Giornale Degli Orologi

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  • Ferragamo Double Gancini: da simbolo a struttura

    Ferragamo Double Gancini: da simbolo a struttura

    Il Gancino di Ferragamo è uno di quei simboli ricchi di significato, nel linguaggio della moda. Ha un lungo passato alle spalle, riassume un’eredità storica e artigianale, trasmette senso di appartenenza, è garanzia di qualità. E allo stesso tempo è una componente essenziale di quel rinnovamento stilistico operato da Maximilian Davis, che lo ha reinterpretato con un approccio radicale, minimalista e fortemente geometrico. Invece di usarlo come logo ornamentale e ripetitivo, il giovane Direttore creativo lo ha trasformato in elemento strutturale, una forma di design puro che concorre all’architettura. Rafforzato, quasi potenziato dall’uso del plurale – Gancini – anche quando si tratta di un singolo pezzo, è sempre ribadito nei nomi delle collezioni. Lo dimostrano molte creazioni da lui firmate in questi anni, e lo dimostrano pure gli orologi. Basta guardare i nuovi Ferragamo Double Gancini, lanciati per questa primavera-estate.

    I Gancini dagli anni ’70 a oggi

    La storia la conoscono tutti, ma vale la pena riassumerla. I Gancini fanno la loro prima comparsa come fibbia di una borsa, realizzata negli anni Settanta da Fiamma Ferragamo per la madre Wanda. Quella borsa (che poi prese proprio il nome Wanda) presentava come chiusura un gancio metallico ispirato ai battenti delle porte di Palazzo Spini Feroni a Firenze, tuttora sede della Maison Ferragamo.

    Da allora i Gancini diventano dettagli ricorrenti in tantissime collezioni di accessori Ferragamo, dalle cinture alle scarpe, dagli occhiali ai gioielli e naturalmente agli orologi. In certi casi, poi, si sdoppiano, a formare una costruzione simmetrica, dall’uso decorativo o funzionale.

    Così è per la famiglia di orologi Ferragamo Double Gancini, nata nel 2019, poi uscita di produzione e ora tornata dopo un accurato restyling. L’impostazione rimane la stessa: un femminilissimo esemplare-gioiello dal particolare bracciale a catena. L’aspetto attuale però è profondamente diverso dai precedenti: la cassa e i link Gancini sono più piccoli, e lo stesso bracciale esiste anche a doppio giro.

    Caratteristiche e prezzi del Ferragamo Double Gancini

    Per entrare nel dettaglio, i nuovi Ferragamo Double Gancini sono interamente realizzati in acciaio, anche in versione color oro giallo (le mie preferite, perché il trattamento ionico accentua l’aspetto bijoux) dalle superfici lucide. La cassa carré misura 19 mm di lato e incornicia il quadrante dalla finitura soleil, con piccole lancette a bastone e indici quadranti, in ton-sur-ton.

    Il bracciale è formato da una sequenza ininterrotta di Gancini speculari, ben proporzionati rispetto alla cassa e collegati fra loro da brevi link centrali, che mantengono la catena flessibile ma salda. Di grande effetto il bracciale a due file: un’alta manchette, flessuosa ma strutturata, che veste il polso di geometrie inconfondibili. La cassa spostata su un lato cattura l’attenzione senza sbilanciare l’estetica.

    Per ulteriori dettagli, rimando alle didascalie. Qui concludo come sempre con i prezzi: i nuovi Ferragamo Double Gancini costano 1.150 euro (con il bracciale singolo) o 1.450 euro (double tour), comunque in linea con altri esemplari della Casa. Sono già in vendita sull’e-commerce ufficiale, nelle boutique monomarca e da selezionati rivenditori. Perfetti per i look estivi.

  • RM HJ-02: i segreti dell’orologio-gioiello di Richard Mille

    RM HJ-02: i segreti dell’orologio-gioiello di Richard Mille

    Se non hai idea di come siano gli orologi-gioiello di Richard Mille, prova a dare un’occhiata ai nuovi RM HJ-02 Automatic Winding Tourbillon. Vedrai qualcosa di mai visto, per il modo in cui il Marchio usa le pietre, le mixa, le compone. Accosta gemme di diverso tipo (pietre preziose, pietre fini, pietre dure, una accanto all’altra, con i loro colori iridescenti) e di tagli diversi (brillante, baguette, fantasia, realizzati rigorosamente su misura), e per ognuno si serve di tecniche di incastonatura differenti. Il risultato è incredibile.

    Le superfici di ciascun esemplare sono interamente tempestate di cristalli multicolor, frammenti lapidei e lastre geometriche, in un gioco di piani e di sovrapposizioni che coinvolge perfino la meccanica. Un effetto talmente sorprendente da lasciare del tutto spiazzati. Del resto, quando hai a che fare con i nuovi RM HJ-02, anche i gusti personali passano in secondo piano. Perché non importa se questi orologi ti piacciano o meno. Comunque non puoi non riconoscere lo straordinario lavoro di design e di montatura che ci sta dietro.

    Le creazioni firmate da Richard Mille

    Ma prima di entrare “nel vivo” della collezione, devo fare un paio di premesse. Cerca di avere pazienza e seguimi, se puoi, così potrai farti un quadro un po’ più completo. Prima di tutto, per contestualizzare i nuovi RM HJ-02, va detto che sono il seguito ideale della collezione RM HJ-01 uscita nel 2020. E sono il frutto del lavoro di Cécile Guenat, Direttrice della creazione e dello sviluppo di Richard Mille – nonché figlia di Dominique Guenat, co-fondatore del Marchio –, e soprattutto dell’atelier di sertissage aperto internamente. Istituito proprio per fondere artigianato d’arte e ingegneria tecnica, il laboratorio è stato inaugurato nel 2019 e da allora è riuscito a realizzare autentiche innovazioni.

    Per esempio, l’applicazione dei diamanti in materiali hi-tech come il Carbon TPT, la ceramica o il vetro zaffiro, estremamente duri e finora considerati impossibili da incastonare. I tecnici che lavorano nell’atelier di Richard Mille ci sono riusciti grazie alla creazione della sede di ogni singola pietra e delle apposite “griffe” (chiamiamole così, per comodità) per mezzo di macchine CNC dalle tolleranze micrometriche. Ma anche quando si tratta di inserire le gemme nei metalli tradizionali e “morbidi” come l’oro, a peggiorare la situazione ci si mette la forma della cassa degli orologi di Richard Mille, convessa e ricca di superfici curve. Solo gli incastonatori più esperti sono in grado di farlo.

    La classificazione delle pietre

    Detto questo, devo fare un’altra (breve, giuro) digressione sui termini. La tradizione classifica le gemme in tre categorie. Le pietre cosiddette “preziose”, rare e dalla trasparenza vitrea, che sono quattro: diamante, smeraldo, rubino e zaffiro (di tutte le sfumature). Poi ci sono le pietre “fini”, per esempio l’acquamarina, il topazio o i tanti tipi di quarzo, anch’esse trasparenti e dall’effetto vetroso. Infine le pietre “dure” (anche dette ornamentali), come il lapislazzuli, la malachite o la turchese, opache o tutt’al più traslucide, spesso formate da minerali diversi che creano striature, venature o disegni particolari.

    Qualche parola in più sulle pietre “fini”: un aggettivo adottato dai gemmologi in tempi relativamente recenti, per sostituire il più diffuso e commercialmente noto, ma scorretto, pietre “semipreziose”. Scorretto perché, definite così, sembra valgano la metà o comunque molto meno rispetto alle quattro più preziose. In realtà sul mercato se ne trovano alcune – come la tormalina Paraiba, l’alessandrite o certi tipi di opale, tipo l’opale nero australiano – che sono così rare e pregiate da costare più di un “normale” diamante, soprattutto se superiori ai 2 carati. Meglio quindi definirle pietre “fini”…

    Le gemme dell’RM HJ-02

    Per tornare finalmente ai nuovi orologi-gioiello di Richard Mille, come dicevo sopra, ogni esemplare concentra nella cassa in oro bianco diverse varietà di gemme di colore, montate con varie tecniche. Ben 1.399 pietre per l’esattezza, di differenti tagli e dimensioni appunto, incastonate a grani, a neve, a castone, o in modo invisibile. Che tengono impegnato il maître sertisseur per quasi 700 ore – dalla preparazione alla finitura, attraverso innumerevoli controlli… Qualcosa come 88 giornate lavorative complete: davvero impressionante.

    Riguardo alle pietre, gli RM HJ-02 riuniscono diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, tormaline Paraiba accanto a malachite, turchese, crisoprasio, calcedonio, madreperla – per citarne solo alcune –, con un effetto sempre diverso. Un po’ perché non esistono due pietre uguali esattamente, e un po’ per il design, che prevede lo stesso puzzle ispirato all’Art Déco ma con colori e pattern sempre differenti. Quasi fosse un mosaico interpretato con tessere eterogenee. In totale si tratta di 12 esemplari, 12 pezzi unici, suddivisi in quattro famiglie cromatiche: verde, azzurro, rosa e viola.

    La meccanica preziosa

    Quello che mi ha più colpito, però, è il fatto che le pietre di colore entrano a far parte anche della meccanica. Il nuovo calibro di manifattura CRMT2, a carica automatica e con dispositivo tourbillon, ha infatti la platina e i ponti in oro bianco incastonati di gemme di colore. E fin qui nessun problema. Le cose si complicano però con la massa oscillante – anch’essa in oro bianco, è anch’essa incastonata sulla superficie e lungo il profilo –, perché l’aggiunta delle pietre ne cambia il peso specifico. Quindi i tecnici devono calcolare con esattezzail peso del metallo sottratto e quello delle gemme inserite, per garantire un bilanciamento e un’inerzia perfetti. Che sono necessari per alimentare il bariletto a rotazione rapida e assicurare le 50 ore di autonomia standard.

    Non solo. Il rotore modificato ruota su cuscinetti a sfera in ceramica rinforzati, abbinati al dispositivo (brevettato) di inversione unidirezionale One-Way. In pratica il rotore ricarica la molla dell’orologio in un solo senso di rotazione, il che riduce gli attriti e azzera l’usura causata dal nuovo bilanciamento della massa. In più, quando ruota nel senso opposto, il rotore si disinnesta, e mentre gira “a vuoto” accumula una forte energia cinetica; quando cambia di nuovo direzione, la velocità si trasforma in una vigorosa spinta di carica, che va ad alimentare il bariletto a rotazione rapida. Riporto tutte le informazioni tecniche sul calibro nelle didascalie.

    Qui mi limito a mettere ancora in rilievo il tourbillon che sembra isolato a spezzare la simmetria della composizione. Privo com’è di gemme, risalta per contrasto cromatico e geometrico, per diventare il punto focale del movimento – o forse dovrei dire dell’orologio. Perché, anche in questi esemplari, cassa-quadrante-e-movimento sono stati chiaramente concepiti come un sistema integrato, a formare un tutt’uno.

    Conclusioni

    Concludo con una nota di glamour. Il lancio dell’RM HJ-02 è stato supportato da un video intitolato The Dazzling Vision con Michelle Yeoh come protagonista e musiche dei Justice. Potete vederlo sul sito ufficiale di Richard Mille, nella pagina dedicata alla collezione. Riguardo al prezzo, Richard Mille non ha fornito indicazioni ufficiali, anche se in Rete si trovano cifre che si aggirano fra i 3 milioni e i 3milioni e 400mila euro, a seconda del modello. Per quanto mi riguarda, mi viene in mente una massima attribuita al magnate della finanza J.P. Morgan: «Se devi chiedere quanto costa, vuol dire che non te lo puoi permettere…».

  • Nœud de Camélia: l’orologio-gioiello di Chanel tra arte e ricamo

    Nœud de Camélia: l’orologio-gioiello di Chanel tra arte e ricamo

    L’ispirazione deriva come di consueto dal mestiere e dalle passioni di Gabrielle Chanel. Due componenti della vita della grande couturière – così connesse fra loro da poterle sovrapporre -, tradizionalmente alla base dell’intera orologeria della Maison. Di nuovo c’è che si riscontrano puntuali anche nell’inedita collezione Nœud de Camélia, assoluta novità presentata in questi giorni a Watches and Wonders Geneva. Una famiglia di esemplari-gioiello, cinque montres-à-secret (quattro manchette e un anello), realizzati con materiali diversi e diverse tecniche di artigianato d’arte, ma comunque preziosissimi.

    Il fiocco e la camelia, due simboli Chanel

    Segni e simboli hanno sempre fatto parte dell’universo di Chanel. Con un senso della sintesi assolutamente personale, Mademoiselle Coco era riuscita a concentrare in pochi dettagli lo stile, la visione della donna, l’idea di eleganza da lei perseguiti negli anni con convinzione, intuizioni ed esperienza. Le catene, il tweed, i bottoni, le perle, i bijoux, le scarpe bicolori, la borsa matelassé, ma anche la camelia e il fiocco sono sempre stati metafore istantanee della moda Chanel.

    Elementi identificativi immediatamente riconoscibili che oggi come ieri costituiscono il suo patrimonio spirituale. Capaci di sopravvivere al tempo e alle mode senza perdere nulla della propria originalità. E senza invecchiare, perché continuamente adattati, modificati, rivisitati secondo lo spirito del tempo. Per questo presenti praticamente in tutte le collezioni e in innumerevoli creazioni.

    Lo sa bene Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio de Création Horlogerie di Chanel, che li reinterpreta ormai da oltre un decennio, ogni volta in modo diverso. Rispettoso dell’impronta data dalla fondatrice della Casa, ma senza eccessiva deferenza e coerente con il mood contemporaneo. Nella collezione Nœud de Camélia, in particolare, recupera e rilegge la camelia e il fiocco, appunto.

    La prima era amata da Coco per la perfetta regolarità dei petali, il bianco puro, l’assenza di profumo (chissà se in quella sua fascinazione c’entravano anche Marguerite Gautier di Dumas o la Traviata di Verdi…). Il secondo era un motivo ricorrente negli abiti e negli accessori da lei creati fin dai primi anni Dieci: un vezzo femminile consapevole ma non lezioso, di volta in volta decoro per una scollatura, ornamento per un cappello o semplice en-tête.

