Approfondimenti

Chronographe Monopoussoir Rattrapante di F.P. Journe: fuga dall’ovvio

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Una volta il matematico scozzese Eric Temple Bell disse: «”Ovvio” è la parola più pericolosa in matematica». Una frase in cui il termine “matematica” potrebbe essere sostituito da “orologeria”. Proprio per questo esistono personaggi come F.P. Journe e orologi come il suo Chronographe Monopoussoir Rattrapante della collezione LineSport: per metterci al riparo dall’ovvio e dalla banalità.

Innanzitutto perché questo orologio racchiude in sé due caratteristiche che si ritrovano solo nell’Olimpo delle lancette: oltre ad essere cronografo, è appunto monopulsante e sdoppiante. In sostanza, con un unico pulsante si governano le funzioni crono e, grazie a una lancetta in più, si possono misurare gli intervalli di tempo. O, per dirla in modo diverso, due eventi che iniziano simultaneamente ma terminano in momenti differenti. Un’idea che viene da lontano…

Da dove arriva il Chronographe Rattrapante?

Dopo l’invenzione e lo sviluppo del cronografo nei primi decenni del XIX secolo da parte di Nicolas-Matthieu Rieussec e Louis Moinet, gli orologiai vollero trovare un modo per fermare la lancetta che indica gli intervalli di tempo, per una lettura più precisa e comoda. Nel 1827, Louis-Frédéric Perrelet introdusse un orologio con due lancette dei secondi. All’avvio partivano entrambe, ma una di esse poteva essere fermata a piacimento; poi, con una seconda pressione sullo stesso pulsante, quest’ultima raggiungeva la prima, che intanto aveva continuato la propria marcia. Del resto rattraper in francese significa proprio “raggiungere”.

Intorno al 1831, l’austriaco Joseph-Thaddeus Winnerl (ebbene sì, stavolta niente svizzeri…) inventò un sistema rattrapante che fermava la lancetta dei secondi, la quale poteva poi recuperare il proprio tempo di arresto, purché non superiore ai 30 secondi. Questo primo sistema e il secondo che avrebbe inventato in seguito, dotato di due lancette dei secondi sovrapposte, erano basati sulla ruota dei secondi e non sul meccanismo del cronografo. Fu però solo intorno al 1880 che la funzione rattrapante apparve nella sua forma attuale.

A proposito, preferiamo definirla “sdoppiante” non solo per evitare francesismi poco comprensibili; ma anche per sottolineare la capacità della lancetta centrale dei secondi crono di “sdoppiarsi” per prendere due misurazioni contemporaneamente. Misurazioni che oltretutto possono essere ripetute all’infinito.

Ricco e sportivo (ma non è un calciatore…)

Poteva dunque F.P. Journe sottrarsi alla sfida di realizzare un cronografo sportivo sdoppiante e vincerla? Naturalmente no, e ci ha messo tanto del suo sia sotto il profilo tecnico (ça va sans dire…), sia sotto quello dei materiali e delle finiture.

Materiali che significano platino, oro rosso e titanio. Vale a dire il top, da una parte della preziosità, dall’altra della leggerezza. Finiture che significano accostamenti elegantissimi di cromie, a partire dai quadranti: argento di colore blu-malva per il modello platino, argento ricoperto di rutenio per il modello in oro, lega di alluminio di colore antracite per il modello in titanio.

La cassa ha un diametro di 44 mm ed è più spessa di solo un millimetro rispetto a quella dell’automatico della collezione LineSport: il movimento ha un’altezza totale di soli 6,80 mm. Una prova della grande capacità di F.P. Journe di contenere le dimensioni dell’orologio anche di fronte a una complicazione come quella del cronografo, che notoriamente ha molta fame di spazio sia nella cassa, sia nel movimento.

L’ossessione di F.P. Journe per la perfezione

E a proposito di movimento, quando si parla di orologi del Maestro marsigliese, mi tolgo il cappello e contemplo in silenzio, come se entrassi in chiesa. Il Chronographe Monopoussoir Rattrapante è mosso dal calibro 1518, a carica manuale. Ideato da F.P. Journe, è come al solito interamente realizzato nella sua manifattura, dove ciascun orologiaio esperto esegue tutti i passaggi dell’assemblaggio, dall’inizio alla fine.

Ricordate quando più sopra ho scritto che la complicazione cronografica è vorace di spazio? Mica solo di quello: anche di energia se ne pappa parecchia. Tant’è vero che – quando sono usati da chi li indossa (raramente, a dire il vero…) per fare ciò che ci si aspetta da loro: misurare gli intervalli di tempo – l’attivazione del cronografo a volte va a scapito della regolarità di marcia. Ebbene, questo orologio ha invece un’autonomia elevata: 80 ore complessive (se non si attiva la funzione crono). Comunque abbastanza per non incorrere in perturbazioni cronometriche.

Devo aggiungere poi che è ispirato al Chronographe Monopoussoir Rattrapante Bleu, realizzato dallo stesso Journe per l’asta Only Watch del 2017. Come quello presenta infatti un cambio diretto del cronografo, con un pignone oscillante che evita l’antiestetico e inefficiente salto della lancetta all’avvio della misurazione.

L’ossessione di F.P. Journe per i materiali

Anche in questo caso i diversi materiali della cassa e del bracciale si abbinano a diversi materiali del calibro: in oro rosa (come sempre) per i modelli in platino o in oro rosso; in lega di alluminio per il modello in titanio grado 5.

Le finiture e le decorazioni del movimento sono visibili attraverso un fondello trasparente in vetro zaffiro: Côtes circolaires sui ponti, perlage parziale sulla platina, testa delle viti lucida, anglage nelle scanalature, lancette lucidate e azzurrate, parti in acciaio con spigoli ad anglage, linee disegnate sulla superficie. Insomma, al di là dei termini in francese siamo di fronte allo stato dell’arte nelle finiture di alta gamma.

Parlando di finiture, non posso non estendere il discorso ai quadranti e ai bracciali. Nelle versioni in platino e in oro, i quadranti hanno una finitura guilloché nella parte centrale mentre i contatori sono in argento; nella versione in titanio i contatori sono in vetro zaffiro. I numeri arabi sono applicati, in oro bianco, rosso o rivestiti di Super-LumiNova. La lunetta tachimetrica in ceramica intarsiata e il nuovo carattere tipografico delle cifre ricordano quelli del Chronographe Monopoussoir Rattrapante Bleu.

La corona ha tre posizioni: 1 per la carica; 2 per la correzione della data – molto grande, riportata in una finestra di 5,20 x 2,80 mm -; 3 per l’impostazione dell’ora. Infine, uno sguardo al bracciale: le maglie attaccate alla cassa sono articolate per adattarsi alle diverse dimensioni del polso con una chiusura pieghevole regolabile. Nelle versioni in oro rosso e titanio è possibile trovare anche inserti in caucciù che proteggono il metallo da eventuali piccoli urti. Allo stesso modo, anche la corona a tre posizioni degli orologi in titanio e oro rosso è rivestita in caucciù, per migliorarne la manovrabilità e aumentarne la resistenza agli urti.

Dimenticato qualcosa? Forse, perché quando si parla di F.P. Journe è difficile ridursi all’essenziale. Spero comunque sia abbastanza chiaro che con lui, l’ovvio in orologeria non esiste. Perché per F.P. Journe l’orologeria è arte e, come scrisse una volta il regista americano Edward Dmytry: «In arte, l’ovvio è un peccato».