Giornale Degli Orologi
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Tag: ora universale

  • L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

    L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

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    Ma perché Ora Universale? Ne abbiamo citato il nome, abbiamo ormai capito che dire Heure Universelle è come dire Louis Cottier: proviamo a comprendere un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

    Per millenni l’umanità ha calcolato il tempo prendendo il mezzogiorno (astronomico) come l’istante in cui il Sole si trova esattamente nel punto più alto del cielo rispetto all’osservatore. Ora si potrebbe aprire una lunga disquisizione sui concetti di “Tempo Medio” e “Tempo Vero”, ma non è questa l’occasione per approfondire il discorso.

    Qui ci basti ricordare che mentre noi vediamo il Sole in questo punto, ovviamente per chi sta più a Est (rispetto all’osservatore) il Sole ha già iniziato a declinare, mentre per chi sta più a Ovest non è ancora giunto al punto di massimo. Quindi stiamo necessariamente parlando di “Tempo Locale”.

    Finché i trasporti erano lenti e gli spostamenti, pure, il problema era relativo. Si arrivava quando si arrivava, si chiedeva a uno del posto che ora fosse o si guardava un orologio su un campanile, si aggiustava il proprio orologio e il problema cessava. Chi spesso si spostava tra due città che non fossero sullo stesso meridiano, quindi che non condividessero l’ora locale, usava un orologio con doppio quadrante. Uno indicava l’orario sul fuso di riferimento, spesso quello di casa; l’altro veniva aggiustato all’arrivo sull’ora locale. Nella loro versione da tasca, questi esemplari erano spesso chiamati familiarmente “orologi del capitàno”.  

    Se c’è un problema, serve una soluzione

    L’introduzione dei trasporti ferroviari, a partire dal XIX secolo, evidenziò drammaticamente la questione di un riferimento temporale condiviso. Merci e persone giravano assai più numerose che un tempo. Tenere allineati e coordinati orari ognuno impostato su un’ora locale era un’impresa impossibile. Nacque quindi il concetto di “fuso orario”, come oggi lo conosciamo.

    Due fusi orari, abbiamo visto, erano gestibili. Ma come sarebbe stato possibile avere molte più informazioni? Conoscere in questo momento che ora fosse in tante altre città del mondo? Non era un capriccio: l’introduzione del telegrafo, che per primo consentì la trasmissione quasi istantanea delle informazioni, rendeva necessario sapere che ora fosse a casa del destinatario. Uomini d’affari, politici, decisori, diplomatici ne avevano veramente bisogno: era un’esigenza sentita.

    L’Ora Universale di Cottier rispondeva egregiamente a questa necessità. Che fosse sulla scrivania, al polso o in tasca, mostrava con un colpo d’occhio l’ora del fuso di riferimento e al tempo stesso in un numero di capitali, in alcune versioni anche oltre 40 città diverse. Non si sorrida: siamo per abitudine inclini a pensare alle difficoltà meccaniche, ma un problema che fu per Cottier tutt’altro che secondario, all’epoca, fu quello della tecnologia (incisione, miniatura, stampa) con cui indicare i nomi delle capitali sulla lunetta. Scrivere in modo minuto e perfettamente leggibile, resistente all’usura di un orologio portato addosso, non era un gioco da ragazzi.

    La versione base

    Ma cosa c’era, di così particolare, nella soluzione di Cottier dell’Ora Universale? Innanzitutto, una doverosa precisazione. L’idea di mostrare l’ora corrente in capitali o città importanti del mondo, su un medesimo quadrante, non era poi del tutto originale. Non siate delusi: non cercheremo lontano! Era di Emmanuel, il papà di Louis Cottier.

    Da quanto apprendiamo dalle fonti, Cottier padre aveva ricevuto una richiesta in tal senso da parte di un ingegnere ferroviario canadese, che gli aveva chiesto di risolvere un problema pratico. In Canada, nazione che si estende su più fusi orari, di fatto chi viaggiava per lavoro per conto del locale Ente Ferrovie, lo faceva portando in tasca tanti orologi quanti erano i fusi orari. Non certo comodo.
    Emmanuel, quindi, realizzò un esemplare con l’Ora Universale, a ben vedere antesignano della soluzione trovata da Louis. Non ebbe, purtroppo, successo a causa di alcune “debolezze” progettuali, anche se la soluzione, in nuce, fu proprio quella da cui partì Cottier figlio per realizzare la propria.

