Giornale Degli Orologi

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  • Breguet Expérimentale 1, tra passato e futuro

    Breguet Expérimentale 1, tra passato e futuro

    Il nuovo Breguet Expérimentale 1 è uno di quegli orologi di cui Monsieur Abraham-Louis sarebbe fiero, se fosse in vita. Anzi, probabilmente è un orologio che lui stesso avrebbe saputo creare se fosse stato in possesso delle conoscenze tecnologiche e dei materiali che l’industria, in particolare quella orologiera, ha oggi a disposizione. 

    Questa nuova referenza arriva in coda a un 2025 straordinario per Breguet, nel quale i festeggiamenti per i 250 anni dalla fondazione sono stati segnati dall’uscita di una serie di pezzi memorabili: dal Classique Souscription 2025, presentato a Parigi ad aprile, ai Type XX Chronographe, dal Tradition Seconde Rétrograde 7035 fino al recentissimo Expérimentale 1, appunto. Un orologio che dimostra ciò che Breguet è in grado di fare in termini di ricerca e sviluppo. Una collezione che, in un certo senso, anticipa ciò che sarà l’orologeria del Brand in un futuro nemmeno troppo lontano.

    La ricerca dell’alta frequenza

    Il Breguet Expérimentale 1 è prima di tutto lo stadio più recente nell’evoluzione di una ricerca ingegneristica e tecnologica, quella che la Manifattura svizzera ha intrapreso sul magnetismo. Un percorso iniziato nel 2013 con lo sviluppo e la presentazione del Classique Chronométrie 7727 e perfezionato con il Classique 7225, svelato poche settimane fa.

    Giusto per andare dritti al sodo, ciò che caratterizza da un punto di vista ingegneristico e orologiero il Breguet Expérimentale 1 è il tourbillon ad alta frequenza da 10 Hz con scappamento magnetico a forza costante. Una soluzione tecnica che si avvale di quanto Breguet aveva già applicato nel Classique Chronométrie 7727 e nel Classique 7225 e che trasforma uno dei nemici giurati dell’orologeria meccanica, il magnetismo, in un alleato insospettabile nella ricerca della precisione.

    Il Calibro 7250 che anima l’orologio ospita uno speciale perno, già visto nel 7727 e nel 7225, nel quale due micro-magneti, ciascuno inserito in una pietra terminale, generano campi magnetici opposti per mantenere il bilanciere perfettamente centrato ed eliminare quasi del tutto gli errori di posizione. Questo sistema, inoltre, migliora la resistenza agli urti e, grazie al magnetismo, riduce l’attrito tra le parti meccaniche minimizzando l’usura dei componenti.

    Sviluppando ulteriormente la soluzione del perno magnetico, il Breguet Expérimentale 1 introduce il magnetismo controllato nello scappamento, per rendere l’orologio ancora più preciso. Il nuovo sistema al cuore di questa referenza è composto da un tourbillon ad alta frequenza e da uno scappamento magnetico a forza costante: l’orologeria tradizionale incontra la ricerca tecnologica.

    Breguet Expérimentale 1 e il magnetismo

    Grazie al tourbillon a 10 Hz con scappamento magnetico a forza costante, il Breguet Expérimentale 1 affronta e risolve tre grandi problemi che influenzano la precisione e la costanza di marcia: l‘ampiezza non costante del bilanciere, gli urti e l’effetto negativo della gravità sull’organo regolatore, spirale e bilanciere. Impiegando le proprietà del magnetismo, questo sistema dà un impulso stabile al bilanciere per tutta la durata della riserva di carica e disaccoppia la funzione di impulso dalla rotazione della ruota di scappamento, della gabbia del tourbillon e dell’intero sistema delle ruote.

    Il dispositivo ideato da Breguet prevede due ruote di scappamento, ciascuna dotata di un binario magnetico al centro del quale si trova una leva con àncore magnetiche. Questo sistema si ispira agli scappamenti a forza costante; al di sotto di una certa coppia, il tourbillon si ferma rapidamente, al di sopra il bilanciere oscilla alla sua massima ampiezza. Grazie al nuovo scappamento, è anche possibile disaccoppiare dalla rotazione della ruota di scappamento, e quindi dal resto del treno del tempo, gli impulsi trasmessi al bilanciere.

