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Tag: Audemars Piguet

  • Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams: la lezione di Audemars Piguet

    Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams: la lezione di Audemars Piguet

    Quando ho visto in anteprima il nuovo Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams di Audemars Piguet, ho ripensato a ciò che la Ceo del marchio, Ilaria Resta, mi ha detto in una recente intervista-chiacchierata che abbiamo avuto: «La distinzione tra orologi da uomo o da donna è un linguaggio che non risponde alle esigenze dei clienti né all’attualità». Perché la sua idea di «cambiare la narrativa» delle collezioni femminili trova in questo orologio, a mio avviso, una delle espressioni più compiute.

    Ceramica, madreperla, diametro contenuto, colori soft. Tutto sembra remare nella direzione del polso del gentil sesso. Eppure, se penso a ciò che oggi è il mercato, prima ancora che alle parole di Ilaria Resta, sono pronto a scommettere che vedremo il Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams al polso di molti maschietti. Non è solo una questione di moda, di estetica o di “gender fluidity”, come direbbero i paladini della cultura woke. È una questione di contenuti.

    I materiali del Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams

    E vediamoli allora questi contenuti. Tenendo per assodato il fatto che l’orologio discende in maniera esplicita, per estetica e proporzioni, dal primo cronografo Royal Oak – la ref. 25860 -, lanciato nel 1997 in occasione del 25° anniversario della collezione. Quella referenza ospitava l’allora nuovo Calibro 2385, uno dei movimenti cronografici automatici più sottili mai realizzati, nato dalla collaborazione tra Audemars Piguet e il produttore di calibri Frédéric Piguet.

    Comincio dai materiali, cui ho accennato qualche riga più sopra. La ceramica, innanzitutto. Non è un materiale nuovo per Audemars Piguet, ma la lavorazione che ne ha fatto con questa referenza è di gran pregio. Intanto, il bianco candido caratterizza la cassa, il bracciale, la lunetta e la corona. A fare la differenza non è tanto il colore della ceramica – peraltro amato da Serena Williams – quanto la sua lavorazione. La superficie del Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams è infatti in gran parte satinata e la finitura lucida è riservata ad alcune delle parti più complesse da lavorare, come i fianchi della lunetta, gli smussi della cassa, i pulsanti del cronografo, gli spigoli e le parti interne delle maglie del bracciale.

    Lavorare così la ceramica non è una banalità: servono macchinari adeguati e precisi e, soprattutto, serve la capacità di usarli in maniera impeccabile. Il risultato è una continuità estetica, quasi morbida, tra bracciale, carrure e lunetta, enfatizzata anche da una fibbia pieghevole a farfalla che contiene il profilo dell’orologio e lo accomoda sereno al polso. Grazie anche – quasi dimenticavo – ai 38 mm di diametro della cassa.

    Quadrante elegante e minimale

    Oltre alla ceramica, c’è la madreperla del quadrante, in questo caso rosa. Un colore che ormai non definisce più un genere nella vita quotidiana, figuriamoci in orologeria. L’accostamento con il bianco è stato pensato per dare al Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams un aspetto omogeneo, delicato ma non statico. La natura stessa della madreperla e la lavorazione del quadrante realizzato con questo materiale naturale lo rendono infatti cangiante, vivo, come nelle intenzioni di Serena Williams al momento di abbinare il proprio nome al cronografo.

    La collaborazione tra la campionessa americana di tennis e il Marchio svizzero è infatti di lunga data e nasce dalla passione di Serena Williams per gli orologi. Qualche anno fa, il suo ex allenatore Patrick Mouratoglou mi raccontò che, in occasione di importanti vittorie, lei stessa lo invitava, se lo voleva, a comprarsi uno o più orologi al posto dei bonus in denaro che gli sarebbero spettati.

    Naturalmente, l’uso della madreperla ha implicato la sparizione del classico motivo Grande Tapisserie che caratterizza il quadrante del Royal Oak Selfwinding Chronograph. Anche il disegno dei contatori si discosta da quello del cronografo 38 mm come abbiamo imparato a conoscerlo nella versione che ha debuttato nel 2019. Lascio alle didascalie la descrizione più dettagliata; mi limito a sottolineare che la scelta di Audemars Piguet è stata quella di pulire al massimo il quadrante, per allinearne l’estetica al principio di minimalismo che ispira l’intero cronografo.

    Il Calibro 6401 di Audemars Piguet

    Nella cassa del Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams lavora il Calibro 6401, automatico. Sebbene al momento del lancio la cassa da 38 mm fosse stata ben accolta e lodata per la fedeltà al classico Royal Oak, furono espressi alcuni commenti riguardo al movimento “datato”. Dal 1997, Audemars Piguet si era affidata a un cronografo automatico con ruota a colonne FP 1185 di produzione esterna, dotato di innesto verticale, un profilo sottile di 5,5 mm, una frequenza di 3 Hz e un’autonomia di carica di 40 ore. Modificato e rinominato Calibro AP 2385, l’opinione generale era che il movimento fosse antiquato, avesse una riserva di carica modesta e non rispecchiasse il posizionamento di alta gamma e la tradizione del Royal Oak.

    Ebbene, come è solita fare, la Manifattura ha ascoltato il mercato. E lo scorso febbraio, al lancio di due nuovi 38 mm in acciaio e oro rosa, ha abbinato quello del nuovo Calibro 6401. È un cronografo integrato con ruota a colonne e sistema a innesto verticale brevettato da Audemars Piguet per ridurre il numero di componenti ed eliminare i giochi superflui. Descritto come un cronografo robusto, affidabile e reattivo, richiede una pressione minore per azionare i pulsanti, cosa che, credetemi, per i nerd dell’orologeria è molto importante. Oltre che essere d’aiuto nel prevenire l’usura della parti meccaniche.

    Con una frequenza attuale di 28.800 alternanze/ora, lo spessore del calibro è aumentato di poco rispetto al predecessore, passando da 5,5 mm a 5,7 mm. Tuttavia, il miglioramento più significativo è rappresentato dalla maggiore autonomia, cresciuta da 40 a 55 ore.

    Che cosa impariamo dal Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams

    Al di là delle valutazioni fatte dalla tennista in sede di presentazione dell’orologio – «la ceramica bianca trasmette una sensazione di robustezza e resistenza, mentre il quadrante in madreperla rosa conferisce calore e morbidezza. Ogni dettaglio è stato studiato con cura» -, ciò che a mio parere è rilevante nel Royal Oak Selfwinding Chronograph Serena Williams è l’idea di base, quella da cui sono partito citando le parole di Ilaria Resta. Quella di creare un orologio che non faccia, per così dire, selezione all’ingresso.

    Colori, materiali, finiture, movimento non hanno tanto la funzione di definire un obiettivo di mercato o una precisa tipologia di appassionato, quanto quella di ribadire lo status dell’orologio e la direzione che la Manifattura continua a seguire: qualità meccanica e formale ai massimi livelli e un’identità definita e riconoscibile. Tutto questo, nell’ondivaga situazione attuale dell’orologeria, aiuta Audemars Piguet a tenere la barra dritta e a dare una lezione di coerenza a tutta l’industria delle lancette. Non è una banalità.

  • Gli orologi di Venezia 83: pettegolezzi da polso

    Gli orologi di Venezia 83: pettegolezzi da polso

    “Quanto siamo fatui, pettegoli, gossippari, leggeristi, stupidini”. Mario Ajello aveva ragione. Oggi come allora: anche in questo 83o Festival di Venezia, le passerelle dei talent – dall’arrivo all’Excelsior ai tanti eventi in Laguna fino ai red carpet in Sala Grande – sono occasione per passare i loro look ai raggi X. Abiti e accessori (trucco e parrucco compresi) finiscono inevitabilmente per rubare la scena ai film in concorso. Ecco perché, qui in redazione, ci sentiamo un po’ in colpa ogni volta che facciamo pagine come questa: gli orologi di Venezia 83. Star lì a scrutare cosa indossano al polso attori e attrici, ospiti e testimonial non è cosa da giornalisti, ma da influencer e content creator. Con tutto rispetto, per carità…

    Eppure. Siamo pronti a scommettere che anche questa rubrica sugli orologi di Venezia 83 tirerà più del proverbiale carro di buoi. Piacerà e sarà letta, qui come sui social, come le (tante) precedenti della Biennale Cinema o della Notte degli Oscar. Quindi facciamo finta di lavorare per un numero di Novella 2000 d’antan e ci mettiamo di buzzo buono. Perché i lettori si divertono (forse più a criticare che ad ammirare), perché le aziende ci tengono, perché questa è la società dell’immagine in cui l’estetica diventa il contenuto. Una società in cui, per esistere, bisogna essere visti. O forse, semplicemente perché – per citare ancora Aiello -“all’informazione piacciono solo i pettegolezzi”.

    Gli orologi di Venezia 83

    Sydney Sweeney in Cartier

    @woopsee

    Bagnoire de CARTIER
    Cassa XS e bracciale manchette in oro giallo. Movimento al quarzo Swiss made.

    George Clooney in Omega

    Foto Laurent Hou /Hans Lucas /AFP via Getty Images courtesy Omega

    OMEGA Speedmaster “First Omega in Space” Cassa (39,7 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, cronografo con secondi continui.

    Marion Cotillard in Chanel

    Foto Kate Green/Getty Images courtesy Chanel

    CHANEL HORLOGERIE Première Galon Cassa (15,2 x 19,7 mm) e bangle in oro giallo, movimento al quarzo Swiss made.

    Robert Pattinson in Jaeger-LeCoultre

    Foto Sebastiano Pessina courtesy Jaeger-LeCoultre

    JAEGER-LECOULTRE Master Hybris Artistica Gyrotourbillon Westminster Cassa (43 mm) in platino e quadrante con diamanti taglio baguette. Movimento meccanico a carica manuale con Gyrotourbillon biassiale, ripetizione minuti con suoneria Westminster, calendario perpetuo, data e minuti saltanti.

    Linda Messerkingler in Baume&Mercier

    Foto Daniele Venturelli/WireImage courtesy Baume&Mercier

    Joya de BAUME&MERCIER
    Cassa (28 mm) in acciaio come il bracciale in mailles écrasées, lunetta con diamanti taglio brillante. Movimento al quarzo Swiss made.

    Carlos Sainz in Girard-Perregaux

    @carlossainz55

    GIRARD-PERREGAUX Laureato Tre Ponti d’Oro Cassa (41 mm) e bracciale in acciaio con lunetta in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica con tourbillon e piccoli secondi.

    Rupert Friend in Chopard

    Foto Daniele Venturelli/WireImage courtesy Chopard

    CHOPARD L.U.C Quattro – Marc IV
    Cassa (39 mm) in oro rosa “etico”. Movimento meccanico a carica manuale con esclusiva tecnologia Quattro, autonomia di 9 giorni e datario; certificato cronometro dal Cosc; Punzone di Ginevra.

    Maurizio Lombardi in Chopard

    Foto Stefano Trovati/SGP courtesy Chopard

    CHOPARD L.U.C. Perpetual Twin Cassa (43 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica con esclusiva tecnologia Twin e calendario perpetuo; certificato cronometro dal Cosc.

    Cristiano Caccamo in Hublot

    Foto Ernesto Ruscio/Getty Images courtesy Hublot

    HUBLOT Classic Fusion Chronograph Cassa (42 mm) in ceramica. Movimento meccanico a carica automatica.

    Gabriela Andrada in Hublot

    Foto Ernesto Ruscio/Getty Images courtesy Hublot

    HUBLOT Spirit of Big Bang Titanium Diamonds Cassa (39 mm) in titanio con diamanti taglio brillante. Movimento meccanico a carica automatica.

    Álvaro de Luna in Hublot

    Foto Daniele Venturelli/WireImage courtesy Hublot

    HUBLOT Big Bang One Click Sapphire Diamonds Cassa (39 mm) in cristallo zaffiro con diamanti taglio brillante. Movimento meccanico a carica automatica. In 200 esemplari.

    Pierfrancesco Favino in Audemars Piguet

    @screenweek

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Jumbo Extra-Piatto Scheletrato Cassa (39 mm) e bracciale in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, scheletrato.

    p.s. Continueremo ad aggiornare questa pagina con gli orologi di Venezia 83 fino alla fine del Festival. Stay tuned…

  • Quadranti Tropical: perché il sole rende unici gli orologi

    Quadranti Tropical: perché il sole rende unici gli orologi

    La radiazione solare cambia la materia, ma non lo fa sempre allo stesso modo. Sulla pelle umana stimola la melanina e regala una temporanea abbronzatura. Invece negli orologi da polso prodotti fra gli anni ’40 e ’70 innesca una reazione chimica permanente: fa virare la vernice dei quadranti in ottone. Il nero profondo e specchiato delle lacche originali si degrada lentamente, e acquista sfumature marroni che variano dal nocciola al cioccolato.
    Eppure, quello che per decenni i reparti tecnici delle maison hanno considerato un banale difetto di fabbricazione – il rivestimento protettivo incapace di resistere all’azione combinata di luce, calore e umidità –, oggi è diventato uno dei fenomeni più celebrati dai collezionisti. Nel linguaggio delle grandi aste internazionali, i rari esemplari che subiscono la trasformazione assumono un nome preciso, quasi esotico: quadranti Tropical. Ma come fa un’imperfezione a diventare un valore aggiunto? La risposta si trova nell’equilibrio tra fisica e imprevedibilità.

    La chimica dietro l’imprevisto

    Per capire come nascono i quadranti Tropical è necessario guardare alla chimica industriale del secondo dopoguerra. In quegli anni, la fabbricazione di un quadrante seguiva un protocollo rigoroso. La base in ottone riceveva dapprima uno strato di fondo, poi era rivestita dai pigmenti di colore e infine sigillata con una vernice trasparente di protezione – di solito resine sintetiche o lacche zapon. Formule eccellenti per l’epoca, ma del tutto prive dei moderni filtri e stabilizzatori contro i raggi Uv.

    Quando gli orologi erano esposti al sole o utilizzati in climi tropicali per lungo tempo, i raggi ultravioletti penetravano nella finitura protettiva e spezzavano i legami molecolari dei pigmenti neri. Questo processo, sommato alla naturale ossidazione dei metalli e alle radiazioni emesse dalle paste luminescenti dell’epoca – a base di radio prima e di trizio poi -, modificava in modo permanente la rifrazione della luce sulla superficie.

    La variazione cromatica dipendeva dall’esatta formulazione chimica utilizzata dai grandi produttori specializzati – come Stern Frères, Singer o Beyeler. Minime differenze nella percentuale di solventi usata in un lotto di produzione potevano cambiare il destino di un quadrante. E determinavano la capacità della lacca di resistere al sole o di virare verso nuance tendenti al dattero piuttosto che al cacao.

    Le referenze più famose

    L’invecchiamento non colpiva quindi ogni orologio in modo identico. Alcuni modelli specifici oggi presentano una metamorfosi migliore, che ne ha ridefinito i canoni estetici e ne ha causato quotazioni da capogiro nelle aste e dagli antiquari.

    Per esempio, il Rolex Submariner Ref. 1680 e 5513. Negli esemplari prodotti tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70, la caratteristica vernice nera opaca ha risposto al sole con una costanza e una bellezza sorprendenti. Il fondo originario si è trasformato in un marrone pieno e vellutato che la comunità dei collezionisti chiama chocolate, capace di far risaltare per contrasto le scritte serigrafate, rimaste incredibilmente nitide e bianche.

    Un altro esemplare degno di nota è poi l’Omega Speedmaster Professional Ref. 145.022-69. Nel “biennio d’oro” a cavallo tra il 1969 e il 1970, la Maison di Biel affidava a Singer i quadranti del celebre cronografo. In questa particolare referenza, il viraggio regala una tonalità tabacco intensa, priva di riflessi, in grado di creare uno stacco netto con la minuteria bianca e la lunetta nera con scala tachimetrica. L’effetto finale è carico di personalità.

    Da citare ancora il Rolex GMT-Master Ref. 1675 “Nipple Dial”. Nelle declinazioni in oro o in acciaio/oro degli anni ’70, i famosi indici applicati a forma di cono poggiano su superfici che nel corso dei decenni hanno abbandonato il nero per accogliere sfumature bronzee e nocciola. Una tavolozza quasi autunnale, perfettamente calibrata sui riflessi della cassa in metallo prezioso.

    Infine l’Audemars Piguet Royal Oak Ref. 5402 “A-Series”. Nel tempo, il quadrante con il celebre motivo Petite Tapisserie dei primissimi esemplari del 1972 ha subito una peculiare trasformazione verso un grigio-marrone cangiante. In questo caso, la luce non ha cambiato solo il colore, ma ha ridefinito il gioco di ombre e di riflessi geometrici della creazione di Gérald Genta.

    Quadranti Tropical o danneggiati?

    Nel mercato del collezionismo vintage, la differenza tra un quadrante virato e uno semplicemente rovinato si traduce in decine di migliaia di euro. I periti più esperti e i collezionisti navigati non premiano l’anomalia fine a se stessa, ma cercano l’armonia della mutazione.

    I quadranti Tropical autentici si riconoscono dalla superficie, che si presenta perfettamente piana, liscia, priva di bolle, increspature o esfoliazioni della pellicola protettiva. Il colore deve mostrare un degrado coerente e omogeneo, che spesso sfuma con grazia dal centro verso i bordi.

    Al contrario, la presenza di aloni asimmetrici – che ricordano una mappa geografica – concentrati vicino alla cassa o al foro delle lancette, è sintomo di una semplice infiltrazione di umidità o a un danno da agenti salini. Anche la tenuta della grafica è un eccellente indicatore: nel processo causato dai raggi Uv, le scritte e la minuteria rimangono nitide, sbalzate e perfettamente leggibili, mentre l’umidità tende a sbiadirle e a scioglierne i contorni.

    Come smascherare i falsi quadranti Tropical

    L’esplosione delle quotazioni dei quadranti Tropical ha spinto molti falsari a ricreare artificialmente in tempi brevi ciò che la natura e l’atmosfera hanno prodotto in decenni. Cotture in forno ad alta temperatura, bagni in soluzioni acide ed esposizioni forzate sotto lampade UV industriali sono ormai pratiche diffuse. Nel caso si voglia smascherare simili manipolazioni, l’analisi deve concentrarsi su alcuni dettagli fondamentali.

    L’incoerenza dei materiali: il tempo non è selettivo, invecchia tutti i componenti con coerenza. Se ci si trova di fronte a un quadrante virato in un marrone profondo, ma gli indici in trizio o le lancette mostrano una pasta luminescente candida e intonsa, l’orologio è quasi di sicuro un esemplare alterato in laboratorio. Oppure un “Franken”, come si dice in gergo per indicare un pezzo assemblato con componenti di orologi diversi.

    La prova del réhaut: dopo aver smontato l’orologio, si esamini il perimetro del quadrante. Questa zona – che non ha mai subito l’esposizione diretta alla luce del sole perché protetta dal réhaut – deve mostrare la tonalità nera originale o comunque un netto stacco cromatico rispetto al centro. Un disco uniformemente marrone fino all’ultimo millimetro nascosto tradisce un’immersione in un reagente chimico.

    La risposta alla luce di Wood: sotto una lampada Uv a 365 nanometri, la lacca virata dal tempo assorbe la luce in modo uniforme. Al contrario, i solventi o i protettivi moderni applicati artificialmente per fissare una cottura mostrano fluorescenze e macchie luminescenti anomale.

    L’ispezione della grafica: sotto un forte ingrandimento (almeno 10x o al microscopio stereoscopico), il viraggio termico e chimico del tempo mostra che il colore di fondo è mutato attorno alle scritte serigrafate. Invece nei falsi realizzati in laboratorio, l’agente chimico o il calore eccessivo intaccano quasi sempre anche l’inchiostro bianco o argento delle scritte. In questo modo producono micro-sbavature o screpolature sulla vernice delle lettere e ne alterano la nitidezza originaria.

    Per concludere

    In fondo, il fascino dei quadranti Tropical risiede proprio nella vulnerabilità originaria. Tutto qui: è la dimostrazione di come il tempo e gli elementi siano stati in grado di correggere l’austera precisione della meccanica. E quindi di trasformare quello che era nato come un errore chimico in una firma estetica irripetibile.

  • News orologi: il trionfo di Sinner con Rolex e altre novità – 14/7/26

    News orologi: il trionfo di Sinner con Rolex e altre novità – 14/7/26

    L’appuntamento con le News orologi, questa settimana, si traduce in sport, sport e ancora sport. È normale: d’estate i brand fanno a gara per legarsi ai campioni di turno e alle loro imprese del momento. Dai campi in erba di Wimbledon fino alle onde dell’oceano, però, le case di orologeria non si limitano a cronometrare le prestazioni: firmano i momenti di gloria, stringono nuove partnership, ribadiscono collaborazioni storiche, trovano sempre nuove occasioni per mettersi sotto i riflettori. In questa rubrica di News orologi, quindi, c’è spazio anche per la musica e per i nuovi trend destinati a ridisegnare le strategie di marketing. Dai un’occhiata qui sotto e scrivici cosa ne pensi sui nostri social. Buona lettura!

    Trionfi a Wimbledon

    Impossibile non vederlo. Chiunque abbia seguito la premiazione della finale di Wimbledon ha notato l’orologio al polso di Jannik Sinner. Cassa in oro rosa (anzi, Everose) e cinturino nero (Oysterflex), il Rolex Cosmograph Daytona – lanciato nel 2023 – spiccava sulla pelle chiara del campione come un faro nella notte. Per lui, un trionfo segnato dallo stesso portafortuna che lo ha accompagnato durante tutte le vittorie sull’erba di Londra. Per la Casa della Corona, l’ultimo successo di una lunga serie, che sul quel campo ha già visto Alcaraz, Federer, Edberg, Borg…

    Trionfi a Wimbledon 2: la nuova regina

    Per restare sul prato dell’All England Club, il singolare femminile del Torneo se lo è aggiudicato Linda Nosková. YoungStar Rado, ex numero 5 del ranking junior, la campionessa ceca ha così conquistato il suo primo titolo del Grande Slam, dopo una stagione che l’ha consacrata fra le protagoniste del tennis mondiale. Il suo orologio è il Rado True Square Open Heart in ceramica, indossato anche durante i festeggiamenti della serata di gala, mentre ballava con Jannik sulle note di Can’t Stop the Feeling di Justin Timberlake. Memorabile.

    Da una racchetta all’altra

    Dopo aver consolidato il rapporto con il mondo del tennis, Gerald Charles si dà al padel. Proprio per sottolineare il proprio ingresso in questa disciplina, ha eletto come ambasciatrice Gemma Triay, atleta spagnola con 52 titoli in carriera e quattro stagioni consecutive concluse al vertice del ranking mondiale Fip. E per rappresentare la Marca svizzera durante i principali tornei del circuito internazionale, la campionessa ha già al polso un Mini Maestro con la lunetta impreziosita di diamanti. Molto chic.

    Cavalcare le grandi onde

    Dalle finali oceaniche all’orologeria, il passo è breve. Leonardo Fioravanti, numero uno del surf italiano, entra ufficialmente a far parte della Breitling Squad. Un sodalizio nato dopo la vittoria del surfista romano al Surf City El Salvador Pro, dove ha superato il campione olimpico Italo Ferreira nel Championship Tour della World Surf League. Ma anche una partnership spontanea, sottolineata dalla presenza del Superocean, il subacqueo che Fioravanti porta al polso già da tempo.

    Rotta sulla Côte d’Azur

    Per tornare al Mare Nostrum, in Costa Azzurra si è svolto il 26/27 giugno scorso il Riva Trophy, di cui F.P.Journe si è confermato partner. Questa 16a edizione della gara di regolarità ha visto 22 equipaggi navigare tra il porto di Monaco e la spiaggia di Pampelonne, con l’alternarsi di prove tra gli storici motoscafi in mogano e i moderni yacht. Durante la cerimonia di premiazione, allo Yacht Club monegasco, la coppia vincitrice ha ricevuto due esemplari della collezione élégante in Titalyt®, personalizzati per l’occasione con l’incisione “Riva 2026” e cinturini turchese.

    Grande festa per i 100 anni

    A Misano, dal 3 al 5 luglio, si è tenuta World Ducati Week 2026, che ha celebrato i cent’anni della Casa di Borgo Panigale. Una tre giorni di adrenalina e spettacoli che ha riunito più di 118mila Ducatisti provenienti da 94 Paesi in tutto il mondo. Tra gare e parate, esperienze di guida e incontri ravvicinati con celebri piloti, il circuito romagnolo dedicato a Marco Simoncelli ha fatto da cornice a una grande festa. Dove Locman, nel ruolo di Official Timekeeper, ha presentato la nuova capsule collection Ducati 100, che monta il calibro Oisa 29-50 Cinque Ponti. Ne riparleremo.

    Musica di gran classe

    Prosegue fino al 18 luglio il Montreaux Jazz Festival. Giunto alla 60a edizione, il principale festival jazz europeo vede dal 2019 Audemars Piguet nel ruolo di global partner (anche se il legame risale addirittura al 2010). Un rapporto rafforzato dalla serata inaugurale, che sul palco dell’Auditorium Stravinski ha avuto come protagonista Raye, la cantautrice britannica da due anni ambasciatrice della Maison, accanto ad altri ospiti come Mark Ronson (anche lui di casa a Les Brassus) e Alicia Keys. Una performance che vale la pena di vedere su YouTube…

    p.s. Le News orologi non dormono mai: anzi, sono spesso riaggiornate durante la settimana. Se vuoi restare informato sulle novità del mondo delle lancette, nei prossimi giorni, torna ancora su questa pagina…

  • News orologi: fatti, volti ed eventi – 25/05/2026

    News orologi: fatti, volti ed eventi – 25/05/2026

    Sport e spettacolo, al cinema e in tv, nuove e vecchie partnership, riconoscimenti e il chi-indossa-cosa che non stanca mai… Consueto appuntamento con le News orologi, che anche oggi riuniscono varie (e variegate) notizie per raccontare cosa è successo nelle ultime settimane. Non proprio tutto-tutto, certo: impossibile registrare ogni minimo avvenimento dell’orologeria… Ma quelli principali, quelli che hanno catalizzato le attenzioni degli addetti ai lavori, sono qui esposti in forma breve e in chiave leggera. Perché le News orologi sono come sempre a metà tra informazione e intrattenimento. Buona lettura!

    Dallo schermo al polso

    La saga dell’agente segreto di Ian Fleming continua sulla console. Il 27 maggio esce 007 First Light, che racconta gli esordi di James Bond, a 26 anni. A vestire il polso della spia dell’Mi6 anche nel mondo virtuale, c’è un nuovo Omega. Messo a punto con gli sviluppatori del videogame, il Seamaster Diver 300 M First Light è il primo cronografo a debuttare nella storica collezione dedicata a 007. E presenta un design esclusivo: dalla cassa in acciaio e ceramica al quadrante bicompax con dettagli Pvd oro, fino al cinturino Nato. Immancabile la valvola di decompressione: del resto – a quanto si vede nell’adrenalinico trailer – l’orologio dev’essere davvero pronto a tutto…

    Buon vento!

    Per restare in quel di Biel, la notizia ufficiale è arrivata di recente, ma non è stata certo una sorpresa: Omega si conferma sponsor di Emirates Team New Zealand. Del resto il rapporto fra il Marchio elvetico e l’equipaggio kiwi è di lunga data: iniziato nel 1995 ai tempi di Sir Peter Blake, è proseguito nelle edizioni dell’America’s Cup del 2000, 2017, 2021 e 2024. Ecco perché abbiamo visto scendere in acqua la prua rossa con il logo Ω delle barche del Defender già nelle Regate Preliminari, che si sono svolte nei giorni scorsi a Cagliari. E così sarà fino all’estate 2027, quando scopriremo il vincitore della Auld Mug. Dobbiamo aspettarci un nuovo orologio dedicato anche quest’anno?

    Tra un rovescio e una volée

    Andrea Petković è diventata global ambassador di Tutima Glashütte. L’ex campionessa di tennis, durante la carriera professionistica, si è aggiudicata sette titoli WTA ed è entrata nella top 10 mondiale. Mentre ai nostri giorni, come conduttrice televisiva, autrice e opinionista, è diventata una voce influente a livello sportivo e non solo. Per questo Tutima le ha messo al polso un esemplare della collezione Sky. Così, il Brand tedesco consolida la propria presenza nel tennis, in cui si conferma anche quest’anno cronometrista ufficiale di due importanti appuntamenti su erba: l’ATP 500 di Amburgo e il WTA 500 di Berlino. E donerà altri Sky ai vincitori di questi tornei.

    In onor di Donatello

    Mega-party a Madrid organizzato da Hublot per il lancio del Big Bang Reloaded Kylian Mbappé. Che ha riunito attorno all’attaccante del Real numerose personalità del mondo dello sport (Iker Casiilas, Guti, Miguel Torres) e dello spettacolo (Paula Echevarría, Mónica Cruz, Juan Bentancourt, Iván Sánchez, Ricardo Gómez, tra gli altri). A fare gli onori di casa, il Ceo Julien Tornare. Ma i riflettori erano tutti puntati sul nuovo orologio, creato con il calciatore francese, ambasciatore del Brand dal 2018. Cassa in ceramica bianca e King Gold, il cronografo flyback è personalizzato dal numero 10 e dall’incisione Trust Yourself sulla lunetta. In 200 esemplari.

    Alta orologeria per la New Gen

    Dopo quella con Swatch, Audemars Piguet ha siglato una nuova collaborazione con Ambush, da cui è nato un inedito Royal Oak Concept Flying Tourbillon. Che è stato disegnato da Yoon Ahn, Direttrice creativa del marchio giapponese di streetwear (ma sicuramente c’è anche lo zampino del marito Verbal: il co-fondatore del Brand, produttore musicale e grande trabascone, è un grande appassionato di orologi). Cassa in titanio e quadrante in avventurina nera, il nuovo RO monta il Calibro 2982 creato ad hoc, in cui spicca la gabbia del tourbillon volante in alluminio anodizzato rosso. In 150 esemplari, è già considerato un instant cult per rampolli danarosi.

    Da Lucca al mondo

    In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, Italo Fontana ha ricevuto il Premio Leader del Made in Italy per la categoria Sviluppo Estero e Made in Italy. Il riconoscimento celebra “oltre 25 anni di ricerca stilistica, manifattura italiana e visione imprenditoriale” che hanno portato il Brand a essere apprezzato dai collezionisti internazionali e diffuso in oltre 60 Paesi nel mondo. Il creativo di Lucca, fondatore e anima di U-Boat, ha ricevuto il premio da Elena Lorenzini (accanto), Vice Capo del Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. E ha sottolineato con orgoglio l’importanza dell’identità italiana e toscana nel proprio lavoro. Congratulazioni!

    News orologi… sulla Croisette

    E poi c’è stato il Festival di Cannes, che da solo potrebbe occupare una rubrica a sé. Quasi due settimane di cronache mondane che hanno passato ai raggi X sia i film presentati in sala, sia le star che hanno calcato la Montée des Marches. Un red carpet infinito, di cui è già stato analizzato ogni singolo look, trucco e parrucco dalla stampa specializzata e dai blogger onniscenti. Qui sotto troverete quindi una super-selezione di personaggi e dei loro orologi.

    Pierfrancesco Favino in Audemars Piguet Neo Frame Jumping Hours

    Foto Kate Green/Getty Images courtesy Chanel

    Marion Cotillard in Chanel Première Galon

    Foto Amy Sussman/Getty Images courtesy Omega

    Colman Domingo in Omega Seamaster Aqua Terra 30 mm, gioielli Boucheron

    William Abadie con una versione di alta gioielleria dello Chopard Alpine Eagle al Gala AmfAR (foto Marc Ninghetto courtesy Chopard).

    Ma non si può parlare di Cannes, senza almeno citare Chopard, che del Festival è Official Partner fin dal 1998. Oltre a realizzare l’ambita Palma d’Oro, la Maison di Fleurier – o meglio, la Co-Presidente Caroline Scheufele -, disegna ogni anno la Red Carpet collection, composta da preziosissimi gioielli, ma anche orologi. Non solo. Assegna il Trophée Chopard alle giovani promesse del cinema mondiale, crea eventi speciali come la Serata per Gentiluomini e partecipa alle notti più esclusive della Côte d’Azur, come il Gala amfAR. Naturalmente “veste” innumerevoli dive e protagonisti della kermesse: impossibile citarli tutti, “accontentiamoci” di William Abadie…

    Dentro il reality

    Seiko è diventato sponsor di Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo, il programma tv condotto da Fabio Caressa e in onda su Sky Original il giovedì sera (in streaming anche su Now e il martedì su TV8). Quindi metterà al polso dei concorrenti – 12 persone comuni, diverse per età, provenienza ed estrazione sociale, catapultate nella giungla della Malesia – sei modelli di Prospex, l’orologio più adatto ad affrontare le condizioni di vita difficili del reality, tra cui il Diver PADI, l’Alpinist e un femminile. La partnership prevede inquadrature ravvicinate, campagne online con la star del baseball Shohei Ohtani e un’attivazione social finale su Instagram. Ne vedremo delle belle…

    p.s. Le News orologi non dormono mai: sono spesso riaggiornate durante la settimana. Nei prossimi giorni, torna ancora su questa pagina per restare informato sulle novità del mondo delle lancette…

  • Royal Pop: cosa c’è “dietro” l’Audemars Piguet x Swatch?

    Royal Pop: cosa c’è “dietro” l’Audemars Piguet x Swatch?

    Non è ancora uscito eppure ne hanno già parlato tutti. O, meglio, è già noto all’universo mondo, dopo che siti, blogger e content creator ne hanno scritto, anzi lo hanno descritto con dovizia di particolari. C’è bisogno dunque che io stia qui a ripetere di nuovo, per l’ennesima volta, la rava e la fava sul Royal Pop? Non credo proprio. Al massimo posso trascrivere qualche dettaglio in didascalia, per quanti hanno bisogno di una guida pratica sulle “informazioni di servizio”.

    Del resto tutto questo battage era prevedibile, dopo che ieri sera gli uffici stampa internazionali hanno diffuso il Royal Pop – con qualche giorno di anticipo rispetto al lancio ufficiale, sabato 16. Mai come nel caso dell’operazione Audemars Piguet x Swatch è corretto parlare di iper-esposizione mediatica, che continua ininterrotta fin dal primo teaser. Oltretutto già nel pomeriggio di ieri sui social circolavano le foto delle boutique monomarca con il packaging esposto in vetrina.

    Segno che Swatch ha fatto le cose per bene e ha già rifornito i punti vendita deputati. Che ormai sono pronti a ricevere i fan disposti a fare la fila pur di accapararsi i primi esemplari. Ammesso che si ripeta l’esperienza del primo MoonSwatch, ovvio, ma le premesse ci sono tutte. Anche se la Rete non sembra aver accolto altrettanto bene la novità, il test del mercato è ancora da giocarsi. Perché è probabile che le consegne saranno centellinate – come la volta scorsa, appunto.

    Un commento sui detrattori che ne hanno scritto peste e corna sui social. Chi si aspettava un Royal Oak in platica colorata, ha “toppato” in pieno: troppo scontato, troppo banale. Vale a dire, non conosce Swatch: che è colore e ironia, va bene, ma anche sorpresa e stupore. E non conosce nemmeno Audemars Piguet: che certo non avrebbe accettato di inflazionare, se non “bruciare”, il Royal Oak con una versione accessibile a tutti. Evitiamo di essere così “ingenui” e usiamo il cervello, please.

    Royal Pop: cosa mi rappresenta?

