ha la cassa di 40 mm ed è alimentato dal calibro F7F44 realizzato “in casa” da Seiko (ovviamente di fabbricazione giapponese). Esiste con quadrante argenté oppure blu, più notturno, sempre dal motivo radiale e dalla ricca finitura lucida ottenuta con uno spesso rivestimento trasparente. In vendita sull’e-commerce tedesco del Marchio, 1.114,99 euro.

    RAYMOND WEIL Toccata Heritage
    Debutto di una nuova collezione, che rende omaggio al design “di forma” del passato, dall’eleganza classica. Ed è declinata in 9 referenze, suddivise per dimensioni e movimento. Il formato 33 x 38 mm ospita un calibro a carica manuale; il 31 x 36 mm invece un movimento al quarzo Swiss made. Cassa in acciaio, anche Pvd color oro (giallo o rosa) e con lunetta tempestata di diamanti. Cinturino in pelle di diverse cromie coordinate al quadrante, o in alternativa bracciale in metallo nella stessa tonalità della cassa. Da 1.075 euro.

  • Cubitus 7128 e il consenso unanime ai nuovi Patek Philippe

    Cubitus 7128 e il consenso unanime ai nuovi Patek Philippe

    A un anno di distanza dal lancio del Cubitus, l’animosità verso la collezione sembra essersi placata. Forse perché la scorsa primavera, a Watches and Wonders, era stata annunciata l’uscita del Patek Philippe Cubitus 7128, una versione più piccola delle precedenti: due nuove referenze, in oro rosa oppure bianco, arrivate sul mercato proprio nei giorni scorsi. Ma davvero è bastato solo ridurre le dimensioni della cassa per farlo digerire anche ai detrattori più accaniti? Possibile che pochi millimetri siano sufficienti per raccogliere solo consensi e giudizi positivi? Non è che invece ormai tutti ci siamo “fatti l’occhio” sulle linee e sul design del cosiddetto “Nautilus quadrato” e, ora che è diventato familiare, non possiamo far altro che apprezzarlo?

    Noi del Giornale degli Orologi, a suo tempo, abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere, esprimerci e descrivere il Patek Philippe Cubitus. Volevamo che la persone si fermassero a riflettere, andassero oltre il giudizio affrettato del “mi piace/non mi piace” del tutto inutile e fine a se stesso. E fossero invece in grado di cogliere gli aspetti tecnici e progettuali che facevano e fanno di questa nuova serie di orologi un insieme di referenze di assoluto prestigio e qualità. Oggi, un anno dopo l’uscita di quei tre modelli “divisivi”, in quanto capaci di creare opinioni opposte, sembrano tutti d’accordo. E il merito è proprio delle due new entry di cui sono qui parlarvi. Ossia, dei Cubitus 7128/1G e 7128/1R. Non a caso, più piccoli.

    Da 45 a 40 mm

    Il pensiero più banale che possa insinuarsi nella mente di chi ha seguito le discussioni al lancio del Patek Philippe Cubitus, è che la Casa ginevrina abbia voluto accontentare quella parte di pubblico che ne aveva criticato le dimensioni. In realtà non è così: perché era già tutto previsto, fin dall’inizio. Tant’è che, in più occasioni, il Presidente Thierry Stern aveva avuto modo di rassicurare che successivamente sarebbero stati presentati modelli più contenuti e adatti a un maggior numero di clienti. Eccoli qui.

    Di fatto, la diagonale di cassa passa da 45 mm a 40 mm. Una riduzione di oltre il 10%, che permette agli amanti delle taglie S di indossare con disinvoltura il Cubitus 7128. Vale a dire gli uomini dai polsi sottili, orientali ma non solo, e anche le donne. Chi segue il mercato dell’orologeria, sa tuttavia che quella di ridurre le dimensioni della cassa è una tendenza in atto da un paio d’anni a questa parte.

    Ora, non vi sarà sfuggito che nel citare le nuove (e le vecchie) dimensioni della cassa, non ho parlato di diametro ma di diagonale. Ebbene sì, Patek Philippe, nelle schede tecniche dei suoi Cubitus, esprime la diagonale della cassa da ore 10 a ore 4. D’altronde, ci sta. La forma del Cubitus è quadrata con vertici smussati a ricordare un ottagono. Il diametro, invece, è una grandezza della circonferenza, quindi adatto a descrivere le dimensioni di una cassa di forma circolare.

    E se la diagonale si assimila all’ipotenusa dei due triangoli rettangoli in cui la cassa del Cubitus resta divisa, con una semplice operazione matematica (basata sul Teorema di Pitagora) se ne deduce il lato: 28,3 mm circa. Contro i 31,8 mm circa delle precedenti referenze: 3,5 mm che fanno la differenza. Soprattutto per i sedicenti esperti (sbugiardati però dai propri passi falsi).

    Spessore e ottimale vestibilità

    Chi si aspettava un Cubitus più piccolo è stato quindi accontentato. Dovrà però prendere atto del fatto che i nuovi modelli non utilizzano l’acciaio come materiale, ma due metalli nobili – come scrivevo sopra l’oro bianco e l’oro rosa – con tutto ciò che questa scelta comporta in termini di prezzo. Ma del prezzo e dell’oro vi parlerò un po’ più avanti. Qui voglio soffermarmi sullo spessore delle nuove referenze. Nei primi tre modelli di Cubitus, lo spessore era 9,6 mm per il complicato 5822P-001 e 8,3 mm per i “solo tempo” 5821/1A e 5821/1AR. Non male, anzi.

    Gli orologi sottili, va detto, sono eleganti e confortevoli con ogni outfit. Possono scomparire sotto la camicia, sotto l’abito e, più in generale, sotto qualsiasi manica lunga. I due nuovi Cubitus 7128 mantengono invariato lo spessore dei due precedenti modelli “solo tempo”, anzi lo aumentano curiosamente di due decimi di millimetro: da 8,3 mm a 8,5 mm. Un incremento davvero impercettibile, sia chiaro, che garantisce comunque un’indossabilità apprezzabile da chiunque. E che riguarda proprio qualche modifica meccanica, che resta per ora a noi ignota, per la quale lo spessore del movimento passa dai 3,32 mm dello scorso anno agli attuali 3,59 mm.

    Il calibro 26-330 S C

    Già, perché il movimento montato all’interno della cassa è lo stesso utilizzato nei modelli solo tempo del 2024. Vale a dire, il calibro automatico 26-330 S C: ore, minuti e secondi al centro, più un datario a finestrella a ore 3. La bellezza del movimento di manifattura è evidente non appena si osservano i due Cubitus 7128 attraverso il fondello trasparente in zaffiro sintetico. Fondello che è parte integrante della cassa la quale, come per i Cubitus precedenti, è monoblocco. Per intenderci, il movimento viene alloggiato (o rimosso) inserendolo (o disinserendolo) dall’alto.

    La carica automatica è affidata a una massa oscillante in oro 21 carati sulla quale viene riproposto lo stesso motivo orizzontale che, del Cubitus (e del Nautilus), caratterizza il quadrante. L’autonomia è quella consueta di 45 ore. Fra le sue peculiarità, lo “stop secondi”. Estraendo la corona in posizione 2, quella più esterna per intenderci, la lancetta dei secondi si arresta per consentire una messa all’ora estremamente precisa. Superlative le finiture, secondo gli standard del Sigillo Patek Philippe.

    Nel rimandarvi alle didascalie che accompagnano le immagini della galleria che trovate sopra, per approfondire le caratteristiche tecniche e costruttive del 26-330 S C, faccio qui notare come in entrambi i nuovi modelli, l’oro la faccia da padrone.

    L’oro del Cubitus 7128

    Con le due new-entry, la collezione Cubitus può oggi contare su cinque referenze. Di queste, la più “complicata” resta ancora la 5822P, con le sue fasi lunari e il giorno della settimana coassiali, la data grande a doppia cifra e i piccoli secondi. Un orologio, lo abbiamo ricordato nelle nostre precedenti analisi, che fonda su una serie di brevetti e sul cambio istantaneo (in soli 18 millisecondi) delle indicazioni inerenti il calendario.

    I nuovi Cubitus 7128 non presentano funzioni particolari ma, oltre a ridurre in modo significativo le dimensioni della cassa, percorrono la “via dell’oro”. L’oro bianco per la referenza 7128/1G, l’oro rosa per la 7128/1R. Non solo per la cassa e il bracciale integrato, ma anche per i dettagli sul quadrante: le lancette a bastone, gli indici applicati (sempre a bastone), perfino il riquadro della finestrella della data sono nel metallo nobile per eccellenza. Coordinati nel colore al resto dell’abbigliamento, a creare un bel contrasto con lo sfondo del quadrante soleil, bruno o grigio-blu.

    Il che è coerente con la tradizione dell’orologeria, che da sempre tende a presentare le nuove collezioni nei metalli più pregiati, in particolare per i lanci iniziali. Semmai, nel caso del Cubitus, faceva strano che accanto all’esemplare complicato in platino, fossero usciti subito un modello in acciaio e oro e un altro tutto in acciaio. I quali, lo ribadisco, in tempi passati avrebbero visto la luce anni dopo il debutto della famiglia di orologi.

    Per tornare ai nuovi Cubitus 7128, se in futuro ci sarà un terzo modello in acciaio, al momento non è dato saperlo. Ma, conoscendo la filosofia seguita negli ultimi decenni da Patek Philippe, ne dubito fortemente (anche se mi piacerebbe poter essere smentito). Lo abbiamo visto per esempio con l’avvicendarsi degli ultimi modelli di Nautilus. Un modo per sottolineare l’esclusività della collezione e, insieme, limitare le speculazioni che gli esemplari in acciaio tendono invece ad alimentare, proprio per il costo più accessibile.

    A proposito di prezzi, entrambi i modelli di Cubitus 7128 costano 77.219 euro. Quasi il doppio della versione in acciaio da 45 mm, appunto…       

  • L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

    L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

    continua…

    Ma perché Ora Universale? Ne abbiamo citato il nome, abbiamo ormai capito che dire Heure Universelle è come dire Louis Cottier: proviamo a comprendere un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

    Per millenni l’umanità ha calcolato il tempo prendendo il mezzogiorno (astronomico) come l’istante in cui il Sole si trova esattamente nel punto più alto del cielo rispetto all’osservatore. Ora si potrebbe aprire una lunga disquisizione sui concetti di “Tempo Medio” e “Tempo Vero”, ma non è questa l’occasione per approfondire il discorso.

    Qui ci basti ricordare che mentre noi vediamo il Sole in questo punto, ovviamente per chi sta più a Est (rispetto all’osservatore) il Sole ha già iniziato a declinare, mentre per chi sta più a Ovest non è ancora giunto al punto di massimo. Quindi stiamo necessariamente parlando di “Tempo Locale”.

    Finché i trasporti erano lenti e gli spostamenti, pure, il problema era relativo. Si arrivava quando si arrivava, si chiedeva a uno del posto che ora fosse o si guardava un orologio su un campanile, si aggiustava il proprio orologio e il problema cessava. Chi spesso si spostava tra due città che non fossero sullo stesso meridiano, quindi che non condividessero l’ora locale, usava un orologio con doppio quadrante. Uno indicava l’orario sul fuso di riferimento, spesso quello di casa; l’altro veniva aggiustato all’arrivo sull’ora locale. Nella loro versione da tasca, questi esemplari erano spesso chiamati familiarmente “orologi del capitàno”.  

    Se c’è un problema, serve una soluzione

    L’introduzione dei trasporti ferroviari, a partire dal XIX secolo, evidenziò drammaticamente la questione di un riferimento temporale condiviso. Merci e persone giravano assai più numerose che un tempo. Tenere allineati e coordinati orari ognuno impostato su un’ora locale era un’impresa impossibile. Nacque quindi il concetto di “fuso orario”, come oggi lo conosciamo.

    Due fusi orari, abbiamo visto, erano gestibili. Ma come sarebbe stato possibile avere molte più informazioni? Conoscere in questo momento che ora fosse in tante altre città del mondo? Non era un capriccio: l’introduzione del telegrafo, che per primo consentì la trasmissione quasi istantanea delle informazioni, rendeva necessario sapere che ora fosse a casa del destinatario. Uomini d’affari, politici, decisori, diplomatici ne avevano veramente bisogno: era un’esigenza sentita.

    L’Ora Universale di Cottier rispondeva egregiamente a questa necessità. Che fosse sulla scrivania, al polso o in tasca, mostrava con un colpo d’occhio l’ora del fuso di riferimento e al tempo stesso in un numero di capitali, in alcune versioni anche oltre 40 città diverse. Non si sorrida: siamo per abitudine inclini a pensare alle difficoltà meccaniche, ma un problema che fu per Cottier tutt’altro che secondario, all’epoca, fu quello della tecnologia (incisione, miniatura, stampa) con cui indicare i nomi delle capitali sulla lunetta. Scrivere in modo minuto e perfettamente leggibile, resistente all’usura di un orologio portato addosso, non era un gioco da ragazzi.

    La versione base

    Ma cosa c’era, di così particolare, nella soluzione di Cottier dell’Ora Universale? Innanzitutto, una doverosa precisazione. L’idea di mostrare l’ora corrente in capitali o città importanti del mondo, su un medesimo quadrante, non era poi del tutto originale. Non siate delusi: non cercheremo lontano! Era di Emmanuel, il papà di Louis Cottier.

    Da quanto apprendiamo dalle fonti, Cottier padre aveva ricevuto una richiesta in tal senso da parte di un ingegnere ferroviario canadese, che gli aveva chiesto di risolvere un problema pratico. In Canada, nazione che si estende su più fusi orari, di fatto chi viaggiava per lavoro per conto del locale Ente Ferrovie, lo faceva portando in tasca tanti orologi quanti erano i fusi orari. Non certo comodo.
    Emmanuel, quindi, realizzò un esemplare con l’Ora Universale, a ben vedere antesignano della soluzione trovata da Louis. Non ebbe, purtroppo, successo a causa di alcune “debolezze” progettuali, anche se la soluzione, in nuce, fu proprio quella da cui partì Cottier figlio per realizzare la propria.

    L’Ora Universale in sintesi

    Nell’Heure Universelle, una coppia di lancette – particolare importantissimo, su cui torneremo – indica semplicemente le ore e i minuti riferiti a una fascia oraria interna. La quale presenta le ore 12 corrispondenti al mezzogiorno – o alla mezzanotte – del fuso di riferimento (solitamente funzione del mercato di destinazione o del committente). Nella fascia oraria esterna troviamo le 24 ore, numerate da 0 a 23. Tutt’intorno una ghiera riporta, alle distanze corrispondenti ai fusi orari, i nomi delle altre città di cui è possibile leggere l’ora a colpo d’occhio, riferendola alla posizione indicata sul disco in 24.

    Man mano che le ore trascorrono, la fascia oraria in 24 si muove, compiendo un giro in un giorno, mentre quella con le città rimane statica. Per sapere che ore siano, per esempio, a Istanbul, basterà quindi cercare il nome della capitale turca e leggere l’ora sull’anello in 24, quella che compare sotto il nome della città.

    La rincorsa della concorrenza

    Agli esordi, Cottier offrì una versione dell’Ora Universale a Vacheron Constantin, che nel 1933 realizzò un bellissimo orologio da tasca (vedi gallery in alto). Ma fu soprattutto Patek Philippe a legare il proprio nome all’invenzione del Maestro, per la quantità e la qualità degli esemplari creati nel corso del tempo.

    Comunque l’idea delle Ore del Mondo piacque a molti, soprattutto nel Secondo Dopoguerra. Vi fu una vera pletora di costruttori che decise di presentare proprie interpretazioni dell’Ora Universale, ovviamente costruite senza l’apporto di Cottier e in versioni molto più abbordabili a livello di prezzo. Tra loro troviamo nomi come Seiko, che oltre ad offrire una versione analogica, la ref. 6217 7000, realizzò nel 1977 il modello Pan Am con quadrante Lcd – in cui, pur se con altra architettura, i principi di lettura restavano i medesimi. L’idea fu poi riproposta dal Marchio giapponese, negli anni seguenti, con altre referenze.

    Oltre l’Ora Universale

    Non si immagini però Cottier come un genio paranoico, che raggiunge la perfezione in un unico ambito, facendo caso omesso di tutto il resto. I numerosissimi brevetti in ambito orologiero depositati dal Maestro dimostrano che raccoglieva ogni difficoltà, ogni complessità come una sfida. Ogni limite è infranto, ogni soluzione consolidata dalla tradizione era superata, mostrando approcci completamente nuovi, più performanti e migliorativi sotto ogni punto di vista.

    Louis Cottier era in grado di spaziare trasversalmente nell’orologeria, sempre apportando il suo tocco, unico e rivoluzionario. Sarà questo anche il caso del Linear Watch progettato per Patek Philippe, in cui la lancetta delle ore e quella dei minuti scompaiono, grazie a una rappresentazione del tutto innovativa della lettura dell’ora corrente.

    Una sorta di firma segreta

    Cottier volle sempre introdurre, nei propri orologi basati sul principio dell’Ora Universale, un dettaglio che costituiva una specie di firma segreta. Era la forma delle lancette, soprattutto di quella delle ore. Utilizzò design sempre diversi, insoliti, particolari. Anche se il suo nome non compariva, sul quadrante o sul movimento, a un esperto sarebbe bastata un’occhiata al quadrante per riconoscere il tocco magico del Maestro di Carouge.

  • Patek Philippe 5524G, il nuovo look del Travel Time

    Patek Philippe 5524G, il nuovo look del Travel Time

    Ma chi l’ha detto che l’abito non fa il monaco? A guardare gli orologi presentati negli ultimi tempi da Patek Philippe, la smentita al vecchio motto popolare arriva forte e chiara. Perché la Maison ginevrina ha saputo operare una serie di restyling estetici capaci di trasformare l’essenza di certi esemplari in catalogo. Lo ha fatto per esempio con la Grande Complicazione 5370R-001, un cronografo sdoppiante dal modernissimo appeal, e con le Ore del Mondo, diventate più “informali” che mai con il modello 5330G-001. Ma lo ha fatto anche con il nuovo Calatrava Pilot Travel Time 5524G-010, che da qui in poi per comodità chiameremo solo con il numero della referenza: Patek Philippe 5524G.

    La novità, lo ripeto, sta tutta nel look: la cassa rimane di 42 mm di diametro ma acquista un luminoso quadrante avorio e lo abbina a un cinturino verde kaki. Niente di trascendentale, è vero. Quanto basta, però, per rendere l’orologio completamente diverso: più giovane, più fresco e sportivo, o meglio sportivo-chic. Un rinnovamento capace di ravvivare nel profondo la collezione – finora molto classica, concentrata com’era sui toni del blu e del cioccolato. Ma soprattutto in grado di far leva sul buon gusto delle ultime generazioni di manager facoltosi e businessmen alto spendenti. In pratica, il pubblico di Patek a livello internazionale.

    Una decade di storia

    Del resto, quello che oggi è univeralmente riconosciuto come un “grande classico” della Manifattura, dieci anni fa – al momento del lancio – non fu ben compreso. O perlomeno non subito. A Baselworld 2015, il Calatrava Pilot Travel Time Ref 5524G-001 (questo il nome esatto del primo esemplare) venne visto come qualcosa di anomalo nella produzione Patek Philippe. I soliti tromboni (e meno male che all’epoca non c’erano blogger e youtuber…) lo etichettarono come “militare”, lontano dalla tradizione della Casa. Beata ignoranza. Più che un orologio militare, in realtà, era un orologio da aviatore – come quel Pilot nel nome stava correttamente a indicare.

    In effetti prendeva ispirazione da due siderometri (vale a dire orologi ad angolo orario) realizzati dalla Casa nel 1936, conservati al Museo Patek Philippe. Stessa idea di “strumento di volo”, stessa leggibilità di base. Sostituiva però le funzioni utili alla navigazione aerea con un secondo fuso orario, governato dall’esclusivo sistema Travel Time. Un dispositivo brevettato da Patek nel 1959 e poi perfezionato con un altro brevetto nel 1996, estremamente semplice da usare. In poche parole, un sistema formato da due lancette centrali dell’ora e da due pulsanti che permettono di correggere l’orario locale con scatti di un’ora, avanti o indietro. E poi la data, indicizzata sull’ora locale.

    Presentato in origine con la cassa di 42 mm di diametro in oro bianco con quadrante blu, negli anni successivi conosce ulteriori sviluppi. Nel 2018 esce in due formati – accanto al 42 mm, anche 37,5 mm -, in oro rosa con quadrante bruno. Nel 2019, si evolve nella Grande Complicazione Alarm Travel Time, che associa il doppo fuso orario alla funzione di sveglia improntata sulle 24 ore. Poi, nel 2020, è la volta della medium size in oro bianco, senza dimenticare le edizioni speciali, in serie limitata, realizzate per le esposizioni di New York, nel 2017, e di Singapore, nel 2019. Vale la pena di ricordare che la Ref. 5524R-001, il modello più grande in oro rosa con quadrante marrone sfumato nero, è tuttora in collezione.

    Il sistema Travel Time del Patek Philippe 5524G

    Per il resto, nel nuovo Patek Philippe 5524G con quadrante avorio, le funzionalità del sistema Travel Time restano immutate. Non avrebbe senso cambiare qualcosa che va bene, anzi è già perfetto così, di suo. Come i precedenti, l’orologio ha due lancette centrali dell’ora con un diverso design: lancetta piena per l’ora locale, lancetta traforata per l’ora “di casa” (o, quando si è già a casa, per l’ora di un luogo di riferimento). Come accennato sopra, quando si vuole modificare l’ora locale, basta agire su uno dei due pulsanti posti sulla carrure, per spostarne la lancetta avanti o indietro, con scatti di un’ora per volta.

    Pulsanti che oltretutto sono dotati di un sistema di sicurezza brevettato, che impedisce qualsiasi manomissione accidentale dell’ora locale. Per attivarli, infatti, bisogna prima di tutto sbloccarli. E per farlo, basta ruotarli di un quarto di giro (hanno un rilievo scanalato proprio per permettere una presa migliore). Dopo aver corretto l’orario, si ripete lo stesso gesto: li si riporta di nuovo in posizione di blocco, sempre con la rotazione di un quarto di giro, in senso opposto. Un po’ come si fa per esempio con la corona di certi subacquei. A proposito, nonostante i due pulsanti, l’orologio è impermeabile fino a 6 atmosfere. Ricordo che Augusto Veroni aveva scritto “un pezzo”, proprio su questo argomento…

    Ma di caratteristiche degne di nota, nel Patek Philippe 5524G ce ne sono ancora. Prima di tutto, durante queste operazioni, la lancetta dell’ora locale è disinnestata dal movimento. Il dispositivo Travel Time è infatti dotato di un “isolatore” che, durante le manipolazioni del Gmt, scollega il meccanismo dei fusi orari dal calibro di base. E impedisce che le regolazioni possano influire sull’ampiezza del bilanciere o sulla regolarità delle oscillazioni, così che l’orologio possa conservare intatta la costanza di marcia. Quindi va almeno citata la doppia funzione giorno/notte per l’ora locale e per quella “di casa”, che evita magari di svegliare i propri familiari o collaboratori nel cuore della notte con un’inopportuna telefonata.

    Il movimento del Patek Philippe 5524G

    In realtà, almeno dal 2023, gli esemplari del Patek Philippe 5524 (in oro bianco o oro rosa) si distinguono dai loro predecessori per il movimento. Mentre l’originale e i suoi successori erano animati dal calibro 324 S C FUS, gli ultimi montano il calibro 26-330 S C FUS. Entrambi concepiti e prodotti in-house ed entrambi a carica automatica, i due calibri di base sono parenti diretti, tant’è che possiamo considerare l’uno l’evoluzione dell’altro. Un po’ come se il 324, nato nel 1982, si fosse modificato nel tempo con l’adozione di tutte le migliori tecnologie della Manifattura.

    Riporto le informazioni tecniche del calibro 26-330 S C FUS nelle didascalie in alto. Qui preferisco fare almeno un cenno all’affidabilità e alla precisione del movimento, che rispetta i canoni imposti dal Sigillo Patek Philippe. Lo scarto di marcia, per esempio, si aggira fra -3 e +2 secondi al giorno. Anche le finiture sono dettate dal protocollo di qualità della Maison. La massa oscillante in oro 21 carati è decorata a Côtes de Genève circolari, ha il centro a perlage, è ornata da motivi a chiocciola ed è personalizzata dalla Croce di Calatrava. I ponti, smussati a mano con l’anglage, riportano le consuete Côtes de Genève, mentre la platina è a perlage. E poi ci sono i contrasti tra le superfici lucidate, le incisioni dorate e lo scintillare dei rubini.

    Per concludere

    Chiudo, come al solito, con il prezzo di listino. Il nuovo Patek Philippe 5524G costa 61.419 euro, come riportato sul sito ufficiale. Stessa cifra, peraltro, della versione in oro rosa. Ma credo che quanto ho scritto fin qui sia sufficiente per far comprendere il perché ogni centesimo sembra ben speso. Lo scrivo per quelli che se lo possono permettere, ovvio. E credetemi, sono più numerosi di quanto noi mortali riusciamo a immaginare.

  • Patek Philippe 7340: il valore del Twenty~4 calendario perpetuo

    Patek Philippe 7340: il valore del Twenty~4 calendario perpetuo

    La collezione Twenty~4 Automatic si evolve: va oltre i semplici “solo tempo” e diventa una piattaforma per le complicazioni. Per quella d’esordio Patek Philippe punta subito in alto e sceglie il calendario perpetuo, una delle più emblematiche del proprio savoir-faire, perfettamente padroneggiata fin dal 1925. Tant’è che utilizza un movimento famoso: non solo rodato, ma soprattutto considerato dagli esperti uno degli esempi più rappresentativi dello stile e della tecnica della Manifattura. Dopodiché lo ha “vestito” con un metallo nobile. Cassa e bracciale sono interamente oro rosa, un lingottino dalla finitura lucida e dalla vocazione elegante che non ha bisogno di gemme per somigliare a un gioiello. Il risultato è il Patek Philippe 7340, declinato in due versioni di quadrante: verde oliva soleil o argenté effetto shantung.

    La meccanica di pregio, l’habillage prezioso, il nome più blasonato dell’industria del tempo elvetica. Le condizioni per una creazione esclusiva, destinata al polso di poche fortunate, ci sono tutte. E in effetti, lo scrivo subito nero su bianco, il prezzo del Patek Philippe 7340 raggiunge la ragguardevole cifra di 101.175 euro. Una cifra che noi comuni mortali – parlo per me e forse per molti di voi – non possiamo permetterci di spendere per un orologio. Ma non è il caso di farsi prendere dalla sindrome della “volpe e l’uva”. Meglio piuttosto cercare di capire il motivo per cui un esemplare può valere più di 100mila euro. Stavolta non mi limito alla frase fatta “è l’alta orologeria, bellezza!” che sgorga spontanea di fronte a certi mugugni. Nelle prossime righe, proveremo quindi a comprendere a cosa è dovuto un prezzo simile.

    Dal Twenty~4 al Twenty~4 Automatic

    Prima di tutto un po’ di storia. Il Twenty~4 nasce nel 1997 dalla matita di Roberto Boglietti – come abbiamo scritto già più volte in queste pagine. Il gioielliere di Biella disegna un particolare orologio-manchette – un genere all’epoca molto in voga per il pubblico femminile -, dalle influenze Art Déco, che viene messo in produzione grazie alla lungimiranza di Philippe Stern. Presentato nel ’99, riscuote tanto successo da dar vita nel tempo a un’intera collezione – ricca di referenze, anche di alta gioielleria. E da allora rimane sempre in catalogo. Prova ne sia l’attuale Referenza 4910, in acciaio o in oro, rispettivamente con il quadrante soleil blu e verde oliva oppure guilloché color porpora, con gli immancabili brancard incastonati di diamanti. Un grande classico dallo chic intramontabile.

    Ma per Patek non è abbastanza. La svolta avviene nel 2018, quando un totale re-styling trasforma completamente il Twenty~4, nell’estetica come nella meccanica. La cassa di forma con bracciale integrato diventa rotonda, il movimento al quarzo è sostituito da un calibro automatico, di manifattura. Ma non si tratta di un “Calatrava da donna”, come lo definiscono i soliti criticoni. Il Twenty~4 Automatic è piuttosto un esemplare dalla spiccata personalità, come Augusto Veroni non esita a sottolineare nell’entusiastica recensione scritta al momento del lancio. Da allora conosce numerose versioni: oggi la Referenza 7300 è disponibile in acciaio con quadrante soleil blu, verde oliva o cioccolato, oppure in oro rosa, con quadrante soleil cioccolato o effetto shantung. Tutte con la lunetta ornata di due file di diamanti (0.77 ct in totale, mica bruscolini) e tutti sempre “solo tempo”.

    Il Patek Philippe 7340: un bene sicuro

    Ecco quindi l’assoluta novità del Patek Philippe 7340: il primo Twenty~4 Automatic con calendario perpetuo, appunto. Che sembrerebbe inaugurare una nuova era di complicazioni per la collezione – o almeno così è come me la immagino io in un futuro tutt’altro che remoto. Perché l’adozione del movimento meccanico ha creato il presupposto per dotare l’orologio di una serie di funzioni aggiuntive. Già me lo vedo come Cronografo o come Travel Time… Ma, al di là delle mie fantasie, le complicazioni (in senso lato) aumentano il valore collezionistico di un esemplare che già di per sé è un investimento sicuro, a lungo termine. Un dettaglio non da poco nel nostro discorso.

    Detto ciò, consideriamo che a incidere sui costi del Patek Philippe 7340 c’è innanzitutto la materia prima: l’oro rosa. Sappiamo tutti quanto il prezzo dell’oro sia aumentato negli ultimi anni (mentre scrivo, in tempo reale, ha una quotazione di 97,86 euro al grammo). La Manifattura non dichiara la quantità del metallo prezioso presente nell’orologio, e io evito di azzardare numeri a caso. Sta di fatto che cassa e bracciale interamente in oro massiccio influiscono parecchio sul valore finale. Non solo ai nostri giorni, ma anche in proiettato in prospettiva.

    Produzione e finiture a regola d’arte

    In più dobbiamo tener presente il livello di finitura, indissolubilmente legato a una qualità estrema. La fabbricazione “a regola d’arte”, proverbiale da Patek, riguarda la cura di ogni minimo dettaglio – anche in conformità dei dettami imposti dal Sigillo Patek Philippe. Per questo la produzione di un orologio richiede mesi di lavoro di artigiani specializzati (e non sto esagerando). Cosa resa possibile soltanto dall’indipendenza della Manifattura, che le consente di prendersi tutto il tempo necessario per eseguire le infinite operazioni richieste dai canoni della grande orologeria di tradizione su ogni singolo componente.

    A complicare le cose, poi, ci si mette anche il design della cassa, che definire “rotonda” è riduttivo. In realtà ha una forma complessa, fatta di volumi articolati e ricca di rilievi, curve, gradini accostati o sovrapposti, ma sempre sagomati, levigati – così da evitare qualsiasi asperità e regalare al tatto sensazioni piacevoli di compattezza e solidità. Stesso discorso per il bracciale integrato, a tre file, con i link centrali leggermente bombati e le maglie laterali arrotondate e godronate. L’insieme deve essere stato un vero incubo per gli artigiani che hanno dovuto lucidare a mano tutte le superfici in modo maniacale…

    Il calibro 240 Q

    E poi c’è la meccanica, che nella produzione del Patek Philippe 7340 ha un peso specifico notevole. Il calibro 240 è un movimento storico – nato nel 1977 -, ma continuamente aggiornato dal punto di vista delle tecnologie. Così, per esempio, monta il tipico bilanciere Gyromax® insieme alla spirale Spiromax® (in un derivato del silicio), che lo tiene al sicuro dalle alterazioni provocate dai campi magnetici e incide positivamente sulla costanza di marcia. Si tratta di un movimento ultrapiatto, sottile 2,53 mm anche grazie al micro-rotore decentrato in oro 22 Kt, integrato nello spessore dei componenti.

    In particolare, però il Patek Philippe 7340 ospita la versione con calendario perpetuo: il calibro 240 Q (la lettera Q sta proprio per Quantième, calendario in francese). È quindi dotato di un modulo della complicazione, ma mantiene comunque uno spessore contenuto di 3,88 mm. Pochissimi, se si pensa ai 275 componenti in grado di fornire una grande quantità di informazioni. Ricordo infatti che il calendario perpetuo è dotato di una “memoria meccanica” capace di riconoscere la durata di tutti i mesi dell’anno, di distinguere quelli di 31, 30 o 28 giorni e perfino i 29 del febbraio negli anni bisestili. Cui si aggiungono, in questo caso, le fasi di luna e l’indicazione delle 24 ore.

    Concludo anche qui con le finiture. Basta dare un’occhiata al fondello in vetro zaffiro dell’orologio per rendersi conto dell’eccellenza delle decorazioni effettuate anche sulla parte meccanica. Platina rifinita col motivo circolare del perlage, ponti smussati e decorati a Côtes de Genève, perfino la testa delle viti è lucidata a mano. Una cura assoluta, una perfezione estetica realizzata anche nelle zone non visibili del movimento, quelle che la proprietaria dell’orologio probabilmente non vedrà mai. Non fine a sé stessa, ma per far durare ciascun esemplare per molte generazioni. E, come scrive la Maison stessa, “per creare emozioni”. Come si quantificano le emozioni?

  • Patek Philippe 5370R, il cronografo (sdoppiante) rivisitato

    Patek Philippe 5370R, il cronografo (sdoppiante) rivisitato

    È incredibile. Mi occupo di orologi da quasi trent’anni, eppure mi stupisco ancora ogni volta che vedo la trasformazione di qualche esemplare. Come nel caso del Patek Philippe 5370R, presentato a Watches and Wonders Geneva la scorsa primavera. Che non è affatto una novità – è uscito una prima volta nel 2015 e poi ancora nel 2020 – ma lo sembra proprio, tanto importante è il ruolo dell’estetica… Mi spiego meglio.

    Il nuovo habillage del Patek Philippe 5370R

    Il Patek Philippe 5370R ha seguito il percorso codificato dalle consuetudini dell’orologeria elvetica. Quindi è apparso prima con la cassa in platino, in assoluto il metallo più prezioso, e poi in oro, per ora nella tonalità più calda del rosa. In futuro chissà: sarà probabile vederlo in oro giallo, difficile in oro bianco, praticamente impossibile in acciaio. Perché si tratta di una Grande Complicazione, che la Manifattura ginevrina per tradizione non declina mai nel metallo più comune… .

    Le due versioni del passato, dicevo, avevano entrambe la cassa in platino e si differenziavano per il colore del quadrante in smalto Grand Feu: dapprima nero, poi blu. Risultato: un look estremamente sobrio e formale, certo elegantissimo, ma – a guardarlo col senno di poi – forse un po’ freddo, proprio per lo splendore algido del metallo e per il rigore della monocromia. Ora invece non solo ha la cassa in oro rosa – lega dai toni più ricchi e solari – ma ha anche il quadrante bicolore: sempre in smalto Grand Feu, ma giocato nei toni del panna e del cioccolato.

    Sfumature complementari, che trasmettono sensazioni di chic rilassato e insieme di saldo, potente vigore. Sono certa di non aver mai visto prima un cronografo Patek bicolore, almeno non fra i modelli di produzione contemporanea (se l’effetto è questo, mi auguro che non sarà l’unico). Però ciò che mi ha colpito a Ginevra è stata la consapevolezza di trovarmi davanti a qualcosa di assolutamente nuovo, ma allo stesso tempo inconfondibilmente Patek. Non so se rendo l’idea, è difficile da spiegare. Un senso di modernità ma ugualmente rassicurante. Qualcosa di inedito, ma nato già come “grande classico”.

    Lo smalto Grand Feu

    Ora, il fascino sprigionato dal Patek Philippe 5370R deriva proprio dallo smalto Grand feu del quadrante, me ne rendo conto. Un quadrante realizzato a partire da un disco d’oro, naturalmente. Ma dalla realizzazione complessa, perché è suddiviso in quattro parti: l’anello perimetrale in smalto champlevé, lo sfondo del display, i due contatori per i secondi continui e i minuti crono. Il che significa che ciascun elemento è stato dipinto a mano, ha subito le numerose fasi di lavorazione richieste dallo smalto, e poi assemblato. Fino a comporre l’armonia racchiusa all’interno della cassa.

    Non mi stancherò mai di ripetere le difficoltà implicite nella tecnica dello smalto. I tanti passaggi necessari fra preparazione, trattamento, cottura in forno, ciascuno eseguito più volte prima di arrivare alla finitura finale. E le ripetizioni che amplificano i rischi, li sommano in modo esponenziale. Perché non sai mai come lo smalto reagirà alla temperatura, se ne uscirà integro o si gonfierà, si fessurerà, se il colore sarà quello desiderato… Incognite che si ripetono ancora e ancora per ogni singolo componente. Vita dura quella del maestro smaltatore, che a un certo punto può essere costretto a buttar via ore di lavoro e dover ripartire da capo.

    Il cronografo rattrapante. O meglio sdoppiante

    Alle difficoltà insite nell’habillage però vanno aggiunte quelle della meccanica. Il cronografo à rattrapante, per definizione, è un orologio complicato – difficile da progettare e da realizzare. Perché in pratica è un doppio cronografo – non a caso i tedeschi lo chiamano doppelchronograph -, che permette di misurare eventi che iniziano simultanteamente e finiscono in momenti diversi. Per esempio, i tempi intermedi di una gara su circuito o il taglio del traguardo di diversi concorrenti. È dotato infatti di due lancette dei secondi cronografici che funzionano in sincrono ma, su richiesta, si possono separare per compiere misurazioni differenti. La lancetta centrale dei secondi crono cioè “si sdoppia“: ecco perché in italiano lo si definisce più correttamente “cronografo sdoppiante“.

    Ve la faccio breve. Come in qualsiasi cronografo, premo il pulsante al 2 per far partire la misurazione. Se poi a un certo punto, quando voglio/quando serve, premo il pulsante al 3 coassiale alla corona di carica, una lancetta centrale dei secondi crono si ferma, e ti consente di prendere il tempo. L’altra, invece, continua regolarmente il proprio moto finché non la arresto, come sempre con il pulsante al 2. Infine, una pressione sul pulsante al 4 azzera come al solito tutte le lancette. Ovviamente posso ripetere la sequenza quante volte voglio, e quindi leggere i relativi risultati. Se infatti premo una seconda volta il pulsante sulla corona, la lancetta dei secondi sdoppianti si riallinea a quella che ha continuato a marciare. In francese del resto rattraper significa proprio recuperare, raggiungere, riprendere.

    Va da sé che questa sequenza di operazioni, quando attivata, richiede il consumo di grandi quantità di energia, improvvise e non pianificabili. E la cosa va a influire in un sistema – il cronografo – energivoro (e poco preciso) già di suo. Di conseguenza il dispositivo sdoppiante pone anche problemi di gestione dell’energia, oltre a quelli costruttivi di leve, camme e molle, caratteristici della funzione stessa. Ora, io qui semplifico al massimo il discorso, per questioni di spazio. Ma se andate a rileggere quello che aveva scritto Augusto Veroni a proposito del 5370P con quadrante blu, potrete capire maggiormente la complessità della situazione. E vi chiarirete un po’ le idee.

    Il movimento del Patek Philippe 5370R

    Devo dire che la Maison padroneggia perfettamente la complicazione. Ha firmato il suo primo cronografo à rattrapante da polso nel lontanissimo 1920, quindi ha alle spalle un secolo di esperienza al riguardo. Che ha concentrato proprio nel calibro CHR 29-535 PS montato all’interno del Patek Philippe 5370R, un movimento concepito e fabbricato “in casa”. Presentato nel 2015, è lo sviluppo dell’omonimo calibro cronografico “semplice” lanciato nel 2009, cui appunto è stata aggiunta la funzione sdoppiante dotata di una serie di migliorie. Ed è un movimento cronografico à rattrapante definito “a due tempi”, per distinguerlo dal cronografo monopulsante à rattrapante “a tre tempi”. In quest’ultimo le tre funzioni del cronografo si attivano con il pulsante e integrato nella corona e con l’apposito pulsante per la funzione sdoppiante.

    Per saperne di più sono andata a recuperare i documenti ufficiali divulgati da Patek nel 2015, in cui era descritto come “un connubio di tradizione e innovazione”. Qui sotto vi riporto qualche stralcio, così da farvi conoscere le innovazioni (brevettate) e le ottimizzazioni: “Il collegamento con il passato lo si legge nell’architettura di base con carica manuale, comando con ruote a colonne e innesto orizzontale a ruote, che per numerosi appassionati di meccanica orologiera rimane il nec plus ultra del cronografo”. I meno tecnici dei nostri lettori, cui non interessano i dettagli costruttivi, possono saltare il prossimo paragrafo e passare direttamente all’ultimo. Le righe che seguono sono riprese pari pari dalla cartella stampa.

    Informazioni tecniche

    • Le ruote d’innesto sono dotate di profili brevettati dei denti che aumentano il rendimento nella trasmissione dell’energia e riducono l’usura.
    • La regolazione della penetrazione tra le ruote d’innesto non viene effettuata, come di consueto, mediante un eccentrico posto a fianco della bascula d’innesto, bensì, molto più precisamente e semplicemente, grazie a un grande “cappello eccentrico” posizionato sopra la ruota a colonne all’estremità della bascula d’innesto.
    • I martelli di azzeramento autoregolanti, che ruotano “tra rubini”, riducono il bisogno di manutenzione.
    • La leva di blocco (per arrestare il mobile del cronografo) è direttamente sincronizzata con la bascula d’innesto.
    • La camma del contatore dei minuti è traforata in modo da ammortizzare gli urti durante l’operazione di azzeramento, invece di bloccare bruscamente la lancetta del cronografo e la lancetta sdoppiante.

    Le novità a livello del meccanismo sono accompagnate da innovazioni che riguardano esclusivamente la funzione sdoppiante:

    • Un isolatore innovativo per la leva della rattrapante separa il mobile della rattrapante da quello del cronografo, quando la lancetta sdoppiante viene fermata per indicare un tempo intermedio. E ciò evita inutili frizioni e non incide sull’ampiezza del bilanciere quando la lancetta sdoppiante è ferma.
    • La leva della rattrapante con rullo tra due superfici piane garantisce il posizionamento perfetto delle lancette del cronografo e della rattrapante quando queste si trovano sovrapposte.

    Conclusioni

    Concludo come d’abitudine con alcune informazioni pratiche. Il Patek Philippe 5370R è andato a sostituire le precedenti versioni in platino, ormai fuori catalogo. Non è in tiratura limitata, ma in produzione limitata, nel senso che la quantità è naturalmente circoscritta dalle capacità pratiche di produzione. Costa 291.057 euro, più o meno quanto un appartamento di un certo tipo. Un prezzo elevato, siamo tutti d’accordo, che solo pochi fortunati si possono permettere. Ma che andrà a rivalutarsi nel tempo, come tutti i complicati di Patek Philippe, questo è certo. Così come è sicuro che ad acquistarlo saranno quei collezionisti che non solo hanno le capacità economiche, ma soprattutto la cultura orologiera per comprenderlo.

  • Patek Philippe 5320G-011: il calendario perpetuo compie 100 anni

    Patek Philippe 5320G-011: il calendario perpetuo compie 100 anni

    Il 2025 è un anno importante per Patek Philippe, per tutta l’orologeria e per gli appassionati di orologi. Nel 1925, esattamente un secolo fa, la Maison ginevrina presentava il suo primo orologio da polso con calendario perpetuo, la Referenza 97975. Badate bene all’espressione “da polso”, perché il movimento che quel modello alloggiava era già stato utilizzato e brevettato per un esemplare da donna, un pendente, nel 1898. L’anniversario dei 100 anni è quindi una motivazione più che buona per riproporre alla vostra attenzione il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo del 2022, che quando uscì andò a sostituire l’omonima referenza presentata nel 2017, con la stessa affissione ma una meccanica aggiornata e un altro colore di quadrante.

    Un ulteriore stimolo a trattarlo giunge proprio dal quadrante color salmone, di cui vi abbiamo parlato in più di una precedente occasione, e oggi ancora assolutamente di tendenza. Una colorazione definita ufficialmente dalla Casa “rosa dorato opalino”. Unita alla sottile cassa monoblocco in oro bianco e al cristallo zaffiro bombato (a box) che ricorda gli orologi con vetro in esalite di una volta, questa cromia esalta l’eleganza del Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo. Un dress watch che, messa da parte ogni retorica, può considerarsi davvero senza tempo. Eterno appunto, come il suo calendario.

    I precedenti del Patek Philippe 5320G-011

    Se si guarda all’estetica del Patek Philippe 5320G-011, in realtà, si colgono una serie di stili e stilemi che appartengono alla tradizione e alla storia della Maison stessa. Un po’ come se Patek Philippe avesse volutamente recuperato – riguardo all’affissione e all’abbigliamento – dettagli tipici del proprio passato e li avesse tra loro miscelati per comporre qualcosa di nuovo.

    A cominciare proprio dalla configurazione, particolarmente leggibile e amata dai collezionisti. Il display infatti si rifà al primo esemplare da polso con calendario perpetuo prodotto in serie dalla Manifattura: la Referenza 1526 del 1942. Realizzata in 210 pezzi, presentava un identico lay-out. Stesse finestrelle affiancate a ore 12, per il giorno della settimana e il mese, stesse fasi di luna a ore 6, coassiali al datario a lancetta.

    Riguardo allo stile del quadrante, invece, diretto predecessore dovrebbe essere un pezzo unico. Un orologio d’ispirazione militare, oggi esposto al Patek Philippe Museum di Ginevra e appartenuto a un Maharaja, che lo indossava – si racconta – durante le partite di polo nell’India coloniale. Ovvero la Referenza 1591 del 1944, con cifre arabe dipinte e lancette azzurrate a siringa, entrambe riempite di materiale luminescente. Questo esclusivo modello in acciaio rimase sconosciuto fino al 1996, quando apparve per la prima volta all’asta. L’ultima volta fu venduto da Christie’s nel 2007 e aggiudicato per oltre due milioni e mezzo di franchi svizzeri.

    Quindi il design della cassa Art Déco, reso unico dalla presenza delle particolari anse “a gradini”. Sottili, eleganti e arcuate, hanno una godronatura che riprende quelle della Referenza 2405. Un semplice esemplare “solo tempo” caratterizzato proprio dalle anse “a griffe” godronate. E datato sempre anni Quaranta, epoca di grande vivacità nella progettazione orologiera.

    Il calibro 26-330 S Q

    Della cura riposta nella realizzazione della cassa e di ogni altro elemento del Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo, preferisco siano le didascalie e le immagini sopra a parlare. Qui voglio spendere qualche parola sul movimento di manifattura, il Calibro 26-330 S Q, con rotore di carica unidirezionale in oro 21 carati, secondi centrali e autonomia di 45 ore circa. Si basa sul calibro 324, cui i tecnici hanno aggiunto un modulo da 1,65 mm che integra il calendario perpetuo attraverso il datario a lancetta, il giorno della settimana e il mese mostrati appunto nelle due finestrelle.

    Anche riguardo alle caratteristiche tecniche del movimento vi rimando alle didascalie. Mi soffermo però su un paio di dettagli qualificanti del Calibro 26-330 S Q, che appartengono alla tecnologia della Casa. Prima di tutto il bilanciere Gyromax®: brevettato da Patek Philippe nel 1949, è un bilanciere a inerzia variabile che permette una regolazione fine grazie alla presenza di cilindretti “tagliati”, fissati un tempo sulla massa anulare e ora sui quattro bracci. Basta ruotare il taglio dei cilindretti verso l’interno o l’esterno del bilanciere stesso per variarne il momento di inerzia. E quindi giocare sull’antipico o sul ritardo.

    L’altro elemento da citare è la spirale Spiromax® in Silinvar, un materiale a base di silicio. Anche questa brevettata, ma in tempi molto più recenti – nel 2006 -, è stata sviluppata dal dipartimento Patek Philippe Advanced Research. Oggi sono in tanti a utilizzare una spirale in silicio, ma vi assicuro che – al momento del lancio – la spirale Spiromax fece scalpore, tanto apparve rivoluzionaria. Risultava del tutto amagnetica, compensava gli sbalzi di temperatura, non aveva bisogno di lubrificazione, era insensibile ai piccoli urti. Per farla breve migliorava notevolmente l’isocronismo del bilanciere.

    Se si guarda il Calibro 26-330 S Q con attenzione attraverso il fondello in vetro zaffiro, il bilanciere Gyromax® con la spirale Spiromax® saltano subito all’occhio. Ma ciò che colpisce è la bellezza, l’armonia del movimento nella sua interezza, sublimato da un livello di finiture al limite della perfezione. Al di là dell’estetica, comunque, la peculiarità della funzione calendario perpetuo merita qualche cenno.

    Cos’è il calendario perpetuo?

    È un complesso meccanismo. Una delle complicazioni più affascinanti che si possano osservare in un orologio meccanico. È anche una delle più costose. Un calendario perpetuo tiene infatti conto dei mesi composti da 28, 29, 30 e 31 giorni e degli anni bisestili – quelli che, ricorrendo con periodicità quadriennale, hanno il mese di febbraio di 29 giorni anziché di 28. Mi spiego meglio.

    Il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo passa direttamente dal 30 aprile al 1° maggio, dal 30 settembre al 1° ottobre, dal 28 febbraio al 1° marzo. “Sa” cioè da quanti giorni è composto ogni mese dell’anno e adegua gli scatti di data. In un calendario di tipo tradizionale, il cosiddetto calendario completo, la correzione del giorno in funzione del mese, non senza fastidio, spetta invece a voi. Non è finita: sempre il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo sa se l’anno in corso è bisestile o meno, andando a segnare il giorno 29 dopo il 28 febbraio, per poi passare al 1° marzo.

    Di solito la prima regolazione (dall’acquisto) va eseguita a mano. Ma, dopo aver impostato correttamente il mese, il giorno della settimana e la data, il capolavoro di Patek farà tutto al vostro posto. A patto che resti sempre carico, indicherà correttamente il giorno fino al 28 febbraio del 2100, anno secolare che il calendario gregoriano, a cui noi facciamo riferimento, non considera bisestile. Sì, avete capito perfettamente: oggi comprate il Patek Philippe 5320G-011, ne regolate il calendario e, se sarete attenti a non farne mai arrestare la marcia, non dovrete più toccarlo per i prossimi 75 anni. Voi o chi per voi, magari i vostri eredi.

    Infine, meritano un cenno le piccole finestrelle circolari che si osservano a ore 4:30 e 7:30. Indicano rispettivamente il ciclo degli anni bisestili (con i valori 1, 2, 3 e 4) e l’alternanza giorno/notte, passando dal bianco al blu scuro.

    Il meglio delle fasi lunari

    Potevano nella Manifattura ginevrina fermarsi a questo? Direi proprio di no. Perché, come scrivevo sopra, il Patek Philippe 5320G-011 indica anche le fasi lunari. E non lo fa in maniera basica, ma affidandosi a una soluzione meccanica tanto elegante e sofisticata da permettere al fortunato proprietario di dover correggere lo scarto di un giorno rispetto al ciclo lunare effettivo soltanto ogni 122 anni. Più perpetuo di così…

    Due parole per farvi capire quanto diverso è il dispositivo delle fasi lunari del Patek Philippe 5320G-011. La gran parte degli orologi meccanici dotati di calendario perpetuo accusano lo scarto di un giorno ogni 3 anni. Il miglioramento è reso possibile dall’utilizzo di una ruota a 135 denti, che garantisce una precisione ben maggiore rispetto alla consueta ruota a 59 denti.

    Ora, è difficile che da qui ai prossimi decenni, il vostro Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo non si fermi mai. Dovreste sempre indossarlo o riporlo in una scatola con caricatore integrato. Però, il valore ingegneristico di un calendario perpetuo così concepito resta fuori discussione e giustifica ampiamente il prezzo a cui l’orologio è venduto.

    Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo: conclusioni e prezzo

    Chi desidera un orologio Patek Philippe, per giunta un calendario perpetuo, non fa tanto caso al prezzo. Il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo va interpretato come il risultato di un secolo esatto di tradizione e ricerca. E in questo senso potrebbe anche costare di più di quanto effettivamente costa: 104.424 euro. Non farebbe una grinza.

    Il Patek Philippe 5320G-011 è un orologio che non lascia nulla al caso, curato in ogni dettaglio interno ed esterno, e può considerarsi a tutti gli effetti un investimento. Il color salmone del quadrante, come anticipato nell’introduzione, si sposerà da qui all’eternità (è proprio il caso di dirlo) con un carattere vintage ed elegante.

    Vi lascerei però con un’ultima riflessione: non tanto sul prezzo in assoluto, quanto sull’incremento che di questo la referenza ha subito dall’anno del lancio, il 2022. Si sa, il prezzo dell’oro è ormai alle stelle, ma se all’uscita il Patek Philippe 5320G-011 costava 84.700 euro, oggi per portarselo a casa occorre spendere 20mila euro in più.

  • Calatrava 6196P, Patek Philippe e la tradizione di domani

    Calatrava 6196P, Patek Philippe e la tradizione di domani

    Non è un segreto: ho un debole per il Calatrava. Quindi faccio fatica a non farmi coinvolgere, a mantenere la giusta obiettività, di fronte a qualsiasi pezzo della storica collezione di Patek Philippe. Ancora di più se si tratta di un esemplare come il nuovo Calatrava 6196P, visto (e provato) a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera. Perché ha un’impostazione “classica”, la mia preferita: cassa in platino, stile essenziale, quadrante pulito con i piccoli secondi, color salmone. Ma allo stesso tempo ha anche una nuova meccanica: grande, performante, curatissima. Un mix equilibrato di vintage e contemporaneità, purtroppo inaccessibile alle mie tasche (costa 47.520 euro). Ma se non posso averlo fisicamente, posso almeno farlo mio mentalmente: intendo dire, studiarlo, conoscerne la storia, apprezzarne i dettagli. E non è poca cosa: la cultura non è mai una magra consolazione…

    Calatrava ieri e oggi

    Dicevo dell’impostazione “classica”, perché ai nostri giorni c’è Calatrava e Calatrava. Mi spiego: nell’ultimo decennio la collezione ha conosciuto vari sviluppi e si è differenziata in diversi modelli, anche complicati. Dal Pilot uscito nel 2015 al Calendario settimanale del 2019, dal 24 Ore Travel Time del 2023 fino all’8 Giorni presentato sempre quest’anno, per citarne solo alcuni. A dispetto delle molte anime e molteplici configurazioni, comunque, il Calatrava resta l’archetipo del dress watch, la quintessenza dell’eleganza maschile da polso, il simbolo di un gusto intramontabile. Perché così è nato, nel 1932.

    Dopo la crisi del ’29, durante la Grande Depressione, anche Patek Philippe conobbe un periodo di difficoltà finanziaria. Fu quindi acquistata da Charles Henri e Jean Stern, proprietari della Fabrique de Cadrans Stern Frères che era tra i fornitori della stessa Manifattura. Per risollevarla, i due fratelli pensarono di realizzare un esemplare semplice che potesse ampliare la clientela e conquistare il grande pubblico, per andare oltre l’élite di collezionisti alla James W. Packard o Henri Graves. Crearono così il Calatrava, ispirato ai principi della scuola tedesca del Bauhaus, secondo cui “la forma di un oggetto è dettata dalla sua funzione”. La cassa, quindi, doveva essere rotonda, perché tutto in un orologio segue un moto circolare: i ruotismi, il bilanciere, la molla nel bariletto, la corona, le lancette…

    La Referenza 96 e i suoi eredi

    Fra i primi modelli si affermò la Referenza 96, che ebbe un ruolo fondamentale nel futuro della collezione perché dettò lo stile delle generazioni successive di Calatrava. Cassa di 31 mm, tripartita (una novità, per l’epoca), quadrante privo di orpelli per non distogliere l’attenzione dalle funzioni, lunetta piatta, anse integrate alla carrure… Caratteristiche diventate codici di stile, che andranno a influenzare l’intera storia del design orologiero. La Referenza 96 rimase in produzione per più di 40 anni, e con il trascorrere del tempo diede vita a innumerevoli modelli. Fu realizzata in diversi metalli (dall’acciaio a tutte le tonalità dell’oro fino al platino) e conobbe piccoli ma sostanziali cambiamenti (la lunetta, per esempio, di volta in volta diventò più arrotondata, guilloché Clous de Paris, incastonata di diamanti). Ma rimase sempre fedele alla purezza e alla discrezione originari.  

    Un’eco della Referenza 96 si ritrova nella storica 5196, in catalogo dal 2004 fino al 2021, di cui il Calatrava 6196P è il discendente diretto. Lo si evince anche dal nome, ma basta un’occhiata per cogliere le affinità. Stessa configurazione del quadrante – con indici obus (dal francese, obice) sfaccettati, lancette dauphine e piccoli secondi al 6 -, stessa lunetta liscia, lucidata a specchio. Diverso però il movimento. Quel progenitore montava il calibro 215 PS: a carica manuale, sottilissimo (2,55 mm di spessore), vantava il prestigioso Punzone di Ginevra. Tuttavia era nato del 1975 ed era costruito con i criteri e le tecnologie dell’epoca. Mentre il Calatrava 6196P ha conosciuto un upgrade meccanico che fa la differenza. Ma andiamo con ordine e vediamo com’è fatto l’intero orologio.

    Il volto del Calatrava 6196P

    Cominciamo dalla cassa in platino, con la lunetta lucida e i fianchi satinati. Misura 38 mm di diametro (un millimetro in più rispetto alla Ref. 5196) e ha uno spessore di 9,33 mm (ma diverse proporzioni: il precedente si fermava a 6,8 per via del movimento). Ma soprattutto il colore: caldo, solare, che va a stemperare il rigore dell’algido metallo. Noi lo definiamo “salmone” per abitudine, perché è una tendenza dell’orologeria contemporanea legata alla moda del neo-vintage o modern-rétro che dir si voglia. Ma Patek non lo chiama così, perché si rifà alla tradizione, e usa un più corretto “opalino dorato in oro rosa”.

    Su questo sfondo, lancette e indici antracite risaltano con una bella contrapposizione cromatica. L’abbinamento rosa & nero però non è una peculiarità solo del Calatrava 6196P: lo si ritrova anche negli altri Patek “salmone” attualmente in catalogo. Penso al Cronografo 5172G, o alle versioni di Calendario Perpetuo, il 5236P in linea o il 5320G (di cui ci occuperemo presto). Ma in questo caso l’assenza di complicazioni rende il contrasto più efficace e d’impatto. Da sottolineare la presenza discreta del contatore dei piccoli secondi, la cui posizione a ore 6 si differenzia in modo netto da quella della Ref. 5196 proprio perché il Calatrava 6196P monta una nuova meccanica.

    Il nuovo calibro 30-255 PS

    Presentato nel 2021, il nuovo calibro 30-255, qui allestito con i piccoli secondi (PS), è facilmente sintetizzato come un movimento meccanico a carica manuale di ultima generazione. Perché ha tutte le carte in regola per rispondere alle prestazioni richieste dal pubblico attuale. Prima di tutto, dimensioni ben studiate: 31 mm di diametro per 2,55 mm di spessore, che lo rendono adatto a una cassa di 38/40 mm di diametro. Poi, un’autonomia di 65 ore, garantita da un due bariletti che lavorano in parallelo. La spirale in silicio, antimagnetica e insensibile alle escursioni termiche. Infine un bilanciere dall’inerzia elevata, a dispetto dei 4 Hz di frequenza.

    Rispetto al precendente calibro 215, il movimento è stato totalmente re-ingegnerizzato. Il diametro maggiore ha consentito una risistemazione in orizzontale dei componenti, razionale e calibrata, così da mantenere lo spessore estremamente limitato. La maggiore disponibilità di spazio ha permesso l’introduzione di un doppio bariletto, in cui le ruote a cricchetto sono nascoste sotto i ponti dei bariletti stessi. Tra i due si trova una ruota intermedia aggiuntiva, che ingrana con il pignone centrale e tiene distanziata la seconda ruota del treno del tempo dalla ruota del cricchetto dei bariletti.

    Ricordo che il doppio bariletto non serve solo a fornire una più lunga autonomia, ma garantisce una curva della coppia più stabile ed elevata e un miglior rapporto di trasmissione fra i bariletti e il pignone centrale, quindi va a influire positivamente sulla costanza di marcia. Stesso discorso per la spirale in silicio, i cui effetti sono ben noti – a dispetto della scarsa considerazione con cui è tenuta dai puristi della meccanica. E per il bilanciere ad alta inerzia, oltretutto più resistente a eventuali perturbazioni o urti accidentali. Il tutto si traduce in una migliore cronometria, che al minimo rispecchia i criteri del Sigillo Patek Philippe (-3/+2 secondi al giorno), ma secondo alcune fonti in Rete dai risultati anche migliori (-1/+2).

    In definitiva il calibro 30-255 PS è un movimento progettato con l’obiettivo della stabilità e dell’affidabilità. Ed è definito da soluzioni tecniche eleganti, anche se complesse dal punto di vista della costruzione, sempre mirate al miglior potenziale cronometrico possibile.

    Il Calatrava 6196P proiettato nel futuro

    Per come la vedo io, il nuovo Calatrava 6196P potrebbe essere il capostipite della futura generazione di Calatrava. Con il nuovo movimento, e proporzioni rinnovate, sembra destinato a rimanere a lungo in catalogo, se segue le orme della precedente 5196. Dopo questa versione in platino, me lo aspetto declinato nelle diverse leghe d’oro – bianco, giallo o rosa. Abbinato ad altre scelte cromatiche per il quadrante, anche se sempre nel solco della tradizione: argenté, nero, blu… Non so se si arriverà a vedere un Calatrava verde, turchese o bordeaux, ma mai dire mai. La collezione è trasformista di suo, non sappiamo come potrà diventare…

  • Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Una delle tante caratteristiche che fanno grande Patek Philippe è la capacità di evolversi e svilupparsi senza tradire la propria identità storica. Non è una cosa facile, badate bene. Specialmente se abbiamo a che fare con la collezione Calatrava. Adattare ai tempi, ai gusti, alle mutate necessità della vita di oggi una linea che è universalmente nota tra gli appassionati per essere il non plus ultra della classicità, è un lavoraccio. Eppure, esempi come il Calatrava 8 giorni ref. 5328G che ho visto e provato a Watches and Wonders dimostrano che, come si dice, “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Con questo orologio, Patek Philippe lo ha fatto.

    In primis perché – io come altri colleghi anche stranieri -, quando ho potuto osservare l’orologio con la lente e me lo sono messo al polso, ho avuto la strana impressione di avere tra le mani non tanto un dress watch quanto un cosiddetto field watch. Ossia un orologio “da campo”, progettato e realizzato per un uso militare. Forse il più caro field watch in circolazione. Ed è probabile che non fosse nemmeno nelle intenzioni di Patek Philippe dare questa sfumatura al Calatrava in questione. Eppure qualcosa rimane…

    Calatrava 8 giorni 2.0

    Probabilmente perché, negli ultimi anni, Patek Philippe ha messo mano in maniera sottile e intelligente al design della collezione Calatrava. Proprio per non tradirla, come ho scritto all’inizio, ma per fare in modo che non restasse impantanata in una tradizione che avrebbe finito per renderla stantia. Parlo, per esempio, dell’ampliamento delle finiture dei quadranti, di forme più “decise” (specialmente nelle anse), dell’impiego della finitura a clous de Paris lungo la carrure.

    Tutti elementi che si ritrovano presenti e ben amalgamati nel Calatrava 8 giorni ref. 5328G. A testimonianza del fatto che, su questa collezione, la Maison ginevrina non ha intenzione di stare ferma, anzi. Per aggiornarla e renderla più interessante anche per nuove tipologie di appassionato, Patek Philippe non esita ad attingere a soluzioni tecniche e a elementi del proprio passato. In questo caso, l’abbondante riserva di carica di otto giorni e più.

    L’autonomia dei calibri di Patek Philippe

    Una caratteristica, questa lunga autonomia, che si trova già in alcune pendolette da tavolo con calendario perpetuo degli anni ’20 del ‘900, dotate di otto giorni di riserva di carica. Più vicino a noi, la Maison ci ricorda la Ref. 5100 10 Giorni del 2000, cassa rettangolare e serie limitata a tremila pezzi: il primo orologio da polso cronometro al mondo con riserva di carica di 240 ore.

    Oppure, ancora, la Ref. 5101P 10 Giorni Tourbillon del 2003, un esemplare in platino con cassa rettangolare ispirata all’Art Déco e movimento di forma, a carica manuale. Per arrivare, dieci anni dopo, alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication, il cui calibro rettangolare a carica manuale e salti istantanei del giorno della settimana e della data ha molto a che vedere con la referenza di cui scrivo oggi. Lo vedremo più avanti.

    Questa faccia non mi è nuova…

    Intanto, torno a quella sensazione di field watch di cui ho scritto sopra. Una sensazione che mi viene principalmente dalla struttura del quadrante. Come sempre, in questo tipo di articoli, preferisco lasciare i dettagli più strettamente tecnici alle didascalie, ma credo sia necessario fare qui almeno un accenno a quello che è il volto del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Il quadrante blu fumé presenta infatti una texture simile all’asfalto, qualcosa che non è nuovo in Patek Philippe. L’abbiamo vista per la prima volta, sul marrone, nella ref. 5226G, introdotta nel 2022. Oltre a questa finitura, il Calatrava 8 giorni ref. 5328G si porta dietro da quel predecessore il design delle lancette a siringa e dei numeri arabi, che gli conferiscono la sensazione di serietà e l’aspetto severo del field watch. Una tipologia di orologio che ha nella robustezza e nella chiarezza nella lettura delle informazioni alcune caratteristiche imprescindibili. Ecco perché, in questo senso, penso che il quadrante sia ben riuscito.

    Otto giorni senza pensieri

    Non dimentico, però, che tra le prerogative di un orologio da campo ci sono anche l’affidabilità e, per quanto possibile, l’autonomia. In questo senso, prima di tornare nelle didascalie sugli aspetti tecnici, fatemi accennare a un dettaglio storico del calibro che lavora nella cassa del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Come spesso accade per il movimenti di Patek Philippe, ha una sigla pressoché impossibile da ricordare – 31-505 8J PS IRM CI J – ma radici solide nel passato della Maison. Rimanda infatti alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication di cui ho scritto sopra, perché riprende l’architettura di base del movimento incassato in quell’orologio. La differenza principale sta nel fatto il calibro 28-20 REC 8J PS IRM C J era rettangolare come la cassa, mentre quello attuale è tondo, per integrarsi alla perfezione nella cassa in stile Calatrava.

    L’autonomia di otto giorni è specificata anche dalla dicitura 8J presente all’interno del nome del movimento, in cui si riscontrano dettagli che si possono desiderare da Patek Philippe e funzionali a un field watch. Mi riferisco principalmente al salto istantaneo del giorno della settimana e del mese e, ancora, alla riserva di carica che, se formalmente è di otto giorni, nella realtà arriva fino a nove. E questo nono giorno supplementare è individuato da una zona rossa sull’indicatore dell’autonomia residua.

    Un Calatrava 8 giorni per tutti i giorni

    Ora tutti alle didascalie. Non prima di aver ricordato il prezzo del Calatrava 8 giorni ref. 5328G – 71.280 euro – e di aver fatto qualche considerazione finale sull’orologio. Patek Philippe lo ha presentato a Watches and Wonders insieme a un’altra referenza del Calatrava, la 6169P con cassa in platino dall’elegante design “classico”. Secondo me, una mossa azzeccata.

    Se l’orologio in platino è il dress watch per eccellenza, più un pezzo da grandi occasioni che un cosiddetto everyday watch, per come la vedo io il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è invece un orologio perfetto da indossare tutti i giorni. O anche solo qualche giorno alla settimana, sicuri di poter contare sulla sua capacità di essere ancora all’ora e alla data giuste quando lo si mette al polso. In questo modo, la Maison ha offerto un’alternativa all’interno della stessa collezione, provando a coprire gusti, appassionati e necessità diverse. Senza snaturarla, come ho scritto nelle prime righe. Ecco perché il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è uno dei pochi pezzi di alta orologeria che, oggi, è qualcosa di più della somma delle sue parti. E, in questo, è molto Patek Philippe.

  • Il quadrante salmone. Tendenza confermata da 7 esemplari

    Il quadrante salmone. Tendenza confermata da 7 esemplari

    Una delle tendenze riscontrate a Watches and Wonders Genève? Quella del quadrante salmone. «Ancora?», potrebbe obiettare chi ci segue con continuità e ha già visto questo tema sulle nostre pagine. «Ebbene sì», rispondiamo noi qui in redazione. Perché le tendenze, in orologeria, sono lente ad affermarsi e lente a svanire: pensiamo, per restare in ambito cromatico, ai quadranti verdi oppure blu, che imperversano da anni in tutti i segmenti di mercato e non accennano a passare di moda.

    Come nel caso dei quadranti verdi o blu, del resto, anche il quadrante salmone può avere varie sfumature, alcune più rosa, altre più arancioni. Tant’è che alcune marche trovano definizioni alternative come “rame ghiacciato”, per individuare una specifica nuance funzionale alla propria storia. Apprezziamo lo sforzo del marketing di inventarsi uno story-telling significativo, ma noi preferiamo semplificare e ricondurre la tonalità a termini più consueti.

    Perché il quadrante salmone piace ai collezionisti e ai connoisseur più raffinati per gli immediati rimandi storici. Quale che sia la tonalità, richiama sempre un’eleganza del passato, rinvia agli esemplari degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso – epoca d’oro per lo chic maschile da polso. E in quanto tale il quadrante salmone è sempre rassicurante, regala sensazioni di sicurezza – apprezzatissime in periodi di crisi e di incertezza come quello che stiamo attraversando.

    Ecco allora perché siamo andati a recuperare gli orologi con quadrante salmone esposti al Salone di Ginevra appena concluso. Li abbiamo visti un po’ ovunque fra le novità di molte marche, sia tra le maison che hanno una lunga storia (e vantano esemplari con quadrante salmone anche nei propri archivi), sia tra quelle di recente fondazione (che prendono semplicemente ispirazione dai modelli d’antan). E abbiamo aggiunto anche qualche altro nuovo pezzo a tema, uscito da poco. Qui sotto, la nostra selezione.

    7 orologi con quadrante salmone in ordine di prezzo

    CHOPARD L.U.C Lunar One
    Cassa (40,5 mm) in oro bianco etico (cioè da approvvigionamento rsponsabile). Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.13.L, di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro etico, due bariletti (tecnologia Chopard Twin), autonomia di 65 ore, calendario perpetuo, fasi di luna astronomiche, grande datario, e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante guilloché, lancette e indici applicati in oro bianco, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 92.200 euro.
    La nostra recensione a questo link.

    PATEK PHILIPPE Calatrava 6196P
    Cassa (38 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 30‑255 PS, di manifattura, con autonomia di 65 ore e piccoli secondi. Quadrante opalino in oro rosa, lancette e indici applicati in oro bianco, carrure con diamante taglio brillante, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Sigillo Patek Philippe. 47.520 euro.

    GLASHÜTTE ORIGINAL Senator Excellence Panorama Date Moon Phase Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 36-24 di manifattura, con autonomia di oltre 4 giorni (100 ore), fasi di luna e data panoramica. Quadrante grené, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Esiste anche con il bracciale in acciaio. Da 12.400 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Classic Perpetual Calendar Manufacture
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-776, di manifattura, con autonomia di 3 giorni, calendario perpetuo (con l’indicazione del giorno della settimana) e fasi di luna. Quadrante soleil, contatori azuré, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 9.995 euro.

    BAUME&MERCIER Clifton 10778
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic BM13-1975A realizzato in esclusiva, con autonomia di 5 giorni e datario. Quadrante opalino, indici applicati, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello, intercambiabile; il packaging include un secondo cinturino beige, sempre in pelle di vitello. 3.500 euro.

    LEBOIS & CO. Heritage Chronograph 324.478
    Cassa (39 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LC450 (base La Joux-Perret L113), con autonomia di 60 ore, cronografo con ruota a colonne. Quadrante opaco con scala tachimetrica e telemetrica, contatori azuré, vetro zaffiro, fondello trasparente, cinturino in pelle. 3.075 euro.
    La nostra recensione a questo link.

    RAYMOND WEIL Millesime
    Cassa (35 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RW4251 (base Sellita SW200-1), con piccoli secondi. Quadrante a settori, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò trasparente, cinturino in pelle. Esiste anche con il bracciale in acciaio. Da 2.050 euro.

  • Best of WWG25, i 10 orologi più memorabili

    Best of WWG25, i 10 orologi più memorabili

    Watches and Wonders Geneva 2025 ha chiuso i battenti proprio ieri. È il momento allora di tirare le somme su quanto si è visto nei giorni scorsi. E sorge spontaneo chiedersi per cosa sarà ricordato il Salone di Ginevra appena concluso. Quali sono gli orologi più rappresentativi, i più memorabili esposti nelle teche dei 60 marchi espositori? Ecco quindi il Best of WWG25, secondo noi. Bada bene, non necessariamente quelli che ci sono piaciuti o che abbiamo amato di più, piuttosto quelli che sono rimasti più impressi nella nostra memoria. Il Best of WWG25 per exploit tecnico, per esempio. O anche il Best of WWG25 inteso come ciò che è meglio riuscito. Magari per coerenza estetica o per rapporto qualità/prezzo.

    Nella scelta di questi Best of WWG25 abbiamo privilegiato le assolute novità presentate dalle Case, con poche eccezioni. Molti, se non tutti, meriterebbero un approfondimento, perché il loro valore difficilmente si può sintetizzare in queste poche righe. E molti, se non tutti, saranno trattati a tempo debito, magari quando arriveranno fisicamente nei negozi. Intanto, però, ve li segnaliamo. Se la nostra sintesi sarà efficace, e la vostra curiosità stuzzicata, potete scoprirne di più sui siti ufficiali delle rispettive marche. Un’ultima considerazione: abbiamo cercato di scegliere modelli di tutti i segmenti di mercato. Anche se i prezzi, in questo Salone, sono sembrati lievitare, la nostra selezione dimostra che gli orologi belli e accessibili esistono ancora. Ecco dunque i nostri Best of WWG25, in ordine alfabetico.

    A. LANGE & SÖHNE Minute Repeater Perpetual Calendar
    Due complicazioni difficialmente associate fra loro convivono in questo esemplare, per il quale la Manifattura sassone ha sviluppato il calibro L122.2 a carica manuale, con autonomia di 3 giorni. Tra le particolarità: i due gong vantano un repertorio di 720 sequenze diverse (una per ogni minuto nel ciclo delle 12 ore), o ancora l’assenza della pausa fra i colpi delle ore e quelli dei minuti (quando i minuti sono inferiori a 15). Edizione limitata di 50 esemplari, prezzo non comunicato.

    CARTIER Tank à Guichets
    La Maison parigina fa rivivere un esemplare di culto, lanciato originariamente nel 1928. E declina la versione più fedele all’originale in tre modelli: oro giallo, oro rosa o platino (nella foto). Oggi come allora, la futuristica cassa “chiusa” (24,8 x 37,6 mm, solo 6 mm di spessore) riporta le informazioni orarie in due finestrelle, appunto, che visualizzano le ore saltanti e i minuti su disco girevole. Il movimento meccanico a carica manuale, calibro 9755 MC, è però sviluppato appositamente. In vendita da settembre, da 52.500 euro.

    EBERHARD & CO. Contodat Chronographe
    Prende ispirazione da un orologio della seconda metà degli anni Settanta, voluto dall’allora Presidente Palmiro Monti in risposta al quarzo imperante: un accattivante cronografo meccanico, caratterizzato da una vivacissima lancetta arancione. Proprio come i dettagli dell’inedito esemplare di oggi: con la cassa di 39 mm di diametro, il quadrante soleil di vari colori (anche in versione “solo tempo”) e il movimento automatico base Sellita. In vendita nella seconda metà dell’anno, 3.900 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Manufacture Classic Perpetual Calendar
    Il calendario perpetuo della Casa, lanciato per la prima volta nel 2016, quest’anno conosce un apprezzatissimo upgrade. Acquista infatti una nuova meccanica: il calibro FC-776, evoluzione del movimento precedente. Che raggiunge i 3 giorni di autonomia e lo rende alla stregua di un nuovo orologio. La cassa, di dimensioni ridotte, ora misura 40 mm di diametro e ospita un quadrante soleil salmone, uno dei colori prediletti dai collezionisti. Il prezzo però rimane imbattibile: 9.995 euro. In vendita da settembre.

    NOMOS GLASHÜTTE Club Sport neomatic Worldtimer
    Praticità d’uso, grande scelta e un ottimo rapporto qualità/prezzo: ecco in sintesi il nuovo ore del mondo del Marchio tedesco. Che visualizza le capitali internazionali sul perimetro del quadrante e l’ora di casa con funzione giorno/notte nel contatore al 3 (più i piccoli secondi al 6). Interamente realizzato in acciaio, nella cassa da 40,5 mm ospita un nuovo calibro automatico neomatik DUW 3202. L’orologio è declinato in 2 versioni “basic”, più 6 coloratissime edizioni limitate di 175 esemplari ciascuna. 3.940 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Geographic
    La Grande Maison presenta per la prima volta in questa collezione le ore universali. E ha messo a punto ad hoc il calibro JLC 834 a carica manuale, che integra le ore del mondo con un grande datario (dai dischi complanari brevettati) e i piccoli secondi. Da notare che i nomi delle città sono incisi al laser e laccati a mano, come la mappa del mondo. In due versioni, con la cassa di 29,9 x 49,4 mm (e 11,14 mm di spessore): in acciaio (nella foto) o in oro rosa, in edizione limitata di 250 esemplari. Da 23.200 euro.

    PATEK PHILIPPE Referenza 5328G
    Un inedito Calatrava con una nuova cassa in oro bianco, di 41 mm di diametro, e una complicazione utile, a ore 6, coassiale ai piccoli secondi: giorno della settimana (a finestrella) e datario (a lancetta), dalla visualizzazione istantanea. Ma soprattutto con un nuovo movimento a carica manuale, il calibro 31-505 8J PS IRM CI J, dotato di ben 8 giorni di autonomia. Particolare anche il quadrante grené sfumato. In vendita con un secondo cinturino in pelle, color talpa. 71.280 euro.

    ROLEX Oyster Perpetual Land-Dweller
    La Casa della Corona presenta finalmente una nuova collezione, in tre materiali (in acciaio Oystersteel, oro Everose o platino) e due formati (36 o 40 mm). Segni particolari: cassa Oyster rivisitata, quadrante a nido d’ape, bracciale integrato Flat Jubilée. E un nuovo movimento automatico, calibro 7135 ad alta frequenza, con autonomia di 66 ore, asse del bilanciere in ceramica e tanti componenti in silicio, tra cui l’inedito scappamento Dynapulse… Dei 32 brevetti e domande di brevetto che lo riguardano, parleremo in un’altra occasione. Da 14.700 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Les Cabinotiers Solaria Ultra Grand Complication “La Première” 41 complicazioni di cui 5 astronomiche (con una prima mondiale), un’innovativa ripetizione minuti Westminster, 2 quadranti, 13 domande di brevetto depositate, 8 anni di sviluppo, 1521 componenti… “Numeri” che rendono l’idea dell’eccezionalità di questo esemplare, prodotto per festeggiare il 270° anniversario della Manifattura ginevrina. La cassa in oro bianco misura 45 mm di diametro per 14,99 mm di spessore, e racchiude il calibro 3655 a carica manuale. Il tutto è fregiato del Punzone di Ginevra. Pezzo unico, prezzo non comunicato.

    ZENITH G.F.J. Calibro 135
    Anche la Manifattura di Le Locle celebra un anniversario: taglia il traguardo dei 160 anni con una nuova collezione, che rende omaggio al fondatore, Georges Favre-Jacot. E riporta in vita il calibro 135, un movimento pluripremiato nel secolo scorso, nelle gare di cronometria degli osservatòri astronomici. Dimensioni, estetica e architettura sono simili alla meccanica originale degli anni ’50, ma l’autonomia di 3 giorni è tipicamente contemporanea. La cassa di 39 mm in platino racchiude un quadrante tripartito (guilloché, lapislazzuli, madreperla). Edizione limitata di 160 esemplari, 52.900 euro.

  • “Alto Artigianato 2025”: in mostra, i mestieri rari di Patek Philippe

    “Alto Artigianato 2025”: in mostra, i mestieri rari di Patek Philippe

    Quasi un metro di filo d’oro lavorato a mano per disegnare un pappagallo posato sul ramo di un pino. E 20 colori di smalti traslucidi, opachi e opalescenti per dare le tinte della vita vera al disegno che esalta una delle innumerevoli bellezze della natura. Tutto questo sul quadrante di dieci orologi Patek Philippe, lavorato in smalto cloisonné e impreziosito dalla pittura miniata su smalto. L’edizione limitata del Golden Ellipse Ref. 5738/50J-011 “Cacatoès à huppe jaune” (Cacatua crestagialla) è tra le punte di diamante della mostra Alto Artigianato 2025, inaugurata sabato 5 e aperta fino a sabato 26 aprile nei Salons Patek Philippe a Ginevra.

    Qualcosa di simile all’exploit del 2024, che con 82 esemplari aveva battuto tutte le edizioni precedenti. La mostra di quest’anno propone infatti 78 opere di maestria artigiana: 23 pendolette e mini-pendolette Dôme, una pendoletta da tavolo, 10 orologi da tasca e 44 orologi da polso Calatrava e Golden Ellipse. Una vera e propria esplosione di creatività, in cui i maestri della Manifattura hanno dato libero sfogo a tutta la loro inventiva, nelle tecniche quanto nei motivi decorativi.

    Métiers d’art, di ieri e di oggi

    Se vi trovate sul Lago Lemano, allungatevi fino al flagship store di Patek Philippe (emblematicamente definito Salon), al 41 di rue du Rhône. Avrete la possibilità non solo di vedere capolavori ineguagliabili, ma anche di scoprire antichi e rari mestieri d’arte, così come tecniche innovative che si nutrono di abilità tramandate di generazione in generazione. La mostra Alto Artigianato, ormai da tradizione, è infatti la prova esplicita del savoir-faire della Manifattura nei cosiddetti “mestieri d’arte”: come le tante versioni di smalto – Grand Feu, cloisonné, champlevé, paillonné, pittura miniata, grisaglia, flinqué –, l’incisione a mano, il guillochage, l’incastonatura.

    Da qualche tempo, inoltre, l’annuale mostra organizzata da Patek Philippe celebra anche diverse tecniche innovative in orologeria. Per esempio gli smalti di Longwy su porcellana e il micro-intarsio in legno, che quest’anno fa la sua prima comparsa su una pendoletta Dôme. Un modo quanto mai accattivante per rendere omaggio a cinque secoli di “tradizione di innovazione”, confermando l’impegno nella conoscenza e diffusione di queste raffinatissime tecniche. I visitatori più fortunati, fra l’altro, durante la visita potranno assistere alle dimostrazioni degli artigiani incisori e smaltatori.

    Nelle teche di Alto Artigianato 2025

    A proposito del percorso di visita, il suggestivo allestimento è suddiviso in tre aree, per dare risalto alla pluralità di motivi decorativi che traggono ispirazione dalla natura come dalle conquiste e dalle passioni umane. Le costellazioni legate ai segni dello zodiaco le prime protagoniste. Sono raffigurate sui quadranti in smalto grisaglia al blanc de Limoges, smalto cloisonné e smalto paillonné dei dodici Calatrava con lunette guilloché “Clous de Paris”, esposti nello spazio centrale del Salon.

    Nel salone che si affaccia sul lago sono invece raggruppati gli orologi che celebrano le bellezze della natura: flora, fauna, Provenza, Amazzonia… Compreso il Golden Ellipse Ref. 5738/50J-011 “Cacatoès à huppe jaune”, appunto. Per intuire le difficoltà di esecuzione basti pensare che ogni quadrante ha richiesto, in media, 15 passaggi in forno a temperature di oltre 800°C. Senza dimenticare che questo esemplare ospita il celebre calibro 240 ultrapiatto, e ha una cassa ellittica in oro giallo, le cui proporzioni armoniose sono ispirate all’antica Sezione Aurea – secondo i dettami della collezione.

