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Chanel, l’affaire Kenissi e l’evoluzione del J12

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A Baselworld Chanel Horlogerie rilancia il J12. Del tutto cambiato ma sempre uguale a se stesso, monta un nuovo movimento automatico firmato Kenissi. Praticamente fatto “in casa”

Che Chanel avesse preso a cuore l’orologeria, lo si sapeva: lo aveva dimostrato parecchie volte nel corso del tempo, fin dall’acquisizione del proprio fornitore, la fabbrica di habillage G.& F. Châtelain a La Chaux-de-Fonds, nel 1993, oggi sede della produzione Chanel Horlogerie. Ma è solo con il restyling del J12, presentato in questi giorni a Baselworld, che ci si rende conto di quanto la cosa abbia assunto dimensioni importanti. Quando il gioco si fa duro…

Antefatto: all’inizio di gennaio scorso, un comunicato stampa ufficiale annuncia una partecipazione di Chanel in Kenissi – manifattura con sede a Ginevra ma già pronta a trasferirsi in un nuovo stabilimento a Le Locle nel 2021. In apparenza è solo l’ultima delle azioni di “shopping” societario compiute dalla Maison negli ultimi anni: basti pensare alla recente quota di minoranza in Montre Journe, o prima ancora in Romain Gauthier. Oltretutto il nome Kenissi non dice granché… Insomma, in un primo momento pochi si rendono conto del valore della notizia.

Solo agli esperti dell’industria orologiera svizzera tremano vene e polsi. Perché? Secondo la Reuters, Chanel nei suoi conti del 2017 (resi pubblici lo scorso giugno) ha dichiarato un investimento pari a 20 milioni di franchi (quasi 18 milioni di euro, mica bruscolini), per acquisire una quota del 20 per cento di Kenissi. Ma soprattutto il quotidiano svizzero Le Temps definisce Kenissi “il braccio industriale di Tudor” e sottolinea il rilevante avvicinamento di Rolex e Chanel, i due attori indipendenti più importanti nell’industria mondiale del lusso.

Sempre Le Temps scrive che il nuovo stabilimento in costruzione a Le Locle sarà lungo 150 metri, verrà adibito ad officina di produzione e destinato per metà a Tudor e per metà a Kenissi. I promotori lo chiamano “Progetto Gemini”, definizione già di per sé eloquente. Secondo gli informatori del giornale, a dirigere la nuova fabbrica sarà Jean-Paul Girardin, ex Ceo di Breitling (prima dell’acquisizione del marchio da parte del fondo di private equity CVC). Del resto, la collaborazione fra Tudor e Breitling è nota da tempo.

E basta un minimo di ricerca in internet per scoprire altri dettagli. Secondo il Registro del commercio elvetico, alla voce Kenissi Manufacture rispondono proprio Jean-Paul Girardin come Direttore, Eric Pirson (numero uno di Tudor) come membro del Consiglio di amministrazione, e Philippe Jacques Dalloz come Presidente del consiglio di amministrazione. Potrebbe essere quest’ultimo il “misterioso industriale” indipendente, fornitore di vetri zaffiri ai più grandi gruppi orologieri svizzeri, citato da Le Temps come fondatore di Kenissi.

Tutto questo succedeva, appunto, all’inizio di gennaio. Poi, a fine mese, ho avuto la fortuna di essere convocata da Chanel a Parigi, insieme ad altri (pochi) colleghi italiani del settore, per la presentazione in anteprima delle novità di Basilea. Il tema è il J12, oggetto di un totale re-styling

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