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L’acciaio – parte II: le leghe più diffuse in orologeria

Acciaio Oystersteel di Rolex

Il 316L è quello che va per la maggiore. Ma ci sono anche leghe esclusive sviluppate da singole marche per la propria produzione. Parliamo dell’Oystersteel di Rolex e del Lucent Steel di Chopard, che si differenziano perché…

Continua l’approfondimento sull’acciaio: qui ci concentriamo sulle accortezze costruttive messe in atto dai produttori e sulle particolari scelte di ognuno. Perché l’acciaio è inossidabile a molto, ma non a tutto…

Chi ha fatto studi classici non avrà le benché minima difficoltà a ricordare la frase latina “gutta cavat lapidem”, ottimamente tradotto in italiano (con tanto di rima) “la goccia scava la roccia”. Vuol dire che con la perseveranza, giorno dopo giorno, anche una morbida goccia d’acqua riesce a perforare la roccia appunto. Mia madre buonanima, donna di pratica saggezza, aggiungeva “anche i rompiscatole. Ma non con me”. E mi guardava fisso negli occhi, chissà perché.

Il rompiscatole, in questo caso, è ad esempio il foro di fissaggio del bracciale o del cinturino alle anse. Giorno dopo giorno lo strofinamento della barretta di ritegno (che si pure di poco si muove) rischia di portar via un po’ d’acciaio che, sotto forma di polvere, reagirà ossidandosi o comunque corrompendosi a contatto con quel particolare tipo di sostanza dalla quale il pur inossidabile (a molto, ma non a tutto) acciaio inox non è in grado di difendersi. E in questo caso i produttori – sia pure lentamente, perché è un costo aggiuntivo – si sono difesi usando un particolare attrezzo che scava un doppio foro non passante in cui fissare le barrette senza far vedere quel poco di corrosione che nel tempo si accumulerà.

E altrettanto succede con tutte le giunture articolate dei bracciali d’acciaio, persino con quelli in cui il foro viene protetto dallo strofinamento con un canottino interno (un tubicino da infilare nel foro e all’interno del quale viene alloggiata la barretta di ritegno), usato – sempre per il maggior costo – solo da pochi produttori. Viene usato persino nei bracciali di titanio: andate a cercare su questo stesso sito l’articolo su come si accorcia il bracciale di un Bulgari Octo in titanio, appunto. Incidentalmente, è questa la ragione per cui in intervento di manutenzione completo (c’è da dirlo? Quello più costoso, è chiaro) anche cassa e bracciale vengono smontati pezzo per pezzo: pulire, controllare e riportare tutto a nuovo.

Sempre incidentalmente, proprio per questa ragione la Rolex usa un tipo di acciaio AISI 904L. Volete sapere le differenze fra il 316L e il 904L? Ho studiato e dopo aver verificato più fonti posso dirvi che, in sintesi, entrambi sono acciai austenitici a basso tenore di carbonio, poco magnetizzabili e che ben si prestano ad essere lavorati e soprattutto lucidati. Ma il 904L, rispetto al 316L, contiene in lega una percentuale di rame (fra l’1 e il 2 per cento) assente nel 316L, alcune differenze nelle percentuali di carbonio, cromo e molibdeno, e soprattutto una ben più alta percentuale di nichel (fra il 23 e il 28 per cento rispetto al 10/14 per cento del 316L).

Questo rende l’acciaio 904L più resistente alla corrosione e all’abrasione del 316L. Il che però comporta almeno due costi in più: il primo è quello dell’acciaio in sé; il secondo è quello delle lavorazioni che sono un po’ più difficili (il che ovviamente aumenta anche i costi d’ogni fase di lavorazione). Resta stabile, invece, il rischio di allergie, anche a fronte di un aumento leggero del cromo e consistente del nichel. Il bello è che Rolex ha comunicato solo di recente di usare il 904L invece del 316L. In realtà a me risulta che lo usi da molto tempo, addirittura da prima che cominciassi a scrivere di orologi. Dal 1985.

E allora perché non lo ha mai comunicato? Beh, qui e lì ogni tanto qualcosa intorno allo “speciale” acciaio di Rolex scappava, in qualche cartella stampa. Ma è stato solo quando tutti hanno cominciato a parlare dell’uso del 316L (in contrasto con gli acciai talvolta pericolosi per gli esseri umani usati in alcuni orologi economici orientali) che Rolex ha finalmente ufficializzato l’uso del “prelibato” 904L. E adesso nessuno può usarlo perché tutti direbbero che ha scelto anche lui “l’acciaio di Rolex”. Che oltretutto se lo produce in casa. A maggior ragione da quando (quest’anno) lo ha chiamato Oystersteel.

Solo una marca ha trovato una strada ancora diversa. Una marca da molti anni attenta non solo alle istanze ecologiche, ma anche a quelle di rispetto etico nei modi e nell’origine della produzione. Sto parlando di Chopard, che nel recente Alpine Eagle usa un acciaio probabilmente uguale agli altri, ma solo di base. Quale dei due gradi d’acciaio austenitico usi non è stato ancora specificato. È molto interessante invece il processo di produzione, che prevede ulteriori fusioni – dopo quella in cui tutti si solito si fermano – per “schiumare” l’acciaio fuso al fine di depurarlo da (quasi) ogni traccia d’impurità. È evidente che già questo comporta costi ulteriori ed anche elevati: fosse facile ed economico lo farebbero tutti.

Superando il grado di purezza usuale (e probabilmente con altre astuzie di procedura) si ottiene un acciaio che tende a cristallizzarsi oltre il livello tipico degli altri acciai. Questo conduce ad una durezza superiore al consueto (e quindi diminuisce l’effetto negativo di graffi ed urti) e ad una lucentezza più smagliante. Tant’è che si chiama Lucent Steel. La superiore durezza, manco a dirlo, costa parecchio di più. E non solo nella fase finale della produzione e della finitura, ma anche in quella della realizzazione grezza. Già, perché per fare la cassa d’acciaio di un orologio bisogna… Naah, ne parliamo un’altra volta: questo era solo un articolo sull’acciaio. 😊