Giornale Degli Orologi
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Tag: INRiM

  • La precisione è ben altro. Parte I

    La precisione è ben altro. Parte I

    Apparentemente abbiamo tutti le idee chiare: la precisione di un orologio è lo scarto del nostro orologio rispetto ad un segnale orario “certo”. Una volta era quello della radio o della televisione, oggi quello del computer. A questo proposito una prima digressione (Zig!): in Windows l’orologio di riferimento è sincronizzato con il sito “time.windows.com”, ma possiamo cambiarlo con quello che preferiamo. Basta andare in Impostazioni/data e ora e cliccare, nella finestra che si aprirà, su “ora Internet” e poi “cambia impostazioni”. Cercate su Internet il vostro fornitore d’ora preferito (sorpresa: ce ne sono tantissimi) e il gioco è fatto.

    Torniamo al punto, anche se ogni tanto procedere zigzagando è un bel divertimento. Bisogna essere fedeli al nostro segnale orario perché la prima regola è riferirsi sempre ad una sola fonte: due fonti diverse (ad esempio il segnale orario di una emittente radiofonica e quello del nostro cellulare) possono differire, anche sensibilmente, di qualche secondo. E noi finiremo per accusare il nostro orologio di nefandezze di cui è innocente.

    Zag! La ventiquattresima parte del giorno solare medio. Con questa definizione l’ora è sostanzialmente costante durante tutto l’anno. Cosa non vera perché il tempo solare, quello vero, è ondivago. La differenza fra ora media civile e ora solare è detta “equazione del tempo” e alcuni orologi sono in grado di indicarla. Ci sono comunque minime variazioni dovute al fatto che la velocità di rotazione della Terra varia lentamente nel tempo. È chiaro che il tempo vero è un bel casino: non ne esiste una definizione fisica, se non le approssimazioni convenzionali che usiamo per fini civili.

    Il giorno solare medio è pari a 24 ore, ovvero 86.400 secondi. A causa del lentissimo rallentamento della rotazione terrestre (negli ultimi 100 anni il giorno si è allungato di circa 1,7 millisecondi), la durata media del giorno solare vero è oggi lievemente superiore a 86.400 secondi, per cui molto lentamente il giorno astronomico “rimane indietro” rispetto a quello civile: negli ultimi decenni, in media di poco meno di un secondo all’anno. Per questo motivo, dal 1972 è stato talvolta aggiunto un secondo al termine del 30 giugno o, più spesso, del 31 dicembre, in modo da compensare questo ritardo. Questo secondo aggiuntivo è chiamato “secondo bisestile”, per analogia con il giorno aggiunto all’anno bisestile. Fino al 2017 incluso vi sono stati 27 secondi bisestili. Un bel casino, dicevo.

    Qual è il miglior sistema, il miglior orologio, quanto a precisione? Gli orologi atomici che registrano le vibrazioni di un atomo, necessari in astronomia. All’Osservatorio di Neuchâtel stanno tentando di farne uno all’atomo di idrogeno riducendone le dimensioni, che prima erano quelle di un armadio piccolo. Un chip di circa due millimetri di lato: sarebbe il migliore orologio da polso. La precisione però sarebbe un po’ discutibile: un secondo ogni 3.000 anni. Sempre che esistessero batterie in grado di durare così tanto. Discutibile perché oggi i migliori orologi atomici (sperimentali) perdono un secondo ogni cinque miliardi di anni: wow! Ma a cosa serve? A scopi astronomici, dicevo, dove l’unità di tempo è l’anno luce, ossia la distanza percorsa dalla luce in un anno. La precisione, insomma, non è poi quella sciocchezzuola che normalmente crediamo di conoscere meglio delle nostre tasche.

    Un’altra cosa importante da considerare è che lo scarto di un orologio dall’ora di riferimento non è una linea retta parallela rispetto a quella dell’ora media (sia pure da tale retta distante di qualche secondo). No. Ogni orologio rallenta o accelera, durante la giornata, per una serie di cause che poi analizzeremo. È per questo che i tecnici preferiscono parlare di “costanza di marcia”, piuttosto che di precisione. È per questo che gli stessi enti per la misurazione degli orologi, dal Cosc al Metas, passando per quelli interni di altri produttori, indicano la costanza di marcia con valori in più o in meno (ad esempio +6/-4 secondi al giorno) rispetto all’accuratezza assoluta. Se un orologio avesse una costanza di marcia impeccabile, rappresentabile con una linea retta parallela a quella dell’ora media, allora basterebbe semplicemente accostare le due linee, con una regolazione dell’anticipo o del ritardo, per ottenere la precisione assoluta. Un sogno di fatto impossibile da realizzare.