    La manchette Nœud de Camélia

    Nella collezione Nœud de Camélia, Chastaingt dunque fa convivere il fiore prediletto da Mademoiselle con un emblema della couture, e li fonde insieme a creare un tutt’uno, un ensemble rigoroso non a caso in bianco e nero. Perché, come diceva Chanel: «Il nero contiene tutto, il bianco pure. Rappresentano la bellezza assoluta, l’abbinamento perfetto». La trasformazione dei due elementi da lui operata in chiave orologiera, nelle diverse referenze, vede quindi la camelia farsi cassa e il nodo bracciale.

    Qui mi soffermo sulla versione che mi piace di più, una manchette che concentra il lavoro artigianale di due mestieri d’arte: l’incastonatura e il ricamo. Entrambi realizzati “in casa”, a Parigi: l’una negli atelier di alta gioielleria ospitati in place Vendôme, al civico 18, proprio sopra la boutique; l’altro nei laboratori di Lesage all’interno del complesso di edifici 19M, una modernissima architettura alla Porta di Aubervilliers, nel XIX arrondissement.

    In dettaglio, la cassa è in oro bianco interamente tempestato di diamanti, per un totale di 3.16 carati. La lunetta in titanio lucido e annerito è incastonata di diamanti baguette. Altri diamanti baguette si trovano sulla cover – praticamente il bocciolo della camelia -, al cui centro spicca un grande diamante taglio brillante. Quando la si apre, ecco apparire il quadrante in oro bianco laccato nero, bordato da lacca nera effetto passamaneria. All’interno, ospita un movimento al quarzo Swiss made.

    Il cinturino è invece realizzato in gros-grain nero (un tipo di nastro corposo e sostenuto, in tessuto “ad armatura a canneté”, cioè con costine in rilievo), con il vero e proprio fiocco completamente impreziosito da miriade di canutiglie, anch’esse nere. Vale a dire, piccoli e sottili tubicini o cilindretti di vetro dai contorni netti e dalle superfici levigate, applicate a mano una ad una, con maestria. Il cinturino, foderato in pelle, si allaccia al polso con una fibbia ad ardiglione laccata nera.

    Per concludere

    Più di tante parole, valgano le immagini della gallery in alto. Nelle didascalie riporto qualche informazione un po’ più approfondita riguardo alle fasi di lavorazione, che richiedono pazienza certosina, tempo e perizia da parte di un esperto artigiano. Discorso valido tanto per la camelia incastonata di diamanti quanto per il fiocco ricamato di perline. Perché sono proprio le ore di lavoro necessarie alla composizione a dare un valore aggiunto all’orologio-gioiello.

    Non a caso il Nœud de Camélia è realizzato in un’edizione limitata di 20 esemplari. Però io già me lo vedo in altri materiali e colori: magari con la camelia plasmata nell’oro beige di Chanel e il fiocco di gros-grain con le canutiglie in ton-sur-ton. La mia immaginazione corre troppo? Credo che quella di Arnaud Chastaingt sia ancora più veloce della mia. Chissà. Di certo è che la collezione Nœud de Camélia è solo agli inizi. Vedremo cosa ci riserberà in futuro.

  • Lady Lucky Spring Butterfly: l’incanto primaverile di Van Cleef & Arpels

    Lady Lucky Spring Butterfly: l’incanto primaverile di Van Cleef & Arpels

    C’è una stagione in cui tutto sembra sospeso tra attesa e rinascita: la primavera, fragile e potente, capace di trasformare la natura in un racconto di nuove energie e silenziosa meraviglia. È proprio a questo periodo vibrante di colori che Van Cleef & Arpels ha dedicato nel 2021 la collezione di gioielleria Lucky Spring, che quest’anno si amplia con nuovi pezzi tra cui l’orologio Lady Lucky Spring Butterfly. Un esemplare che è come un dialogo sottile tra materia e immaginazione, tecnica e poesia, alta gioielleria e alta orologeria. È qui che l’intera colleziofinisce la propria identità. Come in un giardino appena sbocciato, coccinelle, fiori di pruno e boccioli di mughetto si intrecciano in composizioni delicate – mentre l’arrivo della farfalla, autentico emblema della Maison, introduce un movimento quasi impercettibile ma vitale.

    La farfalla: un simbolo di Van Cleef & Arpels

    La farfalla, emblema di leggerezza e trasformazione, attraversa la storia di Van Cleef & Arpels dalla fondazione – è proprio del 1906 la prima creazione a tema – ed è rimasta onnipresente nelle collezioni della Maison. Dalle spille Papillon degli anni Quaranta ai sautoir degli anni Sessanta, fino ai quadranti degli orologi degli ultimi vent’anni, la farfalla incarna l’idea di natura lussureggiante, di esuberanza gioiosa. Perfetta espressione della libertà creativa, diventa lo specchio di una femminilità mutevole ed eterea.

    Realistica o stilizzata, arricchita di gemme preziose o di pietre dure dai colori sgargianti, anche a contrasto, per decenni la farfalla è stata il motivo prediletto per le commissioni private, permettendo alla Maison di sperimentare volumi inediti e tecniche d’incassatura sempre più complesse. Come il Serti Mystérieux, l’incastonatura invisibile brevettata nel 1933, che conferisce alle ali riflessi cangianti, effetto seta. Oggi, nella collezione Lucky Spring, la farfalla entra a far parte di un più vasto ecosistema di simboli portafortuna.

    Lady Lucky Spring Butterfly: il tempo diventa racconto

    Il cuore della collezione è l’orologio Lady Lucky Spring Butterfly, dove il tempo si trasforma in narrazione e il racconto prende forma. La cassa da 33 mm in oro giallo racchiude un frame naturalistico composto da tre fiori di pruno in madreperla bianca su più livelli, che creano un rilievo non solo tridimensionale ma realmente scultoreo. Rami in oro lucido e foglie finemente martellate catturano la luce, mentre lo sfondo in madreperla guilloché blu intenso amplifica la profondità visiva.

    A ore 10 circa, un bocciolo di mughetto, contornato da un sottile bordo perlato, rivela un disco di madreperla bianca che riporta l’indicazione delle ore. Nella parte destra del quadrante, invece, i minuti sono indicati da una farfalla smaltata nei toni del blu, che avanza lentamente con le ali spiegate, come sospinta da una brezza invisibile, fino a incontrare un’altra farfalla identica ma con le ali socchiuse. Una volta raggiunta la sua partner, allo scoccare dell’ora, la farfalla torna rapida al punto di partenza, per poi ricominciare il suo percorso.

    Complicazioni e Métiers d’Art

    Il Lady Lucky Spring Butterfly è dunque un esemplare riconducibile alle celebri Complications Poétiques®, esclusiva creazione di Van Cleef & Arpels, in cui il tempo non solo si legge ma si ammira. Animato da un movimento meccanico a carica automatica arricchito da un modulo della complicazione, l’orologio fornisce infatti l’indicazione saltante delle ore nella finestrella a mughetto, mentre lo scorrere dei minuti è riportato appunto per mezzo dell’indice retrogrado a forma di farfalla. Un moto ipnotico che trasforma la misurazione del tempo in una poetica coreografia.

    Alla complessità meccanica fanno da contraltare i mestieri d’arte concentrati sul quadrante: incisione, micro-scultura, intarsio di madreperla, pittura in miniatura – oltre a guillochage, smaltatura e incastonatura… I diamanti taglio rotondo (326 pietre, per un totale di ben 4.65 carati) illuminano infatti l’intera cassa, indici e corona compresi, restituendo una luce delicata, come il primo sole di primavera. Anche il fondello racconta una storia: inciso con motivi vegetali nella parte in oro e decorato con fiori in smalto sul vetro zaffiro, lascia intravvedere la massa oscillante guilloché, a sua volta impreziosita da una farfalla dipinta con la tecnica della miniatura.

    Ancora qualche informazione sul Lady Lucky Spring Butterfly

    Per concludere va detto che il Lady Lucky Spring Butterfly si allaccia al polso con un cinturino blu, in pelle di alligatore lucida dalle grandi scaglie quadrate, completato da una fibbia ad ardiglione e dotato di un sistema di intercambiabilità che ne permette la rapida sostituzione. L’orologio, con questo allestimento, ha un prezzo al pubblico di 104mila euro. Ma esiste anche in una versione di alta gioielleria, con il bracciale in oro giallo interamente tempestato di diamanti. Comunque sia, è importante sottolineare che ogni esemplare è assemblato negli Atelier di Orologeria di Van Cleef & Arpels a Ginevra, dove prende forma una doppia eccellenza, meccanica e artistica. Perché il Lady Lucky Spring Butterfly, in fondo, è proprio questo: una perfetta sintesi del savoir-faire della Casa.


  • Richard Mille RM 07-01 Ceramiche Colorate e la sfida dei diamanti

    Richard Mille RM 07-01 Ceramiche Colorate e la sfida dei diamanti

    Richard Mille porta a compimento la trilogia dell’RM 07-01 Ceramiche Colorate con un’ultima, definitiva versione. Lanciata nel 2021, poi sviluppata nel 2023 con diversi look molto estivi, la collezione torna ora in chiave invernale: o forse dovrei dire “ghiacciata”, immersa com’è in un immaginario fatto di neve e luci crepuscolari. On the rocks, direbbero nel mondo della moda, in riferimento alla presenza dei diamanti che impreziosiscono l’intera cassa. Ed è proprio questo il problema: incastonare i diamanti nella ceramica, dal punto di vista teorico, sembrerebbe una follia. Praticamente impossibile.

    Credo che ai tecnici di Richard Mille sia stata utile la lezione imparata per un’altra variante dell’RM 07-01, l’Intergalactic. Solo che lì i diamanti erano sparsi, quasi buttati a caso (in realtà in posizioni calcolate al micron) nella superficie in Carbon TPT. Qui invece si trovano all’interno della ceramica TZP perfettamente organizzati secondo precise figure geometriche: cerchi, semicerchi, sinusoidi, linee, segmenti, rettangoli (singoli o in successione, quasi a formare uno zigzag). Colpisce, a ben guardare, la dimensione dei diamanti: piccoli, piccolissimi, a loro volta tenuti in sede da ancora più minuscole griffe, o grani. Chiamiamoli così per intenderci, anche se in realtà – lo vedremo poi – sono tutt’altro.

    La ceramica TZP

    Cerchiamo di capire meglio la questione. Di per sé la ceramica è un materiale ostico, difficile da realizzare e da lavorare, che richiede una perfetta maestria dei processi di produzione. Soprattutto quando si tratta di forme complesse come quelle della lunetta e del fondello del Richard Mille RM 07-01 Ceramiche Colorate, che hanno anche bisogno di un lungo processo di rettifica per mezzo di utensili diamantati.

    Devo pure aggiungere che ottenere specifiche sfumature cromatiche – come il rosa cipria, il rosa lavanda e l’azzurro polvere dei tre orologi di Richard Mille – è un’ulteriore sfida tecnica. Le polveri di base, miscelate a ossidi metallici, sono sottoposte a sinterizzazione a pressione: in pratica, invece di cuocere il pezzo per ore, insieme al calore si applica una pressione fortissima per un tempo molto breve, il che “impacchetta” le molecole così densamente da mantenere il colore uniforme. Il controllo della temperatura è fondamentale: uno sballo di pochi gradi farebbe virare per esempio il rosa verso il grigio o il marrone.

    In questo caso si tratta di ceramica TZP, che sta per Zirconio Tetragonale Policristallino, costituita per oltre il 95% da zirconio (ZrO2). La ceramica TZP è un materiale dalle particolari proprietà: è estremamente dura (raggiunge i 1400 Vickers, ben maggiore del valore degli acciai temprati), ed è quindi resistente ai graffi, all’usura, alla corrosione, alla deformazione. Ha infatti una tenacità (la capacità di assorbire energia e di deformarsi plasticamente prima di arrivare alla rottura) superiore a quella dello zaffiro.

    Di contro ha una densità particolarmente bassa (circa 6 g/cm3), ed è perciò molto leggera. Poi è resistente ai raggi UV e rimane del tutto inalterabile nel tempo. Infine è anallergica e biocompatibile – tant’è che viene utilizzata anche in odontoiatria e in ortopedia, per gli impianti dentali come per le protesi ossee.

    L’incastonatura delle gemme

    Bene. Veniamo al problema dell’incastonatura delle pietre preziose nella ceramica. Proprio perché si tratta di un materiale particolarmente duro, non è possibile montarle con metodi tradizionali. I progettisti della ProArt, la fabbrica di Richard Mille dedicata alla produzione di casse in materiali high-tech, hanno quindi dovuto mettere a punto una particolare tecnica, basata sul cosiddetto mitraillage (mitragliamento, in francese). Ovvero l’esecuzione di una serie di micro-fori o cavità in cui alloggiare le gemme, che tradizionalmente è eseguito a mano nel metallo con appositi bulini o piccole frese.

    Qui però, vista la durezza della ceramica, il mitraillage dev’essere effettuato con macchine CNC a 5 assi, che permettono una precisione micrometrica e una perfetta perforazione del materiale. E con pietre così piccole collocate in figure così definite, la precisione è fondamentale. Anche perché in questo caso è impossibile ricavare i grani che serviranno a tenere in sede le pietre (di solito l’incastonatore li scava e li solleva direttamente dal metallo circostante). Di conseguenza, oltre ai fori di alloggiamento delle gemme, bisogna crearne altri – proprio accanto, nell’esatta posizione – che ospiteranno i castoni metallici necessari a bloccare le gemme.