    Alle grandi leggende legate ai traguardi dell’uomo è infine dedicato il salone sul lato di rue du Rhône. Pittura, musica, letteratura, architettura, sport, vigneti, imbarcazioni tradizionali del lago di Ginevra sono i temi di questa sezione. Il clou è probabilmente la pendoletta Dôme Ref. 20191M-001 “Ski d’autrefois” (Lo sci di una volta): un pezzo unico in smalto cloisonné, impreziosito dalla pittura miniata su smalto. Un orologio che rende omaggio all’arte grafica svizzera: ispirato ai manifesti delle stazioni sciistiche del periodo d’oro del turismo alpino, è illustrato con una tavolozza di 45 smalti diversi.

    Informazioni pratiche

    Insomma, l’avete capito: ce n’è per tutti i gusti e tutte le passioni. Anche stavolta, come ogni anno, l’esposizione organizzata da Patek Philippe è un’occasione unica per riscoprire i mestieri rari coltivati e perpetuati dalla Manifattura, nutrendosi lo sguardo di bellezza.
    La mostra Alto Artigianato 2025 resta aperta al pubblico tutti i giorni (tranne la domenica), dalle ore 11 alle ore 18 (ultimo ingresso alle 17). L’ingresso è libero, previa prenotazione. I visitatori sono invitati a iscriversi online sul sito ufficiale della Maison.

  • Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Watches and Wonders Geneva si avvicina. In attesa di vedere finalmente svelate le novità dei brand espositori, si fanno ipotesi e supposizioni al riguardo – plausibili o meno, spesso più proiezioni del desiderio che concrete possibilità. Ma l’aspettativa è alta soprattutto nei confronti di certi nomi. A cominciare da un marchio simbolo dell’intera industria orologiera elvetica: Patek Philippe. Che oltretutto quest’anno festeggia il centenario dall’introduzione del primo calendario perpetuo da polso prodotto in casa. Un anniversario importante, secondo gli “esperti delle Totonews”, anche se nessuno ha la certezza che sarà effettivamente celebrato. Più sicuri sono invece gli sviluppi del Cubitus, già preannunciati dal Presidente Thierry Stern. Andiamo allora a recuperare la collezione là dove l’avevamo lasciata, nelle tre referenze presentate lo scorso ottobre: il Cubitus 5821/1A e 1AR, solo tempo, e il Cubitus 5822P complicato.

    Non credo ci sia bisogno di ricordare lo scalpore provocato al momento del lancio dalla nuova linea, che definire “divisiva” è un eufemismo. Tralascio le sterili polemiche sul design del “Nautilus quadrato” e presto fede alle motivazioni dichiarate dal Presidente in diverse interviste. Si tratta di un linguaggio stilistico, proprio di Patek, smontato e rielaborato. Di un vocabolario personale, decostruito così da poter riutilizzare le stesse parole in altro modo. Quanto alle critiche mosse alla meccanica, l’uso di movimenti rotondi permette di avere una maggiore libertà di dimensioni: la presenza di calibri “di forma” avrebbe condizionato troppo le misure degli esemplari, soprattutto se si vuole avere proporzionalità fra cassa e movimento. Del resto, proprio la speranza di vedere nuovi Cubitus di formato ridotto – o almeno più piccolo rispetto ai modelli attuali – è una delle più sentite per il prossimo Watches and Wonders.

    La cassa del Cubitus 5822P

    Mentre aspettiamo di scoprire le novità 2025, quindi, credo sia opportuno rinfrescarci la memoria su quanto è in catalogo. Cercherò di essere più sintetica possibile, per i dettagli vi rimando alle didascalie. Facciamo il punto in particolare sul Cubitus 5822P, a mio parere il più rappresentativo della collezione. Un esemplare con grande datario, fasi di luna e giorno della settimana “a salto istantaneo” – poi vedremo cosa vuol dire. Per ora concentriamoci sul design, tanto vituperato ma in realtà risultato di 4 anni di studi (e perfino registrato). La cassa ha una forma estremamente complessa, geometrica, dalle linee nette e decise, sviluppata a partire dal quadrato ma dalla struttura ottagonale e con qualche accenno al cerchio. Caratteristica per le alette laterali aggettanti, gli angoli stondati e le anse centrali.

    La cassa, poi, è realizzata in platino, un metallo estremamente duttile, ma con una durezza di 3.5 nella scala di Mohs (quindi un po’ più duro dell’oro e dell’argento, che si attestano sui 2,5/3). Ed è impreziosito da superfici lucide, satinate, spazzolate. Il livello delle finiture è maniacale, come sempre da Patek Philippe e, insieme alla forma, conferma il savoir-faire raggiunto dagli artigiani della Manifattura nella lavorazione dei metalli nobili. Non c’è da stupirsi che il Presidente, in una delle tante interviste, abbia affermato di non voler adottare né ora né in futuro altri materiali, come quelli high-tech. Niente titanio, niente ceramica o carbonio… È comprensibile, viste le capacità raggiunte nei materiali della tradizione: acciaio, oro e platino, appunto.

    Il mistero delle dimensioni

    Passiamo alla questione spinosa delle dimensioni. Da più parti ho letto “Diametro: 45 mm“. A parte il fatto che parlare di diametro in un esemplare “di forma” non mi sembra sensato, semmai sarebbe più importante sapere la misura del “lato”… Comunque, basta consultare la cartella stampa per chiarirsi le idee: i 45 mm si riferiscono alla diagonale, da ore 10 a ore 4. Ma in geometria la diagonale divide il quadrato in due triangoli rettangoli, che hanno come cateti i due lati e come ipotenusa la diagonale. Dai, il Teorema di Pitagora lo abbiamo studiato tutti, alle elementari: ed è ovvio che l’ipotenusa è più lunga di ciascun lato. E se ne ha conferma anche dagli altri dati dichiarati da Patek. La larghezza della cassa è di 44,9 mm, misurata da ore 9 a ore 3, ma con la corona inclusa (oltre che le alette sporgenti). Per avere la misura del lato, dobbiamo perciò togliere i millimetri di sporgenza della corona.

    Ancora, la lunghezza, da ansa ad ansa, è di 44,4 mm: e come lug-to-lug non mi sembra poi esagerato. Quindi per conoscere il lato in verticale dovremmo sottrarre quei 4/6 mm complessivi delle anse. Con questo non voglio sminuire l’importanza della cassa – fosse anche solo 40 mm di lato, sarebbe comunque una bella bestia – ma dire semplicemente che non è così grande come tutti la descrivono. Non so se questa eccessiva percezione sia solo un’interpretazione sbagliata di chi finora ha fatto “informazione”, o se – come sembrerebbe – Patek abbia volutamente confuso un po’ le acque per suscitare clamore. Di certo mi prendo l’impegno di fornire le misure precise dei lati della cassa appena mi capiterà fisicamente in mano un Cubitus 5822P.

    Il movimento automatico complicato

    E passiamo al movimento, meccanico a carica automatica. Il Cubitus 5822P monta il calibro 240 PS CI J LU, uno sviluppo del celebre 240 ultrapiatto ma che ha richiesto sei anni di elaborazione per la messa a punto del modulo della complicazione. Ovvero: grande datario e fasi di luna coassiali al giorno della settimana. Indicazioni che, a mezzanotte, scattano in avanti velocemente – ecco cosa significa ” a salto istantaneo”. Molto velocemente: in appena 18 millisecondi, a quanto dichiara la Manifattura (e non abbiamo motivo per dubitarne: se raccontasse frottole, sarebbe immediatamente sbugiardata). Si tratta dunque di un sistema che, al momento dello scatto, ha bisogno di una grande quantità di energia, per poter far avanzare non solo la lancetta dei giorni della settimana e il disco delle fasi di luna, ma soprattutto la Grande Date.

    Non sappiamo di cosa sia fatto il grande datario, solo che è formato da due dischi complanari di grandi dimensioni. Se anche fosse di un materiale più leggero del consueto ottone (ma la scheda tecnica lo dichiarerebbe), il dispositivo di scatto resterebbe comunque energivoro, soprattutto quando – nel corso del mese – si cambia la decina. Ecco allora che per la gestione dell’energia i tecnici della Manifattura hanno dovuto trovare una nuova soluzione tecnica, oggetto di brevetto. A dir la verità le domande di brevetto che riguardano le modifiche apportate a questo movimento sono ben cinque, cui si aggiungono altri due brevetti depositati nel 2021. Credo che tutto questo già di per sé risponda a quanti accusavano Patek Philippe di non aver sviluppato un movimento appositamente per la nuova collezione. Di fatto, il calibro 240 PS CI J LU è come se lo fosse, un nuovo movimento…

    Brevetti del Cubitus 5822P e conclusioni

    Queste innovazioni garantiscono in particolare (e cito direttamente il materiale fornito dalla Manifattura) “il perfetto allineamento della grande data all’interno delle due finestrelle in qualsiasi momento, l’assenza del doppio salto delle decine in fase di passaggio della data da 31 allo 01 o in caso di urto, e la possibilità di correggere tutte le indicazioni (comprese l’ora e il giorno della settimana) in qualsiasi momento della giornata, senza correre il rischio di danneggiare il movimento o di sregolare le informazioni”. Per chi volesse approfondire e conoscere esattamente quali componenti del calibro siano coinvolti nei diversi dispositivi, rimando direttamente al sito di Patek Philippe, che esplicita perfino il numero della domanda di brevetto depositata.

    Trovate ulteriori informazioni nelle didascalie. Qui mi limito ad aggiungere il prezzo al pubblico del Cubitus 5822P: 89.100 euro. Un prezzo élitario, come sempre nel caso degli esemplari in platino della Maison, siamo tutti d’accordo. Ma che va rapportato al pubblico di riferimento non solo della collezione, ma dell’alta orologeria in generale. Per quanto mi riguarda, non credo che riuscirò mai a comprarmi la Referenza 5822P né gli altri esemplari a tema (anche se dicono “mai dire mai”, ci credo poco). Ma la cosa non vuol dire che non mi interessi saperne di più, capire cosa è stato fatto, cosa c’è dietro o dentro… Al di là dei gusti personali, penso che chiunque sia un vero appassionato possa condividere questa considerazione.

  • LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    I numeri ufficiali dei grandi marchi orologieri svizzeri sono da sempre meglio custoditi dei tre segreti di Fatima. Potreste torturare manager e amministratori delegati, ma non scucireste loro nemmeno una virgola su vendite, ricavi e fatturati. Per fortuna, però, in questo caso non serve scomodare il Papa per avere qualche idea. Anche quest’anno, come nei precedenti sette, ci hanno pensato la società di consulenza LuxeConsult e l’istituto finanziario Morgan Stanley a provare a fotografare le performance dei 50 brand principali sul mercato nel 2024.

    Lo hanno fatto elaborando stime relative a fatturato, numero di pezzi venduti, quote di mercato e prezzo medio, per limitarmi ai dati più significativi. Uno studio che, insieme al Deloitte Swiss Watch Industry Study, è lo strumento più chiaro e attendibile per avere un’idea della direzione presa dall’industria orologiera svizzera.

    La top 50 del report relativo al 2023 (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Se, da un lato, il rapporto relativo al 2023 aveva mostrato un record nell’andamento del mercato, dall’altro indicava un potenziale rallentamento delle vendite per il 2024. Una frenata dovuta a un contesto macroeconomico e geopolitico incerti, che avrebbero potuto influire sulla domanda negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Cina. Non che fosse necessario essere il Divino Otelma per prevederlo, ma i dati di export del 2024 hanno confermato in pieno le previsioni di LuxeConsult e Morgan Stanley e il loro nuovo rapporto annuale ci mette sopra il suo bel timbro.

    L’industria e le conferme di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Come ho scritto poco più di un mese fa, secondo la Federazione svizzera dell’industria orologiera (FHS), esportazioni e fatturato globale nel 2024 sono calati. Chi lo ha visto come una normalizzazione, chi come l’inizio di una recessione. In ogni caso, gli attori dell’industria hanno lavorato all’insegna della prudenza. Se, da un lato, la FHS fornisce un’immagine generale del settore, il rapporto di LuxeConsult e Morgan Stanley ha il pregio di fare “nomi e cognomi”. Fuor di metafora, di analizzare le performance dei marchi affiancandovi numeri e percentuali. Stimati, sottolineo ancora.

    Ciò che colpisce nel rapporto annuale riferito al 2024 è la certificazione di una polarizzazione del mercato. Da una parte i grandi brand che non hanno quasi sofferto o hanno continuato a crescere; dall’altra, il medio e basso di gamma che ha registrato un calo delle vendite. È una dinamica comune a quasi tutte le categorie merceologiche che fanno parte dei beni di lusso, ma nell’orologeria la tendenza è ancora più evidente. Lo scorso anno, gli orologi con un prezzo superiore ai 50mila franchi hanno rappresentato il 33,5% del valore totale delle esportazioni svizzere.

    Inoltre, va sottolineato che nel 2024 non si è contratto solo il fatturato complessivo stimato dei primi 50 marchi, passato dai 36,127 miliardi di franchi del 2023 a 35,258 miliardi, ma anche il numero di pezzi venduti, passati da quasi 16 milioni a poco più di 13 milioni. Prima ho scomodato il Divino Otelma, ora scomodo Einstein: non serve essere un genio per capire che questa dinamica indica un aumento significativo del prezzo medio degli orologi nel corso di un anno. Certo, ci potranno anche essere marchi che hanno venduto meglio le referenze più costose, ma il trend generale parla di un innalzamento di buona parte delle soglie di prezzo.

    La top 10 di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Entrando nel dettaglio dei marchi, la classifica dei primi dieci per fatturato non è cambiata dal 2023: Rolex, Cartier, Omega, Audemars Piguet, Patek Philippe, Richard Mille, Longines, Vacheron Constantin, Breitling, Tissot. Di questi, la metà è cresciuta rispetto all’anno prima, altri cinque sono calati. E dei cinque cresciuti, quattro sono brand indipendenti: Rolex (10,5 miliardi di franchi circa), Audemars Piguet (2,4 miliardi), Patek Philippe (2,3) e Richard Mille (1,6). Il quinto cresciuto è Cartier (a oltre 3 miliardi).

    La top 50 relativa al 2024. A fianco dei brand, una freccina indica chi è salito e chi è sceso: (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Uno sguardo dettagliato alle prime posizioni evidenzia quella polarizzazione cui ho accennato all’inizio. Se i quattro indipendenti di cui sopra continuano a crescere pur in una situazione generale non facile, i gruppi quotati in Borsa hanno perso quote di mercato complessive. Giù LVMH – pur con le eccezioni di Bulgari e TAG Heuer, passato dal 15° all’11° posto -, Richemont e Swatch Group, che ha registrato un calo delle vendite del 14,6%. Stesso destino per altri indipendenti meno strutturati. Nello specifico, il dato aggregato di Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet e Richard Mille parla di una quota di mercato del 47%. Nel 2019, ultimo anno “sano” prima dello tsunami del Covid, questa percentuale si fermava al 36,8.

    Clamoroso il caso di Rolex che, pur essendo cresciuto meno nel 2024 rispetto al 2023, è arrivato ad avere una quota di mercato del 32%, dal 30% dell’anno prima. Solo Rolex, senza Tudor, che anzi è passato dalla 17a alla 21a posizione (da 545 a 360 milioni di franchi). Per quanto ne so, nessun altro marchio nel mondo del lusso ha una posizione così dominante nel proprio settore merceologico. A suffragare un aumento medio dei prezzi o la predilezione per referenze preziose, c’è la dinamica proprio di Rolex. Meno pezzi venduti (da 1 milione e 240.000 a 1 milione e 176.000) ma fatturato in crescita.

    I gioiellieri e gli indipendenti

    Un discorso a parte merita Cartier, secondo dietro a Rolex pur con uno scarto abissale (poco più di 3 miliardi di fatturato, 680.000 pezzi venduti e una quota di mercato dell’8%). È infatti, insieme a Van Cleef & Arpels, l’unico marchio del Gruppo Richemont in crescita. E non è un caso che entrambi siano gioiellieri e orologiai: l’altro brand con questa natura, Bulgari, è cresciuto anch’esso guadagnando quote di mercato (da 1% a 2%) e fatturato (da 445 milioni di franchi a quasi 500). L’altro gioielliere, Harry Winston, secondo LuxeConsult e Morgan Stanley, è finito nella spirale negativa di Swatch Group dimezzando il fatturato stimato, da 111 a 55 milioni.

    Il report evidenzia infine una tendenza interessante, soprattutto per i collezionisti. La crescita costante e continua dei piccoli marchi artigianali e indipendenti come H. Moser & Cie. e F.P. Journe. Manifatture da poche centinaia se non decine di pezzi all’anno, con prezzi medi di decine di migliaia di euro, stando alle analisi dello studio sono destinate a non conoscere crisi, almeno nel breve termine. Merito di una crescente attenzione verso l’altissima orologeria artigianale e della loro capacità di offrire prodotti con una forte identità distintiva. Non a caso, al 50° posto della classifica è entrato per la prima volta MB&F.

    Una tendenza, quest’ultima, che a suo modo è anch’essa polarizzazione. Anche se quella vera, su cui LuxeConsult e Morgan Stanley ci danno materia per pensare, si trova al vertice della piramide. Con i loro marchi, Rolex, Swatch Group, Richemont e Patek Philippe insieme hanno il 77% delle quote di mercato, che diventano l’82% se ci aggiungiamo LVMH. Too big to fail, insomma, tanto i gruppi quanto l’intera orologeria svizzera? Meditate gente, meditate…

  • Patek Philippe Calendario Annuale 5396G: classic chic

    Patek Philippe Calendario Annuale 5396G: classic chic

    Una tra le bionde più celebri del cinema hollywoodiano disse una volta che “diamonds are a girl’s best friends”. Spesso, i diamanti sono i migliori amici delle donne anche sugli orologi, ma non è detto che non parlino anche agli uomini. Il caso della più recente referenza del Patek Philippe Calendario Annuale 5396G è emblematico. Dodici diamanti taglio baguette a fungere da indici su un orologio maschile non si vedono tutti i giorni. A meno che, appunto, non ti chiami Patek Philippe.

    Se dalle parti della Manifattura ginevrina prendono tremendamente sul serio la maestria tecnica, non sono meno esigenti per quanto riguarda l’eleganza. Che, come dice Giorgio Armani, “non è farsi notare, ma farsi ricordare” e che, in un calendario annuale o in un calendario perpetuo, è un equilibrio di estetica, tecnica, materiali. Tra cui ci sono anche i diamanti del Patek Philippe Calendario Annuale 5396G.

    Il Patek Philippe Calendario Annuale 5396 è stato introdotto nel 2006 come primo calendario annuale in una cassa in stile Calatrava. La Maison ha aggiornato l’ultima volta la linea del 5396 nel 2016, in occasione del 20° anniversario della complicazione. Con la nuova referenza, la collezione accoglie la versione più elegante. Sulla quale arriverò tra un attimo, non prima di aver ricordato come Patek “risolve” il problema della visualizzazione delle informazioni nei calendari annuali.

    Patek Philippe Calendario Annuale: uno e trino

    Patek Philippe offre almeno tre diverse indicazioni per la complicazione del calendario annuale. Abbiamo quella “classica”, come per esempio nella referenza 5146, con la visualizzazione basata sui tradizionali contatori secondari. C’è quella più moderna della referenza 5205, elaborata grazie a indicazioni basate su 3 finestrelle in sequenza, che vanno da ore 10 a ore 2. Tra di loro si trova una via di mezzo, un orologio che si affida sia all’impiego dei quadranti secondari, sia al design delle finestrelle. 

    Il Patek Philippe Calendario Annuale 5396G è esattamente questo: equilibrato, leggermente meno conservatore dei predecessori, ma tradizionale e fedele ad alcune referenze d’epoca. Il bello è che gli orologi sopra citati, pur nelle loro differenze evidenti, condividono come base lo stesso movimento automatico con secondi centrali, il calibro 324 S C. Modificato dalla Manifattura solo per cambiare il modo in cui le indicazioni si visualizzano sul quadrante.

    Patek Philippe ha inventato questo nuovo tipo di funzione del calendario nel 1996, con la referenza 5035. Il calendario annuale si colloca infatti tra il calendario completo standard, che deve essere corretto alla fine di tutti i mesi con meno di 31 giorni, e il calendario perpetuo. Quest’ultimo si adatta automaticamente ai mesi con 30 o 31 giorni, ma tiene conto anche del mese di febbraio e degli anni bisestili e richiede una correzione ogni 100 anni.

    Nel 1996, l’azienda ha presentato il brevetto di un orologio con calendario che richiede una sola correzione all’anno, al passaggio da febbraio a marzo, il che significa che riconosce automaticamente i mesi di 30 e 31 giorni. Un’alternativa semplificata -si fa per dire – e più accessibile rispetto al calendario perpetuo.

    Il Patek Philippe Calendario Annuale 5396G tra classico e moderno

    La visualizzazione del Patek Philippe Calendario Annuale 5396G è un mix di elementi del classico 5146, del più moderno 5205 e di alcuni calendari perpetui come il 5320. Da un lato, presenta ancora un contatore secondario al 6, con fasi lunari e indicazione delle 24 ore. Dall’altro, impiega le indicazioni delle finestrelle, che offrono una lettura chiara e immediata e rendono il quadrante meno affollato. Infine, le finestrelle del giorno della settimana e del mese sono posizionate al 12, proprio come nei tripli calendari d’epoca o in alcuni calendari perpetui di Patek Philippe.

    Il risultato è evidente: un quadrante molto bilanciato, aperto e leggibile, relativamente pulito. Tutti gli elementi necessari alla lettura delle informazioni sono posizionati sull’asse che va da ore 12 a ore 6. In questa referenza, a differenza di tutte le altre 5396, come abbiamo visto la peculiarità sta proprio negli indici: dodici diamanti taglio baguette (manca quello del 6, sacrificato dal contatore delle fasi lunari e dal datario, ma quello al 12 è doppio), intervallati da punti in oro bianco a segnare i minuti. Anche questo è un “marchio di fabbrica” di Patek Philippe.

    L’altro punto di forza del Patek Philippe Calendario Annuale 5396G è la cassa in oro bianco. Elegantissima e sobria, grazie anche al diametro ideale di 38,5 mm, rende l’orologio perfetto per qualsiasi polso. Per non parlare dello spessore di 11,2 mm, piuttosto prodigioso per un calendario annuale. Anche il rapporto tra lo spessore della lunetta e il diametro del quadrante è stato studiato dalla Maison in maniera ottimale: esso ingrandisce visivamente l’intero orologio e gli conferisce una bella presenza al polso. La cassa in oro bianco, come nel caso di altri modelli della referenza 5396, è interamente lucidata.

    Il calibro, il prezzo, la filosofia

    Nella cassa del 5396G lavora il calibro 26‑330 S QA LU 24H. Come ho scritto sopra, deriva da un movimento di Patek Philippe noto, il calibro automatico 324 con rotore centrale in oro. Questo movimento equipaggia diversi orologi, tra i quali il Nautilus, l’Aquanaut e altri calendari perpetui. Se volete sapere come funziona nella versione calendario settimanale, leggete questo articolo illuminante.

    Come si conviene a un movimento Patek Philippe, il calibro 26‑330 S QA LU 24H è finemente decorato a Côtes de Genève, sia sui ponti sia sulla massa oscillante, e a perlage sulle platine. È affascinante da guardare, ragion per cui anche questo 5396 è stato dotato di fondello in vetro zaffiro. Rimandandovi alle didascalie per ulteriori approfondimenti sul calibro, segnalo quello a parere non solo mio, è il tallone d’Achille: l’autonomia complessiva. Patek Philippe la accredita dalle 35 alle 45 ore. Un po’ pochino. Senza contare il fatto che una riserva di carica più lunga eviterebbe di mettere mano troppo spesso alle regolazioni del calendario; per quanto collaudate e sicure, meno si toccano, sempre meglio è.

    Il prezzo di 64.030 euro tasse incluse è in linea con i listini di Patek Philippe quando si parla di referenze di questo genere. Considerando solo i costi vivi dei materiali preziosi e i costi di sviluppo e realizzazione del calibro, è un prezzo comprensibile. Se pensiamo, oltretutto, che l’altra referenza 5396 attualmente a listino, con cassa in oro rosa e senza diamanti, è poco sotto i 60.000 euro. 

    Per quanto a Watches and Wonders 2024 questo Patek Philippe Calendario Annuale 5396G non sia stata una delle novità di punta, il suo ingresso in assortimento dimostra come la Manifattura continui ormai da anni a evolvere e a portare modernità nelle collezioni. Che nell’orologeria svizzera non è roba da poco.

  • L’Oroscopo del 2025. Previsioni e orologi, segno per segno

    L’Oroscopo del 2025. Previsioni e orologi, segno per segno

    Buon anno a tutti! Questa volta ci lanceremo, sempre con una punta di ironia, a esplorare l’Oroscopo del 2025. Dall’Ariete ai Pesci, vedremo cosa le stelle riservino e consiglino a ogni segno. Ovviamente, ci permetteremo di suggerire quale orologio sia il più idoneo a ciascuno e alle previsioni che lo riguardano, sia di celebri case dell’establishment sia di piccoli artigiani indipendenti – ma sempre alto di gamma. A cominciare dall’esemplare nella foto qui sopra, rappresentazione fisica e simbolica del Cielo: il nuovo planetario di Christiaan van der Klaauw, che riporta sul quadrante le orbite di otto pianeti del sistema solare e sul perimetro i dodici segni zodiacali. Ma bando alle chiacchiere: scopriamo cosa il 2025 abbia in serbo per tutti noi.

    Ariete

    Cominciamo bene: per voi l’Oroscopo del 2025 vedrà ben due transizioni importanti. Saturno, l’Organizzatore, rientrerà nel segno dopo lunga assenza: mancava dal 1998. E risale addirittura al 1875 la presenza di Nettuno, che porta con sé carisma e una ventata di immaginazione creativa. È tempo allora di rimboccarsi le maniche e di esternare senza false modestie le vostre doti di leadership in tutti i campi. Le relazioni sentimentali potrebbero ravvivarsi grazie a Urano e Nettuno in Gemelli, ma siate cauti in marzo, con Venere e Mercurio retrogradi proprio nel vostro segno. A luglio Giove entrerà in Cancro: sarà un momento perfetto per costruire un nuovo nido d’amore o anche solo per rendere più accoglienti gli spazi della vostra vita sentimentale. Verso fine anno sarà possibile un salto qualitativo nella sfera lavorativa o magari della crescita personale. Festeggiatevi con un esemplare da vero connoisseur.

    H. MOSER & CIE Endeavour Centre Seconds Concept Lime Green
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 200, con doppia spirale e autonomia di 3 giorni. Quadrante in smalto Grand Feu, martellato e sfumato, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di kudu. 25.000 franchi svizzeri.

    Toro

    Finalmente, Urano che vi aveva complicato la vita per ben sette anni passerà nel segno dei Gemelli, che riceveranno sino al 7 giugno anche la benefica presenza di Giove. Dal 9 luglio in poi le due energie si sommeranno per dare un forte impulso alle vostre attività economiche e finanziarie. Attenzione ai facili entusiasmi: il periodo prospero non vi dovrà far deflettere da una gestione accorta dei risparmi. Accumulate e siate oculati. L’aspetto più interessante dell’influsso di questi pianeti lenti sarà una sinergia sul piano creativo e artistico. In più l’Oroscopo del 2025 ci rivela ben due superlune nel vostro segno: la prima, del 27 aprile, marcherà l’inizio di un momento favorevole che durerà sino alla seconda, il 25 novembre. Dopo questa data, se avrete lavorato bene, un ricco raccolto vi ricompenserà. Un buon calendario vi potrebbe essere utile.

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Bathyscaphe Quantième Complet Phases de Lune
    Cassa (43 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6654P di manifattura, con autonomia di 3 giorni, calendario completo e fasi lunari. Quadrante sfumato soleil, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica e indici in Ceragold, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in tela vela. 37.200 euro.

    Gemelli

    Oltre a segnalarvi la presenza di Urano e Giove, è utile tenere presente che il 2025 sarà per voi un anno di profondi cambiamenti. In breve tempo potrebbero mutare le vostre abitudini di vita, che siano semplici e piccoli rituali quotidiani, oppure in scala molto maggiore relazioni date per scontate, case e situazioni in cui sentivate di aver messo per sempre radici. Starà a voi, al vostro atteggiamento mentale, volgere questi cambiamenti al positivo. Quest’anno, “tutto scorre” sembrerà essere il vostro mantra. Giove nel vostro segno vi permetterà di esprimere il meglio di voi: scoprirete punti di forza che, forse, non immaginavate neppure di avere. La dirompente forza di Urano sarà, nel vostro caso, liberatoria. Verso la fine dell’anno, altre grandi trasformazioni in vista. Preparatevi, anche mettendo al polso un orologio diverso dal solito.

    CYRUS Klepcys GMT Royal Purple
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CYR 708 di manifattura, con autonomia di 55 ore, secondo fuso orario con lancetta retrograda per l’ora di casa. Quadrante multilivello scheletrato, lancette luminescenti, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, bracciale in acciaio. 29.850 euro.

    Cancro

    Vi attende un anno particolare. Quel vostro lato umbratile, solitario, bisognoso di introspezione sembrerà chiedere molto di più. Il primo plenilunio dell’anno, il 13 gennaio, cade proprio nel vostro segno: coglietene le preziose energie e mettete a segno un obiettivo che da tempo tenevate nascosto. È il momento opportuno, l’energia del Cosmo vi è favorevole. Fino al 23 febbraio, tenete d’occhio un Marte retrogrado che potrebbe cercare di ostacolare i vostri progetti. Siate cauti. Marte passerà ben presto nel Leone, fornendo preziose energie alle vostre iniziative e ai vostri sforzi, che prima dell’estate saranno coronati da successo. Saturno e Nettuno passeranno in Ariete, segnando l’inizio di un periodo di positività e di meritato riscontro a tutti gli impegni profusi nei mesi precedenti. Per ricordarvi che gutta cavat lapidem, come dicevano i latini (“la goccia scava la pietra”), scegliete un orologio a tema.

    CZAPEK Promenade Goutte d’Eau
    Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SXH5.1 di manifattura, con autonomia di 60 ore e piccoli secondi. Quadrante in smalto Grand Feu, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle. Edizione limitata di 100 esemplari, 23.400 euro circa.

    Leone

    Sembra strano esordire con il vostro lato sentimentale. Voi così forti, così dominanti, stando alle stelle dovrete dedicare molte energie alla gestione degli affetti. Che si tratti di una nuova love story, che rischia di diventare più importante di quanto pensavate, o che si debba trovare la forza di chiudere una vicenda che non aveva più senso, anche per voi l’Oroscopo del 2025 segnala un anno di cambiamento. In compenso, le attività lavorative – soprattutto quelle a forte contenuto creativo, come la scrittura, la pittura, la composizione musicale – troveranno apprezzamenti anche ad alto livello. Non siate timidi (anche se la timidezza non è proprio la vostra caratteristica primaria…): sarà un’ottima occasione per farvi valere e vedere riconosciuto il vostro valore. Mettete al polso un orologio che sia una dichiarazione: di stile, di gusto, di cultura…

    CARTIER Tank Américaine
    Cassa (44,4 x 24,4 mm, 8,6 mm di spessore) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1899 MC di manifattura. Quadrante spazzolato e mat, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro in zaffiro, corona con rubino, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. 26.000 euro.

    Vergine

    L’Oroscopo del 2025 prevede un primo semestre in cui tutte le vostre scelte saranno all’insegna del successo. Finalmente. Dopo una lunga gestazione, tutto coopera perché i vostri desideri diventino realtà. Dato che più eventi potrebbero sovrapporsi, non dimenticate di prendervi cura di voi stessi, dal punto di vista fisico e da quello spirituale. Avrete bisogno di tutte, ma davvero tutte le vostre energie per tenere testa al tourbillon di eventi, proposte, mutamenti che il 2025 vi presenterà. Se c’è una parola d’ordine per questo nuovo anno, sarà “reinventarsi”. Dovrete accogliere il nuovo che si evolve in meglio, rassegnandovi – ma senza rimpianti – a lasciare perdere quelle parti di voi che non erano neppure veramente vostre. Spazio al cambiamento. Dimostratelo con un orologio fuori dall’ordinario, tanto nel nome quanto nell’estetica.

    ANTON SUHANOV Cronotope
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Su200.10 (base Eta 2824 rielaborato) realizzato in esclusiva, con rotore periferico, indicazione retrograda del giorno della settimana con camma a chiocciola sul quadrante e datario; certificato dal Punzone di Ginevra. Quadrante satinato e martellato, lancette con rubini, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 33 esemplari, 30.780 franchi svizzeri.

    Bilancia

    Per voi l’Oroscopo del 2025 preannuncia un anno di viaggi, di avventure. In tutti i sensi: in luoghi geograficamente lontani, verso mete del tutto inattese o – addirittura – verso il più misterioso dei mondi, quello del vostro Io interiore. Sarà un anno in cui vi verranno proposte, quasi per sincronicità, diverse possibilità di crescita e di analisi del profondo. Guardarsi dentro fa sempre un po’ paura, ma è il momento giusto per farlo. Pensate sempre, come nella novella di Kafka, che la porta è là perché voi la apriate: varcatela e si scioglieranno molti nodi. Scoprirete che tante delle vostre paure erano solo frutto delle vostre proiezioni mentali. Che viaggiate su piste sabbiose o tra remoti paesaggi orientali, oppure solo seguiate le parole di un Maestro vero, cogliete questo viaggio come una grande opportunità. Ne ritornerete più saggi e più felici. Premunitevi comunque di un bel Gmt…

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Dual Time
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5110 DT/2 di manifattura, con autonomia di 60 ore, doppio fuso orario con funzione giorno/notte, e datario. Quadrante laccato, lancette in oro, quelle di ore e minuti luminescenti, indici applicati, vetro in zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile. Il packaging comprende anche due cinturini, in pelle e in caucciù. 34.400 euro.

    Scorpione

    Sempre complessi, ma affascinanti, quest’anno dovrete necessariamente rivedere tutta la vostra strategia, o anche solo l’atteggiamento nei confronti delle relazioni con gli altri. Spesso non proprio estroversi, e un po’ temuti per la codina velenosa, nel 2024 avete cercato di smussare, un po’ controvoglia, la vostra tendenza a starvene appartati, più osservatori che protagonisti. È tempo di bilanci. Da qualche relazione, da qualche conoscenza, è nato qualcosa di buono: ottimo, tesaurizzate e coltivate. Altre si sono rivelate inutili, addirittura dannose: fidatevi del vostro sesto senso e tagliate, senza paura, senza strascichi inutili. Con cortesia, ma troncate. L’ultimo trimestre dell’anno vi porterà nuove conoscenze: che sia un affetto, un collega, un socio in affari. Con la cautela che vi contraddistingue, prendetelo in considerazione: potrebbe rivelarsi un tesoro. Sfrondate gli eccessi e puntate sull’essenzialità più preziosa.

    ANDERSEN GENEVE Art & Culture Jumping Hours Black Jade Stone
    Cassa (38 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Frédéric Piguet 11.50 più modulo di manifattura, con autonomia di 3 giorni, indicazione saltante delle ore e decentrata dei minuti. Quadrante in giada nera e lacca applicata a mano, corona in oro rosa, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle. Edizione limitata di 50 esemplari, 52.800 franchi svizzeri.

    Sagittario

    Il vostro Oroscopo del 2025 prevede un anno complicato, anche se complessivamente positivo. La vostra natura libera, poco incline alle regole e ai recinti, dovrà trovare un punto di equilibrio con quelle che sono le innegabili esigenze di lavoro e famiglia. Avrete picchi di creatività, in cui la quotidianità vi sembrerà un giogo insopportabile: cercate di lavorare su voi stessi, di trovare il modo per ottenere una quadratura del cerchio. Il che non significa annullare la propria personalità artistica o le proprie ambizioni: si tratta di scegliere oculatamente quelle che veramente meritano anche qualche sacrificio. Pensate bene a ciò che state per intraprendere, il sacrificio potrebbe coinvolgere anche a chi vi sta vicino. Il massimo successo si paleserà a primavera e resterà all’apice fino a novembre. Gestite le diverse situazioni con saggezza, ricordandovi sempre che tutto scorre. Un buon cronografo vi aiuterà a gestire meglio i tempi.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Chronograph
    Cassa (29,9 x 49,4 mm) reversibile in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 860 di manifattura e di forma, cronografo con contatore dei 30 minuti. Quadrante principale blu soleil, secondario scheletrato, indici applicati, due vetri in zaffiro, cinturino in tela e pelle, intercambiabile. Il packaging include un secondo cinturino in pelle, entrambi forniti da Casa Fagliano. 27.500 euro.

    Capricorno

    Anno dalle molteplici sfaccettature, questo 2025. Cambiamenti, in tutti i sensi, anche per voi: soprattutto tra quanti vi circondano, in ambito lavorativo, con momenti di meritata libertà e al tempo stesso qualche picco di solitudine. È tempo di riorganizzazione. Il passato è alle spalle, fate tesoro dell’esperienza. Non lasciatevi prendere dall’effetto “fuochi d’artificio”: procedete con regolarità, studiando territorio, strategia, obiettivi, senza mai sottovalutare chi potrebbe o vorrebbe ostacolarvi. I segnali sono positivi, ma il percorso è irto di ostacoli. Non sarà una passeggiata, insomma. Le stelle però vi sono propizie. Valutate pro e contro di ogni vostra scelta, non lasciate al nemico la minima apertura. Giorno dopo giorno, le nubi si diraderanno: complimentatevi con voi stessi per ogni obiettivo raggiunto. Gratificatevi con un esemplare di classe, che vi ricordi quanto valete.

    ROLEX Perpetual 1908
    Cassa (39 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7140 di manifattura, con spirale Siloxi in silicio, autonomia di 66 ore e piccoli secondi. Quadrante guilloché, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Esemplare certificato Cronometro Superlativo. 31.700 euro.

    Acquario

    Plutone per tutto l’anno sarà nel vostro segno: lentissimo com’è, non potete aspettarvi di non subirne gli influssi. Visti gli altri pianeti, dovrete necessariamente attendervi grandi cambiamenti – addirittura rivoluzionari. L’Oroscopo del 2025 vi prospetta non solo viaggi e trasferimenti in luoghi molto lontani, ma anche modifiche epocali in una routine che credevate consolidata. Vi potreste trovare in situazioni affettive del tutto diverse, inattese. Siate aperti, curiosi: diffidate dai vecchi amici che potrebbero rifarsi vivi proprio nel momento in cui la vostra buona stella rifulge! Anche la situazione economica potrebbe avere mutamenti importanti. Un insieme di fattori positivi iniziano a diventare evidenti verso febbraio, proprio sul fronte dei guadagni, delle finanze e dei risparmi. A ogni buon evento, ricordatevi di tesaurizzare senza scialacquare, naturalmente in proporzione alle vostre possibilità. Concedetevi però un buon investimento.

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ref. 5712/1A
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 PS IRM C LU di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro, indicazione dell’autonomia residua, fasi di luna, datario a lancetta e piccoli secondi. Quadrante sfumato con rilievi orizzontali, lancette e indici applicati luminescenti, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, bracciale in acciaio. 52.270 euro.

    Pesci

    Secondo l’Oroscopo del 2025, sarà un anno estremamente importante. Anche per voi, tanti cambiamenti o possibilità di cambiamento, compresa l’immancabile tensione di chi si trova di fronte al classico bivio. In arrivo una specie di occasione unica: la possibilità di rigenerarvi, di abbandonare una serie di maschere e costumi che da troppi anni vi caratterizzavano, per mostrare, alla fine, la vostra vera natura. Da una parte può sembrare bellissimo, liberatorio. Ma per tanto tempo avete fatto credere a chi vi circonda di essere diversi: siate pronti ad affrontare reazioni che potrebbero essere anche di delusione. Attenzione a chi pensava di approfittarsi ancora di voi e vede sfuggire quella che considerava una preda già conquistata. La seconda metà dell’anno vi sarà particolarmente favorevole in termini di visibilità e notorietà: cogliete quest’occasione di palcoscenico mediatico e volgetela a vostro favore. Mette al polso un esemplare scenografico.

    BREGUET Tradition Quantième Rétrograde 5797
    Cassa (40 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 505Q di manifattura, con spirale in silicio e datario a lancetta, ad andamento retrogrado. Quadrante decentrato guilloché, vetro in zaffiro, fondello con oblò in zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 46.500 euro.

  • I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    Come sempre, la fine di dicembre è il momento dei bilanci, delle riflessioni. In ambito orologiero, viene spontaneo chiedersi quali esemplari resteranno impressi nella nostra memoria come i più rappresentativi dei 12 mesi appena trascorsi. Ecco allora i 10 orologi del 2024 più memorabili – almeno secondo noi. Quelli che ricorderemo in futuro, che ci verranno in mente quando penseremo all’anno che sta per finire. Qui elencati rigorosamente in ordine alfabetico.

    Per ognuno dei 10 orologi del 2024 vi forniamo i motivi che ci hanno portato a sceglierli, con una breve descrizione dei dati essenziali e il prezzo. Come vedrete, abbiamo voluto prendere in considerazione esemplari trasversali ai diversi segmenti di mercato e realizzati dalle marche più celebri, perché sono di sicuro i più indimenticabili. Se però pensate ce ne siano altri da ricordare, fatecelo sapere sui nostri social: così pubblicheremo anche i 10 orologi del 2024 più votati da voi.

    AUDEMARS PIGUET (Re)Master02
    Attuale interpretazione di un esemplare del 1961, ne accentua non solo le dimensioni, ma anche il carattere. E con quelle forme spigolose ispirate al Brutalismo, non passa certo inosservato. Oltretutto è ancora più d’effetto se si pensa alla “classicità” del (Re)Master01.
    Cassa asimmetrica (41 mm) in Sand Gold (lega d’oro esclusiva della Casa), movimento meccanico a carica automatica, calibro 7129 di manifattura. Edizione limitata di 250 esemplari, 47.800 euro.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra Cosc
    Del record in sé, francamente, ce ne infischiamo… Ma è un ultrapiatto sconvolgente per la leggerezza estrema, per l’estetica personalissima, per le interessanti soluzioni tecniche della costruzione. Impossibili da dimenticare.
    Cassa (40 mm x 1,7 di spessore) e bracciale in titanio, movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL180 sviluppato con Concepto, e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Edizione limitata di 20 esemplari, 600mila franchi svizzeri.

    EBERHARD & CO. Chronographe 1887 Edition Limitée
    Sarà per l’estetica vintage, ispirata ai modelli degli anni Trenta conservati nel Museo aziendale. O sarà per il calibro, appositamente realizzato. Sta di fatto che questo cronografo flyback ti si imprime nella mente per non uscirne più.
    Cassa (41,5 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro EB 280, sviluppato in esclusiva con Manufacture Amt. Edizione limitata di 250 esemplari, 6.960 euro.

    IWC Portugieser Eternal Calendar
    È il primo calendario secolare prodotto industrialmente. E ha un valore tecnico innegabile: riconosce le eccezioni degli anni bisestili nel Calendario gregoriano e riporta fasi di luna che devono essere corrette di un giorno ogni 45 milioni di anni. In sintesi è un progresso per l’intero settore.
    Cassa (44,5 mm) in platino, movimento meccanico a carica automatica, calibro con 7 giorni di autonomia. 150mila franchi svizzeri.

    LONGINES Conquest Heritage Central Power Reserve
    Ridar vita a un “classico” con materiali, meccaniche e sensibilità di oggi è sempre meritevole. Ancor di più se il “classico” il questione – datato 1959 – ha una complicazione come l’indicazione centrale dell’autonomia residua. Che era ed è rimasta un unicum.
    Cassa (38 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro L896.5 sviluppato in esclusiva da Eta. In tre versioni, 4.300 euro.

    OMEGA Speedmaster Moonwatch Professional
    Lasciate perdere la storiella delle tute spaziali e le altre amenità da marketing. Questo particolare Moonwatch merita di entrare nei 10 orologi del 2024 proprio per l’insolito (ma ben fatto) quadrante bianco. Dai nobili precedenti.
    Cassa (42 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial 3861 con certificazione Metas. 8.700 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Toric
    Noi che seguiamo fin dall’inizio l’evoluzione della Marca sotto Guido Terreni, non possiamo che apprezzare il lavoro svolto sul primo orologio di Michel Parmigiani. Rivisitato da un completo restyling, è diventato uno dei dress watch più chic e raffinati del momento.
    Cassa (40,6 mm x 8,8 di spessore) in oro rosa, oppure in platino; movimento meccanico a carica manuale, calibro PF780 di manifattura. Da 45mila franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Cubitus
    Può piacere o non piacere – cosa del tutto ininfluente. Ma è di sicuro l’orologio (o forse dovremmo dire la collezione) più discusso dello scorso autunno. Quello che ha suscitato un gran polverone, quello che ha diviso il pubblico fra detrattori e sostenitori. Davvero indimenticabile…
    Cassa (45 mm) e bracciale in acciaio, oppure in acciaio e oro; movimento meccanico a carica automatica, calibro 26-330 S C di manifattura. Da 41.580 euro.

    PIAGET Polo 79
    Fedele riedizione dell’esemplare uscito 45 anni fa, rispetto a quello – non ce ne vogliano gli appassionati di vintage – è però una spanna sopra. Perché? Ovvio, per la qualità della meccanica: un tempo montava un movimento al quarzo, oggi un raffinatissimo ultrapiatto.
    Cassa (38 mm x 7,45 di spessore) e bracciale in oro giallo godronato, movimento meccanico a carica automatica, calibro 1200P1 di manifattura. 82mila euro.

    TUDOR Black Bay Chrono Pink
    Che sia un omaggio alla Maglia Rosa del Giro d’Italia, all’Inter Miami o a Jay Chou poco importa. Ciò che conta è aver sdoganato il quadrante rosa su un orologio maschile – alla faccia dei vecchi tromboni più tradizionalisti.
    Cassa (41 mm) e bracciale in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5813 di manifattura e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). 5.790 euro.

  • Il Golden Ellipse 5738/1R e il tessuto d’oro di Patek Philippe

    Il Golden Ellipse 5738/1R e il tessuto d’oro di Patek Philippe

    Parliamo del Golden Ellipse 5738/1R. Un esemplare dai nobili natali, parte di una collezione dalla lunga storia, presentato all’ultimo salone di Watches and Wonders Geneva con un inedito bracciale a maglia d’oro che ne accentua la preziosa estetica vintage. L’ideale, almeno in linea teorica, per le occasioni più formali delle feste di fine anno

    Sezione aurea. Due parole magiche, capaci di suscitare immagini e ricordi in ognuno di noi. Basta solo pronunciarle e agli storici verrà subito in mente il De divina proportione di Luca Pacioli o l’uomo vitruviano. Agli appassionati di architettura, il Partenone di Atene e la costante di Fidia. I matematici penseranno alla successione di Fibonacci, i biologi alle conchiglie tipo Nautilus, gli astronomi alla forma delle galassie…

    Per noi che amiamo gli orologi, invece, l’associazione più immediata è con un classico di Patek Philippe: il Golden Ellipse. Un esemplare elegantissimo ed essenziale, la cui costruzione – si dice – sia ispirata appunto al numero aureo: quel rapporto 1/1,618033… (volutamente troncato, perché è un numero irrazionale), già noto ai matematici greci, sinonimo di formale perfezione e armonia universale. Un archetipo di dress watch, uscito quest’anno in una nuova versione: il Golden Ellipse 5738/1R, con un particolare bracciale in oro che ne accentua l’estetica vintage e lo rende ancora più prezioso.

    Una collezione storica

    Il Golden Ellipse nasce nel 1968 e si distingue per la forma ellittica, punto d’incontro fra un cerchio e un rettangolo, che lo rende subito riconoscibile. Tra gli anni Settanta e Ottanta riscuote grande successo e diventa un emblema della Maison ginevrina. A metà anni Settanta è declinato in ben 65 versioni, di diverse dimensioni e metalli, anche da signora e di alta gioielleria. Dotato all’inizio di un calibro a carica manuale che ne garantisce la necessaria sottigliezza, nel 1977 è il primo ad adottare il calibro 240 – un ultrapiatto con micro-rotore decentrato –, sviluppato in Manifattura.

    Non posso ripercorrerne i quasi 60 anni di storia, quindi mi limito a citare gli ultimi esemplari degli anni Duemila. Quando spegne le 40 candeline, nel 2008, il Golden Ellipse acquista la cassa in platino (Ref. 5738P), il quadrante blu soleil (come l’originale, ma in una diversa sfumatura) e un nuovo formato Jumbo, di 34,5 x 39,5 mm. Dieci anni dopo, per il 50° anniversario, conosce due ulteriori varianti. Un’edizione limitata in platino (Ref. 5738/50P), della collezione Rare Handcraft: con quadrante in oro, decorato da volute incise a mano e rivestito di smalto nero. L’altra in oro rosa (Ref. 5738R) con quadrante nero. 

    Il Golden Ellipse 5738/1R di oggi

    Ed è proprio a quest’ultima che fa riferimento la referenza attuale. Come quel predecessore, infatti, il Golden Ellipse 5738/1R presenta la cassa di 34,5 x 39,5 mm, in oro rosa lucido, finitura che ne dichiara la vocazione elegante. Sul quadrante nero – o, meglio, ebano soleil –, si stagliano ancora i sottili indici a bastone e le lancette stile cheveau, sempre in oro rosa. L’abbigliamento “da sera” è sottolineato dal cabochon in onice nero incastonato sulla corona.

    Di differente, però, il nuovo Golden Ellipse 5738/1R ha il bracciale in oro rosa. Ed è la prima volta nel nuovo Millennio che l’orologio è presentato con un bracciale. Non un semplice bracciale tipo Nautilus, s’intende (sarebbe stato inappropriato su un orologio così chic). E nemmeno un bracciale come quello di altri precedenti: né quello a maglia milanese del 1968, né quello a maglia polacca del 1974. Diverso perfino dai bracciali “fantasia” – tipo jaseron, a graffetta o a damier – che si sono susseguiti nei decenni del Novecento, ai quali può essere semmai accomunato per la ricerca dell’originalità.

    Un peculiare bracciale a catena

    Il bracciale in oro rosa del Golden Ellipse 5738/1R è fatto con un’insolita catena che sembra avere le maglie a V. In realtà è composta da anelli ovali che convergono a due a due, grazie alla speciale costruzione, brevettata. Per metterla a punto i progettisti della Manifattura hanno lavorato qualcosa come 15 anni, a stretto contatto con i maestri catenisti, ed è un ibrido fra produzione industriale e produzione artigianale.

    Il bracciale conta 363 componenti, inclusi oltre 300 link, realizzati da macchine Cnc di ultima generazione, in modo da risultare tutti uguali e privi di imperfezioni. Dopodiché ogni singolo anello è lucidato a mano (così come ogni singola barretta) e assemblato da un esperto artigiano, uno a uno, fino a comporre un tessuto flessibile e, in un certo senso, “morbido”. Che crea, oltretutto, un bel contrasto con la pura essenzialità dell’insieme cassa e quadrante.

    Una volta indossato, quindi, il bracciale segue perfettamente i profili del polso e regala belle sensazioni. Ricordo di averlo provato la primavera scorsa, a Ginevra: Patek non ne dichiara il peso, ma al polso se ne percepisce tutta la piacevole “presenza” – cui però ci si abitua subito, grazie allo studiato comfort. Anche perché è provvisto di un sistema di regolazione della circonferenza, a suo modo geniale, che permette di allungarlo o accorciarlo con estrema facilità.

    Nascoste all’interno della chiusura déployante, ci sono infatti tre tacche di aggancio che creano un gioco di parecchi millimetri, quanto basta per regolarlo a piacere. Oltretutto l’ingegnoso stratagemma risulta del tutto invisibile proprio perché si trova sotto la placchetta della fibbia. Che a sua volta cattura l’attenzione perché è decorata con la Croce di Calatrava, in rilievo su un motivo simile alla lavorazione del bracciale stesso.

    Il calibro 240

    E passiamo infine al movimento. Si tratta, come scrivevo sopra, del celebre calibro 240, un ultrapiatto a carica automatica – sottile 2,53 mm –, brevettato appunto nel 1977. Si era all’epoca in piena crisi del quarzo, l’orologeria svizzera vedeva chiudere fabbriche e riconvertire produzioni, ma Henri Stern, l’allora Presidente di Patek Philippe, continuava a credere nel futuro della micro-meccanica. Commissionò quindi un nuovo movimento automatico, in grado di competere con i calibri a carica manuale: dallo spessore contenuto per poter dar vita a esemplari extrapiatti, ma che non avesse bisogno di essere ricaricato tutti i giorni. Di moderna concezione, doveva offrire soluzioni tecniche all’avanguardia: una caratteristica rimasta costante nel tempo.

    Si racconta che quel calibro fu sviluppato in soli 6 mesi. Al posto dell’ingombrante massa oscillante, aveva un mini-rotore decentrato, inserito a livello dei ponti, realizzato in oro 22 Kt per aumentarne l’efficienza. La carica unidirezionale, che eliminava l’invertitore, permetteva di ridurre gli attriti e un nuovo ruotismo dalla geometria ottimizzata migliorava ulteriormente la trasmissione d’energia. Fin dall’inizio il calibro 240 ha sempre montato il bilanciere Gyromax, anch’esso brevettato, la cui frequenza abbassata a 3 Hz diminuiva ancor di più i consumi, ma garantiva ugualmente prestazioni cronometriche impeccabili.

    Nei decenni successivi, comunque, il calibro 240 è stato via via aggiornato con il progredire della tecnologia. Qui mi limito a citare l’adozione della spirale Spyromax in Silinvar, un derivato del silicio, lanciata nel 2006. Ma nel 2011 lo si è visto anche associato all’organo regolatore Oscillomax, che oltre alla spirale Spyromax comprende anche lo scappamento Pulsomax (2008) e il bilanciere GyromaxSi, prodotti dal dipartimento R&D Patek Philippe Advanced Research. Tanto per dire che il calibro 240, grazie alle spessore ridotto, è un’ottima base su cui montare moduli di complicazioni. Ed è quindi utilizzato per molteplici esemplari in diverse collezioni in catalogo.

    Il prezzo del Golden Ellipse 5738/1R

    Concludo, come sempre, con un’informazione pratica, il prezzo al pubblico. Il Golden Ellipse 5738/1R costa 60.590 euro. Che sono tanti, certo, per noi comuni mortali. Ma credo di aver spiegato fin qui i molteplici motivi per cui vale ogni centesimo necessario per l’acquisto. Chiunque può apprezzare quest’opera di alto artigianato – anche quanti, come me, non se lo possono permettere. A chi ancora si ostina a non capire, rispondo con una facile battuta, che sgorga spontanea (anche se è un po’ acida): è l’alta orologeria, bellezza…

  • Il Cubitus, lettera aperta sull’affaire Patek Philippe

    Il Cubitus, lettera aperta sull’affaire Patek Philippe

    Lo confesso. Anch’io, appena ho visto il nuovo Cubitus, ho pensato: «Toh, Patek ha fatto il Nautilus quadrato». Poi però l’ho guardato meglio e ho notato che la lunetta non era quadrata ma ottagonale – come l’intera cassa, del resto. E man mano che osservavo com’è fatto, ho capito che è uno di quegli orologi che si scoprono a poco a poco, per come è costruito, per quanto è complessa l’architettura, per quanti dettagli nasconda… E ho (affettuosamente) invidiato un ipotetico proprietario, che ha la fortuna di trovarsi fra le mani qualcosa di cui difficilmente potrà stancarsi – tanto è ricco di particolari che si impara a percepire in modo graduale.

    Perché il Cubitus, ora?

    Ed è un po’ il motivo per cui ne scrivo adesso, settimane dopo il lancio. Per metterne in evidenza le peculiarità, che non si colgono a botta calda. Per parlarne in modo lucido e dopo averci pensato su. E andare oltre il “mi piace/non mi piace”, che ha spaccato il pubblico a metà, e che francamente penso sia una considerazione del tutto inutile. Non perché non sia importante che un orologio piaccia, ma perché i gusti sono soggettivi (l’ho scritto infinite volte). E se a qualcuno una cosa non piace, beh… ci sarà qualcun altro che invece l’adora: chi dei due ha ragione? Oltretutto sono anche mutevoli, i gusti personali: una cosa nuova può non piacere perché la troviamo insolita, strana, non convenzionale. Perché non siamo abituati a vederla – ma, quando ci siamo fatti l’occhio, l’apprezziamo eccome…

    E poi tutti sappiamo quanto l’ambiente dell’orologeria sia “conservatore”, soprattutto in senso estetico. Quanto sia restio ad accettare le novità, ad uscire dalla propria comfort zone di forme e di modelli. Ma non mi riferisco tanto alla gente comune, ai leoni da tastiera, agli hater a prescindere – che lasciano il tempo che trovano. Il fatto che i detrattori urlino più forte degli altri non vuol dire nulla.

    Ce l’ho, piuttosto, con i sedicenti influencer, blogger e youtuber, che si arrogano il diritto di sparare giudizi in nome di chissà quale autorità e senza avere alcuna competenza, forti solo del loro gregge di follower (il che non depone bene per gli appassionati del settore). Novelli Petronius dell’ultim’ora che si atteggiano ad arbiter elegantiarum, ma che assomigliano più al Marchese del Grillo che a Lord Brummel. Aveva davvero ragione Umberto Eco quando diceva che internet ha dato parola a legioni di imbecilli? Meglio lasciar perdere…

    Saper aspettare

    Cerchiamo piuttosto di fare un minimo di commento critico (nel senso più profondo del termine) che finora in pochi hanno fatto. Certo non chi si è preoccupato di buttar giù in fretta e furia una recensione che scopiazza la cartella stampa, preso dall’ansia di pubblicare in tempo reale, ma senza soffermarsi sulle cose realmente importanti. Credo invece che sia stato utile aspettare, per poter scrivere qualcosa di sensato sulla base di quello che è successo in queste settimane. È uscito solo ieri per esempio il video della campagna del Cubitus Grand Date 5822, in cui il messaggio sotteso alla collezione è espresso chiaramente. Così come il target di riferimento. E nelle scorse settimane tutti abbiamo avuto modo di leggere le interviste rilasciate dal Presidente Thierry Stern, che si è assunto tutte le responsabilità del “fattaccio” e ha spiegato il punto di vista dell’azienda.

    Ancora, abbiamo visto come il Cubitus è stato accolto dal mercato. Perché, al di là dei commenti più o meno negativi, contano i numeri. I primi pezzi della collezione sono arrivati nei negozi dei rivenditori e si sono letteralmente volatilizzati – alla faccia di chi lo definiva un flop. A richiederlo (ancora prima che fosse distribuito) chiunque abbia anche solo una piccola collezione di Patek Philippe, così come quelli che riconoscono lo “status” della Manifattura. Uno per tutti, Mark Walhberg: che lo indossava già pochi giorni dopo il lancio (anzi, se lo toglieva per entrare in sauna) e lo sfoggiava su Instagram – agli antipodi dalla politica di riservatezza sempre seguita dall’azienda ginevrina. Intanto però ha mostrato al pubblico “come sta” veramente al polso l’orologio – a dispetto del refrain «ma è trooooppo grande!» proclamato da tanti.

    Chiaro, tra quanti sono riusciti ad accaparrarsene uno, ci sono stati anche gli speculatori. Che hanno fatto schizzare in alto, perfino quintuplicare, il prezzo del Cubitus Ref. 5821 (quello in acciaio con quadrante verde). Passato, su un noto sito di secondo polso, dai 41mila e qualcosa euro originari a oltre 200mila. Cosa che personalmente trovo scandalosa, non solo per i filibustieri che lo vendono ma anche per i polli disposti a comprarlo. Eppure – ne prendo atto – è un fenomeno che caratterizza l’orologeria di oggi, e si riscontra puntualmente, quando esce un nuovo esemplare che fa scalpore. Una brutta deriva per chi ama davvero gli orologi, e per chi – naïf e ingenuo come me – pensa ancora che gli orologi andrebbero comprati perché piacciono e non per farci il business. E del tutto fuori controllo dalla volontà di Patek.

    A proposito dell’estetica

    Detto questo, diamo un’occhiata veloce alle tanto vituperate caratteristiche del Cubitus. Poi, in futuro, faremo un’analisi tecnica più approfondita dei due modelli usciti finora. Qui mi limito ad accennare a certe questioni di rilievo. Come le dimensioni, appunto: quei 45 mm in diagonale visti come un’enormità – manco avessimo tutti dimenticato i tanti 47 mm che andavano per la maggiore anche solo una decina di anni fa. Patek, si sa, è sempre andato in contro-tendenza: all’epoca dei “tegamini” si ostinava a realizzare i suoi classici 37/38 mm. Oggi, da bravo bastian contrario, va avanti per la propria strada e propone un oversize, anche se sono tornati di moda i diametri contenuti. Oddio, che Patek vada oltre le mode? Che non segua pedissequamente il marketing comune? Che rivelazione! E comunque, con buona pace di chi ha il polso piccolo, ha già dichiarato che usciranno altri formati, altre dimensioni.

    Parliamo della cassa. Che è grande, appunto, ma è estremamente sottile: 8,3 mm il solo tempo, 9,6 il complicato – a tutto vantaggio della vestibilità. Poi, la costruzione monoblocco: bipartita, con il fondello che è tutt’uno con la carrure e la lunetta separata. L’incassatura del movimento quindi avviene dall’alto, con le “cerniere” laterali serrate da quattro viti. Ogni riferimento al Nautilus è voluto e non è affatto casuale, anche riguardo al quadrante. Diretta ripresa di un successo riconosciuto e riconoscibile, firma distintiva di una collezione celeberrima. Del resto è un design che appartiene alla storia della Casa, e che funziona. Non trovo sia stupido volerlo riproporre in chiave nuova. E poi ci sono quelle finiture pazzesche, tipiche di Patek Philippe, che in questo caso hanno avuto bisogno di qualcosa come 55 operazioni manuali per ogni orologio (bracciale compreso).

    Le meccaniche del Cubitus

    Un tasto dolente per molti, quello dei movimenti. C’è chi contesta il fatto che il Cubitus complicato monti il ben noto 240 e non un calibro del tutto nuovo. Magari non ha considerato che presenta inedite indicazioni – gran data, giorno della settimana e fasi di luna, tutto istantaneo – per le quali Patek ha depositato sei domande di brevetto (sei, non due, che già sarebbero tante). Basti dire che una riguarda “la gestione dell’energia necessaria alle diverse visualizzazioni e al loro salto simultaneo in 18 millisecondi” (cito letteralmente la cartella stampa). Scusatemi se è poco. E poi qualcuno ha la sfera di cristallo? Qualcuno sa con certezza cosa ci riserverà il futuro, se la collezione è destinata ad avere ulteriori complicazioni o calibri sviluppati ad hoc? Sappiamo solo che altri esemplari sono in cantiere – lo ha detto il Presidente – e la pianificazione dei movimenti Patek è definita fino al 2039.

    Il che risponde anche all’altra critica: i solo tempo sono equipaggiati dal calibro 26-330 S C, che deriva dal suo omonimo del 2019. Lanciato quindi l’altro ieri, né obsoleto né superato. Non vedo perché se si ha in casa un movimento funzionale a uno scopo non lo si possa utilizzare. Lo scandalo è che è piccolo e non “di forma”, come la cassa? Ma avete idea di quanto costi – in termini di tempo, risorse, investimenti – progettare e realizzare un nuovo movimento? Quanti anni ed esemplari servano per ammortizzare la spesa? Magari si può ipotizzare che il gioco non valesse la candela, nel senso che il Cubitus non è che una parte della produzione di Patek e i modelli XL una parte ancora più ridotta.

    La mia sensazione è che tutti si siano precipitati a esprimere giudizi per lucidarsi il proprio ego. Senza avere alcuna idea dell’intero progetto, senza averci ragionato su granché. Senza neppure aver visto il Cubitus fisicamente…

  • Patek Philippe Ora Universale 5530G e il cambio data nel Pacifico

    Patek Philippe Ora Universale 5530G e il cambio data nel Pacifico

    Quando parliamo di case orologiere di grande prestigio come Patek Philippe, le cui origini risalgono al 1845, siamo portati a pensare che le innovazioni con le quali possano continuare a stupirci siano limitate nel tempo. Niente di più sbagliato. La Casa svizzera sposta l’asticella sempre più in alto, anche e soprattutto per quanto attiene le complicazioni. Non è un caso che le stesse rappresentino da sempre il tratto distintivo di Patek Philippe – Manifattura che, con i suoi esemplari pluri-complicati, ha saputo scrivere pagine di storia dell’orologeria. Così, quando pensi che a Ginevra abbiano già dato tutto con le loro infinite referenze, ti trovi di fronte al nuovo Patek Philippe Ora Universale 5530G e sei costretto a ricrederti. Vi spiego perché. 

    “Ora universale”, i primi orologi da viaggio di Patek Philippe

    Uno dei terreni su cui Patek Philippe ha dimostrato più volte di essere all’avanguardia è quello degli orologi con “ora universale”, detti anche “ore del mondo”. Sono modelli che consentono, in ogni momento e ovunque ci si trovi, di leggere l’ora locale e insieme di sapere che ore sono in ognuno dei 24 fusi orari in cui è idealmente suddivisa la superficie terrestre.

    Benché i primi calibri siano stati inventati allo scopo nei primi anni ’30 dall’orologiaio indipendente Louis Cottier, la prima manifattura ad averli adottati è stata proprio Patek Philippe. Erano anni in cui, vuoi per i costi, vuoi per i pochi mezzi di trasporto aereo e navale a disposizione, a viaggiare erano davvero in pochi. Malgrado ciò, nel 1937 nascono i primi orologi Heure Universelle dell’azienda ginevrina. Poi ne seguono altri, molti dei quali con quadranti in smalto, iper-quotati nelle aste di tutto il mondo. Fino ad arrivare ai nostri giorni. Giorni in cui si viaggia molto più di allora. 

    Cosa rende unico il Patek Philippe Ora Universale Ref 5530G?

    L’ultimo orologio “ore del mondo” di Patek Philippe è l’Ora Universale Ref 5530G. Presentato in edizione limitata all’esposizione Patek Philippe Watch Art di Tokyo del giugno 2023, da poco è entrato a far parte del catalogo “corrente”, nella collezione Complicazioni. Dotato del calibro 240 HU C a carica automatica, si distingue dal già esistente 240 HU per la presenza di un’ulteriore funzione riguardante la data.

    Se ne osserviamo il quadrante, troviamo ciò che quasi tutti gli orologi ore del mondo offrono. Ossia: lancette delle ore e dei minuti, disco delle 24 ore, disco esterno delle città e, quando presente, datario. Quest’ultimo, a seconda delle marche che lo propongono, è declinato in varie forme.

    Ciò che però contraddistingue il Patek Philippe Ora Universale Ref 5530G dai modelli delle altre manifatture è la capacità di modificare, con la sola pressione del pulsante posto a ore 10, ben quattro indicazioni contemporaneamente. Vale a dire: rotazione del disco delle città, rotazione del disco delle 24 ore, rotazione della lancetta delle ore con scatti di un’ora e adeguamento della data. Questo avviene in funzione dell’ora del fuso vigente, indicato dalla città a ore 12 e dalle lancette centrali.

    Il tutto senza compromettere l’avanzamento della lancetta dei minuti che resta indipendente. La Manifattura gnevrina ha infatti voluto che ogni possessore del Patek Philippe Ora Universale 5530G, nel passare da un fuso orario all’altro, si preoccupasse solo di posizionare a ore 12 la città rappresentativa del fuso orario in cui viene a trovarsi.

    Il cambio data… all’indietro  

    A questo punto conviene che mi soffermi un po’ su questa caratteristica. Perché detta così sembra semplice ma non lo è. Dotare il precedente calibro Patek Philippe 240 HU dei meccanismi necessari a regolare in automatico anche la data, trasformandolo nel 240 HU C, non è stata un’impresa facile. Se si considera che la modifica ha richiesto l’aggiunta di 70 componenti per la sola data, a fronte di un aumento di spessore del movimento di appena 0,7 mm, la meraviglia è inevitabile.

    Non solo, il Patek Philippe Ora Universale 5530G è in grado di far avanzare in automatico la data di un giorno, al superamento della mezzanotte, ma anche di farla indietreggiare nel solo caso in cui è possibile. Sì, perché, come i viaggiatori più attenti sanno, nell’oltrepassare da Ovest verso Est la linea internazionale del cambio data in pieno Oceano Pacifico, che sulla ghiera cade fra le città di Auckland (Nuova Zelanda) e l’atollo di Midway (Hawaii), la data deve essere spostata di un giorno, non in avanti ma indietro.

    Non voglio appesantire il testo spiegandovi come la cosa sia tecnicamente possibile, ma vi rimando all’efficace video esplicativo che Patek Philippe ha preparato allo scopo. Questo vi mostra come si comporta il suo nuovo orologio “ore universali” durante un ipotetico viaggio da Tokyo (partenza alle ore 21:55 locali di un giorno qualsiasi) alle Hawaii (arrivo alle ore 9:55 locali del giorno precedente).

    L’armonia del quadrante

    L’altra sfida che il team Patek ha dovuto affrontare, nell’inserire una data con lancetta centrale in un quadrante già abbastanza ricco di informazioni, era quella di trovare una soluzione estetica sobria, che si integrasse nell’insieme con armonia. Patek l’ha vinta con qualcosa di inedito, anche per sé stessa. Il datario come sempre è posto sul réhaut ed è indicato tramite una lancetta trasparente, realizzata in vetro, che termina sui 31 numeri con una paletta di colore rosso. Meglio di così non si poteva fare.

    Per il resto, la configurazione del quadrante opalino dalla tonalità blu/grigio è quella tipica delle Ore Universali. Con il disco perimetrale delle città del mondo, poi quello delle 24 ore con la funzione giorno/notte, quindi i 12 indici dell’ora locale. La zona centrale è decorata con il motivo “carbonio” presentato per la prima volta nel Calatrava Ref 6007A, prodotto per festeggiare l’apertura del nuovo sito produttivo di Plans-les-Ouates, nel 2020. Ed è poi apparso anche sui Calatrava 6007G, caratteristici per i tocchi di colore a contrasto.

    240 HU C, il movimento complicato

    Lo avete intuito: il movimento 240 HU C incassato nel Patek Philippe Ora Universale 5530G non è dei più semplici. La gestione della data dell’ora locale è garantita da un dispositivo brevettato, un differenziale composto da due ruote di innesto a “stella” concentriche. Come spiega Patek Philippe, quella esterna ha di diametro maggiore ed è dotata di 62 denti, quella interna più piccola conta invece 31 denti. Quando la stella esterna ruota in senso orario, la lancetta della data avanza di uno scatto in senso orario. Quando a ruotare in senso orario è invece la stella interna, la lancetta della data arretra di uno scatto in senso antiorario. Ma la funzione è molto più facile da usare che da raccontare.

    L’autonomia, a seconda delle condizioni, d’uso oscilla fra un minimo di 38 ore (un giorno e mezzo) e un massimo di 48 ore (due giorni). Il calibro, ultrapiatto, ha uno spessore limitato a 4,58 mm ed è composto da 306 componenti montati su 37 rubini. La carica automatica legata alla gestualità del polso è assicurata da un mini-rotore decentrato in oro 22 carati a rotazione unidirezionale. Su di esso è inciso il logo della Manifattura, ovvero la Croce di Calatrava, raffigurata anche sulla corona. La lavorazione delle superfici metalliche delle varie parti del calibro – è inutile dirlo – si pone ai vertici della categoria. Patek Philippe per esibirla si avvale di un fondello in vetro zaffiro.         

    Ultime info sul Patek Philippe Ora Universale 5530G

    Vi rimando alle didascalie per osservare l’orologio in ogni minimo dettaglio, esterno e interno. Qui però mi preme, visto che il prezzo a cui il Patek Philippe Ora Universale 5530G non è dei più bassi, invitarvi a osservare il cinturino. Fatelo con attenzione e non fatevi ingannare dalla texture denim. Non si tratta infatti di un cinturino in tessuto o sintetico, bensì realizzato in pelle di vitello. Le cui impunture, manco a dirlo, sono fatte a meno. L’ennesima trovata con cui la casa ginevrina dimostra ancora una volta di saperci fare.

    Veniamo al prezzo: 77.220 euro non sono pochi. Data però la complicazione “ora universale”, arricchita nel calibro 240 HU C dalla innovativa e brevettata funzione del datario, non è da considerarsi neanche esagerato. Chi acquisterà il Patek Philippe Ora Universale 5530G metterà al polso un orologio di gran classe, la cui estrema qualità è garantita dal Sigillo Patek Philippe. Di sicuro utile per quanti si sposteno spesso da un capo all’altro del mondo.

  • Gli orologi di Venezia 81, fra scelte azzeccate e cadute di stile

    Gli orologi di Venezia 81, fra scelte azzeccate e cadute di stile

    È di sicuro uno degli appuntamenti mondani più attesi a livello globale. Tanto per gli addetti ai lavori quanto per i fan, che sperano di incontrare – anche per un semplice autografo – i propri idoli. Ma, si sa, il Festival Internazionale del Cinema di Venezia non è solo il luogo in cui vedere in anteprima le grandi produzioni internazionali. È anche un evento fashion, in cui sfilano abiti, gioielli e orologi che contribuiscono a creare quell’aura di glamour e di magia, tipica della settima arte. Certo, con l’immancabile contorno di gossip, chiacchiere e pagelle… In prima fila ci siamo anche noi, pronti a guardare il red carpet con occhio critico, zoomando sul polso delle celebrities. Ecco allora gli orologi di Venezia 81: cioè gli esemplari avvistati in questa 81a edizione della Biennale Cinema di Venezia, dallo sbarco al Lido fino all’ingresso in Sala Grande. Se non proprio tutti, almeno i principali.

    Cartier, sponsor ufficiale del festival

    Cominciamo da Cartier, Main sponsor del Festival, che ha conquistato l’attenzione di tutti con i fantasmagorici gioielli fatti indossare da dive e divine (da Isabelle Huppert a Sofia Coppola, da Lou Doillon ad Amal Clooney). Ma anche grazie agli incontri con i protagonisti del grande schermo, fra Masterclass e Conversazioni, dove sono intervenuti fra l’altro grandi nomi. Come Richard Gere, privo di orologio, sostituito al polso da una collana tibetana. E Claude Lelouch, celebrato anche con il Cartier Glory to the Filmmaker Award.

    Tra gli ambasciatori Cartier invece si è notato Rami Malek, indimenticabile nel ruolo di Freddy Mercury, che ha sfoggiato con classe e ironia vari pezzi Panthère e un Tank Louis Cartier. Anche l’attore francese Raphaël Quenard, in Laguna per il film E i figli dopo di loro di Nicolas Mathieu, indossava un Tank (ma in versione mini). Mentre l’attore britannico Aaron Taylor-Johnson e il magnate saudita Mohammed Al Turki (neo-sposo dell’immarcescibile Naomi Campbell) hanno optato per un Santos.

    La doppietta di Omega

    Ormai sarà pure un uomo di mezza età (63 anni compiuti), ma George Clooney conserva alla grande quel fascino intramontabile da bello e impossibile, simpatica canaglia che abbiamo imparato ad amare in film come Ocean’s Eleven a Money Monster, tanto per citarne un paio. A Venezia ’81 ha presentato il suo ultimo Wolfs – Lupi solitari, dove recita insieme all’amico-fratello di sempre Brad Pitt. Per tutto il soggiorno in Laguna, il Brand ambassador di Omega ha mantenuto il proprio stile inalterato, perfino durante i 40 minuti di gag sul tappeto rosso con Brad. Sempre e ovunque inappuntabile, con al polso un De Ville Hour Vision.

    Altro ambasciatore di Omega è anche Daniel Craig, che ha ormai superato il ruolo di James Bond interpretato per ben cinque volte, per diventare più carismatico e raffinato. Ormai prossimo come Clooney all’età matura (ha 56 anni), Craig ha dimostrato il suo talento più autentico nel nuovo Queer di Luca Guadagnino. L’orologio resta per lui una cosa seria: alla proiezione speciale del film ha indossato un bel Seamaster Aqua Terra.

    Il Reverso torna al Lido

    Visto che gli orologi di Venezia 81 sono davvero tanti, continuiamo con Jaeger-LeCoultre. Che ha messo al polso dei propri ambasciatori referenze differenti dell’orologio Art Déco per eccellenza, “di casa” al Festival soprattutto in passato. Nicholas Hoult, per esempio, è arrivato in Laguna insieme a Jude Law per il film The Order con un Reverso Chronograph – perfetto con lo stile casual di jeans più Principe di Galles con cui ha presenziato alla conferenza stampa. Mentre la sera, in smoking sul tappeto rosso, aveva un elegantissimo Reverso Small Second. Impeccabile.

    Anche l’altro Global ambassador JLC, il cantante cinese Jackson Lee, ha sfoggiato un Reverso Chronograph per partecipare all’Armani Beauty Dinner all’Arsenale. Ma ci è piaciuto meno, non tanto per la scelta del cronografo, coerente con il look informale, quanto per il completo stesso. Rosa, con tanto di pantaloni con coulisse: ben poco adatto a una cena di gala. Ma ai giovani, si sa, si perdona tutto. Un altro Reverso è stato poi avvistato al polso dell’attore/modello Sam Asghari, sia all’imbarcadero sia alla stessa cena di Re Giorgio. Ma visto che il Marchio non ha divulgato alcuna comunicazione al riguardo, è probabile che l’ex di Britney Spears lo abbia indossato a titolo “privato”.

    Altre scelte di stile

    Andiamo avanti con i vari Friend of the brand, non si sa bene se spontanei o assoldati… Per esempio Sacha Baron Cohen, interprete insieme a Cate Blanchet della serie The Disclaimer di Alfonso Cuarón, portava al polso un IWC Portugieser Chronograph che non ci ha molto convinto. Avremmo preferito un “solo tempo”, visto il look classicissimo sul red carpet.

    Fra gli attori italiani, ci ha colpito invece lo stile di Pierfrancesco Favino, a Venezia per Maria (il biopic sulla Callas) con Angelina Jolie. Il nostro “Picchio” del cuore ha sempre esibito un Audemars Piguet Royal Oak Doppio Bilanciere Scheletrato con identica nonchalance, sia sotto il completo Louis Vuitton custom made della serata, sia con il look più informale alla Masterclass di Campari.

    Gli orologi di Venezia 81: quelli privati

    A quanto pare, invece, Brad Pitt al Lido aveva al polso un Patek Philippe. Nessuna dichiarazione ufficiale, ovviamente, da parte della Manifattura, che per policy aziendale mantiene il più assoluto riserbo sui nomi di quanti acquistano i suoi orologi. L’attore fra l’altro era reduce da un bello shooting del GQ americano, in cui indossava un prezioso Nautilus… Mentre sul taxi d’acqua che l’ha portato al Lido aveva al polso un Calatrava, che ha continuato a indossare per tutto il soggiorno in Laguna. C’è chi dice che entrambi gli esemplari provengano dalla sua collezione privata. Chissà…

    Concludo la rassegna degli orologi di Venezia 81 con il TAG Heuer Monaco di Antonio Banderas. Anche questo, siamo pronti a scommetterci, dettato da una scelta personale dell’attore spagnolo, che deve averlo pescato dalla propria raccolta, incurante del dress code. Qualcuno per favore lo dica al suo stylist: un crono sportivo “di forma”, così celebre da essere subito riconoscibile, sotto lo smoking… anche no.

  • Oroscopo di settembre. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di settembre. Previsioni e orologi, segno per segno

    Siamo giunti a settembre, pronti a ricominciare, carichi di progetti e di ottimi propositi per questi ultimi mesi di un anno complesso. Il nostro oroscopo di settembre vuol essere, come al solito, un’occasione per scrutare tra le stelle con un pizzico di ironia. E insieme – ovviamente – guardare una carrellata di orologi, questa volta appartenenti al segmento più alto del mercato.
    Per prima cosa, come sempre andiamo ad analizzare gli eventi celesti più significativi che il mese ci riserva, davvero numerosi. L’oroscopo di settembre e gli esemplari che andremo a presentare, infatti, altro non sono che un riflesso terreno di quello che succede lassù.

    Proprio il giorno 1 troviamo cose interessanti presso i pianeti lenti, quelli che compiono la loro rivoluzione in tempi molto, molto più lunghi del nostro consueto anno terrestre. Urano inizia il moto retrogrado, mentre Plutone, che è già retrogrado, lascia alle proprie spalle l’Acquario ed entra in Capricorno. Il giorno 3 avremo Novilunio in Vergine, seguito il 4 dall’ingresso di Marte in Cancro. Il veloce Mercurio entrerà in Vergine il 9, mentre il 18 il Plenilunio in Pesci e un’eclissi lunare chiuderanno in bellezza il periodo del Sole in Vergine di questo 2024. Il Sole passerà in Bilancia il 22 e il 23 Venere entrerà in Scorpione. Sempre il 23 l’Equinozio segnerà ufficialmente il passaggio alla stagione autunnale. Al Sole in Bilancia si unirà anche Mercurio, che entrerà nello stesso segno il 26, chiudendo il mese in congiunzione con il nostro Astro il 30.

    Volete sapere come tutto questo si rifletterà sul vostro destino e al vostro polso? Seguiteci nella ormai classica panoramica dei segni e relativi orologi…

    Ariete

    Secondo il vostro oroscopo di settembre, sarà indispensabile osservare con attenzione persone e situazioni. Piccoli cambiamenti, forse troppo lenti per molti di voi, in realtà sono solo segni preliminari di novità che cominceranno a essere evidenti verso la fine del mese. Intorno al 19/20 avrete la Luna nel vostro segno, Venere in opposizione e Giove sestile: un buon quadro energetico per prendere decisioni, accogliere nuove evoluzioni in ambito lavorativo, mettere in pratica progetti ai quali avevate quasi rinunciato. Esprimete la vostra energia con un orologio importante, dalla forte personalità.

    CARTIER Santos Squelette
    Cassa (39,8 mm) in acciaio, in parte con trattamento Adlc nero. Movimento meccanico a carica manuale scheletrato, calibro 9611 MC di manifattura, con autonomia di 70 ore e ponti a forma di numeri romani. Vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio con sistema di regolazione della misura SmartLink; intercambiabile grazie al sistema QuickSwitch con un cinturino in pelle di alligatore grigio, incluso nel packaging. 34.700 euro.

    Toro

    Per i nati sotto il segno del Toro, Urano in prima casa può generare instabilità nell’ambito delle relazioni, sia in famiglia sia nelle amicizie. Nettuno in XI Casa, cioè nella sfera delle speranze e dei progetti, dell’autocontrollo e della moderazione, vi mette in guardia contro malintesi e vostre possibili reazioni d’impulso. La parola d’ordine quindi è “calma”: siate sempre padroni delle situazioni e non lasciatevi trascinare in discussioni inutili. Bene per gli affari e le questioni economiche, finalmente vecchie vicende si risolveranno, con ottimi risultati per voi. Sfoggiate un orologio “firmato”, dall’eleganza rilassata ma tutt’altro che banale.

    LOUIS VUITTON Escale
    Cassa (39 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LFT023 di manifattura, con micro-rotore decentrato e autonomia di 50 ore; certificato cronometro secondo gli standard del Geneva Observatory. Quadrante grené, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle. 29.000 euro.

    Gemelli

    Ottimo esordio del mese per i Gemelli, che vedranno proprio nei primi giorni Giove e Marte favorevolissimi. Buone notizie sul fronte finanziario, corroborate dall’ingresso di Marte nella vostra II Casa, che continuerà a esercitare il proprio benevolo influsso anche nel mese prossimo. L’oroscopo di settembre segnala l’eclissi di Luna in Pesci, che potrebbe annunciare qualche dissapore sul lavoro. Evitate le situazioni conflittuali. L’Equinozio del 23 sarà un punto di svolta anche per aspetti della vostra vita che consideravate consolidati. Apritevi alle possibilità. Per prepararvi, mettete al polso un orologio innovativo…

    SPEAKE MARIN Ripples Skeleton
    Cassa La City (40,3 mm) in acciaio 904L, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA07 di manifattura, con micro-rotore decentrato, autonomia di 52 ore, alta frequenza (36mila A/h, 5Hz). Quadrante scheletrato, lancette azzurrate alla fiamma, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 29.900 franchi svizzeri, Iva esclusa.

