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Orologi a carica solare: oltre i miti del marketing e del finto ecologismo

La stagione è favorevole: parliamo degli orologi a carica solare. Quegli orologi con movimento al quarzo dotati di micro-celle fotovoltaiche integrate, che catturano la luce ambientale e la trasformano in elettricità… e che quindi funzionano senza pila. Parliamone, sì, ma in modo serio e trasparente, senza credere passivamente agli slogan del marketing come fossero oro colato. “La perfetta fusione tra l’eccellenza dell’ingegneria orologiera e la sostenibilità ambientale”, dicono. Ma sarà vero? Facciamo un po’ di chiarezza.

Mezzo secolo di evoluzione della carica solare

Gli orologi a carica solare hanno segnato una gran bella innovazione tecnologica, su questo siamo tutti d’accordo. Nascono negli anni ’70, dopo che la rivoluzione del quarzo aveva già ridefinito i concetti di precisione e di accessibilità economica. Il primo orologio da polso alimentato da pannelli solari fu il Synchronar 2100, ideato dall’ingegnere americano Roger W. Riehl e lanciato sul mercato nel 1972 (con prototipi e brevetti avviati a partire dal 1968).

Poco dopo, arrivò Citizen con il Crystron Solar Cell (modello SCQ-8629), commercializzato nel settembre del 1976, con otto mini-pannelli fotovoltaici sul quadrante capaci di catturare la luce per alimentare il circuito integrato. Una tecnologia che ha gettato le basi per quello che in seguito il colosso giapponese ha poi ribattezzato “Eco-Drive”. Via via aggiornata nel tempo in modo profondo e costante, L’Eco-Drive ha raggiunto i livelli di miniaturizzazione, di integrazione, di precisione estrema (il calibro 0100 ha uno scarto di +/- 1 secondo all’anno) e di lunghissima autonomia (in certi casi, fino a 365 giorni) che tutti noi conosciamo.

L’illusione della sostenibilità: il fattore smaltimento

Bene. Ma smettiamola di definire gli orologi a carica solare come “ecologici”, “sostenibili” o con altri aggettivi che vanno tanto di moda per far leva su chiunque sia dotato di sensibilità ambientale, in primis la GenZ. Sinceramente, questa tecnologia non ha bisogno di un greenwashing.

Le argomentazioni millantate dalle campagne marketing si basano sul calcolo del volume dei rifiuti nell’arco di vita dell’oggetto. Vale a dire: un orologio al quarzo standard consuma dalle 4 alle 10 batterie “usa e getta” in 20 anni. Milioni di queste batterie finiscono spesso per non essere riciclate correttamente. Nello stesso periodo, invece, un orologio a carica solare usa un solo accumulatore – e basta. Riduce quindi la quantità di rifiuti chimici prodotti periodicamente durante il lungo periodo di utilizzo.

Vero. Ma l’analisi del reale impatto ambientale di un oggetto deve considerare l’intero ciclo di vita, non solo l’uso quotidiano. E quindi è obbligatorio chiedersi: e a fine vita? Qualsiasi orologio moderno a movimento elettronico (che sia solare, a batteria standard ma anche uno smartwatch) è a tutti gli effetti un RAEE (Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Quando smette di funzionare, non può essere gettato nei rifiuti generici proprio per i componenti montati al suo interno.

Contiene infatti circuiti integrati e quarzo, elementi chimici e metalli che richiedono un trattamento speciale. E soprattutto l’accumulatore, che durerà pure 15-20 anni, ma è pur sempre una batteria ricaricabile al litio o al titanio: in quanto tale va smaltita separatamente per evitare l’inquinamento da metalli pesanti. Alla faccia dell’ecologico.

I veri vantaggi: manutenzione minima ed efficienza

Nella realtà dei fatti, i vantaggi del fotovoltaico in orologeria stanno altrove. Scegliere un orologio a carica solare significa infatti affidarsi a un meccanismo autonomo, preciso e capace di durare decenni senza mai aprire la cassa, preservandone l’impermeabilità originale. A patto di cambiare le guarnizioni, s’intende…

E, poi, gli orologi a carica solare sono estremamente affidabili. Puoi anche dimenticarteli per mesi sopra il comodino: quando li andrai a recuperare, li troverai ancora perfettamente funzionanti e non avrai neppure bisogno di rimetterli all’ora. A patto di non chiuderli nel buio profondo di un cassetto, ma di lasciarli esposti alla luce della stanza – quale che sia: naturale o artificiale, poco importa.

È per questi motivi che riteniamo la carica solare una tecnologia molto interessante, al netto delle esagerazioni del marketing. Per dimostrarvelo, abbiamo selezionato in totale libertà alcuni modelli che, secondo noi della redazione, restituiscono una reale fotografia del mercato. Troverete di tutto: dallo sportivo di tendenza al diver professionale, dal cronografo pronto per l’avventura fino al modello minimalista adatto alla vita in città. A voi la scelta.