    Una ruota di arresto intermedia, posizionata tra le due ruote di scappamento con binario magnetico, preserva il sistema da salti indesiderati. La maggior parte degli altri componenti del tourbillon, poi, non è magnetica: così non si creano interferenze che rischiano di compromettere il regolare funzionamento del sistema.

    In tutta questa tecnologia, osservando attentamente la struttura dell’intero sistema, si nota la presenza di componenti tradizionali. Per esempio l’àncora, azionata dall’impulso magnetico che, eliminando ogni tipo di contatto, riduce attrito e usura: motivo per cui Breguet non ha dovuto inserire un remontoire d’égalité come dispositivo di forza costante. È infatti il sistema stesso a generarla, non subendo attriti e non essendo influenzato dallo stato di carica né dalla coppia del bariletto.

    L’estetica del Breguet Expérimentale 1

    Per quanto riguarda l’estetica del Breguet Expérimentale 1, vi si nota una ispirazione alla collezione Marine, modernizzata da un design più contemporaneo mescolato ai tratti della tradizione che distinguono questa linea storica del catalogo della Maison. Allo stesso modo, l’orologio si distanzia dal look “filologico” dei Classique Chronométrie 7727 e Classique 7225, tanto per restare nel mondo dell’alta frequenza di Breguet.

    La cassa è in oro Breguet 18 carati, che abbiamo già visto in altri pezzi della Manifattura. Misura 43,5 mm di diametro e 13,30 mm di spessore e ha forme decise e definite. Le anse sono traforate e, così come la cassa, sono lavorate con finiture sabbiate, satinate e azzurrate. La carrure ha il classico elemento distintivo di Breguet, la scanalatura “a moneta” che in questo orologio è rielaborata con un tocco più contemporaneo.

    Chi conosce un minimo la storia di Breguet, vedrà nell’Expérimentale 1 l’estetica dell’orologio da tasca n. 3448 con visualizzazione delle ore in stile regolatore. Le affinità con il modello antico però finiscono qui, perché il quadrante anziché essere in smalto è in un modernissimo zaffiro. La distribuzione dei contatori è all’insegna dell’equilibrio estetico, con la parte alta in cui spicca il tourbillon, bilanciato dal contatore delle ore nella parte bassa. A destra e a sinistra si vedono i bariletti gemelli del Calibro 7250, montati in serie.

    I secondi sono visualizzati sulla gabbia del tourbillon; il contrappeso della lancetta in titanio è a forma di àncora, richiamo evidente alla collezione Marine. Su un grande anello bianco spostato verso il basso sono visualizzati i minuti; l’anello interseca il tourbillon in alto e, sotto, sfiora il contatore delle ore. Tutto il quadrante poggia su quattro pilastri in oro e, come da tradizione, ospita la firma segreta Breguet: qui si trova a ore 11 e a ore 1.

    Punzone Breguet ed edizione limitata

    Prima di lasciarvi ai dettagli nelle didascalie, segnalo che anche il Breguet Expérimentale 1 è certificato dal Punzone Breguet. Come altri simili dell’alta orologeria svizzera, il Punzone Breguet è in sostanza un sigillo che la Maison appone sulla cassa dell’orologio finito e sulla fibbia, a garanzia della qualità dei componenti, delle prestazioni dell’orologio e dell’etica costruttiva. Si riferisce non solo alle finiture, ma anche al modo in cui sono state ottenute e alla coerenza del design dell’orologio. Tutto questo è sottoposto a un disciplinare interno e supervisionato da un apposito comitato, che certifica l’eccellenza. Inoltre, il Punzone Breguet garantisce che tutti i componenti degli orologi sono stati fabbricati in Svizzera secondo i più alti standard orologieri.