    Cancro

    Nati sotto il segno del Cancro, tutti i segnali del Cielo indicano per voi un mese all’insegna dei viaggi, degli spostamenti, del movimento. L’oroscopo di settembre è inequivocabile. In particolare dopo l’Equinozio del 23 sarete stupiti di quante apparenti coincidenze vi costringeranno, in ogni modo, a dovervi spostare geograficamente. I viaggi più importanti, poi, sono quelli all’interno di voi stessi: non è cosa facile. Prendetevi il tempo per accettare questa sfida, organizzate la vostra carovana mentale, sbarazzatevi dei carichi superflui e scegliete con cura le vostre nuove mete. Sintetizzate il tutto in un orologio scheletrato, purché d’impostanzione lineare.

    CHANEL HORLOGERIE Boy-Friend Squelette
    Cassa (28,6 x 37 mm) in oro beige. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 3 di manifattura, con autonomia di 55 ore. Quadrante assente, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 47.400 euro.

    Leone

    Per voi che ruggite, cari Leoni, un passaggio del Sole nella vostra II Casa, quella del denaro e delle finanze, non può che essere un segnale forte e chiaro. Per il vostro oroscopo di settembre, vi attendono buone sorprese, soddisfazioni e risultati positivi. Non abbassate, però, la guardia. Sembra che possiate trasformare in oro tutto quel che toccate, ma attenzione: non è tutto oro, quello che luccica. Attenti a quanti vorranno accostarsi a voi in questo momento in cui tutto (per voi) splende. Siate molto oculati nell’amministrare le finanze e soprattutto le amicizie. Non trascurate la forma fisica, potreste avere problemi di carattere muscolare. Valorizzatevi con l’esemplare di un marchio élitario.

    PARMIGIANI FLEURIER Toric Petite Seconde
    Cassa (40,6 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro PF780 di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 60 ore e piccoli secondi. Quadrante grené realizzato a mano, indici applicati in oro, lunetta zigrinata, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 45.000 franchi svizzeri.

    Vergine

    Il Sole è nel vostro segno: quale miglior alleato per i vostri progetti, in senso lato, e in particolare per quello che riguarda gli affetti e le relazioni? Tra il 10 ed il 26 godrete anche un super-boost: Mercurio, che vi aiuterà a portare a compimento un progetto. Il momento è propizio. L’eclissi lunare vi indurrà a riconsiderare una relazione per voi importante. Probabilmente dovrete prendere delle decisioni: non trascinate le situazioni. Ravvivate ciò che merita e tagliate i rami secchi. Affrontate le situazioni con tutto l’equilibrio che vi contraddistingue. Procuratevi un orologio improntato alla simmetria, alle geometrie. Vagamente esoterico…

    HUBLOT Spirit of Big Bang Sang Bleu Blue Ceramic
    Cassa (42 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica scheletrato, calibro HUB4700 (base Zenith El Primero 400), ad alta frequenza, con componenti in silicio, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Quadrante in vetro zaffiro, vetro zaffiro sfaccettato, cinturino in gomma. Edizione limitata di 200 esemplari, 33.000 euro.

    Bilancia

    Un mese molto dolce per voi, amici nati sotto il segno della Bilancia. Sole, Venere, tutto influisce positivamente nella vostra vita. Un ottimo modo per rientrare nel vortice del lavoro, con tutti i suoi imprevisti. La vostra serenità sarà elemento benefico per quanti vi circondano. Non trascurate qualche fastidio, in particolar modo di tipo digestivo. Cercate di non lasciarvi trascinare in eccessi festaioli. Il vostro oroscopo di settembre evidenzia una notizia positiva, tipo una promozione o un riconoscimento, in arrivo nell’ultima decade. Per l’occasione regalatevi un orologio dall’eleganza misurata e dalla comprovata qualità.

    CHOPARD L.U.C Qualité Fleurier
    Cassa (39 mm) in Lucent Steel. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.09-L di manifattura, con micro-rotore decentrato, doppio bariletto (esclusiva tecnologia Chopard Twin), autonomia di 65 ore e piccoli secondi; con certificato Qualité Fleurier e di cronometria dal Cosc. Quadrante argenté soleil e spazzolato, contatore azuré, lancette luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle. 21.800 euro.

    Scorpione

    Un mese carico di occasioni, di spunti, di possibilità per i nati in questo segno. Sarete carichi di energia e di entusiasmo. Non fatevi travolgere, dosate le energie e valutate bene in cosa farvi coinvolgere e quanto di voi spendere, a livello personale, nelle varie attività. Secondo il vostro oroscopo di settembre, una vicenda di vecchia data, che ormai davate per fossilizzata, andrà invece a concludersi. Gestite al meglio gli ultimi colpi di coda – chi meglio di voi? – e voltate pagina. Inutile voler insistere quando non ci sono possibilità di recupero. Come reazione alle situazioni pesanti a lungo sopportate, scegliete la leggerezza. Anche al polso.

    MING LW.01 Manual Lightweight
    Cassa (38 mm) con quadrante integrato in lega di magnesio AZ31. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Eta 2000 rielaborato da Schwartz-Etienne, fissato al quadrante. Indici delle ore stampati sul vetro (Corning Gorilla Glass 6); fornito di 3 cinturini in Alcantara o in gomma. L’intero orologio pesa 10,6 grammi (esiste anche con movimento automatico, per un peso totale di 12,6 g). Edizione limitata di 200 esemplari, 19.500 franchi svizzeri.

    Sagittario

    Settembre per voi è un mese di preparazione a mutamenti, in senso lato. I risultati saranno visibili a fine anno o addirittura la prossima primavera, ma questo è il momento in cui la semina simbolica del vostro prossimo futuro dovrà essere effettuata con cura. Il consiglio delle stelle è di concentrare le proprie forze in questa attività preliminare, per costruire su solide basi. Mantenete il focus, non fatevi distrarre da eventi collaterali o da vicende che non vi toccano, se non molto marginalmente. Procedete nella messa in opera dei vostri piani, con fiducia. Optate per un calendario perpetuo come simbolo delle possibilità future.

    JAEGER-LECOULTRE Master Ultra Thin Perpetual Calendar
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 868 di manifattura, con calendario perpetuo e fasi di luna. Quadrante opaco, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 31.400 euro.

    Capricorno

    Carissimi Capricorni, avete Plutone – lento e potente – nella casa delle finanze e del denaro. Se dovete agire nella sfera dei guadagni e dei beni, fatelo con il suo aiuto e usando tutta la circospezione necessaria. Prestate attenzione a ciò che vi potrebbe essere presentato come occasione imperdibile, da prendere al volo. Non fatevi allettare da guadagni troppo facili. La saggezza e i consigli di chi ha le giuste competenze saranno le vostre guide. Tranquilli nella sfera degli affetti, anche se qualche screzio con chi vi è più caro potrà infastidirvi. Si risolverà tutto per il meglio. Concedetevi un esemplare de luxe, quintessenza di classe e cultura orologiera.

    PATEK PHILIPPE Calatrava Ref. 6119R
    Cassa ( in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 30255 di manifattura, con autonomia di 65 ore e piccoli secondi. Quadrante argenté grené, indici applicati in oro, lunetta a Clous de Paris, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Fregiato dal Sigillo Patek Philippe. 32.370 euro.

    Acquario

    Nati sotto il segno dell’Acquario, Urano vi inciterà a rinnovare l’ambiente che vi circonda. Che sia una ristrutturazione integrale o solo una risistemazione di cose e oggetti, una ventata di novità rallegrerà l’ambiente in cui vivete. Siamo tutti sensibili a quanto ci circonda: il riflesso sull’umore e sulla vostra produttività sarà immediato. Attenzione a stati di ansia, sempre pessima consigliera e brutta compagnia. L’oroscopo di settembre consiglia calma e sangue freddo: affrontate i problemi uno alla volta e risolverete tutto per il meglio. L’eclissi lunare potrebbe creare difficoltà sul fronte delle finanze: tenete tutto sotto stretto controllo. Anche la Luna, direttamente dal polso.

    HERMÈS Arceau L’Heure de la Lune
    Cassa (43 mm) in oro giallo. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837 di manifattura, con esclusivo modulo della complicazione realizzato da Chronode, fasi di luna per entrambi gli emisferi, contatori di ore/minuti e della data che orbitano sul quadrante. Quadrante in dumortierite e lacca, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore realizzato “in casa”. 34.200 euro.

    Pesci

    Da più di un anno il lento e grave Saturno è nel vostro segno, causandovi difficoltà e confusione. Ma ora, proprio grazie alle sue energie, siete pronti a sciogliere i nodi, a riordinare le carte, a sfoltire le troppe idee che avevate in mente. Mese di costruzione, di nuove imprese e orizzonti. Momento ottimo anche per l’introspezione, le ricerche in ambito spirituale e psicologico. Approfittate della vostra stabilità interiore per vedere con occhi diversi cose e persone intorno a voi. Un vecchio amico porterà novità interessanti: valutatele con attenzione, ma non escludetele a priori. Dimostrate di avere la mente aperta con un orologio fuori dal consueto.

    SINGER REIMAGENED Timer 1969
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro AGH 6363 di manifattura, con funzione flyback sulla lancetta centrale dei secondi per misurare eventi in sequenza della durata massima di un minuto. Quadrante soleil, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio 316L. 31.500 franchi svizzeri.



  • Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Calatrava, chi era costui? Permettetemi di parafrasare una celebre frase de I promessi sposi” per cominciare queste righe su uno dei Patek Philippe che, per le appassionate e gli appassionati, non ha bisogno di presentazioni. Ho dato la precedenza alle appassionate non per compiacere i fanatici della parità di genere un tanto al chilo, che vanno per la maggiore in questi anni di politicamente corretto sfrenato, ma perché l’idea è quella di parlare di due referenze femminili della collezione, le 4997/200. E ho esordito con quella reminiscenza letteraria perché penso che non tutti conoscano l’origine di questo nome ormai leggendario. Ebbene, parto da qui.

    Sì, anche Patek Philippe è stata in crisi

    Da uno scenario che, oggi, ci sembrerebbe fantascienza: Patek Philippe in crisi. Perché era esattamente questa la situazione dell’allora Patek, Philippe & Cie all’inizio del XX secolo. Nonostante i numerosi brevetti e premi collezionati in passato, oltre a un’ampia lista di clienti che comprendeva alcuni dei più importanti collezionisti dell’epoca, l’azienda si trovò in difficoltà.

    Se all’inizio degli anni Trenta, l’orologio da polso era ancora un fenomeno relativamente nuovo, che aveva guadagnato popolarità grazie alla sua diffusione durante Prima Guerra Mondiale, a poco a poco cominciò ad accreditarsi come strumento affidabile, utile anche per lontano dal campo di battaglia. Allo stesso tempo, l’orologio da tasca, associato alle ferrovie, diventava sempre più obsoleto con l’avvento delle automobili e degli aerei. 

    La salvezza per l’azienda arrivò grazie ai fratelli Jean e Charles Henri Stern, che nel 1932 acquistarono una quota di controllo nell’azienda. La loro famiglia possedeva già la Fabrique de Cadrans Stern Frères, un’azienda produttrice di quadranti che riforniva Patek e altri produttori svizzeri. I fratelli sapevano che il modo migliore per risanare l’azienda sarebbe stato quello di introdurre un modello semplice e mainstream che avrebbe ampliato il fascino dei loro orologi, al di là dei collezionisti di fascia alta. Un orologio che però avrebbe dovuto mantenere l’eccezionale reputazione di Patek Philippe per la qualità. La soluzione fu il Calatrava Referenza 96, il primo modello a introdurre referenze numerate nelle collezioni di Patek Philippe.

    L’origine del nome Calatrava

    E, a proposito di semplicità, la scelta cadde proprio sul nome Calatrava. Ossia sul nome della croce che, dal 27 aprile 1887, era stata registrata come logo dell’azienda insieme al nome Patek, Philippe & Cie. Semplicità perché essenza stessa del marchio. Il simbolo cruciforme fu utilizzato per la prima volta sugli stendardi dei cavalieri di Calatrava, che difesero l’omonima fortezza nel sud della Spagna dall’assalto dei Mori, nel XII secolo. 

    Jean Adrien Philippe, co-fondatore della Maison, lo scelse appunto nel 1887 per l’estetica che lo rendeva immune alle mode passeggere, per la grafica ornamentale e perché incarnava i valori dei cavalieri di Calatrava, analoghi a quelle di Patek Philippe: coraggio e indipendenza. Inoltre, i quattro gigli che costituiscono la croce ricordano anche il fiore usato un tempo come ornamento dei blasoni reali francesi. Lo stesso giglio è presente sullo stemma del Dipartimento dell’Eure-et-Loir, nella Francia centrale, dove si trova il paese natale di Jean Adrien Philippe, La Bazoche-Gouet. 

    Calatrava per signora

    Spero che questo excursus storico-onomastico possa essere stato utile a chi ha meno familiarità con la storia di Patek Philippe. Ora però, veniamo alla sostanza, ossia alle referenze femminili Calatrava 4997/200G e 4997/200R. I due orologi sono relativamente recenti: quello in oro rosa (200R) è stato presentato nel 2023, quello in oro bianco (200G) nel 2021. La loro origine è però più lontana: diretto precedente è il Calatrava per signora Ref. 4897 in oro rosa, con il quadrante guilloché color cioccolato e il calibro 215 a carica manuale, presentato nel 2009. Ma risale ancora prima, al 2006, la Ref. 4896 in oro bianco con quadrante blu, animato dal calibro 16-250, sempre a carica manuale. Un orologio declinato negli anni in diversi colori (bruno, blu notte, crema, grigio argento), con diamanti tondi o taglio baguette sulla lunetta, e che nel 2021 ha ispirato la rivisitazione in oro bianco.

    Le due referenze attuali differiscono tra loro solo per il materiale della cassa e per il colore: blu quella in oro bianco, viola quella in oro rosa. La forza di questi due orologi sta nella loro capacità di mantenere l’eleganza e la sobrietà tipiche della collezione, pur ricorrendo all’impiego delle pietre preziose sulla lunetta e del sofisticato guillochage sul quadrante.

    La cassa misura 35 mm di diametro, una dimensione decisamente femminile ma non così ridotta come ci hanno abituati gli orologi “per lei”. Lo spessore strepitoso di 7,4 mm è merito del movimento ultrapiatto di cui parlerò tra poco. Perché, intanto, la cassa merita qualche parola in più, soprattutto per la lavorazione lucida che la distingue. Una finitura quasi a specchio che fa apparire l’orologio più grande di quanto in realtà sia. Una finitura che esalta la luce dei 76 diamanti che adornano la lunetta con il loro mezzo carato e passa di peso. 

    L’ipnotico quadrante

    Non c’è dubbio sul fatto che la lunetta sia la parte più femminile del Calatrava Referenza 4997. Con lei fa il paio il quadrante, che in entrambe le versioni di colore ha una bellissima lavorazione guilloché con un motivo a onde concentriche inciso a rilievo. Le onde originano dal centro del quadrante e si irradiano fino alla lunetta dividendo lo spazio in dodici settori. Sulla “cresta” di ciascuna di queste onde sono posizionati gli indici allungati a dardo, applicati e in oro rosa o bianco a seconda della versione e con finitura opaca.

    Patek Philippe ricorda che l’effetto di profondità che caratterizza questa lavorazione del quadrante è dato dall’applicazione su di esso di oltre cinquanta strati di lacca traslucida. Una finitura che i più attenti di voi avranno forse visto su un altro pezzo femminile del brand ginevrino: il Twenty~4, con la cassa rettangolare divenuta un segno distintivo della collezione. Le lancette a daga, eleganti e sfaccettate, completano l’estetica dei Calatrava 4997, che come nella migliore tradizione della collezione sono privi di datario. L’essenzialità prima di tutto.

    Maestria meccanica

    Scrivevo poco sopra che lo spessore straordinariamente contenuto della cassa è merito principalmente del movimento. Ebbene sì, perché il calibro 240 di Patek Philippe che dà vita all’orologio è uno dei fiori all’occhiello della Manifattura, spesso solo 2,53 mm. È un movimento automatico a micro-rotore presente anche in altri Calatrava e nel Golden Ellipse, con 27 rubini, una frequenza di marcia di 21.600 alternanze/ora e un diametro di 27,5 mm. A carica completa ha un’autonomia di almeno 48 ore.

    Questo movimento è dotato di un bilanciere Gyromax e di una spirale Spiromax, e ha un micro-rotore in oro massiccio 22 carati. Il calibro 240 fa da base per altri calibri esclusivi di Patek Philippe: 240 HU (con 24 fusi orari), 240 LU CL C (con data e carta celeste e indicazione della Via Lattea), 240 PS IRM C LU (con data a lancette, fasi lunari, indicatore della riserva di carica), 240 Q (con calendario perpetuo con giorno, data, mese, anno bisestile, indicatore delle 24 ore, fasi lunari), 240 SQU (scheletrato e inciso a mano).

    Un Calatrava da tramandare

    Il carattere sofisticato di questo orologio è sottolineato dal cinturino. Naturalmente è in tinta con il colore del quadrante ed è fabbricato in pelle spazzolata, con una finitura satinata che dà davvero l’impressione di avere al polso una striscia di seta, tanto la lavorazione è sapiente. La fibbia – non avrebbe potuto essere diversamente – è un bell’ardiglione nello stesso materiale della cassa.

    Nota di merito per il pricing applicato a questi Calatrava al femminile. Entrambe le versioni costano infatti 38.970 euro. Un prezzo da Patek Philippe, penserete voi. Un prezzo da Patek Philippe, confermo io, fatto però dalla somma di tante eccellenze, a partire dai materiali delle casse e della lunetta, fino ad arrivare al calibro di manifattura. Come dice il claim delle campagne della Maion: “Un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”. Ecco perché, chi lo può acquistare, passa oltre il cartellino.

  • Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Li abbiamo visti a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera. Tre nuove versioni dell’Aquanaut, tre variazioni sul tema con cui Patek Philippe va ad arricchire la collezione. In primis l’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G in oro bianco, poi l’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R al quarzo, infine un esemplare di alta gioielleria, l’Aquanaut Luce Ref. 5268. Ma prima di entrare nel dettaglio, concedetemi una breve parentesi.

    Amarcord…

    Il Giornale degli Orologi si è già occupato più volte dell’Aquanaut. Lo scorso anno vi abbiamo raccontato del Calendario Annuale, e prima ancora delle estensioni di linea al femminile e crono. Perché qui in redazione ci teniamo a tenervi informati sulle novità – certo. E perché Patek rappresenta l’emblema dell’industria orologiera elvetica, da cui non si può prescindere – vero. Ma è anche una collezione cui mi sento personalmente legata, dato che l’ho vista nascere.

    Sono passati quasi 30 anni, ma ricordo bene il lancio dell’Aquanaut. Era il 1997: molti di voi non erano ancora nati o erano solo bambini, mentre io ero già a Baselworld – una delle mie prime fiere, a essere sincera. Da Patek Philippe vidi questo nuovo orologio, la Ref. 5060A (35,6 mm di diametro), che mi colpì subito. Ma non era lo stile sport-chic che lo caratterizzava, così nitido e definito, c’era qualcos’altro. Era la prima volta che lo vedevo, eppure era così familiare…

    Capii poi che quella sensazione di déjà vu proveniva dalla forma della lunetta ottagonale, a oblò, ripresa dal Nautilus, da cui l’orologio prendeva chiaramente ispirazione. Però l’Aquanaut era molto meno “classico”, più lineare, più contemporaneo: in una parola, più giovane. Forse per il cinturino Tropical, in materiale composito, la prima gomma nel catalogo della Manifattura, in perfetto accordo con l’esclusivo pattern del quadrante. E poi costava nettamente meno del Nautilus, ma aveva la stessa allure Patek.

    Fin da subito, nel ‘98, l’Aquanaut conobbe i primi sviluppi: due versioni più piccole (29,5 e 34 mm) e una più grande (38,8 mm), poi l’adozione del bracciale e, nel ‘99, dell’oro giallo. Tranquilli, non ho intenzione di ripercorrere l’intera storia della collezione. Cito solo qualche data, giusto per darvi un’idea di come si è evoluta. Avanti veloce: 2004, Aquanaut Luce, con diamanti. 2007, restyling. 2011, Travel Time. 2017, versione Jumbo (42,2 mm) e Advanced Research. 2018, cronografo. 2023, calendario annuale.

    Il sistema Travel Time di Patek Philippe

    Alt, un passo indietro. 2011, Travel Time, dicevo: ovvero la Ref. 5164A, con cassa in acciaio (40,8 mm) e un total look nero. Seguito, nel 2016, dalla Ref. 5164R, con cassa in oro rosa e una monocromia cioccolato. Ecco, sono questi i precedenti del nuovo Aquanaut Travel Time Ref. 5164G, che per la prima volta presenta la cassa in oro bianco, mentre il quadrante e il cinturino sono grigio-blu – colore ricorrente in collezione, negli ultimi tempi. Ad accomunarli, oltre al consueto stile sport-chic che ormai è un marchio di fabbrica, la meccanica.

    Prima il calibro 324 S C Fus, poi il diretto discendente, il più evoluto calibro 26-330 S C Fus, entrambi ovviamente costruiti “in casa” ed entrambi a carica automatica. Basati su un brevetto Patek Philippe del 1959, presentano la medesima funzione: l’indicazione simultanea di due fusi orari. Che è riportata per mezzo di due lancette centrali dal diverso design: lancetta piena per l’ora locale, traforata per l’ora “di casa”. Quando si viaggia, basta azionare uno dei due pulsanti correttori posti sulla carrure per far avanzare o indietreggiare con scatti di un’ora la lancetta dell’ora locale.

    In più, le due lancette sono collegate a una doppia funzione giorno/notte, visualizzata in finestrelle separate che mostrano se l’ora cui ci si riferisce è antimeridiana o pomeridiana. E poi c’è il datario a lancetta, settato sull’ora locale. Ah, dimenticavo. Durante le operazioni di settaggio, la lancetta dell’ora locale è disinnescata dal movimento, che mantiene l’indicazione precisa di minuti e secondi. Mentre, quando non si è in viaggio, le due lancette dell’ora sono sovrapposte e hanno un moto perfettamente sincronizzato, quindi quella “di casa” rimane del tutto invisibile.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G

    Detto questo, è chiaro che dal punto di vista meccanico l’Aquanaut Travel Time (quale che sia) risponde a una notevole complessità costruttiva. Eppure, nel rispetto della filosofia Patek, risulta estremamente semplice da usare. Alla tecnologia user-friendly poi corrisponde un’estetica equilibrata: sia dal punto di vista delle informazioni sul quadrante, sia nell’aspetto complessivo dell’orologio. Lo si riscontra anche nell’ultima versione, la Ref. 5164G, che ha appunto la cassa in oro bianco di 40,8 mm di diametro e appena 10,2 mm di spessore. Davvero limitato, vista la presenza del modulo della complicazione.

    Sontuose le finiture, com’è tipico da Patek, con le superfici della lunetta e della carrure spazzolate, i profili, gli smussi e i pulsanti lucidi. Ottima la leggibilità del quadrante, con le lancette e i numeri arabi in oro bianco, applicati e luminescenti, e la luminescenza in rilievo agli indici. Lo sfondo è decorato con le caratteristiche incisioni della collezione, che riprendono il motivo del cinturino in materiale composito – come da copione. Un cenno infine riguardo al colore, quell’inconfondibile grigio-blu che sta diventando un segno distintivo di Patek Philippe. Insolito quanto basta per distinguersi nel panorama cromatico dell’orologeria, ma allo stesso tempo non eccessivo, anzi discreto. E trasversale ai generi, adatto tanto ai polsi maschili che a quelli delle signore.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R

    Tant’è: lo si ritrova anche nell’altro nuovo Aquanaut Travel Time di quest’anno, la Ref. 5269R, dichiaratamente femminile. Che il nome però non tragga in inganno: in questo caso, come scrivevo prima, il doppio fuso orario è una funzione del movimento al quarzo, e si regola semplicemente per mezzo della corona. Non liquidatelo troppo in fretta con scarso interesse, perché c’è quarzo e quarzo: questo è il calibro E 23‑250 S FUS 24H, prodotto in casa con la stessa cura e le stesse attenzioni che la Manifattura dedica ai calibri meccanici.

    Per passare all’habillage, la cassa dell’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R è in oro rosa – con un abbinamento ben riuscito, già apprezzato anche nel Calendario annuale cui accennavo prima. Misura 38,8 mm di diametro e non è propriamente mignon (il che sarà apprezzato da più uomini di quanto pensiate). Sul quadrante, accanto alle cifre in oro rosa, spicca a ore 6 la scritta “home”, che fa riferimento alla funzione giorno/notte visualizzata a ore 6 ma ben mimetizzata fra le applique dai profili dorati. Quando si dice attenzione al dettaglio…

    L’Aquanaut Luce Ref. 5268

    Concludo la rassegna sulle novità della collezione 2024 con due parole sull’Aquanaut Luce Ref. 5268. Uno chic-chissimo orologio-gioiello di quelli che sempre più spesso appaiono nel catalogo Patek, da quando la Manifattura è diventata azionista di Salanitro. Anche questo giocato nei toni del bianco e del blu, ha la cassa di 38,8 mm in oro bianco che racchiude un movimento automatico, il calibro 26-330 con secondi centrali. E soprattutto una spettacolare incastonatura di gemme tagliate su misura, che fanno pendant con il motivo del cinturino in materiale composito.

    Il quadrante infatti è completamente tempestato di grandi diamanti e zaffiri baguette, alternati a creare una specie di scacchiera. Il giro delle ore è impreziosito da un pavé di diamanti taglio brillante in cui spiccano agli indici 12 zaffiri baguette (di forma diversa dai precedenti). La lunetta è anch’essa rivestita di zaffiri baguette (più quadrati), sfumati dai toni più chiari a quelli più scuri con una successione ripetuta. Perfino le anse sono incastonate di gemme, diamanti baguette (dalla forma irregolare). In totale l’orologio assomma una caratura impressionante, il che lo rende irraggiungibile per noi comuni mortali. Un sogno, ancor più dei due precedenti Aquanaut Travel Time. A proposito, se volete conoscere i prezzi, li trovate in didascalia.

  • Twenty~4, auguri! L’anniversario del femminile di Patek Philippe

    Twenty~4, auguri! L’anniversario del femminile di Patek Philippe

    Il Twenty~4 compie 25 anni. E Patek Philippe lo festeggia con una nuova, sontuosa versione: la Ref. 4910-1201R in oro rosa, con il quadrante guilloché in un colore di tendenza. Un esemplare fedele all’originale non solo nel design – da allora aggiornato in pochissimi dettagli –, ma anche nell’idea di base: fornire alle donne un compagno ideale per ogni momento della giornata. Il che dimostra il valore del progetto originario, capace di resistere al trascorrere dei decenni e di restare sempre attuale. Oltretutto in un mondo difficile come quello dell’orologeria femminile, in cui l’estetica è preponderante e lo stile è fondamentale.

    Gli esordi

    Interprete del gusto delle donne, in questo caso, è stato Roberto Boglietti: titolare della storica gioielleria di Biella, concessionaria di Patek Philippe fin dalla fondazione, nel 1886. Designer creativo, nel 1997 Boglietti riceve da Philippe Stern l’incarico di creare un modello da signora. Per le donne, all’epoca, andavano di moda gli orologi a manchette – come il Khésis di Chaumet o il Catwalk di Baume&Mercier, tanto per citarne un paio – che vestivano il polso come un bracciale, moderno e avvolgente.

    Boglietti sa cogliere lo spirito del tempo. Ma prende anche ispirazione da un femminilissimo Gondolo degli anni Trenta, per ricollegarsi alla storia della Maison. E nel giro di un anno mette a punto un esemplare in acciaio, con la cassa di forma, a doppio godron, i brancard incastonati di diamanti, il quadrante dai numeri romani al 6 e al 12, il bracciale a tre file con i link centrali sagomati e i godron ai lati. Lo presenta a Monsieur Stern, che si fa spiegare per filo e per segno ogni minimo dettaglio, ma poi lo approva senza riserve. Nasce così il Twenty~4, che entra subito in produzione e nel 1999 arriva sul mercato.

    All’inizio il Twenty~4 è declinato in tre versioni di quadrante: Forever Black (nero), Timeless White (bianco) ed Eternal Grey (grigio). E fin dall’inizio, in tutte le referenze, è animato da un movimento al quarzo (il Calibro E 15, rigorosamente prodotto in Manifattura), che lo rende estremamente pratico e preciso – in linea con la vita dinamica delle donne nel Nuovo Millennio. Il lancio è accompagnato da una campagna creata ad hoc: il cui slogan – “Che donna scegli di essere nelle prossime 24 ore?” – ne sottolinea appunto l’aspetto eclettico.    

    Il successo del Twenty~4

    E sarà proprio la versatilità d’uso l’autentico punto di forza dell’orologio, non solo nel nome. Per com’è fatto, il Twenty~4 può essere davvero indossato ventiquattr’ore al giorno, in tutte le occasioni e con tutti gli outfit. Ma va considerata anche la novità, perché per Patek Philippe è la prima collezione dedicata esclusivamente alle donne. Certo, poi è rilevante l’impronta Art Déco, che rassicura senza stancare, provoca sensazioni di familiari déjà vu senza mai risultare banale o inflazionata. Quali che siano i motivi, sta di fatto che le donne lo amano, fin da subito.

    Così come amano le varianti successive, che Patek Philippe presenta nel corso del tempo. Impossibile fornire qui una descrizione dettagliata dei vari modelli via via proposti in seguito, posso solo riassumerli per sommi capi. L’orologio ha conosciuto infatti tutti i colori dell’oro (rosa, bianco, poi giallo), il quadrante in diverse cromie, il formato Small ad affiancare il regolare Medium, i cinturini in raso al posto del consueto bracciale, perfino versioni di alta gioielleria. Comunque sia, nell’ultimo quarto di secolo, il Twenty~4 diventa un riconosciuto best-seller della Maison ginevrina.

    Il Twenty~4 Automatic, ieri…

    Il bello è che, nelle tante referenze che si susseguono negli anni, l’impianto del Twenty-Four rimane pressoché immutato. Fino al 2019, quando appare il Twenty~4 Automatic, realizzato dal team di designer interni alla Manifattura. La Referenza 7300 si distingue dai precedenti non solo per il calibro 324 SC a carica automatica, ma anche per l’estetica completamente rinnovata. La cassa è rotonda, l’intera lunetta è tempestata da una doppia fila di diamanti incastonati “a dentelle”, il quadrante riporta 12 numeri arabi. Soltanto il bracciale rimane lo stesso, appena ritoccato nelle proporzioni.

    Anche il Twenty~4 Automatic piace, alle signore come agli addetti ai lavori. Il Giornale degli Orologi se n’è già occupato più volte: potete andare a rileggere la recensione scritta da un entusiasta Augusto Veroni appena è uscito l’orologio, Le Cronache di Pdv in cui il nostro inviato Paolo De Vecchi raccontava l’evento di lancio, o ancora il commento di Alessandro Argentieri sull’intera collezione. Le loro osservazioni sono sempre valide, e attuali, quindi eviterò di ripeterle.

    …e oggi

    Aggiungo solo che il Twenty~4 Automatic è tuttora una delle linee più apprezzate dal pubblico femminile nel catalogo Patek Philippe. Ai nostri giorni lo si ritrova declinato in sei referenze. Tre in acciaio, con quadrante soleil blu, nero o verde oliva. E tre in oro rosa, con quadrante soleil cioccolato, bianco dal pattern tipo trama di seta oppure in una versione Haute Joaillerie, in cui il pavé di diamanti è incastonato con una particolare tecnica definita “aleatoria” a rivestire l’intero orologio.

    Devo dire anche che il Twenty~4 Automatic ha avuto qualche ripercussione sull’intera gamma. In occasione dei 20 anni, l’esemplare originario al quarzo ha subito una modifica che lo allinea al modello automatico e lo rende più moderno. I tradizionali numeri romani sono stati abbandonati e al loro posto – al 6 e al 12 – sono comparse le cifre arabe. Il restyling ha dato vita a tre nuovi modelli in acciaio, con quadrante soleil blu, marrone sfumato o verde oliva, che hanno sostituito le varianti precendenti e attualmente sono gli unici in catalogo. Affiancati quest’anno dalla Ref. 4910-1201R.

    La novità del 2024

    Il nuovo Twenty~4 segna un passo ulteriore nella collezione. Diventa più prezioso: e non mi riferisco tanto al materiale, l’oro rosa appunto, o ai diamanti sui brancard, leggermente più grandi rispetto alle versioni in acciaio (qui raggiungono 0.63 carati in totale, lì sono 0.42 ct). Piuttosto a un dettaglio, sottile ma importante, che solo l’occhio più allenato riesce a cogliere fin dal primo sguardo: il quadrante inciso, con un motivo a onde concentriche simile al guilloché flinqué. Ne deriva una trama in grado di giocare con la luce, di creare movimento con increspature sempre più grandi, dal centro alla periferia.

    E poi c’è il colore: pieno, pastoso. La piastra di base del quadrante infatti è rivestita di lacca: vi sono state applicati decine e decine di strati sovrapposti di lacca colorata, e infine – a fissare il tutto – un ultimo strato di lacca trasparente e incolore. Il risultato finale è una texture dagli effetti visivi e tattili straordinari, che riempiono senza appesantire l’estetica del Twenty~4. E regalano un senso di profondità finora mai visto in collezione. Per ulteriori dettagli tecnici vi rimando alle didascalie. Mi chiedo solo se il quadrante inciso sarà un unicum dell’anniversario o resterà come caratteristica costante anche negli esemplari futuri… Qualcuno ha una sfera di cristallo?

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/06/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 03/06/2024

    Orologi in mostra, sponsorizzazioni sportive, anniversari, nuove campagne e inedite collaborazioni. Le Cronache dell’orologeria di oggi riuniscono le notizie delle ultime settimane e illustrano un “fritto misto” ricco e gustoso. Che rivela quanto, in questo periodo, i brand siano impegnati in una serie di attività diverse, seguite da un pubblico altrettanto diverso, per interessi, età, cultura e – perché no? – disponibilità economiche. Attività frenetiche, comunque risultato di un marketing instancabile – che se ne inventa sempre una… Buona lettura!

    Artigianato d’arte

    La mostra Rare Handcraft di Patek Philippe sbarca a Londra. Dal 7 al 16 giugno, al primo piano di Bond Street House – in Clifford Street 14, non lontano dai Patek Philippe Salons -, saranno esposti gli 80 esemplari della collezione di mestieri d’arte prodotta per questo 2024 dalla Manifattura ginevrina. Oltre agli orologi (in senso lato: da tasca, da polso, pendulette) in vetrina, si potrà ammirare anche il lavoro degli artigiani, chini sui loro microscopi digitali: un mix di abilità manuali, talento artistico e tecnica sopraffina. Da vedere (info qui).

    Mondi incantati

    Sempre a Londra – fino al 9 giugno, al 4 di Cromwell Place, South Kensington -, Van Cleef & Arpels organizza la mostra The Poetry of Time. Un’esposizione interattiva che permette al pubblico di immergersi in un mondo fatato, quasi onirico, attraverso gli straordinari orologi da polso e da tavolo della Maison parigina. Esemplari capaci di raccontare storie: dalle infinite ispirazioni (il cosmo, la Natura, la danza, le favole come i miti classici), e messe in scena con automi, métiers d’art e complicazioni poetiche.

    Dal Giappone con furore

    All’inizio del nuovo Millennio, François-Paul Journe è stato il primo orologiaio a vedere il Giappone come punto di partenza per l’espansione mondiale del proprio Brand. Ha quindi aperto una filiale e uno spazio monomarca ad Aoyama, nel centro di Tokyo. A distanza di 20 anni, quella boutique nel quartiere di Omotesandō, posta all’interno dell’architettura La collezione di Tadao Ando, è stata celebrata con un evento internazionale. E con il Chronographe FB, un esclusivo cronografo fly-back realizzato in 200 esemplari. Solo per pochi.

    Time goes by?

    Si sa: Nicholas Hoult ha incrociato per la prima volta la propria strada con quella di Jaeger-LeCoultre al Festival di Venezia 2015. E da allora ha prestato innumerevoli volte il volto e il polso alle creazioni della Grande Maison. Non stupisce quindi vederlo interpretare anche la nuova collezione Polaris. Stupisce però la nuova campagna, Always up with the Time, girata in studio, in cui l’attore britannico guida una Gt d’epoca o utilizza un Riva. A vederlo, sembrerebbe proprio che per lui il tempo non passi mai…

    Cronache dell’orologeria… marina – 1

    Un maxi trimarano di 32 metri, l’Idec Sport, che ha vinto tre volte la Route du Rhum. Un equipaggio tutto al femminile. E l’obiettivo di battere l’attuale record mondiale di velocità del Trofeo Jules Verne. È il progetto ambizioso di Alexia Barrier – velista di fama internazionale, dalla lunga esperienza e dal nutrito palmarès (18 traversate transatlantiche, cinque in solitaria, nonché l’arrivo alla Vendée Globe 2020). Chiamato, non a caso, The Famous Project, ora vede salire a bordo Richard Mille. Un sostegno non da poco…

    Cronache dell’orologeria… marina – 2

    Nel weekend appena trascorso, le acque della Romagna hanno assistito al ritorno, dopo 14 anni di assenza, della 24 Ore di San Marino, la regata organizzata dallo Yachting Club San Marino con il sostegno di Oris e di Ciacci. Un’onda di emozioni e adrenalina che ha visto le barche danzare per 12 miglia fra Rimini e Riccione. Il premio per i vincitori? Un Oris Aquis Date Calibre 400, un subacqueo professionale con movimento di manifattura e 5 giorni di autonomia. Vela e Swiss glamour nell’Adriatico che fa tendenza! Fabio Parri

    All’autódromo e dintorni

    Cuervo y Sobrinos ha rinnovato la partnership con l’Iberian Historic Endurance, l’ormai tradizionale torneo per auto classiche che si tiene fra Spagna e Portogallo (ma con una tappa anche in Belgio). Del resto, che il Marchio sia legato alle vetture d’epoca è risaputo. La novità sta nel fatto che offrirà a ogni vincitore della categoria “Indice di Performance” un esemplare di Historiador Asturias dedicato. In attesa del nuovo Historiador Estoril Cronógrafo che sarà presentato in occasione dell’Estoril Classics, in ottobre. Curiosi?

    Summer Time

    Superga x Morellato. È l’inedita collaborazione sottoscritta dal Brand veneto e dalla Marca torinese, e annunciata a giochi fatti, quando ormai la capsule collection era pronta. Ne fanno parte esemplari colorati e leggeri, proprio come le scarpe cult degli anni ’80: orologi e gioielli che rimandano al mondo delle sneaker, in particolare nel motivo geometrico dell’intersuola in gomma vulcanizzata tipico della 2750 (nata nel 1926 ma di moda soprattutto all’epoca dei paninari). Perfetti per l’estate e accessibili a tutte le tasche, sono già in vendita…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Se siete lettori affezionati delle nostre pagine, sapete probabilmente che del Patek Philippe Calatrava Travel Time abbiamo scritto più e più volte. Sia perché l’orologio in questione è un pezzo che ci piace molto, sia perché ogni volta che Patek Philippe ne lancia una referenza nuova, troviamo sempre cose nuove da dire. 
    Al recente Watches and Wonders Geneva, la Maison ha portato una nuova variante dell’orologio, la referenza 5520RG-001, che è un Calatrava Alarm Travel Time. Abbina dunque alla complicazione “da viaggiatore” del doppio fuso orario, quella della suoneria. In un design che prima dal 2015 (anno di introduzione del Travel Time) e poi dal 2019 (arrivo della versione Alarm) rende questo orologio incredibilmente riconoscibile.

    Patek Philippe Calatrava a chi?

    Se oggi gli orologi da pilota hanno ormai trovato il loro “posto nel mondo” all’interno del catalogo attuale del Brand, quando nel 2015 il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time ref. 5524 entrò sul mercato suscitò più di una semplice curiosità: fu una specie di terremoto. Colse molti di sorpresa, perché ritenevamo che quell’orologio si discostasse dall’estetica tipica di Patek Philippe. Vero, ma non troppo.

    Il design era indubbiamente del tutto diverso da quello degli orologi senza tempo della serie Calatrava e metteva in discussione quanto gli appassionati si aspettavano dalla tradizione del Marchio ginevrino. Gli scettici allignano ancora oggi, nonostante sia ormai accertata, spiegata ed evidente l’ispirazione tratta dalla storia di Patek Philippe, che negli anni Trenta produceva orologi da pilota “ad angolo orario”, o siderometri, per usi militari.

    In ogni caso, la referenza 5524 divenne in breve un successo commerciale di Patek Philippe, tanto che nel 2018 il modello subì una cura dimagrante per adattarsi ai polsi più piccoli: la referenza 7234R, in oro rosa, aveva la cassa da 37,5 mm e nel 2020 fu seguita da una versione in oro bianco. Nel mezzo, il Calatrava Alarm Travel Time 5520P in platino, tuttora in catalogo.

    Anche se il nome “Pilot” è stato abbandonato, l’essenza della collezione è rimasta inalterata. Quell’orologio ha infatti mantenuto il design e la funzionalità distintivi della ref. 5524, introducendo però una complicazione aggiuntiva: un dispositivo di allarme di 24 ore con indicazione digitale dell’ora della sveglia. Esattamente quello di cui stiamo parlando oggi.

    Sfide tecniche ed ergonomiche

    La nuova referenza 5520RG-001 ha i suoi punti di forza nell’estetica (l’ho scritto sopra e ci torno più avanti) e nella meccanica da leccarsi i baffi. Che significa essenzialmente il calibro AL 30-660 S C FUS, lo stesso che anima la versione in platino del 2019 e che, racconta Patek Philippe, ha comportato circa cinque anni di studio e sviluppo prima di essere portato in produzione. 

    Perché la necessità di mettere a punto un nuovo meccanismo di suoneria e di combinarlo con la complicazione dei due fusi orari pone diverse problematiche. In primis lo spessore. Così, per mantenere la cassa la più sottile possibile, la Maison ha sviluppato un movimento integrato, invece di inserire un modulo per la suoneria sopra a un movimento esistente. L’altro obiettivo degli ingegneri di Patek Philippe era quello di creare un orologio facile da usare. Non una banalità e, spesso, nemmeno una priorità quando si sviluppa un pezzo di Alta Orologeria come il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time. 

    Il risultato è il calibro automatico AL 30-660 S C FUS, composto da 574 parti, tra cui il bilanciere Gyromax brevettato da Patek Philippe, dotato di una spirale Spiromax in Silinvar. Pur non essendo stato comunicato quanti di questi componenti ci siano nella suoneria, è stato specificato che il calibro è coperto da quattro brevetti.

    Il primo è un meccanismo anti-contraccolpo per la programmazione dell’ora della sveglia, che compensa il gioco meccanico consentendo di impostare la suoneria con una precisione di un minuto al quarto d’ora successivo. Ad esempio, alle 12:14, la sveglia può essere impostata alle 12:15. Altri due brevetti riguardano le funzioni logiche dell’allarme e la sua visualizzazione digitale. Ultimo, il meccanismo che disattiva il dispositivo di avvolgimento della molla dell’allarme quando il display dell’allarme stesso mostra che è inserito.

    Diamoci una svegliata!

    Come la data, anche la sveglia di 24 ore è abbinata all’indicazione dell’ora locale. Quando si attiva, un martello colpisce un gong che gira intorno al movimento, come se fosse una ripetizione minuti ma ridotta a una singola nota. L’attivazione del martello dura circa 35 secondi, a una frequenza di 2,5 Hz pari a 2,5 colpi al secondo, per un totale di un’ottantina di colpi. Un regolatore centrifugo assicura una cadenza regolare e sostenuta della suoneria, come in una ripetizione minuti.

    Se il proprietario desidera interrompere in anticipo la suoneria, basta che prema il pulsante a ore 2. Se preferisce lasciare che la sveglia completi il proprio ciclo, questa si spegnerà automaticamente. La transizione dall’attivazione allo spegnimento è segnalata dall’indicatore a forma di campana posto sul quadrante a ore 12: quando diventa nero, significa che la sveglia ha completato il suo processo.

    L’energia necessaria ad alimentare il meccanismo della suoneria è fornita da un bariletto a molla separato, messo in tensione attraverso la corona posizionata a ore 4. Una frizione incorporata impedisce che si possa applicare una tensione eccessiva. Il movimento è dotato di un meccanismo di arresto dei secondi che consente di regolare con precisione l’ora. Certificato dal Sigillo Patek Philippe, ha una tolleranza di -3/+2 secondi al giorno e un’autonomia compresa tra 42 e 52 ore.

    La complessità del meccanismo è del tutto nascosta dalla semplicità di utilizzo dell’orologio. Una volta individuata la lancetta che corrisponde all’ora locale o all’ora di casa, le indicazioni sui pulsanti forniscono una chiara guida per un uso corretto, per la quale vi rimando alle didascalie. Inoltre, i blocchi di sicurezza impediscono le impostazioni accidentali, aggiungendo un ulteriore livello di rassicurazione.

    Perché amiamo il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time

    La novità della referenza 5520RG del Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time è principalmente estetica. Sta nel quadrante bicolore grigio soleil e nero ebano, con cifre arabe applicate e lancette a gladio in oro bianco antracite, sottolineate da un rivestimento luminescente. L’anello della data a ore 6 e l’anello della minuteria chemin-de-fer sono neri, una tonalità che si estende al contorno dei grandi numeri arabi luminescenti applicati e alle lancette dell’ora locale. La lancetta dell’ora di casa è antracite e scheletrata, priva di luminescenza. La lancetta centrale dei secondi e la lancetta della data a ore 6 sono invece colorate di bianco.

    Al platino della versione già in collezione, si affianca in questa referenza l’oro rosa. Un materiale molto caldo, che in abbinamento con il colore del quadrante e soprattutto con il cinturino in pelle di vitello marrone con finitura vintage dà all’orologio un aspetto seducente e contemporaneo.

    Oltre che ulteriori dettagli tecnici, potete trovare nelle didascalie anche qualche informazione più precisa per potere leggere il quadrante dell’orologio in maniera consapevole. Una consapevolezza necessaria anche per acquistare il nuovo Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time, visto il prezzo: 261.360 euro. L’eccellenza ha un costo, perché la Maison ha inserito questo orologio nella categoria Grandi Complicazioni, con una scelta che non ha trovato tutti d’accordo. 

    Personalmente non ci trovo nulla di strano. Le grandi complicazioni non sono solo legate all’astronomia, alle ripetizioni minuti, ai calendari perpetui. Abbinare una funzione di allarme così raffinata a una complicazione travel time è tutto fuorché banale, ve lo garantisco. E non perché io sia un guru dell’orologeria, ma perché a Watches and Wonders ho visto e provato l’orologio e confermo: l’eccellenza ha un costo, ma regala anche emozioni senza pari.

  • Only Watch 2024: un successo, malgrado tutto

    Only Watch 2024: un successo, malgrado tutto

    Se ce l’avessero detto lo scorso autunno, non ci avremmo mai creduto. Only Watch 2024 ha raccolto quasi 29 milioni di euro, di cui più della metà provenienti dal Patek Philippe. Numeri allineati con il passato, che confermano la rinnovata fiducia del pubblico verso l’asta – biennale – di beneficenza, impegnata fin dal 2005 nella raccolta fondi a favore della ricerca scientifica contro la distrofia muscolare Duchenne. Un ottimo risultato soprattutto se si pensa a come si erano messe le cose.

    I problemi di Only Watch 2024

    Breve rewind per chi si fosse perso le puntate precedenti. La X edizione di Only Watch era prevista per il 5 novembre scorso. Poi però alcuni collezionisti avevano sollevato perplessità sulla gestione dei capitali ricavati dall’asta (all’epoca un centinaio di milioni di euro). A quel punto celebri marchi come Audemars Piguet e Tudor avevano fatto un passo indietro e ritirato gli esemplari donati. Al contrario, però, molti altri – per esempio F.P.Journe in prima persona – avevano espresso apertamente tutta la propria solidarietà e il proprio sostegno a Luc Pettavino e al suo team. Ma la campagna mediatica negativa, manifestata soprattutto sui social media, aveva creato un brutto clima di sospetto. Insostenibile per gli organizzatori, che avevano deciso quindi di posticipare l’evento a data da definirsi.

    Sono trascorsi i mesi. All’inizio di aprile, l’annuncio ufficiale: Only Watch si sarebbe tenuta il 10 maggio, sotto il martelletto di Christie’s. L’Association Monégasque contre les Myopathies, l’organizzazione no-profit cui fa capo l’asta, nel frattempo ha eseguito un audit e pubblicato il relativo report all’insegna della trasparenza, per fugare ogni dubbio e insinuazione. Ha anche rivisto la propria struttura e la propria governance, sempre all’insegna della trasparenza. Molto ha contato anche la confermata presenza di Patek Philippe e dei marchi di Lvmh, che hanno fatto da traino per gli indecisi. Sta di fatto che la vendita all’incanto ha avuto luogo venerdì scorso, e ha disperso 47 orologi (su 63 originari). A dispetto del sito e dell’app di Christie’s, down fin dal giovedì: non si sa bene perché, se hackerato o cosa… Ma mentre stiamo scrivendo è ancora offline.

    Only Watch 2023: i primi 5

    Dicevamo dunque del successo finale di Only Watch 2024, dovuto interamente alle offerte in sala, al Centro Congressi del Palexpo di Ginevra, o giunte per telefono (come si faceva una volta). La vendita è andata in streaming per due ore e mezza sul canale You Tube, dove è ancora visibile, e sul feed di Instagram di Only Watch, con un’audience notevole. Secondo i dati ufficiali, tutti gli orologi sono stati venduti – senza premio per l’acquirente, com’è consuetudine nelle charity auction. Il valore totale della vendita ha raggiunto i 28.320.000 franchi svizzeri, pari a 28.999.680 euro.

    Impossibile per noi riportare qui tutti i lotti con i loro risultati. Ci limitiamo dunque a pubblicare i primi 5, in ordine di prezzo di aggiudicazione. Per il resto vi rimandiamo alle fonti ufficiali. Ricordiamo solo che la particolarità di questi orologi sta nel fatto che sono tutti pezzi unici, creati ad hoc e irripetibili. Ecco perché fanno gola ai grandi collezionisti…

    Lotto 32 – PATEK PHILIPPE Ref. 6301A-010 Grande and Petite Sonnerie, Minute Repeater. Rare Handcrafts. Cassa in acciaio, quadrante in smalto Grand Feu flinqué, guilloché a mano, e con diamanti taglio baguette (0.45 ct). Movimento meccanico a carica manuale, calibro GS 36-750 PS IRM, con grande e piccola suoneria, ripetizione minuti, piccoli secondi saltanti alle ore 6, doppia indicazione dell’autonomia (di 3 giorni per il movimento, di un giorno per la suoneria). La stima iniziale era 1.500.000/1.800.000 franchi svizzeri, ma le offerte si sono aperte a 5 milioni (non si sa perché). Alla fine è stato venduto per l’esorbitante cifra di 15,7 milioni di franchi svizzeri. Si conosce perfino l’acquirente, Zach Lu: attore di origine taiwanese, nonché uno dei principali collezionisti orientali.

    Lotto 38 RICHARD MILLE RMS14 Talisman Origin. Cassa in titanio grado 5 con lunetta e fondello in oro rosso inciso a mano, quadrante scheletrato in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CRMT5 scheletrato, con tourbillon a un minuto; collana in radica svizzera, oro, titanio e rodonite, infilata su cordino di metallo e caucciù. Stimato fra i 600 e gli 800mila franchi svizzeri, ha raggiunto i 2.380.000 franchi svizzeri. Notevole, al di là del prezzo spuntato, per la storia divertente che gli aleggia attorno: e lo vuole come manufatto, dal valore sciamanico, di un’antica tribù svizzera… 😂

    Lotto 37 – REXHEP REXHEPI Chronomètre Antimagnétique. Cassa in acciaio, realizzata dall’atelier di Jean-Pierre Hagmann (JHP), quadrante in smalto Grand Feu, doppio fondello (chiuso quello esterno, a vista quello interno). Movimento meccanico a carica manuale con costruzione e materiali specifici per la resistenza al magnetismo (ruotismi e ancora in oro, altri componenti in acciaio inox), racchiuso in un anello d’acciaio. La valutazione iniziale si aggirava attorno ai 100/150mila franchi svizzeri, ma l’orologio ha raggiunto 2.100.000 franchi svizzeri.

    Lotto 13 – F.P.JOURNE Chronomètre Bleu Furtif. Cassa e bracciale in tantalio, quadrante in smalto Grand Feu blu traslucido. Movimento meccanico a carica manuale in oro rosa, calibro 1522, con secondi centrali diretti, indicazione dell’autonomia (52 ore) e fasi di luna riportati sul lato fondello. Partito da una stima di 2/4mila franchi svizzeri, è stato acquistato per 2 milioni di franchi svizzeri.

    Lotto 27 – LOUIS VUITTON Tambour Einstein Automata Only Watch 2023. Cassa in acciaio; quadrante in oro bianco inciso a mano da Dick Steenman, smaltato con pittura in miniatura e grisaille da Nicolas Doublel. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LV 525 La Fabrique du Temps LV, con ponti in oro, indicazione dell’autonomia (100 ore), ore saltanti, minuti retrogradi e 4 animazioni. Contro una valutazione iniziale di 340/440mila franchi svizzeri, l’orologio ha raggiunto i 700mila franchi svizzeri.

    Altri esemplari di Only Watch 2024

    Concludiamo la rassegna di Only Watch 2024 con una selezione di esemplari che ci sono piaciuti, o comunque ci hanno in qualche modo colpito, al di là delle quotazioni ottenute. Anche questi li elenchiamo in ordine decrescente, dal valore più alto a quello più basso.

    Lotto 18 – H.MOSER X MB&F Streamliner Pandamonium. Cassa in acciaio, quadrante soleil fumé con miniatura tridimensionale di panda Dj in oro, scolpito e decorato a mano. Movimento meccanico a carica manuale, pezzo unico realizzato in esclusiva, con bilanciere centrale sospeso e ripetizione minuti. Stimato 300/400 mila franchi svizzeri, venduto per 380mila.

    Lotto 14 – FREDERIQUE CONSTANT X CHRISTIAAN VAN DER KLAAUV Tourbillon Planetarium Only Watch 2024. Cassa in platino, quadrante in avventurina. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-988, con tourbillon a un minuto, calendario perpetuo e planetario in miniatura con indicazione dell’orbita di Mercurio (88 giorni), Venere (225 giorni), Terra (365), Marte (687), Giove (12 anni) e Saturno (29 anni). Stimato 80/120mila franchi svizzeri, venduto per 85mila.

    Lotto 9 – BREGUET Marine Hora Mundi 5555. Cassa in oro rosa e quadrante composto da una base in oro guilloché e, sovrapposto, un disco in vetro zaffiro con continenti incisi. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 77F1, con ore del mondo e funzione giorno/notte. Stimato 70/80mila franchi svizzeri, venduto per 75mila.

    Lotto 11 – CHANEL Mademoiselle J12 La Pausa Only Watch. Cassa e bracciale in ceramica ad alta resistenza, bianca o nera; quadrante laccato con silhouette di Mademoiselle Coco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 12.1. La coppia di esemplari, stimata 40/50mila franchi svizzeri, è stata battuta per 65mila.

    Lotto 40 – SPEAKE MARIN Ripples Bleu Royal. Cassa La City e bracciale in acciaio, quadrante con motivo Ripples. Movimento mecanico a carica automatica, calibro SMA03-T20, con piccoli secondi. Stimato 35/65mila franchi svizzeri, venduto per 45mila.

  • Coin watches: quando il tempo è denaro

    Coin watches: quando il tempo è denaro

    L’orologeria è sempre stata terreno di sfida: mettere un orologio in una moneta è un pezzo di bravura su cui i migliori costruttori si sono cimentati. Noti in inglese come coin watches, gli orologi nelle monete sono oggetti comunque rari e spesso associati a destinatari importanti o a committenze di livello. Ma come si riesce a realizzare questa impresa? Quali sono le varianti con cui le Maison hanno scelto di differenziarsi? È una storia interessante, poco nota: cerchiamo di approfondire insieme la questione. Nella carrellata seguente, il cui unico scopo è portare alla ribalta pezzi rari, da tasca o da polso, arriveremo fino alle soglie del XXI secolo. Per limitare l’ambito della ricerca, ci occuperemo quindi solo di pezzi vintage, precedenti l’anno 2000.

    Piccolo è bello, sottile anche di più

    Fare orologi sempre più piccoli, o sempre più sottili, era un modo per affermare la propria padronanza dell’Arte orologiera. La miniaturizzazione non era la risposta a una vera esigenza funzionale, ma il modo per creare oggetti che suscitassero meraviglia. Già nel XV secolo in Lombardia si costruivano “orologetti” da persona. In un altro articolo, che potete leggere qui, abbiamo parlato di orologi tanto piccoli da poter essere incastonati negli anelli, fin dal Cinquecento.

    Non è noto chi sia stato il primo a mettere un orologio in una moneta. Esemplari con movimenti sottilissimi, detti extra-plat in gergo, comparvero sul mercato già nel XIX secolo. I coin watches in versione tascabile invece apparvero intorno alla fine degli anni Venti del secolo scorso.

    Tecnicamente, si prendeva una moneta, solitamente d’oro, cui abilmente si asportava una delle due facce, destinata poi a richiudere il tutto. La parte rimanente era scavata all’interno, ricavando lo spazio per un movimento, o per un orologio intero, completo di cassa. Le due parti della moneta originaria erano poi abilmente modificate con l’aggiunta di una cerniera nascosta e di un pulsantino di apertura quasi invisibile. In questo modo, la moneta si richiudeva perfettamente. Per l’osservatore inesperto, una moneta come tante altre: il fortunato proprietario, estraendo la moneta dalla tasca, stupiva gli interlocutori. E, con la scusa di conoscere l’ora schiacciando il pulsantino, esibiva il proprio tesoro tascabile.

    I primi coin watches

    L’analisi degli archivi degli anni Venti dello scorso secolo mostra come Cartier, nome che non necessita presentazioni, lavorasse da tempo sul problema. Fu Joseph Vergely, uno dei progettisti della Maison parigina, a mettere a punto la soluzione che divenne il punto di partenza anche per altri costruttori negli anni seguenti. A produrre i movimenti, in questi casi, era European Clock and Watch Company.

    In realtà, i tempi erano maturi: nel 1928 Patek Philippe consegnò a Henry Graves Jr, il celebre collezionista, un orologio da tasca celato in una moneta d’oro americana da 20 dollari. Graves è un nome noto a livello planetario: proprio per lui Patek Philippe realizzò nel 1933 il Supercomplication, che all’epoca era l’orologio più complicato del mondo. (all’asta da Sotheby’s, nel 2014, raggiunse l’astronomica cifra di 24 milioni di dollari).

    La progettazione del pezzo di nostro interesse era già in corso nel 1925 e la consegna a un cliente di tale livello aprì la strada per la realizzazione di una intera serie di orologi analoghi, che Patek Philippe produsse negli anni a seguire. Si trattò sempre di una produzione limitatissima: si stima che Patek Philippe abbia complessivamente prodotto meno di duecento coin watches.

    Nomi eccellenti

    La soluzione adottata dalla grande Manifattura nelle oltre dieci referenze a tema fu sempre quella di inserire nelle monete un orologio completo: con cassa propria, ma non completamente estraibile. La cassa vera e propria era incernierata all’altezza delle ore 6 al bordo interno della moneta, per cui l’orologio poteva essere sollevato dal proprio alloggiamento, inclinato verso l’osservatore, rendendo così accessibile la corona di carica, e poi rimesso a posto per permettere la richiusura della moneta.

    In alcuni casi, l’orologio vero e proprio era montato su una ghiera, in modo da poter basculare, ed era la ghiera a essere incernierata con la cassa. Tra i pezzi più sorprendenti di questa produzione troviamo le Referenze 802/1 e 802/2, in cui i movimenti sono scheletrati: realizzati intorno agli anni Ottanta e Novanta, sono autentici capolavori.

    Anche Audemars Piguet si cimentò con i coin watches: e creò una propria versione scheletrata, di straordinario impatto visivo. Le sfide, si sa, nascono per essere raccolte. E dimostrare di essere capaci di mettere un orologio in una moneta equivaleva a porre il proprio nome nell’Olimpo dell’orologeria da persona. Troviamo quindi tra i contendenti – senza pretesa di formulare un elenco esaustivo – Vacheron Constantin, Ulysse Nardin, Piaget, Jaeger-LeCoultre, e naturalmente Rolex.

    Variazioni sul tema dei coin watches

    Oltre ai movimenti scheletrati, un’altra variante fu lanciata sul mercato da Cartier negli anni ’50. La corona di carica, naturalmente impreziosita dal classico cabochon della Casa, non era nascosta all’interno della moneta bensì portata all’esterno. A ideare anche questa soluzione fu sempre Vergely. La moneta, chiusa, tradisce quindi la presenza interna dell’orologio perché dal bordo sporge la corona. Un antesignano di questi pezzi con corona esterna, montato in una sterlina d’oro, fu un regalo personale di Pierre Cartier a Franklin Delano Roosevelt, allora Presidente degli Stati Uniti, nel 1939.

    Molti coin watches erano destinati al mercato statunitense. La moneta più frequentemente “sacrificata” fu il 20 dollari in oro, anche per le dimensioni: che da una parte sottolineavano l’importanza dell’oggetto, e dall’altra facilitavano – per usare un eufemismo – il montaggio del movimento. Molto più raro l’uso di alternative alla scelta dell’oro. Al Presidente Truman, per esempio, Movado donò un proprio orologio contenuto in una moneta in argento.

    Negli anni Sessanta del secolo scorso, divennero famosi i coin watches da polso di Corum, che accanto ai 20 dollari in oro utilizzava anche altre valute. Li indossarono molti Presidenti americani, da Johnson a Nixon, da Reagan a Carter, da Bush Sr a Clinton, e personaggi noti come Andy Warhol. Successivamente, dagli anni Ottanta in poi, la Casa di La Chaux-de-Fonds cominciò anche ad adottare movimenti al quarzo: piccoli, pratici e precisi, risolsero parte dei problemi. A onor di cronaca, però, devo aggiungere che Corum è tra le poche marche a continuare la tradizione, ancora ai nostri giorni.

    Una nota per i collezionisti

    Chi ha avuto la pazienza di leggerci fin qui avrà capito che i coin watches sono dei veri pezzi da collezione. Un’osservazione che può tornare utile a chi si accingesse ad acquistarne uno: le monete in cui si inserivano gli orologi erano monete autentiche, per cui riportavano l’anno del loro conio. La data è riferita alla moneta, non all’orologio: non deve ingannare. Per la corretta datazione del pezzo è sempre indispensabile fare riferimento ai numeri di serie e alla letteratura dei produttori.
    Cose belle, cose rare: in qualche modo, simboli. Come esprimere meglio, traducendolo in un oggetto tangibile, il detto di Benjamin Franklin: “il tempo è denaro”?

  • Alto Artigianato 2024: a Ginevra, le meraviglie di Patek Philippe

    Alto Artigianato 2024: a Ginevra, le meraviglie di Patek Philippe

    Si sta per chiudere il sipario su Watches and Wonders e già vi mancano le meraviglie orologiere? Se siete ancora a Ginevra, potete andare a rifarvi gli occhi ai Salons Patek Philippe in rue du Rhône 41, dove la Manifattura ha organizzato anche quest’anno l’ormai tradizionale mostra di esemplari d’arte. S’intitola Alto Artigianato 2024 e riunisce 82 pezzi – fra orologi da polso, da tasca e da tavolo, come le celebri pendulette Dôme – realizzati appunto con i mestieri rari. Si tratta della più grande collezione mai esposta dalla Maison, che così dimostra come perpetuare i savoir-faire non sia solo un mezzo per salvaguardare la tradizione dell’orologeria ma anche per rinnovarla.

    L’Alto Artigianato di Patek Philippe

    Fin da quando è stata fondata, nel 1839, Patek Philippe infatti coltiva nei propri laboratori le tipiche attività artigianali di decorazione, presenti nella città sul Lemano già nel XVII secolo e tramandate attraverso generazioni di orologiai. Con la famiglia Stern, che tiene le redini della Maison dal 1932, il patrimonio di conoscenze dei maestri smaltatori, incisori o incastonatori è stato definitivamente messo in salvo, oltre che dirottato verso un continuo progresso. E, soprattutto negli ultimi decenni, affiancato dall’adozione di nuove tecniche, magari mutuate da altri settori e anche applicate in forme miste, così da ottenere effetti sempre più realistici. Per non dire straordinari.

    Mi spiego meglio. Da un lato ci sono i consueti (famosi, ma non per questo meno rari) métiers d’art: come i tanti tipi di smalto – Grand Feu cloisonné, champlevé, flinqué, traslucido, grisaglia, paillonné, pittura miniata –, accanto all’incisione a bulino, al guillochage e ai diversi tipi di incastonatura, a griffe, a binario, serti neige… talvolta spinti al limite del possibile. Dall’altro metodi di lavorazione innovativi per l’orologeria, come lo smalto Longwy su porcellana, il blanc de Limoges, i micro-intarsi di legno o di madreperla. Il tutto adottato di volta in volta singolarmente (mi verrebbe da dire “in purezza”) o attraverso l’uso calibrato di diverse tecniche nello stesso pezzo, associate in libertà, con vere e proprie ricerche e sperimentazioni.

    Lo scibile in mostra

    Lo si vede bene negli esemplari esposti nella mostra Alto Artigianato 2024. Nei quali il virtuosismo tecnico è sempre assoggettato a un’incredibile creatività, che prende spunto da innumerevoli fonti di ispirazione per ricomporre l’intero mondo in miniatura. Una serie di orologi, per esempio, celebra la bellezza della Natura, intesa in tutte le sue manifestazioni, dalla flora alla fauna fino ai paesaggi: ecco allora le garzette, le carpe e le ninfee, i rami di biancospino, l’orso che cattura un salmone, o ancora le mante e i pesci dell’oceano, la rigogliosa vegetazione della giungla.

    Ci sono poi immagini di una Natura educata dall’Uomo: i giardini zen giapponesi e quelli di Versailles, la primavera in Olanda, la rada di Ginevra delle vecchie cartoline color seppia… E le vedute dei panorami ripresi dagli artisti del passato: il Ponte di Rialto del Canaletto, il lago di Thun del bernese Ferdinand Hodler. Sempre in tema di grandi pittori, ecco Le Muse di Alfons Mucha, L’albero della vita di Klimt e Le ninfee di Monet. Ma c’è spazio anche per gli sport, dal surf praticato alle Hawaii ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, le passioni come la musica e il biliardo, oppure il “sogno americano” illustrato dai treni e dalle potenti auto degli anni Sessanta.

    Innumerevoli i soggetti, dai mandala ai motivi hawaiani, dal francobollo rotondo neozelandese alle toiles de Jouy francesi. Impossibile citarli tutti. E poi, ancora, ci si sposta in cielo: una selezione di modelli raffigura perfino le costellazioni dei segni zodiacali, tratte da antiche incisioni. Sì, perché ciascun quadrante, ciascun orologio racconta una storia e meriterebbe un approfondimento, sia per il tema raffigurato, sia per le tecniche utilizzate. Propongo qualche “assaggio” nella gallery in alto, ma è ben poca cosa rispetto a quello che si trova nelle vetrine di Alto Artigianato 2024.

    Alto Artigianato 2024: informazioni pratiche

    All’interno delle tre sale dei Salons Patek Philippe, oltretutto, è possibile anche ammirare gli artigiani all’opera. Se sarete fortunati, potrete assistere personalmente al lavoro di un maître émailleur o di un maître graveur mentre realizzano le loro opere (con l’ausilio di un microscopio) sotto i vostri occhi. Male vi vada, potrete sempre seguire la realizzazione di un orologio nei video proiettati in loop sulle pareti e vedere gli strumenti del mestiere esposti nelle teche o posati sui banchi da lavoro.

    Tutto questo, sia chiaro, è gratuito. L’importante è registrarsi online sul sito ufficiale per programmare la visita. A proposito, la mostra Alto Artigianato 2024 è aperta al pubblico fino al 27 aprile tutti i giorni, dalle 11 alle 18 (ultimo ingresso alle 17), domenica esclusa. Dopo di che, dal 7 al 16 giugno prossimi, si sposterà a Londra, nei Salons Patek Philippe di Bond Street recentemente restaurati. Sono le uniche due occasioni per vedere l’intera produzione di Alto Artigianato 2024 della Manifattura riunita sotto lo stesso tetto. Poi sarà dispersa nelle dimore dei più facoltosi collezionisti in giro per il mondo… e ciao.

  • Oroscopo di marzo. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di marzo. Previsioni e orologi, segno per segno

    Dal punto di vista astrologico, l’oroscopo di marzo 2024 è carico di significati. Il Sole, infatti, entra il 19 nella costellazione dell’Ariete e questo evento rappresenta, dal punto di vista astrologico, il Capodanno Celeste.
    Tutto si muove, lassù: prima di affrontare questo oroscopo di marzo, segno per segno, cerchiamo come sempre di evidenziare i movimenti celesti più interessanti. Il loro riflesso sui nati nei differenti segni ci permetterà di suggerire qualche chiave di lettura.

    Marzo per le prime due decadi è il regno dei Pesci, cui farà seguito il passaggio all’Ariete.
    Il giorno 3 Venere sarà in quadratura con Urano, il 9 Mercurio entra nel segno dell’Ariete, seguito a ruota il 10 da un Novilunio nel segno dei Pesci, mentre l’11 vedrà l’ingresso di Venere sempre in Pesci.
    Giorno importantissimo il 19, in cui il Sole entrerà in Ariete con l’Equinozio di Primavera. Il 22 sarà la volta di Marte, che entrerà anch’esso in Pesci, mentre un’eclissi di Luna si verificherà il giorno 25, in Bilancia.

    Con un pizzico di autoironia, andiamo ora a curiosare cosa le stelle abbiano in serbo per noi. E quali orologi sono più consoni a ciascun segno dello Zodiaco.

    Ariete

    Mese di cambiamento, in cui dovrete riconsiderare la vostra posizione nelle relazioni umane importanti per la vostra vita. Che si tratti di cuore, di amicizia o di lavoro, l’oroscopo di marzo segnala che sono in vista modifiche impensate. Qualcosa che avevate cercato di cancellare riemergerà con forza dal passato: è il momento di affrontare la questione e di risolverla definitivamente. Solo liberandosi dalle zavorre potrete guardare avanti con maggiore leggerezza. Per fare questo, ritagliatevi dei momenti di introspezione, di riflessione profonda su voi stessi. Sarà l’inizio di una rinascita. Celebrate l’avvento della nuova era con un calendario perpetuo dal colore portebonheur.

    BLANCPAIN Villeret Quantième Perpétuel
    Cassa (40,3 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5954.4 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, calendario perpetuo e fasi di luna. Quadrante soleil, lancette scheletrate e numeri romani applicati, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 55.750 euro.

    Toro

    Per i nati sotto il segno del Toro, si presenterà l’opportunità di entrare a far parte di un nuovo gruppo: nuove conoscenze, nuovi legami, nuove aperture. Forse finora siete stati troppo conservativi e legati a una routine in cui vi eravate adagiati. Secondo il vostro oroscopo di marzo, sarà il mese perfetto per dare spazio alla vostra parte più creativa, per cercare nuovi approcci, nuove soluzioni. L’eclissi di fine mese sarà il momento giusto per concentrarsi su di sé, raccogliere le energie, fare le scelte necessarie e affrontare con fiducia quello che vi attende. Celebrate la Luna con un esemplare dedicato.

    HYT Moon Runner Supernova Blue
    Cassa (48 mm x 21,8 mm di spessore) in titanio microbillé con trattamento di superficie blu e grigio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 601MO, con autonomia di 3 giorni, indicazione fluida delle ore, indicazione del mese e della data su disco, delle fasi di luna in 3D. Quadrante multilivello, lancette, indice e numeri luminescenti, vetro zaffiro a cupola, cinturino in pelle. Edizione limitata di 27 esemplari, 120mila franchi svizzeri.

    Gemelli

    Segno duplice, i Gemelli troveranno nuova determinazione per raggiungere i propri obiettivi, soprattutto di studio e di carriera. Ottimo inizio per coloro che – aiutati dalla situazione celeste – saranno chiamati a riconsiderare i propri obiettivi: non temete di essere ambiziosi, naturalmente sempre senza perdere il contatto con la realtà. Rinnovate energie vi sosterranno: non fatevi travolgere però dal solo aspetto psicologico e mentale. Prendetevi cura anche della salute fisica e ricordate che proprio grazie al vostro benessere potrete essere nella migliore condizione per essere d’aiuto a chi vi è vicino. Rendete omaggio alla vostra doppia natura con un cronografo doppio.

    CYRUS GENEVE Klepcys Dice Saffron
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CYR718 di manifattura, con doppio cronografo indipendente e due ruote a colonne. Quadrante traforato, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in cordura. Edizione limitata di 50 esemplari, 40.850 euro.

    Cancro

    L’oroscopo di marzo riporta un mese di programmi, per voi nativi del Cancro. Che stiate progettando un viaggio, una vacanza importante, una nuova attività o una svolta sentimentale, ricordate sempre di conservare un buon equilibrio tra la sfera pubblica e la sfera privata. Un’opportunità importante potrebbe entusiasmarvi: prima di prendere decisioni affrettate, considerate bene tutti gli aspetti dell’impatto che una scelta potrebbe avere sul vostro mondo degli affetti. La solidità delle relazioni con i vostri cari è prioritaria. Nella prima decade, attenzione alla salute e non cedete agli eccessi. Vestite il polso con altrettanta misura e sobrietà, senza rischiare di essere banali.

    CHOPARD L.U.C XPS Twist QF
    Cassa (40 mm x 7,2 mm di spessore) in oro bianco etico. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.26-L di manifattura, con doppio bariletto (tecnologia L.U.C Twin), autonomia di 65 ore, piccoli secondi e datario; con certificato ufficiale di cronometro (Cosc) e certificazione Fondation Qualité Fleurier. Quadrante soleil (centrato sul contatore dei secondi), indici applicati, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 24.600 euro.

    Leone

    Per i nati sotto il segno del Leone, questo mese potrebbe presentare, in breve successione, alcuni eventi di diversa natura. È fondamentale non farsi travolgere e conservare lucidità: solo così ne potrete uscire nel migliore dei modi. Nell’ultima decade un fatto inatteso potrebbe stupirvi. Anche per voi l’oroscopo di marzo consiglia di abbandonare abitudini che non sono salutari, in tutti i sensi. Nessuna migliore occasione che la primavera per intraprendere una purificazione del corpo e dell’anima. Sottolineatelo con un esemplare dall’innata purezza estetica. E dall’inattesa funzionalità.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Minute Rattrapante
    Cassa in acciaio, impermeabile fino a 6 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF052 di manifattura, con micro-rotore decentrato, minuti con funzione sdoppiante. Quadrante guilloché grain d’orge, lancetta sdoppiante e pulsante coassiale alla corona in oro rosa, lancette scheletrate e indici applicati, lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 28mila euro.

    Vergine

    Marzo vedrà i nati sotto il segno della Vergine impegnati in una profonda rivalutazione della propria situazione affettiva. Che si tratti di terminare per sempre un rapporto o – al contrario – di decidere di consolidarlo definitivamente, sarete chiamati a prendere decisioni importanti. State uscendo da un periodo pesante di stress, in tutti i sensi: concedetevi una pausa, sia fisica che mentale, dedicate del tempo a voi stessi per riequilibrare le energie. Ripartirete con una visione più chiara di quanto vi circonda e con una rinnovata fiducia. Gratificatevi con un esemplare che vada fuori dal seminato.

    HAUTLENCE Linear Series 1
    Cassa tv-shaped (43 x 50,8 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro D50 di manifattura, con tourbillon e ore saltanti con indicazione lineare ad andamento retrogrado. Quadrante spazzolato, lancetta, indice e numeri luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in caucciù. Edizione limitata di 28 esemplari, 55.580 euro (tasse escluse).

    Bilancia

    L’oroscopo di marzo suggerisce che questo mese, per i nati sotto il segno della Bilancia, sarà un punto di svolta. Si chiuderà un periodo, contrassegnato anche da alcune negatività, e si apriranno nuovi orizzonti. L’aiuto di persone care, di maestri di vita, di amici sinceri vi sosterrà nel momento in cui sarete chiamati a portare alla luce la vostra vera natura. Non abbiate timore di far germogliare dentro di voi aspetti che avevate per anni trascurato, o lasciato in disparte. Siate voi stessi, liberate i vostri sogni e scoprirete in voi un’energia che forse non sapevate di avere. Dimostratelo anche con un orologio dal valore metaforico: vi dice qualcosa la definizione “forza costante”?

    FERDINAND BERTHOUD Chronomètre FB2.T1 Final Edition
    Cassa (44 mm) in oro bianco etico. Movimento meccanico a carica manuale, calibro FB-T.FC-2 di manifattura, a carica manuale, con tourbillon, dispositivo a forza costante con trasmissione a fuso e catena, indicazione dell’autonomia di 53 ore; certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante spazzolato con ore e minuti decentrati, vetro zaffiro bombato, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 38 esemplari.

    Scorpione

    Energia da vendere, per chi è nato sotto il segno dello Scorpione. Idee, proposte, novità, attività frenetiche: attenzione a non cadere nell’iperattività. Se il momento è molto positivo, indubbiamente, tenete comunque conto che le risorse non sono illimitate e bilanciate bene le vostre energie. In ogni caso, cercate di portare a compimento quanto intraprendete, per evitare di trovarvi con troppi fronti aperti. Non si può sempre vivere in fuori giri: siate abili piloti della Formula Uno su cui le stelle questo mese vi faranno fare un giro. Esprimetelo con un cronografo “da scuderia”.

    IWC Pilot’s Watch Performance Chronograph 41 Mercedes-AMG Petronas Formula One™ Team Cassa (41 mm) in Ceratanium®, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 69385 realizzato in esclusiva, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e funzione day-date. Quadrante opaco, contatori azuré, lancette e indici luminescenti, lunetta con scala tachimetrica, vetro zaffiro bombato, fondello con vetro zaffiro, cinturino in caucciù con sistema di sgancio rapido. 15.200 euro.

    Sagittario

    La parola chiave per voi sarà “casa”, in tutti i sensi. Sarete probabilmente coinvolti in attività di carattere pratico, come il rinnovamento di uno o più ambienti, un trasloco, una risistemazione da troppo tempo rimandata. Ma anche in senso familiare: volevate intraprendere una ricerca sui vostri antenati? È il momento ideale. Nella seconda metà del mese concedetevi del tempo per coltivare le amicizie e le relazioni sociali. Lasciate l’inverno alle spalle e apritevi al mondo. Una certa solitudine che aveva recentemente segnato le vostre giornate sarà solo un ricordo del passato. Sorridete alla vita e la vita vi sorriderà. Anche con quello che mettete al polso.

    RICHARD MILLE RM 88 Automatic Tourbillon Smiley
    Cassa (39,74 x 48,5 mm) in ceramica Apz. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Crmt7 di manifattura, scheletrato, con autonomia di 50 ore, tourbillon, selettore di funzione. Quadrante con micro-sculture pop in oro, incise e dipinte a mano, lancette luminescenti, indici con diamanti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in tessuto e pelle. Edizione limitata di 50 esemplari.

    Capricorno

    Nati sotto il segno del Capricorno, se avete lavorato duro per ottenere un risultato, questo mese di marzo vi porterà le soddisfazioni che meritate. Le vostre capacità saranno riconosciute e nuovi orizzonti si apriranno, come da tempo attendevate. Non sedetevi però sugli allori e sappiate che quello che vi potrebbe sembrare un traguardo è solo un punto di partenza. Non trascurate la salute, senza la quale rischiate di vanificare quanto avete raggiunto. Curate l’alimentazione e soprattutto cercate di organizzare le giornate secondo ritmi regolari. Contate su un cronometro superaffidabile.

    F.P.JOURNE Chronomètre Souverain Black Label
    Cassa (40 mm x 8 mm di spessore) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 1304 di manifattura, realizzato in oro rosa, con doppio bariletto, indicazione dell’autonomia di 56 ore, piccoli secondi. Quadrante opaco, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 49.500 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Acquario

    Di solito non siete troppo inclini a cercare avidamente ricchezze materiali: il mese però si presenta ottimo per coltivare relazioni sociali, rapporti, conoscenze. Il ritorno di questa vostra maggiore visibilità potrebbe tramutarsi in nuove opportunità professionali e di guadagno. L’oroscopo di marzo vi raccomanda di prestare attenzione a quanto trasmettete sul piano della comunicazione. Siate sinceri e propositivi, soprattutto con voi stessi. Questo atteggiamento sarà colto dai vostri interlocutori e contribuirà al vostro successo. Curate l’aspetto fisico, importante anche nei dettagli. E ricordatevi che il vostro orologio può dire molto di voi.

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Chronograph
    Cassa (42,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5200 di manifattura, con autonomia di 52 ore, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e datario. Quadrante Panda, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio, intercambiabile. In vendita con due cinturini supplementari, in pelle e in caucciù. 39.600 euro.

    Pesci

    Nati sotto il segno dei Pesci, questo mese Marte e Venere si danno appuntamento nel vostro segno! Azione e amore, forza e bellezza: quale migliore connubio? In più, avete anche il Novilunio nel vostro segno. Comunque lo vogliate vedere, è un momento in cui tutto sembra cooperare per la migliore riuscita di quanto state intraprendendo, sia che si tratti della conclusione di un periodo o di una fase della vostra vita, sia che si tratti di un progetto che finalmente andrà in porto. Potreste essere invitati a effettuare un viaggio inaspettato. Siate pronti a partire: procuratevi fin da subito un “ore del mondo”, non si sa mai…

    PATEK PHILIPPE Ore Universali 5231G
    Cassa (38,5 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 HU di manifattura, con micro-rotore decentrato, ore universali, funzione giorno/notte per i 24 fusi orari di riferimento. Quadrante in smalto cloisonné Grand Feu, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 92.900 euro.

  • Il Calendario Annuale in 6 esemplari. Più uno

    Il Calendario Annuale in 6 esemplari. Più uno

    “Anno bisesto, anno funesto”, recita un vecchio detto popolare. E il 2024 è proprio un anno bisestile, cioè ha febbraio composto da 29 giorni, anziché 28 come di consueto. Ed è proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine del mese più corto che abbiamo deciso di dedicare la seguente Vetrina al Calendario Annuale. Il complicato che ogni anno, in questo periodo, catalizza le attenzioni di chi ha la fortuna di possederlo, in quanto richiede l’aggiornamento del datario. Unico intervento di regolazione manuale in 365 giorni, semplice ma necessario.

    Non ce l’aspettavamo: ma la nostra ricerca di quanto offre il mercato, ahinoi, è stata più ardua del previsto. I marchi che realizzano il Calendario Annuale si contano sulle dita di una mano. Un vero peccato, secondo noi. Oltre a raccontarvi cosa potreste comprarvi, allora, questa pagina vuole essere un invito rivolto alle case di orologeria di riconsiderare la produzione del calendario annuale. Una complicazione tecnicamente interessante, per i puristi della meccanica. E, per tutti, più pratica di un calendario completo e meno costosa di un calendario perpetuo – che invece ai nostri giorni sono molto diffusi nei cataloghi delle marche.

