Giornale Degli Orologi
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Tag: TAG Heuer Connected

  • Connected Calibre E4, la nuova generazione di smartwatch TAG Heuer

    Connected Calibre E4, la nuova generazione di smartwatch TAG Heuer

    Più potente, con una batteria più longeva, un display migliorato e un’offerta sempre più ricca di funzionalità software a disposizione degli utenti. Nelle scorse settimane è stato presentato ufficialmente il TAG Heuer Connected Calibre E4, quarta generazione della collezione di smartwatch della rinomata Marca svizzera. In prevendita dal momento del lancio, è in consegna proprio in questi giorni sul mercato.

    A differenza delle precedenti serie presentate a New York, il Connected Calibre E4 ha debuttato a Parigi, dove ha sede e opera il team digital che si è occupato del design dell’orologio. Parigi è anche la sede di LVMH, la multinazionale e conglomerata francese di cui TAG Heuer fa parte.

    Nei due anni che separano la presentazione di questa nuova serie dalla precedente, molte cose sono cambiate. Non è mutata, tuttavia, l’idea che ha dato nuova linfa agli sforzi con cui TAG Heuer ha lavorato alla realizzazione di uno smartwatch con un look and feel di alta gamma, senza sacrificare nulla alla qualità del software “di bordo”. Del resto, l’azienda elvetica è stata una delle prime a operare del segmento degli smartwatch connessi di prestigio, già nel 2015.

    Due modelli

    È proprio in tale settore che, forte della lunga eredità nel mondo dello sport, della cura per il design e dell’innovazione all’avanguardia, il Marchio punta ora a consolidare ulteriormente la propria posizione. Per questo, accanto alla versione “standard” del Connected Calibre E4 da 45 mm, introduce anche un nuovo modello da 42 mm.

    A un primo sguardo, il nuovo esemplare da 45 mm ha un design più snello rispetto al predecessore del 2020, con pulsanti meno ingombranti e una corona più pronunciata. Combina un design sportivo con la percezione di un tradizionale orologio di fascia alta, dalla robusta lunetta in ceramica. Rispetto al passato, l’orologio sembra più maneggevole e semplice da usare anche mentre si è in movimento. I pulsanti danno una piacevole sensazione meccanica al tatto.

    L’inedita variante da 42 mm, invece, è più sofisticata ed elegante. Ha la cassa più sottile, due pulsanti ergonomici in acciaio e la lunetta più piccola, che si fonde perfettamente con il display ospitato al di sotto del vetro zaffiro bombato.

    L’hardware del Connected Calibre E4…

    Entrambi gli orologi beneficiano di numerosi aggiornamenti dal punto di vista hardware. Per esempio: l’introduzione della piattaforma Snapdragon 4100 Plus di Qualcomm, attualmente la più performante del produttore di processori statunitense; l’introduzione della connettività bluetooth 5.0, che – secondo TAG Heuer – dovrebbe consentire una sincronizzazione dei dati tra smartwatch e smartphone a una velocità due volte superiore; la presenza di un altimetro, che si aggiunge ad accelerometro, cardiofrequenzimetro, bussola e sensori Gps già presenti nella generazione precedente.

    Per quanto concerne la longevità della batteria, TAG Heuer promette sino a un giorno intero di durata. Il modello da 45 mm è dotato di una batteria più grande e garantisce un giorno intero di attività con un’ora di corsa e due ore di camminata, oppure con 5 ore di utilizzo delle funzionalità per la misurazione delle prestazioni golfistiche. Anche il modello da 42 mm comunque garantisce una giornata intera di durata della batteria con un uso normale.

    Interessante il nuovo caricatore in stile stand, che si aggancia magneticamente all’orologio e diventa un particolare componente d’arredo. In casa infatti può essere utilizzato in due modalità differenti: o come supporto che trasforma il Connected Calibre E4 in un orologio da tavolo, da esporre nella zona living; o come accessorio da comodino, che emette una luce tenue e mostra l’ora durante la ricarica notturna.

    … e il software

    Ad ogni modo, i miglioramenti non riguardano solo l’hardware, ma anche e soprattutto il software. Per mezzo dell’app TAG Heuer Connected infatti, ora è possibile aggiungere allenamenti guidati che sono eseguiti interamente sugli smartwatch, senza alcuna necessità di avere con sé il telefono.

