Sto seguendo con interesse il lavoro di Alpina dal momento in cui, lo scorso anno, è entrata sul mercato italiano. Un interesse nato perché, in passato, mi sono imbattuto in alcuni orologi vintage del Marchio come il Tropic-Proof e l’Alpina 4, decisamente affascinanti. Il mix di modernità e storicità che caratterizza le collezioni attuali del Brand deve molto a quella tradizione e il fatto che a Watches and Wonders Geneva Alpina abbia rilanciato proprio il Tropic-Proof mi è sembrato una mossa intelligente.
Oggi l’interesse per le reinterpretazioni di orologi storici (non copie, attenzione) è in costante crescita. Il fatto che le nuove generazioni interessate all’orologeria vi si avvicinino molto spesso attraverso il canale del vintage, rende queste riedizioni ancora più “utili” per i brand che decidono di realizzarle. Sempre ammesso, naturalmente, che abbiano una storia credibile e autorevole che giustifichi queste operazioni. Alpina ce l’ha, perché il Tropic-Proof è stato per il Brand uno degli orologi simbolo degli anni ’60, oggi molto apprezzato dai collezionisti. Ecco perché ho deciso di dedicargli queste righe.
Da dove viene il Tropic-Proof?
Come ricorda il Marchio nella comunicazione a supporto del lancio, il Tropic-Proof nacque in un’epoca, gli anni ’60, nella quale i confini del mondo si allargarono definitivamente. Questo grazie soprattutto al boom dell’aviazione commerciale, iniziato un decennio prima. Regioni come, appunto, i Tropici, cominciarono a essere meta di un turismo d’avventura che necessitava di strumenti, come gli orologi, in grado di affrontare un clima particolarmente sfidante per la meccanica e la tecnologia.
Ecco perché la scelta del nome Tropic-Proof. Per definire un orologio “a prova di Tropico”, un accessorio costruito con criteri e materiali affidabili. Una sorta di tool watch o adventure watch ante litteram, come lo chiamerebbe oggi chi parla bene. Un nome che compare sui quadranti di Alpina intorno alla metà degli anni ’60 ma le cui origini restano tuttora in parte oscure, come comunicano con onestà dalla Maison.
Se, infatti, è attestato un lancio ufficiale nel 1968, vi sono tuttavia indizi che suggeriscono come il nome Tropic-Proof fosse già attestato all’inizio del decennio stesso. Come si fa con un testo antico, in Alpina hanno svolto un’analisi filologica sui numeri di serie degli orologi, che si collocano tra il 760XXX e l’809XXX. Ebbene, da questa sequenza pare che la produzione di questo particolare orologio sia stata avviata a partire dall’anno 1965.
Ora come allora
Sia come sia, oggi siamo nel 2025 e mi piace pensare che il Tropic-Proof compia 60 anni. L’occasione migliore per festeggiare con una riedizione che, per come la vedo io, è di una pulizia disarmante. In senso buono, si intende. Alpina ha realizzato il nuovo Heritage Tropic-Proof sia con il quadrante bianco, sia con quello nero. In entrambe le referenze l’aspetto richiama il modello del ’65 nelle lancette dauphine, negli indici sottili, sfaccettati e allungati (doppi al 3, 6, 9 e 12), e ancora nell’assenza del datario. Per fortuna, aggiungo, in Svizzera non hanno ceduto alla tentazione di mettercelo, in nome di chissà quale utilità o modernità, a scapito della cura filologica.
Anche le proporzioni della cassa sono piuttosto fedeli all’originale, a partire dalla misura assai poco contemporanea – 34 mm – fino ad arrivare alle anse, allungate ma non troppo. Per quanto ne so, l’unica differenza sta nella bella finitura, perché nella nuova edizione abbiamo la cassa satinata rispetto a quella lucida di 60 anni fa. Anche il vetro, che oggi è in zaffiro con trattamento antiriflesso e ieri era in resina, mantiene la stessa forma cosiddetta glassbox degli anni ’60.
Torno un attimo alla cassa per ricordare che la realizzazione di quella del Tropic-Proof del passato era stata affidata a uno dei maestri di questa parte fondamentale degli orologi: lo svizzero François Borgel. Attivo a Ginevra tra la fine del XIX e e i primi decenni del XX secolo, François Borgel lavorò per tutti i più importanti marchi elvetici registrando diversi brevetti. Ancora oggi, nelle referenze vintage, il punzone FB all’interno del fondello è sinonimo di cassa di altissima qualità. A proposito di fondello, qui è giustamente chiuso. Se riedizione deve essere, che lo sia fino in fondo.
Il calibro dell’Heritage Tropic-Proof
O, almeno, fin dove si può arrivare. Perché, per forza di cose, il calibro del nuovo Heritage Tropic-Proof di Alpina è un movimento moderno, erede di quello che era al cuore dell’antenato negli anni ’60. Allora si trattava del calibro a carica manuale Alpina 598R, progettato a partire dagli anni ’50 e diventato nel 1965 un modello di affidabilità e robustezza. Oggi è il calibro AL-480 che, come nella versione originale dell’epoca, è a carica manuale. Dotato di 17 rubini, lavora a 28.800 alternanze/ora e offre 42 ore di autonomia. Nasce su base Sellita ed è stato appositamente rilavorato da Alpina.
Oltre che dal quadrante il movimento è protetto, come ho scritto, dal fondello chiuso in acciaio. Anche per questo, Alpina ha attinto a piene mani dal modello delle tradizione riprendendone l’estetica e decorandolo in maniera misurata. Oltre alla scritta “Heritage”, al numero della referenza e all’indicazione dell’impermeabilità (3 bar), ha al centro il logo storico di Alpina. A proposito, dimenticavo: lo stesso logo storico caratterizza il quadrante insieme alla scritta Tropic-Proof ma, rispetto alla referenza del 1965, è meno sottile e più ingombrante.
Per concludere
Entrambe le referenze hanno il medesimo cinturino in Alcantara beige con impunture tono su tono e fibbia ad ardiglione in acciaio. E costano 1.795 euro.
Visti e toccati con mano a Watches and Wonders Geneva, che dire? Credo che l’operazione nostalgia che Alpina ha messo in moto con l’Heritage Tropic-Proof, oltre ad avere un senso, come ho già scritto, potrà avere anche successo. Ottimo rapporto qualità-prezzo, estetica minima e curatissima, rigore storico e modernità; tutto questo va nella direzione di ciò che si proponeva il fondatore del Marchio, Gottlieb Hauser: creare orologi robusti e resistenti che fossero antimagnetici, impermeabili, antishock e in acciaio. Direi che ci siamo.