    Cos’è il calendario annuale

    Il Calendario annuale è stato presentato nel 1996 come brevetto esclusivo di Patek Philippe. Ed è uno strumento in grado di indicare il giorno della settimana, il mese e la data, e di riconoscere automaticamente le lunghezze variabili dei mesi di 30 e 31 giorni. In un orologio con calendario annuale – a patto che rimanga sempre in funzione, s’intende – la data richiede una correzione manuale una sola volta all’anno, al passaggio dalla fine di febbraio al 1° marzo. Negli anni non bisestili la si deve far avanzare di 3 giorni, di 2 in quelli bisestili.

    Come dichiara la stessa Manifattura ginevrina: “Questo sistema ingegnoso cela una tecnica estremamente sofisticata. Anziché affidarsi ai sistemi a bascula utilizzati nei calendari perpetui, gli ingegneri di Patek Philippe hanno interamente ripensato l’architettura del movimento, che funziona principalmente mediante ruote e pignoni. Risultato: il calibro 324 S QA LU 24H è la somma di 347 componenti, mentre sono circa 280 quelli che compongono un calendario perpetuo tradizionale con fasi lunari”.

    Qualche considerazione

    La paternità della complicazione spiega anche perché, fra tutte le marche che abbiamo passato in rassegna per comporre la nostra rubrica, Patek Philippe sia l’unica a offrire un’ampia scelta di modelli con Calendario Annuale, rinnovata di continuo con un periodico turn-over e sempre nuovi lanci. La Maison oggi ha infatti in produzione ben 17 referenze a tema, compresi gli ultimi esemplari lanciati lo scorso anno: la nuova versione del Calendario Annuale Ref. 5905R e l’inedito Aquanaut 5261R. Fra i tanti, abbiamo scelto il Nautilus 5726A per una questione di prezzo, consapevoli che si tratta di un investimento notevole.

    Del resto abbiamo usato lo stesso criterio – che potremmo definire best prize – anche nella selezione degli orologi elencati qui sotto. Vi rimandiamo ai relativi siti ufficiali per prendere visione delle alternative esistenti. Abbiamo escluso ovviamente quei modelli prodotti in passato, soprattutto all’inizio del nuovo Millennio, ma non più in collezione. Certo, alcuni erano notevoli e potreste ritrovarli sul mercato dell’usato – pardon, del secondo polso, come si dice oggi. Ma noi preferiamo riferirci sempre al “primo polso”, per deformazione professionale…

    Dalla nostra scelta abbiamo scartato anche gli esemplari pluricomplicati, per i quali il calendario annuale è solo una funzione aggiuntiva ad altre principali. Che comunque, di per sé, non sono numerosi: tipo il Torpilleur Annual Chronograph di Ulysse Nardin, lo Sky-Dweller di Rolex o l’Heritage Bicompax Annual di Carl Bucherer, per fare qualche nome. Abbiamo privilegiato cioè modelli con calendario annuale puro e semplice, senza ulteriori complicazioni se non le fasi lunari naturalmente collegate. Si tratta perlopiù di pezzi alto di gamma, rivolti a un’élite ristretta, ma siamo comunque riusciti a individuarne anche un paio dai prezzi più accessibili. Eccoli, dunque, in ordine di prezzo.

    6 (+1) modelli di calendario annuale

    LAURENT FERRIER Ecole Annual Calendar Slate Grey Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LF126.01 di manifattura, con 80 ore di autonomia, indicazione della giorno della settimana e della data a finestrella, del datario con lancetta centrale, piccoli secondi. Quadrante spazzolato, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 52.500 franchi svizzeri + tasse.

    PATEK PHILIPPE Nautilus 5726A Calendario Annuale Fasi di Luna Cassa (40,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 324 S QA LU 24H/303 di manifattura, con rotore in oro, indicazione della data, del giorno della settimana e del mese a finestrella, delle fasi di Luna coassiale alle 24 ore. Quadrante in dégradé con righe orizzontali a rilievo, lancette e indici applicati in oro, luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 51.440 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Calendario Annuale Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF339 di manifattura, con 50 ore di autonomia, indicazione del giorno della settimana e del mese a lancetta, indicazione retrograda del datario, doppie fasi di Luna. Quadrante guilloché grain d’orge, lancette scheletrate e indici applicati, lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 40mila euro.

    GLASHÜTTE ORIGINAL PanoMatic Calendar
    Cassa (42 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 92-09 di manifattura, con spirale in silicio, 100 ore di autonomia, indicazione retrograda del mese, grande datario, fasi ed età della Luna, piccoli secondi. Quadrante opalino argenté con contatori azuré, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle scamosciata di alligatore della Louisiana. 31mila euro (con fibbia ad ardiglione).

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Bathyscaphe Quantième Annuel Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6054.P di manifattura, con spirale in silicio, 3 giorni di autonomia, indicazione del giorno della settimana, della data e del mese a finestrella. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in tela vela. 28.650 euro.

    OMEGA Constellation Globemaster
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Co-Axial Master Chronometer Annual Calendar 8922 di manifattura, con spirale in silicio, 55 ore di autonomia, indicazione del mese a lancetta, datario a finestrella; certificato Master Chronometer. Quadrante “Pie Pan”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 10.300 euro.

    LONGINES Master Collection
    Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L897 realizzato in esclusiva da Eta, con 3 giorni di autonomia, indicazione dei mesi e della data a finestrella, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 2.850 euro.

  • Il bracciale integrato. Una scelta di stile per 15 esemplari

    Il bracciale integrato. Una scelta di stile per 15 esemplari

    Curioso… Di recente, mentre qui in redazione stavamo navigando in un noto forum di orologeria, ci siamo imbattuti in un thread che trattava del bracciale integrato. Nel quale il moderatore si lamentava della carenza di modelli così fatti – sostanzialmente perché costosi e “non di moda” –, ad eccezione degli esemplari storici che ne sono da sempre corredati. La cosa ci ha fatto sorridere. Sono trascorsi dieci anni – non pochi, è vero – ma la situazione ai nostri giorni appare completamente ribaltata. Perché il bracciale integrato non solo si ritrova in tantissime collezioni recenti, ma è presente in tutti i segmenti di mercato. Cioè è diventato ormai a una tendenza diffusa e trasversale, all’insegna di quel gusto neo-rétro che va per la maggiore.

    Cos’è il bracciale integrato

    Per bracciale integrato si intende, in poche parole e a fini divulgativi, un bracciale che non si aggancia come di consueto alle tradizionali anse, separate e ben distinte dal corpo della cassa, ma risulta un tutt’uno con la carrure. La costruzione particolare presenta appunto una perfetta integrazione delle maglie d’attacco nello spessore della cassa, così da offrire, sia dal punto di vista visivo sia al tatto, una totale continuità fra i diversi componenti dell’habillage.

    Due precisazioni. La prima potrà sembrare inutile ai lettori più esperti, ma è sempre meglio ribadirla, viste le sciocchezze che circolano in Rete. Si definisce “bracciale” l’elemento in metallo (o in ceramica o in qualsiasi altro materiale rigido) che permette di indossare l’orologio al polso. Se invece è in pelle, in tessuto, in gomma o quant’altro si chiama “cinturino”. La seconda: qui ci riferiamo al bracciale integrato inteso in senso esclusivamente orologiero. Tralasciamo invece quell’architettura tipica della gioielleria in cui è la cassa a essere integrata all’interno del bracciale. Ne parleremo magari in un’altra occasione.

    Ieri e oggi

    Il bracciale integrato di nostro interesse nasce negli anni Settanta, una stagione fertile per le innovazioni orologiere tanto tecnologiche quanto estetiche. Rappresenta un simbolo di modernità del design e si afferma con esemplari oggi di culto come il Nautilus di Patek Philippe, il Royal Oak di Audemars Piguet, l’Ingenieur di IWC – tutti scaturiti dalla matita di Gérald Genta. Ma anche il 222 di Vacheron Constantin, il Laureato di Girard-Perregaux, il Riviera di Baume&Mercier o certi Constellation di Omega (tipo l’Electroquartz prima e il Manhattan un paio di decenni dopo). E poi il Polo di Piaget, rieditato di recente in un’edizione fedele all’originale, recensita qui.

    Sta di fatto che sono soprattutto manifatture di un certo tipo a produrlo. Perché richiede un lungo e attento studio in fase di progettazione, numerosi prototipi per vagliarne l’assetto e una cura particolare nell’assemblaggio. Insomma, risulta più problematico di un bracciale “normale”. Il che era vero soprattutto in passato, quando non esistevano i programmi CAD… Certo la moderna tecnologia aiuta: sia a trovare soluzioni per rendere il bracciale intercambiabile (cosa impossibile negli esemplari d’epoca), sia a ridurre i costi. Ed è il motivo per cui attualmente si trovano in vendita orologi con il bracciale rastremato anche a poche centinaia di euro. Vedere sotto per credere.

    Anche la vestibilità sembra più problematica. O meglio, la struttura stessa è al contempo uno svantaggio e un vantaggio: tutto dipende dal rapporto fra il diametro della cassa e quello del polso. Lo svantaggio sta nel fatto che il bracciale integrato non ha grandi capacità di adattamento, soprattutto quando non c’è proporzione fra ciò che si desidera e ciò che si può realmente indossare. Al contrario, però, se il lug-to-lug corrisponde al diametro del polso, l’orologio ha una vestibilità perfetta, ben salda, estremamente equilibrata. E regala sensazioni di vero piacere.

    La nostra selezione

    Ecco allora una serie di esemplari a tema, suddivisi per fasce di prezzo e senza nessuna ambizione di volervi offrire una panoramica completa ed esaustiva. Quelli che trovate qui sono solo una minima parte degli orologi con bracciale integrato attualmente in vendita. Ci sono i mostri sacri dell’orologeria, così famosi da non aver bisogno di presentazioni, ma anche creazioni lanciate da poco, magari meno note ai più. Così come sono rappresentate le maison più rinomate, i nomi dell’orologeria industriale ma anche marchi artigianali e indipendenti. Il mondo è bello perché è vario, e al bracciale rastremato non resiste nessuno.

    Ancora, abbiamo accostato versioni da uomo, da donna – là dove esiste ancora la differenza – o privi di connotazione di genere. Per questioni di uniformità estetica poi abbiamo volutamente scelto metalli “freddi”, ma esistono naturalmente anche bracciali integrati nei colori più caldi dell’oro o perfino in ceramica colorata. E, per lo stesso motivo, ci siamo concentrati soprattutto sui “solo tempo”, consapevoli comunque che molti modelli da noi prescelti appartengono a collezioni ricche di complicazioni. Proprio per presentarvi un’ampia gamma di prezzi, non abbiamo badato neppure al tipo di movimento: qui sotto quindi troverete anche qualche esemplare al quarzo. Va bene comunque.

    Sopra i 20mila euro

    LAURENT FERRIER Sport Auto Blue
    In titanio grado 5. Cassa di 41,5 mm e quadrante sfumato. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LF270.01 di manifattura, con micro-rotore decentrato, 3 giorni di autonomia, piccoli secondi e datario. 48mila franchi svizzeri, tasse escluse.

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ladies Automatic 7118/1A
    In acciaio. Cassa di 35,2 mm e quadrante opalescente, con onde a rilievo. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 324 S C di manifattura, con secondi centrali e datario. 32.430 euro.

    H.MOSER & CIE Streamliner Small Seconds Blue Enamel
    In acciaio. Cassa di 39 mm e quadrante in smalto Grand Feu. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 500, con micro-rotore decentrato, 74 ore di autonomia e piccoli secondi. 29.900 franchi svizzeri. Per approfondire, leggi qui.

    VACHERON CONSTANTIN Overseas
    In acciaio. Cassa di 41 mm e quadrante argenté soleil. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5100 di manifattura, con secondi centrali e datario. Certificato dal Punzone di Ginevra. Il packaging include due cinturini, intercambiabili. 27.800 euro.

    Dai 10 ai 20mila euro

    LOUIS VUITTON Tambour
    In acciaio. Cassa di 40 mm e quadrante multilivello, spazzolato al centro. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LFT023 di manifattura, con micro-rotore decentrato e piccoli secondi; con certificato ufficiale di cronometro (Geneva Observatory). 19.500 euro.

    CHOPARD Alpine Eagle
    In Lucent Steel. Cassa di 41 mm e quadrante con finitura ispirata all’iride delle aquile. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 01.01-C, con 70 ore di autonomia, secondi centrali e datario; con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). 17.400 euro.

    GIRARD-PERREGAUX Laureato Copper
    In acciaio. Cassa di 38 mm e quadrante a Clou de Paris. Movimento meccanico a carica automatica, calibro GP03300 di manifattura, con secondi centrali e datario. 15.700 euro

    IWC Ingenieur Automatic 40
    In acciaio. Cassa di 40 mm con cassa interna in ferro dolce e quadrante a Tapisserie. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 32111 realizzato in esclusiva, con autonomia di 5 giorni, secondi centrali e datario. 13mila euro.

    OMEGA Constellation Meteorite
    In acciaio. Cassa di 41 mm e quadrante in meteorite Pvd blu. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 8900 Co-Axial Master Chronometer di manifattura, con secondi centrali e datario; resistente ai campi magnetici, certificato cronometro dal Metas. 10.500 euro. Ne riparleremo…

    Dai 10mila ai 1.000 euro

    BELL & ROSS BR 05 Black Steel
    In acciaio. Cassa 40 mm e quadrante opaco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro BR321, con secondi al centro e datario. 5.300 euro.

    PERRELET Turbine 41 Titanium
    In titanio grado 2. Cassa di 41 mm e quadrante con turbina girevole. Movimento meccanico a carica automatica, calibro P331-MH di manifattura, con secondi centrali; con certificato ufficiale di cronometro (Cosc e Chronofiable). 4.850 euro.

    Sotto i 1000 euro

    TISSOT PRX Powermatic 80
    In acciaio. Cassa di 40 oppure di 35 mm e quadrante stampato. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Powermatic 80 realizzato in esclusiva, con 80 ore di autonomia, secondi centrali e datario. 775 euro.

    LOCMAN Stealth Titanium
    In titanio. Cassa di 42 mm e quadrante soleil. Movimento al quarzo con secondi centrali e datario. 759 euro.

    D1 MILANO Ultra Thin Zephyr Silver
    In acciaio. Cassa di 30 mm e quadrante soleil. Movimento al quarzo. 335 euro.

    TIMEX Q Timex Reissue
    In acciaio. Cassa di 38 mm con lunetta girevole. Movimento al quarzo con funzione day-date. 179 euro.

  • Oroscopo di gennaio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di gennaio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Ed eccoci, reduci dai festeggiamenti del Capodanno, a leggere nelle stelle l’oroscopo di gennaio comprensivo dell’ormai tradizionale carrellata di orologi.
    Un oroscopo di gennaio che è particolarmente simbolico, dato che in molte tradizioni l’apertura dell’anno nuovo è un condensato di quello che i mesi seguenti porteranno.
    Sempre attenti agli eventi celesti con un tocco di leggerezza, per prima cosa andiamo ad analizzare, su base astronomica, cosa succede lassù in questo mese.

    Ma prima di guardare in cielo, una piccola divagazione per gli appassionati di numerologia. Se si sommano le cifre che compongono 2024, si ottiene 8, un numero che nella tradizione antica aveva un significato importante. Al numero 8 erano associati il concetto di infinito – si pensi al simbolo matematico, che assomiglia a un 8 sdraiato –, di eternità, di rinascita. Gli antichi fonti battesimali cristiani erano ottagonali, proprio per indicare questa nuova vita e il passaggio a una dimensione superiore. Almeno sotto il profilo numerologico, possiamo quindi dire che l’inizio è molto promettente. Ma l’oroscopo di gennaio vero e proprio ci chiede di guardare agli astri.

    I transiti planetari

    Il Sole è nel segno del Capricorno e vi resterà fino al giorno 20, quando entrerà nel segno dell’Acquario. Il giorno 1 coincide con la fine del moto retrogrado di Mercurio, che torna in traiettoria diretta e si farà ben sentire sul piano della comunicazione, delle notizie, delle novità. Luna Nuova l’11 con Marte particolarmente propizio e interessanti configurazioni nei giorni immediatamente seguenti. Il 12, Giove e Marte saranno in trigono. Lo stesso Giove, sempre potentemente influente nelle configurazioni, sarà trigono con il leggero ma versatilissimo Mercurio il 19.

    Il giorno 20 Plutone, lentissimo nei propri moti, entrerà in Acquario nuovamente dopo oltre duecento anni di assenza. Plenilunio in Leone il 26 e non solo: dopo sei mesi, lo stesso giorno anche Urano cesserà il proprio moto retrogrado, tornando diretto.
    Il 28, Mercurio sarà trigono con Giove, mentre il 29 vedrà Marte trigono con Urano.
    Cielo complesso, movimentato, quindi. E ora, come di consueto, passiamo all’oroscopo di gennaio, che spiega come tutto questo possa riflettersi per i nati nei dodici segni dello Zodiaco.

    L’oroscopo di gennaio

    Ariete

    Con Marte che lascia il Sagittario per entrare in Capricorno, gennaio per gli Ariete inizia con un forte segnale positivo. È il mese in cui tanti progetti, tante idee, tante aspirazioni (soprattutto in ambito professionale e di realizzazione personale) potranno trovare le energie necessarie e la complicità degli astri per decollare. Il Novilunio in Capricorno sarà un altro momento di svolta positivo, rinforzato verso la fine del mese dal rientro di Urano in moto diretto. Non è più tempo di teorizzare, è il momento di passare ai fatti: sappiate che tutto l’universo congiura per il vostro successo. Celebratelo indossando il cielo al polso.

    PATEK PHILIPPE Celestial 6102P
    Cassa (44 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 LU CL C di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro, mappa celeste, fasi lunari e orbita della Luna, tempo del passaggio sul meridiano di Sirio e della Luna, datario a lancetta. Quadrante formato da tre dischi in vetro zaffiro metallizzato (l’ellisse delimita la porzione di cielo visibile da Ginevra), lancette in oro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 357.720 euro.

    Toro

    I nati sotto il segno del Toro iniziano l’anno con Giove diretto proprio nel loro segno: doppia energia, tanta positività. L’anno si apre all’insegna della forza, in particolar modo per voi. Anche il Novilunio sarà in ottima sintonia con il vostro segno, aiutandovi a una maggiore concentrazione, a un’evoluzione benevola dei vostri aspetti migliori arricchita da maggiore consapevolezza e una preziosa disciplina interiore. Il Plenilunio in Leone potrebbe significare l’emergere dal recente passato di situazioni celate, o volutamente accantonate: fatevi forza, affrontate le cose con sincerità e tutto si risolverà. Tenete d’occhio le fasi lunari con un esemplare apposito.

    ARNOLD & SON Luna Magna Red Gold Blue Meteorite
    Cassa (44 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A&S1021 di manifattura, con autonomia di 90 ore, fasi di luna astronomiche (da correggere ogni 122 anni), fasi ed età della Luna anche sul lato fondello. Quadrante in meteorite Pdv blu, sfera della Luna in 3D (12 mm di diametro) in opale e meteorite, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 38 esemplari, 59mila franchi svizzeri.

    Gemelli

    Per voi Gemelli, legati a Mercurio, il ritorno del vostro pianeta in moto diretto porterà effetti importanti e benefici nei rapporti interpersonali, nella comunicazione, nella creatività. L’energia del Capricorno, presente per i primi venti giorni del mese, sarà un ulteriore aiuto. Tutto è propizio per nuove esperienze, sempre calibrando le energie e senza mai perdere la consapevolezza dei nuovi impegni, facendo attenzione alla salute, fisica e psicologica. Il vostro oroscopo di gennaio segnala una sorpresa positiva a fine mese. Venere in Sagittario avrà una forte valenza emotiva e sentimentale: non cedete, però, all’impazienza. Un classico calendario perpetuo potrebbe aiutarvi a seguire il giusto ordine del tempo.

    BREGUET Classique Quantième Perpétuel 7327
    Cassa (39 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 502.3.P di manifattura, con spirale in silicio, calendario perpetuo con indicazione retrograda del mese, fasi ed età della Luna. Quadrante in oro argentato guilloché, lancette azzurrate alla fiamma, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 86.600 euro.

    Cancro

    Sole e Marte in Capricorno vi caricheranno positivamente sul fronte sentimentale. Dal 20, il Sole e Plutone in Acquario giocheranno un ruolo importante sul piano più intimo della vostra vita e vi aiuteranno a raggiungere un certo distacco da situazioni troppo coinvolgenti, che da tempo vi creavano difficoltà. Luna piena in Leone assolutamente favorevole: siate pronti a coglierne gli effetti, che si protrarranno anche in futuro. Mese di svolte e di sfide: potranno concretizzarsi progetti che l’anno scorso vi hanno assorbito molte energie. Operate in silenzio, finché i frutti non saranno maturi: non divulgate i vostri piani e puntate all’obiettivo. Parola d’ordine: discrezione. E, al polso, lusso nascosto.

    H. MOSER & CIE. Endeavour Perpetual Calendar
    Cassa (42 mm) in tantalio e acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro HMC 800 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 7 giorni, calendario perpetuo integrato, piccoli secondi. Quadrante in oro grené con smalto Grand Feu sfumato, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di kudu. 75mila franchi svizzeri.

    Leone

    Con i pianeti che via via tornano tutti al moto diretto e il Plenilunio proprio nel segno del Leone, difficile trovare tanti segnali positivi tutti insieme in altri momenti dell’anno. Voi del Leone sarete pronti, con la vostra consueta carica di energia interiore, a trarre il meglio dalle configurazioni astrali. Anche per voi è tempo di realizzazioni, con il consiglio di tagliare con il passato: rivangare non serve a nulla e non aiuta. L’esperienza deve farsi tesoro, ma non deve mai impedire di guardare al futuro con ottimismo. Unica nota: l’entusiasmo non vi induca a eccessi che vanificherebbero parte del potenziale positivo del mese. Ricordatevi chi siete con un esemplare personalizzato dalla vostra effigie.

    CHANEL Monsieur de Chanel Tourbillon Metéorite
    Cassa (42 mm) in ceramica mat. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 5,1 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante (con gabbia decorata da una testa di leone in rilievo su disco in titanio inciso al laser), piccoli secondi. Quadrante in meteorite ajouré, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in nylon foderato in pelle di vitello. Edizione limitata di 55 esemplari, 120mila euro.

    Vergine

    Il vostro pianeta di riferimento, Mercurio, vi permette di iniziare l’anno con una ventata di cambiamenti positivi. Il 4 Marte entrerà in Capricorno e fornirà impulso ed energia alle attività di ogni genere. L’ultima decade potrebbe far mutare situazioni importanti che ritenevate consolidate: avere timore è naturale, però la dinamica della vita impone che si sappia evolvere, anche se ogni trasformazione richiede energia. Attenzione a qualcuno che potrebbe allettarvi con finalità non sincere. Siate estremamente cauti, ma non lasciate cadere le opportunità inaspettate che si presenteranno, specie con il Plenilunio. Precisione ed equilibrio vi facciano da guida: lasciatevi ispirare da un cronografo de luxe.

    BREITLING Top Time B21 Shelby Cobra
    Cassa (44 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B21 realizzato in collaborazione con La Joux-Perret, con dispositivo tourbillon, cronografo con ruota a colonne; certificato cronometro dal Cosc. Lancette e indici luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di vitello. 45mila euro.

    Bilancia

    Venere è il pianeta di riferimento della Bilancia: la vostra indole sarà propensa a intraprendere nuove relazioni, di amicizia o sentimentali. Non sottovalutate, però, la presenza antagonista di Marte in Capricorno, che non faciliterà i vostri piani. Secondo l’oroscopo di gennaio, dunque, dovrete fare attenzione agli eccessivi slanci di entusiasmo: calibrate le forze e valutate se l’impegno profuso valga effettivamente il risultato. Il passaggio di Plutone in Acquario vi aiuterà a trovare un equilibrio più stabile, più consono alla natura intrinseca del vostro segno. Positive novità sul fronte professionale intorno al Plenilunio. Contate sull’ausilio di un’utile complicazione astronomica.

    GLASHÜTTE ORIGINAL PanoMaticCalendar
    Cassa (42 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 92-09 di manifattura, con spirale in silicio, autonomia di oltre 4 giorni (100 ore), calendario annuale con indicazione retrograda del mese e grande datario, fasi ed età della Luna, piccoli secondi. Quadrante opalino argenté, in parte azuré, lancette luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore scamosciata. 33.400 euro.

    Scorpione

    Per voi l’anno nuovo inizia con Marte che entra in Capricorno il 4: è tempo di lasciare alle spalle l’atteggiamento vacanziero delle feste appena trascorse per giocare le vostre migliori carte. Anticipate colleghi o concorrenti sul piano dell’azione, godendo della protezione del vostro pianeta. Le vostre giuste ambizioni di miglioramento economico saranno ancora un po’ ostacolate dagli ultimi giorni di Plutone in Capricorno, poi il passaggio del lontanissimo pianeta in Acquario scioglierà diversi nodi. Ugualmente, trattandosi di temi delicati e ad alto impatto familiare, l’attenzione e le verifiche non saranno mai troppe. Esprimete rigore e sobrietà perfino al polso.

    VACHERON CONSTANTIN Patrimony Automatico
    Cassa (40 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2450 Q6/3 di manifattura, con massa oscillante scheletrata in oro rosa e datario. Quadrante opalino, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 35.300 euro.

    Sagittario

    Governato dal pianeta Venere, che per la maggior parte del mese sarà nel vostro segno, il Sagittario godrà di significativi influssi sinergici. Venere e l’influente Giove vi garantiranno quella sicurezza in voi stessi che nell’ultimo periodo sembrava avervi abbandonato. L’oroscopo di gennaio vi consiglia di usare arco e frecce per colpire da lontano: è il momento di agire senza rivelare del tutto il vostro coinvolgimento, soprattutto con i colleghi di lavoro. Se in più sommate l’ingresso di Marte in Capricorno, che darà felice esito ai vostri sforzi, potrete davvero dire che l’anno si apre sotto i migliori auspici. Indossare un calendario perpetuo potrebbe essere propiziatorio.

    JAEGER-LECOULTRE Polaris Perpetual Calendar
    Cassa (42 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 868 di manifattura, con autonomia di 70 ore, calendario perpetuo con giorno della settimana, fasi ed età della Luna (indicazione retrograda per l’emisfero australe). Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut rotante, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in caucciù (il packaging include un secondo cinturino in pelle di alligatore nero). 57.500 euro.

    Capricorno

    Il Sole è nel vostro segno per le prime due decadi e così pure Marte e Plutone: il pianeta rosso darà la forza necessaria alle decisioni e alle azioni che intraprenderete. Plutone, dal passo grave e lento, farà sì che le ripercussioni di queste azioni siano molto durature nel tempo. È quindi necessario prestare attenzione alle proprie strategie, evitando atteggiamenti miopi o considerazioni solo di breve termine. Il 20 Plutone lascerà il vostro segno: da un lato, sarete alleggeriti, dall’altro si apriranno nuove opportunità. Mese importante, per posare solide basi e per affrontare nuove sfide con fiducia e responsabilità. Procedete con fermezza, costanza e precisione, proprio come il vostro orologio.

    FERDINAND BERTHOUD Chronomètre FB 3SPC
    Cassa (42,3 mm) in oro bianco etico. Movimento meccanico a carica manuale, calibro FB-SPC di manifattura, con spirale cilindrica (visibile da un oblò sulla carrure), autonomia di 3 giorni, piccoli secondi; certificato cronometro dal Cosc. Quadrante parziale, sabbiato, lancette in oro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Produzione limitata di 25 esemplari l’anno. 140mila franchi svizzeri.

    Acquario

    Se le prime due decadi vedono Sole, Marte e Plutone contemporaneamente in Capricorno, quindi non del tutto a voi favorevoli, le cose miglioreranno nell’ultima parte del mese. Sole e Plutone in Acquario dal 20 conferiranno un potente influsso positivo, soprattutto per decisioni importanti per gli anni a venire. Approfittando delle energie del Plenilunio noterete un maggiore apprezzamento delle vostre qualità in quanti vi circondano. L’oroscopo di gennaio consiglia di lasciar emergere i vostri lati migliori: non abbiate timore di assumere nuove responsabilità. Favorite la vostra buona stella con un esemplare dalla speciale costruzione.

    ROGER DUBUIS Excalibur Monobalancier Titanium
    Cassa ((42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RD720SQ di manifattura, scheletrato, con ponti a forma di stella, micro-rotore decentrato, autonomia di 3 giorni. Flangia in titanio, indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in titanio grado 5, intercambiabile. Certificato dal Punzone di Ginevra. 72.500 euro.

    Pesci

    L’ingresso di Giove in Toro, pianeta che governa il vostro segno e massima divinità dell’Olimpo, rappresenta un fattore favorevole per mostrare le vostre vere ambizioni. È il momento opportuno per portare alla luce i vostri sogni. Le energie astrali, ben indirizzate, faranno emergere temi che da tempo disturbavano un po’ il vostro mondo mentale. Una nuova chiarezza vi mostrerà quali strade intraprendere: siate saggi, ma mantenete il cuore lieve. Un vecchio amico sarà per voi prezioso. Sole e Plutone in Acquario potrebbero farvi intraprendere un lavoro interiore, di ricerca filosofica, religiosa o spirituale. Assecondateli con un orologio che sveli la meccanica interna.

    MONTBLANC Unveiled Secret Minerva Monopusher Chronograph 
    Cassa (43 mm) in acciaio effetto anticato. Movimento meccanico a carica manuale, calibro MB M16.26 di manifattura, dalla costruzione ribaltata per mostrare i componenti lato quadrante, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Lancette e indici luminescenti, lunetta scanalata in oro bianco, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 41mila euro.

  • Gli orologi del 2023 più memorabili

    Gli orologi del 2023 più memorabili

    Il 2023 è finito, chiuso, archiviato. Ma cosa rimarrà nei nostri ricordi, dell’anno orologiero appena trascorso? Quali sono gli orologi del 2023 che resteranno impressi nella nostra memoria, quando in futuro guarderemo indietro? Abbiamo passato in rassegna, con lucidità e distacco, l’intera produzione dell’industria svizzera delle lancette uscita negli scorsi 12 mesi. E abbiamo individuato gli esemplari più rilevanti, quelli che secondo noi hanno dato un apporto concreto nel progresso della tecnica o nell’evoluzione del gusto. Ed ecco le nostre scelte.

    PATEK PHILIPPE Calatrava 24 Ore Travel Time
    La Manifattura ginevrina fa rivivere le ore italiche e contemporaneamente trova una soluzione originale per la visualizzazione del secondo fuso orario. Il tutto con un’estrema facilità d’uso: al posto dei tradizionali pulsanti correttori dell’ora locale posti sulla carrure, si usa direttamente la corona. Patek non si smentisce mai…

    RICHARD MILLE RM30-01 Automatico Rotore disinseribile
    L’estetica tipica nasconde un nuovo calibro, risultato di un decennio di studi (e più) realizzati dal Marchio sul controllo dell’energia, calibrata sulle esigenze d’uso. Qui il rotore a geometria regolabile si disinnesta automaticamente dal meccanismo di carica, una volta raggiunte le 55 ore di autonomia; e si ricollega sotto le 40 ore. Il che permette al movimento di funzionare sempre in condizioni ottimali.

    OMEGA Speedmaster Superacing
    Non poteva che essere un esemplare della collezione faro a introdurre una della maggiori innovazioni degli ultimi tempi: la tecnologia Spirate. In sintesi, un’inedita spirale in silicio, dalla particolare architettura e con un sistema di regolazione integrato (in aggiunta a quello del bilanciere a inerzia variabile). Che consente scarti di 0/+2 al giorno. Impressionante…

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Tech Gombessa
    Realizzato in occasione del 70° compleanno della collezione, si distingue per l’insolita lunetta girevole unidirezionale tarata sulle 3 ore. Cioè il tempo massimo per un’immersione professionale con respiratore a circuito chiuso. Messo a punto in 4 anni di test, è dedicato alle spedizioni di Laurent Ballesta e sottolinea l’impegno della Casa nella salvaguardia degli oceani.

    MB&F HM11 Architect
    Tra le insolite macchine orologiere cui il Marchio ci ha ormai abituato, un esemplare ancora più strano del solito. Sì, per la visualizzazione delle informazioni: i tre display mostrano ore e minuti, l’autonomia residua e la temperatura (da quanto non si vedeva un termometro meccanico?). Ma anche per la costruzione del movimento, con tourbillon centrale e il sistema di ricarica, attraverso la rotazione della cassa. Geniale.

    CARTIER Santos Dumont Squelette
    La scheletratura – funzionale, modernissima – è quella inventata dalla stessa Maison una quindicina d’anni fa. Ma quell’aeroplanino sul micro-rotore decentrato (ispirato al Demoiselle, un monoplano ultraleggero realizzato dal pioniere dell’aviazione nel 1907) acquista un particolare significato. Ludico. Non solo per chi indossa l’orologio, ma anche da parte di Cartier, che gioca con le proprie icone. Un plauso all’autoironia.

    ORIS ProPilot x Kermit Edition
    Sarà per il colore, sarà per il Kermit day (la visualizzazione del personaggio all’interno del datario, una volta al mese), sta di fatto che a nostro parere questo è in assoluto il miglior comic watch tra gli orologi del 2023. (E concedeteci la licenza poetica, visto che il personaggio disneyano non appartiene al mondo dei cartoon ma a quello dei pupazzi). Ancora più meritevole per il movimento di manifattura. E perché non è in tiratura limitata…

    p.s. Gli orologi del 2023 qui riuniti non seguono né un ordine di importanza né un ordine alfabetico, ma sono disposti semplicemente sul filo dei nostri ricordi…

  • Aquanaut Luce Rainbow e Nautilus Ladies: l’Alta gioielleria di Patek

    Aquanaut Luce Rainbow e Nautilus Ladies: l’Alta gioielleria di Patek

    Sta già diventando una tradizione. Per il secondo anno consecutivo, in prossimità delle feste natalizie, Patek Philippe lancia alcuni esemplari di alta gioielleria. Nel 2022 erano quattro Grandi complicazioni – due versioni del Grandmaster Chime e due Cronografi con Calendario perpetuo –, rivolti tendenzialmente a un pubblico maschile (a fugare qualsiasi dubbio riguardo al fatto che le pietre preziose non siano solo una prerogativa delle donne). Mentre questa volta si tratta di sette nuove referenze da signora – sebbene, in almeno un paio di casi, non credo che gli uomini disdegnino. Mi riferisco in particolare al nuovo Aquanaut Luce Rainbow Haute Joaillerie Ref. 5260, la prima ripetizione minuti a entrare a far parte della collezione Aquanaut. Più squisitamente femminili sono invece i Nautilus Ladies, full pavé o al quarzo. Ma andiamo con ordine.

    Una premessa

    Prima di qualsiasi altro discorso è d’obbligo una considerazione. L’alta gioielleria è un patrimonio di conoscenze e di saper-fare che in parte collima con l’alta orologeria. Nel senso che la presenza delle gemme e le tecniche di incastonatura fanno parte anche della grande tradizione orologiera. E il lavoro del sertisseur appartiene da secoli a quei mestieri d’arte cui le case fanno ricorso per impreziosire i propri esemplari. Per “vestire” in modo sontuoso la sofisticata micromeccanica racchiusa al loro interno, per valorizzarla al massimo.

    Da sempre Patek Philippe persegue con impegno l’obiettivo di salvaguardare il savoir-faire dei tanti artigiani specializzati, di perpetuarne i metodi e i procedimenti ancestrali. Che si tratti di guillochage, incisione, intarsio, incastonatura o perizia orafa nella costruzione di catene, ciascuna specifica professionalità è coltivata all’interno della Manifattura, al fine di poter essere tramandata alle generazioni future.

    In quest’ottica va vista anche l’acquisizione, nel 2022, di parte delle quote societarie di Salanitro. Un’azienda ginevrina a conduzione familiare (proprio come Patek Philippe), fondata da Pierre Salanitro nel 1990 e specializzata proprio nell’incastonatura delle pietre preziose. La cui collaborazione, iniziata nel 2021, ha portato nuova linfa alla creazione di esemplari di alta gioielleria all’interno del catalogo della Maison guidata dalla famiglia Stern. Ma onde evitare di ripetere quanto già scritto altrove, non mi soffermo oltre. E torno finalmente all’Aquanaut Luce Rainbow con ripetizione minuti.

    L’Aquanaut e le complicazioni

    Seguito ideale dell’Aquanaut Luce Rainbow in versione solo tempo presentato lo scorso anno, l’inedita Referenza 5260 introduce appunto la regina delle complicazioni nella famiglia già in catalogo. Per la quale vale la pena fare un piccolo passo indietro. Lanciato nel 1997 come modello sport-chic, l’Aquanaut nel 2004 conosce una connotazione al femminile con l’Aquanaut Luce. E negli ultimi tre anni ha acquistato nuove declinazioni complicate: nel 2021 il Travel Time, nel 2022 il Cronografo e in questo 2023 il Calendario annuale.

    Funzionalità tipiche della Manifattura, così come la ripetizione minuti – che è la massima espressione dell’orologeria Patek Philippe. La cui filosofia sulle complicazioni sonore non può essere raccontata da nessuno meglio di quanto faccia la stessa Maison. Per saperne di più, bisogna prendersi qualche minuto e andare a leggere qui: ci si troverà catapultati in un mondo suggestivo di tecnica, passione e sensibilità. Che trovano una perfetta sintesi nel ben noto calibro R 27, a carica automatica, montato anche nel nuovo Aquanaut Luce Rainbow Ref. 5260.

    Aquanaut Luce Rainbow Haute Joaillerie Ref. 5260

    Rispetto ad altre ripetizioni minuti della Casa, però, la particolarità di questo orologio sta proprio nell’habillage. La cassa in oro rosa, di 38,8 mm di diametro, è interamente tempestata di pietre preziose: 52 zaffiri multicolore taglio baguette, che sommati insieme danno 3.19 carati, posizionati in dégradé sulla lunetta e agli indici, a comporre un mirabile effetto arcobaleno; 112 diamanti taglio baguette, che raggiungono i 7.31 carati, incastonati sulle anse, sul giro esterno della lunetta e sul quadrante; e altri 160 diamanti taglio brillante, per un totale di 0.72 carati, attorno al giro delle ore.

    Da sottolineare anche i tipi di incastonatura utilizzati. Le baguette sono montate con un serti invisible: in cui ciascuna pietra è bloccata all’interno di un binario, grazie a un’opportuna scanalatura sulla parte inferiore che trattiene il castone, il quale risulta perciò invisibile. La superficie quindi risulta composta solo da pietre, affiancate l’una all’altra in modo continuo e uniforme. Mentre i brillanti sono serti neige: ovvero, le pietre di varie dimensioni sono accostate l’una all’altra il più vicino possibile con un disordine apparente (in realtà studiatissimo), a creare un piano scintillante che ricorda un manto di neve al sole.

    C’è da dire però che l’Aquanaut Luce “Rainbow” Haute Joaillerie Ref. 5260 è declinato in due versioni. La prima (Ref. 5260/355R-001) si allaccia al polso con un cinturino in materiale composito. La seconda (Ref. 5260/1455R-001) con un bracciale in oro rosa, a sua volta totalmente incastonato di baguette multicolore. In questo caso l’orologio conta l’impressionante cifra di 779 zaffiri per un totale di oltre 45 carati. Perfino i brillanti spariscono e sono sostituiti da baguette: 130 i diamanti complessivi e 8.66 i carati raggiunti. L’eccezionalità della creazione è sottolineata anche dalla disponibilità: l’Aquanaut Luce Rainbow “full pavé” è disponibile solo nei Salons Patek Philippe di Ginevra, Parigi e Londra.

    I Nautilus Ladies

    Poi ci sono i Nautilus Haute Joaillerie Ref 7118, discendenti del celeberrimo Nautilus datato 1976, pietra miliare nella storia dell’orologeria sportiva, e figli del Nautilus Ladies, lanciato nel 2009. In questo caso la cassa di 34,4 mm e il bracciale in oro bianco sono totalmente rivestiti di diamanti taglio brillante dall’incastonatura a neve, mentre la lunetta e i link centrali del bracciale sono tempestati di gemme di colore, anch’esse serti neige. Per essere precisi, includono zaffiri blu (Ref. 7118/1451G-001 ), rubini (Ref. 7118/1452G-001) o smeraldi (Ref. 7118/1453G-001). Notevoli, anche qui, i numeri: 1500 diamanti per un totale di 6.53 carati, più altre 876 pietre preziose – 6.58 carati di rubini o zaffiri, e 3.68 carati di smeraldi.

    Due parole sul quadrante. In oro bianco, vede i 283 diamanti taglio brillante (1.07 carati) allineati in file ordinate che compongono il motivo a onde tipico della collezione. Sullo sfondo full pavé spiccano gli indici con le stesse pietre preziose presenti sulla lunetta e sul bracciale, ma dal taglio “a ogiva” – una particolare forma a gradini, tipo ottagono allungato. All’interno invece racchiude il calibro 26‑330 S a carica automatica, sempre realizzato in-house.

    Infine due Nautilus Ladies Ref. 7010R con movimento al quarzo Ref. . Sviluppo del modello uscito nel 2013, si caratterizzano per il colore del quadrante: una particolare sfumatura di viola, realizzata con una cinquantina di strati di lacca, prima viola traslucida e poi incolore, a creare un bell’effetto di chiaro-scuro sul motivo a onde della collezione. Entrambi con la cassa in oro rosa, di 32 mm di diametro, e la lunetta impreziosita da 46 diamanti taglio brillante, pari a 0,8 carati, si distinguono per la presenza del bracciale nello stesso metallo o per il cinturino in materiale composito dal motivo tessile. E sono gli unici esemplari di cui è possibile conoscere i prezzi: 39.950 euro per la referenza 7010R-013 con il cinturino; e 56.640 euro per la Ref. 7010/1R-013 con il bracciale.

  • Oroscopo di dicembre. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di dicembre. Previsioni e orologi, segno per segno

    Eccoci giunti all’ultimo mese dell’anno: come di consueto, anche il nostro oroscopo di dicembre inizierà con una carrellata sugli eventi celesti. Andiamo quindi a curiosare cosa avviene tra le stelle e cosa il futuro ha in serbo per noi, per poi passare ai singoli segni e ai relativi orologi. Solo alto di gamma, questa volta: che siano di buon auspicio per una buona fine e un buon inizio…

    Dicembre inizia con il Sole ancora nel segno del Sagittario: tempo propizio per ricaricarsi energeticamente e per dedicarsi ad attività spirituali. Se gli interessi sono di questo tipo – in senso lato: quindi dalla psicologia alla religione, dall’esoterismo ai diversi tipi di meditazione –, è un periodo particolarmente idoneo per approfondire il tema o intraprendere percorsi di crescita. L’ingresso di Mercurio nel Capricorno avverrà il giorno 1: come sempre, il dio dai calzari alati favorirà la comunicazione, sia che come agenti attivi – come nel caso di docenti e conferenzieri – sia come recettori. Ottimo momento per arricchire la propria mente o per trasmettere il proprio sapere agli altri.

    Inizio del mese piuttosto denso di eventi, lassù in alto: con l’ingresso di Venere in Scorpione il giorno 4 ci sarà un’amplificazione degli aspetti legati al mondo della bellezza, dell’affettività, dell’amore e dei sentimenti positivi. Se aggiungiamo che il giorno 6, finalmente, Nettuno cessa il moto retrogrado e torna a percorrere in senso diretto la volta celeste, avremo un vero boost di positività. Finalmente riusciremo a liberarci da una certa cappa di malinconia, che ultimamente aveva rattristato i nostri pensieri. Il 12 avremo Novilunio in Sagittario: nessun momento migliore di questo per stabilire nuovi obiettivi, fare progetti e intraprendere nuovi percorsi.

    Il giorno seguente, il 13, Mercurio inizierà il moto retrogrado: potrebbe ostacolare le comunicazioni, sia in senso diretto e personale che in senso lato. Attenzione, quindi, a come si interpreta quanto viene detto o scritto: necessario controllare che ciò che si comunica sia chiaro e correttamente recepito. Potrebbero esserci problemi a livello di apparati di trasmissione, collegamenti e quant’altro.
    Marte sarà per tutto il mese in Sagittario: favorirà nuovi incontri, nuove conoscenze, dalle quali potrebbe iniziare anche un rapporto duraturo, lavorativo o sentimentale.

    Il Sole lascerà il Sagittario per entrare nel segno del Capricorno il giorno 22: l’anno volge al termine. Non facciamoci prendere dai rimpianti e pensiamo a costruire un buon futuro, ricordandoci che, in ogni caso, l’unico tempo che veramente viviamo è sempre quello presente.
    Mercurio uscirà dal Capricorno il 23: dall’inizio del mese fino a quella data, il consiglio è quello di essere riservati, di dedicarsi all’osservazione di fatti e persone, di cercare di comprendere al di là delle apparenze.
    Il Plenilunio ci attende il 26: perfetto per godere la compagnia dei nostri cari, proprio in corrispondenza delle Festività.

    Ariete

    L’impeto dell’Ariete vi porta per natura a situazioni stressanti, almeno potenzialmente. La fine dell’anno, come di consueto, vi vedrà fare i conti con la stanchezza, fisica ma soprattutto emotiva, accumulata negli undici mesi precedenti. Cercate di delegare e di smussare i vostri lati più focosi, soprattutto in occasione degli incontri con parenti e amici. Non pretendete di avere sempre ragione e concedete, quando è necessario, l’onore delle armi. Le festività dovrebbero essere un momento sereno e di riconciliazione: anche se qualcuno dei presenti non sarà proprio di vostro gradimento, fate buon viso a cattivo gioco, evitando litigi o chiarimenti che – se proprio dovessero essere necessari – possono sicuramente attendere l’anno nuovo. Respirate profondamente, contate fino a 10 e dotatevi di un orologio dallo spirito zen.

    VOUTILAINEN Setsu-Getsu-Ka
    Cassa (39 mm) in titanio. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura. Quadrante laccato a mano dal Maestro Tatsuo Kitamura, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle. Il nome, che significa neve, luna e fiori, è una metonimia e rimanda a un tipico tema giapponese dell’arte e del design, originato da un poesia di Baj Juyi, poeta della dinastia Tang. Pezzo unico (calibro incluso).

    Toro

    Per i nati sotto il segno del Toro, l’oroscopo di dicembre sembra particolarmente propizio. Siete interiormente forti e tenaci, e non mancheranno le occasioni per dimostrarlo a quanti vi circondano. Attenzione a non strafare: se state combattendo per raggiungere un obiettivo, ricordate che l’importante è sempre ragionare a lungo termine. Vincere a mani basse una battaglia non implica che alla fine vinciate la guerra. E, in ogni caso, non siate distruttivi verso il vostro avversario. Anzi, dato il momento, potrebbe essere veramente utile reindirizzare la vostra energia verso le sfere mentali, cercando di costruire solide alleanze. Attenzione, in generale, ai veicoli e ai mezzi in movimento. Nessun pericolo invece dai moti orologieri, se non quello di lasciarsi piacevolmente ipnotizzare…

    GREUBEL FORSEY Tourbillon Cardan
    Cassa (45,5 mm) in titanio. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con 4 bariletti a coppie coassiali, grande tourbillon ad alta velocità (la gabbia compie una rotazione completa in 16 secondi), inclinato con un angolo di 30° e montato su due anelli mobili che si muovono avanti e indietro per mantenere il tourbillon orizzontale; indicazione dell’autonomia di 80 ore e piccoli secondi. Quadrante in oro multilivello e ajouré, lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino vegano. Edizione limitata di 55 esemplari.

    Gemelli

    Mercurio retrogrado non gioca a favore dei Gemelli: siate molto, molto cauti nel pesare le parole che usate e ricordatevi che quello che dite potrebbe essere rivolto contro di voi. Siate prudenti nei rapporti lavorativi e limitate, o evitate, le confidenze. Qualcuno che credevate amico potrebbe rivelarsi tutt’altro. Se le vostre proposte e le vostre idee non trovano la calorosa accoglienza in cui speravate, evitate di insistere: meglio riconfezionarle sapientemente e ripresentarle in un momento più idoneo. Il Novilunio del giorno 13 potrebbe essere un buon punto di svolta. Verso la fine del mese, un amico o un conoscente di cui non avevate più notizia da tanto tempo potrebbe rifarsi vivo. Cercate di vederci lungo: per avere la vista di un’aquila, equipaggiatevi con un esemplare dedicato…

    URWERK UR-230 Eagle
    Cassa (44,81 x 53,55 mm x 18,38 mm) in carbonio Cpt e titanio Dlc nero, con cover apribile. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, con ricarica e sistema di ammortizzatori a turbine, indicazione satellitare delle ore e retrograda dei minuti. Lancette, indici e numeri luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in gomma. Edizione limitata di 35 esemplari.

    Cancro

    Mercurio retrogrado influenza negativamente la sfera della comunicazione: per voi nativi del Cancro, in modo particolare, questo potrebbe implicare l’arrivo di informazioni sgradite. Che si tratti di frasi o di immagini che coinvolgono il vostro partner o il vostro migliore amico, non siate affrettati nel prendere decisioni e giocate le vostre carte con astuzia. Può darsi che quanto vi viene riferito sia vero, ma potrebbe essere solo una mossa destabilizzante, basata su menzogne, da parte di chi è invidioso della vostra situazione. Prendete tempo, analizzate molto bene sia i fatti che le persone, e rimandate ai mesi a venire, se possibile, qualsiasi decisione importante. Attrezzatevi con un bel calendario perpetuo che vi aiuti a scandire il trascorrere del tempo.

    F.P.JOURNE Classique Quantième Perpétuel
    Cassa (40 o 42 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, realizzato in oro rosa 18K, con autonomia di 5 giorni, calendario perpetuo con indicazioni a cambio istantaneo e grande datario. Quadrante in argento guilloché, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore.

    Leone

    Per i nati in Leone, l’oroscopo di dicembre prevede sia momenti intensi che occasioni di relax e serenità, da cogliere per ricaricarsi in vista dell’anno che verrà. Siete abituati a mettere voi stessi in tutto ciò che fate, spesso la dea bendata premia il vostro coraggio: sappiate, però, che anche le forze vanno dosate e non si può sempre vivere una vita in fuori giri. La Luna crescente favorirà nuovi incontri, nuove opportunità: non cercate di ottenere tutto subito, ma impegnatevi in un’attenta preparazione. La buona semina presto porterà ottimi raccolti. Fine dell’anno all’insegna di un evento inatteso. Siate disponibili verso i vostri cari, trattenete la vostra natura irruenta e non fate pesare il vostro carisma di leader anche nelle piccole cose. Certi orologi possono raccontare molto di voi, più di tante parole.

    RICHARD MILLE RM 031 Manual Winding High Performance Chronometer Cassa (50 mm) in titanio, con lunetta e anse in platino. Movimento meccanico a carica manuale con ponti e platina in Arcap, doppio bariletto, ancora a impulso diretto, selettore di funzione. Quadrante in vetro zaffiro, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma. Edizione limitata di 10 esemplari.

    Vergine

    La frenesia dei preparativi per le feste potrebbe andare di pari passo con Mercurio retrogrado, creando momenti di ansia e di disagio ai nati sotto il segno della Vergine. La vostra indole, ordinata e programmatrice, potrebbe non gradire cambi di rotta dell’ultimo minuto o piccoli incidenti di percorso, che non permettano la perfetta realizzazione di quanto avevate pianificato. Tranquilli: secondo l’oroscopo di dicembre, nella seconda metà del mese ogni cosa si risistemerà. Non fatevi travolgere dall’ansia o dal risentimento, il tempo gioca a vostro favore e l’anno andrà a chiudersi serenamente. A volte, quello che sembra esserci sfavorevole sul lungo periodo potrebbe rivelarsi invece foriero di inaspettata positività. Temporeggiate e distraetevi con un orologio scenografico…

    HALDIMANN H1 Flying Central Tourbillon
    Cassa (39 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con scappamento proprietario, grande tourbillon volante centrale (17,8 mm Ø). Quadrante argenté, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Esemplare interamente realizzato a mano, senza l’ausilio di macchine Cnc.

    Bilancia

    Già il vostro segno mostra uno dei tratti distintivi della vostra natura: il senso di giustizia. Nel mese di dicembre potreste essere chiamati in causa, se non direttamente, come consiglieri o consulenti in vicende che vedono lesa una persona amica o un familiare. D’altronde, la vostra disponibilità caratteriale è certamente nota a chi vi circonda. Questo aspetto dei nati in Bilancia, la generosità nei rapporti umani, non deve però portarvi a dimenticarvi che dovete trovare dello spazio anche per voi e che non potete farvi carico di tutti i problemi del mondo. Approfittate dei giorni di festa per riposare, se possibile, evitando di farvi coinvolgere eccessivamente in preparativi che comportino fatiche, stress, corse dell’ultimo minuto. Resettate la vostra mente come fosse una rimessa all’ora di precisione.

    C by ROMAIN GAUTHIER Titanium Edition Five
    Cassa (41 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con ponti in titanio grado 5, autonomia di 60 ore, nuovo meccanismo stop-secondi, piccoli secondi. Quadrante in titanio grado 5 inciso a mano, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma. Edizione limitata di 38 esemplari.

    Scorpione

    Nati sotto il segno dello Scorpione, attenti! Secondo il vostro oroscopo di dicembre, le difficoltà di comunicazione della prima parte del mese potrebbero non solo riguardare la comunicazione verbale, ma anche la sfera non verbale. Potreste ferire, offendere o essere vittime di osservazioni malevole anche se state zitti, per esempio con l’esibizione di un’eccentricità inopportuna in occasioni formali o con espressioni facciali che possano infastidire gli interlocutori. La coda puntuta è la vostra arma di elezione, cercate di indirizzarla bene per evitare di danneggiare voi stessi. L’autostima è sempre necessaria, naturalmente, ma provate a utilizzare di più il dialogo, senza passare subito alla fase conflittuale. Controllatevi. E gratificatevi con un esemplare che fa della precisione la propria missione.

    FERDINAND BERTHOUD Chronomètre FB 3SPC
    Cassa (42,3 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con bilanciere a inerzia variabile e spirale cilindrica, indicazione dell’autonomia di 3 giorni, grande contatore dei secondi; con certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Quadrante sabbiato, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore.

    Sagittario

    Come lo Scorpione, anche voi nati sotto il segno del Sagittario siete dotati di un’arma: l’arco e le frecce. Risoluti e tenaci, entusiasti e leali, non siete però immuni in questo periodo dall’essere bersaglio, a vostra volta, di voci non sempre positive. Cercate il chiarimento in modo pacato e ben fondato: rimanderete così al mittente le insinuazioni menzognere. Non trascurate la vostra salute: meglio un controllo in più, che uno in meno. Tra il giorno 26 e la fine dell’anno potrebbe esserci un invito inatteso: avete lasciato alle spalle il vostro segno, cogliete la proposta e regalatevi un fuori programma interessante. Concedetevi un orologio fuori dagli schemi, che sappia esprimere tutta la vostra cultura orologiera – alla faccia di chi vi vuole male.

    DE BETHUNE DB28XP Kind of Blue
    Cassa (43 mm) in titanio grado 5 azzurrato lucido. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con spirale proprietaria, ruota di scappamento in silicio, indicazione dell’autonomia di 6 giorni lato fondello. Quadrante multivilello in titanio grado 5 azzurrato (incluso il ponte triangolare), con decoro Microlight sul fondo, lancette luminescenti, indici sferici, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore.

    Capricorno

    Il mese di dicembre vede l’inizio del vostro segno: le feste porteranno un po’ di trambusto nelle vostre abitudini. Voi nati sotto il segno del Capricorno, attenti e meticolosi, tendete a volte a voler troppo tenere tutto sotto controllo. Soprattutto durante le feste, un minimo di elasticità non significherà aver rinunciato alla propria personalità. Al contrario, vi permetterà di essere giudici meno severi soprattutto verso voi stessi, aggiungendo una nota più leggera alla vostra routine quotidiana. Dopo il Plenilunio, potrebbero esservi proposte occasioni di vario genere riguardanti la musica, la danza e le arti affini: il momento è ottimo per accoglierle positivamente. Concedetevi il sogno di un orologio a tema, che sappia incantarvi con i suoni e con le immagini…

    VAN CLEEF & ARPELS Lady Arpels Ballerine Musicale Emeraud Cassa (44,5 mm) in oro bianco, interamente tempestata di diamanti (7.49 carati in totale). Movimento meccanico a carica manuale, con indicazione delle ore ad andamento retrogrado, animazione su richiesta e dispositivo a suoneria (con carillon) che riproduce Pelléas et Melisande, Op. 80 di Gabriel Fauré. Quadrante rotante dipinto a mano con 5 ballerine, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in pelle di alligatore. Ispirato al balletto Jewels di George Balanchine.

    Acquario

    Indipendenti ed esploratori, voi nati sotto il segno dell’Acquario vi apprestate ad affrontare un mese interessante. A patto che evitiate gli eccessi: la tavola delle feste è sempre attraente, ma non si può indulgere troppo. Non rovinatevi il Capodanno con gli stravizi dei giorni precedenti. L’arrivo di una persona che viene da luoghi lontani riaccenderà in voi la voglia di viaggiare: vi attendono piacevoli momenti di scambio di esperienze e conoscenze. Il cielo vi è propizio per fare programmi: iniziate a organizzare il prossimo viaggio importante o la prossima avventura dello spirito, magari proprio quella che volevate fare prima del lockdown e che adesso, finalmente, potreste intraprendere. Conciliate il tutto con un esemplare da globetrotter che alluda all’Altrove.

    PATEK PHILIPPE Ref 5231G Ora Universale Alto Artigianato
    Cassa (38,5 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, con micro-rotore decentrato in oro rosa, con ore del mondo, indicazione delle 24 ore e funzione giorno/notte per i 24 fusi orari. Quadrante in oro con smalto cloisonné Grand Feu (Sud-Est asiatico e Oceania), vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore.

    Pesci

    Per i nati sotto il segno dei Pesci è in arrivo un mese positivo. Con un unico consiglio: non trascurate le precauzioni sul fronte della salute. L’oroscopo di dicembre prevede un possibile inizio con situazioni di stress, alle quali è necessario reagire in modo ponderato, evitando di accendere discussioni che, alla lunga, diventerebbero negative per voi anche se la ragione fosse dalla vostra parte. Una trattativa che state a lungo negoziando ha ottime probabilità di andare finalmente in porto, liberandovi da un pensiero che ingombrava la vostra mente da troppo tempo. Giove particolarmente favorevole aprirà nuove possibilità e vi permetterà di ampliare i vostri orizzonti. Favoritene l’azione con un orologio del tutto inusuale.

    MB&F HM11 Architect
    Cassa (42 mm x 23 mm di spessore) in titanio grado 5, rotante su un asse centrale. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con ponti Pvd blu, sistema di ricarica attraverso la rotazione della cassa, autonomia di 96 ore, tourbillon volante al centro. Tre display laterali con indicazione di ore e minuti, dell’autonomia residua, termometro meccanico; corona di carica della stessa forma conica, vetri zaffiri, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 25 esemplari, altrettanti in oro rosso.

  • Patek Philippe Ripetizione Minuti allarme Ref. 1938P

    Patek Philippe Ripetizione Minuti allarme Ref. 1938P

    Patek Philippe lancia una serie limitata dotata di un nuovo movimento esclusivo, in omaggio a Philippe Stern

    Per celebrare l’85° compleanno di Philippe Stern, Presidente della Manifattura dal 1993 al 2009 e attuale Presidente Onorario, Patek Philippe ha sviluppato un nuovo orologio a suoneria con ripetizione minuti e allarme che suona l’ora preselezionata sui due timbri del meccanismo di ripetizione. Questa serie limitata di trenta esemplari ospita un nuovo movimento esclusivo che non sarà mai più riutilizzato e si distingue per la cassa in stile Officier in platino e per il quadrante in smalto Grand Feu nero sul quale risalta il ritratto di Philippe Stern realizzato con la tecnica della pittura miniata su smalto bianco e grigio.

    Dalla sua fondazione nel 1839, la Manifattura Patek Philippe si è affermata per il suo virtuosismo nel settore degli orologi con suoneria, sia al passaggio (grande sonnerie, petite sonnerie) sia a richiesta (ripetizione). Nel 1989, in occasione del 150° anniversario della Manifattura, Philippe Stern (che in quell’anno ricopriva la carica di Direttore) segna il grande ritorno della ripetizione minuti in formato orologio da polso con il lancio del celebre calibro R 27 a carica automatica, il primo movimento di questo tipo interamente progettato e realizzato in house. Nel corso degli anni, la ripetizione minuti ritrova un posto d’onore nell’offerta di Patek Philippe, fino a costituire oggi la più ampia collezione di orologi da polso con ripetizione minuti in produzione corrente, con circa dodici segnatempo che propongono questa Grande Complicazione da sola o abbinata ad altre funzioni (grande sonnerie, petite sonnerie, tourbillon, calendario perpetuo, cronografo, Ora Universale, ecc.).

    Un omaggio a 85 anni di passione orologiera

    Per celebrare l’85° compleanno di Philippe Stern, Thierry Stern (rappresentante della quarta generazione della famiglia Stern, nominato Presidente nel 2009) ha deciso di rendere omaggio al padre realizzando una serie speciale di trenta orologi che ospitano un movimento inedito sviluppato esclusivamente per questo esemplare, e che non sarà mai più riutilizzato, e che recano la dicitura 1938, anno di nascita del Presidente Onorario. La scelta è naturalmente ricaduta sulla ripetizione minuti, la complicazione preferita da Philippe Stern, abbinata a una funzione sonora esclusiva: l’allarme che suona l’ora preselezionata. Questo sofisticato meccanismo faceva parte delle cinque funzioni sonore, nonché delle due novità mondiali brevettate, presentate nel Grandmaster Chime Ref. 5175, l’orologio da polso più complicato di Patek Philippe (20 complicazioni), dotato del calibro a carica manuale 300 “GS AL 36-750 QIS FUS IRM”, presentato nel 2014 in occasione del 175° anniversario della Manifattura. Il Patek Philippe Grandmaster Chime, entrato in collezione corrente nel 2016 con la Ref. 6300, contiene la grande sonnerie, la petite sonnerie, la ripetizione dei minuti, la ripetizione della data che suona il calendario a volontà e l’allarme che suona l’ora preselezionata.

    Una nuova sfida tecnica

    L’integrazione della funzione di allarme che suona l’ora preselezionata nell’emblematico calibro R 27 si è rivelata un compito di grande complessità. Lo sviluppo del nuovo calibro R AL 27 PS a carica automatica ha costretto gli ingegneri di Patek Philippe a ripensare completamente il meccanismo della ripetizione minuti per accogliere il sistema di allarme. La sfida consisteva nel realizzare un orologio che suonasse la ripetizione minuti e l’allarme sugli stessi due timbri classici, mantenendo il sistema di cursore alloggiato nel fianco sinistro della cassa, vera e propria firma visiva degli orologi con ripetizione minuti di Patek Philippe. Per riuscirvi, il movimento doveva essere in grado, dopo l’attivazione del cursore, sia di suonare istantaneamente l’ora visualizzata sul quadrante (in modalità ripetizione minuti), sia di mettere in attesa la suoneria fino a far corrispondere l’ora visualizzata con l’ora preselezionata (in modalità allarme). A differenza dei classici ripetizioni minuti nei quali la carica attraverso il cursore innesta istantaneamente il meccanismo di suoneria, l’aggiunta di un sistema di allarme significava che il bariletto della suoneria doveva poter essere disinnestato dal meccanismo di trascinamento dei componenti della suoneria (componente dei quarti, componente dei minuti, dito delle ore).

    Quattro nuovi brevetti

    Per via di questi vincoli tecnici è stato necessario aggiungere 227 componenti, tra cui un sistema di bascula e ruota a colonne per la selezione della modalità di suoneria e un dispositivo di fuso con scatto di suoneria utilizzato per scollegare temporaneamente la fonte di energia (tamburo del bariletto della suoneria) dal meccanismo della suoneria, un sistema che solitamente è riservato agli orologi dotati di grande sonnerie. Lo sviluppo del calibro R AL 27 PS ha dato luogo al deposito di quattro nuovi brevetti per meccanismi che consentono, in particolare, di passare in tutta sicurezza da una modalità di suoneria all’altra, mettendo in attesa la suoneria dell’allarme fino al momento opportuno, assicurando in ogni caso la corretta sequenza di colpi “ore, quarti e minuti” e garantendo che il bariletto della suoneria sia sempre completamente carico ogni volta che si attiva il cursore, in modo che l’orologio possa sempre suonare, se necessario, fino a 31 colpi per l’allarme (ore 12 e 58 minuti). Il bariletto della suoneria, inoltre, è stato dotato di una brida scorrevole per evitare qualsiasi sovratensione della molla.

    Estrema semplicità di utilizzo

    Come per tutti gli orologi complicati di Patek Philippe, la raffinatezza tecnica va di pari passo con la semplicità di utilizzo: una filosofia di design interamente customer oriented. Il pulsante alloggiato nella corona permette di selezionare la modalità di suoneria, visualizzata all’interno di una finestrella a forma di campana a ore 3. Quando l’orologio è in modalità ripetizione minuti (campana nera), l’utente può attivare il cursore in qualsiasi momento per ascoltare il suono delle ore, dei quarti e dei minuti trascorsi dall’ultimo quarto. Quando l’orologio è in modalità allarme (campana rossa), occorre attivare il cursore per caricare l’allarme (la campana passa dal rosso al bianco). Quando l’allarme è attivato e non ha ancora suonato (campana bianca), è possibile tornare alla modalità ripetizione minuti premendo il pulsante senza che la suoneria si innesti.

    L’allarme su 12 ore

    La regolazione dell’ora dell’allarme su 12 ore avviene a salti di un quarto d’ora grazie alla corona estratta in posizione intermedia e alla lancetta centrale stile “Breguet” in oro rosa che punta in corrispondenza della scala spolverata d’oro rosa sul bordo del quadrante. Per far risuonare il maggior numero possibile di colpi, l’allarme della Ref. 1938P-001 suona sempre due minuti prima dell’ora preselezionata. Per esempio, se l’allarme è impostato a ore 3, invece di tre colpi gravi (che potrebbero facilmente passare inosservati), l’orologio suona due colpi gravi, tre doppi colpi acuti-gravi e 13 colpi acuti, per un totale di 21 colpi. Un vero e proprio intermezzo musicale. La presenza dei sistemi di sicurezza previene qualsiasi danno in caso di errata manipolazione dell’orologio, come ad esempio l’attivazione ripetuta del cursore quando l’allarme è già attivato oppure la messa all’ora del movimento mentre l’orologio sta suonando.

    Il ritratto realizzato con la tecnica della pittura miniata su smalto Grand Feu

    L’omaggio a Philippe Stern prosegue sul quadrante in oro 18 carati che esibisce il ritratto del Presidente Onorario realizzato con la tecnica della pittura miniata su smalto bianco e grigio, su sfondo di smalto nero Grand Feu. Il quadretto pazientemente disegnato punto per punto è il frutto di uno di quei mestieri dell’alto artigianato che Philippe Stern si è sempre impegnato a perpetuare. Lo scorrere del tempo è scandito con eleganza dalle cifre applicate e dalle lancette dell’ora e dei minuti stile “Breguet” in oro bianco che contrastano con l’oro rosa della lancetta e della scala dell’allarme.

    Cassa in platino con cuvette incisa

    La cassa in platino interamente lucidata a mano esibisce un diametro di 41 mm. Con le sue anse diritte e le barrette avvitate, ricorda anch’essa una delle creazioni più amate da Philippe Stern: la serie limitata della Ref. 3960, un segnatempo in stile Officier che ricordava i primissimi orologi da polso dell’inizio del XX secolo, presentata nel 1989 in occasione del 150° anniversario della Manifattura. Il platino è stato scelto per la sua nobiltà, ma anche perché dal punto di vista acustico rappresenta la sfida più grande per un ripetizione minuti, se si vuole ottenere l’autentico “suono Patek Philippe” tanto apprezzato dagli intenditori. Come tutti gli orologi Patek Philippe in platino, la Ref 1938P-001 esibisce un diamante incastonato sulla carrure a ore 6. L’orologio è dotato di fondo cassa in cristallo di zaffiro protetto da una cuvette incisa a mano che reca la dicitura “À mon père, 85 ans de passion horlogère” (A mio padre, 85 anni di passione orologiera). Attraverso il cristallo di zaffiro si possono ammirare le curatissime finiture del nuovo calibro R AL 27 PS a carica automatica, in particolare i ponti e i martelli con angoli dorati e il mini-rotore rodiato in oro giallo 22 carati con angoli in oro giallo e incisione a mano laccata nera che riproduce la firma di Philippe Stern. L’elegante e confortevole cinturino in alligatore nero lucido con fermaglio déployant in platino completa l’insieme.

  • Quadranti cioccolato, una tendenza di ritorno

    Quadranti cioccolato, una tendenza di ritorno

    Qualcuno è stato presentato a Watches and Wonders, la scorsa primavera. Altri sono appena usciti, tra le novità di quest’ultimo trimestre. In ogni caso, la tendenza è forte e chiara, e non può essere sfuggita ai più attenti osservatori del settore: sono tornati gli orologi con quadrante color cioccolato. Sono tornati perché andavano di moda all’inizio del nuovo Millennio, attorno al 2006 per essere precisi, anche se solo il pubblico più agé se li può ricordare. Corsi e ricorsi dell’orologeria… Proprio come in passato, oltretutto, i quadranti cioccolato in realtà conoscono infinite sfumature di marrone: dal nocciola all’avana, dall’ocra scura al terra di Siena, dal castagna al cappuccino – solo per citarne alcune.

    Allo stesso modo, la varietà si riscontra anche nella tipologia di esemplari. I quadranti cioccolato sono un fenomeno trasversale alle funzioni (si ritrovano nei solo tempo come nei complicati) e ai segmenti di mercato (piacciono all’entry level come all’alto di gamma). Per questo qui sotto trovate modelli tanto diversi per genere e per prezzo: il chocotime è contagioso… Certo, il marrone non è un colore facile, c’è chi lo ama e chi lo detesta (lungi da noi l’intenzione di convincere chiunque a farselo piacere). Ma è indubbio che al polso attira l’attenzione, soprattutto se accostato ai toni più caldi dell’oro, in particolare all’oro rosa o rosso (vero o riprodotto con trattamenti di superficie).

    Ecco allora le nostre scelte in fatto di quadranti cioccolato. Di seguito abbiamo riunito le tante nuove uscite dell’anno, arricchite da qualche pezzo “classico”. Li abbiamo suddivisi per fasce di prezzo, e ordinati in modo decrescente, così da rendere più facile la consultazione in riferimento al proprio budget. Come sempre la nostra vetrina non vuole essere esaustiva di tutti gli orologi a tema disponibili sul mercato, ma solo “un assaggio” dei pezzi in vendita. Se a qualcuno ne venissero in mente altri, comunque, può sempre segnalarceli sui nostri social…

    Quadranti cioccolato oltre i 50mila euro

    BREGUET Marine Tourbillon
    Cassa (42,5 mm) in oro rosa, impermabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 581 di manifattura, con autonomia di 80 ore e dispositivo tourbillon. Quadrante soleil, lancette e numeri romani applicati in oro e luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 163.600 euro.

    PATEK PHILIPPE Aquanaut Chronograph Ref. 5968R
    Cassa (42,2 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CH 28‑520 C di manifattura, cronografo con funzione e datario. Quadrante soleil con motivo Aquanaut inciso, lancette, indici e numeri in oro, applicati e luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù a rilievo. 76.300 euro.

    Dai 50mila ai 10mila euro

    GERALD CHARLES Maestro 2.0 Ultra-Thin
    Cassa (39 x 41 mm; 8,7 mm di spessore) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro GCA 3002 realizzato in esclusiva da Vaucher Fleurier, sottile 3,7 mm. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma vulcanizzata. 33.800 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Fiftysix
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1326 di manifattura, con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, applicati come i numeri, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di vitello. 28.300 euro.

    BREITLING Top Time B01
    Cassa (41 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B01 di manifattura, con autonomia di 70 ore, cronografo con ruota a colonne e secondi continui; certificato cronometro dal Cosc. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle stile racing. 19.200 euro.

    ROLEX Datejust
    Cassa (41 mm) in acciaio Oystersteel, impermabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3235 di manifattura, con spirale paramagnetica, autonomia di 70 ore e datario istantaneo. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta in oro Everose, vetro zaffiro, bracciale Oyster in acciaio Oysterlsteel e oro Everose. Orologio personalizzabile, certificato Cronometro Superlativo. 14.150 euro.

    Quadranti cioccolato dai 10mila ai 1.000 euro

    OMEGA Seamaster Aqua Terra Shades
    Cassa (38 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Co-Axial Master Chronometer 8800, con datario; certificato dal Metas. Quadrante soleil, lancette e indici apllicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. 7.400 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Highlife Worldtimer Manufacture Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-718 di manifattura, con ore del mondo, funzione giorno/notte e datario a lancetta. Quadrante soleil con il globo in rilievo, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. Il packaging include un bracciale in acciaio. 4.295 euro.

    BAUME&MERCIER Clifton 10713
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic di manifattura, con ruota di scappamento in silicio, autonomia di 5 giorni e datario; antimagnetico fino a 1.500 gauss e con certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Quadrante sfumato con “mirino”, lunetta rivestita in oro rosa, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle dalla patina vintage. 4.200 euro.

    BELL & ROSS BR03 Golden Heritage
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatic, calibro BR 302, con autonomia di 54 ore e datario. Quadrante soleil, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in pelle. Il packaging include un secondo cinturino in tessuto nero ultraresistente. 3.990 euro.

    TUDOR Royal
    Cassa (38 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro T601, con datario. Quadrante soleil, lancette luminescenti, numeri romani applicati, lunetta scanalata in oro giallo,vetro zaffiro, bracciale in acciaio con link rivestiti di oro giallo. 3.710 euro.

    NOMOS GLASHÜTTE Club Sport neomatik 39 Tabac
    Cassa (39,5 mm, 8,7 mm di spessore) in acciaio, impermeabile fino a 20 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro DUW 3001 di manifattura, con scappamento proprietario (Swingh System Nomos) e piccoli secondi. Quadrante soleil, lancette, indici e numeri apllicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello personalizzabile, bracciale in acciaio. 2.820 euro.

    Quadranti cioccolato sotto i 1.000 euro

    POLICE Malawi
    Cassa (45 mm) in acciaio Ip brown, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo multifunzione. Quadrante mat, indici luminescenti, cinturino in pelle. 199 euro.

    DANIEL WELLINGTON St. Mawes Amber
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L con doppia placcatura in oro orsa. Movimento al quarzo. Quadrante soleil, cinturino in nappa. 189 euro.

    FOSSIL Cronografo Neutra
    Cassa (44 mm) in acciaio Ip oro rosa, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante soleil, cinturino in pelle. 169 euro.

    TIMBERLAND Ocean Plastic
    Cassa (44 mm) in plastica riciclata recuperata dagli oceani, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, cinturino in pelle con logo impresso. 99 euro.

  • Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Ci sono marchi e modelli di orologi che hanno uno status ben definito. Il Patek Philippe Calatrava è uno di questi. A che cosa pensi quando leggi questo nome? Cassa tonda, materiali preziosi, linee classiche, quadranti dai colori tenui e rassicuranti. Poi, un giorno, dalle parti di Ginevra decidono che è ora di sparigliare un po’ le carte, di divertirsi a mettere in crisi decenni di certezze. Di far perdere un po’ la bussola agli impallinati di alta orologeria.

    E lo fanno come? Estraendo dalla loro manica inamidata non un asso ma tre. Tre Calatrava (quasi) mai visti prima che allo scorso salone di Watches and Wonders hanno fatto strabuzzare non poco gli occhi e sobbalzare il cuore. Perché proprio lì, al cuore e agli occhi, parlano le Ref. 6007G-001, 6007G-010 e 6007G-011 del Patek Philippe Calatrava. Come? Con il colore.

    Questo quadrante non mi è nuovo…

    Volente e nolente, nemmeno la Manifattura ginevrina può – né vuole perché non avrebbe senso, aggiungo io – resistere alle nuove tendenze dell’orologeria quando si parla di sportività. Tuttavia segue la corrente a modo suo, perché se il Calatrava è l’epitome di un classico dress watch, nella forma che prende con il 6007G è tutt’altro che classico. E la cosa non è per nulla negativa.

    Così come non è del tutto nuova. Il “quasi” che trovate tra parentesi poche righe sopra nasce perché, quando ho visto i Calatrava 6007G nel privé di Patek Philippe a Watches and Wonders, mi è venuto alla mente un illustre precedente. Per celebrare la nuova manifattura inaugurata nel 2019, Patek Philippe lanciò nel 2020 un orologio simile, la referenza 6007A, anche se con cassa in acciaio e quadrante blu, in edizione limitata di 1.000 pezzi.

    Nei silenziosi corridoi della Manifattura devono essersi ricordati di quanto piacque quel pezzo. E di quanto il fatto di essere un’edizione limitata aveva rassicurato i puristi; i quali forse pensarono che certi dettagli poco Patek Philippe e molto moderni si sarebbero limitati a quei 1.000 pezzi, per poi lasciare il posto ai grandi classici. Ebbene, i puristi si sbagliavano.

    Quest’anno la Maison ha deciso di riproporre questo concetto con un nuovo movimento e una cassa in oro bianco. E tanto colore, almeno per gli standard di Patek Philippe. L’edizione 2023 del Calatrava 6007G è disponibile infatti con accenti giocosi in rosso (6007G-010), giallo (6007G-001) e azzurro (6007G-011).

    Il quadrante dei nuovi Patek Philippe Calatrava

    Proprio su uno dei tratti caratteristici della collezione – il quadrante dai colori rassicuranti – Patek Philippe ha deciso di fare il colpo di teatro. In manifattura sono partiti dal motivo in rilievo del quadrante del 6007A per realizzare un motivo a trama in fibra di carbonio nella parte centrale.

    A differenza di quello cui ci ha abituato la Maison, questo motivo non è lavorato a mano con tecnica guilloché, ma è stampato. Una scelta che potrebbe far storcere il naso ai puristi di cui sopra, ma che ha un innegabile vantaggio: mantiene il prezzo dell’orologio entro limiti accettabili. Ovviamente senza arretrare di un centimetro in termini di qualità e di risultato estetico. Vi assicuro che, visto dal vivo, ha una resa eccezionale.

    La trama ripetuta, una sorta di scacchiera in diagonale, crea ombre e riflessi che danno profondità al quadrante del Patek Philippe Calatrava. Poi la zona centrale è circondata da tre settori alternati con differenti lavorazioni, che migliorano la leggibilità delle informazioni.

    Settore per settore

    Il più interno, adiacente alla parte centrale a scacchiera, è un anello della minuteria a chemin de fer bianco, con gli indici delle ore triangolari colorati. Si distacca dal resto del quadrante per la sottile finitura concentrica e per il fatto di essere racchiuso da una scanalatura lucida. Proprio in corrispondenza della scanalatura gira la punta della lancetta delle ore, in perfetto equilibrio con il quadrante.

    All’anello dei minuti segue quello delle ore, con grandi numeri arabi in oro bianco applicati e la sottostante finitura a cerchi concentrici. Sia gli indici sia le lancette di ore e minuti sono riempiti di materiale luminescente. Anche l’anello delle ore è racchiuso da una sottile scanalatura lucida, alla quale questa volta si allinea la punta della lancetta dei minuti, in razionale corrispondenza con la disposizione di quella delle ore.

    L’ultimo anello contiene una minuteria in stile racing con tacche colorate che si alternano tra l’indicazione di un secondo e la successiva, per rendere la lettura del tempo la più precisa possibile. Dopo gli indici triangolari delle ore e la minuteria racing, il terzo tocco di colore è dato dalla lancetta dei secondi centrali.

    È tutto oro quello che luccica

    La cassa, dicevo, è in oro bianco, ha un diametro di 40 mm e uno spessore di 9,17 mm. Provato al polso sembra visivamente più grande, forse anche per la larghezza di 22 mm delle anse, non così usuale in rapporto a una cassa da 40. Una sorta di regola non scritta dell’orologeria consiglia infatti di dimezzare la larghezza delle anse rispetto al diametro della cassa. Stando a questa regola, qui avanzano 2 mm, ma vi assicuro che la vestibilità non ne risente.

    La finitura della cassa è completamente lucida, salvo una parte dell’anello di incassaggio sul fondello. Le linee sono morbide, bombate, specialmente nella lunetta e nelle anse avvolgenti, che rendono l’orologio comodo al polso. Una costruzione armonica nella quale l’unico elemento di “rottura” è la grande corona di carica con una profonda zigrinatura.

    Il calibro del Patek Philippe Calatrava 6007G

    Come ho scritto sopra, rispetto all’edizione limitata del 2020 i Patek Philippe Calatrava 6007G utilizzano come movimento il calibro di manifattura 26-330 S C. Non sto a ricordarvi gli alti standard tecnici e qualitativi dei calibri di Patek Philippe, ma in questo caso devo fare un accenno a ciò che, qui, fa la differenza: ossia la ruota che muove i secondi centrali.

    È stata fabbricata dalla manifattura utilizzando una tecnologia chiamata LIGA, acronimo delle parole tedesche Lithographie, Galvanoformung, Abformung. Si possono tradurre grossomodo come (mi perdonino i germanisti) “litografia, elettroformatura, stampaggio”. Si tratta di una tecnologia molto avanzata che consente di creare ruote con denti sottili e lunghi, attraverso un processo di stampaggio additivo anziché tagliando i denti delle ruote individualmente o stampandoli da un unico wafer. 

    Le ruote dei secondi così precise al micron e con i denti così sottili e lunghi danno al calibro il vantaggio di un movimento quasi privo di scatti della lancetta dei secondi. Nonostante il movimento lavori a 28.800 alternanze/ora con 35-45 ore di autonomia, il risultato è un moto della lancetta dei secondi fluido e molto bello da vedere.

    Il calibro 26-330 S C ha anche la funzione cosiddetta di hacking seconds, ossia la lancetta dei secondi si ferma quando si estrae la corona di carica. È qualcosa che siamo abituati a vedere diffusamente, ma Patek Philippe l’ha introdotta nei propri movimenti relativamente di recente.

    Giù le mani dal cinturino

    Una menzione speciale la merita il cinturino. Poveretto, di solito viene lasciato in fondo a ogni recensione e liquidato con pochi cenni, ma nel caso del nuovo Patek Philippe Calatrava vale la pena spendere qualche parola in più.

    È realizzato in pelle di vitello nero goffrata, con una trama in fibra di carbonio che richiama il motivo centrale a settori del quadrante, e cuciture in tinta con gli accenti colorati di indici e lancetta dei secondi. Indossando l’orologio se ne può apprezzare la fattura eccellente. A mio avviso, completa alla perfezione l’estetica d’insieme.

    In questo senso voglio rendergli giustizia, perché non ha ricevuto commenti sempre positivi. La trama in fibra di carbonio è stata considerata da alcuni colleghi quasi “economica”, fuori posto persino sul modello più dichiaratamente informale nella collezione Patek Philippe Calatrava. Quasi un pagare dazio all’abbinata trita e ritrita carbonio-sportività.

    Ebbene, per quanto possa valere un parere modesto e non richiesto come il mio, questo cinturino ha tutti gli elementi per soddisfare in pieno il Dna Patek Philippe. La qualità della pelle e della lavorazione, il fatto che completi alla perfezione il “pacchetto” dell’orologio, il comfort al polso basterebbero da soli a certificarne lo standing in linea con quella della Maison ginevrina.

    Perché Patek è Patek

    Per concludere, con la referenza 6007G i Patek Philippe Calatrava hanno portato in collezione qualcosa di inatteso e, proprio per questo, intrigante. Anche coraggioso, in un certo senso, perché non del tutto in linea con i gusti degli amanti del marchio.

    D’altro canto, però, proprio perché Patek Philippe sa di essere Patek Philippe, non è escluso che con queste referenze abbia pensato anche di poter aprire una nuova strada. Una strada verso la sportività che altri marchi storicamente formali saranno incoraggiati a perseguire. In questo caso, la maison ginevrina avrebbe ragione ancora una volta. 

