Giornale Degli Orologi
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Tag: Anniversari

  • Citizen Eco-Drive Photon: 50 anni di luce e innovazione

    Citizen Eco-Drive Photon: 50 anni di luce e innovazione

    Cinquant’anni di ricerca sulla tecnologia a carica luce, celebrati alla Fondazione Bisazza. Per l’occasione, Citizen ha presentato il nuovo Citizen Eco-Drive Photon: un orologio che trasforma una conquista tecnica in libertà creativa

    Conoscevo i mosaici Bisazza da più di trent’anni. Li associavo all’architettura d’interni, ai rivestimenti preziosi, alla decorazione. E sapevo delle collaborazioni con alcuni dei più importanti designer contemporanei. Ma non immaginavo ciò che avrei trovato a Montecchio Maggiore, negli oltre 7mila metri quadrati della Fondazione Bisazza.

    Qui il mosaico va ben al di là delle arti decorative per diventare architettura, scultura, installazione. Un vero e proprio linguaggio artistico, versatile ed efficace. Per capirlo mi è bastato trovarmi davanti alla poltrona Proust di Alessandro Mendini, riprodotta in dimensioni gigantesche. Davvero gigantesche.

    Cosa c’entra con gli orologi? C’entra. Perché è proprio qui, alla Fondazione Bisazza, che Citizen ha scelto di celebrare i cinquant’anni di Eco-Drive. Immagino che il filo conduttore sia proprio la luce: quella che dà vita ai riflessi delle tessere di vetro e quella che alimenta i movimenti Eco-Drive.

    Del resto, Eco-Drive è cambiato molto dal 1976. Nato per risolvere una questione pratica, oggi permette ai designer di realizzare quadranti che allora sarebbero stati impensabili. A dimostrarlo è il nuovo Citizen Eco-Drive Photon, presentato proprio in occasione dell’anniversario. Un orologio che, nel celebrare una tecnologia nata per sfruttare la luce, si permette addirittura il lusso di ostacolarne il passaggio. Ma procediamo con ordine.

    Dal Crystron Solar Cell a Eco-Drive

    La storia comincia nei primi anni Settanta, quando la Casa giapponese, per far evolvere gli orologi al quarzo, si pone un problema molto concreto: eliminare la sostituzione periodica della batteria. Nel marzo del 1973 deposita una domanda di brevetto per un esemplare da polso alimentato dalla luce. E no, non è una conseguenza dell’austerity, della necessità del risparmio energetico: la prima crisi petrolifera sarebbe scoppiata soltanto sette mesi dopo.

    Il prototipo funzionante arriva nel 1974: con quattro minuti di esposizione al sole diretto, è in grado di raggiungere un giorno di autonomia. Ma la tecnologia non è ancora pronta per l’uso reale. La luce artificiale degli ambienti interni, infatti, non garantisce una ricarica sufficientemente rapida. E un orologio, per sua natura, trascorre buona parte della giornata sotto una manica. Per il momento, quindi, niente commercializzazione.

    Bisogna aspettare il settembre del 1976 per vedere il Crystron Solar Cell, considerato il primo orologio da polso analogico alimentato dalla luce. Sul quadrante sono ben visibili otto celle di silicio monocristallino, disposte attorno al centro. Dieci minuti di sole diretto assicurano un giorno di funzionamento, mentre la precisione dichiarata è di 15 secondi al mese. Non è ancora Eco-Drive, nome che Citizen introdurrà soltanto nel 1994, ma la tecnologia, nelle linee essenziali, è già quella.

    La luce nascosta nel quadrante

    Nei decenni successivi, i progressi non riguardano soltanto l’autonomia. La ricerca si concentra contemporaneamente sull’efficienza delle celle fotovoltaiche, sulla capacità degli accumulatori e sulla riduzione dei consumi del movimento. All’inizio, per alimentare l’orologio, circa l’80 per cento della luce doveva attraversare il quadrante. Oggi alcuni modelli Eco-Drive funzionano anche con una trasmissione luminosa inferiore al 15 per cento. Una differenza enorme, soprattutto per chi deve disegnare l’orologio.

    La conseguenza è evidente: il quadrante può essere realizzato con materiali sempre meno trasparenti. Dal 1994, con i calibri della serie 78, Citizen riesce a nascondere la cella fotovoltaica sotto la superficie visibile. Nel corso del tempo, arrivano la madreperla, le verniciature metalliche, e in anni più recenti la carta washi giapponese, i materiali a colore strutturale. Soluzioni tecnico-estetiche che fanno la gioia dei designer.