    Cerchiamo di ragionare sul significato del Royal Pop. Non voglio fare della dietrologia e nemmeno comportarmi da maestrina (aborro…), ma trovare una chiave di lettura diversa di una collaborazione che è già un fenomeno di costume. Piaccia o meno ai “signori” (si fa per dire) di cui sopra. E comincio dalle immagini fornite nella cartella stampa, che credo forniscano un buon punto di partenza.

    Due in particolare, cioè i ritratti “alla Andy Warhol” di Ilaria Resta, Ceo di Audemars Piguet, e di Nick Hayek Jr, Ceo di Swatch Group, con i Royal Pop sugli occhi. L’inquadratura in primissimo piano e i colori improbabili rimandano direttamente alle celebri serigrafie del Maestro della Pop Art. Quei “multipli” di Marilyn o di Elvis (ma anche della zuppa Campbell), diversi per variazioni cromatiche e riuniti in dittici o in polittici, esposti nei grandi musei del mondo o nelle collezioni private di certi miliardari.

    Ci sta. La stessa Swatch dichiara in modo esplicito che il Royal Pop prende “ispirazione dalla Pop Art, un movimento artistico che trasforma immagini di cultura popolare quotidiana in opere d’arte vivaci, colorate ed energiche”. Il che è del tutto in linea con quanto ha fatto finora il Brand nei suoi 40 e passa anni di storia. Per esempio con le collaborazioni con il Louvre o con il MoMA, tanto per citarne un paio, ma anche con la collezione Swatch Art Journey, o in passato con gli esemplari firmati da Keith Haring o Mimmo Paladino. Vale a dire: far indossare l’Arte al polso e portarla dai musei alla strada.

    Un eclettico tasca

    E già questo non è poco. Ma stavolta la Swatch si è superata, ed è andata oltre. Perché è vero che il Royal Pop rende omaggio “alla leggendaria collezione Royal Oak di Audemars Piguet, lanciata nel 1972, e dai POP Swatch degli anni Ottanta”, come si legge sul comunicato ufficiale. E come appare ovvio fin dal nome… Ma è la tipologia di orologio a fare la differenza. Puntare tutto su un esemplare da tasca (ok, otto), anziché da polso (com’era in fondo il POP Swatch, sebbene portabile ovunque), vuol dire – secondo me – ricollegarsi volutamente all’orologeria di tradizione.

    Sì, perché non è che i tasca siano proprio “di moda”, ammettiamolo. Anche se periodicamente qualche marchio prova a rifarli e a rilanciarli, magari con forme modernissime o materiali all’avanguardia, il risultato non è mai wow. I tasca restano sempre oggetti di nicchia, con l’eccezione (che conferma la regola) di qualche impallinato o collezionista dai facili entusiasmi (e carta di credito con plafond illimitato). Quindi, che sia questa la volta buona? Che il Royal Pop riesca a farli diventare prodotti mainstream?

    Dopotutto – e come il POP Swatch precedente – ha dalla sua l’idea di trasformabilità. Il cordino permette di indossarlo in modi diversi: come collana o come accessorio da applicare allo zaino o alla borsa – forse meglio dell’orrido Labubu. E poi c’è la possibilità di farlo diventare perfino un orologio da tavolo. Se ci si aggiunge il colore, il prezzo (da 385 a 400 euro al massimo) e il “clic” con cui la cassa si aggancia alla clip – firma acustica della collezione -, si comprende come tutto sia studiato per farlo diventare popolare. Pop, appunto.

    Il Royal pop e i nomi recuperati

    Ma il punto non è solo interpretare la tradizione in chiave contemporanea, quanto diffonderne di nuovo la conoscenza. Prendiamo i termini Lépine e savonnette: da quanto tempo non se ne sentiva più parlare, se non riferiti appunto a pezzi d’epoca (mi verrebbe da dire d’antiquariato) per colti collezionisti? Oggi, invece, grazie ai due modelli di Royal Pop che rimandano appunto ai due tipi di orologi da tasca ben diversi, chiunque abbia un minimo di curiosità riscoprirà un pezzo di storia dell’orologeria.

    L’uno deriva da Jean-Antoine Lépine (1720/1814), insigne orologiaio francese che rivoluzionò l’architettura dei movimenti meccanici. Fu lui a inventare l’omonimo calibro, in cui eliminò il sistema di fusée à chaine e sostituì la platina superiore con dei ponti – così da poter posizionare il bilanciere su un lato, anziché sopra il movimento. In questo modo riuscì a realizzare orologi molto più sottili. Quella costruzione rimase la base degli esemplari moderni, perfino di quelli da polso.

    Mentre l’altro, il savonnette, era un modello di tasca dotato di un coperchio a proteggere il quadrante: così liscio e levigato, sembrava proprio una piccola saponetta rotonda da bagno (da qui il nome: in francese sapone si dice savon). Ma proprio la presenza della cerniera del coperchio condizionava l’intero orologio, che fu quindi ruotato di 90°: la corona di carica si trova infatti posizionata alle ore 3, mentre il contatore dei piccoli secondi alle ore 6.

    Un calibro a carica manuale

    Visti i presupposti, il movimento del Royal Pop doveva essere necessariamente meccanico. Ma, per coerenza, non poteva essere certo un automatico: ecco allora che il Sistem51 è diventato a carica manuale. L’esclusiva creazione di Casa Swatch, l’unico calibro Swiss made la cui produzione è interamente automatizzata, conserva 15 dei 17 brevetti originari, ma mantiene comunque tutte quelle peculiarità che gli appartengono da sempre. Come i componenti in Arcap, le 90 ore di autonomia o la regolazione del bilanciere effettuata direttamente in fabbrica, con il laser.

    Segno distintivo è anche la spirale Nivachron, antimagnetica, che – va ricordato – è stata sviluppata da Swatch Group in collaborazione proprio con Audemars Piguet. Lo scrivo come inciso, ma è importante sottolinearlo perché rivela che l’orologeria svizzera, in certi casi, riesce anche a fare squadra, a tirar fuori un certo “spirito di corpo”. Soprattutto quando si tratta di sviluppare tecnologie innovative, di perseguire ricerche che richiedono grandi investimenti, ma che possono dare un contributo significativo all’evoluzione dell’intero settore.

    Questione di cultura

    Concludo, giuro. I richiami alla tradizione del Royal Pop, perfettamente studiati fin nei minimi particolari, mi sembrano anche in linea con quello che sta facendo, da parte sua, la stessa Audemars Piguet. Che di recente ha lanciato l’ambizioso progetto Atelier des Etablisseurs, mirato a far rivivere l’antico modello produttivo dell’orologeria elvetica. Certo, è l’opposto dell’industrializzazione perseguita da Swatch, ma potrebbe anche essere inteso come l’altra faccia della stessa medaglia.

    Perché “dietro” questo programma, così come “dietro” il Royal Pop, c’è sempre la stessa volontà di recuperare la storia dell’orologeria, di mantenerla viva e vitale, di diffonderne i valori più autentici. Tant’è che – come ha raccontato Ilaria Resta – Audemars Piguet devolverà il 100 per cento dei proventi della collaborazione a sostegno degli artigiani che tengono viva tradizione, in modo concreto: attraverso borse di studio e supporti finanziari. Il Royal Pop, quindi, è un modo nuovo e inatteso di fare cultura dell’orologeria. E credo sia proprio questo il collante alla base della collaborazione Audemars Piguet x Swatch.

    p.s. A riprova di tutto ciò, Dody Giussani, il Direttore de L’Orologio, mi ha appena fatto notare che nei primi anni Ottanta Audemars Piguet realizzò un Royal Oak da tasca in oro. Lo vedere nella gallery in alto: innegabile che sia il diretto progenitore del Royal Pop, praticamente è uguale… Per saperne di più andate a cercarlo, sul sito della Manifattura di Le Brassus, nelle AP Chronicles.

  • News orologi: fatti, volti ed eventi – 11/05/2026

    News orologi: fatti, volti ed eventi – 11/05/2026

    Tra collaborazioni shock e palcoscenici d’eccezione, il mondo delle lancette sta attraversando un periodo di particolare fermento. Lo dimostrano proprio le News orologi di oggi, che spaziano a 360 gradi in ambiti diversi e riuniscono notizie di sport (in senso lato, con partnership e testimonial), costume, aste, mostre d’arte e altro ancora. Che si tratti di strategia del crossover, di marketing esperenziale o di presenze culturali, le News orologi di oggi dimostrano che le case non vendono più solo un oggetto fisico ma il mondo e i valori cui appartiene. Buona lettura!

    Atmosfere d’Umbria

    Si è conclusa ieri la Coppa della Perugina, prestigiosa manifestazione di auto d’epoca che ha visto ancora una volta Eberhard & Co. nel ruolo di Main sponsor e Cronometrista ufficiale. Quattro giorni di pura passione, cui hanno partecipato anche il due volte campione del mondo di rally Niki Biaison e il collezionista Corrado Lopresto, che ha portato una Lancia Augusta Berlina Lusso del 1934. Tra le 100 vetture in lizza, al primo posto della classifica generale si è piazzata l’Alfa Romeo Giulietta Spider del 1961 di Tomasi-Boschetti, mentre per la Rievocazione storica la Bugatti 37A del 1927 di Piantelli-Montaldi. Gli equipaggi vincitori sono stati premiati anche da Eberhard & Co.

    Fra ruote e ruotismi

    Una Ferrari 250 GTO in mostra alla scorsa edizione di FuoriConcorso

    Chi non conosce il Concorso d’Eleganza Villa d’Este? Durante la manifestazione, a Villa del Grumello e a Villa Sucota, sempre sul Lago di Como, sabato 16 e domenica 17 si terrà FuoriConcorso 2026, con il suo parterre di vetture leggendarie e visionarie concept car. Che ospiterà Time on Show, il “salotto” itinerante di orologi vintage dedicato ai collezionisti più esigenti. Anche in questa cornice, il format sarà lo stesso di sempre, voluto da Pier Luigi Santi, Auro Montanari e Paolo Borgomanero. Ogni dealer e ogni orologio presenti sono stati vagliati dal comitato di selezione, di cui fa parte anche Davide Parmegiani, Presidente di Monaco Legend Group.

    Per amor del Dohyo

    In Giappone , il sumo non un è un semplice sport. Piuttosto, è quel mix di ritualità, tradizione, religione e identità nazionale che da più di un millennio incarna l’essenza della cultura nipponica. Premessa necessaria perché Tudor ha annunciato un’inedita partnership con la Japan Sumo Association. L’ha motivata con una filosofia condivisa, e ha definito i rikishi, i lottatori di sumo, come l’incarnazione del motto “Born To Dare”. La loro vita, scandita da una disciplina ferrea e da allenamenti estremi, rifletterebbe lo spirito infuso dal Brand svizzero in certe sue creazioni. Come il Black Bay 68, con la cassa da 43 mm di diametro, posto al centro della collaborazione. Ci sta?

    Tra bandeja e vibora

    Audemars Piguet entra a piè pari nel mondo del padel. La Maison di Le Brassus è diventata infatti official timekeeper di Premier Padel, il circuito professionistico ufficiale che riunisce i migliori giocatori e i principali marchi a livello globale. E ha scelto come nuovo ambasciatore il campione argentino Agustin Tapia (accanto), cui ha messo subito al polso un Royal Oak Offshore Automatic Chronograph da 43 mm. Non solo. Ha anche preannunciato che svilupperà una rete di partnership con specifici club, in una serie di località – praticamente ovunque , destinate a creare nuove esperienze per la propria community e a far conoscere l’alta orologeria a un nuovo pubblico.

    Cronaca di un successo annunciato

    Il primo obiettivo di Swatch è stato già raggiunto: sui social non si parla d’altro. Da quando è uscito il primo teaser sulla collaborazione con Audemars Piguet, blogger e content creator non han più trovato pace. Ma se i più creativi hanno ipotizzato immaginari Royal Pop (alcuni davvero divertenti), altri hanno solo imbastito interminabili bla bla (un po’ meno no, eh?). Sta di fatto che stiamo tutti aspettando il 16 maggio, quando l’orologio sarà finalmente svelato. Per ora di certo si sa che monterà un Sistem51 e che probabilmente si potrà indossare tipo collana. Ed è logico pensare che avrà anche un prezzo popolare. Intanto, a chi fa il marketing di Swatch, chapeau!

    Il reale e l’immaginario

    Foto @cargiorda

    In occasione della 61a Biennale d’Arte, Swatch torna a Venezia con Flora Fantastica, un progetto che celebra il connubio di arte e natura, artificio e realtà. Nella storica serra dei Giardini Reali di San Marco, lla mostra festeggia il 15° anniversario dello Swatch Art Peace Hotel di Shanghai attraverso le opere di cinque ex artisti residenti, che qui reinterpretano il tema botanico: Stefania Orrù (Italia), Hammer Chen (Cina), Mustafa Boğa (Turchia), Elisa Insua (Argentina) e Chun Hua Catherine Dong (Cina/Canada). Tra pittura, ricamo, fotografia, scultura e realtà virtuale, ci si trova immersi in un ecosistema unico e suggestivo. Da vedere fino al 26 luglio, ingresso gratuito.

    Dal sottosuolo al cielo

    Per gli appassionati di storia locale in chiave orologiera, l’appuntamento è per sabato prossimo, 16 maggio, a Cremona (in Sala Puerari, via Ugolino Dati 4, ore 16). Dove si terrà il convegno La misura del tempo: orologi e orologiai a Cremona, appunto, promosso dall’Inner Wheel Club. Un incontro focalizzato proprio sulla lunga tradizione a tema della città: dalle antiche meridiane ritrovate nel territorio alle indicazioni delle eclissi fornite dal celebre orologio del Torrazzo, fino alle biografie degli artigiani locali. Tra i relatori, l’archeologo Gianluca Mete, il curatore dell’Astronomico Alessandro Maianti, e la storica Marisa Addomine, nota firma sulle nostre pagine.

    Aste da record

    S’intitola The Shapes of Cartier quella che Sotheby’s ha definito la più completa e importante collezione di orologi vintage della Maison parigina mai arrivata sul mercato. Oltre 300 gli esemplari dispersi nelle tre vendite all’incanto Important Watches. La prima si è tenuta a Hong Kong lo scorso 24 aprile: la sezione dedicata ha incassato 13,8 milioni di dollari Usa. Top lot: un Cartier London Crash del 1987 (accanto), venduto per 2 milioni di dollari. La seconda si è svolta ieri a Ginevra, e ha visto un Cartier Paris Mystère Tortue degli anni ’70 raggiungere i 254mila franchi svizzeri, quattro volte la stima iniziale. La prossima tornata sarà a New York il 15 giugno. Cosa ci riserverà?

    Sempre a proposito di aste da record, con i suoi 74,8 milioni di franchi svizzeri in totale The Geneva Watch Auction: XXII di Phillips è diventata quindi l’asta di orologi più ricca di sempre. Ben 14 i lotti che hanno superato il milione di franchi: al top il Patek Philippe 2523 battuto per 7,96 milioni, ma sono andati ben oltre le aspettative anche alcuni pezzi di marchi indipendenti. Come i due Chronomètre à Résonance di F.P.Journe: il “Souscription No. 18” aggiudicato per più di 4,87 milioni, e il “Pisa” per oltre 2,33 milioni. Il motivo di tanto successo? Lo spiegava qui Augusto Veroni, che lo definiva “uno degli orologi da polso più significativi del nostro secolo”.

    Moda? Mania?

    Foto @irinashayk

    Avete notato Irina Shayk, la scorsa settimana, nelle foto del Met Gala? No, non per il nude look, ma per il top tempestato di lancette. La modella russa indossava infatti un reggiseno-gioiello fatto di orologi: esemplari da polso, in acciaio o color oro, usati come bretelline, decoro centrale e fascia posteriore. Altri erano poi usati come ornamento: due bracciali alla schiava su ogni braccio, e perfino al collo come chocker (utilissimo per leggere l’ora!). Secondo gli esperti di moda, la creazione di Alexander Wang era un omaggio a La persistenza della memoria di Salvador Dalí. Secondo noi non c’era alcun riferimento agli “orologi molli”, ma il tema della serata era fashion is art…

    p.s. Le News orologi non dormono mai: sono spesso riaggiornate durante la settimana. Nei prossimi giorni, torna ancora su questa pagina per restare informato sulle novità del mondo delle lancette…

  • News orologi: fatti, volti ed eventi – 23/03/2026

    News orologi: fatti, volti ed eventi – 23/03/2026

    Venti giorni. Tanto è passato dalle ultime News orologi, il nostro rotocalco digitale che racconta cosa è successo nel mondo delle lancette. Il palinsensto del Giornale degli Orologi in realtà lo avrebbe previsto per lunedì scorso, ma la serata degli Oscar ha catalizzato tutte le attenzioni e fatto saltare la normale programmazione. Le News orologi di oggi devono dunque recuperare le notizie di (quasi) tre settimane: un periodo particolarmente ricco di novità soprattutto riguardo alle celebrities che hanno dominato la scena dell’orologeria. Accanto agli ambasciatori, però, dobbiamo registrare anche alcune novità a tema corporate: nuovi lanci, inaugurazioni ufficiali, curiosità. Mettetevi comodi: vi aspetta una panoramica completa sull’attualità dell’orologeria. Buona lettura!

    Valori umani

    Bvlgari ha nominato Jake Gyllenhall come nuovo Global Brand Ambassador. L’attore statunitense, premiato ai Bafta per I segreti di Brokeback Mountain (2005) e più volte candidato ai maggiori premi internazionali (dai Golden Globes agli Oscar), è noto tanto per i ruoli sul grande schermo quanto per l’impegno in progetti di promozione dei diritti universali, della non violenza e della difesa dell’ambiente. La stessa Bvlgari dichiara di averlo scelto perché incarna un’idea di lusso fatta di valori umani, cultura e relazioni autentiche. Sta di fatto che nella nuova campagna gli ha messo al polso un paio di versioni dell’Octo Finissimo Skeleton 8 Days. Fortunato…

    Salviamo il Sole

    Avete presente L’Ultima Missione: Project Hail Mary? Il nuovo film con Ryan Gosling (diretto da Phil Lord e Christopher Miller), appena uscito nelle sale, vede l’attore sfoggiare al polso per tutte le due ore e mezza di proiezione un TAG Heuer Connected Calibre E5. Uno smartwatch di nuova generazione, con la cassa in titanio grado 2 Dlc nero e il cinturino rosso in gomma, che vuole “fare da ponte fra tecnologia e determinazione umana”, per citare il comunicato ufficiale. Di sicuro ben interpreta le atmosfere fantascientifiche della vicenda, compagno ideale del protagonista impegnato in una missione solitaria per la salvezza della Terra. Anche se non sarà l’unico…

    Al polso di Miss Francia

    Festina ha un legame storico con il concorso di Miss Francia: da anni è partner della manifestazione e a ogni edizione sceglie la vincitrice come propria ambassador. Eletta Miss Francia 2026, Hinaupoko Devèze è quindi protagonista della nuova campagna del Brand: originaria di Thaiti, ha portato un tocco esotico sul set. I primi visual la vedono ritratta da un lato immersa nella vegetazione rigorosa della Polinesia francese, e dall’altro all’interno di un atelier d’artista, fra statue e bozzetti. La doppia ambientazione rimanda a due collezioni specifiche: Festina Ceramic e Festina Mademoiselle (accanto), che riassumono l’idea di femminilità del Marchio.

    Cronometro in volo

    Foto Tomas Sisk / Photonews via Getty Images courtesy Omega

    Il campione olimpico Armand “Mondo” Duplantis, detentore del record del mondo di salto con l’asta (6,31 metri) nonché ambasciatore di Omega, il 21 marzo scorso ha vinto la medaglia d’oro ai Campionati Mondiali Indoor di atletica leggera a Torun, in Polonia. Così è diventato il primo atleta a vincere quattro titoli mondiali consecutivi di salto con l’asta indoor e ha stabilito un nuovo record dei campionati con la vertiginosa altezza di 6,25 metri. Per la cronaca, durante la gara l’atleta indossava il suo Seamaster Aqua Terra Ultra-Light, realizzato interamente in titanio e derivati. A dimostrazione che con l’orologio al polso si può anche volare.

    Giorno di festa

    Foto Artur Widak/NurPhoto courtesy IWC

    Domenica 14 marzo, Kimi Antonelli è entrato nella storia della Formula 1 conquistando la sua prima vittoria iridata al Gran Premio di Cina. Il pilota del Mercedes-AMG Petronas Formula One Team si è imposto sul circuito di Shanghai ed è diventato così il secondo vincitore più giovane di sempre in un gran premio. Ma non è finita qui. La Scuderia tedesca, di cui IWC è partner, ha festeggiato la doppietta grazie al secondo posto di George Russell. Per la cronaca: sul podio, Antonelli ha indossato un Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun Oceana, mentre Russell il Pilot’s Watch Automatic 41 che porta il suo nome.

    In diretta tv

    I telesapettatori più attenti lo avranno sicuramente notato. Domenica 8 marzo, durante la diretta tv dell’attesissimo derby Milan-Inter, trasmessa su sette cnali sportivi, Alexandre Pato aveva al polso un Maestro 2.0 Meteorite di Gérald Charles, inconfondibile per la forma della cassa. Se lo indossasse a titolo privato o con un accordo one spot, nulla si sa al riguardo: attualmente non risultano collaborazioni ufficiali o contratti di testimonial tra l’ex attaccante del Milan e il marchio di orologi. Resta il fatto comunque che questo momento abbia dato una grande visibilità al Brand a livello internazionale.

    Redini in rosa

    Ancora a proposito di TAG Heuer, dal prossimo 1° maggio il Brand avrà un nuovo Ceo: Béatrice Goasglas. Lo ha annunciato Stéphan Bianchi, AD della divisione Watches and Jewelry di LVMH Group, definendo la nomina nel segno della continuità strategica. Entrata in azienda nel 2018, Goasglas ha rivestito ruoli chiave nei mercati dell’Asia Pacifico e delle Americhe, e ha contribuito allo sviluppo internazionale del Marchio. Nel suo nuovo incarico guiderà TAG Heuer puntando su innovazione, valorizzazione del patrimonio e partnership, in particolare quella con la Formula 1. Le auguriamo buon lavoro!

    L’espansione continua

    Non bastava Le Brassus. Audemars Piguet ha inaugurato un’altra manifattura a Meyrin, dedicata alla produzione dell’habillage (casse, bracciali) e allo sviluppo tecnologico. Ricavata dal restauro di un edificio anni Sessanta e ampliata con ulteriori costruzioni, la nuova sede raggiunge 9mila metri quadri e può accogliere fino a 350 dipendenti. Gli spazi sono progettati per favorire collaborazione, flessibilità e benessere, con aree modulari e tanta luce naturale. La struttura adotta soluzioni sostenibili, e vanta certificazioni Minergie, pannelli solari, recupero delle acque piovane e sistemi integgigenti di gestione energetica. Ottimo.

    Rarità all’asta. E in mostra

    Phillips, in associazione con Bacs and Russo, batterà all’asta un rarissimo Patek Philippe World Time Ref. 2523 del 1953. Con la cassa di 36 mm in oro giallo e il quadrante in smalto cloisonné che riproduce la mappa del Sud America, è uno dei due esemplari noti con questa configurazione e l’unico a essere mai stato offerto pubblicamente. Un autentico capolavoro di tecnica e alto artigianato che sarà il principale highlight della Geneva Watch Auction XXIII, in programma per il 9 e 10 maggio prossimi. La vendita si preannuncia già come “da record”: l’orologio ha una stima iniziale superiore ai 5 milioni di franchi svizzeri. Staremo a vedere.

    Chi fosse interessato a vedere fisicamente il Patek Philippe World Time Ref. 2523 e le altre rarità in vendita da Phillips, potrà farlo nei prossimi giorni a Milano, da Verga 1947. Martedì 31 marzo e mercoledì 1° aprile, infatti, lo storico retailer ospiterà gli highlight dell’asta nella boutique multimarca di via Vincenzo Capelli 4, sotto i grattacieli di Porta Nuova. Sarà l’unica possibilità per ammirare questi straordinari esemplari in Italia: l’esposizione fa parte di un tour che in aprile toccherà soltanto le principali capitali internazionali. Un’occasione da non perdere.

    Latest, aggiornamenti del 26-03-2026

    Fuori dal ring

    Foto @odieuxboby courtesy Richard Mille

    La famiglia di Richard Mille si allarga, ancora. E con “l’adozione” di Ilia Topuria si apre per la prima volta agli sport da combattimento. Nato in Germania, l’atleta georgiano-spagnolo – cintura nera di jiu-jitsu brasiliano e di wrestling, nonché pugile di alto rango – è campione imbattuto UFC (Ultimate Fighting Championship, l’organizzazione Usa di arti marziali miste) nei pesi piuma e nei pesi leggeri, con un record di 17 vittorie consecutive, molte delle quali conquistate per KO al primo round. Non a caso lo chiamano El Matador! Al polso, il Brand gli ha messo un leggerissimo l’RM 67-02 Automatic Extra-Flat, super-efficiente e aggressivo. Come lui.

    Talenti emergenti

    La 2a edizione del Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives ha un vincitore. Anzi, due: Hazemann & Monnin (accanto). Un nuovo Marchio fondato da un duo di orologiai, Victor Monnin e Alexander Hazemann, che ha aperto il proprio atelier in Svizzera nel 2024 (ma è frutto di un’amicizia più lunga, iniziata ai tempi del corso di orologeria frequentato da entrambi al Liceo Faure di Morteau, in Francia). A colpire la giuria di celebri addetti ai lavori è stato il loro School Watch, con indicazione istantanea delle ore saltanti e suoneria al passaggio, premiato durante una cerimonia che si è svolta a Parigi lo scorso 24 marzo. Ne risentiremo parlare presto, scommettiamo?

    p.s. Le News orologi non finiscono qui: sono spesso riaggiornate durante la settimana. Nei prossimi giorni, torna ancora su questa pagina per restare informato sulle novità del mondo delle lancette…

  • News orologi. Damiani acquista Baume&Mercier e altre notizie- 24/01/2026

    News orologi. Damiani acquista Baume&Mercier e altre notizie- 24/01/2026

    Edizione straordinaria delle Cronache dell’orologeria. Che escono eccezionalmente di sabato per fare eco a una notizia annunciata, a sorpresa, ieri: l’acquisizione di Baume & Mercier da parte del Gruppo Damiani. Importante perché si tratta di una storica Maison svizzera che passa per la prima volta in mani italiane. Trovate i dettagli qui sotto. Intanto che ci siamo, vi informiamo anche di altre novità comunicate dalle marche nelle ultime settimane, fra partnership d’arte o di solidarietà, fiere e intrattenimento. Anche oggi, come sempre, le Cronache dell’orologeria vi tengono aggiornati con un minimo sforzo di lettura. Rimandiamo chi volesse approfondire ai siti ufficiali. Buona lettura!

    Acquisizione strategica

    Baume & Mercier Clifton 10778

    Richemont Group ha firmato un accordo con il Gruppo Damiani per la cessione di Baume & Mercier. Nulla si sa riguardo ai dettagli finanziari della transazione. In questo modo però il Gruppo italiano diversifica il proprio business (gli orologi ne fanno parte solo per il retail di Rocca). E dichiara di voler potenziare la visibilità e la presenza della Casa ginevrina, “facendo leva sulla propria rete capillare multimarca e aprendo, nel tempo, boutique monomarca in località strategiche”. Da parte sua, Richemont continuerà a fornire servizi operativi per 12 mesi dopo dal perfezionamento dell’operazione, che avverrà l’estate prossima. E dunque?

    Brevi riflessioni

    Sono anni che sentiamo parlare della volontà di Richemont Group di “disfarsi” delle marche di orologeria, almeno di alcune (certo non di Cartier!). Che la dismissione sia iniziata davvero o che si tratti di un caso isolato, per ora non è lecito sapere. Intanto però c’è chi dice che la Holding elvetica abbia voluto cedere Baume & Mercier per uscire dal segmento di “lusso accessibile”, in cui si trovava in netta competizione con Swatch Group, e per concentrarsi solo sull’hard luxury. Di certo la storica Maison negli ultimi anni – agli occhi degli addetti ai lavori – è sembrata abbastanza trascurata, nel complesso delle proprietà di Richemont. Quindi l’acquisizione da parte di Damiani potrebbe risultare davvero un’opportunità di valorizzazione, chissà.

    In effetti cosa succederà in futuro alla produzione del Marchio è un’incognita. All’inizio non dovrebbero esserci scossoni, il catalogo dovrebbe continuare ad avere le ben note collezioni Clifton, Riviera ed Hampton. Però c’è chi paventa una deviazione verso il pubblico femminile, con la creazione anche di collezioni di gioielli. Noi invece siamo curiosi di sapere cosa succederà ai calibri Baumatic, prodotti dalla manifattura Valfleurier interna a Richemont e fiore all’occhiello di tanti esemplari di B&M. Damiani riuscirà a stringere al riguardo accordi di fornitura o dovrà rivolgersi ad altri produttori di movimenti? Potrà mantenere gli alti standard tecnici del Baumatic? E soprattutto che ne sarà delle persone che lavorano in Baume&Mercier? Staremo a vedere.

    Orologi in galleria

    All’interno di Richemont Group, intanto, c’è chi continua con le consuete attività di marketing. A Cortina d’Ampezzo, Vacheron Constantin presenta Gallery 1755 – The Art of Time: un progetto organizzato con Pisa 1940 all’interno della Contini Art Gallery, fino al 22 febbraio. Dove gli orologi della Maison dialogano con le opere di artisti contemporanei quali Igor Mitoraj, Julio Larraz, Park Eun Sun, Manolo Valdés. Il che da un lato evidenzia il valore dell’orologeria come forma d’arte e dall’altro apre un nuovo pubblico al Marchio. Del resto, sempre di grandi passioni si tratta, no?

    Cronache dell’orologeria… benefica – 1

    Continua l’impegno di Oris nella salvaguardia del Pianeta. Questa volta la Casa di Hölstein ha stretto una nuova partnership con la Changjiang Conservation Foundation, un’organizzazione cinese impegnata nello studio e nella tutela della neofocena dello Yangtze. Un piccolo cetaceo unico al mondo: vive solo nel grande Fiume Azzurro, dove rappresenta un indicatore fondamentale della salute dell’ecosistema locale, e oggi è una specie in grave pericolo di estinzione. Per sostenere le attività della CCF, Oris ha creato dunque un diver esclusivo, basato sull’Aquis Date, con la sagoma del mammifero incisa sul fondello. In 1.249 esemplari.

    Cronache dell’orologeria… benefica – 2

    A Parigi, la scorsa settimana, in occasione delle sfilate maschili, Louis Vuitton ha presentato un esclusivo orologio da tavolo racchiuso in un altrettanto esclusivo bauletto dedicato e personalizzato. Ispirato al pallone da calcio Monogram Canvas LV, simbolo di unità nello sport, l’orologio è realizzato in collaborazione con L’Epée 1839. Riporta le indicazioni su dischi rotanti dorati, sfaccettati e incastonati di diamanti, ed è animato da un movimento meccanico a carica manuale, dalla struttura scheletrata. Le due preziose creazioni saranno battute all’asta alla fine dell’anno e tutti i proventi saranno devoluti all’Unicef, cui la Maison è legata da 10 anni. Bene.

    Cronache dell’orologeria… benefica – 3

    Sulla neve con Marta. Lo sci oltre la pista è il titolo dell’evento charity che si è tenuto lo scorso sabato, 17 gennaio, a Limone Piemonte. Protagonista: Marta Bassino, brand ambassador di IWC e della Fondazione Laureus (di cui è partner anche la Casa di Sciaffusa). Una giornata particolare per un gruppo di bambini e bambine, che al mattino hanno sciato con la campionessa a bordo pista, e al pomeriggio hanno partecipato a un incontro di formazione, realizzato con la Fondazione Matilde Lorenzi. L’obiettivo era trasmettere ai più piccoli i valori fondamentali dello sport, da vivere con responsabilità e consapevolezza, tra sorrisi, risate e tanto divertimento.

    Fra realtà e fantasia

    Hamilton espande la propria presenza nel mondo dei videogiochi. Dopo Death Standing, ora è la volta di Resident Evil Requiem di Capcom, per il quale ha realizzato appositamente due orologi, creati in stretta collaborazione con il team di sviluppatori in funzione delle esigenze narrative e dei personaggi. Il primo è il Khaki Field Auto Chrono Resident Evil Requiem Edizione limitata, indossato nel gioco dal veterano dell’FBI Leon Scott Kennedy. L’altro è il Pan Europ Resident Evil Requiem Edizione limitata, dell’analista Grace Ashcroft (accanto). Ciascuno riprodotto in 2000 esemplari, sarà in vendita a partire dal 27 febbraio, data di uscita del gioco.

    Appuntamento a Monaco

    Dal 20 al 23 febbraio, a Monaco di Baviera, si tiene Inhorgenta. Come sempre organizzato da Messe Münich, il salone tedesco dell’orologeria, gioielleria e pietre preziose quest’anno riunisce 1334 espositori provenienti da 38 Paesi, tra cui marchi celebri come Eberhard & Co. In collaborazione con la Fondation de la Haute Horlogerie, inoltre, sarà ancora una volta aperto l’FHH Cultural Space, dove i marchi partner Oris, Piaget e Bovet organizzeranno masterclass e laboratori gratuiti di orologeria, e si terrà una mostra intitolata Watch Makers. Da non dimenticare le tavole rotonde con gli esperti del settore, in gran parte focalizzate sull’artigianato.

    Nuova manifattura

    A Le Brassus, lo scorso 22 gennaio, Audemars Piguet ha inaugurato ufficialmente la nuova manifattura. Progettata dallo studio ginevrino Giuli & Portier e costruita con criteri di sostenibilità, si sviluppa su una superficie di 23.700 metri quadri. Riunisce sotto lo stesso tetto mestieri e maestranze della produzione, finora disperse nella Vallée de Joux. Può ospitare fino a 700 persone accanto a tecnologie di ultima generazione e soluzioni automatizzate, che eliminano alcune attività manuali ma valorizzano specifiche competenze. In questo modo la Maison potrà sostenere la crescita futura con un aumento graduale della capacità produttiva.

    L’orologeria del futuro

    Invece a Neuchâtel, il 21 gennaio scorso, Breguet ha posato la prima pietra di un nuovo edificio che sarà interamente dedicato all’R&D (Ricerca e Sviluppo). Un polo interno a Swatch Group, di cui la Maison occuperà un intero piano, dove orologiai, ingegneri e ricercatori uniranno le loro competenze per ampliare gli orizzonti dell’industria del tempo. Un ambiente in cui convergeranno micromeccanica, scienze fisiche, ricerca materica e tecnologica a 360 gradi, per alimentare l’innovazione a lungo termine. Ci sta. Chi altri poteva portare avanti un impegno simile, se non la Maison fondata dal “Leonardo da Vinci dell’orologeria”?

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Gli orologi dei Golden Globes 2026, fra preziosità ed eccessi

    Gli orologi dei Golden Globes 2026, fra preziosità ed eccessi

    Si è svolta la notte scorsa l’83ª cerimonia di consegna dei Golden Globes, i premi conferiti dalla stampa specializzata internazionale ai migliori film e programmi tv. Sul red carpet del Beverly Hilton, in quel di Beverly Hills, California, hanno quindi sfilato i protagonisti della scena cinematografica, messi giù da gara per incarnare un ideale di eleganza e di glamour. Ma se i loro look erano più o meno “classici”, con le dovute eccezioni, non altrettanto si può dire per ciò che indossavano al polso. Gli orologi dei Golden Globes 2026 sembravano rispondere tutti a uno stesso diktat: brillare.