    Se è vero che, come recita il payoff della campagna, “un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”, è anche vero che il Calatrava 6007G non incarna proprio l’idea dell’orologio indossato da padre o dal nonno e custodito per essere tramandato alle generazioni successive. La forza del Marchio è anche, e soprattutto, questa.

  • Oroscopo di ottobre. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di ottobre. Previsioni e orologi, segno per segno

    L’autunno è iniziato: l’oroscopo di ottobre ne evidenzia la natura di stagione di trasformazione. Tempo di rinnovamento, quindi: proviamo ad analizzare cosa succede nel cielo per cercare di orientarci meglio nella nostra quotidianità. Potremmo anche farci ispirare dall’orologio del nostro segno, tra pezzi iconici e modelli inediti, scelti per voi in funzione delle previsioni astrali.

    Ma per prima cosa, come di consueto, andiamo a esaminare i dati astronomici del cielo di ottobre.
    Il mese si apre con il Sole ancora nel segno della Vergine, che passerà in Bilancia il giorno 18. Il 1° ottobre si avrà una congiunzione di Luna e Giove nel segno del Toro, mentre lo stesso giorno Mercurio entrerà nel segno della Vergine per poi passare in Bilancia il 19.

    Da segnalare la presenza di Venere in Leone, per tutto ottobre: bellezza e forza in piena sinergia, quindi. Quasi per l’intero mese, poi, Marte transiterà in Bilancia, offrendo un quadro aperto a molteplici letture.
    Il giorno 10 terminerà il moto retrogrado di Plutone, in Capricorno. Il 14, eclissi solare: come sempre, un importante segno celeste.

    L’ultima decade del mese vedrà Venere nella Vergine in trino con Giove in Toro, e Mercurio nello Scorpione in trino con Saturno in Pesci. Un’ulteriore eclissi, stavolta lunare, il giorno 28 connoterà la fine del mese.
    Passiamo ora a esplorare come tutto questo andrà a riflettersi nei dodici segni zodiacali.

    Ariete

    Per voi nati nel segno dell’Ariete l’oroscopo di ottobre mostra segni molto positivi nella sfera della creatività. Che si tratti di un’intuizione fulminante o della maturazione di un progetto cui stavate lavorando da tempo, tutto è propizio per passare all’opera. Potrebbe essere un corso di aggiornamento, l’inizio di un’attività, la presentazione di un nuovo prodotto: adesso, è il momento giusto. La natura impetuosa dell’Ariete troverà un perfetto contraltare nei segni della Vergine e della Bilancia, denotati da metodo, ordine ed equilibrio. Assecondate la vostra inventiva con un orologio “artistico”, meglio se fatto su misura per voi.

    KONSTANTIN CHAYKIN Ristmons Clown
    Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro K07-0 di manifattura, con indicazione delle ore e dei minuti su dischi rotanti, fasi di luna. Quadrante guilloché, lunetta con lettering, vetro zaffiro, fondello inciso con un tendone da circo, cinturino in pelle di alligatore. Configurazione personalizzata, tempo d’attesa: 12 mesi. 30.000 euro.

    Toro

    Il mese si apre con Mercurio, pianeta della comunicazione, in Vergine. Se avete a che fare con presentazioni davanti a una platea, la stesura di articoli o il progetto di una campagna pubblicitaria, voi nati nel Toro avrete un periodo molto favorevole nella prima quindicina. Vale la pena approfittarne. La presenza di Giove nel vostro segno rafforzerà i vostri propositi e fornirà l’energia necessaria per superare qualche ostacolo sul cammino. Il mese sarà anche contrassegnato da una certa tendenza all’introspezione, quasi il bisogno di fare il punto su fatti e situazioni prima di prendere decisioni importanti. Per guardare dentro anche al vostro orologio, scegliete un modello squelette.

    PIAGET Polo Skeleton
    Cassa (42 mm) a coussin, in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1200 S1 di manifattura, ultrapiatto (2,4 mm di spessore) e interamente scheletrato, con micro-rotore decentrato, ponti colorati e decorati. Lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile con il bracciale in acciaio incluso nel packaging. 35.000 euro.

    Gemelli

    Per i nativi dei Gemelli l’oroscopo di ottobre prevede qualche problema di salute, a livello fisico o psicologico: importante, quindi, mantenersi in forma, fare vita attiva – con la giusta moderazione –, curare l’alimentazione ed evitare qualsiasi concessione alla gola o agli eccessi. Buoni i rapporti interpersonali: ritroverete vecchie conoscenze che si riveleranno preziose per nuove iniziative. Periodo eccellente per riorganizzare gli impegni, a breve e a medio termine. Per pianificare tutto, fatevi aiutare da uno smartwatch di ultima generazione. Magari prezioso, come voi.

    HUAWEI Watch Ultimate Gold Edition
    Smartwatch con cassa in oro 18 kt dagli elementi in ceramica, impermeabile fino a 10 atm. Display Amoled da 1,5 pollici con risoluzione 450 x 450 pixel, fino a 14 giorni di autonomia. Connettività Bluetooth e Nfc, Gps e tutte le consuete funzionalità hardware e software. Vetro zaffiro, bracciale in titanio annerito con link in oro 18 kt. 2.990 euro.

    Cancro

    I nati sotto il segno del Cancro in ottobre troveranno il periodo perfetto per intraprendere percorsi di crescita spirituale. Un incontro inatteso potrebbe aprirvi nuovi orizzonti. L’attenzione al vostro mondo interiore però non dovrà farvi dimenticare l’importanza degli aspetti più pratici: non trascurate la salute e cercate di condurre il più possibile una vita regolare ed equilibrata. Mese complessivamente all’insegna della buona stella, con la raccomandazione di evitare le relazioni tossiche – soprattutto con chi, a vario titolo, cercherà di drenare le vostre energie. Tenete d’occhio anche l’energia del vostro orologio, non si sa mai…

    A. LANGE & SÖHNE 1815 Up/Down
    Cassa (39 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro L051.2 di manifattura, con platina a 3/4, regolazione a collo di cigno, indicazione dell’autonomia di 3 giorni e piccoli secondi. Quadrante in oro argenté, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 37.000 euro.

    Leone

    L’oroscopo di ottobre segnala un mese intenso: cogliete le opportunità di migliorare la conoscenza di voi stessi sotto il profilo interiore. Evitate chi influisce su di voi con negatività, potrebbe disturbare la vostra natura solare. Vi verrà chiesto di assumere responsabilità e impegni: non abbiate timore di affrontare le sfide. Il periodo è propizio, vi attendono nuovi orizzonti. Valutate sempre con saggezza il reale carico di obblighi che andrete ad assumere, tenendo presente che dovranno essere rispettati. Procuratevi un orologio che sappia cadenzare il tempo di settimana in settimana.

    ARMIN STROM One Week First Edition
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro ARM21 di manifattura, con platina e ponti Pvd azzurro, doppio bariletto, autonomia di 7 giorni e piccoli secondi. Lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. Edizione limitata a 25 esemplari, 32.000 franchi svizzeri.

    Vergine

    Per i nati sotto il segno della Vergine il mese di ottobre sarà decisamente fortunato. Se saprete coniugare le vostre ambizioni (da qualche tempo un po’ latenti) con l’intensità di una volontà precisa, il successo non potrà mancare. Cambiamenti in arrivo sul fronte professionale. Sereni gli affetti. Si presenteranno opportunità che potrebbero diventare autentiche sfide: dovrete accoglierle con coraggio, potrebbero essere determinanti per il vostro futuro. Lasciatevi ispirare da un orologio altamente tecnico, audace e anticonformista.

    ULYSSE NARDIN Freak (X Ops)
    Cassa (43 mm) in titanio Dlc nero, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN230 di manifattura, con carrousel volante che ruota intorno al proprio asse, bilanciere, scappamento e oscillatore sovradimensionato in silicio, autonomia di 3 giorni. Indici luminescenti, carrure e anse in carbonio composito, vetro zaffiro, cinturino in tessuto. 34.600 euro.

    Bilancia

    Vi attende un mese caratterizzato dalla comunicazione. Stringerete nuovi rapporti, migliorerete la vostra rete di conoscenze personali e professionali, sarete chiamati a esprimervi mettendo anche a disposizione la vostra esperienza. Sarà però opportuno tenere ben distinte le sfere del lavoro e della vita privata, per potervi ritagliare situazioni di giusta distanza ed evitare di essere travolti da troppe attività mondane. Staccate ogni tanto la spina e ritrovate la gioia degli affetti. Scandite i momenti sereni con un esemplare dallo stile classico ma dal “cuore” tecnologico.

    H. MOSER & CIE. Endeavour Centre Seconds Vantablack®
    Cassa (40 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 200 di manifattura, con autonomia di 3 giorni. Quadrante in Vantablack®, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di kudu. 25.000 franchi svizzeri.

    Scorpione

    Sarà per voi un ottobre di riorganizzazione e di attenzione alla cura di sé e alla salute. Se non un mese di relax – le vacanze sono ormai terminate –, quantomeno un mese di riflessione, per affrontare con rinnovata energia la fine dell’anno e intraprendere con vigore e determinazione nuovi percorsi. Ottime occasioni per progettare viaggi futuri, per impostare nuovi progetti. Siate molto cauti nella scelta dei compagni di viaggio, in senso lato: evitate di farvi carico di chi conta su di voi per non assumersi le proprie responsabilità. Al contrario, potrebbe esservi estremamente utile un orologio da globetrotter…

    PATEK PHILIPPE Ora Universale 5230P
    Cassa (38,5 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 240HU di manifattura, con indicazione universale delle ore e funzione giorno/notte per i 24 fusi orari. Quadrante guilloché, lancette e indici applicati in oro, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di vitello. 73.930 euro.

    Sagittario

    Parola d’ordine: introspezione. Che vogliate affrontarla da soli, con l’aiuto di un terapeuta o il conforto di un amico fidato, è giunto il momento di portare alla luce antichi nodi che minano da troppo tempo la vostra serenità. Il processo di rigenerazione successivo, pur se non facile, darà eccellenti risultati. Rimarrete sorpresi per i cambiamenti positivi che presto riscontrerete. Non abbiate timore di guardare dentro il vostro animo: alla luce del sole, i fantasmi e le paure perdono consistenza e potrete incontrare la parte migliore di voi stessi. Mettete al polso un orologio che è un invito a percorrere strade non battute.

    ROGER DUBUIS Excalibur Spider Huracán Sterrato MB
    Cassa (45 mm) in carbonio Smc. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RD 630 di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 60 ore, bilanciere inclinato di 12°. Lancette e indici luminescenti, lunetta e corona in titanio Dlc nero, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù, intercambiabile. Realizzato in collaborazione con Lamborghini Squadra Corse. Edizione limitata a 28 esemplari, esclusività boutique, 76.500 euro.

    Capricorno

    Il vostro oroscopo di ottobre segnala un mese complesso, in cui situazioni non risolte o problemi di incomprensione con amici, familiari e colleghi potrebbero turbare la vostra serenità. Cercate di non farvi travolgere dalle situazioni: mantenete l’autocontrollo e un certo distacco per essere maggiormente obiettivi. Parlando in modo pacato e ascoltando con attenzione le ragioni della controparte, molte cose si risolveranno praticamente da sole. Non prestate orecchio alle malelingue e, nel dubbio, cercate sempre un confronto diretto. Concedetevi un acquisto de luxe per potenziare la vostra autostima e calmarvi i nervi.

    RICHARD MILLE RM 30-01 Automatico con rotore disinseribile
    Cassa (42 x 49,94 x 17,59 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RMAR2 di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 55 ore, rotore disinseribile e a geometria variabile, selettore di funzione, grande datario. Lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 50 esemplari. 185.000 franchi svizzeri.

    Acquario

    I nati sotto il segno dell’Acquario cominceranno a vedere segni tangibili dei risultati di attività iniziate molto tempo fa. Mese positivo, in cui sarete incoraggiati a profondere ulteriori energie nei vostri impegni, sostenuti dall’affetto degli amici sinceri e di chi vi ama. Un’amicizia potrebbe rivelarsi qualcosa di più profondo: siate pronti a cogliere i segnali. Siate giustamente orgogliosi del buon esito dei vostri sforzi ma non dimenticate di manifestare la vostra gratitudine a quanti vi hanno dato una mano o vi sono stati vicini lungo il percorso. Sappiate apprezzare anche il lavoro delle persone che realizzano l’alta orologeria…

    CZAPEK & CIE. Antartique Passage de Drake
    Cassa (40,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SXH5.01 di manifattura, con ponti scheletrati, autonomia di 60 ore, micro-rotore decentrato in platino (100% riciclato) e datario. Quadrante flinqué disponibile in 4 colori, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. Da commissionare sul sito ufficiale della Marca. 22.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Pesci

    Secondo il vostro oroscopo di ottobre, il momento è favorevole per impostare una strategia di crescita, soprattutto professionale. Valutate sempre con attenzione le persone con cui vorreste confidarvi: siate estremamente cauti. Per voi comunque il mese sarà carico di positività: vi giungeranno proposte inattese e constaterete che il buon ricordo lasciato tempo fa nei vostri interlocutori è stato il migliore investimento. Possibili cambiamenti sul fronte della casa, o degli immobili: acquisti, vendite o traslochi in vista. Favorite le operazioni con un esemplare “architettonico”.

    HYSEK Furtif Skeleton Blue
    Cassa (44 x 51 mm) in titanio e oro bianco. Movimento meccanico a carica manuale, calibro HW34 di manifattura, scheletrato e con ponti Pvd blu. Lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, anse rotanti, cinturino in pelle di alligatore. 23.600 franchi svizzeri.

  • Cronache dell’orologeria. News and previews 15/09/2023

    Cronache dell’orologeria. News and previews 15/09/2023

    Aste, mostre, corse d’auto, inaugurazioni di negozi… Al centro delle Cronache dell’orologeria di questa settimana ci sono gli eventi, selezionati per voi fra una serie di notizie e comunicati che confermano la vitalità del settore. Unica eccezione una curiosità, apparsa su Instagram e poi rimbalzata sui giornali, troppo ghiotta per essere tralasciata: se si avverasse, potrebbe essere the next big thing del prossimo futuro. Le Cronache dell’orologeria in fondo servono anche a farvi conoscere i pettegolezzi che girano nell’ambiente… Buona lettura.

    Imagine…

    Poco prima di morire, per il suo 40° compleanno, John Lennon ricevette in regalo da Joko Ono un Patek Philippe 2499 Cronografo con calendario perpetuo. Poi l’orologio sparì, pare rubato dall’autista turco, per riapparire nel 2014 nelle mani di un collezionista italiano di base a Hong Kong, che lo voleva far stimare da una casa d’aste di Ginevra. Dall’indagine sulla provenienza si risalì a Yoko Ono, che iniziò una battaglia legale contro il collezionista…

    – il quale dichiarò di averlo acquistato in buona fede da una casa d’aste tedesca (ora chiusa). Lo scorso 7 giugno, il Tribunale di Ginevra ne attribuisce la proprietà a Yoko Ono. La sentenza è pubblicata una settimana fa sul profilo Instagram di Arthur Touchot, manager di Phillips Auctioneer, il primo a ricicciare la faccenda. Vi immaginate cosa accadrebbe se il Patek di John Lennon fosse di nuovo messo all’asta? Potrebbe essere battuto per una cifra da capogiro, potrebbe battere il record del Rolex Paul Newman… Immaginate…

    Orologi giramondo

    FPJourne x Only Watch Chronomètre Furtif Blue

    Il 6 settembre è partito da Los Angeles il tour mondiale di Only Watch 2023. Che toccherà le maggiori capitali internazionali, dall’America all’Europa attraverso l’Asia e il Medio Oriente: New York (dove la collezione è esposta in questi giorni), quindi Hong Kong, Bangkok, Singapore, Dubai, e infine Ginevra, per l’asta di Christie’s del 5 novembre. Ma la tappa più vicino a noi è Montecarlo, dal 27 al 30 settembre, durante il Monaco Yacht Show. Se siete collezionisti, andateci: l’eccezionale raccolta di 62 prototipi e pezzi unici vi farà venire l’acquolina in bocca…

    Duplice impegno

    Un weekend impegnativo, questo, per Locman. Che, in veste di partner e cronometrista ufficiale, si deve sdoppiare su due fronti: il Gran Premio Nuvolari da un lato e dall’altro il Rallye Elba Storico. Come avevamo preannunciato, infatti, esordisce alla 33a edizione della gara di auto d’epoca mantovana, dove premierà l’equipaggio vincitore con un Montecristo Cronografo Automatico. Mentre, al 35° Trofeo cui presta il nome, riconferma il legame con il territorio e offre un esemplare personalizzato in edizione limitata. Mica male…

    Rarità storiche

    Foto Sotheby’s courtesy Science Museum London

    Il Clockmakers’ Museum del Science Museum di Londra ha inaugurato un nuovo programma di esposizioni annuali con la mostra Abraham-Louis Breguet: The English Connection, aperta fino all’8 settembre 2024. Realizzata in occasione del bicentenario della morte del genio dell’orologeria, che ricorre proprio nel 2023, ne racconta i rapporti con la clientela inglese altolocata e l’amicizia con John Arnold. Una ventina i capolavori esposti, fra cui l’esemplare n° 1297 (nella foto), un tourbillon a 4 minuti venduto nel 1808 a re Giorgio III. Da vedere.

    Meraviglie subacquee

    Sono stati annunciati ieri, con molto anticipo rispetto al consueto calendario, gli Ocean Photography Awards 2023. Che vedono Blancpain nel ruolo di partner – ormai è una tradizione – nonché di title partner di un premio in particolare. Vincitrice del primo premio è la fotografa cinese Jailin Cai, che ha ritratto un Nautilus di carta alla deriva su un bastone di legno (nella foto, un dettaglio). Mentre il Female Fifty Fathoms Awards è stato assegnato alla fotografa spagnola Merche Llobera. In gara immagini mozzafiato, come sempre. Da vedere

    Pezzi d’arte

    La collezione Serpenti quest’anno spegne 75 candeline. E Bulgari la celebra con la mostra 75 Years of Infinite Tales, che ne ripercorre la storia. Unica tappa europea: Milano, dall’11 ottobre al 19 novembre. Dove saranno esposti sia pezzi notevoli del passato, provenienti dagli archivi della Casa e da raccolte private, sia creazioni contemporanee e perfino modelli inediti. Non solo. Nella Serpenti Factory si troveranno le opere a tema realizzate da artisti di fama internazionale. N.B. La visita si può prenotare da oggi sul sito ufficiale. Organizzatevi, merita…

    Shopping sotto la Madonnina

    Si è svolta ieri l’inaugurazione ufficiale della nuova boutique milanese di Tudor. Aperta lo scorso giugno con la Gioielleria Ronchi, partner di lunga data del Brand ginevrino, si trova in via Manzoni 23, all’interno del famoso Quadrilatero della moda. Ed è uno spazio su tre piani, con tanto di zona lounge e minibar interno, che riflette negli arredi e nei colori (nero, bianco e rosso) l’identità Tudor. Durante l’evento è stato anche presentato il nuovo Pelagos FXD, che rende omaggio agli esemplari d’epoca per la US Navy. Ma questa è un’altra storia.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità…

  • Oroscopo di luglio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di luglio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Rieccoci puntuali, come all’inizio di ogni mese, a considerare gli influssi astrali un po’ per gioco e un po’ per davvero, a interrogare le stelle per le consuete predizioni orologiere. Quindi, cosa ci riserva l’oroscopo di luglio 2023?
    Per prima cosa chiediamo aiuto all’Astronomia, analizzando la situazione del cielo nell’intero mese ed esplorando come essa andrà a riflettersi sui nostri destini. Poi scopriremo quale esemplare interpreta meglio la situazione di ogni singolo segno dello Zodiaco.

    I transiti planetari

    Luglio sarà un mese caratterizzato da tanti moti retrogradi. I pianeti più lontani dal Sole, dal moto assai lento – in particolare Saturno, Nettuno e Plutone -, proseguono nel loro moto inverso, rispettivamente nei segni dei Pesci, Nettuno anche’esso nei Pesci (che peso!) e Plutone in Capricorno. Un’inversione significativa sarà quella di Venere, che dopo il moto diretto attivo fino al 23 luglio, cambierà direzione per ritornare sui suoi passi nel segno del Leone.
    I pianeti veloci ci riservano anche’essi mutamenti interessanti. Marte il 10 luglio passerà dal segno del Leone a quello della Vergine, mentre Mercurio dal proprio domicilio in Cancro sino all’11 luglio passerà nel Leone, per poi spostarsi in Vergine il giorno 28 dello stesso mese.
    Interessante notare la persistenza di Giove in Toro: avrà forte influenza, come sempre quando due calibri simili si rinforzano a vicenda.
    Passiamo ora ad esaminare cosa succede segno per segno, in questo oroscopo di luglio 2023.

    Ariete

    Mese propizio, tendenzialmente molto favorevole per i nati sotto il segno dell’Ariete, in particolare per chi ricopre mansioni al servizio della Pubblica Amministrazione. Buoni influssi per gli studenti, i docenti e i ricercatori che si apprestano a godere del meritato riposo. Positività anche sul fronte delle finanze personali, a patto che facciate sempre attenzione, per il vecchio principio di non abbassare mai la guardia. Salute complessivamente buona, forse qualche problema minore, come emicrania o un poco di stanchezza. Preparatevi a “staccare” con un orologio che sa di vacanze e sprizza “estate” da tutti i pori – o, meglio, dalle lancette al cinturino…

    SWATCH Neon to the Max
    Cassa in plastica di origine biologica. Movimento al quarzo Swiss made, cronografo con secondi continui. Quadrante in colori contrasto, vetro in plastica, cinturino in plastica di origine biologica. 150 euro.

    Toro

    Per i nati in Toro, luglio si apre sotto i migliori auspici sul fronte economico. Soprattutto nella seconda metà del mese però sarà meglio evitare discussioni con i superiori o in generale con le istituzioni. Qualche spesa inattesa potrebbe rendersi necessaria. Bene la salute, che non potrà che trarre beneficio da una maggiore attenzione verso una dieta sana e dal continuare, per chi già lo pratica, l’esercizio fisico costante. Le relazioni umane si consolideranno grazie alla presenza di Giove nel vostro segno. Per chi è impegnato in una relazione sentimentale, un consiglio: in caso di problemi, parlatene pacatamente con il partner e ascoltatene con attenzione le ragioni. Rinsaldate l’armonia di coppia regalandovi un pair watch.

    ZENITH Defy Skyline Boutique Edition
    Cassa (41 o 36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura: rispettivamente El Primero 3620 ad alta frequenza con 60 ore di autonomia, contatore al 10° di secondo e datario; Elite 670 con datario. Quadrante soleil motivo “volta stellata”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio – intercambiabile con cinturino in caucciù. 9.400 e 9.100 euro.

    Gemelli

    Mese interessantissimo, ma anche molto intenso, quello che si prospetta per i nati sotto il segno dei Gemelli. A cominciare dal lavoro e dai guadagni, che sono sotto buon auspicio ma richiederanno impegno, costanza e assiduità. L’oroscopo di luglio segnala miglioramenti in vista anche per quanto riguarda vecchi problemi di salute: approfittate della situazione astrale e cercate di dare una svolta a tutti quegli acciacchi che finora avete trascurato. È il momento buono. Amici, parenti e partner saranno ben disposti verso di voi: il consiglio (ovvio) è quello di contraccambiare, per poter consolidare affetti e sentimenti verso il vostro network di relazioni. Dotatevi di un conversation piece che possa essere oggetto di lunghe chiacchierate.

    Foto di sfondo Andrés Gomez courtesy Unsplash

    BULOVA Lunar Pilot
    Cassa (43,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo, calibro NP20 HPQ brevettato, ad alta frequenza (262 kHz), cronografo con secondi continui. Quadrante opaco con contatori azuré, lancette e indici luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, bracciale in acciaio. 579 euro.

    Cancro

    Un mese complesso per i nativi del Cancro. Per quanto riguarda lavoro e affari, difficoltà impreviste potrebbero ostacolare il raggiungimento di obiettivi che forse avevate dato per scontati. Attenzione a chi vi circonda, specie se si dichiara palesemente vostro amico e alleato. Il momento di passaggio di Mercurio dal Cancro al Leone, il giorno 11, sarà particolarmente critico. Grazie al Cielo, la situazione sarà positiva per la salute, anche se dovrete prestare attenzione a qualche problema tra le persone a voi più vicine. Relazioni sentimentali e amicizie suscettibili di potenziali fraintendimenti: chiariteli subito, per evitare che un piccolo dissidio si tramuti in un’inutile frattura. Procuratevi un orologio che sembra avere occhi per tutto…

    MB&F HM8 Mark 2
    Cassa (47 x 41,5 x 19 mm) in titanio grado 5 con CarbonMacrolon®, bianco oppure verde (foto in alto). Movimento meccanico a carica automatica, base Girard-Perregaux, con rotore ad alabarda spaziale e modulo delle ore saltanti bidirezionali e dei minuti scorrevoli, sviluppato in casa. Prismi in vetro zaffiro rilfettente con lente di ingrandimento integrata, vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. 73mila franchi svizzeri.

    Leone

    Fortissimi i nati sotto il segno del Leone, dice l’oroscopo di luglio, grazie alla loro creatività che sarà contrassegnata da una buona stella. Segnali di successo vi giungono dagli astri, ma vi mettono anche in guardia verso scelte troppo anticonservative. Cautela ma fiducia, quindi. Fino alla metà del mese salute eccellente, qualche strana sensazione di irrequietezza nelle due settimane seguenti, forse dovuta anche al carico di stress accumulato nel primo semestre. Una buona vacanza rimetterà tutto a posto. Amicizia e sentimenti anch’essi senza particolari problemi, anzi, in ulteriore miglioramento dopo metà mese. Se stavate pensando di fare qualche passo importante, è giunto il momento. Suggellate l’occasione con un esemplare altrettanto importante.

    PATEK PHILIPPE Golden Ellipse Ref. 5738P
    Cassa (34,5 x 39,5 mm x 5,9 mm di spessore) in platino. Movimento meccanico a carica automatica ultrapiatto, calibro 240 di manifattura. Quadrante soleil in oro, vetro zaffiro, fodello chiuso personalizzabile da un’incisione, cinturino in pelle di alligatore. 59.620 euro.

    Vergine

    Un mese caratterizzato da influssi altalenanti per le finanze e gli interessi lavorativi. Si alterneranno momenti positivi e negativi, anche se la fine del mese dovrebbe sorprendervi con buone novità. Salute tendenzialmente buona, possibili problemi di insonnia nella prima quindicina, anche correlati ai pensieri sui problemi economici appena descritti. Tenetevi stretti gli amici veri: potreste avere piccoli, non gravi screzi con il vostro partner – e il consiglio di un amico, che aiuterà a vedere le cose da un’altra prospettiva, si rivelerà prezioso. Siate meno impulsivi e irruenti anche se le situazioni e le persone vi porterebbero a cercare sfogo immediato. Scaricate l’aggressività nell’orologio: tutto nero, capace di osare, davvero pronto a tutto.

    Foto di sfondo Rob Martinez courtesy Unsplash

    IWC Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun
    Cassa (41,9 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm e con cassa interna in ferro dolce per la protezione dai campi magnetici. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6938 di manifattura, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e funzione day-date. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro bombato antidecompressione, fondello inciso, cinturino in caucciù, intercambiabile (sistema EasX-Change). 10mila euro.

    Bilancia

    L’oroscopo di Luglio 2023 consiglia ai Bilancia di avere pazienza: qualche disappunto possibile sul lavoro, per chi fa il dipendente; mentre i segnali sono positivi per chi è imprenditore, su piccola o grande scala. State alla larga dalla tentazione di prendere decisioni d’impulso. Mese senza particolari problemi di salute, forse qualche disturbo alla pelle e la necessità di curare l’alimentazione. Non indulgete in cibi spazzatura, anche se vi attraggono, e non lasciatevi tentare (magari dalla compagnia) a strafare. Per tutti: equilibrio, equilibrio, equilibrio. Siete della Bilancia, non scordatelo. Amici e amore stabili: le stelle saggiamente raccomandano di mostrarvi per come siete realmente. Farà al caso vostro un orologio in grado di mettersi letteralmente a nudo…

    BELL & ROSS BR 05 Skeleton Golden
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica scheletrato, calibro Br-Cal322 base Sellita 300-1a. Quadrante trasparente color oro, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale integrato in acciaio. 6.900 euro.

    Scorpione

    Mese ricco di prospettive per i nativi dello Scorpione: potenziali guadagni, molto interessanti, ai quali però dovrete contrapporre fermezza per non essere tentati, sulla scia dell’entusiasmo, di indulgere a spese inutili e stravaganti. Salute positiva: qualche rischio di dolori allo stomaco, quindi attenzione al cibo e soprattutto non fatevi tentare dalle bevute in compagnia. Bene i rapporti con parenti e amici. Per chi è impegnato stabilmente, nuovi elementi entreranno a consolidare ulteriormente la relazione. Possibilità in vista per chi è single – e magari non vorrebbe esserlo più. Affrontate nuovi contatti con cautela, ma al tempo stesso sincerità, soprattutto nei primi approcci. Indossate un “solo tempo” essenziale, leggero, nitido, incisivo.

    Bulgari Aluminium
    Cassa (40 mm) in alluminio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante argenté, corona e lunetta in caucciù, vetro zaffiro, cinturino in caucciù con raccordi in alluminio. 3.200 euro.

    Sagittario

    L’oroscopo di luglio 2023 prevede buone nuove e consolidamento di situazioni positive per i nati sotto il segno del Sagittario. Non ci sono novità particolari, tendenzialmente tutto procede in modo positivo. Buona anche la salute: attenzione a qualche piccola noia verso l’ultima decade del mese. Non trascurate nei, dolori articolari o fastidi vari: se dovessero presentarsi, andate subito a farvi controllare da uno specialista. Tranquille le relazioni con gli amici e la famiglia. Serenità tra le mura domestiche e per chi è alla ricerca dell’anima gemella: la disposizione astrale è particolarmente favorevole. Mettetevi in luce con un esemplare capace di catturare l’attenzione.

    SPEAKE-MARIN Dual Time Pink
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5 Dlc nero. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA02 di manifattura, con micro-rotore decentrato, secondo fuso orario, piccoli secondi e datario con indice ad andamento retrogrado. Quadrante traforato color Pantone 700C, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 28 esemplari, 42.578 euro.

    Capricorno

    La prima metà di Luglio porterà ai Capricorno risultati positivi, talvolta inattesi. Avanti tutta, quindi, sempre con intelligenza e senza mai farvi travolgere da sentimenti di onnipotenza. Il lavoro costante e l’impegno saranno premiati. Attenzione invece per tutto il mese ai segnali del vostro corpo: non sottovalutate l’improvviso insorgere di disturbi o l’eventuale peggioramento di sintomi. Nel caso, sottoponetevi a un buon check-up. Prime due settimane nella più totale tranquillità con il partner, qualche screzio nelle seguenti. Correte ai ripari usando tutta la vostra diplomazia e ricordatevi che fare sentire all’altro quanto sia importante per voi è sempre un’arma vincente. Evocate una full immersion nel vostro rapporto con un bel subacqueo.

    TUDOR Black Bay
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5602-U di manifattura, con 70 ore di autonomia; certificato cronometro dal Cosc e Master Chronometer dal Metas. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 4.360 euro.

    Acquario

    Per i nati sotto il segno dell’Acquario l’oroscopo di luglio preannuncia qualche difficoltà, fortunatamente superabile. Ostacoli professionali per chi lavora in aziende od organizzazioni, profitti un po’ deludenti per chi si occupa di affari. Tenete duro: lavorare sodo è l’imperativo di questo mese. Ovviamente, tutto questo si rifletterà sullo stato di salute: bruciori di stomaco, emicranie, mal di schiena dipendono dallo stress che andrete accumulando. Famiglia e relazioni soffriranno nel vedervi irascibile, irritato, stanco: gli amici veri capiranno, e aprir loro il vostro cuore sarà di grande conforto. Cercate di scaricare giorno per giorno la carica energetica negativa con l’attività fisica: procuratevi uno smartwatch che vi aiuti a monitorare la situazione.

    GARMIN epix Pro (Gen 2) Standard edition 42 mm
    Cassa (42 mm) in polimeri fibrorinforzati, impermeabile fino a 10 atm. Autonomia fino a 10 giorni, funzioni per corsa, golf, fitness, attività ricreative all’aperto, sport acquatici e di squadra, allenamenti animati, sci e mountain bike; monitoraggio della salute; navigazione Gps, torcia elettrica integrata e tanto altro. Display Amoled da 1,2″, touchscreen, ghiera e fondello in acciaio, Corning Gorilla Glass, cinturino in silicone. 949,99 euro.

    Pesci

    Le stelle suggeriscono ai Pesci di chiudere la saracinesca sulle attività quotidiane e prendersi un periodo di meritato riposo. Per chi si occupa di business, qualche ostacolo inatteso nella prima metà del mese ma situazione in netto miglioramento dopo il 15. Sempre nelle prime settimane, complici proprio le tensioni lavorative, la salute non sarà eccellente. Appena tutto migliorerà gli acciacchi scompariranno. In famiglia vi troverete coinvolti in qualche problema che metterà alla prova la vostra pazienza: calma e obiettività siano le vostre armi. Non lasciatevi manipolare: siate disponibili, ma non fatevi coinvolgere in giochi stabiliti dagli altri, in cui non siete che una pedina nella loro scacchiera. Affermate la vostra sicurezza con un esemplare dalla forte personalità.

    GLASHÜTTE ORIGINAL Seventies Chronograph Panorama Date
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 37-02 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 70 ore, cronografo con ruota a colonne, funzione flyback e grande datario. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 16.500 euro.

  • Watch Art Tokyo 2023: il mondo di Patek Philippe in mostra

    Watch Art Tokyo 2023: il mondo di Patek Philippe in mostra

    S’intitola Watch Art Tokyo 2023 ed è la più grande esposizione mai organizzata da Patek Philippe. All’interno del grattacielo Sankanku Hiroba, nel quartiere commerciale e finanziario di Nishi-Shinjuku della capitale nipponica, la Manifattura si mette in mostra fino al 25 giugno, con l’obbiettivo di far conoscere la cultura dell’Haute Horlogerie in un Paese che è da sempre uno dei propri mercati di riferimento.

    La tutela del passato

    Del resto perpetuare la tradizione fa parte della mission aziendale di Patek Philippe: nel senso che è sempre stato un compito prefissato dalla Manifattura. Per questo, in sede, Patek Philippe non solo perpetua il “saper fare” dei maestri orologiai, ma coltiva anche le tecniche ancestrali dei mestieri d’arte che ne sono il complemento. E per questo, fin dagli anni Settanta e Ottanta, ha realizzato mostre itineranti come La Main Créatrice e La Montre Ouvre d’Art per diffondere il patrimonio di sapere dell’orologeria meccanica in piena crisi del quarzo.

    Per rispondere a questo stesso scopo, negli ultimi 11 anni ha istituito invece il format delle Grandi esposizioni in giro per il mondo. Così, dopo Dubai nel 2012, Monaco di Baviera nel 2013, Londra nel 2015, New York nel 2017, Singapore nel 2019 (ce ne siamo occupati qui), è ora la volta della sesta ambiziosa esposizione, Watch Art Tokyo 2023 in corso appunto in questi giorni. Pensata ancora più in grande e con un allestimento ancora più spettacolare.

    La mostra Watch Art Tokyo 2023

    Nell’immensa hall di 3.200 metri quadri del grattacielo di Tokyo, illuminata dalla luce naturale che filtra attraverso un soffitto di vetro alto 25 metri e privo di pilastri di sostegno, Patek Philippe ha infatti ricreato parte della propria realtà. Ha realizzato una speciale scenografia che rievoca Ginevra, con tanto di orologio floreale che si staglia sul fondale del Lago Lemano con il caratteristico Jet d’Eau. E vi ha trasferito le suggestioni dei propri luoghi simbolo: la Manifattura di Plans-les-Ouates, la sede storica di rue du Rhône, il Patek Philippe Museum. Per restituire a 360° il fascino dell’Alta Orologeria.

    Il percorso espositivo, che copre una superficie di 2.500 metri quadri, si snoda così su diverse aree tematiche. Una sezione riunisce l’intera collezione corrente, in tutte le sfaccettature, da uomo e da donna, fra complicazioni e solo tempo. Una sala rivela i movimenti, progettati e realizzati “in casa”, con uno spazio dedicato alla produzione dei componenti e un altro al Dipartimento ricerca e sviluppo – così da inquadrare anche le innovazioni e lo spirito d’avanguardia che caratterizzano Patek Philippe fin dal 1839. E una sala si concentra sugli orologi a suoneria, non a caso intitolata Master of Sound.

    Oltre 500 gli esemplari e gli oggetti esposti, che illustrano il mondo della Manifattura in tutti i suoi aspetti. Ma alle vetrine si alternano anche i banchi di lavoro su cui i maestri orologiai e artigiani eseguono dimostrazioni dal vivo, per far comprendere le difficoltà dei propri métier d’art e le altissime competenze raggiunte. Detto questo, vediamo per sommi capi i principali comparti dell’esposizione.

    La collezione di Alto Artigianato

    Tutte le tecniche di smaltatura – Grand Feu, pittura miniata, cloisonné, champlevé… E poi l’incisione, il guillochage, il micro-intarsio di legno, l’incastonatura. I mestieri di alto artigianato tutelati e perpetuati da Patek Philippe sono tra i protagonisti di Watch Art Tokyo 2023. Che li racconta attraverso una quarantina di esemplari esclusivi, fra orologi da polso, orologi da tasca e orologi da tavolo, come le tipiche pendulette Dôme. Pezzi unici ed edizioni limitate ispirate alla cultura giapponese, ai soggetti caratteristici del repertorio storico-artistico del Paese del Sol Levante.

    Tanti i pezzi notevoli in mostra, mix di creatività e virtuosismo tecnico. Tra gli highlight, va almeno citata la pendulette Dôme Calligraphie, dedicata appunto all’antica arte calligrafica (Shodō, in giapponese), intesa come pratica del Buddhismo Zen, parte del cammino verso l’illuminazione in quanto unione fra mente e anima. Oppure gli orologi da tasca Kyudo (arte marziale basata sul tiro con l’arte) e Ritratto di un Samurai, che rendono omaggio all’Arte della guerra con le relative valenze estetiche, rituali, simboliche e morali.

    La collezione storica

    A Watch Art Tokyo 2023 c’è spazio anche per la storia secolare dell’orologeria in senso lato e per quella della Maison in particolare. In mostra trovano posto anche 190 pezzi provenienti dal Museo Patek Philippe di Ginevra, che eccezionalmente hanno lasciato le teche di rue des Vieux-Grenadiers 7 per essere esposti nelle vetrine di Tokyo. Per esempio l’orologio “da persona” a tamburo – portatile, diremmo oggi –, datato 1540.

    Vi si ritrovano quindi autentiche pietre miliari nella storia della misurazione del tempo, come il primo calendario perpetuo da polso di cui si abbia notizia, n° P-72 prodotto da Patek Philippe nel 1925. Ed esemplari che hanno segnato un’epoca: come il tasca con ripetizione minuti e 30 giorni autonomia n° P-1703 del 1918, appartenuto a James Ward Packard. O ancora il modello a pendente n° P-24 presentato alla regina Vittoria in occasione dell’Esposizione universale di Londra del 1851, visibile nella sezione Historical Owners.

    Le serie speciali

    Come già successo in passato con le precedenti Grandi esposizioni, la Manifattura ha creato appositamente per Watch Art Tokyo 2023 diverse edizioni limitate. Sei serie, per essere precisi, che riflettono le differenti collezioni in catalogo. Meritano almeno un cenno due novità tecniche, qui presentate in prima assoluta a livello mondiale: un’inedita Quadrupla Complicazione a carica automatica, la Ref. 5308P-010; e il primo Ora Universale con data indicizzata sull’ora locale, Ref. 5330G-010.

    Da segnalare anche l’esclusiva Ripetizione minuti con Ore Universali Ref. 5531R-014, con la mappa di un quartiere di Tokyo riprodotta sul quadrante. Una ricercata versione delle Fasi lunari da signora Ref 7121/200G-010 dal quadrante grigio perla. E due nuovi Calatrava Ref. 6127G-010 e 7127G-010, con la cassa da 36 e da 31 mm di diametro, che reinterpretano la tradizione degli orologi “a coppia” con sofisticate monocromie.

    Informazioni pratiche

    Concludo con qualche dettaglio per i fortunati che si trovano in Giappone e potranno visitare Watch Art Tokyo 2023 di persona. La Grande esposizione è aperta allo Shinjuku Sankaku Hiroba – come dicevo sopra – tutti i giorni dalle 10 alle 22 (ultimo accesso un’ora prima della chiusura). L’ultimo giorno, domenica 25, dalle 10 alle 17 (sempre con l’ultimo accesso un’ora prima della chiusura). Ingresso libero ma solo su prenotazione.

    Per chi, come me, non avrà il piacere di vedere fisicamente la mostra, segnalo invece il video presente sul sito ufficiale di Patek Philippe. Tanto per avere un’idea di cosa ci siamo persi…

  • Oroscopo di giugno. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di giugno. Previsioni e orologi, segno per segno

    Eccoci nuovamente con il nostro rendez-vous – un po’ per gioco, ma astronomicamente corretto – con le stelle per l’oroscopo di giugno. Nelle prime due decadi di questo mese, nella costellazione dei Gemelli incontriamo il Sole, che poi andrà in Cancro e muterà così le chiavi di lettura del cielo. Segno molto particolare quello dei Gemelli – anche se a dire il vero un po’ tutti lo sono -, caratterizzato da una duplicità con tanti significati simbolici ed esoterici.

    Prima di analizzare la situazione segno per segno, vediamo quindi quali saranno le disposizioni dei corpi celesti in questo mese che è la porta solstiziale dell’estate.

    I transiti planetari

    Il 4 giugno avremo una Luna Piena, insieme a una congiunzione di Mercurio e Urano. Un’altra bella congiunzione, questa volta di Luna e Saturno, si verificherà il giorno 10, mentre la Luna nel suo celere percorso incontrerà, congiungendosi, Giove il giorno 14 e, poco dopo, il giorno 16 Mercurio. Interessante anche il cielo del 17, in cui Saturno entrerà in moto retrogrado, mentre il solstizio del giorno 21 segnerà l’ingresso del Sole nel segno del Cancro. Subito dopo, e precisamente il 22, avremo una triplice congiunzione di Luna, Venere e Marte. Il mese terminerà con il giorno 30, che ci porterà l’inizio del moto retrogrado di Nettuno. Ma tutto questo come si rifletterà su di noi?

    Ariete

    Sempre vitali e carichi di energia e di fuoco, i nati sotto il segno dell’Ariete sapranno estrarre il meglio dal Plenilunio di inizio mese. Un’occasione per ricaricarvi, anche in vista della Luna Nuova del giorno 17, che vi costringerà forse a riprendere in considerazione alcuni dei vostri slanci, con una certa inclinazione introspettiva che non potrà che essere benefica, nel medio e nel lungo periodo. L’ingresso del Sole nel Cancro vi indurrà a concedervi qualche piacere e soddisfazione, soprattutto nei rapporti interpersonali e nella vostra relazione con l’ambiente, in particolare con il luogo in cui abitate. Potete vivere fantastiche avventure anche dietro casa: scegliete un esemplare ad alte prestazioni.

    JAEGER-LECOULTRE Polaris Mariner Memovox
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 956 di manifattura, con funzione di sveglia e datario. Quadrante soleil, grené e opalino, lancette, numeri e indici applicati luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio (in vendita con un secondo cinturino in caucciù). 22.700 euro.

    Toro

    L’oroscopo di giugno suggerisce ai nati sotto questo segno di cogliere i buoni e potenti influssi per sistemare cose di natura pratica. Una questione spinosa, un piccolo debito, una situazione trascurata potranno essere facilmente affrontati e superati nella prima parte del mese, mentre il momento migliore per intraprendere iniziative e assumersi impegni sarà quello della Luna Nuova. Le energie delle Arti della Guerra e dell’Amore si esprimeranno al massimo nella notte della triplice congiunzione: un’occasione da non perdere, qualsiasi sia il fronte su cui vi applicherete! Per favorire le ali ai piedi, procuratevi un orologio ad alta frequenza.

    CHOPARD Alpine Eagle Cadence 8HF
    Cassa (41 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 01.12-C di manifattura, ad alta frequenza (57.600 A/h, 8 Hz), con autonomia di 60 ore e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante decorato a raggiera, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in titanio grado 5. 22.100 euro.

    Gemelli

    Il giorno 17 inizierà il moto retrogrado di Saturno nei Pesci, altro segno doppio come peraltro i Gemelli, per cui particolarmente significativo. Comincerà un periodo di forti opportunità sul fronte lavorativo, o dello studio, in cui però – come sempre – saremo noi i protagonisti, con le nostre scelte e il nostro impegno. Il giorno 17 avrete anche Sole e Luna in prima casa: sperimenterete grandi energie nel piano della assertività. Sarete ascoltati, risulterete convincenti. Si tratta di un’occasione molto interessante per avviare progetti nuovi o portare a giusto compimento quelli in cui siete impegnati da tempo. Nel frattempo celebrate la vostra natura duplice con un doppio cronografo…

    CYRUS GENEVE Klepcys Dice Lime Carbon
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CYR718 di manifattura, con doppio cronografo indipendente. Quadrante traforato, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta in carbonio con fibre luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in titanio grado 5. Edizione limitata di 50 esemplari, 50.300 euro.

    Cancro

    Il Cancro è segno retto dalla Luna, per cui è ad essa che dovremo maggiormente guardare. La Luna Piena vi aiuterà nella ricerca di piccoli ma fondamentali piaceri quotidiani, innocue concessioni che saranno un vero balsamo per l’anima. Approfittatene, quindi, per uscire dalla ripetizione e dalla routine, cercando percorsi alternativi, in senso fisico e figurato, assaporando il senso di libertà che questa scelta comporta. Il Sole viene a farvi visita il 21, rendendo le giornate cariche ed estremamente potenti. Saturno retrogrado vi porterà a riprendere in considerazione letture, frequentazioni e studi che forse avevate accantonato. Il cambiamento di direzione si ripercuote in un cambiamento di visuale: comprenderete meglio che alcune cose veramente contano per voi e che è giunto il momento di rimettervi in cammino. Fatevi aiutare da un orologio dedicato al vostro “pianeta guida”…

    ARNOLD & SON Perpetual Moon 41.5 Gold
    Cassa (41,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A&S1512, con autonomia di quasi 4 giorni (90 ore), fasi di luna astronomiche. Quadrante Pvd blu con strati di lacca trasparente e decoro Raggi stellari, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 34.500 franchi svizzeri.

    Leone

    Segno retto dal Sole, unendo le vostre intrinseche caratteristiche alle energie del Plenilunio di inizio mese non potrete che raccogliere soddisfazioni da tutto quello per cui vi impegnerete. Il 17 porterà la necessità di un respiro più ampio: non di un vero e proprio rallentamento ma certamente di una ripresa, in considerazione di fatti, azioni e relazioni di cui ci sentivamo assolutamente certi, e che invece sarà meglio vedere da un angolo differente. Quantomeno, con meno passionalità e meno travolti dalla sfera emotiva. Contate sull’ausilio di un orologio che all’occorrenza sa anche sdoppiarsi.

    A. LANGE & SÖHNE 1815 Rattrapante
    Cassa (41,2 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro L102.2 di manifattura, con autonomia di 58 ore, cronografo sdoppiante con secondi continui. Quadrante in argento massiccio, argenté e con scala tachimetrica, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 200 esemplari, prezzo non comunicato.

    Vergine

    Il desiderio di fondo dei nati nel segno della Vergine, amanti dell’ordine e della pacatezza, si troverà al principio del mese a fare i conti con voci interiori che reclamano un cambiamento, un sovvertimento dell’ambiente, abitativo o lavorativo, un bisogno di libertà al quale sarà meglio dare ascolto. La Luna Nuova in Gemelli è un ottimo auspicio sul fronte professionale. Saturno retrogrado in settima casa, quella delle relazioni amorose, impatterà sul fronte sentimentale. Sarà importante misurare le energie, fra quelle che sarete realmente disposti a impegnare e quelle che invece dovrete serbare per voi stessi, tenendo sempre presente quanto sia importante imparare ad amarsi sinceramente. Mettetevi al centro e fate ruotare tutto attorno a voi: confidate in un esemplare che ve lo ricordi.

    GUCCI G-Timeless Planetarium
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro GGC.1976.DS realizzato in esclusiva, con tourbillon volante centrale (gabbia in oro rosa tempestata di diamanti), indicazione “danzante” delle ore tramite gemme rotanti (opali di fuoco, rubini, granati mandarino, tormaline rosa per un totale di 8.4 ct). Vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Prezzo non comunicato.

    Bilancia

    Considerate ciò di cui vi nutrite: cibo? Relazioni? Idee? Progetti? La Luna Piena in terza casa vi sarà d’aiuto per ridefinire ciò che costituisce la base fondante della vostra esistenza, forse anche per riequilibrare un po’ delle abitudini che, a lungo andare, creano scompensi. Segno d’aria, la Bilancia si ricarica in occasione della Luna Nuova. Nessun momento migliore per esplorare anche altre forme di pensiero, di filosofia, di visione del mondo che vi permettano di valorizzare il meglio di voi, sempre sotto il segno dell’equilibrio, ma anche con la capacità di aprirvi al mondo. Per connettervi con voi stessi e con gli altri, niente di meglio di uno smartwatch di livello.

    TAG Heuer Connected
    Cassa (45 mm) in titanio grado 2 Dlc nero. Sistema operativo Wear OS by Google, durata della batteria pari a un giorno intero (con diverse ore di sessioni sportive). Sensori: cardiofrequenzimetro, bussola, microfono, barometro. Display Amoled da 1,39 pollici, risoluzione 454 x 454 pixel (326 ppi). Lunetta in ceramica sabbiata, vetro zaffiro, cinturino in caucciù, intercambiabile. 2.600 euro.

    Scorpione

    La Luna Nuova del giorno 3 sarà particolarmente positiva per gli aspetti economici e finanziari. Volendo dare una lettura maggiormente simbolica, possiamo sempre ricordare che alla fine investire su noi stessi è sempre, alla lunga, la scelta vincente. A voi la chiave di lettura, nel vostro quotidiano. La Luna Nuova del Solstizio apre inattese possibilità, che si presenteranno però quasi celate. Andranno colte dai loro minimi segnali e, se ben coltivate, ripagheranno l’impegno profuso. Saturno retrogrado impone una pausa dopo un periodo di slanci, a volte eccessivi, invitando ad una riflessione sicuramente costruttiva. Favoritene gli influssi con un esemplare dalla doppia indicazione retrograda.

    VACHERON CONSTANTIN Patrimony Biretrogrado Giorno e Data
    Cassa (42,5 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 R31R7/3 di manifattura, con indicazione della data e del giorno della settimana con lancette ad andamento retrogrado. Quadrante spazzolato soleil, indici applicati, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. Prezzo non comunicato.

    Sagittario

    Con la Luna Piena in prima casa, questo mese è davvero importante per i nati sotto il segno del Sagittario. La Fortuna vi sorride e riuscirete in tutto quello che intraprenderete. La triplice congiunzione caricherà di forza e di amore ogni vostra decisione: niente di meno. Mese di realizzazioni ma anche di esordi e di meritate soddisfazioni. Con il passaggio del Sole in Cancro, dovrete prestare attenzione alle vostre voci interiori, accudire con cura il vostro Io più intimo, fermandovi per riconsiderare tutte quelle cose, o quelle idee, che finirebbero per danneggiarvi se le trascuraste o fingeste di ignorarle. Ampliate i vostri orizzonti, guardate dentro e fuori di voi: arricchite la vita di esperienze ed esplorate nuovi luoghi. Potrebbe servirvi uno strumento che alluda ai viaggi, fisici e mentali.

    CARTIER Santos-Dumont Squelette
    Cassa (31 mm) in oro rosso. Movimento meccanico “di forma” a carica automatica, calibro 9629 MC di manifattura, dalla costruzione scheletrata, con micro-rotore decentrato e personalizzato dal monoplano Demoiselle costruito da Alberto Santos-Dumont nel 1907. Lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, corona perlé con cabochon di zaffiro blu, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da settembre, 44.500 euro.

    Capricorno

    È il momento di riconsiderare molte cose, a partire da quello che veramente conta per voi. L’inizio del mese vi invita a ritirarvi in voi stessi, a ritrovare senso e valore di ciò che vi impegna sul piano quotidiano. L’oroscopo di giugno suggerisce ai nati in Capricorno di prendere tempo, di riguadagnare energie vitali, di considerare con obiettività quanto del vostro impegno e delle vostre energie siano realmente produttivi – e quanto, invece, non sia semplicemente sprecato per una poco oculata gestione della vita. Il Sole in Cancro apre la strada ai legami sentimentali e alle nuove amicizie. Il mondo delle relazioni si apre con il migliore degli auspici. Valorizzatevi con un esemplare che la dica lunga su di voi…

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Jumbo Extra-piatto
    Cassa (39 mm x 8,1 di spessore) in oro bianco, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7121 di manifattura, con datario. Quadrante grainé, lancette e indici applicati in oro bianco luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in oro bianco. 78.600 euro.

    Acquario

    Giugno inizia con segnali fortemente positivi sul fronte interpersonale. Che siano nuove amicizie, vecchi amici reincontrati, persone a noi veramente vicine o anche solo simpatici conoscenti, i nostri rapporti saranno potenziati e daranno a entrambe le parti soddisfazione e piacere. Saturno, il vostro pianeta, diventa retrogrado il 17 nella vostra seconda casa, quella del denaro e delle risorse. Necessario, quindi, prestare molta attenzione e oculatezza per saper ben discernere tra il piacere effimero di ciò che non è fatto per rimanere e la qualità che dura nel tempo. Prendete come esempio un orologio che mira a sfidare l’eternità…

    PATEK PHILIPPE Grande Complicazione Ref. 5316
    Cassa (40,2 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro R TO 27 PS QR di manifattura, con dispositivo tourbillon, ripetizione minuti, calendario perpetuo con fasi lunari e visualizzazione retrograda della data, piccoli secondi. Quadrante in vetro zaffiro metallizzato, indici applicati in oro, vetro zaffiro, fondello pieno o in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello dal motivo goffrato. Prezzo non comunicato.

    Pesci

    Segno doppio, come i Gemelli che occupano le prime due decadi di Giugno: anche se tendenzialmente freddi o meno comunicativi, voi nati sotto il segno dei Pesci sarete necessariamente riscaldati dalle energie del Plenilunio e poi del Solstizio. Attenzione alle persone cui deciderete di dare fiducia: un minimo di cautela, anzi, quasi una battuta d’arresto è proprio suggerita dal Saturno retrogrado del 17. Nulla di necessariamente negativo, ma un po’ di sana attenzione non potrà che aiutarvi a non cadere vittime di eccessi di ottimismo o di atteggiamenti più emotivi che razionali. Dall’ingresso del Sole in Cancro, il giorno 21, tutto sarà propizio affinché troviate soddisfazione in quei settori in cui esprimete al meglio le vostre passioni e, soprattutto, la vostra creatività. Lasciatevi ispirare da un esemplare “artistico”…

    HUBLOT Spirit of Big Bang Sang Bleu All Black
    Cassa sfaccettata (42 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB4700, dalla costruzione scheletrata. Quadrante in vetro zaffiro, vetro zaffiro sfaccettato, cinturino in caucciù. Realizzato in collaborazione con Maxime Plescia-Buchi “in stile” Sang Bleu. Edizione limitata di 200 esemplari, 31.800 euro.

  • Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Quando, a Watches and Wonders, ho avuto tra le mani il Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 di Patek Philippe, mi è venuta in mente una frase di Antoine de Saint-Exupéry. Dice: «La perfection est atteinte non pas lorsqu’il n’y a plus rien à ajouter, mais lorsqu’il n’y a plus rien à retirer». Che tradotta suona più o meno così: «La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere».

    Oltre a essere una delle star del salone ginevrino, il nuovo Travel Time di Patek Philippe è a mio avviso uno di quegli orologi di fronte ai quali si può solo stare zitti e guardare. Perché gli è stato tolto tutto ciò che non serve per essere memorabile. E nulla gli va aggiunto.

    Certo, poi è utile anche un minimo di spiegazione per provare a capire come mai è così unico, ma senza averlo al polso le parole hanno un’efficacia relativa. Io ci provo lo stesso, ma consiglio – dopo aver letto queste righe – di prendere un appuntamento da un concessionario e provarlo.

    Il viaggio secondo Patek Philippe

    Gli orologi destinati ai viaggiatori sono da tempo presenti nelle collezioni del Brand, fin da quando Patek Philippe, insieme a Louis Cottier, sviluppò il primo esempio di ore del mondo. In questo contesto, la funzione del doppio fuso orario Travel Time è l’interpretazione che il marchio dà del concetto di fuso orario multiplo. 

    Tra le numerose complicazioni disponibili nelle collezioni di Patek Philippe, il sistema Travel Time per la visualizzazione di un secondo fuso orario è diventato un classico, grazie anche alla sua praticità. Funziona con due lancette centrali, una delle quali può essere regolata all’indietro con scatti di un’ora. Abbinato a pulsanti per regolare il fuso orario aggiuntivo e spesso con gli indicatori di giorno e notte, è stato utilizzato in molti modelli.

    Il più noto probabilmente è l’Aquanaut Travel Time 5164A, ma gli si affiancano pezzi come il Calatrava Pilot Travel Time 5524G o 5524R, i Nautilus Travel Time Chronograph 5990/1A e 5990/1R. Senza dimenticare l’Aquanaut Luce Travel Time 5269, la Grande Complicazione Alarm Travel Time 5520P, il Calendario Annuale Travel Time 5326G e gli ultimi arrivati, i cronografi Calatrava Pilot Travel Time 5924G. 

    Questo nuovo Calatrava 24 Ore, però, è un’interpretazione del Travel Time che non è slegata da eleganza, classe e praticità, alle quali aggiunge un tocco di originalità e disinvoltura che ti puoi aspettare solo da Patek Philippe.

    Il Dna del Calatrava

    L’idea alla base di questo orologio è semplice: creare un modello per viaggiatori con l’elegante cassa di un Calatrava, un quadrante pulito, nessuna funzione aggiuntiva visibile, nessuna finestra o apertura. Solo l’aspetto raffinato associato da sempre a questa collezione. Da un punto di vista estetico, che cosa dire… obiettivo raggiunto.

    Se non fosse per la lancetta centrale in più, la ref. 5224R potrebbe quasi essere vista come un orologio solo tempo con il quadrante dei piccoli secondi al 6. Anche perché non ci sono pulsanti sul lato cassa e nessun correttore incassato nella stessa.

    Come abbia fatto Patek Philippe a rinunciare a tutto questo e a creare un orologio dall’eleganza sofisticata e semplice, è presto detto: con una visualizzazione originale del tempo che mostra contemporaneamente sul quadrante tutte le ore del giorno e della notte. 

    Se, normalmente, è comune avere l’ora di casa, o fuso orario aggiuntivo, visualizzata sulle 24 ore, nel Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 la lancetta dell’ora locale e quella dell’ora di casa ruotano insieme durante il giorno, su una scala di 24 ore. Le lancette dell’ora locale e dei minuti hanno un rivestimento luminescente, quella di casa è scheletrata. In questo modo, inoltre, non servono più le finestrelle per l’indicazione giorno-notte: basta una visualizzazione originale, ma non nuova.

    L’equilibrio del design

    Il design del Calatrava 24 Ore si ispira direttamente a un altro orologio della collezione, il Calendario Settimanale 5212A. Stesso design generale della cassa, lunetta sottile, angoli vivi, anse allungate e affusolate con profilo a gradino, che Patek Philippe chiama anse curve a doppio godron. Il nuovo 24 Ore Travel Time 5224R è però più grande della 5212A, con un diametro di 42 mm.

    Per la visualizzazione delle ore, invece, gli antenati più prossimi sono i Chronometro Gondolo realizzati all’inizio del XX secolo per il concessionario brasiliano Gondolo & Labouriau. Oggi, i designer li hanno resi più contemporanei e hanno privilegiato la leggibilità: l’indicazione di mezzogiorno è a ore 12 e non a ore 6, come accade spesso in questo tipo di display.

    Se sotto il profilo della visualizzazione il quadrante appare semplice, non lo è di certo dal punto di vista dell’esecuzione. Il colore blu navy lo rende molto elegante, senza per questo farlo diventare meno sportivo. Il giro delle ore e quello dei minuti sono entrambi marcati da una scala a chemin-de-fer, interna per le ore, esterna per i minuti. 

    I settori del quadrante sono lavorati con diverse finiture, che li distinguono e ne migliorano la leggibilità. La parte centrale è rifinita a cerchi concentrici, il giro delle ore ha una satinatura verticale, il contatore dei piccoli secondi è azzurrato ed evidenziato da una cornice in oro rosa.

    L’effetto wow è dato però dalla gran quantità di applique che popolano il quadrante. Tra indici, numeri arabi e cabochon si arriva a 44. Ciascuna di esse è in oro rosa e ha un rivestimento luminescente; il loro insieme dà all’orologio una tridimensionalità spettacolare senza affollare il quadrante, ma rendendolo elegante ed equilibrato.

    Il lavoro sul calibro

    Per quanto riguarda la meccanica, il Calatrava 24 Ore 5224R si affida a uno dei migliori calibri base automatici del marchio, il 31-260, da cui ha creato il 31-260 PS FUS 24H che anima questo orologio. Sviluppato inizialmente per il regolatore del calendario annuale 2011 in oro rosa, ref. 5235, il 31-260 è stato successivamente rielaborato nel 2021 per il calendario perpetuo in linea, la ref. 5236P.

    Patek ha dato a questo movimento di base una frequenza di 28.800 alternanze/ora e il 20% in più per la coppia bariletto-molla. È alimentato da un micro-rotore in platino, più pesante dell’oro – quindi con una migliore capacità di carica -, e ha una ruota di riduzione che disaccoppia il meccanismo di carica automatica quando si ricarica a mano l’orologio. In questo modo, si riduce l’usura dei componenti.

    Grazie alla sua particolare architettura, il calibro 31-260 PS FUS 24H ha consentito a Patek Philippe di mantenere un design essenziale, eliminando i classici pulsanti correttori dell’ora locale posti sul fianco sinistro della carrure. Al loro posto c’è un sistema brevettato di correzione tramite la corona, estratta in posizione intermedia (correzione avanti e indietro con incrementi di un’ora). Un dispositivo che riprende quello utilizzato nel 2022 nella ref. 5326G-001.

    Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001: per chiudere

    Per qualche dettaglio tecnico o estetico in più, vi rimando alle didascalie. Vi lascio con il prezzo e con una riflessione. Il vil denaro dice che servono 57.830 euro per mettersi al polso questo orologio. Un prezzo che è il combinato disposto di qualità del prodotto, modernità del lavoro di ricerca e sviluppo, preziosità dei materiali. Niente da dire. La riflessione vuole invece ragionare su una capacità unica posseduta da Patek Philippe. Quella di bilanciare stili e soluzioni presi dalla sua lunga storia con un’abilità fuori dal comune nel fiutare gli umori e gli amori di collezionisti e appassionati del marchio. Così crea orologi destinati a essere praticamente sempre un successo, come immagino sarà Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001. Nulla da togliere, nulla da aggiungere.

  • Maggio, un mese in asta. Con rarità milionarie

    Maggio, un mese in asta. Con rarità milionarie

    Maggio è un mese ricchissimo per le aste di alta orologeria, con Phillips e Christie’s a farla da padrone. Solo nel weekend appena passato, diversi appuntamenti a Ginevra tenuti dalle due case d’asta hanno portato a un totale di vendite da capogiro: quasi 100 milioni di franchi svizzeri. Merito degli orologi rarissimi finiti sotto il martelletto, sia di marchi top sia di brand indipendenti, e di una collezione speciale legata a Rolex e al Sultanato dell’Oman. Ma andiamo con ordine.

    Il boom di Phillips

    Ai vertici dei risultati Phillips in Association con Bacs & Russo, che nell’asta The Geneva Watch Auction: XVII ha totalizzato vendite per oltre 48 milioni di euro. Le stime pre-vendita erano state piuttosto caute e questo sembra aver suscitato interesse, in particolare per i lotti più rari e desiderabili.

    Tra gli highlight, i tre orologi che si sono spartiti il podio: nemmeno a dirlo, Rolex e Patek Philippe. Il lotto più pagato è stato il 102, un Rolex Daytona Ref. 6270 “The End Game” del 1988, venduto per 3 milioni e 690mila franchi (circa 3 milioni e 800mila euro), un esemplare in oro giallo con quadrante in pavé di diamanti, indici con zaffiri e lunetta con diamanti baguette. Segue il lotto 23, un Patek Philippe Ref. 2499 calendario perpetuo seconda serie in oro rosa del 1950, battuto per 3 milioni e 200mila franchi (circa 3 milioni e 300mila euro). Terzo posto per la stessa referenza di Patek, ma in oro giallo e datata 1951: 2 milioni e 360mila franchi (circa 2 milioni e 400mila euro).

    Merita un cenno anche il prototipo del Biver Carillon Tourbillon Minute Repeater in titanio con quadrante in ossidiana, battuto da Aurel Bacs in persona e in presenza dello stesso Jean-Claude Biver. La cifra raggiunta – 1 milione 270mila franchi – si commenta da sola.

    Christie’s milionaria

    Mentre venerdì 12 maggio Christie’s ha organizzato Rare Watches, che ha venduto il 98% dei lotti per un totale di 26 milioni e 513mila franchi svizzeri. Del totale degli orologi battuti, sei hanno superato il milione di franchi, quattro i 500mila franchi. Dispersi diversi pezzi vintage introvabili, ma a monopolizzare il podio ci ha pensato Patek Philippe. Medaglia d’oro al Lotto 84, l’edizione limitata in acciaio del Nautilus per Tiffany & Co. venduta per 2 milioni e 233mila franchi. Medaglia d’argento al Lotto 138, il Patek Philippe Ref. 3974 2497R venduto per quasi 2 milioni di franchi. Bronzo al Lotto 132, un Patek Philippe Ref. 2499 prima serie venduto per 1 milione e 618mila franchi (partiva da una stima tra 1 milione e 200mila e 1 milione e 800mila).

    Naturalmente i riflettori si sono accesi anche su Rolex, grazie a un’ampia selezione di pezzi realizzati per il Sultanato dell’Oman, ben sette. Ha spiccato il raro cronografo Daytona Ref. 6269 con lunetta incastonata di diamanti e quadrante e bracciale tempestati di diamanti e zaffiri, realizzato intorno al 1985 e venduto per 1 milione e 134mila franchi. Anche tutti gli altri sei pezzi vintage e moderni, ordinati una volta da Sua Maestà Sultan Qaboos Bin Said Al Said, sultano dell’Oman, che recavano l’emblema di Khanjar o la firma del sovrano, sono stati venduti.

    Asta da star per F.P. Journe

    Nella sezione dell’asta Independent Watchmakers si è fatto invece notare un orologio di F.P. Journe, confermando il grande interesse che la comunità internazionale di collezionisti continua ad avere per i pezzi del Maestro marsigliese. Il Lotto 96, un raro orologio da polso Tourbillon Souverain Ruthenium in platino, in edizione limitata, prodotto intorno al 2003, è stato battuto per circa 530mila franchi.

    E a proposito di F.P. Journe, il giorno dopo Rare Watches, è stata la volta della vendita The Art of F.P. Journe, la prima asta dedicata a un orologiaio indipendente vivente. Qui Christie’s ha venduto tutti i pezzi all’incanto, con un realizzo di 13 milioni e 665mila franchi, +175% sopra la stima base. 

    L’area Europa-Medio Oriente ha rappresento il 52% degli acquisti, seguita dalle Americhe con il 28% e dall’Asia-Pacifico con il 20%. Dato interessantissimo: il 29% degli acquirenti e offerenti era costituito da Millennial. Il lotto più caro della vendita è risultato un orologio da polso Tourbillon Souverain “Souscription 2/20” in platino, realizzato intorno al 1999 e battuto per 2 milioni e 707mila franchi.

    Il record di Sotheby’s

    Per passare da Sotheby’s Geneva, all’interno delle vendite della Luxury Week, lunedì scorso si è raggiunto un nuovo record mondiale con un Rolex Daytona “John Player Special” ref. 6241 del 1969 in oro giallo, battuto per 2 milioni e 238mila franchi. Sarà per l’effetto anniversario – quest’anno la collezione Cosmograph Daytona spegne 60 candeline -, sarà perché i quadranti Paul Newman sono i più desiderati sul mercato del secondo polso, sta di fatto che l’orologio ha superato tutte le aspettative. La stima iniziale infatti andava dai 600mila al milione e 200mila franchi…

    Al di là delle condizioni incredibilmente buone dell’esemplare, oltretutto mai revisionato in più di mezzo secolo di vita, nella valutazione finale ha giocato un ruolo importante la sua effettiva rarità. Questo modello è chiamato così per la particolare colorazione nero e oro, che rievoca quella dell’omonimo pacchetto di sigarette, nonché la livrea del Team Lotus F1 che l’azienda del tabacco britannica sponsorizzò negli anni Settanta e Ottanta. E pare che dei tremila esemplari della Ref. 6241 prodotti in totale da Rolex, solo 300 siano stati realizzati interamente in oro giallo; e fra questi, poche unità avevano l’ambito display John Player Special. Si comprende, insomma, perché l’asta si sia risolta in 8 combattutissimi minuti e 7 offerte differenti.

    Uno sguardo al prossimo futuro

    Ma il mese delle aste non è finito qui. Dal 18 al 30 del mese si tiene infatti l’asta Christie’s Watches Online: The Geneva Edit, con straordinari orologi legati dall’affinità tra alta orologeria e alta gioielleria. Un’ampia selezione dei pezzi all’incanto sarà esposta nel nuovo ufficio Christie’s di Ginevra tra il 22 e il 26 del mese. Tra questi, l’Astronomia Flawless Diamond di Jacob & Co., la cui stima è stata fissata tra 200mila e 400mila franchi.

    Intanto, il 23 maggio, Phillips organizza The Imperial Patek Philippe Sale, un’asta monotematica focalizzata sul Patek Philippe Calatrava Quantième Lunaire Ref. 46QL appartenuto all’ultimo Imperatore della dinastia Qing, Aisin-Gioro Puyi. Datato 1937, con la cassa in platino e il quadrante “roulette”, è un esemplare di cui finora non si conosceva neppure l’esistenza, ma dalla storia avventurosa, testimoniata da una ricca documentazione. Per approfondirla, vi rimando al sito ufficiale della casa d’aste. Qui mi limito alla quotazione iniziale: 3 milioni di dollari (americani).

    Capolavori da tasca per Christie’s

    Infine, ancora Christie’s chiuderà il proprio mese a Hong Kong con un’asta dedicata a preziosissimi orologi da tasca. Important Watches si terrà il 26 maggio e presenterà straordinari esemplari del XIX, XX e XXI secolo, tanto accattivanti quanto unici. Sarà un’asta dal vivo, nella quale si distingueranno, tra gli altri, due orologi ricercatissimi.

    Si tratta di un Audemars Piguet Ref. 25630 Grand Complication, con quadrante con pavé di diamanti, e il più antico “miniature watch” conociuto di Patek Philippe con una complicazione orologiera della leggendaria Maison di Ginevra, forse la più piccola mai realizzata.

    Il primo, numerato “001”, si ritiene sia un pezzo unico. Secondo gli archivi di Audemars Piguet, l’ébauche è stata acquistata da LeCoultre & Cie nel 1973, anche se probabilmente risale agli anni ‘30, uno dei secoli d’oro delle grandi complicazioni. L’orologio è stimato tra i 550mila e 1 milione e 100mila dollari di Hong Kong (65mila/130mila euro).

    Il secondo è una ripetizione minuti con un diametro di 24,5 mm, forse la più piccola mai creata dalla Maison. L’orologio è completamente nuovo sul mercato ed è rimasto nascosto al pubblico per 135 anni, dalla sua produzione nel 1888.

    Una nuova aggiunta agli orologi complicati storici del XIX secolo di Patek Philippe, descritta così dall’ex Direttore del Museo Patek Philippe, Arnaud Tellier: «Questo orologio in miniatura è uno dei più grandi successi di Philippe del XIX secolo. Era e rimane uno dei capolavori della manifattura ginevrina». Stimato tra gli 800mila e i 2 milioni e 400mila dollari di Hong Kong (94mila/280mila euro).

    Faraone protagonista a Milano

    In casa nostra, chiuderà il mese un importante appuntamento di Faraone Casa d’Aste. Gioielli e orologi delle maison più prestigiose come Cartier, Bulgari, Van Cleef & Arpels ma anche luxury good con borse Hermès. Questo il ricco ménu dell’asta in programma nel “Salotto Faraone” al Portrait Hotel di Milano il 24 maggio.

    Tra gli orologi più interessanti all’asta durante la sessione pomeridiana, il best in show – arrivato a catalogo chiuso – sarà un Rolex Daytona Special Edition (Ref: 1165994RU), con cassa e quadrante incastonati da un pavé di diamanti e rubini carré. Sotto il martelletto cadrà anche un Rolex Date Just Ovettone mille righe, anni ’50, con cassa in oro giallo.

    Sempre dello stesso periodo, un Patek Philippe Lady a carica manuale, con cassa da 14mm in oro giallo e cinturino a coda di topo nero, corredato di astuccio originale dell’epoca. Del decennio appena precedente, un Vacheron Constantin Ref. 47245/00R, 2005, con movimento automatico e calendario perpetuo, in oro rosa, con scatola originale e garanzia.

  • Aquanaut Luce Calendario Annuale: Patek Philippe stupisce ancora

    Aquanaut Luce Calendario Annuale: Patek Philippe stupisce ancora

    Valentino definì l’eleganza come «equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa». Lui disegna abiti, ma se disegnasse orologi potrebbe prendere questa frase e vestirci il nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale di Patek Philippe. Presentato a Watches & Wonders 2023, ha fatto subito parlare di sé per tanti motivi. Sicuramente per il fatto di chiamarsi con uno dei nomi più desiderati del marchio ginevrino, ma non solo.

    Perché l’Aquanaut è uno dei casi rari casi in orologeria in cui una collezione è diventata un mito nell’arco di pochi anni. Quando fu presentata, nel 1997, era figlia dei propri tempi, di quello scorcio di anni ’90 durante il quale il mercato del lusso ideò prodotti pensati per i collezionisti più giovani. Gli imprenditori del primo boom digitale, di quella bolla di internet che, prima di scoppiare, arricchì tanti di loro che all’epoca non erano nemmeno trentenni. Persone che si ritrovarono con una forte capacità di spesa ma con un alto di gamma che ancora rispecchiava i gusti dei loro padri.

    Dall’Aquanaut all’Aquanaut Luce

    Patek Philippe pensò a loro prendendo ispirazione dal Nautilus e creando il primo Aquanaut, la Ref. 5060A con cassa da 35,6 mm. Diversamente dal quadrante del Nautilus, caratterizzato dalle strisce orizzontali, quello dell’Aquanaut era un motivo a blocchi che ricordavano alla lontana una tavoletta di cioccolato. 

    Su di esso spiccavano i grandi numeri arabi riempiti di materiale luminescente, che staccavano l’orologio dalle altre collezioni del marchio. Per non parlare del cinturino in caucciù, un’altra prima per Patek Philippe. Lo caratterizzava lo stesso motivo a blocchi del quadrante, che dava un senso di continuità all’insieme.

    L’Aquanaut è stata la prima collezione di Patek Philippe dal lancio del Nautilus negli anni ‘70, seguita solo dalla Twenty~4 nel 1999. È passata attraverso poche ma significative complicazioni, come il cronografo della Ref. 5968A-001 o la funzione travel time della 5164A-001, per virare poi verso un pubblico femminile. È accaduto nel 2004 con l’Aquanaut Luce, distinta fin da subito non solo dalla meccanica sopraffina, ma anche dall’uso delle pietre.

    Piace a lei, piace a lui

    Dalle referenze al quarzo in acciaio con diversi colori di quadrante e cinturini abbinati alla Ref. 5268/200R-010 automatica in oro rosa con quadrante e cinturino color taupe, la collezione è sempre stata a dir poco luccicante. Punte di diamante (è il caso di dirlo…) le versioni Haute Joaillerie 5062/450R-001 e 5072R-001. E ora Patek Philippe che fa? Per la prima volta toglie le pietre dall’Aquanaut Luce e ci mette un bel calendario annuale dei suoi.

    Risultato? La nuova referenza diventa subito il sogno mica delle donne, ma dei collezionisti maschietti. Tanto che a Watches and Wonders, durante la presentazione delle novità del marchio a noi della stampa italiana, il presidente di Patek Philippe Thierry Stern ha scherzosamente definito l’orologio “a big mistake”. Un grande errore: creato per le mogli, ha fatto perdere la testa ai mariti. Ecco il vero motivo per cui ha fatto tanto parlare. Guardiamolo da vicino e non sarà difficile capire il perché.

    I dettagli del nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale

    Partiamo dal diametro della cassa: 39,9 mm. Alzi la mano chi la considera una misura femminile. Non vedo mani alzate. In effetti il rapporto tra la larghezza e la lunghezza da ansa ad ansa (47,35 mm) fa in modo che l’orologio si adatti molto all’uomo, o alla donna che ama taglie di cassa medie. Mettiamoci anche uno spessore di poco meno di 12 mm, notevolmente sottile per un calendario annuale, e il gioco delle proporzioni perfette è fatto.

    Il colore, secondo aspetto. Non ditemi che il grigio-blu del quadrante e del cinturino (che una volta si sarebbe definito blu avio e che io trovo bellissimo) non è una tonalità unisex. A contrasto con l’oro rosa della cassa e della lunetta, accende ancora di più la fantasia. Cassa e lunetta che sono lavorate secondo il più sontuoso savoir-faire di Patek Philippe. La satinatura verticale di quest’ultima diventa orizzontale sulla carrure, mentre i lati lucidi della lunetta si armonizzano alle anse e alle spallette proteggi corona.

    Ora sotto con il quadrante. Del colore e del motivo a blocchi ho già detto. Dei grandi numeri arabi in oro rosa riempiti di materiale luminescente, tipici dell’Aquanaut, anche. Sottolineo solo, per questi ultimi, il bel contrasto con l’oro della bordatura (così come per la finestra della data a ore 6), che li fa spiccare ancora di più sul grigio-blu di sfondo.

    Sia la lancetta dei secondi centrali, sia quelle dei contatori sono luminescenti; la prima è in una lega molto leggera di rame, nickel e stagno chiamata Pfinodal, le seconde in oro rosa. Queste due lancette mi portano dritto dritto ai due contatori e, da lì, al movimento del nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale.

    La complicazione del calendario annuale

    Che cos’hanno di insolito i contatori dei mesi e dei giorni della settimana? Gli intenditori lo avranno già capito: sono invertiti rispetto a quelli degli altri calendari annuali di Patek Philippe. Diversamente dal solito, troviamo a ore 3 i dei giorni della settimana e a ore 9 i mesi.

    Il calendario annuale brevettato è una delle combinazioni più classiche della Maison. Presentato per la prima volta nel 1996, vinse il premio di Watch of the Year in Svizzera. Merito dell’eccellenza estetica e tecnica con cui era costruito e di una complicazione considerata utile e facile da usare. Fece il suo esordio con il calibro 315 S QA e la Ref. 5035 in oro giallo e, negli anni, fu poi arricchito con altre complicazioni, tra cui le fasi lunari come nel caso del “nostro” Aquanaut Luce.

    Il calendario annuale deve essere corretto una sola volta all’anno, alla fine del mese febbraio. Per questo si colloca tra il calendario semplice, che richiede cinque correzioni l’anno nei mesi con meno di 31 giorni, e il calendario perpetuo, che non richiede alcun tipo di regolazione. 

    Diritto e rovescio

    Tutti quei calendari annuali di Patek Philippe, come ho scritto prima, hanno il contatore dei giorni della settimana a ore 9 e quello dei mesi a ore 3. Perché, quindi, nel nuovo Aquanaut Luce sono rovesciati? In questo caso non serve essere intenditori per sapere che la disposizione di ogni funzione sul quadrante ha il suo motivo meccanico al di sotto di esso. Nel caso del “nostro” orologio, i contatori sono invertiti perché il calibro è rovesciato all’interno della cassa rispetto al solito.

    Parlo del nuovo movimento automatico calibro 26-330 S QA LU con rotore centrale in oro 21 carati. È basato sul calibro 26-330, introdotto nel 2019 nel Calatrava Calendario Settimanale (Ref. 5212A), dotato del modulo calendario annuale con fasi lunari.

    Il calibro è dotato di una spirale Spiromax (se volete saperne di più, leggete qui) e del bilanciere Gryromax brevettato da Patek Philippe, oscilla a una frequenza è di 28.800 alternanze/ora, mentre l’autonomia va da un minimo di 35 e un massimo di 45 ore.

    Per inciso, parlando del Gyromax, ricordo che il bilanciere è quell’organo dell’orologio che, con le sue oscillazioni, regolarizza la velocità di rotazione del ruotismo. Maggiore è la sua libertà di oscillazione, maggiore è il suo isocronismo. Sulla corona del Gyromax sono infilati, a dura frizione su perni appositi, alcuni piccoli cilindri forati e tagliati. Ruotandone il taglio verso l’interno della corona si modifica il raggio di giro e si provoca ritardo, ruotandoli verso l’interno si anticipa.

    La lezione di Oscar Wilde

    Insomma, lo avrete capito, questo Aquanaut Luce Calendario Annuale mi piace. Come sempre, ho provato a motivare il mio parere con argomenti spero validi, perché basati sulla qualità ineccepibile di Patek Philippe: tutti sono capaci di dire “è bello” o “è brutto” senza spiegare il perché in modo circostanziato. E poi, a Watches and Wonders l’ho indossato con così tanta passione da suscitare gli sguardi sospettosi dell’addetto alla sicurezza che piantonava la porta della sala riservata in cui mi trovavo. 

    Il vantaggio del salone è soprattutto quello di far toccare gli orologi con mano, farli mettere al polso. Così ho capito perché questo calendario annuale pensato per le donne è in realtà terribilmente unisex e perché, nonostante la sua boutade, Thierry Stern sia contentissimo del “big mistake” di Patek Philippe.

    Del resto, come disse Oscar Wilde, «c’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé». Quanto è vero per l’Aquanaut Luce Calendario Annuale.

  • Gli orologi di W&W 2023 che ricorderemo. E qualche sensazione

    Gli orologi di W&W 2023 che ricorderemo. E qualche sensazione

    Tempo di bilanci per Watches and Wonders Geneva 2023. La manifestazione sul Lemano ha chiuso i battenti domenica scorsa e ha già divulgato risultati positivi. Ma, al di là dei dati ufficiali, a noi interessa raccontarvi com’è andata, qual era l’atmosfera, cosa abbiamo visto la scorsa settimana al Palexpo. E soprattutto quali sono gli orologi di W&W che ci hanno colpito di più.

    Tu chiamale se vuoi… emozioni

    Sia chiaro: se volete sapere i numeri, non avete che da leggere l’esaustivo comunicato stampa, trasmesso ieri e da noi pubblicato proprio stamattina. In questa pagina non vi racconteremo quanti giornalisti hanno partecipato, quanti post sono usciti sui social media, quanti visitatori ci sono stati in totale. Ricordiamo solo che per due giorni il Salone è stato aperto al pubblico più vasto, composto da appassionati ma non “addetti ai lavori”. Qui troverete invece le nostre impressioni, maturate nei quattro giorni trascorsi fra sessioni collettive di touch & feel e incontri one-to-one (mo’ basta però con ‘ste inglese).