    L’Ora Universale in sintesi

    Nell’Heure Universelle, una coppia di lancette – particolare importantissimo, su cui torneremo – indica semplicemente le ore e i minuti riferiti a una fascia oraria interna. La quale presenta le ore 12 corrispondenti al mezzogiorno – o alla mezzanotte – del fuso di riferimento (solitamente funzione del mercato di destinazione o del committente). Nella fascia oraria esterna troviamo le 24 ore, numerate da 0 a 23. Tutt’intorno una ghiera riporta, alle distanze corrispondenti ai fusi orari, i nomi delle altre città di cui è possibile leggere l’ora a colpo d’occhio, riferendola alla posizione indicata sul disco in 24.

    Man mano che le ore trascorrono, la fascia oraria in 24 si muove, compiendo un giro in un giorno, mentre quella con le città rimane statica. Per sapere che ore siano, per esempio, a Istanbul, basterà quindi cercare il nome della capitale turca e leggere l’ora sull’anello in 24, quella che compare sotto il nome della città.

    La rincorsa della concorrenza

    Agli esordi, Cottier offrì una versione dell’Ora Universale a Vacheron Constantin, che nel 1933 realizzò un bellissimo orologio da tasca (vedi gallery in alto). Ma fu soprattutto Patek Philippe a legare il proprio nome all’invenzione del Maestro, per la quantità e la qualità degli esemplari creati nel corso del tempo.

    Comunque l’idea delle Ore del Mondo piacque a molti, soprattutto nel Secondo Dopoguerra. Vi fu una vera pletora di costruttori che decise di presentare proprie interpretazioni dell’Ora Universale, ovviamente costruite senza l’apporto di Cottier e in versioni molto più abbordabili a livello di prezzo. Tra loro troviamo nomi come Seiko, che oltre ad offrire una versione analogica, la ref. 6217 7000, realizzò nel 1977 il modello Pan Am con quadrante Lcd – in cui, pur se con altra architettura, i principi di lettura restavano i medesimi. L’idea fu poi riproposta dal Marchio giapponese, negli anni seguenti, con altre referenze.

    Oltre l’Ora Universale

    Non si immagini però Cottier come un genio paranoico, che raggiunge la perfezione in un unico ambito, facendo caso omesso di tutto il resto. I numerosissimi brevetti in ambito orologiero depositati dal Maestro dimostrano che raccoglieva ogni difficoltà, ogni complessità come una sfida. Ogni limite è infranto, ogni soluzione consolidata dalla tradizione era superata, mostrando approcci completamente nuovi, più performanti e migliorativi sotto ogni punto di vista.

    Louis Cottier era in grado di spaziare trasversalmente nell’orologeria, sempre apportando il suo tocco, unico e rivoluzionario. Sarà questo anche il caso del Linear Watch progettato per Patek Philippe, in cui la lancetta delle ore e quella dei minuti scompaiono, grazie a una rappresentazione del tutto innovativa della lettura dell’ora corrente.

    Una sorta di firma segreta

    Cottier volle sempre introdurre, nei propri orologi basati sul principio dell’Ora Universale, un dettaglio che costituiva una specie di firma segreta. Era la forma delle lancette, soprattutto di quella delle ore. Utilizzò design sempre diversi, insoliti, particolari. Anche se il suo nome non compariva, sul quadrante o sul movimento, a un esperto sarebbe bastata un’occhiata al quadrante per riconoscere il tocco magico del Maestro di Carouge.

  • Louis Cottier, l’inventore dell’Ora Universale – 1

    Louis Cottier, l’inventore dell’Ora Universale – 1

    Ben noto al ristretto circolo dei cultori dell’alta orologeria, il nome di Louis Cottier forse può suonare nuovo per molti di noi, pur se sinceramente appassionati dell’Arte della misura meccanica del tempo.
    Eppure, dietro un uomo mite, cordiale, gentile, agli antipodi del genio bizzoso e capriccioso, si celava una delle più grandi personalità della progettazione degli orologi da polso di altissima gamma del XX secolo: l’inventore delle cosiddette Ore del Mondo (od Ore Universali che dir si voglia). Vale la pena conoscerlo.

