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Tag: mestieri d'arte

  • Fontana Orologi: il microbrand che dipinge storie di vita sui quadranti

    Fontana Orologi: il microbrand che dipinge storie di vita sui quadranti

    Tra alta personalizzazione, Swiss Made e mestieri d’arte: intervista in esclusiva a Giulia Fontana, l’artista che trasforma gli orologi in tele d’autore

    Tutti considerano il quadrante il volto di un orologio. Invece per Giulia Fontana è qualcosa di più: una tela su cui imprimere ricordi, emozioni e frammenti di vita. Artista dalla formazione internazionale, Giulia ha sviluppato un linguaggio espressivo in cui la micropittura è un mezzo per raccontare con particolare sensibilità storie, allegorie, memorie.
    Un talento artistico attorno al quale suo padre, il Dottor Pio Eugenio Fontana – medico internista e geriatra, appassionato collezionista di orologi e di vicende umane – ha costruito un progetto originale nel panorama elvetico delle lancette: Fontana Orologi. Un microbrand sui generis, che crea (anche e soprattutto) pezzi unici e irripetibili. Definirli “personalizzati” è riduttivo: piuttosto, ogni esemplare è realizzato a partire dalla storia personale del committente.

    Giulia, affetta da sindrome di Asperger, è il fulcro dell’impresa familiare di Lugano e lavora con dedizione su ogni esemplare. Non solo dipinge interamente a mano ciascun quadrante, ma prima ne studia il soggetto decorativo. Temi, colori, dettagli scaturiscono dall’incontro con la persona che indosserà l’orologio: sono pensati per raccontarne la personalità, gli eventi, la vita stessa – attraverso motivi cari, simboli, metafore.
    Anche tutto il resto naturalmente è “customizzato“: la cassa può essere in acciaio, in bronzo o in metalli preziosi, coordinata al bracciale in metallo o sorretta dal cinturino artigianale in pelle (made in Italy), ma la scelta include anche la meccanica. Le opzioni di Fontana Orologi prevedono movimenti come il calibro Sellita SW200-1 Elaboré o l’Eta 2824-2 Top Grade, entrambi a carica automatica. Ma anche il DB9 a carica manuale: creato da Julien De Bortoli per la suo piccolo atelier Masters of Time di Bienne, è una versione aggiornata dell’Eta 6497 degli anni ’60, riprogettato e costruito con cura maniacale, materiali moderni e finiture di alto livello.

    N.d.R. Giulia Fontana mi ha concesso un’intervista in esclusiva per Il Giornale degli Orologi. La nostra conversazione ha spaziato fra arte, artigianato, mestieri rari, ma abbiamo parlato anche del “su misura”” e del significato più profondo del tempo. Ecco cosa ci siamo dette.

    L’origine di Fontana Orologi: la tela in miniatura

    Quando hai capito che un quadrante poteva diventare lo spazio in cui raccontare la storia di una persona?
    «Credo che tutto sia nato da una domanda molto semplice: perché un orologio dovrebbe limitarsi a misurare il tempo, quando può custodire ciò che al tempo dà significato?
    Sono cresciuta tra la pittura e la passione di mio padre per l’orologeria meccanica. A poco a poco ho iniziato a guardare il quadrante non come una superficie tecnica, ma come una tela in miniatura, uno spazio intimo e prezioso sul quale far vivere una storia. Mi affascina l’idea che un’opera d’arte non sia appesa a una parete, ma accompagni una persona ogni giorno, seguendola nei momenti più importanti della vita».

    Ogni esemplare di Fontana Orologi nasce dal dialogo con il committente. Come si sviluppa questo processo creativo?
    «Per me tutto comincia dall’ascolto. Prima ancora di parlare di colori o di composizione, desidero conoscere la persona. Le chiedo di raccontarmi la sua storia, ciò che l’ha cambiata, ciò che desidera custodire per sempre. A volte sono ricordi felici, altre volte esperienze dolorose che hanno lasciato una traccia profonda. Durante quei colloqui non cerco subito le immagini: cerco prima le emozioni. Le immagini arrivano dopo, quasi spontaneamente.
    Ogni elemento del quadrante diventa un simbolo: un albero, un frammento di cielo, una montagna, una linea d’orizzonte, un fiore, una crepa ricomposta con l’oro. Nulla viene scelto soltanto perché è bello: ogni dettaglio deve avere un significato. Quando il cliente osserva il progetto e mi dice: “Mi sono riconosciuto”, allora so che il lavoro è davvero iniziato».

    Le sfide tecniche di Giulia, le influenze e l’Asperger

    Dipingere su un quadrante richiede una precisione estrema. Cosa ti affascina di questo supporto così particolare? E quali sono le principali sfide tecniche della micropittura?
    «La micropittura è un esercizio continuo di pazienza e concentrazione. Lavoro su pochi centimetri di superficie, senza utilizzare microscopio né lente d’ingrandimento. Ogni pennellata è definitiva e richiede un controllo assoluto del gesto. È un dialogo costante con la materia.
    Ma proprio questa complessità è ciò che mi affascina. In uno spazio così piccolo è possibile evocare un paesaggio, una stagione della vita, un’emozione. È sorprendente quanto un quadrante possa contenere senza mai apparire affollato. Ogni volta ho la sensazione di creare un piccolo universo destinato a vivere sul polso di qualcuno».

    Il tuo percorso artistico si è sviluppato tra Svizzera, Italia, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito. Quali esperienze hanno lasciato un segno più profondo nel tuo linguaggio espressivo?
    «Ogni luogo mi ha insegnato un modo diverso di guardare il mondo. La Svizzera mi ha trasmesso il rispetto per la precisione e per il lavoro ben fatto. L’Italia mi ha regalato il senso della pittura e della tradizione figurativa.L’incontro con il Giappone è stato probabilmente quello più trasformativo: lì ho imparato il valore del silenzio, dell’essenzialità e dell’equilibrio. Ho scoperto che anche ciò che non viene dipinto può avere un significato. Negli States ho avuto la libertà di sviluppare una voce personale, senza sentirmi obbligata ad appartenere a una scuola precisa. A Cambridge mi sono confrontata con artisti di tutto il mondo.
    Oggi porto con me tutte queste esperienze. Più che cercare uno stile riconoscibile, cerco un linguaggio capace di emozionare anche a distanza di anni».

