Giornale Degli Orologi
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Tag: Hamilton e il cinema

  • Khaki Field Far Cry, il primo Hamilton in un videogame

    Khaki Field Far Cry, il primo Hamilton in un videogame

    Hamilton, lo sanno tutti, ha un legame speciale con la settima arte. Ha debuttato sul grande schermo nel 1932, nel film Shanghai Express con Marlene Dietrich, e da allora ha partecipato a centinaia di produzioni in quel di Hollywood. Ma oggi si spinge oltre. E passa dal cinema ai videogiochi. Con il Khaki Field Titanium Automatic Far Cry® 6 Limited Edition, lo storico marchio – e con lui l’intera orologeria – debutta al polso degli eroi nel mondo virtuale. L’orologio diventa per la prima volta uno strumento ludico all’interno di un videogioco. Il Khaki Field Far Cry (chiamiamolo così per comodità) però esiste davvero. E si può trovare nelle boutique del mondo reale.

    Una saga di successo

    Far Cry® 6 è l’ultimo episodio dell’omonimo game sparatutto. La serie per console e pc sviluppata da Ubisoft si contraddistingue da sempre per i personaggi: avversari particolarmente malvagi, villain al limite della follia. Il giocatore è catapultato in un mondo moderno governato da tiranni; dove, oltre a dover combattere contro i despoti che controllano il territorio, appunto, se la deve vedere anche con famelici animali selvatici sempre in agguato. Insomma, tanta adrenalina tra Tomb Rider, Indiana Jones e Matrix. Tutti ingredienti giusti per diventare addicted alla serie.

    E infatti Far Cry®, che è iniziata nel 2004, negli anni ha saputo conquistare un vastissimo pubblico: oggi conta qualcosa come 10 milioni e mezzo di utenti al mondo, soprattutto di età compresa fra i 18 e i 34 anni. Un successo tale da portare la casa di sviluppo francese a ingaggiare l’attore Giancarlo Esposito per dare il volto al protagonista del sesto capitolo, il temibile dittatore Antón Castillo. Aggiungendo così ulteriore realismo a un’esperienza di qualità cinematografica.

    Fra cinema e videogame

    D’altra parte, i videogiochi negli ultimi anni non solo hanno attinto dal mondo del cinema. Sono diventati essi stessi fonte di ispirazione per i registi hollywoodiani, di sci-fi e non solo. Basti pensare ad alcune scelte stilistiche adottate in pellicole come 1917 di Sam Mendes, dove l’azione in molti casi si svolge su più livelli in fuga verso la libertà proprio come in un game. Oppure Ready Player One di Steven Spielberg, sulla creatività dei videogiochi. Su questo tema il marchio americano/naturalizzato svizzero, nei giorni scorsi, ha perfino organizzato un interessante workshop tenuto dal critico cinematografico Andrea Chimento.

    Ma soprattutto, coerente con il proprio impegno nel mondo dell’entertainment, Hamilton negli ultimi anni ha creato esemplari speciali in funzione delle scelte narrative degli sceneggiatori. Dopo quello realizzato per Tenet, ecco quindi il primo orologio pensato per l’azione in un videogioco: un compagno di avventure on e off-screen. I giocatori che utilizzano il Khaki Field Far Cry nel videogame, possono indossarlo anche nella vita di ogni giorno. Non tutti gli appassionati però potranno farlo: in commercio esistono solo 1983 esemplari, proprio come l’anno in cui viene ambientata parte della storia.

    Il Khaki Field Far Cry

    In Far Cry® 6, il celebre orologio d’ispirazione militare di Hamilton ha un ruolo attivo. Il gamer che, nei panni di Dani Rojas, combatte per liberare l’isola caraibica di Yara, lo riceve dopo aver completato una missione di guerriglia. Chi la porta a termine con successo, “sblocca” l’orologio dotato dell’originale funzione keeps on ticking. Migliora la difesa generale e permette di scampare rapidamente e con efficacia al pericolo, offrendo utili vantaggi durante la lotta per la libertà di Yara. È infatti profondamente legato alla storia dell’isola e al suo leader.

    Nella vita reale come in quella virtuale, il Khaki Field Far Cry è un esemplare leggero e pronto a tutto: ha la cassa in titanio spazzolato (42 mm di diametro), impermeabile fino a 10 atmosfere, il movimento automatico con autonomia di 80 ore, il quadrante con indicazione militare e un indistruttibile cinturino Nato in pelle. Ed è perfetto nel suo doppio ruolo. Trasposto come accessorio di gioco, aggiunge autenticità al mondo cinematografico creato da Ubisoft. Mentre nella realtà regala un tocco di stile originale al polso di chi lo indossa, per evocare le avventure sullo schermo in cui è co-protagonista.

