«È meglio scoprire di essere stati ingannati sul prezzo che sulla qualità della merce». È una frase di Baltasar Gracián, che non è un personaggio contemporaneo – visse nel XVII secolo – né tantomeno un esperto di marketing – fu nientemeno che un gesuita spagnolo. Una massima ancora attuale dopo 400 anni, ma che andrebbe ritoccata guardando al nuovo Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial. Perché è un orologio del tutto sincero, non inganna sul prezzo e neppure sulla qualità.
Che cos’è un quadrante tuxedo
Partirei però dalle basi, perché magari non tutti sanno a che cosa ci si riferisce parlando di “tuxedo dial”. Si intende un quadrante caratterizzato da una combinazione bicolore ad alto contrasto, di solito bianco e nero. Il Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial ne dà però una interpretazione personale.
L’eleganza di questo contrasto tra bianco e nero richiama quella di un tuxedo, parola inglese che indica lo smoking. Traendo origine dagli stili Art Déco degli anni ’20-’40, i quadranti tuxedo presentano spesso cerchi concentrici, come ad esempio un anello esterno scuro che contrasta con un centro più chiaro. Motivo per cui qualcuno tende a utilizzare anche il termine bullseye, bersaglio, per questa particolare grafica.
Il Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial arricchisce una collezione, la Millesime, che è ormai l’offerta di punta della Manifattura ginevrina. Lo è fin dal 2023, quando il Millesime Small Seconds vinse il Challenge Prize al Grand Prix d’Horlogerie de Genève. Oggi la linea si articola tra Chronograph, Moonphase, Central Seconds e, appunto, Small Seconds, con dimensioni ed estetica chiare e non confondibili. L’arrivo più recente, di cui scrivo qui, è una variazione sul tema dei Small Seconds coerente con la filosofia della collezione.
Il Millesime Small Seconds Tuxedo Dial: tre versioni
Il fatto che abbiamo anticipato il Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial nelle Latest di una decina di giorni fa e che oggi ne scriva più estesamente dovrebbe farvi intuire che, per noi, si tratta di un orologio che vale la pena raccontare. Intanto perché, come ho scritto poco sopra, dà del quadrante tuxedo un’interpretazione personale. Al classico bianco e nero, Raymond Weil affianca una versione in cui abbina il centro del quadrante blu all’anello della minuteria nero e un’altra in cui il centro bordeaux (vinaccia, lo chiama l’azienda) fa il paio con la periferia bianca.
Nella prima e nella terza versione, il contrasto cromatico è netto ed evidente, nella referenza con la combinazione blu-nero salta meno all’occhio. Aiuta a dare la sensazione dello stacco la satinatura della parte centrale blu, ma nel complesso, delle tre referenze, a mio parere è forse la meno interessante.
Tutt’e tre hanno la classica configurazione della linea Small Seconds, dove il contatore dei piccoli secondi è a ore 6 e ha inscritta la dicitura Automatic, nella quale compare il cosiddetto “mirino”. Si tratta di due linee, una verticale e una orizzontale, che tagliano ortogonalmente il quadrante incrociandosi nel mezzo, in corrispondenza del pignone delle lancette. Un’eredità grafica degli orologi degli anni ’50 che rafforza l’estetica vagamente vintage del Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial. Segnalo anche la bella satinatura di tutt’e tre le lancette, un dettaglio ulteriore che indica la cura messa dalla Manifattura nella creazione dell’orologio.
Anche qui, come nel resto della Millesime, spicca l’assenza del datario. Viene invece introdotta una novità, non presente nella collezione: gli indici in numeri arabi al posto di quelli a bastone. Un’introduzione in un certo senso dovuta, perché i numeri arabi vanno storicamente a braccetto con i quadranti tuxedo.
Cura delle finiture
Arrivo alla cassa. Nelle diverse linee della collezione Millesime, il Brand affianca casse da 39 mm ad altre da 35 mm (a parte nel cronografo, che è unicamente in 39 mm); per il Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial è disponibile solo la cassa da 39 mm, spessa 10,25 mm, in acciaio. Ha una lavorazione con finiture alternate lucide e satinate che la rendono gradevole al tatto e alla vista. Il fondello è a vista e il vetro glassbox è trattato antiriflesso internamente ed esternamente: prova ulteriore di cura.
Bella la scelta di bracciali e cinturini. Le tre referenze sono tutte disponibili con un “morbido” bracciale a cinque file in acciaio con fibbia a farfalla oppure con il cinturino in vitello con impunture tono su tono e fibbia ad ardiglione. Vitello nero per la versione bianco-nero (direi d’obbligo), vitello marrone per la versione blu-nero (mmmh…), vitello beige per la versione bordeaux-bianco (accostamento di carattere).
Millesime Small Seconds Tuxedo Dial: conclusioni e prezzi
Per il Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial, la manifattura ha scelto il calibro automatico RW4251, che è lo standard per la linea Small Seconds. È stato sviluppato da Raymond Weil sulla base del Sellita SW260-1. Secondo alcuni, invece, la base è il Sellita SW261-1. Si tratta comunque di movimenti molto simili, perché il pignone della lancetta dei piccoli secondi si trova in una posizione più alta o più bassa sul quadrante (meno di 1 millimetro) a seconda della versione del calibro. La posizione nel Raymond Weil Millesime Small Seconds Tuxedo Dial sembra essere quella dell’SW260-1.
Come scrivevo all’inizio, questo orologio costringerebbe Baltasar Gracián a modificare la propria affermazione. Perché il prezzo è interessante e, soprattutto, bilanciato dalla qualità complessiva del prodotto: 2.250 euro per le versioni con il cinturino, 2.375 euro per quelle con il bracciale. Stessi prezzi delle altre versioni della linea Small Seconds. Ma, soprattutto, prezzi che si collocano in una fascia che si sta spopolando, almeno se si guarda al rapporto con la qualità e alla possibilità di mettersi al polso uno Swiss Made automatico. A mio avviso è un bel segnale da parte di Raymond Weil.