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Conversazioni sull’e-commerce: il caso Audemars Piguet

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A colloquio con Franco Ziviani e Andrea Cardillo. Che raccontano la strategia di Audemars Piguet fra e-commerce, boutique e rivenditori

Li incontro nella lounge Audemars Piguet, un appartamento vicinissimo a via Monte Napoleone, in Milano, dove si apre la boutique AP. La lounge è destinata a clienti particolari, piccoli eventi riservati e incontri con la stampa, appunto. Franco Ziviani, prima importatore di Audemars Piguet, poi Ceo di una filiale, diretta emanazione della maison, e oggi European coordinator. Il mercato italiano viene affidato ad Andrea Cardillo, Country manager per l’Italia, appunto.

Parliamo di e-commerce. Qual è il punto di vista di Audemars?
Franco Ziviani – Un approccio graduale: abbiamo appena iniziato in Cina con risultati abbastanza buoni. Ma potremmo anche partire con il “secondo polso”. Perché il secondo polso oggi come oggi è un business molto superiore al nuovo: nell’e-commerce può essere paragonato alla “seconda mano” del mondo dell’auto. È veramente una cosa interessantissima. Per quanto riguarda l’e-commerce del nuovo la situazione, in Europa, è diversa da paese a paese. In ogni caso avremo sempre bisogno dei punti, più che di vendita, nei quali sia possibile avere un contatto diretto con i nostri orologi. In teoria in grandi città come Londra e Parigi – ma attento: sto solo parlando di un sogno – potremmo avere grandi locali in cui trovi la summa del mondo Audemars Piguet. Locali in cui entri e hai la possibilità, grazie alle tecnologie digitali, di interfacciarti virtualmente con Gérald Genta, che ha fatto il Royal Oak, o con Madame Audemars, con il designer. Ecco questo è un aspetto che potrebbe essere legato benissimo all’e-commerce e a quello che è oggi il digitale nel mondo. Per quanto riguarda le vendite e-commerce in Europa è chiaro che noi non siamo ancora pronti anche perché il prezzo medio degli acquisti online in Europa è molto inferiore a quello degli Stati Uniti. Negli Usa abbiamo un prezzo medio attorno ai 30mila dollari, mentre in Gran Bretagna, ad esempio, il commercio digitale può salire a cifre consistenti per acquisti sull’usato, più che sul nuovo. L’e-commerce per noi – attualmente – è far vedere i nostri prodotti, dire ufficialmente al mercato quali sono i prezzi, mostrare le qualità dei nostri prodotti, spiegarne il valore. Oggi come oggi non abbiamo la struttura per la consegna, che sicuramente sarà legata alle nostre boutique in Europa e ad alcuni punti vendita perché il nostro obiettivo è concentrarci sulle nostre boutique, su massimo 70/80 punti vendita in Europa, nelle grandi città e nelle località turistiche.

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