    Basta guardare le immagini della gallery in alto per capire di cosa di tratta: nelle foto si vede chiaramente che ogni foro di diametro più grande, che ospiterà la pietra, è affiancato da due più piccoli. In questi ultimi l’incastonatore inserirà appunto degli elementi microscopici, simili a rivetti o a perni a T, di varie forme, a lama o a cuneo, proprio per assicurare le gemme nella loro sede: realizzati probabilmente in oro, questi elementi “tengono” grazie alla pressione generata dalla loro deformazione una volta collocati nella fessura. Per la forma e la funzione a me hanno ricordato un po’ i chiodi da roccia – solo di dimensioni infinitesimali e privi di occhiello. 

    L’habillage dell’RM 07-01 Ceramiche Colorate 2026…

    Altri diamanti e pietre di colore dal formato ridotto sono poi montati sulla carrure in oro bianco, anche qui posizionati in modo da creare decorazioni geometriche. Nel metallo nobile per eccellenza, chiaramente, l’incastonatura avviene in modo tradizionale – con il mitraillage e la creazione dei grani direttamente nel metallo – senza troppe difficoltà se non quelle create proprio dalle dimensioni delle gemme. E dalla loro quantità, che dev’essere molto elevata.

    Richard Mille non dichiara quante pietre e quanti carati racchiude l’RM 07-01 Ceramiche Colorate. Ma per una volta sarebbe più importante conoscerne il numero, piuttosto della caratura, proprio per avere un’idea del lavoro pazzesco fatto dagli incastonatori e dalla loro pazienza certosina.

    Per passare al display, come nelle versioni precedenti anche i nuovi RM 07-01 Ceramiche Colorate hanno il quadrante decorato da figure geometriche. Sulla piastra di oro rosso 5N rodiato e scheletrato si trovano frammenti di ceramica colorata, applicazioni in gomma tagliata al laser, piastrine in oro bianco tempestate di pavé di diamanti (sempre con pietre piccolissime), archi e segmenti in oro guilloché. Il risultato è un puzzle astratto e coloratissimo – dalle cromie a contrasto -, accentuato anche dal cinturino in caucciù.

    … e il movimento

    Riguardo alla meccanica, vale la pena spendere due parole sul calibro CRMA2 che anima l’RM 07-01 Ceramiche Colorate. Un movimento ormai noto, progettato ad hoc per la famiglia di orologi da donna RM 07-01 e che si ritrova nella stragrande maggioranza dei modelli della collezione. A carica automatica, interamente scheletrato, vanta un’autonomia di 50 ore e numerose caratteristiche costruttive tipiche di Richard Mille. A cominciare da platina e ponti in titanio grado 5 microbillé con trattamento elettroplasma: che – come dichiara la documentazione ufficiale – “conferisce grande rigidità ai componenti e una precisa planarità delle superfici, essenziali per il perfetto funzionamento del treno di ingranaggi”.

    Quindi il bariletto a rotazione rapida, che compie un giro su sé stesso in 5 ore anziché 7 e mezza, il che ottimizza l’erogazione dell’energia della carica in modo costante. Poi, un particolare profilo dei denti delle ruote, che assicura un’eccellente trasmissione della coppia fino al bilanciere. Il bilanciere a inerzia variabile, che consente una regolazione più accurata e migliora le prestazioni cronometriche sul lungo periodo. E ancora il rotore a geometria variabile, che permette di regolarne l’inerzia in relazione al livello di attività di chi indossa l’orologio e quindi di personalizzare l’efficienza della carica. In soldoni, il contenuto tecnico di alto profilo cui il Brand ci ha ormai abituato, ma che è tutt’altro che scontato.

    Ulteriori informazioni

    Per saperne di più rimando al sito di Richard Mille. Ma non posso concludere senza aver fornito le ultime informazioni e la mia opinione. I tre nuovi modelli dell’RM 07-01 Ceramiche Colorate sono realizzati ciascuno in edizione limitata di 50 esemplari (e non poteva essere altrimenti, visto come sono fatti) e sono in vendita a un prezzo di 270mila euro, tasse escluse. Come tutti gli orologi di Richard Mille possono piacere o non piacere – il Brand, si sa, è divisivo… Ma sicuramente presentano un tasso di innovazione degno di nota, coerente con la filosofia del Marchio, sia nell’uso della tradizione sia nell’invenzione di novità tout court. E questo anche i detrattori non possono non riconoscerlo.

  • Ferragamo Charm, fra tendenza e tradizione

    Ferragamo Charm, fra tendenza e tradizione

    Charm in inglese significa fascino, ma anche incantesimo, amuleto. Tant’è che la moda e la gioielleria hanno adottato questo termine proprio per indicare un pendente portafortuna. Per estensione, quindi, si definisce bracciale charm (o à charme, in francese) quel braccialetto su cui si appendono vari ciondoli, cui i più superstiziosi attribuiscono poteri di protezione e buon auspicio. Si tratta, come vedremo, di un gioiello di lunga tradizione, periodicamente riscoperto dalla moda e tornato a essere di tendenza proprio nelle ultime stagioni. Tant’è che per l’autunno-inverno è uscito anche il Ferragamo Charm, che reinterpreta questo grande classico e lo declina in chiave orologiera: cioè con la cassa dell’orologio trasformata in un ciondolo appeso al bracciale. Un charm watch, dunque.

    Gioielli dalle origini aristocratiche

    Dal punto di vista storico, i charm watch vantano nobili precedenti: le cosiddette châtelaine, quelle ricche catene indossate alla cintura – fin dagli esordi del XVII secolo – cui le dame agganciavano oggetti pratici e di vanità: dal kit da cucito (in miniatura) alle scatoline, dal sigillo allo specchietto fino all’orologio, che faceva bella mostra di sé accanto alla chiave di carica. Quando la miniaturizzazione lo rese possibile, venne perfino celato all’interno dei memento mori, ciondoli in materiali pregiati a forma di piccoli teschi o bare, come monito della fugacità della vita.

    Per tornare ai charm bracelet, le loro origini si perdono nella notte dei tempi. Di certo però si sa che conobbero grande successo in epoca vittoriana, quando divennero gli accessori prediletti dall’alta società di tutta Europa. Si racconta, per esempio, che la stessa Regina Vittoria ne ricevette uno in dono dal Principe Alberto per la nascita del loro primogenito, il 24 novembre 1840. Alla sottile catena d’oro era attaccato un piccolo medaglione smaltato, a forma a cuore, cui negli anni se ne aggiunsero altri, uno per ogni figlio successivo fino a raggiungere un totale di 9, diversi per foggia ma ugualmente preziosi.

    Caratteristiche e peculiarità del charm bracelet

    Sì, perché una caratteristica dei bracciali charm è la loro componibilità. Sono gioielli in fieri, in continuo divenire. Si possono costruire nel tempo, con l’integrazione di pendenti sempre nuovi, magari ricevuti in regalo o acquistati durante i viaggi o in occasioni particolari, per ricordare un evento importante o un momento felice. Si prestano quindi a essere personalizzati, come espressione di sé e delle proprie esperienze, quasi potessero narrare il racconto di una vita. Ma possono anche essere monotematici, svilupparsi su un unico tema, sempre diverso e originale. Con infiniti soggetti a disposizione.

    A partire dalle lettere dell’alfabeto, utilizzate per comporre il proprio nome o quello di una persona cara. Oppure le croci: latina, bizantina, greca, di Sant’Andrea, maltese, Tau, ce ne sono in quantità. O i simboli di altre religioni, come il Buddha felice, la parola Om in sanscrito, la Mano di Fatima, l’Occhio di Horus… Poi le monete: antiche, attuali, di civiltà lontane. E ancora gli stemmi araldici, la luna e gli astri, i segni zodiacali, le conchiglie, gli animali esotici, i monumenti celebri, gli accessori fashion… Fino ai talismani veri e propri: il quadrifoglio, la coccinella, il ferro di cavallo, la chiave, lo scarabeo. Senza limiti all’immaginazione.

    Informali ma glamorous

    Fantasiosi, romantici, mistici o ironici, custom-made o preconfezionati, i charm bracelet devono però seguire le regole del galateo, per poter essere indossati nel giusto contesto. Possono vestire il polso da soli o accanto ad altri bracciali, meglio se rigidi e sottili. Donano al look un tocco giovane e disinvolto, e sdrammatizzano outfit e ornamenti cui sono accostati. Per questo sono tassativamente gioielli “da giorno”. Poco adatti alle occasioni più formali, non si addicono affatto alle serate eleganti. Meglio evitarli.

    Lo sapevano bene le signore d’antan, negli anni Trenta come negli anni Cinquanta/Sessanta del secolo scorso – epoche d’oro per i bracciali charm. Onnipresenti nei ritratti delle celebrity e delle dive di Hollywood dell’epoca, sono stati immortalati al polso di Joan Crawford, Gloria Swanson, Marlène Dietrich. E, più tardi, di Liz Taylor e Sophia Loren, Lauren Bacall e Anita Ekberg, Wally Simpson e Jacky Kennedy – tanto per citarne alcune. Segno di stile e soprattutto di glamour, ritornano all’inizio del Nuovo Millennio, sfoggiati da Angelina Jolie, Scarlett Johansson, Madonna, Kylie Minogue. E, su questa linea del tempo, eccoli di nuovo ai nostri giorni.

    Il design del Ferragamo Charm

    Nella versione più attuale, il charm bracelet ha le maglie della catena di grandi dimensioni. Il che permette a ciascun ciondolo non solo di scorrere lungo gli anelli e di creare movimento, ma anche di provocare un sonoro tintinnio, piacevole e allegro. Nel caso del Ferragamo Charm, i ciondoli sono solo due: la lettera F, a ribadire l’identità della Maison, e la cassa dell’orologio. Nulla comunque vieta di aggiungerne altri, a piacere… Ma la particolarità dell’esemplare sta nel design, ben studiato. La cassa, di forma ottagonale, rimanda a quella del Crystal Petite, versione ridotta dell’omonima collezione, cui il formato mignon conferisce un’allure tipicamente gioielliera.

    Non solo. La silhouette ottagonale si ripete anche nella catena fantasia, come modulo costruttivo per i link sfaccettati – tutti uguali – e dall’accentuata geometria. Unico anche il sistema di chiusura del bracciale. Sviluppato sulla base dell’iconico motivo “a gancino”, è lasciato aperto sulle estremità che divergono in senso opposto, quasi fosse un anello contrarié. Così l’elemento funzionale diventa parte integrante dell’ornamento, da cui si distingue per le linee arrotondate. Anche questo dettaglio, in realtà, è ricorrente nelle nuove collezioni di bijoux Gancini, attualmente nel catalogo della Maison.

    Informazioni pratiche

    Realizzato in acciaio IP oro giallo lucido, Ferragamo Charm è un autentico esemplare gioiello, divertente e chic allo stesso tempo. La cassa misura 16 x 21 mm e ospita un movimento al quarzo Swiss made, calibro Ronda 1032. L’orologio è declinato in due versioni: con quadrante in smalto nero e ciondolo lucido; oppure con quadrante soleil, color oro giallo, e la F incastonata di diamanti. Cambiano ovviamente i prezzi: 1.400 e 1.950 euro.

  • Première Galon, la preziosa passamaneria di Chanel

    Première Galon, la preziosa passamaneria di Chanel

    Tra gli orologi-gioiello più divertenti e riusciti delle ultime stagioni, occupa sicuramente un posto in primo piano il Première Galon di Chanel. Un bangle prezioso ed eclettico, che si indossa in modi diversi. Accostato ad altri bracciali rigidi e sottili, a creare una sovrapposizione vistosa e tintinnante, oppure da solo, a catturare tutte le attenzioni. Un esemplare dalla doppia anima: una orologiera, l’altra sartoriale. Perché appartiene alla collezione con cui la Maison ha esordito in orologeria, e allo stesso tempo prende ispirazione da una caratteristica della moda Chanel.

    La collezione Première

    Il Première infatti è stato il primo orologio realizzato dalla Casa, nel 1987. Disegnato da Jacques Helleu, il Direttore artistico dell’epoca, in un certo senso è stato rivoluzionario. Perché ha inaugurato un nuovo modo di intendere l’orologeria da donna, ormai completamente svincolata da quella maschile. Non più una copia in formato ridotto di un modello da uomo, come si usava allora… Il Première è invece una creazione del tutto nuova, dalle proporzioni studiate appositamente per i polsi femminili e ricca di riferimenti alla storia di Gabrielle Chanel e della Maison de mode da lei fondata.

    A partire dalla geometria della cassa. Che rimanda alla forma di place Vendôme, nel cuore di Parigi, luogo dell’anima per Mademoiselle, e anche al tappo del flacone del N°5, il celeberrimo profumo datato 1921, da lei creato con il chimico Ernest Beaux. Per passare al bracciale, una catena gourmette intrecciata a un nastro di pelle. Identico alla tracolla dell’altrettanto celebre 2.55 – la borsa lanciata nel 1955 e diventata un simbolo della Casa. Fino all’abbinamento cromatico, oro e nero, tra i colori preferiti dalla grande couturière. Con i richiami da un lato alla fascinazione per i mosaici bizantini e per il Barocco, e dall’altro alla little black jacket e della petite robe noire da lei inventate.

    Declinato negli anni in innumerevoli versioni – da giorno e da sera, più informali o di alta gioielleria -, il Première rimane però sempre uguale a se stesso. Sostanzialmente immutato, immune al trascorrere del tempo e delle mode. Talmente ben fatto da non aver bisogno di traformazioni, se non qualche piccolo, impercettibile ritocco. Oltretutto tornato in un’edizione fedele all’originale – chiamata proprio Première Edition Original -, nel 2022, in occasione del 35° compleanno, tuttora in collezione. Oggetto del desiderio femminile fin dalle origini, ambito tanto dalle più giovani come accessorio di tendenza quanto dalle più mature come riconosciuto status symbol.