    Hai raccontato che la sindrome di Asperger ti ha regalato una sensibilità speciale verso le arti visive. In che modo questa caratteristica influenza il tuo modo di osservare e interpretare le storie che poi dipingi?
    «Per me la sindrome di Asperger è soprattutto un modo particolare di percepire la realtà. Mi porta a osservare dettagli che spesso sfuggono agli altri e a immergermi completamente in ciò che sto creando.
    Quando ascolto una storia, non la elaboro soltanto con le parole, ma prende subito forma nella mia mente attraverso immagini, colori, luci e simboli. Forse è proprio questa sensibilità che mi permette di trasformare un racconto in un dipinto. Cerco sempre di cogliere ciò che rimane sotto la superficie, ciò che spesso non viene detto, ma che rende ogni persona unica. Non considero questa caratteristica un ostacolo. È parte del mio modo di essere artista».

    Fontana Orologi: il vero lusso è il significato, non l’esclusività

    Nel mondo dell’orologeria si parla spesso di esclusività, ma nel caso di Fontana Orologi ogni esemplare è davvero unico. Pensi che oggi il vero lusso sia possedere un oggetto capace di raccontare una storia personale?
    «Credo che il lusso più autentico non sia l’esclusività, ma il significato. Esistono orologi straordinari per tecnica, storia e manifattura. Non vogliamo sostituirci a quella tradizione, ma aggiungere qualcosa di diverso: una dimensione profondamente umana. Ogni nostro orologio nasce per una sola persona e non potrà mai essere replicato, perché nessuna vita è identica a un’altra. Mi piace pensare che il vero privilegio non sia possedere un oggetto raro, ma indossare qualcosa che racconti chi siamo, da dove veniamo e ciò che desideriamo ricordare ogni volta che guardiamo l’ora».

    Ti senti vicina al mondo delle maison indipendenti e dei métiers d’art orologieri, oppure pensi di aver creato qualcosa di diverso, a metà tra alta orologeria e arte contemporanea?
    «Nutro una profonda ammirazione per i métiers d’art e per le maison indipendenti che mantengono vive competenze straordinarie. Allo stesso tempo però sento che il nostro percorso segue una direzione personale.
    Nei miei quadranti il dipinto non nasce per valorizzare un orologio; è l’orologio che nasce per custodire il dipinto. L’opera artistica è il punto di partenza, mentre la meccanica diventa il cuore che le dà vita e la accompagna nel tempo. Forse è proprio questo il luogo in cui mi riconosco: un incontro tra arte contemporanea, artigianato svizzero e narrazione personale».

    Qual è il tuo sogno per Fontana Orologi? C’è un progetto, una collaborazione che vorresti sviluppare? O una storia che ti piacerebbe raccontare in futuro attraverso un quadrante?
    «Il mio sogno non è produrre molti orologi. Vorrei continuare a creare opere che abbiano un significato autentico per chi le riceve, mantenendo il tempo lento che richiede un lavoro interamente realizzato a mano.
    Mi piacerebbe raccontare le vite di persone che hanno lasciato un segno nel loro campo, ma anche quelle di persone sconosciute che hanno affrontato con coraggio le grandi sfide dell’esistenza. Ogni essere umano custodisce una storia degna di essere raccontata.
    Se dovessi riassumere la filosofia di Fontana Orologi in una frase, direi che non dipingo il tempo: dipingo le storie che danno significato al tempo».

  • Alto Artigianato 2026: i mestieri rari di Patek Philippe in mostra

    Alto Artigianato 2026: i mestieri rari di Patek Philippe in mostra

    Ormai è una tradizione. Da una decina d’anni, la mostra sui mestieri rari di Patek Philippe è un appuntamento fisso della primavera ginevrina, organizzata in occasione dei grandi saloni dell’orologeria – il SIHH prima e Watches and Wonders poi. Così, eccola, puntuale anche quest’anno: l’esposizione Alto Artigianato 2026 è aperta fino al 9 maggio, come sempre nei Salons Patek Philippe di rue du Rhône 41.

    Un tempio dell’orologeria svizzera

    Non un indirizzo qualsiasi, né una semplice boutique, vale la pena ricordarlo. Piuttosto, un autentico monumento all’orologeria elvetica: la sede storica di Patek Philippe da quasi due secoli. La Maison infatti vi trasferì la manifattura nel 1853, per far fronte alle mutate esigenze di spazio. Questi ambienti ospitarono dunque i banchi di lavoro degli orologiai fino al 1996, quando fu inaugurato il più moderno stabilimento di Plans-les-Ouates. E qui perciò vide la luce tutta la produzione di Patek Philippe, inclusi gli esemplari più celebri: come il Packard nel 1927, il Graves nel ’33, o il leggendario Calibro 89, creato per i 150° anniversario della Marca.

    Dopo il trasferimento degli atelier produttivi, l’edificio conobbe un paio d’anni di accurato restauro e fu inaugurato nel 2006 come sede dei Salons, appunto – a metà fra luogo di rappresentanza, boutique esclusiva e flagship store. Oggi, gli interni arredati in stile Napoleone III, con carta da parati goffrata, enormi lampadari in cristallo di rocca e raffinate boiserie, espongono l’intero catalogo di Patek, mentre i piani superiori accolgono sale private con vista panoramica sul lago di Ginevra, proprio di fronte al Jet d’Eau e sopra l’Horloge Fleuri. La cornice ideale, insomma, in cui esporre modelli realizzati con i mestieri d’arte, da sempre patrimonio della Maison.

    La collezione di Alto Artigianato 2026

    La mostra Alto Artigianato 2026 riunisce 65 esemplari, tra pezzi unici ed edizioni limitate: 23 pendolette Dôme, 10 orologi da tasca e 32 orologi da polso, suddivisi fra le linee Calatrava e Golden Ellipse. Una collezione composita, per tema e soggetto, ma proprio per questo in grado di esprimere allo stesso tempo creatività senza limiti e maestria tecnica. Ciascun modello è infatti un concentrato di tecniche diverse, dimostrazione di un savoir-faire capace di affiancare antichi metodi di decorazione ad altri più innovativi.

    Negli esemplari di Alto Artigianato 2026, infatti, lo sguardo più attento potrà cogliere quadranti realizzati con lo smalto Grand Feu cloisonné, lo smalto grisaille, lo smalto flinqué, lo smalto paillonné, gli smalti di Fauré, ma anche con la pittura in miniatura, l’incisione a mano, il guillochage o l’incastonatura, tipici della tradizione orologiera. Mentre in altri quadranti si notano il micro-intarsio in legno, gli smalti di Longwy su porcellana e gli smalti grisaille su bianco di Limoges, di più recente adozione nel mondo delle lancette.