    Grazie al Punzone Breguet – associato a ciascun orologio e identificato da un numero individuale – la Maison può verificare le prestazioni di ogni pezzo e classificarlo all’interno di tre categorie, in base alla precisione giornaliera. Abbiamo quindi l’orologio “Scientifico” (+/- 1 secondo al giorno), “Civile & Sport” (+/- 2) oppure “Sera & Gioielleria” (-2/+6).

    Detto che la modernità del Breguet Expérimentale 1 è confermata dalla scelta di un cinturino in caucciù blu (non in pelle) con fibbia ad ardiglione in oro Breguet 18 carati, chiudo segnalando che la collezione Expérimentale, per come è concepita, è destinata ai pochi collezionisti che avranno l’opportunità di mettersi al polso in anteprima orologi di altissima fattura, in edizione limitata. Il contenuto scientifico di questi pezzi sarà sviluppato nelle altre collezioni della manifattura. A proposito di limitazione, l’Expérimentale 1 sarà realizzato in 75 esemplari e ha un prezzo su richiesta. L’eccellenza non è per tutti, oggi come 250 anni fa.

  • Scientigraf Chrono o la coerenza di Eberhard & Co.

    Scientigraf Chrono o la coerenza di Eberhard & Co.

    La versione inedita di un esemplare storico fa sempre un certo scalpore. Ancora di più se si tratta di un orologio amato dal pubblico e che adotta per la prima volta una funzione altrettanto amata dal pubblico: la misurazione dei tempi brevi. Mi riferisco – tanto per essere chiari – allo Scientigraf Chrono, un grande classico rivisitato di Eberhard & Co., davanti al quale è difficile restare indifferenti. Annunciato lo scorso settembre, già in consegna a dicembre, è ora protagonista anche sui social della Casa. Ed è quindi arrivato finalmente il momento di parlarne.

     Un po’ di storia

    Lo Scientigraf nasce nel 1961 e fa parte di quegli esemplari creati per rispondere a specifiche esigenze pratiche. Nella società del tempo, in piena evoluzione, si erano infatti diffusi sempre più gli elettrodomestici, grandi e piccoli. Quindi le persone comuni erano circondate nelle proprie case da tante apparecchiature elettriche che spesso avevano il motore schermato male. E la cosa andava a scapito del loro orologio da polso: che, già di suo, non brillava certo per la precisione, ma a quel punto sballava alla grande e talvolta si fermava del tutto.

    Proprio a metà del secolo scorso, gli studi condotti dall’industria orologiera avevano dimostrato l’influenza nefasta del magnetismo sulla costanza di marcia dei movimenti meccanici. E la prima efficace soluzione trovata al problema fu quella di una capsula protettiva. In pratica, una struttura in un materiale magneticamente conduttivo come il ferro dolce (cioè a basso tenore di carbonio), inserita all’interno della cassa e capace di impedire alle onde elettromagnetiche di raggiungere il movimento.

    Nacquero così esemplari come il Rolex Milgauss, l’IWC Ingenieur, l’Omega Railmaster e l’Eberhard Scientigraf, appunto, in grado di resistere a campi magnetici di una certa entità. Che conquistarono anche il plauso della comunità scientificia, di tecnici, ingegneri, medici, ricercatori e di quanti lavoravano in particolari ambienti soggetti al magnetismo. Da qui i nomi peculiari di quei modelli. Di fatto, la capsula interna in ferro dolce è rimasta una costante fino ai nostri giorni: oggi è perfino disegnata ad hoc per i diversi esemplari. Come nel caso dello Scientigraf.

    Il senso di continuità

    Tra l’altro, appena ho visto la nuova versione cronografo, è stato per me spontaneo pensare allo Scientigraf “solo tempo”, uscito qualche anno fa e tuttora in collezione. E la prima cosa che mi è venuta in mente è il termine “coerenza”. Così come quel solo tempo era a sua volta coerente con la referenza originaria, che ormai ha più di 60 anni. Potete vedere entrambi nella foto riportata in questo link, che mette in evidenza il senso di continuità fra l’uno e l’altro.