    Dimenticatevi il minimalismo. Che fossero in oro o in platino, in acciaio o in titanio, gli orologi dei Golden Globes 2026 risplendevano sempre sotto i riflettori grazie a studiate finiture, testurizzate, lucide o lucidissime. Molto spesso erano perfino incastonati di diamanti – anche ad alta caratura – a smentire il luogo comune che vuole le pietre appannaggio delle signore. Altro che Diamonds are the best girl’s friends, perfino Marylin oggi si rifiuterebbe di cantarlo… E poco importa fossero solo tempo scheletrati o ricchi di complicazioni. L’importante era aggiungere preziosità alla preziosità.

    Ma anche chi non ha indossato un esemplare-gioiello, ha fatto di tutto per non passare inosservato. Per esempio con la scelta di una marca inusuale, di un quadrante dal colore vivace, di un modello fuori dalle righe. Accanto a pezzi originali, azzeccatissime scelte di stile e qualche forzatura, si sono visti casi estremi al limite del pacchiano. Ma così va oggi. Giudicate voi: date un’occhiata agli orologi dei Golden Globes 2026. E fateci sapere cosa ne pensate sui nostri social.

    Tramell Tillman in Audemars Piguet

    Foto Amy Sussman/Getty Images courtesy Boucheron

    Audemars Piguet Royal Oak Jumbo Extrathin Openworked. Cassa (39 mm) e bracciale in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7124, ultrapiatto (2,7 mm di spessore) e scheletrato. (Spilla e anelli, Boucheron).

    Jacob Elordi in Cartier

    Foto Michael Buckner @jacobeleordicom

    Cartier Privé Tank Normale Squelette. Cassa (27,8 x 35,2 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 9628 MC, scheletrato e con funzione giorno/notte. Lunetta, corona e fibbia con con diamanti (2 ct circa). Edizione limitata di 20 esemplari.

    Dwayne Johnson in Chopard

    Foto Matt Winkelmeyer/GA/
    The Hollywood Reporter via Getty Images courtesy Chopard

    Chopard Alpine Eagle 41 XP Frozen Summit. Cassa (41 mm) e bracciale in oro bianco etico con 29,02 carati di diamanti taglio baguette. Movimento meccanico a carica automatica, ultrapiatto, calibroL.U.C 96.41-L, con doppio bariletto. Certificato dal Punzone di Ginevra. (Spilla e anello, Chopard).

    Jennifer Lawrence in Longines

    Foto Michael Buckner/2026GG/Penske Media via Getty Images courtesy Longines.

    Longines Vintage. Cassa XS e bracciale in platino. Movimento meccanico a carica manuale d’epoca. Lunetta con diamanti taglio brillante. Pezzo unico, 1916.

    Colman Domingo in Omega

    Foto Kevin Mazur/Getty Images courtesy Omega

    Omega Speedmaster 38. Cassa (38 mm) in acciaio. Mocimento meccanico a carica automatica, calibro 3330, cronografo
    con scappamento Co-Axial, spirale in silicio e ruota a colonne; certificato cronometro dal Cosc. Contatori e lunetta con diamanti taglio brillante. (Spille e anello, Boucheron).

    George Clooney in Omega

    Foto Rich Polk/2026GG/Penske Media via Getty Images courtesy Omega.

    Omega Seamaster AquaTerra. Cassa (41 mm) e bracciale in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 8900, con scappamento Co-Axial, spirale in silicio, due bariletti, 60 ore di autonomia; certificato Master Chronometer dal Metas. Quadrante sfumato.

    Patrick Schwarzenegger in Omega

    Foto Monica Schipper/Getty Images courtesy Omega.

    Omega Speedmaster Moonwatch Professional. Cassa (42 mm) in oro Moonshine™. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 3861, cronografo con scappamento Co-Axial, spirale in silicio e secondi continui; certificato Master Chronometer dal Metas. Lunetta in ceramica nera. (Spilla Dolce & Gabbana).

    Wagner Moura in Omega

    Foto Tommaso Boddi/2026GG/ Penske Media via Getty Images courtesy Omega.

    Omega De Ville Trésor. Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 8910, con scappamento Co-Axial, autonomia di 3 giorni e piccoli secondi; certificato Master Chronometer dal Metas. Lunetta con diamanti.

    Thimothy Chalamet in Urban Jürgensen

    Foto Amy Sussman/Getty Images courtesy Urban Jürgensen

    Urban Jürgensen UJ-2. Cassa (39 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Calibro UJ-2, con scappamento diretto a doppia ruota, indicazione dell’autonomia piccoli secondi. (Collana e anello, Cartier).

    Adam Scott in Vacheron Constantin

    @goldenglobes

    Vacheron Constantin Traditionnelle Perpetual Calendar Ultra-thin. Cassa (36,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1120 QP, ultrapiatto (4,05 mm di spessore) con calendario perpetuo e fasi di luna; fregiato del Punzone di Ginevra.

    Matthew Rhys in Hublot

    Foto Kevin Mazur/Getty Images courtesy Hublot

    Hublot Classic Fusion Chronograph King Gold. Cassa (42 mm) in oro rosso, lucida e satinata. Movimento meccanico a carica automatica, calibroHUB1153, cronografo con ruota a colonne e secondi continui.

    Jeremy Allen White in Louis Vuitton

    Foto Steve Granitz/FilmMagic courtesy Louis Vuitton.

    Louis Vuitton Tambour. Cassa (40 mm) e bracciale in acciaio e oro rosa. Movimento meccanico a carica autoamtica, calibro LFT023, con piccoli secondi; certificato cronometro dal Geneva Observatory.

  • Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Cosa c’è di nuovo sul mercato? Ecco una selezione di pezzi lanciati nell’ultimo periodo dai marchi di orologeria – elvetica, soprattutto, ma anche giapponese. Come sempre, le Latest di oggi vi vogliono solo tener informati, senza scendere troppo nel dettaglio… impossibile in così poco spazio. Per ciascun orologio, le nostre Latest vi presentano in breve le principali caratteristiche, per incuriosirvi un po’. Poi, nel caso fosse interessati a qualche pezzo in particolare, sta a voi approfondire il discorso – magari sul sito ufficiale.

    Latest… solo per pochi

    BREGUET Marine Hora Mundi 5555
    Quinto capitolo della saga per il 250° anniversario dalla fondazione, veste le “ore del mondo” della Casa con un nuovo look. La cassa da 43,9 mm per la prima volta è in oro Breguet, mentre il quadrante si ispira al Black Marble della Nasa, che rappresenta la visione notturna della Terra. Per questo è composto da due livelli: l’inferiore in oro guilloché blu sfumato, il superiore in vetro zaffiro dipinto a mano con smalto Grand Feu luminescente. Il movimento automatico è il calibro 77F1, con doppio fuso orario, indicazione giorno/notte e datario. Edizione limitata di 50 esemplari, personalizzabile nel nome della città.

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Calendario Perpetuo Automatico
    Realizzato in occasione del 150° anniversario della Manifattura, segna l’ingresso di un nuovo movimento automatico nella celebre collezione. Protetto da tre brevetti, il Calibro 7136 è improntato sulla facilità d’uso (permette di regolare tutte le funzioni per mezzo della corona) e sull’ergonomia (integra tutte le funzioni su un unico livello). La cassa in acciaio presenta nuove dimensioni – 38 mm di diametro x 9,4 mm di spessore – ed è come di consueto corredata del bracciale integrato. Edizione limitata di 150 esemplari, 106.900 euro.

    ARMIN STROM System 78 Tribute Green 1
    Una delle collezioni più emblematiche del Marchio, nella classica configurazione a tre lancette, si arricchisce con questo nuovo dress watch in un colore di tendenza. La cassa di 38 mm in acciaio ospita come sempre il quadrante con lo sfondo satinato e l’indicazione decentrata di ore e minuti, decorata a mano con un motivo guilloché grain d’orge. Il movimento meccanico a carica manuale è il calibro AMW21 di manifattura, dotato di un bariletto brevettato che garantisce un’impressionante autonomia di 100 ore (oltre 4 giorni). Edizione limitata di 50 esemplari, 22.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Latest da 10mila a 1000 euro…

    BELL & ROSS BR-X3
    Esordio di un’inedita collezione, dall’ispirazione aeronautica e dall’impronta professionale. Che ha come segno distintivo la particolare costruzione a sandwich della cassa, composta da diversi materiali. Due le versioni: in titanio grado 2 (nella foto) con quadrante nero opaco; oppure in acciaio con quadrante blu. La lunetta è sempre in alluminio. Il movimento, prodotto in esclusiva da Kenissi, è il Calibro BR-CAL323, che riporta l’indicazione dell’autonomia di 3 giorni e il datario. Questa versione costa 8.400 euro.

    MAURICE LACROIX Aikonic Automatic 43 mm
    Pronipote dell’Aikon, lanciato nel 2016, acquista nel nome il suffisso ic – che sta per innovative craftsmanship (artigianato innovativo), in riferimento ai materiali della cassa, alla meccanica e al sistema brevettato (ML Easy Change) per la sostituzione del cinturino. Infatti la cassa di 43 mm ha la lunetta (e la corona) in ceramica, e il quadrante in carbonio, con le fibre disposte in verticale. Ospita un movimento automatico sviluppato con Soprod: il calibro ML1000, con 60 ore di autonomia e uno scarto medio giornaliero di +/- 4 secondi. Esiste in acciaio, in quattro varianti di colore, oppure in titanio Dlc nero. Da 3.450 euro.

    FERRAGAMO Gancini Twisted
    Prende nome dall’effetto attorcigliato della cassa, che reinterpreta il celebre motivo inventato negli anni ’70 dalla figlia del fondatore, Fiamma. Ma il dettaglio più eclatante è il quadrante in pietra dura – occhio di tigre, ma anche malachite oppure avventurina – che lo rende a tutti gli effetti un esemplare-gioiello. Non a caso si allaccia al polso con un bel bracciale a catena, una gourmette dalla larghe maglie, molto chic. Interamente in acciaio dorato, ha una taglia “da signora” (28 mm di diametro) e un movimento al quarzo (Ronda 772.3). 1.250 euro.

    VERSACE Tolomeo
    La Casa della Medusa si fa interprete di un nuovo stile sport-chic, essenziale ma tutt’altro che minimal, ricco com’è di dettagli simbolici. La cassa tonneau di 40 mm di diametro, in acciaio, è sovrastata dalla lunetta svasata, fissata da 4 viti e decorata sul profilo dalla Greca. E lo stesso fregio si ritrova sulle maglie alternate del bel bracciale rastremato, con link ad H e finiture lucido-opache. Il quadrante soleil riporta i piccoli secondi, il movimento è al quarzo (Ronda 6004D). 1.260 euro.

    … e sotto i 1000 euro

    SEIKO Prospex Speedtimer Mechanical
    La collezione bestseller del Marchio giapponese si amplia con due nuovi modelli a tre lancette (e un cronografo). I due solo tempo dichiarano la tradizionale vocazione sportiva nel conto alla rovescia sul réhaut girevole. Entrambi hanno un’estetica vintage, la cassa di 39,5 mm, impermeabile fino a 20 bar, il quadrante argenté o nero, il bracciale in acciaio. E montano lo stesso movimento automatico, calibro 6R55, con 3 giorni di autonomia. 990 euro.

    CITIZEN Promaster Sky U830
    Un orologio da aviatore super-tecnologico. Introduce il nuovo calibro EcoDrive U830, a carica luminosa: un multifunzione con orario radiocontrollato, 3 anni di autonomia (in modalità risparmio energetico) e uno scarto inferiore a +/-15 secondi al mese. In più l’orologio è dotato di display Memory-in-Pixel, dall’elevata risoluzione e dalla perfetta visibilità anche sotto la luce diretta del sole, che indica il livello di luminosità e visualizza fino a 7 giorni di generazione dell’energia. In acciaio, in tre versioni, con la cassa di 43 mm impermeabile fino a 20 bar. Da 599 euro.

    BULOVA Goddess of Time
    In occasione del 150° anniversario, la Maison americana celebra il proprio passato e riporta in catalogo un esemplare femminile degli anni ’70. Fedele al modello originario, rende omaggio al savoir-faire da gioielliere di Joseph Bulova nel bracciale in maglia milanese, oggi come allora morbido e flessibile come un tessuto. In più, il quadrante è ora realizzato in pietra dura: occhio di tigre, sodalite o malachite. Interamente realizzato in acciaio anche Ip oro giallo o rosa, nella cassa lady size – 17 x 21,5 mm – racchiude un movimento al quarzo. Da 329 euro.

    SWATCH Neon Collection
    Il mood è quello degli anni ’80/’90: linee bold, vibranti contrasti di colore e diretta ispirazione a certi (indimenticabili) esemplari d’epoca. Però ognuno dei sei modelli lo sviluppa a modo proprio: in chiave crono, solo tempo e day-date. Ciascuno con la cassa da 34 a 47 mm in plastica, anche biosourced, il cinturino in silicone o in materiale di origine biologica, ma tutti con movimento al quarzo Swiss made. Da 75 a 160 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 01/09/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 01/09/2025

    Tornano le Cronache dell’orologeria, più composite che mai. Le notizie di oggi spaziano infatti dal cinema all’intrattenimento, dallo sport al corporate, e parlano di testimonial, meeting, collaborazioni. Un po’ come se le case di orologeria non si fossero mai fermate, per tutta l’estate, e avessero continuato a organizzare operazioni di marketing, eventi, appuntamenti… In effetti il settore sembra proprio non dormire mai. Buona lettura!

    Miscellanea

    In particolare, a essere davvero infaticabile è stata Omega, che per tutto agosto ha continuato a informarci sulle attività svolte. Per evitare che queste Cronache dell’orologeria si trasformino in una pagina monografica sulla Maison di Biel, riassumiamo allora le tante notizie in questo paragrafo. A cominciare dalla serie tv 007: Road to a Million (Prime Video), che vede la presenza dei suoi orologi in ogni episodio. Per passare all’attore Colman Domingo, nuovo Friend of the Brand che ha fatto visita alla Manifattura. Per terminare con il golf, tra l’Omega Master di Crans Montana, il gala cui ha partecipato Eddie Redmaine (accanto), e il nuovo ambasciatore Wyndham Clark.

    Charming George

    Foto Earl Gibson III/Deadline via Getty Images courtesy Omega

    Sarà per l’elegantissimo smoking blu. O per l’eterna aria da gigione. Sta di fatto che George Clooney, sul red carpet dell’82a Mostra internazionale d’arte cinematografica, era così impeccabile che qui in redazione lo abbiamo eletto simbolo dell’intero Festival di Venezia – almeno su queste pagine. Del resto l’attore americano – sempre più fascinoso, a dispetto dell’età – ha dato una vera e propria lezione di stile. Merito anche dell’Omega che indossava al polso: un Seamaster 37 mm con cassa in oro Moonshine™ e quadrante in smalto Grand Feu. Tutt’altro che sportivo, sebbene dedicato alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Semplicemente perfetto.

    Stregata dalla Luna

    Jennifer Lawrence è di nuovo protagonista di una campagna Longines. Ambasciatrice d’eleganza dal 2022, la pluripremiata attrice (vincitrice anche di un Oscar) questa volta presta il volto e il polso alla nuova linea PrimaLuna. Le immagini – suggestive, quasi oniriche – la ritraggono in un teatro dell’opera vuoto, che non solo ne mette in luce la personalità sfaccettata ma sottolinea anche la dimensione “privata” – quasi intima – dell’orologio, compagno inseparabile in tutti i momenti della vita quotidiana. Tra l’altro il nuovo adv accompagnerà i diversi lanci che si protrarranno per il prossimo trimestre, a illustrare le tante, tantissime referenze della collezione.

    San Siro time

    Il Presidente di Sector Massimo Carraro e il dirigente dell’Inter Giorgio Ricci

    Sector No Limits ha stretto un partnership pluriennale con FC Internazionale Milano. Quindi, a partire dalla stagione 2025/2026, sarà official timekeeper dell’Inter. Il che significa che scandirà il tempo nelle partite in casa della squadra nerazzurra e personalizzerà tutti gli orologi ufficiali presenti a San Siro. Non solo. La collaborazione già prevede una serie di attività mirate a coinvolgere gli appassionati, per rafforzare la connessione emotiva con il pubblico. E naturalmente sfocerà presto in una collezione di orologi dedicati, ispirati ai colori della squadra e decorati con il logo ufficiale, per far felici i tifosi del club. Confidiamo nelle tirature limitate a sufficienza per tutti…

    Memorabilia

    Ayrton Senna ai tempi della McLaren in un ritratto esposto in via Montenapoleone a Milano.

    In occasione del GP d’Italia di Formula 1 (Monza, 5/7 settembre), TAG Heuer ha organizzato a Milano alcune iniziative per celebrare il proprio ritorno nel ruolo di cronometrista ufficiale in F1. Da oggi e fino al 14 del mese, lungo via Montenapoleone, allestisce una mostra fotografica composta da 20 pannelli in cui ripercorre il proprio legame con il mondo delle corse negli ultimi 50 anni. Sempre lì, nei pressi della boutique monomarca, il TAG Heuer Box sarà uno spazio aperto al pubblico dedicato al gaming. Mentre al TAG Heuer Hub, nel non lontano Spazio San Babila, dal 4 al 7 il Brand esporrà la monoposto dell’attuale partner Red Bull Racing e, al piano superiore, orologi e cimeli della F1. Da non perdere.

    Spazio indie

    Il prossimo 16 ottobre, in occasione della New York Watch Week, si terrà Indies.NYC, una serata speciale organizzata per promuovere 8 brand indipendenti. Non una fiera ma un momento di incontro che vuole mettere in contatto collezionisti, appassionati e addetti ai lavori, per far conoscere la creatività e la maestria dei giovani artigiani e favorire lo sviluppo della prossima generazione di orologiai. Allo Hudson Yards di Manhattan (location ancora da definire), dalle 16 alle 21, si daranno quindi appuntamento nomi già noti (come M.A.D. Editions) o meno noti (Philippe Narbel, Cavasino), più un focus su Rogé Bastide. Andateci, se sarete nella Grande Mela…

    Acquisto mirato

    Audemars Piguet ha annunciato l’acquisizione della quota di maggioranza della Inhotec S.A., un’azienda specializzata nella produzione di ebauches e componenti meccanici per l’alta orologeria. Fondata 10 anni fa da Alexandre Eme, con sede a Le Locle, da tempo è uno dei fornitori della Maison stessa. In futuro manterrà la propria ragione sociale, l’indipendenza operativa e il portafoglio clienti. Del resto l’operazione serve proprio a rafforzarne la posizione nel settore – così si dichiara – e a sostenerne lo sviluppo a lungo termine. “Per dimostrare l’impegno di AP nel preservare da un lato l’industria orologiera svizzera e dall’altro la propria indipendenza”. Bene.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 16/06/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 16/06/2025

    Tra musica, sport ed eventi culturali, le Cronache dell’orologeria di oggi vi raccontano una serie di notizie di corporate dal profilo internazionale, a dimostrazione di quanto l’industria delle lancette non conosca più i confini geografici. Il che non significa non avere vincoli: rimane comunque ben radicata nella propria storia, soprattutto in un anno come questo ricco di celebrazioni e ricorrenze. Buona lettura.

    Timeless music

    È considerata “la nuova Amy Winehouse” – per voce, carisma, presenza scenica. E ora che è diventata ambasciatrice di Audemars Piguet, Raye ha realizzato con Mark Ronson Suzanne: un brano fra soul & RnB ma dal sound contemporaneo, dedicato (a posteriori) a Suzanne Audemars, diretta discendente dei fondatori. Da vedere il video che lo accompagna e il documentario Syncing Sounds 150 che ne racconta il backstage. Il lancio si è svolto al 180 Studios, fulcro della creatività londinese, trasformato per l’occasione nella sede di Le Brassus, con cena informale, live di Raye e Dj set dello stesso Ronson. Il tutto per festeggiare i 150 anni di Audemars Piguet. Auguri!

    Giovani artigiani crescono

    Promuovere il savoir-faire artigianale, incentivarne l’evoluzione e sostenere la prossima generazione di artisti-artigiani. Ecco in sintesi il Programma Artisan Residency, nato dalla collaborazione fra Vacheron Constantin e il Met di New York. In pratica un training di 18 mesi – prima nella sede del prestigioso Museo, poi nella Manifattura ginevrina – rivolto a tre giovani artigiani: l’orafa italiana Joy Harvey, il ceramista egiziano Ibrahim Said e l’ebanista americana Aspen Golann. La selezione è stata annunciata il 5 giugno scorso, durante un evento al Met Cloister dedicato ai 270 anni di Vacheron Constantin. Un bel modo per festeggiare l’anniversario, vero?

    La storia per immagini

    S’intitola The Genius of Images la mostra aperta pochi giorni fa da Bvlgari alla Domus, lo spazio museale interno al flagship store di via Condotti, a Roma. Incentrata sulle campagne pubblicitarie realizzate a partire dagli anni ’60, firmate da grandi fotografi e designer famosi, evidenzia l’importanza del linguaggio visivo nella costruzione dell’identità della Maison. Dall’estetica metafisica a quella surrealista, dall’Antichità classica alle architetture di Roma, le infinite suggestioni delle immagini dialogano nell’esposizione con gli oggetti reali, orologi, gioielli e materiale d’archivio (anche inedito). Se volete visitarla, avete tempo fino al 1° febbraio 2026. Organizzatevi…

    Sull’Appennino emiliano

    Lo scorso weekend, in Val d’Arda, si è tenuta la 29a edizione della Vernasca Silver Flag. Dove, ancora una volta, nel ruolo di Main sponsor e Official Timekeeper c’era Eberhard & Co. Che ha premiato con un cronografo Tazio Nuvolari i vincitori delle due categorie Best of show vetture anteguerra e dopoguerra: rispettivamente Davide Lorenzone a bordo di una Fiat 130 HP del 1907 (del Mauto di Torino) e Alessandro Carrara con una Lancia Stratos Gruppo 4 del 1975. Tra i concorrenti anche il Brand Ambassador Corrado Lopresto, al volante di una vettura leggendaria: la Cisitalia D48 (nella foto), guidata proprio da Tazio Nuvolari nel Gran Premio di Monaco del 1948.

    Tra supercar e vecchie signore

    Coerente con il proprio impegno storico nei motorsport, TAG Heuer è tornata a partecipare al celebre Goodwood Festival of Speed, con il ruolo di Official Timing Partner. Dal 1993, un simbolo della cultura britannica nell’automotive. La prossima edizione, che si terrà dal 10 al 13 luglio, prevede non solo la “cronoscalata” fra vetture storiche – 9 giri sul circuito di 1,86 km -, ma anche una tappa di rally nel bosco e soprattutto le celebrazioni del 75° anniversario della Formula 1, in presenza di piloti e monoposto. Il Brand ha dedicato all’occasione un cronografo con quadrante guilloché verde British e il noto calibro TH20-00 come “motore”. In serie limitata a 100 esemplari.

    Putting per gourmet

    È arrivata l’estate. Lo dice il calendario, ma lo conferma anche il torneo F.P.Journe Golf Cup, da 12 anni un appuntamento imperdibile per i soci del Golf Club de Genève e per gli amici della Marca. Considerato uno dei campi migliori in Svizzera, con le sue 18 buche dislocate in un parco naturale di 47 ettari sul Lemano, il Club ha accolto anche questa volta un pubblico internazionale. Che oltretutto ha potuto godere della cucina di Dominique Gauthier, chef stellato del F.P.Journe – Le Restaurant. Nel tardo pomeriggio, la cerimonia di premiazione ha visto attribuire ai vincitori, Gian Luigi Sorcinelli e Francisco Gonzalez-Camino, proprio una cena allo storico bistrot.

    Sui green d’Italia

    Seiko rinnova la collaborazione con Arte&Golf – Fairmont Royal Palm Marrakech. E si conferma così Official Tee Timer del circuito golfistico che si svolge fino al 17 ottobre nelle 32 tappe tra i più rinomati golf club italiani, per poi concludersi a dicembre con un evento internazionale proprio al Fairmont Royal Palm Marrakech, in Marocco. Protagonista delle gare è la nuova collezione King Seiko Vanac, in particolare il modello con quadrante viola (ref. SLA083J1), che farà bella mostra di sé sul tee1 di ogni campo e sarà fra i premi assegnati ai vincitori finali. Così il Marchio giapponese va a rinsaldare i legami con i rivenditori e i clienti finali lungo tutta la Penisola.

    Cronache dell’orologeria… freestyle

    Continua la collaborazione fra G-Shock e Central Cee, siglata lo scorso anno. Tra le voci più rilevanti del rap britannico, l’artista londinese non ha solo più di due miliardi di stream su Spotify e quasi 15 milioni di follower su Instagram. Fin da quando era ragazzino, è anche un fan dell’indistruttibile orologio, che sfoggia in tutte le situazioni, nei video e nei concerti come nella vita privata. Anche per questo si è prestato a mostrare la sua collezione privata (insieme a quelle di altri appassionati del Marchio) nella nuova campagna, ambientata in un caveau, in cui è circondato da oltre 300 esemplari. Built Different, recita il claim. Che sia riferito anche a lui?

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    I numeri ufficiali dei grandi marchi orologieri svizzeri sono da sempre meglio custoditi dei tre segreti di Fatima. Potreste torturare manager e amministratori delegati, ma non scucireste loro nemmeno una virgola su vendite, ricavi e fatturati. Per fortuna, però, in questo caso non serve scomodare il Papa per avere qualche idea. Anche quest’anno, come nei precedenti sette, ci hanno pensato la società di consulenza LuxeConsult e l’istituto finanziario Morgan Stanley a provare a fotografare le performance dei 50 brand principali sul mercato nel 2024.

    Lo hanno fatto elaborando stime relative a fatturato, numero di pezzi venduti, quote di mercato e prezzo medio, per limitarmi ai dati più significativi. Uno studio che, insieme al Deloitte Swiss Watch Industry Study, è lo strumento più chiaro e attendibile per avere un’idea della direzione presa dall’industria orologiera svizzera.

    La top 50 del report relativo al 2023 (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Se, da un lato, il rapporto relativo al 2023 aveva mostrato un record nell’andamento del mercato, dall’altro indicava un potenziale rallentamento delle vendite per il 2024. Una frenata dovuta a un contesto macroeconomico e geopolitico incerti, che avrebbero potuto influire sulla domanda negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Cina. Non che fosse necessario essere il Divino Otelma per prevederlo, ma i dati di export del 2024 hanno confermato in pieno le previsioni di LuxeConsult e Morgan Stanley e il loro nuovo rapporto annuale ci mette sopra il suo bel timbro.

    L’industria e le conferme di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Come ho scritto poco più di un mese fa, secondo la Federazione svizzera dell’industria orologiera (FHS), esportazioni e fatturato globale nel 2024 sono calati. Chi lo ha visto come una normalizzazione, chi come l’inizio di una recessione. In ogni caso, gli attori dell’industria hanno lavorato all’insegna della prudenza. Se, da un lato, la FHS fornisce un’immagine generale del settore, il rapporto di LuxeConsult e Morgan Stanley ha il pregio di fare “nomi e cognomi”. Fuor di metafora, di analizzare le performance dei marchi affiancandovi numeri e percentuali. Stimati, sottolineo ancora.

    Ciò che colpisce nel rapporto annuale riferito al 2024 è la certificazione di una polarizzazione del mercato. Da una parte i grandi brand che non hanno quasi sofferto o hanno continuato a crescere; dall’altra, il medio e basso di gamma che ha registrato un calo delle vendite. È una dinamica comune a quasi tutte le categorie merceologiche che fanno parte dei beni di lusso, ma nell’orologeria la tendenza è ancora più evidente. Lo scorso anno, gli orologi con un prezzo superiore ai 50mila franchi hanno rappresentato il 33,5% del valore totale delle esportazioni svizzere.

    Inoltre, va sottolineato che nel 2024 non si è contratto solo il fatturato complessivo stimato dei primi 50 marchi, passato dai 36,127 miliardi di franchi del 2023 a 35,258 miliardi, ma anche il numero di pezzi venduti, passati da quasi 16 milioni a poco più di 13 milioni. Prima ho scomodato il Divino Otelma, ora scomodo Einstein: non serve essere un genio per capire che questa dinamica indica un aumento significativo del prezzo medio degli orologi nel corso di un anno. Certo, ci potranno anche essere marchi che hanno venduto meglio le referenze più costose, ma il trend generale parla di un innalzamento di buona parte delle soglie di prezzo.

    La top 10 di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Entrando nel dettaglio dei marchi, la classifica dei primi dieci per fatturato non è cambiata dal 2023: Rolex, Cartier, Omega, Audemars Piguet, Patek Philippe, Richard Mille, Longines, Vacheron Constantin, Breitling, Tissot. Di questi, la metà è cresciuta rispetto all’anno prima, altri cinque sono calati. E dei cinque cresciuti, quattro sono brand indipendenti: Rolex (10,5 miliardi di franchi circa), Audemars Piguet (2,4 miliardi), Patek Philippe (2,3) e Richard Mille (1,6). Il quinto cresciuto è Cartier (a oltre 3 miliardi).

    La top 50 relativa al 2024. A fianco dei brand, una freccina indica chi è salito e chi è sceso: (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Uno sguardo dettagliato alle prime posizioni evidenzia quella polarizzazione cui ho accennato all’inizio. Se i quattro indipendenti di cui sopra continuano a crescere pur in una situazione generale non facile, i gruppi quotati in Borsa hanno perso quote di mercato complessive. Giù LVMH – pur con le eccezioni di Bulgari e TAG Heuer, passato dal 15° all’11° posto -, Richemont e Swatch Group, che ha registrato un calo delle vendite del 14,6%. Stesso destino per altri indipendenti meno strutturati. Nello specifico, il dato aggregato di Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet e Richard Mille parla di una quota di mercato del 47%. Nel 2019, ultimo anno “sano” prima dello tsunami del Covid, questa percentuale si fermava al 36,8.

    Clamoroso il caso di Rolex che, pur essendo cresciuto meno nel 2024 rispetto al 2023, è arrivato ad avere una quota di mercato del 32%, dal 30% dell’anno prima. Solo Rolex, senza Tudor, che anzi è passato dalla 17a alla 21a posizione (da 545 a 360 milioni di franchi). Per quanto ne so, nessun altro marchio nel mondo del lusso ha una posizione così dominante nel proprio settore merceologico. A suffragare un aumento medio dei prezzi o la predilezione per referenze preziose, c’è la dinamica proprio di Rolex. Meno pezzi venduti (da 1 milione e 240.000 a 1 milione e 176.000) ma fatturato in crescita.

    I gioiellieri e gli indipendenti

    Un discorso a parte merita Cartier, secondo dietro a Rolex pur con uno scarto abissale (poco più di 3 miliardi di fatturato, 680.000 pezzi venduti e una quota di mercato dell’8%). È infatti, insieme a Van Cleef & Arpels, l’unico marchio del Gruppo Richemont in crescita. E non è un caso che entrambi siano gioiellieri e orologiai: l’altro brand con questa natura, Bulgari, è cresciuto anch’esso guadagnando quote di mercato (da 1% a 2%) e fatturato (da 445 milioni di franchi a quasi 500). L’altro gioielliere, Harry Winston, secondo LuxeConsult e Morgan Stanley, è finito nella spirale negativa di Swatch Group dimezzando il fatturato stimato, da 111 a 55 milioni.

    Il report evidenzia infine una tendenza interessante, soprattutto per i collezionisti. La crescita costante e continua dei piccoli marchi artigianali e indipendenti come H. Moser & Cie. e F.P. Journe. Manifatture da poche centinaia se non decine di pezzi all’anno, con prezzi medi di decine di migliaia di euro, stando alle analisi dello studio sono destinate a non conoscere crisi, almeno nel breve termine. Merito di una crescente attenzione verso l’altissima orologeria artigianale e della loro capacità di offrire prodotti con una forte identità distintiva. Non a caso, al 50° posto della classifica è entrato per la prima volta MB&F.

    Una tendenza, quest’ultima, che a suo modo è anch’essa polarizzazione. Anche se quella vera, su cui LuxeConsult e Morgan Stanley ci danno materia per pensare, si trova al vertice della piramide. Con i loro marchi, Rolex, Swatch Group, Richemont e Patek Philippe insieme hanno il 77% delle quote di mercato, che diventano l’82% se ci aggiungiamo LVMH. Too big to fail, insomma, tanto i gruppi quanto l’intera orologeria svizzera? Meditate gente, meditate…

  • I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    Come sempre, la fine di dicembre è il momento dei bilanci, delle riflessioni. In ambito orologiero, viene spontaneo chiedersi quali esemplari resteranno impressi nella nostra memoria come i più rappresentativi dei 12 mesi appena trascorsi. Ecco allora i 10 orologi del 2024 più memorabili – almeno secondo noi. Quelli che ricorderemo in futuro, che ci verranno in mente quando penseremo all’anno che sta per finire. Qui elencati rigorosamente in ordine alfabetico.

    Per ognuno dei 10 orologi del 2024 vi forniamo i motivi che ci hanno portato a sceglierli, con una breve descrizione dei dati essenziali e il prezzo. Come vedrete, abbiamo voluto prendere in considerazione esemplari trasversali ai diversi segmenti di mercato e realizzati dalle marche più celebri, perché sono di sicuro i più indimenticabili. Se però pensate ce ne siano altri da ricordare, fatecelo sapere sui nostri social: così pubblicheremo anche i 10 orologi del 2024 più votati da voi.

    AUDEMARS PIGUET (Re)Master02
    Attuale interpretazione di un esemplare del 1961, ne accentua non solo le dimensioni, ma anche il carattere. E con quelle forme spigolose ispirate al Brutalismo, non passa certo inosservato. Oltretutto è ancora più d’effetto se si pensa alla “classicità” del (Re)Master01.
    Cassa asimmetrica (41 mm) in Sand Gold (lega d’oro esclusiva della Casa), movimento meccanico a carica automatica, calibro 7129 di manifattura. Edizione limitata di 250 esemplari, 47.800 euro.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra Cosc
    Del record in sé, francamente, ce ne infischiamo… Ma è un ultrapiatto sconvolgente per la leggerezza estrema, per l’estetica personalissima, per le interessanti soluzioni tecniche della costruzione. Impossibili da dimenticare.
    Cassa (40 mm x 1,7 di spessore) e bracciale in titanio, movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL180 sviluppato con Concepto, e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Edizione limitata di 20 esemplari, 600mila franchi svizzeri.

    EBERHARD & CO. Chronographe 1887 Edition Limitée
    Sarà per l’estetica vintage, ispirata ai modelli degli anni Trenta conservati nel Museo aziendale. O sarà per il calibro, appositamente realizzato. Sta di fatto che questo cronografo flyback ti si imprime nella mente per non uscirne più.
    Cassa (41,5 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro EB 280, sviluppato in esclusiva con Manufacture Amt. Edizione limitata di 250 esemplari, 6.960 euro.

    IWC Portugieser Eternal Calendar
    È il primo calendario secolare prodotto industrialmente. E ha un valore tecnico innegabile: riconosce le eccezioni degli anni bisestili nel Calendario gregoriano e riporta fasi di luna che devono essere corrette di un giorno ogni 45 milioni di anni. In sintesi è un progresso per l’intero settore.
    Cassa (44,5 mm) in platino, movimento meccanico a carica automatica, calibro con 7 giorni di autonomia. 150mila franchi svizzeri.

    LONGINES Conquest Heritage Central Power Reserve
    Ridar vita a un “classico” con materiali, meccaniche e sensibilità di oggi è sempre meritevole. Ancor di più se il “classico” il questione – datato 1959 – ha una complicazione come l’indicazione centrale dell’autonomia residua. Che era ed è rimasta un unicum.
    Cassa (38 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro L896.5 sviluppato in esclusiva da Eta. In tre versioni, 4.300 euro.

