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Le cronache di PDV: a Milano con Patek Philippe. Tra moda, arte e design

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Per il lancio del nuovo Twenty∼4 Automatic, Patek Philippe ha organizzato un’esclusiva serata all’insegna della femminilità. In un’ambientazione stile greenhouse, con un contorno di musica, danza classica, abiti di carta e altro ancora

Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio IV

È avvenimento raro il fatto che Patek Philippe, a buon diritto considerata la più aristocratica maison d’orologeria al mondo, scelga per un proprio evento internazionale un’ambientazione distante da Ginevra. Non solo perché nella città elvetica di lingua francese ha il proprio storico quartier generale, ma anche per quella voluta dose di calvinismo che, da sempre, è nelle corde del marchio con la Croce di Calatrava. L’eccezione, come comunemente si dice, sempre conferma la regola e puntualmente si è verificata lo scorso 10 ottobre, in occasione del lancio della nuova collezione Twenty∼4 Automatic – ultima erede della produzione di punta da donna firmata Patek Philippe e questa volta equipaggiata con movimento automatico –, avvenuto a Milano. Celebrato in grande stile e tenuto a battesimo dal presidente Thierry Stern, terza generazione della famiglia proprietaria, accompagnato dalla deliziosa moglie Sandrine. Ne è nata una serata esclusivamente ad inviti e tutta volta al femminile, in modo da comunicare un mondo fatto di grazia, avvenenza, delicatezza e amabilità durante lo svolgimento della serata, senza bisogno di volerlo raccontare ai presenti, ma avvolgendoli in una realistica atmosfera di seduzione.

Il luogo prescelto per l’evento è uno dei “salotti buoni” del capoluogo lombardo, quel Palazzo Serbelloni che ospita luoghi di lavoro e di ricevimento, dove tra l’altro ha sede anche Patek Philippe Italia, e che si affaccia su Corso Venezia, a suo tempo un elegante “viale delle carrozze”. Un palazzo settecentesco e di gusto neoclassico, cui apparteneva anche un ampio giardino – poi assimilato dalle architetture circostanti – e una corte con colonnato, oggi luogo ideale per allestire eventi d’alto livello. Come effettivamente è stato con Patek Philippe, che ha scelto Milano anche e soprattutto per essere capitale della moda e del design, e che ha intrattenuto gli ospiti – circa duecento giornalisti, di cui la maggior parte proveniente dai più importanti mercati orologieri del mondo – con animazioni di vario genere. Sullo sfondo di vetrine e gigantografie con i nuovi orologi e una selezione di storici modelli della maison, come i pezzi unici appartenuti alla regina Vittoria o alla contessa Koscowicz: il primo, da persona, del 1851/52, il secondo datato 1868 e realizzato con bracciale d’oro su commissione della nobildonna ungherese, considerato il primo orologio da polso di cui si abbia documentazione storica.

Ecco allora in scena le danzatrici, gli abiti di carta di Valentina Crepax, le illustratrici Sophie Griotto e Alessandra Scandella che eseguivano ritratti dei presenti – bastava un gesto d’assenso e via partiva rapida sulla carta la matita -, l’artista d’origini iraniane Borojeni e il giapponese Ohgushi, che pennellavano in mezzo alla sala rispettivamente bozzetti di moda e dipinti con soggetto la splendida modella della campagna Twenty∼4 Automatic. Il tutto con il sottofondo musicale di famose “cover” interpretate da Alexandra Miller Band, il set fotografico allestito dallo Studio Ummarino e l’ottima cena servita tra gli invitati da Vittorio che, con il suo famoso risotto giallo, ha aggiunto una nota molto milanese a questa elegante serata internazionale.

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