    Ampliata moltissimo anche la varietà di quadranti disponibili. Ci sono quelli “classici”, evocativi di un tradizionale orologio analogico, grazie ai quali è possibile esplorare i quasi due secoli di storia nell’alta orologeria di TAG Heuer. Ma anche quelli più informativi: quali il Riverside, che mostra lo scorrere del tempo con un insolito effetto immersivo; o il Wellness, che presenta direttamente sulla schermata principale dell’orologio informazioni sui parametri fisici dell’utente, tipo la frequenza cardiaca in tempo reale e il numero di passi compiuti al giorno.

    Sfortunatamente, riguardo al sistema operativo, il Connected Calibre E4 non arriva equipaggiato con Wear OS 3. La nuova release per smartwatch di Google al momento è disponibile in esclusiva solo per dispositivi prodotti da Samsung. In futuro, tuttavia, sarà possibile effettuare l’aggiornamento degli smartwatch TAG Heuer per utilizzarla.

    Disponibilità e prezzi

    In consegna, come dicevo, a partire da oggi e domani, il TAG Heuer Connected Calibre E4 è disponibile a un prezzo che varia tra i 1.700 e i 2.400 euro, a seconda del modello scelto e dei materiali utilizzati. La cassa infatti, oltre a essere declinata in due formati, è realizzata in acciaio oppure in titanio, anche annerito da un trattamento di superficie. Molto ampia la varietà di cinturini tra cui optare: in pelle, in acciaio o in caucciù multicolore, per gli usi più sportivi.

    Degno di nota, a questo proposito, il programma di permuta lanciato dal marchio svizzero per venire incontro alle legittime preoccupazioni dei possibili acquirenti in merito all’obsolescenza dei propri smartwatch. In pratica, i proprietari di esemplari delle generazioni precedenti dei connessi TAG Heuer possono restituirli, anche non funzionanti, in cambio di un credito valido per l’acquisto del Connected Calibre E4. Una buona idea.

  • TAG Heuer Connected Super Mario: il wellness con l’eroe Arcade

    TAG Heuer Connected Super Mario: il wellness con l’eroe Arcade

    Ecco, ci siamo. Quanti ne aspettavano il lancio – pubblicizzato ormai da qualche giorno – sono accontentati. È uscito finalmente il TAG Heuer Connected Super Mario, lo smartwatch dedicato all’eroe baffuto dei videogame, protagonista di un intero universo in franchise.  

    Eppure quando è nato, 35 anni fa, nessuno immaginava che sarebbe diventato uno dei giochi per console più amati al mondo. Invece Super Mario, l’infaticabile idraulico del Regno dei Funghi lanciato da Nintendo nel settembre del 1985, con il passare del tempo e delle generazioni ha acquistato nuova forza e pubblico, come le sue avventure. Fino a diventare un fenomeno dal culto inossidabile. Tanto che una copia originale sigillata del videogioco creato per Nintendo 64 di recente è stata battuta all’asta per la “modica” cifra di 1,5 milioni di dollari.

    Ma non è tutto. I festeggiamenti per l’anniversario della nascita di Super Mario trovano appunto ideale prosecuzione nel mondo dell’orologeria in senso lato. Ecco infatti il TAG Heuer Connected Super Mario, una limited edition di 2000 esemplari worldwide che celebra il personaggio simbolo Nintendo. Dotato di un software originale, lo smartwatch – di cui ci siamo occupati qui – stimola chi lo indossa a rimanere in forma, con un tocco di divertimento e originalità.

    L’intrepido e iconico eroe, si sa, è un personaggio superattivo: corre, salta, pratica sport come il golf e il tennis. Si affida alla perseveranza e alla tenacia per uscire da ogni situazione, superare gli ostacoli, raggiungere i traguardi predetreminati. Particolarmente adatto, quindi, a quanti scelgono uno stile di vita improntato al wellness, il TAG Heuer Connected Super Mario incoraggia e sfida gli utenti a mettersi in gioco con lui.

    L’idea delle animazioni è quella del gamification delle ricompense: Mario accoglie l’utente con un saluto di benvenuto al mattino. Da quel momento, inizia l’avventura quotidiana scandita dal numero di passi accumulati. In pratica, a ogni tappa dell’obiettivo giornaliero prefissato (25 – 50 – 75 e 100 per cento), Mario si esibisce in un’animazione diversa sul quadrante dell’orologio. Le animazioni prendono man mano la forma di oggetti famosi di Super Mario.

    Così, a ore 3, spunta il Super Fungo che fa crescere Mario; a ore 6, il Tubo che gli permette di viaggiare velocemente; a ore 9, si accende la Super Stella che lo rende invincibile. E quando si raggiunge il 100 per cento dell’obiettivo di passi giornaliero, Mario si arrampica sull’Asta della Bandiera. L’impressione è quella di muoversi all’interno di un livello del videogioco in compagnia dell’iconico eroe.