    Animato dallo stesso spirito modern-rétro, o neo-vintage che dir si voglia, il nuovo Scientigraf Chrono riprende l’estetica del precedente e la sviluppa con piccole variazioni sul tema. La cassa in acciaio, dalle belle finiture lucido-satinate, misura sempre 41 mm di diametro e ha uno spessore di poco superiore al “3 lancette”, comunque limitato: 13,55 mm invece di 11,2. Cosa che si spiega ovviamente con la presenza del diverso movimento, che ora appunto è un cronografo (modulare, come vedremo poi). Il dato dello spessore rimane comunque significativo, considerata appunto l’esistenza della cassa interna in ferro dolce…

    Il quadrante dello Scientigraf Chrono

    Le somiglianze si fanno ancor più accentuate sul quadrante, dove l’unica differenza palese è l’effetto sfumato, che passa dal nero pieno della zona perimetrale al grigio più chiaro di quella centrale. In questo modo, oltretutto, la configurazione bicompax sembra acquistare un maggiore rilievo. Non solo appaiono più visibili i due contatori, ma a guadagnarci è l’intero equilibrio del quadrante, che dà l’impressione di essere più “mosso” e meno “piatto”.

    Immutate restano invece le lancette (con la tipica punta triangolare quella delle ore, a bastone quella dei minuti) e gli indici (anch’essi triangolari) più grandi al 12 e al 6, dove convivono con i numeri arabi. Identico è anche il lettering: il logo e la definizione “automatic” in corsivo, in alto, mentre in basso si legge “Scientigraf Chrono” in maiuscolo e su due righe. Attributo, fra l’altro, che qualcuno ha definito pleonastico. A mio parere invece tutt’altro che inutile, quasi necessario: non tanto per la completezza delle informazioni, quanto per creare simmetria con le scritte superiori.

    Anche lo Scientigraf Chrono, come il “solo tempo”, è declinato in due referenze. Che si distinguono per il colore del materiale luminescente applicato sulle indicazioni: avorio effetto vintage (c’è però chi lo chiama con la suggestiva definizione di “vecchio radio”) e arancione. Da notare come quest’ultima tonalità sia in grado di donare un brio inatteso alla tradizionale impostazione del quadrante.

    La meccanica

    Se si guarda la cassa di profilo, si nota che i pulsanti crono non sono perfettamente allineati con la corona. Segno inequivocabile della presenza di un movimento modulare, in cui cioè il modulo della complicazione – in questo caso il cronografo – è montato sopra il movimento di base. Eberhard & Co. del resto non possiede movimenti cronografici integrati, prodotti “in casa”. Avrebbe prezzi di gran lunga superiori alla fascia di prezzo cui appartiene, per tradizione e per scelta.

    Ad ogni modo, si tratta di un movimento meccanico a carica automatica di provata affidabilità: il celebre calibro Eta 2894-2. Un evergreen con le consuete caratteristiche di sempre – autonomia di 42 ore, frequenza di 28.800 A/h – e qualcosa in più nelle finiture. Curate dalla Maison de l’Aigle secondo un’abitudine che le è propria, e nonostante il movimento stesso sia nascosto dal fondello pieno. Del resto, la cassa interna in ferro dolce avrebbe privato la vista della meccanica anche in presenza di un eventuale oblò in vetro zaffiro.

    Ulteriori informazioni

    Concludo con qualche altro dettaglio. Il fondello “chiuso”, dicevo, è personalizzato da un’incisione che evoca i campi magnetici, realizzata per il primo esemplare del 1961 e ricorrente in quelli successivi, decorato al centro con la E di Eberhard. In più riporta la scritta “Tested magnetic resistant” a sottolineare la resistenza ai campi magnetici fino a 4800 ampère/metro, secondo la norma ISO 764 2020.

