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  • Citizen, viaggio nell’Eco-Drive: intervista a Shinnosuke Sakata

    Citizen, viaggio nell’Eco-Drive: intervista a Shinnosuke Sakata

    Come avete già avuto modo di leggere in questo articolo, nel 2026 Citizen festeggia i 50 anni della tecnologia Eco-Drive. Ha scelto l’Italia e la Fondazione Bisazza per dare il giusto rilievo in Europa a questa pietra miliare, tanto dell’azienda quanto dell’orologeria. Una tecnologia la cui storia e il cui funzionamento sono stati ben raccontati sempre nell’articolo di cui sopra.

    Il nuovo Eco-Drive Photon

    Oltre alla grande mostra allestita in Fondazione, che ha messo in vetrina 50 orologi Eco-Drive, uno per ciascun anno di vita della tecnologia, sotto i riflettori durante l’evento è stato il Photon. Presentato nell’occasione e, a oggi, l’esempio più avanzato di Eco-Drive che Citizen può offrire, sia dal lato del movimento e della tecnologia, sia da quello dei materiali e del design.

    Il nome Photon deriva dal fotone, l’unità fondamentale dell’energia luminosa. Quella che la tecnologia Eco-Drive converte – sia essa luce solare o artificiale – in energia elettrica necessaria ad alimentare l’orologio. In questo caso, attraverso il nuovo movimento Eco-Drive Cal. E036, in grado di funzionare per 365 giorni con una sola ricarica completa. E questa è la tecnologia.

    Materiali e design del Photon ci parlano invece di una cassa da 39 mm (color argento o nero e oro) e di un bracciale in Super Titanio che formano un tutt’uno, dando all’orologio una forma fluida. E di un quadrante molto bello dal vivo, ispirato all’esperimento fisico “double slit” con il quale sono state dimostrate le proprietà della luce. Il quadrante è formato da due piastre metalliche sovrapposte con aperture a forma di onda che lasciano intravvedere, nello strato sottostante, una pellicola a colore strutturale che riflette la luce creando giochi visivi.

    Alla Fondazione Bisazza ho avuto la possibilità di incontrare Shinnosuke Sakata, ingegnere di Citizen che conosce il mondo Eco-Drive come le proprie tasche. Da quando è entrato a far parte dell’azienda, nel 2011, ha contribuito allo sviluppo di un’ampia gamma di movimenti e ha maturato una vasta esperienza in tutte le fasi del processo, che comprendono la progettazione strutturale, il controllo qualità, nonché la valutazione e la convalida dei nuovi calibri. Ecco che cosa ci ha raccontato.

    Eco-Drive e la ricerca delle prestazioni

    Il Giornale degli Orologi: Nuove generazioni di Eco-Drive: che cosa è migliorato e su che cosa lavorerete per migliorarle ulteriormente?

    Shinnosuke Sakata: Eco-Drive è una tecnologia sviluppata con l’obiettivo di abbassare il fabbisogno energetico dell’orologio, grazie all’impiego di celle solari per generare energia e di un accumulatore per immagazzinarla e distribuirla alle parti del movimento. Rispetto ai modelli iniziali abbiamo migliorato molto le performance degli accumulatori e lavorato sull’estetica. All’inizio, le celle fotovoltaiche erano ben visibili nel design del quadrante, ma andando avanti nello sviluppo siamo riusciti a nasconderle al di sotto di esso. Anche per questo abbiamo potuto allungare la durata della carica: con il nuovo Photon e con il modello 2365 siamo arrivati fino all’autonomia di un anno senza che l’orologio veda la luce. È un risultato a nostro avviso straordinario.

    Poi abbiamo anche introdotto la modalità “Power save”, che ferma l’orologio se questo si trova in un posto buio, facendo risparmiare ulteriore energia. Inoltre, con il tempo, abbiamo aggiunto e integrato funzioni come un ricevitore Gps molto sottile. Il nostro obiettivo è quello di continuare a sviluppare un orologio alimentato dalla luce, di facile utilizzo, che possa rispondere alle esigenze di chi lo indossa. È la nostra filosofia – Better starts now -, che ci porta a lavorare ogni giorno per avere prodotti sempre migliori.

    GdO: Quando l’orologio esce dalla modalità “Power save” e torna a vedere la luce, va regolato oppure si regola da solo sull’ora corrente?