    OMEGA Speedmaster Moonwatch Professional
    Lasciate perdere la storiella delle tute spaziali e le altre amenità da marketing. Questo particolare Moonwatch merita di entrare nei 10 orologi del 2024 proprio per l’insolito (ma ben fatto) quadrante bianco. Dai nobili precedenti.
    Cassa (42 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial 3861 con certificazione Metas. 8.700 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Toric
    Noi che seguiamo fin dall’inizio l’evoluzione della Marca sotto Guido Terreni, non possiamo che apprezzare il lavoro svolto sul primo orologio di Michel Parmigiani. Rivisitato da un completo restyling, è diventato uno dei dress watch più chic e raffinati del momento.
    Cassa (40,6 mm x 8,8 di spessore) in oro rosa, oppure in platino; movimento meccanico a carica manuale, calibro PF780 di manifattura. Da 45mila franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Cubitus
    Può piacere o non piacere – cosa del tutto ininfluente. Ma è di sicuro l’orologio (o forse dovremmo dire la collezione) più discusso dello scorso autunno. Quello che ha suscitato un gran polverone, quello che ha diviso il pubblico fra detrattori e sostenitori. Davvero indimenticabile…
    Cassa (45 mm) e bracciale in acciaio, oppure in acciaio e oro; movimento meccanico a carica automatica, calibro 26-330 S C di manifattura. Da 41.580 euro.

    PIAGET Polo 79
    Fedele riedizione dell’esemplare uscito 45 anni fa, rispetto a quello – non ce ne vogliano gli appassionati di vintage – è però una spanna sopra. Perché? Ovvio, per la qualità della meccanica: un tempo montava un movimento al quarzo, oggi un raffinatissimo ultrapiatto.
    Cassa (38 mm x 7,45 di spessore) e bracciale in oro giallo godronato, movimento meccanico a carica automatica, calibro 1200P1 di manifattura. 82mila euro.

    TUDOR Black Bay Chrono Pink
    Che sia un omaggio alla Maglia Rosa del Giro d’Italia, all’Inter Miami o a Jay Chou poco importa. Ciò che conta è aver sdoganato il quadrante rosa su un orologio maschile – alla faccia dei vecchi tromboni più tradizionalisti.
    Cassa (41 mm) e bracciale in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5813 di manifattura e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). 5.790 euro.

  • Audemars Piguet x Kaws, fra street art e alta orologeria

    Audemars Piguet x Kaws, fra street art e alta orologeria

    Audemars Piguet ha un profondo legame con il mondo dell’arte – in senso lato. Ricorrente presenza alla Biennale di Venezia come ad Art Basel (anche a Miami), ha sempre dato supporto a installazioni, progetti, sperimentazioni, visive come sonore. Andatevi a rileggere i numerosi precedenti raccontati in questo Giornale e ne avrete conferma. Non stupisce quindi la collaborazione con Kaws, un artista emblematico della cultura contemporanea. Così come non stupisce che dalla liaison sia scaturito un orologio: lo stesso era accaduto di recente con Matthew Williams o con Travis Scott. Stupisce, piuttosto, il risultato: un inedito complicato, l’Audemars Piguet x Kaws Royal Oak Concept Tourbillon “Companion”. Un nome che lascia intuire solo vagamente di cosa si tratta. E che rivela più di altri esemplari quanto i collegamenti extra-settore possano far bene all’alta orologeria in termini di ricerca e innovazione nella micro-meccanica.

    Pop art orologiera

    Ne parlavo l’altro giorno con Davide Passoni, che mi faceva notare come questo esemplare possa essere considerato una sorta di retaggio dell’era Bennahmias. Ed è vero: nei suoi quasi 30 anni di carriera all’interno della Maison di Le Brassus, 11 dei quali come Ceo, François-Henry ha dato un’impronta visionaria e anticonformista alla produzione. E in particolare al Royal Oak, trasformato da serio status symbol a oggetto di pop art, o di street art: esclusivo, costosissimo eppure divertente, perfino irriverente. Mi riferisco, ovvio, alle versioni con i personaggi della Marvel, con i quali il nuovo Audemars Piguet x Kaws sembra direttamente imparentato.

    Tant’è. La collezione è la stessa: quella celeberrima del ROC (Royal Oak Concept). Che insieme al temine Tourbillon è sinonimo di avanguardia tecnica, e allude alla ricerca, alla sfida, alla modernità. Anche l’impostazione grafica sembra la stessa: lì c’erano Spider-Man e Black Panther a sprigionare tutta la loro energia al centro del quadrante, la loro potenza, il loro dinamismo. Qui c’è un altrettanto espressivo Companion, che non è un super-eroe ma un simbolo della società di oggi. Affacciato verso l’esterno, sembra quasi una figura un po’ claustrofobica, con la testa e le mani appiccicate al vetro come se non solo guardasse fuori, ma volesse uscire, evadere dallo spazio ristretto della cassa.

    Ma, c’è un ma: l’Audemars Piguet x Kaws alza l’asticella della meccanica. Companion non è un semplice soggetto decorativo: coinvolge l’intero movimento, ne stravolge l’affissione. Costringe i progettisti del reparto Ricerca e Sviluppo, o meglio il team di APRP – leggi quel geniaccio di Giulio Papi e compagni -, a sviluppare un calibro del tutto nuovo, come vedremo poi.

    Chi è Kaws

    Prima però devo dire qualcosa su Kaws, arcinoto da chi bazzica il fashion world e l’universo artistico, ma magari poco conosciuto dal grande pubblico. Nato a Jersey City, classe 1974, Kaws (al secolo Brian Donnelly) è un protagonista della scena artistica newyorkese con una forte influenza internazionale, anche grazie alle implicazioni commerciali delle sue opere. Dopo il diploma alla School of Visual Art di Manhattan, va a lavorare come illustratore alla Jumbo Pictures, che fa capo alla Disney. Ma alle tavole preferisce i graffiti di strada, quindi lascia lo studio di animazione. Da quell’esperienza però prende probabilmente origine Companion, uno dei suoi personaggi più emblematici (l’altro è Bff, una specie di Muppet a pelo lungo). Che ha il corpo di Topolino ma la testa a forma di teschio, con tanto di tibie incrociate, due Ics al posto degli occhi e altrettante sulle mani guantate.

    Apparso per la prima volta come giocattolo di una marca giapponese nel 1999, da allora Companion è presente in tutte le opere di Kaws, di volta in volta rielaborato e reinventato. A un certo punto diventa anche un gonfiabile gigante, installato in cima a edifici e grattacieli, fino a raggiungere quasi i 40 metri della scultura Holiday, in cui appare sdraiato nel porto di Victoria Harbour, a Hong Kong. Intanto Kaws inizia a collaborare con le grandi firme della moda – Supreme, Nike, Bape, Uniqlo, perfino Dior… Ed entra a piè pari nell’universo della musica: firma la copertina di un album di Kanye West, le scenografie dei live dei Gorillaz, lavora con Pharrel Williams, ridisegna il Moonman (il premio degli Mtv Video Music Awards).

    Non sono un critico d’arte e non vi sto ad annoiare sul messaggio che viene attribuito alla sua arte. Aggiungo solo che oggi è considerato uno dei maggiori artisti contemporanei, una celebrità a livello globale, con un seguito di 4,4 milioni di followers sui social e una quotazione notevole sul mercato dell’arte. Tanto per capirci, nel 2019, un suo dipinto è venduto per 14 milioni di euro…

    L’Audemars Piguet x Kaws Royal Oak Concept Tourbillon “Companion”

    E arrivo finalmente all’orologio. L’Audemars Piguet x Kaws Royal Oak Concept Tourbillon “Companion” è una vera e propria opera d’arte da indossare da polso. Interamente realizzato in titanio, vede Companion, appunto, al centro della scena, quasi fosse schiacciato contro il vetro. La sua presenza è talmente totalizzante da relegare le informazioni orarie alla periferia del display. Ore e minuti sono riportati infatti da due indici che ruotano lungo una cremagliera, ben visibile dall’esterno, un po’ come quelle che si trovano associate a un tourbillon centrale. Tourbillon, fra l’altro, presente anche qui, ma posto nella consueta posizione a ore 6, sul petto di Companion, a rappresentare il cuore pulsante (sebbene meccanico) dell’icona pop.

    Ad animare l’orologio c’è, come scrivevo sopra, un movimento realizzato ad hoc: il calibro AP2979. A carica manuale, ha un’autonomia di 3 giorni, una frequenza di 3 Hz e, se lo si guarda dal lato fondello, parecchi richiami all’arte di Kaws. I ponti in titanio nero dalla decorazione tondeggiante, per esempio, così come la ruota a cricchetto del bariletto a forma di Ics, racchiusa in un altro ponte simile alla testa di Companion. Ics che ritornano, oltretutto, sulla testa delle viti di serraggio della lunetta. Per riprodurre gli speciali componenti del movimento così come della silhouette sul quadrante, tra l’altro, i tecnici della Manifattura di Le Brassus hanno dovuto sviluppare sia programmi specifici sia nuovi utensili delle macchine Cnc preposte a realizzarli.

    Conclusioni

    Concludo con qualche informazione in più, ma vi rimando alle didascalie per ulteriori dettagli. La cassa è grande e massiccia, ma estremamente leggera grazie al titanio sabbiato, e risulta quindi ben portabile a dispetto dello spessore notevole. Il cinturino in pelle effetto tessuto è intercambiabile con un altro, simile nella composizione ma diverso nella tonalità, leggermente più scura. Giusto per non perdere l’effetto della monocromia grigia che è parte fondamentale del nuovo Royal Oak Concept Tourbillon e della visione dell’artista di Brooklin.

    Poi, la tiratura limitata: del nuovo Audemars Piguet x Kaws verranno prodotti 250 esemplari, a sottolineare l’esclusività del pezzo. Che, c’è da scommetterci, sarà ambitissimo dalle generazioni più giovani e detestati dai tradizionalisti più intransigenti. Sul sito ufficiale trovate anche un video a tema, che farà la gioia dei fan dell’artista. Infine il prezzo, di 200mila franchi svizzeri, tasse escluse (a conti fatti, circa 260mila euro). Ma l’orologio è già stato avvistato su un noto sito di secondo polso a più di 420mila euro. C’era da aspettarselo: la speculazione è ormai una piaga connessa al collezionismo…

  • Oroscopo di aprile. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di aprile. Previsioni e orologi, segno per segno

    Ormai entrati nella stagione primaverile, andiamo a curiosare cos’hanno in serbo i cieli del mese e ad analizzare, secondo l’oroscopo di aprile, i loro influssi su noi tutti. Come di consueto, prendiamo questa rubrica come un’occasione scherzosa per indagare cosa il Destino ci prepara, divertendoci con le previsioni e con 12 orologi particolari, scelti in funzione dei piani astrologici. Per illustrare i modelli più adatti ai vari segni, ci siamo serviti in gran parte delle novità di Watches and Wonders Geneve, presentate dai marchi ospiti al Carré des Horlogers, a La Place e al Mezzanino. Ma abbiamo ampliato la ricerca includendo gli ultimi lanci di marche che a Ginevra esporranno altrove, per esempio nei propri spazi privati.

    Passiamo dunque all’oroscopo di aprile e ai movimenti planetari. Il mese inizia, proprio il giorno 1, con il passaggio di Mercurio dal moto diretto al moto retrogrado: sempre un evento interessante. Il 5 avremo l’ingresso di Venere in Ariete, segno nel quale l’8 è prevista un’eclissi solare.
    Il giorno 10 in cielo noteremo la congiunzione tra Marte e Saturno, e il 19 quella tra Mercurio e Venere. Il 23, il Plenilunio in Scorpione sarà seguito a breve, il 25, dal ritorno di Mercurio in moto diretto.
    Verso la fine del mese, il 29, avremo due eventi: una congiunzione tra Marte e Nettuno, oltre a Venere che entrerà nel segno del Toro.

    Ariete

    Il mese di aprile è per due decadi segnato dal Sole in Ariete: mese propizio, in senso generale. Se da un lato questo vi infonde maggior fiducia in voi stessi, tenete però conto di Mercurio retrogrado. Non dovete cedere all’immobilità, ma piuttosto riflettere attentamente, tenendo i vostri piani privati solo per voi stessi, sulle decisioni e sulle scelte che pensate di intraprendere. In occasione dell’eclissi, si preannuncia un carico di energia positiva. Marte e Nettuno in Pesci vi apriranno le porte di una crescita spirituale. Tutto per il meglio, quindi, anche se – come sempre – all’insegna della cautela. Ringraziate il Cielo con un esemplare dedicato alle costellazioni (e, volendo, al vostro tema astrale).

    TRILOBE Les Matinaux – L’Heure Exquise Secret
    Cassa (38,5 o 40,5 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica automatica, calibro X-Centric realizzato in esclusiva, con microrotore decentrato, indicazione di ore, minuti e secondi su dischi, fasi di luna. Quadrante con mappa del cielo personalizzata (orario, giorno e luogo su richiesta), vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Realizzato su commissione, consegna 8 mesi dopo l’ordine. 18.200 euro.

    Toro

    Per voi nati sotto il segno del Toro l’oroscopo di Aprile, in gran parte connotato da Mercurio retrogrado, segnala un certo rallentamento in tutto ciò che vi circonda. Il Plenilunio in Scorpione, il 23, cade per voi nella casa delle relazioni: momento perfetto per fare chiarezza su situazioni che forse si trascinano, decidendo una volta per tutte se tagliare la catena dei legami o ricostruire su nuove basi. L’ingresso di Venere in Toro, il 29, vi porterà nuove aperture di tipo sentimentale o, in generale, sul piano degli affetti. Siate pronti a coglierne anche i minimi segni: spesso, le cose importanti arrivano senza clamore. Cercate di apportare un certo dinamismo con un cronografo un po’ particolare…

    CARL F. BUCHERER Heritage BiCompax Annual
    Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CFB 1972 (base Eta 2894-2), cronografo con secondi continui, calendario annuale con grande datario. Quadrante opalino argenté, lancette luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio intercambiabile; il packaging include un cinturino aggiuntivo in tessuto effetto nabuk. Edizione limitata di 888 esemplari, 8.900 euro.

    Gemelli

    Gemelli e Mercurio… accoppiata perfetta, verrebbe da dire. Ma Mercurio retrogrado lascia presagire eventi non sempre piacevoli, sul piano delle relazioni sociali e affettive. Dovrete evitare coinvolgimenti troppo stimolanti, che potrebbero risultare rischiosi: l’eclissi sarà l’inizio di un periodo molto positivo, in cui potrete con fiducia mettere in opera aspirazioni e programmi. Venere e Mercurio, presenti nella vostra casa delle relazioni, prospettano una presentazione in pubblico o l’ingresso in un circolo esclusivo. A partire da fine mese, comincerete a vedere segnali di attenzione verso i vostri progetti. Agite all’insegna della trasparenza: e sottolineatelo anche con ciò che indossate al polso.

    ARTYA Purity Stairway to Heaven
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale scheletrato, di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 3 giorni, organo regolatore in posizione decentrata. Quadrante decentrato, carrure con inserti in carbonio, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in gomma. Edizione limitata di 10 esemplari, disponibile solo durante il Salone, e poi di 99 esemplari, 24.900 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Cancro

    Anche per i nati sotto il segno del Cancro è Mercurio retrogrado l’indicatore più pesante dell’oroscopo di aprile. Non va vissuto come un segnale ostile, ma piuttosto come un invito delle stelle all’introspezione, a una chiara definizione dei vostri obiettivi a breve e a medio termine. Marte e Saturno, intorno al 10, saranno propizi per una decisione che vi spingerà verso ambienti di lavoro, di studio o di relazioni, diversi da quelli consueti. Ottima occasione per mettere mano, una volta per tutte, a un sogno nel cassetto che da tempo coltivate. Il ritorno di Mercurio in moto diretto a fine mese infonderà tutta l’energia necessaria. Una pietra proveniente dallo spazio potrebbe esservi propiziatoria – meglio se incastonata nell’orologio.

    CORUM Admiral Meteorite
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CO 3 95, con piccoli secondi e datario. Quadrante in meteorite, lancette scheletrate e luminescenti, indici applicati a forma di bandiere nautiche, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 7.900 franchi svizzeri.

    Leone

    Anche se l’energia e l’irruenza sono tratti caratteristici del Leone, per voi sarà prioritario rivolgere verso l’interno le energie che solitamente trasmettete al mondo esterno. Un’operazione che vale la pena intraprendere: analizzando meglio voi stessi, con la congiunzione di Mercurio e Venere il 19, avrete un momento propizio per prendere decisioni – perfino quelle che non vi aspettereste. Mese nel complesso dedicato alla riflessione, in cui sarà bene chiudere con vecchie questioni che si trascinano inutilmente, e ritrovare un livello di armonia che permetta di trarre il massimo dalle energie di primavera. Poi sarete pronti per prendere il largo: procuratevi un orologio da… alto mare.

    ARNOLD & SON Longitude Titanium
    Cassa (42,5 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro A&S6302 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 60 ore e piccoli secondi. Quadrante spazzolato, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in titanio. 21.500 franchi svizzeri.

    Vergine

    Già tendenzialmente portati all’introspezione, i nati sotto il segno della Vergine vivranno un mese di profonda trasformazione. Parliamo di una rigenerazione profonda, che vi farà superare blocchi emotivi e timori, ansie e preoccupazioni. L’oroscopo di aprile prevede che, grazie all’eclissi del giorno 8, l’analisi di cose e persone diverrà per voi molto più chiara, permettendo, senza clamori, di prendere in mano con decisione il timone della vostra vita. La fine del mese segnerà un momento ottimale per dedicarvi anche alla cura della vostra immagine: non abbiate paura di mettervi al centro delle attenzioni. Mettetevi al polso un esemplare di classe che catalizzi gli sguardi.

    CZAPEK & CIE Antartique Mount Erebus
    Cassa (40,5 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SXH5.01 di manifattura, con micro-rotore decentrato, autonomia di 60 ore e datario. Quadrante “lamé”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in oro rosa. Edizione limitata di 100 esemplari, 52.300 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Bilancia

    Secondo il vostro oroscopo di aprile sarà un mese turbinoso sotto il profilo delle relazioni affettive. Potrebbero sorgere difficoltà e sarà opportuno cercare di fare chiarezza, evitando che il non detto e il non fatto vi facciano precipitare in situazioni sgradevoli. Fortunatamente, l’eclissi del giorno 8 faciliterà l’eventuale fase di chiarimento, in attesa di una ridefinizione che arriverà prima della fine del mese. Segnali positivi sul fronte economico, grazie al Plenilunio in Scorpione. Buone notizie vi permetteranno di saldare vecchi debiti oppure vi porteranno un inatteso guadagno. Gestite l’evento con saggezza e oculatezza. Concedetevi comunque un orologio dal buon rapporto qualità/prezzo.

    NORQAIN Freedom 60 Chrono
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro N19 (base Sellita Sw510a), con autonomia di 62 ore, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante soleil con contatori a contrasto, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 4.150 euro.

    Scorpione

    Nati in Scorpione, aprile è il mese perfetto per rimettervi in forma. Sotto il profilo emotivo, spirituale, fisico: nessun momento migliore per abbandonare aspetti del vostro stile di vita che, se da un lato vi offrono un momentaneo conforto, alla fine non contribuiscono al vostro reale benessere. La congiunzione di Marte e Saturno il 10 infonderà tutta l’energia necessaria per questo cambiamento, che necessita della vostra determinazione per essere duraturo. Non abbiate timore di cambiare vecchie abitudini in cui, forse per noia o pigrizia, vi eravate adagiati. Il miglior viaggio che possiate intraprendere è quello alla ricerca di voi stessi. Per immergervi nel vostro io più profondo, procuratevi un bel subacqueo Gmt: non si sa mai.

    BREMONT Supermarine Ocean
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con funzione Gmt e datario. Quadrante mat, lancette e indici applicati luminsecenti, lunetta girevole unidirezionale, carrure Dlc nera, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in gomma. Edizione limitata di 400 esemplari, realizzata in collaborazione con la biologa marina Ocean Ramsey, 4.150 euro.

    Sagittario

    Per i nati sotto il segno del Sagittario, l’oroscopo di aprile invita alla creatività e a ridefinire la comunicazione interpersonale. Troverete tutte le strade aperte per portare a segno un’opera di trasformazione che elimini le sovrastrutture e semplifichi i rapporti. Già dalla prima decade potrebbe sorgere all’orizzonte un evento molto positivo riguardo agli affetti. Mese propizio, sotto tutti i punti di vista, per lasciar andare vecchie zavorre, anche in senso figurato, e affrontare il resto dell’anno con animo più leggero. Meno complicazioni, più semplicità: a vantaggio vostro e di quanti vi circondano. Fatevi ispirare da questo cronografo che sembra un normale “solo tempo”.

    ANGELUS La Fabrique – Instrument de Vitesse
    Cassa (39 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A5000 di manifattura, cronografo monopulsante a un minuto. Quadrante bombato, lancette e numeri applicati luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. Edizione limitata di 25 esemplari (e altrettanti con quadrante bianco), 17.100 franchi svizzeri.

    Capricorno

    La casa e gli affetti familiari saranno l’ambito più significativo, in questo mese di aprile, per voi del Capricorno. Non sottovalutate l’influsso che un ambiente armonico può avere su di voi e su quanti condividono i vostri spazi. Ottimo, quindi, rinfrescare o anche solo riordinare una camera o uno studio, gettare alcune vecchie cose inutili che ingombrano lo spazio fisico e magari, per associazione di idee, anche quello mentale. La prima decade sarà perfetta per riflettere e per organizzare le operazioni, che dopo l’eclissi solare del giorno 8 potranno iniziare beneficiando dei migliori aspetti planetari. Conciliate il lavoro con un esemplare che vi permetta di servirvi della cromoterapia…

    Code 11.59 by AUDEMARS PIGUET Selfwinding
    Cassa (41 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 4302 di manifattura, con autonomia di 70 ore e datario. Quadrante guilloché “Nuage 50”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in gomma. Declinato in diversi colori. 35.900 euro.

    Acquario

    Cari nati sotto il segno dell’Acquario, l’oroscopo di aprile segnala che Mercurio retrogrado potrebbe causarvi problemi legati alle comunicazioni, personali o lavorative, o in senso lato agli apparecchi utilizzati per comunicare. Prestate attenzione, più del solito, nell’esprimere con chiarezza i vostri messaggi, per evitare che i fraintendimenti creino problemi a cascata. In arrivo, nella terza decade, cambiamenti positivi sul fronte lavorativo: in ogni caso, non approfittate della confidenza concessa da qualcuno al di sopra di voi e misurate parole e azioni. La scelta vincente è quella di essere professionali. Servitevi di un regolatore per trasmettere l’idea di precisione e puntualità.

    CHRONOSWISS Strike Two H20
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro C6000 realizzato con la Joux-Perret, con autonomia di 55 ore. Quadrante Cvd (Chemical Vapor Deposition) azzurro, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 100 esemplari, 10.800 euro.

    Pesci

    Per voi dei Pesci, aprile potrebbe iniziare con una spesa imprevista: dovrete governare saggiamente le vostre entrate e uscite, per superare questo periodo non del tutto roseo. In compenso, dopo il Plenilunio avrà inizio un semestre fortemente positivo, sia sotto il profilo personale che economico. Nella terza decade pianificate un viaggio o una nuova fase di formazione: arriveranno anche occasioni inattese. Organizzatevi per il meglio, ma non abbiate timore: sarà una scelta che vi darà soddisfazione. Sappiate cogliere le opportunità: ogni avventura, trasferta, informazione che apprendiamo arricchisce il vostro animo. Concedetevi la nuova versione di un orologio dalla lunga tradizione aeronautica.

    BREITLING Navitimer Automatic Gmt 41
    Cassa (41 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Breitling 32 (base Eta 2892-2), con secondo fuso orario e certificato ufficiale di cronometro. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, réhaut con regolo calcolatore, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 5.950 euro.

  • Latest. Le novità più recenti – 14/03/2024

    Latest. Le novità più recenti – 14/03/2024

    Ed eccoci con il nostro aggiornamento sulle novità presentate nelle scorse settimane: latest, appunto. Riprendiamo il discorso là dove lo avevamo lasciato alla fine di febbraio: e diciamo subito che questi ultimi quindici giorni sono stati, tutto sommato, un periodo ricco di nuovi lanci. Più del previsto, almeno per quanti si aspettavano la calma piatta in vista del boom di Watches and Wonders (o al limite delle uscite note solo agli addetti ai lavoro ma protette da embargo, quindi non divulgabili fino al salone).

    Ed è proprio da Watches and Wonders che arriva in anticipo il pezzo del momento, l’orologio che più farà parlare di sé nei prossimi giorni. E per questo gli dedichiamo la foto di apertura: lo trovate qui sotto, al quarto posto nella lista. A proposito, organizziamo gli esemplari di queste Latest news in ordine di prezzo, per dare un’idea immediata dello spettro di possibilità offerte dall’orologeria… Per tutte le tasche.

    BREGUET Reine de Naples Mint 8918

    Lanciato l’8 marzo per festeggiare tutte le donne, il nuovo esemplare della storica collezione si veste di verde menta. Ma mantiene il consueto movimento automatico con componenti in silicio e soprattutto il caratteristico stile: cassa ovoidale in oro bianco, diamanti sulla lunetta, sulla corona, sul réahut e sul contatore decentrato di ore e minuti, piccole lancette a pomme evidée, e quadrante in madreperla con numeri digradanti, a tono con il cinturino in pelle di alligatore nacré. Très chic. 54.600 euro.

    AUDEMARS PIGUET Code 11.59 by Audemars Piguet
    Tra le news del primo semestre della Manifattura di Le Brassus, c’è anche un’estensione di linea della collezione lanciata cinque anni fa. Sette le nuove referenze, tutte con la cassa in oro rosa (due da 38 mm di diametro e cinque da 41 mm) e tutte riconducibili alla tendenza “full color“, o meglio alle declinazioni in monocromia: azzurro, blu e verde per i “solo tempo”, blu, verde e nero per i cronografi flyback. Ovunque movimenti di manifattura e quadranti dall’esclusivo motivo guilloché. Da 34.600 euro.

    GIRARD-PERREGAUX Laureato Copper Diamonds
    Il modello con quadrante color rame, uscito due anni fa, si arricchisce di diamanti. Ma non si tratta del solito “giro” di pietre sulla lunetta: qui le gemme hanno dimensioni (e carature) diverse, e sono incastonate con ordine e simmetria sugli otto lati, a creare un insolito gioco di bagliori. Per il resto, tutto resta immutato: la cassa di 38 mm di diametro con bracciale integrato e rastremato, l’acciaio dalle finiture lucido-satinate, il movimento automatico di manifattura, il quadrante a Clous de Paris. 21.200 euro.

    BULGARI Octo Finissimo Sketch
    Super-anteprima di Watches and Wonders, un inedito trompe-l’œil presentato dalla Maison romana. Che, non paga di aver declinato la collezione in innumerevoli varianti, anche col quadrante “disegnato”, ora la interpreta in modo del tutto originale. Con il bozzetto del calibro ultrapiatto Bvl 138, realizzato dalla penna di Fabrizio Buonamassa Stigliani, riprodotto sul quadrante laccato – quasi un avatar di ciò che appare sul fondello. Tre le referenze, in tiratura limitata: 70 esemplari in oro rosa, 280 esemplari in acciaio e 140 della versione Cronografo GMT (in cui però il calibro è il Bvl 318). Da 17.800 euro.

    RADO Anatom
    Versione riveduta e corretta del DiaStar di 40 anni fa, prende nome dall’ergonomia che da sempre gli appartiene. La cassa (32,5 x 46,3 mm) in acciaio Pvd nero, leggermente convessa, colpisce per il vetro zaffiro dalla doppia curvatura (interna ed esterna), ben evidente quando la si guarda di profilo. Ora poi adotta una lunetta in ceramica e un cinturino in caucciù che rendono l’orologio più leggero. Il movimento automatico è antimagnetico e ha 3 giorni di autonomia. Il quadrante è declinato in tre colori, ma esiste anche in edizione limitata, all black. 3.800 euro.

    TISSOT T-Race MotoGP Automatic Chronograph
    Festa doppia in quel di Le Locle: per i 75 anni della MotoGP e per i 25 anni di sodalizio come cronometrista ufficiale. Per l’occasione il Brand ha quindi realizzato sette nuovi esemplari, fra estensioni di linea e modelli speciali. Al top (per noi) questo cronografo con cassa da 45 mm in acciaio, lunetta in Pvd e quadrante trasparente che rivela parte dei componenti del movimento automatico, con 60 ore di autonomia. Oltretutto ricco di dettagli che rimandano alle due ruote: cercate di individuarli… Edizione limitata di 2024 esemplari, 2.245 euro.

    VERSACE Chrono Master
    Fra le novità presentate dalla Casa della Medusa per la spring-summer, uno dei pezzi più emblematici è questo maschilissimo cronografo. Interamente in acciaio, con la cassa di 44 mm di diametro, ha la lunetta, la corona, i pulsanti e i link centrali del bracciale a cinque file con trattamento Ip oro giallo. Il quadrante stampato è un susseguirsi di lavorazioni: sullo sfondo decorato dal lettering del logo spiccano i contatori a cerchi concentrici, dai profili dorati lucidi. Movimento al quarzo Swiss made. 1.320 euro.

    PHILIP WATCH Caribe Diving Automatic
    La storica collezione del Brand italiano si amplia di diverse referenze, tra cui spicca questo bel subacqueo in acciaio. La cassa di 42 mm di diametro è impermeabile fino a 20 bar e ospita un movimento automatico calibro Sellita Sw200. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in ceramica bicolore, il quadrante opaco è ben visibile anche al buio grazie alle lancette e agli indici puntiformi luminescenti, ed è protetto da un vetro zaffiro. In più, il bracciale facilmente intercambiabile si può sostituire con il cinturino in silicone incluso nel packaging. 1.190 euro.

    FERRAGAMO Crystal
    È uno dei femminili di punta fra le novità primavera-estate della Maison. Di forma, dal design minimale e complesso allo stesso tempo, nel nome fa riferimento al vetro zaffiro sagomato, dal taglio smeraldo. La cassa ottagonale (26 x 33 mm) ha la carrure scandita da una sequenza di piani sovrapposti, il quadrante essenziale, cioè privo di numeri o indici, è decorato da una leggera finitura soleil, il cinturino in pelle stampa cocco crea un contrasto cromatico audace con l’acciaio Ip oro rosa. 1.100 euro.

    Latest – Sotto i 1.000 euro

    BOSS Skytraveller
    Un cronografo bicompax dall’aspirazione aeronautica. La cassa misura 44 mm e ospita un movimento al quarzo che riporta i contatori dei minuti crono, dei secondi continui e il datario in un’insolita posizione al 9. Due le versioni: in acciaio, con quadrante blu soleil e bracciale mesh; oppure in acciaio Ip canna di fucile con quadrante antracite soleil e bracciale a 5 file. Entrambe con logo, lancette e indici dorati. Da 349 euro.

    D1 MILANO Square Bracelet – Caribbean Sea
    Dichiarato omaggio all’orologeria vintage, interpretata però con gusto attuale, la nuova collezione Square si distingue per la cassa a tv (37 mm) con il bracciale integrato. Ma è articolata in 5 referenze, diverse sia per il colore sia per l’affissione e la meccanica. Qui abbiamo scelto una versione “basic”, con quadrante soleil dagli indici a bastone e movimento al quarzo (Miyota); ma esiste anche con un total look blu o nero e quadrante anni ’30, che mixa numeri arabi e romani; e perfino in chiave Skeleton con movimento automatico (Seiko SII NH70). Da 335 euro.

    ROSEFIELD Studio Edition 01
    Un esemplare gioiello dallo spiccato gusto anni ’70, con l’orologio come charm. Interamente in acciaio Ip oro giallo, ha il bracciale a catena con i link quadrati, simili alla cassa di formato mini (15 x 18,5 mm x 7,5 mm di spessore). Sul quadrante soleil appare la scritta AMS-NYC, che rimanda a un ideale collegamento fra Amsterdam e New York: cioè fra la città olandese sede del Brand e la capitale mondiale della moda. La chiusura a T è regolabile sulla misura del polso, il movimento è al quarzo. 159 euro.

    CALVIN KLEIN Ascend
    Un fashion watch che conferma l’impronta minimalista che ha reso famoso il Brand. Cassa di 43 mm di diametro in acciaio e movimento al quarzo, presenta il display scandito ai quarti da numeri romani o indici a bastone. Null’altro se non il logo. Anche qui, due le versioni: con quadrante verde soleil sfumato nero e cinturino in pelle: oppure con quadrante soleil blu sfumato nero e bracciale mesh, vagamente rétro. Da 139 euro.

    L’appuntamento con le Latest news torna fra due settimane. Restate sintonizzati…

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 04/03/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 04/03/2024

    Tornano le Cronache dell’orologeria per il consueto aggiornamento sulle attività di marketing che animano l’industria delle lancette. Quanto mai variegate, le notizie di questa settimana spaziano dagli ambasciatori ai nuovi indirizzi, dalle partnership alle iniziative speciali fino alle opere di mecenatismo e altro ancora. Tanto per rendere l’idea di come le marche di orologi sanno muoversi negli ambiti (e negli ambienti) più diversi… Buona lettura.

    Nouvelle égerie

    Il Première ha un nuovo volto: Jeannie. La cantante (rapper, ballerina, performer) sudcoreana, nota per essere una delle Blackpink – la girl band di k pop -, raggiunge così Lily-Rose Depp nel prestare il polso all’orologio di Chanel. A dire il vero la ragazza è già di casa in rue Cambon: ambasciatrice dal 2021, è stata protagonista della campagna Coco Neige, della borsa Chanel 22 e dei gioielli Coco Crush. Ora invece interpreta il Première Édition Original per Inez & Vinoodh in quelli che sono video (e scatti) d’autore. Da vedere qui.

    So chic

    Barbara Palvin è la nuova Ambasciatrice d’Eleganza Longines. Come non condividere la scelta? Nata a Budapest ma newyorkese d’adozione, Barbara solca le passerelle da quando era adolescente con stile innato. A dispetto dell’età, ha una lunga carriera: è stata Angelo di Victoria Secret, ha interpretato innumerevoli campagne ed è apparsa sulle copertine dei principali magazine di moda. Ma non è solo una modella: sa anche recitare. E poi è una filantropa… Perché l’eleganza, come la intende Longines, è fatta anche di valori.

    Sul green e non solo

    Altro salto Oltreoceano per Unimatic, che stavolta è atterrato a Tinley Park, Chicago – Illinois, per siglare una partnership con Bettinardi, uno dei marchi più rinomati nella produzione di putter e attrezzature varie per il golf. Dall’accordo sono scaturiti due orologi: il Modello Uno U1-BF e il Modello U1-BFN, entrambi con il quadrante personalizzato dal pattern e dal doppio logo, ed entrambi in edizione limitata di 50 esemplari. In vendita solo su l sito The Hive, sono andati sold out in pochissimo tempo. Quando si dice “andare in buca”…

    Cronache dell’orologeria… artigianale

    La Chronométrie Ferdinand Berthoud sbarca in Italia. E approda da Pisa 1940, che nel flagship store di via Verri 7, a Milano, avrà l’esclusiva per il nostro Paese. Il marchio storico di grande prestigio – incentrato sulla figura del maître-horologer vissuto nel XVIII secolo, autore di trattati di orologeria e creatore di esemplari da marina – è stato riportato in vita una decina d’anni fa da Karl Friedrich Scheufele (co-Presidente di Chopard). E ora vanta un esiguo catalogo di referenze complicate, di estrema qualità. Solo per pochi, in tutti i sensi…

    Da visitare

    Sempre a Milano, pochi giorni fa, Audemars Piguet ha inaugurato una nuova AP House, la 20a nel mondo. In via Bagutta, in pieno centro, all’interno dell’ex Garage Traversi recentemente restaurato, occupa una superficie di oltre 1600 metri quadri suddivisi su 5 piani. Il progetto, firmato Lissoni & Partner, vede gli ampi spazi organizzati fra sale espositive, in cui i pezzi storici convivono con quelli di produzione attuale, il tradizionale AP lounge, un intero piano dedicato agli orologiai e perfino un tetto panoramico sulla città.