    Lo Scientigraf Chrono, poi, è dotato del tipico bracciale Chassis in acciaio. Ben fatto, non solo risulta integrato alla cassa, solido e resistente; ma anche estremamente flessibile e comodo al polso, articolato in maglie fissate l’una all’altra con viti a perno, dalle belle finiture lucido-satinate. Si allaccia con una fibbia 2Click a due pulsanti, che offre il vantaggio di risultare invisibile quando è chiusa, se non fosse per l’emblematico scudo con la E che ne sottolinea il punto di congiunzione.

    Infine il prezzo al pubblico: lo Scientigraf Chrono costa 4.360 euro, quindi è in linea con gli altri cronografi in catalogo. E conferma l’ottimo rapporto qualità/prezzo per cui la Maison è famosa. Come dicevo: coerenza, appunto.

  • Campi magnetici e orologi. Magnetismo sadico

    Campi magnetici e orologi. Magnetismo sadico

    Ogni tanto un po’ di sadismo non guasta. Intendo dire che è divertente inventare test “casalinghi” per verificare alcune affermazioni relative agli orologi. Come l’effetto negativo dei campi magnetici. Dicevamo che alcune parti degli orologi rischiano di magnetizzarsi permanentemente (che vuol dire fin quando non si interviene per smagnetizzarli) con effetti disastrosi per la costanza di marcia, ossia la precisione.

    Che i campi magnetici facciano molto male agli orologi è cosa ben risaputa da molto tempo: è per questo che dal ferro usato per le platine degli orologi antichi si è passati all’ottone, immune, appunto, agli effetti negativi dei campi magnetici. Gli studi più interessanti sul tema vennero condotti in Francia fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Il periodo, guarda caso, in cui operavano grandissimi orologiai come Abraham-Louis Breguet ed altri, che compresero come si dovesse limitare al massimo l’uso di materiali ferrosi. Limitare, ma non eliminare: perni, assi e molle non avevano alternative. Di questi aspetti storici, che implicano persino un Nobel per la Fisica nel 1920, parleremo in futuro. Per ora vorrei limitarmi ad un semplice esperimento condotto con l’imprescindibile aiuto dei tecnici di Pisa Orologeria, a Milano.

    Gli ingredienti di base sono semplici: un orologio di buona qualità e un magnete potente, ma non potentissimo, di quelli usati per fissare al frigo qualche foglio di appunti. Se ne trovano facilmente nelle vendite online a prezzi molto contenuti, ma regolarmente privi di qualsivoglia indicazione sull’entità del campo magnetico generato. Si parla del peso che sono in grado di sostenere, ma niente espresso nei consueti sistemi scientifici di misura. Però questi magneti sono comunque più che sufficienti per quel che abbiamo in mente.

    Faccio una prima verifica con una bussola. Dopo aver stabilizzato l’indice che punta a nord, avvicino il magnete e l’indice – come è naturale – devia vistosamente. Prendo magnete, orologio e bussola (tenendoli ben lontani fra loro) e vado all’appuntamento con i tecnici di Pisa Orologeria.

    L’orologio in questione è lo splendido solo tempo S1 Automatic, disegnato da Giorgio Galli per una sua collezione realizzata da Timex. I tecnici restano piacevolmente sorpresi dalla qualità del design, dal prezzo (450 euro) e dalla tutto sommato buona finitura del movimento Miyota, fabbrica appartenente al gruppo Citizen.

    La sorpresa diventa aperta ammirazione quando piazziamo l’S1 sul cronocomparatore. Lo scarto medio su due posizioni è di appena -4/+5 secondi al giorno. Su più posizioni è ragionevole considerare che lo scarto sarebbe inferiore e che il movimento potrebbe persino meritare il certificato di cronometro del Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres), rilasciato dopo una serie di test effettuati per 15 giorni su 5 posizioni e diverse temperature.

    Il nostro controllo al cronocomparatore, insomma, dimostra che il Timex S1 di Giorgio Galli è un orologio oggettivamente eccellente in relazione al prezzo. Qualche tempo fa scrivevo (l’articolo lo trovate qui) che l’S1, con il suo design, la sua qualità e il suo prezzo, è un precedente “pericoloso”. Confermo.