7 orologi a carica solare

CITIZEN Promaster Diver’s Eco-Drive Light in Black Limited Edition La famosa collezione di orologi sportivi professionali si arricchisce con un nuovo subacqueo impermeabile fino a 20 atm. L’estetica d’impatto è dominata dal contrasto tra la finitura nera opaca di cassa (40 mm) e bracciale in acciaio con la lucida tonalità oro giallo di corona e lunetta girevole unidirezionale. Il quadrante gioca con luci e ombre grazie a tagli trasversali e spazzolature che sfumano dal nero al grigio, su cui risaltano indici e lancette luminescenti. Il “motore” è il calibro E168 con tecnologia Eco-Drive, che proprio in questo 2026 celebra 50 anni di storia. Per l’Italia sono disponibili 500 esemplari. 399 euro.

CITIZEN Promaster Navihawk
La linea professionale “Sky” si amplia con un nuovo pilot che coniuga funzionalità avanzate e comfort ottimizzato. Realizzato interamente in acciaio, ha la cassa da 40 mm (per 13 di spessore) impermeabile fino a 20 atm, con quadrante soleil e regolo calcolatore sulla lunetta girevole. È equipaggiato dal calibro Eco Drive B620, che offre 270 giorni di autonomia e integra un cronografo a 1/5 di secondo. È completato da un robusto bracciale con chiusura di sicurezza. 399 euro.

TISSOT PRC 100 Solar
Quando è uscito, lo scorso anno, ha fatto scalpore. Per l’esclusiva tecnologia Lightmaster Solar, che la prima volta utilizza un reticolo di micro-celle solari applicate alla superficie interna del vetro zaffiro. La cassa misura 39 mm di diametro ed è impermeabile fino a 10 atm, il movimento è il calibro F06.615 prodotto da Eta. Con un’esposizione alla luce diretta del sole per un minuto, si ottengono 24 ore di autonomia, mentre la carica completa assicura 14 mesi di funzionamento. In 8 versioni, anche Pvd nero o con dettagli bicolore, con bracciale in acciaio o con cinturino in pelle. Da 445 euro.

FREDERIQUE CONSTANT Classics Moneta Solarmetre
È il primo esemplare della Marca dotato di carica solare. Grazie al calibro FC-120, un movimento ultrasottile sviluppato “in casa” con La Joux-Perret, garantisce 10 mesi di autonomia, anche se in totale oscurità. E ha ottimi tempi di ricarica: bastano 10 secondi di esposizione per rimetterlo in funzione e un solo minuto per coprire un’intera giornata. La cassa in acciaio misura 39 mm e presenta il tipico réhaut scanalato. Il quadrante grené esiste in blu ghiaccio, bordeaux e bianco nuvola. Ogni modello è provvisto di cinturino in pelle stampa alligatore e bracciale in acciaio in maglia milanese, intercambibili. 1.150 euro.

MAURICE LACROIX Pontos S Solar Date
Nuova line extension per la collezione più sportiva del Marchio. Sia nella versione “tre lancette” che nel cronografo, la robusta cassa in acciaio anche Pvd nero misura 42 mm di diametro ed è impermeabile fino a 20 atm. Il movimento è il calibro Ronda 215 (oppure Ronda 2040.D), con 8 (o 5) mesi di autonomia anche se lasciato al buio. Il quadrante fumé traslucido ha una trasparenza del 20/30%, studiata proprio per far passare la luce verso le celle solari, ed esiste in nero o blu, abbinato alla lunetta in alluminio. Si può scegliere anche fra il cinturino coordinato in gomma o il bracciale in acciaio a 5 file. Da 1.190 euro.

TAG HEUER Formula 1 Solargraph
Reinterpreta il celebre esemplare del 1986 con materiali innovativi e una tecnologia d’avanguardia. La cassa da 38 mm è in Polylight sabbiato – una bio-poliammide sviluppata “in casa”, leggera ma resistente a urti e graffi – ed è impermeabile fino a 10 atm. Monta il calibro TH50-00, dalle ottime prestazioni: un solo minuto di esposizione luminosa garantisce un’intera giornata di funzionamento, mentre una carica completa assicura ben 10 mesi di autonomia al buio totale. In cinque nuove versioni dai colori pastello – tre con cassa e bracciale in acciaio, anche con indici incastonati. Da 1.950 euro.

TAG Heuer Aquaracer Professional Solargraph 200
Evoluzione della storica e celeberrima famiglia di subacquei, questa nuova generazione ha la cassa da 40 mm impermeabile fino a 20 atm, ma osa dal punto di vista dei materiali: accanto all’acciaio spiccano le versioni in titanio grado 2 o grado 5, con accenti colorati o perfino in oro rosa. All’interno ospita sempre il calibro TH50-00, co-sviluppato in collaborazione con la storica manifattura svizzera La Joux-Perret. Esiste anche in molteplici versioni da 28 mm, perfino impreziosite di diamanti, impermeabili però fino a 10 atm. Da 3.000 euro.


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