    Imprese da record

    Secondo capitolo di Authentic Project, l’iniziativa che celebra le grandi imprese firmate Garmin. Dopo la storica, prima scalata invernale del Nanga Prabat realizzata da Simone Moro, ora è la volta del record (imbattuto) dell’ora su pista di Filippo Ganna, che l’8 ottobre 2022 ha percorso una distanza di 56,792 km nel Velodromo di Grenchen. Il progetto, che coinvolge il circuito di rivenditori Garmin, vedrà l’esposizione itinerante della sua Pinarello. E una strategia di pr e digital dedicata proprio al racconto dell’autenticità del Brand.

    Patriottico restyling

    Foto ThePhotografer CC BY-SA 4.0

    Iniziano proprio oggi i lavori di restauro del Vittoriano, il monumento a Vittorio Emanuele II meglio noto come Altare della Patria. Finanziati interamente da Bulgari, riguardano i gruppi scultorei sulla facciata, per i quali sono previsti interventi di pulizia, consolidamento e protezione dei marmi e dei bronzi (fino al ripristino della doratura originaria di questi ultimi). La Maison romana, non nuova in azioni di mecenatismo nella Capitale, ha messo sul piatto 240mila euro per ridare splendore a un simbolo dell’Italia intera. Grazie..

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 29/01/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 29/01/2024

    Come ogni lunedì, ecco le nostre Cronache dell’orologeria che raccontano le novità della settimana. Questa volta improntate perlopiù attorno a una parola chiave: partnership. In primis le collaborazioni con fashion world, ben illustrate da quella fra Audemars Piguet e Tamara Ralph. Iniziata nel 2020, punto di incontro fra Alta Orologeria e Alta moda, oltretutto ha visto la Ceo Ilaria Resta alla sua prima uscita ufficiale dell’anno. Ma le nostre Cronache dell’orologeria danno spazio anche ai rapporti che il mondo delle lancette intrattiene con quello dell’arte o dello sport. Il che mette in risalto quanto siano vari e diversi i campi d’azione del marketing orologiero. Esula dal discorso solo la “vetrina” di Miami, che svela le novità del momento ed è una sorta di antipasto della grande abbuffata di primavera a Ginevra. Tanto per farci venire l’acquolina in bocca… Buona lettura.

    “In caso di neve”

    La storia secolare e la voglia di sperimentare sono alla base dell’inedita collaborazione siglata tra Wyler Vetta e Colmar. E il risultato di questo sodalizio è un nuovo Jumbostar solo tempo 41 mm, che è stato presentato a Milano la scorsa settimana. Un automatico declinato in tre versioni, con il quadrante su due livelli personalizzato dal logo di entrambe le aziende, e uno speciale cinturino in tessuto tecnico effetto trapuntato, lo stesso utilizzato da Colmar per giacche e piumini. Come recitava il claim degli anni ’90…

    Alta orologeria in passerella

    «Divino!», devono aver esclamato in estasi le chic-chissime signore invitate alla sfilata di Tamara Ralph, durante la settimana parigina dell’Haute Couture. L’oggetto di tanto visibilio? Ma naturalmente il Royal Oak Concept Flying Tourbillon, al polso di alcune modelle. Un esemplare super-esclusivo, frutto della partnership fra Audemars Piguet e la designer di Alta Moda, ex Creative director e cofondatrice di Ralph & Russo. Con la cassa in oro rosa frosted e il quadrante ad anfiteatro che enfatizza il tourbillon, è stato lo show nello show.

    And the winner is…

    Si chiama Nabla Yahya la vincitrice del Richard Mille Art Prize 2023. L’artista multidisciplinare, nata proprio negli Emirati, è stata premiata lo scorso 24 gennaio con una cerimonia sotto la cupola del Louvre Abu Dhabi, dove ha ricevuto 60mila dollari. A conquistare la giuria, la sua installazione Soft Bank (nella foto), esposta al pubblico a novembre nella mostra Art Here. Perfetta interpretazione del tema Trasparenze, intendeva denunciare i dettagli trascurati e le oscure storie attorno alla costruzione del canale di Suez (1859/69). Brava.

    Ghiaccio “firmato”

    Seiko è diventato sponsor del Palaghiaccio di Bormio. L’accordo, firmato con Bormio Servizi e valido fino a giugno di quest’anno, prevede la presenza di banner indoor e outdoor, la personalizzazione di balaustre, materassi e della superficie del ghiaccio attraverso il logo Seiko Prospex. E include anche il centro polifunzionale Pentagono. In totale, il Brand potrà così raggiungere 60mila spettatori internazionali e appassionati di sport invernali. Chissà se qualcuno di loro andrà ad arricchire la già nutrita community di Seiko Italia?

    Da seguire sui social

    Da ieri e fino al 1° febbraio, sipario aperto sulla LVMH Watch Week. Dopo Ginevra, Dubai e Singapore – più un’edizione solo digitale -, è ora Miami a ospitare il salone privato del colosso del lusso francese. Dove, come sempre, i marchi orologieri del Gruppo esporranno le loro ultime creazioni per un pubblico di giornalisti e retailer provenienti da ogni dove. La vera novità però sta nella presenza – accanto a Bulgari, Hublot, Tag Heuer, Zenith – di Gérald Genta e Daniel Roth, redivivi grazie a La Fabrique du Temps. Evvai con le complicazioni!

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/01/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/01/2024

    Consueto appuntamento del lunedì con le Cronache dell’orologeria. Che questa settimana vertono soprattutto sulle notizie internazionali: con un paio di tappe nelle mete de luxe della Svizzera per raccontare gli eventi sportivi, una puntata nella Grande Mela per l’asta di ricordi di una pop star – già sotto i riflettori di tutti i blog di orologeria – e un po’ di gossip su un grande attore (in tutti i sensi). Ma se le celebrità la fanno da padrone, le Cronache dell’orologeria non potevano non segnalare un’iniziativa culturale all’insegna dell’Italianità e due collaborazioni eccellenti: una in tema di sostenibilità e l’altra dedicata a un’esperienza d’acquisto a 360°. Così immersiva da non sprecare neanche un minuto di tempo, secondo la proverbiale efficienza milanese. Buona lettura.

    Shopping in Galleria

    L’esterno della boutique Rolex/Rocca in Galleria a Milano

    Giovedì 18 gennaio si è tenuta a Milano l’inaugurazione della boutique Rolex, aperta in Galleria Vittorio Emanuele II insieme al partner retail Rocca. Alla serata erano presenti i vertici di Rolex Italia, a partire dal Direttore vendite Stefan Müller, e di Rocca, con l’Ad Giorgio Damiani. Lo spazio, mostrato alla stampa e agli ospiti selezionati, si sviluppa su tre piani, restaurati con cura e collegati dal coup de théâtre della moving room: un grande ascensore con teche, schermi e pavimento in marmo, che diventa un locale aggiunto.

    Memorabilia rock

    Se ne parla da giorni: Christie’s New York metterà in vendita l’intero contenuto della casa di Atlanta di Elton John. A partire dal 21 febbraio, per otto sessioni, la casa d’aste disperderà 900 lotti: autentici cimeli come il pianoforte Yamaha e i costumi di scena, ma anche opere d’arte contemporanea e complementi d’arredo Versace. Da segnalare i 32 orologi: tra cui un Pasha de Cartier con dragone sul quadrante cloisonné, vari Cartier ricchi di pietre preziose, un pezzo unico di Chopard con teschi 3D di diamanti, un Rolex Daytona Leopard. Sobri come lui.

    Cronache dell’orologeria… italiana

    A Vicenzaoro, venerdì scorso, si è tenuta la tavola rotonda Orologi e sinergie Made in Italy. Un’interessante riflessione per promuovere l’orologeria italiana, sulla base dell’esperienza di Locman e delle sue collaborazioni con la Marina Militare, con la Ducati (sfociate in collezioni dedicate rispettivamente alla nave scuola Amerigo Vespucci e alla factory di Borgo Panigale) e con Crivelli Gioielli (per Decimo Canto). Un bel surf mentale fra excursus storici, prestigio internazionale, microbrand e formazione, da rivedere a questo link. Merita.

    I protagonisti del talk Orologi e sinergie Made in Italy. Da sinistra. Alessandro Cicognani, Licensing director Ducati; Dody Giussani, Direttore de L’Orologio (moderatore); Marco Mantovani, Presidente di Locman; l’Ammiraglio Lorenzano Di Renzo, Comandante Accademia Navale di Livorno; Alessia Crivelli, Direttore generale Crivelli Gioielli. Hanno partecipato anche Marco Dellachà, fondatore di W.O.I., e il collezionista Sandro Fratini (in collegamento video).

    Bellezze in Engandina

    Per il secondo anno consecutivo, Richard Mille sarà title sponsor di The I.C.E. St. Moritz, il Concorso internazione di eleganza organizzato il 23 e 24 febbraio nella località più chic dei Grigioni. Nato nel 2019, è già un evento imperdibile per gli amanti delle auto classiche perché offre un mix di esclusività e spettacolo. Accanto all’esposizione statica, infatti, prevede anche un’esibizione dinamica, dove le vetture – Barchette, concept car, monoposto degli anni ’50/’70 – sfileranno sul lago ghiacciato. Da vedere, almeno una volta nella vita…

    Gare estreme

    Foto The Image Gate/Getty Images courtesy IWC

    Dal 16 al 21 gennaio si è svolto il Laax Open 2024, tappa della Coppa del mondo di snowboard e freeski sotto l’egida della FIS. Dove centinaia di giovani rider provenienti da tutto il mondo si sono sfidati in acrobatiche esibizioni. Tra loro, un volto noto agli appassionati di orologeria: Eileen Gu, che si è aggiudicata la medaglia d’argento nello slopestyle (nella foto, in un momento della gara). Per la cronaca, anche sulle piste l’ambasciatrice di IWC indossa sempre un Pilot’s Watch Chronograph Top Gun Edition “Lake Tahoe”. Ne riparleremo.

    Cronache dell’orologeria… sostenibile

    Non solo Luna Rossa. Dalla collaborazione fra Panerai e Prada nasce il nuovo Luminor Due Prada Re-Nylon, che prende nome dal materiale a base di nylon riciclato al 100% e già utilizzato dalla Griffe milanese per un’intera collezione di capi tecnici e accessori. Cui si aggiungono ora quattro automatici con cassa in acciaio da 42 o da 38 mm di diametro e cinturino realizzato in Econyl, nei tipici colori Prada Re-Nylon: blu marino e grigio ferro, rosa alabastro e grigio fiordaliso. Già in vendita nelle boutique Panerai e online.

    Disavventure doganali

    La notizia, uscita sul tabloid tedesco Build, ha subito fatto il giro del web. Arnold Schwarzenegger è stato fermato all’aeroporto di Monaco per non aver dichiarato un Audemars Piguet che aveva nel bagaglio a mano. Per poter continuare il viaggio ha negoziato ore e alla fine ha dovuto pagare 35mila euro, di cui 4mila di tasse e 5mila di sanzione. Peccato che quell’orologio fosse una donazione per la Schwarzenegger Climate Iniziative: messo all’asta a un gala a Kitzbühel, in Austria, ha poi fruttato 270mila euro. Ah, la burocrazia…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News and previews 06/07/2023

    Cronache dell’orologeria. News and previews 06/07/2023

    Hanno davvero un sapore vacanziero le Cronache dell’orologeria di questa settimana. Un insieme di notizie e anticipazioni che raccontano l’estate: con tanti eventi diversi, dalla musica allo sport (di tutti i generi), e con l’immancabile contorno di frivolezze mondane. Ma che parlano anche di sostenibilità e solidarietà, due temi molto sentiti dall’industria delle lancette negli ultimi tempi. C’è da dire che le Cronache dell’orologeria di oggi ci danno anche la possibilità di introdurre in breve argomenti che poi tratteremo più diffusamente nei prossimi giorni (o mesi). Quindi una specie di godurioso aperitivo, giusto per stimolare l’appetito e farvi venire l’acquolina in bocca… Le Cronache dell’orologeria servono anche a questo. Buona lettura.

    Into the blue

    La scorsa settimana, a Mykonos, Omega ha festeggiato i 75 anni della collezione Seamaster, con un evento che ha riunito numerose celebrities: gli attori George Clooney, Naomi Harris, Jesse Williams, Diego Boneta, Paul Wesley; i velisti Blair Tuke e Peter Burling; l’esploratore Victor Vescovo… Tra conferenze sulla tutela degli oceani e cene a lume di candela sulla spiaggia, la Maison di Biel ha lanciato anche la nuova linea Seamaster in Summer Blue. Undici esemplari famosi accomunati dal colore, tra cui una vera chicca. Tranquilli, ne parleremo presto.

    Roba da leccarsi i baffi

    Sono stati annunciati i 73 marchi (e molti dei 62 orologi) aderenti a Only Watch 2023. La tradizionale asta charity, organizzata ogni due anni a favore della ricerca contro la distrofia muscolare Duchenne, quest’anno si terrà il 5 novembre, come sempre al Palexpo di Ginevra (o in digitale). E come sempre vedrà finire sotto il martelletto di Christie’s ambitissimi prototipi e pezzi unici. Ne riparleremo, ma intanto guardateli a questo link. A meno che non abbiate la fortuna di vederli dal vivo nel tour che partirà a Los Angeles a settembre…

    Dolce Vita smeralda

    Ancora una volta Eberhard & Co. si conferma protagonista dei grandi eventi di auto d’epoca. Da oggi fino al 9 sarà infatti sponsor del Concorso d’Eleganza Poltu Quatu Classic, che vedrà sfilare 50 vetture lungo la costa sarda davanti alla Maddalena. Tra i partecipanti, anche il Brand ambassador Miki Biasion a bordo di una Kimera Evo37 (reinterpretazione attuale della mitica Lancia Rally 037). La Maison de l’Aigle premierà i vincitori con un Tazio Nuvolari Legend (e i vincitori di classe con un Tazio Nuvolari desk clock). Un po’ di invidia ci sta.

    Astenersi deboli di cuore

    Lo scorso 2 e 3 luglio, Polignano a Mare ha ospitato l’ormai tradizionale appuntamento con i tuffi da grande altezze per la 10a edizione della Red Bull Cliff Diving World Series. Partner dell’intero circuito di gare internazionali si conferma Mido, che ha colto l’occasione per presentare un nuovo Friend of the Brand: l’atleta britannico Aidan Heslop. Che con il suo difficilissimo, ultimo volo da 20 metri ha sbaragliato tutti i concorrenti. Per la cronaca, sul gradino più alto del podio aveva al polso un Mido Ocean Star 600 Chronometer. Buon per lui.

    E il regatar m’è dolce… 1

    Foto Thierry Martinez / 11th Hour Racing courtesy Ulysse Nardin

    Si è conclusa il 1° luglio a Genova The Ocean Race 2022/23, l’epica regata intorno al mondo partita da Alicante in gennaio. A tagliare per primo il traguardo (sia della regata d’altura sia del Grand Finale In-Port Race), l’Imoca 60s di 11th Hour Racing Team. E con lei il suo sponsor, Ulysse Nardin, altrettanto sensibile alla salvaguardia degli oceani. La Maison, oltre che cronometrista ufficiale, è infatti partner Time to Act della storica competizione velica. E ne ha festeggiato i 50 anni con The Ocean Race Diver Chronograph. Sì, son soddisfazioni…

    E il regatar m’è dolce… 2

    Lo scorso anno, Tudor ha siglato una partnership con Alinghi Red Bull Racing, il team della Société Nautique de Genève in lizza per la 37a Americas’ Cup (prevista a Barcellona nel 2024). Ora la collaborazione è sfociata in due inediti orologi, ispirati ai monoscafi con hydrofoil AC75: i Pelagos FXD “Alinghi Red Bull Racing Edition”, in versione solo tempo e cronografo. Entrambi con cassa in carbonio composito, movimento di manifattura certificato dal Cosc, cinturino con attacco a barrette fisse e ovviamente i colori ufficiali della barca. Buon vento.

    A tempo di jazz

    Ancora una volta Audemars Piguet è partner del prestigioso Montreux Jazz Festival, che si tiene proprio in questi giorni. E per la serata di chiusura, il 15 luglio prossimo, ha chiesto al proprio ambasciatore Mark Ronson un evento speciale. Nasce così Mark Ronson and His Favourite Band Ever, un concerto che riunirà musicisti come Lucky Daye e Yebba (nella foto) e promette faville. Date un’occhiata al video Sincyng Sounds – Live che ne racconta il processo creativo e vi farete un’idea della magia che ci sarà su quel palco. Da brividi.

    Rappo dunque sono

    Prima Marracash e Shiva, ora Sfera Ebbasta. Sarà il legame con la street culture, sarà che all’estero da tempo è attivo in ambito hip hop (con gente del calibro di Eminem o i Gorillaz), sta di fatto che G-Shock amplia il giro delle collaborazioni sulla scena rap italiana. Al polso del novello ambasciatore ha messo quindi un GM-200, subito sfoggiato dall’artista con un post nel suo profilo Instagram. Oltretutto questa partnership rientra nei festeggiamenti del 40° anniversario del Brand, che prevedono altre sorprese e novità. Ne vedremo delle belle…

    Mare, sole e shopping

    Scorcio dell’interno della nuova boutique Rocca a Palermo

    Continua l’espansione di Rocca 1794 in Italia. La catena di orologerie e gioiellerie d’alta gamma ha infatti appena inaugurato una nuova boutique a Palermo (in via Libertà 35). E ha anche riaperto lo store stagionale al Forte Village (in piazza Luisa), meta del turismo de luxe a Santa Margherita di Pula. In entrambe le location, oltre ai marchi del Gruppo Damiani (cui Rocca appartiene), si possono trovare anche le creazioni dei maggiori brand internazionali. Un motivo in più per andare in vacanza tra Sicilia e Sardegna…

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  • Oroscopo di giugno. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di giugno. Previsioni e orologi, segno per segno

    Eccoci nuovamente con il nostro rendez-vous – un po’ per gioco, ma astronomicamente corretto – con le stelle per l’oroscopo di giugno. Nelle prime due decadi di questo mese, nella costellazione dei Gemelli incontriamo il Sole, che poi andrà in Cancro e muterà così le chiavi di lettura del cielo. Segno molto particolare quello dei Gemelli – anche se a dire il vero un po’ tutti lo sono -, caratterizzato da una duplicità con tanti significati simbolici ed esoterici.

    Prima di analizzare la situazione segno per segno, vediamo quindi quali saranno le disposizioni dei corpi celesti in questo mese che è la porta solstiziale dell’estate.

    I transiti planetari

    Il 4 giugno avremo una Luna Piena, insieme a una congiunzione di Mercurio e Urano. Un’altra bella congiunzione, questa volta di Luna e Saturno, si verificherà il giorno 10, mentre la Luna nel suo celere percorso incontrerà, congiungendosi, Giove il giorno 14 e, poco dopo, il giorno 16 Mercurio. Interessante anche il cielo del 17, in cui Saturno entrerà in moto retrogrado, mentre il solstizio del giorno 21 segnerà l’ingresso del Sole nel segno del Cancro. Subito dopo, e precisamente il 22, avremo una triplice congiunzione di Luna, Venere e Marte. Il mese terminerà con il giorno 30, che ci porterà l’inizio del moto retrogrado di Nettuno. Ma tutto questo come si rifletterà su di noi?

    Ariete

    Sempre vitali e carichi di energia e di fuoco, i nati sotto il segno dell’Ariete sapranno estrarre il meglio dal Plenilunio di inizio mese. Un’occasione per ricaricarvi, anche in vista della Luna Nuova del giorno 17, che vi costringerà forse a riprendere in considerazione alcuni dei vostri slanci, con una certa inclinazione introspettiva che non potrà che essere benefica, nel medio e nel lungo periodo. L’ingresso del Sole nel Cancro vi indurrà a concedervi qualche piacere e soddisfazione, soprattutto nei rapporti interpersonali e nella vostra relazione con l’ambiente, in particolare con il luogo in cui abitate. Potete vivere fantastiche avventure anche dietro casa: scegliete un esemplare ad alte prestazioni.

    JAEGER-LECOULTRE Polaris Mariner Memovox
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 956 di manifattura, con funzione di sveglia e datario. Quadrante soleil, grené e opalino, lancette, numeri e indici applicati luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio (in vendita con un secondo cinturino in caucciù). 22.700 euro.

    Toro

    L’oroscopo di giugno suggerisce ai nati sotto questo segno di cogliere i buoni e potenti influssi per sistemare cose di natura pratica. Una questione spinosa, un piccolo debito, una situazione trascurata potranno essere facilmente affrontati e superati nella prima parte del mese, mentre il momento migliore per intraprendere iniziative e assumersi impegni sarà quello della Luna Nuova. Le energie delle Arti della Guerra e dell’Amore si esprimeranno al massimo nella notte della triplice congiunzione: un’occasione da non perdere, qualsiasi sia il fronte su cui vi applicherete! Per favorire le ali ai piedi, procuratevi un orologio ad alta frequenza.

    CHOPARD Alpine Eagle Cadence 8HF
    Cassa (41 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 01.12-C di manifattura, ad alta frequenza (57.600 A/h, 8 Hz), con autonomia di 60 ore e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante decorato a raggiera, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in titanio grado 5. 22.100 euro.

    Gemelli

    Il giorno 17 inizierà il moto retrogrado di Saturno nei Pesci, altro segno doppio come peraltro i Gemelli, per cui particolarmente significativo. Comincerà un periodo di forti opportunità sul fronte lavorativo, o dello studio, in cui però – come sempre – saremo noi i protagonisti, con le nostre scelte e il nostro impegno. Il giorno 17 avrete anche Sole e Luna in prima casa: sperimenterete grandi energie nel piano della assertività. Sarete ascoltati, risulterete convincenti. Si tratta di un’occasione molto interessante per avviare progetti nuovi o portare a giusto compimento quelli in cui siete impegnati da tempo. Nel frattempo celebrate la vostra natura duplice con un doppio cronografo…

    CYRUS GENEVE Klepcys Dice Lime Carbon
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CYR718 di manifattura, con doppio cronografo indipendente. Quadrante traforato, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta in carbonio con fibre luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in titanio grado 5. Edizione limitata di 50 esemplari, 50.300 euro.

    Cancro

    Il Cancro è segno retto dalla Luna, per cui è ad essa che dovremo maggiormente guardare. La Luna Piena vi aiuterà nella ricerca di piccoli ma fondamentali piaceri quotidiani, innocue concessioni che saranno un vero balsamo per l’anima. Approfittatene, quindi, per uscire dalla ripetizione e dalla routine, cercando percorsi alternativi, in senso fisico e figurato, assaporando il senso di libertà che questa scelta comporta. Il Sole viene a farvi visita il 21, rendendo le giornate cariche ed estremamente potenti. Saturno retrogrado vi porterà a riprendere in considerazione letture, frequentazioni e studi che forse avevate accantonato. Il cambiamento di direzione si ripercuote in un cambiamento di visuale: comprenderete meglio che alcune cose veramente contano per voi e che è giunto il momento di rimettervi in cammino. Fatevi aiutare da un orologio dedicato al vostro “pianeta guida”…

    ARNOLD & SON Perpetual Moon 41.5 Gold
    Cassa (41,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A&S1512, con autonomia di quasi 4 giorni (90 ore), fasi di luna astronomiche. Quadrante Pvd blu con strati di lacca trasparente e decoro Raggi stellari, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 34.500 franchi svizzeri.

    Leone

    Segno retto dal Sole, unendo le vostre intrinseche caratteristiche alle energie del Plenilunio di inizio mese non potrete che raccogliere soddisfazioni da tutto quello per cui vi impegnerete. Il 17 porterà la necessità di un respiro più ampio: non di un vero e proprio rallentamento ma certamente di una ripresa, in considerazione di fatti, azioni e relazioni di cui ci sentivamo assolutamente certi, e che invece sarà meglio vedere da un angolo differente. Quantomeno, con meno passionalità e meno travolti dalla sfera emotiva. Contate sull’ausilio di un orologio che all’occorrenza sa anche sdoppiarsi.

    A. LANGE & SÖHNE 1815 Rattrapante
    Cassa (41,2 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro L102.2 di manifattura, con autonomia di 58 ore, cronografo sdoppiante con secondi continui. Quadrante in argento massiccio, argenté e con scala tachimetrica, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 200 esemplari, prezzo non comunicato.

    Vergine

    Il desiderio di fondo dei nati nel segno della Vergine, amanti dell’ordine e della pacatezza, si troverà al principio del mese a fare i conti con voci interiori che reclamano un cambiamento, un sovvertimento dell’ambiente, abitativo o lavorativo, un bisogno di libertà al quale sarà meglio dare ascolto. La Luna Nuova in Gemelli è un ottimo auspicio sul fronte professionale. Saturno retrogrado in settima casa, quella delle relazioni amorose, impatterà sul fronte sentimentale. Sarà importante misurare le energie, fra quelle che sarete realmente disposti a impegnare e quelle che invece dovrete serbare per voi stessi, tenendo sempre presente quanto sia importante imparare ad amarsi sinceramente. Mettetevi al centro e fate ruotare tutto attorno a voi: confidate in un esemplare che ve lo ricordi.

    GUCCI G-Timeless Planetarium
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro GGC.1976.DS realizzato in esclusiva, con tourbillon volante centrale (gabbia in oro rosa tempestata di diamanti), indicazione “danzante” delle ore tramite gemme rotanti (opali di fuoco, rubini, granati mandarino, tormaline rosa per un totale di 8.4 ct). Vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Prezzo non comunicato.

    Bilancia

    Considerate ciò di cui vi nutrite: cibo? Relazioni? Idee? Progetti? La Luna Piena in terza casa vi sarà d’aiuto per ridefinire ciò che costituisce la base fondante della vostra esistenza, forse anche per riequilibrare un po’ delle abitudini che, a lungo andare, creano scompensi. Segno d’aria, la Bilancia si ricarica in occasione della Luna Nuova. Nessun momento migliore per esplorare anche altre forme di pensiero, di filosofia, di visione del mondo che vi permettano di valorizzare il meglio di voi, sempre sotto il segno dell’equilibrio, ma anche con la capacità di aprirvi al mondo. Per connettervi con voi stessi e con gli altri, niente di meglio di uno smartwatch di livello.

    TAG Heuer Connected
    Cassa (45 mm) in titanio grado 2 Dlc nero. Sistema operativo Wear OS by Google, durata della batteria pari a un giorno intero (con diverse ore di sessioni sportive). Sensori: cardiofrequenzimetro, bussola, microfono, barometro. Display Amoled da 1,39 pollici, risoluzione 454 x 454 pixel (326 ppi). Lunetta in ceramica sabbiata, vetro zaffiro, cinturino in caucciù, intercambiabile. 2.600 euro.

    Scorpione

    La Luna Nuova del giorno 3 sarà particolarmente positiva per gli aspetti economici e finanziari. Volendo dare una lettura maggiormente simbolica, possiamo sempre ricordare che alla fine investire su noi stessi è sempre, alla lunga, la scelta vincente. A voi la chiave di lettura, nel vostro quotidiano. La Luna Nuova del Solstizio apre inattese possibilità, che si presenteranno però quasi celate. Andranno colte dai loro minimi segnali e, se ben coltivate, ripagheranno l’impegno profuso. Saturno retrogrado impone una pausa dopo un periodo di slanci, a volte eccessivi, invitando ad una riflessione sicuramente costruttiva. Favoritene gli influssi con un esemplare dalla doppia indicazione retrograda.

    VACHERON CONSTANTIN Patrimony Biretrogrado Giorno e Data
    Cassa (42,5 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 R31R7/3 di manifattura, con indicazione della data e del giorno della settimana con lancette ad andamento retrogrado. Quadrante spazzolato soleil, indici applicati, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. Prezzo non comunicato.

    Sagittario

    Con la Luna Piena in prima casa, questo mese è davvero importante per i nati sotto il segno del Sagittario. La Fortuna vi sorride e riuscirete in tutto quello che intraprenderete. La triplice congiunzione caricherà di forza e di amore ogni vostra decisione: niente di meno. Mese di realizzazioni ma anche di esordi e di meritate soddisfazioni. Con il passaggio del Sole in Cancro, dovrete prestare attenzione alle vostre voci interiori, accudire con cura il vostro Io più intimo, fermandovi per riconsiderare tutte quelle cose, o quelle idee, che finirebbero per danneggiarvi se le trascuraste o fingeste di ignorarle. Ampliate i vostri orizzonti, guardate dentro e fuori di voi: arricchite la vita di esperienze ed esplorate nuovi luoghi. Potrebbe servirvi uno strumento che alluda ai viaggi, fisici e mentali.

    CARTIER Santos-Dumont Squelette
    Cassa (31 mm) in oro rosso. Movimento meccanico “di forma” a carica automatica, calibro 9629 MC di manifattura, dalla costruzione scheletrata, con micro-rotore decentrato e personalizzato dal monoplano Demoiselle costruito da Alberto Santos-Dumont nel 1907. Lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, corona perlé con cabochon di zaffiro blu, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da settembre, 44.500 euro.

    Capricorno

    È il momento di riconsiderare molte cose, a partire da quello che veramente conta per voi. L’inizio del mese vi invita a ritirarvi in voi stessi, a ritrovare senso e valore di ciò che vi impegna sul piano quotidiano. L’oroscopo di giugno suggerisce ai nati in Capricorno di prendere tempo, di riguadagnare energie vitali, di considerare con obiettività quanto del vostro impegno e delle vostre energie siano realmente produttivi – e quanto, invece, non sia semplicemente sprecato per una poco oculata gestione della vita. Il Sole in Cancro apre la strada ai legami sentimentali e alle nuove amicizie. Il mondo delle relazioni si apre con il migliore degli auspici. Valorizzatevi con un esemplare che la dica lunga su di voi…

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Jumbo Extra-piatto
    Cassa (39 mm x 8,1 di spessore) in oro bianco, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 7121 di manifattura, con datario. Quadrante grainé, lancette e indici applicati in oro bianco luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in oro bianco. 78.600 euro.

    Acquario

    Giugno inizia con segnali fortemente positivi sul fronte interpersonale. Che siano nuove amicizie, vecchi amici reincontrati, persone a noi veramente vicine o anche solo simpatici conoscenti, i nostri rapporti saranno potenziati e daranno a entrambe le parti soddisfazione e piacere. Saturno, il vostro pianeta, diventa retrogrado il 17 nella vostra seconda casa, quella del denaro e delle risorse. Necessario, quindi, prestare molta attenzione e oculatezza per saper ben discernere tra il piacere effimero di ciò che non è fatto per rimanere e la qualità che dura nel tempo. Prendete come esempio un orologio che mira a sfidare l’eternità…

    PATEK PHILIPPE Grande Complicazione Ref. 5316
    Cassa (40,2 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro R TO 27 PS QR di manifattura, con dispositivo tourbillon, ripetizione minuti, calendario perpetuo con fasi lunari e visualizzazione retrograda della data, piccoli secondi. Quadrante in vetro zaffiro metallizzato, indici applicati in oro, vetro zaffiro, fondello pieno o in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello dal motivo goffrato. Prezzo non comunicato.

    Pesci

    Segno doppio, come i Gemelli che occupano le prime due decadi di Giugno: anche se tendenzialmente freddi o meno comunicativi, voi nati sotto il segno dei Pesci sarete necessariamente riscaldati dalle energie del Plenilunio e poi del Solstizio. Attenzione alle persone cui deciderete di dare fiducia: un minimo di cautela, anzi, quasi una battuta d’arresto è proprio suggerita dal Saturno retrogrado del 17. Nulla di necessariamente negativo, ma un po’ di sana attenzione non potrà che aiutarvi a non cadere vittime di eccessi di ottimismo o di atteggiamenti più emotivi che razionali. Dall’ingresso del Sole in Cancro, il giorno 21, tutto sarà propizio affinché troviate soddisfazione in quei settori in cui esprimete al meglio le vostre passioni e, soprattutto, la vostra creatività. Lasciatevi ispirare da un esemplare “artistico”…

    HUBLOT Spirit of Big Bang Sang Bleu All Black
    Cassa sfaccettata (42 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB4700, dalla costruzione scheletrata. Quadrante in vetro zaffiro, vetro zaffiro sfaccettato, cinturino in caucciù. Realizzato in collaborazione con Maxime Plescia-Buchi “in stile” Sang Bleu. Edizione limitata di 200 esemplari, 31.800 euro.

  • Cronache dell’orologeria. Sport, arte, corporate – 30/05/2023

    Cronache dell’orologeria. Sport, arte, corporate – 30/05/2023

    Consueto appuntamento con le Cronache dell’orologeria, che anche questa settimana vanno a spigolare fra gli innumerevoli comunicati arrivati in redazione. Dopo una serrata ma necessaria selezione, ecco qui di seguito le notizie assolutamente da sapere per restare aggiornati su quello che succede (e succederà) nell’industria del tempo. Tra sponsorizzazioni sportive, eventi artistici internazionali e nuovi protagonisti, le cronache dell’orologeria non ci annoiano mai…

    Vele d’epoca

    Dal 10 al 25 giugno si terrà la prima edizione della Richard Mille Cup, inedita regata di yacht storici nelle acque della Manica, fra Falmouth e Le Havre. Dove si daranno convegno elegantissime “signore del mare” di almeno 33 piedi, costruite tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del secolo scorso. Tra i cutter e gli schooner selezionati spicca per esempio il magnifico Moonbeam IV del leggendario William Fife. Fra l’altro il trofeo per il vincitore, alto un metro, è realizzato da Garrard, il gioielliere britannico fornitore della famiglia reale. Spettacolo!

