Approfondimenti

RM HJ-02: i segreti dell’orologio-gioiello di Richard Mille

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Se non hai idea di come siano gli orologi-gioiello di Richard Mille, prova a dare un’occhiata ai nuovi RM HJ-02 Automatic Winding Tourbillon. Vedrai qualcosa di mai visto, per il modo in cui il Marchio usa le pietre, le mixa, le compone. Accosta gemme di diverso tipo (pietre preziose, pietre fini, pietre dure, una accanto all’altra, con i loro colori iridescenti) e di tagli diversi (brillante, baguette, fantasia, realizzati rigorosamente su misura), e per ognuno si serve di tecniche di incastonatura differenti. Il risultato è incredibile.

Le superfici di ciascun esemplare sono interamente tempestate di cristalli multicolor, frammenti lapidei e lastre geometriche, in un gioco di piani e di sovrapposizioni che coinvolge perfino la meccanica. Un effetto talmente sorprendente da lasciare del tutto spiazzati. Del resto, quando hai a che fare con i nuovi RM HJ-02, anche i gusti personali passano in secondo piano. Perché non importa se questi orologi ti piacciano o meno. Comunque non puoi non riconoscere lo straordinario lavoro di design e di montatura che ci sta dietro.

Le creazioni firmate da Richard Mille

Ma prima di entrare “nel vivo” della collezione, devo fare un paio di premesse. Cerca di avere pazienza e seguimi, se puoi, così potrai farti un quadro un po’ più completo. Prima di tutto, per contestualizzare i nuovi RM HJ-02, va detto che sono il seguito ideale della collezione RM HJ-01 uscita nel 2020. E sono il frutto del lavoro di Cécile Guenat, Direttrice della creazione e dello sviluppo di Richard Mille – nonché figlia di Dominique Guenat, co-fondatore del Marchio –, e soprattutto dell’atelier di sertissage aperto internamente. Istituito proprio per fondere artigianato d’arte e ingegneria tecnica, il laboratorio è stato inaugurato nel 2019 e da allora è riuscito a realizzare autentiche innovazioni.

Per esempio, l’applicazione dei diamanti in materiali hi-tech come il Carbon TPT, la ceramica o il vetro zaffiro, estremamente duri e finora considerati impossibili da incastonare. I tecnici che lavorano nell’atelier di Richard Mille ci sono riusciti grazie alla creazione della sede di ogni singola pietra e delle apposite “griffe” (chiamiamole così, per comodità) per mezzo di macchine CNC dalle tolleranze micrometriche. Ma anche quando si tratta di inserire le gemme nei metalli tradizionali e “morbidi” come l’oro, a peggiorare la situazione ci si mette la forma della cassa degli orologi di Richard Mille, convessa e ricca di superfici curve. Solo gli incastonatori più esperti sono in grado di farlo.

La classificazione delle pietre

Detto questo, devo fare un’altra (breve, giuro) digressione sui termini. La tradizione classifica le gemme in tre categorie. Le pietre cosiddette “preziose”, rare e dalla trasparenza vitrea, che sono quattro: diamante, smeraldo, rubino e zaffiro (di tutte le sfumature). Poi ci sono le pietre “fini”, per esempio l’acquamarina, il topazio o i tanti tipi di quarzo, anch’esse trasparenti e dall’effetto vetroso. Infine le pietre “dure” (anche dette ornamentali), come il lapislazzuli, la malachite o la turchese, opache o tutt’al più traslucide, spesso formate da minerali diversi che creano striature, venature o disegni particolari.