  • La sincronizzazione dell’ora? Ecco cosa fare (e non fare)

    La sincronizzazione dell’ora? Ecco cosa fare (e non fare)

    La sincronizzazione dell’orologio: ossia rimettere a posto le lancette dopo che l’orologio si è fermato, per qualunque ragione. E non venitemi a dire che è una cavolata e che lo sanno fare tutti. Cominciamo subito con alcune informazioni per i duri e puri della precisione: non sempre è colpa dell’orologio. Certe volte siamo noi a sbagliare riferimenti. In pratica, dobbiamo usare sempre uno stesso riferimento, un segnale orario certo in qualunque momento intendessimo servircene.

    Infatti, sia per quanto riguarda il cellulare che il computer, basta un aggiornamento di quelli sostanziosi per far saltare la sincronizzazione. Per scrivere questo articolo, ad esempio, ho innanzitutto controllato se l’ora del mio cellulare e quella del computer coincidevano. C’era oltre un minuto e mezzo di scarto. Sono quindi andato (il mio sistema operativo è Windows 10) in Pannello di controllo, Data e ora, terza scheda (ora Internet) sulla quale ho due scelte: o l’ora di Windows (time.windows.com), che però ogni tanto ha problemi di sincronizzazione, o quella dell’Istituto americano degli standard e della tecnologia (time.nist.gov), che sembra migliore. Fermo restando che le sincronizzazioni di Windows non sono poi così frequenti.

    Con il cellulare, poi, le cose possono essere ancor più difficili. E allora per tranquillità un buon metodo è andare sul sito dell’INRiM, l’Istituto nazionale di ricerca metrologica di Torino, e usarlo come riferimento per la sincronizzazione. Ve lo mettete fra i preferiti e avrete sempre un riferimento coerente per sincronizzare il vostro orologio. Detto questo passiamo all’operazione pratica, complicata, in molti casi, dal datario a scatto rapido.

    Nella maggior parte degli orologi, intorno alle ore 10 della sera un nottolino comincia a caricare, spostandola lateralmente, una piccola molla lineare. In sostanza, un sottile filo di acciaio. Se in quel lasso di tempo spostiamo le lancette (di solito all’indietro), la molla viene forzata fino a piegarsi. Il datario non funzionerà più, bisognerà aprire l’orologio per sostituire la molla. E ogni volta che si apre un orologio bisognerebbe, in teoria, sostituire anche gli oli, che si ossidano alla velocità della luce. In pratica, bisognerebbe fare una manutenzione completa, maledettamente costosa perché implica ore di lavoro di un tecnico specializzato. Evitare tutto questo è di una semplicità disarmante.

    Si estrae la corona (generalmente in prima posizione) per arrestare l’orologio o comunque essere in grado di muovere le lancette di ore e minuti. Facendo prima un piccolo controllo, si cerca di capire in quale direzione bisogna ruotare la corona per far avanzare le lancette di ore e minuti: generalmente dal basso verso l’altro, ma una cauta verifica non fa mai male. Quindi fare avanzare le lancette fino alle ore 6, circa. A questo punto la molla del datario è libera e potete fare più o meno quello che volete.

    Ossia estrarre la corona in seconda posizione (che è generalmente quella addetta a far avanzare il disco del datario) e mandare avanti il datario fino a quando segnerà il giorno precedente a quello in cui state eseguendo la sincronizzazione. Poi riportate la corona in prima posizione e fare andare avanti le lancette fin quando il datario non scatterà al giorno corrente, dopodiché continuate a far avanzare le lancette fino all’ora giusta. Avanzare, mi raccomando. E se per caso aveste la cattiva idea di eseguire la sincronizzazione di sera, intorno alle 10, ricordate di non far indietreggiare mai, assolutamente mai, le lancette. Ricominciate daccapo l’operazione sempre ricordando che le lancette, per rendere felice l’orologio, devono avanzare e non indietreggiare.

    Tecnicamente esistono mille eccezioni, tutte ben indicate nei libretti d’istruzione. Alcuni orologi possono andare avanti o indietro senza problemi anche nelle ore “proibite” (generalmente fra le 10 di sera e le 2 del mattino). Altri contengono dispositivi diversi che, ad esempio, fanno avanzare le lancette a salti di un’ora. Ed esistono tante altre variabili che, da un orologio all’altro, suggeriscono per ciascuno una corretta procedura di sincronizzazione. Ma dal momento che le persone che leggono i libretti d’istruzione sono poche e quelli che ne ricordano il contenuto sono ancora meno, il metodo appena descritto consente di non sbagliare mai, in nessun caso.

    Eviterete così di dover andare in negozio giurando che mai e poi mai avete sincronizzato l’orologio nelle ore “proibite”. Il negoziante se ne accorgerà non perché vi cresce il naso come a quel gran bugiardo di Pinocchio, ma perché appena aperto l’orologio vedrà la molla storta. Saprà che siete bugiardi e forse penserà che state anche tentando di fare i furbi. Magari non litigherà con voi perché il cliente ha sempre ragione, ma vi segnerà come uno di quelli che è meglio perderli che trovarli… ”’”><\/script>‘