    Il cordino di passamaneria

    Come si intuisce dal nome, però, il Première Galon ha in sé anche un’altra componente. L’ispirazione stavolta proviene dall’artigianalità che si respira nei laboratori di sartoria, dove fanno bella mostra di sé miriadi di bobine di passamanerie, di tutti i tipi. Nell’atelier di Mademoiselle Coco, in particolare, erano gettonatissimi i cordini intrecciati: intessuti, filati o lavorati a maglia, esistevano in tantissime sfumature e infiniti diametri. Si usavano per decorare i profili dei polsi e delle tasche di una giacca, definire l’orlo di una gonna, evidenziare la silhouette di un abito. E in parte si usano ancora.

    Fin qui niente di strano. L’orologeria della Casa della doppia C si è sempre sviluppata attorno alla figura, al mito e alla moda di Gabrielle Chanel. Addirittura, negli ultimi anni, lo Studio de Création Horlogerie guidato da Arnaud Chastaingt ha dato vita a un’intera collezione dedicata. Chiamata proprio Mademoiselle Privé, è composta da esemplari che riecheggiano le passioni, le manie ma anche gli strumenti del mestiere della grande couturière. Basti pensare ai Mademoiselle Privé Bouton o alla più recente capsule Chanel Couture o’Clock, presentata a Watches and Wonders lo scorso anno, per averne conferma.

    Questa volta, invece, il rinvio alla passamaneria, al cordino intrecciato, è in abbinamento con la collezione storica del Première. E sta proprio qui la novità del Première Galon. Un’anomalia, all’interno del catalogo, che permette di intuire la duttilità dell’orologeria Chanel, in grado di acquisire suggestioni ed elementi dal patrimonio storico e di mixarli tra di loro, per ottenere un risultato del tutto nuovo. Credo che sia questo il segreto della creatività, nel mondo delle lancette. La capacità di reinventare continuamente il proprio passato, ribadire la propria identità senza ripetersi.

    Il Première Galon in sintesi

    Nel Première Galon, dunque, i cordoncini di passamaneria si ritrovano nella struttura a torchon del bracciale in oro giallo, dalle superfici lucide o increspate di pietre preziose. Proprio per evocare la quantità di finiture intrecciate esistenti, infatti, l’orologio è sviluppato in tre versioni. La più semplice è interamente in oro giallo lucido, con la lunetta liscia e il quadrante essenziale in lacca nera. Poi c’è una referenza simile, ma impreziosita dalla lunetta ornata di diamanti come i segmenti alternati del bracciale, per un totale di un carato. Infine un esemplare di alta gioielleria, con il quadrante e il bracciale interamente tempestati di diamanti taglio brillante, per un totale di 5.43 carati.

    Riporto ulteriori informazioni tecniche sul Première Galon nelle didascalie in alto. Che accompagnano una ricca gallery in cui si incontrano anche i volti noti delle ambasciatrici della Maison. O meglio delle “muse”, come le chiamano da Chanel, per sottolineare il loro ruolo ispiratore di stili e atteggiamenti. Attrici, cantanti e modelle che confermano la versatilità dell’orologio, adatto a qualsiasi outfit e occasione. Qui termino con il prezzo al pubblico dei tre modelli. Ci vogliono 15.500 euro per la versione più essenziale, ma si sale rispettivamente a 28.300 euro e a 60mila euro per quelle più preziose, incastonate di diamanti. Del resto si tratta di veri e propri orologi-gioiello, oltre che di un pezzo di storia Chanel da indossare al polso.

  • Piaget Sixtie, l’ultimo erede di una lunga tradizione

    Piaget Sixtie, l’ultimo erede di una lunga tradizione

    È tutta al femminile la principale novità presentata da Piaget a Watches and Wonders. Si chiama Piaget Sixtie ed è una collezione a mio parere particolarmente riuscita, perché ha tutto quanto serve per piacere alle donne. L’ho pensato subito, appena l’ho vista sulla carta (anzi, sul monitor), e ne ho avuto conferma al Salone di Ginevra, dove ho potuto toccarla, provarla, sentirla “mia” almeno per qualche istante. Capire quali sensazioni trasmette, una volta indossata.

    Il Piaget Sixtie è un orologio “di forma”, sinuoso e arrotondato. Ha un design nuovo e originale: sei convinta di non averlo mai visto prima, eppure lo percepisci in qualche modo rassicurante, come se ti ricordasse qualcosa del passato. Prezioso ma non eccessivo, sempre mettibile, è un accessorio facile da accostare a qualsiasi stile o look. Intuisci che è il risultato di un processo creativo tutt’altro che improvvisato, che ha alle spalle una lunga esperienza nel segmento degli esemplari da donna. Che sono quanto di più difficile da realizzare, come ben sanno gli esperti del settore.

    Piaget e gli anni Sessanta

    Nel Piaget Sixtie, il riferimento agli Swinging Sixties è già implicito nel nome. In generale gli anni Sessanta e Settanta furono decadi di estrema libertà espressiva – come abbiamo già avuto modo di ripetere più volte su questo sito. L’intera società conosceva un’evoluzione dei costumi e della mentalità: la rivoluzione culturale dei giovani e la liberazione sessuale, la conquista dello Spazio, la fiducia nella tecnologia con l’affermarsi della prima elettronica. Il design plasmava figure geometriche e decise nei nuovi materiali sintetici, l’arte si esprimeva con la Pop Art e l’Op-Art, nella moda imperversavano la minigonna di Mary Quant e gli abiti A-line di Courrèges o Yves Saint-Laurent.

    Anche in orologeria soffiava forte il vento del cambiamento. Come racconta la Maison, Valentin Piaget (1922/2017), nipote del fondatore, colse lo spirito dell’epoca. Inviò a Parigi lo staff di creativi per assistere alle sfilate di moda e riportare idee, tendenze e suggestioni nei nuovi esemplari. L’obiettivo era realizzare orologi-gioiello moderni e informali, in grado di distinguersi nettamente da tutto ciò che era stato fatto fino ad allora. Particolarmente proficua fu la collaborazione con Jean-Claude Gueit (1937/2020), designer visionario in grado di sviluppare esemplari d’avanguardia. Fu sempre lui, tra l’altro, il padre del Polo, dell’Emperador Tourbillon e di altri successi di Piaget… Ma questa è un’altra storia.

    Nacque così la collezione 21st Century, presentata alla Fiera di Basilea nel 1969. Composta da forme e strutture davvero mai viste prima, delineava nuovi modi di indossare il tempo. Quegli esemplari manchette simili a sculture da polso, dalle architetture macro e dai bracciali traforati tipo reti d’oro, e le lunghe collane fluttuanti, i cosiddetti Swinging Sautoir, fatti di catene e ornati di frange, segnarono indelebilmente la storia dell’orologeria. Ad aumentarne il fascino, i quadranti colorati, in pietra dura, il cui spessore era compensato dai movimenti ultrapiatti creati da Valentin – in primis il calibro 9P, un carica manuale di soli 2 mm. E poi c’erano le ardite geometrie della cassa: silhouette ovali o rettangolari, anche sviluppate in orizzontale, ellissi o carré obliqui, trapezi dagli angoli smussati.

    Piaget Sixties in sintesi

    Quasi sessant’anni dopo, è proprio il trapezio – tanto amato da diventare a poco a poco un simbolo stesso della Maison – a dar forma alla cassa del Piaget Sixtie. Femminile nella dimensione, delicato nelle proporzioni, ha la lunetta tempestata di diamanti o decorata da una fine godronatura. Più di un dettaglio, il godron è un elemento di design che lo collega idealmente a un altro modello storico della Manifattura, definito in origine semplicemente con il numero della referenza, 15102, e oggi noto come Andy Warhol. Ma non serve che mi dilunghi oltre: per saperne di più, rimando alla lettura di un’altra pagina del Giornale degli Orologi.

    Andiamo avanti. Mentre l’asimmetria diventa caratteristica distintiva della cassa, sinonimo di personalità e di chic innato, il quadrante è semplice. Argenté, satinato soleil, riporta le lancette a bastone dorate, come i lunghi indici applicati. Una sequenza interrotta però dai numeri romani al 6 e al 12, e dal lettering del logo posto insolitamente al 3. Altro segno particolare: il bracciale. Composto da lunghe maglie trapezoidali, anch’esse dai bordi arrotondati e ancora più accentuati sui profili esterni, è così articolato e flessibile da risultare quasi fluido, quando lo si mette al polso. Ben presente, sempre percepibile, ma “morbido”. Come solo i bracciali montati a mano dai maestri orafi possono essere.

    All’interno, il Piaget Sixtie è animato da un movimento al quarzo, pratico, preciso e affidabile, rigorosamente Swiss made. O meglio, per essere corretta devo dire che è prodotto dalla Manifattura stessa, una delle poche a realizzare “in casa” tutti i propri calibri, non solo quelli meccanici ma anche quelli elettronici. Non bisogna dimenticare, del resto, il ruolo avuto dalla Maison nella storia dei primi movimenti al quarzo. Piaget faceva parte del consorzio del CEH, e contribuì alla messa a punto del Beta 21. A questo proposito, devo almeno citare un altro modello storico, la referenza 14101, la prima a montare appunto l’antesignano dei movimenti al quarzo. Anch’essa con la lunetta godronata…

    Referenze e prezzi del Piaget Sixtie

    La collezione Piaget Sixtie è declinata in quattro esemplari-gioiello (almeno per ora, ma nulla si sa su eventuali estensioni di linea in futuro). Una versione è interamente in acciaio, con la lunetta incastonata di diamanti per un totale di oltre mezzo carato. Quella bicolore, con i godron, è invece in acciaio e oro rosa. Poi ce ne sono altre due interamente in oro rosa, diverse proprio per la lunetta godronata o incastonata di brillanti.

    Variano, naturalmente, i prezzi. Che passano dai 12.100 euro per la referenza in acciaio con diamanti, ai 40.300 euro per la referenza in oro rosa, sempre con diamanti. Una spesa certo non alla portata di tutti, ma coerente con il buon nome e la tradizione della Marca. Già in vendita nelle boutique monomarca, dai rivenditori autorizzati e online, il Piaget Sixtie è uno di quegli orologi per i quali vale la pena sostituire il movimento, una volta che il cristallo di quarzo si è esaurito. Come si fa con i veri esemplari-gioiello.

    Sempre a proposito di orologi-gioiello, a onor di cronaca, devo segnalare anche l’esistenza di modelli speciali, collaterali alla collezione. Nel senso che la Maison ha utilizzato la cassa del Piaget Sixtie per creare alcuni pezzi unici, non sempre riproducibili, di alta gioielleria. Esemplari che rimandano direttamente agli Swinging Sautoir del passato: con il quadrante in turchese, in opale bianco o in radice di rubino, circondati da altre gemme di colore con accostamenti audaci e preziosissimi. Che in più sono anche trasformabili, per indossare l’orologio al polso o la collana senza orologio. Ma in questi casi non parliamo di prezzi, inaccessibili per noi comuni mortali. Qui si entra in un’altra dimensione: quella del sogno…

  • L’orologio Sweet Alhambra, torna l’amuleto di Van Cleef & Arpels

    L’orologio Sweet Alhambra, torna l’amuleto di Van Cleef & Arpels

    Portafortuna preziosi e, al tempo stesso, discreti, da indossare, ammirare e far risplendere. Van Cleef & Arpels arricchisce ancora la “fortunata” (a tutto tondo) collezione Alhambra, contraddistinta dalla forma del quadrifoglio, con minuziose creazioni di gioielleria artigianale che includono anche la misura del tempo. Con il nuovo orologio Sweet Alhambra, l’agata blu e l’oro giallo a motivo guilloché entrano come protagonisti nella linea che – da quando è nata, sul finire dei Sixties – non ha mai smesso di evolversi.

    La fortuna secondo Van Cleef & Arpels

    Il nome rimanda subito alla “cittadella rossa” di Granada, in Andalusia, evocata forse nelle forme arrotondate che ricordano le decorazioni moresche. Ma il significato più profondo è proprio quello di un intramontabile amuleto porte bonheur. Tenendo sempre fede a un gusto rétro, decisamente raffinato, e strizzando l’occhio a una filosofia di vita ben precisa, sintetizzata dalle parole di Jacques Arpels: “Per essere fortunato, devi credere alla fortuna”. Parola di chi sicuramente ci ha sempre creduto. E il rampollo della dinastia di gioiellieri, diventato negli anni Trenta Amministratore delegato della Maison, ne aveva ben donde. Si racconta fra l’altro che spesso raccogliesse quadrifogli dal suo giardino a Germigny-l’Evêque per regalarli al suo staff insieme a una copia della poesia Don’t Quit di Edgar Albert Guest, come invito a conservare sempre la speranza. Va da sé l’idea dei gioielli portafortuna.

    Jacques è il nipote di quella Estelle che con il matrimonio con Alfred Van Cleef diede vita alla Maison parigina. Una storia d’amore tra un uomo e una donna, così come tra le pietre preziose (di cui il padre di Estelle era commerciante) e l’oro (Alfred era figlio di un artigiano orafo e broker di diamanti). Tra le creature più floride della loro discendenza c’è proprio la collezione Alhambra®, lanciata nel 1968 con il caratteristico motivo del quadrifoglio, rimasto nei decenni una vera e propria icona di fortuna, contesa (anche) tra star e nobildonne. Da François Hardy a Romy Schneider, da Grace Kelly a Charlene di Monaco, fino alle Royal Windsor (la regina Camilla e la principessa Cate in primis), dive e divine di ieri e di oggi si mostrano al pubblico di frequente con le creazioni Alhambra, portate con disinvoltura in parure.

    Il tempo dell’Alhambra

    In realtà non sappiamo quanta fortuna sia arrivata a chi ha indossato secret watch o pendenti quadrilobati. Possiamo solo immaginarlo. Intanto, è certo che la collezione ha rinnovato il modo in cui le signore indossano l’orologio, nonché quello in cui guardano l’ora. Un rinnovamento che, come spesso capita, parte dal passato. In questo caso, rievoca il tempo in cui gli orologi non si addicevano alle mise femminili. Gli storici hanno spiegato che lo stesso gesto di guardare l’ora era considerato di cattivo gusto. Per questo, le lancette venivano nascoste all’interno di oggetti preziosi, che tutto sembravano fuorché orologi. Da lì la moda dei secret watch, sempre perpetuata nel tempo dalla Casa parigina in una serie di varianti.