    Born to race

    È iniziato ieri il Tourist Trophy 2023, 102a edizione di quella che è considerata l’essenza del road racing per le due ruote. Come sempre dal 1907, sull’Isola di Man andrà in scena un concentrato di passione, adrenalina e follia pura che si snoda lungo le 37 miglia e passa della corsa (fino al 10 giugno). Partner e cronometrista ufficiale è ancora una volta Bremont, che per l’occasione ha creato l’Isle of Man TT Limited Edition, un cronografo in acciaio già avvistato al polso di Peter Hickman (nella foto), brand ambassador e grande favorito. Dita a V…

    Sognare in grande

    Nuovo excursus di Swatch nel mondo dell’arte. Per festeggiare il MoonSwatch, il Marchio si è rivolto a Saype, land artist di origine francese noto per le gigantesche opere effimere. Che ha creato due enormi dipinti nelle sterminate distese del Kenya: His Bright Dream (6mila m2, nella foto) e Her Bold Dream (7.200 m2). Realizzati con una pittura biodegradabile da lui inventata, a base di gesso e carbone, sono destinate a sparire nel tempo. Ma intanto fanno riflettere sul destino dell’uomo e su quello del pianeta. Applausi e tanti Ohhh di meraviglia…

    20 anni di mecenatismo

    L’iniziativa di Rolex Maestro e Allievo compie 20 anni. E la Casa della corona ha celebrato l’anniversario con il Rolex Arts Festival, inaugurato il 26 maggio scorso con una cerimonia di gala allo Stavros Niarchos Foundation Cultural Center (nella foto) di Atene, preceduta da 4 giorni di pre-festival. Per quasi una settimana, la capitale greca si è trasformata così in una “capitale della cultura” in cui si sono ritrovati decine di artisti coinvolti nel programma di mentoring, che hanno dato vita a una trentina di eventi, pubblici e privati. Beati gli ateniesi…

    Nuovi vertici 1

    Cambio al vertice da Locman. Il ruolo di Ad è stato assunto da Edoardo Lauber, manager friulano che ha maturato una lunga esperienza in campo commerciale e finanziario (ha lavorato in Safilo prima e in Luxottica poi). Ma non è nuovo in orologeria: da tempo fa parte del Consiglio di amministrazione dell’azienda elbana. Ora darà supporto al fondatore e Presidente Marco Mantovani per affrontare le sfide imposte dal mercato e sviluppare il marchio in un’ottica sempre più internazionale. Congratulazioni e buon lavoro.

    Nuovi vertici 2

    Cambio al vertice anche da Audemars Piguet. Ilaria Resta è la prima donna nominata Ceo di una delle marche top ten dell’orologeria elvetica. Di origini italiane ma residente vicino a Ginevra, la manager entrerà in azienda ad agosto e affiancherà François-Henry Bennahmias fino a dicembre – ad interim – per poi tenere le redini da sola dal 1° gennaio 2024. New entry nel settore (in precedenza ha lavorato da Firmenich e in Proctle and Gamble), sembra comunque avere le idee chiare. Ci ripetiamo: anche a lei, congratulazioni e buon lavoro.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai. Continuate a seguire il nostro appuntamento settimanale per non perdervi nessuna novità.

  • Maggio, un mese in asta. Con rarità milionarie

    Maggio, un mese in asta. Con rarità milionarie

    Maggio è un mese ricchissimo per le aste di alta orologeria, con Phillips e Christie’s a farla da padrone. Solo nel weekend appena passato, diversi appuntamenti a Ginevra tenuti dalle due case d’asta hanno portato a un totale di vendite da capogiro: quasi 100 milioni di franchi svizzeri. Merito degli orologi rarissimi finiti sotto il martelletto, sia di marchi top sia di brand indipendenti, e di una collezione speciale legata a Rolex e al Sultanato dell’Oman. Ma andiamo con ordine.

    Il boom di Phillips

    Ai vertici dei risultati Phillips in Association con Bacs & Russo, che nell’asta The Geneva Watch Auction: XVII ha totalizzato vendite per oltre 48 milioni di euro. Le stime pre-vendita erano state piuttosto caute e questo sembra aver suscitato interesse, in particolare per i lotti più rari e desiderabili.

    Tra gli highlight, i tre orologi che si sono spartiti il podio: nemmeno a dirlo, Rolex e Patek Philippe. Il lotto più pagato è stato il 102, un Rolex Daytona Ref. 6270 “The End Game” del 1988, venduto per 3 milioni e 690mila franchi (circa 3 milioni e 800mila euro), un esemplare in oro giallo con quadrante in pavé di diamanti, indici con zaffiri e lunetta con diamanti baguette. Segue il lotto 23, un Patek Philippe Ref. 2499 calendario perpetuo seconda serie in oro rosa del 1950, battuto per 3 milioni e 200mila franchi (circa 3 milioni e 300mila euro). Terzo posto per la stessa referenza di Patek, ma in oro giallo e datata 1951: 2 milioni e 360mila franchi (circa 2 milioni e 400mila euro).

    Merita un cenno anche il prototipo del Biver Carillon Tourbillon Minute Repeater in titanio con quadrante in ossidiana, battuto da Aurel Bacs in persona e in presenza dello stesso Jean-Claude Biver. La cifra raggiunta – 1 milione 270mila franchi – si commenta da sola.

    Christie’s milionaria

    Mentre venerdì 12 maggio Christie’s ha organizzato Rare Watches, che ha venduto il 98% dei lotti per un totale di 26 milioni e 513mila franchi svizzeri. Del totale degli orologi battuti, sei hanno superato il milione di franchi, quattro i 500mila franchi. Dispersi diversi pezzi vintage introvabili, ma a monopolizzare il podio ci ha pensato Patek Philippe. Medaglia d’oro al Lotto 84, l’edizione limitata in acciaio del Nautilus per Tiffany & Co. venduta per 2 milioni e 233mila franchi. Medaglia d’argento al Lotto 138, il Patek Philippe Ref. 3974 2497R venduto per quasi 2 milioni di franchi. Bronzo al Lotto 132, un Patek Philippe Ref. 2499 prima serie venduto per 1 milione e 618mila franchi (partiva da una stima tra 1 milione e 200mila e 1 milione e 800mila).

    Naturalmente i riflettori si sono accesi anche su Rolex, grazie a un’ampia selezione di pezzi realizzati per il Sultanato dell’Oman, ben sette. Ha spiccato il raro cronografo Daytona Ref. 6269 con lunetta incastonata di diamanti e quadrante e bracciale tempestati di diamanti e zaffiri, realizzato intorno al 1985 e venduto per 1 milione e 134mila franchi. Anche tutti gli altri sei pezzi vintage e moderni, ordinati una volta da Sua Maestà Sultan Qaboos Bin Said Al Said, sultano dell’Oman, che recavano l’emblema di Khanjar o la firma del sovrano, sono stati venduti.

    Asta da star per F.P. Journe

    Nella sezione dell’asta Independent Watchmakers si è fatto invece notare un orologio di F.P. Journe, confermando il grande interesse che la comunità internazionale di collezionisti continua ad avere per i pezzi del Maestro marsigliese. Il Lotto 96, un raro orologio da polso Tourbillon Souverain Ruthenium in platino, in edizione limitata, prodotto intorno al 2003, è stato battuto per circa 530mila franchi.

    E a proposito di F.P. Journe, il giorno dopo Rare Watches, è stata la volta della vendita The Art of F.P. Journe, la prima asta dedicata a un orologiaio indipendente vivente. Qui Christie’s ha venduto tutti i pezzi all’incanto, con un realizzo di 13 milioni e 665mila franchi, +175% sopra la stima base. 

    L’area Europa-Medio Oriente ha rappresento il 52% degli acquisti, seguita dalle Americhe con il 28% e dall’Asia-Pacifico con il 20%. Dato interessantissimo: il 29% degli acquirenti e offerenti era costituito da Millennial. Il lotto più caro della vendita è risultato un orologio da polso Tourbillon Souverain “Souscription 2/20” in platino, realizzato intorno al 1999 e battuto per 2 milioni e 707mila franchi.

    Il record di Sotheby’s

    Per passare da Sotheby’s Geneva, all’interno delle vendite della Luxury Week, lunedì scorso si è raggiunto un nuovo record mondiale con un Rolex Daytona “John Player Special” ref. 6241 del 1969 in oro giallo, battuto per 2 milioni e 238mila franchi. Sarà per l’effetto anniversario – quest’anno la collezione Cosmograph Daytona spegne 60 candeline -, sarà perché i quadranti Paul Newman sono i più desiderati sul mercato del secondo polso, sta di fatto che l’orologio ha superato tutte le aspettative. La stima iniziale infatti andava dai 600mila al milione e 200mila franchi…

    Al di là delle condizioni incredibilmente buone dell’esemplare, oltretutto mai revisionato in più di mezzo secolo di vita, nella valutazione finale ha giocato un ruolo importante la sua effettiva rarità. Questo modello è chiamato così per la particolare colorazione nero e oro, che rievoca quella dell’omonimo pacchetto di sigarette, nonché la livrea del Team Lotus F1 che l’azienda del tabacco britannica sponsorizzò negli anni Settanta e Ottanta. E pare che dei tremila esemplari della Ref. 6241 prodotti in totale da Rolex, solo 300 siano stati realizzati interamente in oro giallo; e fra questi, poche unità avevano l’ambito display John Player Special. Si comprende, insomma, perché l’asta si sia risolta in 8 combattutissimi minuti e 7 offerte differenti.

    Uno sguardo al prossimo futuro

    Ma il mese delle aste non è finito qui. Dal 18 al 30 del mese si tiene infatti l’asta Christie’s Watches Online: The Geneva Edit, con straordinari orologi legati dall’affinità tra alta orologeria e alta gioielleria. Un’ampia selezione dei pezzi all’incanto sarà esposta nel nuovo ufficio Christie’s di Ginevra tra il 22 e il 26 del mese. Tra questi, l’Astronomia Flawless Diamond di Jacob & Co., la cui stima è stata fissata tra 200mila e 400mila franchi.

    Intanto, il 23 maggio, Phillips organizza The Imperial Patek Philippe Sale, un’asta monotematica focalizzata sul Patek Philippe Calatrava Quantième Lunaire Ref. 46QL appartenuto all’ultimo Imperatore della dinastia Qing, Aisin-Gioro Puyi. Datato 1937, con la cassa in platino e il quadrante “roulette”, è un esemplare di cui finora non si conosceva neppure l’esistenza, ma dalla storia avventurosa, testimoniata da una ricca documentazione. Per approfondirla, vi rimando al sito ufficiale della casa d’aste. Qui mi limito alla quotazione iniziale: 3 milioni di dollari (americani).

    Capolavori da tasca per Christie’s

    Infine, ancora Christie’s chiuderà il proprio mese a Hong Kong con un’asta dedicata a preziosissimi orologi da tasca. Important Watches si terrà il 26 maggio e presenterà straordinari esemplari del XIX, XX e XXI secolo, tanto accattivanti quanto unici. Sarà un’asta dal vivo, nella quale si distingueranno, tra gli altri, due orologi ricercatissimi.

    Si tratta di un Audemars Piguet Ref. 25630 Grand Complication, con quadrante con pavé di diamanti, e il più antico “miniature watch” conociuto di Patek Philippe con una complicazione orologiera della leggendaria Maison di Ginevra, forse la più piccola mai realizzata.

    Il primo, numerato “001”, si ritiene sia un pezzo unico. Secondo gli archivi di Audemars Piguet, l’ébauche è stata acquistata da LeCoultre & Cie nel 1973, anche se probabilmente risale agli anni ‘30, uno dei secoli d’oro delle grandi complicazioni. L’orologio è stimato tra i 550mila e 1 milione e 100mila dollari di Hong Kong (65mila/130mila euro).

    Il secondo è una ripetizione minuti con un diametro di 24,5 mm, forse la più piccola mai creata dalla Maison. L’orologio è completamente nuovo sul mercato ed è rimasto nascosto al pubblico per 135 anni, dalla sua produzione nel 1888.

    Una nuova aggiunta agli orologi complicati storici del XIX secolo di Patek Philippe, descritta così dall’ex Direttore del Museo Patek Philippe, Arnaud Tellier: «Questo orologio in miniatura è uno dei più grandi successi di Philippe del XIX secolo. Era e rimane uno dei capolavori della manifattura ginevrina». Stimato tra gli 800mila e i 2 milioni e 400mila dollari di Hong Kong (94mila/280mila euro).

    Faraone protagonista a Milano

    In casa nostra, chiuderà il mese un importante appuntamento di Faraone Casa d’Aste. Gioielli e orologi delle maison più prestigiose come Cartier, Bulgari, Van Cleef & Arpels ma anche luxury good con borse Hermès. Questo il ricco ménu dell’asta in programma nel “Salotto Faraone” al Portrait Hotel di Milano il 24 maggio.

    Tra gli orologi più interessanti all’asta durante la sessione pomeridiana, il best in show – arrivato a catalogo chiuso – sarà un Rolex Daytona Special Edition (Ref: 1165994RU), con cassa e quadrante incastonati da un pavé di diamanti e rubini carré. Sotto il martelletto cadrà anche un Rolex Date Just Ovettone mille righe, anni ’50, con cassa in oro giallo.

    Sempre dello stesso periodo, un Patek Philippe Lady a carica manuale, con cassa da 14mm in oro giallo e cinturino a coda di topo nero, corredato di astuccio originale dell’epoca. Del decennio appena precedente, un Vacheron Constantin Ref. 47245/00R, 2005, con movimento automatico e calendario perpetuo, in oro rosa, con scatola originale e garanzia.

  • Code 11.59 by Audemars Piguet: carattere d’acciaio

    Code 11.59 by Audemars Piguet: carattere d’acciaio

    La collezione Code 11.59 di Audemars Piguet è un caso di scuola per quanto riguarda l’approccio all’alta orologeria da parte di alcuni soloni del settore. Quando fu presentata a Le Brassus, nel 2019, ci furono più perplessità e nasi arricciati che scene di giubilo e approvazione. Perché ci si trovò di fronte a qualcosa di inatteso e all’apparenza lontano dalla storia e dai codici del brand. Qualcosa, in una parola, di nuovo.

    Parlo di caso di scuola perché tanta parte degli addetti ai lavori ama ripetere e ripetersi la litania secondo cui l’orologeria non inventa ormai più nulla di nuovo. Secondo cui i marchi propongono modelli del passato rivisti in chiave moderna, appellandosi all’heritage per nascondere una drammatica mancanza di idee. Però, quando compare un orologio davvero nuovo che obbliga costoro a uscire dalla propria comfort zone, vi trovano più difetti che pregi. Con il Code 11.59 è andata così.

    Perché Audemars Piguet è uno di quei marchi che, suo malgrado, ha finito per identificarsi con il proprio pezzo-mito, il Royal Oak. Hai voglia a raccontare la complessa costruzione della cassa del Code 11.59, il nuovo movimento di manifattura, le finiture, il logo applicato a mano eccetera. Ciò che non è Royal Oak è, nella migliore delle ipotesi, insolito. 

    Per fortuna ad Audemars Piguet lavora gente che non si fa spaventare e che è convinta della bontà delle proprie idee. Bene il successo del Royal Oak e del Royal Oak Offshore (con conseguente difficoltà a soddisfare le richieste del mercato); bene la crescita delle quotazioni di queste collezioni nel secondo polso. Ma la collezione su cui puntare per la comunicazione è ormai la Code 11.59. A testimonianza di quanto l’azienda si fidi del prodotto, in barba ai soloni.

    Sei nuove referenze

    A valle di tutte queste considerazioni, era piuttosto evidente che a distanza di quattro anni dal lancio la collezione avesse bisogno di un ritocco. È una dinamica normale nella vita commerciale di un prodotto. A febbraio, Audemars Piguet ha presentato, oltre alle grandi complicazioni, sei nuove referenze del Code 11.59, tre solo tempo e tre cronografi. Le novità sono principalmente di carattere estetico, alle quali se ne affianca una sostanziale: per la prima volta la collezione ospita una cassa in acciaio.

    In questo articolo scelgo di parlare del solo tempo, perché è a mio avviso l’orologio dove lo sforzo di affinare la collezione si percepisce meglio. Trasferite le medesime considerazioni sul cronografo (flyback) e vedrete che sono sovrapponibili. E scelgo di partire proprio dall’innovazione più evidente, quella del materiale.

    Code 11.59 in acciaio: mica facile…

    In principio erano oro bianco e oro rosa. E oro bianco e oro rosa erano le casse del Code 11.59. E oro bianco e oro rosa erano il Code 11.59. Nel 2021 e nel 2022 il primo sussulto: Audemars Piguet integrò una cassa mediana in ceramica nera o blu in alcune referenze. Oggi, 2023, il passo definitivo: la cassa in acciaio entra stabilmente in collezione. E non si tratta di una banalità.

    Chi conosce la storia di questa linea sa che l’architettura della cassa del Code 11.59 è estremamente complessa e rognosa da lavorare. È come se fosse un sandwich ottagonale, le cui fette di pane sono due lunette del Royal Oak e la cassa mediana la farcitura. Con in più il carico da novanta delle anse integrate, stilizzate e traforate, e della lunetta sottilissima. Un combinato disposto di design complesso che, nel caso delle precedenti referenze, aveva reso la vita meno grama agli artigiani e ai cassisti di Audemars Piguet perché la malleabilità dell’oro rendeva il lavoro meno difficoltoso.

    Con l’acciaio è tutta un’altra musica, perché è una lega meno malleabile e dare forma a un’architettura del genere non è una passeggiata. È stato necessario attingere alle migliori competenze maturate in Manifattura per riuscire a creare questa cassa con questo materiale. In più, due delle sei referenze hanno la cassa mediana in ceramica nera. Ulteriore mal di testa per gli artigiani di Audemars Piguet.

    Il lavoro sul quadrante

    Le altre evoluzioni più importanti ed evidenti riguardano il quadrante, a partire dall’incisione à guilloché. Per realizzarla, la Manifattura si è avvalsa del lavoro di un guillocheur svizzero, Yann von Känel, il quale ha creato stampe originali incise a mano. Le stampe riproducono un motivo a onde, che diventano da più a meno fitte man mano che si muovono dall’interno all’esterno del quadrante. Il quale risulta così punteggiato da centinaia di piccole cavità con cui gioca la luce. Il risultato è un effetto cromatico che dà l’illusione che i quadranti siano fumé anche quando la loro tonalità è uniforme.

    Accade con i quadranti blu e verde, colori ottenuti tramite processo Pvd; il terzo colore della collezione è un beige, che realmente sfuma verso un marrone scuro dal centro alla periferia. In questo caso, gli artigiani hanno ottenuto la tonalità con un processo galvanico. Il solo tempo e il cronografo con quadrante beige hanno la cassa mediana in ceramica nera. Giusto per completezza segnalo che il punto di blu è lo stesso “Bleu Nuit – Nuage 50” del Royal Oak.

    Gli indici sono un’ulteriore evoluzione della collezione Code 11.59. Le precedenti referenze avevano i numeri romani al 3, 6, 9 e 12 e indici a bastone sulle altre ore. Adesso ci sono 12 indici in oro bianco rivestiti con Super-LumiNova, appiattiti, sfaccettati e lucidati. Proprio questa loro piattezza crea contrasto con il nuovo motivo del quadrante. La scala dei secondi sul réhaut è passata dall’indicazione di cinque secondi in cinque secondi a una più dettagliata, a beneficio di una più precisa rilevazione del tempo. Il datario si è spostato da ore 4:30 a ore 3.

    A proposito di réhaut, i designer di Audemars Piguet hanno dato una sistemata anche a quello. Ora è meno inclinato, così che si riduce il dislivello con il quadrante e ne beneficia l’omogeneità dell’insieme. È anche più grande rispetto al precedente e ha una smussatura più liscia che lo rende più equilibrato e maggiormente gradevole alla vista.

    Ma c’è dell’altro

    Spostandoci dal quadrante all’esterno dell’orologio, la corona e la fibbia del cinturino si distinguono per alcuni dettagli nuovi. Per trovare la differenza tra fibbia vecchia e nuova, serve fare un gioco simile all’Aguzzate la Vista de La Settimana Enigmistica: al posto del monogramma inciso AP, ora il nome è per esteso, Audemars Piguet.

    La corona è più ergonomica, con una forma più arrotondata e rientranze meno profonde ma più marcate rispetto alle precedenti, a beneficio della maneggevolezza. Sui due modelli con quadrante sfumato beige ha una calotta in ceramica nera che sovrasta la parte in acciaio.

    Nulla di rilevante, invece, sul fronte del movimento. Il calibro dei nuovi Code 11.59 solo tempo è infatti il 4302 di manifattura, dotato di un meccanismo brevettato che garantisce stabilità e precisione nella regolazione dell’orologio. L’unico dettaglio è estetico: una massa oscillante scheletrata in oro rosa dedicata alla collezione. È visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro.

    Perché questo Code 11.59 vale tanto

    Per finire, i prezzi. Le referenze blu e verde costano 25.400 euro, quella sfumata beige 27.900 euro: la ceramica fa la differenza. Sono prezzi che, naturalmente, non ha senso comparare con quelli degli altri Code 11.59 solo tempo, visto che si parla di acciaio contro oro.

    Quello che mi sento di dire è che la rinfrescata che Audemars Piguet ha dato alla collezione è quanto mai salutare. Pur non mettendo in dubbio l’eccellenza della fattura delle referenze precedenti, ho sempre trovato i solo tempo poco equilibrati. Il motivo? Un quadrante non all’altezza, in quanto a finiture, della complessità costruttiva della cassa. Parere personalissimo e quindi ampiamente discutibile. Ora, mi pare che proprio il lavoro fatto sul quadrante abbia rimesso le cose a posto, dando a questi Code 11.59 un percepito all’altezza della loro qualità effettiva. Portando i tre lancette all’altezza dei cronografi, da sempre più equilibrati. Una spinta in più su questa collezione, una prova in più di quanto Audemars Piguet creda in essa. Dopotutto, la referenza beige costa esattamente quanto il santissimo Royal Oak solo tempo in acciaio. Vorrà pur dire qualcosa, no?

  • “Royal Oak: da iconoclasta a icona”, 50 anni di storia in un libro

    “Royal Oak: da iconoclasta a icona”, 50 anni di storia in un libro

    Cassa e bracciale in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, il più piatto dell’epoca. Spirito sportivo ma chic. Pochi esemplari possono definirsi pionieristici come il Royal Oak di Audemars Piguet. Tant’è che quando fu lanciato, nel 1972, non furono in molti a credere che avrebbe avuto successo. Troppo grande, troppo costoso, e con quel design, poi… Troppo innovativo. All’inizio, a scommettere sul suo potenziale furono solo il distributore svizzero e l’importatore italiano, Carlo De Marchi. Lungimiranti, intuirono che si trattava di un’invenzione geniale. Ma ci vollero almeno un paio d’anni prima che quel modello rivoluzionario fosse compreso e accettato. In parte grazie a Gianni Agnelli, che ne rilanciò le sorti mettendolo al polso. Allude a queste vicende il titolo della monografia fresca di stampa, Royal Oak: da iconoclasta a icona. Un volume realizzato dalla Maison di Le Brassus con la casa editrice Assouline, per celebrare il 50° anniversario dell’orologio.

    Poderoso quanto prezioso “coffee table book”, Royal Oak: da iconoclasta a icona farà felici esperti e collezionisti di lingua inglese proprio grazie alla consistenza cartacea: 296 pagine di grande formato (31 x 39 cm) ed elevata grammatura, racchiuse in un cofanetto cartonato (in vendita nel circuito Assouline a 250 euro). Soprattutto ricche di 400 illustrazioni, numerose testimonianze di “amici della marca” nonché – caratteristica più succosa – inediti materiali d’archivio scoperti dal dipartimento Heritage di Audemars Piguet. Autore dell’opera è l’esperto di lusso e stile maschile Bill Prince, ex Vicedirettore dell’edizione inglese di GQ. Che nella narrazione ripercorre il modo in cui il Royal Oak dapprima fece scalpore e quindi riscosse successo in tutto il mondo, nell’arco di mezzo secolo e fino ai giorni nostri.

    Il Royal Oak infatti non solo segnò l’inizio di una nuova era negli orologi di lusso. Ma creò anche una nuova forma di comunicazione, condizionata dagli avvenimenti storici e dagli stravolgimenti culturali e artistici di fine anni ’60 e dei primi ’70. Alla fine del secolo e agli esordi del nuovo Millennio, poi, l’esemplare trovò un ampio consenso tra il pubblico dei giovani più benestanti ma dallo spirito libero, che ne apprezzarono l’audace mix di progresso tecnologico e artigianalità. Una “Generazione Royal Oak“, come la definisce l’autore, alla quale l’opera riesce a dar voce. Un gruppo di intenditori, i cui traguardi professionali e di vita riflettono il movimento culturale globale che fa da sfondo ai 50 anni dell’orologio. E di cui fanno parte personaggi quali Kevin Hart, Elle Macpherson, Mark Ronson, Serena Williams e tanti altri.

    Vale la pena di sottolineare ancora il valore storico de volume Royal Oak: da iconoclasta a icona come eccezionale tributo a un oggetto/ponte fra passato e futuro. Notevole la selezione di immagini che ripercorrono l’evoluzione culturale nel campo dell’arte, dell’architettura, della moda, della musica e del costume in questi cinquant’anni. Non poteva mancare infine una rassegna dei principali modelli che si sono susseguiti in collezione nel corso dei decenni, aggiornata con le novità presentate proprio in occasione dell’anniversario. A rimarcare l’importanza del libro Royal Oak: da iconoclasta a icona, Audemars Piguet e Assouline nelle prossime settimane organizzeranno un tour di eventi di lancio. Con tappe previste a Londra, New York e Los Angeles.

  • Royal Oak: i 50 anni di un’icona e le celebrazioni  di Audemars Piguet

    Royal Oak: i 50 anni di un’icona e le celebrazioni di Audemars Piguet

    Il 2022 è una data da sottolineare per il Royal Oak di Audemars Piguet, visto che di quell’orologio ricorre non un anniversario qualsiasi, ma il 50° di nascita. Mezzo secolo di vita è cifra bella e altamente simbolica. Niente a che vedere con certe ricorrenze tirate per i capelli cui spesso si assiste in orologeria, un mondo che proprio per sua natura ama le celebrazioni, spesso occasioni – molto gradite dai collezionisti – per l’edizione di serie speciali.

    Del Royal Oak tanto si è detto e altrettanto si è scritto in questi cinque lustri. Ragion per cui queste righe non si rivolgono al fenomeno di tendenza e costume con protagonista il fortunato modello, ma alle circostanze della sua celebrazione.

    L’evento a Torino

    In primis l’evento privato, che di recente ha avuto come palcoscenico la Venaria Reale, a Torino. La splendida reggia dei Savoia, costruita a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 su progetto di Amedeo di Castellamonte e Michelangelo Garove, per poi essere ridefinita dal celeberrimo Filippo Juvarra (sua anche la Basilica di Superga). Una delle tante residenze dei regnanti sabaudi che, nonostante l’epoca, non indulge al barocco, ma esprime magnificenza con ampi spazi, sorprendenti prospettive, colori chiari e tanto rigore nelle architetture. Le strutture comprendono, oltre a gallerie d’arte e saloni reali, anche giardini, caserme, scuderie e una chiesa gentilizia. Ed è l’immensa limonaia, dove d’inverno i giardinieri reali ricoveravano le piante, a prestarsi come location per l’occasione.

    I drappeggi dell’ingresso si aprivano su un tappeto rosso che conduceva all’installazione-simbolo della celebrazione: il numero 50 e la sagoma del Royal Oak. Un richiamo all’inconfondibile (e allora inedita) lunetta ottagonale fissata con otto viti a vista, completata dal rigoroso quadrante guilloché con indici e lancette a bastone. Qui, era esposta in vetrina l’intera collezione del Royal Oak (dai primi agli ultimi modelli, sempre molto diversi e altrettanto uguali a se stessi), mentre uno schermo proiettava le tappe della sua storia.

    Accanto, un tavolo con un prezioso quaderno. Raccontato da Sébastian Vivas, Direttore del museo e del patrimonio della Maison, custodiva gelosamente documenti, lettere, disegni, schemi tecnici e fotografie di varia mondanità. Che, in quel fatidico 1972 e negli anni immediatamente seguenti, hanno segnato la nascita del Royal Oak.

    Dall’album dei ricordi

    Nelle prime pagine tanto spazio a Georges Golay e Gérald Genta, allora rispettivamente apprezzato Direttore della manifattura e quotatissimo designer d’orologeria. A loro si deve la materializzazione di quell’esemplare che irrompeva nel mondo dorato e ultrasottile – oltre che ammiccante alla tecnologia del quarzo e vagamente in ritirata – dell’industria del tempo dell’epoca, sovvertendo ogni schema. Un modello d’acciaio, possente, orgogliosamente meccanico e d’alta gamma.

    Posto d’onore, nell’album dei ricordi del Royal Oak, anche per Carlo De Marchi – a quel tempo distributore Audemars Piguet per l’Italia -, che aveva fortemente sostenuto anche commercialmente quella “pazza idea”. Giocandosela in prima persona e scommettendo sull’alto gradimento di quell’orologio presso il pubblico italiano. Voglio rammentare che all’epoca e per lungo tempo ancora il Bel Paese era il primo mercato al mondo per l’orologeria… (e scusate se non è poco).

    Allora la sede di De Marchi era a Torino – ed ecco spiegata la scelta dell’evento proprio da quelle parti… E in un luogo altrettanto “reale” come il Royal Oak. Nome peraltro suggerito dallo stesso De Marchi. Dato dalla Marina britannica ad alcune navi della flotta Sua Maestà di fine Ottocento, per ricordare quando – due secoli addietro – Carlo II d’Inghilterra era riuscito a sfuggire ai nemici passando una notte intera nascosto dentro una quercia. Un’eredità poi raccolta da Franco Ziviani, oggi “ambasciatore” della Marca: in quell’occasione, abbiamo avuto il piacere di salutarlo con consueta simpatia e dovuta riconoscenza.

    I 50 anni del Royal Oak sul web

    Tutto questo e altro ancora si ritrova in Rete: dove proseguono le celebrazioni, seppure in forma meno esclusiva – anzi decisamente accessibile a tutti -, ma se possibile ancora più rievocativa. Online fin da gennaio, infatti, il sito AP Chronicles è il risultato degli anni di ricerche compiute dal team Audemars Piguet Heritage negli archivi aziendali. E intende documentare l’intera collezione dei modelli meccanici del Royal Oak, dalle origini ai nostri giorni.

    Si tratta in pratica di una full immersion nelle ultime cinque decadi di storia (e più) della Manifattura, che offre un’occasione unica di arricchimento culturale. Per ora è concentrato sui primi dieci anni di vita dell’orologio in tutte le sue declinazioni; ma è oggetto di aggiornamenti continui, per soddisfare la curiosità dei collezionisti e di tutti gli appassionati della bella orologeria.

    Sfogliando quelle pagine virtuali, scopriremo così i retroscena della genesi dell’orologio, incontreremo i personaggi che ne hanno definito le sorti e conosceremo i dettagli della sua ideazione – dal guilloché all’esatta sfumatura del quadrante, fino al bracciale originariamente creato da Gay Frères. Avremo modo di approfondire il calibro 2121, seguire l’uscita di diversi modelli e generazioni, imparare il motivo di nomi (Jumbo) e soprannomi (the Beast). Perfino giocare con una timeline interattiva… Potremmo insomma trascorrere ore piacevoli a leggere e informarci su un esemplare senza tempo. Nato come orologio “iconoclasta ma diventato un’icona dell’orologeria”.

  • News & previews – 26/04/2022. Segnalazioni

    News & previews – 26/04/2022. Segnalazioni

    Eventi sportivi e artistici frame, sostenibilità e secondo polso. Segnalazioni dal mondo delle lancette. Per farvi conoscere alcune notizie di cronaca che meriterebbero rilievo ma che invece passano in secondo piano, se non perfino inosservate. Perché in realtà ci fanno capire che l’orologeria è in perenne fermento: quanto le marche siano sempre impegnate in attività di marketing, quanto il mercato non resti mai fermo. Segnalazioni per tenervi informati…

    Il materiale e l’immaginario

    Bella la nuova campagna di Omega. Perché prende ispirazione dal mondo della Marca, e trasforma le sue attività più tipiche, gli ambienti in cui si muove per tradizione, in paesaggi onirici e irreali. Scene di vita innaturali, in cui gli uomini, gli animali, le cose sono fatti di ruotismi, leve e ingranaggi. Ecco così le Olimpiadi (nei loro innumerevoli sport), il Planet Ocean (dalla vela alle profondità marine), lo spazio cosmico (con tanto di Snoopy Astronauta) e perfino lo scappamento Co-Axial. Vale a dire: la micromeccanica come metafora dell’esistenza.

    Regate ai Caraibi

    Foto Les Voiles de Saint Barth courtesy Richard Mille

    Dal 17 al 23 aprile si è svolta Les Voiles de Saint Barth Richard Mille, XI edizione della regata caraibica che da tre anni a questa parte vede il Marchio di orologi nel ruolo di title sponsor. Oltre ai 700 velisti coinvolti, suddivisi in 71 team nelle diverse categorie (dai Maxi ai Multiscafi ai Melges 24), erano presenti anche Arnaud Jerald (il campione di apnea ambasciatore della Casa) e Benoît de Froidmont (Presidente dell’International Maxi Association). L’evento è stato anche occasione di lancio del nuovo subacqueo RM 032 a tema. Ne riparlemo presto.

    5 decadi sotto il martelletto

    A Ginevra, il 6 maggio, Phillips organizza The Royal Oak 50th, asta monotematica dedicata appunto alle 50 candeline spente quest’anno dal bestseller di Audemars Piguet. Tra gli 88 lotti che saranno dispersi, si trovano autentiche chicche: come la Ref. 5402ST Serie A2 (accanto e in alto), che appartiene alla serie di esemplari presentati a Basilea nel 1972. Interessanti anche gli approfondimenti realizzati dagli esperti della casa d’aste, che vedono nel Royal Oak una sorta di “laboratorio” per accostamento di materiali e insoliti quadranti.

    On the road… again

    Achille Varzi in uno scatto di Adriano Scoffone (foto courtesy Eberhard & Co.)

    Dal 28 aprile al 1° maggio, a Milano, si tiene MIA Fair, la fiera dedicata alla fotografia d’arte. Giunta all’XI edizione, per la nona volta avrà come partner Eberhard & Co. Che quest’anno esporrà Quei temerari sulle strade bianche: una selezione di immagini realizzate da Adriano Scoffone (1891/1980) durante la corsa Cuneo-Colle della Maddalena nel 1925, ’26, ’27 e ’30. La mostra, curata da Giosué Boetto Cohen, testimonia l’automobilismo eroico dell’epoca: quello – per intenderci – di Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Rudolf Caracciola… Da vedere.

    Bees my love

    OpsObjects ha siglato un accordo di collaborazione con 3Bee, l’azienda agri-tech che si occupa della tutela delle api. Oltre ad aver aderito al programma Adotta un alveare, il marchio ha quindi creato una collezione dedicata. E, dal 9 al 29 maggio prossimi, devolverà parte del ricavato di ogni orologio o gioiello venduto all’ampliamento delle proprie arnie. Non solo. Gli acquirenti parteciperanno a un esclusivo concorso che permette ai due fortunati vincitori di vivere per un giorno l’attività di apicoltore. Un’esperienza indimenticabile.

  • News & previews – 15/1/2022. Le novità della settimana

    News & previews – 15/1/2022. Le novità della settimana

    Consueto aggiornamento con le notizie di marketing dell’orologeria. Qui di seguito, una selezione di novità arrivate in redazione nella settimana che sta per finire. Tanti gli argomenti trattati: eventi annunciati in (super)anteprima, nuovi testimonial, novità di prodotto, collaborazioni varie con il mondo dello showbiz. Perché tutto quanto fa spettacolo…

    Buon vento!