    Di padre in figlio

    Louis Cottier nasce il 28 settembre 1894 in un paesino svizzero molto particolare. Il paese è Carouge, alle porte di Ginevra. Anche passeggiando per quelle strade, il viaggiatore attento percepirà un’atmosfera diversa da quella del Cantone in cui si trova.

    È la storia della sua gente, a fare la differenza: Carouge è una piccola enclave italiana, fondata intorno al 1760 da Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna e Duca di Savoia. Un pezzetto di Svizzera dal cuore tricolore, che sembra coniugare il meglio delle due origini. Non ha il rigore algido della ricca Ginevra, però qualcosa percorre le sue vie, le sue piazze. Un tocco di genio italico?

    Louis Cottier ha le ruote dentate nel Dna: suo padre, Emmanuel (1858/1930), è anch’egli orologiaio di ottimo livello. Oltre che agli orologi, la sua maestria è rivolta alla progettazione e alla costruzione di pregiati automi. Rispettato e considerato, comprende subito che il piccolo Louis, seppure giovanissimo, ha un talento speciale. Lo manderà a imparare il mestiere da un altro grande orologiaio, Henri Hess.

    Gli esordi difficili

    Siamo negli anni Venti: terminato il periodo di apprendistato, Louis si metterà alla prova lavorando in diverse aziende del settore. Il suo talento è immediatamente riconosciuto. Ma il momento storico non è facile: sono gli anni della Grande Depressione, la crisi del ’29 che non risparmia neppure la benestante e solida Svizzera. I produttori chiudono, gli orologiai si ritrovano disoccupati e si vedono costretti a reinventarsi un mestiere, oppure a prendere la dura via dell’emigrazione.

    Louis Cottier decide, comunque, di non lasciare Carouge e, sicuramente con coraggio, sceglie di intraprendere la via dell’autonomia. Si mette in proprio, sicuro di sé ma anche consapevole dei rischi, limitando il più possibile i costi. Per oltre dieci anni, colui che firmerà alcuni dei più famosi successi di Patek Philippe – tra cui appunto l’iconico Ore del Mondo e tutti i suoi derivati -, progetterà e realizzerà orologi da polso e domestici in un atelier modestissimo, ricavato dal retro del negozio di cartoleria della moglie.

    Neppure un’insegna, nemmeno una vetrina avrebbero lasciato intuire al passante che lì dentro, invisibile al pubblico, un uomo scriveva pagine eterne nella storia dell’orologeria. Valga questo, come monito, a quanti vivono nel culto dell’immagine!

    Tesori in un retrobottega

    Oltre a esemplari di qualità ma non particolarmente insoliti, il genio irrequieto di Louis produrrà automi, orologi misteriosi, pezzi arricchiti da strane e difficili complicazioni.
    Dal suo stanzino di Carouge prenderà forma il prototipo del primo modello di Ore Universali, cui ho appena accennato.

    Risale infatti al 1931 il primo Heure Universelle, un esemplare capace di fornire l’ora corrente nelle principali città della Terra, basato su un principio di funzionamento che Cottier continuerà a perfezionare per decenni. L’orologiaio lo realizzerà per Baszanger, un rivenditore ginevrino famoso in città.

    Louis Cottier: un genio del restauro, un talento creativo

    Ancora giovane, Louis Cottier si era fatto ben presto notare. Il noto esperto Alfred Chapuis, storico dell’orologeria svizzera e autore di magnifici testi sull’argomento, lo aveva sollecitato a dedicarsi anche al restauro, presentandolo nientemeno che ad Hans Wilsdorf, il titolare di Rolex.

    Wilsdorf ne comprese immediatamente le capacità: per tutta la vita, Louis sarà il curatore e il manutentore dei pezzi più preziosi della collezione del Marchio coronato. Cottier, quindi, diventa il Maestro, apparentemente nascosto ai più, che sarà capace di ridare vita a pezzi straordinari.

    Oltre alle innate capacità meccaniche, Louis Cottier ha un’incredibile vena artistica. Un gusto sicuro, inimitabile: tutto ciò cui darà vita mostrerà sempre un equilibrio estetico originale, tra classicità e tradizione. 

