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Octa Automatique, il genio elegante di F.P. Journe

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Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer scriveva che “un talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire; un genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere”. Per evidenti motivi, Schopenhauer non può aver conosciuto François-Paul Journe, ma probabilmente se lo avesse fatto avrebbe scritto quella frase dopo aver indossato un suo orologio. Perché le creazioni del Maestro marsigliese sono bersagli di alta orologeria invisibili ai mortali, che lui colpisce creandoli. L’Octa Automatique è uno di questi. Il calibro Octa è uno di questi.

Octa Automatique: dalla serie limitata alla produzione regolare

L’anno scorso F.P. Journe ha organizzato a Ginevra una mostra dedicata al 20° anniversario del movimento, dal primo orologio Octa del 2001 a quello del 2021. L’orologio designato per celebrare la ricorrenza era l’Automatique Série Limitée, un’edizione limitata di 99 pezzi con spunti di design presi dall’Octa Réserve de Marche del 2001: cassa in platino da 40 mm, indicazione decentrata di ore e minuti con piccoli secondi, grande datario, indicatore dell’autonomia ad arco, movimento in ottone rodiato e quadrante in oro giallo satinato.

Ora, nel 2022, l’F.P. Journe Octa Automatique diventa un pezzo regolare della collezione Classique ed è disponibile con cassa da 40 mm o 42 mm, in platino 950 o oro rosso 6N 18 carati con quadrante in oro grigio o rosso 5N. Come parte della collezione regolare, il potente calibro automatico Octa 1300.3 è realizzato in oro rosa 18 carati.

Calibro Octa: l’impresa di F.P. Journe

Proprio il cuore dell’orologio ha una storia particolare, perché il movimento Octa del 2001 è stato il primo a carica automatica del marchio. Prima dell’Octa, François-Paul Journe si era affermato come uno dei maestri più rispettati dell’orologeria moderna. Nel 1999 aveva creato il Tourbillon Souverain e il suo regolatore tourbillon con meccanismo a forza costante e, un anno dopo, il Chronomètre à Résonance.

Il bersaglio che nessun’altro poteva vedere, nell’Octa, era la precisione cronometrica raggiunta dal Maestro con i movimenti precedenti. Lungi dal pensare che un calibro automatico avrebbe potuto comprometterla, Journe fece in modo che la garantisse stabilmente a 120 ore, anche se il movimento è accreditato di un’impressionante riserva di carica: 160 ore.

Questione di lunghezza

Una prestazione da maratoneta olimpico, resa possibile grazie all’estensione della capacità di sviluppo della spirale. Lunga 1 metro e spessa 1 millimetro, è stata integrata allo stesso livello del treno degli ingranaggi e dello scappamento in un bariletto singolo.

L’avvolgimento unidirezionale dell’esclusivo rotore decentrato in oro rosso 5N 22 carati è ottenuto utilizzando un sistema di cuscinetti a sfera autobloccanti. La massa oscillante utilizza qualsiasi minimo movimento del polso per la ricarica dell’orologio. Inutile dire che l’Octa sarebbe presto diventato il movimento base dell’intera collezione, fino all’Octa Automatique.

Dopotutto, ci sono voluti tre anni di ricerca e sviluppo prima che fosse completato. Perché François-Paul Journe non è banale nel proprio lavoro e la perfezione – il bersaglio invisibile da colpire -, richiede tempo. Lo ricorda lui stesso: «La realizzazione del calibro Octa ha legami meno forti con la storia dell’orologeria rispetto a quelli che hanno il dispositivo a forza costante o i modelli a risonanza. Ma simboleggia un ideale orologiero che vuol dare a chi misura il tempo il più alto grado possibile di precisione e autonomia».

Chi vuole approfondire la storia del calibro e la nascita della collezione Octa, può leggere questo contributo completo ed esaustivo.

L’estetica dell’Octa Automatique

Autonomia, precisione, prestazioni, dunque… Ma conta pure il piacere estetico perché anche l’occhio vuole la sua parte o, come direbbe François-Paul Journe, “pour le plaisir des yeux”. Ed esteticamente l’Octa Automatique non è un plaisir, è una vera e propria goduria come tutti gli orologi del Maestro di Marsiglia.

Si rifà al layout asimmetrico dell’Octa Réserve de Marche del 2001 ma beneficia degli aggiornamenti che caratterizzano l’edizione del 20° anniversario. Il quadrante è in oro grigio o rosso 5N e un telaio in acciaio fissato con tre viti (dalla forma ingentilita rispetto al modello del 2001) contiene l’indicazione decentrata delle ore e dei minuti e il relativo contatore dei piccoli secondi, che si intersecano tra loro.

I contatori sono decorati con diverse lavorazioni e i numeri arabi di ore e minuti sono nel carattere tipografico distintivo di F.P. Journe. Rispetto a quelli dell’edizione del 2001 sono stati ingranditi per offrire una migliore leggibilità.

Tutte le lancette sono in acciaio azzurrato. Quelle di ore, minuti e autonomia sono a forma di goccia allungata, caratteristiche degli orologi di F.P. Journe; quella dei piccoli secondi è a bastone, con il contrappeso traforato.

Dettagli e vestibilità

Il quadrante in oro grigio del modello platino è un esercizio di sobrietà, con una bellezza un po’ algida a dire il vero. Netto è il contrasto con i toni più caldi del quadrante in oro rosso 5N, che rendono a mio parere questa versione maggiormente accattivante, perfetta ma più umana. Sperando di non essere stato troppo fumoso in questa valutazione personale…

I dettagli della cassa evidenziano il lavoro fatto da François-Paul Journe per trasformare un orologio già armonico come l’Octa Réserve de Marche in uno del tutto equilibrato come l’Octa Automatique.

La classica corona zigrinata con il motivo a cordoncino è stata ingrandita rispetto a quella dell’Octa Réserve de Marche, per agevolare la presa e la regolazione di ora e data. Le anse corte, lucide come lunetta e carrure, “tolgono” almeno due millimetri di diametro all’esemplare una volta al polso, rendendolo ancora più elegante.

Perché l’eleganza è essere semplici nella complessità. Così, per finire come ho iniziato, cito il cantautore americano Pete Seeger: “Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice”. François-Paul Journe ne è la prova.