    In ogni caso, sono sempre mestieri rari che richiedono un “saper fare” altamente specializzato: non a caso rientrano nel campo delle “arti applicate” – definizione che solo in parte rende loro giustizia. Ma la mostra Alto Artigianato 2026 non offre solo l’opportunità di vederli tradotti in pratica in esemplari di altissimo livello qualitativo. Permette anche di conoscere di persona i maestri artigiani esperti nei vari tipi di decorazione e di assistere a dimostrazioni pratiche, supportate da video e dall’esposizione dei loro strumenti del mestiere.

    Qualche highlight

    Difficile scegliere gli esemplari più rappresentativi esposti nelle teche di Alto Artigianato 2026. Al massimo posso raccontare i pezzi che mi hanno colpito di più – perché come giornalista ho avuto la fortuna di vedere la mostra in anteprima, con qualche giorno di anticipo rispetto all’inaugurazione ufficiale. Ma si tratta quindi di scelte personali – ci tengo a sottolinearlo -, di una selezione dettata da criteri soggettivi e del tutto arbitrari.

    A cominciare dalla pendulette Dôme che illustra anche la locandina dell’eposizione: intitolata Les Aras, ritrae appunto un variopinto gruppo di pappagalli ara ed è realizzata in smalto Grand Feu cloisonné, impreziosito da pittura in miniatura, pavé di diamanti serti neige sul giro delle ore e altre gemme di colore incastonate agli indici e lungo i profili dell’orologio da tavolo.

    Tra i miei preferiti anche l’orologio da tasca Perles, un riccio di mare in smalto cloisonné, champlevé e flinqué, arricchito di perle e diamanti. Mentre, fra gli orologi da polso, impossibile dimenticaer la complicazione sonora del Calatrava Chitarra Elettrica: un ripetizione minuti con il quadrante in marqueterie di legno, impressionante per il realismo con cui è riprodotto lo strumento rock per eccellenza. Ma per farvi un’idea un po’ più completa degli orologi esposti, potete visitare il sito ufficiale.

    Informazioni di servizio

    Sempre sul sito ufficiale oltretutto troverete anche il modulo in cui registrarvi per poter accedere fisicamente all’esposizione Alto Artigianato 2026. Ricordo infatti che l’ingresso è libero, ma la prenotazione obbligatoria. E, nel caso vi sia possibile andare a Ginevra, vale la pena davvero di andarla a visitare, visto che ci sono ancora posti disponibili.

    Poco importa se nessuno di noi comuni mortali potrà mai acquistare anche solo un esemplare di questo tipo. La mostra è comunque un’occasione da non perdere: perché è raro avere la possibilità di vedere una simile raccolta d’arte orologiera, per numero di pezzi e qualità tecnica. Ma, al di là di tanta bellezza e bravura, la mostra offre anche la possibilità di approfondire la propria cultura in tema di mestieri rari applicati al mondo dell’orologeria.

    E penso sia proprio una questione di cultura, anche per Patek Philippe. La Manifattura infatti coltiva le diverse tecniche decorative dell’artigianato d’arte per salvaguardare la tradizione, per tramandare alle generazioni future antichi saperi. Che non solo meritano di essere perpetuati, ma anche di progredire, di arricchirsi con l’acquisizione e la contaminazione di nuove metodologie. E in fondo credo sia questa la chiave di lettura dell’intera mostra Alto Artigianato 2026, proprio questa la lezione di Patek Philippe sui mestieri rari.

  • “Alto Artigianato 2025”: in mostra, i mestieri rari di Patek Philippe

    “Alto Artigianato 2025”: in mostra, i mestieri rari di Patek Philippe

    Quasi un metro di filo d’oro lavorato a mano per disegnare un pappagallo posato sul ramo di un pino. E 20 colori di smalti traslucidi, opachi e opalescenti per dare le tinte della vita vera al disegno che esalta una delle innumerevoli bellezze della natura. Tutto questo sul quadrante di dieci orologi Patek Philippe, lavorato in smalto cloisonné e impreziosito dalla pittura miniata su smalto. L’edizione limitata del Golden Ellipse Ref. 5738/50J-011 “Cacatoès à huppe jaune” (Cacatua crestagialla) è tra le punte di diamante della mostra Alto Artigianato 2025, inaugurata sabato 5 e aperta fino a sabato 26 aprile nei Salons Patek Philippe a Ginevra.

    Qualcosa di simile all’exploit del 2024, che con 82 esemplari aveva battuto tutte le edizioni precedenti. La mostra di quest’anno propone infatti 78 opere di maestria artigiana: 23 pendolette e mini-pendolette Dôme, una pendoletta da tavolo, 10 orologi da tasca e 44 orologi da polso Calatrava e Golden Ellipse. Una vera e propria esplosione di creatività, in cui i maestri della Manifattura hanno dato libero sfogo a tutta la loro inventiva, nelle tecniche quanto nei motivi decorativi.

    Métiers d’art, di ieri e di oggi

    Se vi trovate sul Lago Lemano, allungatevi fino al flagship store di Patek Philippe (emblematicamente definito Salon), al 41 di rue du Rhône. Avrete la possibilità non solo di vedere capolavori ineguagliabili, ma anche di scoprire antichi e rari mestieri d’arte, così come tecniche innovative che si nutrono di abilità tramandate di generazione in generazione. La mostra Alto Artigianato, ormai da tradizione, è infatti la prova esplicita del savoir-faire della Manifattura nei cosiddetti “mestieri d’arte”: come le tante versioni di smalto – Grand Feu, cloisonné, champlevé, paillonné, pittura miniata, grisaglia, flinqué –, l’incisione a mano, il guillochage, l’incastonatura.

    Da qualche tempo, inoltre, l’annuale mostra organizzata da Patek Philippe celebra anche diverse tecniche innovative in orologeria. Per esempio gli smalti di Longwy su porcellana e il micro-intarsio in legno, che quest’anno fa la sua prima comparsa su una pendoletta Dôme. Un modo quanto mai accattivante per rendere omaggio a cinque secoli di “tradizione di innovazione”, confermando l’impegno nella conoscenza e diffusione di queste raffinatissime tecniche. I visitatori più fortunati, fra l’altro, durante la visita potranno assistere alle dimostrazioni degli artigiani incisori e smaltatori.

    Nelle teche di Alto Artigianato 2025

    A proposito del percorso di visita, il suggestivo allestimento è suddiviso in tre aree, per dare risalto alla pluralità di motivi decorativi che traggono ispirazione dalla natura come dalle conquiste e dalle passioni umane. Le costellazioni legate ai segni dello zodiaco le prime protagoniste. Sono raffigurate sui quadranti in smalto grisaglia al blanc de Limoges, smalto cloisonné e smalto paillonné dei dodici Calatrava con lunette guilloché “Clous de Paris”, esposti nello spazio centrale del Salon.