    La storia in mostra

    Alla Fondazione Bisazza questa lunga storia è stata ricostruita attraverso cinquanta esemplari, dai primi prototipi alle creazioni più attuali. Alcuni erano esposti lungo un corridoio, nelle teche con disegni, progetti e componenti. Accanto, le opere della collezione permanente di Bisazza, come il Cavaliere di Dürer di Mendini.

    La mostra vera e propria occupava una grande sala, dove un tavolo di marmo lungo 22 metri ospitava i modelli più significativi. Il percorso espositivo era interessante: niente successione rigidamente cronologica, ma cinque gruppi di orologi accomunati dalle innovazioni introdotte da ciascuno. Un modo per mostrare come ogni conquista tecnica abbia preparato il terreno a quelle successive.

    Durante la conferenza stampa, Marcello Borsetti, Ceo di Citizen Watch Italy e autentico deus ex machina dell’intero evento, ha ripercorso le tappe principali di questa evoluzione. Fra i risultati più significativi figurano la miniaturizzazione dei movimenti, con un record dichiarato nel 2009, e la precisione del calibro 0100, presentato nel 2018 con uno scarto di appena un secondo all’anno. Nel 2023 debutta l’Eco-Drive 365, capace di funzionare per un intero anno con una sola carica completa. Nello stesso anno appare anche il Luna Program, con funzione automatica delle fasi lunari.

    Ma forse uno dei risultati più interessanti di mezzo secolo di ricerca è proprio la possibilità di utilizzare Eco-Drive in orologi molto diversi fra loro, dai modelli sportivi a quelli più formali, senza imporre particolari vincoli estetici. Nella maggior parte dei casi, soltanto la scritta Eco-Drive sul quadrante rivela la presenza della cella fotovoltaica.

    Eco-Drive Photon: la luce diventa design

    Ed eccoci finalmente al nuovo Citizen Eco-Drive Photon, l’orologio con cui la Casa giapponese celebra il 50° anniversario della tecnologia ad alimentazione luminosa. Il modello nasce da un concorso interno, indetto per trovare un’idea in grado di esprimere l’identità di Eco-Drive. A vincerlo è stato il designer Shota Mimura, che ha scelto di partire proprio dalla natura della luce.

    L’ispirazione arriva dall’esperimento della doppia fenditura di Thomas Young, che all’inizio dell’Ottocento contribuì a dimostrare il comportamento ondulatorio della luce. Il progetto, non a caso, è stato battezzato Double Slit Concept. Il quadrante è formato da due lamine metalliche sovrapposte, percorse da fenditure concentriche che ricordano le increspature dell’acqua. La rotazione di una lamina rispetto all’altra genera un motivo che richiama le frange d’interferenza luminosa.

    Al di sotto delle lamine metalliche si trova una pellicola a colore strutturale, ottenuto grazie a uno speciale inchiostro privo di pigmenti. Le microstrutture presenti nello strato d’inchiostro interagiscono con la luce e producono sfumature che cambiano secondo l’angolo di osservazione.

    Due versioni, un anno di autonomia

    Il metallo del quadrante, di suo, è opaco e le fenditure lasciano passare soltanto una quantità limitata di luce verso la cella fotovoltaica. Una costruzione che sarebbe stata impensabile con i primi movimenti Eco-Drive e che oggi è possibile grazie al nuovo calibro E036, sviluppato appositamente per questo modello. Anche questo movimento assicura un’autonomia dichiarata di 365 giorni a carica completa, in assenza di ulteriori esposizioni alla luce.

    La cassa ottagonale con spigoli arrotondati misura 39,6 mm ed è realizzata in Super Titanium™, un materiale proprietario leggerissimo e resistente ai graffi. Il bracciale integrato prosegue le linee della carrure fino alla lunetta, con superfici complanari. Per definire il diametro migliore, i progettisti hanno realizzato prototipi con variazioni di appena un decimo di millimetro.

    Due le versioni, ciascuna limitata a 5mila esemplari nel mondo. Una (ref. BJ6560-53W) con finitura grigio-argento, riflessi blu sul quadrante e lancetta dei secondi gialla, costa 890 euro. L’altra (ref. BJ6569-59X), in nero e oro con trattamento Duratect Dlc e lancetta dei secondi viola, 990 euro. Entrambe saranno disponibili in Italia nei prossimi giorni. Sul fondello riportano il logo del 50° di Eco-Drive e il numero individuale dell’esemplare.

    Cinquant’anni, e oltre

    Il nuovo Citizen Eco-Drive Photon è dunque un orologio celebrativo, ma non si limita a ricordare una data. È la sintesi di 50 anni di progressi nell’efficienza delle celle fotovoltaiche, nella riduzione dei consumi e nella libertà di progettazione del quadrante. Per quanto avanzati, non credo però che questi risultati siano un punto d’arrivo. Piuttosto, li vedo come una rampa di lancio per il futuro di Eco-Drive.