    Serena operosità. Ottimismo più che cauto. Soddisfazione palese. Sono alcune delle sensazioni – nette, quasi tangibili – che si potevano cogliere nell’aria, soprattutto in alcuni stand. E, a proposito di stand, quest’anno erano più sontuosi e scenografici che mai, almeno rispetto al “vecchio” Sihh. Forse per non sfigurare al confronto con quelli, mastodontici, trasferiti qui da Baselworld. Ecco quindi design curatissimi, grandi installazioni, automobili di ogni tipo, perfino gorgoglianti fontane… Gli investimenti ci sono stati di certo, a conferma che le cose poi così male non vanno. Anzi.

    Un altro indicatore è stata anche la presenza di qualche celebrità. Personalmente abbiamo visto Julia Roberts, Reinold Messner e Jean Todt, ma sappiamo che sono passati anche David Beckham, Roger Federer, Eileen Gu, più qualche asiatico meno conosciuto alle nostre latitudini. Giusto per la cronaca. Non vi elenchiamo invece i volti noti dell’orologeria (italiana e non) che abbiamo incontrato nei corridoi. Praticamente c’erano tutti, perfino quelli che in teoria non bazzicano più nell’ambiente… Vederli lì non è stata certo una sorpresa, ma solo la riprova che Watches and Wonders Geneva è ormai la fiera per eccellenza, almeno nel mondo occidentale.

    I 15 orologi di W&W, secondo noi

    Ma parliamo di orologi. Una premessa è d’obbligo: ci concentriamo solo sulle marche presenti a Watches and Wonders, non prendiamo nemmeno in considerazione quanti esponevano altrove – nei tanti eventi privati in città o a Time to Watches. Di seguito quindi troverete gli orologi di W&W più memorabili per noi, 15 per l’esattezza Perché proprio 15? Perché i canonici 10 sarebbero stati troppo pochi, considerato che gli espositori erano 48, e la selezione quasi impossibile, visti anche gli equilibri fra i gruppi e le grandi case indipendenti. Allora, ecco gli orologi di W&W secondo noi. Quelli più rappresentativi del Salone, quelli che crediamo lasceranno un segno e saranno ricordati anche in futuro come “gli orologi dell’anno”. Una scelta poco oggettiva, certo, dettata dai gusti personali sempre discutibili. Necessariamente incompleta e molto lontana da un reportage esauriente.

    Ma considerate questa vetrina come un semplice aperitivo, dato che ciascuno dei “nostri” orologi di W&W meriterebbe un approfondimento. Tranquilli, lo faremo sicuramente a tempo debito, man mano che questi esemplari arriveranno nei negozi. O almeno ci proveremo. Così come nei prossimi mesi daremo spazio anche ad altre novità non inserite qui di seguito, e nei giorni scorsi ne abbiamo già presentate altre. Un’ultima considerazione. Per ognuno degli orologi di W&W prescelti troverete anche la motivazione: perché ci sono piaciuti, cosa avevano di bello, particolare, notevole. E le consuete informazioni “di servizio”. Necessarie, visto che gli orologi vanno sì ammirati, sognati, ma soprattutto – se possibile – vanno comprati…

    Gli orologi di W&W, secondo noi

    A. LANGE & SÖHNE Odysseus Chronograph
    Cassa (42,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L156.1 Datomatic, con ruota a colonne, massa oscillante traforata, lancetta centrale dei minuti crono e dei secondi crono (rossa), sistema di azzeramento delle funzioni crono, indicazione della data e del giorno della settimana in apposite finestrelle, secondi continui a ore 6. Quadrante grené al centro, azuré lungo il perimetro (idem nel sottoquadrante), lancette in oro e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 100 esemplari. Prezzo non disponibile.
    Perché: Per la danza delle lancette centrali durante il reset. Ipnotica, suggestiva, mai vista prima.

    CARTIER Santos-Dumont
    Cassa in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 9629 MC, scheletrato, con micro-rotore decentrato. Lancette azzurrate alla fiamma, corona con zaffiro blu cabochon, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da giugno. 41.000 euro circa.
    Perché: È ancora “figlio” dell’idea di scheletratura di Carole Forestier-Kasapi, ma con l’aeroplanino “vecchio stile” sul rotore diventa un gioco.

    CHOPARD Alpine Eagle 41 XPS
    Cassa (41 mm x 8 di spessore) in Lucent SteelTM, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.40-L, ultrapiatto (3,3 mm di spessore), con microrotore decentrato in oro giallo 22 kt, autonomia di 65 ore (esclusiva tecnologia Chopard Twin), piccoli secondi. Quadrante in ottone stampato con motivo “iride di aquila”, lancette e indici in oro, applicati e luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, braccaile in Lucent SteelTM. Certificato dal Cosc e dal Punzone di Ginevra. 24.400 euro.
    Perché: È simbolo dell’impegno della Maison verso l’ambiente. Serio, responsabile, efficace.

    HUBLOT Big Bang Integrated Tourbillon Full Carbon
    Cassa (43 mm) in fibra di carbonio e Texalium. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB6035, scheletrato, con dispositivo tourbillon, microrotore decentrato, autonomia di 3 giorni. Quadrante in vetro zaffiro, lancette e indici applicati luminescenti, fondello in titanio microbillé con oblò in vetro zaffiro, bracciale integrato in fibra di carbonnio e Texalium. Edizioni limitata di 50 esemplari, 132mila euro.
    Perché: Con i suoi 68 g di peso totale, è davvero impressionante…

    IWC Ingenieur Automatic 40
    Cassa (40 mm) in acciaio lucido-satinato, impermeabile fino a 10 atm e con cassa interna in ferro dolce. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 32111, con autonomia di 5 giorni e datario. Quadrante Tapisserie, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, bracciale integrato in acciaio lucido-satinato. In vendita da fine aprile solo nelle boutique monomarca, 13.000 euro.
    Perché: È una rilettura in chiave attuale di un grande classico. Mooolto ben riuscita, per dettagli ed ergonomia.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Chronograph
    Cassa reversibile (29,9 x 49,4 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 860, con indicazione di ore e minuti su entrambi i quadranti, cronografo con ruota a colonne, indicazione dei 30 minuti crono con lancetta ad andamento retrogrado. Quadrante frontale satinato soleil, scheletrato sul retro (nella foto), lancette crono azzurrate alla fiamma, indici applicati, vetro zaffiro su entrambi i lati della cassa, cinturino in tessuto e pelle più cinturino aggiuntivo in pelle di vitello, realizzati da Casa Fagliano. 24.400 euro.
    Perché: Mostra il cronografo solo quando serve. L’altro quadrante, a contrasto, è nero, sobrio, minimale…

    PANERAI Radiomir California PAM01349
    Cassa (45 mm) in eSteel brunito, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro P.5000, con autonomia di 8 giorni. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro bombato, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello Ponte Vecchio. Edizione limitata di 600 esemplari, in vendita da giugno, 12.500 euro.
    Perché: Per il mix ben congegnato fra lo stile vintage – pulito, militare, privo di logo – e i materiali / le tecnologie contemporanee.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Minute Rattrapante
    Cassa (40 mm) in acciaio lucido-satinato, impermeabile fino a 6 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF052, con micro-rotore decentrato in oro rosa 22 kt, lancetta dei minuti sdoppiante. Quadrante guilloché Grain d’orge, lancette scheletrate in oro rodiato e oro rosa, lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio lucido-satinato. In vendita da settembre, 31.200 euro.
    Perché: Quando lo sdoppiante non è in uso, sembra un elegantissimo “due lancette”. Ma poi sorprende…

    PATEK PHILIPPE Calatrava Ref. 5224R-001
    Cassa (42 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 31‑260 PS FUS 24H, con micro-rotore decentrato in platini, secondo fuso orario – ora locale e ora di casa sulle 24 ore -, piccoli secondi. Quadrante con striature circolari al centro, giro delle ore satinato circolare, contatore dei piccoli secondi azuré; lancette, numeri e indici applicati in oro, luminescenti; vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello con finitura nabuk. 57.830 euro.
    Perché: È facile da usare, immediato da leggere, tecnicamente superiore. Semplicemente geniale.

    PIAGET Polo Perpetual Calendar Ultra-Thin
    Cassa (42 mm x 8,65 di spessore) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1255P, ultrapiatto (4 mm di spessore), con micro-rotore decentrato, calendario perpetuo e fasi di luna. Quadrante con motivo “gadroon”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile con un cinturino in caucciù. 61.000 euro.
    Perché: Riesce a conciliare la complicazione con la sottigliezza. Un QP di rara eleganza.

    ROLEX Oyster Perpetual Cosmograph Daytona
    Cassa (40 mm) in platino lucido, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 4131, con autonomia di 3 giorni, scappamento Chronergy, spirale Parachrom antimagnetica, massa oscillante traforata in oro, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Quadrante soleil, lancette in oro e indici applicati luminescenti (Chromalight), lunetta in ceramica (Cerachrom) con scala tachimetrica, vetro zaffiro, inedito fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale Oyster in platino lucido-satinato con sistema rapido di allungamento (Easylink). Certificato Cronometro Superlativo. 78.300 euro.
    Perché: Spegne 60 candeline. E si presta a una citazione letteraria: “Bisogna che tutto cambi, perché tutto rimanga com’è…”.

    TAG HEUER Carrera Chronograph “Glassbox”
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro TH20-00, con autonomia di 80 ore, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e datario. Quadrante spazzolato con scala tachimetrica perimetrale, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro a box, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle. 6.500 euro.
    Perché: Per il design straordinario, privo di lunetta e con quel vetro zaffiro bombato che evoca i Plexiglas dei Carrera d’antan. Un modo speciale per celebrare i 60 anni della collezione…

    ULYSSE NARDIN Freak One
    Cassa (44 mm) in titanio Dlc nero. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN240, con bilanciere e spirale in silicio, scappamento in DiamonSil, carrousel volante che ruota attorno al proprio asse, autonomia di 3 giorni. Indicatori luminescenti, lunetta in oro rosa, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in caucciù “balistico”. Prezzo non disponibile.
    Perché: Come il capostipite della collezione è senza quadrante, senza lancette, senza corona… Super-tecnico eppure dall’intensa carica emozionale.

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Moon phase Retrograde Date
    Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm e con anello interno in ferro dolce. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 R31L/2, con fasi ed età della Luna (correzione di un giorno ogni 122 anni), datario retrogrado. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile con due cinturini aggiuntivi, in pelle e caucciù. Prezzo non disponibile.
    Perché: Per il design equilibrato, simmetrico ma non banale, e la meccanica impeccabile.

    ZENITH Pilot Big Date Flyback
    Cassa (42,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro El Primero 3652, ad alta frequenza (36.000 A/h), con 60 ore di autonomia e massa oscillante personalizzata, cronografo con ruota a colonne, funzione flyback, secondi continui e grande datario (brevettato). Quadrante a solchi orizzontali, lancette, numeri e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, due cinturini intercambiabili: in caucciù effetto Cordura o in pelle. 12.300 franchi svizzeri.
    Perché: Non ha nulla di nostalgico, ma reinventa di sana pianta l’orologio da aviatore. Con un unico, piccolo accenno al Rainbow Flyback del ’97. Lo vedete?

  • Alto Artigianato 2023. Capolavori Patek Philippe in mostra

    Alto Artigianato 2023. Capolavori Patek Philippe in mostra

    Un leopardo pronto alla scatto al centro di un orologio da tasca. Automobili sportive protagoniste di una serie limitata di dieci modelli da polso, che rievocano il Grand Prix des Nations – la tappa sul Lemano della Formula 1 dal 1946 al 1950. Sono solo alcuni esempi rappresentativi della nuova collezione Alto Artigianato 2023 di Patek Philippe, esposta fino a sabato 15 aprile a Ginevra, nel flagship store della Casa (emblematicamente definito Salon). Ben 67 esemplari – otto in più rispetto all’edizione scorsa -, tra cui 22 pendolette e mini-pendolette Dôme, 3 pendolette da tavolo, 12 orologi da tasca e 30 da polso. 

    Ancora una volta, l’ormai annuale esposizione testimonia il savoir-faire di Patek Philippe nei più rari mestieri d’arte: dalle tante versioni di smalto – Grand Feu, cloisonné, champlevé, paillonné, pittura miniata, grisaglia, flinqué – fino all’incisione a mano, il guilloché, l’incastonatura. Tecniche antiche, perfino ancestrali, e attuali, comprese quelle più innovative per l’orologeria, come il micro-intarsio in legno e gli smalti di Longwy su porcellana. Una combinazione perfetta di abilità artigianale e creatività. 

    Come sempre, i maestri della marca hanno dato libero sfogo a tutta la loro inventiva, nelle tecniche quanto nei motivi decorativi. Per la nuova collezione di Alto Artigianato 2023, ancora più ricca delle precendenti, si sono però concentrati soprattutto su due temi: da un lato le bellezze della natura, tra la flora e la fauna; dall’altro le storie dell’uomo: avventure, tradizioni, culture. Nell’uno e nell’altro caso, ciascun orologio è un autentico capolavoro, frutto di un lavoro di squadra che combina diversi antichi mestieri.

    Alto Artigianato 2023

    Qualche esempio? L’orologio da tasca Leopardo, che concentra intarsi in legno, incisione e smalto champlevé. Per il ritratto realistico del felino, tanto minuzioso da sembrare vero, l’intarsiatore ha tagliato e assemblato 363 tessere e 50 minuscole incrostazioni in legno selezionate tra 21 essenze con colori, texture e venature diverse. L’anello di sostegno, la lunetta e il profilo del fondello sono impreziositi da una decorazione a fogliame tropicale incisa a mano. Il tutto arricchisce lo smalto nero champlevé. Il quadrante in legno di tulipier annerito riporta cifre Breguet applicate e lancette a foglia in oro giallo. Sulla corona è incastonato uno zaffiro giallo sfaccettato. La dotazione meccanica è un calibro 17’’’ LEP PS a carica manuale, con piccoli secondi.

    Nella seconda sezione, invece, di particolare impatto è la serie di esemplari dedicati alle gare automobilistiche, tra cui spicca il Calatrava Ref. 5189G-001 “Grand Prix des Nations – 1948”. Il bolide in smalto cloisonné Grand Feu ha richiesto 40 centimetri di filo d’oro e 17 colori di smalti, traslucidi, opalescenti e opachi. Il numero sul cofano dell’auto è impreziosito da una foglia d’argento rivestita di smalto paillonné traslucido. Sullo sfondo la vista di Ginevra, con il celebre Jet d’eau, in pittura miniata. Tnto, per intenderci, ogni quadrante ha richiesto da 12 a 13 passaggi in forno a una temperatura di circa 820 °C. Le lancette ricordano gli elementi di un volante, il cinturino traforato i guanti dei piloti. Attraverso il fondello in vetro zaffiro (protetto da una cuvette) si vede il celebre calibro 240 ultrapiatto a carica automatica.

    Appendici e informazioni

    A completare la mostra, due imperdibili occasioni per arricchire la propria cultura orologiera. Da una parte si può una ammirare selezione di esemplari storici di Alto Artigianato provenienti dal ricco patrimonio del Patek Philippe Museum di Ginevra. Dall’altra si può assistere alle dimostrazioni “dal vivo” di alcuni artigiani della Manifattura. Seduti ai loro tradizionali banchetti in legno, i maestri specializzati nei tanti mestieri d’arte mostrano al pubblico qualche passaggio del loro lavoro. E, per i visitatori, vedere come nascono certi pezzi è un’esperienza unica, che può avere dell’incredibile. Se ne può avere un piccolo assaggio anche nel video Rare Handcraft Exhibition visibile online.

    Infine, qualche nota di servizio. L’esposizione Alto Artigianato 2023 è aperta nei Salons Patek Philippe al 41 di rue du Rhône dal lunedì al sabato, dalle ore 11 alle 18 (ultima entrata alle 17). Per accedere alla mostra è consigliato registrarsi sul sito ufficiale della Maison. Ingresso libero.

    A incoronare l’oggetto prezioso è il supporto in oro giallo, con arco e ornamenti a forma di liane realizzati a mano, con uno zaffiro giallo sfaccettato, su una base di ebano nero del Congo.

  • Oroscopo di aprile. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di aprile. Previsioni e orologi, segno per segno

    Iniziamo oggi una nuova rubrica, un appuntamento mensile – a meno di fatti o eventi che richiedano edizioni straordinarie – che vuole riprendere le fila di un discorso molto antico, anche se declinato secondo la sensibilità e la cultura moderne. Quello dell’Oroscopo. Come molte volte abbiamo già detto, i più straordinari tra gli orologi dei secoli passati montavano movimenti astronomici. Non perché – contrariamente a quanto si crede – destinati agli astronomi, che avevano metodi e strumenti più idonei per le proprie misure e osservazioni. Piuttosto perché legati a interpretazioni di carattere astrologico. Qui però non troverete solo modelli con funzioni astronomiche. Il nostro Oroscopo di aprile sarà invece illustrato da esemplari con qualsiavoglia complicazione, ma sempre in qualche modo pertinenti.

    Sento già le prime voci dal fondo: ma… non crederete all’oroscopo?! Prendiamo la cosa come un gioco: facciamoci trasportare da quel pizzico di irrazionale che è in tutti noi e che in questi tempi duri forse è buona idea coltivare un po’. Giocando tra il serio e il faceto, daremo allora ogni mese un’occhiata al Cielo – e vi invito a guardare il Cielo, continua fonte di meraviglia… Oltre alle previsioni, però, per ciascun segno dello Zodiaco troverete appunto l’orologio più adatto, quello che si presta maggiormente a spiegare gli aspetti astrali, la situazione del momento, le caratteristiche del segno. Una scelta arbitraria, certo, ma (speriamo) azzeccata e sempre sul filo dell’ironia. Una chiave di lettura in più anche per chi volesse un’ulteriore scusa per concedersi un regalo, un’ispirazione che giustifichi una scelta.

    E poi, siamo siceri, chi di noi almeno ogni tanto non legge l’oroscopo di Paolo Fox, di Branko, di Mario Pesatori, di Simon & the Star? Non perché ci crediamo, ovvio, ma vedi mai… Proprio come nell’antichità, consultare i vaticini di astrologhi e maghi, àuguri e aruspici alla ricerca di risposte, potrebbe essere un modo per cercare conferme, coltivare speranze, trovare sicurezza. Insomma, nessuno ha la sfera di cristallo, ma se da millenni l’uomo crede agli influssi delle stelle, chissà… Tentar non nuoce! Eccoci quindi con il nostro Oroscopo di aprile.

    Ariete

    Questo ingresso nel segno dell’Ariete è stato segnato da un allineamento planetario eccezionale – fra la Luna, Urano, Marte, Venere, Giove e Mercurio -, visibile persino ad occhio nudo. Uno di quegli eventi che anticamente sarebbero stati interpretati come un segno degli Dèi e avrebbero indotto a grandi decisioni, come la fondazione di una nuova città o un cambio ai vertici del potere. Dovremo attendere fino al 2040 perché qualcosa di simile si ripeta.

    A cavallo tra Marzo e Aprile incontriamo il primo dei segni nella tradizionale sequenza zodiacale, che ha inizio con l’equinozio di primavera. È un segno forte, testardo, ostinato e volitivo: l’Ariete.
    Come si presenta questo Ariete del 2023? Ai primi di Aprile Mercurio, pianeta principe della Comunicazione, entra nel Toro. Il suo impulso permetterà di intraprendere discussioni e definizioni che potranno, fortunatamente, trovare soluzione sul piano dialettico. La Luna piena in Bilancia induce anch’essa al reperimento di equilibri, illuminati da Selene che dall’alto argentea illumina i contendenti. E gli orologi, direte voi? Andando a curiosare tra le primizie offerte da Watches and Wonders, per l’Ariete associamo all’oroscopo di Aprile un esemplare tosto, resistente, un po’ marziale, davvero pronto a tutto…

    In vendita da giugno.

    PANERAI Radiomir Otto Giorni

    Cassa di 47 mm in e-Steel brunito, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro P.5000, con autonomia di 8 giorni e piccoli secondi. Quadrante a sandwich sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello Cuoio Toscano. 9.900 euro.

    Toro

    Da marzo finalmente libero dalla quadratura di Saturno, il Toro si sta riprendendo. Deve però ancora affrancarsi del passato, abbandonare le zavorre, staccarsi da ciò che non funziona più. Per fortuna potrà contare sull’appoggio di Mercurio e Venere nel proprio segno che gli permetteranno di osare, di azzardare di più e buttarsi nella mischia. Voi Toro, quindi, cercate di concludere ciò che va concluso così da poter guardare avanti e predisporvi a qualcosa di nuovo. Abbiate fede, vi aspetta un maggio esplosivo. Consiglio: avete un motore sopraffino, togliete il freno a mano e premete sull’acceleratore.

    BREITLING Top Time B01 Ford Thunderbird

    Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B01, con autonomia di 70 ore, secondi continui e datario. Quadrante opaco, contatori “squircle” a cerchi concentrici, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle traforata. 7.550 euro.

    Gemelli

    Con il Sole e Venere (dal giorno 11) di nuovo a favore, voi dei Gemelli potrete cominciare a trovare la soluzione per diversi problemi. E lo farete anche grazie all’intervento di nuove conoscenze, persone che entreranno nella vostra vita e vi aiuteranno, sostenendovi negli ambiti professionali come nei progetti privati. Vi potrete così riappropriare del vostro potere, e affrontare un gioco più duro e impegnativo, un mondo dalle regole più rigide e severe. Ma che – proprio in quanto tale – vi farà alzare l’asticella e vi porterà a valicare limiti finora insuperati, cime che sembravano irraggiungibili. Perfetto per voi è un esemplare che evoca gli Ottomila, le 14 vette più alte del mondo…

    Edizione limitata di 290 esemplari, in vendita esclusivamente nelle boutique monomarca e online.

    MONTBLANC 1858 Geosphere Chronograph 0 Oxygen The 8000 Limited Edition

    Cassa di 44 mm in titanio, priva di ossigeno e impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MB 29.27, con ore universali e funzione giorno/notte riportate su dischi rotanti degli emisferi Nord e Sud in 3D, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante “effetto ghiaccio”, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta girevole bidirezionale in ceramica, fondello personalizzato da un’incisione al laser che riporta nomi e altitudini delle 14 cime oltre gli 8000 metri. 9.400 euro.

    Cancro

    Un mese di verifiche, di esami (veri o simbolici), di prove da sostenere, per capire se e quanto funziona ciò che avete realizzato finora. Ed è comprensibile che vi sentiate sotto pressione, ma con Marte nel vostro segno potete farcela e vincere qualsiasi sfida. Oltretutto, con Plutone non più opposto, vi sentite più sicuri di voi: non avete paura di mettervi in gioco, di affrontare gli scontri, perfino di fallire. Mentre Venere in Toro vi darà un apporto positivo non solo nel rapporto con il partner ma anche nei contatti sociali e umani in senso lato. Quindi rilassatevi, respirate e non date retta alla tachicardia. Al limite tenete sotto controllo le pulsazioni con uno strumento ad hoc…

    Edizione limitata di 99 esemplari, in vendita da fine aprile.

    ANGELUS Chronographe Médical x Massena Lab

    Cassa di 39 mm in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A5000, cronografo monopulsante con secondi continui. Quadrante bombato opalino con scala pulsometrica e asmometrica, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. 19.900 dollari.

    Leone

    Il vostro oroscopo di aprile si basa su un cielo molto dinamico. Avrete la spinta giusta per espandervi, il che significa: superare i vecchi confini, allargare il vostro raggio d’azione, conquistare nuove posizioni, andare altrove. La quadrature del Toro vi farà sgomitare in ambito lavorativo e quella di Mercurio vi condizionerà sul calibrare le spese. Cercate comunque di crearvi più occasioni possibili in vista della seconda parte dell’anno. Dall’11 Venere a favore vi invita alle coltivare le nuove amicizie, perché potrebbero far nascere storie d’amore. Mantenete salda la capacità di sdrammatizzare, di dialogare. Parola d’ordine: leggerezza. Anche al polso.

    Foto Joel von Allmen courtesy Hermès.

    HERMES Hermès H08

    Cassa di 39 mm in materiale composito a base di fibra di vetro intrecciata, rivestita di alluminio e polvere di ardesia, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837, con datario. Quadrante verniciato e granulato, lancette e numeri luminescenti, lunetta e corona in ceramica opaca, cinturino in caucciù. Disponibile in 4 colori. Prezzo non ancora comunicato.

    Vergine

    Avete ormai raggiunto una chiarezza assoluta. E, forti della vostra consapevolezza, tagliate ciò che è di troppo e investite invece su ciò che merita. Farete grandi pulizie non solo in senso fisico, creando spazi liberi in casa, ma anche in quello metaforico con una libertà riconquistata. Alleggeritevi, allontanate le zavorre, potate i rami secchi. Con Saturno contro non sarà facile, ma il repulisti è indispensabile: dovete eliminate tutto il surplus non necessario per sgomberare il campo per ciò che arriverà. Come segno esteriore di questa azione, optate per un modello minimal: essenziale, ultrapiatto, elegantissimo… dal lusso nascosto.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Micro-rotor

    Cassa di 40 mm in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF703, ultrapiatto (3 mm di spessore), con microrotore decentrato e datario. Quadrante in platino dalla finitura mat, lancette scheletrate, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, bracciale in platino. Prezzo non ancora comunicato.

    Bilancia

    Per molti di voi sarà un aprile di scelte. Il cielo di aprile vi farà arrivare tutto in modo diretto, senza mezzi termini, senza chiaroscuri. Sarà il mese delle opposizioni, di decisioni – o sì o no -, sia verso le persone sia verso le situazioni, che andranno risolte e concluse senza più proroghe. Dall’11 il vostro pianeta guida, Venere, torna a favore: e mentre accorcia le distanze nei rapporti, darà una marcia in più a chi cerca un nuovo amore. La quadratura di Marte però non vi lascia più tempo per la pazienza, per l’attesa: è il momento della resa dei conti, della presa di posizione, dell’agire concretamente. Dovete decidere: o bianco o nero.

    SPEAKE-MARIN Academic Black Tie & Academic White

    Cassa di 38 mm in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA03, con microrotore decentrato e piccoli secondi. Quadrante laccato (nero oppure bianco) con numeri romani luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle (nera oppure bianca). 14.500 franchi svizzeri (tasse escluse). Disponibili anche con cassa di 42 mm, 14.900 franchi svizzeri (tasse escluse)

    Scorpione

    Avete un bel Sole che transita in 6a Casa e Marte finalmente a favore. Quindi vi sentite più tonici e pieni di energia, e potete tornare a rimettervi in gioco, ad allargare i vostri orizzonti, a viaggiare e a conoscere nuovi ambienti, imponendovi e mettendo in ordine certe situazioni. Dovete solo stare attenti a non alzare troppo la cresta. Abbiate l’accortezza di tenere un profilo basso, almeno per ora: verrà presto il vostro momento, più avanti durante la primavera. Che facciate una piccola vacanza o un viaggio di lavoro, cercate comunque di ritagliarvi un po’ di tempo per voi e di riposarvi un po’. Ne avete bisogno…

    FREDERIQUE CONSTANT Manufacture Highlife Worldtimer

    Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-718, con ore del mondo. Quadrante soleil con incisione del globo, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. 4.295 euro.

    Sagittario

    Per voi nomadi dello Zodiaco, l’oroscopo di aprile segna un ampio giro di boa. Il passaggio del Sole dalla quadratura al trigono in Ariete e la fine dell’opposizione di Marte vi fanno uscire dalle acque stagnanti. Il Sole in 5a Casa vi fornisce creatività, fortuna e voglia di investire in voi stessi, mentre Venere opposto e Saturno in quadratura vi mettono di fronte a scelte di campo: avete accanto un mozzo o un nostromo? Per poter prendere il largo e spiegare le vele, dunque, è importante sapere di poter contare su qualcuno che remi insieme a voi, o comunque a vostro favore. E su uno strumento funzionale alla navigazione…

    Certificato Cronometro Superlativo (Cosc + autocertificazione Rolex)

    ROLEX Oyster Perpetual Yacht-Master 42

    Cassa di 42 mm in Rlx Titanium, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3235, con spirale amagnetica, autonomia di 70 ore e datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole bidirezionale con anello in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in Rlx Titanium. 14.150 euro.

    Capricorno

    Con la quadratura del Sole dall’Ariete e l’opposizione di Marte, al Capricorno questo mese sembrerà di dover affrontare un incontro di pugilato. Ma sebbene dovrà lottare in tante situazioni, questa volta non cercherà di essere conciliante, non scenderà a compromessi. Anzi. Saprà dire di no, mettere al loro posto certe persone, perfino compiere atti eversivi per poter seguire ciò in cui crede. Maggio, poi, gli darà ragione e lo proclamerà assolutamente vincitore. Consiglio: seguite la vostra strada. Per esempio con la nuova versione dello storico cronografo per la corsa più bella del mondo.

    CHOPARD Mille Miglia Classic Chronograph

    Cassa di 40,5 mm in Lucent Steel (acciaio riciclato), impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica con secondi continui, datario e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante satinato con contatori azuré, lancette luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro a box, fondello on oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle traforata. 9.580 euro.

    Acquario

    Il tema di fondo per i nati in Acquario, in questo oroscopo di aprile, è parlare forte e chiaro. Tirar fuori la voce, verbalizzare. Plutone arriva nel vostro segno e voi potete dettare le vostre condizioni: prendere posizione, dire cose mai dette, perfino affrontare discorsi scomodi e rompere tabù. Uscirete dalla vostra comfort zone e comincerete a cambiare, voi stessi e ciò che vi circonda. Ma così facendo vi nutrirete di nuovi stimoli, coglierete ulteriori opportunità, acquisirete nuovi input, anche molto appaganti. Metterete così le prime radici in un terreno fertile, e proverete un senso di ricostruzione, di rinnovamento. Non ancoratevi su ciò che è stato finora, ma ripartite. Il vostro orologio? Un cult riaggiornato, ringiovanito.

    PATEK PHILIPPE Calatrava 6007G

    Cassa di 40 mm in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 26‑330 S C, con datario. Quadrante con motivo carbonio inciso, lancette e numeri in oro luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello goffrata con motivo carbonio. Disponibile anche con dettagli blu o rossi. 38.160 euro.

    Pesci

    Il cielo prevede un mese di riconoscimenti, soprattutto economici – ma non solo. Il denaro per voi avrà un ruolo chiave: non perché siete venali (tutt’altro), ma in quanto segno del vostro valore e del vostro impegno. Marte che lascia la quadratura permette di ottenere risultati, confermati anche da Saturno che offre la possibilità di cambiare ruolo e direzione. La grande svolta avverrà poi a maggio. Ma da metà mese nuove risposte e opportunità arriveranno anche con Mercurio retrogrado. Sarebbe opportuno rendergli omaggio con un orologio le cui lancette hanno lo stesso andamento…

    Edizione limitata di 50 esemplari.

    CHRONOSWISS Delphis Oracle

    Cassa (42 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CH-1421.1E-BLBK, con autonomia di 55 ore, indicazione saltante delle ore, retrograda dei minuti, piccoli secondi. Quadrante in parte in smalto Grand Feu, lancette scheletrate, indici luminescenti, profili della lunetta e del fondello scanalati, corona a cipolla, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. 41.800 euro.

  • I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    Il 2022 sta per finire (finalmente, diciamo noi, e siamo certi che molti di voi saranno d’accordo…). È lecito quindi chiedersi per cosa sarà ricordato in orologeria. Cioè, quali sono stati gli orologi più rappresentativi dell’anno. Quelli che hanno segnato i costumi, e in certi casi sono diventati essi stessi un fenomeno di costume. Perfino al centro delle cronache giornalistiche, nazionali e internazionali. Quelli che hanno suscitato scalpore, e hanno fatto parlare di più, nel bene e nel male. O semplicemente quelli che ci hanno colpito, che sono rimasti più impressi nei nostri ricordi. Ecco allora i 10 orologi del 2022, secondo noi.

    Perché 10? Beh, ovviamente, il numero è arbitrario. Però 15, o 20, o magari anche 30 o 50, non sarebbero ugualmente incisivi: più la cifra è maggiore e minore è la capacità di scelta. Mentre 7, o 5, o 3… no, sarebbero troppo pochi, troppo riduttivi. Ecco perché abbiamo deciso di scegliere i 10 orologi del 2022, non uno di meno né uno di più: un numero pieno, significativo, capace di cogliere come un’istantanea gli esemplari topici – decisivi, fondamentali – di questo momento storico.

    Con un’accortezza: come sempre, la nostra non vuole essere una top ten in ordine di importanza. Ma un semplice elenco – rigorosamente in ordine alfabetico – dei 10 orologi del 2022. Fateci sapere se siete d’accordo… I social sono lì per questo.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra 10th Anniversary Cassa (40 mm di lato x 1,8 mm di spessore) in titanio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL 180 di manifattura, con platina/fondello in carburo di tungsteno. Display regolatore, cricchetto del bariletto con QR code che rimanda aun’esclusiva grafica Nft, bracciale in titanio sabbiato. Edizione limitata di 10 esemplari, 427mila franchi svizzeri.

    Un orologio da record (anche se poi superato dal Richard Mille qui sotto), super-elogiato dagli addetti ai lavori e praticamente scevro di critiche. Sicuramente una pietra miliare nella ricerca dell’ultrapiatto della Casa romana.

    HERMÈS Arceau Le Temp Voyageur Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837, con ore del mondo, indicazione vagante di ore e minuti dell’ora locale, ora di casa a finestrella. Quadrante “Planisphère d’un monde équestre” disegnato da par Jérôme Colliard, cinturino in pelle di vitello Swift. 18mila euro.

    Un modo inedito di indicare le ore del mondo. Che non solo conferma il modo poetico della Maison di concepire il tempo, ma anche la genialità di Jean-François Mojon (sì, quello di Chronode e Cyrus), progettista del modulo della complicazione. Indimenticabile.

    LONGINES Ultra-Chron Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L836 ad alta frequenza, con spirale in silicio, certificato cronometro da Timelab. Quadrante effetto martellato, lunetta girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, cinturino Nato (oppure in pelle). 3.390 euro.

    Reboot di un esemplare del 1966, è piaciuto tanto agli estimatori del marchio (e non solo). Facile capire il perché: dall’estetica vintage all’alta frequenza, dalla costanza di marcia fino al prezzo, dalla sua ha tanti pregi…

    MAD EDITION M.A.D 1 Red Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Miyota 821A ribaltato e modificato, con autonomia di 60 ore, rotore di carica (a tripla lama, in titanio e tungsteno) sul lato quadrante e indicazioni sulla carrure. Dettagli luminescenti, cinturino in pelle di vitello. 2.900 franchi svizzeri (tasse escluse).

    È vero: è uscito nel 2012, ma la prima edizione era fuori commercio. A grande richiesta, l’orologio creato da Max Busser & Friends ha raggiunto un pubblico più ampio solo quest’anno: ma, esaudite le prenotazioni, i pochi pezzi rimasti sono andati a ruba. Tramite lotteria. Anche i 100 esemplari realizzati per Corvo sono spariti in un amen. Ora si replica – sempre con lotteria – all’inizio del 2023.

    OMEGA Speedmaster Chrono Chime Cassa (45 mm) in oro Sedna. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial Master Chronometer 1932 di manifattura, con autonomia di 60 ore, cronografo con funzione sdoppiante e ripetizione minuti. Quadrante in avventurina blu, lunetta con scala tachimetrica, bracciale in oro Sedna. 549mila euro.

    È l’Omega più complicato di sempre. E per questo resterà per sempre nella memoria collettiva…

    OMEGA x SWATCH MoonSwatch Cassa (42 mm) in Bioceramic. Movimento al quarzo Swiss made, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lunetta con scala tachimetrica (con tanto di Dot over 90), cinturino in Velcro. 260 euro.

    Non ce ne vogliano gli altri marchi, ma in un’ipotetica classifica dei 10 orologi del 2022 sarebbe probabilmente in pole position. Per il clamore che ha suscitato, anzi, la follia collettiva: l’odio/amore incondizionato, le file interminabili davanti ai negozi, le speculazioni che lo hanno spinto a prezzi assurdi… Noi abbiamo scelto il Mission to the Moon, ma andrebbe bene uno qualsiasi degli 11 esemplari della collezione.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda Gmt Rattrapante Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF051 di manifattura, con micro-rotore decentrato e doppio fuso orario con funzione sdoppiante. Quadrante guilloché Grain d’Orge, lunetta zigrinata in platino, bracciale in acciaio. 26mila euro.

    Una “vera” prima mondiale: applicare la funzione sdoppiante alla lancetta del Gmt è stato davvero geniale. Talmente naturale da sembrare la scoperta dell’acqua calda. Eppure prima non c’era…

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ref. 5811 Cassa (41 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a caric automatica, calibro 26-330 S C di manifattura, con datario. Quadrante soleil sfumato con rilievo orizzontale inciso, bracciale in oro bianco. 70.350 euro.

    Lo scorso anno, l’uscita di scena del 5711 aveva creato sconforto e lanciato in orbita i costi dell’usato. Il nuovo 5811 ha un millimetro in più, è più prezioso e ha un altro prezzo. Ma che importa? Il cult di Patek è tornato…

    RICHARD MILLE RM-UP 01 Ferrari Cassa (51 x 39 x 1,75 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica manuale, calibro RMUp-01 di manifattura, e di forma (2,82 g di peso), con selettore di funzione. Vetri zaffiri (0,2 mm di spessore), cinurino in pelle. 1,7 milioni di franchi svizzeri (tasse escluse).

    Un altro orologio che ha fatto discutere (per l’estetica, la costruzione, il prezzo…): odiatissimo o amatissimo, senza vie di mezzo. Ma è un dato di fatto che mai s’era visto qualcosa del genere. Una vera bomba!

    ROLEX Deepsea Challenge Cassa (50 mm) in titanio Rlx, impermeabile fino a 1100 atm, con valvola di decompressione e sistema Ringlock. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3230 di manifattura, con autonomia di 70 ore. Quadrante mat, lunetta girevole unidirezionale in Cerachrom, vetro zaffiro di 9,5 mm, bracciale in titanio Rlx. 26.100 euro.

    Il primo Rolex in titanio, il primo con una simile e impressionante tenuta stagna, eppure apprezzato da pochi e incompreso da troppi.

  • Ref. 5373P-001: il “tiro mancino” di Patek Philippe

    Ref. 5373P-001: il “tiro mancino” di Patek Philippe

    Destino amaro quello dei mancini. Nonostante lo fossero geni assoluti come Leonardo da Vinci, Vincent Van Gogh o Jimi Hendrix, i preconcetti nei confronti della mano sinistra iniziano già dall’etimo di mancino, dal latino “mancus”, “mutilato”. Del tutto indifferente al pregiudizio è Patek Philippe, che con la Ref. 5373P-001 ricorda quanto sia un privilegio usare la sinistra nella vita, specie se maneggia un cronografo à rattrapante monopulsante con calendario perpetuo.

    Patek Philippe e gli orologi mancini

    Non è la prima volta che la maison ginevrina si cimenta con un orologio per mancini. Il predecessore illustre della Ref. 5373P-001 è altrettanto superbo per meccanica e finiture. Ancora di più se si considera che quell’orologio, che incassava il movimento N. 198 012, era anch’esso un cronografo à rattrapante monopulsante, ma creato tra il 1925 e il 1926.

    Realizzato su richiesta di un cliente mancino che lo acquistò nel 1927, aveva la cassa coussin da 34 mm in oro giallo e si distingueva per l’insolita disposizione dei comandi e delle visualizzazioni. La cassa e il movimento furono ruotati di 180 gradi, con il pulsante del cronografo a ore 9, anziché a ore 3, e il pulsante della rattrapante a ore 8 anziché a ore 2.

    Il quadrante era in argento con cifre Breguet nere, ridisegnato per ospitare il contatore dei 30 minuti cronografici a ore 9, anziché a ore 3, e dei piccoli secondi a ore 3, anziché a ore 9. Particolari distintivi erano anche le lancette del cronografo e della sdoppiante con contrappeso, dalla forma piuttosto inusuale per l’epoca.

    L’evoluzione di un calibro

    Senza però perdersi nelle nebbie del tempo, Patek Philippe ammette che la Grande Complicazione odierna si ispira alla più recente Ref. 5372P, ma con corona, pulsanti e visualizzazione delle informazioni pensati per gli appassionati mancini. Un orologio la cui meccanica arriva da lontano. Patek Philippe ha infatti introdotto nel 2005 il calibro CHR 27-525 PS a carica manuale. Acclamato come il movimento cronografo à rattrapante con ruota a colonne più sottile al mondo, è stato integrato con un calendario perpetuo nel 2010 per diventare il CHR 27-525 PS Q.

    Quel calibro ultrasottile da 7,3 mm è diventato il cronografo monopulsante à rattrappante con calendario perpetuo più sottile mai prodotto ed è apparso all’interno della Ref. 5372 del 2017. La Ref. 5373P-001 è ora l’unica della collezione con lo spettacolare calibro CHR 27-525 PS Q e sostituisce le precedenti Ref. 5372P-010, con quadrante in oro rosa satinato verticale, e Ref. 5372P-001, con quadrante blu soleil.

    L’equilibrio del platino

    La cassa in platino è a dir poco abbagliante e compattissima: 38,3 mm di diametro e uno spessore di 12,93 mm. Io che sono un amante delle dimensioni medio-piccole, avendo il polso smilzo, non posso che trovarla prodigiosa. Come tutti i pezzi in platino della maison, la Ref. 5373P-001 ha il caratteristico diamante incastonato nella carrure. Poiché però l’orologio è pensato per i mancini, anche la pietra ha cambiato posizione e si trova a ore 12 anziché a ore 6.

    Le finiture lucide sulle superfici superiori di questa Grande Complicazione (lunetta concava e anse delicatamente curve) contrastano con quelle satinate più sportive sui fianchi leggermente scavati della carrure. La satinatura è presente anche sui lati del pulsante rettangolare a ore 8, con testa lucida, che attiva la lancetta sdoppiante. Il monopulsante all’interno della corona a ore 9 attiva le funzioni di avvio, arresto e azzeramento del cronografo. Corona, devo dire, ben dimensionata.

    Ci sono anche correttori nella carrure per regolare il giorno della settimana (tra ore 2 e ore 3), il mese (tra ore 6 e ore 7), le fasi lunari (tra ore 4 e ore 5) e la data (a ore 6), che possono essere maneggiati con uno stilo di correzione in ebano con intarsi in oro bianco 18 carati. Giusto per rinfrescare la memoria su che cosa significa à rattrapante, a questo link trovate qualche informazione di base.

    Il quadrante della Ref. 5373P-001

    Il quadrante si stacca nettamente da quello della Ref. 5372P-010, che era più classico e rassicurante, con la sua tonalità salmone, mentre quello della nuova Ref. 5373P-001 è più sportivo e contemporaneo. In oro 18 carati, ha uno sfondo grigio antracite con una finitura satinata verticale che diventa più scura man mano che dal centro passa alla periferia; le lancette del cronografo sono rosso vivo, i contatori secondari, rifiniti a chiocciola, sono di colore più scuro e i numeri applicati in oro bianco.

    Se si confronta la Ref. 5372P-010 con la nuova Ref. 5373P-001 si nota che non sono stati spostati solo la corona e i pulsanti, ma l’intera visualizzazione delle informazioni sul quadrante è stata ruotata di 180 gradi. Nonostante l’enorme quantità di informazioni, esso rimane sorprendentemente leggibile ed equilibrato, con i nitidi indicatori bianchi e lancette del cronografo rosso brillante. Trattandosi di una Grande Complicazione di Patek Philippe, non c’è lume sugli indici né sulle lancette Dauphine in oro bianco.

    Il contatore dei 60 minuti è a ore 9, con una lancetta rossa e una finestra rettangolare per l’indicazione del mese; il datario è a mezzogiorno, i piccoli secondi a ore 3 con una finestrella per l’indicazione del giorno della settimana; l’indicatore dell’anno bisestile è alle 10:30 e della funzione giorno/notte all’1:30; infine la finestra bilobata per le fasi lunari a ore 6.

    Eccellenza meccanica firmata Patek Philippe

    Sul calibro CHR 27-525 PS Q si potrebbero spendere carriolate di parole tecniche (qualcosa trovate nelle didascalie) oppure lo si potrebbe guardare dal fondello in vetro zaffiro: basterebbe questo per apprezzarne l’architettura armonica e la complessità, per la quale è necessario che ciascun movimento sia assemblato da un unico maestro orologiaio.

    Dotato di due ruote a colonne con cappelli lucidi firmati Patek, il movimento ultrasottile (7,3 mm, 5,25 dei quali per il movimento di base e 2,05 per il calendario perpetuo) è a carica manuale, ha una frequenza di 21.600 alternanze/ora e un’autonomia compresa tra le 38 e le 48 ore con il cronografo disattivato. I ponti sono accuratamente smussati, con spigoli lucidati e decorati a Côtes de Genève. Gli angoli rientranti dei ponti sono realizzati a mano, da maestri in possesso di una grande abilità e di una lunga esperienza.

    Bilanciere Gyromax, spirale Breguet, sigillo Patek Philippe, infine, sono il minimo che ci si può aspettare da un movimento del genere. Ah, per chi non fosse così impallinato con la meccanica della Ref. 5373P-001, l’orologio è fornito anche con un fondello in platino pieno, intercambiabile con quello in vetro zaffiro.

    Per amore di coerenza, la forte anima contemporanea dell’orologio è completata dal cinturino in pelle di vitello nera con un motivo in tessuto goffrato e impunture rosse, che è ben saldo al polso grazie a una fibbia déployante in platino.

    La Ref. 5373P-001, un orologio per pochi

    Chiudo con una riflessione statistica. Uno studio del 2020, basato sulla meta-analisi di più di 2 milioni di individui, ha stimato la prevalenza del mancinismo nella popolazione mondiale al 10,6%. Non mi è dato sapere quanti di questi siano appassionati di orologeria; per pochi che possano essere, sono piuttosto certo che solo lo “zerovirgola” di costoro può aspirare a mettersi al polso la Ref. 5373P-001 di Patek Philippe.

    Perché è prodotta in piccole serie, come tutte le Grandi Complicazioni del marchio, e perché costa 500.000 franchi svizzeri. Essere mancini può essere un privilegio, e – si sa – i privilegi hanno il loro prezzo…

  • La Ref 5271/11P & Co.: i nuovi gioielli di Patek Philippe

    La Ref 5271/11P & Co.: i nuovi gioielli di Patek Philippe

    Il Cronografo con calendario perpetuo è una delle Grandi Complicazioni tipiche di Patek Philippe. E quest’anno è stato riproposto in tre coloratissime versioni: la Ref. 5270P con quadrante verde sfumato, presentata a Watches and Wonders Ginevra, la scorsa primavera. Seguita, di recente, dalla Ref 5271/11P con quadrante blu e dalla Ref. 5271/12P con quadrante rosso, impreziosite rispettivamente da zaffiri o rubini. Si tratta certo di creazioni esclusive, con il movimento di manifattura e la cassa in platino, come lascia intendere la lettera P inserita nella referenza. Prodotte in piccole serie, sono riservate ai più facoltosi intenditori, ovvio…

    Eppure risultano ugualmente interessanti anche per noi comuni mortali. Perché da un lato permettono di apprezzare l’evoluzione estetica di un grande classico, capace di adattarsi allo spirito dei tempi, di interpretare il gusto più attuale. E dall’altro di avvicinarci al mondo dell’alta gioielleria, che sarebbe errato considerare solo appannaggio dei modelli da donna. Gli esemplari maschili incastonati di gemme, in passato realizzati solo su commissione, da parecchi anni ormai sono presenti nelle collezioni “normali” del catalogo Patek Philippe. Del resto implicano tecniche e conoscenze dei mestieri rari, che appartengono alla grande orologeria di tradizione. Qualcosa che tutti gli appassionati dovrebbero conoscere.

    Patek Philippe e le pietre preziose

    Partiamo proprio dalla Ref 5271/11P con zaffiri e dalla 12P con rubini. E partiamo da una notizia che all’estero ha avuto grande eco, mentre in Italia è stata quasi del tutto ignorata (con pochissime eccezioni, da parte di siti particolarmente attenti all’attualità internazionale). Un paio di mesi fa, Patek Philippe ha acquisito una partecipazione societaria di Salanitro. Ovvero, una delle più prestigiose aziende svizzere specializzate nell’incastonatura delle pietre preziose, al top nel settore.

    Fondata nel 1990 a Ginevra da Pierre Salanitro, oggi conta più di 200 impiegati e macchinari d’avanguardia nei laboratori di Les Acacias. Ha una doppia certificazione RJC (ma è anche certificata CoP), tanto per capirci sulla questione della sostenibilità (che non è il caso di affrontare qui). Ed è in grado di offrire un servizio a 360° – dal progetto al prodotto finito – alle case di orologeria, tant’è che lavora per una quarantina di marchi elvetici. Per avere un’idea di ciò che è capace di fare con le pietre, basta dare un’occhiata a due vecchi esemplari di una nota maison di Le Brassus: il Sapphire Orb e il Diamond Outrage. Impressionanti…

    Già legate da rapporti di collaborazione, le due imprese ginevrine hanno tra l’altro molto in comune. Entrambe aziende “familiari”, si basano su valori quali eccellenza, indipendenza, artigianalità, rispetto delle tradizioni, servizio verso i clienti… E mi fermo qui, ma potrei continuare. Ora, l’acquisizione di cui sopra porta vantaggi ad ambo le parti. Se Salanitro si garantisce così continuità e futuro, Patek Philippe si assicura una corsia privilegiata nella creazione di esemplari incastonati. Come la ricca serie presentata – non a caso – nell’ultimo periodo: dall’Aquanaut Rainbow al Nautilus Joaillerie, fino alle Grandi Complicazioni come i due Grandmaster Chime Haute Joaillerie e i due esemplari di Cronografo con calendario perpetuo, appunto.

    Le Ref 5271/11P e 5271/12P

    E torniamo proprio alle nuove versioni del Cronografo con calendario perpetuo. Come dicevo, le Ref 5271/11P e 5271/12P si distinguono per la presenza di zaffiri blu o di rubini, cioè due tipi diversi per colore della stessa pietra preziosa: il corindone. Una gemma composta da ossido di alluminio, estremamente resistente (con durezza 9 nella scala di Mohs, inferiore solo a quella del diamante), qui dal taglio a baguette. Su ciascun cronografo si contano 80 pietre: 58 incastonate sulla lunetta e sulle anse (per le quali le gemme sono state tagliate su misura) e 22 sulla fibbia déployante. Rigorosamente montate a mano, una per una. Ma, come sempre, più del numero delle pietre è importante considerare la caratura totale: che raggiunge i 5.16 ct nella versione con gli zaffiri e i 5.25 ct in quella con i rubini.

    Da notare comunque due pecularità. La prima è l’altissima qualità delle gemme, prive di inclusioni (almeno visibili a occhio nudo) e definite da una completa uniformità cromatica. La seconda è il tipo di incastonatura “invisibile”, chiamata dagli addetti ai lavori “a binario”. Tradizionalmente usata con il taglio baguette, è una tecnica che richiede estrema competenza da parte del maître sertisseur. Perché ciascuna pietra è allineata all’interno della sede, in fila l’una accanto all’altra in uno spazio ben definito da pareti di metallo, ma non è bloccata né da griffe né da granette, solo da una leggera battitura finale. Fondamentale quindi è la tensione fra le pietre: che devono essere abbastanza vicine da restare coese, ma non troppo perché rischierebbero di rompersi, e neppure troppo poco per evitare di perderle.

    Il calibro CH 29-535 PS Q

    Due parole infine sulla meccanica che accomuna tutte le versioni del cronografo con calendario perpetuo oggetto di questa pagina. Si tratta del calibro CH 29-535 PS Q, un movimento a carica manuale apparso per la prima volta nel 2011. Che è composto da un calibro cronografico di base, cui i tecnici della Manifattura hanno aggiunto il modulo del calendario perpetuo. Considerato dagli esperti il “cronografo definitivo”, il calibro CH 29-535 PS ha un’architettura tradizionale con ruota a colonne e innesto orizzontale a ruote dentate, ma concentra anche 6 brevetti che corrispondono ad altrettante innovazioni.

    Brevetti che riguardano per esempio il profilo ottimizzato dei denti dei ruotismi, il grande “cappello eccentrico” della ruota a colonne che regola la penetrazione degli ingranaggi, il lavoro di “ajour” sulla ruota del contatore dei minuti. E altro ancora. Caratterizzato da 65 ore di autonomia, nasce proprio con l’intento di accogliere complicazioni supplementari. Come appunto il modulo del calendario perpetuo, che da parte sua risulta particolarmente piatto: soltanto 1,65 mm di spessore. E conferma la maestria raggiunta da Patek Philippe in questo genere di dispositivi.

  • Le novità di Patek Philippe, fra attesi ritorni e grandi complicazioni

    Le novità di Patek Philippe, fra attesi ritorni e grandi complicazioni

    Ieri Patek Philippe ha annunciato l’uscita di una serie di novità (anche in vista del Natale). Una notizia talmente ghiotta da non poter essere ignorata. Sì, perché di solito qui in redazione tendiamo volutamente a ignorare i comunicati di lancio (non siamo blogger che fanno a gara per chi pubblica prima degli altri) e preferiamo invece trattare gli orologi quando arrivano nei negozi (così da darvi la possibilità di andarli a vedere, e toccare, di persona). Ma stavolta la cosa è diversa. Le novità di Patek Philippe meritano attenzione in quanto tali. Fanno parlare di sé, suscitano interesse e sono oggetto di discussione, ben prima di poter essere acquistati. Forse perfino prima di entrare in produzione. Soprattutto se si tratta di esemplari di un certo tipo, proprio come alcuni di quelli presentati ieri.  

    Quindi ecco, qui sotto, la carrellata delle novità di Patek Philippe. Otto orologi che spaziano dalle Grandi Complicazioni agli sportivi di culto fino ai femminili-gioiello. Con qualche estensione di linea, sì, ma almeno un paio di chicche, così imperdibili da far venire le fregole ai collezionisti. Per il momento fatevi bastare una breve descrizione: solo un assaggio, approfondiremo poi – nelle prossime settimane – il discorso dal punto di vista tecnico sui vari modelli. Tutti o quasi. Qui accontentatevi delle caratteristiche principali, complete però di prezzi, giusto per farvi un’idea. Consapevoli comunque che la rarità è insita nei Patek Philippe, in particolar modo per alcuni esemplari prodotti in serie davvero piccole. Il che fa aumentare a dismisura anche il desiderio di possederli…

    Per la gioia dei collezionisti

    Prima di tutto c’è il Nautilus Ref. 5811, “sosia” – ma solo in apparenza – della celeberrima Ref. 5711 lanciata nel 2006 per il 30° anniversario della collezione e uscita di produzione lo scorso anno. Stesso design leggendario dell’originale datato 1976, ora però realizzato in oro bianco, ha la cassa poco più grande del precedente (41 mm anziché 40) e il quadrante blu soleil sfumato nero. Ospita il calibro 26-330 S C a carica automatica. Dire che sarà richiestissimo è un’ovvietà. E non vale neppure la pena scommettere che i concessionari italiani avranno già tempestato di telefonate la sede milanese. Per la cronaca, il prezzo di 70.350 euro non sarà certo un deterrente per quanti mirano ad averlo…

    E poi c’è l’inedita Ref. 5373P, un cronografo à rattrapante monopulsante con calendario perpetuo. Per mancini. È infatti il primo crono Patek, di epoca contemporanea, con i comandi e le indicazioni speculari/capovolte rispetto alla consuetudine. Basti vedere l’insolita posizione a ore 12 del datario a lancetta, affiancato dalle finestrelle dell’anno bisestile e della funzione giorno/notte. Monta un movimento meccanico a carica manuale, il calibro CHR 27-525 PS Q, estremamente sottile (7,3 mm di spessore) considerate le numerose informazioni presenti. E ha la cassa in platino, a sottolineare l’importanza della creazione. Da citare comunque anche il quadrante antracite sfumato e i dettagli rossi che danno un quid sportivo. Costa 500mila franchi svizzeri, ma anche in questo caso l’impegno economico non farà da dissuasore ai facoltosi impallinati, che sanno riconoscere “a naso” il valore di un oggetto.

    Le novità di Patek Philippe per le signore

    Ai polsi femminili la Manifattura dedica invece una botta di colore. Segue infatti la tendenza arcobaleno, che tanto piace all’orologeria contemporanea, nella sua espressione più preziosa. Realizzata cioè attraverso l’uso di gemme in dégradé incastonate sulla lunetta.

    Come nel caso del Cronografo Aquanaut Luce “Rainbow” Ref. 7968, in cui la cassa in oro rosa è sottolineata da due file di pietre taglio baguette: zaffiri multicolor all’esterno e diamanti all’interno, posizionati con un serti invisible a creare un pavé ininterrotto. Il quadrante in madreperla incisa con il tipico motivo della collezione risplende di altre 12 baguette di zaffiri policromi posti agli indici. Il movimento è il Calibro CH 28-520 con funzione flyback, il primo cronografo a carica automatica per signora. L’orologio costa 214.632 euro.   

    Quindi il Nautilus Joaillerie Ref. 7118. Forgiato interamente nell’oro rosa, ha la lunetta decorata da spessartine con sfumature differenti – dal color champagne al cognac, che coprono solo in parte la palette dell’arcobaleno –, tagliate di nuovo a baguette. La spessartina è un tipo di granato, la cui tonalità risulta più o meno scura a seconda del tenore di ferro. Altre 11 gemme di questo tipo, tagliate però a ogiva, si trovano poi sul quadrante inciso a onde. In questo caso il movimento è il Calibro 324 SC a carica automatica (diffuso in molti esemplari della Casa), il prezzo di 83.468 euro.

    Altri due Nautilus

    L’amata collezione si arricchisce quindi di ulteriori esemplari con funzioni aggiuntive. Il primo è il Nautilus Travel Time Chronograph Ref. 5990, uno dei pochi complicati della Maison realizzati in acciaio. Animato dal calibro CH 28-520 C FUS a carica automatica, concentra ben tre complicazioni: cronografo flyback, doppio fuso orario (la nota funzione Travel Time della Manifattura, appunto) e il datario a lancetta. Anche in questo caso il quadrante è blu sfumato nero. Costa 69.159 euro.

    Il secondo è invece il Nautilus Ref. 5712 con fasi lunari, indicazione dell’autonomia e datario in versione oro rosa – che va ad affiancare quella in acciaio già in catalogo. Come il precedente è equipaggiato dal calibro 240 PS IRM C LU a carica automatica, ultrapiatto. Mentre il quadrante soleil ora è bruno sfumato nero (tonalità che spesso accompagnano il metallo nobile nel colore più caldo), decorato da rilievi orizzontali. Il prezzo è di 83.468 euro.

    E infine nuovi crono complicati

    Concludo in bellezza, con altre due complicazioni. A partire da una Grande Complicazione, la Ref. 5204G. Un ulteriore Cronografo à rattrapante con calendario perpetuo, con la cassa in oro bianco che spicca nella monocromia verde oliva (altro colore di tendenza nell’orologeria degli ultimi anni). Ospita il calibro CHR 29-535 PS Q a carica manuale, proprio come l’esemplare “fratello”, la Ref. 5204R in oro rosa con quadrante e cinturino grigio ardesia, in catalogo dallo scorso anno. Costa 318.370 euro.

    Per finire con la Ref. 5935A, un nuovo cronografo flyback con Ora Universale. Prima versione in acciaio di questa complicazione emblematica della Manifattura, già presente nella Ref. 5930P (in platino, con il look verde). Di cui monta lo stesso movimento, meccanico a carica automatica: il Calibro CH 28-520 HU. Ma se ne distingue – oltre che per il metallo – anche per il quadrante rosa salmone d’ispirazione rétro, con il centro decorato da un guilloché d’impronta moderna (chiamato “carbonio”, come quello della Ref. 6007, creata per l’inaugurazione della nuova Manifattura). Fornito di due cinturini in pelle di vitello, ha un prezzo di 64.390 euro.

  • Calatrava 5226G: il restyling di un classico Patek Philippe

    Calatrava 5226G: il restyling di un classico Patek Philippe

    Ma chi l’ha detto che il Calatrava è la quintessenza di un’eterna eleganza? È un dato di fatto dimostrato dal tempo, certo. Lo “dicono” i novant’anni (suonati proprio in questo 2022) nei quali il Calatrava si è affermato per la purezza del design e la sobrietà di stile, a partire dalla celeberrima Referenza 96 del 1932 e fino a diventare uno dei simboli di Patek Philippe. Eppure il nuovo Calatrava 5226G non ha proprio nulla di quella connotazione “classica” che appartiene ai suoi predecessori – storici o attuali (vedi gli altri dieci modelli oggi in collezione). Perché è sfacciatamente moderno. Salta subito agli occhi con un impatto estetico forte, deciso, così diverso dalla sussurrata discrezione del passato. Un aspetto spigliato, disinvolto, quasi sportivo. Talmente ben riuscito da far dimenticare in un istante la compassata formalità dei tanti precedenti.

    La forza di un intramontabile design

    Che poi, non fraintendetemi, io sono sempre stata un’appassionata fan del “tradizionale” Calatrava. L’ho sempre messo in cima alla lista dei miei esemplari “da sogno” (e in questo sono in buona compagnia). L’ho sempre amato per la sua chic-chissima essenzialità, a tal punto da considerarlo come l’archetipo dell’orologio da polso, l’idea – anzi no -, in assoluto un Ideale (con la i maiuscola). Ma come sempre non importa cosa piace a me. L’intento qui è sottolineare come la perfezione formale del Calatrava, la potenza di quel design lineare, pulito, in apparenza semplice, sappia essere perennemente attuale. E insieme capace di rinnovarsi del tutto, di trasformarsi in qualcosa di inedito con pochi piccoli cambiamenti.

    Sì, perché a ben guardare il nuovo Calatrava 5226G, ci si rende conto che ha la stessa cassa di sempre. Un cerchio dalla lunetta sottile e dalle anse ben proporzionate che ne garantiscono la naturale vestibilità. Un metallo nobile, l’oro bianco, ricorrente nell’intera collezione Calatrava (accanto all’oro rosa o giallo, tonalità più calde che si sono susseguite nei decenni in sintonia con l’evolversi dei gusti). Un diametro di 40 mm, appena un po’ più grande del consueto, 1 o 2 millimetri di differenza a rimarcare l’impronta moderna dell’esemplare. E uno spessore comunque limitato, grazie alla presenza del ben noto Calibro 26 330 S C (a carica automatica, di manifattura), usato spesso come base per varie complicazioni e di cui ci siamo già occupati altrove.

    Le novità del Calatrava 5226G

    Proprio la carrure presenta una caratteristica particolare, che si ricollega alla tradizione del Calatrava anche se appare qui per la prima volta. È infatti decorata da una lavorazione guilloché, il tipico Clous de Paris che già in passato ha impreziosito la lunetta di tanti modelli della collezione (come la Referenza 6119 tuttora in catalogo). Piccola parentesi tecnica: per consentire ai maestri incisori di lavorare con continuità sui fianchi, senza interruzioni lungo l’intero perimetro della cassa, i progettisti hanno messo a punto una peculiare architettura. Nella quale le anse sono un tutt’uno con il fondello, e solo in un secondo momento fissate sotto la lunetta. Sebbene la peculiare costruzione non si possa percepire quando l’esemplare è al polso, rende comunque un unicum il Calatrava 5226G.

    Ma a far la differenza è chiaramente il quadrante “testurizzato”. Di color antracite sfumato nero, esibisce una speciale lavorazione che ricorda i rilievi di un grené irregolare e molto accentuato. Ed è ispirato, secondo quanto dichiara la stessa Manifattura, alle scocche delle vecchie macchine fotografiche. Un motivo che potrebbe essere stampato sul disco di ottone con una pesante pressa a partire da un “timbro” sviluppato ad hoc, e poi trattato con una nichelatura galvanica. Ma le mie sono solo congetture: cercherò di approfondire l’argomento e vi terrò aggiornati nel caso scoprissi qualcosa di interessante. Per ora mi limito a dire che è qualcosa di mai visto prima nell’intera orologeria, e non solo nella collezione Calatrava.

    E poi ci sono una serie di dettagli, che vi invito a scoprire nelle didascalie. Dettagli che dal canto loro contribuiscono a creare quell’immagine contemporanea, sportiva, con un certo “non so che” dal sapore quasi militare, sicuramente giovane e informale. Come per esempio il cinturino beige in Nabuk, pregiata pelle di vitello morbidissima e vellutata al tatto. Intercambiabile, tant’è che il packaging racchiude un altro cinturino nero, ancora in pelle di vitello ma dal motivo tessile goffrato e dalle impunture a contrasto. Senza dimenticare le finiture, come sempre di altissimo livello visto che si tratta di Patek Philippe. Potete farvene un’idea, di nuovo, con uno sguardo alla gallery qui sopra. O ancora meglio di persona da un concessionario: se ne avete uno di fiducia, chiedetegli di avvertirvi appena ne riceve un esemplare. È un’esperienza che merita, davvero.

  • “Alto artigianato 2022”: esposti a Parigi i mestieri rari di Patek Philippe

    “Alto artigianato 2022”: esposti a Parigi i mestieri rari di Patek Philippe

    Immaginate un ghepardo in corsa realizzato con 610 minuscole tessere e 50 incrostazioni di legno. Per l’esattezza, 16 diverse essenze di legno. La raffigurazione del felino è più di una creazione artistica. È un’opera di alto artigianato, che richiede tanta più maestria perché è realizzata, minuziosamente, sul fondello di un orologio da tasca. Un pezzo unico Patek Philippe.
    Il “Guépard” (Referenza 995/128J) è uno dei più preziosi esemplari realizzati quest’anno dalla Maison svizzera. Che fin dalla sua fondazione, nel 1839, coltiva le tecniche di alto artigianato applicate all’orologeria.

    Dall’incisione a mano allo smalto Grand Feu cloisonné, dalla pittura miniata su smalto al guillochage, dallo smalto paillonné o flinqué al micro-intarsio in legno o all’incastonatura… La Casa ginevrina presenta anche quest’anno il savoir-faire dei propri maestri nella mostra “Alto Artigianato 2022”. Ormai un appuntamento fisso, saltato nel 2020 per la pandemia e recuperato dall’esposizione dell’anno scorso che raggruppava due anni di creatività. E che invece quest’anno è tornata due volte. Dopo la tradizionale esposizione nei Salons di Ginevra, dove è rimasta dal 6 al 23 aprile, Patek Philippe esporta in questi giorni la collezione a Parigi, nella Galerie 85. Un avvenimento, anche perché è la prima volta che la capitale francese ospita la mostra dedicata ai mestieri d’arte di Patek Philippe.

    Solo esemplari rari ed edizioni limitate compongono la collezione di Alto Artigianato 2022: 59 orologi che comprendono 15 pendolette Dôme, 9 mini-pendolette Dôme, 10 modelli da tasca e 25 da polso. Un’autentica esplosione di creatività cui gli artigiani hanno dato libero sfogo, ispirandosi a paesaggi e creature della natura. Come la giungla tropicale, con due camaleonti in smalto cloisonné straordinariamente realistici nei Calatrava 5177G-026 e 5177G-027. Oppure gli animali della savana – cudù maggiore, orice, zebra, leone, rinoceronte, bufalo, elefante bianco della Namibia e leopardo – riprodotti in smalto cloisonné sui Calatrava e gli Ellisse d’Oro. Ma anche le scimmie più sorprendenti ispirate alle tavole naturalistiche dell’inizio del XIX secolo, in cui la tecnica dello smalto cloisonné è arricchita dalla pittura miniata.

    Perfetto esempio della tecnica mista è la pendoletta Dôme 20116M “Vue de Genève à la manière d’Ananbô” (Vista di Ginevra nello stile di Ananbô): un pezzo unico che presenta da un lato la decorazione in smalto cloisonné di una vegetazione esotica, ottenuta con 41,2 metri di filo d’oro e 41 colori; dall’altro, la pittura miniata che riproduce un’antica immagine di Ginevra. Una delle novità dell’anno è infatti il gruppo di orologi dedicati alla città svizzera, tutti raggruppati in un’unica vetrina. Tra i quali spicca la pendoletta Dôme 20118M “Bol d’Or” in smalto cloisonné e paillonné, che omaggia le sette vittorie ottenute dal Presidente onorario della manifattura Philippe Stern alla celebre regata del lago di Ginevra.

    Valorizzare e trasmettere le antiche e rare maestrie artigianali è una vera e propria missione per Patek Philippe, aperta a tutte le tradizioni d’eccellenza. Comprese due tecniche originali sviluppate in Francia, come lo smalto grisaille al blanc de Limoges e gli smalti di Longwy su porcellana, con decorazioni bordate di nero. E con una grande varietà di temi decorati. Non solo la natura, anche le imprese dell’uomo. Illustrate per esempio dalle prime traversate aeronautiche della Manica, dell’Atlantico e del Pacifico. E poi non solo Ginevra, anche le culture del mondo. Dalla tradizione cinese degli aquiloni alla magia di Cuba evocata dai musicisti di salsa; dal mondo del gioco d’azzardo dei casinò di Las Vegas fino alle suggestioni del Circo con le acrobazie dei trapezisti.

    L’esposizione ha un tale impatto che la galleria di rue du Faubourg Saint-Honoré è stata trasformata per l’occasione. Dopo Ginevra, l’evento di Parigi è l’ultima occasione per ammirare l’irripetibile collezione di orologi rari e preziosi. Non solo. Eccezionalmente, i visitatori possono anche assistere alle dimostrazioni dei maestri artigiani che coltivano le antiche tecniche ornamentali perpetuate dalla celebre “Fabrique” di Patek Philippe.

    La mostra “Alto Artigianato 2022” è aperta fino al 22 maggio, dalle 11 alle 18, nella Galerie 85, rue du Faubourg Saint Honoré, a Parigi. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria sul sito internet della Manifattura.

  • Patek Philippe Ref 5470P, un vero colpo di fulmine. Al decimo di secondo

    Patek Philippe Ref 5470P, un vero colpo di fulmine. Al decimo di secondo

    Ora – mi dirai tu – non ci vuole granché per farsi prendere dal desiderio di un Patek Philippe, se per giunta appartiene alla collezione Advanced Research. Beh – ti rispondo io -, parliamone… Il modello in questione si chiama Ref 5470P Cronografo monopulsante 1/10 di secondo. Il che è già utile per capire l’eccezionalità di questo cronografo, il primo Patek Philippe in grado di misurare appunto il decimo di secondo.

    Il concetto di colpo di fulmine in questo caso però non è una brutale sensazione di innamoramento, di desiderio per un oggetto che sicuramente è straordinario. Semmai è la sensazione di aver a che fare con una completezza della progettazione e delle funzioni offerte che non appare immediatamente evidente. Di fronte a questo Patek la prima cosa che ti càpita è intuire che c’è qualcosa di più, pur senza razionalizzare immediatamente “cosa”. Ma qualcosa di più c’è ed è evidentissimo.

    Gli aspetti tecnici 

    Fin dall’inizio comunque è chiaro che bisogna aumentare la frequenza di funzionamento dell’orologio. E portarla a quelle 36.000 alternanze/ora necessarie per calcolare appunto il decimo di secondo. Il che non è una soluzione facile perché implica l’intera sostituzione dell’organo regolatore. Perciò i tecnici sono partiti da uno dei propri calibri, il CH 29-535 PS sviluppato in casa, e lo hanno modificato. Ricordo che si tratta di un movimento dall’architettura tradizionale: carica manuale, ruota a colonne, innesto orizzontale; ma per saperne di più vi rimando a quanto avevo già scritto qui.

    Per Patek Philippe, però, questo basta. Il particolare tipo di affissione del decimo di secondo, infatti, richiede un approccio totalmente diverso, che nessuno meglio della stessa Patek Philippe è in grado di descrivere. “La semplice lancetta centrale del cronografo classico, abbinata a una frequenza di 5 Hz, non sarebbe stata sufficiente per visualizzare i decimi di secondo con la precisione di lettura voluta. Non vi è spazio sul quadrante di un orologio da polso per una scala microscopica che suddivide ogni secondo per dieci. I progettisti hanno, quindi, deciso di dotare il calibro CH 29-535 PS 1/10 di due meccanismi di cronografo indipendenti: uno per i secondi e il contatore 30 minuti istantaneo; l’altro dedicato esclusivamente alla misurazione e all’indicazione precisa dei decimi di secondo”.

    Guidati da un’esigenza di massima chiarezza, i tecnici volevano far leggere sul quadrante della Ref 5470P l’indicazione dei decimi di secondo, dei secondi e dei minuti crono nel modo più semplice, veloce e affidabile possibile. “Hanno quindi immaginato un sistema brevettato di indicazione dei secondi e delle frazioni di secondo concentrico. L’orologio è dotato di due lancette centrali cronografiche, ognuna delle quali è pilotata da uno dei meccanismi indipendenti.

    Una lancetta (che effettua un giro in un minuto) permette di leggere i secondi in modo tradizionale; mentre l’altra lancetta (laccata rossa sulla nuova Ref. 5470P) effettua un giro del quadrante in 12 secondi, ossia cinque volte più velocemente rispetto a una lancetta dei secondi centrale tradizionale, percorrendo 12 settori suddivisi in decimi. In questo modo l’utente può leggere con una sola occhiata il numero di secondi trascorsi sulla minuteria perlata; e poi il numero di decimi di secondo trascorsi (dall’ultima suddivisione in rosso) sulla scala a ‘chemin de fer’ esterna – oltre, se necessario, al numero dei minuti trascorsi all’interno del contatore 30 minuti istantaneo posizionato a ore 3“.

    Il problema dell’energia

    Fermi tutti, mi dirai. Ma l’aggiunta di un secondo cronografo nella Ref 5470P non crea un consumo energetico maggiore? Certo che sì, ti rispondo. Anche se il calibro CH 29-535 PS d’origine vanta una lunga autonomia (65 ore), ha pur sempre un unico bariletto. Ecco allora che da Patek Philippe si sono ingegnati per trovare tutte le soluzioni possibili al problema di gestione e risparmio dell’energia. A cominciare dal bariletto stesso, che è stato rielaborato in modo da migliorarne la resa. I tecnici cioè hanno ridotto il diametro dell’albero e aumentato il numero di giri della molla motrice. Ma ovviamente questo solo accorgimento non bastava.

    Lascio di nuovo la parola alla stessa Patek Philippe per spiegare cosa è stato fatto. “Per soddisfare il triplice obiettivo di rendimento, affidabilità e precisione, Patek Philippe ha scelto di ricorrere all’insieme Oscillomax® sviluppato dall’ufficio tecnico ‘Patek Philippe Advanced Research’. Questo organo regolatore di alta tecnologia, presentato nel 2011 e abbinato in quell’anno a 17 brevetti, raggruppa tre componenti innovativi che sfruttano tutti i benefici della tecnologia del Silinvar®. Il Silinvar è un derivat del silicio che si distingue per le sue qualità fisiche e meccaniche impareggiabili (leggerezza, durezza, amagnetismo, ecc.).

    L’insieme comprende la spirale Spiromax® con curva finale e rigonfiamento interno brevettati (brevetto del 2017, Ref. 5650); lo scappamento Pulsomax® con geometrie dell’ancora e della ruota di scappamento rivisitate; e il bilanciere Gyromax® in Silinvar® con inserti in oro. È la prima volta che Patek Philippe introduce l’Oscillomax® nella collezione corrente, dal lancio in serie limitata del calendario perpetuo Patek Philippe Advanced Research Ref. 5550P (2011).

    Tale scelta ha rivestito un ruolo fondamentale nelle straordinarie prestazioni del nuovo calibro CH 29-535 PS 1/10. Ha permesso di conservare tutta la precisione che richiede il Sigillo Patek Philippe, con uno scarto di marcia massimo di –3/+2 secondi al giorno, nonostante il fabbisogno energetico notevolmente aumentato”. Un insieme di componenti diverse contribuisce quindi al fine ultimo: garantire il più possibile costanza di marcia al sistema bilanciere/spirale.

    Il sistema antiurto

    Bisogna poi tener conto che per Patek – e per il reparto Advanced Research in particolare – è importante che ogni dispositivo introdotto in un orologio abbia un proprio corrispettivo per correggere eventuali errori provocati dal dispositivo stesso. In pratica si deve prevedere ogni eventuale occasione di errore e ideare un sistema capace di eliminarlo, per rendere più fluido e perfetto il funzionamento. Per intenderci: è un po’ quello che, negli orologi moderni, avviene con i dispositivi di correzione della data, che devono resistere senza alcun problema ai possibili comportamenti “scriteriati” da parte del proprietario dell’orologio stesso. Anche in questo caso nessuno meglio della stessa Patek Philippe è in grado di descrivere con proprietà quanto è stato realizzato.

    “Un altro requisito tecnico (…) è la protezione contro gli urti. Il nuovo calibro CH 29-535 PS 1/10 doveva poter resistere alle sollecitazioni e ai rischi cui è sottoposto l’orologio quando è indossato tutti i giorni. A tale scopo, Patek Philippe ha sviluppato due meccanismi brevettati. Il primo consiste in un gancio antiurto che mantiene la bascula di innesto in posizione per tutta la durata del cronometraggio. Il secondo sfrutta i “balourd” (centri di gravità, da non confondere con i centri di rotazione) dei componenti del meccanismo del cronografo 1/10. In caso di urto, tutte le accelerazioni subite da questi componenti, invece di sommarsi, si compensano; con l’effetto di mantenere tutte le parti nella posizione desiderata e di evitare un impatto sul corretto funzionamento dell’orologio”.

    Un moto fluido

    Lo stesso discorso vale anche per la preoccupazione dei tecnici della Manifattura di rendere la Ref 5470P non soltanto sicura nel tempo, ma anche particolarmente “morbida” nel funzionamento. In particolare per quanto riguarda la lancetta dei decimi di secondi, che si muove in modo fluido, senza oscillazioni improprie né contraccolpi nel proprio moto. Perché un Patek Philippe non è soltanto la qualità delle lavorazioni, ma è anche il piacere d’uso, anno dopo anno. 

    “Una delle altre grandi sfide legate allo sviluppo del calibro CH 29-535 PS 1/10 riguardava la qualità dell’indicazione, in particolare per i decimi di secondo. Le due indicazioni del cronografo dovevano rimanere perfettamente sincronizzate. Nonostante la sua grande velocità, la lancetta dei decimi di secondo doveva mantenere un movimento fluido, senza contraccolpi né oscillazioni. Anche in questo caso gli ingegneri hanno progettato e applicato soluzioni inedite.

    Il meccanismo di visualizzazione dei decimi di secondo prende la propria energia dalla ruota dei secondi del movimento di base tramite una ruota conduttrice. Patek Philippe ha dato a questo organo un’architettura innovativa a due strati, con una ruota superiore dotata di bracci flessibili e una ruota inferiore con bracci rigidi. Grazie a questo principio di recupero di gioco brevettato, al tempo stesso compatto e che richiede poco dispendio di energia, i denti della ruota conduttrice esercitano una forza elastica sui denti della ruota d’innesto, eliminando così il rischio di oscillazione della lancetta“.

    Conclusioni sulla Ref 5470P

    Anche per questa ragione ogni Patek Philippe va visto non soltanto nell’ottica di un “semplice” avanzamento tecnologico. Un Patek Philippe è anche, sempre, un’espressione di arte meccanica che nasce da esperienze antiche e si muove verso nuove frontiere della micromeccanica di precisione.

    Il particolare tipo di affissione, che a prima vista appare semplicemente logico, è in realtà il frutto di un percorso molto complesso. Il che rende ancora più marcata del solito la differenza tra un orologio “normale”, sia pure di qualità eccelsa, e una macchina concepita per diventare un oggetto da collezione, il cui valore sia destinato ad aumentare nel tempo.

    La Ref 5470P, sotto questo punto di vista, non è soltanto un fuoco artificiale di invenzioni fantasmagoriche. Piuttosto è un modo per nascondere sotto un aspetto classico, poco appariscente, soluzioni tecniche che altri produttori avrebbero “sparato” fra grandi squilli di trombe. È questo ancora una volta dimostra come Patek Philippe sappia scegliere proprie strade personali, di grande eleganza. E qui torniamo al concetto iniziale di colpo di fulmine. Non soltanto un piacere da condividere con tutti, ma anche e soprattutto una scoperta strettamente personale.

  • I pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time, Patek Philippe e il segreto svelato

    I pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time, Patek Philippe e il segreto svelato

    Nei pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time, Patek Philippe nasconde un segreto. E fra poco potremo dire che il segreto non è più tale. Un segreto tecnico, un brevetto originale il cui potenziale travalica l’attualità per spingersi verso il futuro.

    Ho sempre confessato una mia personale passione per questo orologio, che molti considerano “strano”. Pur appartenendo alla collezione Calatrava – un classicone – il Calatrava Pilot Travel Time fa parte esteticamente del filone degli orologi militari per aviatori. Una strada che Patek Philippe ha percorso, nella propria storia, sia pure moderatamente. Non fosse altro perché Patek è sempre stata Patek, orologi non certo per “semplici” piloti. Ma magari per i gradi alti e altissimi delle Forze Armate. È comprensibile.

    Il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time è disponibile in quattro versioni e due formati (più una Grande Complicazione). Noi del Giornale degli Orologi ce ne siamo occupati più volte e io stesso ho già scritto al proposito un paio di “pezzi” (puoi trovarli qui e qui). Sono andato a rileggermeli entrambi e non ho particolari osservazioni da aggiungere. Tranne una. Esaminando gli orologi mi avevano colpito due stranezze: l’impermeabilità fino a 6 atmosfere e lo sblocco dei pulsanti che fanno avanzare o indietreggiare la lancetta del secondo fuso orario. Un quarto di giro. Normalmente i pulsanti a vite richiedono ben altro.

    Magica, meravigliosa Patek Philippe

    Richiedo maggiori informazioni e vengo addirittura premiato con il documento (11 pagine!) di registrazione del brevetto europeo. Meravigliosa Patek Philippe, che a proposito dei pulsanti non scrive praticamente nulla nella cartella stampa, ma se chiedi qualcosa in più ti fornisce materiale straordinariamente prezioso, con la serena forza di chi non ha niente da nascondere. È così che si conquista la fiducia di tutti. Giornalisti e lettori.

    Mi metto subito all’opera per capire, ma scopro presto che dietro quel tubicino e quella “corona” (senza segni particolari: forse sarebbe stato meglio mettere almeno un indice che aiutasse a distinguere la posizione di aperto/chiuso) c’è un mondo intero. Un mondo di micromeccanica di precisione, di ingegno che ti lascia a bocca aperta. Per capire che non esagero date un’occhiata alle foto: e confrontate l’esterno dei pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time con i disegni in sezione tratti dal brevetto. Tenete presente che i disegni (ciascuno dei quali corrisponde ad una fase di lavoro di ciascun pulsante) sono ben dieci.

    Mi soccorre il Direttore Clienti Paolo Trevisi, un passato da orologiaio di alto profilo, preparato in complicazioni per calendari perpetui e cronografi. Conservo gelosamente la registrazione della chiacchierata con cui mi ha spiegato il funzionamento dei pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time, che ora cercherò di sintetizzare.

    Al mio via scatenate l’inferno

    Rubo le parole a Russel Crowe per far capire che quando si fa compiere un quarto di giro alla parte superiore del pulsante succede di tutto. Innanzitutto si scollega l’asse centrale, che è quindi libero di essere spinto verso l’interno della cassa. In questo caso l’asse aziona un dispositivo che fa avanzare la lancetta GMT del Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time. O indietreggiare, nel caso dell’altro pulsante. Contemporaneamente un serie di rimandi concentrici fa in modo che il sistema di guarnizioni consenta comunque una tenuta stagna eccellente.

    Quanto? Non lo so. Il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time è garantito impermeabile fino alla pressione di 6 atmosfere, ma quel dato dovrebbe riferirsi semplicemente alla corona, che non è serrata a vite. Logica vorrebbe che l’impermeabilità dei pulsanti sia maggiore. E già questo è un dato interessante.