    Ma non c’è limite alla fantasia, e nemmeno alla maestria. Infatti, dopo le numerose edizioni di esemplari a segreto anche in forma di sautoir (collane con pendenti, che custodiscono orologi), quest’anno è tornato il classico orologio Sweet Alhambra, un esemplare-gioiello dell’omonima collezione lanciata nel 2019. Una sequenza ininterrotta di quadrifogli in agata blu e in oro giallo guilloché, alternati, al centro dei quali un elemento poco più grande ospita le lancette, animate da un lillipuziano movimento elettronico. Una doppia file di perline che incornicia il quadrifoglio richiama i codici estetici della collezione Perlé e sottolinea il savoir-faire della Maison, che assembla e regola a mano ogni singolo componente dei suoi preziosi. Quindici, per l’esattezza, i passaggi che gli artigiani fanno per la realizzazione di ciascun orologio-gioiello della collezione, a partire dalla selezione delle pietre grezze.

    Sweet Alhambra e Vintage Alhambra

    In particolare l’agata blu, apparsa per la prima volta nella collezione Alhambra nel 1989, una varietà di calcedonio traslucido. Il colore intenso, la durezza 7 nella scala di Mohs e la naturale luminosità la rendono perfetta per essere intagliata, scolpita e lucidata, anche se la struttura microcristallina richiede capacità e competenze. Le lievi differenze cromatiche fra i diversi pezzi sono armoniosamente composte in successione dai maestri artigiani di Van Cleef & Arpels, che se ne servono per dare personalità e unicità a ciascun gioiello. Mentre la lavorazione guilloché appartiene alla grande orologeria di tradizione: la Maison la utilizza nei suoi esemplari fin dagli anni Dieci del secolo scorso, e poi dagli anni Trenta la applica anche ai vanity case e agli altri accessori tipicamente femminili: portacipria, minaudière, nécessaire… In tempi più recenti, esattamente nel 2018, entra a far parte della linea Alhambra.

    Ma l’orologio Sweet Alhambra non è l’unica novità a interpretare l’audace accostamento materico. Lo si ritrova anche nell’anello reversibile Vintage Alhambra, presentato nel 2023 e quest’anno declinato in una nuova versione. Basta un gesto per far ruotare il corpo dell’anello su se stesso e mostrare da un lato l’agata blu e dall’altro il guillochage impreziosito da un diamante. Del resto, materiali, funzionalità e dimensioni non hanno mai smesso di dare dinamismo alla collezione Alhambra. Forse è questo il segreto della longevità e del successo della famiglia di gioielli. Allora, che scegliate l’anello reversibile Vintage Alhambra, l’orologio Sweet Alhambra, il pendente o la coppia di orecchini coordinati, poco importa. Questo “dolce” regalo (alla vostra lei, o a voi stesse) porterà un’intramontabile allure sofisticata e – chissà – un briciolo di fortuna. Che non guasta mai.

  • Ferragamo Secret Precious. Sempre più orologio-gioiello

    Ferragamo Secret Precious. Sempre più orologio-gioiello

    Una promessa è una promessa. Non solo se sullo schermo c’è Arnold Schwarzenegger, protagonista di quella pellicola del 1996 diretta da Brian Levant intitolata Jingle All the Way che, nella versione italiana, diventò appunto Una promessa è una promessa. A tenere fede agli impegni presi, come sempre, è la Maison Ferragamo. Questa volta si tratta dell’estensione della collezione di orologi Ferragamo Secret, con quattro varianti super-preziose e perciò chiamate proprio Ferragamo Secret Precious.

    I precedenti storici

    Le novità arrivano, come previsto, ad appena una stagione di distanza dal lancio della linea con cui Maximilian Davis, giovanissimo direttore creativo di Ferragamo, ha reinterpretato in chiave contemporanea i cosiddetti “orologi a segreto”.

    Accessori femminilissimi dal fascino senza tempo, con un gusto rétro che richiama l’epoca in cui – in certe occasioni – controllare l’orario era ritenuto un gesto disdicevole per una signora. E, quindi, l’esigenza di sbirciare le lancette di nascosto era il pretesto per indossare minuziose opere di alto artigianato, che abbinavano l’estetica discreta a ingegnosi meccanismi. 

    I Ferragamo Secret si sono imposti sul mercato riprendendo quell’idea. Seppure le esigenze e le abitudini delle donne siano radicalmente cambiate nel tempo, l’hanno declinata in un accessorio modernissimo che ben si adatta a occasioni, look e personalità diverse. Non solo nelle serate mondane, ma dalla mattina alla sera.

    Ferragamo Secret Precious in tante referenze

    A strizzare l’occhio alle grandi occasioni sono le nuove versioni, che impreziosiscono ulteriormente questo esemplare dai nobili natali. Certo, Ferragamo Secret Precious rimane fedele a sé stesso: un bracciale tipo Jubilée che nasconde all’interno un movimento al quarzo di fabbricazione svizzera. Ma, come si evince dal nome, la collezione si amplia in chiave gioiello.

    Innanzitutto adotta una varietà di quadranti in pietra dura: madreperla, lapislazzuli, malachite o agata rossa. E poi si veste di pietre preziose. La versione in madreperla è tempestata da 188 diamanti taglio brillante per un totale di 0.85 carati. Gli altri esemplari sono decorati con 32 diamanti pari a 0.96 carati, più due baguette in tinta: zaffiri blu, smeraldi o rubini.

    Seppure arricchito dalle gemme, alla prima occhiata il protagonista resta il bracciale a cinque maglie, su cui è inciso il logo Ferragamo in verticale. Però, basta una leggera pressione sulla cassa per far apparire a sorpresa il mini-quadrante, che poi scompare dietro lo sportellino, con la lieve spinta di un dito.

    Per concludere

    «Ferragamo Secret è un orologio unico, definito da un equilibrio impeccabile di eleganza e precisione. È un oggetto del desiderio, emozionante ed enigmatico, che nasconde la sua vera natura come un gioiello raro e prezioso», ha commentato Maximilian Davis. Suo il merito di reimpastare 96 anni di stili, dettagli e innovazioni custoditi nell’Archivio Ferragamo con una creatività transgenerazionale, che piace praticamente a tutt∍.

    Se cercate i nuovi modelli Ferragamo Secret Precious li trovate nelle boutique monomarca, sul sito internet della Casa e in una selezione di retailer specializzati in tutto il mondo. Una chicca: potete anche personalizzare il vostro esemplare richiedendo l’incisione di una scritta (un messaggio, una dedica, una data) all’interno del pannello.

  • Le Temps du Lion, Chanel e il grande felino di Mademoiselle Coco

    Le Temps du Lion, Chanel e il grande felino di Mademoiselle Coco

    Tra le novità presentate da Chanel all’ultimo salone di Watches and Wonders Genève, la primavera scorsa, si trova una collezione di orologi simbolica: Le Temps du Lion. Simbolica in quanto fa riferimento all’animale feticcio di Gabrielle Chanel. Una figura ricorrente nell’orologeria della Casa attraverso numerose creazioni d’alta gamma, come per esempio le cosiddette montre-à-secret dei Mademoiselle Privé Lion. Nel caso della linea Le Temps du Lion si tratta invece di cinque esemplari-gioiello. Realizzati con la preziosa manualità dei mestieri d’arte, interpretano il re della foresta secondo le pose e le fogge di modelli celebri. Ma andiamo con ordine.

    Il Leone secondo Mademoiselle

    Il Leone era il segno zodiacale di Gabrielle Chanel, che era nata il 19 agosto. Il suo credo nell’astrologia la portava a vedere nel Leone un simbolo dal valore protettivo. E nel proprio personale carattere i riflessi della costellazione celeste: la forza, l’istinto, la generosità, la determinazione… Ma il Leone le ricordava anche Venezia, città in cui aveva soggiornato nei primi anni Venti insieme all’amica Misia Sert, in un periodo particolare della sua vita. Quel viaggio influì notevolmente sulla creatività e sul suo lavoro. La ricchezza storica della Serenissima, la bellezza degli scorci architettonici, la sontuosità dei mosaici bizantini provocarono in lei suggestioni così forti da diventare un’infinita fonte di ispirazione. E il Leone, l’emblema di San Marco onnipresente fra i ponti e i canali, finì per rappresentare non solo una figura benevola e portafortuna, ma anche un nume tutelare.

    Tant’è vero che anni dopo, tornata a Parigi, Mademoiselle Coco ancora si circondava di oggetti e raffigurazioni del grande felino. Il suo studio al 31 di rue Cambon, tuttora immutato al secondo piano sopra la boutique, è zeppo di suppellettili e complementi d’arredo a forma di leone. In ottone, in pietra, in cristallo di rocca, in tanti materiali e in tutte le dimensioni, il leone fa capolino in ogni dove, spesso in coppia (per amor di simmetria). Non solo: lo si ritrova anche nella moda. Le giacche dei suoi famosissimi tailleur in tweed con i profili di passamaneria avevano spesso i bottoni lavorati a sbalzo con la testa del leone. Piccoli gioielli dorati, così splendenti che – si racconta – sui set fotografici dei servizi di moda li si doveva sporcare un po’, tanto erano abbaglianti di fronte all’obiettivo.

    Una collezione preziosissima

    Tutto questo deve essere stato ben presente nella mente di Arnaud Chastaingt e dei progettisti dello Studio de Création Horlogerie Chanel, quando hanno ideato la collezione Le Temps du Lion. Costituita appunto da cinque pezzi – tre lunghe collane, o per meglio dire sautoir, e due grandi bracciali rigidi -, allude a precedenti reali, facili da individuare nella vita privata di Gabrielle Chanel o nella sua amata Laguna. I cinque esemplari presentano i colori più rappresentativi della Maison: bianco, nero e oro. E sono tutti animati da piccoli ma precisi movimenti al quarzo Swiss made, necessari soprattutto per questioni di dimensione, di spazio limitato destinato alla meccanica. Soprattutto, i cinque orologi della collezione Le Temps du Lion sono tutti rigorosamente in tiratura limitata di 10 esemplari ciascuno, proprio perché realizzati con materiali preziosi, alte carature e un lavoro artigianale certosino.

    Sono stati infatti realizzati negli atelier Chanel in place Vendôme a Parigi, dove gli artigiani più esperti e competenti nelle diverse tecniche dei métiers d’art creano le collezioni di alta gioielleria della Casa. Come gli incisori, capaci di realizzare autentiche sculture in 3D forgiate nell’oro. Oppure gli incastonatori, che con perizia e inesauribile pazienza montano a mano, una a una, gemme di ogni peso e taglio. Per la collezione Le Temps du Lion i maestri parigini hanno lavorato per mesi a stretto contatto con i tecnici dello Studio per sviluppare modelli in cera, in scala 2:1, e mettere a punto ogni dettaglio, ogni espressione dei diversi leoni. E, dopo la fusione, rifinire a mano i pezzi con le operazioni di lucidatura e satinatura, per poi procedere con le pietre preziose.

    I sautoir Le Temps du Lion…

    A partire dal Sautoir Lion Medaillon, un gioiello d’impronta Art Déco – un periodo artistico vissuto in prima persona dalla grande couturière. La lunga collana aperta è composta da due cordoncini simmetrici di fili d’oro giallo intrecciati, arricchiti da diamanti, boule d’onice sfaccettate a mano e tubicini in onice, oro e diamanti. Al centro spicca un medaglione con la testa del leone sempre in oro e diamanti, la cui costruzione ha rappresentato un’autentica sfida tecnica. È fatto di diversi componenti assemblati tra loro, ma non mostra alcuna vite né meccanismo. Rifinito da una fascia d’onice e da un giro di diamanti, rivela un piccolo quadrante sul lato posteriore. E nasconde in modo ingegnoso il sistema di rimessa all’ora, con un pulsantino invisibile a ore 6.

    Anche il Sautoir Lion Cristal guarda all’Art Déco, ma deriva direttamente dalle “gocce” di un lampadario di cristallo che arreda l’appartamento di Mademoiselle. La testa del leone, scolpita nell’oro, si trova infatti incastonata su un pendente in cristallo di rocca. L’orologio si trova in una minuscola cassa, con il fondello incastonato da un diamante taglio princess, circondato da segmenti in cristallo di rocca. Qui la difficoltà maggiore sta proprio nel taglio e nella lavorazione delle gemme naturali, una varietà di quarzo (quarzo ialino), incolore e trasparente, che è stato trasformato in un prisma sfaccettato dalla punta piramidale e in piccoli elementi decorativi. La collana è una sottile catena in oro giallo, punteggiata di diamanti taglio brillante e canottiglie in cristallo di rocca.

    Invece il Sautoir Lion Assis si rifà al Leone del Pireo: la maestosa statua in marmo bianco dell’antica Grecia posta – insieme ad altre tre – all’esterno del portale all’Arsenale di Venezia. Anche in questo caso, il ciondolo a forma di leone è scolpito nell’oro giallo e impreziosito da diamanti. La fiera siede orgogliosa su un piedistallo in onice, profilato da cordoncini in oro e diamanti baguette, che cela l’orologio. Alla base rivela il quadrante laccato. Sempre in oro giallo la collana, tempestata di diamanti taglio brillante, perline d’onice sfaccettate e cilindretti in onice, oro e diamanti. Anche qui il problema era inserire il movimento nella cassa/piedistallo e trovare un sistema per la rimessa all’ora. La soluzione? Posizionare, fra le baguette di diamanti, una baguette d’oro bianco che funge da pulsante. Basta un piccolo tocco con un dito nel punto preciso per spostare le lancette.