    Manca esattamente un anno alla 14a edizione di The Ocean Race, che partirà da Alicante il 15 gennaio 2023 per concludersi a Genova a fine giugno. Ma Ulysse Nardin, legato al mare fin dal 1846, è già pronto a cronometrare i tempi ufficiali della più dura regata attorno al mondo, considerata l’Everest dei velisti. Oltre a essere Official Timing Partner, la Maison di Le Locle sosterrà anche il Time to Act di The Ocean Race, istituito per la salvaguardia degli oceani; e sarà pure protagonista della 24-hour Speed Challenge. Ne riparlemo a suo tempo…

    L’Aquaracer di Naomi

    L’Aquaracer Professional 300 Naomi Osaka Limited Edition è il nuovo orologio scaturito dalla partnership – siglata a gennaio 2021 – fra TAG Heuer e la tennista di origine giapponese-haitiana. E si distingue per il total look verde, colore preferito dall’ambasciatrice del marchio. Declinato in diverse sfumature per quadrante e cinturino, simboleggia il richiamo alla natura e al campo da tennis. Realizzato in 250 esemplari, l’Aquaracer di Naomi però è disponibile esclusivamente in Giappone, negli Stati Uniti e in Australia. I fan sono avvisati…

    AP: Here Comes Mark

    Mark Ronson è il nuovo brand ambassador di Audemars Piguet. Il produttore e dj britannico più stiloso (e premiato) del pianeta è il rinomato autore di canzoni celeberrime come Back to Black di Amy Winehouse, nonché il produttore di hit globali di Adele, Coldplay e Bruno Mars, fra gli altri. Senza contare, poi, che nel 2019 ha fatto guadagnare a Lady Gaga l’Oscar come migliore canzone originale per Shallow. D’ora in poi quindi Ronson sosterrà la missione della Manifattura di Le Brassus nell’esaltare il talento artistico. Welcome.

    Ohlalà… Très chic!

    La fortunata serie di Netflix Emily in Paris continua a far parlare di sé nel mondo delle lancette. Stavolta per il caso del Rosefield Studio, un orologio-gioiello indossato nell’ultimo episodio della seconda stagione da Madeleine Wheeler (Kate Walsh), il “boss” di Emily Cooper (Lily Collins), durante una sfilata alla Reggia di Versailles. Ben riconoscibile per la cassa-charm ottagonale e il bracciale a catena color oro, è già diventato un oggetto di culto, un autentico “must have”. Però alla portata di tutti: costa 159 euro.

    Lupin III colpisce ancora

    In attesa che su Amazon Prime vadano in onda gli episodi conclusivi di Lupin III – Part 6 (previsti per i prossimi giorni), è uscito il nuovo Zenith Chronomaster Revival Lupin the Third Final Edition. Ultimo capitolo della collaborazione iniziata negli anni ’70 con l’A384 di Jigen, poi realizzato nel 2019 e seguito nel 2020 da un secondo esemplare. Questo nuovo orologio unisce i quadranti delle due edizioni precedenti grazie a un particolare procedimento di lavorazione. Ed è prodotto in 250 esemplari dedicati agli appassionati dell’anime.

    Rarità a Monaco

    Antiquorum, la casa d’aste specializzata in orologi, il prossimo 18 gennaio organizza per la prima volta una vendita allo Yacht Club di Monaco. Dove finiranno sotto il martelletto 177 lotti di pregio che faranno la felicità dei collezionisti. Tra gli highlight, il Patek Philippe Nautilus Ref. 3800 realizzato per Tiffany nel 1994 (stimato 80/120mila euro, nella foto); uno speciale set di Omega Speedmaster con un raro Apollo Soyuz (stimato 30/60mila euro); una selezione di Cartier Tank e un Rolex 6263 Daytona “Paul Newman” (stimato dai 300 ai 600mila euro).

  • La boutique Audemars Piguet di Roma riapre in uno spazio tutto nuovo

    La boutique Audemars Piguet di Roma riapre in uno spazio tutto nuovo

    Milano, 4 giugno 2021 – La manifattura di Alta Orologeria Audemars Piguet è lieta di annunciare l’apertura della sua nuova boutique a Roma in Piazza di San Lorenzo in Lucina, a pochi passi dal precedente punto vendita. Inserita nel cuore di uno dei più esclusivi salotti della capitale, la nuova boutique accoglierà clienti locali e visitatori internazionali con la sua atmosfera calda e contemporanea.

    «La nostra nuova boutique in Piazza di San Lorenzo in Lucina rafforza la nostra presenza in una città importante come Roma che, insieme a Milano, rappresenta da sempre un crocevia importante per lo sviluppo del nostro brand, dove le tendenze dell’orologeria vengono dettate». Andrea Cardillo – Country General Manager

    La nuova boutique, aperta in joint venture con la famiglia Restivo, che da anni opera nel settore dell’orologeria e della gioielleria, conferma la collaborazione di lunga data. Con i suoi 110 metri quadrati, rappresenta il punto vendita Audemars Piguet più grande in Italia.

    Il design degli interni, ispirato alle origini della Manifattura tra le montagne del Giura svizzero, unisce materiali come il legno e la pietra caratteristici di quei luoghi. Lo spazio comprende anche un’accogliente area lounge per il relax della clientela.

    È in questo ambiente famigliare che gli appassionati di orologi scopriranno una selezione accurata degli ultimi modelli delle collezioni Royal Oak, Royal Oak Offshore e Code 11.59 by Audemars Piguet.

    In Piazza di San Lorenzo in Lucina un orologio Audemars Piguet Royal Oak tiene il tempo al di sopra della storica edicola locale. L’architettura contemporanea del Royal Oak dialoga con il campanile a cinque piani della Basilica di San Lorenzo in Lucina, in un luogo dove storia e modernità convivono da secoli.

  • “180”: le collaborazioni in musica di Audemars Piguet

    “180”: le collaborazioni in musica di Audemars Piguet

    «Non esistono note sbagliate». Lo diceva Miles Davis, che con le sue note ha cambiato la storia della musica più di una volta («cinque o sei», ammetteva il trombettista stesso). Perché la musica migliore a volte nasce in modi del tutto inaspettati. Dal perfetto equilibrio fra creatività, talento, tecnica, ma anche fra azzardo, passione, libertà di spirito, sperimentazione. «Non suonare quello che c’è. Suona quello che non c’è», diceva il geniale compositore di Kind of Blue e Bitches Brew. E spingersi oltre la propria comfort zone è proprio la sfida musicale che riunisce i protagonisti di 180.

    S’intitola così, 180, la miniserie (in cinque episodi) che Audemars Piguet ha creato per celebrare la creatività nel mondo delle sette note. Ogni episodio è girato da un regista diverso, e ha per protagonisti astri nascenti della musica; la missione è quella di creare una colonna sonora inedita, inclusiva di stili diversi. Diffusa sui social network e sul sito web della maison, la serie 180 è iniziata a novembre scorso, e arriverà online con l’ultima parte a marzo di quest’anno.

    I primi due episodi di 180

    Uscito proprio a novembre, il primo episodio s’intitola Le langage des âmes ed è della regista francese Anissa Bonnefont, che traspone in chiave musicale la propria sensibilità verso la moda. Ha per protagonisti la modella attivista Cindy Bruna e il compositore di musica elettronica e produttore parigino Tchakø. Insieme i due danno voce alle poesie Le prophète e La musique di Khalil Gibran, da cui il titolo dell’episodio trae ispirazione. E danno luogo a un progetto unico, in cui i confini tra i diversi mondi e stili artistici diventano fluidi e sfocati. «Trovo che sia stato un progetto molto creativo e audace», ha commentato la regista in merito alla collaborazione.

    Il secondo episodio della serie 180, Come around, porta invece la firma alla regia di Sixteen Pads. Mette insieme la cantautrice canadese di origini italiane Betta Lemme, appassionata in particolare di musica orchestrale degli anni ’60; e il duo hip hop THe LYONZ, lanciato sulla scena internazionale, nel 2015, con il disco debut Peace beyond pines. Il risultato del connubio artistico è sorprendente, offre un pop cantautorale raffinato e urban. «Ho voluto partecipare a questo progetto perché ho pensato che fosse interessante vedere cosa sarebbe nato dal lavoro in studio fra due artisti così diversi e completamente estranei tra loro», ha dichiarato Betta Lemme.

    Audemars Piguet e la musica

    L’impegno di Audemars Piguet in campo musicale non è nuovo. Ed è perfettamente in linea con l’instancabile impegno della maison volto a spingere talenti artistici a esprimere creazioni uniche. Una canzone, una performance o un orologio meccanico rifinito a mano non si limitano, infatti, a trasmettere emozioni. Rispecchiano anche il processo creativo, la passione e il saper fare di tante menti che hanno lavorato insieme. La serie 180 contempla quindi le sfide personali e collettive di un processo di creazione comune. Il pubblico così può avvicinarsi alle radici della creatività.

    La manifattura orologiera – con sede a Le Brassus dal 1875, nel cuore del Giura svizzero -, nel 2019 è diventata Global Partner del Montreux Jazz Festival, istituzione live che ha ospitato le più grandi leggende del jazz tra cui appunto Miles Davis. Audemars Piguet ha anche partecipato al Montreux Jazz Digital Project, progetto avviato nel 2010 e orchestrato dalla Claude Nobs Foundation, che ha reso possibili la digitalizzazione, il restauro e la conservazione degli interi archivi audio del Festival. Ed è stato riconosciuto parte del programma Memoria del Mondo dell’Unesco.

    Non solo. La manifattura coltiva anche relazioni di lungo corso con artisti come Jay-Z (2005) e Quincy Jones (2009). Ma guarda al mondo della musica anche dal proprio punto di vista prettamente meccanico. Nel 2006 infatti si è impegnata in un programma di ricerca di otto anni con la Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL), e ha coinvolto anche diversi esperti, musicisti e non. Con l’obiettivo di recuperare la tonalità acustica degli orologi dell’Ottocento.

  • Audemars Piguet e Ralph & Russo. Affinità elettive

    Audemars Piguet e Ralph & Russo. Affinità elettive

    Ciuffi di piume scarlatte sbuffano da un mix di paillettes verdi, bianche e rosse, per esaltare uno spacco vertiginoso. Al polso un quadrante argenté con motivo “Grande Tapisserie”. Il Royal Oak Automatico 34 millimetri in oro rosa è protagonista di uno degli abbinamenti scaturiti dalla nuova partnership tra Audemars Piguet e Ralph & Russo.

    Una storica manifattura di orologeria svizzera che collabora con una casa di Alta Moda britannica; nota bene, la prima a essere stata accettata dalla Chambre Syndicale de la Haute Couture in quasi un secolo. Non è un’eresia, piuttosto un nuovo capitolo della storia di incontri con cui Audemars Piguet ha scelto di stimolare il suo team creativo.

    Incontri con altri mondi, apparentemente lontani da quello della marca, per collaborazioni interdisciplinari che alimentano la creazione di progetti innovativi. Basate sempre su forti punti di contatto: come l’antica maestria artigianale capace di combinare rispetto per la tradizione con design immaginifici e innovazioni tecniche. Lo confermano i nuovi modelli di Royal Oak Automatico 34 mm e la nuova versione del Royal Oak Concept Flying Tourbillon.

    A sigillo della collaborazione con Ralph & Russo, la maison svizzera ha infatti completato la collezione di Royal Oak con quattro referenze dedicate ai polsi più sottili. Due in acciaio, una bicolore in acciaio/oro rosa, e una in oro rosa. Alcune con la lunetta tempestata di diamanti, tutte con il tipico motivo “Grande Tapisserie” sul quadrante; e con un movimento automatico, il calibro 5800, dotato di massa oscillante sviluppata ad hoc.

    Perché non sfoggiare un orologio d’acciaio con un vistoso abito lungo, luminescente? Apparentemente arditi gli accostamenti proposti nel look book della collezione Couture per l’autunno-inverno 2019/20 di Ralph & Russo. Apparentemente. «È stato divertente scoprire che i nostri orologi erano già stati abbinati molte volte ai design eccezionali di Ralph & Russo», ha commentato François-Henry Bennahmias.

    Il Ceo della maison di Le Brassus ha parlato di una collaborazione nata in modo molto naturale. Un’affinità elettiva, tra due aziende tuttora guidate dalle famiglie fondatrici. Audemars Piguet e Ralph & Russo sono infatti accomunate da un forte spirito di indipendenza e dedizione nei confronti dell’artigianalità, della creatività e della reinvenzione.

    «Siamo da molto tempo ammiratori e clienti di Audemars Piguet, di cui apprezziamo i favolosi orologi. Pertanto, la prospettiva di una partnership si è rivelata emozionante», hanno raccontato Tamara Ralph, Creative Director, e Michael Russo, Ceo di Ralph & Russo. «Oltre alla nostra personale affinità per il brand abbiamo percepito una forte connessione».

    «Un allineamento», hanno spiegato i due, «che nasce dalla comune dedizione a un’artigianalità senza compromessi; e dalla creazione di modelli straordinariamente unici, attuali in qualsiasi epoca. Condividiamo gli stessi valori e la stessa etica verso i nostri brand. Perciò questo ci sembra solo l’inizio di ciò che speriamo diventi una lunga collaborazione».

    Raffinati dettagli cuciti a mano dialogano con i piccolissimi solchi creati sulla superficie dell’oro con uno strumento dalla punta di diamante. Savoir-faire artigianali che da mondi diversi trovano reciproca ispirazione. È questo il senso della partnership tra Audemars Piguet e Ralph & Russo. D’altronde, la maison svizzera ha cercato ispirazione nel mondo culturale tout court fin dalla sua fondazione, nel 1875.

    Ma i lanci che siglano la collaborazione fra Audemars Piguet e Ralph & Russo sono appunto due. Oltre alle nuove referenze del Royal Oak automatico, c’è anche un inedito Royal Oak Concept Flying Tourbillon, disponibile in oro rosa o bianco. Per la prima volta, la cassa del Royal Oak Concept presenta la lavorazione Frosted Gold, che si rifà a un’antica tecnica orafa fiorentina rivisitata dalla designer di gioielli Carolina Bucci.

    Appositamente adattato agli orologi della manifattura, il Frosted Gold crea un effetto scintillante che ricorda la polvere di diamante. In contrasto con il quadrante essenziale, in cui quattro cerchi su più livelli, di dimensioni crescenti e diverse sfumature di blu, creano uno straordinario effetto di profondità. Nessun indice delle ore, nessuna minuteria… Per esaltare la purezza del design contemporaneo. Mentre il motivo circolare del quadrante riprende quello del movimento, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro.

    Tradisce competenze di pochi esperti orologiai il calibro 2964, di manifattura. Un movimento meccanico a carica manuale, con 3 giorni di autonomia e tourbillon volante, considerato giustamente una delle massime espressioni dell’arte orologiera. Con la gabbia formata da cerchi concentrici, e l’asse decentrato che culmina in una superficie incastonata di diamanti taglio brillante, a comporre una sorta di motivo floreale. 

    Il look book della collezione Couture per la scorsa stagione A/I della casa inglese vede il Royal Oak Concept Flying Tourbillon indossato su un vaporoso abito lungo rosso fuoco. Altri armonici accostamenti si sono avvistati anche sulle passerelle del Prêt-à-Porter per la prossima primavera-estate. Perché questo è solo l’inizio del colloquio fra Audemars Piguet e Ralph & Russo. Che porterà i team di esperti artigiani a reinterpretare reciproche abilità, per stabilire tendenze innovative nei rispettivi settori.

     

  • [Re]master01, il passato futuro di Audemars Piguet

    [Re]master01, il passato futuro di Audemars Piguet

    Con il [Re]master01 Audemars Piguet reinterpreta un proprio, raro cronografo datato 1943. Con un’estetica appena ritoccata (nelle proporzioni e in poco altro), ma con una nuova tecnologia. Un’opera di “rimasterizzazione” che lascia intendere prossimi sviluppi.

    Io parlerei di rivalità, più che di concorrenza. Bernini mal sopportava il carattere austero di Borromini, ma all’atto pratico ne riconosceva la superiorità, quanto ad architettura. Raffaello non amava qual vecchio bacucco di Michelangelo, ma davanti alla statua della Pietà capiva che il Buonarroti era nato genio in grado di far quel che nessun altro poteva. E così Patek Philippe e Audemars Piguet si battono all’ultima vite, con il risultato che sfornano capolavori a ripetizione.

    Ad esempio i cronografi. Audemars Piguet non ha mai sentito un gran bisogno di movimenti cronografici. Tendeva a prenderli all’esterno e li innestava in qualche Royal Oak, che tanto si vendeva e si vende da sé. Ottimi movimenti, ma non di manifattura. Audemars Piguet, del resto, è stata pioniera relativamente ad una impressionante quantità di complicazioni, ma ha sempre avuto un atteggiamento diffidente nei confronti dei cronografi.

    Poi è arrivato François-Henry Bennahmias: un tipo tosto che nei vent’anni in cui ha lavorato per Audemars Piguet, prima di diventarne Ceo, ha avuto tutto il tempo di progettare idee nuove. Fra cui avere un movimento cronografico Audemars Piguet totalmente prodotto in casa. E così arrivata la famiglia di movimenti 4300/4400. Che certamente si svilupperà nel futuro.

    Credo che Bennahmias sia diventato, nei suoi vent’anni di Audemars Piguet, una parte essenziale del marchio. Lo spirito di Audemars Piguet/Bernini, in competizione con lo spirito di Patek Philippe/Borromini, non poteva accennare che la rivale fosse l’unica ad avere movimenti cronografici. Compreso (dal 2009) quel piccolo capolavoro che è il Calibro CH 29‑535 PS. E allora ha voluto dimostrare che Audemars Piguet non era da meno.

    È riuscito nel suo proposito ed oggi Audemars Piguet possiede un movimento cronografico versatile. Sia per una meccanica che si presta a successive variazioni sul tema (la stessa lunga autonomia sembra nascere per non dover pagare dazio con l’eventuale aggiunta di moduli specializzati); sia per essere riuscito ad avviare rapidamente una produzione sufficiente per le attuali richieste.

    Tanto da potersi permettere un esercizio di stile (ogni riferimento a “Esercizi di stile” di Raymond Queneau – operina indispensabile per chiunque sogni di scrivere e pazzesca nella traduzione di Umberto Eco – è perfettamente calibrato) come questo [Re]master01 che già nel nome si sintonizza – appunto – con l’opera di Queneau.

    Un pochino di storia. Audemars Piguet è stata pioniera in una notevole quantità di orologi complicati: dai calendari perpetui ai ripetizione minuti ha portato al polso squisitezze meccaniche che nessuno pensava di poter adattare alle dimensioni del “polso”. Tenete presente che solo nel 1936 le vendite degli orologi da polso superarono quelle dei “tasca”.

    I “polso” venivano considerati giocattoli per persone dalla dubbia virilità, forse perché il ridotto diametro (già 34 millimetri era un diametro considerato da gigante) imponeva movimenti che solo oggi si riesce a dotare di qualità cronometriche. ‘Sta storia della [s]virilità degli orologi da polso (sostanzialmente nati per tostissimi guerrieri) è materia sulla quale prometto di tornare perché comporta aspetti esilaranti, ancor oggi in bilico fra leggenda e fantasia.

    Sta di fatto che Audemars Piguet lasciava il cronografo ad altri specialisti. L’oggetto di questa rimasterizzazione (il [Re]master01, appunto) era originariamente un “premodello”, come si diceva allora. Un prototipo di diametro pazzescamente ampio per allora: ben 36 millimetri. Realizzato nel 1943, mi lascia sbalordito per due ragioni: la sottilissima lunetta, che ancora oggi non è facile da realizzare, e la sensuale rotondità della cassa. Entrambe caratteristiche ancor oggi molto costose, ma a quei tempi a far cose del genere dovevi avere neuroni provocatori come pochi.

    La versione attuale (solo 500 pezzi venduti nelle boutique – quando riapriranno – a 54.800 euro) conserva la maggior parte delle caratteristiche originali. Oltre al diametro (ora di 40 millimetri) cambiano solo piccoli dettagli. Cambia la disposizione dei totalizzatori (con quello dei secondi corredato di un indice per segnalare la durata di un tempo d’una partita di calcio), per via dell’adozione del nuovo movimento. Cambia la lancetta dei minuti (non più curva per via di una migliore gestione degli spazi verticali); e cambia, infine, il vetro di protezione (ora zaffiro).

    Non ostante l’oblò sul fondello, freddino, si moltiplica il feeling sensuale di una cassa curva in maniera studiata molto bene, ieri come oggi. Bene per chi guarda e tocca, perché per chi deve eseguire la finitura… L’alta lunetta d’oro confina con la cassa d’acciaio appena sopra la corona e i pulsanti crono. Ciò vuol dire che la spazzola per la lucidatura finale deve inevitabilmente passare sull’oro e sull’acciaio, che però hanno una durezza ben diversa.

    Immagino che il tecnico avrà affrontato a muso duro Bennahmias lamentandosi e pensando cose molto poco gentili. Ma Bennahmias, inflessibile, gli avrà detto che se ce l’avevano fatta nel Quarantatré lui non poteva mica essere da meno. E immagino le volte che il tecnico lucidatore (più o meno soddisfatto) abbia cercato di convincere Bennahmias che di più non si poteva fare. E lui a ripetergli che migliorasse, perché tanto più di 500 casse non doveva lucidare…

    Beh, è finita bene. Il [Re]master01 – il che lascia supporre che poi arriveranno lo 02, lo 03 e così via – è una realtà. Che, mi direte voi, ha due difetti: è molto delicato, proprio per quanto riguarda la finitura; e poi quell’incastro funzionale fra acciaio e oro riduce orribilmente l’impermeabilità. Avete ragione, risponderò io. Avete ragione se considerate l’Audemars Piguet [Re]master01 una normale edizione limitata. Pensateci bene: in questo, come nel caso di pochi altri orologi, siamo forse in un territorio diverso.

    Pensate, ripeto, se qualcuno avesse detto a Borromini di lasciar perdere quelle linee curve così costose rispetto alle minuscole dimensioni della chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane. Pensate, se lui avesse accettato, cose avrebbe perso Roma, il mondo e la storia dell’arte. Pensate se Michelangelo avesse mandato a quel paese Papa Giulio II dicendogli che lasciare il cielo stellato costava meno; e che comunque a lui, per affrescare il soffitto della Cappella Sistina, sarebbe scoppiata la cervicale. Pensate.

    E allora se voi foste d’accordo potremmo cominciare a parlar di un piccolo, piccolissimo territorio che potremmo chiamare Orologeria d’Arte. Fatemi sapere, per favore. E grazie per la pazienza. Spero possiate toccarlo presto, questo [Re]master01 di Audemars Piguet, perché è cultura seria.

  • Il Code 11.59 by Audemars Piguet Chronograph e il calibro 4401 di manifattura

    Il Code 11.59 by Audemars Piguet Chronograph e il calibro 4401 di manifattura

    Fateci caso: se prendete due lunette di un Audemars Piguet Royal Oak e le unite fra loro, magari con uno spessore in mezzo, succede una cosa strana. Come per magia vi ritrovate fra le mani la parte mediana della cassa di un Code 11.59 by Audemars Piguet. È questo il legame fra i due orologi, il filo rosso che unisce la storia dell’orologeria ad un futuro che (come sempre accade) alcuni contestano. Perché del futuro hanno paura in tanti: perché il futuro “è brutto”, mentre il passato è un bel ricordo. Ma i bei ricordi sono spesso bugiardi.

    E poi questo sandwich di lunette viene inserito in una struttura a ponte “alleggerito”, che ai lati comprende le anse cave e sotto un fondello con cinque viti per tenere ben saldo il tutto. E in alto? In alto c’è uno straordinario vetro zaffiro curvo da nord a sud; superficialmente piano, però internamente è bombato, per offrire effetti ottici che i fotografi di Audemars Piguet stanno ancora studiando come rendere bene. So solo che ne dicono di tutti i colori – sottovoce, ovviamente – contro François-Henry Bennahmias, Ceo di Audemars Piguet. Che questo orologio ha voluto a tutti i costi e a tutti i costi con questo vetro.

    Della cassa del Code 11.59 by Audemars Piguet ho già detto in passato tutto il bene che penso. Qui mi limito a ribadire che quest’orologio, nelle tante versioni, vale la fatica di trovare una boutique Audemars Piguet – la collezione è appunto riservata in esclusiva alle boutique. Perché, indipendentemente dai gusti personali, è uno dei rari esempi di qualità totale (aggiungerei nel piatto la collezione Twenty-4 Automatic di Patek Philippe) che segna il benchmark di riferimento per ogni altro produttore.

    Dopodiché entriamo nello specifico del movimento cronografico, il Calibro AP 4401. Nuovo. È meccanico a carica automatica e gli appassionati lo attendevano da un po’ di tempo. La leggenda racconta che François-Henry Bennahmias, poco dopo essersi insediato come Ceo del marchio, abbia radunato i tecnici AP nella sua stanza; e ha detto che da lì non sarebbe uscito nessuno fin quando non si fossero stabilite le caratteristiche di massima di un nuovo calibro cronografico.

    Un calibro cronografico integrato, porca miseria! Perché Audemars Piguet ha (quasi) sempre usato, per i cronografi, movimenti composti da una base solo tempo (il proprio AP 3120) su cui veniva innestato un modulo cronografico Dubois-Depraz. Oppure movimenti cronografici integrati, sì, ma di origine Frederic Piguet. Ricordo che basta dare un’occhiata al datario – tanto piazzato in fondo da aver bisogno della lente – per rendersi conto della presenza di un modulo cronografico aggiunto.

    La conferma poi arriva dall’osservazione del profilo, lato corona: i pulsanti e appunto la corona non sono posizionati sullo stesso piano. Sia ben chiaro:  i movimenti integrati sono più pregevoli (fra l’altro perché è possibile gestire meglio le richieste energetiche e quindi ottenere maggiore autonomia); ma non è che quelli compositi siano da disprezzare. È divertente osservare che la maggior parte dei (troppi, troppissimi) falsi Royal Oak Offshore montano un movimento integrato e siano quindi subito distinguibili come immonde patacche.

    Alla fine sono arrivati il 4400 (cronografo) e il 4401 (cronografo con funzione flyback). Un movimento moderno, efficiente, un movimento di fascia altissima, il movimento che tutti aspettavano di trovare nei cronografi Audemars Piguet. Va ricordato che la funzione flyback nasce per registrare la durata di una sequenza di eventi che si susseguono rapidamente, come potrebbe essere il decollo di uno stormo di aerei. 

    La normale sequenza costringerebbe a premere prima due volte il pulsante di avvio (all’inizio e alla fine di ciascun evento); poi il pulsante di azzeramento; quindi di nuovo il pulsante di avvio, fin quando non è finita la sequenza di eventi. È pressoché impossibile non sbagliare, se la sequenza è lunga. Con la funzione flyback si preme solo il pulsante d’avvio una prima volta per iniziare la successione dei rilevamenti; dopodiché si preme il pulsante di azzeramento (quante volte è necessario) e il rilevamento si azzera, appunto, fin quando le rilevazioni non sono finite. Per fermarlo definitivamente si preme il pulsante a ore 2 e poi si azzera con quello a ore 4.

    Alcuni numeri del Calibro AP 4401: 387 componenti, 70 ore di autonomia, 28.800 alternanze/ora, 40 rubini. Per quanto riguarda la notevole autonomia – quasi 3 giorni – nel bariletto è contenuta una molla maggiorata alla cui ricarica provvede un sistema bidirezionale con due invertitori su cuscinetti a sfere. Il bilanciere, di dimensioni insolitamente ampie, ha 3 bracci e la regolazione del momento d’inerzia tramite 6 piccole masse asimmetriche poste perifericamente.

    La gestione delle funzioni cronografiche è affidata ad una ruota a colonne con innesto verticale di forma specifica per la funzione flyback. La frizione deve azionare una sola leva (quella d’innesto) e non le abituali tre (innesto, freno, martello per la rimessa a zero delle lancette). Si tratta di una soluzione ormai comune (sia pure con preziose varianti di marca in marca) a tutti i moderni movimenti cronografici di qualità più elevata.

    Di non facile realizzazione (e regolazione), la frizione verticale consente avviamenti e arresti assolutamente precisi. Si tratta di un dispositivo concettualmente simile alla frizione delle automobili; che interviene per liberare o arrestare il dispositivo cronografico senza la necessità di innestare o disinnestare due ruote dentate, con il rischio che il moto faccia fare un salto alla lancetta dei secondi se i denti non sono perfettamente allineati al momento di incastrarsi l’uno nell’altro.

    Per dimostrare, infine, la cura maniacale già in fase di progetto, è interessante come i tecnici di Audemars Piguet abbiano concepito il sistema di regolazione tramite corona. Apparentemente è tutto nella norma: in prima posizione si esegue la ricarica manuale; estraendo la corona possiamo regolare il datario; mentre in posizione tutta fuori la corona consente la sincronizzazione dell’ora. La differenza sta in quel che avviene dentro. Semplificando al massimo il discorso, quando si estrae la corona un pignone dentato oscillante si inclina per innestarsi con la ruota dentata che collega alla correzione delle data o alla sincronizzazione dell’ora.

    Qual è il vantaggio di questo sistema, di questa originale architettura meccanica? Evitare che spingendo la corona verso la cassa, dopo la sincronizzazione, ci sia un contraccolpo dovuto al non preciso innesto degli ingranaggi; perché non sempre il dente di una ruota si posiziona esattamente nello spazio fra due denti dell’altro ingranaggio. Quindi serve appunto per evitare che spingendo in dentro la corona possa esserci il sia pur minimo contraccolpo sulla lancetta dei minuti.

    Il prezzo del cronografo Code 11.59 by Audemars Piguet – 43.800 euro – non è certo alla portata di tutti. Ma la cosa positiva è che Audemars Piguet non ruba un centesimo di quei soldi, come del resto fanno quasi tutte le marche tradizionali d’Alta Orologeria. C’è sempre sostanza, dietro certi orologi d’eccezione.

  • Audemars Piguet e le installazioni sonore di Jana Winderen

    Audemars Piguet e le installazioni sonore di Jana Winderen

    Sapevate che il suono sott’acqua viaggia cinque volte più veloce che nell’aria? Rapidissima, quasi inafferrabile, è la trasmissione dei suoni emessi da pesci, crostacei e mammiferi per comunicare, orientarsi, incontrarsi. Hanno la straordinaria opportunità di ascoltarli i visitatori di Art Basel Miami Beach, da oggi a domenica 8 dicembre. L’edizione in Florida dell’esposizione internazionale di arte contemporanea presenta infatti la composizione sonora “The Art of Listening: Under Water” commissionata da Audemars Piguet a Jana Winderen, artista norvegese che ha messo al centro della propria arte il suono, captando in tutto il mondo le atmosfere di ambienti difficili da raggiungere e “ascoltare”.

    Jana Winderen ha registrato con sofisticati idrofoni ad alta precisione i suoni emessi dall’uomo che arrivano sott’acqua e soprattutto quelli delle creature che popolano i mari tropicali. È nato così un collage di suoni naturali inafferrabili all’orecchio umano, da sperimentare nella cornice minimalista della Collins Park Rotunda. Per riflettere sulla biodiversità marina e sul delicato ecosistema oceanico, per interrogarsi sull’impatto delle attività umane nella vita sottomarina e sensibilizzare le coscienze al rispetto dell’ambiente. Un progetto in armonia con le iniziative dell’Audemars Piguet Foundation, che dal 1992 contribuisce alla conservazione delle foreste attraverso programmi di tutela ambientale e di sensibilizzazione dei giovani.

    “Quando faccio registrazioni all’aperto, mi pongo sempre l’obiettivo di catturare integralmente i suoni dell’ecosistema in cui mi trovo, vita animale compresa”, ha spiegato Jana Winderen presentando la sua nuova composizione. Un nuovo esperimento artistico promosso dall’antica manifattura svizzera, tuttora guidata dalle famiglie dei fondatori, che porta avanti dal 2013 un’intensa collaborazione con Art Basel. E che conosce già bene anche Jana Winderen. A inizio anno, la maison ha infatti ospitato l’artista norvegese a Le Vallée de Joux commissionandole l’installazione site specific, “Du Petit Risoud aux profondeurs du Lac de Joux”, presentata a giugno scorso a Basilea e riproposta ora a Miami Beach presso la lounge che ancora una volta porta la firma di un artista.

    Una tradizione avviata con il designer francese Sébastien Leon Agneessens, che per la lounge inaugurale di Audemars Piguet ad Art Basel disegnò un ambiente che introduceva i visitatori al luogo di origine di Audemars Piguet, Le Brassus. Dopo di lui Mathieu Lehanneur nel 2014 realizzò il concept “Mineral Lab”. Negli ultimi tre anni c’è stato Sebastian Errazuriz, con la trilogia dedicata a tre materiali naturali originari della Vallée de Joux: ghiaccio, legno e minerali. Il lounge concept di quest’anno, presentato per la prima volta a marzo in occasione di Art Basel Hong Kong, è firmato da Fernando Mastrangelo, artista di Brooklyn noto per le inconfondibili sculture realizzate con materiali naturali granulari come sabbia, sale e silice. Che invita a sperimentare la Vallée de Joux attraverso varie tonalità e consistenze, muri, vetrine e arredi realizzati con frammenti di roccia locale. 

    Le opere d’arte esposte nella Collectors Lounge e gli stessi spazi sono parte integrante della collaborazione di Audemars Piguet, international associate partner di Art Basel, con gli artisti e i designer chiamati a esprimere le origini culturali e geografiche del marchio profondamente radicato nel territorio. Nella Lounge di quest’anno, Mastrangelo scompone e ricompone il tempo per rievocare la storia di Audemars Piguet nella Vallée de Joux, il suo legame con la natura, l’impegno verso la creatività e l’innovazione, e il suo spirito d’indipendenza. Ma anche il processo dell’alta orologeria, dalla ricerca delle materie prime all’assemblaggio del movimento e della cassa.

    Al centro dell’installazione – che rievoca le geometrie rotonde e ottagonali dell’ultima collezione della Manifattura – uno spazio dedicato al relax, dove lasciarsi trascinare in un’esperienza piacevolmente disorientante, circondati dalle montagne svizzere del Giura al tramonto. Lì si possono scoprire i 13 esemplari della collezione Code 11.59 by Audemars Piguet nonché una selezione di orologi storici dalle forme e dai design non convenzionali.

    Il dialogo tra alta orologeria e arte contemporanea continuerà per tutto il 2020 anche con la trilogia audiovisiva data-verse, presentata alla 58a Biennale di Venezia, in cui il compositore di musica elettronica e artista visivo Ryoji Ikeda ritrae le varie dimensioni dell’universo.

  • “Beyond Watchmaking”: in mostra l’arte di Audemars Piguet

    “Beyond Watchmaking”: in mostra l’arte di Audemars Piguet

    Un anello di rame, che abbraccia le rocce della Vallée de Joux, ricorda un orologio. Al posto degli indici delle ore, 12 porte si aprono su 12 stanze, che raccontano 140 anni di Audemars Piguet. Con uno sguardo d’insieme, però, che va oltre l’orologeria. Beyond Watchmaking. Design e arte contemporanea, musica elettronica e video-installazioni illustrano la storia e il savoir-faire di una maison che da sempre ha scelto di dialogare con l’arte, attraverso una costante ricerca della bellezza nella precisione e nella tecnica.

    Non ci sorprendiamo dunque di trovare la Casa svizzera al Tokyo Midtown Design Touch, 13a edizione dell’evento giapponese che ogni anno chiede ad artisti di tutto il mondo di sviluppare il concetto “godere il design con i cinque sensi”. Come goderlo più da vicino che apprezzando un piccolo capolavoro di micro-meccanica? Qui è riunito il meglio della produzione della Manifattura indipendente, tuttora guidata dagli eredi delle famiglie fondatrici.

    Dai cronografi alle Grandes Complications, inclusi meccanismi con suoneria e astronomici, 150 esemplari della collezione heritage e di quella odierna sono esposti nelle 12 sale, allestite dal designer Mathieu Lehanneur per la mostra “Beyond Watchmaking”, appunto. Aperta fino al 4 novembre al Tokyo Midtown Grass Square, la grande monografica è un evento speciale, rivolto sia al pubblico di appassionati sia ai neofiti; imperdibile per quanti desiderano conoscere o approfondire l’alta orologeria attraverso una delle case al vertice, non solo in Svizzera. (N.B. L’ingresso alla mostra è gratuito, ma è consigliata la prenotazione sul sito internet dedicato).