    Dopodiché tu mi chiederai se non sia possibile usare questo dispositivo anche per un cronografo. Paolo Trevisi si è limitato a farmi un sorriso misterioso, equidistante fra quello della Sfinge e quello della Gioconda. Per quanto mi riguarda io potrei dire che nulla sembra impedire l’uso di questi pulsanti in un innovativo cronografo, magari in unione con il sistema di rimandi già visto in un Patek della serie Advanced Research. Sarebbe un cronografo wowowow!

    I pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time e l’impermeabilità

    Noto, fra l’altro, che tutto è concepito non solo per garantire la tenuta stagna del dispositivo, ma anche per evitare che sporco e residui solidi possano limitarne, nel tempo, il buon funzionamento. E ricordo a tutti che le 6 atmosfere di tenuta stagna sono un buon indizio di un lavoro in evoluzione.

    Mentre infatti le 3 atmosfere d’impermeabilità sono semplicemente un obbligo imposto dai regolamenti della Federazione Svizzera dell’Orologeria (e non ti ci lavi nemmeno le mani in sicurezza, ma proteggono solo l’orologio da polvere e umidità), salire a 6 vuol dire che adottando anche la chiusura a vite l’impermeabilità sarebbe probabilmente maggiore. Lasciar supporre che con un’impermeabilità di 3 atmosfere ci si possa immergere fino a 30 metri sott’acqua – come scrivono molti giornalisti e blogger – non è solo una cosa stupida, ma anche un pessimo servizio per i lettori.

    Tornando a chiudere la parte superiore del pulsante, l’intero dispositivo si pone (senza scatti, con un funzionamento straordinariamente fluido) in posizione di sicurezza: massima tenuta stagna e pulsanti bloccati. Il gioco è fatto.

    Considerazioni finali

    Questo tipo di pulsanti, brevettati e usati da Patek Philippe nel Calatrava Pilot Travel Time, si inserisce in un filone di ricerca della miglior tenuta stagna che vede coinvolta gran parte dell’orologeria. Dai sistemi di chiusura del fondello (penso alla Naiad Lock di Omega) a quelli per la corona e i pulsanti (le danze le aveva aperte Jaeger-LeCoultre con un interessantissimo sistema “a baionetta”), la Svizzera degli orologi cerca di superare le chiusure a vite. Ti chiedi perché? Beh, già il fondello causa problemi (se si stringe troppo, le guarnizioni rischiano di rovinarsi riducendo a zero la tenuta stagna). Ma per la corona e i pulsanti è ancora peggio.

    In molti, in troppi è persistente la convinzione che più stringi e più sicura è l’impermeabilità. Ma è esattamente il contrario: non bisogna serrare troppo, ma nemmeno troppo poco. Un’indicazione che lascia spazio a interpretazioni personali, alla sensibilità di ciascuno. E spesso causa malfunzionamenti drammatici.

    Un sistema “certo” (come la sperimentatissima leva angolare dei Panerai) sarebbe la soluzione migliore. Peccato però che il pubblico non ami soluzioni “esterne” che alterino l’estetica dell’orologio e la sua influenza negativa sull’abbigliamento. L’esigenza di soluzioni “interne” spinge quindi alla ricerca di alternative che per ora sono molto costose: richiedono tolleranze simile a quelle dell’organo regolatore, ma sono anche esposte ad un più ampio ventaglio di interventi da parte del proprietario dell’orologio.

    La soluzione proposta nei pulsanti del Calatrava Pilot Travel Time di Patek Philippe – pur suscettibile di ulteriori sviluppi – sembra proprio essere un capitolo interessante di questa storia. Destinata a riservare nuove sorprese in un futuro nemmeno troppo lontano.

  • Laura Gervasoni, Patek Philippe e il senso della misura

    Laura Gervasoni, Patek Philippe e il senso della misura

    Ricordo bene quando ho visto per la prima volta Laura Gervasoni. Vicenza, fiera della gioielleria e dell’orologeria, 1999. Lei era appena arrivata in Patek Philippe. Ufficialmente doveva occuparsi delle pubbliche relazioni, ma era subito chiaro quanto fosse lontana da un ruolo che richiede un carattere totalmente diverso. E infatti poco tempo dopo – in relazione ai tempi biblici dell’orologeria – arriva la nomina a Direttore generale della filiale italiana di Patek Philippe.

    Era il 2006 e in tanti, rosi dall’invidia, non scommettevano un centesimo su una donna alla guida della filiale di Patek Philippe. Perché dovete capire che in orologeria esistono due mostri sacri: Rolex, per le dimensioni e per la popolarità del marchio; e Patek Philippe, perché Patek è il vero specchio della grande orologeria svizzera. E una donna a gestire la rete commerciale di un Paese non propriamente femminista come l’Italia… In tanti erano rosi dall’invidia.

    Per non parlare della stessa Svizzera che, vale la pena ricordarlo, solo nel 1971 ha riconosciuto alle donne il diritto di voto. Erano in tanti a considerare Laura Gervasoni un personaggio di transizione prima che mani maschili impugnassero il volante di Patek Philippe Italia. Laura è ancora qui, ancora un riferimento. Apprezzata per il suo lavoro, per il patrimonio professionale che ha saputo costruire negli anni, mattone dopo mattone.

    Ricordo che nei miei primi giri in Svizzera, nelle fabbriche le donne lucidavano le casse degli orologi e li esaminavano per il controllo della qualità…
    Laura Gervasoni: Sì, facevano lavori manuali, ripetitivi, che richiedevano più pazienza che abilità.

    In questo senso Patek Philippe, attraverso Philippe e Thierry Stern, si è dimostrata una vera e propria pioniera del cambiamento. Tu hai avuto percezione di questa trasformazione?
    Laura Gervasoni: A dire la verità solo fino ad un certo punto. Quando sono entrata, sicuramente non conoscevo il settore, cioè lo conoscevo solo da un certo punto di vista. E quindi non avevo la percezione di come la donna venisse considerata in Svizzera. Venivo dalla vendita di pubblicità e in Italia la situazione delle donne era comunque migliore. Ma l’ho scoperto più avanti.

    Conoscevo alcuni tipi di dinamiche, alcuni protagonisti, conoscevo i marchi e la loro importanza. Non era molto. Forse non mi sono resa conto subito in che mondo stavo entrando, un mondo di interesse davvero straordinario, come poi ho capito con il tempo. Sì, ci sono stati notevoli cambiamenti perché oggi molte colleghe occupano posizioni importanti. E però credo che ormai sia giusto abbandonare questa eterna contrapposizione fra uomo o donna. Concentriamoci piuttosto nel capire se la tua azienda sa riconoscere determinate capacità e quali. Cerchiamo di capire se ti vengono date delle opportunità. Che tu sia uomo o donna.

    In un’intervista, parecchi anni fa, Philippe Stern mi disse esattamente la stessa cosa. «A me non interessa il sesso di una persona, ma quel che sa fare e quel che penso potrà fare in futuro, come potrà crescere».
    Laura Gervasoni: Ed è vero. Sono entrata come responsabile ufficio stampa, relazioni esterne, quindi non ricoprivo ancora il ruolo attuale che è arrivato nel 2006. È stata una loro scelta: ho sempre percepito il fatto che la direzione cercasse, rispetto a un top manager super-laureato, più un profilo che potesse inserirsi bene nel contesto Patek Philippe, nelle sue dinamiche.

    Patek Philippe ha sempre avuto un proprio modo di rapportarsi con i negozianti, un atteggiamento che non ha cambiato neanche quando l’irruzione delle multinazionali finanziarie ha cambiato la scena. Vendita secondo ferree leggi commerciali. Adesso in molti stanno facendo marcia indietro. La pandemia ha rimesso in primo piano il pubblico locale, che mi sembra Patek non abbia mai abbandonato.
    Laura Gervasoni: Da ormai molti anni, ben prima della pandemia, abbiamo organizzato un sistema complesso, marketing compreso, per riavvicinare la clientela locale. In accordo con i nostri punti vendita, ovviamente, vogliamo proprio “coltivare” la nostra bella Italia, insomma.
    Ovviamente non abbiamo nulla contro i clienti stranieri, ma in Patek siamo da sempre convinti che ogni mercato locale deve vivere con le proprie forze. Questo eventualmente facilita il lavoro di aiuto quando viene a crearsi una situazione di crisi. In quel momento è possibile, e più facile, aiutare il singolo mercato.

    Avere attenzione per i clienti locali magari comporta anche un po’ più di fatica, perché ci si rapporta in maniera diversa. Senza il muro di un’altra lingua, ad esempio, la fase di vendita è sicuramente più complessa. Implica domande, dubbi e la necessità di risposte più articolate. Ma è questo il nostro bacino d’utenza naturale e dobbiamo consolidarlo. Se ognuno, nella catena commerciale, riesce a far bene il proprio lavoro, allora il tuo cliente ritornerà, tornerà nel tuo punto vendita foss’anche per comprare altri oggetti. Non solo per un Patek Philippe. Tutti i nostri concessionari hanno anche altre marche di orologi o di gioielleria. È un lavoro molto più ampio e completo. È la creazione di un rapporto di fiducia. Se vai bene a vedere è la stessa cosa che vorresti tu quando vai a comprare qualcosa. Poterti fidare.

    È un’impostazione tradizionale che però diventa moderna quando usa anche mezzi telematici. Il sito di una marca resta fondamentale per offrire una panoramica completa sui modelli disponibili e sulle caratteristiche tecniche di base. Stabilire con il compratore un contatto diretto di questo tipo non danneggia il negoziante. Al contrario.
    Laura Gervasoni: Certo. Il nostro obiettivo è creare un primo contatto con clienti che – per le più svariate ragioni – non andrebbero subito in un negozio solo per chiarire dubbi di base, cui il sito può dare risposta. Ma dopo questo primo contatto non sono pochi i nuovi clienti che vanno dal concessionario.

    E oltretutto un itinerario di questo tipo aiuta a scoprire anche altri modelli. Non solo quelli oggetto di speculazione.
    Laura Gervasoni: È vero. Nel 2019 siamo riusciti a rifocalizzare la collezione Calatrava con variazioni che piacciono molto. Il nuovo movimento con indicazione della settimana, ad esempio, e con la cassa più grande, in acciaio, è piaciuto molto e proprio a un pubblico più giovane. Un Calatrava veramente ringiovanito, il 5212: che mantiene la propria identità, il proprio Dna, ma sempre senza esagerazioni. Patek Philippe vuole continuare a investire su tutte le proprie collezioni e non concentrarsi su quelle che vengono considerate solo status symbol. Perché per noi il nostro vero cliente apprezza Patek Philippe nella sua totalità. Senza dimenticare che il nostro fatturato nasce soprattutto dalle complicazioni.

    Ed è con la ricerca sulle nuove complicazioni che si creano soluzioni tecniche innovative, brevetti e dispositivi inediti…
    Laura Gervasoni: Certo. Patek ogni anno ottiene una notevole quantità di brevetti tecnici. Ma se vai a vedere bene negli ultimi anni abbiamo anche introdotto novità estetiche: quadranti e persino nuove forme per la cassa. E poi anse traforate, nuovi sistemi di finitura… No, non ci fermiamo.

    Torniamo al mercato italiano. Al netto del calo dovuto alla mancanza di turisti, sembra che i numeri siano buoni, relativamente all’andamento medio europeo. Può essere questa, la chiave per costruire un mercato internazionale più solido? La salute delle singole nazioni?
    Laura Gervasoni: Per noi la strategia di base non cambia. Mutano i modi: ad esempio con un buon uso dei mezzi telematici. Ma una delle cose fondamentali è tenere sempre sotto controllo il sell-out, ossia quanti modelli e quali  vengono venduti dai negozi, e a chi. È davvero importante conoscere a fondo cosa viene comprato dai clienti locali e cosa dai turisti. Solo così la Casa madre, in Svizzera, può calibrare le consegne ai nostri concessionari; e di conseguenza decidere una ripartizione in percentuale, in base a quanto il mercato locale può assorbire e quanto vogliamo destinare alla clientela straniera.

    Già molti anni fa Philippe Stern, il padre di Thierry, mi aveva detto: «Noi ci basiamo sull’equilibrio dei singoli mercati. Il resto è un optional sul quale investire, sì, ma entro certi limiti, per evitare fluttuazioni troppo elevate».
    Laura Gervasoni: Esatto. È la classica ciliegina sulla torta, lo straniero che visita il nostro Paese. Piacevole, certo, ma la vera torta è il proprio bacino d’utenza locale. È l’unico sul quale puoi contare, come abbiamo visto recentemente. Ripeto: è un lavoro che negli ultimi anni abbiamo voluto rifocalizzare con maggior precisione, ma sta portando risultati davvero soddisfacenti e soprattutto solidi. Certo, il repentino calo del pubblico straniero ha creato problemi nelle città a maggiore vocazione turistica, ma stiamo vedendo che i risultati sono buoni. Specialmente in relazione alla capacità di cambiare mentalità da parte dei concessionari, che però ci ha piacevolmente sorpresi.

  • Dietro le quinte. Nautilus Tiffany, la favola di Natale

    Dietro le quinte. Nautilus Tiffany, la favola di Natale

    E allora Tiffany chiese a Patek Philippe di produrre un orologio per celebrare i loro 170 anni di matrimonio. Le nozze del millennio. Forse. Tiffany chiede a Patek Philippe di produrre 170 Nautilus con il quadrante nel classico, esclusivo e brevettatissimo color “Tiffany blue”. L’orologio – si badi bene – verrà venduto esclusivamente nelle boutique Tiffany di New York, Beverly Hills e San Francisco. L’operazione è un’operazione Tiffany, non Patek Philippe. La quale non può fare a meno di produrre (nel tempo, mica tutti in una volta) il Nautilus Tiffany di Natale.

    Un Natale da favola. Non per Patek, sia chiaro: ammesso che il marchio svizzero incassi 20mila euro per ciascun orologio (mi sono tenuto largo, visto che il prezzo al pubblico è di circa 50mila dollari), fanno meno di 3 milioni e mezzo di euro. Cifra che Patek probabilmente supererebbe di slancio con una decina di super-complicati. Ma chi se la sente di dire di no ad un cliente come Tiffany?

    Il Nautilus, negli ultimi tempi, ha raggiunto cifre ridicolmente alte, in asta, perché è diventato l’orologio preferito da quelli che vogliono dimostrare di avercelo molto lungo, il conto in banca. Dai 30.860 del listino Patek per la versione con quadrante verde, si sono raggiunte cifre intorno al mezzo milione. Un’enormità. Ma “io ce l’ho e voi no”.

    L’idea geniale

    Qualcuno, da Tiffany, ha un’idea geniale. Mettere in asta il Nautilus Tiffany numero 1, Referenza 5711/1A-018. Il ricavato andrà interamente in beneficienza all’associazione Nature Conservancy. Nessuno ci guadagna nulla. Apparentemente.
    Pochi giorni fa, l’11 dicembre, la casa d’aste Phillips ha aggiudicato il Numero 1 per 6 milioni e mezzo di dollari, circa 5.750.000 euro. Gran colpo. L’asta è stata molto vivace e la parte finale, quella delle offerte maggiori, ha coinvolto compratori anonimi collegati via telefono.

    Tu mi dirai: “Chissenefrega, è un bell’atto di generosità da parte di un Paperone avido di Numeri Uno”. Ma allora non sarebbe mica una idea geniale, ti rispondo. Proviamo a fare qualche ipotesi.

    La favola del Nautilus Tiffany

    Poniamo per ipotesi che alla fine il Numero Uno se lo sia aggiudicato la stessa Tiffany. Oppure poniamo per ipotesi che la definitiva spinta verso la vetta finale fosse in qualche modo da attribuire a Tiffany – le ultime offerte provenivano da Londra e New York. Comunque sarebbe una buona azione di beneficenza, certo. Ma al tempo stesso è un modo per dire: “Guardate, il Numero Uno è andato a 6 milioni e mezzo di euro. Dal numero due in poi chi lo desidera può convincerci a venderglielo spendendo da Tiffany – che so – un bel 4 milioni di dollari… e passa la paura”.

    “O magari la Referenza 5711/1A-018 te la lascio in omaggio”. Lasciarlo ai propri migliori clienti avrebbe un senso. Non sarebbe scandaloso se non per l’insana spesa degli acquirenti, che comunque si ritroverebbero con un bel po’ di gioielli e un orologio certamente desiderato da molti. Per la serie: “Io ce l’ho e tu no”. Commercialmente l’operazione cambierebbe molto. I 170 Nautilus Tiffany – che ufficialmente potevano essere venduti nel complesso a 8 milioni e mezzo di dollari – alimenterebbero un fatturato valutabile intorno ai 670 milioni di dollari, calcolati per difetto. Un incremento da favola, appunto.

    Le polemiche

    Naturalmente una considerevole parte di pubblico se l’è presa con Patek Philippe e il suo proprietario, Philippe Stern. Fondamentalmente si parla delle persone che si sono messe in fila per avere un Nautilus da quando hanno scoperto che – usato – può essere rivenduto a cifre molto, molto più alte di quanto Patek e i suoi concessionari chiedono.

    Questa corsa alla speculazione più becera non ha nulla a che fare con la passione per l’orologeria e la cultura che rappresenta. Con tutto il rispetto per il Nautilus, pagarne uno – usato – per cifre superiori a quelle del cronografo 5172G (tanto per fare un esempio), che in oro bianco costa 69.350, è una vera follia da “io ce l’ho e tu no”. Ma anche pagarlo più dei 33.470 euro che servono per un Calatrava in oro bianco non mi sembra abbia molto senso, se non fate parte del club dei “io ce l’ho e tu no”.

    Come stanno le cose

    Patek Philippe, lo ripeto, il fatturato vero lo fa con i complicati. Sostenere che si arricchisca con un orologio sportivo d’acciaio vuol dire non conoscere l’orologeria. Di fronte alla richiesta di Tiffany non poteva dire di no: Tiffany smuove per Patek un notevole volume d’affari e la vendita del Nautilus Tiffany è riservata a tre soli negozi del marchio americano. Anche se sono certo che presentarsi con qualche milione per comprare altri orologi e gioielleria assortita possa comunque rivelarsi una scelta in grado di convincere qualunque commesso. L’unico “vantaggio” per Patek Philippe è quello – non direttamente monetizzabile – di far circolare il marchio fra un pubblico che i più cattivi definiscono “di buzzurri che creano più problemi che fatturato”.

    Per Tiffany, invece, il discorso è totalmente diverso: il gioielliere statunitense (oggi proprietà del gruppo francese LVMH) si è sempre fatto un vanto di avere un pubblico ad ampio spettro economico, al quale fornire comunque oggetti di buon gusto. È per Tiffany che questa operazione ha davvero senso. Ed è Tiffany che dovrebbe dare un signor premio a chi ha concepito questa geniale idea di marketing. Tutto il mondo sta parlando della vendita in asta del Nautilus Tiffany, che salta all’ottavo posto degli orologi più costosi venduti all’incanto. Un solo tempo sportivo con cassa e bracciale d’acciaio.

  • Le variazioni Patek: tre cronografi con complicazioni. Per collezionisti

    Le variazioni Patek: tre cronografi con complicazioni. Per collezionisti

    In musica, ad esempio, le “variazioni su un tema” fanno parte di un itinerario culturale che affonda le radici nell’antica Grecia. Le “variazioni Patek” si inseriscono in qualche modo in questo itinerario.
    Sparala meno grossa, mi dirai tu. Sì? Ti rispondo io con aria di sfida…
    Più di una volta abbiamo detto che l’orologeria è una forma di cultura. Lo abbiamo detto qui, ad esempio, parlando del riconoscimento concesso, appunto, all’insieme di conoscenze dell’orologeria. Un patrimonio culturale che vede Patek Philippe in primo piano. E se sei furbo cominci a capire dove voglio andare a parare. Abbassi gli occhi e cominci a pensare che le “variazioni Patek” abbiano magari un senso.

    Patek Philippe viene considerata – complessivamente, con i suoi pro e i suoi contro – il riferimento più sicuro per l’intera orologeria e per quella “alta” in particolare. Un riferimento che comprende speculatori di bassa lega, persino. Quelli che hanno un amico che ha un amico il cui amico è in grado di procurargli il Nautilus a prezzo di listino che loro, poi, venderanno intonso a prezzo di strozzino. Minchia gliene frega a loro della cultura e delle “variazioni Patek”?

    Poi ci sono le persone di cultura. Spesso sono collezionisti, ma altrettanto spesso “semplici” studiosi. Ai quali gli aspetti didascalici (l’esemplare con ore del mondo del 1957 aveva gli indici applicati in oro bianco?) interessano molto meno del percorso culturale. Quell’evoluzione che conduce una marca in un sentiero evolutivo (quasi sempre) coerente. E, per evolversi, qualunque forma culturale ha bisogno di “variazioni”, come di artisti in grado di comprendere il valore di queste “variazioni” – che non sono soltanto una questione personale (guarda quanto sono bravo!), ma posseggono un valore più ampio. Come le “variazioni Patek”, in orologeria. Ma prima, per convincerti, devo spiegarti un po’ cosa si intende per “variazione”.

    Cosa si intende per “variazione”

    Lasciamo perdere la Grecia. Se ti dico che i nomoi del passato venivano ripresi in termini di ritmica attuale ci andiamo entrambi ad infognare in un vicolo cieco dal quale non saremo in grado di uscire. Se ti parlo delle 30 “Variazioni Goldberg” di Bach ti vedo poco interessato. Se insisto con quelle, virtuosistiche, di Johannes Brahms, peggio ancora. E arrivo a capire che se mi spingo alle “Variazioni per orchestra” di Arnold Schönberg tenti il suicidio o cerchi di tirarmi il collo come a una gallina.

    Ma forse posso più modestamente parlare di What A Wonderful World, canzone incisa nel 1967 da Louis Armstrong e inizialmente sfigatissima. Poi, però, viene ripresa da una lunga serie di cover. Per cover si intende “la faccio a modo mio, la canzone, ma che si riconosca bene l’origine altrimenti non vende”. Indimenticabile la cover “vienquidamebaby” di Rod Stewart che ne fa una versione  ancor oggi molto apprezzata dai seduttori in età diversamente giovane. Ma ti rendi conto che c’è un pazzesco salto di qualità se la stessa canzone passa fra le mani dei Ramones, diventando una “variazione punk” e non più una semplice cover. Qui sono due culture ad incontrarsi, l’una rilanciando l’altra. I nomoi del passato ripresi con una ritmica attuale (punk), appunto. Se vi va, provate a fare questo percorso musicale – lo trovate facilmente su youtube – ma senza allontanarvi da questo articolo, mi raccomando.

    Bene, mi dirai tu, ma perché non torniamo agli orologi? E a Patek Philippe, soprattutto. Eccomi!

    Le “Variazioni Patek Philippe”

    Perché ho scomodato il concetto di “variazioni sul tema” per tre cronografi con complicazioni recentemente emessi da Patek Philippe? Perché la prima cosa che verrebbe alla mente è limitarsi a dire che in Patek hanno deciso di darsi al colore per vendere qualcosa in più. Ma non è vero. Non è vero perché i tre orologi di cui parliamo si vendono senza problemi, visto che sono comunque prodotti in serie necessariamente limitata. Mi riferisco, in ordine crescente di prezzo, al cronografo automatico flyback con Calendario Annuale Ref. 5905/1A-001 – 52.298 euro; al cronografo automatico flyback e Ora Universale Ref. 5930P-001 – 88.907 euro; e al cronografo sdoppiante e calendario perpetuo Ref. 5204R-011 – 274.040 euro.

    Si potrebbe dire che il tema delle Variazioni sia “Il Cronografo”, ma nemmeno questo è del tutto vero. No, direi che qui siamo più vicini alle “Variazioni sul tema del Collezionismo”. Tutti e tre sono infatti orologi per collezionisti veri, non per speculatori strozzini. Ovviamente collezionisti di natura diversa, sia per possibilità economiche (il più costoso costa cinque volte il prezzo del meno costoso), sia per tema, benché tutti uniti dal cronografo. Dico subito che non intendo minimamente entrare nel discorso dei gusti estetici. Come al solito, sono questioni personali su cui non c’è da discutere. Ognuno ha le sue preferenze.

    Dico solo che per quanto mi riguarda sono affascinato dai contenuti tecnici del crono flyback con calendario annuale che ora vanta un innesto verticale a dischi (un po’ come la frizione delle automobili) per le funzioni crono, in luogo del precedente, classico innesto orizzontale a ruote dentate. Le funzioni crono, comunque, in tutti e tre i modelli vengono avviate tramite una ruota a colonne semplicemente esemplare per progettazione e realizzazione. Come del resto si può dire d’ogni singolo dettaglio di questi tre orologi “vestiti di nuovo”.

    Le reazioni dei collezionisti

    Come potrebbero reagire i collezionisti a questo innesto di novità? Dalle prime reazioni che ho sentito, l’accoglienza è stata favorevole – com’era logico aspettarsi – soprattutto per il Crono Ore del Mondo. Con cassa da 39,5 mm abbiamo la precedente versione in oro bianco e adesso questa in platino. Sorprendente perché di solito Patek non dimentica l’oro rosa. Sia singolo che in coppia quest’orologio potrebbe salire di valore in un lasso di tempo non lunghissimo, pandemie e crisi economiche permettendo. E comunque il verde vivace del quadrante piace molto.

    Al secondo posto sul podio i collezionisti sembrano voler porre il più complicato e costoso, il Crono Sdoppiante con Calendario Perpetuo. Non ostante esistessero già altre due versioni con cassa in oro rosa, alcuni erano poco convinti dal bracciale d’oro di quello con quadrante nero; e altri criticavano, appunto, la presenza in catalogo del solo quadrante bianco opalino. La “variazione” con quadrante ardesia sembra aver posto riparo a questa mancanza, se così possiamo chiamarla. Il valore collezionistico dovrebbe aumentare nel medio o lungo termine.

    Entusiasmo, comunque, per il Crono Calendario Annuale, quello dal prezzo più abbordabile. Almeno nell’ottica del collezionista Patek. Un poco di freddezza deriva dal fatto che Patek Philippe ha emesso una doppia complicazione con cassa e (splendido!) bracciale in acciaio. E questo, secondo alcuni collezionisti, potrebbe scatenare qualche speculatore, non ostante il prezzo superi comunque i 50mila euro. Le varianti precedenti avevano, ricordo, la cassa in platino o in oro rosa. Se aumenterà di valore in tempi relativamente brevi o relativamente lunghi dipenderà molto proprio dagli eventuali speculatori. Un loro eventuale ingresso fra i collezionisti veri non verrebbe considerato un buon segno e le cose si complicherebbero non poco.

  • La rivoluzione tecnologica dell’orologeria svizzera. Amarcord

    La rivoluzione tecnologica dell’orologeria svizzera. Amarcord

    La sensazione della svolta totale l’ho avuta nel 1996, quando Patek Philippe trasferì i propri laboratori nella fabbrica di Plan-les-Ouates. Un gruppetto di giornalisti fu accompagnato a visitare la nuova sede. Bellissima, organizzata in modo esemplare, ma… Non potevo credere ai miei occhi: nell’ufficio progettazione ho contato non meno di quattro computer Silicon Graphics. Questo mi ha fatto capire che Patek Philippe – il più puro distillato di tradizione stagionata – era in realtà una marca proiettata nel futuro. E con lei tutte altre. Iniziava così la rivoluzione tecnologica dell’orologeria svizzera.

    Gli esordi della rivoluzione tecnologica dell’orologeria

    Tante storie per quattro computer, mi dirai tu? Quattro computer e ti scatta il futuro? Guarda che nel 1996 i computer esistevano, eccome! Sì, ti rispondo io, ma i Silicon Graphics erano allora il massimo del massimo, gli unici in grado di lavorare in 3D. Oggi la Silicon Graphics ha chiuso per scelte aziendali sbagliate (è la concorrenza, bellezza!), ma a quei tempi uno dei suoi programmi – elaborato su misura per Patek – era già in grado di simulare qualunque movimento in azione, anche quelli complicati. Era in grado di far ruotare il movimento al comando del mouse e persino di calcolare (sottolineando il tutto in vari colori) i punti in cui l’attrito superava certi limiti, i punti in cui si poteva rischiare una rottura da urto laterale e molto altro ancora.

    Improvvisamente il passato si travasava – intatto, si badi bene – in un presente che sapeva di futuro. Perché di lì a pochi anni dal programma Cad (Computer Aided Design) uscirono persino le istruzioni per le macchine che poi dovevano realizzare ponti e platine. In Svizzera aveva attecchito la rivoluzione tecnologica dell’orologeria.

    L’esperienza necessaria era assolutamente la stessa del passato, ma si tagliavano in maniera drastica i tempi di progettazione. E soprattutto si aumentava in modo straordinario l’affidabilità: non più decine di prototipi da sottoporre a test per poi trovare la causa degli eventuali difetti (sempre in agguato). Si passava direttamente ad un modello finale di grandi dimensioni, con le parti del movimento realizzate in plexiglas di vari colori. E di lì ai due, al massimo tre prototipi finali.

    Il lavoro era ancora da certosini, monaci dalla pazienza proverbiale. Come mi spiegava un tecnico: «Sposti una ruota di una frazione di millimetro, perché così crea troppo attrito, e risolvi il problema. Ma magari ne crei altri due più in là. Il lavoro, alla fine, è lo stesso, ma non perdi tempo a far realizzare prototipi che magari ti mettono su una strada sbagliata per un errore del prototipo stesso, non dei tuoi calcoli. Per me è una rivoluzione». E lo era davvero.

    Ma perché la tradizione insegue la modernità?

    C’è un antefatto fondamentale. Finita la Seconda Guerra Mondiale la richiesta di orologi era molto elevata: furono uno strumento utilissimo per gestire in maniera ordinata il nuovo mondo e l’efficienza che richiedeva. Ma gli esemplari meccanici da polso erano maledettamente delicati. Ancora negli anni Sessanta era normale che un orologio non troppo costoso si rompesse tre o quattro volte all’anno. L’Alta Orologeria, i grandi marchi, riuscivano a superare indenni anche un anno intero, ma costavano (lasciamo perdere le complicazioni: parlo di solo tempo o al massimo di cronografi) cifre ancor più spropositate di oggi, fatte le debite proporzioni.

    L’industria svizzera pensò allora di passare alla tecnologia elettronica, da lei stessa inventata. E questo le causò una serie spaventosa di fallimenti: le fabbriche chiudevano una dopo l’altra. Perché? Perché gli svizzeri continuavano a produrre i movimenti al quarzo con gli stessi metodi impiegati per i movimenti meccanici. Invece le marche giapponesi passarono subito a circuiti integrati e metodologie automatizzate, abbattendo i prezzi e sputando via dal mercato gli orologi svizzeri. La chiave, quindi, stava nel cambiare i metodi di produzione. Andavano modernizzati. Per tagliare tempi e costi (che spesso sono la stessa cosa), senza però incidere sulla qualità, sulla tradizione di orologi che cercano l’eternità e non l’usa e getta.

    Dall’alta orologeria all’altra orologeria

    Perché la rivoluzione tecnologica dell’orologeria parte dall’alto? Per una questione economica, ovviamente. Innanzitutto l’alta orologeria è più ricca, perciò può permettersi tecnologie (relativamente) sperimentali e quindi costose. E poi perché, se qualcosa non va per il verso giusto, una cosa è sbagliare un migliaio di orologi; altra cosa sbagliarne decine di migliaia. Ma il travaso di tecnologie (che però non sempre va dall’alto in basso, ma anche in senso contrario: ne riparleremo) era ormai un dato di fatto. Qualcosa di simile successe anche con i freni a disco, che vennero impiegati prima sulle vetture più costose, per poi diventare una caratteristica irrinunciabile.

    La cosa divertente è che allora se ne parlava poco, per paura che venisse considerato un “trucco” contrario alle tradizionali regole dell’alta orologeria. Io non so se Patek Philippe sia stata la prima ad usare le tecnologie digitali e i computer Silicon Graphics. Se sia stata la prima in Svizzera ad avviare la rivoluzione tecnologica dell’orologeria. Ma sono certo sia stata la prima a mostrare con sincero orgoglio questo passaggio epocale.

    Patek, proprio per la sua posizione di riconosciuto “primo della classe”, ha di fatto sdoganato la progettazione computerizzata dei movimenti. E se avesse potuto farlo Patek senza essere spernacchiata, allora la cosa sarebbe stata lecita. Nel giro di una decina d’anni gli istruttori della Silicon Graphics li incontravi – sempre gli stessi – un po’ dappertutto. Uno mi offrì anche un computer usato e mi pento ancora di non averlo comprato.

    Tecnologia a buon prezzo?

    Man mano che queste tecnologie calavano di prezzo (economia di scala) e miglioravano qualitativamente, i vantaggi si riversavano sull’intera produzione svizzera, in ogni fascia di prezzo. Perché se avessero portato miglioramenti alla produzione di movimenti d’alta orologeria, a maggior ragione sarebbero stati in grado di consentire movimenti di costo contenuto, sì, ma di qualità via via migliore. E man mano l’asticella della qualità si alzava, costringendo i produttori a rincorrere record sempre nuovi. Miglioramenti sempre più minuscoli per quanto riguarda gli ordini di grandezza, ma non per questo meno importanti.

    Pensate che nel 1844 Antoine LeCoultre inventò il milionometro, uno strumento meccanico in grado di misurare il micron (la milionesima parte del metro). Oggi i pochi decimi di micron di cui ha bisogno l’orologeria attuale sono misurati con un raggio laser, dopo aver posato il pezzo su una base sismica (lastre di granito alternate a fogli isolanti di caucciù) perché persino la naturale vibrazione della crosta terrestre potrebbe far sballare la misurazione. Questo travaso di tecnologia ha fatto sì che la qualità degli orologi meno costosi potesse aumentare in maniera davvero sorprendente: oggi nessun orologio, anche di prezzo contenuto, si rompe facilmente, tranne casi davvero rari.

    Ma allora non è che gli orologi sono tutti uguali?

    Beh, no, è ovvio. Un po’ dipende dalle tolleranze che un marchio impone: per l’alta orologeria cinque decimi di micron (prendi un millimetro e dividilo per mille; quel pezzettino dividilo per due e hai cinque/decimi di micron) sono un autentico orrore, se ritiene necessarie tolleranze più strette. Per un marchio più economico però bastano e avanzano.

    Ma quel che più conta è che la tecnologia, contrariamente a quanto alcuni credono, non ha affatto castrato la creatività. Al contrario. Oggi che progettisti straordinari e quindi straordinariamente costosi non devono più perdere tempo con decine di prototipi, possono dedicare le energie alle ipotesi, a sogni di orologi pazzeschi. Magari anche ipotesi sbagliate, che però non bloccano un gruppo di lavoro per mese (o per anni) su un sogno impossibile.

    Oggi si producono orologi incredibilmente diversi fra di loro e in quantità comunque limitate. Proprio grazie all’uso di quelle tecnologie computerizzate che tanti anni fa, nel 1996, Philippe Stern, padre di Thierry e a quei tempi alla guida di Patek Philippe, presentò orgogliosamente ai giornalisti. Non era solo l’inaugurazione di una nuova fabbrica, ma l’inizio della rivoluzione tecnologica dell’orologeria svizzera.

  • Il blu secondo Patek. La tecnica (artistica) dei quadranti

    Il blu secondo Patek. La tecnica (artistica) dei quadranti

    I produttori tradizionali d’orologi non hanno mai amato molto i quadranti colorati. Bianco (con variazioni limitate che a malapena si spingevano al crema pallida), nero (un azzardo relegato ai modelli da sera e – all’estremo opposto – a quelli sportivi) e chiuso il discorso. Con una sola eccezione: i “quadranti d’arte”, quelli in cui i colori erano asserviti a tecniche ed espressioni artistiche. Per intenderci, dagli smalti fino ad arrivare agli intarsi in essenze di legno. Per il resto, anche un colore serissimo come il blu era bollato come “moda” e in quanto tale perversione da eliminare con una treccia d’aglio. Ma non puoi opporti all’evoluzione del gusto e Patek Philippe, come del resto altri marchi tradizionali, lo sa bene. Patek, alla fine, ha ceduto al colore. Il blu, tanto per cominciare. Ma ha ceduto dettando le proprie condizioni. Il blu secondo Patek, appunto. Non una resa, ma un rilancio.

    Un poco di storia

    Patek Philippe ha avuto un momento di grande difficoltà subito dopo la crisi economica del 1929, la Grande Depressione. A titolo di curiosità, il primo ad offrirsi di comprare il marchio fu Jacques-David LeCoultre, che forniva alcuni movimenti a Patek. Ma la soluzione comportava condizioni considerate inaccettabili. Si fecero quindi avanti Charles e Jean Stern, da parecchio tempo fornitori di quadranti di eccezionale qualità. I due fratelli procedettero ad un graduale acquisto delle quote, dimostrando non solo di saper rispettare la già grande fama del marchio, ma anche di rilanciare. Consapevoli di sapere tutto sui quadranti, ma poco sulla meccanica, assunsero come Direttore tecnico Jean Pfister, proveniente dalla Tavannes, e lo incaricarono di costruire l’indipendenza di Patek Philippe da fornitori esterni. Nacque così, nel 1934, il Ref. 96, il Calatrava. Ancor oggi in catalogo come Ref. 5196.

    Le redini di Patek Philippe passarono poi (1958) nelle mani di Henri Stern, figlio di Charles. Nel 1977 gli subentra Philippe Stern che nel 2009 lascia la direzione al figlio Thierry. Nessuno di loro (Io ho avuto la fortuna di conoscere tre generazioni di Stern) ha mai dimenticato la propria origine di fabbricante di quadranti. Attività che, anzi, nel tempo hanno rilanciato. Fino al blu secondo Patek Philippe. Definizione che non si limita ad una tonalità di colore, ma ad un concetto più complesso.

    Il blu secondo Patek Philippe

    Dicevo che non è questione di tonalità, anche se il blu di Patek Philippe è particolare. Potrei definirlo una versione luminosa del ”blu navy”, ma quando si parla di colori il miglior giudice è sempre il proprio occhio. Bisogna andare a vedere di persona. Quando è uscito il Nautilus con quadrante verde (sì, quello che un’abile e fortunata operazione speculativa ha portato a quotazioni monstre in asta), le foto mi restituivano una tonalità un po’ troppo vivace per la tradizione Patek. E infatti poi, nella conoscenza diretta, il verde si è rivelato di una tonalità realmente unica ed accettabile anche per il tradizionalista più intransigente. Bene: questa tonalità è diretta discendente degli studi fatti da Patek Philippe con il blu.

    Ma come dicevo ora non è una questione di tonalità. È piuttosto una dimostrazione di senso artistico. Di fatto i quadranti blu di Patek Philippe hanno sempre una serie di particolarità derivanti da tecniche molto raffinate. Ho scelto per questo tre degli esempi più attuali, tre esempi del blu secondo Patek Philippe, secondo il senso artistico di Patek Philippe.

    Il blu artistico di Patek Philippe

    Il primo esempio è il Calendario Annuale Ref. 4947 con cassa in acciaio. La tonalità del quadrante è definita da Patek come “blu notte”, ma a voler essere pignoli sarebbe meglio parlare di “blu mezz’ora dopo il tramonto”. Qui ciò che colpisce è la finitura. Ricorda quella di un tessuto prezioso, la seta shantung, ma non è ottenuta con un semplice pattern stampato. Tutt’altro: è una finitura fatta a mano. Benché questo particolare non sia menzionato da Patek, lo deduco dal fatto che ho avuto occasione di vedere due esemplari uno accanto all’altro. E le righe non coincidevano. O sono realizzati uno per uno, questi quadranti, oppure in serie così piccole che due esemplari prodotti nello stesso periodo hanno quadranti diversi.

    Secondo esempio. Sempre più difficile. Il Calatrava Ref. 4997 con quadrante inciso e laccato. Cassa da 35 mm in oro bianco con 79 diamanti taglio brillante per un peso complessivo di oltre mezzo carato. Il quadrante viene prima lavorato a guilloché (incisione) per ottenere una raggiera di onde che dal centro si aprono fino a coincidere perfettamente con gli indici. Dopodiché su questo quadrante vengono stesi strati successivi di lacca trasparente blu. Ciascuno strato deve asciugarsi prima di quello successivo, rendendo quindi critica (e inaccettabile) la presenza della benché minima particella di polvere. In una fase successiva si aggiunge polvere di metallo bianco (immagino sia oro, ma poco conta) per formare gli indici, poi fissati da altri strati di lacca trasparente. Una lavorazione lunga e preziosa perché difficile. Anche in questo caso la tonalità del colore è definita “blu notte”.

    Terzo esempio. WOWOWOW! È il Ripetizione minuti Ref. 7040/250G per signora con cassa in oro bianco da 36 millimetri di diametro e movimento meccanico a carica automatica. In questo caso si parte da una lastra d’oro incisa a mano tramite un pantografo per ottenere l’effetto di un vortice che nasce dal centro del quadrante. La lastra è poi ricoperta di polvere di smalto e cotta in forno secondo una tecnica detta “flinqué” (ne abbiamo parlato qui). Come, mi dirai, Patek non fa una smaltatura Grand Feu su un orologio così prezioso? No, ti rispondo, perché non è possibile. Con le temperature Grand Feu il quadrante inciso si accartoccerebbe in maniera disastrosa. Gli indici, infine, sono in oro, stampati (decalcati è il termine tecnico). Degno quadrante di un orologio eccezionale anche per l’incredibile capacità di miniaturizzazione.

    Il collezionista che non lo capisce è scemo. Vorrei che almeno una parte dei collezionisti scegliesse in base ai movimenti e alle tecniche come quelle necessarie per produrre certi quadranti. Non in base al livello d’invidia che un orologio crea in chi non ce l’ha.

    Oltre il blu, l’arte

    Spero – certo – che tu abbia gradito questo articolo. Ma spero soprattutto che tu abbia goduto le foto. Ingrandimenti sparati al massimo possibile. Proprio per dimostrare che tecnica ed estetica vanno a braccetto, nei grandi marchi come Patek Philippe. Il blu secondo Patek Philippe non è solo la pur meritoria ricerca di una tonalità “giusta”, ma anche la dimostrazione di saper elevare la tecnica a forma d’arte.

    Ricordo, molti anni fa, polemiche infinite perché alcuni clienti avevano preteso ed ottenuto che la Ferrari consegnasse loro vetture verniciate di giallo. Uno scandalo. Oggi nessuno ci fa più caso. Perché quel che conta è che una Ferrari sia una Ferrari. Indipendentemente da qualche chilo di vernice. Patek Philippe, soprattutto al netto dei fenomeni speculativi, continua ad essere Patek Philippe e i dettagli che abbiamo portato in primo piano dimostrano che Patek non si smentisce nemmeno nel suo modo di concepire i quadranti. Il senso del “blu secondo Patek Philippe” è questo, in definitiva.

  • “Haut Artisanat 2020-2021”: la creatività Patek Philippe in mostra

    “Haut Artisanat 2020-2021”: la creatività Patek Philippe in mostra

    Quasi 20 metri di filo d’oro giallo, tagliato in minuscole sezioni sagomate a mano, per disegnare le figure stilizzate di una jazz band. Apoteosi dell’antica tecnica dello smalto cloisonné è la pendoletta Dôme Jazz di Patek Philippe. Che, per riprodurre l’energia e la potenza della musica, ha richiesto una gamma di 48 colori di smalti trasparenti, con nove passaggi al forno a una temperatura di 840°C. Il risultato è uno straordinario gioco di sovrapposizioni cromatiche, di sfumature vivide, in cui si staglia il giro delle ore simile ai tasti di un pianoforte. L’esemplare unico è uno dei pezzi esposti in questi giorni nella mostra Haut Artisanat 2020-2021, organizzata nei Salons Patek Philippe di Ginevra.

    Una collezione di artigianato d’arte

    Un’occasione irripetibile in cui ammirare da vicino i capolavori dei métiers d’art prima che entrino a far parte di collezioni private. E particolarmente ricca. Perché con la soppressione di Baselworld 2020 la manifattura svizzera ha annullato anche la tradizionale esposizione annuale di questi pezzi unici ed edizioni limitate; di conseguenza, la speciale collezione realizzata lo scorso anno è ora esposta per la prima volta, assieme alle creazioni del 2021. In tutto un’ottantina esemplari – fra pendolette Dôme e altri orologi da tavolo, modelli da tasca e da polso – ispirati ai soggetti più diversi: dai temi naturalistici a quelli legati all’arte o alle tradizioni culturali dei cinque continenti. La più vasta collezione di alto artigianato mai riunita nell’edificio storico di rue du Rhône.

    Più delle passate edizioni, questa esposizione che raggruppa due anni di creatività è una vetrina di tutti i savoir-faire preservati da Patek Philippe. La Manifattura si è infatti sempre prodigata nel perpetuare le tecniche ancestrali dell’orologeria: perfino quando, tra gli anni ‘70 e ‘80, alcune hanno rischiato di scomparire perché non più richieste dal mercato.
    Erede della tradizione ginevrina legata alle piccole botteghe che al piano superiore delle fabriques si dedicavano alla decorazione, la Manifattura del resto ha sempre fatto ricorso al talento degli artigiani. Cui ha riservato ampi spazi anche all’interno della nuova sede produttiva di Plan-les-Ouates, inaugurata lo scorso anno. Inoltre ha sempre incoraggiato lo sviluppo di nuove forme artigianali applicate all’orologeria. Come il micro-intarsio in legno, una sofisticata tecnica introdotta qualche anno fa per decorare quadranti e fondelli degli esemplari da polso o da tasca.

    La tradizione perpetuata

    La più antica forma d’arte decorativa del settore è invece l’incisione a mano, grande specialità ginevrina (in città alla fine del XVIII secolo si contavano oltre 200 incisori). Di cui la mostra Haut Artisanat 2020-2021 riunisce parecchi esempi. Come il motivo di bambù sul quadrante guilloché del Panda, un “tasca” realizzato con tecniche miste, compreso il micro-intarsio in legno. Una composizione di 194 tessere e 190 intarsi che raffigurano in modo realistico il plantigrado cinese ghiotto di germogli di bambù. Mentre l’antica tecnica dello smalto cloisonné sublima con i colori scintillanti la decorazione sottostante in smalto flinqué.

    In mostra anche numerosi esemplari che illustrano un’altra specialità ginevrina del XVII secolo: la pittura miniata in smalto. Di cui il Patek Philippe Museum ginevrino espone molte testimonianze storiche, e la produzione attuale esprime il senso di continuità. Non mancano neppure pezzi di alta gioielleria, interamente tempestati di diamanti. Oltre a una varietà di pendulettes che abbinano tre tecniche originali sviluppate in Francia: gli smalti di Limoges (costituiti di molteplici strati di materiali vetrosi trasparenti), gli smalti di Fauré (in rilievo) e gli smalti di Longwy (su porcellana, con decorazioni dal bordo nero).

    L’attualità di Haut Artisanat 2020-2021

    Non solo. All’interno della mostra Haut Artisanat 2020-2021, Patek Philippe presenta eccezionalmente sei inedite versioni di modelli in collezione rielaborati dalle più raffinate tecniche artigianali. Come il celeberrimo Sky Moon Tourbillon Ref. 6002R, con la cassa in oro rosa incisa a mano – lancette comprese – e il quadrante principale impreziosito da uno smalto Grand Feu guilloché e champlevé a tema floreale.
    La Grande Complicazione con ripetizione minuti e calendario perpetuo retrogrado Ref. 5304 è invece reinterpretata in oro rosa con lunetta, anse e fermaglio incastonati da 6.22 carati di diamanti baguette. Mentre la Grande Complicazione con ripetizione minuti e calendario perpetuo Ref. 5374 è declinata in oro bianco con quadrante in smalto Grand Feu blu.

    Ancora,tra gli highlights si trovano anche la nuova ripetizione minuti per signora Ref. 7040 con quadrante in smalto Grand Feu flinqué blu e lunetta con l’esclusiva incastonatura Flamme; e una mirabile reinterpretazione dell’Ellisse d’Oro in oro bianco Ref. 5738 che sul quadrante abbina allo smalto champlevé l’incisione a mano. La manifattura, infine, dà sfoggio di padroneggiare l’arte dell’incastonatura con la nuova versione del Nautilus Haute Joaillerie Ref. 7118, interamente in oro bianco con diamanti montati con la tecnica del “serti neige”, conosciuta anche come “incastonatura a neve o aleatoria”.

    Ma i motivi per visitare la mostra non finiscono qui. Oltre ad ammirare i migliori esemplari dell’ultimo biennio, durante la visita si può anche assistere alle dimostrazioni dal vivo degli artigiani, per rendersi conto delle enormi difficoltà e dell’incredibile livello di maestria raggiunto. Haut Artisanat 2020-2021 è aperta tutti i giorni (domenica esclusa) fino a sabato 26, dalle ore 11 alle 18, ai Salons Patek Philippe di Ginevra (41 rue du Rhône). Consigliata la prenotazione, sul sito internet dedicato.

  • Aquanaut Luce e Aquanaut Chrono: si aggiorna lo sport-chic di Patek Philippe

    Aquanaut Luce e Aquanaut Chrono: si aggiorna lo sport-chic di Patek Philippe

    Questione di equilibrio. Ecco il segreto delle collezioni sport-chic come l’Aquanaut e l’Aquanaut Luce di Patek Philippe. Il saper restare in bilico fra due estremi opposti: da un lato robustezza, efficienza, affidabilità, dall’altro eleganza, misura, stile. La capacità di armonizzare esigenze tecniche e purezza estetica, di conciliare un design sobrio e formale con la grinta del “pronto a tutto”. Mica facile. Patek Philippe c’era già riuscito con il Nautilus, scaturito dalla genialità di Gérald Genta, e sembrava difficile potesse ripetere il gioco di prestigio. Poi ha fatto uscire l’Aquanaut e ha vinto la sfida.

    Un po’ di storia

    Nato nel 1997, l’Aquanaut prende chiaramente ispirazione dall’illustre predecessore, ma se ne distingue per il carattere più deciso ed essenziale, in una parola contemporaneo. La cassa, dalle forme ottagonali arrotondate (che ricordano appunto quelle del Nautilus), è robusta e impermeabile fino a 12 atm – quindi in grado di resistere a urti, polvere, piccole immersioni. Impeccabili le proporzioni e curatissime le finiture, con l’alternarsi di superfici lucide e opache che giocano con la luce e scolpiscono le linee.

    Fin dall’inizio il quadrante è coordinato nel colore e nella trama “à damier” al cinturino Tropical, realizzato in materiale composito. Studiato per non provocare irritazioni all’epidermide, il cinturino è morbido e piacevole al tatto; e allo stesso tempo ultra-resistente a usura, trazione, raggi ultravioletti e acqua salata. Senza voler ripercorrere qui la storia dell’Aquanaut, voglio solo ricordare il restyling del 2007, in cui Patek introduce una nuova versione, ingrandita nelle dimensioni (disponibile in due formati) e dotata di un nuovo cinturino dalla costruzione integrata.

    Intanto, nel 2004, la Manifattura lo ripensa al femminile e lo impreziosisce di diamanti: crea così l’Aquanaut Luce. Ed è proprio questa la collezione che oggi si arricchisce del maggior numero di referenze. Sono infatti in consegna dai concessionari Patek Philippe, proprio in questi giorni, ben cinque nuovi modelli di Aquanaut Luce e due nuovi Aquanaut Chronograph da uomo. Sintesi di quell’eleganza disinvolta, di quella raffinata vocazione sportiva cui mi riferivo all’inizio, ma ancora più incisiva.

    Aquanaut Chronograph Ref. 5968G

    Cominciamo dunque dai maschili. La linea dei cronografi esordisce nel 2018 in acciaio e si distingue per la presenza di un unico contatore dei minuti crono, posto a ore 6. Ora la collezione si amplia di due esemplari con la cassa in oro bianco, di 42,2 mm di diametro, che ospita il calibro CH 28-520 C. Un movimento a carica automatica in cui la manifattura ha montato la tradizionale ruota a colonne con una moderna frizione verticale a dischi, che praticamente azzera la possibilità della lancetta centrale dei secondi di “saltare” all’avvio del cronografo.

    In più, il calibro CH 28-520 C è fornito di funzione flyback, che (lo sanno tutti, ma ogni tanto è bene ripeterlo) permette di avviare una nuova misurazione “al volo”, durante un cronometraggio già in corso, senza eseguire la normale trafila di operazioni (arresto-azzeramento-nuovo avvio), con una semplice pressione sul pulsante a ore 4; ed è utile per misurare una sequenza di eventi in rapida successione. Da notare che lo stesso pulsante serve anche per utilizzare la lancetta centrale dei secondi crono come lancetta dei secondi continui (che di solito si trovano invece in un apposito contatore).

    Da segnalare poi la funzione stop secondi, che consente – tramite l’estrazione della corona di carica – di bloccare il bilanciere e di regolare con esattezza la lancetta dei secondi, per una messa all’ora di precisione. E infine il datario con cambio istantaneo (e a correzione rapida, tramite un apposito stilo in oro ed ebano). I due nuovi Aquanaut Chronograph costano 61.189 euro. E si differenziano per il colore, in entrambi i casi di tendenza: blu la Ref. 5968G-001 e verde kaki la Ref. 5968G-010, che oltretutto richiama alla memoria il quadrante dei nuovi Nautilus presentati di recente a Watches and Wonders.

    Aquanaut Luce Ref. 5267/200A

    Lo stesso verde kaki si ritrova poi in una delle novità al femminile, la Ref. 5267/200A-011. Da notare che il primo esemplare della collezione (quello lanciato 17 anni fa) era proprio in questa cromia, anche se in una sfumatura diversa. Come quel pezzo storico il nuovo Aquanaut Luce è un “solo tempo”, con la cassa in acciaio che però ora raggiunge i 38,8 mm di diametro (contro i precedenti 35,6) e la lunetta impreziosita da 1,11 carati di diamanti. Per chi preferisce tonalità più “classiche”, comunque, esiste anche in versione nera, Ref. 5267/200A-001, o bianca mat, Ref. 5267/200A-010.

    Tutt’e tre gli esemplari montano un movimento al quarzo, il calibro E 23-250 S C, prodotto “in casa” con la stessa cura e attenzione che Patek Philippe dedica ai movimenti meccanici (ad esempio, è decorato a perlage e a Côtes de Genève). Un ultimo dettaglio riguarda il cinturino, che si chiude con una fibbia déployante brevettata; resa più salda da quattro punti d’attacco indipendenti così da assicurare meglio l’orologio al polso, è un denominatore comune a tutti i nuovi Aquanaut.

    Aquanaut Luce Automatic Ref. 5268/200R

    Per le signore che apprezzano la micro-meccanica, comunque, esiste anche l’Aquanaut Luce Automatic, fornito appunto di un movimento a carica automatica. Il calibro 26-330 S C, ovviamente realizzato in casa: di nuova concezione (Patek l’ha presentato nel 2019), è fornito di diverse innovazioni (due delle quali protette da brevetti), in particolare per quanto riguarda il sistema di carica. Ne abbiamo già parlato qui, anche se in un diverso allestimento.

    L’Aquanaut Luce Automatic ha la cassa in oro rosa, ma per il resto è simile alla Ref. 5267/200A, nell’habillage come nelle caratteristiche tecniche: diametro di 38,8 mm; impermeabilità fino a 12 atm; lunetta incastonata di 1.11 carati di diamanti; quadrante con motivo Aquanaut, bianco opaco come il cinturino in materiale composito con fermaglio déployante. Cambia ovviamente il prezzo: 35.563 euro, invece dei 17.782 dell’equivalente in acciaio. Che però è al quarzo.

    Aquanaut Luce Travel Time Ref. 5269/200R

    Ed è sempre al quarzo anche l’ultima novità, dedicata alle grandi viaggiatrici. L’Aquanaut Luce Travel Time racchiude infatti il calibro E 23-250 S FUS 24H, che ha un dispositivo con doppio fuso orario ispirato a quello presente negli orologi meccanici della manifattura. L’esclusivo sistema Travel Time, appunto – di cui ci siamo occupati qui -, ora applicato a un movimento al quarzo. Dispositivo che in questo caso non è però regolato da pulsanti ma direttamente dalla corona di carica. E governato da un pignone “scorrevole” per la messa all’ora.

    Eccetto per la presenza di un’ulteriore lancetta centrale (scheletrata) per il secondo fuso orario, e per la finestrella a ore 6 della funzione giorno/notte, l’estetica dell’Aquanaut Luce Travel Time è identica a quella del precedente Automatico. Stessa cassa (38,8 mm di diametro) in oro rosa, stessa lunetta con 1.11 ct di diamanti, stessa monocromia di quadrante e bracciale. Diversi sono però il dato dell’impermeabilità, che scende a 6 atm, e chiaramente il prezzo: 35.560 euro.

  • Il calibro 31-260 PS QL del Calendario Perpetuo in linea di Patek Philippe

    Il calibro 31-260 PS QL del Calendario Perpetuo in linea di Patek Philippe

    Ci siamo. Riprendo il discorso sul Calendario Perpetuo in linea Referenza 5236P di Patek Philippe là dove l’avevo lasciato l’altro giorno. Dopo aver raccontato le principali caratteristiche del movimento di manifattura (e dell’habillage), entro ora nel nocciolo della questione. Mi concentro cioè sul “come funziona” il calibro 31-260 PS QL, sempre attraverso le parole di Philip Barat. Del resto, chi meglio del Direttore della progettazione di Patek Philippe può spiegare i nuovi dispositivi di visualizzazione brevettati?

    Ricordo che si tratta sostanzialmente di tre meccanismi:
    1) Il dispositivo di visualizzazione complanare, che permette alle indicazioni allineate di giorno della settimana, data e mese di trovarsi sullo stesso piano all’interno della finestra.
    2) Il dispositivo antiurto, che evita anche il doppio salto durante la correzione.
    3) Il dispositivo del passaggio del calendario dal 31 all’1, che permette all’unità di rimanere al proprio posto.
    Per tutt’e tre è stata appunto depositata domanda di brevetto. Ecco perché la nostra esposizione seguirà per sommi capi le linee di principio senza entrare eccessivamente nel dettaglio. Ma prima un passo indietro sul concetto di calendario perpetuo.

    I ruotismi del calendario perpetuo

    Come abbiamo visto, «un calendario perpetuo è un meccanismo che tiene conto automaticamente della durata dei mesi, che va da 28 a 31 giorni. Inoltre, questo meccanismo sa che ogni 4 anni, il mese di febbraio ha 1 giorno in più, cioè 29 giorni, e che nei 3 anni successivi ne ha solo 28», racconta M. Barat. «Ogni giorno, un cricchetto sposta la stella della data a 31 denti e fa avanzare la data al giorno successivo. La durata dei mesi è gestita invece dalla camma dei mesi, la cui profondità delle tacche permette al meccanismo di conoscere il numero di giorni di ogni mese». Per comprendere meglio le sue parole, vi invito a guardare le illustrazioni nella gallery qui sopra. A cominciare dalla foto 6.

    «Più profonda è la tacca, più breve è il mese. Per gestire la particolarità di febbraio, una camma dedicata, chiamata tradizionalmente satellite, comporta quattro facce, di cui una più alta per l’anno bisestile, simboleggiata dall’anno 4. E quindi il satellite si trova nelle posizioni 1, 2 o 3 con il mese di febbraio di 28 giorni, e nella posizione 4 con quello di 29 giorni». Poi, in posizione intermedia nella camma dei mesi si trovano «aprile, giugno, settembre e novembre con 30 giorni e, nella parte superiore della camma, gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, ottobre e dicembre con 31 giorni ciascuno. A ogni transizione del mese, la camma del mese si sposta di un 12° di giro per passare al mese successivo».

    A questo punto ci concentreremo sul controllo della visualizzazione della data attraverso i due dischi per le unità e per le decine. Consideriamo quindi il momento più “delicato”, ossia il passaggio da domenica 28 febbraio a lunedì 1° marzo, che si può seguire sulla tacca di scambio più profonda del satellite. «La camma del mese ha ruotato di un 12° di giro e il tastatore si trova ora sulla parte più profonda della tacca di scambio del mese successivo. Dal 29 febbraio al 1° marzo si trova sulla tacca di scambio più alta del satellite. Dal 31 marzo al 1° aprile è sulla tacca di scambio più bassa della camma, dove possiamo constatare che le unità rimangono invariate per preservare la visualizzazione del 1° del mese per 2 giorni. Quindi dal 30 aprile al 1° maggio sulla tacca di scambio più profonda della camma dei 12 mesi».

    Precedenti in linea

    Come dicevamo, «l’orologio da tasca che ha ispirato la Referenza 5236P è la Referenza 725/4 del 1972 che si trova al museo Patek Philippe. E che aveva una finestrella in linea nel formato detto “americano”, poiché la visualizzazione inizia con il mese». Bene, quell’esemplare aveva già un display complanare che mostrava le indicazioni di mese, data, giorno sullo stesso livello e in un’unica finestra. «Il display complanare di questo orologio da tasca non era tecnicamente complesso perché si era optato per il disco della data con 31 giorni, che l’altezza dell’apertura di 1,7 mm offriva una buona leggibilità. Una soluzione che è stata esclusa per il nostro orologio da polso Ref. 5236P perché con questa disposizione l’altezza della finestra sarebbe stata di soli 1,4 mm».

    Dobbiamo considerare infatti che l’orologio da polso è ovviamente più piccolo di quello da tasca, quindi risultano più piccoli anche i componenti del calibro 31-260 PS QL, tra cui i dischi complanari e di conseguenza la finestrella che visualizza i numeri e le lettere. «Abbiamo quindi diviso il disco della data in due parti: una per le unità e una per le decine. Nonostante le dimensioni più contenute del movimento, l’altezza della finestrella è di 2,05 mm ed in grado di offrire una lettura ottimale», conferma Philip Barat.

    La complanarità nel calibro 31-260 PS QL

    «In merito alla rotazione dei dischi, si è pensato di farli ruotare in maniera indipendente uno dall’altro per limitare gli attriti e risparmiare energia. La soluzione più elegante è stata quella di montare i dischi su cuscinetti a sfera; e soprattutto di utilizzare un doppio cuscinetto a sfera brevettato, costituito da un cuscinetto interno ed uno esterno che ruotano attorno a un elemento fisso», cioè attorno a un asse centrale. In pratica i cuscinetti a sfera si trovano sia sul profilo interno del disco delle decine sia su quello esterno della base con i giorni della settimana, da un lato. E dall’altro sul profilo interno del disco delle unità e su quello esterno della base del disco del mese.

    «Di conseguenza, il disco delle decine può ruotare attorno al disco dei giorni e il disco delle unità attorno al disco del mese senza che abbiano alcun contatto tra di loro. Grazie a questo sistema di doppio cuscinetto a sfera, i dischi vengono mantenuti alla corretta altezza indipendentemente dal quadrante. Mettendo i dischi di profilo, possiamo constatare che i 4 dischi sono sullo stesso piano». Lo si vede nella foto 7.

    Il passaggio della data dal 31 all’1

    Come abbiamo visto, proprio nel passaggio tra fine mese e l’inizio del mese successivo si esprime una delle principali particolarità del calibro 31-260 PS QL. Per visualizzare il processo si può seguirne i passaggi nell’animazione della foto 7. «Tutti i giorni a mezzanotte il cricchetto della leva principale ingrana uno dei 31 denti della stella e cambia la data da 18 a 19, da 19 a 20 eccetera. Allo stesso tempo, possiamo anche vedere il dito di recupero dei giorni che si appoggia sulla camma di recupero.

    Raggiunto il 27 febbraio, al ritorno della leva principale, il dito di recupero passa davanti alla camma di recupero; così, nella notte dal 28 febbraio al 1° marzo, il dito di recupero comincia a trascinare la camma di recupero e quindi anche la stella di 31. Passa allora dal 28 al 29, poi al 30 e infine al 31. E, insieme, il cricchetto e il dito di recupero passano la data dal 31 al 1° marzo.
    Al passaggio al 1° marzo, la camma dei mesi ruota di un 12° di giro, per posizionarsi sul mese di marzo alla cima della camma poiché il mese di marzo ha 31 giorni. A mezzanotte, il ciclo ricomincia e il cricchetto della leva principale aziona nuovamente la data per passare al 2, poi al 3 marzo e così via
    ».

    Astuzia o ingegno?

    «Ma come si passa dal 31 all’1 senza far saltare il disco delle unità? Ecco qual è il trucco.
    La stella a 31 denti è divisa in due parti. Una parte superiore dove sono presenti i 31 denti azionati dal cricchetto; e una parte inferiore, dove sono stati tagliati 2 denti. Questa ruota a 31 denti ingrana con la ruota delle unità che controlla il disco delle unità e ogni giorno spinge le unità in avanti di un giorno. Quando arriviamo al 31, l’1 deve quindi rimanere al suo posto, e grazie ai due denti mancanti, la stella di 31 avanza di un 31° di giro, ma la stella delle unità rimane al suo posto poiché non è ingranata. Quindi, poiché non ci sono più denti tagliati, le unità riprendono il ritmo abituale di un giorno al giorno. E così via
    ».

    Per le decine, invece, la stella della data si attiva tramite una ruota intermedia con la stella della data delle decine. Vedi foto 9. «La stella delle decine è composta unicamente di 4 denti che si trovano in corrispondenza dalla data dell’1, del 10, del 20 e del 30. Così la stella delle decine ingrana la croce di Malta e fa avanzare l’unità delle decine». Il che succede quindi dal 19 al 20, dal 29 al 30 e infine dal 10 all’1. «Per questo motivo mancano due denti dalla ruota delle decine, per il passaggio dal 30 all’1».

    Il problema dell’energia nel calibro 31-260 PS QL

    M. Barat spiega quindi che un altro problema da risolvere era quello del «consumo di energia del meccanismo di visualizzazione, che richiede due treni di ruote aggiuntivi: uno per le decine e uno per le unità. Va ricordato che questo complesso meccanismo di visualizzazione, da solo, conta 118 componenti». Il calibro 31-260 PS QL infatti è alimentato da un unico bariletto che fornisce una consueta autonomia di 48 ore. Mentre i dischi complanari e i relativi ruotismi formano un sistema che sembra aver bisogno di parecchia energia.

    «Per ottimizzare l’efficienza degli ingranaggi, quasi tutte le ruote sono imperniate su rubini (55 in totale). L’energia viene così trasmessa dal movimento attraverso una ruota della minuteria aggiunta appositamente per questo scopo.
    Al fine di limitare e ridurre al minimo il consumo di energia dei dischi delle decine e delle unità è stato necessario trovare un meccanismo autobloccante del treno delle ruote per impedire il disallineamento delle stesse in caso di urto
    ».

    Il meccanismo antiurto

    «Per il treno delle decine abbiamo optato per un ingranaggio a croce di Malta in cui un quadrato interagisce con una superficie cilindrica e assicura che le ruote non possano girare al di fuori dei momenti autorizzati, cioè quattro volte l’anno». Lo vediamo di nuovo nella foto 9. «Per il treno delle unità, abbiamo sviluppato un meccanismo autobloccante brevettato, in cui due ruote sfalsate impediscono la rotazione delle ruote fintanto che la data non è ingranata». In questo caso facciamo invece riferimento ancora all’animazione della foto 8.

    «ll disco delle unità è alimentato dalla ruota della data attraverso un treno di ingranaggi, composto da una ruota autobloccante che porta due ruote, una fissa e l’altra a molla. Queste due ruote, per effetto della molla, tendono ad allontanarsi», prosegue M. Barat. «Quindi la ruota della data guida le ruote. La ruota a molla poggia su un dente di un pignone a 4 denti, mentre la ruota fissa continua il suo percorso e poi aziona il pignone a 4 denti che fa saltare il disco delle unità del display della data. Dopo il salto, la ruota a molla si allontana nuovamente dalla ruota fissa.

    In caso di urto, il pignone a 4 denti entra in contatto con la punta del dente della ruota a molla e impedisce al disco delle unità di cambiare data. Una volta superato l’impatto, il disco delle unità viene riposizionato dalla leva principale. Questo meccanismo brevettato s’ispira a quello che si trova nel meccanismo della ripetizione minuti». La cosiddetta sorpresa, per intenderci. La quale «garantisce che nessun minuto è suonato ai quarti d’ora».

    Conclusioni

    «La Referenza 5236 – con calendario perpetuo in linea in un’unica finestra – colma una mancanza nella nostra collezione di calendari perpetui, con questo nuovissimo display che fino ad ora era riservato solo agli orologi da tasca», conclude Philip Barat. In effetti non so se si tratta proprio di una lacuna. Sicuramente con il calibro 31-260 PS QL Patek Philippe ha ampliato la scelta del proprio pubblico in tema di Grandi Complicazioni. E soprattutto lo ha fatto attraverso le soluzioni più eleganti e sofisticate, risultato di un’incessante ricerca tecnica. Credo che sia questo il bello dell’orologeria meccanica.

    p.s. Complimenti a quanti sono riusciti ad arrivare fino in fondo a questo testo. E grazie per l’attenzione…

  • Il Calendario Perpetuo in linea Ref. 5236P di Patek Philippe

    Il Calendario Perpetuo in linea Ref. 5236P di Patek Philippe

    Vi avevo già accennato alla Referenza 5236P, l’inedito Calendario Perpetuo in linea di Patek Philippe. E vi avevo promesso un opportuno approfondimento. Eccoci, quindi: è il momento di spiegare come funziona questa grande complicazione, così come è stata raccontata a noi giornalisti. Sì, perché nel frattempo abbiamo chiesto e ottenuto da Patek Philippe il permesso di pubblicare l’analisi tecnica fatta da Philip Barat, Direttore del reparto progettazione della Manifattura.

    Che anche questa volta – come già successo nel caso del Grande Sonnerie 6301P – ha fatto una presentazione semplice e chiara, a dispetto della complessità del movimento. Il che è una cosa notevole: quando si parla, e ancora di più quando si scrive, non c’è niente di più difficile che essere semplici. Qui di seguito quindi troverete le affermazioni di M. Barat in corsivo; io mi limiterò a qualche minimo intervento, facile da distinguere a colpo d’occhio perché scritto in tondo. E potete integrare il tutto con i video esplicativi riportati sul sito ufficiale della Manifattura.

    Definizione e precedenti di calendario perpetuo in linea

    Certo sappiamo tutti cos’è un “calendario perpetuo”, ma lo ripeto per quei pochi che non se lo ricordano. Un calendario perpetuo è un meccanismo in grado di “riconoscere” automaticamente la durata di ogni mese. Cioè di distinguere quelli che hanno 31 giorni da quelli di 30 e perfino la durata di febbraio. “Sa” infatti che ogni quattro anni febbraio dura un giorno in più, ne conta quindi 29, mentre nei tre anni successivi ne ha 28. Di solito queste informazioni sono riportate in contatori o in finestrelle posizionati in vari punti sul quadrante.

    Bene. Cosa vuol dire invece “calendario perpetuo in linea”? Si tratta di una visualizzazione brevettata, in cui le indicazioni del giorno della settimana, della data e del mese sono allineate l’una all’altra e riportate in un’unica, grande finestra a ore 12. «Questo nuovo calendario perpetuo è montato su un nuovo movimento: derivato dal nostro calibro 31-260 con micro-rotore, include tutte le ultime innovazioni Patek Philippe ed è oggetto di tre domande di brevetto», spiega Philip Barat.

    «Già nel 1925, Patek Philippe creava orologi da tasca con calendario perpetuo in linea, principalmente per il mercato americano. L’orologio da tasca che ci ha ispirato è la Referenza 725/4 del 1972, in mostra al museo Patek Philippe. Questo orologio da tasca, del diametro di 46 mm, era l’ideale per una simile visualizzazione, per via delle sue dimensioni, che permettevano di posizionare un disco con 31 giorni allo stesso livello del giorno della settimana e dei mesi; e conseguentemente di inserire un display di misura ragionevole per essere ben leggibile.

    Per fare un confronto, la nostra Referenza 5236 ha un diametro di soli 41,3 mm. Il display presenta ore e minuti al centro e i piccoli secondi a ore 6. A ore 12 le indicazioni in linea: giorno, data e mese in un’unica finestra, con la particolarità che i dischi sono complanari, cioè sullo stesso piano. A ore 8, è visibile la finestrella giorno/notte e alle 4 la finestrella dell’anno bisestile. La visualizzazione della luna è posta a ore 6, coassiale ai piccoli secondi».

    Il calibro 31-260 QPS QL

    «Questa è la prima volta che Patek Philippe ha sviluppato un calendario in linea su un orologio da polso», sottolinea M. Barat. E continua: «L’obiettivo del calibro 31-260 PS QL era quello di mantenere questo display complanare, cioè su uno stesso piano e in un’unica finestra, ed offrire una perfetta leggibilità. Per soddisfare queste condizioni, il display del 5236P è composto da 4 dischi, sui quali le decine e le unità sono separate. È stato sviluppato un meccanismo completo per ottenere questa visualizzazione con unità e decine e sono stati aggiunti non meno di 118 componenti.

    Sul retro è presente il bilanciere inerziale Gyromax, che batte alla frequenza di 4 hertz, con la spirale Spiromax in Silinvar, oltre a un micro-rotore in platino con incisa la Croce di Calatrava. Per scopi estetici, 6 ponti coprono l’intero movimento di base». Vorrei ribadire, infatti, che il calibro 31-260 PS QL è formato da un calibro di base, visibile sul lato fondello, su cui è montato il modulo aggiuntivo per la complicazione del Calendario Perpetuo in linea, posto sul lato quadrante.

    «La parte anteriore del calibro ospita il meccanismo del calendario perpetuo. Ciò che è notevole è la visualizzazione complanare dei 7 dischi che compongono le indicazioni di giorno, data (su 2 dischi: uno per le decine e uno per le unità), mese, giorno/notte, fasi lunari e anno bisestile. Scopriremo poi il meccanismo del calendario perpetuo, qui nascosto dai 3 ponti e dai dischi. Da notare anche la notevole quantità di rubini incastonati nel meccanismo che migliorano l’affidabilità del movimento». Ben 55 in totale.

    Ispirazione e brevetti

    «Il movimento di base si ispira al calibro 31-260 REG QA (un calendario annuale), lanciato nel 2011 (Referenza 5235). È stato modificato per essere in grado di trainare il meccanismo del calendario perpetuo: la coppia del bariletto è stata aumentata del 20 per cento. Per garantire un’ottimale potenza di ricarica, limitando lo spessore del movimento, il micro-rotore è in platino, mantenendo così lo spessore del movimento di base a 2,6 mm». Dato che il movimento di base è estremamente sottile, pur con l’aggiunta del modulo del calendario perpetuo, lo spessore finale risulterà contenuto: 5,8 mm in tutto.

    «Le 3 domande di brevetto riguardano:

    • Il display complanare su cuscinetti a sfera (grazie al quale tutte le indicazioni del calendario perpetuo in linea appaiono sullo stesso piano)
    • Il meccanismo autobloccante del disco delle unità della data che garantisce l’assenza di deindicizzazione con il disco delle decine (in pratica si tratta di un meccanismo che potenzia la sincronia fra i due dischi della data in caso di urto ed evita anche il doppio salto durante un intervento di correzione).
    • Il meccanismo che consente di passare da 31 a 1 mantenendo l’unità “1” per due giorni consecutivi».

    Una particolarità quest’ultima che – a quanto mi risulta – appartiene esclusivamente al calendario perpetuo in linea di Patek Philippe; e rende il calibro 31-260 PS QL qualcosa di unico. Ma parleremo più in dettaglio di queste caratteristiche nella prossima puntata, in cui ci aspetta tutta la parte più goduriosa del discorso di Philip Barat. Appuntamento a venerdì. (continua)

  • Le novità Patek Philippe. Non uno, ma due nuovi calibri di manifattura

    Le novità Patek Philippe. Non uno, ma due nuovi calibri di manifattura

    Certo che Patek Philippe non si smentisce mai. Nella cornice digitale di Watches and Wonders 2021, in un panorama che abbiamo definito “di prudenza” per la generale assenza di pezzi tecnicamente rilevanti (tranne poche, pochissime eccezioni), la Manifattura ginevrina cosa fa? Aspetta il penultimo giorno del salone per sganciare delle vere e proprie bombe sul mercato. Perché tali sono almeno due delle novità Patek Philippe presentate oggi, nell’ormai consueto formato virtuale (ma senza problemi di connessione, se Dio vuole).

    Del resto, c’era da aspettarselo. Perché all’inizio di Watches and Wonders la Maison aveva diffuso – un po’ in sordina, anche sulla piattaforma della fiera – quattro nuovi Nautilus che non avevano suscitato grandi clamori. Niente da dire, per carità. Si tratta di due esemplari in acciaio con quadrante verde (diversi solo per la lunetta, satinata o impreziosita di diamanti baguette), uno dei quali va a sostituire la Ref. 5711/1A che sta per uscire di produzione; di un Travel Time Chronograph, la Ref. 5990/1R; e di una versione di alta gioielleria. Belli, certo, ma nulla di che: anch’essi rientrano nella strategia di prudenza di cui sopra.

    Le novità Patek Philippe presentate oggi invece sembrano destinate a far scorrere fiumi di inchiostro. C’è una Grande Complicazione in platino, la Referenza 5236P: un inedito calendario perpetuo con visualizzazione in linea, brevettata, molto interessante dal punto di vista della meccanica. E c’è un Calatrava con la tipica lunetta a Clou de Paris, la Referenza 6119R (o G, con cassa in oro rosa o bianco), ma un calibro a carica manuale nuovo di zecca. Poi c’è un altro Calatrava da signora, la Referenza 4997/200G, riedizione ingrandita di un modello elegantissimo di qualche anno fa; e un Calendario annuale in acciaio con bracciale integrato, la Referenza 4947/1A. Li potete vedere nel video online sul sito ufficiale.

    Ma sono stati i primi due orologi a colpire il pubblico di addetti ai lavori che ha partecipato al webinair di oggi. Due esemplari con due nuovi movimenti di manifattura, oltretutto spiegati con chiarezza e semplicità dal Direttore dello sviluppo Philip Barat. Sui quali ovviamente ci soffermeremo presto con approfondimenti tecnici dedicati. Però intanto volevo condividere con voi l’annuncio di queste novità Patek Philippe per la prima parte dell’anno. Come dire, Patek muove e dà scacco. Matto.

  • Grande Sonnerie 6301P. Il rispetto senza limiti di Patek Philippe – 2

    Grande Sonnerie 6301P. Il rispetto senza limiti di Patek Philippe – 2

    Torniamo a parlare del Grande Sonnerie Ref. 6301P, ed entriamo nel vivo del discorso tecnico. Per onestà mi faccio da parte e lascio il palcoscenico a Philip Barat, Direttore del reparto di progettazione Patek Philippe.

    Nel cuore della micromeccanica

    Analizziamo ora l’interno dell’orologio e scopriamo il nuovo movimento Calibro GS 36‑750 PS IRM (GS sta per Grande Sonnerie, PS per Piccoli Secondi, IRM per Indicatore dell’autonomia residua) montato nella Ref. 6301. Sul lato del quadrante il movimento include, in particolare, il meccanismo dei secondi saltanti. Il ritmo del secondo è scandito da una bascula che si innesta sulla ruota che fa muovere la lancetta dei secondi.

    Sempre sul lato quadrante troviamo il meccanismo della suoneria su tre timbri, ossia su tre gong anulari (visibili invece sul lato fondello, insieme ai tre martelletti). Questa parte deriva dal Calibro 300, Grandmaster Chime, lanciato in occasione del 175° anniversario della manifattura, con la differenza che il 300 ha una propria melodia specifica. Osservando le foto si notano alcuni dei componenti principali, come per esempio la chiocciola di ore e minuti, così come i componenti dei quarti e dei minuti.

    In breve, l’attivazione della Grande Sonnerie implica l’azionamento del dispositivo per le ore e di quello per i quarti. Si attiva in tal modo l’insieme di leve che gestiscono i martelletti. L’energia è fornita dal fuso (che la prende dai due bariletti delle suonerie); mentre la costanza del ritmo della melodia è garantita da un volano inerziale. Attraverso il vetro zaffiro del fondello è possibile ammirare in azione parte di questo complesso meccanismo.

    La Grande Sonnerie

    Per rendere più immediata la spiegazione della Grande Sonnerie, abbiamo ruotato il movimento di 90°, in foto, per mostrare l’insieme del meccanismo delle suonerie.

    Ipotizziamo che siano le 6 e 30 per comprendere cosa avvenga durante l’azionamento “al passaggio” (ossia automaticamente, senza bisogno di interventi) della Grande Sonnerie. Le sei ore saranno segnalate da altrettanti colpi sul gong dal tono più grave; mentre la mezz’ora da due serie (una per ogni quarto d’ora) di colpi tripli, su tutti e tre i gong anulari (acuto, medio, grave). Il successivo azionamento automatico avverrà dopo 15 minuti per segnalare il quarto d’ora successivo.

    Cosa accade durante questo lasso di tempo? La chiocciola dei minuti e il componente a quattro bracci (è lo strano pezzo con quattro bracci dai profili seghettati, quello che somiglia ad un’arma da lancio), collegato alla lancetta dei minuti, avanzano di un giro all’ora (equivalente ad un quarto d’ora per ciascuno dei quattro bracci). Sullo stesso asse si trova la chiocciola dei quarti che gira alla stessa velocità.

    Verso il sesto minuto dopo l’ultima suoneria, il componente a quattro bracci inizia a sollevare la leva di rilascio automatico fino a quando non si stacca dal braccio del dado. Siamo al terzo quarto: la leva di rilascio si abbassa e – attraverso un “dito” di azionamento – spinge un rocchetto di tenuta che aziona il fuso e quindi l’intero meccanismo della suoneria.

    Come appare evidente, il meccanismo della suoneria è azionato dall’ingaggio di una lunga serie di componenti. Tanto per cominciare, la chiocciola delle ore e quella dei quarti, per indicare appunto ore e quarti. Ma in effetti è ingaggiata anche la chiocciola dei minuti, che però nella Grande Sonnerie non è azionata ed è quindi tenuta ferma da una specifica molla.

    Vale la pena di ricordare che i minuti – solo quelli eccedenti i quarti d’ora – sono segnalati solo nella funzione di ripetizione minuti, comandata dal pulsante coassiale alla corona. In questo caso (e tenendo presente che la Grande Sonnerie suona “al passaggio” solo ore e quarti d’ora) alle 6 e 31 minuti, premuto il pulsante, si libera la molla di ritegno per la chiocciola dei minuti. Non suonerà 31 volte, ma solo una dopo che il meccanismo avrà suonato le (6) ore e i due quarti d’ora.

    I componenti per ore e quarti, nella Grande Sonnerie (ma anche nelle altre funzioni) prendono l’energia necessaria dai bariletti sovrapposti della suoneria. Questa energia è ceduta a un fuso che, a sua volta – dopo che la funzione di Grande Sonnerie è stata attivata tramite il cursore – collega le chiocciole per le ore e i quarti. La coppia di bariletti entra in azione tramite il fuso che, in un primo tempo, cede energia al rocchetto delle ore e conseguentemente alla relativa leva che muove il martelletto delle ore.

    Nel nostro caso (le 6 e 30), il martelletto colpisce per sei volte il gong anulare con la frequenza più bassa. Subito dopo, in rapida successione, il fuso mette in movimento le tre leve collegate ai martelletti che suoneranno sui tre gong anulari secondo una melodia specifica di questo calibro. Due serie di colpi ciascuna per indicare due quarti, ovvero mezz’ora.

    Immediatamente dopo, il dispositivo si arresta (fermando quindi anche il volano inerziale); perché, come dicevamo, nella Grande Sonnerie non è previsto alcun suono per i minuti, che sono bloccati da una molla. Avessimo invece azionato la ripetizione minuti, il processo della suoneria si sarebbe arrestato solo dopo aver suonato tanti colpi quanti i minuti eccedenti i quarti. Un solo colpo, ad esempio, alle 6 e 31 minuti.