    …e i bracciali a manchette

    Per passare al bracciale a manchette Lion Secret. Il riferimento è di nuovo nell’appartamento parigino: la scultura di un possente leone con la zampa appoggiata su una sfera, simbolo di potere e protezione, presente in vari angoli del salone/biblioteca, riprodotta in marmo o in bronzo dorato. Lo Studio di M.Chastaingt ne aveva già tratto ispirazione per il Lion Astroclock. Qui è invece tramutata in un bassorilevo in oro, stagliato su uno sfondo d’onice, la palla sostituita da un brillante. All’interno racchiude l’orologio con la lunetta incastonata di brillanti e il quadrante laccato dall’effetto matelassé. La forma ottagonale del bracciale ricorda invece il tappo del flacone del N° 5. I problemi realizzativi posti da questo esemplare sono stati principalmente due. Uno, il peso del bracciale oversize, risolto rivestendo l’interno di titanio annerito. E poi la finitura delle ampie superfici di metallo, che hanno richiesto 35 ore di lavoro.

    Infine, per concludere la serie de Le Temps du Lion, il bracciale à manchette Twin Lion. Che interpreta il tema del contrarié, un classico della gioielleria, con l’inedito felino. Notevoli per simmetria e realismo, le teste del leone in oro e diamanti guardano in due opposte direzioni e sovrastano due diamanti taglio smeraldo. Per assicurare maggiore leggezza e comfort al polso, anche in questo caso il bracciale è in oro e titanio annerito. L’orologio è integrato alla base del bracciale, proprio nel punto in cui si trova il sistema di apertura. I tecnici hanno perciò dovuto mettere a punto un sistema che permettesse al lato destro del bracciale di ruotare sul proprio asse, verso destra o sinistra, così da poterlo indossare. La lunetta profilata di diamanti è quindi divisa in due, mentre il quadrante è interamente in pavé di brillanti.

  • Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Lanciato lo scorso anno e diventato subito un best-seller, l’orologio femminile per eccellenza della Casa della Clessidra Alata torna in versione preziosa. Ecco i Mini DolceVita in oro: quattro modelli con la lunetta lucida o incastonata di diamanti, il bracciale dai link a lingotto oppure il cinturino in pelle. Comunque bcbg

    Tra bien vivre e Art Déco

    Kate Winslet come Anita Ekberg: chioma bionda, abito nero attillato, sullo sfondo Fontana di Trevi. Quel déjà-vu lanciava la versione bicolore di una storica collezione Longines: DolceVita. Una dozzina d’anni dopo, l’autunno scorso, il testimone passava a Jennifer Lawrence. La nuova ambasciatrice della Casa, a New York per il lancio del nuovo Mini DolceVita, dichiarava: «DolceVita mi fa ovviamente pensare a Mastroianni e a tutta l’estetica, anche cinematografica, di quell’epoca irripetibile. Ma mi fa anche pensare a cosa voglia davvero dire vivere bene: ovvero apprezzare il momento, assaporare appieno le cose, godere ogni istante». 

    Di decennio in decennio, da Roma a New York, e ovunque nel nostro mondo, la pellicola di Fellini resta riferimento iconografico di una femminilità ricercata e sofisticata. Proprio come la collezione di orologi con cui Longines da un lato strizza l’occhio all’epoca del bien vivre e dall’altro all’Art Déco. Le geometrie tipiche di quel periodo restano infatti riconoscibili nella cassa “di forma” del DolceVita. L’orologio, d’altronde, nasce nel 1997 su ispirazione di un modello del 1927, conservato negli archivi di Sant-Imier.

    Nel volgere di due giri del Sole attorno alla Terra, il DolceVita diventa un modello di punta della Maison. Che, nel frattempo, ha fatto suo lo slogan Elegance is an attitude. Si può dire che su quel dettato stilistico siano stati plasmati i Mini DolceVita, che affinano in dimensioni ridotte, con un quadrante quasi quadrato (in realtà rettangolare), l’essenza della collezione. Il risultato è un accessorio inequivocabilmente femminile o, come direbbero i colleghi della moda, ladylike. Da signora perbene, elegante e con un deciso gusto rétro.

    I Mini DolceVita in oro

    A un anno da quel lancio, la collezione Mini Dolcevita si arricchisce di altre quattro referenze, tutte in oro giallo o rosa. Il non plus ultra dell’eleganza. Sono veri e propri gioielli le due versioni di punta, realizzate interamente nel metallo prezioso, con il quadrante incorniciato da quasi mezzo carato di diamanti Top Wesselton e il bracciale composto da 106 maglie, dalla forma in 3D simile a un lingotto o a un cioccolatino, sfalsate e finemente assemblate. Avvolgente, flessibile, confortevole, abbraccia in modo consistente anche i polsi più esili. Più sobrie ed essenziali, le due referenze senza diamanti hanno sempre la cassa in oro (giallo o rosa), ma si indossano al polso con un cinturino in pelle di alligatore, nero e mat, dotato di un pratico sistema di intercambiabilità. Il che permette di personalizzare l’orologio seguendo il mood o l’occasione.

    In tutti i nuovi Mini DolceVita in oro, il quadrante argenté riporta una decorazione guilloché flinqué, con delicati motivi lobati, incisi a rilievo. L’ora (regolata da un movimento al quarzo rigorosamente Swiss made) è segnata dalle lancette a gladio in acciaio azzurrato, che si muovono tra i numeri romani dipinti di blu e la classica minuteria a chemin-de-fer nera. I piccoli secondi sono scanditi all’interno di un quadrantino ausiliario a ore 6, anch’esso circondato da una cornice nera ma decorato da un motivo di segmenti paralleli, effetto piramide. Un’estetica, quindi, che rende omaggio alla tradizione, immune dalle mode più effimere ma perennemente attuale.

    In sintesi

    Dimensioni minute, forme geometriche, lusso discreto, gusto senza tempo: i nuovi Mini DolceVita in oro confermano l’essenza dello chic Longines. Che ammicca a una femminilità sofisticata, mai gridata né fuori posto. Proprio come un raffinato gioiello, classico e intramontabile. I Mini DolceVita in oro sembrano infatti fuoriusciti, rinnovati, dal cassettone della nonna. E destinati alle nipoti di oggi.

  • La collezione Marine di Breguet si veste di oro e diamanti

    La collezione Marine di Breguet si veste di oro e diamanti

    Oro e diamanti sono sempre stati simbolo di ricchezza e potere, anche in orologeria. Per tutto il secolo scorso, però, le pietre preziose sono state una prerogativa quasi assoluta degli esemplari femminili. Il discrimine è caduto attorno agli anni Dieci del nuovo Millennio, quando anche gli orologi maschili hanno cominciato a sfoggiare diamanti taglio baguette. E, di questi tempi che vogliono annullare le differenze di genere, la tendenza è ormai assodata. Lo dimostrano anche i due nuovi modelli che ampliano la collezione Marine di Breguet.

    Il Breguet Marine 9518, dedicato alle signore, è un “solo tempo” con datario, con cassa e quadrante impreziositi da diamanti. Il Breguet Marine Chronographe 5529 punta invece al cuore dell’uomo che, nell’abbinamento di un movimento cronografico con oro e pietre preziose, individua il modo migliore per esprimere la propria personalità.

    Sono due esemplari importanti, di alta orologeria, entrambi con movimento di manifattura e radici profonde nello spirito creativo della Maison di L’Abbaye. La collezione Marine di Breguet, nata nel 1990, esprime infatti, attraverso le tante complicazioni a catalogo, tutto il know-how che Abraham-Louis Breguet, fondatore della Manifattura e padre del tourbillon, mette a disposizione di chi naviga e ama il mare.

    Il Breguet Marine in versione lady

    Il Breguet Marine 9518 è disponibile in due varianti: l’una con quadrante blu, l’altra argenté, ambedue con effetto a raggi di sole (finitura soleil). Per il resto le due referenze (9518ST/YD/S80/D001 e 9518ST/1D/S80/D001) sono identiche. Fondano su una cassa da 33,8 mm di diametro, una lunetta impreziosita da 50 diamanti taglio brillante, per un totale di 1,16 carati, e un bracciale in acciaio. Altri otto diamanti, sempre taglio brillante, fanno da indici, per ulteriori 0,09 carati.

    A ore 12, 3 e 9 ci sono invece i numeri romani applicati, coerenti allo stile della famiglia Marine, riempiti di materiale luminescente per poter leggere l’ora anche al buio. Lo stesso che riempie i cerchi tipici delle lancette à pòmme evidée, universalmente conosciute come “lancette Breguet”. A ore 6 si trova invece il datario a finestrella, con numeri bianchi su sfondo blu (per la variante con quadrante blu) e neri su sfondo bianco (per la versione con quadrante argenté). Da notare che il contrappeso della lancetta centrale dei secondi riporta il simbolo B (Bravo) dell’alfabeto fonetico della nautica.

    Capovolgendo l’orologio si scorge infine il movimento a vista, con il rotore di carica in oro bianco 18 carati lavorato a mano. Trattasi del calibro di manifattura Breguet 591A, composto da 188 elementi e 25 rubini. Con il silicio a farla da padrone per quanto riguarda la spirale del bilanciere, l’àncora e la ruota di scappamento (in casa Breguet raramente si fa eccezione), lavora a 28.800 alternanze l’ora (4 Hz). Il fondello, in zaffiro sintetico come il vetro anteriore, è fissato alla cassa da sette viti, l’impermeabilità è di 5 atmosfere.

    Un magnifico gioco di colori

    L’eleganza del Breguet Marine 9518 è evidente sin dal primo sguardo. Occupano un ruolo di primo piano i diamanti con taglio brillante della lunetta, i quali – grazie anche alla finitura soleil del quadrante – sembrano un tutt’uno con quelli applicati agli indici. A dare armonia alla vista d’insieme ci pensano poi le spallette della corona di carica, asimmetriche e a forma d’onda marina. La carrure dell’orologio riprende le scanalature tipiche del mondo Breguet, che da un lato rendono il Marine 9518 più dinamico, dall’altro ne esaltano la manifattura.

    Tenendolo fra le dita e guardandolo nelle giuste condizioni di luce, si apprezza il “fuoco” di ciascun diamante. Ossia quel magnifico gioco di colori prodotto dall’elevato indice di dispersione che caratterizza la preziosa gemma. La luce bianca infatti, attraversando ogni pietra, viene scissa nelle diverse lunghezze d’onda che la compongono (ciascuna corrispondente a un colore dello spettro visibile), restituendo un effetto ottico unico. Più di tante parole, sarebbe opportuno verificarlo con i propri occhi: e andare da un concessionario Breguet, se non direttamente nella boutique milanese. Il prezzo, per chi fosse interessato, è di 29.800 euro.

    Il Breguet Marine Chronographe 5529

    Con il modello 5529, declinato a sua volta in quattro varianti, si entra di diritto nell’Olimpo dell’orologeria. I nuovi Marine Chronographe 5529 arricchiscono l’offerta dei cronografi della collezione Marine di Breguet riprendendo i codici tipici della Manifattura. L’oro – bianco (per le referenze 5529BB/YD/5WV/D0 e 5529BB/YD/9WV/D0, che si differenziano per il materiale del cinturino), o rosa (per le 5529BR/YD/5WV/D0 e 5529BR/YD/9WV/D0, idem) – regna sovrano. Rappresenta infatti il materiale con cui sono realizzate la cassa, i quadranti, le lancette e la massa oscillante del movimento meccanico a carica automatica.

    A queste si abbinano cinturini in caucciù di colore blu scuro, oltre a quelli “classici” in pelle di alligatore, quasi a voler ricordare che si tratta comunque di orologi dal carattere sportivo. Lo sottolineo perché, pur rivolgendosi al pubblico maschile (il diametro cassa di 42,3 mm non tradisce), la presenza massiccia di diamanti con taglio baguette eleva i nuovi Marine Chronographe al mondo dell’eleganza e della preziosità.

    Qui si trovano infatti ben 90 diamanti sulla lunetta, per un peso complessivo di 3,62 carati, accanto agli 8 applicati agli indici (0,24 carati). Le spallette della corona a vite, a forma d’onda, viste sul Breguet Marine 9518, qui fanno posto ai due pulsanti del cronografo: quello superiore convesso, quello inferiore concavo. Ancora una volta l’intento è quello di ricordare le onde del mare.

    Onde marine stilizzate appaiono anche nella parte centrale del quadrante e nei tre contatori (ore e minuti crono, secondi continui). La lavorazione guilloché dell’oro è naturalmente artigianale. Le lancette centrali riprendono in toto gli stilemi del Breguet Marine 9518. Il datario è tra le 4 e le 5.

    Un movimento con rotore a forma di timone

    ll calibro Breguet 582QA è invece più complesso. Con 346 componenti e 28 rubini, si avvale di uno scappamento ad àncora in linea inversa con anse e spirale in silicio. Bellissima infine la massa oscillante a forma di timone (con quattro razze), trattata nelle parti periferica e centrale con Dlc nero (Diamond Like Carbon). Si tratta di un rivestimento in carbonio amorfo che riproduce al tempo stesso la durezza del diamante e la facilità di scorrimento della grafite.

    Senza addentrarci in questioni di cristallografia, vi ricordo che il diamante e la grafite sono due varianti polimorfe dello stesso elemento chimico: il carbonio. Sono in pratica due minerali con la stessa composizione chimica, ma differente struttura cristallina (sistema cubico per il primo, esagonale per la seconda). Il prezzo delle quattro referenze del Breguet Marine Chronographe 5529 non è alla portata di tutti: 142.700 euro

    Qualcosa in più

    È un approfondimento a mio avviso utile, visto che per entrambe le new-entry della collezione Marine di Breguet ho parlato di oro e diamanti, citando i carati. Oro 18k, oro 22k, diamante da 0,6 ct e via dicendo. Ma cos’è il carato? È bene fare chiarezza perché il significato del termine cambia drasticamente se usato in riferimento all’oro (o più in generale ai metalli preziosi) o alle pietre preziose.

    Nel primo caso, indica la purezza della lega d’oro su una scala 24/24 (oro puro). In gioielleria infatti l’oro non è usato allo stato puro, ma in abbinamento, in proporzioni variabili, ad altri metalli. La quantità di oro presente nelle leghe si esprime appunto in carati. L’oro 18k prevede per esempio 750 grammi d’oro su 1.000 grammi di lega complessiva. L’oro 22k invece 916,667 grammi d’oro su 1.000 grammi di lega complessiva.