    Nella prima sala espositiva, immagini di acqua, ghiaccio, rocce e foreste immergono il visitatore nell’habitat che ha “nutrito” e ispirato i maestri orologiai di Audemars Piguet. Il viaggio nella storia della Marca comincia naturalmente nella Vallée de Joux, regione maestosa nel cuore del Massiccio del Giura, a nord di Ginevra, dove quella storia ebbe inizio nel 1875. In quell’anno Jules Louis Audemars, uno dei fondatori, alla fine del proprio apprendistato realizzò una personale summa delle complicazioni orologiere.

    Quel pezzo unico, ovviamente, in questi giorni è esposto nella sala che riunisce gli esemplari più complicati sviluppati dalla Manifattura nel tempo; una tradizione che continua tuttora, come rivelano alcuni modelli dell’ultima collezione del 2019, Code 11.59 by Audemars Piguet, visibile in una sala. Un’altra è invece interamente dedicata al Royal Oak e alle sue innumerevoli declinazioni. Poco oltre, i maestri orologiai di Le Brassus illustrano con dimostrazioni pratiche le antiche tecniche di finitura a mano con cui decorano i movimenti e gli orologi. Ieri come oggi.

    Ad arricchire il racconto, opere d’arte contemporanea commissionate da Audemars Piguet mettono in rapporto diverse pratiche creative. In particolare, Ryoji Ikeda, compositore di musica elettronica e artista visivo giapponese, presenta la seconda variazione della trilogia “data-verse” (la prima è in mostra alla 58a Biennale di Venezia); che propone un viaggio attraverso il cosmo, dalla collisione microscopica di protoni all’esplorazione dello spazio osservato.

    Del resto, arte, umanità, scienza e natura sono sempre stati a cuore alla Manifattura. E in questo universo veniamo immersi con la seconda installazione audiovisiva di Ikeda, “data.anatomy [for Audemars Piguet]“. Che deframmenta, elabora e ri-costituisce più di 10.000 componenti dei vari movimenti all’interno delle collezioni della Manifattura; inedito, originalissimo sistema per mettere in mostra nell’era digitale l’identità e le capacità di Audemars Piguet.

    Altrove, una selezione delle fotografie scattate da Dan Holdsworth trasportano i visitatori nelle antiche foreste della regione e tra i ghiacciai. Mentre, dalla parete interna dell’anello, piccoli altoparlanti rotondi e dorati emettono suoni naturali e industriali; registrati nella Vallée de Joux e orchestrati da Alexandre Joly, compongono l’installazione sonora “Wild Constellations”. Insomma, la mostra “Beyond Watchmaking” è un viaggio immersivo nell’universo geografico e culturale di Audemars Piguet. Alta orologeria che, ancora una volta, comunica con l’arte.

  • Fridays for Future: la Fondazione Audemars Piguet

    Fridays for Future: la Fondazione Audemars Piguet

    La sostenibilità per alcune aziende (serie) è un progetto importante, non una semplice voce del budget di marketing. Audemars Piguet ci crede da tempo. Tant’è che nel 1992 (ormai 27 anni fa, quando il tema non era ancora “di moda”) ha istituito una propria fondazione, volta a preservare le foreste di tutto il mondo. Come? Attraverso progetti tailor made studiati in base alle specifiche necessità del luogo, con l’obiettivo di proteggere l’ambiente e sensibilizzare le giovani generazioni.

    Creata da Jacques-Louis Audemars per i 20 anni del Royal Oak, la Fondazione Audemas Piguet oggi è diretta personalmente dalla figlia, Jasmine Audemars, Presidente del Consiglio di amministrazione di Audemars Piguet. Fin dall’inizio è sempre stata un ente indipendente, senza scopo di lucro (né, sia chiaro, intenti di promozione del Brand); ed è finanziata direttamente con parte dei proventi della vendita di ciascun orologio prodotto dalla Manifattura.

    La sede si trova a Le Brassus, nella Vallée de Joux, ma l’impegno dimostrato nel tempo l’ha portata a conquistarsi grande credibilità oltre la Svizzera. Collabora quindi con numerose associazioni, per poter agire in modo concreto sul territorio a livello locale; consapevole però che i problemi attuali trascendono i confini nazionali e rendono necessaria un’azione globale. Gode per esempio dell’appoggio dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), un’organizzazione che include quasi 1.000 membri governativi e non. In pratica, una grande rete che si preoccupa di armonizzare tutela dell’ambiente con crescita economica e progresso sociale.

    In più, la Fondazione Audemars Piguet condiziona (e supervisiona) la politica ambientale della Maison e ne promuove lo sviluppo sostenibile. Tra l’altro è riuscita a far costruire la Manufacture des Forges, inaugurata a Le Brassus nel 2009, con criteri ecologici; quindi usando materiali d’avanguardia (anche riciclati) e cercando di ridurre al massimo l’impatto ambientale. Lo stabilimento di produzione è stato così il primo edificio industriale svizzero a ricevere il marchio Minergie-Eco®, che definisce la qualità degli standard costruttivi più attuali.

    Ma entriamo nel vivo delle sue attività. Finora la Fondazione Audemars Piguet ha sovvenzionato 125 progetti in 52 Paesi nel mondo. Davvero molti, uno più interessante dell’altro. Qui ne abbiamo selezionati alcuni tra i più attuali.

    Brasile: agricoltura familiare
    Nel Cerrado, vasta savana che ha subito un vero e proprio scempio a causa dell’industria mineraria, degli incendi dolosi e della monocoltura, la Fondazione Audemars Piguet sta finanziando la creazione di vivai per nuclei familiari. Organizza anche un ciclo di formazione per giovani agricoltori, con l’obiettivo di aiutare le famiglie a ricreare la biodiversità dei loro territori e sfuggire alla povertà.

    Namibia: alberi per gli orfani
    In una regione in cui la desertificazione sta avanzando, il primo asse del progetto è stato creare macchie isolate di vegetazione per il rimboschimento del suolo. Duemila alberi sono stati donati a cinquecento orfani. Quasi duecento volontari, formati da circa quaranta responsabili del progetto, hanno seguito questi bambini e hanno condotto diversi laboratori: cura degli alberi, naturalmente, ma anche informazione circa Aids, salute e nutrizione.

    Perù: il Selva Viva naviga per gli Indios
    Finanziato dalla Fondazione Audemars Piguet, il Selva Viva naviga lungo il Rio delle Amazzoni, in Perù, al servizio degli Indios che vivono lungo le sue sponde. La Ong francese Arutam ne ha affidato la costruzione ai disoccupati di Iquitos, che l’hanno realizzata ricorrendo a tecniche tradizionali. Il battello svolge missioni scientifiche di censimento delle piante utilizzate per la medicina tradizionale; permette lo scambio di merci e cultura fra i villaggi degli Indios e, per diversi mesi all’anno, accoglie viaggi di turismo solidale che servono a finanziarne l’attività.

    Operazioni molto diverse tra loro ma legate da un forte senso civico. Perché oggi fare impresa significa anche costruire e preservare “lo spazio” dove domani ci saranno nuove opportunità. La sostenibilità è anche questo. E la Fondazione Audemars Piguet lo sa.

  • Code 11.59 by Audemars Piguet Tourbillon Openworked per Only Watch

    Code 11.59 by Audemars Piguet Tourbillon Openworked per Only Watch

    Audemars Piguet è stata fra le prime ad aderire, insieme al manipolo del “comitato ristretto dell’alta orologeria”, quel gruppetto di marche senza le quali non si possono prendere iniziative serie. In questo caso parliamo di beneficenza, dal momento che il soggetto è Only Watch.

    Un’idea geniale: ogni due anni i migliori produttori di orologi donano a Only Watch un esemplare esclusivo, un pezzo unico; Only Watch, a sua volta, mette in asta questi orologi e il 99% del ricavato è devoluto alla ricerca per curare la distrofia muscolare di Duchenne. Parliamo di ben 40 milioni di franchi svizzeri ricavati nelle precedenti 7 edizioni. Il tutto si svolge con il patrocinio di HSH il Principe Alberto II di Monaco e la cosa migliore sta nel fatto che in 14 anni non c’è stata una sola critica all’organizzazione e alla gestione dell’iniziativa.

    Per quanto riguarda l’edizione di quest’anno, l’asta si terrà il 9 novembre a Ginevra, all’Hôtel des Bergues, a cura di Christie’s. E sarà preceduta da una mostra itinerante che sarà inaugurata al Monaco Yacht Show il 25 settembre e viaggerà poi in Europa, Asia, nei paesi del Golfo e negli Stati Uniti. Tutto ciò è molto bello: dice che l’orologeria sa essere molto generosa, quando un’iniziativa offre garanzie di correttezza. Ma ovviamente iniziative come questa sono anche un’ottima vetrina per testare orologi “futuristici ma non troppo”; quelli che potrebbero essere una testa di ponte per incunearsi fra i preferiti di quanti possono avvicinarsi ad un’asta riservata a pochi.

    In questo senso l’orologio offerto da Audemars Piguet è di particolare interesse perché apre uno spiraglio sul futuro di uno dei nuovi modelli più discussi di sempre: il Code 11.59. Sinceramente, sono rimasto perplesso dall’ignoranza di quanti hanno considerato banale il quadrante del modello di base della collezione, il solo tempo. Si sono spinti, senza nemmeno aver mai visto l’orologio se non in foto, a sostenere che sembra un Daniel Wellington.

    Ora, con tutto il rispetto per il geniale Daniel Wellington e i suoi “fratelli” – perché è geniale l’idea di un orologio in apparenza costoso ed elegante, ma dal prezzo ridottissimo… Sarebbe come dire che i Calatrava di Patek Philippe, i Patrimony di Vacheron Constantin, i Master di Jaeger-LeCoultre e i grandi orologi tradizionali in generale siano imitazione di marchi che proprio da loro hanno preso spunto. Ignoranza, appunto, e ben condita di stupidità. Anche perché basterebbe solo guardare meglio le foto per rendersi conto della ricchezza di dettagli del Code 11.59 di Audemars Piguet.

    Ma procediamo con ordine. Nel sontuoso tourbillon scheletrato, esemplare unico per Only Watch, salta subito agli occhi la prima e poi importante caratteristica della cassa: la componibilità. In questo caso si nota l’oro rosa usato per la realizzazione della carrure, inserita lateralmente in un “ponte” d’oro bianco che comprende parte della lunetta. E non è un’operazione facile. La cassa è fissata tramite 5 viti passanti che la serrano fra lunetta e ponte.

    Come negli altri modelli la carrure ottagonale termina, in alto e in basso, con due profili inclinati a finitura lucida, in contrasto con la satinatura della parte centrale. Una ricchezza impressionante che richiede una qualità di lavorazioni da primi della classe. Si noti che persino le sedi delle viti nelle anse sono svasate e lucidate: l’accuratezza delle finiture è semplicemente straordinaria. Altrettanto straordinario è il vetro di protezione: curvo da un’ansa all’altra e al tempo stesso bombato internamente. Una cosa mai vista. Causa, fra l’altro, del quadrante “semplice” scelto per il Code 11.59 solo tempo: si rischiano deformazioni ottiche che potrebbero compromettere la leggibilità.

    Lo stesso movimento scheletrato, con organo regolatore a tourbillon, sembra a prima vista una realizzazione semplice anche per via della sobria eleganza delle finiture. I ponti in oro rosa e bianco riprendono il bianco del réhaut, la fascia periferica interna su cui sono stampati indici e logo. Ecco, proprio questa parte vi invito ad esaminare con particolare attenzione, possibilmente su un monitor non troppo piccolo. Noterete quanto sia complessa e articolata la parte che scende dalla A del logo al punto in cui è fissato il ponte del tourbillon.

    Sarà più facile comprendere perché il Code 11.59 – indipendentemente dai gusti estetici personali – sia un orologio meravigliosamente ricco di dettagli qualificanti; di ricchi particolari che, pur mimetizzati e non subito sparati all’occhio, meritano il logo di Audemars Piguet. Beata la persona che se lo aggiudicherà. Farà una buona azione e sarà ricompensata da un orologio destinato ad entrare nella leggenda per essere la prima di una lunga serie, spero, di “variazioni sul tema”.

  • Elogio della complessità: alla Biennale con Audemars Piguet

    Elogio della complessità: alla Biennale con Audemars Piguet

    May you live in interesting time
    Gli artisti sono in genere ottimi interpreti dello zeitgeist, ovvero lo spirito dei tempi a loro contemporanei. E le Biennali d’arte sono ottimi collettori delle loro intuizioni e visioni, che talvolta risultano inquietanti come la voce di Cassandra. Per questo vale la pena di dedicare attenzione al tema della Biennale d’arte, in corso a Venezia fino al 24 novembre. Curata da Ralph Rugoff, si articola attorno a un augurio (o memento) non banale: May You Live In Interesting Times.

    «Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione», ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta. «Nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità. Un invito che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura».

    Un’opera sperimentale all’Arsenale
    L’invito alla complessità, in quest’epoca dominata dal mantra della accessibilità falsamente democratica a tutti i contenuti, anche a quelli meno decifrabili, risulta decisamente indigesto per i palati grossolani. Ma sicuramente appetitoso per quelli sofisticati dell’orologeria haute de gamme, il cui primario valore aggiunto è, appunto, la complicazione. È complicato infatti il legame concettuale che lega gli esemplari di Audemars Piguet all’artista Ryoji Ikeda, autore di “data-verse”.

    Un’opera sperimentale esposta all’Arsenale e realizzata con il supporto della maison orologiera, in cui l’artista esplora le caratteristiche essenziali del suono e della luce attraverso la precisione matematica e l’estetica. Utilizza cioè frequenze e scale difficili da percepire dall’orecchio e dalla mente dell’uomo, visualizzando i suoni e raffigurando l’impercettibile per mezzo di sistemi numerici e grafiche computerizzate. Orchestrando suoni e immagini, fisica e matematica, va oltre il concettuale per addentrarsi nel campo dell’estremo e dell’infinito, mettendo alla prova i limiti dei sensi umani e della tecnologia digitale.

    Tra musica, arti visive e tecnologia
    Cresciuto in Giappone negli anni ’70 e ’80, Ikeda racconta di aver respirato e assorbito la cultura postmoderna dell’orizzontalità culturale in cui tutto contaminava il resto. Una realtà in cui non esistevano barriere né specializzazioni e la mente doveva essere flessibile, capace di metabolizzare positivamente ogni stimolo. «In particolare,  nei club underground gli alti volumi musicali (allora concessi nei luoghi pubblici), e l’uso creativo del piatto (del giradischi) da parte dei Dj con graffiature e altri artifici gestuali, produceva una reazione psico-fisica che mi fece entrare in un mondo diverso, ancora più della musica elettronica di Stockhausen».

    I suoi studi sono partiti proprio da quelle suggestioni sonore – analizzate con la maniacale cura del dettaglio e l’attenzione per i fenomeni più estremi della mente umana (anche soprannaturali), che solo un intellettuale giapponese può avere. Così Ikeda ha trovato nelle onde sinusoidali e nel “rumore bianco” (white noise) – caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze -, la risposta più interessante alla sua ricerca. La quale ha prodotto quindi sviluppi anche in campo tecnologico e matematico, per arrivare a raffigurazioni visive multisensoriali. Proprio come le installazioni create per la Biennale veneziana, tanto difficili da spiegare e comprendere a livello astratto, quanto magnetiche a livello percettivo. Ma qui si deve fermare ogni possibile descrizione di queste opere, che vanno viste e ascoltante, o meglio vissute, di persona.

    Una commissione artistica per promuovere l’eccezionale complessità e l’abilità manifatturiera
    La presentazione dell’ultimo lavoro di Ikeda sul palcoscenico mondiale della Biennale Arte 2019 a Venezia porta avanti la missione di Audemars Piguet. Che nel 2014 ha costituito una speciale commissione artistica per promuovere nuove collaborazioni artistiche. Cioè per produrre e presentare opere di artisti la cui pratica rispecchia l’eccezionale complessità, precisione e abilità manifatturiera della Casa. L’alto livello artistico del lavoro di Ikeda, con cui Audemars Piguet collaborerà per il 2019 e 2020, si allinea perfettamente con l’artigianalità, la creatività e la spinta all’innovazione della maison stessa. Il cui motto è “To break the rules, you must first master them“: niente di semplice, quindi, e tantomeno di semplicistico.

  • Code 11.59, l’inedita collezione “modulare” di Audemars Piguet

    Code 11.59, l’inedita collezione “modulare” di Audemars Piguet

    “Ogni morte di papa” è una locuzione polirematica che in buona sostanza vuol dire molto, mooolto raramente. Ad esempio: Audemars Piguet lancia una nuova collezione ogni morte di papa. Tanto per capirci, l’ultima è la collezione Jules Audemars, nata nel 1999. Nemmeno un gran successo, a dirla tutta, visto che è riservata ai modelli classici di maggior contenuto tecnico. Ma Audemars Piguet è ancor oggi prigioniera del successo del Royal Oak e proprio per questo quando – lo scorso ottobre – mi venne offerto di vedere in anteprima una nuova collezione AP non ho potuto fare a meno di pensare che François-Henry Bennahmias, Ceo del marchio dal 2013, si fosse impelagato in una mission impossible. Bene: con ogni probabilità mi sbagliavo e vi spiego perché.

    Diciamo subito che la collezione Code 11.59 (il minuto prima della mezzanotte) prima o poi perderà i numeri e rimarrà con un nome più immediato. Un peccato veniale, ma io comincio a chiamarla da subito Code, scusandomi per questo con Bennahmias. E poi passiamo subito ad analizzare insieme la cassa, foto alla mano.
    La vocazione è sportiva ed elegante al tempo stesso. Anche se i primi modelli sono soltanto in oro si nota subito (o comunque molto presto) che mascherata dietro un normale orologio tondo c’è una impostazione estetica vivace e soprattutto modulare, il che vuol dire come sarà possibile, in futuro, creare una serie molto ampia di “variazioni sul tema”.

    Osservando il lato della cassa si comprende che il Code si basa su una struttura di sostegno ad arco, di chiara derivazione architettonica: una specie di ponte cavo innestato in una sottile lunetta tonda. In questa struttura di sostegno si inserisce una cassa ottagonale divisa orizzontalmente in tre parti. Una centrale, satinata, e due a finitura lucida, in alto e in basso. E’ quindi chiaro che giocando con i materiali del “ponte” e della cassa sono già possibili un bel po’ di varianti, che potrebbero poi moltiplicarsi sbizzarrendosi sulle finiture. Che sono sbalorditive, com’è tradizione di Audemars Piguet.

    Basta osservare – e ancora non serve la loupe, la lente d’ingrandimento – il taglio periferico lucido delle anse per rendersi conto che siamo ai massimi livelli. Poi con la lente verificheremo che persino il foro in cui si inseriscono le viti a testa esagonale (quelle per la barretta di fissaggio del cinturino) 

  • Monografie sotto l’Albero, letture per collezionisti

    Monografie sotto l’Albero, letture per collezionisti

    Due monografie su Omega e Audemars Piguet, uscite nei mesi scorsi, sono perfette strenne natalizie. Per tutti gli appassionati di orologeria ma soprattutto per chi ama gli esemplari di queste manifatture

    “Audemars Piguet 20th Century Complicates Wristwatch” tratta appunto degli orologi complicati prodotti dalla maison nel corso del secolo scorso. Un lavoro inedito, costato quattro anni di ricerche da parte dei tecnici, dei restauratori, degli storici e degli archivisti del Dipartimento del Patrimonio. Che hanno studiato i singoli esemplari anche attraverso i registri e le carte conservati nella raccolta privata a Le Brassus. Ogni capitolo del libro è dedicato a un tipo di complicazione, a partire dalla prima ripetizione minuti venduta nel 1892, per concludersi con la rinascita della grande tradizione meccanica dopo la crisi del quarzo.

    Una storia lunga un secolo, riccamente documentata da fotografie, schede tecniche, dati di produzione, disegni e immagini d’epoca. Si scopre così che dalla fondazione al 1970 la manifattura ha realizzato solo 550 esemplari complicati: 35 ripetizioni, 188 calendari (fra cui 12 perpetui), 307 cronografi e 20 “doppie complicazioni” (calendario più cronografo). La cui produzione è caratteristica di determinati periodi: le ripetizioni per esempio sono tutte precedenti agli anni Trenta, i cronografi concentrati fra i Trenta e i Quaranta.

    Un’attenta lettura permette non solo di farsi un’idea generale sul passato produttivo della casa, ma anche di conoscere in modo approfondito alcuni pezzi notevoli. Come il cronografo N° 42875, venduto a St. Moritz nel 1937 per 190 franchi e riacquistato a un’asta da Christie’s New York nel 2015. Interessante per la cassa in Staybright (una lega di acciaio in grado di ridurre  

  • Nasce la spirale Nivachron. Addio al silicio?

    Nasce la spirale Nivachron. Addio al silicio?

    Il comunicato stampa è scarno e privo di foto, per cui la cosa sembra non aver entusiasmato nessuno. Ma stiamo parlando invece di una innovazione di enorme importanza, destinata a risolvere forse definitivamente uno dei problemi che affliggono gli orologi: la magnetizzazione. La soluzione viene da una particolare lega di titanio – Nivachron™ – sviluppata da Audemars Piguet e Swatch Group. Anzi: per la precisione da Nivarox che è l’azienda (appartenente a Swatch Group) demandata alla realizzazione di bilancieri, spirali e altre componenti minuscole, da realizzare con tolleranze bassissime, quasi da industria elettronica.

    Andiamo per ordine: la spirale – oggi realizzata in Nivachron™ – è una parte fondamentale dell’orologio. Riassumendo al massimo, la molla contenuta nel bariletto immagazzina energia dal sistema di ricarica e la cede, sotto forma di piccoli impulsi, al bilanciere, spingendolo a ruotare intorno al proprio asse di una semi oscillazione. La spirale è una molla a spirale, appunto, che fa rinculare il bilanciere riportandolo al punto di partenza, dal quale si sposterà per l’energia ricevuta dalla molla del bariletto, e così via. Tic e tac.

    Le due semi oscillazioni fanno muovere il bilanciere come fosse un pendolo e a sua volta fanno muovere l’ancora (c’è un nottolino sull’asse del bilanciere che ingaggia la forchetta dell’ancora) che trasmette il moto alla ruota di scappamento. Ancora e bilanciere (sistema di scappamento) trasformano le (altrimenti inutili) oscillazioni bidirezionali del bilanciere in (finalmente utili) impulsi unidirezionali trasmessi alle lancette o comunque distribuiti ai dispositivi dell’orologio. Dal momento che tutta questa parte, dal bariletto alla ruota di scappamento, è il motore di ogni orologio meccanico, la regolarità, la costanza di marcia è fondamentale per la precisione trasmessa alle lancette. Ed è quindi fondamentale che le oscillazioni del bilanciere siano identiche sia per la durata (isocrone) sia per l’ampiezza (amplitudine) per ragioni meccaniche. La spirale deve quindi rimandare indietro il bilanciere caricandosi nel tic e cedendo l’energia, nel tac, per farlo tornare indietro.

    La quantità di problemi da risolvere in questa parte dell’orologio è impressionante, ma il lavoro è sulla buona strada, quella che porta alla (impossibile per legge fisica) perfezione; peccato soltanto che per ogni problema risolto ne salti fuori un altro, che prima era in qualche modo coperto da imperfezioni più gravi. Uno di questi problemi, ben conosciuto da tempo, è la magnetizzazione della spirale: l’effetto della magnetizzazione è che quando le spire della molla si avvicinano (tic) tendono a farlo con maggior velocità e saranno invece più lente (tac) nell’allontanarsi.

    Si sono studiati materiali antimagnetici, ma il problema sembrava risolto solo con l’uso di spirali in silicio, realizzate con la stessa tecnica impiegata in elettronica. Ma a parte i costi, molto elevati, gli ingegneri orologiai non hanno mai amato davvero questa soluzione: loro creano orologi con destinazione eternità e del silicio non si conosce la durata né si sa come potrebbe essere prodotto in futuro, visto che l’industria elettronica comincia a considerarlo obsoleto e quindi potrebbe dismettere le macchine per costruirlo. E poi non si possono realizzare curve di compensazione, ma questo è un discorso fin troppo complicato, in questa sede. Meglio tornare al vecchio, caro metallo: questo è il punto.

    Da molti anni chiedo ai tecnici perché non impiegare il titanio, insensibile ai campi magnetici, alla corrosione, alle variazioni di temperatura (beh: quasi), persino autolubrificante… La risposta è che le proprietà meccaniche del titanio richiederebbero un impulso (tic) energeticamente esagerato, creando quindi problemi di autonomia. L’impressione, quindi, è che i tecnici di Audemars Piguet e di Nivarox abbiano messo a punto una lega “indebolita”, meno avida d’energia, e che siano anche riusciti a trovare il modo di produrre industrialmente (e quindi a prezzi accettabili) il Nivachron™, appunto. E l’impressione è che la prossima tappa sia produrre per il bariletto molle in una lega in qualche modo simile, visto che i campi magnetici fanno male anche alla molla. Un grande passo avanti, una grande innovazione, dal momento che molti dei problemi di precisione provengono da due cause principali: una insufficiente carica della molla e, appunto, dalla magnetizzazione permanente delle parti ferrose.

    A questo punto, però, la domanda, legittima, è: perché tante storie per il pericolo di magnetizzare parti dell’orologio? Prima questo pericolo non esisteva? E come la mettiamo con le casse ed i bracciali d’acciaio? In realtà il problema è ben conosciuto da sempre: per questo fino a relativamente poco tempo fa molti orologi avevano la cassa d’ottone cromato, molto meno costoso dell’acciaio inossidabile e anche (moderatamente) antimagnetico. E comunque gli altri problemi (dalla lubrificazione alle perturbazioni introdotte da variazioni di temperatura) erano tali da coprire, in un certo senso, quelli derivanti dai campi magnetici. Che oggi, oltretutto, sono molto più diffusi: dagli altoparlanti delle cuffie a quelli dei cellulari, alle chiusure di borse e custodie, il proliferare di motori elettrici malamente schermati sono tutti regali della tecnologia moderna.

    Volendo è possibile fare una prova, avvicinando un magnete ad un orologio meccanico: il rallentamento sarà piuttosto evidente e in certi casi si arriva all’arresto dell’orologio. Che poi magari riprenderà a funzionare, ma con problemi derivanti dalla magnetizzazione permanente di alcune componenti. Per rendersene conto non è necessario un costoso magnetometro: sarà sufficiente avvicinare all’orologio una qualunque bussola magnetica. Se l’ago si muoverà, puntando sull’orologio, allora la frittata è fatta, ma niente paura: si può comunque ottenere una discreta smagnetizzazione con un apparecchio da una ventina d’euro (si trovano facilmente su Amazon), anche se molti appassionati trovano che investire due o trecento euro per uno smagnetizzatore semi-professionale sia un buon investimento.

  • Conversazioni sull’e-commerce: il caso Audemars Piguet

    Conversazioni sull’e-commerce: il caso Audemars Piguet

    Li incontro nella lounge Audemars Piguet, un appartamento vicinissimo a via Monte Napoleone, in Milano, dove si apre la boutique AP. La lounge è destinata a clienti particolari, piccoli eventi riservati e incontri con la stampa, appunto. Franco Ziviani, prima importatore di Audemars Piguet, poi Ceo di una filiale, diretta emanazione della maison, e oggi European coordinator. Il mercato italiano viene affidato ad Andrea Cardillo, Country manager per l’Italia, appunto.

    Parliamo di e-commerce. Qual è il punto di vista di Audemars?
    Franco Ziviani – Un approccio graduale: abbiamo appena iniziato in Cina con risultati abbastanza buoni. Ma potremmo anche partire con il “secondo polso”. Perché il secondo polso oggi come oggi è un business molto superiore al nuovo: nell’e-commerce può essere paragonato alla “seconda mano” del mondo dell’auto. È veramente una cosa interessantissima. Per quanto riguarda l’e-commerce del nuovo la situazione, in Europa, è diversa da paese a paese. In ogni caso avremo sempre bisogno dei punti, più che di vendita, nei quali sia possibile avere un contatto diretto con i nostri orologi. In teoria in grandi città come Londra e Parigi – ma attento: sto solo parlando di un sogno – potremmo avere grandi locali in cui trovi la summa del mondo Audemars Piguet. Locali in cui entri e hai la possibilità, grazie alle tecnologie digitali, di interfacciarti virtualmente con Gérald Genta, che ha fatto il Royal Oak, o con Madame Audemars, con il designer. Ecco questo è un aspetto che potrebbe essere legato benissimo all’e-commerce e a quello che è oggi il digitale nel mondo. Per quanto riguarda le vendite e-commerce in Europa è chiaro che noi non siamo ancora pronti anche perché il prezzo medio degli acquisti online in Europa è molto inferiore a quello degli Stati Uniti. Negli Usa abbiamo un prezzo medio attorno ai 30mila dollari, mentre in Gran Bretagna, ad esempio, il commercio digitale può salire a cifre consistenti per acquisti sull’usato, più che sul nuovo. L’e-commerce per noi – attualmente – è far vedere i nostri prodotti, dire ufficialmente al mercato quali sono i prezzi, mostrare le qualità dei nostri prodotti, spiegarne il valore. Oggi come oggi non abbiamo la struttura per la consegna, che sicuramente sarà legata alle nostre boutique in Europa e ad alcuni punti vendita perché il nostro obiettivo è concentrarci sulle nostre boutique, su massimo 70/80 punti vendita in Europa, nelle grandi città e nelle località turistiche.

  • Audemars Piguet ad Art Basel: quando l’arte incontra la scienza

    Audemars Piguet ad Art Basel: quando l’arte incontra la scienza

    Dal 2013 Audemars Piguet è partner di Art Basel. Sostiene quindi le tre maggiori mostre internazionali di arte contemporanea, organizzate nell’arco dell’anno – a Hong Kong in marzo, a Basilea in giugno e a Miami Beach in dicembre. E vi partecipa con un proprio spazio dedicato (la cosiddetta Collector Lounge) e un grande ritorno d’immagine a livello globale. Marketing, certo… Però intanto la Casa di orologeria diventa mecenate: e contribuisce da un lato a promuovere artisti emergenti (o più noti), dall’altro a creare opere d’arte particolarmente complicate che altrimenti non vedrebbero la luce. Come nel caso di Halo: un’installazione che trasforma in esperienza multisensoriale quanto accade in un acceleratore di particelle.

    La commissione artistica di Audemars Piguet

    Ma andiamo con ordine. Il fulcro dell’attività all’interno della partnership è la Commissione artistica di Audemars Piguet. Ogni anno, cioè, la Maison di Le Brassus seleziona una coppia, formata da un artista e da un curatore, cui commissiona un’opera esclusiva. Concede massima libertà nella scelta e nella trattazione del soggetto, ma chiede di approfondire il legame fra alta orologeria e arte – a partire dai concetti di complessità e di precisione, tipici della costruzione di un orologio, e con l’obiettivo di amplificare la visione personale di ogni artista. Nel processo creativo è lecito il ricorso a qualsiasi studio o tema di meccanica, di tecnologia o di scienza in senso lato: anzi, gli artisti sono invitati ad “allargare i confini del virtuosismo tecnico e dell’ingegno scientifico”. Mentre Audemars Piguet, da parte sua, si impegna a finanziare l’intera opera e a trovare le maestranze specializzate in grado di realizzarla.

    Per l’edizione 2018 di Art Basel, la Commissione artistica è stata affidata ai Semiconductor e a Mónica Bello. I Semiconductor sono un duo di artisti inglesi, Ruth Jarman e Joe Gerhardt, che investigano il modo in cui gli esseri umani sperimentano la materialità della natura (definizione semplicistica e riduttiva, dettata dall’estrema sintesi qui necessaria). Mónica Bello è invece “art director” del Cern di Ginevra, oltre che critica e storica d’arte: si occupa fra l’altro del programma per artisti residenti del centro scientifico, cui nel 2015 hanno partecipato anche i Semiconductor.

    L’opera Halo

    Ora la loro collaborazione è sfociata appunto in Halo. Ovvero un’interpretazione artistica dell’esperimento Atlas, uno dei sei avanzatissimi rivelatori di particelle del Cern, costruiti per il Large Hadron Collider, il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato (per intenderci, quello in cui ha lavorato anche “la nostra” Fabiola Gianotti). Halo è stata inaugurata appunto da Audemars Piguet ad Art Basel 2018.

    In pratica, un’installazione visiva e acustica – definita “immersiva” nel comunicato ufficiale -, ispirata dai dati scientifici grezzi dei laboratori ginevrini, qui rielaborati in chiave emozionale. Si tratta infatti di una struttura cilindrica di grandi dimensioni (10 metri di diametro per 4 di altezza), delimitata da corde di pianoforte disposte in verticale e circondata da uno schermo a 360°. Lo spettatore, che si siede all’interno, osserva sullo schermo le caleidoscopiche proiezioni delle collisioni di particelle subatomiche, opportunamente rallentate per essere colte dall’occhio umano.

    A ogni collisione una serie di martelletti va a colpire le corde metalliche – il tutto ovviamente è governato da un computer – e provoca quindi un suono specifico in cui ci si trova immersi. Il risultato è una melodia inaudita, in senso letterale, una vibrazione avvolgente ed estremamente suggestiva. Inutile dire che l’idea del tempo scandito da rintocchi sonori ha avuto origine durante la visita dei Semiconductor alla Manifattura: dove gli artisti hanno potuto scoprire i segreti degli esemplari a ripetizione o a suoneria, in cui però i dispositivi tendono all’infinitamente piccolo.

    Altri progetti di Audemars Piguet ad Art Basel

    Proprio i valori e la sede della Manifattura sono al centro di altri progetti artistici, sempre sviluppati per il salone d’arte di Basilea. In scala ridotta rispetto ai lavori della Commissione, prendono spunto dalla storia, dalla cultura e dalla posizione geografica dell’azienda.

    Come Foundations di Sebastian Errazuriz. Centinaia di rocce sospese, prodotte con stampanti in 3D, scansionate e modellate a mano, che evocano il minerale ferroso, materia prima per la produzione dell’acciaio e risorsa naturale dell’orologeria. In moto continuo e sincronizzato, rendono omaggio alla maestria raggiunta nella lavorazione del ferro dagli artigiani della Vallée de Joux, tra le montagne del Giura svizzero, dove si trova appunto la sede della Maison. L’installazione porta a termine la trilogia di lounge concept firmata dall’artista/designer di origini cilene ma residente a New York. Progettata appositamente per le tre esposizioni annuali di Audemars Piguet ad Art Basel, e svelata ad Art Basel Hong Kong, segue le precedenti dedicate al ghiaccio e al legno.

    All’interno della lounge trovano poi una naturale collocazione anche le immagini di Quayola. Artista visivo nato in Italia ma londinese d’adozione, collaboratore di Audemars Piguet dal 2012, si serve delle nuove tecnologie informatiche per creare inedite opere fotografiche. Il suo ultimo lavoro, qui esposto, s’intitola Remains: Vallée de Joux e trasporta virtualmente l’osservatore nel paesaggio della valle giurassiana. Presentato ad Art Basel Hong Kong, è in continuo divenire: e si concluderà all’esposizione di Miami, dove sarà rivelato Promenade, un dittico video realizzato con l’utilizzo di droni e scansioni ad alta risoluzione. A sottolineare l’importanza della ricerca tecnologica e della precisione in orologeria.