    La Petite Sonnerie, il silenziatore… 

    Passiamo ora alla modalità Petite Sonnerie. Con il cursore posto su “petite” la suoneria deve soltanto suonare – “al passaggio”, ossia automaticamente – l’ora e poi i quarti d’ora, mai entrambe le informazioni. Spostando il selettore è semplicemente (si fa per dire…) arrestata la parte del dispositivo relativa alle ore; per cui saranno azionate solo le componenti relative ai quarti d’ora.

    Se invece non vogliamo che il nostro orologio suoni automaticamente ogni quarto d’ora, dobbiamo solo spostare il cursore sulla destra, in modalità “silenzio”. Il cursore non ha alcuna influenza sul dispositivo della ripetizione minuti, che è invece attivato dalla pressione del pulsante coassiale alla corona di carica.

    E veniamo infine ai “secondi saltanti”. Questo dispositivo, sostanzialmente, deve trasformare il movimento continuo delle ruote per fare in modo che la lancetta dei secondi continui si muova al ritmo di un passo al secondo, appunto.

    … e i secondi saltanti

    Il Calibro 301, si diceva, deriva dal Calibro 300, che però non era dotato di secondi saltanti. Il solo modo, elegante da un punto di vista tecnico, per aggiungere i piccoli secondi saltanti era di integrare nel Calibro 301 il dispositivo brevettato presente nel Chiming Jump Hour, sviluppato per il 175° anniversario della manifattura Patek Philippe.

    Nella foto, possiamo ammirare l’insieme del meccanismo dei secondi saltanti. Nella tradizione degli orologi PPSA, abbiamo scelto di posizionare i piccoli secondi a ore 6. Assecondando il nostro desiderio di coniugare tradizione con innovazione, abbiamo scelto di realizzare in silicio la leva e la stella, componenti essenziali di questo dispositivo. La scelta dipende anche da ragioni funzionali, perché con il silicio possiamo trarre vantaggio dalle caratteristiche intrinseche del materiale: leggerezza e bassissimo coefficiente d’attrito.

    La ruota dei secondi continui, mossa come sempre dal treno del tempo, effettua un giro completo ogni minuto. La ruota dei secondi saltanti, identica a quella dei secondi continui, ingrana con la “stella di rilascio”, tenuta ferma dal dito terminale di una leva (entrambi questi componenti sono in silicio e riconoscibili, in foto, per il color viola). Tra la ruota dei secondi continui e quella dei secondi saltanti c’è un pignone, imperniato sulla leva.

    Ad ogni secondo il pignone, spinto dalla ruota dei secondi continui, fa in modo che il dito terminale della leva salga sul piano inclinato dei denti della stella, che è ferma. Muovendosi, il dito termina il percorso sul piano inclinato fino a scattare; e fa muovere istantaneamente l’ingranaggio a stella di un passo – equivalente al moto di un secondo della relativa lancetta – per poi bloccarla nuovamente. E così via, secondo dopo secondo.

    Qualunque commento, da parte mia, sarebbe superfluo. Tranne uno. Avete sentito il minimo accenno di trionfalismo, di autocompiacimento? Ecco, Patek Philippe è anche questo: lavoro serio, fatto come meglio si riesce. Senza pompose dichiarazioni da parte di nessuno.

  • Grande Sonnerie 6301P. Il rispetto senza limiti di Patek Philippe – 1

    Grande Sonnerie 6301P. Il rispetto senza limiti di Patek Philippe – 1

    In occasione dell’uscita del Grande Sonnerie 6301P di Patek Philippe, Il Giornale degli Orologi fa qualcosa che non è mai stato fatto prima. E pubblica una recensione senza precedenti. Per questioni di correttezza nei confronti non solo della Manifattura ma anche dei propri lettori

    Il “rispetto senza limiti” del titolo non si riferisce solo al nostro nei confronti del marchio ginevrino. Ma anche – e forse soprattutto – a quello di Patek Philippe per i propri clienti. Mi spiego.
    Qualche tempo fa Patek Philippe convoca un certo numero di giornalisti per una presentazione telematica, un appuntamento online come – oggi – se ne fanno tanti. Ma Patek Philippe non è mai “come se ne fanno tanti”. Patek Philippe è se stessa anche per quanto riguarda la comunicazione.

    Jasmina Steele, Communication Director di Patek, organizza un appuntamento magistrale, un vero e proprio esempio di come si possa usare correttamente il web. Lei stessa fa (brevi, brevissimi) interventi per introdurre prima un piccolo discorso di Thierry Stern (Presidente e proprietario di Patek) sul perché abbia deciso di produrre il nuovo Grande Sonnerie 6301P e sulle speranze per il futuro. Avete presente quando qualcuno parla per il giusto tempo? Ecco: nessuna sbavatura né con i tempi né con toni trionfalistici. La comunicazione così come dovrebbe essere.

    Una comunicazione impeccabile

    E per rendere completo il piacere arriva la presentazione del Grande Sonnerie 6301P fatta da Philip Barat, Direttore del reparto di progettazione presso Patek Philippe. Un piacere davvero totale perché entra in dettagli tecnici (ovviamente con qualche cautela su alcuni argomenti, per via di brevetti ancora in fase di esame) con una semplicità ammirevole. Per chi comprende qualcosa di tecnica orologiera. Personalmente sono rimasto a bocca aperta. Innanzitutto per l’equilibrio del tutto.

    Mi occupo di comunicazione da sempre e rarissime volte ho visto una presentazione di qualità simile: Jasmina Steele e Patek Philippe hanno compiuto un capolavoro di stile e chiarezza anche sotto questo punto di vista. E poi per il merito della spiegazione. Vedete, ci sono pochissimi giornalisti in grado di comprendere il discorso di Barat sul Grande Sonnerie 6301P e ancor meno sono quelli in grado di elaborarlo. Mi viene in mente Dody Giussani, che oltre ad aver studiato ingegneria meccanica è stata svezzata nelle fabbriche d’orologi.

    Ma la maggior parte degli altri giornalisti specializzati si limita a far propri i discorsi dei tecnici, adattandoli alle vere o presunte necessità dei lettori. In questo caso però la volontà di Patek Philippe è chiarissima: far arrivare ai propri clienti, anche per tramite dei giornalisti, l’informazione più completa e trasparente possibile. E i giornalisti si sono subito attivati. Solo che a farla passare per farina del mio sacco – di fronte all’equilibrio della presentazione di Philip Barat – mi sarei sentito un ladro.

    Una scelta etica

    È un discorso etico strettamente personale, sia ben chiaro: non vuole essere in alcun modo un giudizio sul lavoro altrui. Quello spetta solo ai lettori. Ma per noi del Giornale degli Orologi il punto è voler dare sempre quanto di meglio sia possibile ai chi ci legge. E il meglio è quel che Philip Barat ha detto. Non quello che potrei dire io. Quindi abbiamo chiesto il permesso a Patek Philippe di riportare pari pari la spiegazione di Barat. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla Patek hanno compreso il nostro spirito e il sospirato permesso è arrivato.

    Per quanto mi riguarda ho solo tagliato una parte storica (sarà oggetto di un altro articolo) e aggiunto la spiegazione di qualche termine tecnico, cercando di far digerire un argomento eccezionalmente complesso. Questo, di conseguenza, è un articolo non facile, che andrà riletto più volte, se il vostro obiettivo è arricchire la vostra cultura tecnica. Perché stiamo parlando di un orologio d’estrema complessità. Vera arte della micromeccanica.

    Per questa ragione divideremo l’articolo in due parti: la prima, questa, essenzialmente descrittiva. La seconda molto più complessa, per chi vuole addentrarsi nelle rigogliose foreste della tecnica Patek Philippe. Arriverà rapidissimamente, prometto. In ogni caso troverete alcuni video di qualità Patek Philippe sul web. Vale la pena cercarli, vale la pena, credetemi.
    E ora faccio un passo indietro per lasciar spazio a Philip Barat. (Le testuali parole del Direttore della progettazione sono riportate qui di seguito in corsivo; gli interventi dell’autore invece in tondo, n.d.r.).

    Origine del Grande Sonnerie 6301P

    Nel 2014, per il 175° anniversario di Patek Philippe, abbiamo presentato il Grand Master Chime, una grande complicazione con 5 diverse indicazioni a suoneria:
    *Piccola suoneria (complicazione che suona, al passaggio, le ore. In seguito, sempre al passaggio, suona solo i quarti d’ora).
    *Grande suoneria (una suoneria più dettagliata: ad ogni quarto d’ora, suona al passaggio le ore e i quarti d’ora su – in questo caso, perché di solito sono due – tre gong anulari).
    *Ripetizione minuti (suoneria precisa al minuto perché suona, a richiesta, ore, quarti d’ora e i minuti eccedenti di quarti d’ora).
    *Allarme
    *Ripetizione della data
    È stato anche il primo orologio da polso con Grande Sonnerie nella storia di Patek Philippe.

    Quest’anno ho il piacere di presentarvi la nostra nuova Grande Sonnerie  6301P, realizzata nella sua versione più semplice, senza altre complicazioni se non la piccola suoneria, la grande suoneria e la ripetizione minuti.
    Questa nuova Ref. 6301 in platino riprende, per quanto riguarda la cassa, i codici estetici della Ref. 5370. In particolare, i fianchi scavati e satinati della carrure e i cabochon sulle anse. Il calibro che anima questa Ref. 6301 deriva da quello del Grand Master Chime, che ha un quadrante su entrambi i lati. Per la prima volta, quindi, è possibile ammirare questo calibro Grande Sonnerie dal lato ponti.

    Descrizione delle funzioni

    Al centro del quadrante troviamo le ore e i minuti, a ore 6 i piccoli secondi – con la particolarità che si tratta di secondi saltanti (la lancetta si muove a scatti di un minuto, un po’ come negli orologi al quarzo, anche se farlo su un orologio meccanico è molto più difficile) e che il dispositivo è ripreso da quello della Ref. 5275, Suoneria con Ore Saltanti, anch’esso presentato in occasione del 175° anniversario, nel 2014.

    Per conoscere il livello di energia residua del Grande Sonnerie 6301P abbiamo due indicatori di autonomia. Quello del movimento vero e proprio, a ore 9, con un’autonomia complessiva di 72 ore; e quello della Grande Sonnerie a ore 3, con un’autonomia complessiva di 24 ore, nel caso di funzionamento continuo della Grande Sonnerie stessa.

    Per gestire le funzioni, abbiamo una corona con due posizioni. Nella posizione 0 (attaccata alla cassa), ruotando in senso orario si ricaricano i bariletti del movimento di base e in senso antiorario quelli della suoneria.
    Estraendo la corona in posizione 1 si regola l’impostazione dell’ora, ruotando sia in avanti sia indietro. Come nel Grand Master Chime, il pulsante per azionare la ripetizione minuti è integrato nella corona, coassialmente.

    A ore 6, infine, si trova il cursore di selezione delle modalità delle suonerie. Spostandolo verso sinistra si attiva la modalità Petite Sonnerie, al centro la modalità Grande Sonnerie, mentre spostando il cursore a destra attiviamo la modalità silenziosa (nessuna suoneria, ma resta la possibilità di attivare con il pulsante la ripetizione minuti). Abbiamo utilizzato i due meccanismi brevettati del Grand Master Chime che consente, con un solo cursore, di gestire le tre modalità delle suonerie e del “silenzio”, isolando in tal modo le suonerie dal movimento di base. Eliminando in tal modo qualsiasi inutile consumo di energia.

    La cassa e i dettagli qualificanti

    Questo nuovo movimento – Calibro GS 36‑750 PS IRM, meccanico a carica manuale – è alloggiato in una cassa in platino, con lancette e indici in oro bianco. Come tutte le casse in platino di Patek Philippe, anche questa Ref. 6301P ha un diamante incastonato sulla carrure, a ore 12. La carrure è satinata per creare un contrasto con la cassa lucida. A ore 6 si trova il cursore per la selezione della suoneria con le indicazioni “petite” e “silence” incise a mano. Il quadrante in smalto Grand Feu nero “glacée” è impreziosito da cifre Breguet in oro bianco, applicate. Le lancette a foglia, in oro bianco, sono rivestite di Super-LumiNova.

    Sul lato fondello il vetro zaffiro permette di ammirare il calibro nel suo insieme. In special modo, la danza dei tre martelletti delle suonerie e il  volano inerziale che consente di far apprezzare il lavoro di accelerazione e decelerazione utile a regolare la velocità della suoneria (il volano è indispensabile per rendere costante il ritmo delle suonerie).

    Un “assaggio” del movimento del Grande Sonnerie 6301P

    Il calibro GS36-750-PS IRM montato sulla ref. 6301 (37 mm di diametro x 7,5 mm di spessore), conta 703 componenti.
    A sinistra, lato fondello, si vede il grande ponte che ricopre i due doppi bariletti. Due in serie per il movimento, due in serie per la suoneria. In termini di volume, vediamo quindi che la metà del movimento è dedicato all’accumulo di energia per raggiungere 72 ore di autonomia del movimento e 24 ore per la suoneria – in modalità Grande Sonnerie.

    Una particolare attenzione è stata dedicata all’estetica dei ponti. Possiamo apprezzare le curve armoniche, un gran numero di angoli rientranti (una scelta che rende più difficile soprattutto la fase di anglage e lucidatura dei profili – ma per fare un orologio del genere devi essere un Maestro) e il ponte passante del bilanciere, così realizzato sia per motivi tecnici sia estetici.
    Il ponte, a forma di croce di Calatrava, che solitamente ospita il volano inerziale della ripetizione minuti, qui ospita il fuso della grande suoneria, ovvero il suo “motore”.

    Le incisioni e le ruote sono dorate, i ponti sono rodiati con finitura Côtes de Genève. A destra del movimento, lato quadrante, sono visibili i meccanismi della grande suoneria, piccola suoneria e della ripetizione minuti, oltre a quello dei secondi saltanti.

    E questo è solo l’assaggio. Nella seconda parte di questo articolo Philip Barat entrerà molto, molto più nelle profondità tecniche del nuovo, straordinario Patek Philippe.

     

  • Twenty∼4, un classico contemporaneo di Patek Philippe. Al femminile

    Twenty∼4, un classico contemporaneo di Patek Philippe. Al femminile

    Ricordo bene quando è uscito il Twenty∼4 di Patek Philippe. Era il 1999 e la Svizzera delle lancette aveva ricominciato a dare attenzione al pubblico femminile. Ricominciato, perché negli anni Ottanta e Novanta lo aveva un po’ trascurato. Non voglio generalizzare, c’era stata qualche eccezione (per esempio il Panthère de Cartier, nato nell’83). Ma in quel periodo le case di orologeria non si erano date granché da fare per produrre specifici esemplari dedicati alle signore.

    Certo, avevano in catalogo vaste collezioni che comprendevano anche orologi “per lei”: ma in genere erano semplici versioni in scala ridotta di modelli maschili, tutt’al più ingentilite dai diamanti. Poche le linee unisex, realizzate soprattutto per i giovani. Ma nulla di paragonabile all’orologeria femminile dei decenni precedenti. Penso ai piccoli esemplari-gioiello in oro del Boom economico, o ai modelli successivi, dalle ardite architetture che trasferivano al polso l’immaginazione al potere… Superati, dimenticati.

    Poi finalmente, nella seconda metà degli anni Novanta, le maison elvetiche sembrano riscoprire le potenzialità offerte dalle donne, tornate ad essere un mercato appetibile. E lanciano quindi collezioni progettate e fabbricate esclusivamente per loro. Come il Twenty∼4 di Patek Philippe, appunto. Ma più o meno nello stesso periodo escono anche il Catwalk di Baume&Mercier, e ancora il Khésis di Chaumet. E sono certa di scordarne qualcuno, perché era nata una vera e propria tendenza. Erano tutti riconducibili a uno stesso stile, a un gusto comune.

    Avevano la cassa “di forma” integrata (o comunque perfettamente allineata) al bracciale, a creare una specie di polsino: e infatti li chiamavano manchette 1. Rigorosamente realizzati in acciaio, erano decorati da una o più file di diamanti sulla lunetta, grazie a nuovi macchinari che permettevano di incastonare le gemme in un metallo molto più duro dell’oro. Racchiudevano movimenti al quarzo, adatti alle dimensioni ridotte della cassa – quasi un simbolo dei ritmi di vita dell’epoca. E si rivolgevano allo stesso pubblico.

    Donne indipendenti, in carriera o comunque impegnate sul lavoro, cui serviva un orologio pratico sì, ma non anonimo. Dalla forte personalità, capace di catturare l’attenzione senza essere troppo impegnativo, eppure prezioso quanto basta per poter essere indossato anche di sera. Nasce proprio da qui il nome Twenty∼4, che riflette l’idea di un orologio da portare tutto il giorno, tutti i giorni, perfetto con qualsiasi look e in ogni occasione.

    Con quel design studiato nei minimi dettagli, quelle finiture eseguite a mano con cura quasi maniacale, il Twenty∼4 colpisce nel segno. E nel cuore delle donne. La cassa d’ispirazione Art Déco ha una costruzione molto particolare: le linee sono arcuate per aderire bene al polso; i fianchi sono sottolineati da un doppio godron 2, cioè da un profilo formato da due elementi sovrapposti con estremità arrotondate; i brancard 3 sono impreziositi da diamanti taglio brillante, incastonati anche agli indici.

    Sul quadrante – bianco o nero mat, grigio soleil – spiccano al 6 e al 12 due grandi numeri romani, e piccole lancette a bastone. Anche il bracciale ha una forma originale: lucidissimo, in certi punti con superfici a specchio, è composto da maglie centrali bombate, attorniate da elementi laterali che riprendono – più piccoli ma identici – i godron presenti sulla cassa. La fibbia déployante, decorata con la Croce di Calatrava, rende del tutto invisibile la chiusura; e garantisce una sequenza regolare dei link, senza alcuna soluzione di continuità. Proprio come in un gioiello.

    A quei primi tre modelli negli anni si affiancano molteplici versioni: nei diversi colori dell’oro, totalmente rivestite di pavé di diamanti, di taglia small, con il cinturino in raso a sostituire il bracciale in metallo. Fino al nuovo Twenty∼4 Automatic con la cassa tonda, lanciato un paio di anni fa, su cui ci siamo già ampiamente soffermati. Oggi invece il Twenty∼4 ritorna con due nuove referenze che conservano immutato l’emblematico design, ma ne riaggiornano l’aspetto.

    Stesso formato della cassa, stesso acciaio lucido, si differenziano dagli esemplari del passato per il quadrante: al 6 e al 12 ora appaiono i numeri arabi, mentre gli indici diventano trapezoidali. Devo confessare però che proprio attraverso lo studio attento di questi nuovi modelli ho scoperto una serie di piccoli dettagli di cui finora ignoravo l’esistenza. E sì che pensavo di conoscere bene il Twenty∼4.

    Ma non si tratta di distrazione da parte mia. Piuttosto della capacità dei progettisti di creare un’architettura complessa, ricca di peculiarità costruttive che si rivelano poco per volta. Per questo il Twenty∼4 è in grado di sorprendere anche a distanza di tempo. Ed è probabilmente sempre per questo che ha saputo attraversare indenne gli ultimi due decenni: quel design unico lo ha reso un classico contemporaneo che continua a piacere. 

    Per tornare alle nuove versioni, concludo con una nota di servizio. Entrambe sono animate dal Calibro 15, il movimento al quarzo prodotto in manifattura (oggi come ieri), con il medesimo riguardo destinato ai movimenti meccanici. Ed entrambe costano 12.970 euro, un primo prezzo per Patek Philippe. Che comunque non va a scapito delle meticolose finiture. Vi rimando alle didascalie.

    p.s. Non me ne vogliano i signori uomini, ma mi sembra opportuno riportare qui sotto qualche spiegazione ad uso maschile. Non vorrei mai che in questo periodo di costrizione in casa vi vadano in ipossia i neuroni, nel tentativo di comprendere termini tecnici del gergo muliebre… 😉

    1. Manchette: in francese significa “polsino”, ed è usato in gioielleria nel senso di alto bracciale che veste il polso.
    2. Godron: ancora in francese, “modanatura ovale”; di solito si riferisce ai gioielli, ma talvolta anche alle acconciature e perfino al vasellame.
    3. Brancard: sempre in francese, “stanga”; sta a indicare i due segmenti longitudinali posti accanto al vetro.

     

     

     

     

     

  • Calatrava Pilot Travel Time di Patek Philippe. Elogio dell’amore lento

    Calatrava Pilot Travel Time di Patek Philippe. Elogio dell’amore lento

    Quando venne presentato per la prima volta (2015), il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time venne subito etichettato come “orologio militare”. Ma con una connotazione negativa: Patek Philippe cavalca l’onda del “militare” e con il Calatrava Pilot Travel Time strizza l’occhio alla moda del momento. Ha bisogno di vendere più orologi, fu la conclusione. No, è meglio chiarire subito che il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time con gli orologi militari c’entra poco.

    Semmai i riferimenti sono due orologi per aviatori realizzati nel 1936, dai quali l’attuale Travel Time riprende solo alcuni dettagli dell’impostazione estetica: il quadrante nero e la grafica molto chiara, leggibile in ogni condizione di luce. Le cifre sul quadrante sono con ogni evidenza quelle originali, ma stilizzate in chiave più moderna. Ogni analogia fra gli orologi militari e il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time finisce qui.

    Ho amato da subito il Calatrava Pilot Travel Time. Non è stato un colpo di fulmine, perché Patek Philippe preferisce gli amori lenti, quelli che nascono e crescono nel tempo, consolidandosi per la vita. Patek non ti stupisce quasi mai con effetti speciali, ma ti entra nel cuore piano piano, mentre ne scopri i tanti dettagli e la loro qualità. Un consiglio che vorrei dare è quello di confrontare gli orologi di Patek con quelli di altre marche.

    È quella che io definisco “la strategia della perla”. Se dovete scegliere delle perle, allora mettete un filo a confronto con l’altro, buttando giù dalla torre, man mano, quello meno bianco, meno perfetto, quello con qualche difetto. Alla fine avrete un filo di perle che rappresenta l’eccellenza, almeno fra quelle presenti nel negozio. Altrettanto va fatto con il Calatrava Pilot Travel Time di Patek: confrontatelo con altri orologi per aviatori, tutti di massima qualità, e alla fine scoprirete che – sommando tecnica ed estetica – sarà lui a vincere.

    Oggi la collezione “in stile Pilot”, come la definisce la stessa Patek Philippe, si arricchisce di un nuovo quadrante. Blu, colore che di recente Patek sembra amare molto, adattandone  però l’intensità alla specifica personalità del modello. Così spazia dai quadranti finemente incisi con effetti mai troppo evidenti per arrivare al blu scuro del Travel Time.

    Sostanzialmente il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time è disponibile in due versioni: quella “semplice”, doppio fuso, e la Alarm, con svegliarino meccanico integrato. Poi ci sono ovviamente le varianti relative alla cassa – formato grande (42 mm di diametro) o medio (37,5 mm) – e quelle relative al materiale, fondamentalmente oro bianco o rosa.

    Al vostro posto non sottovaluterei la versione media, da quasi 38 millimetri di diametro: ho un polso extra large, ma quel diametro sembra equilibrato persino per me. Tutto sommato lo preferisco, ma i gusti son gusti e provare al proprio polso è sempre la ricetta migliore per una scelta sensata.

    Specialmente nel caso di orologi straordinariamente preziosi come i Patek Philippe. Ricordate che non solo il marchio è prestigioso, ma anche il concessionario che se ne occupa. Proviamo ad avere maggior fiducia: sono certo che se stabiliamo un rapporto di reciproco rispetto sarà possibile trovare il giusto equilibrio per le giuste scelte.

    Per un maggiore approfondimento vi rimando al “pezzo” e alle didascalie sull’Alarm che ho scritto tempo fa. Qui mi limito a concludere dicendo che vi auguro di poter provare quella sensazione di (quasi) perfezione, di “tutto al posto giusto”; che nasce naturale già solo nel premere i due pulsanti per l’impostazione del secondo fuso.

    E confrontando questo con un altro ottimo orologio con doppio fuso orario capirete perché Patek Philippe resta al vertice. Perché Patek Philippe deve attendere (sia prima nella fase di progetto e prototipo, sia in quella di produzione) di aver raggiunto un livello superiore prima di mettere in vendita un orologio. Che sarà inevitabilmente raro, sempre. Anche quando non si parla di serie numerate.

    P.S. Qualche lettore ci comunica i propri dubbi sulla certificazione “casalinga” di alcuni marchi, fra cui appunto Patek Philippe. La tesi è che “se la suonano e se la cantano” per sottrarsi ai controlli del Cosc. Non è così, e ne parleremo presto…

  • Il 5370P: Patek Philippe e le acrobazie dello sdoppiante blu

    Il 5370P: Patek Philippe e le acrobazie dello sdoppiante blu

    Io lo chiamo sdoppiante, perché la lancetta dei secondi si divide in due, a comando. I francesi lo chiamano à rattrapante, perché dopo un altro comando le due lancette si riuniscono (rattraper, in francese). I tedeschi lo chiamano doppel chronograph perché di fatto è un cronografo doppio. Sempre e comunque si parla di una complicazione squisita e difficile da progettare ed eseguire. Quando poi c’è di mezzo Patek Philippe non bisogna stupirsi se il suo sdoppiante, la Ref. 5370P, costa quanto un signor appartamento: 242.660 euro, per la precisione. La domanda, come al solito è: ma li vale? E la risposta, come al solito, è sì: il nuovo sdoppiante Patek Philippe 5370P (parente prossimo dell’esemplare presentato nel 2015, che allora costava circa 230.000 euro) vale ogni centesimo del suo prezzo stellare.

    Patek Philippe è Patek Philippe proprio perché non ti frega mai. Basti pensare che i rari esemplari in vendita del precedente modello veleggiano su valutazioni più o meno doppie rispetto al prezzo originale. Se Patek volesse giocare sporco potrebbe aumentare i prezzi, diminuire la produzione (destinando risorse ad altri orologi complicati, magari) e guadagnare di più. Ma non sarebbe onesto. C’è di più: né il modello del 2015 né questo 5370P sono prodotti in serie numerata e limitata. La quantità viene naturalmente limitata dalle possibilità pratiche di produzione. Non sarebbe certo stato difficile porre limiti precisi, aumentando ulteriormente i prezzi. Ma sarebbe stato contrario allo spirito di Patek Philippe.

    Cos’è un cronografo sdoppiante? Per definirlo si fa prima ad illustrarne il funzionamento. Premi il pulsante al 2 e attivi le funzioni crono. Parte la lancetta dei secondi e inizia il rilevamento. I minuti crono vengono totalizzati (con scatto istantaneo) sul quadrantino al 3, mentre al 9 abbiamo i secondi continui. Torni a premere il pulsante al 2 e la lancetta centrale dei secondi si arresta. Premi il pulsante al 4 e le indicazioni cronografiche si azzerano. Questo è il normale cronografo. Ma se tu volessi non solo misurare la durata di una gara, ma anche il tempo sul giro di un evento che si svolge su più giri? Ecco lo sdoppiante: premi il pulsante al 2 e le funzioni crono partono regolarmente. Quando finisce il primo giro non arresti il rilevamento tornando a premere il pulsante al 2, ma premi quello al 3, coassiale con la corona di carica.

    A questo punto scopri che il 5370P, come tutti gli sdoppianti, possiede due lancette dei secondi sovrapposte, una delle quali si arresta premendo, appunto, il pulsante coassiale, mentre il rilevamento procede normalmente. La lancetta ferma ti consente di rilevare il tempo sul giro, dopodiché torni a premere il pulsante al 3 e le due lancette dei secondi si riuniscono, proseguendo insieme la propria corsa fin quando la gara termina (magari dopo più rilevamenti dei tempi parziali) e premi il pulsante al 2 per concludere l’operazione. Con il pulsante al 4, poi, azzeri le lancette e sei pronto a un nuovo rilevamento. Il cronografo sdoppiante, in pratica, è un cronografo che consente di rilevare tempi parziali all’interno di un evento totale. Per l’elettronica è un gioco da ragazzi, per l’orologeria meccanica una vera e propria acrobazia tecnica.

    Nelle note tecniche del movimento che anima il 5370P, il Calibro CHR 29-535 PS, Patek Philippe con la solita serena trasparenza indica un dato molto interessante da considerare. Parla di un’autonomia massima di 65 ore e minima di 55. Tu mi dirai: cosa diavolo vuol dire quella differenza (quasi il 20 per cento) e cosa c’è di trasparente nel dichiararla?
    Beh, il punto è che – contrariamente a quanto la maggioranza degli appassionati crede – non esiste orologio meno preciso di un cronografo. Qualunque cronografo.

    Perché ogni volta che si azionano le funzioni cronografiche il bariletto subisce una improvvisa e consistente richiesta d’energia che varia l’amplitudine del bilanciere. L’amplitudine è l’ampio angolo che il bilanciere compie ruotando su se stesso. È fondamentale che l’amplitudine sia costante per ottenere maggior regolarità di marcia e quindi maggior precisione. Anche altri dispositivi (a partire dal datario, salendo su fino ai calendari perpetui, mentre proprio per questa ragione i ripetizione minuti hanno di solito un secondo bariletto dedicato) producono maggiori richieste di energia, ma in maniera prevedibile e quindi regolabile con relativa facilità. Nei cronografi no, non è possibile perché nessuno può prevedere quando e quante volte le funzioni crono saranno attivate.

    È quindi importante ricordare che i cronometri sono orologi di elevata precisione – di solito certificata da specifici test. I cronografi sono invece orologi scarsamente precisi in generale, ma molto precisi quando si tratta di effettuare rilevazioni di intervalli di tempo. Se poi il cronografo è anche sdoppiante, va da sé che con l’imprevedibilità di cosa farete aumenta anche l’imprecisione dovuta alle maggiori richieste d’energia. È per questo che Patek Philippe, con rara trasparenza, indica in 65 ore l’autonomia massima (quando non fate rilevamenti), che scende a 55 ore se giocate come pazzi con le funzioni crono. La maggior parte degli altri produttori glissa su questo particolare come sul ghiaccio i pattinatori.

    Interessante è anche notare come Patek Philippe fornisca un’indicazione di massima sul consumo d’energia di un cronografo sdoppiante (intorno al 20 per cento, dicevamo). Pur essendo molto scarsa la letteratura diffusa su questo argomento, si sa (non ufficialmente, è chiaro) che cronografi di altre marche “consumano” molto di più. Diciamo che le variazioni possono superare il 50 per cento, laddove i migliori movimenti integrati (El Primero, ad esempio, ma è notevole, sotto questo punto di vista, il nuovo movimento cronografico di Audemars Piguet) si attestano intorno al 30/35 per cento. A cosa è dovuta a differenza? E qui i tecnici iniziano a godere, mentre noi cominciamo a comprendere la meravigliosa pedanteria di Patek Philippe. È tutta una questione di ingranaggi. O, più precisamente, di quale forma viene scelta per i denti degli ingranaggi coinvolti nei dispositivi cronografici.

    Come al solito cerco di metterla giù semplice e comprensibile, anche se è tutta una storia molto complessa. Il percorso del treno d’ingranaggi relativi al dispositivo di cronografo è lungo e articolato; ed ogni elemento (non solo le ruote dentate, ovviamente) causa attriti che, di fatto, corrispondono a richieste d’energia. A complicare ulteriormente la faccenda c’è il fatto che questi attriti mutano al mutare di una serie di parametri: dal diametro delle ruote alla loro velocità, fino al tipo d’ingaggio (compresa la variabile costante/improvviso) con altre ruote o altri elementi. La scelta degli accorgimenti per limitare gli attriti è una vera e propria forma d’arte tecnologica che pochi praticano con il fervore di Patek.

    E c’è da comprenderli: realizzare una piccola quantità di ruote “speciali” (perché sono pochi gli orologi che le usano) vuol dire essere costretti a rinunciare a economie di scala per ripagarsi delle costose macchine che li producono e dell’altrettanto costosa fase di finitura. Ed ecco da dove nascono i prezzi di Patek Philippe. Il suo ragionamento di base è la ricerca del massimo. E poi, solo alla fine, vediamo i costi. È giusto? È sbagliato? Sappiamo tutti qual è la risposta, anche se fa male sapere che pochi, pochissimi potranno permetterseli. Se non altro questo tipo d’orologi, poco appariscente, finisce di solito ai “polsi giusti”, polsi di (ricchi) intenditori.

    Una considerazione finale va dedicata ad un effetto secondario di questa incontentabilità da parte di Patek. Ho avuto la fortuna di poter azionare i pulsanti sia del modello del 2015 che del nuovo 5370P e la sensazione di cedevolezza (arrendevole, ma non troppo) trasmette immediatamente la sensazione di una qualità davvero superiore del movimento. Gli innesti sicuri e precisi, la costanza con cui i pulsanti affondano nella cassa creano sensazioni che non sono un semplice piacere d’uso, ma la dimostrazione che l’arte dell’orologeria riesce ancora a stupire, a colpire corde profonde. Certo: invidio chi potrà permettersi il 5370P di Patek e il suo quadrante in raro smalto blu. Ma al tempo stesso sono felice perché se questo tipo d’intenditori non esistesse, allora Patek non sarebbe indotta a superare se stessa, giorno dopo giorno.

  • Calatrava Ref. 6007A-001. Patek Philippe celebra la nuova manifattura

    Calatrava Ref. 6007A-001. Patek Philippe celebra la nuova manifattura

    Avviso ai collezionisti. Mettete in agenda questo orologio: Patek Philippe Calatrava Ref. 6007A-001. Come al solito con Patek Philippe si è costretti a segnare la cosiddetta “referenza”, ossia il numero commercialmente assegnato a qualunque prodotto. Si perde il fascino del nome, ma resta quello della collezione.

    Per quale ragione bisognerebbe eccitarsi per questo Calatrava Ref. 6007A-001? Perché sarà prodotto in soli 1000 esemplari, che per molte altre marche potrebbero anche essere molti, ma nel caso di Patek Philippe scatenerà una caccia selvaggia. E poi perché la forma della cassa è inedita. E poi perché la cassa è realizzata in acciaio, materiale raro per il marchio. E poi perché… Ma andiamo con ordine.

    Il Calatrava Ref. 6007A-001 nasce per festeggiare l’apertura, avvenuta lo scorso febbraio, della nuova fabbrica di Plan-les-Ouates, un piccolo Comune (circa 10.000 abitanti) a pochissima distanza da Ginevra. La fabbrica – imponente – è stata voluta da Thierry Stern (il proprietario di Patek Philippe) per riunire sotto uno stesso tetto ogni singola attività del marchio.

    Ricordo che anche il padre di Thierry, Philippe, aveva a suo tempo aperto una fabbrica sempre a Plan-les-Ouates: ogni generazione della famiglia Stern lascia il proprio segno, forte e chiaro. La fabbrica è un “bestione” di 10 piani, lunga oltre 189 metri e larga 67. La superficie è di 133.650 metri quadrati, è costata 600 milioni di franchi svizzeri (di cui 100 solo per attrezzature tecniche) e rispetta il più alto livello svizzero delle normative sulla compatibilità ambientale.

    Bene, mi dirà qualcuno in grado – beato lui o lei – di comprare un Patek Philippe: finalmente aumenteranno la produzione. Thierry Stern lo ha già detto chiaro e tondo: non se ne parla. 62mila circa era la quantità d’orologi precedente e quella rimane. E allora cosa ce ne frega? Ce ne frega eccome, perché finalmente la produzione potrà avere ritmi migliori e passerà (un po’) meno tempo fra la presentazione di un modello e il suo arrivo nei concessionari. Il tentativo, insomma, è quello di ridurre i tempi d’attesa che talvolta si contano in anni. E migliorare ulteriormente la qualità grazie all’impiego di macchine utensili più moderne.

    La Ref. 6007A-001 appartiene alla collezione Calatrava, e ha la cassa in acciaio di 40 millimetri di diametro all’interno della quale è montato il Calibro 324 S C, meccanico a carica automatica. Lo stesso di altri Calatrava, di molti Nautilus e di alcuni Aquanaut. Secondi al centro, datario a finestrella, 217 componenti montati su 29 rubini, è uno dei calibri più affidabili di Patek e proprio per questo viene montato negli orologi più sportivi.

    Parliamo dell’estetica. Fermo restando il fatto che sui gusti personali non si discute, ho notato sui social giudizi decisamente tagliati con l’accetta – i francesi direbbero tranchant. Alcuni sono degli evidenti “vorrei, ma non posso”, derivati sulla folle logica che se sparo su qualcuno di importante allora sono importante anch’io. Lasciamo perdere.

    Ma altri commettono l’errore – certo in buona fede – di valutare in base a poche foto viste sul cellulare o comunque su uno schermo di ridotte dimensioni. Leggere un orologio non è semplice e richiede preferibilmente un “contatto diretto” perché sono i dettagli a far la differenza. Quando ciò non è possibile (la Ref. 6007A-001 è arrivata da noi in pochissimi esemplari), allora non resta che affidarsi alle foto, è vero. E però servono ingrandimenti piuttosto forti per poter apprezzare i dettagli e cercare di valutare le differenze.

    I dettagli di questo Patek Philippe sono, come sempre, all’altezza del marchio. Noto la finitura lucida della cassa, preziosa anche per via della lunetta fortemente bombata per raccordarsi al vetro (e realizzare quella bombatura comporta un costo in più non indifferente in fase di finitura). Noto la parte terminale delle anse, verticale, stilisticamente più moderna. Noto il fondello chiuso a vite e mi chiedo fosse mai un antipasto di un futuro orologio a forte impermeabilità.

    Il movimento è visibile attraverso il fondello sul cui vetro è impressa una scritta commemorativa. All’interno, ovviamente, per impedire che il trascorrere degli anni la possano far sbiadire. Noto anche come la corona sia “importante”, ben fatta e renda plausibile, tecnicamente, una trasformazione a vite o con doppia guarnizione: chissà.

    Noto nella parte centrale del quadrante blu un motivo guilloché realizzato con qualità superlativa (un’ulteriore rarità, per i rari modelli in acciaio), che Patek aveva già utilizzato in passato. E noto che le lancette sono ben trattate di materiale luminescente. Se poi aggiungiamo che il materiale luminescente è usato con generosità anche sugli indici applicati, il sospetto (o la sola speranza) di un modello ad alta impermeabilità diviene ancor più forte.

    Ma anche lasciando da parte il futuro (sto ancora sperando in una versione per uomo del Twenty~4), il Patek Philippe Calatrava Ref. 6007A-001 rimane un boccone prelibato per i collezionisti. Un orologio destinato ad aumenti di valore anche consistenti, nel medio e lungo termine.

  • Patek Philippe festeggia un nuovo sito produttivo

    Patek Philippe festeggia un nuovo sito produttivo

    Patek Philippe annuncia il completamento del nuovo edificio produttivo a Ginevra e crea una serie limitata per celebrare l’evento

    All’inizio del 2020, la Manifattura ha completato i lavori di edificazione iniziati nel luglio 2015 e ha avviato le attività produttive nel nuovo edificio di Plan-les-Ouates, alle porte di Ginevra. Questo edificio in stile decisamente contemporaneo permette di raggruppare in un unico sito i laboratori ginevrini dell’azienda e di soddisfare la crescente complessità della produzione. Questa soluzione, inoltre, consente di dedicare ampio spazio ai mestieri dell’alto artigianato e alla formazione.

    Il nuovo edificio dalle dimensioni impressionanti (10 piani e una lunghezza di circa 200 metri) va ad aggiungersi a quello costruito nel 1996 ed è stato progettato per anticipare la crescita della manifattura nei prossimi 20-30 anni. Patek Philippe riafferma le sue radici ginevrine e la sua fiducia nel futuro dell’orologeria di qualità abbinando tradizione e innovazione.

    Il completamento dell’edificio è celebrato dal lancio di un orologio commemorativo, un Calatrava Ref. 6007 in acciaio dal design esclusivo, presentato in una serie limitata di 1.000 esemplari.

  • Da Pisa, la boutique Patek Philippe è (anche) online

    Da Pisa, la boutique Patek Philippe è (anche) online

    Abbiamo ricevuto questa e-mail da Pisa Orologeria. E la diffondiamo con piacere, certi che possa essere di interesse comune.

    Gentile Cliente,
    ci auguriamo che Lei e i Suoi cari stiate bene e allo stesso tempo di poterci rivedere presto, non appena sarà possibile.

    In questo periodo particolare ci siamo adoperati per trovare un modo sicuro e a distanza per mantenere il rapporto con la nostra clientela, che da sempre incarna la nostra passione.

    È con piacere quindi che La informiamo che da oggi, la nostra Boutique Patek Philippe sarà presente e contattabile online, al link
    https://www.pisaorologeria.com/it/marchi/patek-philippe/.

    In questa sezione potrà visionare una selezione dei nostri prodotti e in qualsiasi momento contattare il nostro personale che sarà a disposizione per richieste, supporto o per qualsiasi informazione Lei necessiti.

    Sarà come aprire la porta della Boutique, ma a distanza. In attesa di poter tornare presto ad accoglierLa in Via Verri.
    Buona navigazione!
    A presto.

  • Il calibro CH 29-535 PS di Patek Philippe. Il cronografo tradizionale definitivo

    Il calibro CH 29-535 PS di Patek Philippe. Il cronografo tradizionale definitivo

    Siamo nel 2009, nel novembre 2009. A Parigi riapre, dopo un completo riallestimento, la boutique Patek Philippe di place Vendôme. Per l’occasione viene presentato un cronografo d’impianto tradizionale (meccanico a carica manuale) con un movimento totalmente progettato e costruito “in casa”: il calibro CH 29-535 PS. Precedentemente si usavano sbozzi (ossia movimenti di base, da personalizzare nella misura desiderata) Nouvelle Lemania.

    Perché usare sbozzi altrui? Essenzialmente perché riprogettare da sé un carica manuale prodotto in piccola serie avrebbe esageratamente aumentato i costi. E persino Patek Philippe, persino “lei” deve tenere sotto controllo i prezzi. I negozianti (di solito i concessionari Patek Philippe hanno una competenza invidiabile) sarebbero critici prima ancora dei compratori finali.

    Bene, ma allora perché diavolo fare un movimento nuovo e costoso? Orgoglio, innanzitutto: Patek Philippe è e vuole essere Patek Philippe la manifattura integrale. E poi una certa economia di scala fatta negli anni precedenti: dall’organo regolatore al profilo dei denti, molti particolari erano già utilizzati o lo saranno in futuro, consentendo miglioramenti generali.

    Va anche tenuto presente che gli orologi a carica manuale sono i preferiti dai puristi dell’orologeria. Se si prende l’abitudine di caricarlo regolarmente (in questo caso l’orologio andrebbe caricato a giorni alterni, vista l’autonomia complessiva di 65 ore) il movimento del cronografo si troverà sempre a lavorare nelle condizioni ottimali; ossia conservando quel terzo, circa, dell’autonomia complessiva. Al di sotto, la carica residua può rivelarsi insufficiente per fornire a ciascuna alternanza del bilanciere una quantità d’energia costantemente pari.

    Un movimento per intenditori, quindi, e un movimento che doveva far meglio del CH 27-70, su base Nouvelle Lemania, dall’86 famoso per la qualità e considerato il miglior calibro tradizionale sul mercato – ovviamente dopo le modifiche di Patek Philippe. Bene: il calibro CH 29-535 PS sembra aver colpito nel segno. Al punto che gli stessi concorrenti lo considerano il cronografo manuale “definitivo”. Anche se di definitivo non c’è mai nulla, in orologeria.

    La cosa clamorosa è che il primo cronografo a ricevere il nuovo calibro non è pensato per gli uomini. Ma per quelle donne, sempre più numerose, che amano la grande micromeccanica. Se ci pensate bene con questa scelta Patek Philippe (storia, tradizione, sussiego e blablabla) ha rotto tutti gli schemi. La Referenza 70171R di Patek Philippe, battezzata Ladies First Chronograph, non era e non è, per essere chiari, un orologio “per tutti i polsi”, ma un orologio evidentemente “al femminile”.

    Gli uomini dovranno aspettare la primavera del 2010 per avere una propria versione che – ancor oggi può essere considerata ai vertici dell’orologeria d’impianto classico. Ai nostri giorni il calibro CH 29-535 PS è montato in diversi modelli, da uomo e da donna. Uno degli ultimi è il Cronografo 5172G, presentato a Baselworld lo scorso anno.

    Poche parole sull’estetica della versione con cassa in oro bianco, che costa 67.990 euro. Classica che più classica non si può, la Referenza 5172G si distingue per i quadrantini (totalizzatore dei minuti – fino a 30 – al 3 circa; secondi continui circa al 9) disassati rispetto alle lancette coassiali di ore, minuti e secondi crono.

    Si distingue per il colore blu del quadrante e per lo splendido vetro zaffiro “box”, ossia a profilo periferico quasi verticale, come nei vecchi vetri in plexiglas. Le prime versioni avevano i pulsanti rettangolari, mentre le più recenti si riconoscono per quelli rotondi, più classici. Resta comunque il fatto che parliamo di un cronografo che costa almeno dieci volte in più di un comunque ottimo cronografo. Che senso ha?

    Michelangelo, quando Papa Clemente VII gli chiede di fare un affresco sulla parete dietro l’altare della Cappella Sistina, pretese per il cielo di sfondo una quantità pazzesca di lapislazzuli, da trasformare in polvere per unirlo ad una pasta di colore qualitativamente impeccabile. Qualcuno ha fatto il calcolo che solo con la quantità di lapislazzuli chiesta da Michelangelo i cittadini romani avrebbero potuto mangiare come si deve per un anno intero. Ma oggi non avremmo più quel colore meraviglioso, dopo il restauro, perché tutti gli altri blu non reggono le ingiurie del tempo.

    Ecco: qualche buon restauro e questo cronografo è pronto ad affrontare i secoli. È bene? È male? Difficile dirlo, ma sta di fatto che la Cappella Sistina – con le figure che si stagliano potenti sul cielo azzurro – non sarebbe la stessa se quel rompipalle esoso di Michelangelo non avesse preteso ed ottenuto tutto il lapislazzuli che gli sembrava necessario. E che di primo acchito non era affatto diverso rispetto ad un buon colore sia pure meno durevole. Bizzarrie ed apparenti esagerazioni dell’arte e dell’orologeria d’arte…

    Il movimento, il calibro CH 29-535 PS (a proposito: il PS si riferisce alla presenza del quadrantino dei petite seconde, i piccoli secondi, ossia l’indicazione continua dei secondi in un contatore a parte) ha un diametro di 29,6 mm, uno spessore di 5,35 mm, e conta 270 componenti. Il movimento è montato su 33 rubini ed ha una autonomia complessiva, a cronografo disinnestato, di almeno 65 ore.

    Il bilanciere è il classico Gyromax, e la spirale è tradizionale, con curva finale Breguet: una scelta che Patek Philippe riserva a tutti i movimenti a carica manuale, in sintonia con la loro essenza di orologi tradizionali, appunto. La frequenza di funzionamento è di 28.800 alternanze/ora (4 Hz). Dopodiché saranno orologi tradizionali, ma sia questo movimento che la successiva versione “sdoppiante” sono vere e proprie riserve di bellurie tecniche, nuovi brevetti e perfezionamenti maniacali.

    Il massimo che l’orologeria attuale riesca ad esprimere, parlando di equilibrio tra storia ed innovazione. Nelle didascalie cercherò di entrare più approfonditamente nella tecnica di questo movimento “tradizionale” che è – a tutt’oggi – il riferimento da battere. Il viaggio verso la (impossibile) perfezione continua, come del resto il senso dell’arte. Un giorno bisognerà capire che arte e micromeccanica possono, in certi casi, far rima.

  • Dietro le quinte: …E alla fine arrivò l’inizio

    Dietro le quinte: …E alla fine arrivò l’inizio

    Io lo avevo scritto.

    “ROLEX, PATEK PHILIPPE, CHANEL, CHOPARD E TUDOR LASCIANO BASELWORLD

    Creazione di un nuovo Salone dell’Orologeria a Ginevra in collaborazione con la Fondation de la Haute Horlogerie.

    Ginevra, 14 aprile 2020 – Rolex, Patek Philippe, Chanel, Chopard e Tudor lasciano Baselworld per creare un nuovo salone di orologeria a Ginevra, all’interno di Palexpo, con la Fondazione dell’Alta Orologeria, nelle stesse date previste per Watches & Wonders, inizio aprile 2021. Questa frattura fa seguito a diverse decisioni non condivise e unilaterali prese dalla direzione di Baselworld, tra cui il rinvio della Fiera a gennaio 2021, nonché la sua incapacità di soddisfare le aspettative e le esigenze dei marchi. 

    Il nuovo Salone, che sarà contemporaneo a quello organizzato dalla Fondazione di Alta Orologeria – Watches & Wonders – si terrà al Palexpo. La sua ambizione è quella di offrire la migliore piattaforma professionale possibile ai marchi, di condividere una visione comune per realizzare le sfide dell’industria orologiera e di far luce sul know-how e le innovazioni del settore, sia in Svizzera che a livello internazionale.

    Altri marchi ne potranno fare parte, ma con modalità ancora da definire. Questo nuovo appuntamento sarà rivolto principalmente ai rivenditori, alla stampa e ai clienti VIP. 

    Jean-Frédéric Dufour, Direttore Generale Rolex SA e Amministratore di Tudor Watches SA

    «Partecipiamo a Baselworld dal 1939. Purtroppo, data l’evoluzione di questo evento e le decisioni prese da MCH Group negli ultimi tempi, e nonostante tutto il forte legame che abbiamo avuto per questa Fiera dell’Orologeria, abbiamo deciso di ritirarci. In seguito alle conversazioni avviate da Rolex, ha preso piede la creazione di un nuovo Salone con partner che condividono la nostra visione e il nostro assiduo supporto all’industria orologiera svizzera. Tutto questo ci permetterà di presentare i nostri nuovi prodotti in base alle nostre esigenze e aspettative, di unire le forze e di difendere più saldamente gli interessi dell’industria orologiera».”

    Lo avevo scritto pochi giorni fa: non è finita qui, non è finita con una semplice, severa lettera del Presidente del Comitato degli espositori ai responsabili di Baselworld. Ora si volta davvero pagina, ora l’orologeria ha ripreso in mano il proprio destino, ora potrà finalmente creare il proprio futuro.

    Penso solo ai risparmi economici, alla possibilità di fare economia di scala. Penso a un maggiore equilibrio a Ginevra, città in grado di fornire accoglienza, assistenza, collaborazione per uno straordinario rilancio dell’orologeria. E questo è solo l’inizio. Certo, non sarà una strada lastricata di rose e orchidee. Certo, ci saranno momenti di competizione, momenti di disaccordo, ci saranno Giuda e ci saranno crumiri – come sempre. Ma il nuovo percorso è tracciato e sarà entusiasmante seguire gli sviluppi di quel che un gruppo di giovani dirigenti sta per costruire.

    E sarà entusiasmante anche per il ruolo eccezionale di un gruppo di donne, capitanate da Fabienne Lupo: hanno lottato, si sono messe in gioco per cambiare quel che sembrava immutabile. E i dirigenti giovani e un po’ meno giovani, che hanno buttato giù dalla diligenza il cocchiere – giudicato in stato etilico acuto da alcuni esperti – per afferrare saldamente le redini.

    Bene così: la nuova strada intanto è tracciata. Poi bisognerà prepararla e lastricarla di buone azioni. E dato che sono sempre un rompiscatole brontolone vorrei che fra le buone azioni ci fosse quella di non dimenticare i piccoli marchi, quelli che hanno appena iniziato a formare un proprio ruolo nell’orologeria. Non dimentichiamo che la grandezza dell’orologeria svizzera sta anche nella sua eccezionale varietà.
    Nel frattempo, un sincero applauso ai protagonisti di questa svolta.

  • Calatrava, la prima impressione non è quella che  conta

    Calatrava, la prima impressione non è quella che conta

    Ogni tanto anch’io mi diverto a scherzare. In questo caso ho preso un Patek Philippe bello come il sole (Calatrava 5227G-010 con cassa in oro bianco) e ho chiesto alla nostra (anche) grafica, Paola, di eliminare tutte le scritte dal quadrante. Dopodiché ho postato la foto su Instagram chiedendo: “Quanto paghereste per quest’orologio?”.

    Lo so, sarebbe uno scherzo idiota se l’obiettivo fosse stato solo quello di un banale quiz didascalico. Nel quale probabilmente sarei caduto anch’io. Dal punto di vista didascalico i professionisti (concessionari Patek Philippe) hanno individuato al volo uno degli orologi più belli del marchio ginevrino. Dagli altri punti di vista (risposte dirette e messaggi privati) le cose sono andate ben diversamente.

    Eviterò di parlare di chi ha “sbagliato” (eliminando il post da Instagram prima di pubblicare questo articolo) perché nomi e cognomi sono assolutamente ininfluenti. Professionisti e dilettanti hanno mancato il bersaglio in misura quasi pari. La risposta più interessante, quella che speravo, l’ha data però un signore che voi non conoscete, Gigi Cravero, vecchio lupo d’orologeria, venditore di orologi da quando aveva i pantaloni corti: “Vediamo cosa c’è dentro”. È questo, il punto. Smettiamola di giudicare (quasi esclusivamente) dal quadrante e torniamo ad appassionarci al movimento.

    È una strana situazione. Oggi anche orologi da 150 euro riescono ad esibire un progetto grafico ammaliante, che convince a prima vista. Credo sia una grande conquista perché a ben vedere discende dall’essenza stessa di Swatch: un bell’orologio a prezzo contenuto. La differenza, soprattutto per quanto riguarda Swatch, è che stiamo parlando di un orologio che esibisce anche una qualità unica. Mentre se vai ad aprire il fondello di certi orologi “belli fuori”, trovi – dentro – l’orrore di movimenti di piccole dimensioni, talvolta persino arrugginiti e comunque di qualità pessima.

    Il problema sta nel fatto che ci sono anche i comportamenti virtuosi – che come tali vanno apprezzati – di chi riesce a darti allo stesso prezzo un orologio dignitoso. A dimostrazione del fatto che alcuni si rimboccano le maniche per fornire risultati accettabili; mentre altri si limitano a speculare su una “bella faccia”, talvolta copiata da orologi del passato.

    In pratica, andando con ordine, abbiamo orologi che effettivamente valgono il loro prezzo (fermo restando che il rapporto fra prezzo e qualità di un qualunque Swatch resta imbattibile: ma non si vive di solo Swatch);  mentre aumentano gli imbroglioni che usano quadrante e fondello per nascondere vere e proprie schifezze. Come certi imbonitori televisivi, insomma. Perché ci caschiamo come allocchi?

    Ah, per altro l’allocco è un uccello rapace notturno che – guarda caso – si è fatto la nomea d’essere un po’ stupido solo perché persone stupide hanno giudicato stupido il suo aspetto. Quelle stesse persone stupide che giudicano un orologio in base a fotografie sapientemente studiate e ritoccate per farlo apparire molto migliore di quel che è; foto che, per giunta impediscono di studiare bene i dettagli.

    Ve lo dico sempre: dopo aver letto i nostri articoli andate sempre a verificare, in un negozio, con i vostri stessi occhi. Per quanto l’articolo possa essere interessante, per quanto gli ingrandimenti a volte sembrano aprirti il mondo della micromeccanica, nulla può sostituire la verifica faccia a faccia. Io, noi, possiamo indicarvi cosa andare a controllare, ma i veri giudici sono i compratori o quanti, comunque, intendono farsi una seria cultura dell’orologio.

    E ora un ultimo piccolo spunto di riflessione. Se l’importanza della ricerca e della comprensione di quanto la qualità sia più importante dell’impatto estetico vale per un settore frivolo come l’orologeria (frase un po’ lunga: respiro), perché non applicarla a tante e ben più importanti cose della vita? Eviteremmo di farci abbindolare da imbonitori d’ogni tipo. Dalla politica alla medicina, dalla vendita di oggetti inutili a presunte invenzioni geniali, i furbastri contano sulla nostra vista corta. Sul nostro accontentarci di un primo sguardo con la presunzione di essere tanto esperti quanto furbi. E ci fottono.

    Detto questo, spedisco questo articolo al Direttore, non prima d’aver cancellato il post da Instagram. E godetevi le foto, movimento compreso, di questo meraviglioso Calatrava di Patek Philippe. Che ormai, da quando ho avuto la maledetta idea di far questo giochino, perseguita i miei sogni. Mi sono fregato con le mie mani.

  • L’Ora Universale di Patek Philippe. Storie di tecnica

    L’Ora Universale di Patek Philippe. Storie di tecnica

    Parliamo un po’ dell’Ora Universale di Patek Philippe, precorrendone brevemente la storia anche tecnica.

    L’invenzione, è noto, va attribuita all’orologiaio indipendente Louis Cottier, che all’inizio degli Anni Trenta la propose a diverse marche. Sicuramente il modulo “ore del mondo” era interessante, ma non poi da ola, tenendo conto che a quell’epoca la gente non viaggiava granché e soprattutto non aveva il problema di sincronizzarsi con l’ora “di casa” per comunicare. Visto che si comunicava più per lettere e telegrammi che altro: il telefono era merce rara.

    Pochi i viaggiatori: basti pensare che il Boeing 247, nato nel 1933, trasportava appena 10 passeggeri. Viaggiare era un lusso pazzesco e infatti le prime marche a comprare i movimenti di Cottier furono (in ordine alfabetico) Agassiz (l’odierna Longines), Patek Philippe, Rolex e Vacheron Constantin. Marche di vero lusso.

    Ah, periodicamente qualcuno riaccende la polemica su quale sia stata la prima marca a produrre un orologio con ora universale, visto che Patek Philippe ne rivendica appunto la paternità. Patek Philippe, proprio come il marchio ginevrino sostiene. La prova (indiziaria, ma di gran peso) sta nel fatto che nessuna delle marche concorrenti ha mai contestato il fatto. E vi pare che se un concorrente potesse dar dei bugiardi a quelli di Patek Philippe non lo farebbe con entusiastica, impietosa euforia?

    Il modulo originale era di una semplicità geniale: un pignone prende il moto dalla ruota delle ore e lo trasmette ad un anello suddiviso in 24 ore – 24 fusi – che ruota in senso antiorario. Il nome delle città viene letto su una lunetta girevole regolata manualmente. La richiesta d’energia non era elevata; (a quei tempi il problema poteva essere drammatico, dal momento che certi orologi arrivavano a malapena a 30 ore di autonomia complessiva). E il fatto che il consumo fosse costante consentiva una regolazione tale da influire pochissimo sulla precisione.

    La presenza di un anello concentrico con il disco del quadrante creava notevoli problemi di tolleranze, questo sì, che solo le marche migliori erano in grado di affrontare. Lo spazio fra disco e anello doveva essere ridotto a frazioni di millimetro per non creare spazi vuoti inestetici e in grado di far passare la polvere con maggiore facilità di quanto già non avvenisse allora. Il risultato fu davvero eccellente, come dimostrano le ottime condizioni dei Patek Philippe Ora Universale del passato, che in asta strappano prezzi da capogiro. Certo, ci sarà pur stato qualche restauro, ma in generale non si vedono le devastazioni tipiche di molti orologi della stessa epoca.

    Il secondo passaggio importante fu quello di spostare l’anello con le capitali del mondo dalla lunetta esterna al movimento vero e proprio; rendendolo solidale all’anello delle 24 ore, ma al tempo stesso indipendente per la regolazione iniziale. Le difficoltà di realizzazione aumentavano, è vero, ma erano ostacoli che non spaventarono i tecnici Patek Philippe. Anzi, furono veri e propri incitamenti a superare ogni problema. Come ad esempio quelli di sincronizzazione, che non erano poi così secondari.

    Si arriva allora – sto sintetizzando al massimo – alla terza fase, quella attuale: un pulsante, premuto il quale la lancetta delle ore avanza (ovviamente in senso orario), mentre gli anelli delle città e delle 24 ore indietreggiano. Il punto sta quindi nella sincronizzazione iniziale sull’ora di casa, ben descritta nel manuale delle istruzioni. Cito:

    Per la messa all’ora, procedere come segue:

    1. Premere successivamente il pulsante di selezione posto a ore 10 fino a che la città corrispondente al fuso orario in vigore si trovi in corrispondenza di ore 12.

    2. Estrarre la corona di carica e far ruotare le lancette in senso orario o antiorario fino a che il disco delle 24 ore indichi l’ora locale in vigore in corrispondenza dell’indice a freccia della città a ore 12.

    Terminata l’operazione, ricordarsi di premere la corona contro la cassa.

    Dopodiché se siamo in viaggio correggiamo il fuso con il pulsante a ore 10, muovendo a scatti di un’ora, come dicevo, la lancetta delle ore e gli anelli delle città e delle 24 ore. La lancetta dei minuti resta dov’è.

    Se non siamo in viaggio, invece, a muoversi (costantemente) sarà solo l’anello delle 24 ore, sempre in senso antiorario. In questo modo sarà possibile conoscere, a colpo d’occhio, non soltanto l’ora di casa e quella di un secondo fuso orario, come avviene nei “normali” orologi per viaggiatori, ma anche l’ora delle capitali poste in ciascun fuso orario. Ivi compresa la fondamentale distinzione fra ore diurne e notturne tramite le colorazioni diverse dell’anello 24 ore.

    Va notato che il Calibro Patek Philippe 240 HU (Heure Universelle, ora universale, appunto) comprende un ingegnoso sistema di disaccoppiamento del dispositivo dal resto del movimento, quando si preme il pulsante, per eliminare le sia pur minime variazioni di richiesta d’energia al movimento. Tanto di cappello.

    Resta solo da sperare che in un futuro non remoto i tecnici Patek Philippe riescano ad applicare al modulo ora universale il geniale sistema a doppio pulsante (già visto nel Travel Time) per consentire il mutamento di fuso in entrambi i sensi di direzione. Non sarà semplice, ma se un poco ho imparato a conoscere la psicologia di Thierry Stern, Ceo e proprietario di Patek Philippe, i tecnici potrebbero già essere al lavoro…

  • Le cronache di PDV: “Le Voyage”. In volo con Patek Philippe

    Le cronache di PDV: “Le Voyage”. In volo con Patek Philippe

    Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio XVI: Le Voyage Patek Philippe

    L’immenso spazio del Megawatt Court di Milano trasformato in una lussuosa lounge d’aeroporto. Con tanto di vista sulle piste, hostess e steward in abito blu, camerieri in nero che servivano champagne Ruinart ai circa 300 ospiti (divisi in due serate); e perfino la fusoliera di un aereo, in scala reale, parcheggiata sullo sfondo. È quanto è andato in scena la scorsa settimana – martedì 11 e mercoledì 12 per l’esattezza – per volontà di Patek Philippe, nel format battezzato “Le Voyage“. 

    Un evento dedicato a una selezionata cerchia di clienti e concessionari, con qualche invito particolare in rappresentanza di giornalismo e comunicazione. Che comprendeva anche un set fotografico allestito dallo Studio Ummarino e diverse vetrine di prodotto. L’idea di “Le Voyage” era infatti quella di rinfrescare la memoria sugli strumenti del tempo da viaggio di Patek Philippe. Una delle produzioni più originali e interessanti della storica manifattura elvetica d’alta gamma, a buon diritto considerata da appassionati, collezionisti e addetti ai lavori la più aristocratica realtà dell’orologeria.

    Meccaniche complicate e quadranti con soluzioni artistiche come la raffigurazione in smalto del globo terrestre, e le ore universali rappresentate dalle più importanti città dei cinque continenti. Oppure semplicemente, ma ingegnosamente funzionali, con le indicazioni del doppio fuso orario. Produzioni che hanno dato vita a collezioni denominate rispettivamente World Time e Travel Time. E a molteplici record d’asta, cui la maison è ormai abituata, ma che sempre raggiungono somme da capogiro. Come la referenza 1415, pezzo unico in platino che nel 2002 è stato aggiudicato a 6,6 milioni di franchi. Cifra rimasta imbattuta per un modello con le ore del mondo.

    Madrina della molto divertente e altrettanto elegante serata è stata Laura Gervasoni. Ma “Le Voyage”, evento studiato con una formula inedita e anticonvenzionale per Patek Philippe,  ha avuto comunque uno svolgimento come sempre serio e compassato. Dopo l’aperitivo, si è svolta su grande schermo la proiezione di un bel documentario sulle relazioni intrattenute nel mondo dalla famiglia proprietaria Stern; dagli anni ’50 ai giorni nostri, a cavallo delle tre generazioni rappresentate da Henry, Philippe e Thierry.

    Quindi il Direttore generale di Patek Philippe Italia ha lasciato che si aprisse il sipario sulla fino a quel momento tenuta ben nascosta fusoliera, per invitare gli stupiti, increduli e divertiti ospiti a prendere posto a bordo. Ovvero in un’unica grande cabina di prima classe, interamente foderata con pregiato tessuto Reda e con triplice fila di comode poltrone, poste di fronte a una parete attrezzata per la proiezione video. Dove Laura Gervasoni ha intrattenuto i passeggeri sulla nascita e lo sviluppo degli orologi da viaggio Patek Philippe, con un bel racconto fatto di parole e immagini. E simulando quell’ora circa di attesa per l’arrivo a Ginevra dell’aereo partito da Milano.

    Durante il volo è stato servito un vassoio con deliziosi amuse bouche preparati da Vittorio, lo stesso famoso chef stellato artefice poi della cena di gala. Che gli ospiti, una volta “sbarcati a terra”, hanno trovato sfarzosamente imbandita tra candele, argenti, porcellane, fiori e cristalli sulle rotonde tavole apparecchiate in sala. La musica dal vivo ha infine accompagnato le portate di risotto con carciofi e chips di topinambur, morbido di manzo con salsa alle prugne, e sfera di cioccolato – abbinate a vini Sauvignon e Merlot veneti, e Moscato d’Asti.

  • Il calibro 26-330 e le novità del Calendario settimanale di Patek Philippe

    Il calibro 26-330 e le novità del Calendario settimanale di Patek Philippe

    Riassunto delle puntate precedenti. La bellissima Patek Philippe scioglie le bionde trecce e si dedica ad attività poco consuete per le sue compassate abitudini. Crea un nuovo Calatrava, un bizzarro atto unico, opera stravagante per la cassa in acciaio e per una complicazione inconsueta: la possibilità di indicare, oltre alla data, e al giorno della settimana, il numero consecutivo della settimana e quindi anche il mese. Non è un calendario annuale, non è un calendario perpetuo, ma un calendario settimanale, appunto.

    L’abito di scena appare dimesso: oltre alla cassa d’acciaio uno strano quadrante che sembra scritto a mano in grafia non certo da calligrafi. Sotto queste mentite spoglie l’opera è inizialmente scambiata per una qualunque segretaria di quelle da film americani anni Cinquanta, tutta occhiali e brufoli. Ma tolti gli occhiali, gli abiti dimessi e sanati i brufoli, Patek Philippe Calatrava Settimanale Ref. 5212A-001 esplode in un corpo mozzafiato. Il calibro 26-330 S C J SE.

    Una stella a sette punte solidale alla ruota centrale delle ore consente all’orologio di indicare il giorno della settimana; una seconda ruota a sette bracci, di cui uno più lungo, è collegata ad una ruota a 53 ingranaggi. Il braccio più lungo fa fare – la domenica sera – un passo avanti alla ruota a 53 ingranaggi che quindi inizia ogni lunedì una nuova settimana. Il lunedì – come indicato dalla norma ISO 8601 – e non la domenica, usata in alcuni Paesi come inizio di settimana.

    Questa complicazione comprende ben 92 elementi oltre quelli del normale movimento automatico; ma la cosa spettacolare è che è alloggiata in specifiche fresature ricavate sulla platina e quindi lo spessore aumenta di appena 1,52 millimetri. La cassa da 40 millimetri di diametro ha uno spessore di appena 11,18 millimetri, ossia meno di molti semplici orologi automatici. E il pezzo precedente terminava così: ma, ci si chiede a questo punto, e dove caspita sono finite le altre componenti del movimento di base?

    Dall’altra parte della platina, sul dark side del movimento che sta sotto l’automatismo di ricarica, con massa oscillante centrale. Come accade di solito, si badi bene, ma con qualche variante tecnicamente squisita.

    Il Patek Philippe Calatrava Settimanale monta il calibro di base 26-330, parente diretto del 324, attuale generazione di un movimento nato nel 1982 e poi gradualmente evolutosi con tutte le migliori tecnologie e i migliori brevetti di Patek Philippe. Dal bilanciere Gyromax agli elementi in silicio non manca proprio niente e anche la finitura esprime quanto di meglio Patek è in grado di offrire. E anche per questo è un movimento molto costoso.

    Dal momento che il 324 è ancora in produzione e viene regolarmente montato (in particolare in modelli delle collezioni Aquanaut, Calatrava e Nautilus, ma è usato anche come base in molti “complicati”), la prima domanda è come riconoscere rapidamente il calibro 26-330 dal 324.

    Patek, come al solito, gioca pulito e ha cambiato la forma della massa oscillante proprio per evitare confusioni. I più attenti noteranno che cambia anche il sistema con cui la massa oscillante è fissata al movimento: una vite nel 324, una calottina più complessa nel calibro 26-330. In realtà tutto il sistema di ricarica automatica è stato migliorato e reso più affidabile, pur se reso leggermente più complesso.

    Trovo interessante che comunque i tecnici di Patek siano riusciti ad intervenire risparmiando in qualche modo dello spazio, sulla platina; che poi è quel che consente di praticare fresature, nella parte opposta della platina, utili per integrare almeno in parte complicazioni addizionali senza troppo incidere sugli spessori. Tutto questo passando dai 182 componenti su 29 rubini del calibro 324 ai 212 componenti su 30 rubini del calibro 26-330.

    Molto interessante la modifica al sistema della regolazione dell’ora, che non soltanto migliora efficacia e affidabilità, ma fornisce una piccola spinta al bilanciere per aiutarlo a riprendere il proprio moto. Sono sottigliezze quasi maniacali, ma in questo modo si risparmia una certa quantità, quasi infinitesimale, di energia; e si interviene positivamente (anche qui per una entità minuscola) sulla costanza di marcia.

    Sottigliezze estreme, come dicevo, ma la qualità dei movimenti meccanici attuali e quella dei Patek Philippe in particolare è tale che i miglioramenti nella maggior parte dei casi sono in un ordine di grandezze davvero minime. Se, ovviamente, si intende far compiere passi avanti all’orologeria tradizionale. E il termine “tradizionale”, si badi bene, assume comunque nuovi significati, come quella che potrei sbrigativamente definire la ruota mediana…

    Lo ammetto: mi sono tenuto per ultimo il boccone migliore, come un bambino a tavola. Fossi in vena di romanticherie potrei definirla “la ruota dalle lunghe ciglia”, fossi un ingegnere potrei sghignazzare “e poi venite a dirmi che la tecnologia usata per andare nello spazio non serve a niente”, ma sarei esagerato in entrambi i casi.

    Fatto sta che i tecnici di Patek Philippe sembrano aver l’intenzione di mandare in pensione la classica ruota mediana – che richiedeva interventi di regolazione sul pignone per ottenere la giusta distanza di lavoro, che consentisse di ottimizzare gli attriti -, con una personale versione (brevettata) di un tipo di ruota già vista, ma non per questo uso e non in una “veste” così particolare.

    In pratica se ne va la classica ruota dentata per essere sostituita da un piccolo anello centrale dal quale si diffondono lunghi e sottilissimi elementi elastici che vanno ad agganciare con la massima precisione il pignone della lancetta dei minuti; e che per giunta è montato su un rubino (quello in più rispetto ai 29 del calibro 324), tanto per ridurre ulteriormente gli attriti.

    La cosa spettacolare è che questa ruota autoregolante (alla Patek Philippe la definiscono: “ruota a recupero di gioco”) deriva concettualmente dalle ruote metalliche con sospensioni interne a spirale usate per i veicoli destinati alle esplorazioni su terreni extraterrestri. Ce lo vogliamo dire? Una grandissima figata! Una grandissima figata che apre la strada per l’uso, in futuro, in alcune complicazioni di non facile regolazione.

    Va bene: meglio fermarsi qui. Ma spero ora abbiate compreso perché Patek Philippe è Patek Philippe. Perché gli orologi Patek Philippe finiscano per costare tanto cari. E perché, in orologeria, non bisogna mai entusiasmarsi troppo per la parte estetica se non corrisponde ad una tecnica ancor più meritevole di attenzione.

  • Il Calendario Settimanale di Patek Philippe: l’analisi tecnica

    Il Calendario Settimanale di Patek Philippe: l’analisi tecnica

    E cominciamo con le bellurie tecniche del Patek Philippe Referenza 5212A-001, il Calendario Settimanale.

    Purtroppo, il corredo fotografico fornito da Patek Philippe non è dei più completi, immagino per via di un discreto numero di brevetti in corso di registrazione. È comunque possibile trovare una interessante quantità di informazioni in un filmato ufficiale, in cui l’orologio viene presentato da Philip Barat, Direttore del reparto sviluppo orologi. Nella prima parte del filmato Barat analizza le (molte) novità del movimento di base; mentre nella seconda parte entra nel dettaglio del calendario settimanale parzialmente integrato al movimento di base.

    Cosa vuol dire “parzialmente integrato”? Sta ad indicare che una parte del dispositivo (composto da 92 elementi in più rispetto al movimento di base) non è aggiunta montando un modulo “specializzato” sul movimento; ma con un “trucco” di forte interesse. Per capirci meglio, parto dall’esempio di un cronografo integrato (come quelli di Rolex, Zenith e tanti altri ancora). In un movimento integrato il dispositivo per registrare i tempi è parte integrante (appunto) del movimento; e le diverse componenti sono alloggiate dove il tecnico ha ritenuto fosse meglio per dare robustezza e contenere lo spessore del cronografo stesso.

    Si tratta in genere di calibri un po’ più costosi (anche quando parliamo di movimenti dal prezzo abbordabile come il Valjoux 7750 e i suoi parenti, comunque più costosi di altri della stessa fascia di prezzo); ma che valgono un piccolo sacrificio. C’è un semplice trucco per capire se un movimento cronografico è integrato: se i pulsanti e la corona sono posti sulla stessa linea, allora il movimento è integrato; se i pulsanti sono posti leggermente più in alto della corona, allora c’è un modulo specializzato aggiunto al movimento di base.

    Nel caso di questo Calendario Settimanale, Patek Philippe ha escogitato una soluzione parzialmente diversa. Resa necessaria non solo dalla sovrapposizione di ben cinque lancette centrali, che corrispondono a cinque piani sovrapposti dal lato quadrante; ma anche da cinque piani interni, destinati ciascuno all’ingranaggio che comanda ciascuna lancetta, il cui moto viene trasmesso, quindi, da un asse e quattro tubicini coassiali. Come si vede la faccenda già si fa complessa…

    Osservando il movimento dal lato quadrante si notano due ponti: uno al centro, che tiene in sede la maggior parte degli elementi del calendario settimanale; e uno laterale, a sinistra. Non ostante il dispositivo sia composto da ben 92 pezzi aggiuntivi, l’aumento di spessore rispetto al movimento “solo tempo” è di appena un millimetro e mezzo (- 1,52, come riportato sulla cartella stampa).

    I due ponti, che nel disegno successivo sono colorati di beige e di marroncino, tengono in sede le 92 componenti relative alle indicazioni del giorno della settimana e della settimana stessa. Queste due parti sono gestite da due ruote a 7 bracci, la seconda delle quali agisce su una ruota centrale a 53 denti, ossia quella preposta all’indicazione della settimana. 53 e non 52 perché – come abbiamo visto nell’articolo precedente – non tutti gli anni sono composti di 52 settimane.

    Queste due indicazioni – giorno della settimana e settimana in corso – sono corrette da due pulsanti laterali, all’8 e al 10. È importante notare che bisogna agire con una certa cura perché entrambe le indicazioni possono procedere solo per somma e non anche per sottrazione. Non è un grande problema per il giorno della settimana; ma se andate oltre con la correzione della settimana, poi dovrete premere il pulsante per una cinquantina di volte.

    Il datario, invece, viene gestito come di consueto dalla corona, in posizione intermedia. Il bello è che ciascuna di queste correzioni può serenamente essere effettuata anche nelle ore di solito “proibite”, perché ognuna avanza in modo semi-istantaneo ed è protetta da un dispositivo che impedisce la rottura della relativa molla d’avanzamento. Un altro punto a favore di Patek Philippe e delle sue scelte per semplificare la vita all’utilizzatore.

    Intorno alla mezzanotte, poi, la successione di avanzamento delle indicazioni è leggermente sfalsata per evitare picchi nella richiesta d’energia; picchi che possono interferire sulla costanza di marcia dell’orologio. E costringere quindi il tecnico addetto alle regolazioni finali a intervenire sull’anticipo o sul ritardo, nel tentativo di prevenire l’effetto negativo.

    Togliendo i due ponti si nota, nel disegno ripreso dal filmato, il dispositivo nel suo complesso colorato in azzurro. Nel disegno successivo, invece, sono colorate in verde le componenti specifiche per l’indicazione del giorno della settimana, sovrapposte a quelle del numero della settimana. Si vedono, sulla destra, le due leve connesse ai pulsanti per la correzione del giorno della settimana e della settimana.

    Osservando con attenzione (sia i disegni sia la foto) si noterà che gran parte del dispositivo è contenuto in specifiche fresature della platina. Ed è per questo che si parla di movimento parzialmente integrato e di contenimento dello spessore, dal momento che le parti relative all’indicazione del giorno della settimana (in verde) sono montate su un piano superiore a quello degli altri componenti in blu. Il tutto, come si diceva, è poi tenuto in sede da due ponti.

    Mi rendo conto che la spiegazione (pur se limitata ai punti salienti e quindi tenuta “leggera”) è piuttosto complessa; meglio magari rileggere il pezzo un paio di volte. Ma a me premeva far comprendere innanzitutto quanto le soluzioni scelte dai tecnici Patek Philippe siano una elegante sintesi di tentativi precedenti. Mi interessava sottolineare l’intelligenza con cui il tutto è stato progettato per consentire la miglior esperienza d’uso possibile.

    E soprattutto volevo far comprendere – ditemi voi se ci sono riuscito – che con il “trucco” delle fresature nella platina per alloggiare parte delle componenti, si è creato un movimento in qualche modo predisposto per altre complicazioni – integrandole parzialmente nel movimento. Ma ci si chiede a questo punto: e dove caspita sono finiti gli altri componenti del movimento di base? Pazienza: sto studiando la terza parte di questo articolo… 😊

  • Il Patek Philippe Settimanale, prime considerazioni

    Il Patek Philippe Settimanale, prime considerazioni

    Ci sono orologi che talvolta vengono sottovalutati. È sempre un errore e l’errore è ancora peggiore se a farlo è un giornalista. Io quest’errore l’ho commesso con il Patek Philippe Settimanale. Giustificazioni? Non so se possa aver valore: l’orologio è basato sulla capacità di indicare data, giorno della settimana e mese; ma non come fanno tanti altri orologi con calendario completo – così si chiama la complicazione –, bensì con una lancetta che compie il giro del quadrante in un anno scandendo i mesi attraverso la successione delle settimane.

    Normalmente l’indicazione della settimana per noi italiani non è di rilevanza sostanziale; quindi la cosa potrebbe apparire semplicemente una bizzarria secondaria, come inizialmente mi è apparsa. In realtà in gran parte del mondo (Stati Uniti, ad esempio) la paga è settimanale e non mensile. Il che qualifica immediatamente il Patek Philippe Settimanale come un orologio di notevole utilità. Colpa mia aver sottovalutato questo aspetto: certe volte tendo a cadere anch’io, come altre persone, nella convinzione che l’Italia sia l’ombelico del mondo. Ma così non è, ovviamente.

    L’orologio in realtà è interessante anche per altri aspetti, fra cui spiccano quelli tecnici. La trattazione del Patek Philippe Settimanale, quindi, sarà divisa in tre parti: quella prevalentemente estetica, in questo articolo; poi due altre puntate più tecniche, suddivise fra la tecnica specifica del calendario settimanale e quella del movimento di base; quest’ultimo  anticipa soluzioni che in futuro Patek Philippe adotterà anche in altri orologi e persino in altri calibri di base. Come a dire: gratta la settimana e ti salta fuori un mondo, quando i tecnici di Patek si impegnano…

    Se qualcuno ci chiede quante settimane ci sono in un anno, ognuno alza la mando urlando “io io io, questa la so”: e poi spara allegramente 52 settimane! Sbagliato. La risposta esatta è 52,1429 settimane. O meglio sono di 53 settimane gli anni in cui il primo gennaio cade di giovedì oppure gli anni bisestili in cui il primo gennaio cade di mercoledì. È uno dei tanti graziosi paradossi che rendono molto, molto irregolare il computo del tempo.

    Per intenderci: l’anno prossimo è bisestile, e in teoria dovrebbe avere 52 settimane. Ma dal momento che il primo di gennaio è – guarda caso – mercoledì, allora avrà 53 settimane. Che saranno indicate con esattezza dal Patek Philippe che io avrei chiamato Calendario Completo Settimanale. Ora sappiamo tutti perché il quadrante di questo orologio indica 53 settimane e non 52.

    La cassa del Patek Philippe Settimanale nasce dalla collezione Calatrava, che comprende alcune varianti estetiche quasi indistinguibili. In questo caso, invece, un occhio attento nota subito la foggia delle anse, molto diverse dagli altri Calatrava: una novità ribadita dal fatto che questo Settimanale è l’unico Calatrava con cassa in acciaio. Forse un primo assaggio di novità future? Per ora ogni ipotesi è priva di basi solide tranne il fatto che il prezzo (30.860 euro) può inizialmente sembrare molto alto per un “acciaio”. Salvo poi rendersi conto (lo vedremo in futuro) dei grandi contenuti tecnici e del fatto che i Patek in acciaio diventano immediatamente oggetto di desiderio da parte dei collezionisti. Specie se – come in questo caso – ci sono complicazioni tecniche.

    Il diametro (40 millimetri) è quello classico delle realizzazioni moderne: un buon compromesso fra leggibilità e indossabilità. Anche perché lo spessore è sorprendentemente contenuto: 11,18 millimetri (per gli amici: 11 millimetri), considerando l’automatismo di carica (con rotore centrale) e la complicazione, sono davvero pochi. Scopriremo nelle prossime analisi tecniche come è stato ottenuto questo risultato. Da notare che sul lato sinistro dalla cassa è alloggiato un pulsante per l’impostazione delle settimane.

    Il fondello, a pressione, comprende un oblò in vetro zaffiro per ammirare lo spettacolare movimento: nessuna sorpresa. Il quadrante, a prima vista, appare di bizzarra stravaganza, con una grafica che imita la scrittura umana. In realtà non è un capriccio (vedete che con Patek Philippe, alla fine, tutto ha una solida logica?), ma è ripreso con qualche variante da un preziosissimo esemplare unico realizzato nel 1955, oggi esposto nel Museo Patek Philippe di Ginevra.

    Il vetro zaffiro posto a protezione del quadrante è del tipo solitamente definito “box”, che riproduce per certi versi i vetri in “plastica” dei tempi andati. Ma anche in questo caso Patek Philippe sceglie una strada tutta propria: il rilievo perimetrale su cui poggia la parte bombata ha uno spessore insolitamente contenuto. Con un vetro “box” di tipo tradizionale avrebbe creato un non voluto aumento di spessore. Con questa scelta giocata sulle frazioni di millimetro si conserva l’effetto vintage conciliandolo con uno spessore ridotto al minimo. E per concludere, vi invito ad osservare un dettaglio importante, proprio riguardo lo spessore.

    Chi di voi avrà l’intelligenza, l’audacia e la fortuna di andare a dargli un’occhiata presso un concessionario, noterà, con l’aiuto di una lente d’ingrandimento, che su un piano giace il datario, cui è sovrapposto il quadrante. E qui siamo nella banalità. Solo che di sopra, coassiali, ci sono la lancetta del giorno, quella della settimana, quella delle ore, dei minuti e dei secondi. Ben cinque piani sovrapposti di lancette, che in verticale creano uno spessore considerevole. E allora come fa l’orologio svilupparsi in poco più di un centimetro? E perché questo Patek Philippe Settimanale è un orologio tecnicamente fuori da ogni rotta conosciuta? Il seguito alla prossima puntata… 😊