    Quando invece il carato è chiamato a definire una pietra preziosa, di quest’ultima indica il peso. Un carato è infatti pari a un quinto di grammo (0,2 grammi). Un diamante quindi da mezzo carato è un diamante che pesa 0,1 grammi. Uno da cinque carati pesa un grammo (1 g). Perciò la lunetta del nostro Breguet Marine 9518 esibisce 50 diamanti per un peso complessivo di 1,16 carati ossia 0,232 grammi. Sembra poco ma non lo è.

    Una considerazione storica

    La scritta – Horloger de la Marine – che invece campeggia sui fondelli dei due nuovi modelli (e dell’intera collezione Marine) ci dà la misura dell’importanza che Abraham-Louis Breguet e la Manifattura da lui fondata rivestono a livello storico. Date le sue straordinarie capacità di orologiaio, innovatore e inventore, il 27 ottobre 1815, Abraham-Louis Breguet riceveva da Luigi XVIII di Francia il titolo di Horloger de la Marine Royale, il più prestigioso che un orologiaio potesse a quei tempi conseguire. Stava a significare che alla Maison Breguet era riconosciuto il ruolo di fornitore ufficiale di orologi per la Marina Militare del Regno di Francia (Marine Royale). In pochi possono vantare così tanto.    

  • Pink Edition: il rosa secondo Chanel

    Pink Edition: il rosa secondo Chanel

    Non solo bianco o nero: anche il rosa è un colore Chanel. Nella moda come in orologeria. Nel mondo delle lancette firmate dalla doppia C, il rosa ha già fatto qualche fugace apparizione in alcune edizioni limitate. Per esempio nei J12 Tourbillon Joaillerie del 2005, nel J12 42 mm del 2007 o nel J12 Chronographe Joaillerie del 2009, tutti con la lunetta incastonata di zaffiri rosa; o ancora nel 2016 con il Première Rock, corredato di bracciale a triplo giro la cui tipica catena era intrecciata a un nastro di pelle fucsia.

    Ma quei precedenti non sono nulla in confronto alla nuova Pink Edition: una capsule collection di quattro esemplari alto di gamma, accomunati da una particolare sfumatura di rosa. Due J12 e due Boy∙Friend, per essere precisi: la prima coppia modulata su armoniose cromie in ton-sur-ton e la seconda dominata da un total look rosa deciso. Comunque risultato delle sinergie fra le tante maestranze che concorrono alle creazione degli orologi della Maison.

    Un lavoro di squadra

    Prima di tutto il team di progettisti guidati da Arnaud Chastaingt, lo Studio de Création Horlogerie de Chanel che non solo li ha ideati ma ne soprintende la realizzazione. Poi gli artigiani specializzati che lavorano per gli atelier di G.F. Châtelaine, ovvero la manifattura di Chanel a La Chaux-de-Fonds, con i suoi maestri orologiai e incastonatori. Per arrivare ai fornitori esterni, dai tecnici che fabbricano il vetro zaffiro fino ai pellettieri che producono il cinturino. Un lavoro di sinergie, coordinate per comporre l’immagine coerente degli esemplari della Pink Edition.

    Tratto comune ai quattro esemplari è proprio la nuance di rosa, che nei J12 si ritrova solo nei dettagli, mentre è più diffusa nei Boy∙Friend. Un rosa carico, caldo e pastoso, che potrebbe ricordare il rosa Barbie, protagonista del film di Greta Gerwig con Margot Robbie – “musa” di Chanel –, ancora impresso nell’immaginario collettivo a distanza di mesi dall’uscita. Ma non è così. In realtà si tratta di un colore che affonda le radici nella storia della Maison e rimanda alla figura di Mademoiselle Coco. Come sempre, del resto, nell’orologeria Chanel.

    Rosa Chanel

    Il riferimento, evidente per chiunque abbia un minimo di familiarità con lo stile della grande couturière, è ai celebri tailleur di tweed – declinati in tanti colori pastello, comprese tutte le sfumature di rosa: dal confetto al cipria, dal lilla al lampone. Inventato già negli anni Venti, ma diventato celebre dal 1956, dopo il ritorno sulle scene fashion di Mademoiselle, il tailleur divenne simbolo di status sociale e di femminilità indipendente. Lo sfoggiavano tutte le dive e divine dell’epoca: Romy Schneider, Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot, Marilyn Monroe…  

    Anche se il tailleur rosa più famoso fu quello di Jacqueline Kennedy, che lo indossava a Dallas il 22 novembre 1963, il giorno dell’assassinio del marito, il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Quel tailleur dalle linee misurate e dallo stile perbene, coordinato al cappellino a tamburello, nel tempo ha assunto diversi valori e significati. E oggi è considerato non tanto un semplice capo d’abbigliamento, piuttosto un emblema del costume degli anni Sessanta e più ancora un pezzo di storia americana.

    Senza dimenticare poi che il rosa è stato protagonista di innumerevoli outfit anche nei decenni successivi. Penso per esempio alle rivisitazioni degli abiti in tweed operate da Karl Lagerfeld, anima di Chanel per decenni, e in tempi più recenti alle creazioni di Virginie Viard. Basta guardare le passerelle dell’ultima stagione di Autunno/Inverno 23/24 – dall’Haute Couture ai Métiers d’Art, dalla Cruise al Prêt-à-Porter – per ritrovare il rosa puntuale in tutte le collezioni.

    Un materiale problematico

    Ma torniamo agli orologi. E cominciamo dal J12 X-Ray Pink Edition, che – come si intuisce dal nome – è uno sviluppo del J12 X-Ray uscito nel 2020. L’esperienza di quell’esemplare realizzato interamente in vetro zaffiro (o cristallo zaffiro, per essere più corretti) è stata fondamentale per risolvere i numerosi problemi insiti nella fabbricazione di questo materiale sintetico. Sui quali ho già scritto tanto in passato: invito chi volesse approfondire ad andare a rileggere la recensione di quell’orologio.

    Semplifico per riassumere i termini della questione. Il vetro zaffiro è una sostanza a base di ossido di alluminio (Al2O3), la cui polvere è fusa ad alte temperature e poi lasciata raffreddare per permettere la formazione dei cristalli. I blocchi così ottenuti sono soggetti a lunghi processi di taglio e finiture, in cui si possono impiegare solo attrezzi diamantati (mole, sospensioni, paste). Perché lo zaffiro sintetico è un materiale leggero ma estremamente duro: raggiunge il valore 9 della scala di Mohs, inferiore solo al diamante che ha valore 10.

    Per intenderci, la cassa dell’X-Ray è ricavata da un unico blocco di vetro zaffiro, sottoposto a 1600 ore di lavorazione prima di poter essere pronta per l’assemblaggio. Ogni singolo pezzo, oltretutto, dev’essere perfetto: privo di difetti, bolle, fessurazioni. E poi c’è il problema del colore. Per raggiungere il rosa della Pink Edition, ci sono voluti 5 anni di sviluppo: necessari per ottenere non solo la giusta tonalità, quella desiderata dai tecnici, ma anche una colorazione uniforme ovunque.

    La trasparenza del J12 X-Ray Pink Edition

    Caratteristiche che si riscontrano nel J12 X-Ray Pink Edition, il cui habillage è appunto interamente realizzato in vetro zaffiro rosa. Un orologio che perciò risulta essere leggerissimo e confortevole al polso, eppure resistente ai graffi e agli urti, destinato a rimanere immutabile al trascorrere del tempo. Tuttavia l’insieme rosa tenue, delicato e trasparente, di cassa e bracciale è acceso dalla tonalità intensa della lunetta in oro beige, tempestata di baguette di zaffiri rosa. In oro beige anche la corona, sormontata da un altro zaffiro rosa taglio brillante, mentre ulteriori baguette di zaffiri rosa, lunghe e sottili, si trovano incastonate agli indici sul quadrante trasparente: un disco in vetro zaffiro (incolore) come l’oblò sul fondello.

    All’interno della cassa, con i ruotismi e i componenti dorati negli stessi toni dell’oro beige – che, dimenticavo, è una lega esclusiva della Maison -, risalta il Calibro 3.1. Un movimento di manifattura, completamente scheletrato, sviluppato a partire dal Calibro 3, a sua volta creato nel 2018 per il Boy-Friend – di cui mi occuperò tra poco. Rispetto al suo predecessore, il Calibro 3.1 è ugualmente scheletrato, ma è costruito attorno a un unico ponte centrale, che sul lato quadrante riporta la minuteria. Il risultato è un orologio dall’estrema leggerezza, anche visiva, dal diffuso effetto di trasparenza. Riporto le relative informazioni tecniche nelle didascalie.

    Però devo dare ancora qualche numero. Il J12 X-Ray Pink Edition conta in totale 93 zaffiri rosa che raggiungono, sommati tutti insieme, 8.28 carati. È realizzato in 12 esemplari e costa un milione di euro.

    L’esclusività del J12 Pink Edition

    Sono invece 55 gli esemplari del J12 Pink Edition, dal look più consueto: in questo caso infatti cassa e bracciale sono in ceramica ad alta resistenza. Il materiale caratteristico della collezione J12 è prodotta “in casa” all’interno degli atelier di La Chaux-de-Fonds, con un processo di fabbricazione del quale i tecnici Chanel hanno ormai raggiunto una totale maestria. La ceramica bianca qui è impreziosita dal giro di zaffiri rosa taglio baguette incastonati sia sulla lunetta in oro beige sia sul quadrante, anch’esso in ceramica, per un totale di 4.26 carati.

    L’estetica a dire il vero rimanda ad altri esemplari del passato – se non fosse per il colore, saturo e deciso, degli zaffiri rosa. Provenienti dal Mozambico, sono stati attentamente selezionati dai gemmologi di Chanel proprio in funzione di questa capsule collection, in cui rappresentano un segno ricorrente almeno per tre esemplari su quattro. E ovviamente incidono sul prezzo finale, che per questo orologio è di 125mila euro.

    Per passare al movimento, il J12 Pink Edition monta il Calibro 12.2. Disegnato dal team di Arnaud Chastaingt e prodotto in esclusiva da Kenissi, di cui Chanel è comproprietaria, può essere definito senza dubbio “di manifattura”. Ne ho già scritto abbondantemente in passato, basta andare a questo link. Qui mi limito quindi a ricordare che non si tratta di una semplice miniaturizzazione del Calibro 12, in quanto tutti i componenti sono stati ridisegnati ex novo. Lo si vede attraverso il fondello in vetro zaffiro, in cui risalta ben evidente per il trattamento Nac nero che ne riveste i principali componenti.

    La preziosità del Boy∙Friend Skeleton (X-Ray) Pink Edition

    Per passare all’altra famiglia di esemplari, i due Boy∙Friend si distinguono essenzialmente per la cassa. Che nel Boy∙Friend Skeleton X-Ray Pink Edition è realizzata in vetro zaffiro rosa, mentre nel Boy∙Friend Skeleton Pink Edition è in oro beige decorata da zaffiri rosa. Nel primo caso, quindi, le difficoltà esecutive sono le stesse del precedente J12 X-Ray Pink Edition, con la differenza che qui la cassa è tripartita e ha richiesto un centinaio di ore di lavorazione. Mentre nel secondo il segno distintivo è rappresentato proprio dalle pietre preziose: perfettamente allineate sulla lunetta ci sono 33 baguette, cui se ne aggiungono altre 5 più piccole sulla corona e 23 sulla fibbia pieghevole, per un totale di 3 carati.   

    La meccanica, comune a entrambi i modelli, è il Calibro 3. Terzo movimento di manifattura dell’orologeria Chanel, come accennavo prima, è stato messo a punto proprio per la collezione Boy∙Friend e montato in diversi esemplari. Ma qui, rispetto alle versioni precedenti, presenta alcune unicità: prima di tutto platina e ponti sono colorati di rosa, coordinati agli elementi dell’habillage; e poi è privo del ponte superiore, quello in corrispondenza del bariletto, così da risultare esteticamente (ancora) più leggero e mostrare con maggior evidenza i componenti dorati.

    Merita un cenno infine il cinturino in pelle di vitello matelassé, perfettamente abbinato alla cromia del movimento e degli zaffiri rosa, foderato di tessuto color oro. Concludo con la tiratura limitata, di 55 esemplari per ciascuna referenza, e con i prezzi: il Boy∙Friend Skeleton X-Ray Pink Edition costa anch’esso 125mila euro, mentre il Boy∙Friend Skeleton Pink Edition 160mila euro.

  • Ferragamo Secret: Maximilian Davis reinventa l’orologio a segreto

    Ferragamo Secret: Maximilian Davis reinventa l’orologio a segreto

    Il concetto è antico, la forma modernissima. Ferragamo Secret reinterpreta in chiave attuale l’orologio a segreto: un genere di lunga tradizione, che con alti e bassi ha accompagnato la storia del costume femminile per lungo tempo. In questo caso il merito va a chi lo ha disegnato, il Direttore creativo di Ferragamo Maximilian Davis, che qui sembra aver replicato lo stesso metodo creativo di cui si serve nella moda.

    Chiamato a riscoprire lo sconfinato patrimonio dell’Archivio Ferragamo – con il suo secolo (quasi) di storia registrata nei cataloghi, nei bozzetti e nei capi d’epoca –, il designer inglese ventinovenne lo filtra con la sensibilità della sua generazione. E reinventa così l’estetica degli abiti e degli accessori firmati dalla Maison fiorentina.
    Stesso discorso per il nuovo esemplare di Ferragamo. Davis guarda al passato dell’orologeria, ne recupera alcuni elementi e li ricompone fino a ottenere un risultato del tutto nuovo.

