Attualità

Multifort Tv Big Date, Mido fa rivivere il design a schermo

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Gli anni Settanta furono un periodo di forte rinnovamento culturale, di grandi ideali e di utopie, di progresso tecnologico e “immaginazione al potere”. Anche in orologeria: nacquero allora esemplari creativi e originali, talvolta avveniristici e perfino un po’ folli. Tra le tante forme insolite e fantasiose, si affermarono in particolare quelle a televisore. Un simbolo di modernità, nella comunicazione e nella tecnica – con l’avvento degli schermi a colori che portavano l’intrattenimento a un livello superiore. Lontane dagli azzardi di certi modelli di fascia alta, costosissimi perché difficili da realizzare, le linee a tv si diffusero in tutti i segmenti di mercato. Mido per esempio realizzò il primo orologio di questo tipo nel 1973. Ed esattamente mezzo secolo dopo lo reintroduce nella produzione con il Multifort Tv Big Date.

Le linee tv

Fin dalle origini, in realtà, il design a televisore lascia ampia libertà di azione ai progettisti, sebbene abbia una decisa connotazione estetica e temporale. Sostanzialmente si tratta di un rettangolo o di un quadrato dagli angoli più o meno smussati, con infinite variazioni sul tema – a volte sviluppato su una base tipo tonneau, anche sfaccettata. Per capirlo basta guardare i modelli prodotti da Mido nel corso del tempo: almeno un paio nel ‘73, e poi ancora nel 1980 e nel 2000. Proprio da questi precedenti hanno preso spunto e ispirazione i designer di oggi per mettere a punto il Multifort Tv Big Date. Non una riedizione di un esemplare d’antan, quindi, ma un pezzo del tutto nuovo, che rivisita la forma a tv con un gusto e una sensibilità attuali.

L’orologio risponde a un progetto molto curato, e risulta in definitiva davvero ben riuscito. Notevole l’impatto visivo della cassa: grazie ai 40 mm di diametro, sufficienti da farla notare ma non eccessivi neppure per i polsi più sottili; e grazie alla forma stessa, ben connotata eppure priva della pesantezza di certi modelli del passato. Non scontata la lunetta piatta: quasi a cuscino e con due lievi sporgenze, al 6 e al 12, appena accennate ma abbastanza da “muovere” il profilo. Un trucchetto visivo accentuato dalle finiture, spazzolate sulla superficie orizzontale e lucide su quelle verticali bisellate. Spazzolata anche la carrure, con le spallette di protezione della corona che rafforzano la sensazione di robusta compattezza dell’insieme.

Il Calibro 80

Prima di passare a una descrizione più dettagliata dell’estetica, però, mi sembra opportuno dare il giusto spazio alla meccanica e in particolare alla complicazione da cui l’orologio prende nome. Il Multifort Tv Big Date monta infatti il Calibro 80: un movimento a carica automatica, figlio delle ricerche effettuate da Swatch Group per il Sistem 51 di Swatch e parte della stessa “famiglia allargata” del Powermatic 80 di Tissot e dell’H-30 di Hamilton. Un movimento di ultima generazione, che unisce alle 80 ore di autonomia anche la spirale Nivachron, antimagnetica e resistente agli urti. Per evitare di ripetere quanto abbiamo già pubblicato al riguardo, metto il link all’articolo di Augusto Veroni che spiega tutto con estrema chiarezza.

Qui preferisco spendere qualche riga sul grande datario istantaneo. Si tratta di una complicazione abbastanza semplice, introdotta – secondo la tradizione – da Helvetia nel 1932 e il cui modulo può essere aggiunto su un calibro pre-esistente. Dotato di una serie di ruotismi collegati alla ruota delle ore, è formato da due dischi complanari e affiancati, l’uno che riporta stampate le decine (numeri da 0 a 3 ripetuti due volte), l’altro le unità (da 0 a 9). Nel caso di movimenti industriali, il modulo di solito si adatta al calendario di base e ne modifica la visualizzazione, senza essere energivoro. Problema comunque non sentito dal Calibro 80, vista appunto la lunga autonomia, nonostante lo scatto avvenga istantaneamente (a mezzanotte).

Le 5 versioni del Multifort Tv Big Date

Per tornare all’estetica, la cassa a televisore ospita il quadrante dalla profonda spazzolatura che forma una decorazione a righe orizzontali. Ed è declinato in 3 colori dégradé: blu sfumato nero, verde sfumato nero e grigio sfumato antracite. Gli indici applicati puntiformi si alternano agli indici trapezoidali posti ai quarti, e la sequenza è interrotta a ore 12 dal grande datario. La visibilità delle informazioni in qualsiasi condizione di luce è garantita dall’uso di materiale luminescente, a emissione blu-verde. La minuteria scandisce il réhaut.

Il Mido Multifort Tv Big Date si allaccia al polso con un bracciale in acciaio, ben solido e consistente al tatto, formato da maglie ad H satinate e alternate agli elementi lucidi dei link centrali, con una doppia déployante alla chiusura. In alternativa esiste anche il cinturino in gomma stampata, super-confortevole al polso, con fibbia ad ardiglione. Un pratico e affidabile sistema di intercambiabilità permette di alternare facilmente l’uno all’altro, o di adottare cinturini compatibili in altri colori e materiali. In catalogo, comunque, le diverse versioni del quadrante – accostate all’uso del bracciale o del cinturino – danno vita a 5 referenze, il cui prezzo varia da 1.140 a 1.110 euro.

Un lancio memorabile

Concludo con una nota di costume, che di solito tralascio perché ininfluente ai fini della recensione, ma in questo caso talmente azzeccata da aver contribuito al fascino dell’orologio. Il Multifort Tv Big Date è stato infatti presentato alla stampa internazionale, la scorsa settimana, con un evento al Museo della Radio e della Televisione Rai di Torino. Ospitato nel Palazzo Rai di via Verdi, adiacente a uno studio di produzione fra i più grandi in Europa, è uno spazio immersivo (ed esperienziale), di grande suggestione. I cui espositori aperti raccontano a 360° la storia della comunicazione, iniziata con lo sviluppo della telegrafia senza fili, ben prima delle trasmissioni dell’Eiar. Dove, accanto ai tanti modelli di apparecchi radio e tv che si sono susseguiti nel tempo, si trovano oggetti, cimeli e memorabilia che hanno “fatto” l’Italia. E gli italiani.

Qualche esempio? Dalla Radio Balilla alla Radio Caterina, dal microfono di Nicolò Carosio alla grafica del Telegiornale, dalla cabina di Rischiatutto alle poltrone di Quelli che il calcio, dal trespolo di Portobello fino all’Albero Azzurro… E ancora il costume di Loretta Goggi ne La freccia nera, l’abito del tuca-tuca di Raffaella Carrà, il tailleur di Rosanna Vaudetti per il primo annuncio nella tv a colori… Sprazzi di una memoria storica capaci di far riemergere lontani ricordi personali, almeno nella generazione dei Boomer. Proprio per questo un’esperienza unica ed emozionante. Indimenticabile.