Giornale Degli Orologi
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Tag: HSNY

  • Corporate & Co: le aziende informano. News & previews – 15/07/22

    Corporate & Co: le aziende informano. News & previews – 15/07/22

    Con l’aggettivo inglese “corporate” di solito si fa riferimento alle più svariate questioni che riguardano un’azienda. In questo caso noi lo utilizziamo per indicare un’ampia serie di iniziative che di recente hanno interessato “l’industria del tempo”: collaborazioni, nuovi spazi di lavoro, valzer di poltrone, servizi… Una mescolanza di notizie che esulano dal senso letterale del termine per assumere un’accezione più vasta, in cui corporate diventa quasi tutto ciò che non è “prodotto”, in una visione a 360° delle imprese e di tutta l’orologeria. Forse sarebbe più corretto scrivere: “Corporate e non solo”. Buona lettura.

    Salviamo gli oceani

    Foto Dani Devine courtesy Omega

    Omega ha annunciato una nuova partnership con Live Ocean. Che coniuga, come dice il Ceo Raynald Aeschlimann, due delle più grandi passioni della Marca: la vela e la protezione degli oceani. Creata dai velisti neozelandesi Peter Burling e Blair Tuke, la Live Ocean Foundation è infatti attivamente impegnata nella tutela dei mari attraverso progetti e campagne attuate con il team velico Live Ocean Racing. Lo abbiamo visto regatare all’inizio di luglio sul lago di Garda, per l’ETF26 Grand Prix. Chissà se vedremo presto anche un orologio dedicato…

    Trasloco strategico

    Foto Schreyer courtesy Czapek

    Czapek & Cie ha lasciato Ginevra e si è trasferita a La Chaux-de-Fonds, patria dell’orologeria di tradizione. Il motivo? Aveva bisogno di spazio per attuare una necessaria crescita. Il Marchio artigianale infatti negli ultimi anni ha visto il continuo aumento della richiesta da parte dei collezionisti. Il nuovo edificio indipendente permetterà così alla produzione di arrivare in questo 2022 a 800 esemplari (erano 180 nel 2020). Ma l’obiettivo a medio termine è più ambizioso: raggiungere le 3mila unità all’anno. La cosa ci piace. ✌✌✌🤞🤞🤞

    Asta charity

    Si è conclusa un paio di giorni fa con buoni risultati l’asta di beneficienza Timepieces for HSNY. Organizzata da Phillips dal 6 al 13 luglio, ha messo in vendita una raccolta di orologi piccola ma pregiata, a favore delle iniziative benefiche (cioè educative) dell’Horological Society di New York, fra le più prestigiose istituzioni orologiere a livello mondiale. Tutti i 9 esemplari finiti sotto il martelletto hanno almeno duplicato la stima iniziale. Tra i pezzi forti, merita un cenno il Patek Philippe Ref. 715: un “tasca” del 1967 battuto per 23.940 dollari.

    Brava Julia!

    Giro di poltrone da Zenith: lo scorso 20 giugno Julia Kranzelmayer è stata nominata Marketing manager per il Sud Europa. Austriaca di nascita ma italiana d’adozione, Julia non è proprio una novellina nell’ambiente: dopo gli studi all’Università di Vienna e in Bocconi, negli ultimi 20 anni ha accumulato diverse esperienze nel settore, da IWC a Girard-Perregaux. In Zenith riporta direttamente al Brand manager Paolo Cappiello, e sostituisce Ettore Cappelli (che proseguirà la carriera in Casa madre). Buon lavoro, Julia!

    Un Laboratorio verde

    Lo scorso 23 giugno, a Firenze, Cassetti ha inaugurato un Centro ufficiale di assistenza, chiamato appunto Il Laboratorio. Realtà storica (quasi secolare) nella città medicea, il celebre rivenditore è presente fin dal 1976 su Ponte Vecchio. E guarda proprio il Corridoio vasariano il nuovo spazio, che non vuole essere solo un punto di riferimento per la manutenzione ma anche un luogo di incontro in cui fare Cultura dell’orologeria. Con sensibilità green, come indica la Fabbrica dell’Aria sviluppata in collaborazione con l’Ateneo fiorentino.

    Shopping in centro

    Seiko ha aperto il primo monomarca in Italia: a Milano, nel “Quadrilatero della moda” (in via della Spiga 52, per essere precisi). Dove lo spazio di 70 metri quadri è organizzato per offrire al pubblico un’ottimale esperienza d’acquisto e per riflettere le suggestioni del Marchio giapponese. All’interno si trovano infatti tutte le collezioni in catalogo: Prospex, King Seiko, Presage, Astron e 5 Sports, oltre a pezzi esclusivi per la boutique. L’8 settembre prossimo ci sarà l’inaugurazione ufficiale. Ma sarà solo per pochi…

  • Horology in Art: una mostra a New York

    Horology in Art: una mostra a New York

    L’orologeria vive da sempre in connubio con l’arte. Un connubio perfetto, anzi magico, che viene ora celebrato nella mostra Horology in Art: allestita, fino al mese di aprile 2022, nella sede della Horological Society of New York, in Midtown Manhattan. Fra gli esempi dell’intersezione dei due mondi, basti ricordare il dipinto L’enigma dell’ora (1911) di Giorgio De Chirico; oppure il celeberrimo La persistenza della memoria (1931), fra i lavori più emblematici della ricerca artistica di Salvador Dalí.