    Nel salone che si affaccia sul lago sono invece raggruppati gli orologi che celebrano le bellezze della natura: flora, fauna, Provenza, Amazzonia… Compreso il Golden Ellipse Ref. 5738/50J-011 “Cacatoès à huppe jaune”, appunto. Per intuire le difficoltà di esecuzione basti pensare che ogni quadrante ha richiesto, in media, 15 passaggi in forno a temperature di oltre 800°C. Senza dimenticare che questo esemplare ospita il celebre calibro 240 ultrapiatto, e ha una cassa ellittica in oro giallo, le cui proporzioni armoniose sono ispirate all’antica Sezione Aurea – secondo i dettami della collezione.

    Alle grandi leggende legate ai traguardi dell’uomo è infine dedicato il salone sul lato di rue du Rhône. Pittura, musica, letteratura, architettura, sport, vigneti, imbarcazioni tradizionali del lago di Ginevra sono i temi di questa sezione. Il clou è probabilmente la pendoletta Dôme Ref. 20191M-001 “Ski d’autrefois” (Lo sci di una volta): un pezzo unico in smalto cloisonné, impreziosito dalla pittura miniata su smalto. Un orologio che rende omaggio all’arte grafica svizzera: ispirato ai manifesti delle stazioni sciistiche del periodo d’oro del turismo alpino, è illustrato con una tavolozza di 45 smalti diversi.

    Informazioni pratiche

    Insomma, l’avete capito: ce n’è per tutti i gusti e tutte le passioni. Anche stavolta, come ogni anno, l’esposizione organizzata da Patek Philippe è un’occasione unica per riscoprire i mestieri rari coltivati e perpetuati dalla Manifattura, nutrendosi lo sguardo di bellezza.
    La mostra Alto Artigianato 2025 resta aperta al pubblico tutti i giorni (tranne la domenica), dalle ore 11 alle ore 18 (ultimo ingresso alle 17). L’ingresso è libero, previa prenotazione. I visitatori sono invitati a iscriversi online sul sito ufficiale della Maison.

  • Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Parigi porta con sé un immaginario di luoghi famosi, angoli incantevoli e storia. Ma, parlando di storia, forse non tutti conoscono un indirizzo che ha dato vita a un percorso irripetibile e a meravigliose creazioni nel mondo dell’alta orologeria: Quai de l’Horloge, 39. Abraham-Louis Breguet fissò qui la dimora del suo laboratorio e oggi la Maison ripropone un omaggio agli inizi, omaggio per il quale trovare aggettivi è davvero arduo. Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”, questo il nome completo dell’orologio, non è un inedito. Ma, come si conviene a una quotidiana e maniacale ricerca dell’eccellenza, rappresenta l’evoluzione di un esemplare che risale a quattro anni or sono.

    Tecnica, savoir-faire, arte, perfezione (per quanto consentito dalle mani dell’uomo): c’è più o meno tutto questo nella nuova creazione che ha a lungo impegnato artigiani e designer nella Vallée de Joux. Nel 1801 Abraham-Louis Breguet mise in pratica una delle sue idee più rivoluzionarie, dando vita a una complicazione che – ancora ai giorni nostri, sebbene non abbia più la valenza dell’epoca – è una delle più iconiche. E genera ancora espressioni di stupore.

    Un’invenzione rivoluzionaria

    Il tourbillon nacque per contrastare la forza di gravità negli orologi da tasca che si “annoiavano” rimanendo nella stessa posizione per lungo tempo e mettendo così in difficoltà l’organo regolatore, quando la molla di carica perdeva forza. Breguet pensò allora di far ruotare su sé stesso l’intero organo regolatore proprio per questo motivo. Oggi, su un orologio da polso, di fatto non ha più senso parlare di perdita di precisione come quella che derivava dal giacere nelle tasche dei panciotti di chi si poteva permettere una creazione del genio di Neuchâtel. Eppure…

    Ancora oggi, il tourbillon rappresenta una sfida tecnologica di rilievo e, più di altre complicazioni altrettanto prestigiose, un tratto distintivo fra i più apprezzati per chi ama l’alta orologeria. E allora, se proprio ci si vuole distinguere, perché invece di uno, non introdurne due nello stesso meccanismo? Con il Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge” di fatto è la terza volta che la Maison si cimenta in questa complicazione. A distanza di 18 anni dalla prima, sembra impossibile che l’asticella continui ad alzarsi. Ma la sfida è parte integrante del Dna Breguet e qui si può dire che l’ennesima sia stata vinta.

    Diamo un po’ di numeri per iniziare: il calibro di manifattura 588N2 conta una tale quantità di componenti – ben 740 – che, anche senza avere davanti l’orologio, ci dice molto dei suoi contenuti. La cassa atta a contenere tutto ciò ha, inevitabilmente, dimensioni importanti: il diametro è di 46 millimetri e lo spessore di 16,8, il tutto proposto in oro rosa. Se mai avrete la possibilità di avere davanti agli occhi questa meraviglia, vi consiglio di dotarvi di una lente: perché esplorare il Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge 5345 nei minimi dettagli è un’esperienza davvero incredibile.

    Il Classique Double Tourbillon 5345: la vista lato quadrante…

    È arduo persino decidere da che lato osservare l’orologio. Perché, se il quadrante è un notevole esempio di tecnologia e savoir-faire, quest’ultimo aspetto è preponderante anche nel fondello che, come vedremo, regala a sua volta emozioni. Scelgo allora come punto di partenza il quadrante. Le due “B” in oro rosa, oltre a rappresentare il logo della Maison, fungono da ponte dei due bariletti di carica, che alimentano separatamente i due tourbillon. Ognuno indipendente, ognuno con il proprio ipnotico movimento.

    Una platina centrale collega i due regolatori e – attraverso un complesso sistema di ruotismi, tra i quali un differenziale centrale – tutto l’insieme esegue una rotazione in 12 ore. Per questo motivo, nella barra che collega i due tourbillon, è stata integrata la lancetta delle ore, in acciaio azzurrato e nella tipica foggia à pomme evidée. Normale farsi rapire da questa “danza”, ma – come dicevo poc’anzi – l’esperienza di addentrarsi, con l’ausilio di una lente, in ogni singolo dettaglio del quadrante, è impagabile.