    A questo punto estraggo l’arma, ossia il magnete, e sotto lo sguardo perplesso dei tecnici lo appoggio sul fondello trasparente dell’orologio. E l’S1 si ferma. Si ferma: resta immobile. Poi, quando dopo qualche secondo allontano il magnete, l’orologio sembra riprendersi. Non esce sangue, ma l’S1 è gravemente ferito. Lo scarto al cronocomparatore – sempre per due posizioni – è passato a ben 540 secondi, in media. Da 9 a 540: sessanta volte lo scarto originario! In pratica, dopo essere stato esposto ad un campo magnetico forte sì, ma nemmeno tanto, l’orologio magnetizzato farebbe registrare quotidianamente un errore pari a quello che l’orologio non magnetizzato restituirebbe dopo due mesi di funzionamento ininterrotto. Siamo tutti a bocca aperta. Non possiamo certo considerarlo un esperimento scientifico, ma l’entità della differenza fra prima e dopo il magnete è davvero impressionante.

    Apriamo una parentesi. Deve essere ben chiaro che “giochi” come il nostro devono riguardare esclusivamente orologi con movimento meccanico. I movimenti elettronici al quarzo sono in genera quasi totalmente paramagnetici. Si magnetizzano temporaneamente, spesso fino ad arrestare la marcia; ma quando vengono strappati alle grinfie dei campi magnetici tornano a lavorare normalmente. Chiusa parentesi.

    E adesso, pover’uomo? Questa frase (titolo di un triste romanzo di Hans Fallada, scrittore tedesco nato nel 1893 e morto nel 1947) sembra descrivere bene la situazione del nostro Timex, ma noi conosciamo il rimedio. Si chiama smagnetizzatore.

    È una vecchia storia. Chi ricorda le registrazioni su nastro magnetico (bobine o cassette che fossero) sa bene come periodicamente fosse necessario smagnetizzare le testine di lettura/registrazione. Bastava semplicemente lo scorrere del nastro (ricoperto di ossido di ferro) per causare nel tempo una magnetizzazione che causava un udibile restringimento dello spettro di frequenze. Una diminuzione ben percepibile dalle qualità originali del registratore. Altrettanto avviene con gli orologi. Al di là del nostro esperimento, consapevolmente provocatorio, resta il fatto che anche i deboli campi magnetici in cui ogni orologio si imbatte causano alterazioni della costanza di marcia. Che si sommano, giorno dopo giorno, fino a diventare ben percepibili.

    Abbiamo smagnetizzato l’orologio con uno strumento professionale (ricordiamo che lo smagnetizzatore non deve essere utilizzato sugli orologi con movimento al quarzo), e dopo un doppio passaggio l’orologio è tornato quasi ai valori iniziali e comunque ampiamente migliori rispetto alle specifiche onestamente dichiarate. Ma è anche vero che nel nostro esperimento avevamo sottoposto il Timex S1 di Giorgio Galli ad una vera e propria tortura di martellate “magnetiche”. Una terza smagnetizzazione ha riportato tutto a posto.

    Sento già qualcuno chiedermi se è possibile far da sé. Sì, anche se gli strumenti professionali, i più efficaci, costano intorno ai 500 euro. Forniscono buoni risultati anche quelli semiprofessionali (circa 350 euro), mentre qualcosa di buono ci si può comunque aspettare da smagnetizzatori con prezzi intorno ai 20 euro. Sempre che non vi accaniate sadicamente sull’orologio come abbiamo fatto noi… 😊

  • La precisione è ben altro. Parte IV

    La precisione è ben altro. Parte IV

    Sempre a proposito dei problemi che riguardano la precisione, ci sono poi quelli di cui sono “colpevoli” i dati tecnici: lubrificazione e magnetismo, innanzitutto. In entrambi i casi i ricercatori, negli ultimi anni, sono riusciti in una specie di miracolo. Il magnetismo, ad esempio, è totalmente sconfitto, anche se per ora soltanto da alcune marche di orologi. Il problema nasce dal fatto che le parti ferrose dell’orologio (soprattutto la spirale, la molla nel bariletto, i perni e alcune leve) se immerse in un campo magnetico si “contagiano” magnetizzandosi permanentemente.