    Nel contempo, la sua creatività lo porta a ideare soluzioni che faranno la fortuna delle più grandi case. Patek Philippe, Rolex e Vacheron Constantin, le altre, gli fecero progettare le proprie Ore Universali, oltre che molti altri pezzi di altissima qualità. Iniziarono così ad apparire numerose variazioni sul tema delle Ore del Mondo.

    Tutti i fusi orari

    Pur mantenendo un medesimo principio progettuale, iniziarono a nascere dalla sua mente geniale molteplici varianti. Le ore universali fecero bella mostra anche su orologi da tavolo, dove vennero coniugate a grandi classici della più raffinata orologeria meccanica.

    Sarà per Patek Philippe che egli realizzerà, nel 1937-’38, un Ore Universali da tavolo, con grande e piccola suoneria, insieme a una rappresentazione della Luna tridimensionale. Altre versioni vennero realizzate in dimensioni minime, superando sempre brillantemente tutte le sfide che i diversi vincoli progettuali imponevano.

    Un tributo ai leader degli Alleati

    Al volgere del termine della Seconda guerra mondiale, un gruppo di mecenati svizzeri decise di commissionare, in gran segreto, quattro orologi che avrebbero dovuto essere donati, per il Natale del 1945, a coloro che avevano condotto alla cessazione del terribile conflitto.

    Le operazioni vengono affidate, congiuntamente, ad Agassiz, celebre costruttore, e a Louis Cottier. Anche se la parte amministrativa era gestita da Agassiz, di fatto in tutta l’operazione venne considerato come autore dei pezzi e vero capo progetto sempre e solo Cottier.

    Questi orologi saranno quattro pezzi unici, destinati ad altrettante personalità straordinarie: Sir Winston Churchill per il Regno Unito; Harry Truman per gli Stati Uniti d’America; Joseph Stalin per la Russia; il Generale De Gaulle per la Francia. Un quinto orologio, destinato a Eleanor Roosevelt, un Heure Universelle da tavolo, verrà realizzato poco dopo.

    Un atelier vero

    La guerra è finita, il conflitto è ormai un ricordo. Gli affari prosperano, anche se nessuno può in alcun modo accusare Louis Cottier di aver perseguito il guadagno come fine primario della propria vita. Indubbiamente, però, la sua fama di fuoriclasse è ormai consolidata. La magistrale conduzione del progetto degli orologi per i quattro potenti del mondo lo ha confermato a ogni titolo come un Maestro assoluto.

    Nei primi anni Cinquanta, Louis Cottier apre una vera bottega in centro nella sua Carouge, sempre lieto di porre il proprio genio al servizio di quei grandi nomi che costituiranno l’élite dell’orologeria meccanica svizzera. Ma senza mai dimenticare i propri hobby.

    Rivisita per l’ennesima volta il concetto di Ore Universali, che in un mercato ormai diventato fortemente anglofono sarà sempre più spesso citato come World Time, oppure Worldtimer.
    Realizza un vero capolavoro: un orologio da polso con l’Heure Universelle, ma con due corone. Si vedano le immagini in galleria per ulteriori dettagli, anche se un intero volume non basterebbe a rendergli onore in maniera debita.

    Il Cottier che non immaginiamo

    Louis Cottier lavorò sino all’ultimo respiro, spegnendosi, pienamente lucido ed operativo, il 16 settembre 1966, pare proprio mentre era al banco, intento a qualche scoperta o perfezionamento. Abituati come siamo all’idea, un poco romantica, del genio incompreso, tormentato, solitario, seduto al proprio scrittoio nella penombra, stupisce non poco scoprire qualcosa della vita personale di questo genio dell’orologeria.

    Louis Cottier era una persona estroversa, simpatica, incline allo humour. Appassionato d’arte, si autodefiniva un “pittore della domenica”: amava realizzare disegni e dipinti, per puro divertimento, ma anche cose insolite, come i teatrini delle cosiddette ombre cinesi.
    Sappiamo che il suo primo mentore fu il padre, Emmanuel. Chi proseguì, nel suo solco?

    Non il figlio Georges, nato nel 1922, che fu Cardinale cattolico ed eminente teologo dell’Ordine dei Domenicani. Certo, indubbio segno di grande intelletto. Ma in un settore del tutto diverso, e con un Committente ancora più importante di quelli cui suo padre aveva fornito pezzi straordinari.

    continua…