    Difficile trovare un punto di partenza per questa osservazione. Però soffermiamoci innanzitutto su minuteria e cifre: i numeri romani sembrano sospesi sopra al meccanismo, in realtà sono incisi al laser su di un disco in vetro zaffiro e poi colorati in tinta blu. Ma non è finita qui. Per completare l’effetto, i numeri sono riportati in colore nero anche sulla carrure e attraverso queste “ombre” la levitazione diventa ancor più realistica.

    Arti da tramandare

    Nella parte sottostante, sulla platina in oro rosa che ruota con tutto il meccanismo, ma anche sul ponte sotto di essa, troviamo un nuovo tipo di lavorazione a guillochage, definita flinqué a raggiera. Questa vera e propria forma d’arte consente di riproporre, su una superficie metallica, linee ripetitive e regolari. Ma non facciamoci ingannare: questa simil perfezione è possibile solamente perché a manovrare i cosiddetti torni a guillochage sono mani estremamente esperte, in grado di generare la pressione corretta in ogni singolo punto della decorazione.

    Fu proprio Breguet ad introdurre questa forma d’arte sui quadranti già alla fine del XVIII secolo. E ancora oggi le creazioni della Manifattura hanno nel guillochage un forte tratto distintivo. L’impegno a perpetuare queste lavorazioni è concreto e quotidiano, con maestri continuamente formati e una vera e propria officina specializzata che costruisce nuove macchine e restaura esemplari d’epoca in disuso.

    Proseguendo nel nostro viaggio (ricordate la lente!), ci addentriamo nei singoli componenti, ognuno dei quali gode di una decorazione che mette in rilievo il savoir-faire della Casa: lucidatura a specchio, cerclage, perlage, finitura soleil e a spirale. Ovunque si posi lo sguardo, si scorge un esempio di eccezionale artigianalità, vero e proprio patrimonio che Breguet custodisce, sviluppa e tramanda.

    A tal proposito, un capitolo a parte lo merita l’arte dell’anglage, ossia il complesso insieme di operazioni che consentono, tramite strumenti semplici ma operazioni quanto mai delicate e “sapienti”, di togliere gli spigoli vivi dai componenti ed evidenziarne, tramite adeguata lucidatura, i contorni così ottenuti. Ogni singolo componente di un orologio Breguet gode di questo “trattamento di bellezza”. Potrebbe essere sufficiente ciò che ho descritto sin qui per riempire occhi e cuori di tutti gli appassionati, ma un altro piatto forte è ancora da servire.

    La vista dal lato fondello

    È sufficiente girare l’orologio lato fondello per essere proiettati nella Parigi di fine ‘700. Se nella precedente versione era rappresentata la facciata del primo laboratorio aperto da Abraham-Louis Breguet nella Ville Lumière, qui si è voluto riproporre una vista dall’alto di Quai de l’Horloge e del quartiere limitrofo, con edifici “fotografati” in ogni singolo dettaglio e con tanto di ponte sulla Senna percorsa da un paio di imbarcazioni. Lavoretto da nulla, se si pensa che per la decorazione occorrono oltre cento ore.

    Già, perché incidere una lastra d’oro avendo gli strumenti adeguati può essere anche piuttosto semplice. Ma farlo ricreando una prospettiva assolutamente realistica attraverso la tecnica del bassorilievo… è tutta un’altra storia. Per arricchire ulteriormente di dettagli la scena, gli artigiani hanno utilizzato punte da ricalco e anche rodio bianco e nero, al fine di creare le sfumature di grigio e fornire la corretta colorazione ai ponti tramite un trattamento galvanico.

    In un mondo che si occupa sempre più di intelligenza artificiale, il preservare e sviluppare mestieri antichi che possono portare alla meraviglia solo attraverso le mani dell’uomo, senza bit né byte a occupare la scena, è qualcosa che ci commuove. E ci porta a ringraziare Maison come Breguet che, oltre a regalarci creazioni eccezionali, si preoccupano che questo percorso di continua ricerca e di avvicinamento alla perfezione non si fermi.

    Cosa dite? Ah, ci siamo dimenticati del prezzo del Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”? Ma secondo voi chi si può permettere di “bussare alla porta” del laboratorio Breguet, si preoccupa di questo?

  • Watch Art Tokyo 2023: il mondo di Patek Philippe in mostra

    Watch Art Tokyo 2023: il mondo di Patek Philippe in mostra

    S’intitola Watch Art Tokyo 2023 ed è la più grande esposizione mai organizzata da Patek Philippe. All’interno del grattacielo Sankanku Hiroba, nel quartiere commerciale e finanziario di Nishi-Shinjuku della capitale nipponica, la Manifattura si mette in mostra fino al 25 giugno, con l’obbiettivo di far conoscere la cultura dell’Haute Horlogerie in un Paese che è da sempre uno dei propri mercati di riferimento.

    La tutela del passato

    Del resto perpetuare la tradizione fa parte della mission aziendale di Patek Philippe: nel senso che è sempre stato un compito prefissato dalla Manifattura. Per questo, in sede, Patek Philippe non solo perpetua il “saper fare” dei maestri orologiai, ma coltiva anche le tecniche ancestrali dei mestieri d’arte che ne sono il complemento. E per questo, fin dagli anni Settanta e Ottanta, ha realizzato mostre itineranti come La Main Créatrice e La Montre Ouvre d’Art per diffondere il patrimonio di sapere dell’orologeria meccanica in piena crisi del quarzo.

    Per rispondere a questo stesso scopo, negli ultimi 11 anni ha istituito invece il format delle Grandi esposizioni in giro per il mondo. Così, dopo Dubai nel 2012, Monaco di Baviera nel 2013, Londra nel 2015, New York nel 2017, Singapore nel 2019 (ce ne siamo occupati qui), è ora la volta della sesta ambiziosa esposizione, Watch Art Tokyo 2023 in corso appunto in questi giorni. Pensata ancora più in grande e con un allestimento ancora più spettacolare.

    La mostra Watch Art Tokyo 2023

    Nell’immensa hall di 3.200 metri quadri del grattacielo di Tokyo, illuminata dalla luce naturale che filtra attraverso un soffitto di vetro alto 25 metri e privo di pilastri di sostegno, Patek Philippe ha infatti ricreato parte della propria realtà. Ha realizzato una speciale scenografia che rievoca Ginevra, con tanto di orologio floreale che si staglia sul fondale del Lago Lemano con il caratteristico Jet d’Eau. E vi ha trasferito le suggestioni dei propri luoghi simbolo: la Manifattura di Plans-les-Ouates, la sede storica di rue du Rhône, il Patek Philippe Museum. Per restituire a 360° il fascino dell’Alta Orologeria.