    Il problema degli effetti negativi del magnetismo sugli orologi è ben conosciuto da secoli. Ad esempio, è per questa ragione che ponti e platina sono realizzati in ottone rodiato: il ferro e i suoi derivati creerebbero una massa di materiale magnetizzabile e quindi magnetizzato. In alternativa qualcuno usa alpacca (A. Lange & Söhne in primis), titanio (ad esempio Richard Mille), alluminio o persino oro (come François-Paul Journe). L’importante è che non si magnetizzi.

    Per alcune parti, come il bilanciere, sono state inventate leghe come il glucydur e soprattutto l’invar e l’elinvar, che hanno persino procurato il Nobel al suo inventore: il fisico svizzero Charles Edouard Guillaume, nato guarda caso a Fleurier (dove lavorano ancor oggi marchi come Parmigiani, Chopard e Bovet). Ma solo di recente Omega è riuscita a trovare una combinazione di materiali tale da garantire l’assoluta indifferenza a campi magnetici fino ai limiti delle attuali possibilità di misurazione. Ribadite, recentemente, da un altro materiale: il Nivaflex sviluppato in collaborazione fra Audemars Piguet e Swatch Group.

    Per gli altri orologi i tecnici procedono ad una smagnetizzazione in occasione d’ogni intervento di manutenzione. Ma quanti di noi rispettano le cadenze consigliate per questi interventi? In alternativa un buon palliativo sono gli apparecchi “casalinghi” per la smagnetizzazione: costano poco, non hanno effetti radicali, ma comunque migliorano la situazione. Ricordo che dagli altoparlanti d’ogni tipo ai motori elettrici non ben schermati i campi magnetici sono in agguato dappertutto. Persino nelle calamite da frigo e in quelle per la chiusura delle borse.

    Qualche parola, sempre parlando di materiali, sul silicio, totalmente antimagnetico, che sembrava essere la soluzione per alcune parti dell’organo regolatore. Si è scoperto recentemente che può essere soggetto a microfratture da invecchiamento e per questa ragione proprio al Politecnico di Milano si sta studiando il silicio 2.0, esente o meno sensibile a problemi di invecchiamento. Il problema è che gli orologi vengono realizzati nella speranza di farli durare in eterno, con un po’ di manutenzione e sostituendo le componenti usurate.

    Probabilmente le tecnologie per creare leghe metalliche continueranno ad essere utilizzate nel futuro (e comunque sono sostanzialmente così semplici da poter essere usate anche in modo artigianale). Non è detto invece che la tecnologia per produrre oggetti in silicio non sia destinata a cadere nell’oblio, visto che quella dei nanotubi di carbonio sembra essere molto promettente ai fini dell’elettronica, principale utilizzatore di questi materiali.

    Per quanto riguarda la lubrificazione, infine, abbiamo già pubblicato un paio di articoli sull’argomento. Anche qui, comunque, ricordo che sono stati fatti passi da giganti passando dai 12 mesi di una volta ai 6, anche 7 anni di oggi fra un cambio d’olio e l’altro. È vero, superando i limiti l’orologio non “grippa” perché l’energia in ballo è poca rispetto alla qualità dei materiali (a alla presenza di materiali come i rubini sintetici usati per i perni più veloci), ma certamente rallenta e come non bastasse causa il deterioramento delle parti maggiormente sottoposte a frizione. Comunque, la precisione va a farsi benedire.

    Mi sembra che per ora possiamo chiuderla qui, tenendo presente che questo è solo un lungo riassunto di temi che affronteremo meglio, uno per uno, con interviste a tecnici specializzati: non dimentichiamo che io sono soltanto un divulgatore di scienza altrui e come tale ho un compito limitato.