    SS: Si regola da solo, perché gli orologi con questa modalità hanno anche la tecnologia di regolazione tramite onde radio.

    Tra miniaturizzazione e meccanica

    GdO: In quanto a miniaturizzazione si è fatto quasi tutto il possibile: il lavoro futuro sarà dedicato ad allungare sempre più la durata della carica?

    SS: Sul lato della miniaturizzazione abbiamo migliorato ciò che potevamo, sempre nell’ottica del Better starts now e, sì, potrei dire che oggi siamo arrivati al limite. Però potremmo far coesistere la miniaturizzazione con una durata della carica molto più lunga di quella attuale: questa è la direzione che vogliamo prendere.

    GdO: Quanto è complesso far interagire la parte elettronica dell’orologio – celle e accumulatori – con la parte meccanica, ossia gli organi in movimento? 

    SS: Citizen ha sviluppato da 50 anni la tecnologia dell’orologio analogico al quarzo e ciò ha permesso un accumulo di know-how utile ad aiutarci a far muovere la lancette con un consumo energetico molto basso anche nei modelli Eco-Drive. Abbiamo usato questa esperienza accumulata per poter muovere le lancette.

    GdO: Lei lavora solo su movimenti Eco-Drive o anche sui meccanici?

    SS: Anche sui meccanici.

    GdO: Su quale tipologia di movimento è più stimolante lavorare per lei?

    SS: È molto bello e difficile su entrambi, ma il mio coinvolgimento professionale è molto più profondo su Eco-Drive perché ci lavoro da anni.

    Eco-Drive tra presente e futuro

    GdO: All’inizio con Eco-Drive la tecnologia guidava il design, ora il mandato si è rovesciato. Per lei è più facile o più difficile lavorare così?

    SS: Ci sono diverse tipologie di design, per cui per arrivare a un lavoro ben fatto oggi è necessario molto impegno. La tecnologia del quadrante è migliorata tantissimo, così come il movimento, la coppia erogata e lo spessore del calibro; la parte meccanica ha visto un ottimo sviluppo della tecnologia che ha facilitato anche il lavoro dei designer. Noi ingegneri lavoriamo nella stessa stanza con i designer e questo ci aiuta a sviluppare un prodotto sempre migliore, in equilibrio tra design e funzionalità e con una qualità da manifattura.

    GdO: Pensa che Eco-Drive possa diventare uno standard non solo di Citizen? Pensa che anche per altri marchi sarebbe utile orientarsi su questo tipo di tecnologia?

    SS: Vedo che anche altre aziende stanno cominciando a produrre orologi alimentati dalla luce. Noi abbiamo però un vantaggio che ci deriva dal fatto che da anni lavoriamo su questa tecnologia, specialmente per abbassare il fabbisogno energetico. Vogliamo continuare a essere leader.

    GdO: Com’è lavorare in un’azienda così grande, che le dà così tante possibilità?

    SS: In Citizen ci sono tanti specialisti in diversi campi. La cosa più bella è che sono in contatto con tanti e differenti modi di pensare, per cui posso captare l’atto creativo del prodotto da molti punti di vista. La tecnologia può essere interpretata in numerosi modi e ciò mi stimola parecchio. Penso che l’ambiente sia molto bello; grazie alla nostra distribuzione geografica globale cerchiamo sempre di migliorare i nostri orologi, attingendo a modi di pensare che possono portare nella direzione di questo miglioramento.

  • Citizen Eco-Drive Photon: 50 anni di luce e innovazione

    Citizen Eco-Drive Photon: 50 anni di luce e innovazione

    Cinquant’anni di ricerca sulla tecnologia a carica luce, celebrati alla Fondazione Bisazza. Per l’occasione, Citizen ha presentato il nuovo Citizen Eco-Drive Photon: un orologio che trasforma una conquista tecnica in libertà creativa

    Conoscevo i mosaici Bisazza da più di trent’anni. Li associavo all’architettura d’interni, ai rivestimenti preziosi, alla decorazione. E sapevo delle collaborazioni con alcuni dei più importanti designer contemporanei. Ma non immaginavo ciò che avrei trovato a Montecchio Maggiore, negli oltre 7mila metri quadrati della Fondazione Bisazza.