    Il percorso espositivo, che copre una superficie di 2.500 metri quadri, si snoda così su diverse aree tematiche. Una sezione riunisce l’intera collezione corrente, in tutte le sfaccettature, da uomo e da donna, fra complicazioni e solo tempo. Una sala rivela i movimenti, progettati e realizzati “in casa”, con uno spazio dedicato alla produzione dei componenti e un altro al Dipartimento ricerca e sviluppo – così da inquadrare anche le innovazioni e lo spirito d’avanguardia che caratterizzano Patek Philippe fin dal 1839. E una sala si concentra sugli orologi a suoneria, non a caso intitolata Master of Sound.

    Oltre 500 gli esemplari e gli oggetti esposti, che illustrano il mondo della Manifattura in tutti i suoi aspetti. Ma alle vetrine si alternano anche i banchi di lavoro su cui i maestri orologiai e artigiani eseguono dimostrazioni dal vivo, per far comprendere le difficoltà dei propri métier d’art e le altissime competenze raggiunte. Detto questo, vediamo per sommi capi i principali comparti dell’esposizione.

    La collezione di Alto Artigianato

    Tutte le tecniche di smaltatura – Grand Feu, pittura miniata, cloisonné, champlevé… E poi l’incisione, il guillochage, il micro-intarsio di legno, l’incastonatura. I mestieri di alto artigianato tutelati e perpetuati da Patek Philippe sono tra i protagonisti di Watch Art Tokyo 2023. Che li racconta attraverso una quarantina di esemplari esclusivi, fra orologi da polso, orologi da tasca e orologi da tavolo, come le tipiche pendulette Dôme. Pezzi unici ed edizioni limitate ispirate alla cultura giapponese, ai soggetti caratteristici del repertorio storico-artistico del Paese del Sol Levante.

    Tanti i pezzi notevoli in mostra, mix di creatività e virtuosismo tecnico. Tra gli highlight, va almeno citata la pendulette Dôme Calligraphie, dedicata appunto all’antica arte calligrafica (Shodō, in giapponese), intesa come pratica del Buddhismo Zen, parte del cammino verso l’illuminazione in quanto unione fra mente e anima. Oppure gli orologi da tasca Kyudo (arte marziale basata sul tiro con l’arte) e Ritratto di un Samurai, che rendono omaggio all’Arte della guerra con le relative valenze estetiche, rituali, simboliche e morali.

    La collezione storica

    A Watch Art Tokyo 2023 c’è spazio anche per la storia secolare dell’orologeria in senso lato e per quella della Maison in particolare. In mostra trovano posto anche 190 pezzi provenienti dal Museo Patek Philippe di Ginevra, che eccezionalmente hanno lasciato le teche di rue des Vieux-Grenadiers 7 per essere esposti nelle vetrine di Tokyo. Per esempio l’orologio “da persona” a tamburo – portatile, diremmo oggi –, datato 1540.

    Vi si ritrovano quindi autentiche pietre miliari nella storia della misurazione del tempo, come il primo calendario perpetuo da polso di cui si abbia notizia, n° P-72 prodotto da Patek Philippe nel 1925. Ed esemplari che hanno segnato un’epoca: come il tasca con ripetizione minuti e 30 giorni autonomia n° P-1703 del 1918, appartenuto a James Ward Packard. O ancora il modello a pendente n° P-24 presentato alla regina Vittoria in occasione dell’Esposizione universale di Londra del 1851, visibile nella sezione Historical Owners.

    Le serie speciali

    Come già successo in passato con le precedenti Grandi esposizioni, la Manifattura ha creato appositamente per Watch Art Tokyo 2023 diverse edizioni limitate. Sei serie, per essere precisi, che riflettono le differenti collezioni in catalogo. Meritano almeno un cenno due novità tecniche, qui presentate in prima assoluta a livello mondiale: un’inedita Quadrupla Complicazione a carica automatica, la Ref. 5308P-010; e il primo Ora Universale con data indicizzata sull’ora locale, Ref. 5330G-010.

    Da segnalare anche l’esclusiva Ripetizione minuti con Ore Universali Ref. 5531R-014, con la mappa di un quartiere di Tokyo riprodotta sul quadrante. Una ricercata versione delle Fasi lunari da signora Ref 7121/200G-010 dal quadrante grigio perla. E due nuovi Calatrava Ref. 6127G-010 e 7127G-010, con la cassa da 36 e da 31 mm di diametro, che reinterpretano la tradizione degli orologi “a coppia” con sofisticate monocromie.

    Informazioni pratiche

    Concludo con qualche dettaglio per i fortunati che si trovano in Giappone e potranno visitare Watch Art Tokyo 2023 di persona. La Grande esposizione è aperta allo Shinjuku Sankaku Hiroba – come dicevo sopra – tutti i giorni dalle 10 alle 22 (ultimo accesso un’ora prima della chiusura). L’ultimo giorno, domenica 25, dalle 10 alle 17 (sempre con l’ultimo accesso un’ora prima della chiusura). Ingresso libero ma solo su prenotazione.

    Per chi, come me, non avrà il piacere di vedere fisicamente la mostra, segnalo invece il video presente sul sito ufficiale di Patek Philippe. Tanto per avere un’idea di cosa ci siamo persi…

  • Bird watch, la passione ornitologica dell’orologeria d’arte

    Bird watch, la passione ornitologica dell’orologeria d’arte

    All’orologeria piacciono gli uccelli. No, per favore, asteniamoci da facili battute e trivialità varie. Parliamo di volatili veri, che decorano i quadranti di esemplari maschili e femminili. Tu chiamali, se vuoi, bird watch… (tanto per fare il verso a Lucio Battisti). Una tendenza, a dire il vero, che proprio recente non è, visto che impazza allegramente negli orologi da polso da quasi un decennio, ormai. Ed è seguita soprattutto dalle case più blasonate, le uniche che si possono permettere tecniche rare per ritrarre gli amati pennuti.

    Orologeria, la nuova Birdland

    Nella Birdland dell’orologeria, comunque, vivono specie di ogni sorta: dai nobili falconi ai piccoli colibrì, dalle pacifiche colombe agli esotici tucani, fino alla mitica fenice. Ma ad andare per la maggiore sono i pavoni, ricchi di significati un po’ in tutte le culture (che qui non è il caso di ricordare). Non ce ne voglia chi si fa affascinare dalla loro “ruota”, dalle penne cangianti e dagli ocelli misteriosi: sinceramente la presenza di tanti gallinacei ci sembra un po’ eccessiva. Se andiamo avanti così, sotto le lancette presto vedremo anche oche, faraone e altri animali da cortile… A far compagnia ai galli dello Zodiaco cinese, s’intende.