Qualche parola in più sulle pietre “fini”: un aggettivo adottato dai gemmologi in tempi relativamente recenti, per sostituire il più diffuso e commercialmente noto, ma scorretto, pietre “semipreziose”. Scorretto perché, definite così, sembra valgano la metà o comunque molto meno rispetto alle quattro più preziose. In realtà sul mercato se ne trovano alcune – come la tormalina Paraiba, l’alessandrite o certi tipi di opale, tipo l’opale nero australiano – che sono così rare e pregiate da costare più di un “normale” diamante, soprattutto se superiori ai 2 carati. Meglio quindi definirle pietre “fini”…

Le gemme dell’RM HJ-02

Per tornare finalmente ai nuovi orologi-gioiello di Richard Mille, come dicevo sopra, ogni esemplare concentra nella cassa in oro bianco diverse varietà di gemme di colore, montate con varie tecniche. Ben 1.399 pietre per l’esattezza, di differenti tagli e dimensioni appunto, incastonate a grani, a neve, a castone, o in modo invisibile. Che tengono impegnato il maître sertisseur per quasi 700 ore – dalla preparazione alla finitura, attraverso innumerevoli controlli… Qualcosa come 88 giornate lavorative complete: davvero impressionante.

Riguardo alle pietre, gli RM HJ-02 riuniscono diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, tormaline Paraiba accanto a malachite, turchese, crisoprasio, calcedonio, madreperla – per citarne solo alcune –, con un effetto sempre diverso. Un po’ perché non esistono due pietre uguali esattamente, e un po’ per il design, che prevede lo stesso puzzle ispirato all’Art Déco ma con colori e pattern sempre differenti. Quasi fosse un mosaico interpretato con tessere eterogenee. In totale si tratta di 12 esemplari, 12 pezzi unici, suddivisi in quattro famiglie cromatiche: verde, azzurro, rosa e viola.

La meccanica preziosa

Quello che mi ha più colpito, però, è il fatto che le pietre di colore entrano a far parte anche della meccanica. Il nuovo calibro di manifattura CRMT2, a carica automatica e con dispositivo tourbillon, ha infatti la platina e i ponti in oro bianco incastonati di gemme di colore. E fin qui nessun problema. Le cose si complicano però con la massa oscillante – anch’essa in oro bianco, è anch’essa incastonata sulla superficie e lungo il profilo –, perché l’aggiunta delle pietre ne cambia il peso specifico. Quindi i tecnici devono calcolare con esattezzail peso del metallo sottratto e quello delle gemme inserite, per garantire un bilanciamento e un’inerzia perfetti. Che sono necessari per alimentare il bariletto a rotazione rapida e assicurare le 50 ore di autonomia standard.

Non solo. Il rotore modificato ruota su cuscinetti a sfera in ceramica rinforzati, abbinati al dispositivo (brevettato) di inversione unidirezionale One-Way. In pratica il rotore ricarica la molla dell’orologio in un solo senso di rotazione, il che riduce gli attriti e azzera l’usura causata dal nuovo bilanciamento della massa. In più, quando ruota nel senso opposto, il rotore si disinnesta, e mentre gira “a vuoto” accumula una forte energia cinetica; quando cambia di nuovo direzione, la velocità si trasforma in una vigorosa spinta di carica, che va ad alimentare il bariletto a rotazione rapida. Riporto tutte le informazioni tecniche sul calibro nelle didascalie.

Qui mi limito a mettere ancora in rilievo il tourbillon che sembra isolato a spezzare la simmetria della composizione. Privo com’è di gemme, risalta per contrasto cromatico e geometrico, per diventare il punto focale del movimento – o forse dovrei dire dell’orologio. Perché, anche in questi esemplari, cassa-quadrante-e-movimento sono stati chiaramente concepiti come un sistema integrato, a formare un tutt’uno.

Conclusioni

Concludo con una nota di glamour. Il lancio dell’RM HJ-02 è stato supportato da un video intitolato The Dazzling Vision con Michelle Yeoh come protagonista e musiche dei Justice. Potete vederlo sul sito ufficiale di Richard Mille, nella pagina dedicata alla collezione. Riguardo al prezzo, Richard Mille non ha fornito indicazioni ufficiali, anche se in Rete si trovano cifre che si aggirano fra i 3 milioni e i 3milioni e 400mila euro, a seconda del modello. Per quanto mi riguarda, mi viene in mente una massima attribuita al magnate della finanza J.P. Morgan: «Se devi chiedere quanto costa, vuol dire che non te lo puoi permettere…».


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