    Il TAG Heuer Connected Super Mario Limited Edition è in vendita da oggi a 2.050 euro, ma sta già per terminare: pochissimi gli esemplari rimasti, il grosso della prenotazione è stato “bruciato” in poche ore. Evidentemente non è piaciuto solo ai nostalgici dei giochi Arcade…

  • Lo strano caso del TAG Heuer Connected fra Dr. Jekyll e Mr. Hyde

    Lo strano caso del TAG Heuer Connected fra Dr. Jekyll e Mr. Hyde

    E chi se lo aspettava? Dopo l’articolo sul Tag Heuer Connected abbiamo avuto molte reazioni contrastanti, ma tutte – per così dire – estreme.
    Si oscilla dal “non vi leggerò mai più perché ne avete parlato” (ci dispiace, ma un giornalista non deve mai fare più di tanto il censore) al “mai più senza”. Un bel po’ di mai più, come si vede.

    Il nuovo Tag Heuer Connected, come dice il nome, è un dispositivo connesso via Bluetooth al cellulare. Come tutti i dispositivi di questo tipo ha scatenato reazioni vivaci sin dalla sua nascita. Anche in me stesso, devo dire, che pure sono un acceso estimatore della tecnologia. E allora mi sono fatto quello che una volta veniva definito “un esame di coscienza” (oggi il politicamente corretto mi costringe a parlare di autocritica) e questo mi ha fatto venire in mente un bel romanzo.

    Se non lo avete mai letto ve lo consiglio perché pur nella sua “antichità” è uno dei primi esempi di romanzo a sfondo psicologico. Si tratta di “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde” (“The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde”, pubblicato da Robert Louis Stevenson nel 1886). Un racconto lungo in stile gotico imperniato sulla convinzione (apparente) che il buon dottor Jekyll e il cattivissimo criminale signor Hyde siano due persone diverse. E va notato il gioco di assonanze fra Jekyll e Kill (uccidere), da un lato, e tra Hyde e Hide (nascondere) dall’altro, come a sottolineare che quasi in ogni buono si nasconde anche il male.

    Anche in me. Da un lato abbiamo Verkyll che ama la tecnologia e dall’altro c’è Verhyde che tanto per cominciare si rifiuta di chiamare orologi questi dispositivi. A dire il vero anche Verkyll su questo punto ha non pochi dubbi: non è che ogni dispositivo che consente di leggere l’ora possa essere definito orologio, altrimenti dovrebbe esserlo anche il forno di Verkyll e la cosa non ha ovviamente senso.

    Al tempo stesso l’elettronica ha da decenni un ruolo importante nell’orologeria. A partire dallo stesso orologio al quarzo, ad esempio, di cui non è certo in discussione la natura. Al contrario, è proprio un orologio al quarzo che regola il traffico degli impulsi senza i quali l’elettronica in generale non potrebbe esistere. E nel tempo si ricordano esempi fenomenali di orologi in cui l’elettronica ha avuto un ruolo importante.

    Verkyll ricorda bene il Breitling Aerospace, con doppia lettura (analogica per ore e minuti, digitale per la parte crono), tanto per cominciare. E poi quel geniale Tissot T-Touch in cui si moltiplicano gli interruttori, uno per ognuna delle funzioni presenti. Fra l’altro il Tissot T-Touch è in arrivo anche in una particolare versione connessa che grazie al alcuni giochi di prestigio elettronici è in grado di far durare la batteria ben sei mesi.

    E come non ricordare, prosegue Verkyll, che persino un maestro assoluto dell’orologeria meccanica come François-Paul Journe ha inventato l’Elégant, un modello al quarzo che va in standby quando riposa per un po’. Dopodiché, probabilmente grazie ad un accelerometro, riprende a funzionare quando viene nuovamente indossato. L’elettronica, insomma, secondo Verkyll non deve necessariamente essere demonizzata. Dopodiché ognuno sceglie secondo le proprie preferenze e le proprie idiosincrasie.