    Anche se non è chiaro cosa ci sia alla base di questo interesse ornitologico delle maison orologiere, è certo che ha origini antiche. Già nel Settecento Jaquet Droz impagliava cince e cinciallegre catturate in quel di La Chaux-de-Fonds, per trasformarle in preziosi automi canterini da installare poi nelle gabbie con orologio annesso. (Povere bestie! Ma non possiamo giudicare il gusto di tre secoli fa con la sensibilità ambientale di oggi…). Ad ogni modo ci auguriamo che i bird watch attuali migrino verso habitat più aperti. Magari verso i paesi caldi, per investigare una fauna del cielo più interessante. Anche perché i mestieri d’arte che praticano il bird watch(ing) volano in alto. E meritano il meglio, come rivelano anche certe meccaniche d’eccezione…

    I bird watch e le tecniche artistiche

    Certo, gli smalti (di tutti i tipi, compresa la pittura in miniatura) sono fra i metodi artistici più usati per immortalare piumaggi screziati o colorati. Ma non sono i soli. Le case di orologeria mettono in atto una serie di pratiche ingegnose per realizzare bird watch più o meno realistici (piuttosto che astratti). Incisione (in senso lato), scultura in 3D, incastonatura di pietre preziose, ma anche tarsie di legno o di piume, mosaico di vetro o di pietre dure, ricami con fili di seta… chi più ne ha più ne metta. Memorabile resta il pappagallo eseguito qualche anno fa per Cartier, fatto con una speciale marqueterie di petali di rose.

    Prova ne siano gli esemplari oggi in commercio, di cui qui sotto trovate una nostra selezione, tra vere e proprie novità o modelli lanciati ormai da qualche tempo. Leggete le didascalie, però. E che questi orologi vi piacciano o non vi piacciano non fa testo: il gusto italiano non detta più legge, altri mercati li apprezzano alla follia. Ciò che importa a noi, come al solito, è segnalare una tendenza dell’orologeria che non è solo un fenomeno di costume: è soprattutto un savoir-faire artigiano capace di produrre piccoli capolavori. Che meritano attenzioni, anche a costo di qualche innocua ironia. Bird watch, che passione…  

    BOUCHERON Epure Tourbillon Hopi
    Cassa (43 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con autonomia di 90 ore e tourbillon volante, ponti incisi a mano con il civico n° 26 di place Vendôme, l’omonima colonna e la scritta: Je ne Sonne que les Heures Heureuses (“Non segno che le ore felici”). Quadrante in madreperla con colibrì in oro bianco scolpiti a mano e tempestati di diamanti e zaffiri multicolore, lunetta con diamanti taglio baguette, corona con zaffiro cabochon, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Pezzo unico. 229.770 euro.

    BOUCHERON Ajourée Hera Jewelry Watch
    Cassa (38 mm) in oro bianco. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante in madreperla, pavone in oro bianco scolpito a mano con zaffiri blu di varie sfumature, diamanti e calcedonio, doppia lunetta con diamanti e zaffiri, vetro zaffiro, cinturino in satin. 81.950 euro.

    BULGARI Divas’ Dream Peacock Diamonds
    Cassa (37 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura. Quadrante in madreperla con pavone in smalto champlevé e oro rosa con diamanti, lunetta con diamanti, corona con tormalina cabochon, bracciale in oro rosa e diamanti. 7.56 carati in totale. Prezzo non disponibile.

    FABERGÉ Compliquée Peacock
    Cassa (38 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, sviluppato in esclusiva da Agenhor Manufacture, con autonomia di 50 ore, indicazione rotante delle ore su disco e retrograda dei minuti con display a elementi multipli. Quadrante con anello e arco perimetrali in madreperla, pavone in oro bianco scolpito a mano, sfondo in oro bianco completamente tempestato di diamanti, tormaline Paraiba e tzavoriti taglio rotondo (0.88 ct), incastonati “a neve”; carrure con diamanti (1.83 ct), vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Esiste anche in oro bianco o rosa, privo di pietre, da 32.400 euro.

    HERMÈS Arceau Toucan de Paradis
    Cassa (38 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, con autonomia di 50 ore. Quadrante in oro con miniatura su smalto e fili di seta, lunetta con diamanti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di vitello “zanzibar”. Edizione limitata di 24 esemplari. Prezzo non disponibile.

    JAQUET DROZ Bird Repeater 300th Anniversary
    Cassa (47 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con ripetizione minuti e automi (animazione degli uccelli, della schiusa dell’uovo e del fiume), indicazione decentrata di ore e minuti. Quadrante in oro rosso e madreperla, inciso e dipinto a mano (la cascina a destra sullo sfondo è l’esatta riproduzione di quella in cui nacque Pierre Jaquet Droz nel 1721), con pettirossi in oro scolpito e dipinto a mano, inserto in onice nera; vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari. Prezzo non disponibile.

    JAQUET DROZ Petite Heure Smalta Clara Hummingbird
    Cassa (35 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, con spirale e anse dell’ancora in silicio, indicazione decentrata di ore e minuti. Quadrante in oro bianco con colibrì e vegetazione in smalto plique-à-jour Grand Feu, inserto in madreperla; lunetta e anse con diamanti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in satin. Edizione limitata di 8 esemplari. Prezzo non disponibile.

    PATEK PHILIPPE Calatrava “Testa di falco” Ref. 5177G-024
    Cassa (39 mm) in oro bianco. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, di manifattura. Quadrante in micro-tarsie di legno, lunetta guilloché a Clous de Paris, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Pezzo unico. Prezzo non disponibile.

    PATEK PHILIPPE Ellisse d’Oro “Giardino Romano” Ref. 5730/50G-022
    Cassa (34,5 x 39,5 mm) in oro bianco. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, di manifattura. Quadrante in oro con pittura in miniatura su smalto, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Appartiene a un set composto da due diversi modelli. Prezzo non disponibile.

    SCHWARZ ETIENNE Roma Phoenix Collaboration
    Cassa (39 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, con autonomia di 86 ore, micro-rotore decentrato e piccoli secondi. Quadrante in oro, realizzato in collaborazione con Les Ateliers Blandeniers, con fenice in oro inciso e dipinto a mano, cielo in smalto e contatore in pirite; lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Pezzo unico. Prezzo non disponibile.