    Proprio quest’ultimo figura fra le opere in mostra. Ma è solo l’esempio più celebre di un rapporto che perdura da oltre sette secoli. E che ha visto pendole e orologi rappresentati in tutti i modi, con tutti i mezzi e sui tanti supporti, nei diversi Paesi. Orologi di ogni tipo: a cassa lunga, da tavolo, da persona… Che siano apparsi come soggetto principale o come elemento di sfondo, sono serviti di volta in volta come promemoria della mortalità umana o come simboli di ricchezza, disciplina, occupazione e raffinatezza tecnologica.

    Horology in Art in sintesi

    Se ne possono ammirare 60 esemplari proprio nella mostra Horology in Art, allestita presso la sede della prima gilda di orologiai d’America. Fondata nel 1866, la HSNY è infatti una delle più antiche associazioni al mondo dedicata alla ricerca e alla divulgazione dell’arte orologiera. I suoi membri sono un mix di tecnici e appassionati: orologiai, dirigenti, giornalisti, banditori d’asta, storici, venditori, collezionisti…

    Una mostra curiosa, a dire il vero. Frutto della passione di un “collezionista di immagini”, che negli anni ha riunito una raccolta tanto ampia quanto variegata di pezzi, diversi per epoca e ispirazione: dipinti, incisioni, stampe, fotografie, poster, perfino francobolli… Tutti accomunati da un unico fil rouge: la figura di un orologio. Ecco allora, per esempio, un olio su tela del 1830 che ritrae una madre e un bambino con un modello da tasca. O ancora una miniatura su avorio, realizzata nel 1840, in cui una giovane donna sfoggia come prezioso sautoir l’esemplare appeso a una lunga catena.

    In mostra, accanto alla produzione di illustri sconosciuti (almeno qui da noi), ci sono anche pezzi più importanti. Come le riproduzioni a stampa di artisti celebri: oltre al già citato Salvador Dalí, s’incontrano per esempio Giovanni Battista Piranesi, Jean-Louis David, Jan Steen, Andrew Wyeth, Winslow Homer. Le foto d’epoca annoverano invece due rari dagherrotipi della metà del XIX secolo; e diversi ritratti dell’era della Guerra civile di Mathew Brady, spesso scattati nel suo studio, i cui soggetti condividono la scena con l’orologio da mensola chiamato “Reaper” (il mietitore).

    Due parole con Bob Frishman

    La maggior parte delle opere visibili nel percorso di Horology in Art sono un prestito del curatore stesso della mostra, Bob Frishman. È lui il “collezionista di immagini” cui mi riferivo prima: orologiaio, restauratore, storico, ricercatore, ci ha concesso quattro chiacchiere in esclusiva. «Tutto è iniziato con un ritratto del XVI secolo di Annibale Carracci, che mostrava una donna dalla pelle scura con in mano un orologio. Era all’interno di un catalogo di un’asta di Christie’s del 2005. Ne rimasi sbalordito», ci racconta l’esperto. «Sebbene io sia attivo nell’orologeria dal 1980, quest’immagine ha dato il via alla mia ricerca quotidiana di altre opere d’arte raffiguranti orologi». Ad oggi la sua collezione (fisica e digitale) conserva più di duemila esemplari.

    «Anche se non posso avere capolavori a livello museale di Tiziano o Winslow Homer, possiedo comunque opere d’arte originali, belle stampe e prime fotografie. E sono felice di condividerle con il pubblico di Horology in Art. Per quanto ne so, prima d’ora non c’era mai stata da nessuna parte una mostra del genere, che si concentrasse esclusivamente sull’orologeria nell’arte». Le oltre 60 opere esposte non solo rivelano il livello della sua raccolta privata. Molte offrono uno spaccato della vita quotidiana di tempi e mondi diversi. E testimoniano soprattutto la presenza dell’orologio come oggetto ricorrente nelle tante forme artistiche di varie culture, in Occidente come in Oriente.

    «Ogni dipinto, ogni fotografia sono stati composti da un artista e l’orologio fa parte della storia di queste opere. Per secoli, gli orologi nell’arte hanno rappresentato argomenti seri come la mortalità umana, l’abbondanza, la disciplina, la raffinatezza, il progresso tecnologico… Invece per noi collezionisti di orologeria, queste opere mostrano anche – spesso nei minimi dettagli – orologi che allora erano nuovi, ma oggi sono ciò che cerchiamo nei musei, nelle aste e nelle collezioni private. Quindi le immagini ci raccontano storie e ci illustrano orologi di tutti i tipi degli ultimi sette secoli. Insomma, non parliamo di selfie e foto ricordo. Le opere d’arte che raffigurano orologi non nascono mai per caso».