Oggi lo si può riprodurre con l’incisione al laser, con le macchine a controllo numerico, l’accrescimento galvanico o perfino con la stampa. Ma per tradizione il Clous de Paris deve essere realizzato rigorosamente a mano, tramite incisione meccanica per mezzo di torni da guillochage. Elemento decorativo per eccellenza di quadranti e lunette a partire dal XVIII secolo, è composto da una serie allineata di piccole piramidi a base quadrata, simili alle teste dei chiodi utilizzati dagli antici carpentieri parigini. E da qui prende nome. Il pattern a rilievo, composto da una successione geometrica di pieni e di vuoti, permette ai raggi luminosi di giocare con i piani inclinati delle micro-piramidi e di creare effetti dinamici e cangianti, in relazione all’incidenza della luce stessa.
Tuttora il Clou de Paris è un motivo ornamentale ricorrente in innumerevoli orologi. In questa occasione lo andremo a cercare nella produzione contemporanea di Eberhard & Co., il cui catalogo è da sempre ricco di esemplari così decorati. E lo facciamo in vista di una novità che sarà svelata al salone di Watches and Wonders Geneva, il prossimo aprile, per capire come e quando la Maison de l’Aigle lo utilizza, quale risultati vuole ottenere. Perché se è vero che in genere il Clou de Paris si ritrova sugli esemplari più eleganti, è vero anche che Eberhard ne rivela la versatilità. E se ne serve con disinvoltura su modelli dallo stile e dalla vocazione diversa.
Il Clous de Paris nella collezione 1887…
Cominciamo dalla collezione 1887, la più classica e dal design vintage. Una collezione che rende omaggio all’anno di fondazione della Casa ed è fornita di calibri sviluppati in esclusiva e super-personalizzati. Il 1887 Remontage Manuel, per esempio, è un orologio dalle linee pulite e dal gusto essenziale, la cui eleganza è in grado di attraversare il tempo e oltrepassare le mode. La lavorazione a Clou de Paris del quadrante, bianco o blu, enfatizza l’ispirazione rétro, evidente risultato di uno studio attento degli esemplari storici conservati nel Museo aziendale.
Quando si passa al Chronographe 1887 Automatique, però, la sensazione cambia leggermente. Fermo restando lo stile vintage della famiglia di orologi, nella configurazione del quadrante bicompax emerge (come è ovvio che sia, vista la presenza della complicazione) una maggiore attitudine sport-chic. Ecco allora che lo sfondo scandito dal Clou de Paris va a valorizzare, per contrasto, i due contatori azuré, cioè lavorati a cerchi concentrici. I quali sembrano sbalzare dal lay-out con maggiore impatto, cosa evidente in entrambe le varianti cromatiche, argenté oppure blu.
…e nel Chrono 4
Il che si riscontra, ulteriormente accentuto, anche nell’emblematica collezione del Chrono 4, dove Eberhard & Co. dimostra di saper usare il Clous de Paris con originalità, a modo proprio. Come spiegava bene Augusto Veroni nel 2021, al momento del lancio de esemplari per il 20° anniversario della collezione, la Maison de l’Aigle in questo caso tende a ingrandire la dimensione delle piccole piramidi, con un doppio scopo: da un lato far diventare il quadrante più luminoso, con giochi di luce riflessa non invadenti ma molto efficaci; e dall’altro aumentarne la tridimensionalità, così da rendere più visibili e leggibili i caratteristici quattro contatori allineati, sempre dalla finitura azuré.
Di certo nei Chrono 4 21-42 il Clous de Paris di Eberhard & Co. sembra perdere qualsiasi connotazione di eleganza nostalgica per assumere un ruolo più deciso e attuale. Modernissimo, sia nelle versioni dai colori a contrasto (bianco con contatori neri, o viceversa), sia in quelle monocromatiche (nero oppure grigio avio). Sarà questa la chiave di lettura anche per le prossime uscite? Lo scopriremo prossimamente a Ginevra, dobbiamo solo aspettare qualche settimana.