    Qui il mosaico va ben al di là delle arti decorative per diventare architettura, scultura, installazione. Un vero e proprio linguaggio artistico, versatile ed efficace. Per capirlo mi è bastato trovarmi davanti alla poltrona Proust di Alessandro Mendini, riprodotta in dimensioni gigantesche. Davvero gigantesche.

    Cosa c’entra con gli orologi? C’entra. Perché è proprio qui, alla Fondazione Bisazza, che Citizen ha scelto di celebrare i cinquant’anni di Eco-Drive. Immagino che il filo conduttore sia proprio la luce: quella che dà vita ai riflessi delle tessere di vetro e quella che alimenta i movimenti Eco-Drive.

    Del resto, Eco-Drive è cambiato molto dal 1976. Nato per risolvere una questione pratica, oggi permette ai designer di realizzare quadranti che allora sarebbero stati impensabili. A dimostrarlo è il nuovo Citizen Eco-Drive Photon, presentato proprio in occasione dell’anniversario. Un orologio che, nel celebrare una tecnologia nata per sfruttare la luce, si permette addirittura il lusso di ostacolarne il passaggio. Ma procediamo con ordine.

    Dal Crystron Solar Cell a Eco-Drive

    La storia comincia nei primi anni Settanta, quando la Casa giapponese, per far evolvere gli orologi al quarzo, si pone un problema molto concreto: eliminare la sostituzione periodica della batteria. Nel marzo del 1973 deposita una domanda di brevetto per un esemplare da polso alimentato dalla luce. E no, non è una conseguenza dell’austerity, della necessità del risparmio energetico: la prima crisi petrolifera sarebbe scoppiata soltanto sette mesi dopo.

    Il prototipo funzionante arriva nel 1974: con quattro minuti di esposizione al sole diretto, è in grado di raggiungere un giorno di autonomia. Ma la tecnologia non è ancora pronta per l’uso reale. La luce artificiale degli ambienti interni, infatti, non garantisce una ricarica sufficientemente rapida. E un orologio, per sua natura, trascorre buona parte della giornata sotto una manica. Per il momento, quindi, niente commercializzazione.

    Bisogna aspettare il settembre del 1976 per vedere il Crystron Solar Cell, considerato il primo orologio da polso analogico alimentato dalla luce. Sul quadrante sono ben visibili otto celle di silicio monocristallino, disposte attorno al centro. Dieci minuti di sole diretto assicurano un giorno di funzionamento, mentre la precisione dichiarata è di 15 secondi al mese. Non è ancora Eco-Drive, nome che Citizen introdurrà soltanto nel 1994, ma la tecnologia, nelle linee essenziali, è già quella.

    La luce nascosta nel quadrante

    Nei decenni successivi, i progressi non riguardano soltanto l’autonomia. La ricerca si concentra contemporaneamente sull’efficienza delle celle fotovoltaiche, sulla capacità degli accumulatori e sulla riduzione dei consumi del movimento. All’inizio, per alimentare l’orologio, circa l’80 per cento della luce doveva attraversare il quadrante. Oggi alcuni modelli Eco-Drive funzionano anche con una trasmissione luminosa inferiore al 15 per cento. Una differenza enorme, soprattutto per chi deve disegnare l’orologio.

    La conseguenza è evidente: il quadrante può essere realizzato con materiali sempre meno trasparenti. Dal 1994, con i calibri della serie 78, Citizen riesce a nascondere la cella fotovoltaica sotto la superficie visibile. Nel corso del tempo, arrivano la madreperla, le verniciature metalliche, e in anni più recenti la carta washi giapponese, i materiali a colore strutturale. Soluzioni tecnico-estetiche che fanno la gioia dei designer.

    La storia in mostra

    Alla Fondazione Bisazza questa lunga storia è stata ricostruita attraverso cinquanta esemplari, dai primi prototipi alle creazioni più attuali. Alcuni erano esposti lungo un corridoio, nelle teche con disegni, progetti e componenti. Accanto, le opere della collezione permanente di Bisazza, come il Cavaliere di Dürer di Mendini.

    La mostra vera e propria occupava una grande sala, dove un tavolo di marmo lungo 22 metri ospitava i modelli più significativi. Il percorso espositivo era interessante: niente successione rigidamente cronologica, ma cinque gruppi di orologi accomunati dalle innovazioni introdotte da ciascuno. Un modo per mostrare come ogni conquista tecnica abbia preparato il terreno a quelle successive.