    ZANNETTI Regent Jewellery Owl
    Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica con indicazione decentrata di ore, minuti e secondi. Quadrante in madreperla smaltata con gufo in oro inciso a mano e incastonato di diamanti (con occhi in madreperla e rubini), inserto in madreperla dipinta; lunetta con stelle, carrure e anse incastonate di diamanti e zaffiri blu in varie sfumature, corona con zaffiro cabochon, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino pelle di alligatore.

  • “Haut Artisanat 2020-2021”: la creatività Patek Philippe in mostra

    “Haut Artisanat 2020-2021”: la creatività Patek Philippe in mostra

    Quasi 20 metri di filo d’oro giallo, tagliato in minuscole sezioni sagomate a mano, per disegnare le figure stilizzate di una jazz band. Apoteosi dell’antica tecnica dello smalto cloisonné è la pendoletta Dôme Jazz di Patek Philippe. Che, per riprodurre l’energia e la potenza della musica, ha richiesto una gamma di 48 colori di smalti trasparenti, con nove passaggi al forno a una temperatura di 840°C. Il risultato è uno straordinario gioco di sovrapposizioni cromatiche, di sfumature vivide, in cui si staglia il giro delle ore simile ai tasti di un pianoforte. L’esemplare unico è uno dei pezzi esposti in questi giorni nella mostra Haut Artisanat 2020-2021, organizzata nei Salons Patek Philippe di Ginevra.

    Una collezione di artigianato d’arte

    Un’occasione irripetibile in cui ammirare da vicino i capolavori dei métiers d’art prima che entrino a far parte di collezioni private. E particolarmente ricca. Perché con la soppressione di Baselworld 2020 la manifattura svizzera ha annullato anche la tradizionale esposizione annuale di questi pezzi unici ed edizioni limitate; di conseguenza, la speciale collezione realizzata lo scorso anno è ora esposta per la prima volta, assieme alle creazioni del 2021. In tutto un’ottantina esemplari – fra pendolette Dôme e altri orologi da tavolo, modelli da tasca e da polso – ispirati ai soggetti più diversi: dai temi naturalistici a quelli legati all’arte o alle tradizioni culturali dei cinque continenti. La più vasta collezione di alto artigianato mai riunita nell’edificio storico di rue du Rhône.

    Più delle passate edizioni, questa esposizione che raggruppa due anni di creatività è una vetrina di tutti i savoir-faire preservati da Patek Philippe. La Manifattura si è infatti sempre prodigata nel perpetuare le tecniche ancestrali dell’orologeria: perfino quando, tra gli anni ‘70 e ‘80, alcune hanno rischiato di scomparire perché non più richieste dal mercato.
    Erede della tradizione ginevrina legata alle piccole botteghe che al piano superiore delle fabriques si dedicavano alla decorazione, la Manifattura del resto ha sempre fatto ricorso al talento degli artigiani. Cui ha riservato ampi spazi anche all’interno della nuova sede produttiva di Plan-les-Ouates, inaugurata lo scorso anno. Inoltre ha sempre incoraggiato lo sviluppo di nuove forme artigianali applicate all’orologeria. Come il micro-intarsio in legno, una sofisticata tecnica introdotta qualche anno fa per decorare quadranti e fondelli degli esemplari da polso o da tasca.

    La tradizione perpetuata

    La più antica forma d’arte decorativa del settore è invece l’incisione a mano, grande specialità ginevrina (in città alla fine del XVIII secolo si contavano oltre 200 incisori). Di cui la mostra Haut Artisanat 2020-2021 riunisce parecchi esempi. Come il motivo di bambù sul quadrante guilloché del Panda, un “tasca” realizzato con tecniche miste, compreso il micro-intarsio in legno. Una composizione di 194 tessere e 190 intarsi che raffigurano in modo realistico il plantigrado cinese ghiotto di germogli di bambù. Mentre l’antica tecnica dello smalto cloisonné sublima con i colori scintillanti la decorazione sottostante in smalto flinqué.

    In mostra anche numerosi esemplari che illustrano un’altra specialità ginevrina del XVII secolo: la pittura miniata in smalto. Di cui il Patek Philippe Museum ginevrino espone molte testimonianze storiche, e la produzione attuale esprime il senso di continuità. Non mancano neppure pezzi di alta gioielleria, interamente tempestati di diamanti. Oltre a una varietà di pendulettes che abbinano tre tecniche originali sviluppate in Francia: gli smalti di Limoges (costituiti di molteplici strati di materiali vetrosi trasparenti), gli smalti di Fauré (in rilievo) e gli smalti di Longwy (su porcellana, con decorazioni dal bordo nero).

    L’attualità di Haut Artisanat 2020-2021

    Non solo. All’interno della mostra Haut Artisanat 2020-2021, Patek Philippe presenta eccezionalmente sei inedite versioni di modelli in collezione rielaborati dalle più raffinate tecniche artigianali. Come il celeberrimo Sky Moon Tourbillon Ref. 6002R, con la cassa in oro rosa incisa a mano – lancette comprese – e il quadrante principale impreziosito da uno smalto Grand Feu guilloché e champlevé a tema floreale.
    La Grande Complicazione con ripetizione minuti e calendario perpetuo retrogrado Ref. 5304 è invece reinterpretata in oro rosa con lunetta, anse e fermaglio incastonati da 6.22 carati di diamanti baguette. Mentre la Grande Complicazione con ripetizione minuti e calendario perpetuo Ref. 5374 è declinata in oro bianco con quadrante in smalto Grand Feu blu.

    Ancora,tra gli highlights si trovano anche la nuova ripetizione minuti per signora Ref. 7040 con quadrante in smalto Grand Feu flinqué blu e lunetta con l’esclusiva incastonatura Flamme; e una mirabile reinterpretazione dell’Ellisse d’Oro in oro bianco Ref. 5738 che sul quadrante abbina allo smalto champlevé l’incisione a mano. La manifattura, infine, dà sfoggio di padroneggiare l’arte dell’incastonatura con la nuova versione del Nautilus Haute Joaillerie Ref. 7118, interamente in oro bianco con diamanti montati con la tecnica del “serti neige”, conosciuta anche come “incastonatura a neve o aleatoria”.

    Ma i motivi per visitare la mostra non finiscono qui. Oltre ad ammirare i migliori esemplari dell’ultimo biennio, durante la visita si può anche assistere alle dimostrazioni dal vivo degli artigiani, per rendersi conto delle enormi difficoltà e dell’incredibile livello di maestria raggiunto. Haut Artisanat 2020-2021 è aperta tutti i giorni (domenica esclusa) fino a sabato 26, dalle ore 11 alle 18, ai Salons Patek Philippe di Ginevra (41 rue du Rhône). Consigliata la prenotazione, sul sito internet dedicato.