  • Le cronache di PDV: l’anteprima di “Men in Black: International”

    Le cronache di PDV: l’anteprima di “Men in Black: International”

    Arriva domani in prima visione nelle principali sale cinematografiche italiane “Men in Black: International”, sequel della saga sull’organizzazione segreta che controlla il flusso degli extraterrestri sulla Terra. Pellicola che chi scrive ha potuto vedere in anteprima a Milano, il 18 luglio al cinema Gloria, su invito di Hamilton. Sì, perché la rigorosa uniforme nera dei protagonisti è completata, anche questa volta e per la quarta consecutiva, da un orologio del marchio americano – oggi parte di Swatch Group.

    Ma andiamo con ordine. Girato da Felix Gary Gray, lo spin-off della trilogia “Men in Black”, iniziata nel 1997 e conclusasi nel 2012, non è più interpretato dalla coppia Will Smith/Tommy Lee Jones. Fa brillare invece due stelle in ascesa nel firmamento hollywoodiano: Chris Hemsworth e Tessa Thompson. Più che credibili nei panni rispettivamente dell’agente H e dell’agente M, forse per i trascorsi nella fantascienza Marvel con i ruoli di Thor e Valkyrie (nei film “Thor: Ragnarok” e “Avengers: Endgame”). Da citare anche la presenza nel cast di Emma Thompson (agente O) e Liam Neeson (High T).

    Qui però non vogliamo svelare nulla sulle (dis)avventure dei paladini della difesa del nostro pianeta dalle minacce aliene. In fondo altro non è che un blockbuster ricco di effetti speciali, conforme come una copia ai precedenti. Tra sequenze d’azione e battute da commedia. Con un unico aggiornamento: il punto di vista femminile. Introdotto dalla nuova eroina che rivendica il diritto delle donne di entrare a far parte dei Men in Black, rendendo superato lo stesso titolo. E di imbracciare enormi fucili per fare piazza pulita dei cattivi, diventando un’eccellente giustiziere. Ma la trama non va oltre.

    Piacevole comunque vedere la peregrinazione degli “uomini in nero” ai quattro angoli del globo. Da New York a Londra, da Parigi a Marrakech, passando anche per l’Italia. Alcune scene infatti si svolgono all’isola d’Ischia: più precisamente, tra Ischia Ponte e Sant’Angelo. Dove l’agente H ha sfrecciato sulle onde a bordo di un luccicante Riva d’epoca attorno al Castello aragonese; e, insieme alla collega M, ha passeggiato nel porticciolo del piccolo borgo marinaro, fra i turisti e la gente comune, i fruttivendoli e i pescatori. Breve parentesi personale: per chi conosce bene l’Isola Verde, rivederla sul grande schermo regala sempre una certa emozione.

    D’obbligo poi una nota tecnica sugli orologi Hamilton apparsi nei diversi capitoli di “Men in Black”. In tutti i casi si tratta di modelli della collezione Ventura. Scelti, probabilmente, per la forma futuristica della cassa. A scudo, è subito riconoscibile e ben si accorda con le atmosfere sci-fi e le scenografie a tema high-tech dei film. In quest’ultimo episodio, in particolare, si tratta di un Ventura Quartz per l’agente M e di un Ventura Automatic per l’agente H. Il primo ha un movimento elettronico e il quadrante con il flash dell’elettricità, del tutto simile all’originale, uscito nel 1957.

    A proposito del Ventura, va ricordato che lo stesso esemplare era stato indossato anche da Elvis Presley nel film “Blue Hawaii” del 1961. Del resto, il marchio fondato a Lancaster, Pennsylvania, nel 1892, da sempre ha un rapporto privilegiato con il cinema. Iniziato un’ottantina di anni fa, ha all’attivo la partecipazione in circa 500 pellicole, con una certa predilezione per la fantascienza.  Sempre negli anni ’60, il grande Stanley Kubrick aveva chiesto a Hamilton di studiare un prototipo da mettere al polso dei cosmonauti nel celebre “2001: Odissea nello Spazio”. Mentre in tempi più recenti merita almeno un cenno “Interstellar”, in cui l’Hamilton Khaki svolge un ruolo di assoluto rilievo. E “The Martian”, con un Hamilton BeLOWZERO che la dice lunga sulla sopravvivenza in ambienti estremi.

    Senza dimenticare che lo storico legame del marchio americano con la settima arte si esprime anche attraverso i  Behind the Camera Awards. Una serie di premi prestigiosi nati nel 2006 e rivolti alle professionalità che lavorano sui set, dietro l’obiettivo delle telecamere. “Nel cuore del cinema”, appunto. In Italia, dal 2013, Hamilton li affianca ai Nastri d’Argento, con l’intento di gratificare chi si è distinto dietro la macchina da presa. Lo scorso giugno, per esempio, l’ultima edizione ha visto premiare Stefano Sollima nella magica cornice dell’antico Teatro Greco. Proprio in quell’occasione, abbiamo avuto l’opportunità di passare del tempo conversando con Matteo Sovera, Brand manager per l’Italia. Che ci ha ricordato come in passato abbiano ricevuto lo stesso riconoscimento anche Luca Zingaretti, Alessandro Gassmann o Gabriele Muccino.