    Durante la conferenza stampa, Marcello Borsetti, Ceo di Citizen Watch Italy e autentico deus ex machina dell’intero evento, ha ripercorso le tappe principali di questa evoluzione. Fra i risultati più significativi figurano la miniaturizzazione dei movimenti, con un record dichiarato nel 2009, e la precisione del calibro 0100, presentato nel 2018 con uno scarto di appena un secondo all’anno. Nel 2023 debutta l’Eco-Drive 365, capace di funzionare per un intero anno con una sola carica completa. Nello stesso anno appare anche il Luna Program, con funzione automatica delle fasi lunari.

    Ma forse uno dei risultati più interessanti di mezzo secolo di ricerca è proprio la possibilità di utilizzare Eco-Drive in orologi molto diversi fra loro, dai modelli sportivi a quelli più formali, senza imporre particolari vincoli estetici. Nella maggior parte dei casi, soltanto la scritta Eco-Drive sul quadrante rivela la presenza della cella fotovoltaica.

    Eco-Drive Photon: la luce diventa design

    Ed eccoci finalmente al nuovo Citizen Eco-Drive Photon, l’orologio con cui la Casa giapponese celebra il 50° anniversario della tecnologia ad alimentazione luminosa. Il modello nasce da un concorso interno, indetto per trovare un’idea in grado di esprimere l’identità di Eco-Drive. A vincerlo è stato il designer Shota Mimura, che ha scelto di partire proprio dalla natura della luce.

    L’ispirazione arriva dall’esperimento della doppia fenditura di Thomas Young, che all’inizio dell’Ottocento contribuì a dimostrare il comportamento ondulatorio della luce. Il progetto, non a caso, è stato battezzato Double Slit Concept. Il quadrante è formato da due lamine metalliche sovrapposte, percorse da fenditure concentriche che ricordano le increspature dell’acqua. La rotazione di una lamina rispetto all’altra genera un motivo che richiama le frange d’interferenza luminosa.

    Al di sotto delle lamine metalliche si trova una pellicola a colore strutturale, ottenuto grazie a uno speciale inchiostro privo di pigmenti. Le microstrutture presenti nello strato d’inchiostro interagiscono con la luce e producono sfumature che cambiano secondo l’angolo di osservazione.

    Due versioni, un anno di autonomia

    Il metallo del quadrante, di suo, è opaco e le fenditure lasciano passare soltanto una quantità limitata di luce verso la cella fotovoltaica. Una costruzione che sarebbe stata impensabile con i primi movimenti Eco-Drive e che oggi è possibile grazie al nuovo calibro E036, sviluppato appositamente per questo modello. Anche questo movimento assicura un’autonomia dichiarata di 365 giorni a carica completa, in assenza di ulteriori esposizioni alla luce.

    La cassa ottagonale con spigoli arrotondati misura 39,6 mm ed è realizzata in Super Titanium™, un materiale proprietario leggerissimo e resistente ai graffi. Il bracciale integrato prosegue le linee della carrure fino alla lunetta, con superfici complanari. Per definire il diametro migliore, i progettisti hanno realizzato prototipi con variazioni di appena un decimo di millimetro.

    Due le versioni, ciascuna limitata a 5mila esemplari nel mondo. Una (ref. BJ6560-53W) con finitura grigio-argento, riflessi blu sul quadrante e lancetta dei secondi gialla, costa 890 euro. L’altra (ref. BJ6569-59X), in nero e oro con trattamento Duratect Dlc e lancetta dei secondi viola, 990 euro. Entrambe saranno disponibili in Italia nei prossimi giorni. Sul fondello riportano il logo del 50° di Eco-Drive e il numero individuale dell’esemplare.

    Cinquant’anni, e oltre

    Il nuovo Citizen Eco-Drive Photon è dunque un orologio celebrativo, ma non si limita a ricordare una data. È la sintesi di 50 anni di progressi nell’efficienza delle celle fotovoltaiche, nella riduzione dei consumi e nella libertà di progettazione del quadrante. Per quanto avanzati, non credo però che questi risultati siano un punto d’arrivo. Piuttosto, li vedo come una rampa di lancio per il futuro di Eco-Drive.