    Ferragamo Secret in sintesi

    In apparenza Ferragamo Secret è un bracciale tipo Jubilée, che rimanda anch’esso alla tradizione orologiera: appare sul mercato nel Dopoguerra, al termine del Secondo conflitto mondiale. Ma finora, in tutti questi decenni, è sempre stato di supporto alla cassa: non è mai stato indossato “da solo”, non ha mai avuto dignità di gioiello come in questo caso. Oltretutto qui ha un valore aggiunto: nasconde all’interno un piccolo orologio al quarzo.

    Basta infatti una leggera pressione direttamente sulla cover per aprirla e svelare il mini-quadrante racchiuso all’interno. Poi, una volta vista l’ora, con la lieve spinta di un dito lo sportellino si chiude, un click e il quadrante scompare. Il bracciale si ricompone, con il solo pannello dai link ortogonali e la firma in verticale a interrompere la linearità delle maglie, disposte su cinque file.

    Gli orologi a segreto

    Tipicamente femminile, il vezzo di guardare l’orario nascosto ha una motivazione storica ben precisa. Il galateo d’antan voleva che le signore perbene, la sera, non indossassero l’orologio al polso. Lo si considerava un oggetto fuori luogo, se non un po’ volgare, perché rimandava a impegni da rispettare, attività da gestire, insomma a una vita frenetica che mal si conciliava con la pacatezza di una serata mondana. Controllare che ore fossero, poi, era visto come un gesto di maleducazione, soprattutto verso i propri ospiti o le persone con cui si era in compagnia. Poteva essere inteso come un segno di impazienza, se non perfino di noia, un desiderio inespresso di andar via.

    Alle signore eleganti – ma con senso pratico – non restava altro da fare che nascondere l’orologio nella borsetta e sbirciare furtivamente l’orario con nonchalance. In alternativa, chi poteva permetterseli si procurava certi object de vertu – guanti, pochette, ventagli, binocoli da teatro con incastonato un quadrante in posizione strategica… Proprio per venire in soccorso alle loro necessità, negli anni Venti del secolo scorso, le case di orologeria inventarono gli esemplari “a segreto” (montre-à-secret, li chiamavano nella Svizzera delle lancette). Che avevano l’aspetto di un prezioso gioiello, di solito un braccialetto ma talvolta anche un sautoir, e celavano al loro interno l’agognato meccanismo in grado di indicare l’ora.

    Di gran moda ancora negli anni Quaranta/Cinquanta, quando assunsero forme insolite o addirittura stravaganti, i secret watch in realtà avevano illustri precedenti. I cosiddetti orologi di fantasia, da cui a volte mutuavano l’ispirazione naturalistica e derivavano i materiali preziosi, come i metalli nobili e le gemme di colore. Diventati obsoleti negli anni della contestazione e della rivoluzione femminista, gli orologi a segreto sono poi tornati nell’orologeria degli ultimi decenni, realizzati spesso in edizioni limitate soprattutto dalle case con vocazione gioielliera.

    Le caratteristiche del Ferragamo Secret

    Ferragamo Secret raccoglie quest’eredità, la fa propria e la trasporta ai giorni nostri. Ne semplifica le forme, trasforma il montre-à-secret in un oggetto portabile a tutte le ore del giorno e della notte, con qualsiasi stile o look. E lo rende decisamente più democratico perché lo realizza in acciaio – anche bicolore o effetto oro giallo, grazie a un trattamento di placcatura agli ioni. Ne mantiene però l’innata femminilità, definita dalla cassa di dimensioni mignon, perfettamente integrata all’interno del bracciale, come accennavo sopra.

    Vi infonde inoltre una grande attenzione ai dettagli. Per esempio, la corona è sormontata da un cabochon di cristallo rosso, diventato negli ultimi tempi un segno distintivo di Ferragamo. Ma anche il quadrante soleil – rosso, argenté oppure verde –, con le piccole lancette a bastone e gli indici ai quarti simili a mini-borchie. E ancora il vetro, rigorosamente zaffiro, antiriflesso e antigraffio, nonostante la copertura lo protegga dagli agenti esterni. Il che rende a tutti gli effetti il Ferragamo Secret un piccolo bijou, dall’impronta contemporanea e privo di qualsiasi nostalgia rétro.

    Per ulteriori informazioni rimando come sempre alle didascalie. Invece ora è necessario indicare i prezzi: Ferragamo Secret costa 1.350 euro nella versione in acciaio, 1.400 in quella bicolore e 1.450 nella referenza interamente color oro. Lo si trova già in vendita nell’e-commerce della Casa o da selezionati rivenditori. Devo aggiungere però che i tre modelli in catalogo sono solo un assaggio della collezione: il piatto forte arriverà il prossimo autunno. Ferragamo Secret sarà allora sviluppato in nuovi esemplari: tempestato di diamanti, zaffiri, smeraldi o rubini – le tipiche pietre preziose della tradizione –, acquisterà una connotazione di autentico gioiello. Proprio come gli orologi a segreto di una volta.

  • Macri di Buccellati, il tempo fra “rigato” e pietre dure

    Macri di Buccellati, il tempo fra “rigato” e pietre dure

    Succede spesso, nell’orologeria al femminile, che il valore di un pezzo risieda più nel design dell’oggetto, o meglio nella preziosità del gioiello, che nel pregio della meccanica. Succede quasi sempre, per esempio, nel caso di Buccellati. E succede costantemente nella linea Macri: una collezione che in origine Gianmaria Buccellati aveva dedicato alla figlia Maria Cristina.

    La maison italiana, recentemente acquisita dal gruppo svizzero Richemont, fin dall’inizio del secolo scorso si è distinta per i manufatti traforati come un merletto o con texture simili al raso o alla seta. E ancora oggi basta andare nei suoi laboratori per rendersi conto della pazienza certosina impiegata nella realizzazione di ogni esemplare; e dell’ingegno di Mario Buccellati, il fondatore, che nel secolo scorso ideò la tecnica a “rigato”. 

    Negli atelier, in centro a Milano, decine di artigiani specializzati, anche molto giovani, passano le ore a incidere con uno strumento a punta – chiamato bulino – tutta la superficie di un anello, di un ciondolo, di un bracciale; fino a ottenere tante righine parallele sottilissime che creano un effetto opacizzato e setoso al tatto.

    E una delle migliori rappresentazioni del “rigato” è proprio la linea Macri. Perché tale tecnica di decorazione – originale, quasi un marchio di fabbrica – è applicata a tutta la collezione; compresi gli orologi che sono venuti ad aggiungersi agli anelli, ai ciondoli e ai bracciali già entrati da tempo nella rosa dei classici evergreen.

    Tuttavia, negli orologi, al “rigato” si aggiungono alcuni particolari realizzati con un’altra tecnica, detta a “ornato”. Si tratta della sovrapposizione di ornamenti incisi a bulino su uno sfondo rigato. La si ritrova lungo la circonferenza del bracciale e sui lati della cassa, oltre che attorno ai diamanti che impreziosiscono il bracciale a bangle. Con un risultato finale di estrema raffinatezza. 

    Come gli esemplari di gioielleria, anche gli orologi Macri sono disponibili nei diversi colori dell’oro, incluso il nero ottenuto tramite un trattamento Dlc (Diamond Like Carbon). Nella versione classica, in oro giallo, i quadranti sono in madreperla, mentre sono lavorati a soleil nelle varianti in altri toni dell’oro. Le lancette a foglia e gli indici a bastone (o puntiformi) sono coordinati al metallo di cassa e bracciale, oppure in colore contrasto. 

    Due famiglie nuove di orologi Macri si sono però aggiunte di recente alla collezione. La prima prevede un modello per ogni colore dell’oro, con l’aggiunta di diamanti sulla lunetta e sul quadrante full pavé – accanto a quelli, di dimensioni maggiori, già presenti sul bracciale (circa 1.60 carati in totale). Invece la seconda, interamente in oro giallo, si distingue per gli inattesi, coloratissimi quadranti minerali: malachite, meteorite, occhio di tigre, occhio di falco, lapislazzuli, opale e giada.

    Le pietre dure, più o meno note, sempre accostate al bracciale punteggiato di diamanti (0.41 carati), compongono un effetto quasi rétro. Un flair anni ’60 che indugia su gemme e colori frequentati poco, in genere, dalla maison. Ma decisamente attraenti sia per gli appassionati del marchio, sia per i neofiti alla ricerca di un orologio-gioiello inusuale e prezioso. Molto prezioso, che non rischia di confondersi tra gli altri.

  • Haute Joaillerie, meraviglie d’atelier che segnano il tempo

    Haute Joaillerie, meraviglie d’atelier che segnano il tempo

    Il più scintillante di diamanti è firmato Piaget, il più minuto è di Chanel, il più rinascimentale di Buccellati, il più sofisticato di Chaumet, il più romantico di Van Cleef & Arpels… Sarebbe troppo semplice e riduttivo stilare una classifica dei primati preziosi tra gli orologi visti a Parigi.  Dove, come ogni anno all’inizio di luglio, le presentazioni di Haute Joaillerie si sono affiancate alle sfilate di Haute Couture.

    Complicazioni creative 
    In questo contesto di meraviglie d’atelier, in cui i prezzi medi sfiorano o superano il milione di euro, tutto è extra-ordinario, esclusivo, unico. Anche se lo spazio riservato agli orologi è senza dubbio marginale, quasi tutte le maison hanno voluto offrire alle clienti – in queste occasioni, solo ricchissime happy few – qualche capriccio di lancette supplementare, in grado di completare le parure di monili con particolare, e funzionale, virtuosismo artigiano. Orologi-gioiello in cui l’aspetto decorativo e il contenuto prezioso delle materie prime giocano il ruolo da protagonista; di solito animati da movimenti al quarzo, talvolta non disdegnano però le complicazioni.

    Non mancano per esempio alcuni scenografici tourbillon, come quelli di Chaumet: la maison ne ha presentati ben tre nell’ambito della “celeste” collezione dedicata agli astri del giorno e della notte. Dalla ricca rassegna di Haute Joaillerie fanno inoltre capolino due orologi complicati e creativi. Due saltarelli in oro bianco, con lunetta, anse e corona incastonati di diamanti. Il quadrante è decorato con un mosaico di tessere in madreperla multicolor disposte a raggiera, alcune tempestate di diamanti e zaffiri rosa e blu. Il movimento è automatico, le ore sono segnate dal sole mentre i minuti sono indicati dai raggi pavettati di diamanti.

    Foglie d’acanto e smalti colorati 
    Si torna sul tourbillon con Boucheron. In linea con il fil rouge della collezione Vue du 26, dedicata alla capitale francese (vista dalla boutique di Place Vendôme), la maison completa con un orologio-gioiello il set modellato sulle foglie d’acanto che decorano i capitelli corinzi e le modanature grecizzanti di alcuni palazzi parigini. In cui mostra una straordinaria maestria nello studio delle proporzioni dell’oggetto, in grado di valorizzare l’apertura del tourbillon sul quadrante senza compromettere l’armonia del decoro vegetale in diamanti applicato sul fondo blu. Da Buccellati primeggia invece il colore delicato degli smalti. Nel Bluebell (è il nome del modello) il blu-violetto della campanula è accostato al classico verde prato – che, per contrasto, accende i diamanti incastonati sia nel quadrante sia nel bracciale.

    Le ore à la Russe di Coco Chanel
    Il passare delle ore non era importante nella Parigi degli anni ’20 popolata di nobili emigrati russi in fuga dalla Rivoluzione. Che risiedevano nei prestigiosi appartamenti del 15° Arrondissement, cenavano al Chaika restaurant, bevevano vodka al Talisman e affollavano gli spettacoli del Ballets Russes di Diaghilev. Naturalmente Coco Chanel, che aveva una liaison con il Principe Dimitri, era tra loro. E assorbiva il loro gusto orientale opulento e barocco, la loro venerazione per le vesti tradizionali come la roubachka, il loro penchant per i colori accesi e i tessuti damascati. Oltretutto spesso li aiutava nella ricerca di acquirenti per i gioielli meravigliosi che erano riusciti a portare con sé dalla madrepatria.

    Nella Paris russe dell’epoca, cui è ispirata la collezione Haute Joaillerie di Chanel, il tempo trascorreva senza un ordine scandito. Ma le signore indossavano ugualmente, come braccialetti, i piccoli esemplari preziosi che brillavano nei coffret à bijoux delle loro madri. Per questo la maison ha immaginato alcuni montres d’exception in oro e platino. Come il modello Foulard che si richiama ai fazzoletti indossati dalle donne del popolo, ma ne cambia il contesto. E restituisce le fantasie fiorite dei tessuti folkloristici in un mosaico centrale di pietre di colore e diamanti; all’interno è inserito il piccolissimo quadrante a forma di goccia, mentre il bracciale in perline di onice ammorbidisce la vestibilità del pezzo.

    Il segreto di Giulietta
    Il conto alla rovescia verso il momento della separazione era invece il cruccio costante di Romeo e Giulietta, i protagonisti della tragedia shakespeariana cui è dedicata la collezione Haute Joaillerie i Van Cleef & Arpels. Ma il flusso inesorabile della sabbia di una clessidra o il ticchettio costante di una sveglia sarebbe stato troppo prosaico in un’atmosfera così romantica. Così l’orologio di Giulietta non poteva che essere un montre-à-secret, decorato di gemme tagliate su misura per disegnare le geometrie delle facciate e delle finestre ogivali di Verona (rinascimentale); in cui il quadrante e i due profili degli amanti in onice e lapislazzuli si palesano e scompaiono grazie a un meccanismo invisibile.

    Tra le dune di un deserto incantato
    Un disorientamento diverso da quello amoroso è infine quello suggerito da Piaget. Che, coerente al  tema Golden Oasis, dà prova della propria eccentrica creatività immaginando le dune di un deserto… di diamanti. Il quadrante in oro bianco infatti “nuota” tra le onde di gemme illuminate da una luce zenitale nel White Horizon Watch. Composto solo da diamanti Top Wesselton di taglio rotondo, triangolare e trapezoidale, per forma asimmetrica e articolazione del setting è un vero capolavoro.