    Verhyde ovviamente non è d’accordo. Cattivissimo, lui rabbrividisce di fronte a qualunque contaminazione fra il proprio concetto di orologio (deve essere meccanico. Punto e basta) e l’elettronica, sia pure d’alto livello come nel caso del TAG Heuer. Persino Verhyde, però, non può fare a meno di ammettere che, ad un contatto diretto, il Connected di TAG Heuer dimostra chiaramente d’essere frutto d’un grande produttore tradizionale di orologi. Già, perché entrambi – Verkyll e Verhyde – hanno avuto occasione di esaminare il Connected di TAG Heuer, ricavandone impressioni ovviamente contrastanti.

    Verhyde ha aperto la confezione e con un ghigno sprezzante ha notato che si si annusa subito un olezzo di elettronica e poca orologeria. Ha palpato il Connected (ops! Gli è sfuggito…) e ha dovuto ammettere che la cassa e il bel sistema di sgancio del bracciale o dei cinturini di vari colori è bello, ben congegnato ed efficace. Ha riconosciuto suo malgrado il buon sapore del Carrera. Si è letto il manuale di istruzioni rapide e ha messo sotto carica l’aggeggio. Scoprendo l’efficacia del sistema magnetico che consente una perfetta corrispondenza fra il fondello del TAG e la base di carica.

    Ha solo smadonnato come uno dei carrettieri toscani dei bei tempi andati quando per errore ha impostato il serbo come lingua principale. E ha ripetuto due o tre volte l’errore, riuscendo a fatica tre volte a resettare il tutto, prima di rendersi conto che la corona non fa solo da pulsante: girandola puoi orientarti fra le diverse opzioni e scegliere finalmente l’italiano.

    Potevano essere più chiari, quelli di TAG Heuer? Sì, certo, anche perché poi Verhyde ha scoperto che pure i pulsanti cronografici sono funzionali; e – anzi – scegliendo l’opzione cronografo il Connected funziona come qualunque altro cronografo, appunto, sia pure al quarzo. Ha cavillato solo quando si è trattato di “accoppiare” l’aggeggio al cellulare e scaricare il programma che consente un dialogo di funzioni molto ampio.

    Il dottor Verkyll questi problemi non li ha avuti o comunque li ha affrontati in maniera diametralmente opposta. Anche lui all’inizio ha impostato la lingua sbagliata, ma è stato molto più rapido nel comprendere e gestire, compiaciuto, la corona. “Basta pensare che se è un TAG Heuer va trattato come un orologio: è ovvio”, ha detto al signor Verhyde, il quale per tutta risposta gli ha agitato minacciosamente la gobba sul viso.

    Tutt’altro che impressionato, il dottor Verkyll ha proseguito: “L’importante è capire cosa vuol dire ai propri estimatori una marca tradizionale – ma con seria vocazione ad innovare – come TAG Heuer. Questo Connected non è – certamente non è – un orologio. Ma è anche un orologio, un ottimo orologio al quarzo che funziona come un ottimo cronografo elettronico. In più è un dispositivo elettronico che grazie ad alcuni software proprietari – ossia progettati e realizzati da uno specifico laboratorio TAG Heuer – asseconda alcune attività sportive come il gioco del golf, che a me piace molto.

    E nella propria natura di dispositivo per sportivi registra e informa su una serie di parametri anche medici, importanti appunto per gli sportivi. E – tre – è un dispositivo connesso che fa tutto quel che i connessi fanno, pur se la cosa, da sola, per quanto mi riguarda tutto è tranne che prioritaria. Hai un orologio e due dispositivi elettronici al prezzo del solo orologio. Mica male. È così difficile da capire?”. Il signor Verhyde non può fare a meno di digrignare i denti, agitando il bastone che lo aiuta a camminare. “E a me cosa me ne frega? Non penserai mica a me come ad uno sportivo? E poi un orologio, un orologio vero è un’altra cosa. È ben altro”. 

    “Bene. Se la pensi così non comprarlo. Nessuno te lo impone”, gli risponde Verkyll. “Ma non puoi fermare il progresso, che probabilmente è ricco, per questi oggetti, di funzioni che potranno migliorare la vita anche di un vecchio stizzoso come te. Vuoi un orologio vero come dici tu? Sceglilo, scegli quello che tu consideri tale, ma perché vuoi impedire anche a me di scegliere liberamente in modo diverso da te?”. Il signor Verhyde gli salta al collo sibilando: “Ti uccido”, e così uccide anche se stesso. Ne valeva la pena?

    Ci vuole rispetto. Rispetto per il futuro e rispetto per una marca d’orologi che usa la propria tradizione per vivere l’oggi preparando anche un’ipotesi di domani. Rispetto per chi sceglie secondo i propri gusti senza far male a nessuno. Di integralismo fanatico si muore. Da chiunque venga.