Approfondimenti

Hermès Arceau L’heure de la lune. Sostanza dietro all’apparenza

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Un po’ romantico e sognatore? Tutt’altro. L’ultimo complicato di Hermès è un modello consistente, con il suo bel perché anche sul fronte della tecnica

L’ultimo Salon International de la Haute Horlogerie di Ginevra non ha certo brillato per il livello pirotecnico delle novità andate in scena, e questo è innegabile. Ma chiuderne la pratica relegandolo negli archivi della memoria, idealmente avvolto in un faldone con la dicitura “non pervenuto”, è forse una presa di posizione fin troppo ingiusta. Perché a guardar bene qualcosa salta sempre fuori. A patto di saper cercare, ma anche di saper scavare un po’ in profondità, cioè di saper andare oltre l’apparenza consegnata da un semplice aspetto estetico. L’orologio, d’altronde, resta pur sempre un oggetto meccanico, e come tale andrebbe osservato prima dentro che fuori. Specie in quei casi in cui, dietro ad un seppur valido e notevole “effetto wow” garantito da materiali o finiture di prim’ordine, si celano contenuti tecnici se possibile ancor più seducenti. Ignorati perché, paradossalmente… non comunicati.

Bene la filippica, si potrà pensare, ma ora fuori nomi e cognomi. E allora eccoli qua: Arceau L’heure de la lune, Hermès. Uno su tutti. Preso non tanto come capro espiatorio ma, al contrario, come esempio di un orologio meritevole, il cui notevole interesse tecnico ha finito con l’essere oscurato dalla romantica descrizione della sua dimensione estetica. Diciamoci la verità: un vero peccato, perché quando pur non essendo “nativo” del settore riesci a guadagnarti credibilità e reputazione a suon di realizzazioni di sicuro interesse, quando ti imbarchi in un progetto lungo anni investendo tempo e denaro, quando ti affidi per la meccanica ai massimi luminari di settore, e poi del tuo orologio promuovi solo il lato espressivo, per tutta l’orologeria, non solo la “tua” orologeria, è un’occasione persa. Ma Hermès al tempo (quello misurabile) ha sempre dato un’interpretazione giocosa se non addirittura onirica – almeno in epoca recente.

E quindi va bene così, ma resta un peccato. Perché raccontare un orologio è una cosa importante, specie se dalla sua può vantare signore credenziali. E all’Arceau L’heure de la lune gli argomenti non mancano di certo. In Hermès lo hanno messo in cantiere tre anni fa con un obiettivo (non dichiarato): farlo collimare con il cinquantenario dello sbarco sulla Luna destinato a cadere proprio in questo 2019. Anno in cui il satellite terrestre si sarebbe ritrovato al centro di una sovraesposizione mediatica senza precedenti. Da qui la volontà di ribaltarne le canoniche prospettive, portando le fasi di luna (complicazione generalmente relegata in una finestrella di servizio) in primo piano. Un’idea ambiziosa che, come detto, ha richiesto un bel triennio di sviluppo per passare dalla mente alla carta e da questa al prodotto finale. Ma anche i servigi di un talento del settore, ovvero Jean-François Mojon.

Uno che con la sua Chronode SA ha messo il suo sapere al servizio di marchi come MB&F, HYT, Harry Winston, Cyrus, Czapek, Manufacture Contemporaine du Temps, giusto per citarne